giovedì 2 luglio 2026

SPECIALE RAI: l'inizio di una nuova stagione?

By Bloggorai ©

Un petardo sparato nella sacrestia di una chiesetta di campagna fa molto rumore e si avverte pure al centro del Villaggio.

Oggi, tarda mattinata, si sono dimessi i parlamentari componenti l’opposizione in Vigilanza Rai!!! Tardi ma orami inderogabile. Questa mattina abbiamo anticipato nelle prime righe che “Qui salta tutto …”: lo sapevamo, era nell’aria da tempo, tutti o quasi sapevano che non c’erano altre strade e solo i consiglieri facevano finta di non sapere.    

Bloggorai non è facile profeta: semplicemente legge, dibatte, parla, ascolta e studia e alla fine cerca di tracciare i fili, talvolta invisibili, che legano fatti, eventi e notizie e ne trae possibili deduzioni. E non è un caso se Bloggorai resiste da oltre otto anni e continua a crescere, nonostante che non se lo fila nessuno e molti fanno finta di ignoralo.

Da tempo, da mesi se non anni ormai, che scriviamo che questo Cda nato con la Legge Renzi tutt’ora in vigore è indebito e anomalo. 

Da tempo, da mesi se non anni ormai, che scriviamo che la mancata ratifica del presidente e la doppia figura esistente tra quello indicato dal Governo (la Agnes) e quello nominato pro tempore dal Cda (Marano) costituisce una anomalia ai limiti della legittimità che perlomeno andava verificata. 

Da tempo, da mesi se non anni ormai, che scriviamo che i consiglieri Alesandro di Majo e Roberto Natale sono stati nominati in palese violazione dei principi espressi dall’EMFA, già noti e condivisi al tempo del loro insediamento. Come sono stati scelti? Hanno vinto la Lotteria di Capodanno o il Gratta e Vinci? Con quali criteri sono stati selezionati rispetto ai tanti altri candidati con eguali o simili caratteristiche? C’erano tanti altri avvocati e tanti altri giornalisti tra i candidati: perché proprio loro due?

Bene, andiamo avanti: ora che succede? La Vigilanza può proseguire la sua attività, peraltro già bloccata da oltre un anno? Dovrà intervenire per la terza volta il Presidente Mattarella? I presidenti di Camera e Senato dovranno battere un colpo e vedremo quale potrà essere. E i due consiglieri espressi da 5S e AVS ora che i loro partiti di riferimento hanno battuto il colpo (come peraltro richiesto recentemente da Vincenzo Vita sul Manifesto) loro cosa faranno? Si dimetteranno oppure domani andranno come se nulla fosse alla presentazione dei Palinsesti ad Ancona?

Almeno il buon senso indurrebbe a ritenere che sia bene non andare e sempre il buonsenso indurrebbe a ritenere che seguano a ruota i parlamentari e si dimettessero ... subito! La loro presenza in questo Cda è oggi ancora più indifendibile, anche se qualcuno prova a sostenere una fiacca difesa d’ufficio.

Dopo di che si potrebbe aprire una nuova partita e, forse, applicando almeno i principi ispiratori dell’art.5 dell’EMFA e poi ce la vediamo.

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RAI e RAI Way: crolla la baracca e tremano (o tramano) i burattini

By Bloggorai ©

“Qui salta tutto. Non è un problema di se ma di quando e come”. Questa frase ci è stata riferita tempo addietro da un autorevole lettore e coglie esattamente lo stato dell’arte dentro e fuori il Servizio Pubblico in questo specifico momento. Un Profeta. In verità, per quanto a noi noto e per quanto ci riferiscono, la criticità è più dentro l’Azienda che non fuori, mentre la politica la politica annaspa inattesa di una riforma improbabile.

Rimettiamo ordine. La notizia di ieri è un punto di svolta derimente: il mancato accordo tra Rai Way e EiTowers è la miccia che potrebbe far saltare il tavolo sul futuro prossimo venturo della Rai. Partiamo dal titolo di Repubblica di questa mattina “Nel fallimento sulle torri TV perde di più la Rai”. Come stanno le cose? Chi ci ha rimesso e chi ne trae vantaggio? E, inoltre, che ruolo ha giocato Giorgetti (Lega) in questa partita strategica? Certamente per Rai questa battuta di arresto complica le prospettive immediate e le complica più sul piano politico che non su quello industriale e finanziario (i cosiddetti “razionali”). Il “razionale politico” si limita al perimetro della valutazione di quanto questa governance, questo Cda di destra destra, è stata in grado di “fare” o “non fare” per impadronirsi dell’Azienda più e meglio di quanto invece non gli riesce su altri piani (editoriale con gli ascolti in caduta libera, nonostante i mondiali). Qualcuno, segnatamente la Lega, tra i partiti di governo, ha più interesse degli altri a tenere fermo il gioco (e tenersi Marano presidente e Cecatto AD di Rai Way), specie se ad avvantaggiarsi di un’operazione del genere potrebbe essere un diretto concorrente politico, ovvero Mediaset, ovvero Forza Italia. Giorgetti, ci dice un esperto analista, ha tenuto banco a Rai ma, aggiungiamo noi, non a tutta la Rai ma solo a quella parte di essa che gli è vicina.

Il “giocattolo Rai Way” è una gallinella dalle uova d’oro e il più grosso tra questi avrebbe consentito la messa terra del famigerato Piano Industriale che necessita di soldi, tanti soldi: nella prima bozza vennero messi in preventivo circa 200 milioni. Sintesi: salta Rai Way e salta il Piano Industriale e “non ci resta che piangere” su come possa andare il Piano Immobiliare che fa acqua da tutte le parti prima ancora che vengano rese note le offerte (non vincolanti) tra un paio di settimane. Chiudere la “consiliatura” di Rossi&C con un bel “malloppo” del genere fa storcere il nasino a molti: “hic manebimus optime” pensano sottovoce a Via Asiago.

Torniamo a bomba: la Rai ci ha rimesso? Forse che si, forse che no, dipende. Ci ha rimesso dal punto di vista della razionalizzazione dei costi: ricordiamo sempre che RW genera utili in conseguenza dei 249 milioni l’anno che la Rai gli versa nelle casse e che, a sua volta, genera utili sostanziosi agli azionisti: soldi pubblici e interessi privati, laddove in questo caso sono rappresentati  da due soggetti famelici: i “fondi azionari” che spesso e volentieri hanno scritto al Governo per sollecitare l’operazione (ci crediamo bene: per loro tutta farina nel sacco) e il diretto concorrente Mediaset che da tempo sostiene il buon esito dell’operazione di fusione. Per la cronaca: Mediaset paga il corrispondente servizio a EiTowers la metà di quanto paga Rai: circa 120 milioni l’anno.

“Dove non c’è il guadagno, la remissione è certa” dicevano saggiamente i nonni. In questo caso il guadagno, in questi anni, lo hanno conseguito solo i privati che, senza spendere un soldo in investimenti, si sono sempre portati a casa la pagnotta insieme agli amministratori di Rai Way con i loro lautissimi compensi. Questo il nodo centrale di tutta la vicenda: il contratto di Servizio Tra Rai e Rai Way tramite il quale si regge tutta la baracca.

E ora, che succede? Rai potrebbe vendere il residuo 13% per mantenere la maggioranza oppure, ipotesi che di cui si avvertono segnali, attendere l’arrivo di un “salvatore della Patria” ovvero un intervento di CdP.  

Torniamo al punto di partenza: la vicenda Rai Way è parte di un disegno che prende forma giorno dopo giorno e la figura che emerge è disastrosa. Forse aveva ragione quel lettore che ci ha proposto la metafora del Titanic.

Ecco, infine, un altro tassello che emerge: Repubblica oggi titola “Rai, i consiglieri di opposizione pronti a lasciare la Vigilanza”. Era ora!!! Aggiungiamo e precisiamo noi: anzitutto le dimissioni della presidente Barbara Floridia e non da oggi avrebbe potuto e dovuto dare il buon esempio, specie dopo i due richiami di Mattarella. Insieme ai parlamentari o anche prima, tanto per aprire la strada, da tempo si dovevano dimettere i due consiglieri in quota M5S e AVS (non PD!). Chissà, forse anche a loro conviene “far passare ‘a nuttata”: il 2027 è dietro l’angolo.   

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martedì 30 giugno 2026

RAI Way fine dei giochi

By Bloggorai ©

Al termine di un fidanzamento lungo e impossibile, Rien ne va plus! I giochi sono fatti! Alea jacta est! Iatevenne ‘a casa!!! Ieri, nel cuore della notte è arrivato il segnale forte e chiaro: l’accordo tra RaWay e EiTowers è saltato e questa volta, forse, per sempre ... anche se mai dire mai.

I dettagli del mancato accordo sono descritti e sintetizzati bene dal Sole 24 ore a firma Andrea Biondi e leggiamo il titolo: “Media, salta la fusione delle torri: nessun accordo EiTowers RaiWay”.

Come abbiamo scritto innumerevoli volte: questa operazione poggiava (ora declinata al passato, forse) su tre pilastri, ovvero i cosiddetti razionali”: finanziario, industriale e politico. Nel corso della trattativa sono stati, formalmente, i primi due ad essere al centro del confronto tra le parti ma sostanzialemente, ribadiamo quanto a noi noto, è stato lo scoglio del “razionale” politico a prevalere. Lo abbiamo scritto: il tema era la governance, le deleghe tra AD e Presidente e, sostanzialmente “chi” sarebbero i nomi ovvero in quale quota politica andrebbero ascritti. In buona sostanza, nessuno si fida più di nessuno (specie se ci riferisce ad alcuni nomi che girano di fonte Rai). Il “malloppo” è grosso e non si molla facilmente. Inoltre, sempre sul “razionale” politico” pesa e grava molto l’incertezza normativa: nessuno oggi, 1 luglio 2026, è in grado di scommettere un soldo bucato su quando, in che termini e se vedrà la luce in questa legislatura la riforma della Rai a seguito dell’EMFA. Come abbiamo pure scritto ieri, il 2027 è dietro l’angolo e le incognite sono tante e di assoluto rilievo.

Per ora registriamo la fine di una storia misteriosa durata oltre 10 anni, che entrerà tra le vicende oscure del Servizio Pubblico e delle persone che non hanno voluto o hanno ostacolato l’operazione. Per ora registriamo che Rai dovrà rivedere rapidamente i suoi conti e il suo Piano Industriale che contava molto su questa operazione (corca 200 mln). Tra poco ci sarà una informativa in Cda.

Rimanete sintonizzati, ci potrà essere un secondo lancio in giornata.

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Assalto al Colle: il 2027 dietro l'angolo e la Rai si prepara

By Bloggorai ©

Salvini al Viminale e la Meloni al Quirinale mentre Draghi si interroga su “Competere o sparire”. Non abbiamo letto il suo volume ma già il titolo ci induce sospetto (conoscendo i suoi trascorsi) se si riferisce a se stesso e al suo futuro (sappiamo cosa è successo nella precedente occasione) oppure se “parla a nuora perché suocera intenda”. L’eccesso di calore, è noto, fa brutti scherzi. Tra visioni e fantasie talvolta si celano sintesi e possibilità, mentre il “tempo” scorre e corre velocemente già verso il prossimo anno.

Il 2027 sarà certamente un crocevia politico istituzionale di assoluto rilievo. C’è in ballo l’assetto democratico e costituzionale del Paese con una possibile nuova legge elettorale, ci sono le elezioni (forse pure anticipate ad aprile) e, non ultimo, si getteranno le fondamenta del nuovo assetto della Rai e del Servizio Pubblico. Ricordiamo, per inciso, che ad aprile del prossimo anno scade la Concessione e il suo rinnovo già si preannuncia come un campo di battaglia laddove potrebbero essere molti i soggetti interessati a concorrere. Ricordiamo, sempre per inciso, che la Concessione prevede la stipula di una Convenzione tra il Ministero competente (MiMit, ministro Urso) e la Rai. Ricordiamo, sempre per inciso, che a seguito della Concessione e della Convenzione, andrà ridefinito il Contratto di Servizio e che, salvo improbabile (a nostro avviso) riforma conseguente all’EMFA, si dovrà rinnovare l’attuale Cda Rai.

Nelle precedenti occasioni il dibattito intorno al rinnovo di tali impegni era iniziato almeno un anno prima e oggi invece siamo nel silenzio più totale interrotto solo da qualche balbettio sulla mancata riforma e l’EMFA disatteso. Su questo argomento torneremo presto.

Paliamo d’altro e torniamo ad un tema di grande interesse, specie in periodo “caldo”: il racconto del crimine in tv e i grandi misteri di cronaca, specialmente nera. Come ogni anno, si ripete la stessa liturgia ovvero “il giallo dell’estate” che ha due varianti: una è quella del “giallo in corso d’opera” dove Garlasco domina la scena e l’altra è del genere “misteri irrisolti” degli anni passati dove se pure c’è un colpevole ogni ragionevole dubbio confermato in Cassazione, rimane sempre qualche dubbio o mistero sulla colpevolezza o innocenza. In questi giorni il Corriere dedica due pagine ad un caso storico e ieri si è occupato di Cogne. Un caso che ha fatto scuola nello studio mediatico del “racconto” del crimine in tv e tant’è che il sottotitolo è suggestivo “Da vespa al Costanzo Show: in Tv il caso Franzoni fece il record di share e diventò un fenomeno collettivo” e leggiamo che Porta a Porta di Bruno Vespa gli dedicò 21 puntate con quella, clamorosa, quando venne liberata, che raggiunse il 45% di share.

Tutto questo per ribadire quanto da tempo scriviamo: il “racconto criminale” televisivamente paga, bene e subito. L’overdose di Garlasco non deve affatto stupire ed è nel DNA del Servizio Pubblico quanto lo è il varietà del sabato sera o nelle infinite repliche di Don Matteo, del Maresciallo Rocca, di Imma Tataranni o del sempiterno Montalbano. 

La domanda che poniamo è: quale deve essere il ruolo e la funzione del Servizio Pubblico nel sostenere, promuovere e diffondere questa “cultura” del racconto criminale? Se è vero, come verosimile supporre, che i temi “sicurezza” ed “efficienza della giustizia” saranno centrali nella prossima campagna elettorale, come e in che termini e con quale postura il Servizio Pubblico si presenterà a questo appuntamento?

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lunedì 29 giugno 2026

MUTI !!!

By Bloggorai ©

Contromano, senza tanta voglia e pure con un certo fastidio ma ci tocca farlo anche perché nessuno lo ha fatto e ci sembra invece doveroso farlo. Volevamo parlare d'altro, altri temi e altri argomenti forse più interessanti ma non potevamo far passare inosservato quello che è successo ieri.

Premessa: un’immagine sta al racconto come i pedali stanno ad una bicicletta: viaggiano insieme. Le immagini hanno il potere evocativo, in un solo istante, di rendere una sintesi perfetta del fatto, della notizia. Allora, è successo che il marito della ministra Roccella è scomparso drammaticamente nelle acque del Lago di Vico. La notizia è importante è deve essere adeguatamente riportata e seguita. Se non che la Rai manda ben 5 (cinque) inviati a seguire il fatto e fare le dirette per le rispettive testate: Tg1, Tg2, Tg3, TgR  e non poteva mancare RaiNews24. 

Come si può commentare una foto del genere? Cosa si può dire di fronte a tanta protervia sullo spreco di risorse pubbliche? Vedi foto:

Una foto che ci porta indietro nel tempo a quando si iniziava a parlare di Piano editoriale per l’informazione del Servizio Pubblico. È necessario ripeterlo e scriverlo chiaro e tondo: non lo vuole nessuno. Nessuno vuole rendere efficiente una macchina dove lavorano oltre 2000 giornalisti in 8 testate. 

Non lo vogliono i giornalisti Rai e le loro rappresentanze sindacali, l’Usigrai per prima che, a suo tempo ebbe un ruolo non secondario nell’affossamento del Piano Verdelli. Di quella pagina oscura sono noti nomi e cognomi, fatti e misfatti, di tutti coloro che fecero carte false per ostacolarlo (consiglieri e giornalisti) e che dopo hanno avuto fortunate carriere. 

Dopo il Piano Verdelli uno strato di cemento armato è colato sull’argomento e nessuno ha avuto la voglia, la forza e il coraggio di riaprire il discorso. Clamoroso ( e vergognoso) l’esempio della “newsroom aziendale” che da sola consentirebbe l’efficienza del lavoro delle redazioni e un risparmio enorme. Nulla. Silenzio. Dopo che in rete è circolata l’immagine dei microfoni di Rai di fronte al prefetto di Viterbo, ci aspettavamo una riga di “comunicato stampa del giorno dopo” da parte di un consigliere a caso, magari uno di quelli che ha avuto tante responsabilità tra i giornalisti Rai. Muto.

La stessa politica, magari quella di “opposizione” avrebbe potuto alzare un ciglio, fare una battuta, una smorfietta. Niente, silenzio. Tenetevi Telemeloni e risparmiateci la lamentela sulla “riforma Rai” e l'EMFA disatteso che, come era facilmente prevedibile, giace nel fresco dei cassetti in Parlamento.

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domenica 28 giugno 2026

Il Titanic, la Rai e le FAST Tv

By Bloggorai ©

Oltre le innumerevoli repliche di Don Matteo, di Montalbano, della Principessa Sissi, della seria di Piedone lo Sbirro, della fiction con i tanti magistrati e investigatori privati (con buona pace degli ossessionati di Garlasco) o dei vari Amadeus che entrano o escono dalla Rai o del futuro della Sciarelli e del direttore Coletta che la potrebbe sostituire (???) o delle varie trasmissioni flop della cosiddetta Telemeloni c’è molto, c’è tanto di più ed è pure molto più interessante da scoprire.

Il nuovo mondo del sistema mediatico audiovisivo, la nuova era, è già oltre la Rai e del Servizio Pubblico come è tradizionalmente intesa. L’assioma classico “informare, educare e divertire” sul modello BBC non è più un’esclusiva della Rai e lo stesso fondamento originario, la tutela dello Stato delle frequenze di trasmissione, non è più un dogma.

Il “pianeta” Rai fondato sulla diffusione digitale terrestre è destinato all’estinzione come i dinosauri: non è un problema di se avverrà ma solo di quando potrà avvenire. Alla recente conferenza di Dubai WRC-23 è stata confermata per l’Italia sino al 2031 l’uso della banda 470-694 MHz per le trasmissioni televisive da parte dei broadcaster con un possibile rinvio al 2034 per un nuovo aggiornamento di calendario. L’OfCom (equivalente della nostra AgCom) in Inghilterra prevede che “… la audience dei canali TV programmati tramite DTT scenderà dal 62% dei programmi nel 2023 al 22% entro il 2040” vedi https://www.key4biz.it/il-digitale-terrestre-verso-lo-switch-off-in-uk-la-bbc-finira-soltanto-su-internet/490343/  . Lo “switch off” ovvero il sorpasso del broadcast sullo streaming è dietro l’angolo e, nel frattempo, andrà a regime un lungo periodo di ibridazione. Si tratta di “l’era dello streamcasting, dove il broadcasting della Tv tradizionale si ibrida e si fonde col mondo digitale delle piattaforme di streaming” e vedi il recente rapporto presentato al Senato lo scorso febbraio https://www.corriere.it/economia/eventi/26_febbraio_13/televisione-cresce-il-consumo-sui-device-ma-tiene-la-tv-tradizionale-1e24623c-0dd9-40e5-99e2-69c417185xlk.shtml   .

Oltre ai “telco” ci sono poi gli operatori “hard” (esempio classico Samsung) che tende a divenire “editore”. Le frequenze tv sono un “bene” di rilevanza strategica e sono molto appetite dagli operatori Telco che se le contendono a colpi di miliardi. Oggi, la totalità delle tv in vendita è anzitutto “smart” ovvero connessa alla rete e solo in subordine accede alle reti generaliste satellitari. Il menù che compare all’accensione è anzitutto mirato ai nuovi canali FAST (Free Ad-Supported Streaming TV) che in buona sostanza sta ad indicare una modalità di fruizione televisiva in streaming completamente gratuita e sostenuta dalla pubblicità (tanta), laddove non è prevista alcuna modalità di abbonamento pay o sottoscrizione di un account. In Italia sono già molti i canali e contenuti offerti dai vari operatori come Pluto TV, Samsung TV Plus, LG Channels, Rakuten TV etc. Ognuno di loro offre un palinsesto lineare talvolta ricco di contenuti appetibili al grande pubblico: musica, documentari, film, arte e cultura per ogni tipo di pubblico (non solo “over” di Rai).

A tutto questo, ed altro ancora, si aggiunge pure il “nuovo “mondo dell’ascolto non riconosciuto e pure poco stimato. Auditel lo certifica a circa 2 mln nel giorno medio e distribuiti su vari device: tablet, pc, cellulari etc, dove si gioca e si consumano contenuti brevi e facilmente accessibili. Non è poco: vedi recente report Auditel gennaio-marzo 2026.

Ieri un ex collega, esperto ed autorevole, ci ha inviato una immagine artificiale con il titolo “Titanic” dove si vedeva una nave con il nome Rai sulla fiancata. No, per ora e molti anni ancora, la Rai non affonderà ma potrà solo sopravvivere senza una rotta e senza una “sala comando” in grado di dirigerla da qualche parte, quale che essa sia.

bloggorai@gmail.com

venerdì 26 giugno 2026

Altri tempi, altra Storia, altra RAI...altri mondi possibili

By Bloggorai ©

Amo la radio perché arriva dalla gente
entra nelle case
e ci parla direttamente
e se una radio è libera
ma libera veramente
mi piace ancor di più
perché libera la mente.

Esattamente 50 anni addietro, il 25 giugno 1976, la Corte Costituzionale rende nota la storica sentenza n.106 con la quale si sancisce la fine del monopolio Rai sulle trasmissioni radiofoniche e, poco dopo avverrà lo stesso per quelle televisive.

Il “modello tolemaico” che vedeva la Rai al centro dell’universo mediatico si è infranto con il nuovo modello copernicano: tanti soggetti, tante emittenti, tanti editori e tanta informazione diversa e alternativa. Nascono le “radio libere” e Bloggorai era lì, direttamente e fisicamente a Roma, nella storica sede di Piazza Vittorio 46 sulla frequenza di 97.700Mhz, insieme a tanti delle sue lettrici e lettori attuali. Eravamo lì, nel cuore di una mutazione genetica, culturale politica oltre che giornalistica che ha lasciato un segno. Quale che sia questo segno e come possa avere inciso nella “nuova era” che si stava profilando forse è ancora presto per comprenderlo bene. 

Certamente ci siamo inventati linguaggi, contenuti e “modelli narrativi” che hanno fatto scuola: le rassegna stampa con i giornali commentati alle prime ore del mattino e le agenzie cartacee andate a prendere in terza copia alla redazione di Lotta Continua a via Dandolo. Le “dirette” dalle manifestazioni del ’77 fatte dalle cabine telefoniche con i gettoni. Gli infiniti dibattiti di “Psicanalisi contro” e di “Radio Donna”. E la notte si metteva il gigantesco “Revox” con le bobina di musica registrate su nastro e qualcuno di noi, quando si interrompeva, doveva correre a sostituirlo o riparlarlo per non dire delle corse verso Monte Cavo, poco fuori Roma, a ripristinate il vecchio trasmettitore FM o rimettere in linea l’antenna. E, infine, in redazione avevamo un televisore, bianco e nero, dove abbiamo assistito alle prime trasmissioni delle Tv private e sappiamo poi come è andata.

Insomma, tanta storia. In quello stesso anno il PCI di Berlinguer vince le elezioni.

Nulla succede mai per caso e quel sistema tolemaico andato in frantumi nel ’76 oggi ha preso una forma compiuta e impensabile a quel tempo. Oggi la radio e la Tv sono solo una parte di un sistema complesso e dinamico tutto ancora da sviluppare. Oggi anche Bloggorai talvolta è indotto a ritenere che il mondo inizia e finisce tutto intorno al cavallo di Viale Mazzini che, non è un caso, oggi è un antro chiuso e polveroso in attesa di un suo restauro che chissà quando potrà essere terminato. 

Siamo ancora indotti a dibattere e ritenere che ci sia un “servizio pubblico” di un lontano passato da tutelare e difendere e non generico ma segnatamente “questo” SP, ovvero questo modello di SP ormai pressoché ibridato dal modello concorrente di “servizio privato”. Non riusciamo a porci domande e interrogativi (e trovare possibili risposte) su cosa, quando e come si possa immaginare un Servizio Pubblico diverso e alternativo a quello attuale metre ci arrampichiamo sugli specchi di una improbabile e lontana riforma. 

Nel nuovo universo copernicano del sistema dei media ruotano pianeti e satelliti destinati a viaggiare verso Marte e questa Rai, questo Servizio Pubblico guidato da questa destra di Governo, stanno ancora a gingillarsi con il Premio Agnes e i “comunicati stampa del giorno dopo” di qualche consigliere in vena di protagonismo. Qualcuno parla di “Hyperscale” improbabili quando altri pensano ai cloud satellitari. Qualcuno ha ancora in mente RaiNews24 quando nuovi editori pensano alla CNN “made in Italy”. Qualcuno si preoccupa di che fine farà “Chi l’ha visto” e così via mentre oggi leggiamo il titolo de Il Giornale Temptation Island batte i mondiali. Corna contro calcio. Meglio di un gol c'è solo un falò: il reality show trionfa nella gara degli ascolti. Ci sono sempre vittorie sconfitte ma con molto più dramma i personaggi sull'isola mettono in scena un dispositivo narrativo simile al romanzo ottocentesco più potente di qualsiasi tipo”. Già, di qualsiasi tipo.

Detto tutto questo, Bloggorai sta meditando di cambiare nome. Potrebbe non avere più senso un Blog di sola Rai.

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