“… sono le persone che fanno le cose e giammai avviene il suo
contrario …”
Lo spunto di questo post è un film e un video su You Tube, visti in un caldo pomeriggio e una sera di fine agosto.
Sono trascorsi oltre 50 anni da allora, dai primi anni ’70,
e da allora molti soggetti, i protagonisti di tante “cose” italiane sono sempre
gli stessi: “faccendieri” più o meno ammanicati, prelati più o meno vicini al
Vaticano, servizi più o meno deviati, massoni più o meno “in sonno”, mafiosi
più o meno criminali, fascisti più o meno bombaroli insieme a qualche “banda”
più o meno della Magliana. Succede, spesso, di rivedere questo film già visto, di conoscere
già la trama di tante “cose” ma di non sapere ancora come andrà a finire,
proprio come in un giallo di cui non si saprà mai chi è stato l’assassino.
Agli inizi di quegli anni ’70 Bloggorai e tanti nostri lettori e lettrici avevano, chi più chi meno, 20 anni. Avevano già alle spalle tanta storia,
avevano cominciato a mangiare pane e politica già dalle prime classi di liceo
con le occupazioni e godevano dell’onda lunga del ’68. Eravamo tanti ed eravamo
preparati: chi con le “scuole quadri” (ancora c’era quella mitica del PCI alle
Frattocchie) e chi con i “corsi di formazione politica”. Molti tra chi ci legge
da anni ricordano benissimo quegli anni e cosa succedeva: qualcuno ha fatto
fulgida carriera e, per citare qualcuno a caso, Paolo Gentiloni è stato financo
Presidente del Consiglio e Paolo Mieli è ora grande firma del Corriere. Dal marxismoleninismomaotsetungpensiero
a Palazzo Chigi o a Via Solferino la strada è breve.
Tutto questo per dire che ieri sera ci siamo messi comodi in
poltrona per vedere Il Falsario su Netflix, film presentato alla mostra del
Cinema l’anno scorso a Roma. Il film è tratto dal libro Il falsario di Stato
di Nicola Biondo e Massimo Veneziani pubblicato nel 2008 dove si racconta la vita
reale del falsario e criminale italiano Antonio Chichiarelli. Il film ha molti pregi:
ottima scrittura, regia ineccepibile, attori convincenti e “location” (Roma)
ovviamente di grandissima suggestione. La vicenda si svolge a partire dai primi
anni ’70 quando si avvertiva l’inizio di una lunga e drammatica stagione
politica che avrà il suo punto fermo con il rapimento e l’uccisione di Aldo Moro.
Erano gli anni in cui tutti grandi “poteri forti” erano in azione per impedire
il temuto “compromesso storico” tra Dc e PCI di Enrico Berlinguer: vedi elenco
di cui sopra. Erano pure gli anni delle Brigate Rosse e dei tanti misteri che
ancora si portano dietro.
Il film sulla storia del falsario romano (per intenderci
bene, quello che ha scritto il famigerato e falso Comunicato delle BR n. 7) è perfettamente
ambientato, pure nelle immagini, in quella Roma cialtrona, rubona, piaciona e
politicona che spazia dal Jackie’O di Via Veneto alle Sale Biliardo di
periferia, dalle belle e ricche case di Via Giulia ai condomini di “Torbella”. Se
provate a soprapporre alcuni personaggi di allora con alcuni di quelli recenti
o attuali, li trovate sufficientemente corrispondenti tanto da far pensare
senza esitazioni quanto abbiamo scritto in apertura: un film già visto. Epperò,
tra i personaggi più o meno riconducibili a figure note c’è sempre un “attante”
ovvero un Ignoto X che, ora come allora, sembra voler tirare i fili delle “cose”
che accadono e che rimane sempre nell'ombra.
Veniamo al video visto su YouTube a firma di Roberto Saviano
sulla vicenda Lavitola Ranucci (vedi https://www.youtube.com/watch?si=fv-yuKW3vvZLyfLf&v=soWZQSk55Ws&feature=youtu.be
). Si tratta di una ricostruzione dettagliata, millimetrica ed aggiornata, sulle
carte della Procura di Roma che hanno condotto in carcere Lavitola come mandante
della bomba davanti casa di Ranucci. Saviano, a differenza di tanti, ha letto
e studiato le carte, conosce l’argomento e il suo contesto storico. Il suo racconto
inizia un istante dopo l’esplosione del 16 ottobre. Gli investigatori hanno subito
buon gioco: la banda criminale è squinternata e sprovveduta (forse) e lasciano tracce
facili ed evidenti. Sprovveduti allo sbaraglio che fanno emergere “Capannelle”
e “Er Pantera” della Banda del Buco come i geni del male. Epperò, ricordiamo bene
anche noi che quel pomeriggio a Piazza Santi Apostoli, sotto la pioggia, rimanemmo
alquanto sorpresi sula “pista dei criminali di Ostia”. Ma il dunque, il nocciolo del racconto di Saviano
si ferma dove siamo fermi tutti noi: è una piccola “cosa” ovvero una vicenda
umana di bassa levatura oppure c’è un “terzo livello” al quale, per ora, è
difficile accedere?
Il corollario della frase che abbiamo posto in apertura è: quando
le “cose” succedono sono le persone che le vogliono far succedere e quando questo
avviene, solitamente, è perché si vuole che succedano. Nulla, o quasi, avviene
mai per caso e, come noto, il vuoto in natura non esiste.
In tutto questo la Rai è definitivamente svanita, evaporata,
dissolta sotto il caldo infernale. Ne riparleremo con il fresco, se e quando arriverà.
Certo, ne riparleremo quando Rossi &C avranno deciso, in gran segreto, le sorti di Ranucci e di Report.
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