sabato 21 marzo 2026

la Rai contro iI Resto del Mondo

By Bloggorai ©

“Perché le nuvole piangono e fanno scendere l’acqua?” oppure “perché il fuoco brucia?” oppure ancora “perché l’erba cresce sempre?”. Domande innocenti, semplici, che potremmo aver posto noi stessi o che abbiamo sentito porre dai nostri bambini.

Per cercare di spiegare, per aiutare a comprendere siamo spesso indotti ad usare semplificazioni, sintesi estreme o metafore facilmente riconducibili agli interrogativi che si pongono.

Poniamo allora il caso, verosimile, che un tifoso o un semplice appassionato di giuochi collettivi (calcio, basket, pallavolo etc) voglia capire e analizzare dettagliatamente le cause, le radici profonde dei problemi che aggravano la sua squadra del cuore quando le cose vanno male ovvero non vince quasi mai nulla.

Le aree problematiche sono:

La “società” ovvero la proprietà (non vuole spendere, mira solo al profitto etc)

L’allenatore: è più o meno capace

I giocatori: alcuni bravi altri palesemente inadeguati

L’arbitro: sugli spalti viene volgarmente insultato come “cornuto”

Fattori imponderabili: il filo d’erba, il vento, il palo o la porta troppo stretta

Il Fattore C: ovvero Fortuna o, detto in altri temini, semplicemente “culo”.    

Ecco allora riproporsi un interrogativo periodico che riguarda la Rai, il Servizio Pubblico per come molti se lo pongono (Circolo Trattoristi Bassa Val Tiberina): perché le “cose” vanno male? Le “cose “che vanno male sono tante e cerchiamo si spiegarle con la metafora del gioco di cui sopra.

La prima “cosa” che va male è la “società” ovvero la “proprietà”. Oggi la Rai più mai è di “proprietà” del Governo che la esercita attraverso il ministro dell’economia, Giorgetti. La Rai poi è di proprietà del Governo che la esercita attraverso i suoi “uomini” (donne di destra in Rai sembra che ce ne siano poche e semmai ce ne sono, sono imboscate o sotto mentite spoglie ... ne conosciamo alcune ... ambiziose) che occupano i posti di “potere”: AD, presidente F.F. , direttore Tg1 e altri direttori vari. Un direttore viene dato “in quota” Pd ma, dicono che invece sia molto “vicino all’AD”…dicono.  In soldoni: questa “società”, questa “proprietà” della Rai è sbatacchiata da suo stesso interno: il primo nemico ce l’ha in casa ed è il suo ministro e il suo partito, la Lega, che non vede l’ora di tagliare il canone. Hanno tagliato 10 milioni e dopo tre mesi trascorsi in attesa “ … di conoscere l’esito degli approfondimenti avviati delle competenti strutture aziendali” come hanno scritto nei giorni scorsi i tre consiglieri siamo ancora in attesa: faranno sapere, c’è tempo.

Nota a margine: la riforma Rai è in alto mare e in alto mare rimarrà per molto tempo ancora. La possibile procedura di infrazione per l’EMFA inapplicato nessuno la invoca e nessuno si dimette per protesta. Manca quasi un anno al termine del mandato di questo Cda e chi ha voglia seriamente di rimetterlo in discussione proprio in vista dell’anno elettorale del 2027?????????

La seconda “cosa” è l’allenatore, in questo caso l’AD. La legge Renzi gli ha affidato pieno poteri e tutto deve essere ricondotto alle sue scelte. L’uomo solo al comando, il cosiddetto “filosofo di Colle Oppio” ha un suo capo staff. E ci fermiamo qui. Si dice che Rossi ha fatto la staffetta con il suo DG, Roberto Sergio, vecchia volpe DC e che contende spazio e potere con il suo “presidente” F.F. Antonio Marano, uno che la sa lunghissima e la sa raccontare molto bene, forse meglio di Rossi che, si dice, da tempo ma sembra una bufala (sembra) che sia pronto a mollare. Tutto porta a dire: ma chi è il vero allenatore tra i tre indicati?

La terza “cosa” sono i giocatori: vale quanto scritto prima. Operai, impiegati, quadri, dirigenti e giornalisti (una categoria trasversale a parte): alcuni molto bravi, altri molto incapaci. Sono troppi o sono troppo pochi per fare cosa? Nessuno vuole affrontare il problema. Si dice (e lo sappiamo con certezza) che l’Azienda non premia e non punisce: semplicemente ti ignora se non appartiene ad una categoria “protetta” che notoriamente è la “quota” politica di appartenenza”. O sei dentro o sei fuori. Succede pure che quelli bravi stanno in panchina e l’allenatore non li vuol far giocare. Siamo tutti in attesa delle sorti delle quattro puntate tagliate di Report di Petrolio dimenticato.   

La quarta “cosa” ovvero l’arbitro non c’è. La Vigilanza è offesa, impedita e ritardata nelle sue funzioni. La colpa è della maggioranza ma non solo. Poi ci sarebbero le Autorità di garanzia: per prima l’AgCom: spesso non viene nemmeno presa in considerazione e quando poi interviene succede che sia tardi. Poi ci sarebbe la Corte dei Conti: ogni anno prova a sollevare obiezioni al bilancio (spese inutili e inefficienze) ma nessuno gli da retta.  La Rai, di fatto, gioca senza regole: vedi l’EMFA ovvero la legge europea c’è ma nessuno se la fila.

La quinta “cosa” ovvero il “filo d’erba” è per sua natura sfuggevole al ragionamento eppure incide e non poco. Con chi te la prendi se questo Sanremo è andato male anche perché c’erano le Olimpiadi invernali?

Infine, il fattore C. La Rai è fortunata? Il destino è cupo e non gli sorride, le piattaforme incombono, i giovani non la guardano più ed emigrano mentre gli anziani invecchiano, i soldi mancano e la politica la ignora ... ed io no mi sento nemmeno tanto bene. Pure la presidente del Consiglio, Giorgia Meloni, preferisce andare da altre parti piuttosto che mettersi nelle mani amiche del suo amico Bruno Vespa. 
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giovedì 19 marzo 2026

Oggi Rai Way: la madre e il padre di tutte le battaglie per il futuro del Servizio Pubblico

By Bloggorai ©

Non scriviamo tutto ciò che sappiamo, ma sappiamo bene tutto ciò che scriviamo.

Oggi è  previsto il Cda Rai con all’ordine del giorno un pasticciaccio brutto brutto: Rai Way. È credibile sostenere che il dossier fusione/cessione con Ei Towers (Mediaset) si possa ritenere la madre e il padre di tutte le battaglie il cui esito può segnare profondamente il futuro del Servizio Pubblico radiotelevisivo in uno dei sui pilastri fondamentali: le tecnologie di produzione e diffusione. Non è pensabile in alcun modo supporre o ipotizzare nulla che possa somigliare ad una Digital Media Company se almeno non si capisce se e quanto questa debba essere di “Servizio Pubblico” o meno. Sono più di dieci anni che l’affare del “polo delle torri” si trascina senza intravvedere una possibile soluzione. Oggi il consiglio dell’ex Viale Mazzini dovrà decidere se prolungare il MoU (Memorandum of Understantment) già sottoscritto e rinnovato con Ei Towers. Per quanto abbiamo potuto sapere è molto possibile che si andrà verso un suo ulteriore rinnovo (scadenza prevista 30 marzo). Non ci sono presupposti concreti per fare altrimenti.

I punti fermi sono:

Non ci potrà essere accordo se prima non viene messa a terra la riforma Rai (ed è molto lontana). Ma, se mai andasse in porto rapidamente, che ne sarebbe di questo Cda Rai?

Non ci potrà essere accorso se prima non verrà chiarito il futuro del rinnovo della Concessione del 2027 in relazione alla messa a terra dell’EMFA.

Non ci potrà essere accordo se non si definisce il futuro strategico della società quotata del Servizio Pubblico: la sua missione, il suo ruolo e il suo ambito di collocamento nella sfera pubblica o privata.

Non ci potrà essere accordo se prima non si chiarisce o risolve il problema dell’affitto che Rai paga a Rai Way per oltre 210 mln anno, ovvero il “core business” prevalente della quotata.

Non ci potrà essere accordo se non si definisce compiutamente la governance della futura società: chi comanderà?

Non ci potrà essere accordo se prima, all’interno di Rai, non si definiscono le candidature per il prossimo Cda di Rai Way che si dovrà rinnovare il prossimo 28 aprile. Gli “appetiti” di chi già c’è, di chi sta per uscire e non vorrebbe mollare, di chi vorrebbe tornare e di chi vorrebbe entrare sono molto forti (già solo per il compenso per oltre 530 mila euro). Gira voce che si potrà o si dovrà "guardare fuori". Ma sono ancora più forti le tensioni tra i partiti per le loro “quote” di potere sempre in contrattazione. La Lega non vorrebbe mollare l’osso (e Giorgetti ha forte voce in capitolo). E, forse, abbiamo vagamente intuito, in questa partita potrebbe o vorrebbero farne parte anche altri oltre ai partiti di Governo. Non ultimo: ci sono in gioco altre partite molto ricche: Rai Cinema e Rai Ficion: bocconcini molto appetitosi.  

Non ci potrà essere accordo, infine, se si prosegue a propalare “bufale” come l’apertura di un prossimo Hyperscale a Pomezia del quale lo stesso AD Rai, Giampaolo Rossi, sostiene che “I tempi e i costi del progetto sono in evoluzione, strettamente legati alla quantità di investimenti che stiamo proponendo di fare” (ANSA del 17/3) ovvero, tradotto in soldoni, al momento aria fritta, solo dichiarazione di intenti senza alcun fondamento concreto peraltro alla vigilia possibile seppure improbabile di una operazione di fusione/cessione: sarebbe più ragionevole attendere gli sviluppi e poi lasciare alla nuova società l’onere di imbarcarsi in questo nuovo investimento.

Bloggorai lo sa e lo ha riverificato: Ei Tower non vede l’ora di chiudere il deal: sono dieci anni che ci prova e, oggi più che nel passato, ne ha assoluta necessità. Per il “progetto” di Pomezia si parla di un investimento di 400 milioni: chi li tira fuori? Rai? Quando poi potrebbe essere operativo? Forse, tra due anni? Chi potrebbero essere gli altri soggetti/operatori interessati che poi dovranno sostenere i costosi oneri di gestione e manutenzione? La domanda centrale è: a chi potrebbero essere venduti “i servizi”? Poi si dice: “fondamentale in termini di sovranità tecnologica”??? ma come è possibile? Nel 2024 gli Hyperscale operativi in Italia sono 3 (Amazon Web Services (AWS), Microsoft Azure e Google Cloud Platform) e i Data Center censiti 168 (vedi questo Report molto dettagliato:  https://www.ingenio-web.it/articoli/data-center-in-italia-crescita-consumi-energetici-e-nuove-regole-tra-europa-stato-e-regioni/ ). Come è possibile sostenere che questo progetto possa, oggi, essere definito una pietra miliare della “sovranità nazionale” quando l’operazione è semplicemente 1+ degli altri già esistenti?

Vedremo … vedremo …

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mercoledì 18 marzo 2026

La Civiltà delle Immagini 2026 - n.23: la guerra per conto del loro "dio" (minuscolo)

By Bloggorai ©

Questa notte il tormento, il primo cruccio esistenziale è stato: quale “figurina” merita di essere incollata nell’Album sulla Civiltà delle Immagini 2026 - marzo? I temi prevalenti sono due: la guerra falsa e bugiarda degli USA ispirata da Israele contro l’Iran e il prossimo referendum sulla giustizia ispirato e voluto dalla Meloni e dai suoi alleati. Sul primo cruccio la notizia è "Non posso in buona coscienza sostenere la guerra in Iran. L'Iran non rappresentava una minaccia imminente per il nostro Paese ed è chiaro che questa guerra è stata iniziata per la pressione di Israele e della sua potente lobby americana"... Joe Kent dixit.

Il secondo cruccio, forse più drammatico, è stato invece sapere che ne sarà dell’eredità di Raffaela Carrà ora che è stato “scoperto” il suo figlio adottivo?  Per i biografi di Bloggorai: anche il sottoscritto, in tenera età ha avuto un tentativo di adozione da parte di una ricchissima famiglia di armatori genovesi. Chissà perché non è andata in porto. Un giorno qualcuno lo scoprirà. Per la cronaca: la notizia della Carrà è sparita dalle prime pagine e gli italiani, il Paese intero è tenuto all’oscuro della vicenda. È grave: saremo costretti a leggere e sapere solo di Garlasco e di referendum ... che papere!!!

La guerra, come drammaticamente noto, propone le “solite” immagini di morte, devastazione e distruzione. Nei giorni scorsi ne abbiamo conservata una con la coda di un missile conficcato nel terreno contornato da pecore al pascolo, giusto per ricordare che dietro tanta IA, bombe laser e droni, ci sono sempre e solo persone, esseri umani, come le 175 bambine di Minab, colpite e uccise da una bomba americana “per errore di puntamento”. Allora ecco che ci si è posta una domanda: chi “ispira” queste azioni, quale disegno mentale, oltre che di interesse economico geopolitico, rende queste azioni possibili e concrete? Forse una “ispirazione divina”? Loro credono in un "dio" particolare? Vediamo:




Queste sono immagini di “pastori” che pregano e benedicono Trump e i suoi deliri, forse una fonte delle sue ispirazioni belliche e, a loro dire per come le citano, bibliche.

Questa invece la vignetta del noto Giannelli sul Corriere dello scorso 15 marzo. Il riferimento è agli “Yesmen of America”. Ma, a nostro giudizio, manca qualcosa/qualcuno o qualcosa è posto in modo errato ... cosa? Provate ad indovinare.

Per quanto riguarda invece una “figurina” sul referendum siamo in alto mare: le sole che ci appaiono significative sono quelle della Meloni che appare e scompare come Maga Magò una volta con un suo video autoprodotto da diffondere via social, un’altra volta sugli schermi di Radio RTL, un’altra volta ancora con un monologo su Rete 4 e infine nei giorni scorsi con Fedez su un certo “Pulp Broadcast” (ignoriamo beatamente di cosa si tratta). Osserviamo che se ne guarda bene da andare sugli schermi del Servizio Pubblico dove, almeno per decenza formale, dovrebbe avere una specie di contraddittorio. Ora non si capisce se non va sugli schermi Rai perché la considera anche lei “irrilevante” o ininfluente oppure perché ritiene che sia ancora in mano al “nemico” nonostante i suoi uomini e donne piazzati in bella posta.

Proviamo a supporre che sia buona la prima ipotesi che gli viene supportata dai numeri impietosi che ormai non fanno quasi più notizia: la Rai è sotto Mediaset in modo costante. Ieri lo Studio Frasi ha reso noti i dati (elaborati su Auditel) dello scorso anno e questo il quadretto che ne esce:


Dunque, oramai Rai è “sotto” da tempo, da alcuni anni a questa parte la tendenza è costante: diminuisce la platea complessiva ma per Rai diminuisce ancora di più mentre invecchiano progressivamente i suoi telespettatori ai quali si continua a dare in pasto (notturno) le rimasuglie della cantina dell’ex Teatro delle Vittorie (vedi il prossimo Canzonissima).   

Domani è previso un Cda Rai dove ci potrebbero essere nomine.  Ci sono due temi sottesi: anzitutto chi si dovrà nominare dove per fare cosa e poi un tema, ripetiamo, di assoluto e primario rilievo strategico: il prossimo futuro di Rai Way. Oggi alcuni giornali strombazzano la notizia di un nuovo Data Center che si aprirà (tra due anni) nei pressi di Roma. Per farne cosa e con quali clienti non è dato sapere. La notizia più importane però è tenuta accuratamente nascosta. Chi sarà il successore dell’attuale AD Cecatto quando il prossimo 28 aprile ci sarà il Cda di Rai Way che dovrà decidere la nuova governance? Saranno le “cose” (ovvero la politica) che faranno le persone o saranno le persone che poi “faranno le cose” ovvero la fusione/cessione con Ei Towers? Per quanto ne sappiamo ed abbiamo avuto conferma da Mediaset scalpitano, sono da tempi prontissimi a dare il via all’operazione. Non è lo stesso all’ex Viale Mazzini: brancolano nel buio tra nomi e candidature antagoniste e contrapposte, la guerra per bande infuria, da anni e non si vedono, per ora, segnali di pace.  Si, però … ma …  tra i nomi che girano ci sono due fanciulle, una delle quali era nota per la sua appartenenza all’area PD, mentre l’altra godrebbe di un forte “supporto” politico di area FdI che vorrebbe entrare nella partita dell’operazione RaiWay con una persona di sua fiducia. La ragazza è ambiziosa. La partita è complicata assai.

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martedì 17 marzo 2026

Segreti, crimini, sesso e bugie in famiglia e in TV: i nuovi mostri

By Bloggorai ©

Bloggorai soffre, da tanti anni, di disturbi del sonno. Succede, spesso, di svegliarsi nel cuore della notte, solitamente intorno alle 3. In quei momenti, dopo varie giravolte nel letto come un serpente, o mi alzo e vedo la Tv o mi metto la cuffia e ascolto la radio. Oppure, rimango immobile e mi arrovello il cervello con qualche dubbio esistenziale. La notte appena conclusa è stata micidiale: un incubo mi si parava dinnanzi. Quanti figli segreti, illegittimi, adottati o sconosciuti ci sono nel mondo o tra i miei amici o tra le lettrici e i lettori di Bloggorai? Quanti segreti inconfessabili si celano dietro e dentro le famiglie, siano pure composte da una sola persona? Fino a ieri sera si pensava che solo Maradona, Einstein, Mitterand, Franco Califano o Steven Spielberg avessero segreti di famiglia nell’armadio. E invece no!!!

E invece, con un sobbalzo, ieri sera, alle 19.56 abbiamo scoperto dai titoli del Tg1 che pure Raffaella Carrà aveva un figlio adottivo di cui non sapeva nulla nessuno. Ma porcaccia la miseria, con tutti i giornalisti investigativi che ci sono in giro, in Rai, con tutte le trasmissioni di approfondimento giornalistico, nessuno si è preso mai la briga di indagare e farci sapere qualcosa sulla vita privata di Raffa nazionale? Doppio porcaccia la miseria, ci stanno trapanando tutto il trapanabile con Garlasco e nessuno ha avuto mai il dubbio che invece c’era una notizia del genere sottotraccia? Triplo porcaccia la miseria : il Tg7 di Mentana, il mio preferito, ci scassa tutto lo scassabile con guerre, referendum e politica varia e non ha detto una parola sul segreto di Raffaella. Pazzesco, un buco giornalistico clamoroso, una svista imperdonabile. Nemmeno il Quarto Segreto Fatima ha avuto lo stesso trattamento. Scorriamo le prime pagine dei giornali di oggi: il Corriere (il mio preferito!!!) gli dedica una grandissima foto in prima pagina e, per di più, un fondo di Gramellini sullo stesso argomento! Fenomenale Corriere! Bravo!!! Il giornalismo è una cosa seria ed è anche giusto, ogni tanto, alleggerire il clima da tante notizie nefaste che girano … e che diamine!!! Degli altri quotidiani, Repubblica relega la notizia in fondo della prima e il Messaggero, Libero e Resto del Carlino sparano una grande foto della Raffa nazionale. Che goduria al pensiero che da oggi in poi sul figlio di Raffa ci camperanno di rendita tutte le trasmissioni di intrattenimento giornalistico del Servizio Pubblico. Basta con la dittatura del solo Garlasco!!!! Infine, quadruplo porcaccia la miseria: ci dicono che nella corposa rassegna stampa Rai di oggi non un solo articolo riporta la notiziona del figlio segreto di Raffaella: Azienda ingrata, servizio pubblico con le minuscole, ignobile!!! Vergogna!!!

Mumble ... mumble…nel cuore della notte vengono in mente tanti pensieri. Un ricordo personale: mio padre, un giorno lontano, mi disse: “Hai una sorella segreta che vive in Veneto, ma tua madre non vuole che si sappia”. I miei genitori si sono poi portati via questo segreto con la loro scomparsa. Un giorno si potrà scrivere: "Scoperta una sorella illegittima di Bloggorai!!!" Ed ecco allora che il tema “segreti in famiglia” diventa un argomento importante. E, riflettendo e mettendo insieme tanti pezzi, si compone un filone di riflessione che merita interesse mediatico: la famiglia e i suoi segreti.  

Lo spunto ci viene da una notizia di questi giorni: una coppia di genitori, arrestati, facevano traffico di materiale pedopornografico di immagini dei propri figli. Sorprendente? Scandaloso? Non più di tanto.  

Dio, Patria e Famiglia. Questa triade religiosa, etica e culturale della destra, nostrana e globale, ne ha fatto la sua bandiera identitaria e, in particolare, sulla “difesa della Famiglia” ha costruito maldestri tentativi di difesa da pericoli incombenti specie dal suo esterno (magistratura o migranti pericolosi e insidiosi, fa lo stesso): il Presidente del Senato, La Russa, incontra “la famiglia del bosco”.

Nella storia della cronaca buia, nera o grigia che dir si voglia, antica o recente, si avvertono due tratti ricorrenti ed evidenti. Il primo è il suo ambito prevalente, dove gli episodi o le vicende si formano, maturano, si svolgono e si concludono con esito drammatico: la famiglia. Il secondo è la sfera di interesse ovvero il “clima” sociale, culturale e religioso in cui avvengono: il sesso.

Dentro la “famiglia” si forma il primo approccio alle relazioni umane dove anzitutto la “violenza” è un elemento importante: i genitori con la sculacciata o lo scapaccione del “… quando ci vuole ci vuole” oppure “se lo è meritato” oppure ancora “me lo ha tirato dalle mani”. E poi, in parallelo, il mondo complesso e spesso omertoso della sessualità spiegata o ignorata in famiglia: da “i bambini li porta la cicogna” per finire a “Sei ancora troppo piccolo/a per saper certe cose”. Non è un caso che questo Governo ha voluto impedire l’avvio dell'educazione sessuale nella scuola.

Senza scomodare oltremodo le antologie del crimine moderno è sufficiente elencare i casi più rilevanti e significativi degli ultimi decenni dove Famiglia, crimine e sesso si coniugano spesso: dalla scomparsa di Emanuela Orlandi con ancora sconosciuti i possibili torbidi retroscena che puntualmente emergono ai vari casi “Erika e Omar, orrore a Novi Ligure. Il delitto di Cogne. Pietro Maso a caccia dei soldi dei genitori. Benno Neumair, un figlio “difficile”. La confessione di Ferdinando Carretta. L’omicidio di Saman Abbas Il misterioso delitto di Avetrana. Il controverso caso di Alex Pompa” come elencati in un interessante saggio dal titolo, appunto, “Delitti di famiglia” di Bruno De Stefano con il sottotitolo “Gelosia ossessiva, invidia, denaro, tradimenti, abbandoni, depressione, follia: gli omicidi all’interno del nucleo familiare sono sempre più numerosi”. Da questo elenco ne mancano tanti altri che vedono i due elementi di cui sopra variamente intersecati tra loro (Famiglia e sesso) dove il più noto e contemporaneo di cui si dibatte molto in Tv è il caso Garlasco.

Per non dire dei femminicidi che nel 2025 ha raggiunto la cifra di 97 (dati Viminale) donne uccise prevalentemente in ambito familiare. Secondo l’ISTAT “… sono i partner con cui la donna ha una relazione al momento della morte (coniugi, conviventi, fidanzati) a compiere il maggior numero degli omicidi nella coppia (il 47,4%), mentre sono il 6,0% gli ex partner (ex coniugi, ex conviventi, ex fidanzati)”. Inoltre, sempre l’ISTAT, ci dice che “…Sono circa 6 milioni e 400mila (il 31,9%) le donne che hanno subito almeno una violenza fisica o sessuale a partire dai 16 anni di età: il 18,8% (circa 3 milioni e 764mila) ha subito violenze fisiche e il 23,4% violenze sessuali”. Non sappiamo nulla di quanto avviene al di sotto di quella età censita dall'ISTAT dove certamente ci sarebbe molto da indagare.

E la televisione, il Servizio Pubblico, come racconta queste vicende? In epoca recente, nel 2023 e per due stagioni ha avuto inizio la serie di documentari di Rai Due con il titolo, appunto, “Delitti in famiglia” a cura di Stefano Nazzi. Poi nulla più. L’argomento non sembra godere di particolare attenzione specie se rivolto ad indagare i segreti inconfessabili che si celano dietro le famiglie solo apparentemente “normali”, le stesse dove si celano i mostri nelle forme di parenti, genitori, nonni, zii e insospettabili amici di famiglia.

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lunedì 16 marzo 2026

RAI: la battaglia dopo l'altra (perduta) con il nemico dentro di noi

By Bloggorai ©

“ … non ci sarà mai una battaglia finale. È sempre una battaglia dopo l'altra” (Angela Davis). Questo titolo non solo ha vinto ieri l’Oscar come miglior film del 2025. Non è solo un film capolavoro ma esprime compiutamente il cosiddetto “mainstream” geopolitico contemporaneo e, allo stesso tempo, descrive la perenne condizione umana. Oggi più che nel recente passato, si combatte “una battaglia dopo l’altra” e sono molti coloro che ci inducono a credere che sarà così per sempre, all’infinito, nella perenne rincorsa ad avere armi sempre più letali del possibile avversario. Si arriva al paradosso secondo cui in nome della “pace” si scatena una guerra, sia pure falsa e bugiarda come quella attuale e come le precedenti scatenate e sostenute dai Paesi Occidentali con gli USA a tirare le fila con i loro complici ed alleati.  

Anche ognuno di noi, nel suo piccolo e nelle specifiche circostanze, combatte una costante “battaglia dopo l’altra” di ogni genere, pubblica o privata che sia.  

Anche la Rai, il Servizio Pubblico, combatte la sua “battaglia dopo l’altra” dove però l’esito sembra scontato: è destinato alla sconfitta perenne oppure, nel migliore dei casi, uscirne con le ossa rotte, ridimensionata e subordinata. Non c’è scampo e lo abbiamo scritto da tempo. 

Vi possiamo dire che certamente Bloggorai legge costantemente Aldo Grasso sul Corriere, del quale spesso non condividiamo le sue osservazioni, mentre non sappiamo se Aldo Grasso legge Bloggorai. Vi possiamo dire certamente che condividiamo un teorema di fondo con due punti essenziali: “...La Rai ha smarrito completamente la sua missione di servizio pubblico, e non da oggi, né solo con questo governo. Già da tempo. … Il vero problema della televisione attuale è che ha una classe dirigente di rara modestia, dal punto di vista televisivo. In passato, anche quando c’era lottizzazione politica, ai vertici arrivavano persone con esperienza e capacità. Oggi vedo un livello di improvvisazione e dilettantismo che non avevo mai visto prima...”. Questo si legge in una sua intervista all’Huffington Post dei giorni scorsi con il titolo “È la peggiore Rai di sempre". 

Ci torna in mente il titolo di un articolo comparso su La Stampa alcuni giorni addietro “Se la Rai dei dilettanti allo sbaraglio prova a rilanciarsi con Canzonissima”. Già, “dilettanti allo sbaraglio” e ce ne sono molti in questa Azienda dove un manutentore di fotocopie può diventare “grande capo” solo perché ha avuto la fortuna di incontrare un mentore di “destra destra” che lo ha sostenuto e dove un DG ex AD ritiene che il piano editoriale Rai è superato (la famigerata e inattuata “riforma per generi”) e, ciononostante, vanno avanti lo stesso.

Tutto si lega, appunto, in una “battaglia dopo l’altra” che da decenni è iniziata e non fornisce segni di essere prossima a terminare. Anzi. L’inizio di questa perenne sconfitta è datato esattamente quando il virus della “democristianitudine” si è diffuso e radicato nel tessuto molle ma sano dell’Azienda, quello dove insieme ad “un democristiano e un socialista ce n’era uno bravo e quello da solo tirava la carretta”.  Di “bravi” in Rai ce ne sono e ce n’erano molti. Questo “virus” tuttavia è stato ed è tuttora democratico e trasversale: colpisce tutti indistintamente e spinge verso il baratro dell’inconsistenza ovvero della “peggiore Rai di sempre”. E gli autori di allora, gli artefici e i responsabili di questa Caporetto del Servizio Pubblico sono ancora tra noi insieme, intorno dentro e fuori, e in buona compagnia ai “dilettanti allo sbaraglio” che oggi dirigono la Rai e che non sanno più a che Santo votarsi se non ripescando le solite anticaglie ammuffite dalla cantina dell’ex teatro delle Vittorie.  

Tanto per rimanere “sul pezzo”: oggi lo Studio Frasi di Francesco Siliato rende noti i dati (fonte Auditel) degli ascolti dei canali all news sulla guerra in Iran: Rai News24 si conferma il fanalino di coda dell’informazione per seguito di pubblico e credibilità mentre si conferma la crescita di SkyTg24 Sky Italia.

Vedi

Lo scriviamo da anni e da anni il tema dell’offerta editoriale del Servizio Pubblico sull’informazione è beatamente ignorato e non solo da Telemeloni. Anzi. Sono anni che scriviamo che RaiNews24 registra ascolti da prefisso telefonico (ancora ieri nell’intera giornata ha fatto lo 0,51% di share) pur impiegando oltre 200 giornalisti. È un buco nero, una voragine di risorse che ostinatamente si vuole mantenere in vita senza che nessuno paghi pegno per le inefficienze del presente e per gli errori compiuti sin dalla sua nascita. Quando succede che si perde una “battaglia dopo l’altra” è necessario pure guardarsi alle spalle per capire e sapere se il nemico è anche dento o dietro di noi.

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sabato 14 marzo 2026

La "democristianitudine"

By Bloggorai ©

Non scriviamo tutto ciò che sappiamo, ma sappiamo bene tutto ciò che scriviamo!

Le stagioni, grosso modo, si rincorrono perennemente quasi uguali tra loro. Le stagioni, grosso modo, si lambiscono tra loro, si confondono e mescolano i giorni in cui parte (o termina) l’una o parte (o termina) l’altra.

Le stagioni quindi possono essere una metafora perfetta per descrivere la mutevolezza delle faccende umane. Le “cose” cambiano insieme alle persone e non è mai sempre ben chiaro se sono le cose a cambiare prima delle persone o viceversa. Sono le persone che si adattano alle “cose” o sono le “cose” che si configurano alle persone e, in qualche modo, le precedono?

Parliamo di “democristianitudine” come fenomeno, come sindrome perfida e sottile, che si diffonde nell’aria come il primo profumo della stagione che cambia. È un virus, uno stato dell’anima, un pensiero profondo che si insinua dentro, nelle viscere, e cambia le “cose”. Ovvero, induce a cambiare la postura che ognuno assume nei confronti delle “cose”. Come la primavera, propone un leggero stato di torpore, di intorpidimento mentale e rende tutto più leggero ed evanescente, sobrio, moderato, dialogante e interlocutorio. Smorza le fregole estremiste e di opposizione dura e pura per lasciare spazio alle “aperture”, alle domande flebili, al dibattito pacato e al confronto sereno. In questo marasma, in questa palude ci si perde e si muta il “pelo”, ci si adatta e ci si conforma alle circostanze.    

Parliamo di Rai. Nei giorni scorsi, come appunto spesso succede, sono comparsi i soliti articoli sul prossimo “totonomine” ovvero il prossimo “valzer delle nomine”. Vedi Lisa di Giuseppe su Domani (https://www.editorialedomani.it/politica/italia/rai-ciannamea-palinsesti-nomine-n8me7xag oppure https://lespresso.it/c/televisione/2026/3/11/rai-marzo-caputo-risorse-umane-felice-ventura-capiredattori-tg2/60589 come pure ieri Il Fatto, a firma Gianluca Roselli, con il titolo "Rai, FdI va caccia di tre poltone ...". Solo per oggi non facciamo nomi. Oggi però il Sole 24 a forma Andrea Biondi pubblica un articolo che ci aiuta nella riflessione.

Bloggorai stesso ne ha scritto più volte. La nuova stagione di nomine è alle porte come l’arrivo della primavera: ci sarà certamente ma nessuno è in grado di dire con certezza quando avverrà, di che tipo e quanto peso avrà. Come per il cambio di stagione, si tratta di un passaggio che lascia tracce e quest’anno le tracce saranno più profonde ed incisive: saranno quelle che prepareranno la grande stagione del prossimo anno, il 2027 dietro l’angolo. Per questo meritano attenzione particolare.

Il “quando” possibile lo sappiamo: nel prossimo Cda del 19, prima del referendum. Ci appare però improbabile, conoscendo i “polli”, che qualcuno voglia o possa anticipare gli sviluppi politici che ci potranno essere all’indomani dell’esito referendario. Tant’è.  Il “come” e il segno che avranno è più complesso da decifrare. Ci sono da tenere in conto tre livelli in qualche modo tra loro comunicanti: il primo è nazionale con il rinnovo al vertice delle grandi consociate e partecipate dallo Stato. Il malloppo è grosso assai. Il secondo livello è quello Rai istituzionale: c’è sempre in ballo la nomina del presidente e la stabilità di questo Cda fino alla sua naturale decadenza (appunto, tra poco più di un anno). Il terzo livello è quello della “cucina”, ovvero di direzioni più o meno pesanti ovvero più o meno dotate di un budget consistente o di poteri operativi consistenti (vedi nuovo AD di RaiWay, con il modico compenso di oltre 500 mila euro, poi Risorse umane, poi palinsesto etc).

E’ proprio di Rai Way che dobbiamo parlare perché forse è il livello più rilevante, quello intorno al quale si giocano partite politiche molto complesse tra Lega &C. ma non solo. Il titolo del pezzo del Sole è “Rai Way ed Ei Towers, trattative sulla fusione verso un’ulteriore proroga”. Si riferisce allo slittamento del MoU (Memorandum of Understanding, giunto ormai al terzo rinvio e la partita è in corso dal 2016). La parte più interessante dell’articolo è certamente “… in questo quadro il dossier va avanti ma con passo cauto. La proroga servirebbe, così, ad evitare uno strappo e a tenere aperto un negoziato che nessuno, almeno per ora, vuole far saltare…”. Ecco il punto sul quale Bloggorai è tornato tante volte: il negoziato è fermo alla governance della futura società delle Torri e nello specifico lo è ancora più proprio oggi alla vigilia dell’uscita di scena dell’AD Cecatto (nonostante sembra che voglia fare carte false per rimanere  e ci crediamo bene ... con quel modico compenso!). In sintesi: Ei Towers/Mediaset da tempo, da anni, sono pronti, Rai no! E non sono pronti per tanti buoni motivi molti dei quali che si riconducono, appunto, alla “democristianitudine”.

Ne parleremo ancora: c’è molto da dire.

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