venerdì 27 marzo 2026

RAI e RAI Way: il gioco è in corso

By Bloggorai ©

Le cose cambiano … e anche le persone cambiano. Dipende … da cosa dipende? Dalla punteggiatura: dipende se si pone un punto esclamativo, un punto interrogativo o i soliti tre puntini puntini come Bloggorai usa spesso.  

Il Paese è cambiato dopo l’esito del referendum? Forse si, almeno in superficie. Errore clamoroso sarebbe trasformare il grande e significativo successo del No in ipoteca sulle prossime elezioni. Intanto ce lo godiamo ma c’è uno zoccolo duro di conservazione, di “terra di mezzo”, di “moderati” sobri e dialoganti sempre pronti ad ogni avventura: vedi i “sinistri” per il si, per ora svaniti come bollicine di sapone.

La Rai è cambiata dopo l’esito del referendum? Questa una domanda alla quale non è facile rispondere e comunque con una risposta articolata e differenziata. Certo, ci sono state sostanziali e formali novità: la prima è stata l’audizione di Rossi&C in Vigilanza Rai. Agli occhi esperti, non sarà sfuggito che a quel tavolo non c’era una figura importante, il cosiddetto “terzo incomodo” che magari almeno uno strapuntino lo meritava: Roberto Sergio. Si è pure dibattuto sulla ormai moribonda "riforma per generi" da lui recentemente avversata. I più attenti osservatori, dicono, di averlo avvistato ai piedi del Monte Titano che mentre si aggirava pensoso e lo avrebbero sentito dire “Che ne sarà di me? Quale il mio futuro? Quali i miei padrini?”. E invece accanto a Rossi in Vigilanza c’era il suo Capo staff (!!!) e il Capo delle Risorse Umane, Felice Ventura, del quale dicono gran bene, un vero uomo di Azienda. Dicono tanto di lui.

La seconda sostanziale novità è che è saltato l’uomo di Forza Italia che da sempre, almeno dal 2004, è stato “l’uomo Rai” dentro la famiglia Berlusconi o viceversa: Maurizio Gasparri. Onore al merito: la sua riforma, per molti aspetti, resiste ancora dopo oltre 20 anni mentre la nuova che lui stesso aveva fortemente auspicato e benedetto (“Andrà in Aula entro dicembre 2025” ipse dixit) è in alto mare e in alto mare potrebbe restare per molto tempo ancora.

Torniamo per un momento a Rossi&C: che ne sarà di lui? Come abbiamo scritto, per quanto abbiamo potuto “intuire” ha la fiatella sul collo. Dicono che sia nervosetto. Dicono. Però qualcuno aggiunge in sua difesa “Cosa altro poteva fare? Ha obbedito a tutto” già, forse a tutto ma non a tutti. In Vigilanza l’altra sera ha provato a “buttarla in caciara” sciorinando tanti numeretti per dire “che la Rai è l’Azienda più bella del mondo” ma, di commissari “amici” pronti a spellarsi le mani ad applaudirlo non se ne sono visti molti, anzi. Quello stesso giorno, era arrivata la notizia delle dimissioni di Gasparri (componente della Vigilanza) e qualcuno l’ha intesa come una specie di “tana libera tutti” e ora “avanti con …”. Con cosa? Il buon Maurizio era (e forse è ancora) al centro di due vicende che impattano Rai: la ratifica del presidente in Vigilanza e il proseguimento dell’iter parlamentare sula riforma (inchiodata in VIII Commissione Senato). Fatto sta che la sera dell’Audizione la Floridia annuncia che per il giorno seguente si sarebbe dovuto riunire l’Ufficio di Presidenza della Vigilanza: saltato e rinviato a data da destinarsi!

Non abbiamo (ancora) la sfera di cristallo ma, con questo intendiamo sostenere che le “cose” dentro, intorno e fuori la Rai sono in movimento ma nessuno è in grado di dire esattamente verso quale direzione e quanto tempo occorre per sedimentare la polvere.  Sia per quanto riguarda i partiti di maggioranza e sia per quanto riguarda l’opposizione. La “guerra per bande” tra i personaggi e i loro partiti di riferimento potrebbe essersi acuita ed una possibile controprova è proprio la questione Rai Way al centro strategico di tutte le grandi scelte che interessano la Rai nel suo prossimo futuro. Come noto, c’è in ballo il rinnovo del Cda e dell’AD. Da ieri ci siamo fatti persuasi che la scelta potrebbe essere stata fatta, seppure ancora non ufficializzata: verrebbe confermato, almeno per ora, l’attuale AD Roberto Cecatto (dicono in quota Lega, dicono). “Ma come? È prossimo alla pensione!” già, forse proprio per quello, è un buon motivo per ritenerlo “l’uomo di transizione” verso un futuro ancora improbabile (cessione/fusione con Ei Towers). Sembra che l'Azionista di maggioranza, il MEF, ha una certa voce in capitolo, e sembra che sia lo stesso che ha messo una grossa zeppa sulla riforma. Sembra. Siamo ancora in attesa di certezza su Cecatto e di notizie sul rinvio del MoU con Ei Towers ma, grosso modo, ci dovremmo essere, salvo buon fine come si usa dire.  Ma, più ancora, intorno al nome di Cecatto e alla sua presunta “quota” di appartenenza” si gioca la partita vera che ci riconduce alla casella di partenza: come sono cambiate le “cose” dentro la Rai dopo la sberla del referendum, ovvero come si stanno riequilibrando i rapporti tra i tre partiti di maggioranza? Maluccio, dicono.

In soldoni: Bloggorai sostiene che per ora non si muove nulla. Non c’è un quadro, un contesto politico stabile, non c’è traccia di riforme e tantomeno di nominare il presidente Rai (manca ormai quasi un anno alla scadenza naturale e chi si imbarcherebbe in questa avventura?). Non ci sono progetti, non ci sono persone. Non c’è nulla e oltre la polvere dei numeri esposti da Rossi, c’è il deserto dei Tartari. “Il MERCATO, bellezza, vuole certezze e non chiacchere” commenta sarcastico un nostro amico mentre un altro attento lettore ci ha fatto notare, a proposito dinumeri, che nemmeno quelli sanno manipolare bene. Come vi abbiamo già scritto, durante la Vigilanza di mercoledì, è stato distribuito ai parlamentari un pamphlet, un opuscolo, un calepino che dir si voglia con alcuni numeri. Ebbene, il dato sullo share Rai (come si legge bene nella didascalia) è del 2024 e non è nemmeno esatto: il dato giusto è del 36,6% cioè fin qui hanno fatto un “ritocchino” innocente ma non hanno poi citato e considerato l’anno successivo, il 2025, che è del 35,7%. Un punto in meno ... che vuoi che sia!

Ps: ci sarebbe molto da scrivere anche sulle “cose che cambiano” dentro i partiti di opposizione. In Vigilanza l’altra sera abbiamo osservato qualcosa di molto, molto interessante. Ne riparliamo.

bloggorai@gmail.com

 

giovedì 26 marzo 2026

RAI: ieri sera, oggi e domani ... cose dell'altro mondo

By Bloggorai ©

Non scriviamo tutto ciò che sappiamo, ma sappiamo bene tutto ciò che scriviamo.

Questo post è indirizzato ai “raiotici” puri e duri. Prendetevela comoda se siete interessati, la prenderemo molto alla larga e inizieremo da lontano per arrivare al sodo.

Bloggorai, da giovanetto, era appassionato di cinema e non si è fatto mancare nulla. Dal “triangolo delle Bermude” composto dai tre cinema romani d’essai ovvero Rialto, Farnese e Nuovo Olimpia alle maratone di Massenzio con l’indimenticabile Napoleon di Abel Gance sotto il Colosseo della durata di quasi quattro ore. Siamo avvezzi a rimanere incollati di fronte ad uno schermo per molto tempo.

Ieri sera, come vi avevamo annunciato, è avvenuta l’audizione dell’AD Rai, Giampaolo Rossi, accompagnato dal suo capo staff (!) Di Gregorio e dal direttore Risorse Umane Ventura durata esattamente 2 ore e 37 minuti. Ce la siamo sorbita per intero. Iniziamo questo lungo racconto da quest'ultimo e, precisamente, da un lontano giugno 2022, quando Prima Comunicazione pubblica una foto dei giardinetti sotto Viale Mazzini con alcuni dirigenti e si riconoscono Mario Orfeo (ora direttore di Repubblica ex ex tante cose dentro e fuori la Rai), Marcello Ciannamea con la mascherina (quota Lega e da poco nominato potente direttore della Distribuzione), Stefano Coletta (dicono, forse, quota PD e però molto vicino all’AD Rossi, recentemente avrebbe detto in pubblico di “essere stanco e voler andare in pensione”),Marco Brancadoro (ex CFO) e, appunto, di spalle, è stato riconosciuto il Felice Ventura di cui sopra. Dicono di lui, in questi giorni, in queste ore, che “ambisce” e gestisce tante cose. Vedremo.

La foto è entrata nell’album di famiglia della Rai: è stata ed è tutt’ora la quintessenza, la sintesi perfetta, di come si gestiscono le “cose”. Queste “cose” sono note e familiari: trame e complotti, bande l’una conto l’altra armate fino ai denti che non fanno prigionieri, tutt’al più trattano, appunto, sottobanco o meglio ai giardinetti.  

Veniamo a ieri sera. L’incontro in Vigilanza, ci dicono, non inizia nel migliore di modi: c’è nervosismo specie tra i partiti di maggioranza. Si risente il colpo del referendum, manca Gasparri (ed è tutto dire). Anche nel giro del “filosofo di Colle Oppio”, dicono, si sente un soffietto sul collo. Con chi ce l’aveva la Meloni dopo la sberla del voto quando ha detto che “Da oggi non copro più nessuno, chi sbaglia paga”. Magari, ha pensato qualcuno che ha le antenne molto sensibili verso Via della Scrofa, vuoi vedere che ha messo gli occhi sulla Rai e che, magari, lei (ma non solo lei, vedi pure a Palazzo Chigi) ritiene una “certa” Rai che possa avere avuto qualche responsabilità nella disfatta referendaria??? E non si riferiva all’opposizione. Il Messaggero oggi scrive “La poltrona più a rischio sembra essere quella di Giampaolo Rossi ma non sarebbe la sola …”.

Per quanto abbiamo potuto intuire e sapere, la sensazione è fondata: “I nostri hanno fatto poco e male, e poi Giorgia non si fida molto di alcuni di loro, almeno non più”. Di chi esattamente chiediamo noi? “lasciamo perdere…” ci ha sussurrato sottovoce fina fina un nostro contatto.

Ecco allora che Rossi& C si presenta ieri sera in Vigilanza, atteso da tempo, con un simpatico papiello tutto colorato e pimpante ricco di dati, figure e numeroni. 

Acciperbacco, i commissari stupefatti da tanta solerzia lo hanno sfogliato per poi ascoltare un “fiume di parole” ovvero di numeri snocciolati dall’AD Rai. A Bloggorai è venuto uno stranguglione: e se fosse tutto come la racconta lui, allora non abbiamo capito nulla della vita e questi quasi otto anni di Blog sono trascorsi invano. Se il famigerato Marziano di cui abbiamo scritto tante volte fosse arrivato improvvisamente ieri sera a farci sorpresa e avesse ascoltato Rossi&C anche lui sarebbe caduto infartuato: una Rai del genere non esiste al mondo, accorrono da ogni dove dell’orbe terracqueo a copiarci, a vedere come siamo fatti, a Sanremo c'è la fila di"spioni"! Porca miseria. Ci è sfuggito qualcosa.

Fatto sta che Rossi& hanno mitragliato raso terra cioè, in sintesi: Piano industriale e sviluppo digitale … prevede oltre 100 milioni di investimenti (2024–2026) per integrare tv lineare, digitale e servizi on demand. Si investe inoltre in AI responsabile, digitalizzazione delle Teche (già 320.000 pellicole convertite) e modernizzazione tecnologica di studi, sedi e infrastrutture. Piano immobiliare …È stato avviato il più ampio progetto di riqualificazione immobiliare mai realizzato dalla Rai, con risparmi stimati in oltre 10 milioni annui dal 2032. Rai Way…Presentato il progetto di un hyperscale data center a Pomezia, infrastruttura strategica per la sovranità digitale nazionale. Audiovisivo La Rai conferma la centralità nel settore audiovisivo italiano: 880 milioni investiti nel triennio in fiction, cinema, documentari e animazione; Rai Cinema produce 200 film in tre anni con 190 partner; leadership nella fiction (570 milioni investiti, 111 titoli); documentari (223 nella stagione 2024–2025) e animazione (90 milioni investiti). Sport La Rai resta la casa dello sport nazionale, con 1,1 miliardi investiti in diritti 2021–2026. Nel 2025 ha trasmesso quasi 10.000 ore di sport. Ascolti ed eventi La platea tv cala, ma la Rai punta sulla qualità e sui grandi eventi. Risorse economiche La Rai opera con risorse inferiori a quelle dei principali broadcaster europei, canone non aggiornato all’inflazione e limiti di affollamento pubblicitario, ma garantisce l’offerta multipiattaforma più ampia in Europa. Risorse umane Il capitale umano è considerato centrale. Offerta informativa La Rai è il broadcaster pubblico europeo con la maggiore offerta informativa.

Conclusione: Le trasformazioni avviate dimostrano una Rai dinamica, innovativa e centrale per il settore audiovisivo nazionale. Pur in un contesto complesso, l’azienda continua a garantire pluralismo, qualità, accesso, memoria e identità, raggiungendo oltre l’80% degli italiani ogni settimana. Ipse dixit Rossi&C

Rossi & C meritavano un applauso che quegli ingrati parlamentari invece non gli hanno meritato. Anzi. Non sarà certo Bloggorai, oggi, a fare (solo per oggi) le pulci, il controcanto a tanta gloria. Ci limitiamo però ad un solo punto che merita attenzione particolare: Rai Way.

Durante l’audizione, il cellulare ha squillato più volte mente arrivavano messaggi su WhatsApp e tutti chiedevano lumi sulla possibilità che oggi pomeriggio il Cda Rai potesse “indicare” il nome da proporre all’Assemblea degli azionisti di RAi Way del prossimo 28 aprile per la successione all’attuale AD Cecatto. Ieri sera Rossi ha ricordato che tra pochi giorni, il 30, scade l’impegno del MoU con Ei Towers per la definizione delle prossime tappe sul progetto di fusione/cessione. Alla domanda in merito del senatore Bergesio (Lega) è stato risposto che “per motivi di riservatezza” non si può dire nulla. Bloggorai nei giorni scorsi lo ha scritto chiaro e tondo: per quanto ci è dato sapere e valutare, l’operazione è rinviata a tempo indeterminato e sarebbe “strano” assai che proprio sul tasto più delicato dell’operazione, ovvero la governance della futura società venisse in parte ipotecata con un nome Rai, ovvero di colei di cui si sente parlare, ovvero Paola Sciommeri, insidiata, si sente parlare, da Stefania Cinque, attuale Dirigente strategico di Rai Way, dicono autorevolmente sostenuta in quota FdI, e, sempre dicono, candidata di transizione al fine di raffreddare le ambizioni leghiste sul dossier delle torri che invece sta tanto a cuore a Mediaset. Consigliamo di rileggere attentamente quando abbiamo scritto lo scorso 19 marzo https://bloggorai.blogspot.com/2026/03/oggi-rai-way-la-madre-e-il-padre-di.html . Comunque, tutto è possibile. Vedremo.

Ma l’assedio alla poltrona di Rai Way è ambitissima anche perché politicissima e pagatissima (oltre 500 mila) vede anche altri autorevolissimi ambiziosi concorrenti interni tra i quali un evergreen che conosce bene la quotata: Roberto Sergio, già suo ex presidente. E, ci dicono, perché poi escludere lo stesso Ventura? Già, perché escluderlo? Ma, sembra, che qualcuno voglia fare i conti senza l’oste e gli osti sono anzitutto gli azionisti, ovvero i famigerati “fondi” (quelli che ogni tanto scrivono direttamente a Palazzo Chigi, vedi precedenti con Draghi) che controllano il pacchetto di minoranza e poi l’altro “oste” ovvero Ei Towers con il quale, prima o poi si dovrà decidere se fare queste nozze o meno, dopo oltre dieci anni di “fidanzamento”. E se venisse fuori che qualcuno (?) sta pensando ad un nome esterno? E se venisse fuori che questa Opa di Poste su TIM potesse interessare anche Rai Way e il “polo delle torri”? E se questa mezza bufala dell’investimento di Rai Way per l’Hyperscale di 400 milioni fosse solo fumo negli occhi a favore di Mediaset (come ha detto ieri sera la senatrice Bevilacqua dopo aver puntualmente snocciolato numeriche inchiodano Rossi&C)? Da ricordare che Rossi ha dichiarato “I tempi e i costi del progetto sono in evoluzione, strettamente legati alla quantità di investimenti che stiamo proponendo di fare” (ANSA del 17/3). Per curiosità quanti di voi sapevano che Poste.it “manda in onda” un proprio Tg? E semmai avvenisse la fusione e si creasse una “infrastruttura nazionale” PosTim con un proprio Tg di tali dimensioni diffuso in streaming cosa potrebbe succedere al già tribolante Tg1 che, dati AgCom 2026, ha perso negli ultimi anni qualche milione di telespettatori? E semmai fosse, questo ipotetico TG PostTim di quale Hyperscale si servirebbe? Di quello di Pomezia??? Sembra che il Marziano di cui sopra si sta reimbarcando sulla sua astronave per tornare a casa. Forse un po’ deluso.

Bloggorai@gmail.com  

mercoledì 25 marzo 2026

lavori in corso

Questa sera dovrebbe, dovrebbe, essere prevista l'audizione dell'AD Rai, Gianpaolo Rossim in Vigilanza Rai.

Il dovrebbe è obbligatorio perché ci crederemo quando lo vedremo seduto tra gli scranni di San Macuto. Non si escludono sorprese o colpi di scena.

E, semmai fosse, sarà un'audizione surreale: la Commissione non può funzionare per uno dei suoi aspetti più rilevanti, ovvero la convalida della nomina del Presidente, eppure si metterà ad ascoltare e chiedere lumi alla persona incaricata di eseguire, mettere a terra, le indicazioni del Cda formalmente anomalo e, come pure abbiamo scritto, ai limiti della legittimità che però nessuno, compresi i i partiti di opposizione, hanno voglia di sollevare e indagare.   

Semmai fosse, sarà uno spettacolo da non perdere.

bloggorai@gmail.com


ps: cmq, rimenete sintonizzati, oggi potremmo dare un aggiornamento sul tema Rai Way

martedì 24 marzo 2026

Referendum e TV: c'è un grande prato verdeeee .. dove nascono speranzeeeeee

 

By Bloggorai ©

23 marzo 2026, ore 14,58: il terrore corre sul filo … il risultato del referendum è una sorpresa anche se già dal mattino giravano molti “sondaggi” riservati che davano il No già vincente con oltre il 52%. 

A quell’ora, in quel momento, la scelta è stata ardua: seguire lo spoglio dal Tg1 o dal Tg7? Poche esitazioni: Mentana parte a “mitraglia” con ritmo e ospiti interessanti. Uno sguardo rapido su RaiUno e si capisce subito che non c’è partita. Rimaniamo su La 7. Il pomeriggio corre sul filo di un entusiasmo trattenuto, quasi incredulo. Comincia a circolare ‘sta storia degli italiani all’estero … e quanti mai saranno e poi so’ tutti “destri”??? No, tranquilli, sereni, pacati, sobri … anche loro hanno un’anima che batte democraticamente… dai che ce l’abbiamo fatta… Meloni … Nordio … tiè !!! piglia, incassa e porta a casa…

Sicché il pomeriggio continuava a proseguire un po’ convulso quasi a voler cercare continua conferma del risultato che via via era sempre più chiaro. Si … ad un certo punto, quando, alle 16.59 in punto Rai Uno (che aveva iniziato alle 14.50) ha passato la linea a Rai Due ce ne siamo convinti: il NO ha vinto e non ci sarà Bruno Vespa a condurre lo speciale. Rai Tre ha iniziato lo Speciale alle 14.50 ed ha ottenuto il 5,5% di share con circa 0,6 mln di telespettatori.

La serata può proseguire, le bottiglie di prosecco possono essere tirate fuori e già si può brindare con un aperitivo. E il pomeriggio storico di questo referendum televisivamente parlando è passato così:

A voi l’arduo compito di commentare e riflettere.

Bloggorai@gmail.com

FLASH !!!

 E' in arrivo un nuovo post di aggiornamento molto interessante !!! rimanete sintonizzati e non vi perdete comunque il Post di stamattina e quello di ieri !!!

RAI: e ora riforma o referendum???

By Bloggorai ©

"In quel tempo, Gesù disse ai suoi discepoli: «Avete anche inteso che fu detto agli antichi: “Non giurerai il falso, ma adempirai verso il Signore i tuoi giuramenti” (Lv 19,12; Nm 30,3; Dt 23,22). Ma io vi dico: non giurate affatto, né per il cielo, perché è il trono di Dio, né per la terra, perché è lo sgabello dei suoi piedi, né per Gerusalemme, perché è la città del grande Re. Non giurare neppure per la tua testa, perché non hai il potere di rendere bianco o nero un solo capello. Sia invece il vostro parlare: “Sì, sì”, “No, no”; il di più viene dal Maligno". (Matteo, 5,33-37).

Il Popolo Italiano è stato chiarissimo e ha detto NO!!! E, tra il popolo, i più convinti e forti sostenitori sono stati esattamente quei “giovani” tagliati fuori del futuro del Paese. Sono quegli stessi “giovani” che hanno riempito le piazze dei mesi scorsi contro il genocidio di Gaza. Sono quegli stessi giovani che non guardano la Rai e che sono, giustamente preoccupati per il loro lavoro, la loro scuola, la loro futura casa e famiglia.

Dobbiamo pur ammettere che i referendum hanno un pregio incommensurabile: pongono quesiti complessi ai quali bisogna rispondere con una sola risposta: o SI o No! Non esiste una terza via, una terra di mezzo dove non c’è il “forse”, il quasi, il circa, il probabile dibattito, il confronto pacato e sereno o la terzietà che dir si voglia. O stai a destra o stai a sinistra, o stai da una parte o dall’altra, o stai sotto o stai sopra. Invece la politica italiana ci ha ormai abituati e anchilosati alle correnti, ai rivoletti, ai cespugli, alle frivole aggregazioni molecolari che pur contando quanto il due di coppe quando regna denari, vengono spacciate per rilevanti. Vedi i “sinistri per il Si” o i vari “centristi” o “moderati” della cosiddetta “area Dem” dove forse si annida quel 10% degli elettori PD che hanno votato Si. Per intenderci parliamo di quel che resta del “campo largo” che ora si ritrovano senza patria e senza bandiera. Un velo pietoso per i vari altri partitini aggregati che hanno votato decisamente con la Meloni o erano “liberi di scegliere”… sic!

Bene, ora andiamo avanti e, segnatamente, “avanti con la riforma Rai”!!! parliamo di quella riforma che avrebbe dovuto precedere le nomine dell’attuale Cda, quella di cui si parlava alla vigilia del 26 settembre 2024 quando i principi ispiratori dell’EMFA erano già noti ed applicabili. Già che ci siamo, vedi vedi che dopo non aver portato a casa nulla di significativo, il Governo Meloni ora volesse provare a chiudere la partita sulla riforma Rai prima del 2027 con il goffo tentativo di evitare il procedimento di inadempienza Europeo per la mancata applicazione dell’EMFA?

Già. E ora cosa potrà succedere dentro e intorno alla Rai dopo la sberla del referendum subita dai Telemeloniani di turno? Per la cronaca, pure da non dimenticare l’intervista al gelato di Mentana tale da far impallidire pure il solito genuflesso Vespa. Nota a margine, ieri il Post di Bloggorai è stato profetico sui giovani che non guardano la Rai e poi votano NO!!!

Vediamo con ordine: La Riforma Rai è ferma al palo, anzitutto quello della V Commissione Senato da dove deve provenire il parere obbligatorio sulla congruità economica. Il ministro Giorgetti lo ha detto chiaro e tondo, forte e chiaro: NO, quel testo oggi in discussione in VIII Commissione Senato è inaccettabile. Punto. Ricominciamo da capo. L’empasse è evidente e non ci sono segnali di fumo che possano indicare che qualcosa si possa muovere in tempi rapidi. Siamo ad aprile e, per quanto sappiamo e abbiamo potuto verificare, non ci sono audizioni e tento meno calendarizzazioni di dibattito. Non c’è nulla. E non sembra che si ci sia nessuno che voglia bussare alle porte o battere i pugni sul tavolo. Nonparliamo poi della Vigilanza: perché la Floridia non si dimette dopo che pure il suo appello a Mattarella che pure lo ha ricevuto e condiviso è poi rimasto inascoltato?

Lo “stato dell’arte” sul testo di riforma è alquanto complesso. Per quanto riguarda il metodo e i tempi tra i partiti maggioranza alcuni vorrebbero spingere per chiudere in fretta (Gasparri a suo tempo aveva ipotizzato di andare in Aula lo scorso dicembre…) mentre altri invece non sembrano avere alcuna fretta, anzi (vedi Lega). Tutto sommato, con gli occhi puntati al 2027 e a maggior ragione dopo la sberla del referendum, conviene al Governo Meloni cambiare questo “cavallo” seppure disastrato in vista delle prossime e decisive consultazioni politiche ancora più, se mai fosse, anticipate? Semmai, qualora fosse, la riforma dovesse andare in porto in tempi rapidi, la prima ed immediata conseguenza sarebbe l’azzeramento di questo Cda. Gli conviene a Meloni &C di rischiare di perdere i vari Rossi, Corsini, Alibrandi, Mellone, Vespa, Giorgino per non dire di un presidente Marano f.f. o pro tempore che dir si voglia? E se mai fosse, chissà, se l’onda lunga del referendum si proiettasse pure sulle politiche? Questo è altro ragionamento, e in questa ipotesi al Governo Meloni potrebbe convenire di accelerare i tempi di riforma della governance perché uno dei suoi capisaldi sarebbe la durata del nuovo Cda in 5 anni invece dei 3 attuali. Mantenere una zampa di controllo sul Servizio Pubblico per altri 5 anni sarebbe un bel colpo, con tutti gli “affari” che si dovranno chiudere prossimamente (vedi RaiWay).

Ma anche tra i partiti della maggioranza “grande è la confusione sotto il cielo”: se avessero voluto creare difficoltà a questo Governo e a questo Cda avevano ad hanno ancora una strada possibile e praticabile: dimissioni di di Majo e Natale! Magari battendo i pugni sul tavolo per tutto ciò che si poteva e doveva fare e non è stato fatto, ovvero quasi nulla. Poi sulla riforma c’è tutto il capitolo di merito, ovvero cosa prevede e cosa esclude dove sarà necessario riassumere la sciagurata strada percorsa dall’opposizione con i suoi “professori pensionati senza concorso” ed “esperti europei in servizio permanente effettivo” riuniti in gran segreto per partorire obbrobri e sciatterie. Ma di questo ne parleremo ancora.

Infine per singolare combinazione, proprio mentre si scatenava la bufera del referendum, si apriva una tempesta perfetta sul tema “telecomunicazioni” con l’OPA di Poste su Tim. Si apre uno scenario formidabile di prospettive che potrebbero anche interessare direttamente e indirettamente Rai e Rai Way, ci stiamo lavorando.

Per oggi chiudiamo con una bella notizia. Abbiamo trovato la figurina per l’album sulla Civiltà delle Immagini 2026 di marzo: Giorgia Meloni e il suo videomessaggio addolorato dopo la sua personale sconfitta al referendum. Quella faccetta nera, rabbuiata, triste e un po’ così, con il suo maglioncino girocollo colore crema Chantilly  rimarrà indelebile.

Bloggorai@gmail.com

 

lunedì 23 marzo 2026

RAI: Residenza Anziani Italiani

By Bloggorai ©

Buongiorno e buona settimana, care lettrici e cari lettori di Bloggorai. Mala tempora currunt. Cerchiamo di tenerci su, diamoci forza e coraggio. Per iniziare bene la prendiamo alla larga, ci giriamo intorno e riprendiamo dalla coda televisiva degli ultimi giorni.

Gli italiani … ahhh “les italiens”… brava gente. “Itagliani … mamma mia … spaghetti buoooni ... mandolino  … o sole mioooo … capppuccccinoooo”. Agli italiani si può dire di tutto: ex monarchici e berlusconiani, democristi e leghisti, leggermente progressisti quanto basta ma mai quanto necessario. Certamente gli si può dire che sono tra i popoli più longevi al mondo, con un’età compresa tra gli 83 e gli 84 anni, con una prevalenza delle donne (85,5) sui maschi (81,1) dove, al 1° gennaio 2025, gli over 65 rappresentano il 24,7% della popolazione. Gli si può dire di tutto, compreso di essere tra i popoli con l’età media più alta in Europa: circa 48 anni con un trend in crescita costante che vuol dire, in soldoni, diventiamo sempre più “adulti”. Da tenere conto che nel 2002 l'età media era di circa 42 anni.

Questi i parametri sulla struttura demografica essenziali (al 1° gennaio, dati post censimento, fonte ISTAT):

2002 pop. res. 57 mln, 0-14 anni 8,1 mln, 15-64 anni 38,2 mln, 65+ anni 10,5 mln

2025 pop. res. 59 mln, 0-14 anni 7 mln, 15-64 anni 37 mln, 65+ anni 14,5 mln

Questo il panorama sociale che si presenta ai nostri occhi in questi giorni. In altri termini, l’Italia “non è un Paese per giovani” nemmeno in televisione.

In questi giorni, come sempre ed oggi più che prima, la Rai, ovvero il Servizio Pubblico, deve fare i conti con questi numeri.

Anzitutto come è composto il “suo” pubblico? Auditel ci fornisce i dati essenziali: su una popolazione media di circa 3,3 mln di telespettatori (AMR Total Audience) il 13% circa è compreso tra i 15 e i 44 anni, l’11% tra i 45 e i 54 anni, il 19% tra i 55 e i 64 anni e infine il 55% over 65. Per Mediaset invece i numeri sono: il 21% compreso trai 15 e i 44 anni, il 16% tra i 45 e i 54 anni, il 19% tra i 55 e i 64 anni e il 41% over 65.  

Sabato scorso è tornata in onda su Rai Uno Canzonissima. Vediamo qualche numero: ha raccolto il 22,5% di share con circa 2,6 mln di telespettatori contro i 3,3 della concorrenza Mediaset (ma la trasmissione Rai dura mezz’ora in più). La prima puntata della popolare trasmissione, tradizionalmente abbinata alla Lotteria Italia, è andata in onda nel lontano 1958 (nei due anni precedenti era solo alla radio) quando è probabile che molti lettori e lettrici di Bloggorai non erano ancora nati ed è durata fino al 1975. Nel corso di quegli anni la trasmissione ha cambiano nome e format diverse volte pur mantenendo la sua struttura. È rimasta nella storia della televisione l’edizione del 1970 condotta da Corrado e con Rafaela Carrà con la nota sigla del Tuca tuca ballato con Alberto Sordi. L’edizione 2026 riprende esattamente da quel punto, con il Tuca tuca. Presentata da Milly Carlucci (71 anni) la trasmissione inizia con Malika Aiane (42 anni) che propone la canzone Città vuota (del 1965) di Mina (oggi 85 anni). La giuria della gara ha una età media di 59 anni.  

Dalle prime battute, dalle prime immagini, si capiva subito l’antifona della “nuova” Canzonissima: povera di tutto dalla scenografia alla regia, dedicata interamente agli ospiti VIP di Villa Arzilla, quelli ancora svegli e in grado di resistere fino a tarda notte. Per la Rai l’obiettivo andava colto senza esitazioni o incertezze: attaccare lo zoccolo duro della nostalgia, del “bel canto” di una volta e serrare le fila dei suoi “arzilli” aficionados”, mentre Canale 5 gli opponeva l’evergreen “giovanile” di Amici con Maria De Filippi.

Della trasmissione oggi si legge sui quotidiani: “… si punta sulla nostalgia ... tra Carramba e Portobello” (Repubblica); “Varietà mortalmente prevedibile … una gita organizzata nella memoria collettiva…” (Corriere); “Passato Sanremo è andata in onda l’eterna sfida tra la vecchia cara tv tradizionale del primo canale e quella più scoppiettante di Canale 5…” (Il Giornale) e, infine, “La riesumazione di Canzonissima potrebbe anche essere derubricata a ennesimo caso di televisione nostalgia a uso del pubblico prevalentemente geriatrico di Rai Uno” (La Stampa).

Non c’è che dire: la Rai ha un grande futuro dietro le sue spalle.

Bloggorai@gmail.com


ps: grosso modo, anche le lettrici e i lettori di Bloggorai "hanno una certa ...".