Oggi siamo impegnati a lezione di giornalismo con autorevoli docenti e materiale pregevole: due pagine del Corriere due pagine del Messaggero. Meritano grande attenzione!!!
bloggorai@gmail.com
Oggi siamo impegnati a lezione di giornalismo con autorevoli docenti e materiale pregevole: due pagine del Corriere due pagine del Messaggero. Meritano grande attenzione!!!
bloggorai@gmail.com
Il verbo “narrare” sta vivendo una sua vita particolare. La “narrazione”
è divenuta parte del lessico politico attraverso la quale si costruisce, si
alimenta e si diffonde una propria e specifica realtà a misura del proprio
progetto o visione.
Allora, come nasce una “narrazione” ovvero come si sostiene
un “main stream” ovvero come si struttura uno “storytelling”? A volerla fare breve,
oggi si potrebbe usare l’IA e il gioco è fatto ma in politica in particolare,
le cose sono un tantinello più complesse. Occorre un tema, un argomento utile a
sostenere uno specifico obiettivo.
Un “campione” dell’era moderna sulla costruzione di “narrazione”
politica è Steve Bannon, ben conosciuto dalle parti dei partiti di Governo e
prima ancora dalle parti dell’Amministrazione Usa di Trump. Questo “filosofo” ha
ripreso e reso moderno un principio di un certo Joseph Goebbels, ministro della
Propaganda della Germania nazista, che ha sostenuto “Se dici una bugia enorme e
la ripeti abbastanza spesso, la gente alla fine inizierà a crederci”. L’aggiornamento
è nella celere frase di Bannon “Flood the zone with shit” che poi sta a
significare A produrre una quantità rilevante di notizie false, mezze verità,
distrazioni B sovraccaricare l'ecosistema informativo tale
da rendere complesso ricondurre o riconnettere un solo ragionamento.
Ebbene, abbiamo la vaga, vaghissima, sensazione che sulla
vicenda Lavitola-Ranucci stia avvenendo un fenomeno mediatico politico
abbastanza simile, indipendentemente dalle verità giudiziarie.
Un piccolo ma significativo esempio rafforzativo di tale ipotesi ce lo fornisce oggi
il Corriere della Sera con il titolo “Il caso Ranucci-Lavitola. La saga dele
donne tra messaggi e rivelazioni” in pagina intera su 5 colonne. Con ordine:
anzitutto perché invertire l’ordine della rilevanza dei soggetti? Il “caso”
oggi è anzitutto Lavitola. È lui che si è dichiarato mandante della bomba, è
lui che ha orchestrato il sondaggio (con l’aiutino vario di Paolo Mieli del Corriere
e di Cappellini di Repubblica) ed è lui oggi nelle patrie galere con l’aggrevante
mafiosa in attesa di giudizio. Punto.
Invertire l’ordine “narrativo” ovvero titolare con “Il caso Ranucci-Lavitola”
e non viceversa “Il caso Lavitola-Ranucci” non è irrilevante: modificando l’ordine
dei fattori il risultato è diverso. Sono due storie diverse che poi si intrecciano
per motivi personali ma il perno, il centro, il soggetto promotore, ispiratore
e organizzatore di tutta la “narrazione” è sempre e solo Lavitola. Se poi
dovessero emergere responsabilità penali a carico di Ranucci saranno i giudici
a stabilirlo ma per ora non c’è nulla.
Leggiamo l’articolo e poniamo la prima domanda fondamentale:
dov’è la notizia. Nel mestiere di giornalista si dice che la “notizia dovrebbe
essere nelle prime righe e invece nell’articolo oggi del Corriere non solo non c’è
nelle prime righe ma non c’è in nessuna parte dell’articolo. Non c’è una riga,
non c’è un solo passaggio, non c’è nulla che possa assomigliare anche lontanamente
ad una “notizia” ovvero ad un fatto o avvenimento meritevole di essere definita
tale. Nulla. Ad un certo punto si intravvede qualcosa del genere e prima si legge
che “Insomma, anche i cellulari, come le donne di questa storia, un giorno parleranno
…” e poi “Una cosa è certa: tutte le donne entrate in questa storia non vogliono
rimanere in silenzio”. BUUUUMMM, scooop: finalmente abbiamo una cosa certa!!! Grande colpo del giornalismo
(cartaceo) d’inchiesta. L’articolo si chiude
con un interrogativo drammatico: “che dirà” Adriana Lihhares con lo studio di
estetista “… ironia del caso, a due passi da Via Teulada, la casa di Report”
???. Già, che dirà con l'ironia del caso???
Grande giornalismo, una vera lezione. Rimane sempre la domanda:
ma perché il Corriere alimenta, sostiene e diffonde questa sua “narrazione”
dove, appunto, spesso e volentieri non c’è uno straccio di notizia? Non riusciamo
a trovare ancora una risposta convincente.
bloggorai@gmail.com
ps. appena pubblicato il post ci è stato segnalato da un attento lettore questo libro:
La crisi della narrazione. Informazione, politica e vita quotidiana
di Byung-Chul Han (Einaudi)
Per chi ha la memoria corta e per chi volesse capire
qualcosa in più sulla “vicenda” Lavitola/Ranucci/Report consigliamo di mettervi
comodi, prendere tempo e leggere attentamente e soprattutto vedere quanto vi
proponiamo.
Premessa: ogni vicenda umana, sociale e politica ha un suo
prologo, uno svolgimento e un epilogo. Difficile cogliere la sua “narrazione”
se non si legge tutto insieme, se tutti i tasselli del racconto non sono inseriti
correttamente al loro posto.
Nel suo lungo racconto, da oltre 8 anni, a Bloggorai ogni
tanto succede di voler rimettere in ordine il suo ricchissimo e vasto archivio
cartaceo per cercare di ricostruire un filo comune, una traccia in grado di
rendere il quadro più leggibile. Esce fuori allora di tutto e di più. Tutti
temi e argomenti di grande interesse.
Se non che ieri pomeriggio spunta fuori un titolo del
quotidiano La Sicilia del 13 aprile scorso che incuriosisce “Report rivela:
Meta interferì nel voto del 2022”. Accipicchia: ci troviamo un governo di destra
forse e anche perché le elezioni sono state in qualche modo “taroccate” o, a dir
poco, influenzate? Gravissimo! Andiamo a rivedere la puntata di Report del 12
aprile 2026 e ascoltiamo attentamente Ranucci: https://www.rai.it/programmi/report/inchieste/Garante-medaglie-e-poltrone---Report-12042026-59595541-8e57-484b-bbd6-93de6101e566.html.
Di grandissimo interesse: ce n’è quanto basta per “irritare” più d’uno tra i partiti di governo e, ovviamente, far mobilitare i partiti di opposizione (che, per inciso, non avviene). Si parla di un tema delicatissimo: Report punta il dito contro il colosso USA accusandolo di aver influenzato le scelte degli elettori attraverso la loro profilazione. Non è robetta da poco: c’è in ballo il cuore della democrazia e del sistema elettivo parlamentare. Meta ha poi sostenuto che non è vero. Interviene il Garante della Privacy, lo stesso sul quale Report ha indagato in lungo e largo che in un primo momento propone una multa di 75 milioni etc etc etc … ma guardate la puntata e vi rendete conto di cosa si tratta e poi si capisce perché vogliono la testa di Ranucci &C. Di questa storia non ci sarà alcun seguito, tutto tace e nessuno si prende cura di andare fino in fondo. Pensate se mai fosse che a qualcuno nelle prossime settimane venisse in mente di riprendere e approfondire questo argomento: come è andato a finire?
Fin qui è tutto molto grave ma …
Se non che, nella stessa puntata di Report, a seguire, va in onda un
servizio su un tema che avevamo completamente dimenticato dal titolo “Un
mafioso per amico” di Giorgio Mottola dove si cerca di capire il contenuto di
un selfie tra Giorgia Meloni e un certo Gioacchino Amico, accusato di essere
referente del clan Senese in Lombardia. Ora è un temuto “collaboratore di
giustizia”
Arriviamo al 9 settembre 2026: “Omicidio Piscitelli: 7
misure cautelari per i mandanti dell'assassinio di "Diabolik" … Le
indagini che hanno portato all’emissione dell’ordinanza che dispone le misure
cautelari, coordinate dalla Procura della Repubblica di Roma, Direzione
Distrettuale Antimafia, individua, in particolare, gravi indizi di reità a
carico di tre esponenti di primo piano della criminalità romana, gravemente
indiziati di essere i promotori e mandanti dell'omicidio: Michele Senese ed
altri” scrivono i Carabinieri.
A farla breve, ‘sto cognome gira che ti rigira compare da
una parte e dall’altra da un’amicizia ad un'altra. Vediamo attentamente il servizio
di Report e cerchiamo di capire di che si tratta. In poche parole, tutto inizia
con un selfie della Meloni con questo Gioacchino Amico durante un comizio a
Milano. Un selfie non si nega a nessuno ma questo Gioacchino Amico non è un signor “nessuno”:
è “amico” di “amici” riconducibili al clan mafioso Senese (lo stesso di cui
sopra legato all’omicidio Diabolik, a sua volta amico di Pino Insegno, a sua
volta dichiarato da lui stesso amico di Giorgia Meloni per sua stessa ammissione) e, al contempo,
sembra abituale frequentatore della Camera dei Deputati. Non vogliamo fare
lo “spoiler” del racconto dirvi chi sarebbe il deputato chiamato in causa: rivedete
tutta la puntata di Report con attenzione e, forse, qualcosa vi potrà essere
più chiaro.
Che relazione c’è tra tutto questo e il “caso Lavitola”? Ce
n’è quanta basta per comprendere meglio l’accanimento contro Ranucci e quel
tipo di Report, quel tipo di inchieste, quel tipo di giornalismo. Esiste un “metodo
Report” per alcuni fastidioso ed urticante? Forse si ma non se ne conosce uno diverso
e migliore per comprendere il “marcio in Danimarca” dietro e dentro la politica.
Ranucci ci ha messo del suo per rendere il compito della sua “eliminazione” politica
ed editoriale più facile con i suoi errori? Forse si ma ora i suoi errori (in attesa
di capire e sapere eventuali sviluppi) appaiono di gran lunga inferiori rispetto alle trame
oscure, ai complotti e ai disegni sovversivi che si agitano in questo paese e che solo Report ha messo in evidenza. Chi altri ha indagato su traffico di armi? Nessun altro mezzo di informazione in Italia ha fatto tanto in epoca recente. Conoscete
altri mezzi di informazione che, ad esempio, hanno indagato a fondo o svolto “giornalismo
d’inchiesta” sul caso Garante della Privacy come ha fatto invece Report
svelando tutte le magagne? In buona sostanza: Report ha aperto le piste e la carta
stampata le ha seguite.
Si può ben comprendere allora che, alla vigilia di una campagna
elettorale dura e violenta sono molti a temere che possa riprendere una nuova
stagione di Report con quel “metodo”: meglio non correre rischi e, intanto, togliamoci
Ranucci dalle scatole. Per il resto, lo
sapremo solo vivendo, festeggiando e
vedendo cosa sarà Report dall’8 novembre 2026.
Nel frattempo, in questi giorni, in queste ore, ci dicono
che nell’ex Viale Mazzini serpeggia un certo malumore prossimo alla crisi di nervi.
Dopo un’estate da dimenticare, l’inizio di stagione sul fronte degli ascolti
non preannuncia nulla di buono: Mediaset ormai costantemente sopra alla RAI
sia nell’intero giornata. Lo stesso giochetto dei pacchi
su RaiUno, punta dell’access time, arranca sotto di 3-4 punti la contemporanea trasmissione
di Canale 5. Non ne azzeccano mezza di una: mandano in onda una fiction che ha
avuto grande successo su Netflix (Lidia Poet) e sono costretti a ritirala di
gran carriera: nessuno in Rai aveva capito la natura di quel successo, improponibile
per il pubblico di RaiUno. Va in onda su RaiTre una trasmissione di
successo che va oltre l’8% ??? troppo: occorre abbassare la media e allora la
spostano per dare spazio al fido Monteleone che, se gli va bene si attesta
intorno al 4%. Per non dire degli altri “amici” e delle loro trasmissioni gradite
da questo Governo: Salvo Sottile e Pierluigi Diaco con ascolti simili al
prefisso telefonico.
Ma, come supponiamo, è verosimile immaginare che non sia un caso
di semplici sprovveduti allo sbaraglio quando più di un piano politico organico
e strutturato il cui modello operativo è riconducibile alle famigerate
dichiarazioni di Rossi di luglio scorso e al “mio successo personale” su quanto
avvenuto a RaiTre.
bloggorai@gmail.com
Il “metodo sesso con le galline” per alcuni è sempre valido. Lo abbiamo già raccontato una volta ma giova ricordarlo per adattarlo ai tempi moderni. L’episodio lo racconta Vittorio Zucconi in suo libro e risale a quando Lyndon B. Johnson non era ancora presidente degli USA, ma un giovane e spietato politico che stava correndo per le sue prime campagne elettorali. Fece mettere in giro la voce che il suo principale avversario faceva “sesso con le galline”. A chi gli obiettava he era impossibile Jhonson replicava “Lo so che non è vero. Voglio solo sentirglielo smentire in pubblico!” l’immagine del candidato avversario che in diretta tv dovette confermare che lui non faceva sesso con le galline e non le rincorreva per l'aia comunque lo distrusse e Johnson portò a casa il risultato.
Morale della favola: il “metodo” diventa sostanza “narrativa”
e oggi, su molte vicende di cronaca nera o politica, il “metodo” giornalistico diventa “notizia”
anche laddove “notizie” ovvero fatti realmente avvenuti, certi e documentati non
ce ne sono.
Veniamo ai giorni nostri.
Notizia di ieri: “Omicidio Piscitelli: 7 misure cautelari
per i mandanti dell'assassinio di "Diabolik".
Notizia del 1 settembre 2025: il quotidiano il Domani titola
“Le chat tra Insegno e Piscitelli: quel “piacere” fatto a Diabolik”
Notizia di mezzo: Pino Insegno è il conduttore Rai di
destra, amico prima di Diabolik (per sua stessa ammissione) e poi della Meloni
(per sua stessa ammissione): “Un’amica, una madre, la primadonna Presidente del
Consiglio. Un vanto”. Vantarsi della Meloni ci sta, vantarsi di “Diabolik” un po’
meno.
Ma c’è una “notizia di mezzo”, un territorio già noto per altre illustri frequentazioni criminali, che non è stata mai pubblicata perché, semplicemente, mai avvenuta: l’apertura di un “fascicolo” del famigerato Comitato Etico RAI sul “caso” Insegno/Diabolik” ovvero lo stesso Comitato che ha avuto tanta premura e sollecitudine per il “caso Ranucci” e che ha poi portato al suo allontanamento da Report per insindacabile e segreto motivo deciso dall’AD Rossi, in buona compagnia dei fidati collaboratori Ventura e Spadafora, nonché di Delia Gandini.
Piccola nota
a margine: i due personaggi fanno parte del Comitato Etico RAI da molti, forse
troppi anni e, forse, in quel posto non dovrebbero esserci. Ventura (lo stesso ritratto nella nota fotografia sotto Viale Mazzini
ai tempi di Orfeo) è responsabile delle Risorse Umane da maggio 2019. Spadafora
invece è stato nominato responsabile degli Affari Legali nel dicembre 2018. Ora,
si dà il caso che esiste una specifica normativa Anticorruzione (Legge
190/2012 e Linee Guida ANAC (Delibera n. 1134/2017 e Piano Nazionale
Anticorruzione poi derivate nel Piano Triennale di Prevenzione della Corruzione
(PTPC) di RAI S.p.A. laddove si prevede esplicitamente la rotazione degli
incarichi dei dirigenti apicali entro un numero ben limitato di anni).
Nessuno si è mai occupato di verificare, di chiedere e di precisare perché Ventura
e Spadafora, nonché la Gandini (assunta in Rai nel 2017) sono ancora al loro posto e siedono nel Comitato Etico. Nota bene,
il Comitato Etico si dovrebbe attivare anche quando anche le “notizie” sono di dominio
pubblico e il “caso” Insegno è stato ben noto a tutti, almeno dal 2025.
È esattamente questo il terreno sul quale frana tutta l’architettura, tutta la “narrazione” alimentata e perseguita dal Corriere & C con le “fonti” interne RAI che riportavano i lavori del Comitato Etico per arrivare al famigerato titolo “ ... opacità e interferenze ... ” che, a loro dire, giustificherebbero la rimozione di Ranucci da Report.
Il Corriere non ha mai riportato una notizia certa, circostanziata
e documentata di “opacità” ovvero mai specificato dove, come e quando ci sarebbero
stati episodi in grado di suffragare questa “accusa”. Il Corriere non ha mai definito o riportato da
“fonti” Rai cosa si intende per “opacità” nel caso specifico e non ha mai riportata
una notizia certa, circostanziata e documentata di avvenuta “opacità” ovvero
mai specificato dove, come e quando ci sarebbero state “interferenze” nei servizi
realizzati da Report che, semmai dimostrate e provate, avrebbero portato semmai
certamente non all’allontanamento da Report ma all’immediato licenziamento. E invece,
ancora questa mattina, siamo a leggere (non solo sul Corriere) le chat tra le
mogli o fidanzate di Lavitola e Ranucci. Il barile non è stato raschiato ma poco
ci manca.
Oggi poi leggiamo su Repubblica un’intervista a Riccardo Iacona,
ex Rai e ora conduttore di Presa Diretta. A parte il fatto che non ci è mai
stata tanto chiara la sua uscita da giornalista dall’Azienda dalla porta
principale per poi rientrare da quella di servizio come “artista” nella scuderia
del noto agente Beppe Caschetto con un modico compenso di oltre 600 mila euro. È
un percorso ormai consolidato in Rai quello dei giornalisti che diventano “artisti”
triplicando il compenso: vedi il recente caso della Maggioni. Tant’è. Oggi leggiamo
il titolo “Si può fare ancora giornalismo d’inchiesta. Mi occuperò più di
politica”. Bene. Avremo ben due
programmi di “giornalismo d’inchiesta” su RaiTre. Rossi&C si stanno preoccupando
e hanno già dato i primi segni di fibrillazione: il programma “Mi manda Rai Tre”
che nei giorni scorsi ha fatto un buon risultato di ascolti, è stato prontamente
spostato di giorno per dare spazio al programma di Monteleone: cortesie tra amici.
bloggorai@gmail.com
“Hello … Bruxelles???”
“Yes, oui, ja …”
“Please, some news about EMFA in Italy (domanda posta anche
in francese e tedesco) ???”
“One moment please … We know that your Parlament it’s on the
job … you must wait”
“Pronto, buongiorno… ci sono novità sul dibattito per la
riforma Rai?”
“Si, proprio oggi alle 13 si riprende l’esame degli emendamenti”
“Pronto, buongiorno, ci sono novità per la Vigilanza? Convocazioni?”
“Nulla, non c’è nulla da riferire”
“Caro, cara (parlamentari di vari partiti) … ci sono novità sul “tavolo
di lavoro” per la riforma Rai?”
“No, in questo momento abbiamo ben altro a cui pensare: la
riforma elettorale”.
Lasciamo perdere, non è aria. Il tema “RAI e Servizio
Pubblico” non è all’ordine del giorno ed è verosimile che non lo sarà per molti
giorni ancora. Giustamente: perché dovrebbe interessare agli italiani quale
potrà essere il futuro di questa Azienda, di questo Servizio Pubblico, di questo
Cda. C’è un solo tasto “sensibile” sul quale si potrebbe avvertire qualche
timido segno di attenzione: il canone. Attenzione: Vannacci dixit “Bisogna togliere
fin da subito Bollo Auto e Canone Rai due ingiuste estorsioni statali. Futuro
Nazionale” in buona compagnia del suo ex socio Matteo Salvini che sull’abolizione
o riduzione progressiva del canone RAI hanno fatto e faranno un perno della
battaglia politica. Seconda attenzione: il tema canone non è un tasto sensibile
solo in ambito Lega &C ma anche nel “campo largo” c’è chi guarda con attenzione
ad una proposta del genere. Da non dimenticare le suggestioni sulla fiscalità
generale ed altre simili.
Fatto sta che questo, oggi, è lo stato dell’arte: di Rai non
se ne parla e tutto ciò di cui si parla è solo in detrazione. “Non ne azzeccano
mezza di una …”: da quando quel famigerato ottobre 2024 si è insediato il Cda
di destra destra il piano di scivolamento Rai si è sempre più inclinato su
tanti fronti ma quello più significativo si riferisce all’emigrazione di centinaia
di migliaia di telespettatori verso altre emittenti e altre piattaforme. Lo
certificano i dati trimestrali AgCom, lo certificano i dati quotidiani Auditel:
ormai quasi ogni giorno, puntuale, il “bollettino degli ascolti” delle 10 del mattino
è inesorabile: RAI sta sotto Mediaset per tanti punti percentuali, a volte
anche 10. Ieri sera RAI con il 32% e 2,4 mln in day time e Mediaset con il 39%
e 3 mln circa. Abbiamo ripreso il nostro faldone, la nostra memoria cartacea,
dove ritroviamo innumerevoli titoli che riportano sorpasso ormai pressoché consolidato
e difficilmente recuperabile. L’abitudine, l’affezione e la preferenza si è
decisamente spostata verso Mediaset.
Ci poniamo la domanda. Si tratta solo di incapacità
manageriale dei vertici Rai non adeguati a proporre prodotti o contenuti
appetibili e di successo oppure di una scelta strategica ovvero politica? Recentemente
in un articolo sul Sole abbiamo letto che non si tratta solo di numeri “…dietro
i quali c’è una differenza di strategia. Mediaset ha deciso di non mandare in vacanza
la sua offerta”. Rai si. Tutto qui.
Ormai ci stiamo facendo convinzione che si tratta di una perfetta
combinazione di elementi: la RAI non regge più il peso della sua connotazione
sociale del suo pubblico sempre più anziano, over 55, mentre il resto del mondo
audiovisivo intravvede orizzonti più ampi. L’offerta generalista Rai è “vecchia”,
ripassata e riesumata dai fondi di magazzino. Le repliche delle repliche, la
scelta dei format e dei personaggi sono scientificamente indirizzati ad un pubblico
ormai semi cloroformizzato.
Ma il tema che più può essere rilevante può interessare riguarda
un possibile “accordo politico” sottinteso tra i partiti di governo finalizzato
a ridurre lo spazio editoriale (e quindi pubblicitario) della Rai a favore di
Mediaset, come ai vecchi tempi del famigerato “patto del Camper”. Da non
dimenticare poi il famigerato “Rossi pensiero” laddove ha rivendicato il “mio”
successo sulla nuova dimensione di Rai Tre.
Bene … staremo a vedere.
Nel frattempo, seguiamo sempre con attenzione il “caso mediatico”
del Corriere e del suo editore. Oggi da leggere attentamente e interpretare il
pezzo con il titolo “Ranucci e le omissioni su Lavitola”: il tema posto in primo piano è Ranucci e solo in subordine Lavitola. Già, poiché di “notizie”
non se ne vede l’ombra mentre è sempre più evidente il costante interesse del Corriere
sulla vicenda. Nota a margine: ieri il Tg La 7 non ha mai citato “il caso Ranucci”.
Seconda nota a margine: i Tg Mediaset hanno riservato un’attenzione meno
rilevante. Significativo.
bloggorai@gmail.com
Gli italiani potrebbero avere tante "cose" per la
testa: anzitutto l'economia ovvero inflazione, costo della vita, lavoro.
Supponiamo poi che abbiano per la testa, in ordine sparso: sanità, istruzione,
trasporti. Poi ancora: la destra al Governo e quella che ancora non c'è e
minaccia di esserci. E poi ancora: guerre varie, ambiente devastato e clima
impazzito. Non ultimo: riforma elettorale e prossime elezioni e, sullo sfondo, la
nomina del nuovo presidente della Repubblica.
In questo quadro, in tale contesto, l'editore Cairo ci
regala ogni giorno perle di saggezza mediatica/politica antica e profonda. Come
lo abbiamo già definito, il Corriere e La 7, hanno costruito una “narrazione”
della vicenda Lavitola/Ranucci in modo del tutto “originale” tanto da meritarsi
la definizione di “caso mediatico” di origine sconosciuta.
Ieri abbiamo assistito a due momenti epici di giornalismo televisivo.
Il primo lo abbiamo ascoltato all’edizione delle 13.30 del Tg La7 quando è
stato proposto il titolo di un servizio: “Il caso Ranucci” e la notizia invece
era tutta e solo relativa all’interrogatorio di Lavitola e di Ranucci quasi non
si faceva alcun cenno. Fa il paio con l’occhiello che nei giorni precedenti
abbiamo visto sul Corriere con le tante paginate alla vicenda: il “caso” non
era più la bomba, il suo mandante e il suo movente, ma Ranucci e la trasmissione
Report ovvero Ranucci e la sua amicizia con Lavitola, Ranucci e il suo
racconto erotico, Ranucci e le sue auto con o senza contrassegno assicurativo,
Ranucci e lo Zimbabwe, Ranucci e la redazione di Report. Mentre tutto il resto
(il famigerato Comitato Etico RAI e l’accusa di “opacità e interferenze” titolate
dal Corriere senza specificarne una cha sia una) va tutto in secondo piano. Il “main
stream” è servito, l’obiettivo è stato raggiunto, Meloni/Rossi & C sono
felici e contenti e cosa sarà il prossimo Report lo sapremo solo vivendo.
Se non che, ieri sera, all’edizione delle 20.00 del Tg di La7
è stato raggiuta una vetta sublime: è stato pubblicato un sondaggio esclusivo sulla
sola vicenda Ranucci. Il titolo era “Opinioni sul caso Ranucci”. Allora, con ordine:
Mentana si sarà avvalso della preziosa collaborazione del suo collega Paolo Mieli
che pure, a proposito di sondaggi su Ranucci, ne dovrebbe sapere qualcosa viste
le sue frequentazioni al ristorante di Lavitola tra un piatto di vongole senza
guscio ed un altro? Dettagli, quisquilie che tutti hanno presto dimenticato
(compreso il Cappellini di Repubblica). Fatto sta che si insiste sul “caso
Ranucci” mentre il “caso Lavitola” sfuma in secondo piano. Ma il sondaggio
qualche domanda la pone: perché, appunto, tra i tanti temi e problemi di ben altra
rilevanza, il Tg de La 7 si prende cura di fare un sondaggio proprio sul “caso Ranucci”?
perché è stato commissionato? perché tanta enfasi, attenzione e curiosità sulla
“ipotesi” di Ranucci in politica visto che ora non è un tema in alcun modo rilevante
e all’ordine del giorno?
Da tempo abbiamo posto la domanda e avanzato dubbi sul “caso
mediatico” del Corriere ma ancora non troviamo risposte convincenti. Prima o
poi lo scopriremo, strada facendo.
Se non che, stamattina,
sempre sul Corriere, appare un commento di Aldo Grasso che, al suo solito,
picchia duro sulle fragili scatole della Rai e del Servizio Pubblico e titola: “La
Ripartenza Rai, l’intrattenimento e il riciclaggio culturale”. Si legge “Ci
siamo lasciati alle spalle tre o quattro mesi di nulla televisivo soprattutto
sui canali Rai quelli del Servizio Pubblico. Alla ripresa, dunque, provo a
recensire l'ultimo parto dell'intrattenimento (il nulla) anche se chiamarlo “intrattenimento”
è già una concessione alla speranza”. Questa volta Grasso ci appare fin troppo
indulgente: omette di scrivere che gli ascolti tracollano sotto i colpi di una estate
da dimenticare. Dal nulla al niente, dal vuoto al vacuo: viaggio della Rai andata
e ritorno da una stagione all’altra, da un anno all’altro, da un “pacco”
all’altro verso un inesorabile e inevitabile declino, verso il solito “ritorno
alla normalità”. E già perché sta per ricominciare il gioco dei “pacchi” su Rai
Uno, il più clamoroso sostegno mediatico alla ludopatia senza che nessuno batta
ciglio con la sola “novità” del cagnolino Gennarino che non sarà più sulla
scena. Clamoroso!
Per la cronaca e a futura memoria: ci torna in mente la dichiarazione
di ieri di Claudia Di Pasquale, neo co conduttrice del “nuovo” Report: “…non
vogliamo più essere la notizia, ma fare notizie.” Ancora non ci è chiaro il
concetto.
bloggorai@gmail.com