sabato 30 gennaio 2021

L'insopportabile ipocrisia su Sanremo

È probabile, è possibile, è auspicabile che il Festival di Sanremo possa svolgersi. Magari non nelle date indicate, ma ci sono buone possibilità che l’importante appuntamento della canzone italiana venga rispettato. Questo sarebbe pure un bene. Perché? Ci sono mille buoni motivi: anzitutto perché “…ce lo chiede l’Europa…” verrebbe da dire in premessa ma in verità lo chiedono i tanti italiani che lo aspettano come le vacanze di Natale; ce lo chiede la politica perché è una formidabile arma di distrazione di massa e, con l’aria che tira, sarebbe quasi una benedizione; ce lo chiede la Rai perché se non entrano gli euri che ricava dal Festival si intravvedono sorci verdi per le pingui cassi di Viale Mazzini; ce lo chiede tutto il mondo delle comunità, dello spettacolo, dello sport e dell’intrattenimento perché, trenta secondi dopo la messa in onda del Festival, con criteri analoghi, si potrebbe riaprire tutto: chiese, stadi, cinema, teatri, parrocchie, sale bingo, scavi archeologici, stabilimenti balneari … tutto ... tutto. Per paradossale che possa apparire, ce lo chiede pure il maledetto Covid perché si potrebbe dare prova di poterlo affrontare e contenere in sicurezza ed efficienza quando si vuole.

Ma allora, porcaccia la miseria, possibile mai che non si riesca a far emergere un pensiero semplice e razionale su questa dannata vicenda di Sanremo? È tutto incredibilmente semplice se si pongono punti fermi e alcuni di questi li abbiamo elencati ne giorni scorsi.

Bisogna dire di più: è insopportabile l'ipocrisia che si cela dietro il dibattito pubblico si o pubblico no. Agli artisti, agli sponsor, alla Rai, a tutti meno che al Comune di Sanremo (albergatori, ristoranti etc) delle mille persone (o i 300 figuranti) che potrebbero essere presente nella platea dell’Ariston, diciamolo francamente e una volta per tutte, interessa poco o quasi nulla. Gli artisti non vendono i dischi e non ricevono i diritti della canzoni da quanti sono seduti in sala. Punto. Gli sponsor guadagnano sui numeri della platea televisiva, sui milioni di telespettatori, sullo share, e non sui mille seduti sulle poltrone rosse del teatro. Punto. La Rai guadagna i circa 37 milioni di contratti pubblicitari e varie da tutta la baracca della messa in onda, in Italia e nel resto del mondo. Punto. Lo spettacolo è solo e quasi esclusivamente televisivo che si rivolge a milioni di persone, in Italia e nel resto del mondo. Sanremo senza le telecamere accese durante il Festival sarebbe una ridente cittadina della riviera ligure. Punto.

Se la Rai, il suo vertice, avesse detto o fatto intendere semplicemente tutto questo, con la dovuta delicatezza, senza offendere nessuno, con tatto e cortesia ma con pari fermezza, tutta ‘sta tarantella non ci sarebbe stata. Punto. Se al vertice dell’Azienda di Servizio Pubblico ci fosse stato qualcuno che appena sentito odore di minacce del tipo “senza il pubblico in sala il Festival non si fa” avrebbe chiamato la Vigilanza  interna e lo avrebbe pregato gentilmente di togliersi di torno dando modo così di attrezzarsi per tempo esattamente come è avvenuto per altri importanti spettacoli televisivi di carattere “pubblico” e non “privato” come qualcuno improvvidamente prova ad assimilare Sanremo con Maria De Filippi. Se mia nonna "...non moriva .. ancora campava ...".

È successo ieri che il consigliere Rossi si è ricordato che in Rai gli “agenti” di spettacolo partecipano alla gestione di tali argomenti e che incontrano l’AD e il direttore di rete e concordano cosa fare. Come se fosse una cosa loro, intima, privata, come se fosse un semplice problema di businesssss, come se fosse uno spettacolo qualsiasi .. come se fosse… Come se fosse una cosa nuova, come se Sanremo dello scorso anno lo avesse gestito la Croce Rossa o la Confraternita delle Orsoline in pensione.

Nella vita si possono accettare tante cose (beninteso, a determinate condizioni) ma una a molti risulta particolarmente insopportabile: essere presi in giro (eufemismo educato) e tutta questa gigantesca, ciclopica, messa in scena gli somiglia tanto. Si usa dire che si può prender per i fondelli qualcuno qualche volta ma difficile farlo con tutti, sempre.

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il Sabato del Villaggio

Non sappiano ancora se e quando si potrà concludere la crisi politica e non ne parliamo di quella sanitaria. Pensate un po' quanto si può dire della crisi di Sanremo appena iniziata e quanto questa potrà essere al centro delle preoccupazioni degli italiani nelle prossime settimane. Ci sono incorso le consultazioni: per il Governo ci pensa Fico e per Sanremo ci pensa il CTS che nei prossimi giorni potrà sconfessare o meno quanto dichiarato dai ministri (???) Speranza e Franceschini.

Per oggi ci limitiamo a porre il solito piccolo problema: chi decide a Viale Mazzini? Ieri abbiamo letto dichiarazioni del consigliere Rossi: “Amadeus rischia delirio di onnipotenza”. Acciperbacco !!! qualcuno del settimo piano si è svegliato ed ha intuito che i Festival non lo gestisce la Rai ma il suo conduttore, l’agente del suo conduttore e l’amico del conduttore che è anche amico dell’agente del conduttore. Che meraviglia. Tutti parlano e il solo che dovrebbe parlare tace: l’AD Salini. Eppure ne dovrebbe sapere qualcosa, visto che come abbiamo letto sul Corriere nei giorni corsi, ha partecipato ad una riunione con i personaggi citati (più il direttore di RaiUno).

Ci sono tanti altri argomenti dei quali vogliamo scrivere. Cerchiamo di non inquinarci la testa più di quanto già lo è di suo.

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venerdì 29 gennaio 2021

Crisi e Sanremo: lotta dura senza paura

La vita, per tutti, nel bene e nel male non concede deroghe e i suoi appuntamenti li rispetta puntualmente. Accade lo stesso per la politica, la cultura, l’economia etc.. sempre.

Detto questo, dopo le dichiarazioni di ieri del Ministro Franceschini, facciamola breve e fissiamo alcuni punti fuori discussione:

1) Da quasi 70 anni si svolge il Festival di Sanremo, solitamente nello stesso periodo;

2) Da un anno in Italia e nel mondo è in pieno svolgimento la pandemia del Covid;

3) Da poche settimane è in vigore un DPCM che regolamenta la vita di circa 60 milioni di persone alle quali è vietato cinema, teatro, musei, scuola, ristoranti, stadi, un caffè al bar etc;

4) Il festival rende alla Rai circa 37 milioni di pubblicità che non derivano dalla presenza del pubblico in sala, quale che esso sia;

5) La Rai, per il 2021, corre rischi serissimi sul piano delle risorse economiche di cui dispone (budget negativo);  

6) Altri appuntamenti, forse meno redditizi per la Rai, ma culturalmente e televisivamente non meno importanti (La Scala di Milano) si sono svolti senza pubblico;

7) Altri appuntamenti forse non meno importanti di Sanremo (olimpiadi) sono stati spostati senza esitazioni (per ultimo il Festival del Cinema di Cannes);

8) La Rai non è Mediaset e, con le debite proporzioni, i suoi “spettacoli” non hanno e non dovrebbero avere la stessa natura: “Amici di Maria de Filippi” non può e non deve essere paragonato a Sanremo;

9) Il “figurante” non è “pubblico” anzi, proprio nella sua natura di “pagato” e non “pagante”altera completamente il senso della sua presenza e lo rende “privato” esattamente come avviene negli studi Mediaset;

10) La Rai, nell’attuale Governo, non sembra avere molti amici. Ministri di varia provenienza, in un modo o nell’altro, sono sempre con il coltello in mano. Non parliamo dell’opposizione.

Ci conteniamo ma potrebbero esserci altri punti fermi.

Poniamo, al solito, alcune semplici domande:

a) Si poteva prevedere un Piano B (domanda che potrebbe essere stata posta all’incontro con Prefetto e Questore di Imperia???)

b) Si poteva impostare un Festival solo televisivo (di questo si tratta), senza pubblico di alcun genere?

c) Una volta noto l’ultimo DPCM con scadenza 5 marzo si poteva prevedere una ipotesi di spostamento di una settimana o solo di tre giorni?

Nota di colore: ieri sera il Tg5 ha dedicato ampio spazio all’argomento (“…ci tocca anche parlare di Rai …”). Per la concorrenza Rai si tratta di una scommessa pubblicitaria di non poco conto. Sanremo è solo l’anticipo di quello che potrà avvenire nel prossimo futuro sulla spartizione della torta pubblicitaria che per le Tv generaliste si restringe sempre più. Se, per malaugurata ipotesi, il partito di Mediaset dovesse mai entrare nella partita di Governo, ci sarà da ridere su questo argomento. Tanto per riportare tutto nel giusto alveo di interpretazione: è la politica, ancora una volta, a decidere. Non sono solo canzonette.

Dolcetti finali, sempre a proposito di Mediaset: ieri sera il consueto servizio di Striscia ha riportato una dichiarazione di una aspirante “figurante” che ha rivelato che nel modulo di partecipazione veniva richiesta la misura del “seno” della persona di sesso femminile. Vogliamo credere che non sia possibile una cosa del genere ma, qualora fosse, sarebbe interessante sapere ai maschietti cosa si potrebbe chiedere in proposito. Noi abbiamo scherzato su “bella presenza” ma, a quanto sembra, la realtà ha superato la fantasia.

Infine: la partecipazione del calciatore Ibrahimovic a Sanremo (ben retribuita...of course...si parla di 250 mila Euro... tanto per gradire...). Tutto può dipendere dall’interpretazione del labiale ripreso durante il suo scontro fisico in campo con l’interista Lukaku: ha detto “monkey” o “donkey” ??? tradotto: scimmia o asino??? Che differenza c’è tra le due specie animali? Nel primo caso l’insulto è razzista mentre nel secondo è derubricato a “offesa semplice”. Nel primo caso se lo sogna di partecipare a Sanremo, nel secondo caso ... chissenefrega!!!

La vita, come detto prima, per molti aspetti sarà pure crudele e maligna, ma in tanti altri pure comica e grottesca.   

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giovedì 28 gennaio 2021

Il Bluff tra Governo e Sanremo

Per chi non conosce il poker: può succedere che, ad un certo punto della partita, ci si possa trovare in difficoltà. Le carte non entrano e pure quando ci sono, succede che vai a sbattere contro un punto più forte. Come si dice: “le carte non girano” al verso giusto. A quel punto, è necessario assumere un atteggiamento (peraltro intuibile dagli avversari come l’odore della preda) con il quale proseguire la partita. Grosso modo si aprono due possibilità. La prima consiste in un atteggiamento remissivo: si cerca di limitare i danni, si giocano solo i punti buoni con la speranza che possano reggere il confronto. Oppure, si entra in modalità aggressiva e, nei limiti delle poste sul tavolo e del proprio portafoglio, si va a competere su piatti modesti e si prova qualche sortita con un bluff sostanzioso. Quest’ultimo approccio è di altissimo rischio e, solitamente, va adoperato con grande attenzione (non prudenza). Si vorrebbe che di bluff se ne facciano pochi ma buoni, forti e credibili. In genere un bluff si costruisce da alcune mani precedenti ma può anche succedere che il piatto si apparecchi da solo, nel senso che ci pensano gli altri giocatori ad alzare le poste. A quel punto, vale la spregiudicatezza, il coraggio e la forza mentale necessaria a sostenere un confronto che è anzitutto di nervi. Occorre reggere lo sguardo, la postura, i gesti e, al tempo stesso, scrutare dettagliatamente gli avversari, operando almeno a ridurne il numero. Un conto è giocare contro uno solo ed altro conto è averne due o tre che concorrono allo steso piatto. Bene. Si potrebbe andare avanti ancora a lungo ma non vogliamo annoiare più di tanto. 

Tutto questo per introdurre la riflessione quotidiana che, giocoforza, riguarda la crisi politica che travolge tutto e tutti. Ieri abbiamo saputo che per comporre un nuovo gruppo parlamentare in grado di sostenere un possibile nuovo governo Conte Ter è stato necessario operare un “prestito”. La domanda che ci si pone è al solito molto semplice: con quale coraggio si può immaginare di comporre un nuovo governo in queste condizioni? Somiglia molto ad un “bluff” disperato con la speranza che gli altri non abbiano nulla in mano quando invece, purtroppo, così non sembra.

Nei giorni scorsi abbiamo cercato similitudini tra la crisi di governo e Sanremo e, alla vigilia del Cda di questa mattina, ci troviamo di fronte a situazioni analoghe. Anche il vertice di Viale Mazzini sta cercando disperatamente di fare un “bluff” sul Festival. Questa mattina, buona parte dei giornali riportano la notizia delle precisazioni del ministro Speranza che attiva il CTS e dichiara: “Per gli spettacoli al chiuso vale il DPCM in vigore: solo in assenza di pubblico”. questa mattina ha rincalzato il ministro Franceschini: "Il teatro Ariston di Sanremo è come tutti gli altri teatri: il pubblico, pagante o meno, potrà tornare quando le norme lo consentiranno". La Rai, nei giorni scorsi, avrebbe voluto ribadire: lo spettacolo si farà, magari solo con i “figuranti, coniugati o conviventi, bella presenza, eventualmente muniti di camper per alloggio in loco”.  Auguri.

Nel frattempo ci torna un dubbio che non riusciamo a decifrare: da oltre un anno, con costanza cronometrica, Striscia la notizia manda in onda servizi su presunti sprechi della Rai. Ogni sera, per una media di circa 4,5 milioni di telespettatori, si propone una immagine del Servizio Pubblico dove regnano sprechi e inefficienze. Ma la domanda semplice semplice è: perché la Rai non reagisce? Delle due l'una: o si diffondono palesi falsità e allora si chiamano i Carabinieri oppure se c'è qualcosa di vero l'Azienda dovrebbe intervenire e porre rimedio, pubblicamente. Magari allo stesso modo con il quale ha minacciato “azioni giudiziarie” contro Vigilanzatv, un sito colpevole di riportare fatti e notizie che nessuno smentisce? 

Questo dubbio si accompagna ad un altro che da tempo ronza: per quale dannato motivo, contestualmente, tra Rai e Mediaset ci sono tante “affinità elettive”? Nulla di nuovo: ricordate quando nel 2017 Maria De Filippi ha condotto il Sanremo “gratis” ???  Vedi il caso di un nuovo personaggio agli onori della scena, specie tra il pubblico giovanile: l’attore turco Can Yaman, un fenomeno nato e cresciuto sotto l’ombrello di Mediaset con la soap pomeridiana Daydreamer. Dovrebbe essere l’attore principale della prossima nuova serie di Sandokan prevista su RaiUno. In soldoni: la concorrenza crea un personaggio e il Servizio Pubblico lo utilizza come talvolta avviene in senso opposto. Nulla di male: è il mercato. Quello che non regge è il senso generale della percezione che ne può avere il grande pubblico: una melassa indistinta tra pubblico e privato, tra chi racconta le vicende umane in un modo e chi in altro, che non sono proprio la stessa cosa, non riflettono proprio gli stessi orientamenti culturali. Quello che si avverte è il consolidarsi di un flusso confuso ed omogeneo di linguaggi e contenuti difficile da distinguere. Eppure, qualcosa di diverso ci dovrebbe pur essere o no?

Ieri è comparsa sulla colonne di Repubblica un’intervista a Maria Pia Ammirati, da poco a dirigere Rai Fiction. Leggiamo: “La fiction accompagna il Paese in maniera continua, si adegua, cambia”. Sarebbe interessante conoscere come, su  quali binari si potrà  svolgere il racconto di questo Paese, nella sua complessità e diversità.

Da segnalare su La Stampa un interessante intervento firmato da Giovanni Maria Flick: “ Se noi non controlliamo l’informazione, sarà l’informazione a controllare noi”. Già, ne abbiamo scritto anche noi e spesso ripetiamo un concetto: l’informazione o la gestisci o la subisci.

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mercoledì 27 gennaio 2021

Il racconto del Paese tra Governo e Fiction Rai

Abbiamo tutti famiglia, senza distinzioni. Tutti dobbiamo pensare a tirare la carretta, a far crescere figli e nipoti. Se la vogliamo mettere sul piano nobile, dobbiamo pure pensare al loro/nostro futuro. In queste ore le trattative in corso per le sorti del governo ruotano tutte introno alla ricerca di personaggi a vario titolo titolabili (responsabili, costruttori, figuranti etc) disponibili a cambiare schieramento di appartenenza/elezione e sostenere la qualunque pur di non andare a nuove elezioni. 

I sondaggi (vai a sapere!) sono impietosi: dalle urne buona parte di M5S, PD e compagnia cantando ne potrebbero uscire con le ossa rotte e si potrebbe mettere in mano del centro destra tutto il malloppo, a partire dal prossimo Presidente della Repubblica (non a caso da un paio di giorni ha cominciato a girare il nome di Berlusconi …sic!!!). Ma, come abbiamo scritto più volte, “a partire da…” e bisogna aggiungere “… per finire a …”. Le poste in palio sono corpose e abbracciano tutto lo scibile politico ed economico. Nel mercato c'è tanta merce di scambio. Ci viene di aiuto questa mattina un articolo pubblicato su La Notizia a firma Alessandro Da Rold: “A primavera valanga di 500 nomine. La chiave per trovare una maggioranza”. Non solo, ma questa chiave si presenta pure ben fornita di un robusto portafoglio con oltre 200 miliardi da gestire con il Recovery Plan. Se avete l’opportunità di leggere questo articolo noterete come, dulcis in fundo, viene riproposto il nome di Mario Orfeo (ex DG Rai) come nuovo AD di Viale Mazzini al posto di Salini. E non sfuggirà nemmeno come in questa partita di nomine ce ne sono alcun di assoluto valore strategico per tutto il settore delle TLC, come il nuovo vertice di Cassa Depositi e Prestiti (vedi partita banda larga). Da questo punto di vista, nel mercato della compravendita di consensi, ce ne potrà essere per tutti e la Rai, notoriamente, una mano non la nega a nessuno.

Per arrivare a quanto ci interessa, la Rai, buona parte della partita si potrebbe giocare intorno a chi potrà essere il ministro dell’Economia: se rimane Gualtieri si apre uno scenario mentre se invece dovesse saltare si potranno aprire giochi inattesi. Come noto, l’azionista di maggioranza, ha già inviato un avviso di sfratto imminente usando pure un’aggettivazione impegnativa: “serietà”. Stesso ragionamento per il ministro dello Sviluppo Economico, ora in mano a Patuanelli (M5S) dove si giocheranno pure partite di assoluto rilievo (ricordiamo sempre la più impegnativa per il sistema broadcast, la transizione al DVB-T”). Nel frattempo, sullo sfondo sono in corso altre partite impegnative: la prima è il confronto/scontro Vivendì-Mediaset-TIM e la seconda riguarda la ripartizione delle risorse pubblicitarie. È notizia dei giorni scorso la sentenza del TAR del Lazio contro la politica di dumping praticata dalla Rai. Infine, nei giorni scorsi è stato pubblicato l’aggiornamento di AGCOM sul SIC (Sistema Integrato delle Comunicazioni), lo stesso che secondo quanto indicato da Bruxelles dovrebbe essere rivisto ed aggiornato.   

Insomma, si sta delineando un maledetto, perverso e malefico intreccio tra politica, economia e finanza che non promette nulla di buono, a tal punto che comincia a serpeggiare il dubbio che andare alle urne potrebbe non essere il peggiore dei mali (anche chi vi scrive ha qualche perplessità).

Altro argomento che vi proponiamo alla riflessione ce lo suggerisce Marida Caterini su Il Tempo: “E’ solo la fiction di RaiUno a brillare negli ascolti”. L’articolo è tutto impostato sui numeri, sullo share che una fiction piuttosto che un’altra si guadagna ogni sera sui teleschermi generalisti. Quello che invece ci interessa sottolineare sono i contenuti di questi “racconti”. I filoni prevalenti sono ispirati a poche corde narrative: disavventure giudiziarie e talvolta criminali alle quali fa fronte o la Divina Provvidenza o il buon cuore di un poliziotto/a oppure una piacente e rassicurante assistente sociale. È tutto un mondo dove anche i più cattivi, alla fin fine, sembrano buoni, quasi umani e sempre pronti a pagare lo scotto delle loro nefandezze con il sorriso sulla bocca. È sempre tutto molto “gentile” e garbato, l’adrenalina è rigidamente sotto controllo, tanto ci pensa la pandemia del Covid a tenerla alta. Dopo un martellamento incessante di dati epidemiologici  che non lasciano quasi intravvedere speranza, almeno la fiction ci accompagna al sonno notturno con spirito confortante. 

Fa venire in mente un vecchio spot pubblicitario di una testata giornalistica dove le facce rassicurati di camionisti forti e sorridenti dicevano “dormite tranquilli che a portarvi il giornale ci pensiamo noi”. Salvo poi, la mattina dopo, li vai ad aprire e scopri che da qualche parte è scoppiata una guerra.  Il tema è aperto e si presta a molte interpretazioni. La più semplice e scontata si potrebbe riferire appunto alla drammatica circostanza indotta dal Covid: abbiamo tutti bisogno di un angolo tranquillo e una favola consolatoria: aiuta, fa bene. Viceversa, potrebbe anche generare assuefazione, come un rito desiderante, che induce a ritenere che il mondo intorno a noi sia, tutto sommato, più buono di come la realtà ce lo mostra in tutta la sua più dura e cruenta verità. L’altra metà della narrazione, quella “cattivista” la si trova facilmente nell’altra televisione, quella dei seriali Netflix ad esempio, dove pure nel migliore dei casi di grande successo (es. La regina degli scacchi) ci riporta ad un mondo di competizione e di scontro dove ognuno di noi, in ogni momento, è chiamato a fare i conti.

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martedì 26 gennaio 2021

La crisi

C’è la crisi e dunque giocoforza tutto viene posto in subordine. Anche noi oggi ci mettiamo in stand by in attesa di sviluppi. Non abbiamo la sfera di cristallo e tantomeno facciamo le carte, ma avevamo previsto che quest’anno si sarebbe creata una congiunzione astrale di portata assai rilevante e sotto le stelle di giugno avremmo avuto il panorama più chiaro.

La bellezza della politica è anche nella sua intrinseca capacità di predisporre piani e progetti che prevedono l’elaborazione di sofisticate trame e arditi complotti. Staremo a vedere nelle prossime ora da che parte condurranno.

A noi, per quanto riguarda questo piccolo Blog, non ci resta che ridere. Un affezionato lettore, conosciute le difficoltà economiche in cui versiamo (niente pubblicità e nessun abbonamento) e a proposito del Festival di Sanremo ci ha proposto di pubblicare un annuncio a pagamento:

AAA: referenziato, militesente, automunito, celibe o accoppiato, bella presenza, conoscenza lingue, disponibile spostamenti, adattabile pernottamenti con sacco a pelo in dotazione, modico compenso. Trattative riservate. Foto su richiesta, singola o in compagnia. Telefonare ore pasti 348.XXX XXXX

Tutto questo, ci ha spiegato il lettore, dopo aver letto i titolo de Il Giornale “Congiunti, spesati e rimborsati: la caccia della Rai ai "figuranti". Con i tempi che corrono, una settimana a Sanremo fa gola  a molti.

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domenica 24 gennaio 2021

Governo e Sanremo: stesso destino?

Chi vi scrive ha avuto il fortunato privilegio di lavorare in una Rai che, per molti aspetti, ora non c’è più. Correva l’anno 1994 e si voleva fare promozione di “L’arte di non leggere” una trasmissione di RaiUno, condotta da Fruttero&Lucentini con la regia di Loris Mazzetti. Cosa ci inventammo? La stampa di un libretto con le pagine vuote, bianche. Questo: 

                                           
                                               Ultima copia, preziosissima.

Tanto per dire: non perché eravamo particolarmente astuti ma solo perché si viveva e lavorava in un’Azienda “identitaria” che dava orgoglio a chi ne faceva parte. Possono dire lo stesso oggi i tanti ex colleghi che ogni giorno avvertono i rischi e le minacce che incombono sul futuro della Rai? vedi il Post di ieri sulla figura del "capo" e quella del "leader".

L’arte di non leggere somiglia molto all’arte di non comunicare. Mi spiego: chi fa questo lavoro come il sottoscritto da quasi 40 anni sa bene che il suo compito fondamentale è “comunicare” e possibilmente bene (ma questo è altro discorso) ma, in verità, spesso succede che sia necessario “non comunicare” o meglio, cercare di ridurre o impedire la propria e altrui comunicazione. In poche parole: meglio il silenzio ovvero, come si usa dire, una parola è poca, due sono troppe. Ecco allora spiegarsi il possibile rodimento che prende ogni santa mattina quando sulla Rai cominciano a sparare a palle incatenate i vari Dagospia, Striscia la notizia, Vigilanzatv, parlamentari di varia provenienza e compagnia cantando (noi, con delicatezza e simpatia, ci tiriamo fuori).

Ieri abbiamo scritto di una specie di similitudine di tempi e comunanza di ruoli tra il Governo e il Servizio pubblico. C’è dell’altro: tutti e due hanno bisogno di figure “esterne” alla loro vita fisiologica per sopravvivere. Il Governo sta alla punta di “responsabili” o di “costruttori” o ancora di “volenterosi” tutti al di fuori dei partiti che lo sorreggono, pescati qua e là a seconda delle specifiche e individuali convenienze e opportunità. Come ha detto ieri Tabacci al Corriere: “…dobbiamo dire messa con i frati che ci sono”.

La Rai invece, nel suo appuntamento più significativo, il Festival di Sanremo, sembra ora alla disperata ricerca di “figuranti” da collocare al posto del pubblico in platea, pronto ad applaudire non appena il Direttore di produzione lo ordina e magari fa fare una ola con le torce dei cellulari. Niente, non c’è verso. Alla famosa riunione tra l’AD Salini, il direttore di Rai Uno Coletta e l’agente Presta non sembra, per quanto finora abbiamo letto, siano state prese in considerazione altre ipotesi oltre a quelle già note (salvo una di cui diremo avanti).

Figurante: s. m. e f. Comparsa che agisce senza parlare o senza aver parte di rilievo in azioni sceniche, balli, cortei, ecc.; anche fig., ma non col valore spreg. che può avere comparsa (Treccani). Oppure: nel l. teatrale, comparsa ~fig. persona di scarsa importanza (Sabatini Coletti). Con tutto il rispetto per una nobile professione, c’è qualcuno che ha avuto il coraggio di scambiare il “pubblico” con i “figuranti” nella platea dell’Ariston di Sanremo. Fa fatica solo battere le dita sulla tastiera per capire che si tratta di due ruoli totalmente diversi tra loro e non interscambiabili l’uno con l’altro. Del primo si potrebbe fare anche a meno, il secondo è parte stessa dello spettacolo, vive le sue emozioni e interagisce con gli artisti, applaude e fischia a seconda del gradimento, cosa che nessun figurante mai potrebbe fare se non a comando. Provate ad immaginare una importante partita di calcio con i “figuranti”. Ancora ieri sera Amadeus ha insistito: “Il Festival ci sarà, diverso ma importante”. Già, diverso come? Ma è così difficile da capire che si sta andando a sbattere contro un frigorifero arrugginito? È così impossibile da comprendere che una cosa del genere potrebbe far girare tutto il girabile a qualche milione di persone??? Si può capire che, vista la situazione economica delle casse di Viale Mazzini, sarebbe un colpo molto duro, ma non è meno duro di quanto ognuno di noi, direttamente o indirettamente sta pagando da quasi un anno la sciagura del Covid. Non è difficile da capire. Eppure, si avverte una ostinata e perversa ostinazione a farsi male da soli. Buttiamola in caciara: ieri sera a Che tempo che fa Fiorello dixit "Da pubblico pagante a pubblico pagato. Usiamo quello di C'è posta per te. Io ancora non so se ci sarò. Arriverò all'ultimo. Sarò il tuo Ciampolillo". Che meraviglia: tutto torna tra politica e spettacolo tra Governo e Sanremo, tra comparse, figuranti, volenterosi pagati e paganti. Poi, leggiamo sul Secolo XIX, che il solito genietto della lampada ha pensato di utilizzare la famosa nave  in palcoscenico: “perché non spostare il Palco Nutella sulla tolda della nave Costa Crociere” e sarebbe questo il piano B. Fenomenale !!! Geniale !!! Perché non ci hanno pensato subito: tutto il Festival galleggiante … in balia delle onde…in mezzo al mar che luccica… fin che la barca va … stupendo !!! Al sottoscritto piacerebbe candidarsi non per essere “figurante pagato” ma comparsa pagante: un vero responsabile, un volenteroso, in soccorso delle casse Rai!!!

Tanto per intenderci, notizia di questa mattina: il World Economic Forum è stato rinviato a maggio. Uno dei principali appuntamenti economi del Mondo ha dovuto prendere atto che c'è il Covid.

Purtroppo, tutto torna poi sulla sciagurata tempesta politica, sociale e non ultimo mediatica che si è abbattuta su di noi. Figure e figuranti, attori e attanti, cialtroni e gentiluomini, capi e leader, chi sta sopra e chi sta sotto, chi a dritta e chi a mancina … tutti a fare ‘ammuina…  

bloggorai@gmail.com 

Ps: per chi ha voglia di approfondire, precisare, proporre, chiarire, dibattere etc. la mail è consultata due volte al giorno e come abbiamo sempre fatto finora rispondiamo a tutti.

La crisi: il "capo" e il "leader"

 

Nel mentre e nel quando di una domenica invernale umida e uggiosa, anche leggere i giornali è quasi una fatica. Tutto appare incerto e confuso: la crisi politica si risolverà o no? E come si risolverà, con nuove elezioni, con un governo Conte Ter? I vaccini (quali) arriveranno o no? Boh!!! Il Festival di Sanremo si svolgerà? Doppio boh!

Dunque, è verosimile, è probabile, è possibile che presto potremmo essere chiamati a fare i conti con questa stagione politica e dichiararla più o meno terminata, in un modo o nell’altro. Potremmo essere chiamati a giudicare, a dare un voto, un peso specifico, alle persone che ci hanno rappresentato e governato. Questo vale sempre e per tutti: c’è sempre una Sliding Door e in ogni momento dobbiamo compiere una scelta, piccola o grande che sia, che poi produrrà comunque conseguenze. Così, se per malaugurata ipotesi (o forse anche no) dovremmo andare a votare non ci si potrà esimere dall’esprimere un giudizio e trarre un bilancio di quanto avvenuto finora, almeno per questi ultimi tre anni e, segnatamente, per quello appena trascorso. 

È lecito porre una domanda: siamo stati governati da un capo (eletto o meno potrebbe anche essere irrilevante per quanto vogliamo proporvi alla riflessione) o da un leader? Che differenza c’è tra le due figure? Enorme: la letteratura in proposito è sterminata. Dalla storia alla sociologia, passando per la psicanalisi e per finire  al marketing: la figura e il ruolo di chi dirige, di chi guida, un azienda piuttosto che un esercito è determinante. Non appartiene a questo Blog imbarcarsi in perigliose e complesse avventure di questo tipo. Ci limitiamo, come al solito, a fare alcune constatazioni e porre domande semplici. Per una fatale combinazione, il Governo Conte 1 entra in carica il primo giugno 2018 e si trova subito a dover affrontare il problema del rinnovo di vertici Rai con la Legge del 2015. Si  può dire quindi che sono “contemporanei”. Oggi, tre anni dopo, Governo e Cda Rai potrebbero essere prossimi alla scadenza e potrebbe essere utile fare alcune considerazioni.

Fatte le debite proporzioni e con le dovute precisazioni di ruoli, competenze e responsabilità, il presidente del Consiglio Conte e l’Amministratore Delegato della Rai, Fabrizio Salini,  in questi tre anni sono stati “capi” o “leader”? Ovviamente, sul primo ci asteniamo dalla valutazione politica e magari ne riparliamo davanti alla scheda elettorale, per il secondo invece il quesito sembra più interessante. Come abbiamo scritto tante volte, se tutto va secondo quanto prevede la nefasta Legge del 2015, con la presentazione del bilancio ad aprile, si potrebbe mettere in moto la macchina per l’elezione del nuovo Cda di Viale Mazzini e così, nel nostro piccolo ci portiamo avanti il lavoro e cerchiamo di capire se chi ha guidato l’Azienda pubblica radiotelevisiva è stato più un “capo” o un “leader”. 

Sempre ovviamente, sarà necessario adottare dei metri di misura cercando, nei limiti del possibile, di astenerci da tentazioni personalistiche e mirare piuttosto ai “fatti separati dalle opinioni” (in verità non siamo molto convinti che si tratta di un metodo efficace ma non ne disponiamo di meglio). Il “fatto” centrale sul quale misuriamo i tre anni appena trascorsi è uno solo: il Piano Industriale. Per una fortuita e singolare circostanza, l’AD si è trovato scodellato sulla scrivania il Piano Industriale progettato e impostato dal precedente DG Mario Orfeo. Il Piano rimane in stand by fino al 6 aprile 2019 quando viene approvato con due voti contrari (Laganà e Borioni) e supera poi il vaglio della Vigilanza Rai con un Atto di indirizzo sul piano industriale della RAI 2019-2021 (Approvato nella seduta del 7 novembre 2019) dove però si indicano dettagliatamente alcuni vincoli e impegni. 

Da rileggere dettagliatamente il documento originale:  http://www.parlamento.it/application/xmanager/projects/parlamento/file/repository/commissioni/bicamerali/vigilanzaRAI18/Documenti_approvati/atto_di_indirizzo-1-piano_industriale_rai.pdf

Già dalla lista degli impegni è possibile trarre alcune indicazioni.

Nel frattempo a Viale Mazzini è successo di tutto e di più e la domanda che abbiamo posto se l’AD sia stato un “capo” o un “leader” trova la sua giusta connotazione solo se posta nella giusta cornice dei risultati conseguiti rispetto ai compiti assegnati. Vale per il Governo Conte e, in debita proporzione, vale per l’AD Rai. Ma la riflessione che proponiamo non è solo di "contabilità gestionale"quanto più  di natura culturale. Si può affermare, semplificando, che la differenza tra un “capo” e un “leader” è nelle caratteristiche della capacità di “comando”. Il primo ordina, il secondo propone. Il primo impone, il secondo prospetta un piano. Il primo si adegua alle circostanze, il secondo prova a prevenirle e così via. Cosa è successo nella cultura nazionale del Paese durante questi tre anni con l’ultimo funestato da Covid? Come è stato “raccontato” dal Governo e dal Servizio Pubblico radiotelevisivo e, al suo interno, quale progetto o visione di Rai per il prossimo futuro è stata proposta? In ultimo, sempre a proposito di differenze tra “capo” e “leader”: di quale “cultura” aziendale si è fatto stratega e portatore l’Ad Rai???

Per la cronaca: da segnalare l’articolo di Andrea Biondi sul Sole di venerdì scorso con il titolo: “Sorpasso storico della pubblicità: la raccolta Web batte la televisione”. Su Sanremo, per quanto leggiamo sui giornali (Repubblica, La Stampa e Il Fatto) oggi registriamo un crescente malumore: dubbi, rischio e bandiera bianca.

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sabato 23 gennaio 2021

Il sabato del villaggio

Oggi pausa di aggiornamento. Ci sono molti argomenti da trattare. A presto. 


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venerdì 22 gennaio 2021

Il nervosismo del cambio di stagione

La mia antica nonna, buonanima, usava dire che all'approssimarsi del cambio di stagione era necessario farsi trovare preparati e .. zacchete.. preparava il bibitone con la Vitamina B12, una schifezza che ancora si sente l'odore.

A proposito di parentele: i genitori di tutte le battaglie si sono dati appuntamento nel 2021. Lo avevamo scritto da tempo perché noto a tutti: per quest’anno ci sono in ballo l’elezione del Presidente della Repubblica, i sindaci di grandi città e qualche centinaio di posti nelle Azienda partecipate e controllate dalla Stato e, tra queste, il Cda Rai. Si tratta di battaglie, appunto, nervose anzitutto perché non è chiara la tattica e, ancor più, la strategia.  

Mettere le mani, orientare, influenzare  tanta roba come questa implica mettere in campo tutte le forze disponibili. Per quello che ci interessa, il count down per Viale Mazzini è già iniziato e si avverte un certo nervosismo al VII piano e dintorni. La posta in palio ha valore strategico più di ogni altra partita: significa poter cambiare un direttore di Tg o di una Rete e contribuire a fornire la cosiddetta “narrazione” del Paese non è proprio cosa da poco. Già, perché sono molti sono ancora convinti che controllare un Tg o avere qualche giornalista “amico” possa modificare gli orientamenti dell’elettorato. Berlusconi ha “controllato” per anni sia la Rai sia la sua Azienda e, ciononostante, si è ridotto ad un partitino da prefisso telefonico. Fatto sta che la tentazione sembra forte e allora si intuiscono tanti movimenti. Piccole cose ma significative: prima l’attacco ad un sito “scomodo” per minacciare “azioni giudiziarie” (siamo sempre in attesa dei vari Consiglieri democratici, sindacati, Articolo21 etc che esprimano un pensiero su questo argomento), poi “dirigenti fantasmi” che ventilano interviste a Striscia la notizia (dove si fa un curioso riferimento agli 80 milioni che il Governo ha promesso di restituire alla Rai). 

Come pure abbiamo scritto nei giorni scorsi, l’obiettivo tattico è la fine di giugno: inizia il semestre bianco di Mattarella e si dovrà procedere (se già non avvenuto prima) all’elezione di una nuova governance di Viale Mazzini. Nel frattempo, come ogni anno, comunque, si svolge il Festival di Sanremo che, per questa occasione, diventa anch’esso terreno di grande battaglia. Lo avevamo immaginato e scritto da tempo: non ci sono (e non c’erano già da tempo) le condizioni per svolgerlo in condizioni normali eppure, come abbiamo letto nei giorni scorsi a Viale Mazzini si è svolta una riunione alla quale ha partecipato un noto e cointeressato agente di spettacolo per decidere che comunque il Festival s’ha da fare. Per quanto ci è stato riferito, pare, sembra, dicono, che a questo incontro non ha partecipato il DG che, pare, sembra , dicono, da tempo attende di avere un incontro/confronto con l’AD. Attenzione, si tratta dello stesso DG del quale, poco tempo addietro, è stato scritto che sembra essere il candidato del PD alla successione di Salini.

Fatto sta che a Viale Mazzini il Festival lo si vorrebbe fare a tutti i costi. A stretto giro o di posta gli ha risposto prima il Prefetto di Imperia: no! finché è in vigore il DPCM che scade il 5 marzo, non si può fare. Oggi leggiamo che pure il mondo dello spettacolo (cinema, teatri) ha detto no: non è possibile immaginare deroghe ad una disposizione che vale per tutti: Arbore:“c’è la pandemia, non si può far finta di niente” e Alberto Mattioli su La Stampa “Emma Dante, grande regista di prosa e lirica, che su Facebook ha scritto quel che tutti pensano: «Se si decide di fare Sanremo con il pubblico, si riaprono i teatri e i cinema. È pacifico», e anche abbastanza lapalissiano: almeno nella disgrazia valga la par condicio. Apriti cielo. I social hanno plebiscitato l' uscita della Dante e subito sono arrivate altre dichiarazioni. Per esempio, quella di Manuela Kustermann, attrice e direttrice del Vascello di Roma: «Se il Festival di Sanremo apre al pubblico, mobilitiamoci, scendiamo in piazza. Ci sentiamo mortificati, dimenticati”. Poniamo sempre le solite, semplici, domande: ma era così difficile immaginare che quest’anno sarebbe stato del tutto diverso da tutti gli anni precedenti?

Passiamo ad altro: la cronaca di oggi (da MF) ci riferisce che Mediaset ha fatto un passo ulteriore verso la creazione di un polo europeo delle televisione generalista gratuita. Potrà piacere o meno, ma hanno un progetto, un‘idea. Possono dire altrettanto a Viale Mazzini? Andiamo avanti … c’è posto per tutti.

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giovedì 21 gennaio 2021

Il Coraggio di essere "normali"

Chi vi scrive può vantare un piccolo privilegio: sotto casa c’è uno storico bar, di passo e di quartiere, dove ci si incontra, si prende il caffè la mattina o il the nel pomeriggio, dove molti giovani vanno a studiare, altri fanno affari o si incontrano semplicemente per un saluto e dove ci si scambia il consueto saluto “come va?”. E' vicino all'edicola. Il luogo è ben arredato, ampio e confortevole e dotato di due giornali buoni per tutti: il Messaggero e i Corriere dello Sport. È un luogo di “passo” perché si trova lungo una strada molto trafficata, si parcheggia facilmente, ha i tavoli anche all’aperto dove anche in pieno inverno ci si siede volentieri. È un luogo di “quartiere” perché ne rappresenta una sua identità. È accanto ad un teatro (chiuso da tempo) e vicino ad una libreria. Vicino scorre una pista ciclabile. A pochi metri c’è il mercato coperto dove, al suo interno, hanno avuto la brillante idea di aprire una specie di “mensa” dove con 5 euro si mangia un eccellente piatto di pasta (consigliata la matriciana). Insomma, un bel quartiere. Come tanti altri luoghi, come tante altre situazioni, come tante altre parti del Paese dove si è e si cerca di essere normali, nonostante le difficoltà, nonostante la pandemia.  

Cosa c’entra tutto questo con il Servizio Pubblico, con la Rai? C’entra, c’entra … e come se c’entra. Perché in un luogo normale, chiamatelo Paese, si agisce in modo normale. Perché quel luogo che via abbiamo descritto cerca di essere un luogo “normale” dove si rispettano le leggi, le disposizioni, i regolamenti e ci si aspetta che questo valga per tutti, senza eccezioni pretestuose o deroghe fantasiose. Se a tutti noi è vietato prendere il caffè seduti al bar sotto casa, se a tutti noi è vietato andare allo stadio a vedere una partita, se a tutti noi è vietato andare a trovare una persona cara, anziana e forse pure ricoverata in una RSA, se a noi tutti è stato vietato di andare tutti insieme alla Messa di Natale, se a tutti noi è vietato andare a scuola o al lavoro come avveniva prima del Covid, se infine, a tutti noi, è vietato abbracciarci, baciarci e stringerci le mani per un saluto … per quale dannato motivo dovrebbe essere lecito fare un’eccezione per Sanremo?

Per fare scelte importanti però ci vuole coraggio. Ci vuole tanto coraggio anzitutto perché un problema del genere non deve essere affrontato tra un agente di spettacolo e l’AD di un’Azienda pubblica come la Rai. Semmai, l’incontro ci sarebbe dovuto essere prima con il Prefetto locale Alberto Intini, che oggi leggiamo gli ha detto chiaro e tondo che non si può fare almeno fino al 5 marzo, giorno di scadenza del DPCM in vigore che “non consente spettacoli aperti al pubblico nei teatri e nei cinema anche all'aperto”. Se questo incontro fosse avvenuto per tempo, ci saremmo risparmiati tutta questa tarantella e magari si sarebbe potuto impegnare lo stesso tempo per immaginare qualcosa di diverso. Leggiamo pure che qualche fantasista, geniale, ha proposto un pubblico di “figuranti” regolarmente pagati. Follia, follia, follia: provate ad immaginare una finale di campionato di calcio con il pubblico di “figuranti” che ad ogni azione dell’una  dell’altra squadra e quando avviene, su richiesta dell’allenatore, si alzano in piedi e urlano “gooollll !!!!”. Provate ad immaginare Sanremo, con i figuranti che su richiesta del Direttore di produzione (quello con la cuffia, sempre agitato ai lati del palcoscenico) ai alzano in piedi, applaudono e fanno la ola al temine dell’esibizione di Orietta Berti, ricordando i bei tempi di Quando la barca va .. lasciala andare...

In un certo senso, per paradossale che possa apparire ma no lo è, ha ragione Amadeus: lo spettacolo è tale se ha un suo pubblico, di presenza, che vive e partecipa le emozioni dello spettacolo stesso, sia esso sportivo, teatrale, cinematografico o di qualsiasi altro genere. Ma Sanremo è Sanremo anzitutto per la sua rilevanza televisiva: cosa sarebbe senza le telecamere di RaiUno che lo diffondono in Italia e nel mondo? Sarebbe stato poco più di una sagra di paesello ricco e fortunato per la sua posizione geografica. Se questo è il termine del problema, cioè la dimensione mediatica universale, ci sono solo due possibilità entro le quali scegliere: o si accettano le drammatiche regole imposte dall’emergenza Covid e almeno fino al 5 marzo non si fa nulla, oppure si propone un evento esclusivamente televisivo, cioè senza pubblico di alcun genere, senza giornalisti, senza assembramenti di alcun tipo, interni o esterni al teatro. Tanto per dare un’idea: lo scorso anno sono state rinviate le Olimpiadi, e nessuno ci venga a dire che si sarebbero potute fare lo stesso mentre nel resto del mondo il Covid imperversava mietendo vittime a migliaia.  

Ancora una volta, domandiamo: i fini strateghi, i grandi comunicatori di Viale Mazzini ce la fanno a dare una prova di coraggio e di senso pubblico del loro lavoro? Con un pizzico di impegno, ce la potrebbero anche fare e magari, prima della fine del loro mandato, lasciare  segno positivo del loro passaggio al VII piano di Viale Mazzini. Forza, dai … magari ce la fate … coraggio !!!

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mercoledì 20 gennaio 2021

Il Futuro del Paese (e della Rai) tra il "ma", il "se" e il "boh"

Le sorti del Paese e della Rai legate ai “ma” e ai “boh”. Da accaniti giocatori (di tutto: dal poker al risiko, dagli scacchi al tresette) aggiungiamo pure il “se”. La congiunzione “ma” è quella che segna la lettura della votazione al Senato di ieri sera e che si trova nei titoli del Corriere e de La Stampa: “Fiducia a Conte ma con 156 voti” il primo e “Conte si salva ma così non governa”. La interiezione “boh” (secondo la Treccani esprime incertezza o incredulità, oppure disprezzo, riprovazione) è la risposta ai genitori di tutti gli interrogativi: e ora cosa potrà succedere? Boh!!! Tante le variabili in gioco: anzitutto l’evoluzione della pandemia e poi l’economia e quindi la società tutta sottoposta ad una pressione inattesa e spaventosa e dalle conseguenze ancora tutte da verificare.

La stessa domanda, per quanto riguarda e interessa questo Blog, si pone per il destino del Servizio Pubblico dove abbiamo rilevato una singolare quanto fatale combinazione: sia la maggioranza che sorregge (si fa per dire) Conte sia l’attuale Cda Rai devono “tirare a Campari” fino a giugno. Per la politica significa arrivare alla soglia di sbarramento dell’impossibilità di sciogliere le Camere con l’inizio del semestre bianco di Mattarella e, nello stesso mese, si dovrebbe procedere al rinnovo degli amministratori di Viale Mazzini. In verità, ci spiega dottamente un nostro esperto consulente, a norma di Codice Civile, il Cda si potrebbe anche considerare dimissionario con la presentazione del bilancio che dovrebbe avvenire entro la fine del prossimo aprile e questo potrebbe dar modo ai due rami del Parlamento di procedere alla nomina dei nuovi consiglieri. Beninteso, ci sono anche in questo caso molti “ma” e molti “se” insieme a qualche “boh”. Il primo “ma” si riferisce alla legge 220 del 2015 con la quale sono stati introdotti i criteri di nomina del Cda. Da molte parti sono state avanzate proposte di modifica della governance (PD, M5S e Leu), cioè le tre forze di governo, ma, appunto, è lecito dubitare che con questi chiari di luna ci possa essere voglia e tempo per occuparsene. Quindi, in soldoni, si va al rinnovo con la vecchia Legge e poi si vedrà. Già, ma quando? Alla sua naturale scadenza oppure, come molti vaneggiano, si può immaginare una proroga? Questa è sempre possibile “de facto” come la recente storia di AgCom ci ha insegnato. È sufficiente non fare nulla e lasciare tutto in sospeso, esattamente come gli altri grandi dossier sui quali il Governo in carica ha dato ampia prova di incapacità a decidere: Ilva, Autostrade, MPS, società unica per la fibra etc.

Non ci stupirebbe affatto che gli eventi possano andare in questa stessa direzione. Nei giorni scorsi abbiamo riferito di alcuni umori che abbiamo intercettato a Viale Mazzini: la crisi di governo e il possibile scioglimento anticipato delle Camere avrebbe fatto tirare fuori le bottiglie di Prosecco dai frigoriferi personali di tanti dirigenti, per lo più in transito ma anche qualche residente stanziale, proprio perché, di fatto, avrebbe impedito “manu militari” il rinnovo del Cda e dato quindi la stura alla sua proroga. Salini &Co (e poi vedremo &Co) avrebbero avuto buon gioco nel sostenere che “questo ci consentirebbe di riprendere il Piano industriale sospeso da un anno causa Covid”.

Ci appare una ipotesi ormai, forse, naufragata perché come abbiamo scritto, si faranno le barricate pur di non andare alle elezioni anticipate dove si rischia l’osso del collo e si consegnerebbe il Paese nella mani di un elettorato che sembra fortemente orientato a votare a destra.

Dunque, ora cosa succede alla Rai “se” Conte riesce a rimettere in piedi i cocci del suo Governo? La risposta potrebbe anche essere “boh”, però qualche indizio che potrebbe consentire qualche azzardo si può intravvedere. La Rai è un nervo scoperto nelle sensibilità politiche per noti motivi e solide argomentazioni. Non conviene a nessuno lasciarla in balia degli eventi, economici anzitutto. Nell’ultimo periodo, a parte Conte, pochi hanno dato segnali distensivi verso Salini &Co, per primo Gualtieri che gli ha intimato un chiaro avviso di sfratto con allegato giudizio di merito sul suo operato condensato nell’uso ripetuto dell’aggettivo “serio” nella sua relazione in Vigilanza. In soldoni, se Gualtieri rimane Salini prepara i bagagli. Difficile immaginare che l'Azionista di maggioranza Rai possa rimangiarsi quanto ha detto. C’è però una variabile incognita che potrebbe sparigliare il tavolo e non si riferisce subito alla Rai: la partita Mediaset/Vivendi con in mezzo TIM  (ad aprile ci sarà l'Assemblea) che passa, a sua volta, nella grande partita della ripartizione delle risorse economiche e nel riassetto dello sviluppo tecnologico del Paese. Questi soggetti intervengono pesantemente in tutto il perimetro delle TLC e dall’esito di questo confronto/scontro si potrà capire qualcosa di più sul ruolo che potrebbe ricoprire il Servizio Pubblico. 

Certo, se dovessimo giudicare alla luce di quanto finora successo, se tanto mi da tanto, il Destino sembra già segnato. Per la Rai si tratta di marginalità o irrilevanza o, nella migliore delle ipotesi, confinamento alla periferia dell’impero mediatico. Sotto botta della pubblicità in ribasso, sotto schiaffo dei vari Neflix e soci, indifferente alle grandi partite sui contenuti (salvo la fiction), inosservata sugli investimenti tecnologici (transizione al DVB-T2). Lo abbiamo scritto e non abbiamo ricevuto smentite: non vediamo all’orizzonte il VII cavalleria che potrà salvare, appunto, il cavallo di Viale Mazzini. Ieri, ascoltando i vari interventi al Senato, abbiamo colto un segno comune: la mancanza di una visione, di un progetto generale, di una prospettiva, di un’identità del Paese. Anche questo abbiamo scritto e oggi più che prima lo riproponiamo: vale lo stesso, pari pari, per la Rai. Se Salini &Co hanno una colpa primigenia e imperdonabile ed è proprio nel non avere fatto NULLA in questo senso. Non hanno mosso una virgola per promuovere un dibattito, una riflessione, un’idea di Rai per il prossimo futuro. Amen. Sotto al prossimo.

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Ps: su Sanremo siamo all'inizio di una battaglia epocale: sarà difficile sostenere che il resto del Paese sarà chiuso e solo il Festival sarà aperto.

martedì 19 gennaio 2021

Il gioco si fa duro, molto duro

Questa mattina facciamo fatica a trovare un attacco del post. In ordine i temi che proponiamo sono: anzitutto un’iniziativa minacciosa dell’Ufficio Legale della Rai contro un sito presunto colpevole di “ripetute condotte diffamatorie nei confronti di Rai”. A pari merito di rilevanza, proponiamo le recenti disposizioni approvate in Cda, con il voto contrario di Borioni e Laganà, sul budget 2021 che “… prevede rilevanti interventi di razionalizzazione dei costi operativi per circa 70 milioni di Euro” indirizzati, per quanto hanno dichiarato pure le organizzazioni sindacali, alla riduzione del costo del lavoro. Infine, il capitolo Sanremo che, come prevedibile, ogni giorno fornirà argomenti interessanti.

Prima di proseguire, tanto per introdurre, vi consigliamo di mettere l’audio di fondo con questo link:  https://www.youtube.com/watch?v=8OX7RO9qiZ8 e, a seguire, rivedere questa imperdibile clip: https://www.youtube.com/watch?v=H7mO3JxMoek . Il tema è questo: alla vigilia degli ultimi giorni per alcuni inquilini del Palazzo, il gioco comincia a farsi duro e loro vorrebbero reagire con durezza.

Allora, ricostruiamo: il sito www.vigilanzatv.it da alcuni mesi, ogni giorno, martella come un tamburo e prende a sportellate autori e soggetti delle “presunte” nefandezze operate a Viale Mazzini. Il sito è in buona compagnia, da oltre un anno, con Striscia la Notizia su Canale 5 che ha iniziato a randellare sulla Rai e su alcuni suoi dirigenti. Il tutto, regolarmente ripreso da Dagospia. Da dove attingono tutte queste notizie? Semplice: dalla Rai stessa che è soggetto attivo delle sue iniziative più o meno nefaste e da quanti, dal suo interno, forniscono le notizie e le informazioni utli a confezionare gli articoli. Evidente come a molti inquilini di Viale Mazzini tutto questo faccia venire l’orticaria, il morbillo, il ballo di San Vito. Cosa ti pensano bene allora di fare? Una bella minaccia di “adottare conseguenti azioni giudiziarie”. Avete capito bene: un’iniziativa ostile e intimidatoria contro chi scrive e contro chi scrive su argomenti scomodi e fastidiosi. In attesa di leggere commenti e iniziative dalla FNSI, dall’Usigrai, dagli stessi Laganà e Borioni, dei sindacati, di Articolo21, il Senatore Primo Di Nicola che su questo tema ha presentato un disegno di legge (vedi questo articolo sul tema querele temerarie e minacce intimidatorie ai giornalisti: https://www.articolo21.org/2020/11/querele-temerarie-la-legge-sgradita-ad-una-maggioranza-trasversale/ )  e quanti altri. Quando si ricorre ai giudici e agli avvocati in tema di informazione non è mai un buon segno e suscita preoccupazione e allarme. Per ora ci limitiamo a porre tre semplici interrogativi.

1) perché non si risponde nel merito dei problemi sollevati (costi, sprechi etc)?

2) perché con la stessa forza non si minaccia Mediaset e Striscia la Notizia?

3) una fonte di iniziative parlamentari è Michele Anzaldi (unico in Vigilanza Rai che compie dettagliatamente il proprio compito): perché non se la prendono con lui?

Se volete saperne di più andate direttamente sul sito www.vigilanzatv.it

Argomento n.2: le casse di Viale Mazzini sono in rosso e potrebbero esserlo per molto tempo ancora. È un tema ricorrente e che viene da lontano: sprechi, inefficienze, costi fuori controllo di vario genere. Di chi è la colpa e su chi si fanno ricadere le responsabilità? Ovvio: sui dipendenti e nemmeno su tutti. Leggiamo Borioni e Laganà: “Il budget 2021 prevede interventi per circa 67 milioni di euro, quasi la metà riguardano il costo del personale. Questo si tradurrà in tagli alle maggiorazioni di chi fa turni e agli straordinari con tutte le conseguenze del caso. Non risultano invece interventi sul costo del personale dirigente; non c’è stata dunque la volontà di armonizzare le numerose sperequazioni che il tetto di 240 mila euro ai compensi ha prodotto. Cosi come non abbiamo compreso, nonostante i nostri ripetuti solleciti, per quale motivo non siano stati rinegoziati per eccessiva onerosità sopravvenuta i contratti di collaborazione artistica di durata pluriennale, alcuni dei quali molto onerosi…A fronte degli 80 milioni di maltolto restituiti dal governo nell’ultima legge di stabilità, manca dunque una razionalizzazione, riorganizzazione e soprattutto qualunque progetto di rilancio dell’azienda, in grado di migliorare la capacità di offerta e competizione sul mercato”. Ne abbiamo scritto spesso: quanto costa per quanto rende RaiNews24 con ascolti che oscillano intorno al 0,6%? Inoltre, secondo dati AudiWeb pubblicati da PrimaOn line, il sito di RaiNews24 figura al 53o posto nella classifica dei primi 100 brand italiani di informazione on line. Sufficente?

Questo tema ci conduce direttamente al punto 3: Sanremo. Leggiamo oggi sul Corriere della Sera che ieri si è svolta a Viale Mazzini una riunione del vertice Rai al quale ha partecipato l’agente di Amadeus, Lucio Presta. Ma perché un agente partecipa a decisioni di tale rilievo strategico per la Rai? È parte in causa e non di poco conto visto che rappresenta interessi economici (i suoi) considerevoli. Nel merito di Sanremo, a quanto abbiamo già scritto aggiungiamo: per quale dannato motivo se agli italiani non è concesso di andare allo stadio, di partecipare a funzioni religiose, di spostarsi da un comune ad un altro, di prendere un caffè, deve essere consentita una deroga per il Festival? Si deve fare perché è giusto che sia? Va bene, ma allora le stesse regole debbono essere adottate per tutto e per tutti: cinema, teatri, sport e ogni altra attività sociale che possa prevedere “assembramenti”.

Se avete visto la clip su Animal House che vi abbiamo proposto, avrete notato che quando Bluto chiede alla sua banda: “chi mi segue?” nessuno si alza.

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lunedì 18 gennaio 2021

Semplicemente: un futuro incerto e confuso

Nei giorni scorsi i lettori hanno trovato le pagine del Blog vuote. Non è la prima volta e, purtroppo, non sarà l’ultima. Da tempo è consolidata una tendenza al silenziamento, al riposizionamento indietro dei temi sul Servizio Pubblico radiotelevisivo, sulle tecnologie delle comunicazioni, sulle nuove dimensioni e caratteristiche dei mercati, sui diversi linguaggi dei nuovi prodotti audiovisivi. Tanto per tenerci aggiornati e rinfrescare la memoria: sul sistema delle TLC il Governo ne aveva fatto un punto specifico di programma che, ca va sans dire, non è mai stato nemmeno preso in considerazione; sulla rete unica, dopo una vampata d’agosto è caduto l’oblio in attesa dell’Assemblea TIM mentre si cerca di capire la soluzione dell’intricata vicenda Vivendi/Mediaset; lo stesso Recovery plan non ha evidenziato particolare brillantezza di attenzione su questi temi (vedi il 5G); il mercato degli audiovisivi, sia nelle risorse economiche e sia nei contenuti, è in grande fibrillazione mentre una nuova “grammatica” della televisione si sta scrivendo e tutto questo non trova spazio e attenzione. La pandemia occupa tutti i perimetri di rilevanza mediatica e impedisce di sviluppare un pensiero, una visione, una prospettiva, un progetto alternativo alle crisi, quali che siano.

Sono giorni difficili da interpretare. È difficile capire se, come e quando la pandemia potrà finire. È difficile fantasticare se e come il Governo potrà proseguire. È difficile immaginare in che modo la Rai potrà uscire dal pantano in cui sembra agitarsi. Semplicemente: un futuro incerto e confuso. Ovviamente, ne risente anche questo Blog che proprio sulla ricerca di un possibile futuro del Servizio Pubblico ha fondato e poggia buona parte della sua natura, del suo scopo. Il Destino della Rai è appeso alle sorti del Governo: se questo resiste alle intemerate tensioni, le sorti dell’attuale Cda potrebbero esser segnate ed essere iniziato il count down. Se, viceversa, salta tutto il tavolo, Salini &CO hanno fondate speranze di vedere proroga, deroga e surroga del loro mandato, in attesa di tempi migliori, magari con un nuovo quadro politico. A Viale Mazzini, ci riferiscono, molti tifano per questa seconda ipotesi e, nel frattempo,  regna una sottile inquietudine e come spesso avviene in tali circostanze “quieta non movere”.

Da aggiungere che ci troviamo in buona compagnia di tanti altri nostri colleghi che non sanno più cosa scrivere e l’unico argomento che potrebbe tenere banco nei prossimi giorni è sapere se, come e quando si svolgerà il prossimo Sanremo. Oggi da segnalare solo un fondo di Aldo Grasso sul Corriere. Per parte nostra, lo abbiamo già scritto: in un Paese dove la scuola è in grandi difficoltà, il lavoro è poco e molti posti sono a rischio, cinema e teatri sono chiusi e non ci è concessa nemmeno una pizza con gli amici mentre nel mondo sono state rinviate le Olimpiadi, insieme ad innumerevoli altri grandi eventi di rilevanza globale, se dovesse mai succedere che il Festival dovesse saltare o essere rinviato non ci sembrerebbe una tragedia nazionale.

Certo, per le casse della Rai si tratta di circa 37 milioni in ballo che si aggiungerebbero ai tanti altri milioni di deficit previsti per il 2021. Allora, se proprio si deve fare, ci sono soluzioni ragionevoli e praticabili da adottare subito: ci deve essere il pubblico? O si fa come Mediaset oppure con i “posti” occupati da video e gli spettatori in streaming. Gli esempi non mancano: il concerto di Vienna e gli incontri di Wrestling come vi abbiamo accennato come pure il  congresso della CDU tedesca con i delegati partecipanti in remoto. Ma, diciamo pure che se dovessimo porre una scala delle priorità, in questo momento ai primi posti non ci sarebbe proprio Sanremo non solo per noi ma per tanti altri milioni di persone. Certo, “Sanremo è Sanremo” sostengono invece gli altri milioni (tanti) di telespettatori che durante i giorni del Festival sono incollati di fronte al teleschermo. Si tratta pur sempre di un evento sociale e culturale che, finora, ha sintetizzato l’immagine di un Paese non solo con le canzonette. Ma si potrebbe trattare pure di una circostanza in cui questa immagine si potrebbe rappresentare anche in altro modo, non foss’altro perché, forse, questo Paese è cambiato mentre al Festival si beano di proporre per la prossima edizione nientepopopodimenoche Orietta Berti. Cosa si potrebbe fare in alternativa? Esclusa la 29° riedizione di Montalbano o Don Matteo, escluso un documentario acquistato o la finale di una campionato del Mondo con l’Italia vincente. Se avessimo una risposta proponibile, anzitutto registreremo il Copyright e  poi, nel caso la proporremmo al migliore offerente. Bene. Detto questo, temiamoci pronti: nei prossimi giorni ne sentiremo di tutti colori.

A proposito di documentari: ieri in seconda serata è andato in onda su RaiUno un documentario su San Patrignano realizzato da un produttore esterno in collaborazione con Rai Cinema. Un tema importante: i giovani e la droga. Bene, perbacco!!! La Rai si occupa di questo argomento che sembra esser passato in secondo piano nella cronaca nazionale. Complimenti !!! ma, ci sorgono un paio di domandine semplici semplici: proprio ora , dopo tutte le polemiche seguite alla diffusione di Sanpa realizzato da Netflix con immagini Rai? Non si poteva fare prima? Per realizzare interviste con gli ospiti della comunità era proprio necessaria una coproduzione? I “potenti mezzi della Rai” da soli non sono sufficienti? Infine: perché non se ne è occupata la Magnifica Direzione Rai Documentari?

Nota a margine e parliamo di cose serie: stanno uscendo i primi risultati del nostro sondaggio proposto nei giorni scorsi con i “profili” dei nostri lettori che vi anticipiamo.

A) Lettore di sinistra, democratico, progressista e ambientalista. Viva la Rai e abbasso Mediaset. Qualsiasi cosa possa succedere, tutto quello che Mamma Rai propone e dispone va bene. È costretto a pagare il canone, dunque esiste. Poi, si vedrà.

B) Lettore futurista. Giovanile, colto, benestante (ricco di famiglia), metropolitano o provinciale avveduto e informato. Pioniere dei VHS, dei DVD e ora di Netflix, Amazon Prime, DAZN e NowTV. Ignora chi sia Amadeus, per il Tg si accontenta di Mentana e poi naviga sui siti News.

C) Lettore passatista. Ahhh ..bei tempi quando c’era la Tv dei Ragazzi, il film del mercoledì, il secondo tempo di una partita di seria A in chiaro gratis, lo spettacolo del sabato sera. Sanremo for ever. Ignora la Smart Tv, non possiede la parabola satellitare e non sa usare un tablet. Un pò anziano e con qualche sfumatura verso destra (conservatore?).

D) Lettore Tira a Campari...sta. Occupato in tutt'altre faccende e solo con la coda dell'occhio vedrà Sanremo. Molti risiedono a Viale Mazzini e tengono famiglia. Politica e Rai? sempre la stessa minestra. Franza o Spagna purchè se magna. In fondo in fondo, leggermente arrabbiato e rancoroso: fate  'n pò come ve pare!

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domenica 17 gennaio 2021

sabato 16 gennaio 2021

La nuova televisione e lo scoop

È trascorso oltre un anno (12 novembre 2019) da quando abbiamo pubblicato questo post : 

http://bloggorai.blogspot.com/2019/11/le-apparenze-ingannano.html 

e, a quanto sembra, non solo siamo allo stesso punto ma, anzi, forse, siamo anche peggiorati.

Questa mattina eravamo tentati di pubblicare uno scoop: abbiamo intercettato un dialogo tra un importante dirigente, diciamo quasi un Amministratore Delegato, di una grande azienda audiovisiva e diciamo un cittadino, un telespettatore qualunque. Però, ce lo terniamo da parte per i prossimi giorni: molto interessante.

Allora, tanto per tenerci aggiornati con uno sguardo sempre attento nel passato  vi proponiamo stralci di un articolo di Paolo Monelli pubblicato su La Stampa nel 1954 (il testo integrale è disponibile su richiesta a bloggorai@gmail.com).  

Avevamo sperato per qualche tempo — pazza speranza, ma viviamo in un'epoca di sorprese e di meraviglie — che la televisione in Italia non si avverasse mai, e restasse limitata agli esperimenti e a qualche costosa emissione come quelle che si hanno finora nel settentrione della penisola. In generale gli italiani sono fin troppo solleciti a prendere dagli altri popoli le novità, e più zelanti di quelli nell'adottarle…

Della radio ci siamo fatti una tortura appena inventata, apparecchi aperti al massimo nell'appartamento del vicino, nel caffè, nella trattoria; in America una società di autobus fa un'inchiesta fra i suoi clienti se gradiscano la radio nelle sue carrozze o no, da noi senza chiedere il parere di nessuno si fa andare la radio negli autobus di gran turismo, si fanno strillare altoparlanti sulle piazze, sulle spiagge, nelle stazioni; son soldi buttati via prendere la vettura letto da noi, ad ogni stazione una voce rimbombante vi desta, vi perpetua l'ossessione del viaggio con le calde note romanesche della stazione di Orte, e le acche aspirate di Arezzo e di Firenze, e il grasso erre petroniano di Bologna. E guardate come si diffonde la moda sgarbata e villana delle radio portatili; l'altra sera a Capri al caffè di piazza abbiam dovuto tutti sorbirci le insulse melodie che uscirono per ore da una di quelle scatolette, che avevano collocata sul tavolino una fanciulla vestita da odalisca e un giovanotto con un giubbone di cuoio decorato da lunghe frange sulla costata delle maniche e lungo l'orlo, come usano, anzi come usavano, i cow-boys del Texas. Menti sconvolte. Frettolosi dunque e alacri sono gli italiani a prender su le invenzioni e i nuovi ritrovati; ragione per cui, considerato che nei cinque anni da che la televisione trionfa negli altri Paesi da noi non si sono avuti che timidi esperimenti, c'era la speranza, ripeto, che le difficoltà per introdurla da noi fossero gravissime, invincibili;…

Avremo la televisione in Italia, l'abbiamo già, assai prima della fine del mondo; anzi, se la fine del mondo avverrà a rate, e la nostra nazione sarà fra le ultime a scomparire, potremo goderci sullo schermo la visione del cataclisma in America o in Australia e rallegrarci per breve tempo di essere i fortunati e i sopravvissuti. Fra pochi mesi saranno già numerose sugli edifici quelle antenne fatte come un fusto di ombrello; ci saranno in tutti i bar quegli schermi con sii la danza di spettrali figure, grige in una nebbia grigia (per poco tempo, il David Sarnoff Research Center of the Radio Corporation of America ha già fatto esperimenti ben riusciti di televisione a colori). Per qualche tempo l'alto costo degli apparecchi terrà immuni le famiglie borghesi e operaie da questo flagello (ma vedrete come si agiteranno i giornali di sinistra perché anche al popolo sia concesso contagiarsi di questa tabe) ; ma è inutile illudersi, gli apparecchi verranno a buon mercato, e con le vendite a rate accessibili a tutti.

Non soltanto la crisi del cinematografo, o una nuova violenta forma di propaganda politica, per cui ogni famiglia si tiene in casa sua per una mezz'ora intiera, e più volte, il candidato dell'uno e dell'altro partito, lo sente e lo vede parlare come lo avesse dirimpetto, noverandogli i foruncoletti sulla pelle e le stille di sudore sulla fronte. Ma la televisione non ucciderà soltanto il cinematografo e il teatro, è sulla via di annullare quelli che sono stati finora i rapporti sociali e familiari, come già oggi la radio e il cinematografo hanno ucciso la conversazione. Proclamano i costruttori di apparecchi che la televisione ha ricostituito il focolare domestico, le famigliole non hanno più bisogno di uscire e disperdersi per questo o quello spettacolo perchè hanno tutto in casa, si godono in pigiama e pantofole il cinema, l'incontro di pugilato, la lezione politica, il pettegolezzo sociale, la dimostrazione dei pregi di questo o quell'aggeggio domestico che prima andavano a farsi fare nel grande emporio (ve l'ho detto, gli americani hanno una mania per queste cose c 'gli piace l'eloquenza della pubblicità), la biancheria intima della diva, la sfilata sulla quinta avenue. «Imbottire i crani» Ma verrà tempo in cui tutti vorranno stare a casa per vedere la sfilata e nessuno vorrà scomodarsi a sfilare; occorrerà stabilire turni, dovrà intervenire la polizia per decidere chi debba dare spettacolo in piazza e chi possa comodamente assistervi.

Perchè questo è l'aspetto più deprecabile della televisione; subdolo strumento di dittatura nel campo dello spirito e della coscienza, tanto più inavvertita quanto più le immagini e i suoni la fanno seducente.

Se la televisione prenderà in Italia la voga che ha preso in America, se davvero anche da noi diverrà l'unica o quasi unica fonte di passatempo, di volgarizzazione, di diffusione di concetti politici, di gusti letterari ed artistici, di celebrazione di questo o quel principio o di questo o quell'individuo, questa sola fonte sarà manipolata, dosata, conciata secondo la scelta, l'estro, il capriccio, i preconcetti, le storture di poche persone. Paurosa eventualità, siano anche quelle poche persone le più, intelligenti, le più eclettiche, le più liberali di tutta la nazione.

A questo testo, successivamente, ha risposto Arrigo Benedetti su L'Espresso che vi proporremo nei prossimi giorni.

Sono arrivate le risposte al sondaggio che vi abbiamo proposto: il nostro algoritmo all’amatriciana sta lavorando. Presto le risposte. 

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venerdì 15 gennaio 2021

??? !!!

Ieri Cda con voto sul budget 2021: - 57 mln . Voto contrario d Laganà a Borioni. per il prossimo 19 gennaio è prevista la presentazione del protocollo di intesa tra Rai e Ministero per l'Innovazione tecnologica con il titolo  accordo Rai  RICONNETTIAMO IL PAESEPer una “Repubblica Digitale”.  Ne parleremo. Domani pubblicheremo gli esiti del sondaggio. 

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giovedì 14 gennaio 2021

La crisi tra la farsa e il dramma (Rai)

Già …la crisi politica. Già, quasi ce ne eravamo dimenticati tra la pandemia e le beghe Rai ci sta pure la crisi. E ci dobbiamo pure preoccupare delle sorti dei Giuseppe Conte e di qualche suo amico. Già, a Viale Mazzini ce n’è uno di peso particolare : Fabrizio Salini. E ora, che ne sarà di lui? Che succede se il suo solo “amico” al Governo se ne va? È stato l’unico che lo ha difeso da “toni accusatori, quasi offensivi” usati dal Ministro Gualtieri quando gli ha annunciato l’anticamera della sua buonuscita. Bella domanda, per la risposta bisogna solo attendere cosa succederà a Palazzo Chigi e magari la presentazione del bilancio Rai ad aprile.

Veniamo a cose serie (si fa per dire). Questa mattina abbiamo l’onore di essere “copiati” nientepopodimeno che da Aldo Grasso sul Corriere (si fa per dire) dove elenca le “stranezze” della Rai in questi ultimi giorni e allora ci è venuta un’idea. Vi diciamo subito, chiaro e tondo, che questo Blog è ambizioso e vuole crescere ancora, tanto, tantissimo, di più, oltre l’umano e spingersi magari verso il mondo animale (dove si trovano grandi soddisfazioni!). Forte del suo costante successo di lettori, vuole fare concorrenza ai grandi operatori del WEB, vuole diventare una specie di “piattaforma internazionale, globale” del Servizio Pubblico, dei Servizi Pubblici galattici multiplanetari, un po’ sul modello cultura del Ministro Franceschini (che se magari ora si candida pure a fare il Capo del Governo, magari gli piace e ci propone una società con Cassa Depositi e Prestiti come socio, in questo caso vi promettiamo che redistribuiremo gli utili). Per fare questo salto dobbiamo utilizzare sofisticati algoritmi (ovviamente casarecci, rustici, in quanto non ce ne possiamo permettere di più costosi) e allora dobbiamo “profilare” i nostri lettori, più di quanto non facciamo già con Google Analytics. Vi proponiamo quindi un sondaggio (nazionale of course) con premio allegato che poi vi diremo. Si tratta di rispondere a poche semplici domande e, in relazione alle vostre risposte, potremo essere in grado di fornirvi un servizio migliore.

1) Cosa ne pensate dell’assalto dei trumpettisti al Campidoglio USA? A) non ce ne frega nulla B) mi interessa ma solo per vedere come va a finire C) la Rai deve interrompere Amadeus e fare un’edizione straordinaria del Tg1 D) boh, tanto lo fa Mentana su La7, che forse è meglio.

2) Che emozione vi suscita vedere Maria De Filippi imperversare sugli schermi Rai da Fabio Fazio? A) non conosco il personaggio B) godo C) non capisco la domanda D) che a Mediaset sono dei gran paraculi e alla Rai no.

3) C’è la crisi di Governo e a Rai Uno alle 20.30 mandano in onda i giochetti come se nulla fosse. A) fanno bene, tanto non cambia una mazza B) chissenefrega, di solito guardo Netflix C) Enzo Biagi resuscita e prende qualcuno a mazzate D) guardoTg2 Post dove sono di destra e più bravi o magari la Gruber che è simpatica.

4) Ho voglia di un bel documentario: A) vado su un canale Rai dove li propongono in affitto, copiati o realizzati in condominio B) vado dal giornalaio e ne compro uno in allegato ad un settimanale di agricoltura C) cerco in cantina un vecchio VHS con il sempreverde Piero Angela D) mi faccio passare la voglia e cambio genere, magari il Wrestling.

In relazione alle vostre risposte prima sarete “profilati” in tre/quattro categorie (vedremo) e poi otterrete un punteggio. Mandate i risultati (anche anonimi) alla nostra mail bloggorai@gmail.com : ricchi premi (tra i quali una bottiglia di vino di nostra produzione, quest'anno è venuto molto buono!!!).

 

 

mercoledì 13 gennaio 2021

La crisi politica, la Rai e il naufragio prossimo venturo

Ci sono immagini che da sole sono in grado di raccontare e di esprimere meglio quanto pagine di libri non sono capaci.  I romani lo sapevano benissimo e Augusto, tra i primi imperatori, ne aveva fatto quasi una scienza. Questa mattina, alla vigilia di una crisi politica e sociale devastante prossima ventura vi proponiamo La zattera della Medusa di Géricault:

                                  
Il dipinto si riferisce ad un fatto di cronaca marinara realmente accaduto nel 1816 con il naufragio della nave Medusa al largo delle coste africane. Parte dei superstiti riuscì a sopravvivere per alcuni giorni su una zattera che poi venne avvistata e tratta in salvo dalla nave Argo. Ecco, più o meno ci troviamo come quei naufraghi:  in balia delle onde e con la speranza che qualcuno possa salvarci. La differenza sostanziale è che in quel caso all’orizzonte si profilò la nave Argo, mentre nelle nostre circostanze al nostro orizzonte non si profila nemmeno un canotto pneumatico di plastica ottenuto con i punti degli ovetti Kinder. Non solo, ma a  bordo della nostra zattera, come avvenuto e si racconta nella cronaca della Medusa, avvennero anche fatti orribili. Da non dimenticare mai chi sono i naufraghi di questa nostra crisi politica: il PD è lo stesso partito che a suo tempo pugnalò con 101 coltellate le spalle del candidato Prodi alla Presidenza della Repubblica (e nessuno tra loro ha mai confessato il delitto) come pure dimissionò il Sindaco di Roma Marino con una riunione da un notaio. Il M5S è quello stesso che prima ha fatto un governo con la Lega e subito dopo con il PD come se nulla fosse, lasciando che sia guidato da un esterno mai eletto da nessuno. Di Renzi è stato detto tutto e il contrario di tutto, eppure è stato imbarcato nel governo che ora si accinge a far naufragare. Amen.   

Veniamo ora ai nostri argomenti e pure in questo caso l’immagine di Géricault ci è di aiuto. Per essere gentili e usare un eufemismo, la Rai è in difficoltà: economiche, editoriali e tecnologiche. Non ci ripetiamo: i nostri lettori sanno già tutto. Questa crisi politica potrebbe per certi aspetti aggravare ancora di più la situazione o magari, per altri aspetti, agevolarla. La mancanza di interlocuzione politica mette il vertice Rai con le spalle al muro e, per quante poche settimane ancora gli si prospettano davanti, devono assumersi da soli le loro responsabilità. Se tanto mi da tanto e si tirano le somme di questi tre anni trascorsi, non c’è molto da stare allegri. Per altri aspetti, potrebbe essere un vantaggio:  agevolare la rapida sostituzione di questo Cda e iniziare una nuova avventura, però purtroppo ancora con la vecchia legge del 2015.

A Viale Mazzini, ogni giorno che il buon Dio manda in terra, tanti dirigenti assai permalosi  con i quali dialoghiamo hanno il mal di pancia: il combinato disposto tra il Prode Anzaldi (renziano di ferro), la Commissione di Vigilanza (che oggi si dovrebbe riunire per audire il prode direttore Sinisi al quale gli verrà chiesto conto del presepe laico e fantasmatico), i servizi di Striscia la Notizia su Canale 5, Dagospia e la cronaca quotidiana raccontata più o meno dai tanti siti o blog (come questo nostro) li fa sentire come gli accerchiati di Fort Apache. Loro sono sempre i buoni e tutt' intorno ci sono i cattivi in attesa del VII Cavalleria o la nave Argo che possa giungere a salvarli. Non pensano mai di essere stati chi più chi meno, talvolta, anche loro stessi causa del naufragio e, su quella metaforica zattera, di doversi impegnare a salvare il salvabile.

Ecco allora che i tanti tasselli del famoso gioco Jenga cascano una alla volta e, come ci ha ricordato un autorevole lettore con la citazione di Hemigway (Fiesta, pag 164): “Come hai fatto a fare bancarotta? Gradualmente prima e improvvisamente poi”. Oramai non passa giorno senza che arrivi una pallonata sui vetri di Viale Mazzini: vedi ieri sera quando prima Striscia manda in onda l’ennesimo servizio dove si spara a palle incatenate contro i documentari spacciati per originali e invece semplicemente acquistati e subito dopo manda in onda il programma inedito e dirompente “Viaggio nella Grande Bellezza” per oltre 3 ore. Sulla questione di Rai Doc, su quello che produce o meno, dopo la storia di Pompei, dello speciale su Eduardo De Filippo e di SanPa realizzato da Netflix con immagini Rai, c’è poco da aggiungere. C’è invece molto da dire sulla scelta di Canale 5 di produrre e mandare in onda un prodotto come quello di ieri sera.

Come pure c’è ancora da riflettere sulla serata di domenica scorsa quando davanti agli schermi di Rai Uno con la sua “Che  Dio ci aiuti” e su Canale 5 con il film documentario sulla vita del Papa si sono raccolte oltre 8 milioni d persone. La sola intervista del Papa dopo il Tg5 ha raccolto oltre 5 milioni d telespettatori.

Dunque, ieri sera, qualità tecnica, originalità, immagini e testi suggestivi e descrittivi, curiosità e riprese originali e inedite all’altezza di Piero Angela. Già, ma cosa si cela dietro questa scelta editoriale di Mediaset e della sua rete ammiraglia? È verosimile che si tratta del proseguimento di quanto abbiamo scritto ieri (e che ha avuto molto successo di lettori): in questa fase particolare la competizione tra broadcasters si fa sempre più aspra sui contenuti e sull'immagine che si intende diffondere verso il grande pubblico. La posta in palio è semplicemente: chi assolve e chi si propone come produttore di “servizio” al pubblico? E poi, quale pubblico?  La Rai è accerchiata: sul fronte informazione vede nemici agguerriti sia sul fronte lineare sia sul Web dove un numero crescente di telespettatori si rivolge in cerca di notizie. Sul fronte grande sport non ne parliamo. Sul fronte cinema la guerra è pressoché perduta. Il fronte intrattenimento vede la punta più avanzata con i Pacchi di Insinna in attesa di un Sanremo ancora in alto mare (sempre per una barca dimezzo). Rimane aperto il fronte fiction mentre si è aperto con grande clamore il fronte cultura. Anzitutto avvisate il Ministro Franceschini: abbiamo seri dubbi che la sua creatura di Piattaforma della cultura possa essere all’altezza di realizzare un prodotto come quello di ieri sera su Canale 5. Con i quattro spicci di cui dispone, bene che vada, tutt’al più può scaricare i costi e i rischi di produzione su chi poi concretamente realizza opere teatrali o musicali che siano. Capitolo chiuso e, come abbiamo scritto, in queste condizioni è quasi un bene che la Rai ne sia lontano da roba del genere.

In questo campo si comincia a porre anche un’altra grande posta in gioco: chi possiede e gestisce i diritti di ripresa e diffusione della “cultura” nazionale in tutte le sue forme? Quando si tratta di una chiesa, come ieri sera ad esempio con Orvieto e il suo Duomo: a chi si pagano i diritti di immagine? Alla città o alla Curia?  E le riprese del Foro Romano? A chi appartengono le immagini? E il grande patrimonio di riprese di arte e cultura che giace nei magazzini Rai a chi appartiene: alla Rai stessa che le ha realizzate o allo Stato?

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martedì 12 gennaio 2021

Il numero e il peso dei telespettatori

Sarà capitato anche a voi … di avere il telecomando del televisore in mano e non sapere bene cosa andare e cercare dove. Allora si vaga, si fa zapping e si vede quello che passa il convento audiovisivo. È successo ieri sera di essere incappato in un canale dove trasmettevano il campionato USA di wrestling che non è uno sport ma sembra molto popolare. Ed ho notato questa immagine: 

                                                            (tratta da ZonaWretsling.net)

Si tratta di una immagine simile che abbiamo notato in occasione del concerto di Capodanno da  Vienna: il pubblico partecipa attivamente allo spettacolo in collegamento streaming da casa (pagando). Nei giorni scorsi il Foglio ha pubblicato un lungo e interessante articolo, firmato da Andrea Minuz, con il titolo “Stregati  dallo streaming” dove si analizza il confronto/scontro tra televisione lineare e non lineare in epoca Covid e al suo post. Anzitutto da osservare che l’elenco dei protagonisti di questa arena si arricchisce e si irrobustisce progressivamente, in termini di operatori, di pubblico e di fatturato. Si tratta di una crescita esponenziale che è iniziata ben prima del Covid e non si fermerà quando questo (speriamo presto) terminerà. Questo perché, semplicemente, si sta radicalizzando e consolidando una “cultura” della fruizione di televisione composta di contenuti alternativi  e sempre più concorrenziali con quelli della televisione tradizionale.  Attenzione: il tema non è solo la capacità di penetrazione delle nuove piattaforme in termini commerciali, di modello di business, di utilizzo di algoritmi complessi, ma anche proposizione di nuovi linguaggi, di una diversa grammatica della televisione, di capacità di intercettare e rispondere rapidamente ad una domanda nuova e più sofisticata da parte del pubblico. Per decenni, siamo stati abituati a “misurare” il successo di un prodotto in relazione a quanto pubblico era in grado di raccogliere davanti alla televisione. Oggi questo dato potrebbe essere non più rilevante perché un prodotto viene diffuso in orari diversi, in tutto il mondo e non più solo sulla televisione. Oggi il pubblico, i telespettatori, si “pesano” e non si “contano”: il solo dato numerico fornito dagli indici di ascolto, dalla share, non rendono più attendibile la misurazione qualitativa del prodotto televisivo. I telespettatori, a nostro giudizio sempre più, si “pesano” anche il relazione al tipo di scelta editoriale che viene compiuta, al genere e alla qualità del prodotto, di contenuto che viene proposto al grande pubblico. Vedi quanto successo domenica sera: alle 20.30 Canale 5 ha proposto in prima serata un’intervista al Papa che ha raccolto oltre 5 mln di telespettatori. Un dato che potrebbe far felici i cultori dello share ma è evidente che si tratta di una operazione che non punta solo al marketing quanto alla competizione delle diverse categorie di pubblico, in particolare nella falsa dicotomia giovani/anziani. In questo senso sembra prender sempre più forma l’assioma giovani/streaming vs anziani/tv tradizionale.

Nei giorni scorsi sono stati tirati i conti degli ascolti televisivi 2020. Secondo quanto riportato dall’Ansa (su dati elaborati dallo Studio Frasi) l’ascolto complessivo medio dello scorso anno è salito di oltre 1,1 mln di persone nel day time e di oltre 2,2 in prime time. Sono stati in giovani i protagonisti di questa crescita che sono cresciuti di 5 punti di share in prima serata rispetto allo scorso anno. Due giorni addietro, il Fatto Quotidiano con la firma di Gianluca Roselli ha riportato i dati degli ascolti digitali tratti da un solito “report riservato” di fonte Rai. Vale la pena riportare un passaggio integrale: “Rai in crisi sul WEB: Mediaset stravince con reality e fiction Online. Viale Mazzini arranca: sette dei primi dieci programmi più visti nel 2020 sono del Biscione. Vola l'intrattenimento:  bene "Uomini e Donne" e "Daydreamer" ». Per gli italiani non ci sono solo Netflix, Amazon Prime, Tim vision o Disney. L'analisi del pubblico che nel 2020 ha fruito della televisione attraverso i device collegati al web dimostra un balzo in avanti di circa il 30% rispetto all'anno precedente. Un aumento dovuto ai lunghi mesi chiusi in casa per il lockdown di primavera e per le restrizioni autunnali, ma anche a una maggiore offerta. La conseguenza della pandemia è stata una grande voglia di evasione, con la prevalenza di programmi leggeri come reality show, serie W, fiction e sport. Ma ciò che balza agli occhi è che a stravincere siano i canali Mediaset rispetto a quelli Rai, nonostante gli sforzi che la tv pubblica ha messo in campo negli ultimi anni per colmare il gap sul digitale. Il report riservato che il Fatto ha avuto modo di consultare descrive i dati di ascolto da gennaio a dicembre 2020 con una rilevazione effettuata su tablet, smartphone, smart tv, pc e game console, con il monitoraggio degli ascolti online dei cinque editori principali (Rai, Mediaset, La7, Sky, Discovery) che rappresentano l'86,5% del totale”.

Abbiamo ripescato un importante documento di fonte Rai: il Media Trends 2019 dove si evidenziavano le criticità delle nuove dimensioni degli ascolti televisivi.  Questo un quadro significativo: 



Sta a significare esattamente che l’arena del confronto/scontro si colloca esattamente all’incrocio tra tecnologie e contenuti, tra piattaforme e pubblico di riferimento. Come abbiamo scritto più volte, si tratta esattamente della stessa arena dove il Servizio Pubblico dovrà competere.

Nota a margine: nei giorni scorsi Key4biz, con la firma di Angelo Zaccone Teodosi, ha dato per primo la notizia della nascita di “ItsArt” la cosidetta “piattaforma digitale della cultura italiana” e oggi il tema è stato ripreso sul Sole24 ore. Ne abbiamo già parlato: la Rai ne è fuori (anche se sembra ci siano trattative in corso per farla rientrare) e, forse, da un modello del genere, tutto sommato, è quasi un bene che ne sia fuori. La cultura del e dal Servizio Pubblico dovrebbe essere distinta e distante da quel modello.

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