venerdì 8 maggio 2026

La RAI al centro dello "scontro tribale"

By Bloggorai ©

Non siamo stati mai teneri o indulgenti verso il “il futuro dietro le nostre spalle” ovvero le “vecchie volpi” della televisione che pontificano, i lupi grigi dei vari imperi mediatici, i professori senza concorso e gli “esperti” di vario genere assortiti. 

Però, dobbiamo ammettere, che talvolta in alcuni di loro si intravvede “qualcosa” che certo oggi non si vede più. In Rai c’erano persone che sapevano creare prodotti ovvero “fare televisione” e magari produrli e realizzarli in casa. Quel “sapere” ovvero quella capacità di creare, o inventare oggi non si vede più: si comprano format già confezionati oppure, se mai ci fosse qualcosa di buono “fatto in casa” viene subito dato in gestione, ceduto o appaltato a società di produzione esterna. Il “caso” di Newsroom è clamoroso: dal che doveva essere una scelta strategica aziendale è diventato “un programma di Monica Maggioni” e nessuno ha battuto ciglio pure quando è sceso sotto la soglia del 4% di ascolti. Anzi.

“Non c’è più la Rai di una volta” ovvero “Non ci sono più le persone Rai di una volta” perché è cambiata la società, la cultura, la tecnologia e la politica che la contestualizzava. Non si avverte più la “visione” (gira ancora la battuta: per quella rivolgersi ad un ottico), un progetto o un’idea di Servizio Pubblico quale che sia fino a trovare sempre più persone che si chiedono: ma ha senso ancora parlare di Rai e di Servizio Pubblico? Lo stesso Bloggorai, quando ha perso qualche lettore era perché ormai esausto di Rai e delle sue beghe. 

Chiudiamo questa premessa: non c’è più la “politica” interessata alla Rai. Non si vede a destra ma fatichiamo pure a vederla a sinistra e lasciamo perdere al centro. Nei giorni scorsi un autorevole ex parlamentare, attento lettore di Bloggorai, ci ha commentato e confermato questo pensiero esattamente con la frase forse banale ma essenziale: “Non c’è più la politica che si interessa di Rai, vedi il triste destino della riforma incompiuta”.

Un passo indietro, torniamo a due giorni addietro a quando Il Foglio, a firma Salvatore Merlo, pubblica un lungo articolo con il titolo “La Rai di nessuno” che riassume bene quanto abbiamo scritto in premessa. L’articolo/intervista contiene passaggi molto interessanti e il personaggio intervistato è noto: Giovanni Minoli, uno che l’ha sempre saputa lunga ma l’ha saputa pure raccontare, nel bene e nel male. Minoli dice tante cose interessanti ma una colpisce e affonda il coltello nella piaga: “trasformare subito Rai Due in canale di notizie 24 ore su 24, facendo una fusione tra la rete attuale e RaiNew24. Il modello è Sky, basta copiarlo. E avresti l’enorme vantaggio competitivo del tasto numero due sul telecomando, in un Paese che invecchia e resta abitudinario”. Molto, molto interessante per tanti buoni motivi. Prosegue Minoli “Oggi in Rai non c’è la centralità del prodotto e quando non c’è il prodotto la prima cosa che viene in mente ai manager è vendere. Vendere per fare cassa … invece di inventare rilanciare, dismetti... Quali sono i programmi che negli ultimi anni hanno dato identità alla Rai? Il programma più visto è Affari tuoi su Rai Uno, un format olandese comprato da Endemol che potrebbe andare benissimo su Canale5… chi costruisce il racconto televisivo ha il dovere di non alimentare il conflitto tribale per meri fini di audience…”.

Bloggorai condivide riga per riga e, come noto, da anni conduce in solitaria due temi: l’inutilità assoluta di avere un canale all news che realizza ascolti da prefisso telefonico e l’avversione totale al sostegno alla ludopatia fornito da RaiUno con il suo giochetto dei pacchi dove nessun consigliere di opposizione si è mai guardato da battere ciglio.

Veniamo ora e chiudiamo proprio sul “conflitto tribale” oggi in corso. Il caso Garlasco è forse il più rilevante fatto mediatico sociale, culturale e politico degli ultimi anni che la Rai ha “cavalcato” in lungo e largo, sostenuto e alimentato nel meno e forse più di quanto hanno fatto le altre emittenti commerciali tanto da farne un “genere a se stante”. Per gli appassionati: stasera non prendete impegni: su Rai Due è annunciato addirittura uno “speciale” sul tema. 

Forse non è un caso che Garlasco si intreccia, anche geograficamente su Milano, con il caso Minetti: entrambi gravitano intorno ad un epicentro della democrazia: il ruolo della Magistratura. In un modo o nell’altro, con l’una o con l’altra vicenda, qualcuno ha sbagliato e quale che sia l’esito delle due vicende, qualcuno ne esce con le ossa rotte. E se è solo la Magistratura ad uscirne con le ossa rotte non è un bene per questo Paese.    

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giovedì 7 maggio 2026

Chi legge Bloggorai ... campa cent'anni !!!

by Bloggorai ©

Fine giugno 2018: sono passati molti anni da quando Bloggorai ha iniziato a pubblicare i suoi post. Gratis!!! 

Eravamo poco più di quattro amici al bar: pensionati Rai, ex colleghi ancora in servizio, sfaccendati, disoccupati e qualche amico e parente giusto per solidarietà. Da allora, ininterrottamente, abbiamo raccontato un pezzo di storia del Servizio Pubblico e, da allora, siamo cresciuti, tanto in termini di numeri e tanto in termini di credibilità. Ogni giorno siamo letti da molte lettrici e molti lettori che appartengono ad ambiti politici e culturali diversi (anche parlamentari di destra ci leggono). Nessuno cita mai Bloggorai ma, lo constatiamo facilmente, molti dei suoi “ragionamenti” vengono ripresi. Va bene così.

Sulla “faccenda Minetti” lo abbiamo scritto forte e chiaro sin dall’inizio: è un tema fortemente politico e l’obiettivo che si intende colpire è in primo luogo il “centro” della competizione politica. In questo “centro” gravitano due aree: la prima lambisce i partiti di governo e la seconda quelli di opposizione. Tra i primi, lo scontro, ora feroce, è tra Fratelli d’Italia e Forza Italia e la querela di Nordio contro Mediaset comunicata ieri ne è la prova provata. Alla Meloni &C “infastidisce” la possibilità di vedere indebolito il suo schieramento con la possibilità che qualche giovane "berluscones" possa fare qualcosa inviata delle prossime politiche del 2027. Nel campo largo, viceversa, si agitano i vari “centristi” moderati, sobri e dialoganti. Tutte le altre “letture” e interpretazioni più o meno “tecnico giuridiche” o morali/culturali ovviamente rimangono plausibili, a partire dal ruolo di Mattarella e sulla necessità ed urgenza di concedere la grazia alla Minetti.

Staremo a vedere.

Nel frattempo registriamo una posizione importante: Fiorello ha detto chiaro e tondo che “Se vogliamo diventare media company dovreste cacciare in primis me, che sono vecchio! Io, la Carlucci, via! Ballando con le Stelle, Sanremo, L'eredità: basta!” ed ha poi aggiunto Amadeus “Dico sempre che se ce l'avessero gli americani un posto così, quello sarebbe un museo, pieno di fotografie bellissime, con un biglietto di ingresso, simulando alcune trasmissioni del passato e del presente. Così, il ricavato dei biglietti aiuterebbe anche ad ammortizzare i costi”. Bloggorai ha proposto "La Casa della Televisione italiana"

Ieri il deputato Roberto Giachetti ha iniziato, da solo, uno sciopero della fame sul tema della Vigilanza che non si può convocare. Riponiamo la domanda: perché l’opposizione lo hanno lasciato solo? E, riponiamo la domanda: cosa aspettano i parlamentari di opposizione a prendere atto del secondo messaggio importante di Mattarella e dimettersi subito?

Fiorello Presidente della Nuova Rai, subito!!!  

Digital Media Company con quali risorse? Algoritmi di Servizio Pubblico? Ascolti costantemente in calo? Offerta editoriale indecente con repliche di repliche? Sostegno alla ludopatia con il gioco dei Pacchi su RaiUno come se nulla fosse? Un Piano editoriale sull’informazione inesistente? Un Piano immobiliare che ostinatamente rivendicano come fosse l’ultima spiaggia? Uno sproposito di attenzione sulla cronaca nera come se fosse il baricentro del mondo? L’affare Rai Way che è verosimilmente destinato all’ennesimo buco nell’acqua con il suo Hyperscale a Pomezia che nessuno sa se e quando verrà realizzato con quali clienti e con i soldi di chi? In soldoni, a cosa serve questo Cda, peraltro ai limiti di una necessaria verifica di legittimità sulla questione presidente che nessuno vuole sollevare?

Infine, ieri pomeriggio, per un “obbligo” personale, eravamo costretti a stare davanti alla Tv e “passeggiare” tra Rai Uno e Canale 5: entrambi sugli stessi argomenti di cronaca nera con, ovviamente, Garlasco in testa. Per chiudere in bellezza, Rai Tre con Chi l’ha Visto ne fatto quasi uno “speciale”. Da vero “servizio pubblico”.

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mercoledì 6 maggio 2026

Mammmaaaa ... quanto ti voglio beneeeee ...queste parole d'amoreeee...

By Bloggorai ©

Cominciamo da oggi: il deputato di IV, Roberto Giachetti, ha iniziato uno sciopero della fame per protestare contro l’immobilismo della Vigilanza Rai. Il sito di Repubblica titola: “Destra ignora i richiami di Mattarella”. Condividiamo le ragioni dell’iniziativa ma aggiungiamo: non solo la destra ma pure a sinistra ignora i richiami di Mattarella perché altrimenti si poteva dire “Preso atto dell’impossibilità a svolgere il nostro fondamentale ruolo istituzionale e accogliendo il secondo forte richiamo del Presidente della Repubblica, noi parlamentari dell’opposizione, a partire dalla Presidente Barbara Floridia, rassegniamo le nostre dimissioni” e, contestualmente, anche i “consiglieri” Rai seguono a ruota. Invece, pare, sembra, dicono che il deputato Giachetti lo hanno rimasto solo. Una ulteriore buona occasione sprecata, come quella di una iniziativa per il Delle Vittorie come patrimonio pubblico da salvare. Ci penserà ora Telemeloni. 

Andiamo avanti. Evviva, felicità e complimenti a tutti !!! ll potenziale incendio è domato, la miccia è spenta grazie ad un solerte ed efficace lavoro di molti pompieri e ora tutti amici come prima. Da ieri sera, con l’inizio della puntata di Far West su Rai Tre tutta incentrata sulla “notizia” delle dichiarazioni di Ranucci e non sulla “notizia” vera, abbiamo capito bene l’antifona: il “caso” Minetti per ora è chiuso o almeno riposto in un angolo … in attesa di verifiche. Poco prima, alle 20, Dagospia titolava “Rassegnatevi: il “grazia-gate” andrà per le lunghe. L'indagine in Uruguay sulla regolarità dell’adozione a favore di Nicole Minetti e di Giuseppe Cipriani è appena iniziata e si concluderà tra alcune settimane”.

Bloggorai ha posto tante domande e fatto molte ipotesi sulla natura di questa vicenda ma una ci era sfuggita e si riferisce ad un ambito molto sociale e culturale che, in parte, lambisce il processo di riabilitazione di Berlusconi avviato da tempo. La riflessione interessante la propone oggi il Fatto con il titolo “L’italica ipocrisia su Mamma Minetti”. Fino allo “scoop” della grazia concessa da Mattarella, il cognome Minetti era legato ai fatti di quei tempi: Bunga Bunga, le “olgettine” e la “nipote di Barak”. Oggi invece si vede la foto di una mamma sorridente, con il suo bambino adottivo ed un cucciolo accanto. Ora, gli italiani saranno pure perfidi, invidiosi e complottisti ma alla “mamma” si può perdonare (quasi) tutto. Con questa possibile lettura della vicenda, si può attendere tranquillamente la chiusura delle indagini in Uruguay.

Nel mentre e nel quando infuria la bufera di guerra e di costanti violazioni del diritto internazionale degli USA e dei loro complici e alleati nonché di tensioni economiche e sociali nazionali rilevanti ecco che, come al solito, giunge a proposito la possibilità di mescolare le acque e confondere le priorità delle notizie.     

In questi giorni e in queste ore, da tempo ormai, la vicenda Garlasco sta raggiungendo vette di attenzione mediatica forse mai viste prima nella storia della cronaca nera nazionale. Le prime pagine dei giornali oggi ignorano del tutto la vicenda Minetti mentre danno grande risalto alla convocazione di Sempio in Procura. C’è molto da riflettere sulle dimensioni, la rilevanza e il posizionamento in pagina delle “notizie” di cronaca nera specie quando queste occupano uno spazio che altrimenti dovrebbe essere occupato da altri generi, forse più rilevanti.

Per trovare qualcosa di simile bisogna tornare alla tragedia di Alfredino Rampi a Vermicino (10 giugno 1981) oppure al Mostro di Firenze, passando per i tanti “misteri” della cronaca nera nazionale più o meno irrisolti.

È utile ricordare i grandi casi di cronaca nera contemporanea che hanno avuto significativi riflessi sul dibattito politico, sociale e culturale:

Nel 1983 avvenne il rapimento di Emanuela Orlandi, tutt’ora avvolto nel mistero più assoluto.

Nel 1990 in Via Poma si consumò l’omicidio di Simonetta Cesaroni: l’assassino è tutt’ora sconosciuto.

Nel 2001 avviene il delitto di Novi Ligure dove i primi indiziati furono “generici albanesi” ed ebbe inizio la “campagna contro gli “stranieri” pericolosi, salvo poi scoprire che furono Erika ed Omar.

Nel 2002 avvenne il delitto di Cogne con l’entrata sulla scena dell’Avvocato Taormina

Nel 2004 scompare Denise Pipitone: nessuno ne ha saputo più nulla.

Nel 2007 venne uccisa a Perugia Meredith Kercher ad anche in questo caso ci furono forti tensioni sui colpevoli perché non fu lo straniero, nero, “solo” Rudy Guede ma l’omicidio avvenne in concorso con “altri” rimasti ancora ignoti.

Nel 2013 Davide Rossi a Siena si “sarebbe suicidato”.

Nel mezzo e intorno molti altri “misteri” di grande rilevanza mediatica e, proprio ieri sera ne è tornato a galla tramite gli schermi della Rai un altro ancora: la Uno Bianca e oggi leggiamo dei protagonisti con presunti contatti con i “servizi”. In altre parole, la cronaca più o meno nera e meglio ancora quando si mescola con la politica è utile, paga bene.   

L’Eterogenesi dei fini si è compiuta, o si sta per compiere, anche per il “caso Minetti”: “…le azioni umane possono riuscire a fini diversi da quelli che sono perseguiti dal soggetto che compie l’azione; in partic., ciò avverrebbe per il sommarsi delle conseguenze e degli effetti secondari dell’agire, che modificherebbe gli scopi originari, o farebbe nascere nuove motivazioni, di carattere non intenzionale” (Treccani).

Intanto però, chiedi e domanda, chiama e scrivi, qualcosa esce in grado di farci avvicinare alla domanda sulla “bizzarra” coincidenza di “scoop” tra Il Fatto e la Rai (giacché sembra difficile supporre che il vertice non ne sia stato informato prima): abbiamo scoperto quella che sembra essere la vera autrice della notizia: vedi https://www.facebook.com/paride.leporace/posts/pfbid0xtMVBgDYMhd3LKRfUumw7QU81gRxSAWmV5SxPZFhqZSp2JMjosRSyjdZDerfynuil ovvero Floriana Bulfon (vedi il suo profilo https://it.wikipedia.org/wiki/Floriana_Bulfon). 

Chissà perché nessuno l’ha citata?

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martedì 5 maggio 2026

Tanto rumore per nulla ???

 

By Bloggorai ©

Ovviamente, non lasceremo passare in sordina la faccenda Minetti. Ovviamente, non la riteniamo una faccenda di serie B … della serie “ci sono ben altri problemi da affrontare”. Ovviamente continueremo a porre domande alle quali quasi certamente nessuno risponderà. Ovviamente, continueremo a cercare di capire come e perché lo “scoop” nasce in condominio tra Rai Tre e il Fatto. 

Intanto, oggi, registriamo il “nuovo corso” dell’attenzione mediatica con squadre di pompieri in solerte attività: la “notizia” è diventata Ranucci e tutto il resto cala in secondo piano. Salvo leggere questa mattina “… In base a quanto apprende Domani non sembrano emergere indagini a carico dell'ex igienista dentale fedelissima di Berlusconi e del compagno di imprenditore. Nulla di rilievo dicono fonti qualificate a questo giornale sui primi esiti investigativi raccolti. Gli atti sono formalmente corretti tuttavia mancano alcuni passaggi per la conclusione delle indagini realizzate a 360 gradi”. Già, ognuno ha le “sue” fonti. Forse quella di Ranucci non era sufficientemente “qualificata”.

Bene, allora torniamo alle “nostre” faccende, ovvero alla Rai e al Servizio Pubblico ben consapevoli che pure su questo tema sono sempre tanti coloro che storcono il naso e sostengono “Ma chi se ne frega della Rai … non è un tema interessante e tantomeno rilevante”.

Per entrambe il genere di “faccende” comunque continuiamo a ritenere invece che meritano grande attenzione: la prima mette nel mirino la democrazia (Quirinale, Governo, Parlamento, magistratura, servizi segreti, elezioni etc) del nostro Paese, laddove la “faccenda” Minetti è solo un pretesto a fortissima caratura politica. Sottovalutarlo è un grave errore. La seconda “faccenda”, la Rai è ancora “servizio pubblico” per il quale i cittadini pagano una tassa obbligatoria, il canone, ed hanno il sacrosanto diritto a chiedere un Azienda sana, autonoma, indipendente, credibile e universale.

Bene, torniamo all’intervista di Rossi al Sole di domenica scorsa e allora provate ad immaginare un edificio con diverse scale che portano verso tre piani. La prima rampa è sospesa nel vuoto, la seconda si ferma nel nulla e la terza arriva al niente. 

Tradotto: la prima rampa parte dal Piano Industriale con la famigerata Digital Media Company che nessuno finora ha capito bene di cosa si tratta e lo stesso Rossi ha qualche dubbio “non si può chiedere alla Rai di diventare Digital Media Company e insieme incatenarla ad una dimensione museale”. Già, non si può ma si potrebbe ma, tant’è. Il Piano Industriale poggiava poi le sue fondamenta su un “piano finanziario” dove il perno era l’operazione Rai Way. Stiamo raccogliendo scommesse: il 15 giugno la faccenda si chiuderà e il MoU con Ei Towers farà un buco nell’acqua. 

La seconda rampa si ferma nel nulla di un Piano editoriale sull’informazione che non c’è e nessuno lo vuole e se qualcuno prova a proporlo gli staccano le dita. Pensate alla “newsroom” aziendale e a quella privata (chi ha affossato la prima e chi si è intestata la seconda?) . La prima ci dovrebbe essere come priorità in una logica di efficienza e razionalità per gli oltre 2000 giornalisti e 8 testate e la seconda è stata appropriata dalla Maggioni che pure ieri sera ha raccolto nientepopodimenoche circa 500 mila telespettatori con meno del 4%. Con la prima, quella aziendale, la Rai ci guadagna con la seconda invece ci rimette. I consiglieri tacciono. 

Al terzo livello si trova il famigerato Piano Immobiliare sospeso nel niente. Il niente è nella richiesta di interesse dei 15 cespiti post in vendita dei quali Rossi pomposamente ha dichiarato “Niente passi indietro …”. Il 22 maggio è dietro l’angolo e non vediamo l’ora di sapere quanto “interesse” hanno suscitato, specie per il Delle Vittorie, Palazzo Labia a Venezia o Via Verdi a Torino.

In soldoni: tanto rumore per nulla su tutti i fronti? Talvolta, succede, che sotto il fumo c’è l’arrosto e pure quando si avverte un rumore qualcosa o qualcuno l’ha causato. Nel nostro caso, indirettamente, Rossi ha toccato un nervo scoperto: la riforma Rai ed ha messo un ditino nell’occhio al suo “datore di lavoro” ovvero il ministro Giorgetti laddove Rossi ha sostenuto che “Non si può sostituire la funzione pubblica con il solo mercato” ovvero, il canone non si tocca. Alla Lega sono fischiate le orecchie e, in soldoni, il parere della V Commissione Senato langue nel buio dei cassetti mentre in VIII hanno ben altro a cui pensare. L’Ufficio Scommesse di Bloggorai è aperto pure su questo tema: per questa legislatura della riforma Rai non se ne farà nulla. Ci vediamo dopo le elezioni del 2027. Salvo un colpo di scena imprevedibile: qualcuno (non si sa bene chi) raccoglie il secondo “invito” di Mattarella e propone una “mini” riforma giusto per definire una nuova governance Rai, tanto per dare a questo Cda il compitino di chiudere la porta e spegnere le luci in vista dell’imminente scioglimento per decorsi i termini.  

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lunedì 4 maggio 2026

Meditate gente ... meditate ... bevi birra e sai cosa bevi !!!

By Bloggorai ©

Questo tema, ci rendiamo conto, non appassiona gran che. Per alcuni è financo noioso e privo di rilevanza del genere “Ci sono ben altri problemi” come pure ha detto la Meloni. Eppure… eppure…

A che punto è la notte sulla faccenda “grazia” concessa dal Quirinale alla Minetti? La notte è ancora buia e molto tempestosa e, si presume, quando giungerà l’alba qualcuno potrà destarsi con le penne bruciacchiate. Polpette avvelenate, trama o complotto, semplice “disattenzione” o negligenza o, peggio ancora, i soliti giornalisti che mescolano nel torbido, giusto per infangare la memoria di un illustre ed onorato cittadino?

La fine di questa notte può prevedere solo due scenari. Prima ipotesi: le procedure sono state pienamente rispettate e i requisiti soddisfatti e quindi la Minetti aveva pieno titolo ad essere “graziata”. Mattarella ha fatto bene a firmare e fine delle trasmissioni. Seconda ipotesi: fatte le opportune verifiche, i requisiti per la grazia non c’erano e quindi il provvedimento “potrebbe” essere revocato e Matterella dovrà pur dire qualcosa.

Sulla prima ipotesi: è verosimile supporre che se al Quirinale fosse stato tutto chiaro e sufficiente (almeno l’opportunità) non si capiscono i due comunicati ufficiali dell’11 e del 27 aprile. Era sufficiente affermare che, più o meno, “E’ tutto corretto e quindi la grazia alla Minetti è ineccepibile”. Punto. Nulla altro da aggiungere. Sulla seconda ipotesi, la faccenda si complica assai: se gli accertamenti non sono stati fatti in modo adeguato e sufficiente prima della firma del provvedimento, chi ne risponde?

Oggi, 4 maggio, lunedì pomeriggio, cerchiamo di accendere una lucina nel profondo delle tenebre. Rimettiamo le cose con ordine:

A: la Minetti è stata condannata, con sentenza passata in giudicato, a 3 anni e 11 mesi. Con tale carico giudiziario, almeno in Italia, non ti affidano nemmeno un passerotto abbandonato al canile municipale. Questo “dettaglio” era ben noto a chiunque.

B: l’art. 87 della Costituzione prevede che il Capo dello Stato possa (non è un obbligo) concedere la “grazia o commutare la pena”. Il dettaglio della procedura è specificato in una nota specifica sul sito del Quirinale (https://www.quirinale.it/it/pagine/potere-grazia )

C: l’11 aprile il Quirinale diffonde un comunicato (https://www.quirinale.it/it/comunicato/precisazione-relazione-concessione-grazia-nicole-minetti ) dove si precisa il perché dell’atto di clemenza e il perché non è stata data notizia al tempo del provvedimento (firmato il 18 febbraio).

D: il 27 aprile il Fatto Quotidiano e la trasmissione “Mi Manda Rai Tre” rendono nota la notizia della grazia alla Minetti e il Quirinale diffonde un secondo comunicato dove si sollecita il Ministero della Giustizia a “…   di voler provvedere ad acquisire con cortese urgenza le necessarie informazioni idonee a riscontrare la fondatezza di quanto rappresentato da un organo di stampa…” vedi  https://www.quirinale.it/it/comunicato/lettera-presidenza-repubblica-ministero-giustizia .

E: utile rileggere la nota ANSA di sei gironi fa vedi https://www.ansa.it/sito/notizie/politica/2026/04/27/il-quirinale-scrive-a-nordio-sulla-grazia-a-minetti-nuove-verifiche.-lei-notizie_de7b6de8-90eb-4319-89e9-ddab3c714aab.html dove si riassumono i termini della vicenda

F: sabato 2 giugno si legge su vari quotidiani che una “fonte del Quirinale” non specificata (anomalia) fa sapere che “… Il Presidente ha dunque ritenuto necessario chiedere - d'intesa con il Ministero della Giustizia - che gli organi giudiziari ne accertassero il fondamento. Adesso è doveroso - conclude la fonte - che si attenda con rispetto il sollecito svolgimento di queste verifiche da parte della Magistratura”.

G: da quel giorno ad oggi, vari “pompieri” e dubbiosi si sono messi al lavoro per sopire le fiamme potenzialmente devastanti. Tra i quotidiani due spiccano per particolare solerzia: Domani titola “…Caso Minetti: i primi riscontri sono negativi … Caos nella ricostruzione dei media” e oggi il Corriere dedica una pagina intera a Giuseppe Cipriani, compagno della Minetti: “… è stato un atto d’amore che il Presidente Mattarella ha capito benissimo …” il giornalista incalza “Ma perché in Uruguay hanno ignorato i precedenti della Minetti?” e lui risponde “Lo vada a chiedere ai giudici, sapevano tutto…”.

H. ieri sera è andato in onda Report e leggiamo il titolo dell’ANSA: “Caso Minetti, Ranucci si scusa con Nordio: 'Mi copro il capo di cenere ma ho detto stiamo verificando. Il giornalista: 'Sicuramente sono caduto in un eccesso, ma non ho dato una notizia non verificata”.

Ed arriviamo infine alla Rai. Riproponiamo ancora agli interrogativi che abbiamo già posto: non è “bizzarro” che la notizia della grazia ala Minetti venga diffusa in “condominio” sabato tra il Fatto e una trasmissione minore di Rai Tre (media di ascolti introno ai 350 mila telespettatori)? L’AD Rossi è stato informato prima della diffusione della notizia? Non sapremo mai le risposte.

Sappiamo però leggere e scrivere, poco ma quanto basta per riproporre la nostra lettura, il “senso”, la natura e lo spirito di tutta questa faccenda: i “giovani” Berlusconi stanno per “scendere in campo” come fece il loro padre molti anni addietro. Recentemente c’è stata la sentenza su Dell’Utri e prossimamente si riapre il processo Ruby Ter. Questa “grana” della Minetti, dal loro punto di vista, disturba alquanto. E non è una “grana” casuale, nulla succede mai per fatal combinazione.

Dobbiamo tornare sull’intervista di Rossi sul Sole di ieri. Più la leggiamo e più sale l’irritazione da orticaria. Comunque, correggiamo: non ha detto esattamente la frase “La Rai non è un museo” ma “Non si può chiedere alla Rai di diventare digital media company e insieme incatenarla a una dimensione musicale”. Peggio mi sento! Ne riparliamo.

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Il Museo della RAI ... e non solo

By Bloggorai ©

“Niente passi indietro sul Piano Immobiliare, la Rai non è un Museo” così ha titolato ieri il Sole intervistando l’AD Rai, Giampaolo Rossi. Abbiamo letto attentamente tutto l’articolo e, in effetti, il termine “museo” nel testo non compare. Si legge solo che “Ho trovato il dibattito in parte surreale dal teatro delle Vittorie al teatrino della retorica il confine è stato molto labile nessuno nega il valore effettivo e storico del luogo ma è un teatro degli anni quaranta dentro un condominio acquistato negli anni sessanta e trasformato in studio televisivo non risponde più agli standard produttivi tenerlo significa spendere 14 milioni 7 per ristrutturarlo e sette per la mancata vendita”.

Magari c’è stata enfasi di interpretazione del titolista del Sole ma, tant’è, che il succo della notizia rimane invariato: si vorrebbe vendere il Delle Vittorie. Però il termine “museo” viene comodo per la riflessione: concettualmente è vero la Rai non “un” Museo ma “il” museo dell’identità audiovisiva nazionale. Le sue Teche costituiscono il patrimonio esclusivo e inalienabile della Storia del Paese: la sua cultura, la società, la politica degli ultimi 70 anni è tutto lì dentro. Ed è un patrimonio pubblico, appartiene all’Azienda che per conto dello Stato ha realizzato e documentato le immagini del Paese. Se mai fosse, come pure abbiamo scritto e proposto recentemente, il teatro Delle Vittorie potrebbe proprio diventare un Museo ovvero la Casa della televisione Italiana, una istituzione pubblica a disposizione dei cittadini, studenti, ricercatori e studiosi, un luogo di ricerca e di studio sul vasto materiale cartaceo (la ex Biblioteca di Mazzini ora dispersa al Salario, quella di Via Teulada e l’emeroteca di Saxa Rubra) e l’infinito materiale audiovisivo delle Teche. Con uno sforzo di immaginazione, si potrebbe ipotizzare anche una partecipazione delle altre emittenti nazionali e locali. Con ulteriore sforzo di fantasia, potrebbe essere una specie di Centre Pompidou italiano.

Rossi ieri ha sostenuto che “…  tenerlo significa spendere 14 milioni 7 per ristrutturarlo e sette per la mancata vendita…”. Se proprio lui e il "suo " cda" hanno questo problema di reperire risorse economiche, gli ricordiamo (e ne parleremo prestissimo) che i soldi sa bene dove vanno trovati, ci sono già e sono tutti all’interno dell’Azienda come peraltro, la Corte dei Conti raccomanda da anni. 

Sono tutti, e sono tanti, nella possibilità/necessità di definire un Piano editoriale sull’informazione per rendere più efficiente, produttiva e razionale una macchina composta da oltre 2000 giornalisti e 8 testate, dove la sola Rai News24 costa oltre 250 milioni con circa 200 giornalisti per fare lo 0,qualchecosa. Se vuole intervenire e trovare risorse più immediate, si riprendesse il termine “newsroom” come necessità aziendale e non come patrimonio personale della Maggioni (che merita una storia tutta ancora da scrivere, a partire dal luogo in cui la “sua” trasmissione viene mandata in onda). Rossi facesse, subito, una vera “newsroom” a disposizione di testate e reti: con quanto potrebbe risparmiare ci ripagherebbe abbondantemente il Teatro Delle Vittorie e ci farebbe pure una gran bella figura: da “filosofo di Colle Oppio”  a “salvatore della storia Patria”, forse pure al Meloni ne sarebbe felice.

Dobbiamo poi parlare di tanti altri temi sollevati da Rossi, della puntata di Report di ieri sera e della faccenda Minetti. C’è tanto da dire. Rimanete sintonizzati.

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