Succede, talvolta, che qualche lettore o lettrice rimane “sorpreso”
perché ci occupiamo “ancora”, da tanti anni, di certi argomenti come, ad esempio, Rai Way. Lo
facciamo per due ottimi motivi: il primo è perché interessa tanti, tante lettrici
e lettori (così ci dice Google Analytics), seppure non ne sono particolarmente
coinvolti. È verosimile che però siano persuasi della sua rilevanza strategica
in ambito strettamente tecnologico. Il secondo motivo è perché la lunga storia
di Rai Way è la cartina di tornasole, il paradigma, la metafora, la
quintessenza del primato della politica sulla Rai. Diciamo pure che Rai Way rappresenta,
in sintesi, in vitro, la storia recente della Rai e quindi appare “più semplice”
la sua narrazione e, di conseguenza, la sua comprensione: se non si conosce non
si capisce.
State sereni, non ve la riproponiamo dalle origini ma solo da
qualche anno addietro, a beneficio di qualche lettore “distratto” o “smemorato”
o peggio ancora, forse complice o partecipe per interessi personali che è rimasto suggestionato dalle recenti nomine nel Cda di Rai Way oppure da un voto unanime di "questo" Cda con un AD espressione del Governo e un presidente F.F pro tempore ... pure lui espressione del Governo nonostante sarebbe dovuto essere "di garanzia" ovvero espressione dell'opposizione ... già .. sarebbe dovuto ...
Premessa: ci dobbiamo intendere su un concetto fondamentale molto
in voga in ambienti Rai (forse anche in altri ambienti): cosa si intende per persona “brava” o
altrimenti “tecnica” ovvero capace in se, nella sua natura professionale ovvero
il “non lottizzato” come volgarmente talvolta viene inteso? In tanti anni di frequentazioni
di ambienti aziendali e politici (non solo Rai) non ci è “quasi” mai dato di
assistere a fenomeni miracolanti: qualcuno assunto come dirigente, promosso qualche
cosa o incaricato di… se non perché appartenente “in quota” o sostenuto da una “parrocchia”
quale che sia. Siamo entrati al VII di Viale Mazzini piano di Viale Mazzini quando a destra c'era il democristiano Pasquarelli e a sinistra il socialista Manca e non si muoveva paglia se non dopo accanita trattativa. Semmai è successo che una persona "brava" ha avuto spazio, è stato un caso fortuito, sfuggito ai radar
o perché non se ne poteva fare a meno. Per non dire che pure quando c’era uno “bravo”,
licenziato ingiustamente e poi riassunto in forza di diritto da sentenza di Cassazione,
è stato relegato in periferia, chiuso in una stanza e gettata la chiave o altri
“bravi” elegantemente accompagnati ad una uscita anticipata. Non è dato sapere
a parità di condizioni, che la “bravura” sia preferita a scapito della “quota”
politica di riferimento. Una volta ai diceva “un democristiano, un socialista e
uno bravo” … una volta … ma il bello è che quella volta ha segnato il marchio di
fabbrica Rai con la sola prevalenza dei primi due, per quello “bravo” non c’era
più posto. Se quella “quota” è forte ed ha potere contrattuale vai avanti, altrimenti
resti al palo, rimani “bravo” ma “disabilitato” se non spinto elegantemente in un
angolo dimenticato. 40 anni ed oltre di Rai in quasi tutte le strutture e direzioni
importanti ci permettono di poterlo affermare con cognizione e documentazione.
Nei giorni scorsi
abbiamo saputo che in alcune scuole superiori ci sono docenti che stanno
proponendo una “nuova” materia di insegnamento: la “geo-storia” ovvero un
ibrido tra storia e geografia. Sembra una proposta eccellente: difficile
infatti comprendere i fatti storici se non vengono collocati nel corretto
contesto geografico. Come si può comprendere la crisi del Medio Oriente se non
si comprende la collocazione geografica di popoli e civiltà millenarie che
insistono in quell’area del mondo? Il Tigri e l’Eufrate come pure il Nilo sono
state le culle dell’umanità. Quando in quelle aree si ragionava di matematica,
astronomia, ingegneria ed economia nelle “americhe” i “bianchi” ignoravano del
tutto la loro la loro esistenza e quando lo hanno scoperto, pochi secoli
addietro, la prima cosa che hanno fatto è stata radere al suolo anche quelle
civiltà per depredarne le ricchezze e imporre la loro religione per poi abbandonarsi
alla legge dell’OK Korrall.
Bene, anche Bloggorai vuole proporre un modesto contributo
per comprendere bene le vicende Rai, del Servizio Pubblico, del bene comune
dell’informazione. Proponiamo un nuovo termine: la “poli-storia” ovvero la
“politica” come contesto imprescindibile per comprendere la “storia” della Rai
esattamente come “specchio del Paese” come talvolta grossolanamente ma
efficacemente si definisce.
Nei giorni scorsi e da tanti anni ormai vi parliamo di Rai
Way e ancora ieri vi abbiamo aggiornato. Lo facciamo non per particolare
“fregola” tecnologica o finanziaria (che pure ha un fondamento importante) ma
perché riteniamo che la sua “storia” sia particolarmente paradigmatica e
metaforica per rappresentare il tutto che la Rai rappresenta in questo momento
storico, in questo Paese e con questo governo. In altri termini, proponiamo la
“lettura” di una vicenda parziale e subordinata, il decennale processo di
cessione/fusione della quotata Rai, per descrivere il più grande e rilevante
processo di trasformazione del Servizio Pubblico.
Rimanete sintonizzati … ci aggiorniamo presto.
bloggorai@gmail.com











