“Ciao, come stai, come state in redazione?”
“Bene, grazie, sono alquanto sereno e pure i colleghi ora sono
felici e contenti”
“Allora … auguri … magari ci aggiorniamo tra una decina di
giorni”
Ci sarebbe tanto altro da scrivere sulla RAI, sul Servizio Pubblico, sull’inizio del suo processo di estinzione. Siamo alla vigilia di un terremoto istituzionale con le elezioni politiche alle porte e prosegue il momento di grande confusione e incertezza sui grandi problemi che gli interessano. Gli ascolti hanno preso una china forse ormai irrecuperabile con una offerta editoriale ai limiti del miserabile (ieri sera Rai sotto Mediaset di quasi 5 punti), i conti sono fermi al “carta vince e carta perde” con le poste di bilancio che si muovono da una parte all’altra come conviene. La Digital Media Company se la sono dimenticata (non ci sono soldi e Rai Way ormai un sogno lontano. Non parliamo di Piani quali che siano: industriale, informazione (inesistente) o immobiliare (vedi Torino dove pure l’Arcidiocesi corre in soccorso della dismissione della storica sede).
Per chiudere in bellezza: siamo alla vigilia della possibile chiusura
della partita “riforma Rai” dove il Governo potrebbe portare a casa un risultato
notevole: ovvero mantenere le mani sulla Rai per i prossimi 4 anni mentre l’opposizione
si gingilla con “primarie si o primarie no, programma prima o programma dopo”.
Dopo mesi di
paginate, di titoli a sei colonne, di “fonti ufficiose” e di Comitati Etici Rai
a corrente alternata o con la memoria corta (si è “dimenticato” dell’amico di Diabolik
e quando ricorda “qualcosa” risale al 2019 e al 2021) di prime firme del
Corriere (Paolo Mieli) o del direttore di Repubblica, Stefano Cappellini che, direttamente
o indirettamente, tra una vongola sgusciata ed un’altra, partecipano al “progetto
Lavitola” per una possibile candidatura di Ranucci, ora siamo alle
suggestioni, alle emozioni e ai sentimenti.
La “narrazione” ha cambiato segno: la fuffa allo stato
puro, il niente allo stato solido, il nulla allo stato primordiale che pure
però ha consentito una “narrazione” da paginate intere dove il Corriere ha
fatto a gara con i giornali di governo ad inzuppare il biscotto nel “caso” Ranucci
piuttosto che nel “caso” Lavitola.
Ieri si è svolto il Cda Rai e sul tema “rotazione/rimozione”
di Ranucci il dirigente Rai che ha firmato il provvedimento ha detto che “…
il piglio di Ranucci negli ultimi anni di conduzione abbia prodotto difficoltà
alla redazione che ora invece sarebbe tornata a lavorare con serenità”
(Corriere di oggi). Delle due l’una o non sanno cosa dicono o se lo sanno c’è
da chiamare qualcuno bravo che li possa aiutare. Da non credere: il “piglio”
quale sarebbe? Di cosa si tratta? Come si misura? Chi lo avverte come molesto? E
poi le “difficoltà” quali sarebbero? Come, quando e in che modo si sono
evidenziate? Per non dire poi della “serenità” ovvero una nota condizione dello
spirito che ufficialmente si misura con il “serenometro” e magari “negli ultimi
anni” ovvero lo strumento indicato lavorava sottotraccia, la redazione non era
serena ma nessuno lo sapeva. Difficile immaginare uno sceneggiatore in grado di
scrive una “narrazione” del genere.
Ribadiamo, Bloggorai potrebbe chiedere al Comune una
richiesta di occupazione di suolo pubblico per mettere un chioschetto di
Prosecco e tarallucci per il prossimo 25 settembre, data in cui si dovrebbe
svolgere l’udienza al Tribunale del lavoro ex art.700 CpC. Con queste argomentazioni
sarà interessante leggere l’espressione del giudice chiamato a giudicare se la “serenità
della redazione di Report” è condizione necessaria e sufficiente per la “rotazione”
di Ranucci dalla conduzione di Report. Chissà, se mai dovesse avvenire che il giudice
possa dare ragione a Ranucci, come si turberebbe la “serenità” della redazione?
“State sereni …” diceva qualcuno e il "futuro è ancora tutto da scrivere".
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