giovedì 9 luglio 2026

Una bomba a testata multipla è in viaggio verso il 2027

By bloggorai ©

Dopo una amena passeggiata, dopo un inteso scambio di messaggi e telefonate, la lettura di giornali, e dopo un ottimo caffè ci stiamo facendo qualche idea sulla faccenda Lavitola/Ranucci che molti considerano ancora molto misteriosa quando invece qualcosa si inizia ad intravvedere.

Proponiamo tre possibili letture che, ovviamente, si possono anche incrociare tra loro. Proviamo ad immaginare queste tre letture come un missile a testata multipla: colpisce tanti obiettivi, anche in modo differenziato nello spazio e nel tempo. Il metodo che cerchiamo di usare in questi ragionamenti è molto semplice: a chi giova tutto questo? Chi avvantaggia e chi penalizza?

A: lettura politica. La “politica” anzitutto è sempre un’eccellente chiave di interpretazione di fenomeni complessi. Questi fenomeni, spesso, avvengono e si avvalgono di strumenti “delicati” dove si sconfina facilmente dagli ambiti privati e "personali" a quelli pubblici, appunto, politici. Non vi è ombra di dubbio che una parte politica, questi partiti di destra, questo Governo, possono trarre vantaggio dal vedere indebolito non tanto il personaggio Ranucci ma ciò che rappresenta: il giornalismo d’inchiesta che indaga, approfondisce e cerca di svelare verità occulte. Report e ciò che gli somiglia, ancor che proposto dalla Rai crea enormi fastidi per i sostanziosi interessi economici che va a intaccare. Guarda caso, questi interessi provengono prevalentemente da una parte sola. Indebolire la credibilità del giornalismo d’inchiesta pubblico può essere quell’ottimo “movente” che molti vanno cercando. Da non dimenticare che siamo alla vigilia di possibili elezioni anticipate.

Sub A: “"Buscar el levante por el poniente" ovvero il Governo Meloni ha assoluta necessità di distrarre l’attenzione verso altri problemi che non siano quelli reali che interessano il Paese. Questa vicenda gli si presenta su un piattino d’argento per distogliere lo sguardo pubblico proprio nel mentre e nel quando si dibatte di Legge elettorale ( e in subordine di Lege di riforma Rai).

Sub C: il quadro politico che si appresta a concorrere alle elezioni 2027 vede la presenza di “terzi incomodi” che gravitano in due aree: una estrema destra e una estrema centrista. In queste aree si aggirano personaggi “politici” che hanno avuto o che forse hanno ancora a che fare con Lavitola e altri suoi interlocutori assidui frequentatori del suo ristorane e non solo. Si intendeva colpire Ranucci con la bomba o Lavitola (e i suoi amici, ovvero le sue “fonti” ovvero gli avventori del suo ristorante) con la minaccia di una dura condanna al carcere?

B: lettura giudiziaria. La tentazione di addentrarci nei meandri delle indagini in corso è forte anche perché dai dettagli si può cogliere la coda velenosa. Ci limitiamo al minimo indispensabile. La bomba a Ranucci era un semplice “avvertimento” oppure una tentata strage come suppongono gli inquirenti? Troppi, tanti elementi non tornano anche agli occhi di semplici e inesperti “curiosi” di fatti di cronaca. Ne citiamo uno a caso: il detonatore e il tipo di esplosivo. Il primo, secondo gli inquirenti non era un Timer, un orologio programmato ad esplodere ad una certa ora ma invece si è trattato di un telecomando a distanza, del genere usato a Capaci. La differenza è notevole: nel primo caso gli effetti dell’esplosione potevano essere casuali, nel secondo caso chi ha azionato il pulsante sapeva esattamente quali conseguenze ci sarebbero state in quel preciso momento. Il tipo di esplosivo: se voleva essere un semplice “avvertimento” di tipo para mafioso che dir si voglia, era sufficiente un petardo da fuochi artificiali di quelli che si vendono illegalmente sotto Capodanno. E invece, dicono gli inquirenti, è stato utilizzato esplosivo da cava, ovvero qualcosa di più devastante e micidiale. Tant’è che il reato supposto è stato innalzato a tentata strage.

Sub B: mandante e movente. Per gli inquirenti il primo è noto e il secondo ancora oscuro. Appare difficile immaginare che i due termini non siano connessi tra loro. Sul primo sappiamo quasi tutto mentre sul secondo è calato un muro di cemento armato.

C: lettura televisiva. Tra le tre possibili letture è forse la meno rilevante però non meno interessante per un riflesso indiretto e subordinato della vicenda. Rai Tre in primo luogo è il luogo principale del conflitto in corso dentro e fuori la Rai. L’AD Rossi ha rivendicato la sua mutazione genetica e il conseguente impoverimento editoriale ed economico. Dopo quanto poi ha affermato ad Ancona (“pazienza…”) forse lo sporco lavoro di demolire RaiTre non è ancora terminato. Colpisci Report e colpisci una delle parti nobili della Rete e, seppure lo mantieni in onda, avvii un processo di delegittimazione strisciante che culmina con la riproposizione di avanzi di cantina. RaiTre è il luogo deputato del giornalismo d’inchiesta tipico e caratteristico del Servizio Pubblico. Come ha detto Corsini, direttore approfondimento, la trasmissione rimane e vedremo chi la condurrà. Già: chi la condurrà? Qualora non fosse ancora Ranucci chi potrebbe succedergli? Un nome in particolare, sempre tra gli “amici” di Ranucci sembra stia scaldando i motori.

Veleno e tossine

By Bloggorai ©

“Ma bomba o non bomba noi arriveremo a Roma, malgrado voi…” A.V.

Un nido di vespe, infestato da calabroni e circondato da vipere: vietato avvicinarsi e sperare che questi simpatici animaletti possano avere un atteggiamento amichevole verso gli umani. Eppure, eppure, fanno parte “dell’ambiente” e appartengono ad un ecosistema dove assumono un ruolo importante, seppure fastidioso e pericoloso. Basta saperlo e non confonderli con innocenti farfalle o simpatici orbettini-

Bloggorai lo ammette: fatica a scrivere su questo tema. Anche noi siamo attenti e “prudenti” e “fiduciosi che la Magistratura faccia il proprio lavoro” (oddio, mica poi tanto, visti gli storici precedenti). Abbiamo partecipato, sostenuto e difeso non tanto e non solo la persona Ranucci quanto più sosteniamo e difendiamo un inviolabile diritto a sapere e conoscere attraverso il Servizio Pubblico e l’inderogabile dovere di un giornalista a porre domande, sollevare dubbi, e cercare verità. Se Lavitola è stato o meno il mandante della bomba sotto casa di Ranucci e quale che sia il movente (posto che i due elementi sono in assoluto legame tra loro) saranno i magistrati a dirlo.

Noi ci limitiamo a ribadire, ad osservare e riportare quanto sappiamo su un solo elemento derimente: il personaggio Lavitola con tutta la sua storia fino a che punto si può considerare un “amico affettuoso incapace a farmi del male” come sostiene Ranucci. Fino a che punto il famigerato ristorante di Monteverde si può considerare solo un piacevole luogo dove mangiare pesce fresco e non un trafficatissimo crocevia di faccendieri, trafficoni, spioni, agenti più o meno segreti o deviati, grembiulini di varia foggia o noti prelati, giornalisti con il pelo sullo stomaco in caccia di notizie riservate o di succosi retroscena?

Su questo argomento, per ora, siamo costretti a fermarci qui: troppa carne al fuoco, troppa polvere negli occhi e soprattutto necessario chiarire bene il contesto politico perché è del tutto evidente che non si può derubricare la faccenda a “pericolose relazioni personali e professionali” o a cercare colpevoli solo tra quattro scalzacani. C’è tanto ancora da sapere e ci sono tanti di più da scoprire. Tanti personaggi che appaiono nell'ombra. Ribadiamo: nulla avviene mai per caso.

Invece abbiamo intenzione di chiudere un capitolo: non chiedere più le dimissioni dei due consiglieri di Majo e Natale. Ci siamo resi conto che si tratta di una proposta inutile, irrilevante e perditempo. Se rimangono in meno a puntellare o sorvegliare (il giorno dopo) questo Cda, questi Rossi&C non cambia assolutamente nulla: il Cda Rai può fare benissimo a meno di loro (ci sono esperienza con un Cda con tre soli componenti). Del resto, stiamo ancora cercando di capire per cosa, per quali iniziative o per quali risultati finora la loro presenza passerà alla storia della Rai. Tutto il resto è solo fumo, come quello che ha segnato la nota esperienza della “società civile” in Cda Rai.

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martedì 7 luglio 2026

Una inquietante e drammatica partita

By Bloggorai ©

Chi si è solo avvicinato o ha praticato i tavoli di poker dovrebbe conoscere una regola fondamentale: se dopo il terzo giro non hai ancora capito chi è il pollo da spennare allora il pollo sei tu! Come pure, sarò capitato anche a voi, se avete anche solo il sospetto che il/la vostro/a partner non la racconta giusta, allora sta a significare che il solo sospetto è già un messaggio forte e chiaro e sta a voi poi decidere se tenerne conto o meno.

La vicenda Lavitola/Ranucci o al contrario che dir si voglia ha sollevato un vespaio. Nel momento in cui scriviamo gli interrogativi e le perplessità sono:

A: delle due l’una: o Ranucci sapeva chi benissimo chi era Lavitola e allora c’è da chiedersi perché lo ritiene suo grande amico, incapace di fagli del male. Oppure non lo sapeva e allora c’è da chiedersi perché “il” campione del giornalismo televisivo d’inchiesta del Servizio Pubblico non ha avuto la minima percezione della caratura del personaggio Lavitola. Nel mezzo delle due ipotesi entriamo in terreni che non conosciamo.

B: la magistratura ritiene Lavitola mandante dell’attentato a Ranucci ma ancora non sappiamo il movente. Presunto mandante e relativo movente dovrebbero essere corpo unico. Perché Lavitola avrebbe ordito tutto questo contro Ranucci? Quale interesse ha o avrebbe avuto? Ha agito in proprio o per conto di chi? Sarebbe il mandante primario o solo un mandante subordinato? Perché Ranucci, già poco dopo l’attentato, ha sostenuto la tesi del “fatto di cronaca” locale (Ostia, gli albanesi etc) e non ha evidenziato una lettura “politica”?

Il bandolo della matassa riconduce al perché: solo sapendo il movente si potrà capire il resto.

Il bandolo della matassa riconduce alla necessità di comprendere la natura originaria della “bizzarra” amicizia tra i due. Vedi quanto abbiamo già scritto.

C: per tutta la giornata di ieri, nelle diverse chat, in tante telefonate e diversi messaggi personali, abbiamo avvertito un notevole silenzio imbarazzato. Qualcuno, pure nel tardo pomeriggio, si è spinto a dire “non sapevo”. Altri invece hanno invocato la “prudenza” o l’attesa delle indagini. Si avverte un forte senso di disagio.

Anche Bloggorai è sconcertato ma questo non esime dal ragionare su quanto è noto e quanto è noto è grave, molto grave.  

D: il contesto politico in cui si svolge questa vicenda è del tutto particolare: luglio 2026 e, qualora fosse, sta a dire che siamo a pochi mesi dalle possibili consultazioni elettorali. I due campi politici sono nel pieno di un conflitto interno paradossale: entrambi sanno che per vincere hanno bisogno di un “terzo incomodo”: Vannacci per la destra e Renzi per la sinistra e tutti sanno quanto possono essere indigesti. Perché esce fori la grana Lavitola/Ranucci o viceversa propri in questo specifico momento? Bloggorai è complottista per natura e cultura: nulla avviene mai per caso e, leggendo bene sui trascorsi e le amicizie di Lavitola, qualcosa emerge e sembra pure molto chiaro. Chi indovina vince un caffè.

Oggi siamo in viaggio e ne approfittiamo per sapere, per capire. Rimanete sintonizzati.

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Le "amicizie pericolose" ... molto pericolose

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“Non scriviamo sempre tutto ciò che sappiamo ma conosciamo bene, benissimo, tutto ciò che scriviamo”.

Senza un attimo di tregua. Non si fa in tempo a cercare un momento di pace e serenità che ... zacchete, ti cade un’incudine da 120 kg sul mignolo del piede sinistro.

La notizia del giorno è dell’apertura di un fascicolo a carico di Valter Lavitola, un personaggio assai noto negli anni passati del berlusconismo per diverse “faccende” politiche e giudiziarie non di poco conto. Oggi si legge che questo personaggi sarebbe implicato come presunto mandante dell’attentato a Sigfrido Ranucci ... ma si legge pure che, secondo quanto ha dichiarato lo stesso Ranucci, che “Valter” sarebbe suo grande amico e che pure si sentivano spesso e volentieri.

Per ora non ci impelaghiamo oltre gli ambiti giudiziari ma ci limitiamo ad una constatazione politica e professionale. Chi conosce questo lavoro sa bene come, talvolta, sia necessario “sporcarsi le mani” e sia financo opportuno "trattare" con interlocutori non sempre “amici” e talvolta implicati in faccende molto losche sulle quali, appunto, si svolge il lavoro giornalistico. Succede pure che questa “intelligenza” si debba, giocoforza rafforzare in una relazione fiduciaria per essere poi considerata “fonte confidenziale”. una semplice "intervista" o un "fuori onda" riservato non è sempre possibile o sufficiente. Bloggorai conosce bene il tema e proprio per questo solleviamo qualche dubbio e perplessità.

Il dubbio e la perplessità si colloca esattamente al confine della qualità della relazione. Si può, e talvolta si deve, avere a che fare con personaggi “delicati” ma da questo a rivendicarne l’amicizia diretta e l’affetto ce ne corre. A meno che … a meno che … siamo solo all’inizio di una faccenda che si dovrà ancora comprendere bene in tutti i suoi risvolti dove non tutto è come appare. 

I personaggi sulla scena (vedi le loro storie politiche e giudiziarie  e vedi coloro della cena di cui si legge stamattina nel ristorante di Lavitola e chi vi ha partecipato nel lontano 2023  https://www.ilriformista.it/la-cena-confessionale-tra-lavitola-ranucci-e-il-sacerdote-vicino-al-segretario-di-papa-francesco-358417/) raccontano molto di più di quanto sembra.

Per il momento, confermiamo quanto da tempo abbiamo scritto su tutta la storia dell’attentato a Ranucci, da quando si cercò da più parti di derubricarla a semplice “fatto di cronaca”, robetta da sottobosco di piccoli scippatori scalzacani di periferia. La faccenda “puzzava” dall’inizio e continua a puzzare oggi. Qualcosa, molto non torna e forse Ranucci potrà dire qualcosa di più su questa sua “amicizia” con Lavitola più e prima di quanto scopriranno i magistrati.  

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lunedì 6 luglio 2026

La Civiltà delIe Immagini 2026 n. 28: tra la Meloni, Trump e la RAI

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“La fotografia è una mannaia che coglie nell'eternità l'istante che l'ha abbagliata.” H.C.B.

La prima immagine è di assoluta attualità e racconta bene l’aria che tira sul piano politico nazionale e internazionale: oggi Trump che per l’ennesima volta sbeffeggia la Meloni. Posto che, in simili circostanze, ci verrebbe da essere solidali con la nostra capo di Governo, il quadretto di oggi merita una nota. Già nelle precedenti occasioni le scene delle relazioni personali tra i due personaggi erano assolutamente chiare nel loro “racconto”: la postura, gli sguardi e gli ammiccamenti erano in grado di stabilire perfettamente i rapporti di forza tra Trump e Meloni. L’immagine di oggi coglie la Meloni in un frammento espressivo caratteristico della compiacenza: a Roma si direbbe della “piaciona”. Del resto, la Meloni ha un percorso di solidarietà e sudditanza con Trump di tutto rispetto: vedi quando lo propose per il Nobel per la Pace a gennaio scorso.  Tutto torna: le carte, ovvero le immagini, cantano.

La seconda immagine potente e ricca di significato è quella del Papa a Lampedusa lo scorso 4 luglio mentre guarda la “porta d’Europa” rivolta verso le sponde d’Africa. È una sberla visiva/sonora in faccia a tutti i vari nazionalisti, razzisti, primatisti e “remigrazionisti” dell’ultima ora. È uno schiaffo in faccia pure ai vari governi, europeisti e atlantisti della prima e della seconda ora, agli amici e ai sodali del di cui sopra: torniamo sempre alle radici politiche e culturali di questo squarcio di secolo dove i “cattivi” trovano spazio laddove i “buoni” lo lasciano libero. Il “cattivo “ Trump nasce e si sviluppa sulle praterie abbandonate dai democratici USA che, da non dimenticare mai, fini all’ultimo istante hanno mantenuto la candidatura dell’anziano Biden e last minute si sono inventate la Harris.

La terza immagine è dentro casa nostra e ci avvicina ai temi che interessa noi lettori di Bloggorai: la Rai e il Servizio Pubblico. La foto è dei leader del “campo largo” apparecchiati in trattoria, felci e gaudenti come ad una festa di matrimonio. A ben vedere e ben sapere, l’immagine è terrificante più per quanto non espone che per quanto si osserva. Leggiamo oggi su La Stampa: “Il campo largo dei rinvii, il programma comune slitta ad ottobre”. La distonia dell’immagine è tutta nella consapevolezza di ciò che manca: manca appunto il programma elettorale con le elezioni alle porte, manca il/la leader che nessuno sa ancora come verrà scelto e financo manca il “nome” che verrà dato alla coalizione che vorrebbe/dovrebbe battere la Meloni. Aggiungiamo noi: manca anche una “visione” (non quella che si trova dall’ottico) sulla Rai e sul Servizio Pubblico. Quello che è successo nei giorni scorsi con le dimissioni dei parlamentari della Vigilanza è un tassello ma non è un disegno. Il disegno sarebbe dovuto essere un testo di riforma che invece si è trasformato in emendamenti sgangherati al testo di governo (ne abbiamo scritto in abbondanza) che, comunque, giace sepolto nei cassetti del Senato. A quel tassello delle dimissioni in Vigilanza  ne doveva seguire uno complementare e conseguente con le dimissioni dei componenti il Cda, di Majo e Natale, che invece come gli ultimi giapponesi resistono a guardia del bidone ormai bucato. Come ha dichiarato Natale in una intervista a Domani, a firma di Lisa di Giuseppe, per “… marcare ripetutamente i molteplici punti di dissenso per mantenere con questa presenza un ruolo di controllo e denuncia”. La parola, il termine “opposizione” non gli esce fuori nemmeno con le tenaglie per non dire del “controllo” laddove è difficile sapere dove e come è stato esercitato, forse il giorno dopo con un comunicato stampa.

Chiudiamo con una immagine che non vi mostriamo perché gli siamo solidali (età) e che possediamo (solo a gentile richiesta): Marano, il presidente Rai f.f. o pro tempore che dir si voglia, placidamente appisolato come uno ospite di Villa Arzilla mentre guarda l’ennesima replica di Montalbano. Era in prima fila, accanto a tutto il Cda con facce tremebonde e accigliate, mentre venivano presentati i prossimi palinsesti d’autunno ad Ancona dove il massimo dell’invenzione e della novità sarebbero due speciali con un noto cantante e una serata con Benigni. Non ci poteva essere immagine di sintesi migliore per illustrare la Rai in questo momento storico. Grazie Marano!

Sempre La Stampa nei giorni scorsi ha titolato “Caos Rai. L’ira di Meloni “se rivinco caccio tutti”.  Ci verrebbe voglia di tifare per la Meloni ma non lo faremo.

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domenica 5 luglio 2026

RAI Tre e il danno erariale: ci sarà pure un Giudice a Roma???

By Bloggorai ©

“Com’è triste Anconaaaaa …soltanto il giorno dooppoooo…”.

Se mai ci fossero stati dubbi sulla necessità di sollevare una verifica di fronte ad un Giudice o alla Corte dei Conti sul fondato e documentabile dubbio di legittimità relativo all’operato di questo Cda, dopo quanto avvenuto nei giorni scorsi ad Ancona per la presentazione dei palinsesti, questi dubbi si potrebbero fugare senza esitazione ora, subito. Uno dei meriti da affrontare e verificare è la coesistenza di "due" presidenti: uno indicato dal Governo, la Agnes, e uno indicato dal Cda, Marano.

Se mai ci fossero stati dubbi sulla necessità di porre, subito, un tema di dimissioni di tutto il Cda e, segnatamente dei consiglieri di opposizione di Majo e Natale, dopo quanto avvenuto nei giorni scorsi ad Ancona per la presentazione dei palinsesti, questi dubbi si potrebbero fugare senza esitazione.

Se mai ci fossero stati dubbi sulla necessità di porre, subito, il tema della verifica del possibile danno erariale a carico dei cittadini, ovvero di chi paga il canone, posto in essere dagli amministratori che potrebbero non avere adempiuto a quanto previsto dal Codice Civile sui doveri di “… agire con la specifica diligenza professionale richiesta dall'incarico. Questi doveri chiave includono l'agire in modo informato, valutare l'adeguatezza degli assetti organizzativi e vigilare attivamente sulla gestione aziendale” questo è il momento giusto.

Se mai ci fosse qualcuno e magari un partito intenzionato a rompere il “giocattolo” di TeleMeloni oppure uno Studio Legale volenteroso oppure un gruppo di cittadini (anche tre sono sufficienti) che intendessero sottoporre ad un giudice amministrativo di verificare i quesiti di cui abbiamo scritto sopra, questo è il momento giusto. 

La precedente esperienza di ricorso al TAR, seppure ampiamente motivata e inizialmente apertamente sostenuta da tutti (o quasi) non è un buon precedente ma ora il tema è radicalmente diverso e ci potrebbe essere una “pistola fumante” a carico di eventuali responsabili che il Giudice potrebbe valutare.

L’oggetto del quesito giuridico si fonda sulla consapevolezza da parte degli amministratori in carica, tutti, di essere responsabili del processo di degrado qualitativo e quantitativo di Rai Tre con il quale si è concretizzato un evidente danno di immagine e di valore economico della Terza Rete.

Per riassumere brevemente: il Giudice dovrebbe valutare quanto dichiarato lo scorso 8 giugno l’AD Rai, Giampaolo Rossi, laddove ha rilasciato un’intervista al Foglio dove ha sostenuto che “Adesso RaiTre è diventato un'altra cosa quindi quel pubblico che ha una forte caratterizzazione potremmo dire ideologico-culturale si è trasferito su la7 da amministratore delegato della RAI lo rivendico come un grande successo mio”. Il concetto è stato, appunto, ribadito e rafforzato ad Ancona e leggiamo Lisa di Giuseppe su Domani “La perdita di pubblico era stata messa in conto... E pazienza se la "chiusura" di Telekabul ha regalato volti alla concorrenza e spettatori alla pubblicità di altri canali".  “Pazienza…” l’AD Rai pone un problema di “pazienza” sulla perdita di valore di una parte dell’Azienda che amministra???

E gli amministratori di opposizione durante tutto il tempo del loro mandato non si erano accorti di quanto stava succedendo a Rai Tre? Non gli arrivavano tutte le mattine alle 10 i dati Auditel sugli ascolti? Non hanno letto i dati sulle diverse trasmissioni di RaiTre in “cessione gratuita” come ad esempio alla Maggioni con la “sua” Newsroom che invece doveva essere anzitutto una struttura di coordinamento giornalistico Rai e poi un prodotto ideato, realizzato e condotto da un interno Rai? Cosa hanno fatto Natale e di Majo per cercare di opporsi, ostacolare o limitare i danni che si stavano realizzando? Ovviamente prima che i danni si verificassero e non con i “comunicati stampa del giorno dopo”.

Per chiudere in bellezza: ad Ancona è stato presentato in pompa magna un nuovo canale Tv: “Italiana” ovvero il “… punto di riferimento sul racconto dell’Italia, capace di attivare emozioni identitarie e personali … Il canale si propone come racconto emotivo e crossgenerazionale dell’Italia”.

Per chi si preoccupa di avere un consigliere a guardia del bidone, dovrà tener conto che il bidone Rai è ormai bucato e questa TeleMeloni non la ferma più nessuno. O, forse, un Giudice a Roma e non a Berlino.

Vedremo. Bloggorai è quasi esperto.

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sabato 4 luglio 2026

RAI: la tutale del Bene Pubblico e il ruolo dei consiglieri "coraggiosi"

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Le azioni degli uomini e delle donne si misurano, si pesano, assumono valore, rilevanza e significato per quanto sono concreti e misurabili i risultati che ne derivano. La “politica” viene giudicata, valutata, percepita e quindi votata per quanto concretamente è in grado di “offrire” ai propri elettori.

Nel nostro caso, parliamo dei consiglieri di amministrazione di un bene pubblico, la Rai, si tratta di “pesare” ovvero valutare concretamente, sui risultati ottenuti e sul ruolo da essi svolto nell’esercizio delle loro funzioni cosa e come sono in grado di incidere nella gestione dell’Azienda di cui sono responsabili.

A scanso di equivoci evocati da qualche “difensore d’ufficio” dei consiglieri di opposizione che invocano “il coraggio di essere minoranza” senza poi dire alcunché in cosa e come si concretizza questo “coraggio” se non con i “comunicati stampa del giorno dopo” inutili, irrilevanti e fuorvianti, è opportuno fissare una volta per tutte il perimetro delle loro competenze e responsabilità per poi trarre una linea di demarcazione.

Queste responsabilità hanno due fonti specifiche: la prima è nella legge primaria, ovvero il Codice Civile che specificamente richiama il dovere per i consiglieri di “… agire con la specifica diligenza professionale richiesta dall'incarico. Questi doveri chiave includono l'agire in modo informato, valutare l'adeguatezza degli assetti organizzativi e vigilare attivamente sulla gestione aziendale” (art.2392 C.C,). Sono concetti molto chiari che non lasciano adito a dubbi, in particolare “sull’agire in modo informato” e non sembra esservi dubbio alcuno che la loro azione non corrisponde al dettato legislativo (vedi il tema della nomina del presidente che avrebbe richiesto almeno una verifica di fondatezza di legittimità giuridica).

In secondo luogo, la loro responsabilità risiede in ambito politico, ovvero alla fonte relativa alla loro nomina che, ricordiamo, è derivata dall’applicazione della Legge 220 del 2015 (Legge Renzi) che determina la normativa sulla formazione della governance (nomina AD e Presidente e esprime 4 consiglieri di nomina parlamentare, cioè dai partiti). Nella specificità di questi giorni, il legame fiduciario tra i loro due partiti fonte di nomina (il PD a suo tempo ha votato contro) e i due consiglieri si è interrotto per quanto oggi tutti dimissionari dall’organismo parlamentare di Vigilanza e controllo. In altri termini, oggi, Alessandro di Majo e Roberto Natale rappresentano solo se stessi. Vale la pena ricordare quanto scritto recentemente dal portavoce di AVS, Vincenzo Vita sul Manifesto laddove ha sostenuto che “Un gesto almeno simbolico da parte delle opposizioni sarebbe utile: annunciare le dimissioni contestuali dalla Commissione e dal Consiglio di amministrazione. Nella cinica routine di certa politica odierna, il gesto potrebbe non fare neanche un plissé”. Ineccepibile!!!

Sarebbe questo già sufficiente per porre il tema delle loro dimissioni immediate. Ma ne ravvisiamo, dopo quanto affermato e ribadito ieri dall’AD Rossi che le renderebbe ancora più inderogabili. Sempre dal Civile leggiamo: “In ogni caso gli amministratori, fermo quanto disposto dal comma terzo dell'articolo 2381, sono solidalmente responsabili se, essendo a conoscenza di fatti pregiudizievoli, non hanno fatto quanto potevano per impedirne il compimento o eliminarne o attenuarne le conseguenze dannose”. Occorre quindi ricordare quanto affermato dall’AD Rossi in sua intervista “Adesso RaiTre è diventato un'altra cosa quindi quel pubblico che ha una forte caratterizzazione potremmo dire ideologico-culturale si è trasferito su la7 da amministratore delegato della RAI lo rivendico come un grande successo mio” e che sostanzialmente ha pure ieri ha ribadito durante la presentazione dei palinsesti ad Ancona come ha riportato Lisa Di Giuseppe su Domani "Sapevamo che gli spettatori di Rai Tre sarebbero passati a La7".  

C'è quanto basta. Si tratta, a nostro avviso, di un deterioramento degli interessi aziendali meritevole di approfondimento e suscettibile di azione legale a tutela del possibile danno erariale. Gli amministratori, appunto secondo quanto disposto dalla normativa vigente avevano ed hanno tutti gli strumenti “essendo a conoscenza di fatti pregiudizievoli, non hanno fatto quanto potevano per impedirne il compimento o eliminarne o attenuarne le conseguenze dannose” ovvero la mutazione e deprivazione dell’identità e della quantità di telespettatori a favore di una emittente concorrente.

segue...

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