Per chi ha la memoria corta e per chi volesse capire
qualcosa in più sulla “vicenda” Lavitola/Ranucci/Report consigliamo di mettervi
comodi, prendere tempo e leggere attentamente e soprattutto vedere quanto vi
proponiamo.
Premessa: ogni vicenda umana, sociale e politica ha un suo
prologo, uno svolgimento e un epilogo. Difficile cogliere la sua “narrazione”
se non si legge tutto insieme, se tutti i tasselli del racconto non sono inseriti
correttamente al loro posto.
Nel suo lungo racconto, da oltre 8 anni, a Bloggorai ogni
tanto succede di voler rimettere in ordine il suo ricchissimo e vasto archivio
cartaceo per cercare di ricostruire un filo comune, una traccia in grado di
rendere il quadro più leggibile. Esce fuori allora di tutto e di più. Tutti
temi e argomenti di grande interesse.
Se non che ieri pomeriggio spunta fuori un titolo del
quotidiano La Sicilia del 13 aprile scorso che incuriosisce “Report rivela:
Meta interferì nel voto del 2022”. Accipicchia: ci troviamo un governo di destra
forse e anche perché le elezioni sono state in qualche modo “taroccate” o, a dir
poco, influenzate? Gravissimo! Andiamo a rivedere la puntata di Report del 12
aprile 2026 e ascoltiamo attentamente Ranucci: https://www.rai.it/programmi/report/inchieste/Garante-medaglie-e-poltrone---Report-12042026-59595541-8e57-484b-bbd6-93de6101e566.html.
Di grandissimo interesse: ce n’è quanto basta per “irritare” più d’uno tra i partiti di governo e, ovviamente, far mobilitare i partiti di opposizione (che, per inciso, non avviene). Si parla di un tema delicatissimo: Report punta il dito contro il colosso USA accusandolo di aver influenzato le scelte degli elettori attraverso la loro profilazione. Non è robetta da poco: c’è in ballo il cuore della democrazia e del sistema elettivo parlamentare. Meta ha poi sostenuto che non è vero. Interviene il Garante della Privacy, lo stesso sul quale Report ha indagato in lungo e largo che in un primo momento propone una multa di 75 milioni etc etc etc … ma guardate la puntata e vi rendete conto di cosa si tratta e poi si capisce perché vogliono la testa di Ranucci &C. Di questa storia non ci sarà alcun seguito, tutto tace e nessuno si prende cura di andare fino in fondo. Pensate se mai fosse che a qualcuno nelle prossime settimane venisse in mente di riprendere e approfondire questo argomento: come è andato a finire?
Fin qui è tutto molto grave ma …
Se non che, nella stessa puntata di Report, a seguire, va in onda un
servizio su un tema che avevamo completamente dimenticato dal titolo “Un
mafioso per amico” di Giorgio Mottola dove si cerca di capire il contenuto di
un selfie tra Giorgia Meloni e un certo Gioacchino Amico, accusato di essere
referente del clan Senese in Lombardia. Ora è un temuto “collaboratore di
giustizia”
Arriviamo al 9 settembre 2026: “Omicidio Piscitelli: 7
misure cautelari per i mandanti dell'assassinio di "Diabolik" … Le
indagini che hanno portato all’emissione dell’ordinanza che dispone le misure
cautelari, coordinate dalla Procura della Repubblica di Roma, Direzione
Distrettuale Antimafia, individua, in particolare, gravi indizi di reità a
carico di tre esponenti di primo piano della criminalità romana, gravemente
indiziati di essere i promotori e mandanti dell'omicidio: Michele Senese ed
altri” scrivono i Carabinieri.
A farla breve, ‘sto cognome gira che ti rigira compare da
una parte e dall’altra da un’amicizia ad un'altra. Vediamo attentamente il servizio
di Report e cerchiamo di capire di che si tratta. In poche parole, tutto inizia
con un selfie della Meloni con questo Gioacchino Amico durante un comizio a
Milano. Un selfie non si nega a nessuno ma questo Gioacchino Amico non è un signor “nessuno”:
è “amico” di “amici” riconducibili al clan mafioso Senese (lo stesso di cui
sopra legato all’omicidio Diabolik, a sua volta amico di Pino Insegno, a sua
volta dichiarato da lui stesso amico di Giorgia Meloni per sua stessa ammissione) e, al contempo,
sembra abituale frequentatore della Camera dei Deputati. Non vogliamo fare
lo “spoiler” del racconto dirvi chi sarebbe il deputato chiamato in causa: rivedete
tutta la puntata di Report con attenzione e, forse, qualcosa vi potrà essere
più chiaro.
Che relazione c’è tra tutto questo e il “caso Lavitola”? Ce
n’è quanta basta per comprendere meglio l’accanimento contro Ranucci e quel
tipo di Report, quel tipo di inchieste, quel tipo di giornalismo. Esiste un “metodo
Report” per alcuni fastidioso ed urticante? Forse si ma non se ne conosce uno diverso
e migliore per comprendere il “marcio in Danimarca” dietro e dentro la politica.
Ranucci ci ha messo del suo per rendere il compito della sua “eliminazione” politica
ed editoriale più facile con i suoi errori? Forse si ma ora i suoi errori (in attesa
di capire e sapere eventuali sviluppi) appaiono di gran lunga inferiori rispetto alle trame
oscure, ai complotti e ai disegni sovversivi che si agitano in questo paese e che solo Report ha messo in evidenza. Chi altri ha indagato su traffico di armi? Nessun altro mezzo di informazione in Italia ha fatto tanto in epoca recente. Conoscete
altri mezzi di informazione che, ad esempio, hanno indagato a fondo o svolto “giornalismo
d’inchiesta” sul caso Garante della Privacy come ha fatto invece Report
svelando tutte le magagne? In buona sostanza: Report ha aperto le piste e la carta
stampata le ha seguite.
Si può ben comprendere allora che, alla vigilia di una campagna
elettorale dura e violenta sono molti a temere che possa riprendere una nuova
stagione di Report con quel “metodo”: meglio non correre rischi e, intanto, togliamoci
Ranucci dalle scatole. Per il resto, lo
sapremo solo vivendo, festeggiando e
vedendo cosa sarà Report dall’8 novembre 2026.
Nel frattempo, in questi giorni, in queste ore, ci dicono
che nell’ex Viale Mazzini serpeggia un certo malumore prossimo alla crisi di nervi.
Dopo un’estate da dimenticare, l’inizio di stagione sul fronte degli ascolti
non preannuncia nulla di buono: Mediaset ormai costantemente sopra alla RAI
sia nell’intero giornata. Lo stesso giochetto dei pacchi
su RaiUno, punta dell’access time, arranca sotto di 3-4 punti la contemporanea trasmissione
di Canale 5. Non ne azzeccano mezza di una: mandano in onda una fiction che ha
avuto grande successo su Netflix (Lidia Poet) e sono costretti a ritirala di
gran carriera: nessuno in Rai aveva capito la natura di quel successo, improponibile
per il pubblico di RaiUno. Va in onda su RaiTre una trasmissione di
successo che va oltre l’8% ??? troppo: occorre abbassare la media e allora la
spostano per dare spazio al fido Monteleone che, se gli va bene si attesta
intorno al 4%. Per non dire degli altri “amici” e delle loro trasmissioni gradite
da questo Governo: Salvo Sottile e Pierluigi Diaco con ascolti simili al
prefisso telefonico.
Ma, come supponiamo, è verosimile immaginare che non sia un caso
di semplici sprovveduti allo sbaraglio quando più di un piano politico organico
e strutturato il cui modello operativo è riconducibile alle famigerate
dichiarazioni di Rossi di luglio scorso e al “mio successo personale” su quanto
avvenuto a RaiTre.
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