venerdì 30 novembre 2018

il Gomblotto

Il sole splendeva, senza possibilità di alternative, sul niente di nuovo. (S. Becket)
basterebbe questo per far passare la voglia di scrivere ancora di Rai, di perdere tempo che altrimenti potrebbe essere meglio impiegato in attività più divertenti. Eppure, il virus dell'affezione, della passione, alla cosa pubblica, all'interesse collettivo è più forte. E ...allora mambo !!!

Notoriamente, in tutte le organizzazioni complesse, a partire da una semplice coppia di individui, si sviluppano presto teorie e comportamenti complottisti, cospirativi. Non sempre, ma spesso. Viale Mazzini, ca va sans dire, non è esente, anzi. Il primo Gomblotto del quale parliamo si riferisce a chi decide cosa. Chi comanda? l'AD o il Presidente. Chi propone e chi decide? chi è il tecnico e chi il politico? Apparentemente, solo apparentemente, il capo Azienda è il primo ed ha vincoli nei confronti del secondo, entro certi limiti. Ma, al secondo, il ruolo di passacarte del primo, gli sta stretto e comincia a scalpitare, a quanto sembra, scrivendo a destra e manca mail minacciose. La trama ha inizio, la congiura dispiega le sue ali. Siamo in attesa degli eventi.  
In questo momento, una fonte interessante di notizie su Viale Mazzini è Dagospia. Fa piacere, lo riteniamo migliore di molti altri giornali cartacei! ieri abbiamo letto: "Salini, a quanto si apprende, ha già iniziato lo screening di nomi e profili che dovranno accompagnare lo sviluppo di mamma Rai sul web. La "mission" è quella di creare una piattaforma unica integrando Rainews 24 e Raiplay, creare cioè una vera e propria Raiflix per farsi valere sul mercato digital. Altro grande obiettivo strategico che la RAI gialloverde metterà in campo con l'inizio del nuovo anno sarà quello di un canale che racconterà l'Italia nel mondo, un canale h24 targato Rai  interamente in lingua  inglese. A chiederlo a gran voce sono gli stessi vertici dei partiti gialloverdi Salvini e Di Maio". Che geni!!! L'idea di RaiFlix è gustosa e originale. In genere, gli umani, hanno due scelte: o copiano o inventano. In genere, coloro che copiano sono tanti e poveri di idee, coloro che inventano sono pochi ed Eletti. Alla Rai, in genere, spettano per competenza solo i primi. Coloro che inventano, in genere, non frequentano Viale Mazzini.
Ma, poniamo pure che, come fanno bene i giapponesi (copiano e migliorano), si volesse fare RaiFlix. Domanda semplice? con quali risorse, con quali idee che la possano rendere più competitiva rispetto alle altre piattaforme? stessa domanda per il canale in lingua inglese (non lo chiedono Salvini e Di Maio: lo impone il contratto di servizio). Lasciamo perdere ... vedi incipit di questo post.

Il Gomblotto vero: quello di Rai Way. Riportiamo uno stralcio del parere espresso dal noto costituzionalista Michele Ainis, Ordinario di Istituzioni di diritto pubblico nell’Università di Roma Tre, pubblicato alla vigilia della quotazione. Leggiamo: "... configura viceversa una violazione macroscopica della Carta costituzionale: la sottrazione alla Rai di 150 milioni di euro dal gettito del canone radiotelevisivo è senz’altro illegittima..." e poi "..., la conclusione non si presta a equivoci: la Costituzione italiana garantisce l’indipendenza della Rai, che si traduce in indipendenza rispetto al potere esecutivo...". Ancora " . È irragionevole la ventilata cessione di Rai Way, perché ostacola gli adempimenti cui Rai s.p.a. è tenuta per legge". In sintesi, ,sostiene Ainis; il prelievo non si poteva fare e, di conseguenza, la cessione di Rai WAy non doveva avvenire. Punto. Il Gomblotto prosegue.

giovedì 29 novembre 2018

nanie giganti

Qualche volta, per comprendere il presente, è necessario guardare al passato e bisogna farlo anche molto bene, perchè, si sa, la memoria con gli anni tende a svanire. Nei giorni scorsi abbiamo scritto della curiosa vicenda della quotazione di Rai Way (e qualche lettore si è leggermente indispettito perchè è stata ricicciata dopo quattro anni). Vale la pena fare un passo indietro anche per dare giustificazione per questa "pruderie" storica per cercare di capire qualcosa sul presente e sul futuro.

Tutta la vicenda nasce inizialmente e formalmente nel marzo 2014 con le famose slides del commissario alla spending review Cottarelli, fortemente voluto da Matteo Renzi, dove alla n. 58 e 71 si parla di Rai e della necessità di ridurre i costi attraverso possibili risparmi. Pensa che ti ripensa, come si fa per tirare fuori un pò di euri dalle casse di Viale Mazzini? si fa un bel prelievo forzoso di 150 milioni dalle risorse provenienti dal canone! Il Cda, nel novembre dello stesso  anno predispone un ricorso (ritenuto "inopportuno" dal salvatore della Patria Gubitosi) e del quale, peraltro, non si trova più traccia,  perchè il canone è una tassa di scopo e pertanto indisponibile per altri utilizzi. Su questo filone, spunta fuori il colpo di mano della quotazione di Rai Way (sulla quale torneremo spesso e volentieri).

Ecco allora come tutto torna: ancora una volta, in questi giorni, il canone si rivela come la clava per aggredire il Servizio Pubblico. Vuoi anche perchè qualcuno (Salvini) forse non ha dimenticato di quando sosteneva che il canone Rai andava abolito "Pagare il canone Rai? Ma non ci penso neanche - il leader della Lega dai microfoni di 24 Mattino su Radio 24 - io non ho il televisore" dichiarava il 19 ottobre 2015.

Come abbiamo scritto ieri, questo tema è stato sollevato dal consigliere Laganà in CdA dove ha presentato una lettera inviata all'EBU, senza che nessuno gli degnasse una virgola di attenzione, salvo, forse, il risentimento del Presidente che si potrebbe essere "scocciato" visto che lui dovrebbe essere il difensore della causa Rai anche nelle sedi internazionali. Quindi il canone, con il rischio di venire direttamente o indirettamente ridotto qualora venisse inserito nella Legge di stabilito un meccanismo di revisione dell'extragettito, diventa il grimaldello con il quale aprire e danneggiare ulteriormente le asfittiche casse dell'Azienda. 
E cosa ti succede ora? come si mescolano le carte? si prega i gentili lettori di andarsi a leggere il pezzo su Il Giornale di oggi dove si descrive in modo accurato come e perchè il Governo nelle sue due anime prende in ostaggio Viale Mazzini e lo usa a suo come formidabile ricatto. E chi sarà mai l'oggetto del ricatto? Of course, solo uno, il principale concorrente della Rai, Silvio Berlusconi, lo stesso che, appunto, nel 2014 con la quotazione di Rai Way vedeva un sostanzioso interesse all'orizzonte, puntualmente verificato poco dopo con un Opa ostile di Ei Towers nei confronti della quotata di Via Teulada. 
Ancora a proposito di Rai Way: chissà se dietro il licenziamento dell'avvocato Paolo Favale avvenuto proprio nel luglio 2014 (ritenuto illegittimo fin oltre il terzo grado e in Cassazione) ci sia stato qualche suo parere contrario (in Rai si occupava di affari societari) ??? quando, a suo tempo, si chiedeva spiegazioni in Rai, le risposte erano a dir poco omertose.

Torniamo al CdA di martedi scorso. Sembra sia stato deciso un nuovo contratto di collaborazione per l'avvocato Cotone, già direttore degli Affari legali, in scadenza proprio domani. Diabolici: non è andato in pensione (mettendolo sullo stesso piano di Freccero) ma gli è stato fatto un nuovo contratto, biennale lautamente retribuito con 200 mila euro come consulente giuridico del Presidente Foa. Si pregano i gentili lettori di suggerire qualche aggettivo adeguato, noi li abbiamo esauriti. Nelle sue condizioni ci sono almeno altri 15 assunti da Campo Dall'Orto con contratto triennale in scadenza ... c'è speranza per tutti.

Ahimè ... tutto torna ...sempre ... e le pere non sempre cascano dall'albero da sole. Qualche volta le raccolgono i nani, altre volte i giganti.

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mercoledì 28 novembre 2018

voragine

"Sperammo, invano,che la televisione in Italia non arrivasse mai" era il titolo di un articolo di Paolo Monelli su La Stampa dei primi anni '50, poco prima dell'inizio ufficiale delle trasmissioni Rai.
Sperammo anche noi che il "cambiamento" arrivasse a Viale Mazzini ma, a quanto si vede, non solo non è arrivato ma sembra aver peggiorato quanto già andava male.

Questo blog fatica ad occuparsi di beghe interne all'azienda ma, a volte, le apparenti piccolezze celano grandiose nefandezze. Ieri si è svolto il Cda: una pagina memorabile. Iniziamo dalla coda velenosa: è vero o no che è stato approvato un contratto oneroso per oltre 200 mila euro per l'ex direttore degli Affari Legali per fare il consulente del Presidente? se fosse vero, una cosetta da poco, un tratto indelebile per il presente e per il futuro di tutti i direttori pensionati Rai: da ora in poi possono sperare di poter ancora rimanere attaccati alle laute prebende di Mamma Rai. Però, bontà loro, si sono risparmiati la nomina di un vicepresidente... quanta saggezza !!!

Approvato Freccero alla guida di Rai Due. Sarà il salvatore della Patria, potrà essere il genio della lampada per i  palinsesti delle reti e, per di più, a tempo determinato, un anno, come lo yogurt. seppure "aggratisse" ? Sembra che l'AD lo abbia voluto "per permettere di formare un nuovo direttore da cercare all'interno". Da La Traviata: "Follie! Follie! Delirio vano è questo! Povera donna, sola, abbandonata In questo popoloso deserto Che appellano Parigi, Che spero or più? Che far degg’io? Gioire!". Però, leggiamo, potrà portare Grillo in Tv ... hai capito !!! il popolo attende fremente, con tutta la simpatia per il comico genovese! Cosa dire poi della "solida, rocciosa" prima direttora di Rai Uno? Perchè lei e non, solo per dire, la Ammirati che pure sembrava proposta per fare la direttora di tutto? perchè lei e non un'altra donna o un altro uomo, con quale selezione, per quali obiettivi, per quale idea di palinsesto della rete? boh!!!!  

Questo Consiglio, lo ricordiamo ancora una volta, è il frutto bacato di una Legge sbagliata. Da questo frutto, un meccanismo telecomandato dal Governo, cosa può venir fuori? Un Consiglio che non ha espresso una traccia di progetto, un'idea, una proposta che possa far intuire quale Piano industriale e quale Piano editoriale possa essere varato. Se l'idea che hanno della televisione del prossimo futuro è quella rappresentata dai tre direttori di rete messi insieme, il Servizio Pubblico è in cassaforte, una svolta epocale!!! Sostenere le scelte di questo AD, dargli fiducia, aprire credito, non evidenziare nessuna opposizione, apre una voragine per il futuro di Viale Mazzini.

Il consigliere Riccardo Laganà ha scritto una lettera per proporre l'adozione di criteri di nomina: nessuno ha mai saputo nulla. Inoltre, ha scritto al Direttore dell'EBU per sollevare il problema del canone: "...il valore del canone non sarà più determinato in base ai costi di fornitura del servizio pubblico e non avrà, quindi, più alcuna correlazione con gli obblighi previsti dal quinquennale Contratto di Servizio. Inoltre si prevede che un’ulteriore quota del canone RAI sia per sempre riservata allo Stato che la userà, tra gli altri scopi, anche per finanziare imprese radiofoniche e televisive private locali". Pensate che qualche giornale si è occupato di questa notizia? No !!!

Un pensiero di sottile pessimismo pervade: tutto ormai è perduto ...non ci sono speranze ...???

martedì 27 novembre 2018

Quando le cose girano

Se avete voglia di farvi mandare la giornata di traverso, oggi è la volta buona. Andate in edicola e comprate Repubblica, La Stampa o Il fatto quotidiano (Il corriere a firma Conti ci ha già pensato ieri con il suo soffietto). Se volete risparmiare, questa la sintesi: Repubblica ci informa che oggi alle 16 il CdA vorrebbe nominare un vicepresidente per parare il culo (scusate l'eufemismo ma quando ce vo ce vo) qualora Foa venisse sospeso grazie al ricorso della Borioni. Chi sarebbe il prescelto? "er mejo fico der bigonzo" cioè tal Giampaolo Rossi, consigliere, espressione migliore della destra di governo: una  nomina in odore di illegittimità, che meraviglia !!! La Stampa, invece, traccia un bel profilo di Teresa De Santis, candidata a dirigere Rai Uno: l'attacco del pezzo sembra promettente, "finalmente una donna al vertice della più importante rete generalista" e poi vai a leggere il resto e ti passa la fantasia di essere contento. Dei famosi criteri di selezione invocati da Riccardo Laganà, ovviamente, nessun accenno, manco uno straccio di risposta.

Nel mezzo, si legge che il salvatore della Patria Freccero, lavoratore aggratiss, avrà un contratto per un anno: giusto il tempo di risvegliare gli antichi e sopiti ardori a quei rammolliti di vicedirettori, capistruttura, programmisti registi in pantofole che non hanno altro da fare che attendere la Parola. Grazie Carlo, il popolo Rai ti attende con vivo e fremente ardore, la Patria ti sarà grata. Se magari, il CdA di oggi ci dicesse pure per quali obiettivi è stato chiamato, sarebbe un vero miracolo. Lasciamo perdere e proseguiamo nel giramento delle cose. Il Fatto Quotidiano ci informa che Salini vorrebbe nominare il consulente del presidente Foa, un certo Pierpaolo Cotone, già direttore degli Affari legali Rai. Aiuto !!! pensavamo che il peggio fosse già finito: mai visto nulla del genere: è la volta dei pensionati che usciti dalla porta rientrano non dalla finestra ma dal portone, ma ancor più a suscitare perplessità è il fatto che lo stesso Cotone ha firmato i pareri legali che sostenevano la legittimità di Foa come presidente. La gratitudine è un sentimento nobile.
Per la cronaca, al posto di Cotone, al Legale verrebbe nominato Francesco Spadafora, già vice ai tempi del suo ex capo Salvatore Lo giudice (ai posteri l'ardua sentenza).

Dice un vecchio saggio:"da un piccolo passo un grande cammino, da un granello di sabbia un mare di deserto". Una sgradevole sensazione pervade ( e fa girare le cose) che ci sia un machiavellico disegno  (il Gomplotto) ordito da potenze Interplanetarie Galattiche Universali  che puntano dritto al cuore del problema: togliersi il Servizio pubblico dai piedi lentamente, lentamente, a fuoco lento, un pezzetto alla volta, passando dal venir meno della credibilità nei confronti degli utenti alla diminuzione delle risorse (vedi canone 2019). In fin dei conti, uno dei componenti fondamentali del Governo è pur sempre amico e sodale di un certo Silvio Berlusconi. Tutto torna, come sempre. Le pere non cascano dall'albero, ci rimangono attaccate.

Tanti auguri al Cda di oggi: passerà nella storia.

ps, a proposito di storia, affezionati lettori ci hanno fornito materiale interessante su Rai Way. Leggeremo e studieremo e vi racconteremo una vicenda illuminante e che riguarda pure una certa omertà che gira a Viale Mazzini

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lunedì 26 novembre 2018

pianto greco

No news ... good news !!! per quanto riguarda invece la Rai è vero esattamente il contrario. Quando se ne parla poco, o quando se ne parla per il brodino caldo, è bene avere un filino di preoccupazione.

Questo oggi passa il convento: si parla di possibili nomine che potrebbero essere fatte domani alle 16. Rai Uno: Teresa De Santis al posto di Angelo Teodoli e Carlo Freccero al posto di Andrea Fabiano. Tutte onorevolissime persone .. ci mancherebbe ... ma sarebbe utile sapere perchè Teodoli non funziona oppure perchè ... che ne so ...la De Santis è meglio della Ammirati che pure è stata in corsa fino a pochi giorni addietro. Si legge su Messaggero.it  che Teresa è ritenuta dall'AD salini "affidabile e conoscitrice della macchina". Di conseguenza, Mariapia no!!! Sarebbe curioso sapere in che modo si misura l'affidabilità. E veniamo al famigerato caso del direttore di Rai Due. Carlo Freccero, un nome un programma. che gli vuoi dire, ripetiamo ... un nome un programma. A parte osservare che quando ha iniziato a fare televisione lui in Italia, nel mondo, non esisteva quella sciocchezza di Internet ma, poca cosa, si può porre rimedio. A parte il fatto che, anche lui, salvatore della Patria, lavora a costo zero (beato, quanti vorrebbero poter fare lo stesso e vivere felici e contenti). Quello che colpisce è leggere di lui (Paolo Conti sul Corriere di ieri) che ritiene Foa, a rischio di estinzione per il ricorso al Tar che pende sulla legittimità della sua nomina, "un presidente fuori dal frame ...perchè fa parte di un piccolo gruppo di opinion leader, blogger, giornalisti e pensatori che presenta sul Web l'altra faccia della medaglia". Salute !!! un genio ... grazie Freccero !!! Ci dice ancora Conti che Freccero appartiene alla miglior storia della Rai. Pagato il conto in anticipo con il settimo piano, perdiamo qualche minuto a leggere di lui su Wikipedia. Chapeau ! Prosegue Conti che ci dice che in Rai i creativi sono tutti in subbuglio ... che goduria ... arriva Freccero !!!
Tutti vorrebbero solo sapere, semplicemente, che idea, quale disegno, quale progetto di televisione intendono perseguire. Non sarebbe stato più importante definire prima il piano editoriale e poi fare le nomine conseguenti, modellate sugli obiettivi che il piano dispone? Tutto qui.

Ci viene in mente quanto leggiamo stamattina di Romano Prodi che si lamenta del fatto che ben 7, come le spose e relativi fratelli, corrono per la segreteria del PD e non avrebbero espresso un programma politico.

Passo indietro e rimaniamo sempre nel campo dei salvatori della patria. Sabato scorso, sulle pagine del Foglio è comparso un lungo e dettagliatissimo articolo di Stefano Cingolani su Gubitosi. Da conservare. Il tema è l'interesse pubblico in operazioni private dove non sembra del tutto chiaro quando è evidente il primo e quando iniziano le seconde. Chi ha interesse a nazionalizzare la rete? che ne trae maggiori benefici? Per quando riguarda il Sevizio Pubblico radiotelevisivo, quali potrebbero gli aspetti convenienti? Da tempo, si legge di un fantomatico "polo delle torri" del quale dovrebbe far parte Rai Way. Posto che Viale Mazzini decida di assumere il ruolo che gli spetta di legge per la vigilanza, indirizzo e controllo sulla quotata di Via Teulada, con questo disegno dell'operatore unico della rete, il tema torri diventa di colpo obsoleto. Tradotto: già Rai Way è proprietaria delle soli torri (semplice ferro ) perchè le frequenze sono in capo a Rai, con questa aria che tira chi spinge in questa direzione (liberarsi di un fardello) e mirare ad altri obiettivi?

sabato 24 novembre 2018

Questa non è una televisione per i giovani

Attenzione: piove, umido, cielo coperto, non molto freddo. Chi può, rimanga ancora un po' sotto le coperte. Si capisce, entusiasmo zero. Risparmiatevi pure di leggere i giornali, almeno per quanto riguarda la Rai. Ieri c'è stata una conferenza stampa ombra, organizzata al volo al bar Vanni, dove sono stati fatti i nomi decisi dal Governo e che il CdA di martedì si accinge ad approvare: De Santis, Freccero etc e il consigliere Rossi come vicepresidente.
Di criteri, of course, non se parla proprio. Perché Teodoli non va bene
a RaiUno non si capisce e quali i meriti di DeSantis rispetto ad altri possibili candidati non è dato sapere e non c'è collega giornalista di carta stampata che si ponga il problema. Tant'è ... È sufficiente caffè e cornetto gentilmente offerto da Vanni.

Interessante invece l'idea della nomina di un vice per Foa. È la prima volta. Vuoi vedere che la Borioni ha ragione e che il Tar dovesse accettare il suo ricorso? Bizzarro: e mettiamo che alla fine della fiera il presidente dovesse risultare illegittimo?

Che tristezza. E autunno, cadono le foglie, è tempo di riporre gli attrezzi in cascina, l' inverno sarà lungo e freddo. Se potete, oggi, rimanete a casa. Preparatevi  un brodino caldo.

venerdì 23 novembre 2018

nomine

Il tema del giorno sembra siano le nomine nelle reti e, ancor più, nelle direzioni interne. Come abbiamo scritto, ci sono in ballo anche la Direzione del Personale, gli Affari legali, Il CFO, la presidenza di Rai Way e le Relazioni Esterne. Il malloppo vero, però, è a Rai Pubblicità. Mediaset preme alle porte sui tetti. L'attacco della settimana scorsa di Confalonieri la dice lunga. A quanto sembra, l'AD vorrebbe farsi una squadra tutta sua, sempre che la politica e il Partito Rai lo consentano. Al momento, però, questa manovra non sembra all'ordine del giorno. Il fantomatico Cda si potrebbe riunire la prossima settimana ma nessuno sa bene per fare cosa.

Nel frattempo, da alcuni giorni, si leggono articoli interessanti sul presente e sul futuro della televisione. Nei giorni scorsi si è trattato dei palinsesti delle reti generaliste infarciti di riedizioni di vecchie glorie, oggi invece parte alla carica Aldo Grasso sul Corriere: Il potere della tv è minacciato dai nuovi mezzi di comunicazione? commento: certo che si  !!! non c'è bisogno di essere indovini per saperlo e non da poco. da quanto tempo di dibatte dello scontro tra broadcast e brodband, tra lineare e non lineare?

Torniamo su un tema dei giorni scorsi: la quotazione di Rai Way.  Come si dice al Nord: "acca 'nisciun 'e fesso!" In ordine:

1) se, se, se, è avvenuto un misfatto, seppure cento anni fa, è giusto, è obbligo, che se ne parli
2) interessa tutti, per il passato, il presente e il futuro.
3) cosa potrebbe avvenire, qualora fosse? nulla, semplicemente evitare che si possa ripetere

E veniamo a come è sorto lo spunto, la curiosità. sapete tutti che un salvatore della Patria si appresta a mettere mano a infrastrutture strategiche per il Paese e, tra queste, quelle di trasmissione. Ed ecco che sorge la leggittima attenzione su quanto potrebbe avvenire inquesto campo: dove e quanto si manifesterà maggiormente l'interesse privato a danno del bene pubblico? Se tanto mi da tanto, c'è da avere timore. Tutto qui ... e te pare poco ???

Sempre per rimanere in tema di dialogo con i lettori: nei giorni scorsi a proposito del tema frequenze, abbiamo prima riportato stralci del documento CRTV e poi una voce di un esperto dissonante. siamo stati criticati per aver dato spazio a chi vorrebbe far buttare i soldi dalla finestra. ma, non sarà vero il contrario? che rimanere abbarbicati a certi modelli, a certi scenari tecnologici, non fa perdere oggi ma paralizza il domani?


giovedì 22 novembre 2018

il Popolo

“Italia, popolo di poeti, di artisti, di eroi, di santi, di pensatori, di scienziati, di navigatori e trasmigratori”.

Nel deserto dei tartari in cui ci troviamo in questi giorni, siamo costretti ad occuparci del nulla e poco più, con buona pace degli affezionati lettori che talvolta si lamentano.

Ogni due per tre, ricicciano. Ogni qualvolta si apre un buco, un vuoto pneumatico, nelle difficoltà di capire il presente e sopratutto il futuro che succede? voilà ...ti ripescano un altro salvatore della Patria: Pier Luigi Celli, vedi lunga intervista oggi su La Verità. Per carità, onore al merito suo e di chi lo sostiene, di chi lo ha sostenuto. Però, ci sia concesso di ricordare, insieme a tante lodi, almeno un peccatuccio perchè altrimenti è poi veramente difficile comprendere perchè e per come succedono certi fenomeni. semplice semplice: lo strapotere dei soggetti esterni a Viale Mazzini, gli agenti, le società di produzione e compagnia cantando, nonchè il tema delle "esternalizzazioni" nascono con lui, a lui e al suo mondo politico di riferimento deve essere ascritto la fonte primaria, originaria, di quanto oggi si vede in Rai.

Passo indietro: il titolo di questo paragrafo è "Ipotesi, supposizioni, suggestioni". La traccia è stata aperta in uno dei post precedenti. Proseguiamo il ragionamento perchè sembra interessare molte persone. Allora, poniamo che (per ipotesi) la quotazione in Borsa di Rai Way non fosse stata possibile a seguito delle precise disposizioni di Legge e del suo successivo Decreto, laddove si legge che " la Società può procedere alla cessione sul mercato, secondo modalità trasparenti e non
discriminatorie, di quote di Rai Way ..." il 2 settembre, nel testo del Decreto si specifica meglio "Tra le modalità ... è stata individuata, come prioritaria e preferenziale, quella dell'offerta pubblica di vendita ...". Ora, suppongono autorevoli giuristi (riprendendo giurisprudenza consolidata, come una una sentenza del Consiglio di Stato) che "La cessione da parte di un’amministrazione pubblica di una partecipazione in una società partecipata da altri soggetti privati ... deve necessariamente avvenire tramite l’espletamento di procedure ad evidenza pubblica ". Cioè, esattamente quello che NON è avvenuto per Rai Way.
Supponiamo, per puro esercizio di letteratura, che qualcosa non sia andato proprio per il verso giusto e qualcuno, supponiamo, abbia "dimenticato" di verificare se il Prospetto Informativo depositato in Consob fosse "compatibile" con il dispositivo di Legge? 
Proseguire nelle ipotesi e suggestioni? Ci è stato obiettato, a chi potrebbe mai interessare un libretto di fantapolitica pure un pò stagionata? magari qualche appassionato di letteratura gialla  si trova sempre. Comunque, visto che presto si potrebbe verificare qualcosa di simile, è sempre utile  per evitare che certe ipotesi o supposizioni rimangano "infondate" e che non si possano realizzare in un prossimo futuro, che comunque è sempre bene tenere alta la barricata contro l'invadenza della politica in Rai (notare bene che la Legge n.89 del 2014 è stata voluta dallo stesso Governo, Renzi, che ha successivamente approvato la Legge 2015 sulla riforma della governance Rai che affida il totale controllo del Governo sull'Azienda) e, infine, è utile per l'interesse del bene pubblico.   

mercoledì 21 novembre 2018

le torri e le reti

In ordine: delle nomine alle reti Rai sembra non fregare più nulla a nessuno.
                 del documento CRTV non se ne parla proprio
                 del piano industriale prossimo venturo se ne occupa la Società di consulenza
                 di Rai Way ...silenzio totale ...
                 di piano editoriale ... lasciamo perdere
                 di spostamenti interni senza job posting ... alleluia
                 di CdA ...chi l'ha visto ?

lasciamo agli autorevoli e numerosi lettori (grazie!!!) la fantasia per aggiungere altro.

per quanto ci riguarda... continuiamo a porci domande e cercare risposte


martedì 20 novembre 2018

gattopardi e animali vari

"Noi fummo i Gattopardi, i Leoni; quelli che ci sostituiranno saranno gli sciacalletti, le iene; e tutti quanti Gattopardi, sciacalli e pecore continueremo a crederci il sale della terra”."

Quando si pongono domande è necessario cercare risposte. Ieri ci siamo chiesti, a proposito della quotazione in Borsa di Rai Way se fu vera gloria.  Abbiamo provato a riavvolgere indietro il film. Nel 2014 il Governo Renzi approva una Legge, la n. 89, che all'art. 21 recita: " “ai fini dell'efficientamento, della razionalizzazione e del riassetto industriale nell'ambito delle partecipazioni detenute dalla RAI S.p.A., la Società può procedere alla cessione sul mercato, secondo modalità trasparenti e non discriminatorie, di quote di Rai Way, garantendo la continuità del servizio erogato. Le modalità di alienazione sono individuate con decreto del Presidente del Consiglio dei Ministri adottato su proposta del Ministro dell'economia e delle finanze d'intesa con il Ministro dello sviluppo economico”. Il Decreto cui si riferisce viene firmato il 2 settembre dello stesso anno e, in sintesi, dice: " …offerta pubblica di vendita rivolta al pubblico dei risparmiatori in Italia …. Ovvero a trattativa diretta da realizzare attraverso procedure competitive trasparenti e non discriminatorie.
3. …. Al fine di assicurare la più ampia forma dell’azionariato tra il pubblico dei risparmiatori, è individuata, come prioritaria e preferenziale quella dell’offerta pubblica di vendita …”.
Proviamo a tradurre: sembra difficile che questo enunciato possa condurre verso la quotazione. Se abbiamo letto bene il combinato disposto della Legge e del Decreto significa gara ad evidenza pubblica, che non sembra proprio essere la logica della Borsa. Inoltre, come noto, Rai Way possiede solo gli impianti e non le frequenze (il bene pregiato) che rimangono di proprietà Rai. Forse, non fu vera gloria. Anche se c'è chi pensa il contrario: vedi il Messaggero di oggi che attacca il pezzo con  "Piazza Affari plaude alla nomina ... " e ci credo !!! Al film però manca un pezzo: cosa dissero in proposito Consob e AgCom in proposito? Fai una domanda, trova una risposta.

Veniamo alla cronaca del giorno. Di particolare interesse un articolo sul Corriere della Sera a firma Renato Franco, con il titolo "Va in onda la Tv di ieri". Cioè, minestra ripassata in padella con aggiunta di acqua fresca e, se non ti è sufficiente, la puoi anche rivedere su Rai Play. Se qualcuno si preoccupa del futuro del Servizio Pubblico Radiotelevisivo, farà bene a tenerne conto ed inserire nel prossimo piano industriale una quota significativa di produzione destinato alle vecchie glorie. No problem: alla Rai gli anziani mentre a Netflix e Amazon i giovani. 
Proponiamo un piccolo emendamento al piano industriale: mettere sotto tutela, magari da parte della Croce Rossa, qualche ultimo programmista regista che ancora dovesse aggirarsi nelle reti. Non si sa mai, magari potrebbe inventasi qualcosa di nuovo.

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lunedì 19 novembre 2018

i salvatori della Patria

Anche Bruto era convinto che l'uccisione di Cesare fosse necessaria e, per certi aspetti, temeva l'orazione funebre di Antonio. Bruto commise due errori: parlò prima di Antonio (temeva il suo avversario) e non comprese ciò che il popolo romano radunato nel Foro voleva ascoltare, non riuscì ad entrare nelle corde di chi lo ascoltava.

Non solo leciti paragoni di alcun tipo, tantomeno facili scorciatoie. Però, leggendo i giornali di oggi a proposito della nomina di Gubitosi a Tim, qualche pensiero sul suo operato in Rai viene quasi d'obbligo.
Ancora una volta, viene chiamato come "salvatore della Patria" o solo come braccio armato di un ragionamento politico del momento, proprio come fece Calenda quando lo nominò commissario all'Alitalia?

Il Personaggio viene nominato in pieno Governo Monti e questo già mette un timbro di fabbrica su tutto il suo operato. Manager con la M maiuscola, dicono di lui, grande amico di Marchionne, solida scuola FIAT, amico degli americani come Country Manager di Bank of America (non è un peccato). Chiamato a risanare Viale Mazzini, arriva con il piglio giusto (simpatia e sguardo trasversale) si mette subito al lavoro, già dalle sette del mattino (si racconta di un appuntamento fissato alle 7.30 e l'interlocutore si presenta alle 19.30). Attacca frontalmente qualcuno al Tg1.

Peccato però che non si accorge che la Rai non è un azienda con la A maiuscola, anzi ... non è proprio un'azienda ....è altra cosa ..è La Cosa: Non capisce e non percepisce i sottili fili che la legano alla politica, alla società, alla cultura del Paese. Il suo intendimento, in sintesi, era che l'Azienda si doveva adattare a lui e non viceversa (un tantinello presuntuoso, si potrebbe osservare). Si contorna di fedelissimi, alcuni capaci, altri discutibili. Si racconta che il personaggio, ad un certo punto, sembrava molto interessato alla sua nomina come AD delle Poste e in suo soccorso, pare, sembra, intervenne Monti con una telefonata a Renzi che, nel frattempo, era a capo del nuovo Governo. Rebus sic stantibus, il giovane toscano, in uggia e fumantino, non ci pensa su due volte e lo costringe a rimanere in Rai.
Il Personaggio, che già non viveva con grande felicità, anzi traspirava sofferenza da ogni poro,il suo stare a Viale Mazzini, da quel momento virò tutto in sentimento di viva (e reciproca) antipatia per tutto ciò che era in odore di cavallo (i suoi pretoriani erano tutti esterni). 
A suo merito va riconosciuta la decurtazione dello stipendio che da 650 mila passa a 240 euro (non tutto merito suo).

Chi gioca a scacchi lo sa bene: di fronte alla scacchiera si intersecano sentimenti e atteggiamenti contrapposti. Da un lato la tecnica, le capacità, il sapere scientifico. Dall'altro l'umanità, il fiuto animale, il carattere. Spesso, si vince e si perde più per le difficoltà del secondo aspetto che per  le abilità del primo.

Un capitolo a parte merita la vicenda Rai Way. Rimane aperto un interrogativo grande come una casa: si poteva o si doveva fare? Il Personaggio, e i fedelissimi che lo hanno accompagnato, ne sono gli autori principali. Dopo quattro anni, cosa ne rimane di quell'operazione? Fu vera gloria?

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sabato 17 novembre 2018

la fantascienza del sabato sera

Nel mentre che leggiamo, da Milan Finanza, che Rai Way offre un rendimento del prossimo dividendo superiore al 5% (salute!) e nel quando leggiamo che non investe più una "ceppa", tanto per rimanere nel lessico politico, proviamo a fare un esercizio di fantascienza.

ANNO D. 2023. Il Piano industriale approvato nel lontano 2019 dalla Rai non riesce a prendere forma. Troppo gravosi gli impegni e le casse disperatamente vuote. I conti,  partire dal 2018 quando nel primo semestre è stata registrata una perdita di 4,9 milioni di euro, non riescono a riprendersi. La pubblicità è in calo costante e il canone, privato dell'extragettito e ancorchè rimasto invariato, non riescono a compensare le spese crescenti (anche al netto dell'inflazione). Il Governo ha tentato di dare una mano con lo storno di una parte delle risorse conseguite dalla vendita delle frequenze (oltre 6 mld di euro) ma con scarso risultato, a malapena sufficienti a garantire una parte dell'adeguamento degli impianti (i famosi investimenti che Rai Way non ha fatto pensando solo a redistribuire utili agli azionisti). Il tentativo in extremis, prima del varo della finanziaria 2018, di far passare una proposta di CRTV, nonostante il dichiarato proposito di far risparmiare alle casse di Viale Mazzini oltre 100 mln, finalizzata a salvare l'emorragia di spettatori dal Mux 1, purtroppo non sembra riuscito.

Nel 2020 un numero imprecisato di famiglie italiane ha cominciato ad avere problemi o con l'antenna o con il ricevitore. Fatto sta che la curva del declino degli ascolti si è piegata brutalmente. L'invasione degli Ultracorpi Tv Smart, con il telecomando dove in bella vista si trova il tasto Netflix, ha creato il caos ai piani alti del Servizio Pubblico che, negli anni passati hanno provato invano a fronteggiare con Rai Play. Non si sa che pesci prendere, meglio andare a caccia ... meglio ancora fare collezione di francobolli giapponesi. Inoltre, negli anni scorsi, il piano editoriale con il progetto di riduzione e riorganizzazione dell'offerta giornalistica, sii è impaperato (nel senso che si è perso nei laghetti delle  papere) e l'offerta complessiva Rai si sta risolvendo sempre più verso il mondo degli anziani, mentre i giovani si fanno la loro televisione per conto loro sul tablet, sul cellulare o con la lavagna magnetica. "saremo presenti su tutte le piattaforme in modo dinamico" e poi il grido di battaglia "approccio multipiattaforma che garantisca il pieno sfruttamento delle sinergie cross mediali". Nel frattempo, i giovani sono in giro per l'Europa con Erasmus e si godono Amazon Prime.

Però ...Sanremo è Sanremo...come pure il calcio è il calcio ... come pure il discorso del Presidente della repubblica è sempre l'evento tv dell'anno. Aggiung la fiction: che vuoi dire della produzione L'amica geniale della Ferrante, in onda su Rai Uno, un successo annunciato. 

Questo dannato futuro sta portando con se qualche virus malefico: vuoi vedere che le sette vite con le quali la Rai è sopravvissuta finora potrebbero non funzionare più? Vuoi vedere che qualche Grande Vecchio Artefice del Male sta complottando per ridurre il servizio pubblico alla stregua del PBS americano, dove con un ascolto medio di una sola cifra vivono felici e contenti? Vuoi vedere che questo dannato futuro già dietro l'angolo che quasi è quasi presente ci porterà in dono un Servizio Pubblico così diverso che non riusciamo neppure ad immaginarlo.

Qualcuno, però, zitto zitto, ci sta provando.

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venerdì 16 novembre 2018

il piacere e il dovere

Non è obbligatorio assumere incarichi importanti. Quando però si accetta è obbligatorio svolgere con rigore il proprio incarico, specie se se maneggia la cosa pubblica a partire dal fatto che un manager di tale livello non si può presentare in una sede istituzionale e leggere il compitino, come i bambini alle elementari, non è rispettoso.

Negli ultimi due giorni l'AD Rai si è esposto in pubblico per due volte: la prima ad un incontro sul futuro del DTT e la seconda, ieri, in Vigilanza. di entrambi gli incontri, si fatica a trovare traccia di grandi proposizioni, di idee, di proposte utili da inserire nel prossimo piano industriale o quello editoriale ( salvo Italia Oggi, il Corriere dell'Umbria  e La Notizia di oggi che hanno scritto qualcosa).
Partiamo da quest'ultima. Il tema è il canone. Quindi si parla di quante risorse necessita la Rai per adempiere ai suoi compiti, specie quelli previsti dal recente Contratto di servizio. Lo abbiamo scritto più volte: si richiede molto, si concede poco e, quel poco si fa per dire, il canone, potrebbe presto essere rivisto.

E come se ne esce da questo imbuto? Salini batte i pugni sul tavolo: "«L'impostazione della legge di bilancio rende critico il reperimento delle risorse necessarie per i progetti del contratto di servizio». Porca miseria !!! Il Governo trema per la minaccia. Aggiunge" è stata avviata con il Governo una interlocuzione per giungere ad una ottimizzazione delle risorse". Non è e non può essere cosi: il cambiamento, gli adempimenti, lo sviluppo, gli aggiornamenti tecnologici costano e tanto. Non c'è proprio nulla da ottimizzare, c'è solo da chiarire una volta per tutte cosa si vuole fare del Servizio Pubblico, se lo si vuole rendere forte e competitivo sul mercato o lasciarlo allo sbando del primo governante di turno che magari promette al popolo di abolire il canone e vincere le prossime elezioni (Salvini docet; do you remember quante volte lo aveva minacciato?). 

Tutto questo, però, non si può chiedere all'AD, è al di fuori di lui e di quanti gli sono intorno che, evidentemente, in questo momento debbono solo "tirare a Campari".

Quasi nessuno ne ha parlato o scritto: nei giorni scorsi, il 6 novembre esattamente, la Corte dei Conti ha rilasciato la sua relazione sulla Rai  per il controllo di gestione per l'anno 2016. di grande interesse: riportiamo solo una piccola voce "Nel 2016 la Direzione risorse umane e organizzazione ha stipulato, per conto delle Direzioni di Staff, 89 contratti di consulenza, per una spesa di circa 1.129.000 euro". Da leggere con attenzione:

http://www.corteconti.it/archivio_novita/dettaglio.html?resourceType=/_documenti/comunicati_stampa/elem_0053.html

mercoledì 14 novembre 2018

fatti e misfatti

Ma chi ha scritto le due paginette che ieri l'AD Rai ha letto durante l'incontro sul futuro del digitale terrestre? Per quanto ne sappiamo, a Viale Mazzini di persone competenti ed esperte in materia ce ne sono 3 o 4 e nessuna, sembra, sia stato l'autore? che Salini abbia trovato il genio della lampada?

Aggiornamento delle 11.30 (dopo accese consultazioni telefoniche): il tema non è chi ha scritto ma cosa ha scritto, cosa ha detto o, meglio, cosa NON ha detto. L'occasione dell'incontro sul futuro del digitale terrestre di ieri era ghiotto. Siamo a poco più di tre mese da quando dovrà essere presentato il nuovo piano industriale. Evidentemente, è stato scelto di dire quel poco più di nulla sufficiente a "tirare a Campari". Non è un caso che sui giornali di oggi la notizia è l'accusa di Confalonieri, Mediaset, contro la Rai di fare dumping sulla pubblicità. Detto da loro è un bel monito! ma, tant'è che delle brillanti idee di Salini si trovano scarse tracce. Non è un caso ... nulla avviene per caso.

Nel merito: l'intervento più "politico" lo ha fatto la Presidente del Senato, Scasellati, con lo sguardo rivolto agli interessi degli utenti che dovranno adeguare antenne e apparati di ricezione: "Io spero che il costo di questo passaggio tecnologico non finisca per ricadere prevalentemente sulle famiglie, in una già non semplice fase economica”.

Salini, invece, ha detto la Grande Verità: "dovremo coniugare servizio universale e innovazione". ha poi aggiunto " La Rai dovrà quindi dotarsi di una strategia multipiattaforma basata su un posizionamento ‘dinamico’, ovvero  ricercare l’innovazione su tutte le piattaforme, esprimere la propria dimensione di servizio pubblico sia nell’offerta lineare che on demand, mirando al contempo all’universalità e alla personalizzazione  del servizio. Non possiamo lasciare indietro nessuno” ...appare indispensabile che, al più presto,  venga indicato per legge uno switch-off tecnologico, che spinga il mercato ad adottare obbligatoriamente, nel 2022, in tutte le case, esclusivamente lo standard DVB-T2/HEVC“. (da Adn Kronos).
ci riserviamo di approfondire

intanto, scoppia la guerra tra il cinema e il broadband: il Governo vuole imporre che non possano essere diffusi film in rete se prima non passano per le sale. Se pensano di arginare l'esodo degli spettatori dalle sale in questo modo ... siamo fritti ...


spegnete pure

come anticipato, stamattina si è svolto un incontro istituzionale al Senato sul tema "il futuro del digitale terrestre nella competizione multipiattaforma". Come si dice: se la notizia non la trovi entro le prime tre righe, la notizia non c'è.
In verità, qualcosa di interessante è emerso: il DTT potrebbe non essere nel prossimo futuro la sola piattaforma di riferimento per la diffusione di prodotti audiovisivi. Non sono pochi quanti già ne intuiscono i rischi di un declino tecnologico ormai segnato. "Si addensano nubi sul suo futuro" è stato detto stamattina. Il tema è il passaggio da un architettura di sistema tutta broadcast ad una broadband e, nel mezzo, una coesistenza almeno transitoria. E' stato detto che sarà necessario un riallineamento normativo tra i due mondi dove il primo è soggetto ad una costrizione normativa sproporzionata rispetto al secondo. Sapevamo tutto già da tempo, è tutto noto, scritto, dibattuto, documentato. Comunque, come prevedibile, non si poteva attendere una risposta ad un work in progress dagli esiti del tutto incerti. Arrivederci alla prossima puntata.

Nota a margine (sic!): l'intervento dell'AD Rai è avvenuto leggendo due striminzite paginette (avete letto bene: leggendo l'intervento) dove si fa fatica a trovare una frase che merita di essere virgolettata. Si capisce che il tema è complesso e che richiede competenze e conoscenze non facili da acquisire in breve tempo. Allora o si studia o si lascia il campo a chi è in grado di argomentare. Non ci si presenta ad un tavolo del genere con il compitino da leggere ... non si può guardare (ascoltare)

martedì 13 novembre 2018

ieri, oggi e domani

La notizia del giorno è che sono stati pubblicati i dati sulla novestrale di Rai Way. Domandina semplice semplice: quale logica si può leggere in una società che enfatizza i dividendi e riduce progressivamente gli investimenti? The future in unwritten 

A proposito di futuro, stamattina si svolgerà un incontro molto interessante sul futuro del digitale terrestre, dove parteciperanno i big broadcasters (Salini per Rai). Sarà interessante.
Stay tuned:  più tardi eventuali aggiornamenti in presa diretta.

sacro e profano

Non ci sono molti argomenti per oggi. Ci possiamo permettere qualche riflessione "marginale" sulla salute di oggi e per domani di Viale Mazzini.

Per rinfrescare la memoria, riportiamo una sintesi di un importante documento di fonte EBU, non proprio recente, ma ancora di grande attualità a proposito di canone. Vengono identificati e proposti quattro principi fondamentali per caratterizzare il canone dovuto al servizio pubblico:

(1) stabile e adeguato; I media di servizio pubblico non devono essere orientati a un interesse commerciale né progettati con l’obiettivo di generare profitto e la loro identità risiede negli obiettivi culturali, sociali e democratici.
(2) indipendente da interferenze politiche; un elemento chiave di ogni meccanismo di finanziamento dei media di servizio pubblico è l’indipendenza da interferenze politiche, come enfatizzato in numerosi Standard Europei.
(3) giusto e giustificabile; il meccanismo di finanziamento deve essere giusto e oggettivamente giustificabile. La percezione dei telespettatori o degli ascoltatori è cruciale per la loro disponibilità a contribuire, e quindi per il successo dell’organizzazione dei media di servizio pubblico.
(4) trasparente e responsabile/rendicontabile
I regolamenti EU sugli aiuti di Stato e il “Council of Europe Standards” prevedono che il meccanismo di finanziamento dei media di servizio pubblico sia trasparente. Inoltre, i regolamenti sugli aiuti di Stato obbligano le organizzazioni dei media di servizio pubblico ad avere conti separati per le loro attività pubbliche e commerciali.



Tutto questo finalizzato a sostenere un'Azienda orientata ad un progetto, ad una visione del suo ruolo, ancor molto lontano dall'essere definito.


L'AD Salini, in attesa che qualcuno gli dica chi debba nominare per le direzioni di rete, intanto sembra, pare, dicono (ma non diamo molto credito a queste dicerie), sia alacremente impegnato in riorganizzazione interna. In ordine: in ballo un megadirigente in trasferta verso la Presidenza di Rai Way (un mistero glorioso arieggia da quelle parti); il direttore risorse umane in odore di cambiamento; un direttore centrale in partenza verso una consociata; un direttore legale che se ne va (per tornare dalla finestra) e uno che viene. Come è sempre avvenuto: nei diversi piani di Viale Mazzini non ci si annoia.

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domenica 11 novembre 2018

frequenze 3

Nei giorni scorsi ci siamo occupati di frequenze a proposito della questione 700 mhz. Abbiamo prima riportato la posizione di Confindustria Radio Tv e poi un virgolettato di un nostro autorevole lettore che esprimeva una posizione diversa. Apriti sesamo!!! altri autorevoli lettori ci hanno o scritto o telefonato ai limiti dell'indignazione: perchè insinuare il dubbio che la proposta non funziona? perchè ostacolare questa proposta che potrebbe far risparmiare alla Rai circa 100 milioni rispetto agli oltre 200 previsti?
Non siamo ingegneri, siamo solo semplici osservatori e aficionados del Servizio Pubblico e allora ci poniamo qualche semplice interrogativo anche noi. Anzitutto: perchè i tanti autorevoli ed esperti del Servizio Pubblico non escono allo scoperto, non comunicano, non espongono i loro argomenti, i loro progetti, le loro idee in sedi pubbliche? Un'intervista al Corriere, al Sole 24 Ore, al Financial Times o alla Gazzetta della parrocchietta non si nega a nessuno. Non possono parlare i "direttori"? che parlasse l'AD Salini, Tutto ciò che dovrebbe essere di interesse collettivo che riguarda la Rai dovrebbe avere una corsia privilegiata nella comunicazione. Invece nulla: qualcuno ha letto da qualche parte del documento CRTV? qualcuno è a conoscenza degli indirizzi che la Rai intende perseguire sulla vicenda frequenze? NO !!! punto e accapo.

Nel merito di quanto è noto, ci limitiamo ad osservare che ancora una volta la battaglia che si intende affrontare, come abbiamo scritto, è ancora una volta come quella degli ultimi giapponesi. In particolare, sembra di capire che logica che sottende tutto l'articolato di CRTV è quella di un sistema broadcast tutto orientato ancora verso il digitale terrestre, seppure di seconda generazione. Nulla, silenzio totale sul nuovo paradigma del broadband. Dal prossimo 2020 quasi tutti gli apparati televisivi saranno predisposti alla connessione in rete, a partire dallo stesso anno il programma Horizon 2020 della Comunità europea prevede che almeno il 70% della popolazione italiana debba essere connesso ad un velocità di 100 Mbit/s e il restante 30% a 30Mbit/s.

Tradotto in semplici soldoni: la Rai è in drammatico ritardo tecnologico e la colpa non è degli Spiriti maligni  selvaggi, qualcuno ne sarà pure responsabile se non ci sono stati investimenti (vedi Rai Way, dove pure prosegue un imbarazzante silenzio). Si dirà: la colpa è della politica. ??? si, forse, però ...

Veniamo al sodo e senza girarci intorno: la madre di tutte le battaglie sono le risorse. Se non ci sono soldi non c'è trippa per gatti e soldi per la Rai non se ne vedono all'orizzonte. Anzi !!!
nei giorni scorsi sul sito www.indignerai.it è stato fatto il punto sull'argomento canone. Si tratta della questione centrale, dalla quale tutte le altre ne discendono di conseguenza. Hai voglia ad argomentare sui 700 Mhz, hai voglia a trattare con il MISE per la proroga agli impegni previsti dal Contratto di servizio. Vedi articolo sul Fatto di ieri a firma di Virginia della Sala.

Cronaca di oggi: da leggere attentamente su Repubblica Affari e finanza un articolo a firma Stefano Carli. Il titolo è tutto un programma: TV, il futuro è solo pay. Dall'ultimo rapporto ItMedia si legge che i ricavi da canone in Europa sono invariati, quelli da pubblicità scendono e aumentano gli abbonamenti pay. Non è cosa da poco.
Da ricordare, inoltre, l'articolo sul fatto

venerdì 9 novembre 2018

frequenze 2

un autorevolissimo quanto qualificato lettore del blog ci ha inviato, a proposito della proposta di Confindustria Radio Tv, alcune osservazioni interessanti che riportiamo in sintesi:

1) la proposta fa i conti senza gli osti: le Telco anzitutto, che hanno pagato fior di dollari per acquistare le frequenze, e le Tv locali che dovrebbero cedere frequenze in cambio di capacità trasmissiva (Aeranti Corallo non sembra proprio una associazione di volontariato). Tutta questa operazione CRTV può  mettere a rischio di grave ritardo il progetto di dispiegamento del 5G. 
Come abbiamo scritto anche su questo blog, si apre un confronto di competizione aspro.

2)  il comma 1032 della legge di stabilità 2018 prevede un percorso di rilasci ed accensioni progressive dal 1 gennaio 2020 al 31 dicembre 2021, mentre CRTV prevede la liberazione dei soli canali dal 50 al 53 in aree limitate determinate dagli accordi internazionali a partire dal 1 gennaio 2020 e poi switch off dal primo settembre 2021.

3) Antenne e utenti:  l'attuale MUX1 Rai si compone di impianti divisi al 45% in banda UHF e 55% in banda VHF. Attualmente in sola VHF la copertura non supera il'70% quindi parlare di 80-85% vuol dire mettere nuove antenne trasmittenti VHF che, a sua volta, implicano installazioni di nuove antenne a carico degli utenti. Inoltre, la Legge prevede che debba essere raggiunto il 99,5% della popolazione.  Per raggiungere questo obiettivo occorre attrezzare circa 2200 siti a partire dai 1000 impianti attualmente installati (nei mille che mancano serve installare anche le antenne trasmittenti, mutiplexer e ecc. Per avere il 95% dei Mux 2 e 3 servono 1.000 impianti ciascuno.

Fin qui le osservazioni "tecniche", ci permettiamo di farne alcune "politiche". Posto che siamo dichiaratamente dalla parte della tutela  del Servizio Pubblico e dell'Azienda che lo rappresenta, questa proposta appare più finalizzata a mettere delle "pezze" ad un dispositivo legislativo certamente penalizzante verso la Rai. Fare le barricate contro le Telco, con la concreta possibilità che non possano reggere l'onda d'urto dell'innovazione, fa apparire la posizione CRTV come quella dei giapponesi che difendevano l'isoletta senza sapere che la guerra nel Pacifico era finita. 
Tutto questo perchè, ragionando nella logica tecnico ingegneristica, non si pone la forza e la dovuta attenzione su un altro versante della battaglia: le risorse. La Rai deve competere con la forza di un progetto di sviluppo, di un piano industriale (sic !!! che ancora non si sa bene dove si trova) e questo, a sua volta, deve poggiare su risorse certe e definite, per un arco di tempo sufficiente. Di tutto questo l'Azienda non parla, della questione del canone che penalizzerà la Rai più di quanto è avvenuto finora, si sente a malapena bisbigliare. 


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mercoledì 7 novembre 2018

Frequenze

L'argomento del giorno è la proposta di Confindustria Radio Tv elaborata al secondo incontro del tavolo 4.0 (argomento del tutto assente sulla stampa nazionale).

riportiamo stralci significativi del documento : " ...L’attuale impostazione del PNAF-2018 che attribuisce solo 10 reti agli operatori nazionali deve essere rivista per garantire almeno 12 reti nazionali. È necessario superare la riserva di un terzo in favore dell’emittenza locale, misura che si è rivelata del tutto inefficace a garantire solidità e sostenibilità al comparto locale e che, se mantenuta nel nuovo scenario, pregiudicherebbe in maniera irreversibile la piattaforma terrestre, considerata dal legislatore di interesse nazionale CONFINDUSTRIA RADIO TELEVISIONI 2 di 7 e riconosciuta a livello comunitario come prevalente per la diffusione, almeno fino al 2030, della televisione lineare in chiaro. Proseguire nel percorso dell’attuale PNAF-2018 con l’assegnazione entro il 28 febbraio 2019 di 10 reti nazionali renderebbe molto problematico il percorso di riorganizzazione della banda e il successivo rilascio delle frequenze agli operatori telefonici per il 5G. Un percorso di transizione che non può essere lasciato a situazioni di fatto non preventivabili o a ipotetiche procedure di assegnazioni di frequenze residuali la cui legittimità nel contesto specifico è del tutto discutibile".

..."Anche per queste ragioni e in previsione dell’intervento legislativo, deve essere sospeso il percorso già avviato (PNAF 2018, decreto di Road Map, criteri di conversione/riassegnazione dei diritti d’uso agli operatori di rete nazionali da rilasciare entro il 28 febbraio 2019). Non è infatti ipotizzabile il prosieguo di tali procedure senza certezze sulla dotazione definitiva di risorse da assegnare alle imprese".

..."Confindustria Radio Televisioni ritiene imprescindibile un piano di sostegno alla popolazione per la sostituzione dei ricevitori obsoleti verso la nuova piattaforma di ricezione in DVB-T2 - tecnologia su cui è incardinata la trasformazione della piattaforma nella Legge di Bilancio 2018 - supportato da meccanismi di incentivazione all’acquisto di nuovi televisori con gli standard CONFINDUSTRIA RADIO TELEVISIONI 3 di 7 adeguati e da una corrispondente comunicazione finalizzata a raggiungere tutte le fasce della popolazione. Come già più volte ripetuto, la sola previsione della dismissione della codifica MPEG2 in favore della codifica MPEG4 su standard DVB-T all’avvio della transizione è insufficiente e richiede una preventiva identificazione dei meccanismi di finanziamento e di incentivazione per la sostituzione di tutti gli apparecchi riceventi obsoleti attualmente nelle case degli utenti. Si rileva a tal fine che la somma stanziata dalla Legge 205/2018 per la sostituzione dei ricevitori digitali (25 milioni di euro per i quattro anni dal 2019 al 2022) deve essere rimodulata per l’anno 2019 di almeno 50 milioni di euro per tener conto della dismissione della codifica MPEG-2 in favore della codifica MPEG4 su standard DVB-T con l’avvio della transizione dell’Area 1. Conseguentemente, anche in considerazione dello straordinario risultato derivante dall’asta 5G, è necessario incrementare la quota residua per gli anni successivi per garantire il passaggio di ampie fasce di popolazione al DVB-T2 entro il 30 giugno 2022".


PD

Qualcuno ricorda l'infornata di dirigenti e direttori avvenuta nell'era Campo Dall'Orto? Quanti tra questi rimarranno in groppa al cavallo Rai?
Chi li ha proposti e nominati? Chi si occuperà di loro quando, fra poco, dovrebbe scadere il loro contratto? Per alcuni già si dice che sono in corso trattative per Rai Com.
Inoltre, chi ha proposto e approvato la nefasta legge in vigore sulla governance Rai?
Ora, leggere stamattina su quasi tutti i giornali che la consigliera Borioni, PD, ha fatto ricorso al Tar fa una certa impressione. L'azienda ha prontamente risposto forte del suo parere legale. Oste com"è il vino? Buono compà !!!  Posto che un parere legale non è una sentenza di un giudice, il problema si pone.

Ieri si è svolto il secondo incontro sul tema 700 MHz al Mise. Rai ha presentato una proposta dove rinuncia a ristrutturare il Mix 1 per concentrarsi sul 2,3e4  con un impegno di spesa previsto di 80-100 milioni.

Aggiornamento suggerito da un nostro autorevole lettore: com'è possibile che l'Azienda diffonde un comunicato contro un proprio consigliere? Inoltre, con quale logica si sostituisce ad un giudizio di merito?

martedì 6 novembre 2018

5G

La notizia del giorno è contenuta in un interessante articolo comparso su Italia Oggi a firma del solito ben informato Andrea Secchi. Ci riferisce della riunione avvenuta ieri in Confindustria Radio Tv dove si discute delle implicazioni e dei problemi connessi all'introduzione del 5G. Abbiamo scritto che si tratta di un terreno di contesa aspro rispetto alle telco dagli esiti ancora molto incerti. Al momento, si profilando due soggetti che saranno costretti a pagare un conto salato: i primi sono i cittadini, molti dei quali dovranno adeguare gli apparati e gli impianti di ricezione, a loro spese. Il secondo soggetto è la Rai per le note vicende legate al Mux 1. In verità c'è un terzo soggetto che potrà avere importanti conseguenze: i piccolo operatori locali.
ma quello che a noi appare più interessante è quanto riportato nell'articolo a proposito dell'annosa questione di Europa 7, di proprietà dell'imprenditore Francesco Di Stefano, che nonostante diverse vittorie sul fronte giudiziario non riesce ancora ad avere ragione dei suoi diritti. Veniamo a sapere che ha in progetto  una pay tv rivolta ai device mobili basata non più, come avviene ora, sulla diffusione del segnale attraverso la rete Web ma via etere, attraverso un aggeggio da collegare al proprio cellulare o tablet. Non si tratta di cosa da poco: se accessibile facilmente e a costo contenuto, potrebbe insidiare frontalmente il modello attuale di uso e consumo di prodotti audiovisivi oggi massivamente diffusi via rete. Di questa possibile innovazione, molto simile al vecchio DVT - H.

Riportiamo da Wikipedia:
"Il DVB-H, acronimo di Digital Video Broadcasting - Handheld, è stato lo standard del consorzio europeo DVB per una modalità di radiodiffusione terrestre studiata per trasmettere programmi TV, radio e contenuti multimediali ai dispositivi handheld, come i più comuni smartphone, i palmari e i telefoni cellulari evoluti. Questo standard è ufficialmente supportato dall'Unione europea.[1][2]
Si tratta di uno standard derivato dal DVB-T e funziona combinando gli standard del video digitale con l'Internet Protocol in modo da suddividere i contenuti in pacchetti di dati da trasferire sul cellulare e leggibili da parte dell'utente. In questo modo il peso dei dati si riduce ed è possibile trasferirli conservando un'alta qualità video. L'uso del protocollo IP, inoltre, rende possibile la trasmissione simultanea sullo stesso canale di pacchetti video (stream DVB) e pacchetti dati sfruttabili da applicazioni presenti sul terminale ricevente (IP Datacast). Queste applicazioni includono feed di news, informazioni finanziarie, contenuto multimediale, trasferimento file, nonché accesso ad Internet ad alta velocità, utilizzando per l'interattività con il servizio il canale di ritorno costituito dalla rete cellulare mobile. Grazie allo standard DVB-H è possibile guardare la televisione sul cellulare in maniera interattiva". 

Per il resto, a proposito di Rai: nebbia in Val Padana. ieri, scambio solito di telefonate tra colleghi. Qualcuno si interroga sul futuro di Casimiro Lieto ora che la Isoardi non è più legata a Salvini. Ci arrendiamo: fintanto che si dibatteva sulla dipendenza del Cda dal Governo potevamo dire qualcosa. Su questo tema esprimiamo un sentito ringraziamento ma andiamo avanti. Il CdA, per quanto ne sappiamo, questa settimana riposa ... per il futuro si vedrà !

Sempre in tema di CdA e nomine: alla recente riunione il principio della motivazione e dei criteri con i quali vengono scelti i candidati alle direzioni non sembra sia stato nemmeno preso in considerazione e nulla lascia intendere che lo sarà nel prossimo futuro quando si dovranno scegliere i direttori di rete. Grave e, forse, andava espresso con maggiore forza il dissenso su questo punto. Non è sufficiente incassare il solo risultato di aver fatto nomine interne. Le battaglie, ancor più se sono di principio, vanno sostenute fino in fondo. Sostiene un vecchio saggio: "colpire con sicurezza, ritirarsi con cautela". Il corollario di questo pensiero: "avanzare quando si è forti, ritirarsi quando si è deboli".

lunedì 5 novembre 2018

SERVIZIO PUBBLICO

Ci siamo permessi qualche giorno di riposo, tanto c'era poco da scrivere.

Segnaliamo un articolo, firmato Mauro Masi, ex DG Rai,  comparso su Italia Oggi sabato scorso,  di notevole interesse che pone interrogativi importanti e riguardano esattamente un tema sul quale alcuni stanno riflettendo (nei prossimi giorni è previsto un nuovo incontro): la legittimità del Servizio Pubblico Radiotelevisivo e il relativo costo a carico dei cittadini attraverso il pagamento del canone.

Sono domande forti alle quali è difficile dare risposte compiute. Sul primo tema: la legittimità ad esistere di un SP nell'era delle connessioni, dello streaming, di altre emittenti che forniscono un servizio analogo (talvolta migliore)  di quello fornito da Rai. Non c'è dubbio, infatti, che almeno sui tre grandi pilastri normativi che sorreggono il SP, l'informazione, l'educazione e il divertimento, sono in modo diverso gli stessi pilastri che sorreggono buona parte dell'offerta delle emittenti private e, per altro verso, identificabili nell'offerta web. Lo abbiamo scritto da tempo: anche la BBC è allarmata su questo fronte e sta cercando di porre rimedio (vedi ultimo Piano industriale approvato a marzo scorso).
Si pongono allora due ordini di interrogativi: che ruolo deve ancora ricoprire lo Stato per il presente ma sopratutto per il futuro, per quando le tecnologie di diffusione dei segnali (vedi 700 mhz) potrebbero modificare non poco il panorama di riferimento? Uno Stato con funzione di operatore, di soggetto con un privilegio di Primus inter pares, oppure un semplice Stato regolatore, in grado di definire ruoli, competenze e responsabilità tra tutti i soggetti interessati. Al momento non ci sono risposte convincenti sulle due risposte possibili o su altre mediate. Ma, è necessario ribadirlo con forza, occorre lavorare in questa direzione, non è possibile lasciare alla deriva la Rai senza indicare la rotta sulla quale proseguire.

Il secondo ordine di interrogativi riguarda le risorse con quali sostenere questa rotta. Attualmente il sistema misto, canone e pubblicità, consente alla Rai di vivere ma non di crescere. Non è cosa da poco. Vedi questione canone 2019: rimarrà invariato a fronte di costi industriali crescenti, il che, tradotto banalmente, significa introiti inferiori. Tutto questo, inoltre, a fronte di maggiori impegni di spesa previsti dal nuovo Contratto di servizio (nuovi canali) e di adeguamento impianti sul multiplex. Sembra quasi che una manina, una manona, da tempo, stia progettando un futuro per il SP italiano incerto, traballante.

Infine, segnaliamo un interessante articolo su Wired, pubblicato il 30 ottobre, sul 5G. Appare sempre più chiaro che i mondi delle telco e quello dei broadcasters si dovranno contendere lo stesso terreno. Il campo di battaglia sono le frequenze e la stessa Rai è scesa in campo insieme alle altre emittenti con un ricorso al TAR (senza urgenza ... tanto è in corso il confronto con il MISE) per mettere le mani avanti.

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giovedì 1 novembre 2018

autunno

Ieri CdA Rai che non entrerà nella storia. Nulla di nuovo, nulla di inatteso, nulla di sorprendente. Come al solito, come le foglie che cadono d'autunno. Del resto, non era e non è forse nemmeno lecito attendersi qualcosa di più, di diverso. Sul perchè e sul percome, sui famosi criteri con i quali si sceglie Tizia o Caia, nemmeno una parola. Come i Carabinieri: usi obbedir tacendo. Apprendiamo però che la consigliera Borioni, proprio su questo tema, ha votato contro. Tutto come previsto, nulla di nuovo sul fronte Occidentale.

Il grande scontro deve ancora arrivare, quello sulle nomine dei direttori di rete, laddove si dice "avviene il racconto del Paese" che, tradotto in soldoni, è il luogo dove le opinioni si trasformano in consenso e questo, a sua volta, in voti elettorali. Qualcuno ha ricordato il mitico Ettore Bernabei che il meccanismo conosceva bene.

Nel frattempo, però, il mondo gira e anche abbastanza velocemente. Ci pensa il Sole 24 Ore di oggi  a ricordarci che all'orizzonte si profila una battaglia epocale sul futuro del broadcasting ed è proprio quella che ieri è stata rappresentata ai consiglieri Rai. Il riassetto delle frequenze intorno ai 700 Mhz sarà la madre di tutte le battaglie per la Rai anzitutto ma anche per tutto il sistema radiotelevisivo italiano. Il mondo delle Tlc e quello delle emittenti Tv potrebbero collidere tra loro. Il futuro del DTT, anche versione aggiornata, potrebbe soccombere a favore di un modello di distribuzione e fruizione dei prodotti televisivi profondamente diverso da quello attuale. I broadcasters lo sanno bene e per questo oppongono forte resistenza al cambiamento e, infatti, con i ricorsi presentati al Tar provano a mettere le zeppe allo sviluppo del 5G.
Argomento di grande interesse, dagli esiti profondamente incerti. La Legge finanziaria è alle porte e potrebbe segnare punti significativi. Per Rai, sulla questione del canone, ancora di più. Vedremo.

Piove, governo ladro !!!

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nemmeno il tempo di pubblicare e già un lettore ci chiede un commento sui nomi dei nuovi direttori. Poco da dire: stimati colleghi interni, figure che rappresentano bene il Partito Rai di questo momento. Ognuno gli può affidare il peso che ritiene opportuno. Per quanto scritto prima, indipendentemente da loro, sembra un peso leggero. Vedremo .