venerdì 9 ottobre 2026

RAI: ultima spiaggia tra pubblico e privato

By Bloggorai ©

I lettori e le lettrici di Bloggorai che hanno buona memoria sanno bene che da oltre 8 anni di pubblicazioni ci siamo pre-occupati del futuro della Rai e del Servizio Pubblico. Abbiamo, da sempre, sostenuto riflessioni semplici: questa Rai (anche quella precedente a questo Cda di destra) non può essere più essere la stessa degli anni passati. Tutto è cambiato ed è necessario ripensare completamente la sua missione, i suoi vincoli e il rapporto tra risorse e capacità di offerta editoriale.

Abbiamo pure scritto, in epoca non sospetta, che non è sufficiente immaginare una riforma della sola Rai se tutto il sistema audiovisivo che le è intorno vive una sua “selvaggeria” dove ogni soggetto che vi opera galoppa indisturbato. Abbiamo poi pure scritto che il solo EMFA non è sufficiente e seppure potrebbe garantire criteri equi e trasparenti nonché una relativa indipendenza del Servizio Pubblico dall’ingerenza della politica, forse è necessario provare ad immaginare qualcosa di altro, di diverso.

Questo “altro” o diverso ci porta nel cuore di un tema spinoso, faticoso da affrontare e pure alquanto scorbutico: a quali compiti, quale missione deve perseguire la Rai, ovvero come dovrà essere il Servizio Pubblico prossimo venturo? Domanda semplice e banale ma risposte complesse.

A dare una possibile risposta oggi ci prova il senatore Luigi Zanda (PD) che sulle pagine de Il Foglio ritiene che “Ho cambiato idea sulla proprietà pubblica della Rai” e scrive: “Una parte ampia della sua programmazione ha ormai un carattere commerciale identico a quello delle emittenti private. L’informazione è spesso battuta dalla concorrenza per completezza e talvolta, ahimé, per obiettività. Su gran parte degli sport più popolari, a cominciare dal calcio, dal tennis e dall’automobilismo, la Rai ha abdicato a favore di canali privati cui gli sportivi italiani accedono pagando un non lieve corrispettivo” etc etc etc. Notare poi che ormai da quasi tre anni la Rai ha un cda anomalo con “due” presidenti e una Vigilanza evaporata (e forse non solo per responsabilità della maggioranza) e, a quanto sembra, funziona. Se non che, anche Zanda ripropone una soluzione che, come pure abbiamo già scritto, appare come una toppa più piccola del buco che vorrebbe coprire: la proprietà Rai affidata ad una Fondazione la cui composizione sarebbe variamente assortita.

Se non che, giusto ieri, pure il potente Giovanbattista Fazzolari, dall’alto del suo ruolo a Palazzo Chigi al fianco della Meloni, ha scritto sempre sul Il Foglio (NB: che ‘tocca fa per leggere qualcosa di interessante che non sia il “caso Lavitola” o le Cronache di Garlasco) ha esposto il suo pensiero sul futuro della Rai: “Partirei da un ragionamento serio sull’ipotesi di ridurne il perimetro, magari privatizzandone una parte per ottimizzare la sua funzione di servizio Pubblico”. Non la consideriamo un’eresia. Del resto, già nel lontano 1995 al referendum per la privatizzazione della Rai (promosso dalla Lega ma sostenuto anche dal PDS) i SI vinsero con oltre 13 mln di voti e il 54%. Poi non è successo nulla, ma questa è un’altra storia.

Il mese prossimo andrà in Aula la riforma promossa e sostenuta dal Governo Meloni e pure questa, purtroppo, sarà una un’altra storia.

Bloggorai@gmail.com

Ps. Sempre Fazzolari ieri ha detto “E’ vero che lo volete licenziare? No, se avessimo potuto scegliere in base al nostro interesse, a noi sarebbe convenuto che Ranucci fosse rimasto alla conduzione”. Chiarissimo e chi vuole intendere ha già inteso. Chi legge solitamente Bloggorai sa tutto (o quasi) in buon anticipo e non perché consulta gli astri o frequenta chiromanti 

giovedì 8 ottobre 2026

Tv e RAI: la Grande Fuga ...senza ritorno

By Bloggorai ©

Quando succede, e succede spesso, di dover mettere mano al ricco archivio (cartaceo) di Bloggorai prende un vago senso di scoramento. È disperante rileggere al quantità industriale di pensieri, interviste, dichiarazioni, proposte, riflessioni, documenti ufficiali e ufficiosi, ricerche e documentazione di ogni genere sulla Rai, sul Servizio Pubblico. Ci si perde.

Ieri è successo che una nostra attenta lettrice ci ha ri-proposto un tema che da tempo seguiamo con attenzione. La mutazione, la scomposizione e le migrazioni del pubblico della Tv, dalla generalista verso lo streaming.

Sicché, siamo andati in archivio a cercare il faldone “ascolti” e sono riemersi “ruderi” di un passato che sembra ormai lontano ma invece è appena successo e sta ancora succedendo. I titoli non lasciano adito a dubbi: da anni stiamo assistendo a importanti fenomeni in corso. Nei giorni scorsi ci siamo soffermati sulla fuga di milioni di telespettatori da Rai Uno in particolare (ma anche da Rai Tre) con gli esempi di DOC e di Benigni e la nostra lettrice scrive “Con la diversificazione delle fruizioni/device, per esempio, molti telespettatori potrebbero continuare a fruire degli stessi contenuti “televisivi” (p.e. Fiction Rai) attraverso altri device (tablet o smartphone) e on demand, in “prime time” personalizzati”. È vero, ha colto un punto centrale: la mutazione genetica del pubblico, la sua diversa composizione e attitudine ad un “consumo” di televisione articolato nello spazio e nel tempo sta cambiando, ormai da anni, le carte in tavola. Anzitutto la platea televisiva negli ultimi 10 anni di fronte alla Tv generalista e digitale terrestre è mutata in questi termini:

2016, intera giornata 10,3 mln di telespettatori

2026, intera giornata 8,7 mln di telespettatori (inclusa Total Audience)   

Nel 2016 le Smart Tv erano circa 7 mln

Nel 2026 le Smart tv sono circa 23 mln

Nel 2016 il TTS (tempo medio di fronte alla tv) era di circa 4,1 ore

Nel 2026 il TTS (tempo medio di fronte alla tv) è di circa 3,2 ore

Nel 2016 i “giovani” (fascia 15-24 anni) erano circa 1,8 mln

Nel 2026 i “giovani” (fascia 15-24 anni) sono circa 0,9 mln

In questo quadro, appare del tutto evidente che sia tutta la Tv generalista e digitale terrestre a “soffrire” le mutazioni in corso. Bloggorai però, con la limitatezza dei mezzi di cui dispone e in considerazione del suo specifico ambito di riferimento, pone particolare attenzione alla Rai, al Servizio Pubblico che sembra soffrire nella media più del mercato in cui opera, sia rispetto al suo diretto concorrente Mediaset, sia rispetto al rispetto agli altri operatori o piattaforme. Per intenderci, la stessa Rai Play negli ultimi tre anni nel Legitimate Streaming e nel TTS è rimasta pressoché stabile mentre gli altri operatori digitali sono cresciuti. Ha scritto ieri Siliato (Studio Frasi) su La Stampa “Netflix è passata da 230,75 milioni a fine 2022 a oltre 325 milioni a fine 2025, Warner Bros. Discovery da 96,1 a 131,6 milioni nel 2025”.

Ora la domanda è se la Rai è in grado con le risorse economiche e manageriali (nonché ideative) di fronteggiare questa “nuova” dimensione del mercato in cui opera.  

Siamo alla vigilai di una possibile “riforma” della Rai targata Meloni. Stamattina Il Foglio pubblica un lungo ed interessante articolo/intervista al sottosegretario di Governo Giovanbattista Fazzolari che, ad un certo punto sostiene “E con la RAI che si deve fare? Partirei da un ragionamento serio sull'ipotesi di ridurre il perimetro magari privatizzando una parte per ottimizzare la sua funzione di servizio pubblico. Ma è un ragionamento complesso da fare con calma”. Si, prima o poi anche ‘sto “campo largo” o quel che sarà si dovrà occupare di questo aspetto.

bloggorai@gmail.com

 

ps. Ieri sera è andato in onda su Rai Due un “nuovo” format informativo: Patù. Non lo abbiamo visto ma sappiamo che ha gatto l’1,5% di ascolti con circa 155 mila telespettatori. 

Un trionfo: se Bloggorai ci si mette d’impegno potrebbe fare di più e di meglio (a gratissssss).


 

mercoledì 7 ottobre 2026

ESCLUSIVA del Nuovo Report: Giulietta ... dove sei ???

By Bloggorai ©

Stamattina eravamo i soliti “quattro amici al bar” del quartiere. La stessa liturgia: “caffè macchiato lungo” … “cappuccino senza schiuma” … “normale” … “cornetto alla crema, per favore, tagliato in due” e bicchieri d’acqua. Ne manca uno: prende una cosa più tardi: ha preso la medicina.

Stancamene, pigramente, alquanto silenziosi, ci scambiamo i giornali: Corriere, Repubblica, Stampa e, a turno un giorno l'uno e un giorno l'altro, Messaggero o Fatto. La carta stampata costa e si capisce perché si comprano sempre meno giornali. Commenti striminziti, al minimo sindacale: legge elettorale, la benzina, ‘anvedi in Francia che te stanno a combinà sti giovani .. e i nostri??? Boh!

Se non che, ad un certo punto, mi arriva il giro di mano del Corriere e, giocoforza, vado a cercare qualche spunto che interessa la RAI e il Servizio Pubblico. Per poco non mi casca la tazza del caffè dalla mano.  A pag. 17 (numero sfortunato) si parla del Nuovo Report in onda il prossimo 8 novembre e si legge: “Di certo le inchieste che vengono anticipate sui social mostrano un approccio diverso: c’è quella sull’energia in Cina, quella sulla procreazione assistita, quella sull’inquinamento del Mediterraneo, e quella sul business del balcone di Giulietta e Romeo a Verona. L’impressione è che si voglia riconnettere Report al modello precedente a quello di Ranucci, insomma a quello di Milena Gabanelli”.

Bloggorai lo giura sulla testa dei miei amici: questa mattina non voleva scrivere nulla. Ma dopo aver letto una frase del genere, non poteva e non doveva risparmiarsi. In queste poche righe, in un pensiero dei "social" (??? da quando i "social" hanno notizie sulle prossime inchieste del "nuovo" Report?) di tale densità, in uno spazio mentale e politico di tanta grandezza non ci si può tirare indietro: la Patria chiama.  

Tutta la “vicenda” Lavitola e il connesso Ranucci si racchiude tutto qui: non c’è alcun bisogno di scomodare trame e complotti, amicizie pericolose o vongole senza guscio alla Paolo Mieli, oppure i soliti servizi segreti, poteri forti e affari in Africa. È sufficiente occuparsi del “business del balcone di Giulietta e Romeo a Verona” e la redazione del Nuovo Report potrà stare "serena" come auspicato dal suo direttore Corsini che già firma le trasferte.

Immaginiamo. Se a Bloggorai è venuto uno stranguglione a leggere un tale temerario programma di “nuovo giornalismo d’inchiesta” made by Meloni con il valido supporto di Rossi&C, possiamo immaginare cosa sia successo questa mattina a Palazzo Chigi leggendo il fidato Corriere. Avranno pensato “Il terrore corre sul filo” è stato sventato oppure dobbiamo temere di peggio? Ordiniamo o no ‘ste casse di prosecco con le olivette taggiasche e i tarallucci pugliesi o no? E dobbiamo ancora aspettare qualche giudice? Attenzione. le elezioni incombono.

Ahhh … commentavamo con i soliti “quatto amici al bar”: non ci sarà più il Report di una volta, quello che si occupava dell’”amico mafioso” e del clan Senese e gli amici di Diabolik, oppure dell’inchiesta sulla compravendita di armi con gli israeliani, oppure dei vari personaggi della serie La Russa o Santanchè, oppure del Garante della Privacy e delle bistecche del noto macellaio del centro di Roma. Ahhhh ... bei tempi, altra Rai. 

Ha colto correttamente il Corriere di oggi: Report di Ranucci non era proprio il Report della Gabanelli, lo sappiamo bene.

I tempi moderni della Rai invece sono fatti di Giletti che lunedì sera cercava di parlare con il socio di Lavitola in Africa. “Clesioooo ... Clesio ...  si sei? Non si sente nulla, però vedo che mi manda i “cuoricini”: una pagina epica di televisione e di giornalismo di Servizio Pubblico che fa il paio con Filorosso di ieri sera con oltre 30 minuti di Salvini che comizia indisturbato sulla sicurezza nelle città. Per la cronaca: Filorosso su Rai Tre condotto dal prode Monteleone che ha aperto con "clamorose novità sul caso Garlasco” poi mai svelate ha portata a casa il risultato clamoroso del 2,6% con circa 380 mila telespettatori. Ribadiamo il concetto: se Bloggorai mette su un’antenna su un terrazzo di un condomino in zona popolosa o su una collina della Bassa Val Tiberina e trasmettesse solo filmati delle vacanze coni pupi e il gatto potrebbe fare molto di più e di meglio.

Ci siamo lasciati e salutati con i quattro amici al bar con un leggero senso di mestizia e tristezza. “ci vediamo domattina?”… “boh… forse, vedremo …”

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martedì 6 ottobre 2026

RAI. Sacro e profano, miracoli e bluff

By Bloggorai ©

La vita non è sempre questione di tenere in mano delle buone carte ma, a volte, di saper giocare bene una mano svantaggiosa. (Jack London)

Per chi ha vaga ide di cosa sia il “bluff” o si fosse mai avvicinato ad un tavolo di Poker, sa bene che il bluff è arte sopraffina quanto rischiosa: puoi trovare la fortuna di una serata o romperti l’osso del collo.

Non è stato sufficiente l’intervento divino del Santo Francesco a risollevare le sorti cupe e disperate dei telespettatori in fuga dalla Rai. Domenica scorsa è andato in onda il “solito” Benigni ormai anche lui stanco e ripetitivo, come una persona anziana che ripete le stesse cose senza rendersi conto di averle già dette. O, forse lo sa talmente bene che non può altro che gongolare per aver rivenduto un “usato sicuro”. E, in verità, l’evento ovvero la “serata speciale” su “Francesco -il Cantico” inonda su Rai Uno non solo era già nota sugli schermi di Paramount + dal 2022 ma il DVD è normalmente in vendita su Amazon o da Feltrinelli al modico prezzo di 12,99 euro. Un affare. E fin qui, ci può stare: i telespettatori hanno visto lo spettacolo “aggratisse” ovvero compreso nel canone, cioè vero Servizio Pubblico. Magari ripassato in padella ma tanto il Santo Francesco quello era e quello è.

Se non che, come si dice: “si può prendere in giro qualcuno qualche volta ma non tutti sempre” e allora è successo che Benigni ha perso per strada qualche milione di telespettatori passano dai 12 milioni per la trasmissione sulla Costituzione nel 2012, ai circa 10 milioni nel 2014 sui Dieci Comandamenti per finire ai 4,5 sull’Europa dello scorso anno e concludere domenica scorsa con 3,7 milioni che, comunque, sono tanti. Certo, si dirà, gli ascolti non sono un dogma ma non sono nemmeno una variabile indipendente della quale non tenere conto specie poi se si tratta di un prodotto non originale e con evidenti riflessi commerciali (il produttore esecutivo è il noto agente artistico Lucio Presta) ma i telespettatori in fuga sono un problema e non di poco conto. Nota a margine: la “serata evento” di “Francesco, il Santo di tutti” è iniziata alle 22.15. A Villa Arzilla a quell’ora hanno spento le luci: i nonni e le nonne dormono. Amen.  

Bene, andiamo ora alla notizia del giorno: la Rai ha sospeso Ranucci per dieci giorni. Difficile interpretare e commentare. Per quanto sappiamo e per quanto abbiamo seguito ci siamo fatti una vaga idea. La Rai ha annaspato nel buio e nella confusione sin dall’inizio della vicenda e, ad aggravare la sua posizione, gli sono giunti “aiutini” da autorevoli esponenti dei partiti di Governo (La Russa, Salvini etc.) e da autorevoli quotidiani che hanno “pompato” costantemente la vicenda con paginate intere di “fonti” interne Rai con lavori del Comitato Etico. Tra i quotidiani, sceglietene uno a caso.

Amico di Lavitola o meno, simpatico o antipatico o meno, sbruffone o meno, il perno centrale di tutta la vicenda è e rimane uno solo e chiarissimo: Ranucci doveva e deve essere stroncato subito, prima dell’inizio della nuova campagna elettorale. Impensabile, impossibile immaginare che il prossimo l’8 novembre Report potesse partire da “Eravamo rimasti a “l’amico mafioso” o qualche indagine sui software comprati dagli israeliani”. Ecco allora che nella confusione e nel nulla in cui si sono agitati i legali Rai arriviamo alla decisione comunicata ieri. “Solo” dieci giorni e non il licenziamento a cui molti speravano sono la prova provata, la canna fumante del nulla che hanno in mano e un autogol clamoroso di un tentato bluff che gli rischia di finire miseramente. Partiamo da questo che è il punto più grave: vengono imputate a Ranucci le conversazioni tra lui e un parlamentare dei 5S, Dario Carotenuto. Non si può intercettare un parlamentare e non si possono utilizzare sue intercettazioni senza l’autorizzazione della apposita commissione della Camera. In altri termini: se avevano prove forti, convincenti e robuste da resistere in ulteriore giudizio lo avrebbero licenziato in tronco, senza esitazioni. Come abbiamo scritto e supponiamo: c’è altro. Non potevano, non volevano e non dovevano licenziare Ranucci.

Di autogol i legali Rai &C ne hanno commessi senza sosta: l’ultimo è “l’ucronia” (genere narrativo e un esperimento mentale basato sull'ipotesi che la storia del mondo abbia seguito un corso alternativo rispetto a quello reale - Wikipedia) del direttore Corsini (amico e sodale della Meloni) il quale ha auspicato che “Speriamo che Ranucci non venga reintegrato”. Un classico “wishful thinking” di altri tempi che detto nel pieno di un procedimento in corso non sembra proprio una bella mossa. Semmai fosse che invece Ranucci venisse reintegrato dal Giudice che succede? Corsini si dimette? Nota bene: nelle “note aggiuntive” che la Rai ha presentato al giudice del lavoro di Roma, c’è il famigerato articolo del Corriere del 27 settembre con il titolo “Se ritorna lui ce ne andiamo noi. Report, la redazione contro Ranucci” ovvero veleno inzuppato nel nulla intriso di niente senza un nome, una persona della redazione che sia uscita allo scoperto. Poi, ovviamente tutto smentito.

La “guera” è in corso …

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lunedì 5 ottobre 2026

FLASH: Ranucci sospeso per 10 giorni

 Apprendiamo dal Fatto Quotidiano 

che la Rai ha comminato una sanzione di 10 giorni a Sigfrido Ranucci.

A domani il commento 


https://www.ilfattoquotidiano.it/2026/10/05/rai-ranucci-sospeso-report-news/8528060/  

RAI Uno: è notte ... per gli anziani è ora di dormire e per i giovani è tempo di migrare

By Bloggorai ©

Iniziamo bene la settimana con un grazie ad una nostra attenta e qualificata lettrice che ci permette di affrontare un tema importante: perché milioni di telespettatori abbandonano la Rai? 

È successo nei giorni scorsi che Rai Uno ha mandato in onda DOC, una fiction di successo (e ci dicono anche interessante). Abbiamo poi constatato che questa nuova serie ha perso oltre 3 milioni di persone da quando è iniziata nel 2020. Ci siamo chiesti perché è avvenuto questo fenomeno, cosa è successo, quali sono gli elementi che hanno indotto così tanti telespettatori a cambiare canale o piattaforma?

Abbiamo accennato a due possibili cause: “Una è legata al momento della sua prima messa in onda, il 2020, quando il Paese era sotto la pressione della pandemia dove il tema “sanità pubblica” destava giocoforza enorme attenzione poi, per fortuna, ora scemata. Un’altra possibile risposta è legata ai mutamenti “fisiologici” del pubblico che in parte si definisce come zoccolo duro di aficionados ma in altra parte tende a richiedere (e trovare) nuove idee, nuovi prodotti, nuove “narrazioni” anche su altre piattaforme”. Ora, la nostra lettrice ci ha segnalato forse la causa più rilevante, quella che ha modificato sostanzialmente le abitudini serali degli italiani di fronte alla TV: l’ora della messa in onda della “antica” prima serata che non inizia più intorno alle 21.15 ma quasi intorno alle 22. Giovedì sera DOC è iniziato esattamente alle 21.50 al termine del solito lunghissimo gioco dei pacchi, un aperto sostegno alla ludopatia.

Passo indietro: il 28 gennaio 2026 l’AgCom delibera un “Richiamo nei confronti della società Rai-Radiotelevisione italiana S.p.A. al rispetto delle previsioni di cui al punto 3 dell’allegato 1 al Contratto di servizio” ovvero “RICHIAMA la RAI – Radiotelevisione italiana S.p.A. all’osservanza degli obblighi derivanti dal punto 3 dell’Allegato 1 al Contratto di servizio, garantendo la coerenza tra gli orari di trasmissione comunicati al pubblico e l’effettiva messa in onda dei programmi, anche 19/26/CONS 4 nella fascia di prime time…”. Cosa è successo dopo? Nulla. Lettera morta, nessuno se l’è filata. Un richiamo formale dell’Autorità di Controllo e Garanzia del Servizio Pubblico viene completamente ignorata come se nulla fosse. Come al solito, ci domandiamo se i consiglieri di amministrazione, oltre che diffondere comunicati stampa del giorno dopo e partecipare festosi all’inaugurazione del nuovo Studio Pippo Baudo, si accorgono che ci sono regole che andrebbero rispettate dal Servizio Pubblico, altrimenti poi difficile lamentarsi del fatto che la Vigilanza è sospesa. A cosa serve il Contratto di Servizio se poi nessuno provvede a farlo rispettare?

Ma andiamo avanti. Il tema della “prima serata” è ormai vecchio anche se, ufficialmente, ha una data recente: tutto inizia il 14 luglio dello scorso anno con l’inizio della Ruota della Fortuna di Mediaset, con un format iniziale di circa 50 minuti poi scivolato verso i 70 per concludersi regolarmente intorno alle 21.50 uccidendo così completamente il “prime time”. Rai segue “a ruota” Mediaset, pur andando regolarmente “sotto” il diretto concorrente. 

Sono trascorsi “appena” dieci anni da quando il DG Campo Dall’Orto e il direttore Fabiano dichiararono “la prima serata deve iniziare alle 21.15”. Altri tempi, altra Rai. Non se li sono filati nessuno e le cose sono sempre peggiorate. Secondo il glossario Auditel “Prime Time- E’ l’orario “di punta” della Televisione. In Italia, il Prime Time inizia ufficialmente alle 20:30:00 e termina alle 22:29:29. Tuttavia, si è andato progressivamente diffondendo l’uso del “Prime Time” compreso tra le 21:00:00 e le 22:59:59”. Ovvero, una volta iniziava subito dopo i Tg ed ora inizia subito dopo la fine dei giochi (Canale 5 ha aperto la strada). Nei giorni scorsi, l’attrice Elena Sofia Ricci ha protestato: “Prima serata troppo tardi, mancanza di rispetto per il pubblico” e il “pubblico” poi si scoccia a cambia canale oppure emigra verso altre destinazioni: le piattaforme. Al solito: cercate i soldi. Leggendo i listini di Rai Pubblicità e di Pubblitalia i costi degli spot variano dagli 80 ai 130 mila euro per 30 secondi. Il “rispetto del pubblico” passa attraverso questa mannaia: per evitarla i telespettatori fuggono e le piattaforme gongolano.

Nota bene: l’emigrazione di telespettatori in fuga da Rai Uno ha riguardato pure il sabato sera, ovvero  la trasmissione di punta della rete: “Ballando con le stelle” negli ultimi 5 anni ha perso per strada circa 1,5 milioni di persone, passando dai 4 dell’edizione del 16 ottobre 2021 ai 2,4 del 3 ottobre scorso.

Gli anni passano, i figli crescono e i telespettatori Rai invecchiano. I figli “scappano di casa” e gli anziani guardano Rai Uno o ciò che ne resta.

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sabato 3 ottobre 2026

RAI. I have a dream ...

By Bloggorai ©

Ogni tanto, succede, che si possa immaginare o sognare che la Rai, il Servizio Pubblico Radiotelevisivo, possa essere diverso da quello che oggi è e magari vagamente somigliante a quello che era … una volta. I sogni, si sa, sono materia misteriosa e non costano nulla.

Ecco allora che, succede, che va in onda la quarta serie di Doc, una serie fiction su Rai Uno di grande successo. Ne parlano gran bene e lo stesso Corriere oggi ne magnifica le qualità a tal punto da scrivere “Miracoli della fiction. Argentero, ministro subito!!!”. Ovviamente, c’è stato subito chi ne ha applaudito l’ennesimo successo di pubblico: giovedì sera “vince la serata …” oppure “sbanca gli ascolti …” etc. Verrebbe da dire che, succede, che pure alla Rai si fanno “cose” buone. Già, se non che le “cose” ovvero gli ascolti di Doc vincono la serata ma non convincono i telespettatori: dalla prima edizione ad oggi sono “emigrati” poco meno della metà, passando dai circa 7 milioni del 2020 a circa 4 di quest’ultima puntata. La perdita non è di poco conto: lo share è rimasto pressoché invariato (circa il 26%) ma le “teste” di fronte alla tv sono diminuite con grande disappunto degli inserzionisti pubblicitari che, notoriamente, comprano spazi in relazione agli individui presenti di fronte alla Tv e non per lo share. Cosa è successo? Perché un numero così elevato di telespettatori abbandona il suo interesse? Ci sono tante risposte plausibili. Una è legata al momento della sua prima messa in onda, il 2020, quando il Paese era sotto la pressione della pandemia dove il tema “sanità pubblica” destava giocoforza enorme attenzione. Un’altra possibile risposta è legata ai mutamenti “fisiologici” del pubblico che in parte si definisce come zoccolo duro di aficionados ma in altra parte tende a richiedere (e trovare) nuove idee, nuovi prodotti, nuove “narrazioni” anche su altre piattaforme. Non tutto funziona come Montalbano, o come la Principessa Sissi o come Pretty Woman con la televisione dei bei tempi che furono.

Ecco allora che, succede, nei giorni scorsi si è sparsa sui social una notizia: Rai Storia manderà in onda il prossimo 10 ottobre il documentario Naza sul genocidio “tecnologico” compiuto dall’esercito israeliano nella striscia di Gaza dove sono stati massacrati oltre 70 mila civili. La voce gira velocemente e solleva incredulità: possibile mai che la Rai possa essere così coraggiosa ma mandare in onda una cosa del genere? Bloggorai ha sollevato dubbi e chiesto in giro: naaaaaa, tranquilli … sereni. Non ci pensano lontanamente e, anzi, se ne guardano bene anche solo da sollevare il tema.

Ecco allora che, succede, nei giorni scorsi è iniziata la programmazione di “Italiana” sul canale 57 al posto di Rai Scuola. Abbiamo provato a vedere e ci è passata subito ogni fantasia. Niente, non c’è verso: sprovveduti allo sbaraglio che pur di impossessarsi di un territorio televisivo non si fanno scrupoli di cancellare un vincolo di Servizio Pubblico e metterci al suo posto una riedizione di vecchi programmi rivisiti e corretti in acqua fresca. Techedeche, a confronto, è una grande novità. “Vogliamo promuovere il Made in Italy nel mondo” ha detto il direttore distribuzione Ciannamea (una volta, si leggeva, molto quotato in area Lega, ora non si sa). Già: ne abbiamo tanto bisogno.

Ecco allora che, succede, nei giorni scorsi andavano in onda i mondiali di ciclismo su RaiDue. È successo che, ad un certo punto, la trasmissione è stata interrotta per dare la linea al Tg2 proponendo di proseguire e spostare la visione su Rai Play. “Demenziale” è stato il commento più generoso: passare dal DTT allo streaming è come darsi una zappata sugli stinchi e vivere felici. Nella Rai di oggi succede.

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