Ci sono interrogativi che si pongono in modo impellente,
assoluto e inderogabile. A: questa Rai, cosiddetta “teleMeloni” con tutta la
sua “dirigenza” ovvero Cda, direttori vari in diverse “quote” politiche e gli “ufficiali
di collegamento” (del genere Nicola Claudio e Davide di Gregorio), sono capaci
di gestire l’Azienda? Oppure, come ha detto Aldo Grasso prima il 14 marzo “E’
la peggiore Rai di sempre” e poi ha aggiunto nei giorni scorsi “Non esiste
“teleMeloni” perché non sono capaci”? B: Questa dirigenza, tutta intesa
compresa la parte nominata dalla “politica”, sta assolvendo al compito affidato
dal Governo Meloni di smantellare o picconare il minimo sindacale del Servizio
Pubblico, cioè almeno RaiTre? C: questa dirigenza getterà le fondamenta sulle quali
si fonderà la Rai del prossimo futuro? D: la riforma della Rai, semmai si vedrà
comparire all’orizzonte, quale modello di Servizio Pubblico potrà disegnare oltre
quello già “incardinato” dal Governo in VIII Commissione Senato?
Cominciamo da ieri sera. È andato in onda su RaiTre un documento
televisivo formidabile: uno speciale su “Mussolini, le verità nascoste” con
nientepopodimenoche Bruno Vespa che intervista Massimo Giletti e viceversa.
Due “esterni” Rai al pari della Maggioni o di Iacona ora ex. E fin qui … transeat. Ci dice
che su oltre 2000 giornalisti in carico all’Azienda, non ce ne sono a sufficienza
in grado di realizzare o condurre prodotti del genere. Ranucci e Giammaria, con
Report tagliato di quatto puntate e spostato di palinsesto, e Petrolio cancellato,
non fanno testo. Per questa “dirigenza” forse sono un peso del quale farebbero
bene a meno.
Ieri l’AD Rossi ha rilasciato una dichiarazione lapidaria
destinata ad entrare nella storia della Rai: “Adesso RaiTre è diventato
un'altra cosa quindi quel pubblico che ha una forte caratterizzazione potremmo
dire ideologico-culturale si è trasferito su La7 da amministratore delegato
della RAI lo rivendico come un grande successo mio” “Mio” ha detto
esattamente “mio” ovvero “suo” personale senza lasciare nemmeno una briciola di
tanto successo ai suoi “colonnelli”, al suo stato maggiore. Nemmeno a coloro
che sostengono la “ … condivisibile rivendicazione del ruolo del servizio
pubblico come pilastro dell'industria nazionale…” (ipse dixit Natale). Ma quale
Servizio Pubblico possono avere in comune Rossi e Natale? boh !!!
Veniamo al “contenuto” di ieri sera. Questa “dirigenza”
tutta intesa proprio ieri sera ha voluto celebrare nel migliore dei modi la
picconata di Rossi su “TeleKabul” come ormai da decenni nessuno chiama più Rai
Tre definita “anomala”. La trasmissione voleva svelare “verità nascoste” su quanto
avvenuto nelle ultime ore di Mussolini e queste verità, in buona sostanza, si concentravano
tutte nel sostenere che “i partigiani hanno rubato l’oro di Dongo” che i
fascisti cercavano di trafugare (una montagna di fedi d’oro delle donne italiane
“donate” alla Patria per comprare cannoni da utilizzare con i nazisti) e che
forse, come volevano in parte gli alleati e in parte le forze politiche “moderate”
della Resistenza si arrivasse ad un “giusto processo” per il Duce e per i suoi
gerarchi, modello Norimberga. Per chiudere in bellezza ci hanno messo Santoro
che ha dato una “spolveratina” incomprensibile, a mo’ di una pezza
compensatrice.
Da questo punto divista, “teleMeloni” sta assolvendo il suo scopo, funziona e bene. Anzitutto sta riducendo gli ascolti, con grande soddisfazione della concorrenza, e inoltre non è in grado di proporre nulla che possa lasciare immaginare la Rai del prossimo futuro. Non c’è uno straccio di progetto o di visione che dir si voglia oltre il banale e ormai logoro pensiero debole della “Digital Media Company” che non sanno nemmeno come spiegare e pagare. Nei prossimi giorni ci occuperemo ancora dei Data Center e dell’Hyperscale di Pomezia: un esempio mirabile di fantascienza.
Il Piano Industriale, poggiato in buona parte sulla cessione di quote Rai Way, è in alto mare. Nei prossimi giorni scade il MoU con EiTowers e, ad oggi e per quanto sappiamo, non c’è trippa per gatti. Il Piano Immobiliare è una chimera e l’unica cosa certa è l’operazione incredibile di Milano: si andrà in affitto per 27 anni al modico costo di 5,9 milioni di euro l’anno. Fenomenale! Un grande affare ma non è ben chiaro per chi. O forse si, è chiarissimo.
Non parliamo poi di piani editoriali, per carità
di Patria. Quello editoriale dello scorso febbraio se lo sono dimenticato per
strada e quello sull’informazione non sanno (e non vogliono sapere) nemmeno cosa
sia, con buona pace complice di tanti giornalisti Rai (abbiamo ricostruito
una piccola parte del “giallo” sul Piano Verdelli, sul ruolo della Maggioni e
del Sindacato Usigrai, ne riparleremo).
Tornando agli interrogativi iniziali: questo Cda, questa “dirigenza”
tutta insieme, entrerà e come nei libri di storia del Servizio Pubblico? Forse si,
ma nel peggiore di modi: per aver proseguito, sostenuto e alimentato il declino
dell’Azienda. Sono “capaci” di farlo? Forse si. E se questo avviene, come
al solito, non è solo perché sono “bravi” loro ma anche perché sono incapaci
coloro che dovrebbero e potrebbero resistere. Ancora una volta, solo per carità
di Patria non riportiamo alcuni “comunicati stampa” diffusi ieri sulle dichiarazioni
di Rossi su RaiTre.
A proposito di chi paga
bene e subito, come abbiamo scritto il racconto della cronaca nera paga benissimo
e subitissimo. Notizia di ieri: Milo Infante (dicono in quota Lega) conduttore
di Ore 14 e recentemente “premiato” per il suo speciale su Garlasco, lascerebbe
la Rai per andare a Mediaset. Dicono che aveva uggia perché gli hanno tolto
spazio a favore della trasmissione di Tommaso Cerno: un grande successo di “teleMeloni”.
Bloggorai@gmail.com
Ps: come era facile immaginare, la “faccenda Minetti & C.”
non si è chiusa e non si chiuderà presto e facilmente. Leggiamo oggi che anche
la Rai sarà chiamata in giudizio per un risarcimento di 250 milioni. Preparate Prosecco e olivette taggiasche.







