La Rai prossima ventura - ultime notizie
giovedì 19 febbraio 2026
martedì 17 febbraio 2026
Il "pantano " di Villa Arzilla
A guardare nei ricordi sembra ancora ieri
Che salivo su una sedia per guardare i treni
Da dietro alla finestra su un cortile grande
Un bambino, un bambino
… e tutto mi sembrava andasse bene …
Giusto 60 anni addietro a Roma in questi giorni c’è stata la grande nevicata destinata ad entrare nella storia della città. Ce lo hanno ricordato prima De Gregori nel ’78 (da riascoltare https://www.youtube.com/watch?v=_70M9pyzh_4 ) e poi Mia Martini nel Sanremo del ’90. Già ... tutto sembrava andasse bene.
Anche Bloggorai e molti altri, dentro e fuori l’Azienda, tanto
tempo fa, si erano fatti persuasi che le cose potessero andare meglio per il
futuro del Servizio Pubblico. E invece, un tassello alla volta, lentamente e
inesorabilmente, come scriviamo da tempo, siamo costretti ad ammettere ed assistere
al suo declino.
Oggi, grazie a qualche “amico che consiglia” siamo riusciti
a leggere tre articoli interessanti che meritano di essere citati.
Il primo lo ha pubblicato La Stampa con il titolo “Pantano
Rai” e riporta i dati elaborati dallo Studio Frasi dove emerge quanto noto
da tempo: la Rai negli ultimi tre anni ha perso tre punti share passando dal
38% al 35% che, tradotto in soldoni, significa “… la Tv pubblica con meno spot
e meno risorse crolla e Mediaset si rinforza… Le reti pubbliche finiscono nel
pantano mentre, più o meno, tutte le concorrenti crescono in fatturato e
ascolti…azienda rimasta orfana di dirigenti e uomini prodotto, si lottizzati
ma capaci”. Punto. A capo. In poche righe la sintesi perfetta della
situazione attuale. Si legge pure che grazie alle Olimpiadi e Sanremo a
febbraio/marzo qualcosa potrà migliorare ma la baracca può reggere solo con due
grandi eventi e il reso dell’anno arrancare?
Il secondo articolo lo ha pubblicato La Notizia con il titolo
“Immobiliare Rai, vende e affitta, un giochino da 159 milioni” dove si descrive
dettagliatamente la nefasta storia dell’operazione immobiliare, parte
integrante del famigerato Piano, senza capo ne coda: si legge “Vendere un bene
per fare cassa riprenderlo in affitto e quindi andare in affitto presso terzi
spendendo 159 milioni di euro”. Siamo nella fase “svendita gioielli di famiglia”:
dallo storico Palazzo Labia a Venezia alla sede di Firenze, dallo Studio ex Delle
Vittorie al Teatro Olimpico.
Il terzo articolo compare su La Repubblica con il titolo “La
nuova Rai? Vecchia, anzi antica” dove si legge “E così nel meraviglioso
mondo di TeleMeloni si sfornano grandi idee e titoli che arrivano direttamente
da un glorioso passato… La nuova Rai nel 2026 non è vecchia è vecchissima ferma
da quel dì”
Con questo articolo arriviamo al dunque: per la gioia dei nostri
cari vecchietti di Villa Arzilla, nientepopodimenoche, il Corriere di oggi titola
a piena pagina “Torna Canzonissima. Dopo mezzo secolo, annuncio di Milly
Carlucci, progetto top secret in primavera”. Che gli vuoi dire a questi
geniacci dell’ex Viale Mazzini? Dopo aver ripescato Sandokan, mandato in onda
oltre 26 volte il Commissario Montalbano in buona compagnia di Don Matteo hanno
capito che hanno un grande futuro dietro le loro spalle.
Ogni tanto qualche amico lettore ci scrive sfiduciato e ci
chiede: “Caro Bloggorai, ma perché ti ostini ancora a parlare di Rai?” Forse, perché
siamo inguaribili ottimisti… perché quel “… tutto mi sembrava andasse bene …” è
un ritornello difficile da togliere dalla mente.
bloggorai@gmail.com
La Rai sdraiata
Se avete preso per buone
Le “verità” della televisione
Anche se allora vi siete assolti
Siete lo stesso coinvolti
Questa Rai e questo Cda ce la stanno mettendo tutta per passare alla storia del Servizio Pubblico come gli anni peggiori di questo secolo. Non passa giorno ormai senza che si legga o si sappiano notizie che segnano e descrivono il declino inesorabile su cui la Rai è posta.
Anche questa mattina ne abbiamo prova provata.
Ve ne parleremo in altro Post. Rimanete aggiornati.
bloggorai@gmail.com
lunedì 16 febbraio 2026
Il Declino ... oltre le Olimpiadi
Mettetevi comodi, siamo solo all’inizio della settimana. Nota
in premessa: questo Post oggi è dedicato per buona parte alla Rai e non
parleremo di Pucci o di Petrecca o di Garlasco.
L’Europa è in “declino”? L’Italia è in “declino”? Fatte le
debite proporzioni, la Rai è in “declino”? Intendiamoci bene: “declino: dal
latino declīnāre, composto da de- ("giù", "verso il basso")
+ clīnāre ("piegare", "inclinare"). Treccani: in senso
fig., decadenza, perdita di potere: il rapido d. di una personalità
politica, della potenza di una nazione (e uomo di governo, paese in declino); o
anche, riduzione progressiva della produttività, dell’efficienza”.
Europa: secondo il Segretario di Stato USA Mark Rubio “In
America non abbiamo alcun interesse a essere custodi educati e ordinati del declino
gestito dall’Occidente…” e gli risponde la Rappresentante per la Politica
estera UE Kallas (una vera pacifista!) “No, non è vero, l’Europa non è in declino”.
Italia: secondo la Meloni il Paese non è poi messo tanto maluccio,
magari non è proprio “declino” e comunque “non è colpa mia”. Per il resto del mondo
sociale italiano il “declino” è palese ed evidente: l’economia stenta, il
lavoro manca, la sanità stenta, l’istruzione traballa, le famiglie arrancano. Ci
vogliono giusto le Olimpiadi oggi a riempire 9 pagine del Corriere per magnificare
le doti italiche (2 di politica nazionale con Nordio &C, 6 pagine di esteri
e 4 di cronaca)
Rai: qui c’è poco da dibattere: il “declino” è palese ed
evidente. La lista è lunga e dettagliata: non ci sono soldi (tagliato pure
il canone), non ci sono Piani credibili e sostenibili (Piano Industriale, di
quello editoriale /informazione non ne parliamo proprio per quanto la sua assenza
è clamorosa e immobiliare), gli ascolti traballano e i co-conduttori/direttori
alla Pucci/Petrecca si smarriscono tra una autodimissione da Sanremo e una figuraccia
megagalattica globale. Ieri Aldo Grasso ha scritto sul Corriere: “In un
baratro così profondo la Rai non era mai caduta: siamo al punto che persino le
mura di Viale Mazzini espellono gli inquilini per l’amianto. Dallo sport alla lobby gay, Viale Mazzini è in
un baratro profondo. Politica e Rai hanno stretto un patto scellerato che
permette loro di accedere a notorietà e responsabilità prescindendo da un
percorso professionale in cui si sia consolidata una preparazione. Come si esce
dal baratro quando l’incompetente non si accorge della propria incompetenza?”.
Già, la domanda, il tema centrale è come se ne esce? Abbiamo
speranze di uscire dal tunnel dei vari “declini”? Difficile essere ottimisti
fintanto che ci si limita ad elencare i problemi: quando si tratta di fare la lista
delle magagne siamo tutti professori (ovviamente, senza concorso), tutti capaci
ad elencare dettagliatamente buchi, inefficienze e contradizioni. In Europa
(ma quale Europa?) stiamo messi maluccio assai nonostante la Kallas. In Italia
stiamo messi maluccio assai nonostante la Meloni che, comunque, piaccia o meno,
mantiene salda la sua soglia di consenso politico. Dentro e intorno la Rai stiamo
messi peggio.
Limitiamoci al nostro ambito: come uscirne dalla palude dove sta sprofondando il Servizio Pubblico? È del tutto evidente che per il Governo e per i diretti concorrenti della Rai, le cose stanno benissimo così. Non hanno alcun bisogno di una riforma (impantanata al Senato) come non hanno alcun bisogno di un Presidente di Garanzia (Marano sta benissimo dov’è e Rossi assiste neutro), come pure Mediaset non ha alcun bisogno di vedere la Rai indebolita, anzi.
Di cosa
c’è bisogno allora? Semplice: di una opposizione che faccia l’opposizione e
non si limita a scrivere lettere a cui nessuno risponde, a fare appelli a cui
nessuno aderisce e diffondere Comunicati stampa di scarso rilievo. L’opposizione
perde credibilità quando convoca una manifestazione a sostegno di Ranucci e
chiede a gran voce di ripristinare le 4 puntate sottratte di Report e il ritorno
in video al lunedì sera e poi non succede nulla. Hai voglia poi a lamentarti di
Petrecca, di Pucci, dell’eccessivo spazio alla cronaca nera di Garlasco o del
Tg1 che perde telespettatori.
Ma non si tratta solo di battere i pugni sui vari tavoli
o prendere iniziative “forti” come è stato vanamente minacciato a dicembre
scorso, si tratta più semplicemente di avere, elaborare e proporre un progetto,
una visione, una strategia forte, credibile e anzitutto “spendibile” pubblicamente
e politicamente. Oggi, con buona pace di tanti volenterosi, non c'è nulla di tutto questo. Avete mai sentito battere un ciglio ad esempio sul tema Rai Way e futuro tecnologico del Servizio Pubblico? avete mai sentito battere ciglio sul tema "informazione" ovvero sul numero delle testate e dei giornalisti Rai? e così' via.
Già, ma chi la dovrebbe elaborare questa strategia, chi dovrebbe
avere una “visione” se non quella che ti suggerisce l’ottico? Come ripetiamo spesso
e volentieri: sono le persone che “fanno” le cose e non viceversa. E allora
vediamo dentro l’opposizione chi dovrebbe essere il soggetto, dove si trova e
chi dovrebbe far parte della “cabina di regia” sulla Rai, sull’informazione e sul Servizio
Pubblico?
Cominciamo dal PD. Nei giorni scorsi l’huffingtonpost.it
ha pubblicato un articolo interessante (vedi https://www.huffingtonpost.it/politica/2026/02/12/news/social_pd-21191065/
) dove si legge che “A supervisionare la macchina social del partito sono
Flavio Alivernini, portavoce di Schlein e riferimento per la comunicazione del
partito …” vedi . Chi è Alivernini e in che relazione è con gli altri “storici”
esperti di Rai e Servizio Pubblico? Parliamo di Boccia, vicesegretario del Partito
(quello della riduzione del canone), parliamo di Nicita (già commissario Agcom
e parlamentare in Vigilanza, lo stesso che si è dimesso da relatore di
minoranze nel dibattuto sull’attuale Contratto di Servizio), parliamo di Verducci
(già capo dipartimento comunicazione PD, parlamentare in Vigilanza e noto “esperto”)
parliamo di Ruotolo, (parlamentare europeo e già responsabile all’informazione
con l’attuale segretaria Schlein), parliamo di Braga, capogruppo PD alla Camera
o, infine, parliamo di Graziano (capogruppo Pd in Vigilanza Rai) negli ultimi
tempi particolarmente “visibile”. Ancora, chi è Alivernini e in che relazione è
con i “professori” e gli “esperti” europei che hanno elaborato prima una bozza
fantasma e poi emendamenti sconclusionati sulla riforma ora impantanata e in ostaggio
della Maggioranza? Si legge di Alivernini che sarebbe “Lui è il marziano
della comunicazione dem… un altro di sinistra, ma extra Pd…” già parte dello
staff di Laura Boldrini, nel quale era presente attivamente l’attuale
consigliere Rai Roberto Natale.
Tutto torna. Meno che sapere cosa si intende fare, quale
progetto e quali proposte tattiche e strategiche sostenere.
M5S. Una volta c’era Casalino e tutto partiva e tornava
a lui. Ora le geometrie interne del partito/movimento sono cambiate ed è
difficile leggere i nuovi equilibri per capire quanto e come ilM5S è
interessato alla Rai e in che termini. In prima battuta, come fiduciaria
pressoché assoluta di Conte, c’è Barbara Floridia, presidente della Vigilanza. Molto
attiva e presente ma “zero risultati”. Ai primi di ottobre 2024 aveva
festeggiato la nomina dell’attuale Cda (con il loro uomo di Majo) sperando che
fosse l’anticamera della riforma. Risultato: di Majo è ancora al suo posto e
della riforma non c’è traccia mentre la Commissione è bloccata dalla maggioranza.
Accanto alla Floridia spiccano due nomi che si occupano di Rai e Servizio
Pubblico: Dolores Bevilacqua, già firmataria di una corposa proposta di riforma
Rai, e Dario Carotenuto capogruppo in Vigilanza, già componente del “gruppo di
lavoro” del “campo largo” sulla riforma fantasma (vedi sopra). Ci sarebbe pure
l’ex ministro Stefano Patuanelli che è “interessato” al dossier ma compare poco
ma, ci dicono, sia molto presente dietro le quinte.
AVS. Sappiamo poco, vicino al nulla. E non perché non
siamo attenti o non chiediamo. Solo perché, per quanto noto, una certa “sinistra”
sul fronte Rai e Servizio Pubblico ha discretamente annaspato nel buio. Notoriamente,
questi temi sono considerati alquanto “marginali” rispetto a quelli delle
grandi competizioni politiche. Fatto sta che se chiedete in giro “chi si
occupa dei dossier Rai dentro AVS?” le risposte che abbiamo ricevuto sono alquanto
confuse: formalmente è Nico Bavaro (leggi pure https://www.progressista.io/intervista-nico-bavaro-comunicazione-politica-sinistra-italiana-avs/
) anche se molti ritengono che la “mente” sia ancora l’ex sottosegretario alle
Comunicazioni Vincenzo Vita (governi Prodi, D’Alema e Amato) nonché senatore PD
e ora “emigrato “in AVS.
Morale della favola: se la Rai è in declino è anche perché nessuno
sembra in grado di proporre e sostenere una strategia nel breve e nel lungo
periodo adeguata e proporzionata alla gravità della situazione. Come abbiamo
scritto, a scrivere la lista dei problemi siamo tutti maestri, a trovare
soluzioni e proposte credibili e sostenibili un po’ meno.
bloggorai@gmail.com
sabato 14 febbraio 2026
La Civiltà delle Immagini 20. Leonardo da Vinci avvolto nelle nebbie RAI
Prosegue la ricerca di “figurine” interessanti per il nostro
Album sulla Civiltà dele immagini 2026. Ne abbiamo trovata una che merita
attenzione. Nei giorni scorsi il Corriere ha fatto un piccolo scoop: qualcuno si
è accorto che nell’apertura della sigla televisiva delle Olimpiadi invernali la
celeberrima immagine dell’Uomo Vitruviano è stata “manipolata” nel senso che
gli sono stati tolti gli attributi genitali. Il breve video è stato realizzato da
una società che ha curato tutte le parti grafiche della manifestazione e le
emittenti sono obbligate a utilizzarle e quindi la Rai deve necessariamente mandare
in onda. Fin qui … ma la domanda è come sia stato possibile che nessuno dentro
la Rai, prima ancora della messa in onda, se ne sia accorto e non abbia
sollevato il problema. Leonardo da Vinci si è rigirato nella tomba ed ha
lanciato anatemi. La “figurina” la teniamo da parte.
Un’altra grande “figurona” di questi giorni è quella del nostro
amatissimo presidente della Repubblica nella duplice veste: nella giacca a vento
bianca a Cortina e nel doppiopetto istituzionale al Quirinale dove ha ricevuto la
Rai di Sanremo &C. Ci sta: il Presidente rappresenta tutti gli italiani ed
è giusto che pure nelle loro manifestazioni più simboliche e spettacolari sia
presente. Qualcosa non torna ma tant’è.
Torniamo alle faccende Rai. In fase di esaurimento le beghe
Pucci e Petrecca. Sullo sfondo rimane un’Azienda in gravi difficoltà e più la
situazione peggiora e più si diffondono le responsabilità da affrontare per
cercare di arginare la situazione. Come abbiamo scritto spesso, a nostro modesto
avviso, non sono da attribuire solo a Telemeloni. I tre fronti aperti sono A
mancanza del presidente B paralisi della Vigilanza C riforma. Per quanto i tre
elementi possano essere legati tra loro ognuno però presenta dinamiche proprie.
A la maggioranza vuole la Agnes e l’opposizione no. Una delle
due parti deve cedere altrimenti rimane tutto così com’è fino a fine mandato dell'attuale Cda. Tra
mantenere questo Cda anomalo, con forti e legittimi sospetti di illegittimità
(che nessuno vuole nemmeno prendere in considerazione) e provare a far saltare
il banco, magari con le dimissioni dei consiglieri di “opposizione” quale è il male
minore? Occorre una strategia che, finora, l’opposizione non ha saputo
elaborare.
B la Vigilanza Rai è bloccata per il problema di cui sopra. Non
è stato sufficiente l’appello del Capo dello Stato, non è stata sufficiente la
lettera ai presidenti di Camera e Senato. Non ci sono altre strade percorribili
se non quella di un gesto forte e significativo, quello che l’opposizione aveva
minacciato a meta dicembre scorso che poi si è trasformato in una lettera. Quanto
può durare ancora questa paralisi che non si riflette solo sul tema “presidente
Rai” ??? ribadiamo l’osservazione di cui
sopra: occorre una strategia che, finora, l’opposizione non ha saputo elaborare.
C la riforma è in alto mare, è scomparsa dai radar. Nei giorni
scorsi è comparsa invece la notizia secondo cui il testo di riforma in discussione
in VIII Commissione Senato potrebbe andare in Aula ai primi di marzo. Attenzione:
la Commissione non ha completato i lavori (audizioni) e non ha votato un testo. Gli
emendamenti presentati dall’opposizione al testo di maggioranza sono partiti dal
nulla e sono annegati nel nulla. Ribadiamo l’osservazione di cui sopra: occorre
una strategia che, finora, l’opposizione non ha saputo elaborare. Lontani, forse dimenticati, i tempi di "prima la riforma e poi le nomine".
Morale della favola: la destra governa e imperversa e l’opposizione
vaga nel buio, nella nebbia e nella mancanza di visione, di strategia e di
progetto. Quando va bene, diffonde comunicati. Oppure, come è successo nei
giorni scorsi in casa PD, prova ad incontrarsi e cercare di dibattere. La “politica”
ha preso atto dei problemi, se ne fa carico e farà sapere. Cordiali saluti.
bloggorai@gmail.com
giovedì 12 febbraio 2026
La Civiltà delle Immagini 19. RAI e il Gioco delle Tre carte
Il mezzo vuoto che diventa più grande del mezzo pieno. I tordi scambiati per grilli. I fischi confusi con i fiaschi. Le lucciole intraviste per lanterne e infine il passaggio cruciale dal “mondo del pressappoco all’Universo della precisione”.
Ci stavamo preoccupando perché in questi primi giorni di febbraio
il nostro Album sulla Civiltà delle Immagini 2026 si presentava scarno. Non ci sono
(o magari a Bloggorai sono sfuggite) “figurine” di rilievo, significative o tali
da meritare un posticino nello spazio del mese.
Per dovere di cronaca, siamo andati
a rivedere titoli, pagine di giornali, chat e qualche “social” e quello che ne
è venuto fuori è un po’ pochino. Tanto per capirci: ieri il Presidente della Repubblica
si è recato a Cortina per felicitarsi con gli atleti che hanno vinto medaglie. Oggi
i principali quotidiani nazionali parlano di “vittoria epica” o di “impresa
storica” e le immagini che corredano gli articoli sono quelle di uno “sport”
chiamato “bob” nelle diverse accezioni. Ieri, sempre per dovere di cronaca,
abbiamo visto le immagini televisive della gara: una noia mortale, una boiata pazzesca
dove pure uno scontro tra campioni di pari e dispari avrebbe più spettatori.
Poi, sempre per dovere di cronaca, siamo andati a cercare i “numeri” rilevanti di
questo “sport”. Gli atleti che complessivamente in queste Olimpiadi scivoleranno
lungo la nuova pista (ultramilionaria) di Cortina sono circa 170 e gli italiani
in gara sono 10 (8 + due riserve) mentre i praticanti dovrebbero essere poco più
di 50. Nel 2022 vennero stimati in “Tra uomini e donne, sono 17 i praticanti di
bob in tutta Italia, 13 di skeleton e 23 di slittino. In tutto poco più di 50
persone”. Vogliamo supporre che magari in questi ultimi tre anni siano raddoppiati?
Parliamo di un centinaio di persone. Da rivedere un Crozza monumentale https://www.facebook.com/watch/?v=1276740364318714
.
Le italiche virtù sportive sono salve
e pure Mattarella applaude ma l'Album langue.
PS 1: non diciamo nulla sulle immagini del "curling" e di come vengono utilizzate (e da chi) ... per carità di Patria: stanno dando più spunti ai video meme loro che non i "gattini".
PS 2: quanto sono costate alle casse pubbliche queste Olimpiadi? a chi porteranno beneficio? vedi "Nel 2019, quando le olimpiadi furono assegnate all’Italia, la stima dei costi era di € 1,4 miliardi e non dovevano costare un euro allo Stato perché Veneto, Lombardia e gli sponsor dovevano pagare tutto. L’ultima stima dei costi invece è € 5,7 miliardi. Naturalmente sarà lo Stato che dovrà coprire la differenza. Le Olimpiadi di Torino 2006 hanno ancora dei debiti dello Stato/Comune ripianati negli anni successivi, chissà quanti anni serviranno per saldare i costi delle olimpiadi invernali 2026".
Proseguiamo nella ricerca di “figurine”
degli scorsi 10 giorni. Una tra le possibili potrebbe essere interessante:
la Meloni accanto al leader tedesco Merz, ovvero una sorta di “nuovo asse Roma
Berlino” che, detta così qualche pensierino preoccupante lo fa venire per
forza. Bah, forse è meglio osservare con attenzione e non dargli molta
visibilità. Passiamo a “figurine” di più bassa lega (in tutti i sensi): nei
giorni scorsi hanno tenuto “banco” tre temi: la figura di tolla nella cerimonia
di apertura delle Olimpiadi, la “scissione” dei “vannacciani” e l’unico comico di
destra (stanno messi male!) prima candidato e poi autoritiratosi dalla
co-conduzione di Sanremo. La somma delle tre vicende non riesce a comporre una “figurina”
buona e meritevole di essere incollata nell’Album. Fuffa allo stato puro, acqua
fresca in pan bagnato, palloncini di sapone al vento di tramontana.
Parliamo di Rai. Lo andiamo
scrivendo da anni: il Servizio Pubblico, questo Servizio Pubblico, è destinato
ad un lento, progressivo e inesorabile declino e questo Cda in odore di illegittimità
gli sta dando una mano. Nei giorni scorsi lo abbiamo ribadito e abbiamo scritto
chiaro e tondo che dietro “la notizia … niente” ovvero dietro il fumo di Pucci
e Petrecca si cela il vuoto, ovvero il pieno di problemi insoluti e forse irrisolvibili:
abbiamo scritto nei giorni scorsi che le grandi battaglie che si conducono oggi
dentro e fuori questa Rai sono intorno al “malloppo” e, segnatamente, su chi mette
le mani sul futuro di Rai Cinema, Rai Fiction
e Rai Way (ieri qualcuno forse ci ha letto ed ha ripreso il tema). Tutto il
resto è fuffa. È fuffa pure la “storiella” della Lega che vorrebbe la direzione
del Tg1: “La Meloni non mollerà mai, proprio ora che ci avviciniamo a scadenze
politiche tanto rilevanti. Poi, per dare il Tg1 proprio alla Lega? Naaaaaaaaa”.
Ci ha pensato ieri Andrea Biondi
sul Sole a mettere qualche punto in ordine sui nodi cruciali della Rai: il piano
industriale e il Piano immobiliare con un focus sulle dismissioni del
patrimonio storico dell’Azienda a partire dal trasferimento della sede di
Milano (con il faraonico affitto) da Palazzo Labia a Venezia al Teatro delle Vittorie
(ora Frizzi), la sede di Firenze e il teatro Olimpico. Intorno a questi piani si
gioca il futuro dell’Azienda, come è stato ricordato in un recente incontro tra
l’AD e i sindacati: il famigerato Piano Industriale poggia inesorabilmente sulle
risorse che possono derivare dalla vendita dei “gioielli di famiglia” e non ci
potrà essere nessuna Digital Media Company (che si ostinano a non declinare di “servizio
pubblico) se non si trovano i fondi per sostenerla. In soldoni, si tappano i
buchi e si aprono voragini. A proposito di voragini: il terrore corre sul filo
di Sanremo.
Invece, ieri ci è giunta una “voce
da dentro” la Rai con la proposta di una “figurina” forse di poco conto per i
grandi titoli ma certo molto significativa per raccontare una pagina oscura di
questa Rai: ci scrive un lettore “ … non si legge mai della fasce più basse, in
particolare dei lavoratori assunti con contratto di somministrazione e nella
fattispecie di una consociata Rai, in cui le regole già difficili da
rispettare in rai sembrano valere ancora di meno, perché si intende
l'utilizzazione di questa tipologia di lavoro, in cui il lavoratore spolpato e
ridotto all' osso viene sostituito dal successivo senza tanti complimenti
perché la macchina rai necessita di personale, sì ma solo a tempo e
possibilmente anche grato dell' occasione offerta, ancora oggi dopo anni da
quel Jobs act che tanta precarietà ha prodotto e in un'azienda come la rai dove
contratti di collaborazione milionari a persone e appaltatrici si sprecano. Esigenze
permanenti di organico che vengono coperte da lavoratori in somministrazione a
rotazione in un ingranaggio infinito, mandati a casa e sostituiti da altri
lavoratori in somministrazione per fare lo stesso tipo di lavoro ...molto
spesso il datore di lavoro approfitta del fatto che una persona singola non
possa denunciare, non possa ricorrere e sostenere i costi di un avvocato e di una
causa che la rai porta in cassazione pur di non riconoscere i legittimi diritti
dei lavoratori”. Quanto è rilevante questo fenomeno del ricorso a contratti di “somministrazione”
in un’Azienda con oltre 12 mila dipendenti? Di quale “consociata Rai” si parla?
Bloggorai@gmail.com
martedì 10 febbraio 2026
Trame, complotti e congiure
È assolutamente probabile, verosimile
e credibile sostenere che alla stragrande maggioranza degli italiani dell’unico
comico di destra chiamato co-condurre il festival di Sanremo non interessa
quasi nulla. È assolutamente probabile, verosimile e credibile sostenere che
alla stragrande maggioranza degli italiani possa interessare poco o quasi nulla
se a commentare la chiusura delle Olimpiadi invernali ci potrà essere il prode
Petrecca o meno. Eppure, eppure, se financo la presidente del Consiglio Giorgia
Meloni si è scomodata ad intervenire per difendere la partecipazione del comico
di destra, qualcosa a qualcuno forse interessa. Se tutta la stampa nazionale ha
dedicato pagine intere a questi due argomenti è verosimile supporre che qualcosa
a qualcuno possa interessare. Bloggorai è notoriamente “complottista della
prima ora” e ieri ci ha incuriosito un titolo del Corriere: “I timori dentro
la Rai. Vogliono farci fallire”. Chi vorrebbe “far fallire la Rai”, come e
perché? il PD, il M5S o AVS? Bah!!! Non è credibile. Chi altri allora?
Interessante, vuoi vedere che ‘ste storie di Pucci e di Petrecca sono solo un
piccolo tassello di un grande disegno ovvero il solito fumo negli occhi e
allora come al solito ci siamo messi al telefono e abbiamo fatto il consueto giro
delle sette Chiese tra colleghi, parenti, amici e conoscenti dentro e fuori la
Rai e ne è venuta fuori una storiella interessante, magari di scarso interesse
ma certamente suggestiva.
Torniamo alla domanda: chi e perché vorrebbe far fallire “questa”
Rai? Per parte nostra, lo abbiamo scritto tante volte: fallisce da sola, non ha
bisogno di aiutini, sono sufficienti le cialtronerie diffuse che la circondano.
E però qualcuno con un relativo interesse a dare una spintarella ci sarebbe ma,
attenzione, non a far fallire la Rai ma a “spartire” il suo consistente
malloppo.
Andiamo con ordine. Tra pochi mesi, fine anno, si apre un grande
scenario di mutazione genetica del Servizio Pubblico: rinnovo delle
Concessione, scadenza del Contratto di Servizio e rinnovo dell’attuale Cda. Saremo
presto nel 2027, ovvero l’anno cruciale delle prossime elezioni politiche. Banalmente:
mantenere il “controllo” politico sulla Rai potrebbe essere un fattore decisivo
per spostare gli attuali equilibri parlamentari. Il “fallimento” di questa Rai ovvero
del delicatissimo equilibrio che la sostiene potrebbe essere comodo a molti ma,
in verità, non lo vuole nessuno, anzi, sono tutti bene interessati a che sia
florida e benestante (relativamente). Scartiamo allora a priori l’opposizione:
non ha la forza, la capacità e la lucidità per intervenire: vedi la recente
esperienza sulla riforma o sull’applicazione dell’EMFA. Oltre a qualche scarno
e inutile comunicato di “protesta” non riesce ad andare. Non rimane che
cercare il nemico in casa (loro). Ci viene autorevolmente “suggerita” una
pista importante: “chercher l'argent”.
Premessa: il “comico di destra” è
nato, cresciuto ed appartiene alla “scuderia” Mediaset e la sua partecipazione
a Sanremo potrebbe rientrare nel consueto scambio di cortesie tra le due
emittenti (gli anni passati con la De Filippi, Gerry Scotti etc). Proprio
recentemente si è pure schierato a favore di quel Corona oggi tanto nemico di P.S.
Berlusconi che, appunto, per far pagare a Rai le tante ospitate sulle sue reti avrebbe
minacciato una forte controprogrammazione a Sanremo. Ovvero, si vuole toccare
proprio il nervo scoperto delle prossime settimane dove aleggia il forte
timore che il Festival possa andare male con gli ascolti. Allora perché Conti
ha proposto proprio questo Pucci la cui trattativa non è iniziata certo nei giorni
scorsi ben sapendo i suoi “trascorsi” politici e culturali? Qualcuno poteva immaginare
che proporre l’unico comico di destra sul palco dell’Ariston fosse in grado di “aiutare”
gli ascolti? E perché poi tal Pucci dopo un primo stormir di fronde ha prontamente
rinunciato?
Ecco allora profilarsi un possibile
interessato a “far fallire la Rai”: Mediaset. Mah!!! Ci dicono “Le cose, ovvero
gli ascolti, vanno bene da sole. Anzi, Mediaset ha bisogno di una Rai così com’è
tant’è che l’unico soggetto “politico” che ha difeso il canone Rai è stato
proprio Berlusconi”. È vero: la Lega invece ha attaccato e continuerà a farlo su
questo fronte. Il Corriere di oggi suggerisce la pista della Lega
interessata ad occupare il posto di Chiocci al Tg1. Interessante.
Ma torniamo alla pista di cui sopra:
non si tratta di “fallimento” ma di “spostamento” di rapporti di forza, di
possesso del territorio, di presa del malloppo trai partici di governo. Quest’anno
si apriranno tre formidabili fronti di battaglia interna alla maggioranza e
riguarderanno segnatamente il rinnovo della governance di Rai Cinema, il cambio della
guardia a RaiFiction e il nuovo nome del prossimo AD di RAi Way con la relativa
probabile chiusura detta trattativa sulla cessione/fusione della quotata. Si
tratta delle casseforti di famiglia, quelle con le quali si gestisce il “potere”
reale. In soldoni e in buona sostanza, ci confermano molte nostre fonti, mettere
in difficoltà oggi Rossi & C dovunque e comunque potrebbe rendere più
agevole le prossime trattative sui grandi portafogli Rai prima che con il 2027 i
margini si possano ridurre. Il rinnovo della Concessione è il passaggio
cruciale del Servizio Pubblico per il prossimo decennio. Tutto il resto è
fuffa.
bloggorai@gmail.com




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