venerdì 30 giugno 2023

E' arrivato un Marziano e vuole sapere della RAI


Siamo molto indecisi se aderire a qualche bizzarra teoria complottista oppure attenerci scrupolosamente a quanto riusciamo (con grande fatica) a sapere e capire. In altre parole, siamo tormentati tra sentimento e ragione, tra estasi e concretezza brutale, tra raziocinio e fatalità, tra caso e certezza.

Complice un breve, caldo e benvenuto scroscio d’acqua estiva, ci siamo chiusi in casa a rivedere carte e cartuccelle varie. Non ci è ben chiaro cosa e perché, ma abbiamo la sensazione che qualcosa per quanto succede sulla RAI e dintorni non torna. 

Se aderiamo, come verrebbe voglia, al complottismo DOC … verrebbe da supporre che da tempo esiste ed opera una Mega Spectre, una Super Camarilla, una Fanta Congrega di personaggi oscuri, misteriosi e anonimi che hanno le idee ben chiare sul futuro della RAI che, in sintesi, puntano semplicemente per il prossimo futuro a ridurla, frammentarla, renderla marginale e quasi superflua nel mercato audiovisivo nazionale. 

Ma noi siamo freddi razionalisti della prima ora, materialisti oltre ogni ragionevole dubbio. Dunque, proviamo a tenerci legati saldamente i piedi per terra e usiamo i lobi giusti del cervello, quelli ancora freschi e ricchi di sinapsi, e cerchiamo di immaginare il futuro prossimo venturo della RAI. Però, è molto probabile che giungiamo alla stessa conclusione della teoria complottista. In poche parole: dovendo scegliere tra Apocalisse e Integrazione, siamo indotti a ritenere buona la seconda prospettiva ovvero la RAI resisterà nel prossimo futuro ma a certe condizioni che cercheremo di capire meglio alla luce di recenti fatti e misfatti.

Per avvicinarci a questo ragionamento, proviamo ad immaginare che un Capo Marziano scende sulla Terra e chieda al Santo Padre, al Capo ONU, al vertice della NATO e altri Poteri simili, di fargli vedere pure il Dossier RAI per capire di cosa si tratta e se mai fosse conveniente e/o opportuno dedicargli tempo e risorse. Proviamo ad immaginare che Papa Francesco, Gutierrez e Stoltenberg, magari in compagnia della Lagarde e la Von Der Layen che si guardano tra loro con occhi interrogativi e pensano “E mo’ a questo che gli diciamo? Da che parte iniziamo? Da Sanremo?” Ma no, penseranno loro in coro: “Noi abbiamo ben altro da pensare, lasciamo che a raccontare il dossier RAI ci pensino la Meloni, la Schlein e Conte”. E così si stava addivenendo e predisponendo un bel “tavolo di lavoro” che va sempre bene. Però, anche loro, a quanto sembra, non se la sono sentita di esporsi a tanto impegno non avendo, sempre a quanto sembra, le idee molto chiare in proposito. Ecco allora che un acuto suggeritore (forse membro di qualche Associazione Complottista) propone “sono necessarie due mosse: la prima è buttarla in caciara e la seconda è scaricarvi la responsabilità …n e allora trovate qualche vostro autorevole sostituto o collaboratore e spacciatelo come “Esperto di RAI””.

 

Segue …


 

mercoledì 28 giugno 2023

RAI: gli indignati del giorno dopo


Frutto marcio di un albero malato. E, per di più, collocato in un angolo remoto dell’orto semiabbandonato all’ombra di una torre cadente in rovina. Parliamo del nuovo Contratto di Servizio in discussione e del quale oggi si legge molto sulla stampa (sembrano tuti scritti da una sola mano).  

Ecco cosa succede quando si alimenta, si sostiene, non ci oppone pubblicamente prima e non dopo alle nefandezze che avvengono. E non quelle che scopriamo il giorno successivo ma quelle che si intuiscono, che erano note il giorno prima. Le anime candide vivono alla giornata e si accontentano di alzare la voce ovvero il flebile lamento (si fa per dire) quando ormai i giochi sono pressochè fatti e c’è più poco margine per trattare.

Tanto per capirci, visto che a Bloggorai capita pure di incontrare di persona qualche suo lettore o lettrice, vi riferiamo brevemente la sintesi di una freschissima, lunga e mattutina conversazione, comodamente seduti al fresco del nostro baretto.  Superati i saluti e i convenevoli, veniamo al dunque: “Caro Bloggorai, ti dico solo che vorrei ma non posso. Dovrei ma non potrei dirti tutto quello che so e che tu non sai e che altri invece sanno ma che non vogliono che si sappia, come hai pure scritto nei gironi scorsi. So però che tu sai molto e che per decenza e buona educazione ti astieni dallo scrivere. Sul Contratto di Servizio sai bene come stanno le cose: a chi è in mano oggi a Viale Mazzini e a chi era in mano ieri. Sai bene perché e per come fanno carte false per tenerlo nascosto, segreto, riservato. E, attenzione, non lo fa la “destra” ora ma lo faceva e in parte lo fa ancora la “sinistra” o quel che rimane di essa. Complottisti e carbonari di vario genere e natura che si agitano a seconda delle convenienze, necessità e opportunità. Solo ieri pomeriggio si accorgono che dalla bozza del Ministro Urso mancherebbe (condizionale perché l’Azienda smentisce) un obbligo sul “giornalismo d’inchiesta”. Manca solo quello, è solo questo il punto dirimente da una visione del Contratto visto e proposto da questo Governo rispetto a quello precedente? Evidente che no e che ci sono molti altri punti non meno rilevanti e di forse maggiore impegno strategico, compreso quello sulle risorse sulle quali far poggiare il Contratto. Però, oggi, misteriosamente, di tutto il resto non si legge traccia ma di questo punto sono piene le pagine dei giornali. Ci mancherebbe, sacrosanta indignazione che però non può essere a scoppio limitato e ritardato ma totale, globale e tutto campo”. 

Alt, ferma tutto caro lettore/lettrice. So già dove vai a parare, conosco e capisco, mi rendo conto. So bene che si è indotti al silenzio per le recenti disposizioni aziendali che “suggeriscono” di essere prudenti e riservati e conosco ancor più il clima di paura dentro il quale vi trovate.  So bene che alcuni di voi hanno il terrore di essere spiati e intercettati e, come vi ho scritto e detto, avete pure gli strumenti legali per opporvi: denunciate, fate sapere, chiedete ispezioni e bonifiche. Se non lo fate siete in qualche modo complici. Se non uscite allo scoperto alimentate questo clima, se non li sputtanate in qualche modo li sostenete. Punto.  

Veniamo ad oggi al Contratto di servizio. Lo abbiamo chiesto senza avere risposta a chi – forse - dovrebbe sapere: che differenze ci sono tra questa “bozza” e quella precedente che conosciamo e in quali punti nodali si distingue dal Contratto precedente? Caro VII Piano di Viale Mazzini, se non siete in grado di rispondere pubblicamente a questi semplici interrogativi ci sono solo due possibili interpretazioni: o non sapete cosa rispondere o non volete rispondere. In entrambe i casi … ci rendiamo conto … ci rendiamo conto.

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ps: in questi giorni Bloggorai ha triplicato i lettori … grazie!!!  

 

martedì 27 giugno 2023

Ostinati, ottusi e confusi



Ostinati, ottusi e confusi. Parliamo del Contratto di Servizio RAI. Ovvero, non parliamo, non possiamo parlarne perché sono molti coloro che si trincerano dietro un muro di silenzio sui contenuti, sugli obiettivi, sulle finalità e le prospettive entro le quali si dovrebbe connotare. Di un atto pubblico di primario interesse collettivo  ne stanno facendo una faccenda privata, di bassa cucina, di pochi ma buoni, di presunta “riservatezza” ovvero di ahumm aummm. Invece di sollevare dibattito, aprire il confronto, fare circolare idee e proposte, si sono rintanati nelle ovattate stanze di Viale Mazzini con la segreta speranza che nessuno se ne accorga, che possa passare inosservato come il Piano Immobiliare approvato sotto la calura della scorsa estate sul quale sarà opportuno fare qualche riflessione a parte: non è stato detto tutto ciò che è necessario sapere. La logica è “io so ciò che tu non sai ciò che invece egli sa ma che è bene che non si sappia”.

Lo stato dell’arte: lo scorso anno il ministero e l’AgCom si sono espressi sulle linee guida. Lo scorso maggio il presidente AgCom Giacomo Lasorella, ha sollevato un nodo cruciale del Contratto, i KPI (Key Performanc Indicator) ed ha sostenuto che è necessaria “…l’individuazione di parametri misurabili, che in qualche misura possano garantire l’attuazione del contratto di servizio e far sì che questo contratto non resti un elenco di buone intenzioni ma possa essere costantemente monitorato e verificato”. Ora, per quanto abbiamo saputo, questo passaggio tanto caro alla Presidente Soldi, sembra sia stato escluso dalla bozza in lavorazione a Viale Mazzini con suo grande “disappunto”. Non è cosa da poco: si tratta di mettere in relazione le prestazioni cioè i vincoli e le richieste con l’erogazione del canone. “Monitorare e verificare” sono in funzione di un presupposto di scambio: ti do una cosa in cambio di un’altra. In una nota recente dell’USIGRAI si legge: “ “Quali impegni ha contrattato la Rai per svolgere il suo ruolo di Servizio Pubblico? Quali attori sociali o stakeholder sono stati consultati per definire gli impegni previsti dalle linee guida del Contratto di Servizio? Quali risorse saranno garantite alla Rai per ottemperare agli obblighi derivanti dalla stipula del contratto? In che modo le risorse saranno garantite per tutta la durata del contratto che scadrà fra cinque anni, alla fine nel 2027? – continua la nota dell’Usigrai- Nel contratto di servizio dovrebbero per la prima volta fare la loro apparizione i Kpi – Key Performance Indicators – per misurare gli obiettivi raggiunti dall’azienda: chi li misurerà e come sono stati definiti?”. Ma la domanda centrale è sapere chi e perché vorrebbe introdurli, con quale scopo, con quale visione, con quale prospettiva?

Il Ministro Urso si è recentemente impegnato a far sapere qualcosa entro giugno. Mancano pochi giorni. Vedremo, sapremo… boh … forse… dipende … da che dipende?

Nota margine: nei giorni scorsi è stato diffuso un comunicato finanziario di RAI Way dove si legge che all’ex AD Aldo Mancino è stata corrisposta una buona uscita di oltre un milione mezzo (1,5 mln) più altre bazzecole di centinaia di migliaia di euro. Tutto in regola, tutto secondo norma… nulla da eccepire. Una sola semplice domanda: era proprio necessario? I soldi di Rai Way, quotata in Borsa, vengono pure dal lucroso Contratto di Servizio con Rai (cliente pressoché unico) del valore di quasi 200 milioni di euro l’anno. Perché è stata fatta la sostituzione con il nuovo AD Roberto Cecatto? Mancino non poteva tornare in RAI dove poteva essere utilmente utilizzato invece di agevole la sua uscita? Pochi hanno voglia di rispondere. Noi abbiamo più di una risposta.   

bloggorai@gmail.com

 

lunedì 26 giugno 2023

Rai e dintorni

 https://www.tvmediaweb.it/agenda-rai-n-5-i-fatti-e-i-misfatti-della-settimana-il-futuro-e-tutto-da-scrivere/


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!@#$%^& attenzione

 Rimanete molto sintonizzati...

Bloggorai 

domenica 25 giugno 2023

La sabbia negli occhi sul futuro della RAI



La grande attenzione di lettrici e lettori che in questi giorni di sospensione vanno a cercare Bloggorai merita attenzione e rispetto. Abbiamo la sensazione, da tempo verificata e ora sempre più chiara, che Bloggorai possa dare qualche possibile chiave di lettura di fenomeni dentro e fuori la RAI che altrimenti difficilmente si riesce a cogliere. Grazie!!!

Come largamente previsto, stanno venendo al pettine nodi strategici sul futuro del Servizio Pubblico e non riguardano tanto la temuta predazione di posti e poltrone da parte della “nuova destra” quanto più i gravi errori compiuti nel recente e lontano passato dalla “vecchia sinistra” o di ciò che rimane di essa che non riesce ad ammettere. Gli pesa proprio la mano quando si tratta di tirare fuori scheletri dall’armadio che hanno riposto coscientemente.

Il tema “risorse” RAI strategicamente inteso e i problemi che oggi per domani pone alla RAI lo hanno sulla coscienza loro e non la “nuova destra” che, semmai, cavalca e gestisce a suo favore le negligenze passate. Oggi, più o meno sottotraccia, si sta dipanando un intreccio formidabile in grado di colpire in profondità gli interessi del Servizio Pubblico. Li ricordiamo sommariamente: il Contratto di Servizio che avrebbe dovuto avere entro giugno una sua versione aggiornata. Il conseguente e non preventivo Piano Industriale che è stato approvato nei giorni scorsi in CdA da un Consiglio a geometria variabile. Il Piano Immobiliare, approvato a luglio dello scorso anno con grande fretta, sul quale gravano ombre e interrogativi pesanti e, ovviamente .. ovviamente, il canone.

La strategia, gli intendimenti di Governo e opposizione sono sotto il segno della forza e della chiarezza: la forza con cui si scaglia sabbia negli occhi e la chiarezza che non esiste nei progetti, nelle idee e nelle visioni. Nessuno è in grado si sapere, capire o interpretare quale possa essere nelle loro intenzioni il ruolo della RAI e del Servizio Pubblico nel prossimo futuro che non la “complessa banalità “ del Digital Media Company che vuol dire tutto e non dice niente se non si riesce a metterla dentro una cornice normativa e industriale degna di attenzione.

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venerdì 23 giugno 2023

AUGURI !!|!

 

Foto di u_qr614snymf da Pixabay

oggi Bloggorai festeggia 70 anni ... buona parte dei quali trascorsi intorno e dentro la RAI.

Era il 1983 quando sono entrato per la prima volta negli studi del Centro di produzione TV di Napoli... 

AUGURI a tutti !  

martedì 20 giugno 2023

Il volto umano in televisione

Chi ha seguito con attenzione i funerali di Berlusconi in diretta Tv potrebbe aver notato un dettaglio significativo: all’ingresso e all’uscita dal Duomo di Milano, di fronte al feretro, c’era un signore che con portamento pomposo e solenne portava la sua immagine. Non succede sempre a tutti i funerali. Cosa significa? Perché si mostra l’immagine del defunto di fronte alla sua bara? Che rapporto c’è tra la "comunicazione" del sembiante e il suo reale?

Questo argomento non appartiene propriamente alla natura di Bloggorai, per quanto pure ci siamo già occupati, spesso e volentieri, della “civiltà delle immagini” televisive e di come e di quanto la rappresentazione specifica del volto delle persone possono influenzare la nostra percezione soggettiva della realtà che esse stesse rappresentano. In passato, abbiamo citato un libro che da solo regge l’impalcatura del ragionamento e da qui riprendiamo spunto: Augusto e il potere delle immagini di Paul Zanker al quale si può aggiungere L’immagine del Potere, di Gilberto Tinacci Mannelli e Enrico Cheli.

Vi proponiamo di addentrarci, seppure in modo grossolano, approssimativo e sommariamente, in un territorio complesso, delicato e scivoloso e ci limitiamo a fare alcune osservazioni e porre interrogativi. L'occasione ci è venuta questa mattina, sfogliando i giornali, dove abbiamo osservato con attenzione i volti del leader cinese Xi Jinping che ieri ha incontrato il Segretario di Stato USA Antony Blinken e quelli di Giorgia Meloni che, nello stesso giorno,  ha incontrato l’attore Tom Cruise. Sono immagini iconiche dove gli occhi e lo sguardo dei personaggi raccontano, ovvero “narrano” tutta la storia che l’immagine stessa contiene. Nel primo caso i due personaggi rappresentano il “Potere” con la P maiuscola, dove si declinano i diversi equilibri tra le due parti. Da un lato sembra emergere un Potere forte, antico e silenzioso mentre di fronte a lui compare un Potere sempre forte ma relativamente nuovo, altalenante, confuso e in cerca di una sua identità. Nel secondo caso compare una donna sorridente che, in questa circostanza, sembra poco incline a rappresentare una qualsivoglia forma di “potere” quanto più, semplicemente, una semplice “fan” in cerca di autografo dal noto attore cinematografico. Eppure, nulla avviene per caso, e anche questa immagine entra nel “racconto” che la Meloni produce di se stessa giusto poco dopo aver incontrato Elon Musk con relative immagini a supporto. Contenuto e contenitore, contenenti e contenuti si mescolano tra loro e il tema è decifrarne il senso profondo, ovvero il significato e il significante.

La domanda che poniamo è molto semplice seppure racchiude una grande complessità: quanto e come il volto dei leader è in grado di rappresentare, comunicare o sintetizzare il loro “progetto” o la loro visione del mondo che intendono guidare? Le loro espressioni, gli sguardi, gli occhi, la postura del corpo come pure il tono e il volume della voce quanto incidono sull’empatia che sono in grado di riscuotere e suscitare sia tra chi è già in sintonia sia con chi invece si vorrebbe conquistare alla propria parte? Il campo di ricerca è vastissimo e la letteratura scientifica assai copiosa. Eppure, non sembra possibile stabilire nessuna relazione assoluta in termini di causa effetto e tantomeno azzardare quantificazioni. Possiamo supporre che il “successo” politico di Berlusconi sia stato derivato dal suo “sguardo” empatico oppure dalla “proposta” politica e culturale che rappresentava (e che poi ha tradotto in partito politico)? Recentemente è stata pubblicata una rilevazione su quante volte è stato citato in televisione il suo nome da quando è scomparso ma non quante volte e per quanto tempo è stata inquadrata la sua immagine. Quanto rimane inciso nella memoria o quanto pesa di più il nome o il suo volto? Non a caso, sulla sua eredità politica un argomento centrale sarà proprio l'utilizzo del suo nome sulle prossime schede elettorali.

L’argomento che stiamo sfiorando è di grande interesse e attenzione e non da oggi poiché, dai suoi albori, dalle sue primitive origini, l’umanità ha fatto i conti con la rappresentazione di se stessa in termini tridimensionali, pittorici, fotografici e infine televisivi. Le statue a figura intera, i volti, i busti, in ogni parte del mondo sono servite a proporre le immagini riflesse e riproposte di chi di chi le ha prodotte. Attraverso quei manufatti abbiamo la vaga idea del grado, del livello di civilizzazione raggiunta dai diversi popoli. A volte si è trattato della rappresentazione di se stessi o di persone simili, altre volte invece con le sembianze umane si è rappresentato il Divino nelle sue diverse specificità. In ogni modo, il sembiante umano, il volto delle persone, è l’immagine primordiale, l’archetipo della percezione della nostra socialità: è il volto della madre la prima impressione che una creatura percepisce non appena è in grado di aprire gli occhi al mondo. Allo stesso tempo, la sembianza del volto umano è stata anche rappresentazione del potere: vedi le monete con l’effige degli imperatori.

Il volto di ognuno di noi segna il proprio carattere, la propria natura e cultura. Il volto comunica con le sue infinite sfumature il nostro stato d’animo, il nostro umore. Spesso il volto comunica pure “a nostra insaputa” ovvero indipendentemente da ciò che in quel determinato momento stiamo provano con le nostre emozioni. Altre volte, invece, siamo artefici delle espressioni che intendiamo assumere a supporto di quanto stiamo affermando. Parafrasiamo “non si può non comunicare” con “non si può non osservare”. Il problema è che la sola osservazione potrebbe non essere sufficiente a interpretare e comprendere.

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domenica 18 giugno 2023

RAI...passato recente e futuro prossimo

 E' on line

www.tvmediaweb.it

con Agenda RAI n.4

I fatti e misfatti della settimana appena trascorsa (il futuro è tutto da scrivere)


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venerdì 16 giugno 2023

ALLARME ROSSO A VIALE MAZZINI !!!

 

OpenClipart-Vectors

Costituzione della Repubblica Italiana. Articolo 21

Tutti hanno diritto di manifestare liberamente il proprio pensiero con la parola, lo scritto e ogni altro mezzo di diffusione.

La stampa non può essere soggetta ad autorizzazioni o censure.

 

La “nuova” destra si vede dal mattino: è fresco fresco di giornata (protocollato però il 14) un Ordine di Servizio RAI con il titolo “Dichiarazioni ad organi di informazione e altre forme di dichiarazioni pubbliche” dove si legge, dopo aver ribadito che è “… necessario fare riferimento all’Ufficio Stampa … unico organo legittimato (fatta esclusione per i ruoli del Presidente e Amministratore Delegato) divulgare … autorizzare …. Prestare etetc…”

Ma la perla viene avanti, dove si legge che “ogni lavoratore deve astenersi scrupolosamente dal:

rilasciare interviste ..

rilasciare commenti …

divulgare notizie …

etc etc etc etc

e si conclude con “Ogni violazione di quanto stabilito, come più volte evidenziato, sarà valutato pei profili di carattere disciplinare. Firmato: Amministratore Delegato … Roberto Sergio

La cosa è talmente seria che meriterebbe anzitutto una clamorosa pernacchia e, in secondo luogo, la speranza che almeno dentro la RAI, dentro il Servizio Pubblico, qualcuno possa e debba dire o fare qualcosa per arginare questa deriva anticostituzionale. Cosa significa infatti “astenersi da rilasciare commenti o assumere prese di posizione personali …” ??? se non mettere non bavaglio ma un tappo di cemento armato sulla bocca delle persone???

Abbiamo la forte sensazione che qualcuno abbia fatto qualcosa di più che la pipì fuori dal vasino.

Ci torneremo … 

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giovedì 15 giugno 2023

Il "berlusconismo" in RAI e Mediaset sull'orlo di una crisi di nervi


Parafrasando un testo molto citato in questi giorni ci verrebbe da dire “Non preoccupa Mediaset in se ma Mediaset dentro di me” ovvero “dentro” la RAI. Proponiamo una rapida rassegna di “osservazioni in libertà” … condizionata.

Si chiude un capitolo con la scomparsa di una persona artefice e padrone della televisione commerciale ma non si chiude quello di ciò che ha significato, di quanto ha pesato e influito nella televisione pubblica e di quanto potrà pesare ancora. Anzi, per paradossale che possa sembrare, il confronto/scontro sarà più problematico ora che non nel recente e lontano passato. RAI e Mediaset, infatti, si trovano entrambe sull’orlo di una crisi di nervi dove gli ascolti, le risorse e le tecnologie sono gli elementi sensibili.

Per la RAI l’uscita di scena di Berlusconi cosa potrà significare? Forse ancora troppo labili e prematuri gli equilibri esterni (politici) e interni (nuovo CdA) che si andranno a configurare già dai prossimi giorni per avere un quadro attendibile. Però qualche segnale si può cogliere per azzardare qualche sommaria e provvisoria riflessione. Intanto cominciamo a dividere gli scenari che, seppure giocoforza, si intrecciano fortemente tra loro.

Scenario A: Mediaset oltre se stessa. Che ne sarà di Mediaset, in Italia e in Europa? Abbiamo posto l’interrogativo e scritto in epoca non sospetta: per la “famiglia Berlusconi” è più conveniente vendere, mantenere o rilanciare? Le possibili alchimie finanziarie e le reali intenzioni testamentarie sono ancora tutte da scoprire. Certo è che l’Azienda Mediaset, ovvero la televisione generalista commerciale in senso stretto direttamente concorrente alla RAI, nelle condizioni attuali, rappresenta più un peso che un’opportunità: la sola fonte di profitto è la pubblicità che naviga in un mare sempre più asfittico e fortemente conteso. La sfida con le nuove piattaforme è ormai declinata verso la rinuncia. Non ci sono risorse per investimenti rilevanti in produzioni vendibili in Italia e all’estero e il solo fronte che ancora regge è l’intrattenimento leggero alla Maria De Filippi &C. Troppo poco e poco strategico per reggere la baracca. Lo scontro, dentro e fuori la famiglia, sarà tutto di carattere “filosofico esistenziale” oltre che strettamente di mercato. Disfarsi di un peso e vendere al migliore acquirente (cordata italiana con Cairo o estera e si dovrà vedere se e come potrà essere possibile) come vorrebbe una parte della famiglia per poi pensare ad altro? Ipotesi probabile: complessa ma percorribile. Oppure mantenere la posizione in attesa di tempi più chiari, sia dal punto di vista finanziario che “politico” nonché editoriale? Poco complessa e facilmente sostenibile. Infine, rilanciare in cerca di nuova prospettive? Difficile, molto difficile. Mediaset non ha dato prova finora di grandi capacità di innovazione e per esplorare nuove frontiere occorrono soldi e tanti, nonché visioni strategie che non sembrano emergere.

Scenario B: Mediaset dentro Viale Mazzini. Il “berlusconismo televisivo” variamente inteso si è incuneato profondamente nel DNA del Servizio Pubblico, da anni. E’ avvenuto nei linguaggi, negli stili, nei modelli, in buona parte dell’offerta editoriale puntata allo stesso serbatoio di telespettatori ormai invia di estinzione. La rincorsa verso i “giovani” che, nel migliore dei casi, hanno un’età che oscilla intorno ai 40 anni e più, vede RAI e Mediaset accumunate da un destino comune di lento, inesorabile e progressivo declino a tutto vantaggio di altre piattaforme e altri modelli di consumo televisivo. Questo retaggio sarà difficile da recuperare, si può dare quasi per acquisito. Il tanto ripetuto e annunciato passaggio ad una “media company” è solo sulla carta e somiglia spesso più ad un annuario di buone intenzioni che ad un progetto strategico organico e strutturato: vedi mancanza di un Contratto di Servizio e confusione sul suo relativo e conseguente Piano Industriale (bozze approvate nei giorni scorsi prima ancora di sapere se e come verrà toccato il canone). La domanda che spesso si pone è: a Mediaset che tipo di concorrenza RAI è più conveniente? Finché il Servizio Pubblico si limita a “stare nel suo” recinto di quota pubblicitaria può andare anche bene ma se invece, come potrebbe essere necessario, dovesse smarginare per compensare i magri budget che si prospettano, allora meglio premere per un suo contenimento e quindi, mantenere o forse aumentare il canone (vedi la posizione del DG Rossi). Come scritto più volte: sarà questa la sola grande battaglia dei prossimi mesi.

Ecco allora che ci si avvicina ad un ambito di riflessione subordinato e relativo: i rapporti politici interni a Viale Mazzini. Da un lato il fronte “governativo” di stretta osservanza (meloniani DOC) e dall’altro i governativi di “lotta e di governo” (Lega). Le fazioni in campo, proprio a partire dal nuovo scenario politico che si potrà configurare in vista dell’assalto alla diligenza dove viaggia il bacino elettorale di Forza Italia verosimilmente allo sbando, non faranno prigionieri su chi e come si dovrà gestire l’Azienda nei prossimi mesi, in vista di uno scontro politico cruciale ovvero le elezioni europee del 2024 dietro l’angolo. Attenzione: sarà l’anno in cui coincide la scadenza di questo CdA. 

Da aggiungere una nota a margine (molto a margine): che partita potrà giocare il M5S? Finora poco o nulla se non invocare “stati generali” di futura realizzazione mentre in Cda si vota a geometria variabile, più o meno in alleanza con il PD che pure, sul tema RAI, merita un capitolo di enciclopedia tutto da scrivere su pagine bianche.

Poi c’è lo “scenario Mediaset oltre Viale Mazzini” con una incognita sempre di grande attualità: il famigerato “polo delle torri” con la probabile e possibile vendita di parte della quota residua di RAI Way. Per Mediaset rimane sempre un bocconcino appetibile quanto invece potrebbe non esserlo per RAI, nelle condizioni che si prefigurano (chi ne avrà il controllo societario?).. anche in questo caso, l’intreccio con altre partite esterne (vedi TIM) è talmente forte che ogni previsione in ordine ai tempi e al merito è fortemente azzardata. I soli a godere sono gli azionisti di entrambe le parti che ogni qual volta si parla di fusione realizzano profitti azionari di grande interesse.  

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martedì 13 giugno 2023

NO !!!


Forse non è del tutto vero che di fronte alla morte siamo tutti uguali. Forse, non è del tutto vero che ad un certo punto tutto si livella, e si debba provare lo stesso sentimento di indistinta e umana commiserazione.

NO !!! è lecito supporre che oggi buona parte degli italiani possa non provare nessuna commozione, nessun dolore, nessuna costernazione per la scomparsa di Silvio Berlusconi. 

È lecito supporre che buona parte degli italiani non parteciperà al lutto nazionale e alle esequie di Stato. È lecito supporre che buona parte degli italiani e, in particolare delle italiane, non proverà nessuna emozione al pensiero che quella che ci ha lasciato è solo una immagine fisica e corporea, un sembiante, una sintesi di ciò che di peggio si possa rappresentare nella politica, nella cultura e nell’economia.

Citiamo Gian Piero Alloiso (non Gaber): “Non temo Berlusconi in se, ma Berlusconi in me”. Il soggetto di cui parliamo, le vesti umane che sono scomparse, non è la persona ma la sintesi di ciò che ha proposto, alimentato, nutrito, diffuso e incancrenito nel Paese: il berlusconismo. Citiamo pure Petrolini “Io nun ce l'ho cò te ma cò quelli che te stanno vicino e nun t'hanno buttato de sotto” e giriamo la frase: non nutriamo alcun sentimento per la persona (e pure ce ne sarebbero buone ragioni) ma per chi gli ha concesso di esserlo in quanto tale, per quello che ha sinteticamente rappresentato, proposto, promosso e diffuso nel pensiero profondo degli “italiani” ovvero di quegli “italiani” cui non è parso vero di trovare qualcuno in grado di rappresentarli al meglio o al peggio delle loro sembianze.

Attenzione: il Berlusconismo non è un fenomeno nuovo che nasce nel vuoto, dal nulla: è ben presente e radicato nel DNA profondo di questo Paese da decenni, forse secolare. È connaturato a quel famoso “carattere degli italiani” che non si è mai ben capito come è composto e di quali “italiani” si dibatte. Gli “italiani” della cintura alpina dove mangiano alle 7 di sera e il sole lo vedono in cartolina o gli “italiani delle coste mediterranee dove i ristoranti aprono alle 21 e al sole di mezzogiorno ci puoi cuocere un uovo al tegamino? Gli italiani che al 54% hanno votato per la repubblica o quelli che al 45% hanno votato monarchia? Gli italiani delle grandi aree metropolitane o gli italiani della provincia profonda, lontana, distinta e distante dalle grandi dinamiche del Paese? Gli “italiani” onesti, lavoratori subordinati e pensionati o gli italiani furbetti, maramaldi, evasori, puttanieri e traditori? Eccolo il Berlusconi che come un paguro si insidia dentro le pieghe di questo Paese dove ha trovato il terreno fertile per piantare le sue piante malate che poi sono cresciute alimentate dal concime di una politica spesso volentieri connivente e complice. Ci sarebbe stato un Berlusconi vincente se non ci fosse stata una classe politica sconfitta, corrotta e dispersa? Mani pulite non nasce invano e proprio dalle sue ceneri, nel 1994, prende forma Forza Italia. Attenzione: non nasce un nuovo modo di fare politica come alcuni sostengono: nasce un nuovo modo di essere e proporre un partito a sua immagine e somiglianza che non è un partito ma una sua azienda di famiglia.

No, semplicemente no: in un Paese sano tutto questo non sarebbe potuto avvenire. Berlusconi avrebbe potuto partecipare e vincere alle elezioni se il suo impero, il suo potere politico e mediatico non fosse cresciuto a dismisura senza i vari “patti” più o meno occulti con i partiti (e non solo i partiti) che lo hanno fiancheggiato e sostenuto? Forse anche no. Avrebbe potuto sviluppare le sue ambizioni smisurate se ci fosse stato qualcuno in grado di ostacolarlo invece che scendere a patti con lui? Necessario ricordare il “patto del camper a Milano” oppure il “grande inciucio per la riforma costituzionale” oppure ancora il recente “patto del Nazareno”? Necessario ricordare, infine, che non si è mai voluto mettere mano al ciclopico conflitto di interesse tra Berlusconi e il resto del mondo?

Il palazzo dove sorge il governo di destra di questo Paese ha solide fondamenta nel berlusconismo. Senza di lui la Meloni sarebbe ancora una giovane militante della Garbatella. Ma non tanto in termini elettorali, quanto in termini sociali e culturali. Questa “nuova” destra nasce, si sviluppa e si afferma su quel sistema di valori, linguaggi e comportamenti che poi si traducono in voti. Nessuno ha avuto la voglia, la forza e il coraggio di contrastare non la persona o il suo partito, ma il suo modello sociale, la sua visione del mondo e dei rapporti tra uomini e donne. Il suo impero e il suo campo di battaglia dove ha vinto è stato, non a caso, la televisione e il sistema mediatico. Se mai si volesse cercare un suo merito (ovviamente un demerito per la parte opposta) è proprio nell’aver individuato il fianco debole della politica contemporanea: la modalità con cui si comunica e dialoga con i propri elettori. In questo campo Berlusconi ha vinto certamente perché era forte di suo ma anche perché non ha avuto avversari: ha giocato contro i chierichetti e i Boy Scout. Per dirla meglio e tutta: i suoi avversari non sono mai “scesi in campo” ma sono rimasti invece comodamente in tribuna a guardare attoniti e stupiti, increduli e meditabondi, su quanto avveniva intorno a loro.

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ps: torneremo su quanto potrà ora avvenire sul futuro della RAI
 

giovedì 8 giugno 2023

RAI: la cronaca della "nuova" disfatta


Abbiamo sperato di non dover interrompere la pubblicazione dei post quotidiani di Bloggorai e invece ce li tirano fuori con il cavatappi. 

Dopo tanti anni di onorata militanza televisiva e di Vigilanza RAI ce la potremmo cavare con poche battute per descrivere l’audizione di questa mattina con Soldi, Sergio e Rossi.  Si potrebbe liquidare il tutto con un semplice e innocuo “tutto già visto, tutto già sentito”, si potrebbe chiudere la sintesi con una frase banale “siamo messi male, malissimo” oppure ci possiamo imbarcare nell’avventura della tanto citata “narrazione” che solo a ripeterla fa venire l’orticaria. Ci sembrava di rivedere Campo Dall’Orto, Salini e Fuortes tutti insieme appassionatamente, tutti a ripetere più o meno esattamente le stesse cose ascoltate questa mattina. Nota bene: questa mattina Sergio si è lamentato della “narrazione”. Chissà, forse ha ragione.

Invece, non è sufficiente banalizzare il dolore, la sofferenza, il malumore e il malmostio che si avverte quando si vede e si ascolta quello che abbiamo visto e ascoltato questa mattina. 

C’è di meglio, di più, siamo oltre il racconto immaginifico.

1. Anzitutto c’è la grande, tanto rilevante quanto ignorata, novità della partecipazione del DG Rossi all’audizione della Vigilanza. Da anni non era mai successo che in Vigilanza fosse presente un DG. Tutti ignorano, o fanno finta di ignorare, la grande anomalia: la sua figura non è prevista dall’ordinamento che, anzi, con la Legge 220 del 2015, la esclude e la supera con la nomina dell’AD. Dorme l’opposizione politica che nemmeno se n’è accorta e dorme il CdA dove solo la Bria ha tentato timidamente di sollevare il problema. Dormono tutti gli altri che gli fatica affrontare il problema. La novità di questa mattina è poi di particolare rilievo perché è emerso, con tutta evidenza, che l’uomo forte al comando dell’Azienda è lui, il DG. Lo è nella forma perché fornisce una chiara percezione della sua capacità e conoscenza della macchina RAI. Lo è ancora nella forma perché mostra la sua scaltrezza politica. Lo è poi nella sostanza perché a lui sono state assegnate deleghe e competenze “pesanti” come il canone e gli accordi istituzionali. Lo è ancor più nella sostanza perché, nella “narrazione” ormai passata in giudicato dovrebbe essere lui a sostituire Sergio incaricato solo di tenergli il posto.

2. L’intervento della Presidente Soldi illustra una clamorosa novità: il Contratto di Servizio è stato derubricato a “progetto” al pari del Piano Industriale che invece ne è un suo derivato (previsto espressamente all’art. 25, u, dove si dettagliano gli obblighi specifici). Il Contratto e il Piano non sono mai stati e non devono essere progetti ma vincoli normativi specifici e dettagliati nei tempi negli interlocutori che vi agiscono, negli impegni e nelle prestazioni che si richiedono e che le parti si obbligano a rispettare. Contratto di Servizio e Piano Industriale, bene che possa andare, viaggiano insieme ma non ci sono dubbi sulla gerarchia, sul primato dell'uno rispetto all'altro. Ma di quale progetti si parla? Ma chi è quella mente geniale che ha elaborato una cosa del genere?

3. Dopo tante Vigilanze (???), questa che si sta palesando appare peggio di quanto si potesse immaginare. Il raggio di azione degli interventi e delle domande appare di una modestia senza limiti. Nella migliore delle ipotesi si chiede di sapere con quale programma si sostituirà Tizio con Caia. Banalità (giovani, investimenti etc) come acqua fresca ripassata in padella. Con questa opposizione il Governo può dormire sereno: non ci sarà disturbo alcuno.

4. Il Governo ha altro da fare che occuparsi della RAI, per ora, e quello che doveva fare lo ha fatto. Ma sempre ora, cominciano i guai. In apertura di seduta, la presidente Floridia ha detto, candida candida, che il Ministro Giorgetti, sollecitato ad intervenire per chiarire la posizione del Governo sul tema canone, ancora non ha dato degni di disponibilità. Non c’è che dire: siamo  a metà anno e nessuno è in grado di sapere se e come e quando si potrà affrontare il problema. Anche questo già visto!

5. La “narrazione”. Di cosa si compone una “narrazione”? Anzitutto un prologo, un ambiente dove nasce la vicenda. Poi intervengono gli elementi che danno avvio al racconto, l’esordio. Si giunge dopo allo svolgimento (il cuore del racconto) che si conclude con l’epilogo. Allora, tanto per capirci, questa mattina (come al solito) è stato sollevato il tema dell’equilibrio dell’informazione come vincolo di mandato per il Servizio Pubblico. Nessuno ha ricordato i dati recenti dell’Osservatorio di Pavia citati da La Stampa proprio ne giorni scorsi (30 maggio) dove si leggeva “RAI, Teleregime. I dati dell’Osservatorio di Pavia: la Premier sbanca nei TG. Il Governo quasi quattro volte più dell’opposizione”. Ecco: se SergioRossi&C hanno intenzione di affrontare la “narrazione” negativa sulla RAI hanno a portata di mano un valido argomento. Beninteso, uno tra i tanti.

bloggorai@gmail.com

 

 


 

mercoledì 7 giugno 2023

La RAI e il Cinema dei Misteri


Bloggorai, come noto, ha interrotto le pubblicazioni. Bloggorai, come noto, è alquanto sensibile e permaloso. Bloggorai, come noto, ha interrotto le pubblicazioni ma non si è ritirato sul colle romito a fare meditazione trascendentale. Allora succede che ci sono occasioni in cui, eccezionalmente, il Post te lo tirano fuori con le tenaglie e il dramma è che certe “cose” succedono ogni giorno, ogni ora.

Succede così che a Bloggorai viene voglia di andare al cinema e magari a vedere una buona firma della regia nazionale dove almeno non ci sono i soliti attori/attrici amichetti di giro. Succede che la scelta è quasi obbligata visti i tempi che corrono: Marco Bellocchio con il suo “Rapito”. A nostro giudizio un ottimo film. Se non che, abbiamo sempre la curiosità di leggere i titoli di coda e … cosa ti leggiamo? “Prodotto da Paolo Del Brocco per Rai Cinema”. Mi stropiccio gli occhi, mi viene uno stranguglione e faccio mente locale: ma quel Paolo Del Brocco non è per caso AD di Rai Cinema? E cosa significa esattamente “Prodotto da Paolo Del Brocco per Rai Cinema”. Cioè Del Brocco “produce” per se stesso o per la società di cui è Amministratore Delegato?  

Proviamo a ragionare e, come spesso usiamo fare, immaginiamo un colloquio immaginario (senza usare l’AI, solo quella “normale” ovvero senza alcun riferimento a fatti mai realmente accaduti).

Paolo Del Brocco (AD di Rai Cinema): “Caro Paolo del Brocco, sei interessato a produrre un film, magari in accordo con un noto agente artistico di chiara fama, molto bene introdotto negli ambienti RAI (anche se recentemente, alcune sue perle sono uscite)???”

Risponde Paolo Del Brocco (produttore): “Caro Paolo Del Brocco, grazie ... mi sembra una buona idea.. vediamo cosa si può fare. Ma non credi ci possano essere “problemi” con l’Azionista RAI … sai non vorrei che qualcuno si storce o si offende”.

Paolo del Brocco (AD di Rai Cinema): “Ma de che … non so se hai capito … è cambiata l’aria … e poi il film è in cantiere da tempo, già da quando c’erano gli amici nostri … figurati ora!”

Risponde Paolo Del Brocco (produttore): “Ok se po’ fa … ma come faccio a fare il produttore di me stesso? Che faccio? Mi firmo il contratto da solo? Tipo: io Paolo Del Brocco pago Paolo Del Brocco per produrre un film prodotto da RAI Cinema di cui sono pure Amministratore Delegato???”.

Paolo del Brocco (AD di Rai Cinema): “Stai sereno, tranquillo … se po’ fa… se po’ fa … vedrai, magari manco se ne accorgono e se pure fosse…”.

Sicché, immaginiamo, che Paolo Del Brocco (AD di Rai Cinema) stringe la mano a Paolo Del Brocco (produttore) e il film esce allegramente nelle sale. Lunga vita al cinema italiano di qualità ... lunga vita alla RAI.

bloggorai@gmail.com

 

La RAI e il cinema dei Misteri


Bloggorai, come noto, ha interrotto le pubblicazioni. Bloggorai, come noto, è alquanto sensibile e permaloso. Bloggorai, come noto, ha interrotto le pubblicazioni ma non si è ritirato sul colle romito a fare meditazione trascendentale. Allora succede che ci sono occasioni in cui, eccezionalmente, il Post te lo tirano fuori con le tenaglie e il dramma è che certe “cose” succedono ogni giorno, ogni ora.

Succede così che a Bloggorai viene voglia di andare al cinema e magari a vedere una buona firma della regia nazionale dove almeno non ci sono i soliti attori/attrici amichetti di giro. Succede che la scelta è quasi obbligata visti i tempi che corrono: Marco Bellocchio con il suo “Tradito”. A nostro giudizio un ottimo film. Se non che, abbiamo sempre la curiosità di leggere i titoli di coda e … cosa ti leggiamo? “Prodotto da Palo Del Brocco per Rai Cinema”. Mi stropiccio gli occhi, mi viene uno stranguglione e faccio mente locale: ma quel Paolo Del Brocco non è per caso AD di Rai Cinema? E cosa significa esattamente “Prodotto da Paolo Del Brocco per Rai Cinema”. Cioè Del Brocco “produce” per se stesso o per la società di cui è Amministratore Delegato?  

Proviamo a ragionare e, come spesso usiamo fare, immaginiamo un colloquio immaginario (senza usare l’AI, solo quella “normale” ovvero senza alcun riferimento a fatti mai realmente accaduti).

Paolo Del Brocco (AD di Rai Cinema): “Caro Paolo del Brocco, sei interessato a produrre un film, magari in accordo con un noto agente artistico di chiara fama, molto bene introdotto negli ambienti RAI (anche se recentemente, alcune sue perle sono uscite)???”

Risponde Paolo Del Brocco (produttore): “Caro Paolo Del Brocco, grazie ... mi sembra una buona idea.. vediamo cosa si può fare. Ma non credi ci possano essere “problemi” con l’Azionista RAI … sai non vorrei che qualcuno si storce o si offende”.

Paolo del Brocco (AD di Rai Cinema): “Ma de che … non so se hai capito … è cambiata l’aria … e poi il film è in cantiere da tempo, già da quando c’erano gli amici nostri … figurati ora!”

Risponde Paolo Del Brocco (produttore): “Ok se po’ fa … ma come faccio a fare il produttore di me stesso? Che faccio? Mi firmo il contratto da solo? Tipo: io Paolo Del Brocco pago Paolo Del Brocco per produrre un film prodotto da RAI Cinema di cui sono pure Amministratore Delegato???”.

Paolo del Brocco (AD di Rai Cinema): “Stai sereno, tranquillo … se po’ fa… se po’ fa … vedrai, magri mance se ne accorgono e se pure fosse…”.

Sicché, immaginiamo, che Paolo Del Brocco (AD di Rai Cinema) stringe la mano a Paolo Del Brocco (produttore) e il film esce allegramente nelle sale. Lunga vita al cinema italiano di qualità ... lunga vita alla RAI.

bloggorai@gmail.com


 

lunedì 5 giugno 2023

Una sola, unica, vera e grande battaglia: il canone RAI + last minute


La paginata di oggi su La Stampa (“La battaglia del canone”) ci induce a riaprire, seppure occasionalmente, Bloggorai. 
Non foss’altro perché si tratta di una battaglia sulla quale ci siamo impegnati da tempo e non sempre in compagnia.

Nel mentre e nel quando alcuni si trastullavano allegramente su Fazio&Caschetto e la loro triste e dolorosa partenza da RaiTre … nel mentre e nel quando alcuni si addoloravano per le “dimissioni” di Lucia (sempre da RaiTre) e nel mentre e nel quando si scriveva e si leggeva trullallero e trullallà di Cip e Ciop, di Qui, Quò e Quà oggi da una parte e domani dall’altra … sotto sotto, nei segreti meandri e scantinati tra Palazzo Chigi, Cologno Monzese, Viale Mazzini e Via Bellerio si stanno preparando i “materassi” pronti alla guerra del canone RAI prossimo venturo.

Bloggorai è profeta ed è aggratisse!!! Lo abbiamo scritto in epoca non sospetta. I genitori della grande battaglia sul futuro del servizio pubblico hanno un solo denominatore comune, una sola traccia genetica: i soldi, le risorse, la pubblicità e il canone. Tutto il resto è pura acqua fresca ripassata in padella, chiacchere inutili come nebbiolina di primavera, piani immobiliari, riforma dei generi  e nomine comprese.

Dall’arrivo di SergioRossi (crasi futuribile) si avvertivano i tamburi di guerra che ora comincia a farsi vicina. Il “nuovo” DG aveva anticipato il suo pensiero forte: il canone potrà essere sostituito dalla fiscalità generale. Geniale, a suo modo e suo tempo. Obiettivo implicito: non ci rompete le uova nel paniere proprio ora che siamo arrivati noi … ci occorre stabilità di risorse e di governance. Poi, come si sa, tutto cambia ..al things must pass..

Ora, preso possesso del Palazzo, è necessario però fare i conti con i tanti osti che servono tutti allo stesso ristorante. Sul tavolo le carte sono confuse assai. Vediamo: la prima la possiede Meloni&C (e vedremo chi soni i C) hanno a cuore il mantenimento del fragile equilibrio di coalizione tripartita sul quale siedono. Meloni&C devono dare obbligatoriamente i resti a quel poco che resta FI&C ovvero salvaguardare quel tanto che compete sul mercato che si chiama Mediaset che rimane pure sempre un ottimo azionista di Governo. Il canone è la variabile impazzita che potrebbe alterare il mercato: togliere un po di pubblicità a Viale Mazzini per la gioia di Cologno Monzese. La seconda carta è sempre in suo possesso ma con altre variabili subordinate: il disegno futurista di mantenere la posizione nella “narrazione” (termine ormai orribile e abusato ancorchè comprensibile) del Paese virato a destra dove la RAI serve … eccome!!! La terza carta se la gioca Salvini che, da anni, sostiene che il canone RAI sia una iattura per le tasche degli italiani e, infatti, senza se e senza ma, vorrebbe abolirlo, seppure progressivamente del 20% annuo. Apriti cielo! Abolire il canone significherebbe che RAI dovrebbe attingere ancora di più sul mercato pubblicitario a tutto danno di quei poveracci della concorrenza. No, non se parla proprio. Ovviamente, ovviamente, come amava dire il passato Fuortes, tutti sugli scudi: NO, tuonano tutti in coro, abolire il canone significa la fine del servizio pubblico!!! Ed è vero, senza dubbio. Solo che tra suocera e nuora non si sa bene chi ci possa mettere il dito. L’opposizione? Come? Chi? Quando? Per conto suo Salvini ha ben chiaro che il tema canone è un formidabile grimaldello con i quale scardinare più di un paletto a destra, al centro e da qualche altra parte che dir si voglia.

Attenzione: la battaglia del canone ha due fronti: uno tutto interno alla maggioranza di governo e l’altra, appunto, in quel poco che resta di un’opposizione che non si sa che cosa pensa, quali “visioni” più o meno mistiche e/o generiche possa avere della RAI degli anni 2030 .

A noi dunque spetta un compito ingrato: con chi ci schieriamo e quale obiettivo sosteniamo avendo a mente la speranza che la Rai possa avere un futuro dignitoso che non sia sotto il tacco del Governo di turno? Anzitutto proviamo ad invertire i termini: il canone ha una sua logica ed una sua "spendibilità" sociale in funzione di ciò che viene erogato, ovvero della definizione puntuale dei obblighi di Servizio Pubblico. E vedremo ora come si metteranno le prospettive a partire dal prossimo Contratto di Servizio e poi, nel 2027, del rinnovo della Concessione. Questa una chiave di lettura, a nostro avviso, imprescindibile. 

Dopo di che, potrebbe pure darsi il caso che Rossi, quando ha sostenuto nei gironi scorsi che il canone Rai è tra i più bassi in Europa (ed è vero) possa riscuotere sostegno e simpatia? Perché no. O potrebbe darsi pure il caso che togliere il canone e sostituirlo con la fiscalità generale (sempre Rossi) sia una ipotesi da verificare se magari affiancata da interventi sulla governance del Servizio Pubblico. Nel frattempo, ci avviciniamo ad una “presunta” scadenza ravvicinata con la quale fare i conti: una diversa modalità di riscossione del canone alternativa alla bolletta elettrica. È certamente vero che “NON ce lo chiede l’Europa” quanto pure è certamente vero che questo “messaggio” sia passato ed acquisito nella “vulgata” politica e mediatica senza che nessuno vi abbia posta attenzione più di tanto. Giorgetti lo ha detto chiaro e tondo: dall’anno prossimo si cambia ma non ha specificato come. Tantomeno nessuno si è preso la briga di proporre qualcosa di alternativo o di ostativo. Come abbiamo scritto, hic manebimus optime: la riscossione del canone in bolletta va bene così com’è e il ritorno al passato significa una legnata sui conti RAI stimata in circa 350 mln.

Dunque, come si dice a Roma, “che volemo fa?”. Ci accontentiamo, in una fase ancora tutta dinamica, di far emergere le tattiche ovvero le contraddizioni, prima in “seno al popolo” (sempre grazie al Grande Timoniere) e poi tra il popolo e i suoi avversari. La destra è quella che ora sembra più in turbolenza tra FdI e Lega mentre l’opposizione ancora non sembra avere le idee chiare (vedi fantasie privatistiche alla Cottarelli, ex PD). Necessario guadagnare tempo e intanto stoppare la questione uscita del canone dalla bolletta che sarà la tappa più ravvicinata … poi … speriamo nel VII Cavalleria che prima o poi si formerà a salvare il Servizio Pubblico. Speriamo.

bloggorai@gmail.com 


last minute: ci è appena giunta la comunicazione sulle variazioni degli assetti organizzativi RAI dove, leggiamo, che al DG vengono riallocate le competenze su "canone, beni artistici e accordi istituzionali". 

Non è cosa da poco conto !!! Cosa significa? che Rossi gestisce la trattativa sul canone e il prossimo contratto di Servizio ?

Una sola, vera e unica grande battaglia: il canone RAI


La paginata di oggi su La Stampa (“La battaglia del canone”) ci induce a riaprire, seppure occasionalmente, Bloggorai. Non foss’altro perché si tratta di una battaglia sulla quale ci siamo impegnati da tempo e non sempre in compagnia.

Nel mentre e nel quando alcuni si trastullavano allegramente su Fazio&Caschetto e la loro triste e dolorosa partenza da RaiTre … nel mentre e nel quando alcuni si addoloravano per le “dimissioni” di Lucia (sempre da RaiTre) e nel mentre e nel quando si scriveva e si leggeva trullallero e trullallà di Cip e Ciop, di Qui, Quò e Quà oggi da una parte e domani dall’altra … sotto sotto, nei segreti meandri e scantinati tra Palazzo Chigi, Cologno Monzese, Viale Mazzini e Via Bellerio si stanno preparando i “materassi” pronti alla guerra del canone RAI prossimo venturo.

Bloggorai è profeta ed è aggratisse!!! Lo abbiamo scritto in epoca non sospetta. I genitori della grande battaglia sul futuro del servizio pubblico hanno un solo denominatore comune, una sola traccia genetica: i soldi, le risorse, la pubblicità e il canone. Tutto il resto è pura acqua fresca ripassata in padella, chiacchere inutili come nebbiolina di primavera, piani immobiliari, riforma dei generi  e nomine comprese.

Dall’arrivo di SergioRossi (crasi futuribile) si avvertivano i tamburi di guerra che ora comincia a farsi vicina. Il “nuovo” DG aveva anticipato il suo pensiero forte: il canone potrà essere sostituito dalla fiscalità generale. Geniale, a suo modo e suo tempo. Obiettivo implicito: non ci rompete le uova nel paniere proprio ora che siamo arrivati noi … ci occorre stabilità di risorse e di governance. Poi, come si sa, tutto cambia ..al things must pass..

Ora, preso possesso del Palazzo, è necessario però fare i conti con i tanti osti che servono tutti allo stesso ristorante. Sul tavolo le carte sono confuse assai. Vediamo: la prima la possiede Meloni&C (e vedremo chi soni i C) hanno a cuore il mantenimento del fragile equilibrio di coalizione tripartita sul quale siedono. Meloni&C devono dare obbligatoriamente i resti a quel poco che resta FI&C ovvero salvaguardare quel tanto che compete sul mercato che si chiama Mediaset che rimane pure sempre un ottimo azionista di Governo. Il canone è la variabile impazzita che potrebbe alterare il mercato: togliere un po di pubblicità a Viale Mazzini per la gioia di Cologno Monzese. La seconda carta è sempre in suo possesso ma con altre variabili subordinate: il disegno futurista di mantenere la posizione nella “narrazione” (termine ormai orribile e abusato ancorchè comprensibile) del Paese virato a destra dove la RAI serve … eccome!!! La terza carta se la gioca Salvini che, da anni, sostiene che il canone RAI sia una iattura per le tasche degli italiani e, infatti, senza se e senza ma, vorrebbe abolirlo, seppure progressivamente del 20% annuo. Apriti cielo! Abolire il canone significherebbe che RAI dovrebbe attingere ancora di più sul mercato pubblicitario a tutto danno di quei poveracci della concorrenza. No, non se parla proprio. Ovviamente, ovviamente, come amava dire il passato Fuortes, tutti sugli scudi: NO, tuonano tutti in coro, abolire il canone significa la fine del servizio pubblico!!! Ed è vero, senza dubbio. Solo che tra suocera e nuora non si sa bene chi ci possa mettere il dito. L’opposizione? Come? Chi? Quando? Per conto suo Salvini ha ben chiaro che il tema canone è un formidabile grimaldello con i quale scardinare più di un paletto a destra, al centro e da qualche altra parte che dir si voglia.

Attenzione: la battaglia del canone ha due fronti: uno tutto interno alla maggioranza di governo e l’altra, appunto, in quel poco che resta di un’opposizione che non si sa che cosa pensa, quali “visioni” più o meno mistiche e/o generiche possa avere della RAI degli anni 2030 .

A noi dunque spetta un compito ingrato: con chi ci schieriamo e quale obiettivo sosteniamo avendo a mente la speranza che la Rai possa avere un futuro dignitoso che non sia sotto il tacco del Governo di turno? Anzitutto proviamo ad invertire i termini: il canone ha una sua logica ed una sua "spendibilità" sociale in funzione di ciò che viene erogato, ovvero della definizione puntuale dei obblighi di Servizio Pubblico. E vedremo ora come si metteranno le prospettive a partire dal prossimo Contratto di Servizio e poi, nel 2027, del rinnovo della Concessione. Questa una chiave di lettura, a nostro avviso, imprescindibile. 

Dopo di che, potrebbe pure darsi il caso che Rossi, quando ha sostenuto nei gironi scorsi che il canone Rai è tra i più bassi in Europa (ed è vero) possa riscuotere sostegno e simpatia? Perché no. O potrebbe darsi pure il caso che togliere il canone e sostituirlo con la fiscalità generale (sempre Rossi) sia una ipotesi da verificare se magari affiancata da interventi sulla governance del Servizio Pubblico. Nel frattempo, ci avviciniamo ad una “presunta” scadenza ravvicinata con la quale fare i conti: una diversa modalità di riscossione del canone alternativa alla bolletta elettrica. È certamente vero che “NON ce lo chiede l’Europa” quanto pure è certamente vero che questo “messaggio” sia passato ed acquisito nella “vulgata” politica e mediatica senza che nessuno vi abbia posta attenzione più di tanto. Giorgetti lo ha detto chiaro e tondo: dall’anno prossimo si cambia ma non ha specificato come. Tantomeno nessuno si è preso la briga di proporre qualcosa di alternativo o di ostativo. Come abbiamo scritto, hic manebimus optime: la riscossione del canone in bolletta va bene così com’è e il ritorno al passato significa una legnata sui conti RAI stimata in circa 350 mln.

Dunque, come si dice a Roma, “che volemo fa?”. Ci accontentiamo, in una fase ancora tutta dinamica, di far emergere le tattiche ovvero le contraddizioni, prima in “seno al popolo” (sempre grazie al Grande Timoniere) e poi tra il popolo e i suoi avversari. La destra è quella che ora sembra più in turbolenza tra FdI e Lega mentre l’opposizione ancora non sembra avere le idee chiare (vedi fantasie privatistiche alla Cottarelli, ex PD). Necessario guadagnare tempo e intanto stoppare la questione uscita del canone dalla bolletta che sarà la tappa più ravvicinata … poi … speriamo nel VII Cavalleria che prima o poi si formerà a salvare il Servizio Pubblico. Speriamo.

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in arrivo edizione speciale di Bloggorai!!!
 

giovedì 1 giugno 2023

AVVISO AI NAVIGANTI n.5

Ieri pomeriggio sono stati resi noti gli ordini di servizio delle recenti nomine. Non li pubblichiamo per decenza. Non tanto per i "generi" e le testate ma per le strutture. La prima impressione è che sono semplicemente imbarazzanti: il segno di un decadimento della dirigenza RAI verso lo sprofondo. 

Ma non si tratta solo di un "segno" politico, non si tratta solo dei "nuovi barbari" come alcuni preferiscono credere, quanto più banalmente di un segno aziendale, imprenditoriale, industriale che viene da lontano. In una "azienda normale" per essere (e prima ancora diventare) dirigente devi aver dato prove tangibili, misurabili, confrontabili di capacità ed esperienza. Alla RAI non è necessario. Non lo era da anni e non è ancora.

bloggorai@gmail.com