martedì 16 marzo 2021

Rai: le trappole del passato e le sfide del futuro

 Primum viveredeinde philosophari

Nel momento esatto in cui questo Blog ha raggiunto nei giorni scorsi il suo più importante quanto inatteso risultato, si trova a dover fare i conti con la complessità e la mutevolezza dei problemi che affronta. Il Blog è cresciuto in modo esponenziale nel numero dei lettori, nella loro attenzione e partecipazione ai temi che proponiamo. Non ci perdonano nulla: dalle correzioni ortografiche e refusi ai titolo e ai neretti, per finire alle osservazioni di merito, sempre moto attente e pertinenti. Forse, è proprio questa la chiave di questo piccolo successo che condividiamo con voi tutti: 

abbiamo raggiunto oltre 100.000 mila visualizzazioni certificate da Google Analytics !!! 

Certo, rispetto ai grandi numeri dei social, degli influencer, è cosetta da poco. Ma questo non è mai stato il nostro orizzonte di riferimento, ci limitiamo a restare nel nostro, per quanto sappiamo e conosciamo. Quello che scriviamo spesso e volentieri non trova sempre tutti i nostri lettori concordi, anzi, molti ci esprimono totale disaccordo. Va bene così. Il confronto, il dibattito, lo scambio di idee diverse è il sale della terra. Grazie e auguri a tutti!!!

Aggiornamento. Ieri abbiamo parlato di PD e del suo nuovo segretario Enrico Letta. Ci è stato fatto notare, garbatamente, serenamente (eufemismo) che per quanto riguarda la situazione attuale della Rai, sia dal punto di vista normativo, sia economico e tecnologico, questo partito ha forti, lontane, evidenti e chiare responsabilità che non possono essere sottaciute. Tanto per intenderci, la tanto nefasta legge 220 del 2015 è stata approvata durante il governo in carica in quel momento che, appunto, era del PD. vogliamo poi ricordare quando in epoca Bersani ci furono i rappresentanti in Cda della "società civile "??? È anzitutto necessario fare bene i conti con il passato per evitare errori nel futuro. Ed è esattamente questa la trappola in cui si rischia fatalmente di cadere quando si cercano scorciatoie normative piuttosto che affrontare la semplice domanda di “cosa si vuol fare da grandi”. La trappola di oggi consiste proprio nell’occuparsi di chi potrebbe essere un nuovo AD e non di cosa dovrebbe essere una “nuova” Rai.

Veniamo ad oggi. Su Fatto Quotidiano Giovanni Valentini, ripropone una riflessione su quanto il Governo Draghi potrà o non vorrà fare nei confronti di Viale Mazzini e sostiene che ci sono tre possibilità: effettuare subito le nomine del Cda Rai, accordarsi con i partiti per proseguire la tradizione spartitoria oppure, infine, prorogare il mandato sine die. In verità, come abbiamo scritto e ripetiamo da tempo, le possibilità sono solo due: o si rinnova subito con la vecchia legge o si rinvia in attesa di una nuova. Questo teorema aveva una sua logica in epoca Conte Bis, ora non più. Oggi il tema della governance è soverchiato di gran lunga da altri temi più impellenti e inderogabili: i conti in rosso e le tecnologie. Ma, in verità, ce n’è uno che li sovrasta in modo sovrano con il quale molti faticano a fare i conti: cosa si vuole fare della Rai e del Servizio Pubblico nel suo prossimo futuro?.  Da questo punto di vista, concordiamo e sosteniamo fortemente che la priorità oggi non è la riforma della Governance Rai ma dell’intero sistema delle TLC. L’Azienda pubblica (e si dovrà poi capire che idea di “pubblico” ha in mente non solo il PD ma anche la Lega, il M5S, hanno rispetto alla partecipazione dello Stato nelle Società controllate e partecipate) è parte di un sistema non è il “sistema” o meglio, non lo è più, da tempo.

Oggi al centro del dibattito ci sono temi come la banda larga, il 5G, i Big Data, la Cyber Security che si connettono fatalmente a nuove modalità di produzione e distribuzione dei contenuti audiovisivi e, a loro volta, si collegano alle risorse economiche per sostenere e affrontare questi temi. Qualcuno ne parla, ne dibatte, ne discute, specie a “sinistra” ??? No, ciò che non si conosce o non si capisce semplicemente si nega, si passa ad altro. Se la Rai un giorno dovesse mai soccombere, semmai il Servizio Pubblico non dovesse essere più rilevante, non sarà solo perché ha o non avrà un buon modello di gestione, separato e diviso dall’ingerenza dei partiti (che pure sarà necessario) ma perché non ha saputo tenere il passo con il mercato, con il suo naturale contesto di riferimento che altro non può essere che tecnologico. Il “malloppo”, le grandi sfide, le grandi poste in gioco sono su questi temi. Le uniche e prime attenzioni che il governo Draghi ha riservato alla Rai, tramite il ministro Colao nel suo recente incontro con l’AD Salini, sono state esattamente su questi temi: Recovery Plan e innovazione tecnologica.

Le prossime settimane saranno decisive per decidere le sorti della società unica per la gestione della BUL. TIM si sta proponendo con forza come interlocutore fondamentale dell’operazione, forte del fatto che ancora il suo naturale interlocutore, il soggetto pubblico, CdP, non riesce a mettere in ordine le sue idee perché, a sua volta, la politica non è ancora in grado di farlo compiutamente. Torniamo sempre alla radice elementare dei problemi: quale visione del mondo, della società, e quindi dell’economia, ha il nuovo Governo Draghi? Si continua a ripetere che il suo orizzonte si limita solo al Recovery plan e ai vaccini. Ma non è vero. Dovrà giocoforza affrontare altri temi e problemi, trai quali la Rai. E non ci sarà scampo: o tira anche lui a “campari” in un modo o nell’altro, con o senza proroga dell’attuale Cda, oppure come potrebbe essere nelle sue corde, sostenere che i servizi pubblici radiotelevisivi vanno rivisti e aggiornati perché “ce lo chiede l’Europa”.

bloggorai@gmail.com

 

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