giovedì 17 settembre 2026

Carta vince ... carta perde. RAI vince sempre ???

By Bloggorai ©

Bene. Iniziamo dalla fine dell’inizio ovvero dall’inizio della fine del Servizio Pubblico. Sono appena stati diffusi i dati Auditel giornalieri e, ancora una volta come avviene ormai da tempo, Rai sta sotto Mediaset di tanti punti: ieri nell’intera giornata RAI al 33% e Mediaset al 40%. Con questa progressione, nel giro di qualche anno a salvare la RAI sarà necessario un intervento del WWF. Con la speranza poi che dopo il bollo auto il Governo Meloni non voglia togliere pure il canone RAI.

Bene, andiamo avanti. Carta vince … carta perde…!!! La “paranza” di Porta Portese è solitamente composta da 4 o 5 persone: il capo è quello che manipola le carte (e vince sempre) ovvero quello che maneggia i soldi. Due/tre gregari fanno finta di essere giocatori occasionali (spesso c’è anche una donna) e uno/due fanno i “pali” per vedere se arriva la polizia (che solitamente non arriva) e se la squagliano subito.

Gli sprovveduti allo sbaraglio sono i polli che credono di poter vincere facile 100 euro: impossibile. Vincono sempre loro.

Oggi si svolgerà il Cda Rai e il “gioco delle tre carte” sarà, forse, in tavola e, forse, si potrà capire e sapere chi sono i furbetti e chi i polli: Hic Sunt Leones!!! Chi sono gli “amici” e chi i “nemici. Amici di Lavitola si e amici di Diabolik no. Presunti amici mafiosi e massoni in Rai (da anni) si e Ranucci no. Paolo Mieli, prima firma del Corriere e Stefano Capellini, direttore di Repubblica, che partecipano alla stesura del sondaggio di Lavitola no e Ranucci si. Mezzo governo che chiede la testa di Ranucci e il ridimensionamento di Report si e l’autonomia del Servizio Pubblico no. La “paranza” vince sempre.  

Ecco allora che la faccenda Lavitola assume un altro punto di lettura. La Rai e la sua “offensiva” giudiziaria iniziata ieri. L’obiettivo dichiarato implicito, senza dubbio, è evitare che Ranucci possa vedere riconosciute le sue ragioni e il Giudice del lavoro richiedere il suo reintegro a Report prima dell’8 ottobre: “Non possiamo, non vogliamo e non dobbiamo correre alcun rischio. Semmai fosse, sarebbe una Caporetto per tutti.  Quindi, intanto cerchiamo di licenziarlo e poi si vedrà” sostiene una nostra “fonte non ufficiosa” e semmai un giorno gli venisse riconosciuta ragione passeranno mesi e anni e qualora fosse a pagare il risarcimento saranno altri e non questo Cda.

“Fonti ufficiose” e “fonti non ufficiose” riportate oggi dal Corriere (che differenza c’è tra le due fonti? Conosciamo bene il mestiere: con questa formula si può scrivere tutto e il contrario di tutto, ovvero nulla, tanto nessuno potrà mai smentire) sostengono che non ci sarebbe relazione tra il provvedimento di “rotazione editoriale” ed un eventuale provvedimento disciplinare che potrebbe portare al licenziamento di Ranucci per giusta causa. E invece c’è … eccome se c’è e hai voglia a citare "fonti" più o meno ufficiose!!! se sono tanto certi delle loro ragioni potrebbero dirlo chiaro e tondo. 

Bloggorai ha sbagliato lavoro e avrebbe voluto fare l’avvocato o anche il Cancelliere. Ma in questo caso non ci sarebbe bisogno per sgamare le carte truccate: è sufficiente leggere il Corriere &C per farsi buona idea del pressapochismo dilagante da quelle parti. I due filoni (Comitato Etico e apertura procedimento disciplinare) sono evidentemente e palesemente connessi l’uno con l’altro e le “fonti” lo ammettono pure. L’uno è in funzione dell’altro e i capi di accusa contestati sono emersi dalle “attività investigative del Comitato Etico” che avrebbe lavorato in gran segreto (salvo poi leggere quotidiane indiscrezioni sul Corriere). Se non che le “accuse” sarebbero di aver consentito ingressi di Lavitola a Via Teulada (risalenti il primo al 2019 e il secondo al 2021) e di aver diffuso giudizio oltraggiosi rispetto a d altri colleghi. Se le vedranno i difensori di Ranucci ad esporre le loro ragioni.

Come è pure palesemente definibile atto persecutorio e ritorsivo l’iniziativa legale della Rai: è stato recapitato poche ore dopo il deposito del ricorso di Ranucci al Tribunale del Lavoro e finalizzato a supportare indirettamente l’azione “editoriale” della sua rimozione da Report. Un semplice avvocato agli esordi della carriera avrebbe buon gioco ad utilizzare questa carta come rafforzativo del ricorso per sostenere che “… non si chiede al Giudice di valutare le scelte editoriali dell’Azienda ma di verificare se sia legittimo rimuovere l'autore e conduttore del principale programma d'inchiesta del servizio pubblico sulla base di formule generiche, senza indicare un solo fatto concreto a suo carico, dopo settimane di pubbliche pressioni politiche dirette esattamente a ottenere quella rimozione”. E di prove provate di queste pressioni mediatiche e politiche ce ne sono a sufficienza. Ecco dove tutto si lega: con la “rotazione” si toglie Ranucci da Report e con il provvedimento si toglie Ranucci dalle scatole una volta per tutte.

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mercoledì 16 settembre 2026

Il "faccendiere" tra politica, giornali e poteri forti

By Bloggorai ©

“Il faccendiere” è una figura archetipa. Chi è il “faccendiere”? “Per capire chi sia il faccendiere si deve aver chiaro il particolare colore della parola ‘faccenda’: propriamente sarebbe la cosa da farsi, l’affare - un significato semplice. Ma nasconde un che di esperto e scafato, che si ripercuote sul faccendiere come maneggione, procacciatore d’affari, mediatore di traffici illeciti. In altri termini, il faccendiere è un aggiustatore di faccende, un sensale che fa incontrare interessi diversi - decisamente smaliziato, dalla morale disinvolta, e che agisce in maniera occulta, per nascondere la porzione illecita dei suoi traffici e svolgerli in tranquillità. Insomma, può essere molte cose. Nel gergo giornalistico, questo termine si è imposto in particolare per indicare quei personaggi che fanno da frizione fra la pubblica amministrazione e l’impresa privata, specie non limpida, facendo addomesticare gare e appalti”. Rileggi su L’Espresso del 2021 “O che bel mestiere fare il faccendiere” vedi  https://lespresso.it/c/politica/2021/6/21/o-che-bel-mestiere-fare-il-faccendiere/38056 . Oggi ne abbiamo in giro ben due: Bisignani e Lavitola. Tanta roba ed è solo su uno di loro, Lavitola, che interessa concentrare l’attenzione.

Allora, hai voglia a dire e scrivere che della faccenda Lavitola e in subordine Ranucci non interessa gran che nessuno. Non sembra e non dovrebbe essere vero: dietro, intorno e davanti alle vicende dei “faccendieri” si avverte la “narrazione” politica del Paese, sono loro i punti di congiunzione tra tutte le vicende losche, le trame e i complotti anche drammatiche che hanno attraversato e attraversano la recente storia italica. Sono loro i punti di congiunzione tra “poteri forti” sempre presenti e attivi in ogni momento: servizi più o meno deviati, massoneria e criminalità organizzata. Da non dimenticare un antefatto che proprio Report ha sollevato ad aprile scorso: le presunte ingerenze di META sulle elezioni politiche del 2022 e il ruolo del Garante sula Privacy. Ribadiamo: non è roba di poco conto. Quelle puntate di report (ricordiamo il servizio su “l’amico mafioso”) potrebbero essere una formidabile chiave di lettura di quanto oggi sappiamo.

Dunque, anche Bloggorai mantiene il punto e segue la vicenda. 

Oggi si arricchisce di un passaggio interessante. Fermo restando il punto centrale ovvero l’inchiesta che vede Lavitola come mandante reo confesso e i presunti esecutori in galera, l’asse dell’attenzione mediatica sembra sempre orientata a far vedere Ranucci in qualche modo colpevole o complice. Al momento contro Ranucci non c’è nulla e sul nulla emerso dai lavori del famigerato Comitato Etico (il Corriere ha scritto “Opacità e interferenze” senza mai specificarne una) è stato preso dalla Rai il famigerato provvedimento di “rotazione” ovvero di “rimozione” dall’incarico come conduttore di Report. Ieri Ranucci ha depositato il ricorso ex Art.700 CpC e oggi leggiamo, sempre sul Corriere, che “La Rai ha già riposto avviando l’azione disciplinare nei confronti del giornalista”. Non si dice una parola o una riga di più: non si dice cosa gli viene contestato, quando e come sarebbe avvenuto il “fatto”. Però, si sa, il Corriere è ritenuto “solitamente molto bene informato” delle iniziative Rai. Anche Repubblica ne fa cenno, specificando che la mail di contestazione a Ranucci è stata ricevuta dai suoi legali alle 18.41 dello steso giorno della presentazione del ricorso, con la data “scritta a penna”. Bizzarrie legali.

Come abbiamo più volte scritto, il rischio che Ranucci possa vincere il ricorso è forte e fondato e, sembra, nell’ex Viale Mazzini sono in fibrillazione atriale. Come al solito, come Trump, si sono imbarcati in una avventura e non sanno come uscirne. La mossa della “rotazione” o “rimozione politica” potrebbe naufragare sotti i colpi del Giudice del lavoro e allora ora la buttano in “vendetta” cercando di sviare l’attenzione su altro piano ovvero: intanto cerchiamo di licenziarti e poi si vedrà.

La presunta “azione disciplinare” avviene dopo la proposta di “rotazione” dall’incarico quale conduttore di Report. Allora: delle due l’una: o Ranucci era ritenuto dalla Rai “colpevole” non si sa di cosa ex ante e quindi meritevole di un provvedimento disciplinare immediato (licenziamento) oppure era “innocente” e quindi meritevole di assegnazione ad altro incarico. per la sequenza degli avvenimenti e per quanto, poco, oggi sappiamo, la notizia del Corriere sembra una mezza bufala. L’altra mezza bufala la scopriremo strada facendo, se e quando sapremo esattamente di cosa è imputato Ranucci. Nel nostro ordinamento, l’onere della prova di accusa è a carico del PM in base al principio della presunzione di innocenza ex Art. 27 Costituzione. Vedremo le carte della Rai ... se ne hanno.

Intanto, giusto per tenerci aggiornati sugli ascolti. Ieri sera il prode Monteleone con il suo Filorosso ha realizzato il 2,6% degli ascolti, più o meno quanto un quartierino di media grandezza (nota  bene, nella prima ora ha fatto 1,6%). Nell’intera giornata Rai ha realizzato circa 2,5 mln con il 33% e Mediaset oltre 3 mln e quasi il 40% di share. Come piace ripetere a questi amministratori Rai. Gli ascolti non sono tutto. Già. È vero: c’è di peggio ovvero i contenuti.

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martedì 15 settembre 2026

Gira il vento ... gira e tuttavia e, a volte, alcuni tornano o non se ne sono mai andati

By Bloggorai ©

Le lettrici e i lettori di Bloggorai sono certamente attrezzati di tante conoscenze e competenze che spaziano dalla Scienza politica alla sociologia, dalla Giurisprudenza all’Economia, dalla Psicologia alla Storia Moderna e non ultima Ingegneria delle TLC. Occorre saper mescolare di tutto un po' per comprendere quello che succede intorno a noi.

Oggi ci eravamo ripromessi di occuparci di altro, ad esempio di una piccola notizia comparsa ieri sul supplemento economia del Corriere: un produttore cinese ha messo in commercio una smart Tv, al modico costo di circa 130 euro, dove sono “inseriti” di default circa 6.000 film e serie Tv ed è diventata la terza piattaforma al mondo per numero di contenuti. Ne avevamo già parlato: l’avanzata delle FAST Tv (Free Ad-Supported Streaming Television) è diventata dirompente. Basta accendere un televisore di nuova generazione (smart) e si entra in un mondo parallelo alla Tv generalista digitale dove si trova di tutto, di più e di meglio.

Poi ci eravamo ripromessi di proporvi un accenno al consueto rapporto di Mediobanca “2025 - Report Media & Entertainment” dove si leggono cose interessanti: “ … I ricavi da abbonamenti video on demand rappresentano il 22,2% del giro d'affari complessivo e registrano l'incremento più sostenuto tra le principali linee di business (+13,4% sul 2024). In contrazione risultano invece pubblicità (-4,1%), pay TV tradizionale (-2,5%) e produzione e distribuzione di contenuti (-2,1%). Continua la crescita della base utenti delle piattaforme streaming (+6,1% sul 31 dicembre 2024), anche se a ritmi inferiori rispetto agli anni precedenti. A Netflix la leadership globale, con oltre 300 milioni di abbonati, pari al 27,7% del mercato SVOD mondiale. Seguono Amazon Prime Video, con oltre 200 milioni di utenti, e Walt Disney, che con Disney+ e Hulu supera i 196 milioni di sottoscrittori” … “Sul fronte pubblicitario, la televisione registra una contrazione del 2,6%, mentre la radio cresce del 2,1%. Le piattaforme digitali continuano a rafforzare la propria posizione, concentrando oltre il 66% degli investimenti pubblicitari nazionali. Internet è ormai la prima porta d’accesso alle notizie: il 55,8% degli italiani si informa online, mentre la TV raggiunge il 43,2% della popolazione”.

Poi, volevamo proporvi una riflessione su quel testo suggerito da un nostro attento lettore che vi abbiamo citato a proposito della “narrazione” politica ovvero “La crisi della narrazione. Informazione, politica e vita quotidiana”. Citiamo: “Per i miei lettori è più importante l’incendio di un solaio del Quartiere Latino che non una rivoluzione a Madrid” (H. de Villemessant, fondatore de Le Figaro”, ne riparleremo.

E proprio leggendo questo testo, in queste ore, abbiamo cambiato idea e ci rimettiamo nel solco della brutale attualità, della cronaca politica.

È successo che oggi veniamo a sapere che la Procura di Roma ha aperto un fascicolo a carico di certi signori con nomi a noi noti: il primo, noto come “faccendiere” come un altro di cui si parla e si scrive molto, è luigi Bisignani (per sapere tutto di lui vedi https://roma.repubblica.it/cronaca/2026/09/15/news/luigi_bisignani_lotito_andreotti_p4_chi_e-425586203/ ) e il secondo è Mauro Masi, ex Dg Rai, penna di punta del quotidiano Il Tempo. L’oggetto dell’indagine è una bega finanziaria che a noi non interessa mentre invece ci incuriosisce un dettaglio: intorno, ai margini di questa storia, c’è di mezzo uno studio legale che ha molto a che fare con la Rai.

Passo indietro di poche ore. Questa mattina i legali di Ranucci hanno depositato il ricorso ex art. 700 CpC finalizzato a chiedere il reintegro del conduttore a Report da dove è stato “rimosso” a seguito di una presunta indagine (segreta) del Comitato Etico Rai senza alcuna motivazione. Bene, Bloggorai organizza un banchetto di fuori al Tribunale di Viale Giulio Cesare con prosecco e tarallucci: vedremo come andrà a finire.

Nel frattempo, ci siamo incuriositi per sapere A che differenza corre tra “rimozione” e “rotazione” dall’incarico? B chi difenderà le ragioni della Rai C cosa sappiamo del “contenzioso del lavoro Rai?

Sul primo quesito. Rai proverà a sostenere che è nel suo diritto editoriale “ruotare” i conduttori a suo insindacabile giudizio. I legali di Ranucci non contestano questo diritto ma chiedono al giudice di sapere se questa “rotazione” sia legittima in conseguenza di una pressione politica e mediatica indebita e lesiva dell’indipendenza del Servizio Pubblico dal potere dell’esecutivo. Si tratterà allora di comprendere bene la differenza tra “rotazione e rimozione” e sarà interessante essere in Aula quel giorno ad ascoltare le “arringhe” degli avvocati.

Già, e veniamo al punto B: chi difenderà le ragioni della Rai? Per quanto ci è dato sapere, potrebbe essere forse il noto Studio Legale Pessi che, per quanto ci risulta, ha gestito un ricco portafoglio di contenzioso del lavoro da molti anni: "Di fatto" ci dice una nostra fonte, "ha avuto il monopolio delle cause di lavoro e non mi stupirebbe che anche in questo caso di tale rilievo possa essere indicato quello studio". 

Il Cda Rai, gli attuali consiglieri di amministrazione (magari di “opposizione”) ne dovrebbe essere bene a conoscenza: già nell’ottobre 2019 è stato sollevato il caso sulla procedura seguita per l’assegnazione dell’incarico, corredando il tutto con notevole documentazione (sappiamo tutto). Oggi, per fatal combinazione, veniamo a sapere che lo stesso Studio Legale Pessi sarebbe molto “vicino” al senatore Lotito. E come sarebbe arrivato lo Studio Pessi In Rai, chi lo avrebbe “introdotto”? La nostra fonte non ha dubbi: sappiamo tutto su vari legami di antiche amicizie e parentele.

Infine, sul punto C: intorno e dentro il contenzioso del lavoro Rai girano tanti, tanti milioni di euro (tutti noti e riscontrabili dal Bilancio). Sembra che tra spese legali, transazioni e mediazioni la cifra si aggira introno ai 10/12 milioni di euro. Inoltre, esiste un Fondo Rischi ed Oneri dove periodicamente sarebbero accumulati e dove giacciono decine di milioni. Come e da chi viene gestito questo fondo? Da chi riceve indicazioni sulla sua collocazione in Bilancio Rai? Quel “malloppo” può far orientare un bilancio tra passivo e negativo, non è roba da poco. Chi decide? Semplice: l’AD. È sempre lui che decide proprio come l’esito dell’indagine farlocca del Comitato Etico.

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nto... Gira

Rimanete sintonizzati: a breve il Post di oggi che parte con una notizia last minute: Ranucci ha presentato questa mattina il ricorso ex art. 700 CpC. 

Non era difficile prevederlo.

A dopo

Bloggorai

lunedì 14 settembre 2026

Tra cronaca (politica) e costume: lezioni di giornalismo

By Bloggorai ©

Succede talvolta che ci sono lettrici e lettori di Bloggorai poco avvezzi con la memoria e con la storia e magari da tempo non comprano più un giornale cartaceo. Succede, nelle ultime settimane, che qualcuno si chiede perché i quotidiani, i telegiornali, i siti Web e in particolare Dagospia dedicano tanto spazio al tema Lavitola-Ranucci. La domanda semplice che molti si pongono è: “Agli italiani interessa questa storia?”.

La risposta è pure semplice e prevede due varanti:

Si, interessa e forse anche molto. A giudicare dalla quantità di spazio giornalistico che gli è dedicato sembrerebbe proprio di si perché altrimenti non si spiegano le quantità di spazio occupate in modo costante e ininterrotto.

No, agli italiani non interessa nulla epperò ad alcuni editori si e forse anche molto perché, appunto, altrimenti non si spiegano le quantità di spazio occupate in modo costante e ininterrotto.

Il primo punto fermo è che la vicenda occupa spazio costante con una dinamica “narrativa” alquanto originale: spesso e volentieri questa attenzione mediatica non trova riscontro nelle notizie, nei fatti veri e accertati che pure dovrebbero segnare tangibilmente l’evolversi della “narrazione”.

Il secondo punto fermo è che al centro della scena c’è il personaggio Lavitola, il “faccendiere”, del quale si dimentica con facilità la sua genesi, la sua storia e il contesto politico/affaristico (il mondo berlusconiano) nel quale nasce e sviluppa le sue “fortune” che lo hanno pure portato ad avere qualche “grana” giudiziaria (vedi  https://www.ilpost.it/2026/07/08/chi-e-valter-lavitola/ ).

E allora non ci resta che metterci di buona volontà a cercare di capire per come e perché tanta attenzione e quindi non ci resta che andare a lezione di giornalismo.

Ieri ci siamo impegnati su due compitini: due pagine del Corriere della Sera che titola già in prima con “Il caso Ranucci. Lavitola, la ex rivela tutti gli affari. Bomba? Non so”. Andiamo a leggere pagina 14 con il titolo “Ecco come usava il denaro. La Bomba? Non so nulla. L’ex di Lavitola 10 ore dai PM”. Visto il titolo, ci si aspetta di leggere le rivelazioni e invece leggiamo che “… Lavitola progettava investimenti nel carbon credit…” poi la signora “produce grande documentazione, anche fiscale. Dichiarazioni e altro ancora su cui intende mantenere grande riserbo…”. Il pezzo si chiude con “La testimonianza di Potenza è una rivoluzione per l’inchiesta? Non ancora”. Traduciamo: un articolo di tutta pagina, 5 colonne, per non dire nulla ovvero la sola notizia è una “non” notizia e la scrive lo stesso giornalista: interessa l’inchiesta? NO. Punto a capo.

Il bello del Corriere viene alla pagina successiva, la 15, dove si titola “Report partirà dai cantieri di Adria. Il giallo dell’inchiesta Valter-Sigfrido”. Il presupposto ovvero il perno dell’articolo proviene da una indiscrezione del quotidiano Libero (sic!!! E non è la prima volta che il Corriere si affida a questa “fonte”, vedi la storia delle assicurazioni auto di Ranucci) secondo cui “… sarebbe in cottura per il debutto dell’8 novembre un’inchiesta su Ranucci e Lavitola … Davvero Report indagherà su Report in una riedizione giornalistica del film Kramer contro Kramer?”. La pagina del Corriere chiude in bellezza: 6 colonne con foto e con il titolo “Il fenomeno. Dai meme alle imitazioni in tv, il conduttore è virale”. Il pezzo non è firmato. Da incorniciare a tramandare ai giovani studenti di giornalismo (se ne conoscete qualcuno invitatelo a desistere).

Veniamo al secondo compitino: due pagine del Messaggero con titolo suggestivo in prima: “Valter, Sigfrido e le donne: una commedia italiana”. Pagina 6 è tutta dedicata ai “conti e business di Lavitola” dopo la deposizione della sua ex Natalia Potenza. Ma è a pag. 7 che il giornale raggiunge punte di giornalismo d’inchiesta ineguagliabili. Nell’articolo c’è un lungo passaggio titolato “Commedia all’italiana” destinato ad entrare negli annali delle scuole di giornalismo di “costume”. Ve lo proponiamo in originale così facciamo prima:



Già ... tutti si stanno chiedendo una cosa! cosa?

Arriviamo ad oggi. I titoli del giorno sono per lo più concentrati sulle dichiarazioni di Ranucci di ieri invece solo il Corriere della Sera, ormai come al solito, si preoccupa di porre anzitutto Ranucci al centro della scena e titola “L’incontro, gli affari e quei silenzi. Ranucci, tutti i misteri da chiarire”. Se poi si legge l’articolo si intende bene e si evidenzia che i “misteri” nascono e si alimentano tutti in “casa” Lavitola e solo dopo si diffondono intorno a Ranucci. Però la “narrazione” rimane: l’oggetto, il punto focale della vicenda per il Corriere&C deve rimanere il conduttore di Report. Tutto il resto è noia.  

Sarà però una noia tutta da gustare: prepariamo prosecco e tarallucci al peperoncino.

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domenica 13 settembre 2026

Scuola di giornalismo: la "narrazione" 2.0

Oggi siamo impegnati a lezione di giornalismo con autorevoli docenti e materiale pregevole: due pagine del Corriere due pagine del Messaggero. Meritano grande attenzione!!!

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sabato 12 settembre 2026

Una bufala al giorno: piccola lezione di giornalismo d'inchiesta

By Bloggorai

Il verbo “narrare” sta vivendo una sua vita particolare. La “narrazione” è divenuta parte del lessico politico attraverso la quale si costruisce, si alimenta e si diffonde una propria e specifica realtà a misura del proprio progetto o visione.

Allora, come nasce una “narrazione” ovvero come si sostiene un “main stream” ovvero come si struttura uno “storytelling”? A volerla fare breve, oggi si potrebbe usare l’IA e il gioco è fatto ma in politica in particolare, le cose sono un tantinello più complesse. Occorre un tema, un argomento utile a sostenere uno specifico obiettivo.

Un “campione” dell’era moderna sulla costruzione di “narrazione” politica è Steve Bannon, ben conosciuto dalle parti dei partiti di Governo e prima ancora dalle parti dell’Amministrazione Usa di Trump. Questo “filosofo” ha ripreso e reso moderno un principio di un certo Joseph Goebbels, ministro della Propaganda della Germania nazista, che ha sostenuto “Se dici una bugia enorme e la ripeti abbastanza spesso, la gente alla fine inizierà a crederci”. L’aggiornamento è nella celere frase di Bannon “Flood the zone with shit” che poi sta a significare A produrre una quantità rilevante di notizie false, mezze verità, distrazioni B   sovraccaricare l'ecosistema informativo tale da rendere complesso ricondurre o riconnettere un solo ragionamento.

Ebbene, abbiamo la vaga, vaghissima, sensazione che sulla vicenda Lavitola-Ranucci stia avvenendo un fenomeno mediatico politico abbastanza simile, indipendentemente dalle verità giudiziarie.

Un piccolo ma significativo esempio rafforzativo di tale ipotesi ce lo fornisce oggi il Corriere della Sera con il titolo “Il caso Ranucci-Lavitola. La saga dele donne tra messaggi e rivelazioni” in pagina intera su 5 colonne. Con ordine: anzitutto perché invertire l’ordine della rilevanza dei soggetti? Il “caso” oggi è anzitutto Lavitola. È lui che si è dichiarato mandante della bomba, è lui che ha orchestrato il sondaggio (con l’aiutino vario di Paolo Mieli del Corriere e di Cappellini di Repubblica) ed è lui oggi nelle patrie galere con l’aggrevante mafiosa in attesa di giudizio. Punto.

Invertire l’ordine “narrativo” ovvero titolare con “Il caso Ranucci-Lavitola” e non viceversa “Il caso Lavitola-Ranucci” non è irrilevante: modificando l’ordine dei fattori il risultato è diverso. Sono due storie diverse che poi si intrecciano per motivi personali ma il perno, il centro, il soggetto promotore, ispiratore e organizzatore di tutta la “narrazione” è sempre e solo Lavitola. Se poi dovessero emergere responsabilità penali a carico di Ranucci saranno i giudici a stabilirlo ma per ora non c’è nulla.

Leggiamo l’articolo e poniamo la prima domanda fondamentale: dov’è la notizia. Nel mestiere di giornalista si dice che la “notizia dovrebbe essere nelle prime righe e invece nell’articolo oggi del Corriere non solo non c’è nelle prime righe ma non c’è in nessuna parte dell’articolo. Non c’è una riga, non c’è un solo passaggio, non c’è nulla che possa assomigliare anche lontanamente ad una “notizia” ovvero ad un fatto o avvenimento meritevole di essere definita tale. Nulla. Ad un certo punto si intravvede qualcosa del genere e prima si legge che “Insomma, anche i cellulari, come le donne di questa storia, un giorno parleranno …” e poi “Una cosa è certa: tutte le donne entrate in questa storia non vogliono rimanere in silenzio”. BUUUUMMM, scooop: finalmente abbiamo una cosa certa!!! Grande colpo del giornalismo (cartaceo) d’inchiesta.  L’articolo si chiude con un interrogativo drammatico: “che dirà” Adriana Lihhares con lo studio di estetista “… ironia del caso, a due passi da Via Teulada, la casa di Report” ???. Già, che dirà con l'ironia del caso???

Grande giornalismo, una vera lezione. Rimane sempre la domanda: ma perché il Corriere alimenta, sostiene e diffonde questa sua “narrazione” dove, appunto, spesso e volentieri non c’è uno straccio di notizia? Non riusciamo a trovare ancora una risposta convincente.      

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ps. appena pubblicato il post ci è stato segnalato da un attento lettore questo libro:

La crisi della narrazione. Informazione, politica e vita quotidiana

di Byung-Chul Han (Einaudi)