mercoledì 15 aprile 2026

Quirinale e RAI. Il giorno dopo lo "0"

By Bloggorai ©

La “notizia del giorno” è una non notizia, ovvero, per essere più precisi, è una notizia ripetuta due volte e forse per questo ha un significato molto particolare. Vediamo.

Giovedì 30 luglio 2025, Palazzo del Quirinale, il Presidente Mattarella partecipa ad una cerimonia durante la quale sostiene “Il Regolamento europeo sulla libertà dei media entrerà in vigore l'8 agosto e, da quel momento, le sue norme saranno applicabili: riguarderanno - fra l'altro - le questioni della indipendenza editoriale, i contenuti delle grandi piattaforme digitali, il funzionamento indipendente dei media del servizio pubblico. Quest'ultimo, è tema ancora più delicato, e richiama la assoluta necessità che le garanzie predisposte dalla legislazione siano attuate e non eluse. Il quadro offerto nella Commissione parlamentare per l'indirizzo generale e la vigilanza dei servizi radiotelevisivi sul tema di designazione del Presidente della Rai è sconfortante. La libertà vive del funzionamento delle istituzioni, non della loro paralisi". Chiaro e tondo, senza margini di interpretazione, un monito valido per tutti.

Ieri, martedì 14 aprile, dopo 8 mesi, siamo fermi allo stesso punto e Mattarella ha dovuto ribadire “Non è accettabile che, dopo un anno e mezzo, al servizio pubblico nazionale manchi ancora l'assetto dei propri organi amministrativi e la Commissione di Vigilanza non sia in grado di esercitare i suoi compiti". Punto, a capo. Inascoltato allora e verosimile inascoltato sarà oggi. 

Attenzione però, il primo monito del presidente è a monte del problema. Mattarella ha richiamato l’entrata in vigore dell’EMFA l’8 agosto dello scorso anno dove si richiedeva l’immediata applicazione di quanto disposto dall’Europa. In verità, come pure abbiamo ripetuto innumerevoli volte, le indicazioni dell’EMFA erano note da anni prima e, beatamente, le hanno ignorate tutti coloro che hanno dato vita a questo Cda il 26 settembre 2024. È pur vero che l’EMFA non prevede meccanismi retroattivi ma, non foss’altro per “garbo istituzionale” e rispetto del pensiero del Presidente e “recepimento politico” delle indicazioni fondamentali dell’EMFA, il 9 agosto qualcuno avrebbe almeno dovuto porsi il problema della sua permanenza in questo Cda: “Che ci faccio io ora quì?”.

Invece no, è rimasto tutto invariato: zero riforma, zero Vigilanza, zero presidente … zero e basta! Ma di questo zero, ribadiamo, non ne ha responsabilità solo il governo Meloni. Non ce la caviamo con la tiritera pur valida di “telemeloni”. Non è sufficiente e non ne usciamo se non cambia l’approccio, la cosiddetta “postura” politica. 

Sulla riforma ormai dimenticata ne ha grande responsabilità anche l’opposizione sia nel merito (vedi le proposte e gli emendamenti presentati dei quali abbiamo scritto lungamente) sia nella forma (tempi, si è cominciato a lavorare a maggio 2025, e modalità di elaborazione ovvero “due amici al bar, un mini gruppo omeopatico tra “esperti europei” e “professori” senza ombra di concorso). 

Sul tema Vigilanza poi, a nostro avviso, altro grande errore di valutazione: date le condizioni accettate (facciamo il cda e poi la riforma) era preferibile votare la Agnes come richiesto dal Governo oppure negarlo e fare le barricate per poi paralizzare l’organo parlamentare?  Ci potevano essere altre soluzioni? Ad esempio, si poteva “lavorare” ad un altro nome alternativo condiviso? Oppure, vista la determinazione ostinata del Governo, si potevano prendere iniziative significative come, ad esempio, far dimettere tutti i parlamentari di opposizione, vista la loro manifesta impossibilità ad esercitare il loro mandato istituzionale? A dicembre scorso si è sentito parlare di una “azione forte” dei partiti di opposizione che poi, a gennaio, si è trasformato in un blando comunicato come ormai siamo abituati a leggere da qualche settimana questa parte ad opera di un “consigliere” Rai a caso.

Nel frattempo, la Rai sbanda, barcolla e tentenna sotto i colpi dell’incapacità a proporsi in modo credibile. Rileggiamo qualche passaggio di quanto scritto nel famigerato documento del 19 febbraio 2025 “Linee Guida Editoriali” che, di fatto, mette nero su bianco, il “monumento funebre” al fallimento delle scelte editoriali (la famigerata “riforma per generi” già fortemente criticata dall’attuale DG Sergio, che peraltro, ci riferiscono, svanito nelle nebbie di San Marino) compiute nel recente passato la cui conseguenze sono tutt’ora visibili. In quel documento leggiamo di “… isolamento dei direttori di genere, costretti a operare senza poter condividere un’armonizzazione dei piani editoriali e dei contenuti dell’offerta e, come principale conseguenza, il fiorire di prodotti singoli non sempre congrui con l’identità dei canali e, dunque, non riconosciuti dalla platea già fidelizzata … eccessiva frammentazione dell’offerta complessiva causata dalla sovrapproduzione editoriale …” per poi concludere “Negli ultimi due anni peraltro il gruppo Rai ha perduto contro il competitor Mediaset nell’intera giornata, pur mantenendo il primato nel prime time, a causa di due fattori: la riduzione degli ascolti delle due generaliste minori (Raidue e Raitre) e la perdurante debolezza delle specializzate che non è soltanto questione quantitativa ma anche qualitativa: non è infatti solo il maggior numero di canali specializzati di Mediaset a fare la differenza ma soprattutto l’assenza di un’identità editoriale di tanti tra i canali tematici”. Amen!!! E i risultati di questo sfacelo lo vediamo tutte le sere: ieri su Rai Uno l’innumerabile replica di Montalbano, su Rai Due la trasmissione di gossip da ”buco della serratura” con ospite di apertura nientepopodimeno che Carlo Conti e su Rai Tre una fantasmagorico programma di intrattenimento pseudogiornalistico con un certo Cerno (vedere per credere) e la chiusura in bellezza con aggiornamenti insistenti su Garlasco, giusto per non far mancare nulla.

Ci avrebbe fatto piacere sapere “Mattarella pensaci tu” ma abbiamo seri dubbi che qualcuno ha voglia di ascoltarlo. Se lo hanno ignorato la prima volta, perché dovrebbero tenerne conto oggi? cosa è cambiato? che la Meloni è sotto schiaffo dopo i referendum? Che il “partito Mediaset” è allo sbando, costretto a “convocare” il suo leader ad Arcore per chiedergli conto del suo operato mentre il suo “uomo Rai”, ovvero Gasparri è stato indotto ad occuparsi di tutt’altre faccende affaccendato? Che la Lega e il suo ministro Giorgetti si mette di traverso sulla riforma e intanto “blinda” il suo uomo “in quota” Cecatto alla guida di Rai Way? Ci sembra tutto un po’ poco, pochino pochino.

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Ps: Osservazione acuta last minute di un nostro molto autorevole lettore: "Ma non sarà che Gasparri è stato fatto fuori dalla Vigilanza Rai proprio perché non ha portato a casa il risultato Agnes presidente come il suo mentore Letta tanto desiderava?" 

martedì 14 aprile 2026

I "dati" degli utenti: le "terre rare" della TV

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Nel gennaio 1996, trenta anni addietro, sul sito di Microsoft Bill Gates ha scritto “Content is the King. “Il contenuto è dove mi aspetto che verranno fatti più soldi su Internet, proprio come accadeva nelle trasmissioni radiotelevisive. […] Le opportunità più ampie, per la maggior parte delle aziende, riguardano la fornitura di informazioni o intrattenimento. Nessuna azienda è troppo piccola per partecipare.

Una delle cose interessanti di Internet è che chiunque, con un PC e un modem, può pubblicare qualunque tipo di contenuto. Internet permette anche di divulgare informazioni in tutto il mondo a costo zero, o quasi, per l’editore. Le opportunità sono notevoli, e molte aziende stanno gettando le basi per la creazione di contenuti per Internet”.

La “profezia” si è avverata, almeno in buona parte. I contenuti però sono anzitutto prodotti da soggetti e poi sono distribuiti in rete. Produzione e distribuzione si associano in modo perfetto ed è anche per questo che Bloggorai mantiene il focus su Rai Way. Conoscere e ragionare sulle loro sfere di influenza reciproca, sugli ambiti e sugli interessi geopolitici che rappresentano può essere un momento di assoluto rilievo strategico, più ancora che ragionare sugli ascolti di Canzonissima, della 33a replica di Pretty Woman o altre amenità dentro e fuori la Rai, cioè parliamo della famigerata e fantasmica Digital Media Company.

Ieri vi abbiamo accennato ad un interessante articolo comparso sul Sole 24 Ore a firma Francesco Giorgino. Attenzione, la firma in calce non è quella di Direttore dell’Ufficio Studi Rai ma di “Professore LUISS di marketing e Comunicazione”. Ci mancherebbe, va bene così, ognuno espone la merce di cui dispone e per lui, in questo momento, la “merce” LUISS è più pregiata di quella Rai. Ciò detto, il titolo ci ha incuriosito “Le nuova seduzione non parla ai clienti ma agli algoritmi” dove leggiamo “…nell’era digitale disintermediazione e rimediazione non sono la stessa cosa … l’intelligenza artificiale ha prodotto un cambio di paradigma nel marketing. Non basta più operare sul terreno della comunicazione di brand e prodotto per farsi scegliere dai consumatori …occorre farsi scegliere da quegli algoritmi che consentono l’adozione di sistemi di raccomandazione nell’acquisto di beni o servizi o nella fruizione di contenuti”. Interessante: non lo ha scritto Bill Gates e lo spunto sembra ripreso da due ricercatori USA ma ne teniamo conto.

La curiosità ci riporta ad un tema che Bloggorai ha affrontato nel passato: la proprietà e l’uso degli algoritmi di profilazione degli utenti di Rai Play. Si tratta della “merce” oggi forse più preziosa: sapere usi, stili di vita, movimenti e preferenza del proprio pubblico, ovvero si tratta di gestire “dati” personali ovvero il “petrolio” della comunicazione digitale. Conoscere e controllare i dati dei tuoi utenti (e magari quelli della concorrenza) pone grandi sfide per “vendere” meglio i contenuti ovvero il prodotto televisivo sia nel broadcast digitale terrestre sia nel Web. Tanto per intenderci: Sanremo ha generato 65 mln di ricavi pubblicitari ripartiti con l’85% circa dal broadcast e il restante dal web dove però la differenza tra numeri di “contatti” è molto rilevante: gli ascolti sono assestati su una media ci di circa 12 mln mentre nel “digital”, le “video views” e le iterazioni social sono rispettivamente di circa 400 e 100 milioni con utenti prevalentemente “giovani”. Nei giorni scorsi l’AD di Rai Pubblicità Luca Poggi ha dichiarato al Sole “Anche grazie a Rai Play maggiore presa sui dati”. Dunque saranno i “dati” in possesso della Rai al centro del nostro interesse per i prossimi post.

Ecco che torniamo all’inizio della nostra proposta di ragionamento e approfondimento. Data center, Hyperscale, Big Data, CDN proprietaria o in affitto, rete unica nazionale, sovranità digitale e infrastrutture di interesse strategico e quindi “polo delle torri” tra Rai Way e Ei Towers costituiscono i termini fondamentali, capisaldi della trasformazione del Servizio Pubblico che oggi appaio forse più rilevanti della “trasformazione istituzionale”. In altri termini: se non sappiamo cosa farne, se non sappiamo condurla e non sappiamo dove dirigerla cosa ne facciamo della “macchina” Rai? Abbiamo la forte impressione che mentre ci si balocca tra Vigilanza che non si riunisce, presidenti pro tempore e Cda Rai inchiodato alla poltrona comodamente in attesa della sua scadenza, la riforma Rai dispersa nelle nebbie, il mondo reale va avanti a velocità impressionante. Ieri abbiamo saputo che mentre qualcuno si balocca con “data center” lillipuziani, omeopatici, in altre parti del mondo succede che “Kepler Communications guida la nascita dell'informatica orbitale distribuita, con un cluster di 40 processori NVIDIA Jetson Orin su 10 satelliti interconnessi via laser — un modello radicalmente alternativo ai tradizionali data center terrestri”. Come abbiamo scritto, il futuro della Rai è dietro, molto dietro le sue spalle. Basti pensare che il famigerato Hyperscale proposto recentemente da Rai Way era stato “concepito” alcuni anni addietro, ci dicono in “era Mancino” e che, secondo quanto dichiarato all’ANSA dall’AD Rai, Giampaolo Rossi, non si sa se e quando potrà essere realizzato, con quali costi (abbiamo letto di circa 400 mln) e anzitutto con quali clienti.

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lunedì 13 aprile 2026

State sereni: l'Europa fa festa ... l'Europa s'è desta

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Nello sfavillante mondo del probabile, del possibile e del necessario succedono cose non sempre facilmente spiegabili.

La settimana inizia in modo tanto turbolento quanto interessante. La presunta “pace” ricercata invano dai due dementi guerrafondai è l’ennesima patacca come è stata quella imposta a Gaza, utile solo a Israele per potersi “dedicare” all’Iran e Libano nonché a proseguire gli insediamenti illegali in Cisgiordania ed approvare la pena di morte solo per i Palestinesi. Fanno le guerre, se ne fregano del diritto internazionale, spianano tutto e uccidono tutti e poi vogliono imporre la “loro” pace. Qualcosa non torna.

In questa Europa, stamattina tutti o almeno tanti a “festeggiare” la sconfitta dell’orrido Orban, amico della Meloni, di Trump, di Netanyahu e di altri compagni di merende. Grosso modo, gli amici dei miei nemici sono anch’essi miei nemici. Ne siamo proprio sicuri che con il “nuovo ungherese che avanza” andrà meglio? Noi no, non tanto. Leggiamo sul Corriere di oggi: “Nonostante oltre due anni di campagna elettorale e un programma di 240 pagine i dettagli su cosa farà esattamente Magyar rimangono vaghi. Gran parte di ciò è voluto per non offrire appigli i suoi avversari che lo bollano come un servo di Bruxelles”. 

Una domanda e un dettaglio di poco conto: chi è esattamente (ex delfino di Orban) e cosa farà nel dettaglio subito sui grandi dossier internazionali è una incognita notevole. E il canto felice delle varie Ursula Gertrud von der Leyen&C non ci tranquillizzano per nulla, anzi. Bloggorai non è mai stato un europeista convinto, poi di questa Europa, pallida e impotente, scomposta e individualista oltre ogni limite dove regna sempre “ognuno per sé e Dio per tutti” incapace di essere autonoma nei pilastri dell’economia, delle tecnologie, dell’energia e di quant’altro ancora. 

Tanto per capirci. Oggi veniamo a sapere, ad esempio, che la Francia sta sostituendo i sistemi operativi della sua pubblica amministrazione passando da Windows (ovvero monopolio USA) a Linux (Open source gratuito) e così via trotterellando. Da noi, in Italia, invece succede, come ha denunciato ieri sera Report ieri sera, che è verosimile che “Meta interferì nelle elezioni del 2022” come titola oggi La Sicilia dove leggiamo pure che “Il dipartimento tecnico del Garante Privacy apprese le notizie sulle interferenze di Meta chiede un blocco urgente ma Scorza e Ghiglia frenano invitando ad attendere le autorità europee. A metà 2023 in occasione delle elezioni regionali i tecnici riescono a far emanare un provvedimento d'urgenza che impedisce a Meta di condividere i dati con terzi e propongono una multa da 75 milioni ma nonostante la multa venga abbassata a 25 milioni sia scorza che ghiglia votano contro il provvedimento”. Amen, come si dice quando un consigliere a caso chiede qualcosa all’AD Rai: “faranno sapere”.  Rimaniamo fiduciosi.

Per tutto il resto, negli ultimi tempi l’Europa si sente solo quando parla di aumento delle spese militari e di difesa comune ed è inetta e incapace di intervenire sui grandi conflitti in corso dall’Ucraina al Medio Oriente mentre si lascia “bullizzare” dai due dementi guerrafondai.

Scendiamo di livello e arriviamo a casa nostra. In questi giorni siamo anche noi “bombardati” di fatti concreti (aumenti dei costi) e notizie inquietanti. Quando i ministri sono ottimisti e fiduciosi, ci parlano di “riserve” sufficienti per qualche mese, dopo di che se, appunto, non “fanno la pace” ci dovremo attrezzare con le candele e con i somari. In mezzo alle “bombe” economiche e mediatiche, c’è la miccia sempre più corta delle prossime elezioni politiche tra primavera e autunno 2027: sia i partiti di governo e sia quelli di maggioranza sono alle prese con ardui dilemmi. Più ancora preoccupano quelli di opposizione che ancora non hanno definito un programma politico e chi poi sarà la persona chiamata a contende la Meloni: “Vassene il tempo e pur fugge tuttavia”.

Ancora un livello più in basso e arriviamo alla Rai. Già. Siamo proprio al livello più basso: nel senso che ormai c’è così poco da dire che c’è più da ridere (o, a scelta, da piangere). Da dove si vuole iniziare? Dalla riforma? non ne parliamo proprio, ci sono ben altre riforme da fare prima. Ieri sul Tempo è stato pubblicato un articolo a firma Bisgnani (uno che solitamente la sa lunga e la sa pure cantare) che non lascia molte speranze. Dagli ascolti (Canzonissima ormai si perde tra le nebbie del sabato notte) o dalle repliche delle repliche (Pretty Woman alla 33a volta)? Dalla “storia infinita” del Cda anomalo senza presidente, monco, ai limiti della legittimità e ormai quasi prossimo alla scadenza come lo yoghurt? Alla famigerata “Digital Media Company” (mai specificata “di Servizio Pubblico”) che nessuno sa più bene cosa sia e di cosa si debba occupare? Di Rai Way, della sua CDN distinta e diversa da quella Rai e dei suoi “Data Center” o, peggio ancora, del fantomatico “Hyperscale” di Pomezia che lo stesso Ad Rai Rossi ha detto che non sono noti i tempi e i costi (e, aggiungiamo noi un dettaglio non da poco: i futuri clienti)? Di “piani” improbabili o inesistenti (uno vale per tutti: quello editoriale sull’informazione …vedi il “caso” Vespa)???     

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Ps: oggi abbiamo trovato un interessantissimo articolo sul Sole dal titolo "La nuova seduzione non parla ai Clienti ma agli Algoritmi". Ne parleremo.


 

domenica 12 aprile 2026

La Civiltà delle Immagini 2026: Vespa gioca con i dadi della RAI

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“Io non ce l'ho con te, ma con quello che ti sta accanto perché ancora non ti ha buttato di sotto” E. Petrolini

Notizia recente: grosso modo, circa 12 mila anni addietro i cacciatori raccoglitori del Nord America inventarono una sorta di dadi, con due sole facce ovvero una specie di “pari o dispari”. Fino a poco tempo prima si riteneva che fossero stati “inventati” intorno al V millennio a.C. in diverse aree del mondo: dalla Scozia all’Egitto.

Da allora, il genere umano in diverse latitudini e continenti ha iniziato a fare i conti non tanto e non solo con il “gioco” (merita la citazione “Homo Ludens” di Huizinga) ma con il senso della casualità, con la sorte, con la necessità della scelta e con quel sottilissimo e impercettibile spazio che divide il certo con l’incerto, un destino fausto da uno infausto. I dadi sono una metafora pressoché perfetta delle combinazioni infinite che possono determinare le nostre sorti. La faccia visibile del dado è una sola e mostra un numero pari o dispari esattamente come le scelte che costantemente dobbiamo compiere che spesso e volentieri non lasciano molto margine all’incerto, al “forse”, al “dipende” o al “quasi”. Tutto si mostra per la sua duplice natura e lettura: bianco o nero, sotto o sopra, davanti o dietro, destra o sinistra e così via. Prima Parmenide e poi Aristotele lo avevano intuito in modo chiaro con il principio di “non contraddizione”: una cosa è o non è. Qualche secolo dopo Matteo nel suo Vangelo scrive “ … Non giurare neppure per la tua testa, perché non hai il potere di rendere bianco o nero un solo capello. Sia invece il vostro parlare: “sì, sì”, “no, no”; il di più viene dal Maligno”. Per arrivare, infine, al noto pensiero di Einstein “Dio non gioca a dadi con l’Universo” a cui David Bohr rispose con “… smettila di dire a Dio cosa deve fare con i suoi dadi”.

Tutto ciò premesso per arrivare alla “figurina” che entrerà giocoforza nel nostro Album sulla Civiltà delle immagini 2026: Bruno Vespa con il ditino puntato in faccia all’autorevole esponente del PD, Giuseppe Provenzano, nel mentre che gli intima “stia zitto!!!”.  Per tornare alla metafora di cui sopra: o si sta con Vespa o contro di lui, non c’è o non ci dovrebbe essere margine di trattativa o lo vedi o cambi canale ovvero o frequenti il suo studio oppure no. Oggi su Repubblica Filippo Ceccarelli gli ha modellato un bel taglia e cuci dove ha colto elementi significativi dell’immagine televisiva: la foto della Meloni sullo sfondo con il suo claim (“…il Governo va avanti fino alla fine ...”) e una mano in tasca di Vespa. In questa immagine, nella sequenza televisiva, a nostro avviso, manca qualcosa e non è cosa da poco conto: la mancata reazione di Provenzano.

Un parlamentare, a nostro avviso, non dovrebbe accettare in alcun modo che qualcuno gli possa intimare di “stare zitto” ancor più se questo avviene in uno studio del Servizio Pubblico. E qui arriviamo al contesto della vicenda. Vespa “è” in ragione del fatto che gli si consente di “essere” ovvero di rappresentare il monopolio della comunicazione politica della Rai in modo pressoché totale e assoluto. Vespa “è” il suo contratto il suo ricco contratto da autore e conduttore con il Servizio Pubblico, Vespa “è” la naturale prosecuzione del “potere” politico in forma televisiva, da tempo immemore blandito, vezzeggiato e “rinnovato” ormai ad ogni cambio di stagione politica. 

Ma, domanda banale, è mai possibile che con oltre 2000 giornalisti a busta paga Rai non ce ne sia uno/a, o anche mezzo/a, in grado di condurre un “Porta a porta” qualsiasi?

Non c’è molto altro da aggiungere. Qualcuno, un consigliere a caso, ha scritto di “… toni scomposti …” usati da Vespa per i quali dovrebbe financo “chiedere scusa”. Non c’è un problema di toni ma, semplicemente di Vespa e di chi gli rinnova il contratto.

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ps: Bloggorai possiede un discreta collezione di dadi, di diverse forme a materiali, provenienti da diverse parti del mondo, alcuni antichi e particolari.

venerdì 10 aprile 2026

RAI & C: il grande gioco di primavera

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Ogni stagione è una buona stagione per te se la tua anima è serena

Primavera, è tempo di cambiare o, meglio ancora, di mantenere e rinforzare. Siamo arrivati ad un punto cruciale: Meloni e il suo governo dovranno pur decidere, e in fretta, se far saltare il tavolo e andare ad elezioni anticipate oppure stringere i denti e andare avanti. Per la presidente del Consiglio, chiudere la legislatura è un obiettivo ambizioso (sarebbe la prima volta che succede) ma altrettanto ambizioso è l’obiettivo di poterne aprire una nuova dopo le elezioni del 2027.

Ecco allora la “stagione dele nomine” del Governo che, giocoforza, guarda avanti, molto avanti con fondamentali chiavi di lettura: prudenza, controllo e continuità. La Stampa del 3 aprile, appunto, titolava a proposito di una poltrona di assoluto rilevo strategico “Poste, resta Del Fante. Nella Aziende di Stato, il MEF sceglie la continuità”. E così è stato. La partita che si appresta a giocare Poste con TIM è, forse, la più importante di questo momento ed avere il suo controllo totale per il Governo è inderogabile.  Fatte le debite proporzioni e, in un certo senso, per contiguità, anche su Rai Way il Governo ha scelto la continuità proponendo il rinnovo di Cecatto come AD per mantenere aperto il MoU fino alla sua prossima (e forse ultima) scadenza di fine giugno per chiudere o meno l’accordo con Ei Towers.

E ora la Meloni cosa vuole fare con la Rai? Oggi abbiamo letto una frase su Domani, a firma Lisa di Giuseppe "...la narrazione che serpeggia per Via della Scrofa e disegna la Rai più come una rogna che un'opportunità ...". Nei giorni scorsi abbiamo citato il titolo del Fatto "Meloni delusa, vertici in bilico".

In questo contesto si pone l’annosa partita della “riforma Rai”: conviene chiuderla entro breve tempo oppure conviene lasciare le carte ferme in tavola in attesa di “non si sa bene cosa”? Già, perché il punto fermo è molto semplice: l’EMFA è in vigore e l’Italia deve applicarlo, pena l’apertura di una procedura di infrazione (lenta e lunga). La disposizione comunitaria prevede che il nostro Paese si debba confrontare a principi chiari e netti: autonomia e criteri di nomina trasparenti del Servizio Pubblico. Se non che, il progetto di riforma (si far per dire) attualmente in discussione (e arenato, annebbiato, disperso) in VIII Commissione Senato non sembra avere una corsia privilegiata di conclusione entro breve, ovvero prima della fine della Legislatura. Dunque, in mancanza di una nuova Legge entro il prossimo aprile 2027 (anno di elezioni), si rinnova la Concessione e il conseguente Contratto di Servizio? Nota a margine: nella maggioranza c’era un “paladino” della volontà di chiudere subito (“entro dicembre” dixit a ottobre scorso): ovvero Maurizio Gasparri che ora è in tutt’altre faccende affaccendato. Fratelli d’Italia e, ancora di più Forza Italia e Lega quanto interesse hanno a chiudere la partita? Per quanto ci è dato sapere, poco quasi nulla. Poniamo la stessa domanda all’opposizione: che intenzione hanno? Si può forzare la mano in qualche modo, a partire dalla Vigilanza e finire con le dimissioni dei consiglieri? Oppure si rimane in attesa di “non si sa bene cosa”?

Morale della favola. all’orizzonte nulla di nuovo e gli attuali consiglieri Rai possono continuare a dormire sonni tranquilli: anche loro, come la Meloni, hanno ragionevoli probabilità di chiudere il mandato. Possiamo parafrasare la frase della Schein rivolta al Governo ieri in Parlamento verso questo Cda di destra destra: “Avevate i numeri per fare tutto e non avete fatto niente”.

Come già vi abbiamo riferito, la bozza di riforma è ferma in V Commissione Senato (bilancio) ovvero Giorgetti che ha detto chiaro e tondo che, così com’è, non si può fare. Per quanto abbiamo potuto sapere e verificare, il gioco è fermo. Dunque, torniamo alla domanda precedente: si chiude la partita riforma entro breve o no? Di conseguenza, si chiude la partita (ormai decennale) di Rai Way entro giugno? No, non ci sarà nessun “rush finale”. Bloggorai ritiene di no per il semplice motivo che i presupposti dell’accordo non ci sono e non ci potranno essere in tempi ragionevolmente brevi: A non è chiaro il quadro, il contesto normativo B non è stata definita la governance della futura società C si deve ancor sviluppare e  comprendere la portata e le conseguenze dell’iniziativa di Poste verso TIM che potrebbe impattare anche sull’operazione “polo dele torri” tra Rai Way e Ei Towers.

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giovedì 9 aprile 2026

RAI: geni e folletti, vizi e virtù, miseria o nobiltà

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Ai comuni mortali, ai cittadini “diversamente giovani” felici ospiti di Villa Arzilla come pure ai “giovani” veri non appartiene la possibilità di comprendere le caratteristiche della genialità. Forse, qualche possibilità la possono avere coloro che appartengono alla “medietà”, i quarantenni o giù di lì. Il genio, o la “genia”, infatti, si annida nei meandri delle forme e delle apparenze, si confonde nei dettagli e si mescola nella magnificenza della grande opera d’arte. Il genio trasforma e manipola la banalità in eccezionalità, l’ordinario con l’inconsueto, la balla con la bolla, il dettaglio con il generale.

Ebbene ne siamo pienamente convinti, alla Rai si aggirano uno o più geni, folletti eterei di sesso indefinito, in grado di proporre e produrre livelli di creatività televisiva da Servizio Pubblico di rara e raffinata bellezza. Oppure, al contrario, si aggirano spettri malevoli, congiurati affamati di trame e complotti, gentaglia che “rema contro”???

Ieri sera è andato in onda su Rai Uno il film Pretty Woman, uscito nelle sale nel 1992 e diffuso sula prima rete per ben 33 (dicasi trentatre) volte e l’ultima è stata lo scorso maggio quando ha raccolto 2,6 mln con il 15,8 di share. Pochino che però talvolta a qualcuno fa venire un sorrisetto del genere “abbiamo battuto la concorrenza”.

Domande: A, non hanno di meglio o di diverso da proporre? B, Stanno raschiando il fondo del barile? C, Sono pienamente consapevoli della pochezza dell'offerta e si accontentano di quello che riescono ad ottenere? D, è una scelta editoriale pianificata (la sera precedente replica di Montalbano) per una settimana di magra? E, è una scelta editoriale pianificata con la speranza che i “giovani” di Villa Arzilla sono andati a dormire oppure non ricordano bene di che film si tratta?

Fatto sta che Auditel stamattina ci ha detto che Pretty Woman ieri sera ha rinfrescato la memoria a circa 2,6 milioni di persone pari al 13,6% di share. Non sono poche, non sono tante per una tarda serata di Rai Uno, mentre il suo “rampollo” dei pacchi De Martino su Rai Due richiamava l’attenzione di altrettante 2 mln di persone con il 9,7 di share e su Rai Tre l’inossidabile Chi l’ha visto chiamava a raccolta i fedelissimi telespettatori con 1,3 mln e l’8,1% di share. Vale sempre la pena ricordare un dato importante: l’ascolto totale sulle 24 ore che vede Rai con un ascolto medio di circa 3 mln e lo share al 37,5% mentre Mediaset vede poco più con circa 3,1 mln e il 38%.

In altro Post ragioneremo sulla “fine della prima serata” ovvero sulle diverse fasce orarie di inizio delle programmazioni: nei giorni scorsi è stato lanciato un appello dal produttore, appunto, di Montalbano, Carlo degli Esposti: “Le fiction iniziano troppo tardi e allontanano gli spettatori dalla tv generalista”. Interessante.  

Comunque, per  completare il quadro degli ascolti, può essere interessante riepilogare il Report Auditel Standard Digitale per la settimana 29 marzo – 4 aprile dove leggiamo:

LS (Legitimate Streams): Mediaset 213.000 K, Rai 81.679 K

TTS (Totale Tempo Speso per ore): Mediaset 20.782 K, Rai 18.886

ASD (Average Stream Duration): Rai 22'43” e Mediaset 11’, 38”  

Per quanto siamo in grado di intendere, i parametri più interessanti sono: il TTS è il più rilevante dal punto di vista della remuneratività pubblicitaria: più tempo l’utente è esposto alla visione e più è permeabile alla ricezione del messaggio pubblicitario. Poi c’è il LS ovvero il numero di stream, ovvero le visualizzazioni di un contenuto per un tempo minimo di 0,5 secondi.

Come ci siamo detti tante volte, i numeri dicono tanto ma non dicono tutto e però quello che ci dicono non è irrilevante.

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mercoledì 8 aprile 2026

RAI: il Medio Evo prossimo venturo in prima serata

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Lo ammettiamo, ne siamo consapevoli e ci cospargiamo il capo di cenere: non sappiamo da che parte iniziare, da quale filo dipanare la matassa. Eppure, abbiamo tanto da dire e scrivere (non ci dimentichiamo di Rai Way).  

E già, perché la matassa è assai complessa ed è difficile trovare il bandolo se non si guarda indietro, a fianco e davanti.

Proviamo ad iniziare da stamattina, da quando Auditel ha pubblicato i dati di ascolti di ieri sera dove, ricordiamo, mentre il mondo intero era (e forse è ancora) con il fiato sospeso per colpa dei due dementi e dei loro complici ed alleati, la Rai ha pensato bene di mandare in onda la 18° replica di un racconto di Montalbano su RaiUno, un esordio porno-soft su Rai Due e una consueta trasmissione che si occupava di stregoni e di Garlasco. In altre parole, la triade perfetta delle 3 S: Sangue, Soldi e Sesso sapientemente mescolati tra loro. Una formula magica che, in genere, riscuote un certo “successo” di pubblico (e di diritti di autore pagati al produttore di Montalbano che ogni volta che va in onda una replica stappa una bottiglia di Prosecco).

Comunque, delle due l’una: o la minaccia di Trump era una ennesima bufala e quindi immeritevole di attenzione oppure era da prendere in seria considerazione (come sembra aver fatto pure il Papa). Per noi era buona la seconda: i telespettatori hanno diritto o no di sapere se qualche demente in giro per il mondo mette a rischio la loro sicurezza? Cosa si doveva attendere? Che i primi missili arrivassero su Teheran alle 2 della notte uccidendo qualche centinaio di migliaia di persone?

Comunque, questi i risultati di una “serena” serata del Servizio Pubblico:

Rai Uno: 2,8 mln con il 15,9%

Rai Due: 1,3 mln con l’8,7%

Rai Tre: 0,4 mln con 2,8% (quasi un record negativo)

La 7: 1,7 mln con l’11,6%

TOT. Rai intera giornata: 2,9 mln con il 35,2%

TOT. Mediaset 3,2 mln con il 38,3%

Per quanto riguarda un caso a parte, RaiNews24, pubblichiamo l’intera strisciata:


Cosa si vuole commentare con questi numeri?

Ora, si dà il caso che in tarda mattinata, alle 12.11, leggiamo un Agenzia “Rai: Natale (CdA), ieri grave carenza informativa, ridare fisionomia riconoscibile a Rai3 Roma, 8 apr. (LaPresse) - "La straordinaria del Tg1 era pronta: per fortuna non ce n’è stato bisogno, perché per ora Trump ha deciso di non cancellare una civiltà. Ma è l’offerta 'ordinaria' della Rai che ieri sera è stata gravemente carente. Nel momento in cui il mondo stava letteralmente con il fiato sospeso, l’unico spazio informativo in prima serata sulle reti generaliste lo ha coperto 'Far West' su Rai3” e chiude con “Servono interventi urgenti e coerenti, anziché malriuscite imitazioni di Rete4". 

Incredibile ma vero: Natale ci informa che era pronta una straordinaria del Tg1 ma per fortuna non c’è stato bisogno. Già, per fortuna perché, semmai, alle 2 di notte ci avrebbero svegliati per informarci che stava per iniziare l'Apocalisse. Non prima, mi raccomando, perché semmai il pubblico si impressiona e si mette paura per la possibile "crisi" economica (come se in questi giorni, in queste ore si parlasse d'altro).

Ma il tema, appunto, non è la straordinaria del Tg1 che pure ci doveva essere lo stesso, prima ancora che i missili fossero lanciati e non durante o subito dopo, ovvero quando la “civiltà” stava per essere distrutta (e nessuno ci garantisce che con questi personaggi siamo al sicuro) e il tema non è nemmeno “l’offerta ordinaria di ieri sera” ai limiti dello scandaloso ma quella “ordinaria di tutte le reti Rai” messe insieme. Il tema fondamentale, ormai storico, è che non esiste una prima serata giornalistica di approfondimento o dibattito che dir si voglia che non sia su Garlasco e cronaca nera o “rosa” come NON esiste, da anni, un piano editoriale sull’informazione del Servizio Pubblico in grado di razionalizzare l’impiego di oltre 2.000 giornalisti e 8 testate (il caso di RaiNews24 parla per tutto). Quando c’era, e c’è stato, lo hanno prontamente boicottato e fatto annegare nella palude e alcuni tra i protagonisti del misfatto godono ancora di grande successo e visibilità.  Non ce la fanno, è più forte di loro. Natale auspica “interventi urgenti e coerenti” e se magari, se capita, ce ne suggerisce qualcuno gli saremo grati.  

Ancora un piccolo passo indietro. Stamattina Giovanni Valentini, noto esperto di Rai sul Fatto, rilascia un’intervista dove dice chiaro e tondo: “I consiglieri di opposizione dovrebbero dimettersi”. Bloggorai lo scrive da tempo e forse per questo lo hanno cancellato dalla loro agenda telefonica.

Ancora qualche passo indietro. Nei giorni scorsi Il Fatto pubblica un articolo, a firma Gianluca Roselli, con il titolo “Il No travolge pure la Rai: Meloni delusa, vertici in bilico”. Il pezzo contiene notizie interessanti ma una merita di essere approfondita. Come pure vi abbiamo scritto, ci troviamo in una terra di mezzo con questo Cda di destra destra ai limiti dell’illegittimità sugli atti compiuti da un presidente designato a norma di legge ma non ratificato (che nessuno vuole verificare e che nessuno vuole sanare). Ora, come accenna l’articolo citato, il problema è molto semplice e riguarda sia la maggioranza che l’opposizione: conviene lasciare andare a compimento questo Cda oppure chiudere subito la partita, magari con una nuova legge in adempimento dell’EMFA (peraltro ancora inesistente e difficile da mandare al voto in Aula)? A Palazzo Chigi si pone l’arduo dilemma: mantenere la presa con ”questo” cda fino alle prossime elezioni che, tutto sommato, è alquanto sotto controllo oppure affidarsi alla sorte di un nuovo Cda dalle incognite impreviste che, nel caso, rimarrebbe in carica per cinque lunghi anni??? Bella domanda che ci riporta ai bei tempi di quando, con alcuni “amici “ a fianco, sostenevamo “prima la riforma e poi le nomine” salvo poi arrivare a quel 26 settembre 2024 quando avvenne esattamente il contrario. 

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