MISSIONE COMPIUTA:
Ranucci fuori dalle scatole e Report ricondotto
a più miti “servizi giornalistici d’inchiesta” come “Grosso scandalo sul balcone
di Giulietta: Romeo è complice?” oppure “Il grande mistero delle bottigliette
di plastica che galleggiano nel Mediterraneo” come preannunciato per la ripresa
del prossimo 8 novembre.
C’è da immaginare e supporre che a Palazzo Chigi abbiano passato
la notte festeggiando a Barbera e Champagne, ostriche di Gaeta con tarallucci e
olivette. La Russa potrebbe aver ballato con Salvini e Gasparri con Bignami, mentre il direttore
Corsini (sempre amico di FdI) avrebbe saltellato una taranta in compagnia di Cerno e Capezzone.
In un angolo della Sala Grande, illuminata per le grandi occasioni, in disparte
per non farsi troppo notare, assistevano gongolando l’AD Rai Rossi e il direttore
del Tg1 Chiocci. Direttamente o indirettamente, alla festa hanno partecipato il
Corriere (stamattina ha aperto il pezzo con un entusiasta “game over”) in prima
fila con accanto i colleghi dei vari giornali che lo hanno seguito e accompagnato
con fervente entusiasmo. Dagospia ha promesso un’edizione speciale. Non potevano
mancare, seppure da lontano in Via Teulada, i redattori del “nuovo Report” oramai sereni, pacati, entusiasti dell’accordo raggiunto
con la RAI (ora i ricatti hanno cambiato nome) e operosi ai quali si sono
affiancati le punte di diamante del “nuovo giornalismo d’inchiesta” del Servizio
Pubblico Rai: Giletti e Monteleone che, purtroppo, ora non gli è rimasto che Garlasco.
Facciamola corta: la destra e questo Cda Rai hanno vinto loro
su tutti i fronti e oggi è Caporetto più che mai. Si sono votati la nuova
legge elettorale, si voteranno la loro riforma della Rai e si stanno
apparecchiando il Servizio Pubblico a loro immagine e somiglianza per i prossimi quattro anni. Che poi “pubblico”
fino ad un certo punto: la Rai è ormai privatizzata di fatto ovvero nelle
solide mani di soggetti esterni che imperano su tutti i fronti dall’informazione
(da Maggioni e Vespa, da Lopez a Damilano in poi) allo spettacolo (De Martino)
dalla Fiction con le diverse case di produzione che ormai si creano i loro palinsesti
agli agenti artistici che impongono i loro personaggi. Cosa è rimasto di “pubblico”?
Molti diranno: “Ranucci ci ha messo tanto di suo” oppure “doveva
capire che l’aria stava cambiando e fare un passo indietro” oppure ancora, semplicemente
“Ranucci e il suo “metodo” Report mi stavano sulle palle” (scusate il francesismo).
Si capiscono: è vero anzitutto che Ranucci ci ha messo tanto di suo e questo
certamente ha fornito e alimentato la forsennata campagna non solo contro di
lui ma contro ciò che Ranucci proponeva. Li vogliamo vedere i cuori di leone
del Nuovo Report alle prese con la “politica” alla vigilia delle prossime
elezioni. Ci toccherà tifare Vannacci per avere speranza che la Meloni non diventi
Presidente della Repubblica e Salvini Ministro dell’interno?
Finalmente ora che Ranucci è tagliato fuori una volta per
tutte, possiamo dormire sonni tranquilli. Il futuro, come scriviamo spesso, è ancora
tutto da scrivere. Ci verrebbe voglia di sperare di non doverlo leggere.
bloggorai@gmail.com
Ps: abbiamo citato spesso il passo del Giulio Cesare di Shakespeare “Cesare, guardati da Bruto; sta' attento a Cassio; non avvicinarti a Casca; tieni d'occhio Cinna; non fidarti di Trebonio; fa' attenzione a Metello” e, ripensando alla redazione di Report ci viene da pensare che tra i tanti errori e misfatti “affettuosi” di Ranucci con Lavitola ci sia anche quello di aver coltivato un allevamento di perfidia e tradimenti.





