martedì 7 aprile 2026

RAI: il buco della serratura prossimo venturo

By Bloggorai ©

Care lettrici … cari lettori … Questa settimana la iniziamo leggeri, la tocchiamo piano piano, soavi, sobri, in punta di penna o di tastiera. Una volta si diceva che la missione del Servizio Pubblico doveva essere quella di “educare, informare e divertire”. Era un buon proposito, scopiazzato ma funzionava. La Rai lo ha fatto e lo fa ancora: educare forse, informare dipende e divertire poco.

Ebbene ci vogliamo soffermare proprio sul divertire. Facciamo mente locale sul palinsesto delle tre reti, ma di divertente, di comico, troviamo poco o quasi nulla. È probabile che il “genere” non tira, almeno in Rai, perché invece le altre emittenti qualcosa propongono e non sono nemmeno poi tanto scarsi. Sicchè la Rai si rifugia nella ”confort zone” dell’intrattenimento leggero dove, magari in mezzo ci mette dentro qualche comico che ogni tanto infila una battuta. Poca roba. In sostanza: “divertire” in Rai è un verbo desueto. Non tocchiamo il tasto di “Canzonissima” che ormai si avvia verso un lento e triste destino con ascolti declinati al 17% con poco più di 2 mln mentre la concorrenza ne macinava 1 milione di telespettatori in più con il 23,3% di share. In questo genere di intrattenimento regna il gioco dei pacchi ovvero l’elogio puro alla ludopatia come pure le tante ore che ormai da anni la rai dedica a Garlasco.

Ecco allora che, da qualche anno, è sorto un nuovo genere che ammicca il divertimento sotto forma di sarcasmo, di giornalismo sotto mentite spoglie, di sfrugugliamento pruriginoso, una sorta di “Only Fans” fatto in casa, all’amatriciana, un buco della serratura puntato sulla camera da letto. Si tratta di quella nota trasmissione, tanto promozionata da Dagospia, e condotta dalla Fagnani e in onda su Rai due in prima serata.  Questa sera sarà ospite di eccezione Amanda Lear (86 anni in ottima forma, giusto per rimanere sul target Villa Arzilla) che ci intratterrà sulle sue relazioni sessuali con Salvador Dali, un menage a trois e con altri uomini che lui gli proponeva, con David Bowie che però gli faceva un pò schifo e con i sui tanti amori “trasgressivi … con tanti ragazzi eterosessuali bellissimi ma noiosi. Con un gay è diverso. Anche mio marito era bisessuale”. Da ricordare nelle precedenti stagioni le puntate con Rocco Siffredi (un personaggetto assai noto nell’ambiente, quasi un eroe nazionale) e con l’ex pornostar Malena. Grande successo.

Non c’è dubbio, per gli appassionati, per i curiosi, per i frequentatori delle diverse piattaforme di intrattenimento di questo genere, per gli studiosi del sesso leggero, soave, frizzantello, è la trasmissione giusta al momento giusto e, per dovuto riconoscimento, in grado di riscuotere il successo gli si merita. Senza tanta puzzetta sotto il naso: forse, è una parte di quella missione di Servizio Pubblico che la Rai deve pur fare, magari poco poco, appena appena, ma non può essere fuori(si fa per dire ... of course!!! non si sa mai che qualcuno ci prende sul serio). Non dimentichiamo mai, tanti anni addietro, quando Bloggorai era a RaiUno, un noto dirigente durante una riunione, disse più o meno: “Adottando la famosa teoria delle tre S (Sesso, Sangue e Soldi) Se la Rai mandasse in onda, magari dopo le 24, una trasmissione porno/sentimentale potrebbe avere un sicuro successo”. Chissà se qualcuno gli avesse dato retta. Comunque, dai che si siano vicini!!!

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domenica 5 aprile 2026

Buona Pasqua ???

By Bloggorai ©

Care lettrici e cari lettori, ci verrebbe spontaneo augurarvi Buona Pasqua ma abbiamo qualche esitazione. 

Con l’inferno davanti promesso dal pistolero americano e dal suo amico e complice israeliano e il medioevo e la barbarie alle spalle con un genocidio ancora in corso e nel mentre, oggi, non sappiamo se avremo risorse per i prossimi giorni “Se la situazione peggiora si può arrivare a non avere tutta l'energia necessaria anche in Italia” come ha detto ieri la Meloni, quali Auguri di Pasqua di Pace, serena e gioiosa ci possiamo fare?  

Comunque, proviamoci, vogliamoci bene, almeno noi.  

bloggorai@gmail.com 

sabato 4 aprile 2026

RAI (e non solo): il primato della Politica 1

 

By Bloggorai ©

Succede, talvolta, che qualche lettore o lettrice rimane “sorpreso” perché ci occupiamo “ancora”, da tanti anni,  di certi argomenti come, ad esempio, Rai Way. Lo facciamo per due ottimi motivi: il primo è perché interessa tanti, tante lettrici e lettori (così ci dice Google Analytics), seppure non ne sono particolarmente coinvolti. È verosimile che però siano persuasi della sua rilevanza strategica in ambito strettamente tecnologico. Il secondo motivo è perché la lunga storia di Rai Way è la cartina di tornasole, il paradigma, la metafora, la quintessenza del primato della politica sulla Rai. Diciamo pure che Rai Way rappresenta, in sintesi, in vitro, la storia recente della Rai e quindi appare “più semplice” la sua narrazione e, di conseguenza, la sua comprensione: se non si conosce non si capisce.

State sereni, non ve la riproponiamo dalle origini ma solo da qualche anno addietro, a beneficio di qualche lettore “distratto” o “smemorato” o peggio ancora, forse complice o partecipe per interessi personali che è rimasto suggestionato dalle recenti nomine nel Cda di Rai Way oppure da un voto unanime di "questo" Cda con un AD espressione del Governo e un presidente F.F pro tempore ... pure lui espressione del Governo nonostante sarebbe dovuto essere "di garanzia" ovvero espressione dell'opposizione ... già .. sarebbe dovuto ...

Premessa: ci dobbiamo intendere su un concetto fondamentale molto in voga in ambienti Rai (forse anche in altri ambienti): cosa si intende per persona “brava” o altrimenti “tecnica” ovvero capace in se, nella sua natura professionale ovvero il “non lottizzato” come volgarmente talvolta viene inteso? In tanti anni di frequentazioni di ambienti aziendali e politici (non solo Rai) non ci è “quasi” mai dato di assistere a fenomeni miracolanti: qualcuno assunto come dirigente, promosso qualche cosa o incaricato di… se non perché appartenente “in quota” o sostenuto da una “parrocchia” quale che sia. Siamo entrati al VII di Viale Mazzini  piano di Viale Mazzini quando a destra c'era il democristiano Pasquarelli e a sinistra il socialista Manca e non si muoveva paglia se non dopo accanita trattativa. Semmai è successo che una persona "brava" ha avuto spazio, è stato un caso fortuito, sfuggito ai radar o perché non se ne poteva fare a meno. Per non dire che pure quando c’era uno “bravo”, licenziato ingiustamente e poi riassunto in forza di diritto da sentenza di Cassazione, è stato relegato in periferia, chiuso in una stanza e gettata la chiave o altri “bravi” elegantemente accompagnati ad una uscita anticipata. Non è dato sapere a parità di condizioni, che la “bravura” sia preferita a scapito della “quota” politica di riferimento. Una volta ai diceva “un democristiano, un socialista e uno bravo” … una volta … ma il bello è che quella volta ha segnato il marchio di fabbrica Rai con la sola prevalenza dei primi due, per quello “bravo” non c’era più posto. Se quella “quota” è forte ed ha potere contrattuale vai avanti, altrimenti resti al palo, rimani “bravo” ma “disabilitato” se non spinto elegantemente in un angolo dimenticato. 40 anni ed oltre di Rai in quasi tutte le strutture e direzioni importanti ci permettono di poterlo affermare con cognizione e documentazione.

Nei giorni scorsi abbiamo saputo che in alcune scuole superiori ci sono docenti che stanno proponendo una “nuova” materia di insegnamento: la “geo-storia” ovvero un ibrido tra storia e geografia. Sembra una proposta eccellente: difficile infatti comprendere i fatti storici se non vengono collocati nel corretto contesto geografico. Come si può comprendere la crisi del Medio Oriente se non si comprende la collocazione geografica di popoli e civiltà millenarie che insistono in quell’area del mondo? Il Tigri e l’Eufrate come pure il Nilo sono state le culle dell’umanità. Quando in quelle aree si ragionava di matematica, astronomia, ingegneria ed economia nelle “americhe” i “bianchi” ignoravano del tutto la loro la loro esistenza e quando lo hanno scoperto, pochi secoli addietro, la prima cosa che hanno fatto è stata radere al suolo anche quelle civiltà per depredarne le ricchezze e imporre la loro religione per poi abbandonarsi alla legge dell’OK Korrall.

Bene, anche Bloggorai vuole proporre un modesto contributo per comprendere bene le vicende Rai, del Servizio Pubblico, del bene comune dell’informazione. Proponiamo un nuovo termine: la “poli-storia” ovvero la “politica” come contesto imprescindibile per comprendere la “storia” della Rai esattamente come “specchio del Paese” come talvolta grossolanamente ma efficacemente si definisce.

Nei giorni scorsi e da tanti anni ormai vi parliamo di Rai Way e ancora ieri vi abbiamo aggiornato. Lo facciamo non per particolare “fregola” tecnologica o finanziaria (che pure ha un fondamento importante) ma perché riteniamo che la sua “storia” sia particolarmente paradigmatica e metaforica per rappresentare il tutto che la Rai rappresenta in questo momento storico, in questo Paese e con questo governo. In altri termini, proponiamo la “lettura” di una vicenda parziale e subordinata, il decennale processo di cessione/fusione della quotata Rai, per descrivere il più grande e rilevante processo di trasformazione del Servizio Pubblico.

Rimanete sintonizzati … ci aggiorniamo presto.

bloggorai@gmail.com

giovedì 2 aprile 2026

FLASH !!! notizie dal futuro

By Bloggorai ©

Una volta si leggeva una pubblicità: “Chi beve birra campa cent’anni!”. Fatte le debite proporzioni, si potrebbe dire che “chi legge assiduamente Bloggorai è solitamente bene informato”. Non possediamo la sfera di cristallo, ma semplicemente leggiamo e ci informiamo insieme ad una buona e consolidata rete di lettori e lettrici esperti/e e autorevoli.

Allora, come ben sapete, abbiamo seguito e seguiamo attentamente da molti anni il “dossier” Rai Way. Non sappiamo tutto ma abbastanza: dalla quotazione alla travagliata e annosa vicenda della cessione/fusione con Ei Towers.

Nei giorni scorsi vi abbiamo anticipato due elementi fondamentali: il rinnovo del MoU per ulteriori tre mesi e il rinnovo dell’attuale AD Roberto Cecatto (quota Lega, dicono ...dicono). Tutto confermato come previsto: poco fa è stato diffuso il comunicato ufficiale dove si legge la proposta dell’Azionista Rai: “Enrico Mordillo (Presidente), Roberto Cecatto (Amministratore Delegato), Monica Caccavelli, Romano Cecconi (indipendente), Barbara Morgante (indipendente), Gian Luca Petrillo (indipendente), Greta Tellarini (indipendente), Maria Cristina Vismara (indipendente), Nicola Claudio”. 

Oltre alla riconferma di Cecatto che, come ribadiamo è nel pieno solco di un tema prevalentemente “politico” prima ancora che industriale o finanziario (vedi Giorgetti, altre nomine, riforma Rai etc) ci sono tre nomi che balzano all’attenzione: il presidente designato, Mordillo, è l’attuale CTO Rai e, ci dicono, trattarsi di una “grossa anomalia ... ai limiti di un clamoroso conflitto di interessi” ci ha commentato a caldo un “attento analista”. Verificheremo. Poi, attenzione, la Vismara anche lei appartiene alla “parrocchia” Lega. Poi ancora la Caccavelli, dirigente Rai S&Sec … e infine Nicola Claudio, “vecchio” volpone di navigatissima esperienza, da poco ex Rai Cinema ed ex tante altre cose ed ora catapultato nel bel mondo delle antenne Tv e degli Hyperscale. Auguri!

Come si colloca questa mossa dell'azionista Rai nel determinato contesto politico? “Big trouble in Chinatown”? Forse ma anche no. La lettura del dossier si svolgerà pagina per pagina, giorno per giorno, con due distinti “libri”: anzitutto il primo sarà su come si redistribuiscono gli equilibri di potere tra i partiti di maggioranza e, in subordine, con quelli dell’opposizione nella partita delle prossime nomine tra consociate e partecipate. Il secondo libro, di enorme interesse e rilevanza strategica, è l’Opa di Poste su Tim che certamente impatterà direttamente o indirettamente su Rai Way.

Come abbiamo scritto e ne siamo sempre più convinti, questo è anno di transizione dagli esiti assolutamente incerti sul terreno politico istituzionale. Semmai il Governo dovesse resistere e completare comunque la legislatura, le partite di cui sopra saranno ancora più aspre. Intanto Cecatto, intanto la Lega, ha piazzato la boccia al posto giusto nel momento giusto. Se tutto questo è avvenuto è solo perché “… Vuolsi così colà dove si puote ciò che si vuole, e più non dimandare…”. Per ora, solo per ora … poi si vedrà.

Bloggorai@gmail.com

Bloggorai oggi si riposa, si diverte, studia e lavora

by Bloggorai 

Oggi ci sarebbe tanto di scrivere ma preferiamo prenderci una giornata di pausa.

Comunque, non si sa mai, rimanete sempre sintonizzati.

 

mercoledì 1 aprile 2026

La Civiltà delle Immagini 2026: tra antichi "pali" e moderne torri TLC

By Bloggorai ©

"Perché l’animo tuo tanto s’impiglia",
disse ’l maestro, "che l’andare allenti?
che ti fa ciò che quivi si pispiglia?

Vien dietro a me, e lascia dir le genti:
sta come torre ferma, che non crolla
già mai la cima per soffiar di venti;

(Purg. C.V)

Non ci poteva essere “figurina” peggiore e significativa per chiudere in bruttezza il capitolo di Marzo del nostro immaginario Album sulla Civiltà delle Immagini 2026: il ministro israeliano dell’estrema destra e fiancheggiatore degli ultraortodossi Ben Gvir mentre festeggia con frizzi e lazzi l’introduzione della pena di morte valida però solo per i palestinesi: se invece è un colono che uccide a bruciapelo donne e bambini magari vince in premio in villino vista mare a Gaza o un uliveto rubato in Cisgiordania. La spilletta con il nodo scorsoio usato per impiccare portata al bavero della giacca di Gvir e dei suoi scherani è la sintesi della barbarie a cui sono giunti, al pari degli altri e forse più.

(da Il Fatto)

In verità meriterebbe un posticino anche la sbiadita immagine dell’aereo di Sigonella nel 1985 circondato da Carabinieri e Marines USA, oggi tornato alla cronaca “a nostra insaputa” perché solo casualmente un giornalista del Corriere ha saputo che Crosetto ha negato l’atterraggio ad aerei americani destinati a bombardare l’Iran.

Andiamo avanti e iniziamo il nuovo mese. Ci sarebbe da spendere due righe, due, sulla sconfitta dell’Italia dai prossimi mondiali. Se la sono cercata e l’hanno trovata: da quando governano certi “signori” del calcio (Lega, FIGC, Ass. Calciatori e Ass. Arbitri e Club più o meno potenti) l’Italia è fuori da tutto. Era tutto già scritto da tempo, nessuno inventa nulla. Amen. Ora ci saranno conseguenze sugli ascolti televisivi Rai che, indubbiamente, ne risentiranno.

Giriamo pagina e andiamo due passi indietro per andare uno avanti e anche in questo caso era tutto già scritto (da Bloggorai): da rileggere attentamente quanto abbiamo pubblicato lo scorso giovedì 19 marzo 2026 con il titolo “Oggi Rai Way: la madre e il padre di tutte le battaglie per il futuro del Servizio Pubblico” vedi bene  https://bloggorai.blogspot.com/2026/03/oggi-rai-way-la-madre-e-il-padre-di.html . Abbiamo scritto “Per quanto abbiamo potuto sapere è molto possibile che si andrà verso un suo ulteriore rinnovo (scadenza prevista 30 marzo). Non ci sono presupposti concreti per fare altrimenti” e così è stato: ieri sera è stato comunicato ufficialmente che “Rai S.p.A., F2i Sgr S.p.A. e Mfe – MediaForEurope N.V. comunicano di aver sottoscritto in data odierna un accordo modificativo del Memorandum of Understanding del 19 dicembre 2024, come già prorogato il 26 settembre 2025. L’accordo prevede la proroga fino al 15 giugno 2026 dei termini previsti dal Memorandum, al fine di consentire il completamento delle attività previste e di proseguire il confronto tra le Parti”. 

Altri tre mesi di sofferta attesa verso il nulla, verso un vuoto che durante questi mesi precedenti non è stato colmato su due punti derimenti: la governance ovvero chi comanda e per fare cosa e in quale contesto normativo e tecnologico. Sul chi comanda, per quanto ne sappiamo, siamo in alto mare. Per quanto abbiamo scritto e ribadiamo, la possibile conferma di Cecatto, attuale AD Rai Way, viene interpretata come “un brodino allungato” e la data di scadenza a fine giugno non è casuale. Quest’ultimo punto forse oggi è il più rilevante. Oggi Il Sole, a firma Andrea Biondi, titola e scrive “Rai Way e Ei Tower, proroga fino al 15 giungo. Le parti consapevoli che oltre il nuovo termine non si potrà andare”.   

Per molto tempo, quasi dieci anni, si è scritto e parlato di “polo delle torri” tra i principali operatori broadcasters. Oggi non è più così, almeno, non lo è del tutto. Oggi il tema è l’integrazione di sistemi diversi e complementari, robusti e affidabili: per l’operatore pubblico la sfida consiste nel poter utilizzare una infrastruttura strategica, ovvero un unico fornitore per broadcast e broadband, in grado di utilizzare sinergie tra torri di alta e bassa quota, stabilmente collegare in fibra e con una posizione rilevante sul mercato. 

Ma, torniamo ad interrogativo già posto: la Rai ha una strategia tecnologica? Usciti di scena molti dei suoi protagonisti degli anni passati, oggi non si avvertono segni di vita. Per essere più precisi, la Rai ha una sua strategia verso la sua “quotata” Rai Way oppure viene considerata solo una “partita di giro” finanziaria dove a fronte di un ricco canone (oltre 235 mln) restituisce lauti dividendi agli azionisti? Esemplare la vicenda della storia della CDN tra quella utilizzata da Rai (Akamay) e quella di RaiWay che è tutta da scrivere e raccontare, come pure quella complementare dei Data Center. Ci scrive un autorevole lettore: “Data Center è un di cui della CDN che fornisce i servizi edge, ovvero ospita i server su cui sono distribuiti i programmi richiesti dagli utenti.  Più gli edge sono distribuiti sul territorio meno sono gli utenti serviti da ciascuno di essi e più alta è la velocità per utente. La CDN proprietaria aveva senso 10 anni fa. Ora i data center ed i servizi associati crescono come i funghi in autunno e quindi tanta concorrenza e prezzi in calo continuo e costi in continua crescita per essere sempre al top tecnologico. La CDN è una commodity”. Su questa falsariga si pone il tema dell’Hyperscale di Pomezia tutto da inventare, nei tempi e nei costi, come ha dichiarato l’AD Rossi quando lo ha presentato nei giorni scorsi dove pure non ha fatto cenno a quali potrebbero essere i potenziali “clienti” e dove si intuisce che la vera sfida è tutta lì. 

Un altro lettore ci ha ricordato ambiti analoghi: gli Hyperscale in Lombardia dove solo quello di Amazon AWS a Rho Pero che andrà in funzione entro il 2029 avrà un costo già definito di oltre 1,2 miliardi di euro e dove verranno occupate circa 5000 persone. Per intenderci, per quanto abbiamo letto quello di Rai Way ha un costo previsto di circa 400 mln. Per la cronaca, Rai Way occupa circa 600 persone di cui quasi la metà sono amministrativi. Vedi “Gli hyperscaler trascinano il mercato. Le stime poggiano sugli annunci degli hyperscaler del cloud, come Amazon Web Services, che a maggio 2025 ha annunciato l’espansione dell’infrastruttura cloud in Italia con un investimento da 1,2 mld di euro. Microsoft ha annunciato il raddoppio dell’investimento sui data center, fino a 10 mld di euro, mentre tra i player italiani Eni ha firmato una lettera di intenti con gli emiratini di Mgx e G42 (gli stessi che hanno puntato sull’italiana Domyn, all’epoca iGenius) per costruire data center con potenza fino a 1 Gw, con il primo esemplare previsto a Ferrera Erbognone, in provincia di Pavia. Tra 2024 e 2025 sono arrivate aperture anche a Roma (come Aruba e Medterra) ma i progetti più grandi sono sempre a Milano. Tra gli altri vanno ricordati quelli di Data4 (progetto da un miliardo di euro) a Vittuone e quello di Apto a Lacchiarella (investimento da 3,4 mld di euro)” (da https://www.fortuneita.com/2025/10/07/data-center-boom-tra-2025-e-2026-i-nodi-da-superare-e-la-sfida-di-andare-oltre-milano).

Però, ribadiamo una volta per tutte, il problema non è Rai Way che arriva tardi (semmai l’Hyperscale di Pomezia vedrà la luce) ma il suo azionista di maggioranza, ovvero Rai che non ha visione strategica e, a sua volta, il problema è del suo azionista di maggioranza ovvero il Governo di turno. Come al solito, “Il problema è anzitutto politico” e, in questo momento, il “problema politico” sul front delle TLC e l’Opa di Poste su Tim. Di questo si parlerà nei prossimi mesi e in questo contesto si potrà leggere il futuro del “polo delle torri” e di Rai Way.

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martedì 31 marzo 2026

RAI: il "futuro" tecnologico prossimo venturo (incerto e confuso)

By Bloggorai ©

Non scriviamo tutto quello che sappiamo ma conosciamo (forse) bene tutto quello che scriviamo.

ATTENZIONE: il Post di oggi è rivolto ai “raiotici” duri e puri, agli oltranzisti del Servizio Pubblico, ai militanti estremisti anche extra parlamentari (come quelli di una volta), agli “esperti” più o meno europei e ai tanti professori che non si sono avvicinati ad un concorso pubblico nemmeno per sbaglio e, infine, a qualche consigliere Rai nominato, forse, a sua insaputa.

Senza girarci tanto intorno: fissiamo alcuni punti che non lasciano margini a dubbi di interpretazione.

A – l’Azienda è acefala sul tema presidente e la possibilità che gli atti compiuti in questa specifica circostanza possano essere invalidati è concreta e potrebbe/dovrebbe essere verificata.

Sub A – la Vigilanza proprio su questo tema è paralizzata e nessuno sa dire se, quando e come si potrà sbloccare.

B – l’EMFA è in pieno vigore ed è inapplicato.

C – il progetto di riforma è fermo nelle paludi del Senato (con una seria ipoteca da parte Lega).

D – i quattro “piani”: industriale, editoriale, informazione e immobiliare barcollano, vacillano, o sono del tutto inesistenti (informazione). La Digital Media Company è una chimera che nessuno sa più cosa mai potrà essere.

E – le risorse sono scarse, sottratte (10 milioni nell’ultima finanziaria) e anzitutto incerte per gli anni prossimi per la minacciata riduzione progressiva del canone.

F – la somma dei quattro punti precedenti dipinge un quadro cupo, fosco e preoccupante per il prossimo futuro Rai. Tra pochi mesi arriva il 2027 con le elezioni (se non succede che si potranno anticipare e allora, peggio mi sento) e succederà di tutto: scadenza della Concessione (in assenza dell’EMFA), contratto di Servizio e scadenza Cda (se non si dimette prima e, purtroppo, non succederà).

Questi punti si collocano in un contesto politico ad alta turbolenza, interno alla maggioranza di Governo e in quota parte anche nell’opposizione. In queste circostanze, nel frattempo, la Rai dovrà procedere ad “atti dovuti” ed il primo si riferisce al “fondamentale” tema, primario ed assoluto, del futuro di Rai Way. Fissiamo alcuni punti che ci risultano fermi (nonostante il silenzio di qualche incomprensibile “omertoso/a”):

1 – oggi scade il MoU con Ei Towers. Per quanto abbiamo potuto capire e sapere in un largo giro di consultazioni, siamo alle strette: o oggi si chiude l’accordo o il banco salta. A Nord non avrebbero intenzione di tergiversare a lungo, lo scenario si è complicato assai con l’Opa di Poste su Tim e le carte in tavola stanno cambiando di segno. Non ci sarebbe più molto margine per rinviare ancora di sei mesi. Più o meno, ci dicono, “o dentro o fuori” e poi amici come prima. Il condizionale è d’obbligo, i soggetti sono in fibrillazione atriale.

2 – al punto precedente si lega la questione del rinnovo della governance di Rai Way. Lo abbiamo già scritto e lo ribadiamo: l’intenzione dell’Azionista Rai sarebbe quella di ricandidare l’attuale Roberto Cecatto (quota Lega). La decisione sarebbe stata già presa ma si è in attesa di un “via libera” dal MEF (nel quadro del rinnovo di altre consociate e partecipate) che, forse, potrebbe arrivare il prossimo giovedì. Come sopra il condizionale è d’obbligo ma ne siamo alquanto certi. Alquanto non vuol dire assolutamente. Abbiamo quindi cercato di sapere come viene interpretata questa mossa Rai su al Nord: “Se è una nomina di transizione e di accelerazione va benissimo, ma se è una mossa di conservazione, utile solo a prendere tempo ... lasciamo perdere” ci hanno detto in sintesi.

3 – la politica sta a guardare, le carte sono solo in mano al Governo. Non si leggono segnali di fumo da nessuna parte, men che meno da parte dell’opposizione.  Non parlano perché non sanno cosa dire, sembra che nessuno sia in grado di interpretare questo grande processo di politica industriale di assoluto rilievo strategico nazionale (TLC ristatalizzate, polo delle torri, CDN, Data Center etc).

4 – la stessa Rai sta a guardare, attonita e confusa. Ancora nessuno, dentro l’ex Viale Mazzini, è in grado di formulare, di disegnare, un progetto di propria e autonoma politica industriale sul fronte tecnologico: il nuovo CTO ancora non si è palesato in pubblico mentre l’AD vagheggia su fantomatiche prospettive future che non si sa bene come e dove possano poggiare. 

Rai, come noto da anni, non ha una sua “politica” industriale verso la sua quotata. Ci sono molti nodi chiusi come, in primo luogo, il rapporto tra contratto di servizio (molto oneroso) e prestazioni fornite (esempio, appunto, quello della CDN). Anni addietro, lo abbiamo pure scritto, venne elaborata una stima del valore di mercato delle prestazioni di Rai Way, valutate di molto inferiori a quelle attualmente retribuite da Rai (oltre 230 mln/anno). Sempre molti anni addietro venne istituito un “tavolo di lavoro” Rai e Mediaset per valutare la possibilità di una CDA comune, poi misteriosamente svanito. Stiamo ancora cercando di sapere e capire esattamente come stanno le cose. Rai paga un lauto compenso ad Akamay per il noleggio di traffico sulla sua CDN mentre Rai Way ne possiede una sua propria che potrebbe essere utilizzata anche da Rai, Perché non avviene?

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