giovedì 2 aprile 2026

FLASH !!! notizie dal futuro

By Bloggorai ©

Una volta si leggeva una pubblicità: “Chi beve birra campa cent’anni!”. Fatte le debite proporzioni, si potrebbe dire che “chi legge assiduamente Bloggorai è solitamente bene informato”. Non possediamo la sfera di cristallo, ma semplicemente leggiamo e ci informiamo insieme ad una buona e consolidata rete di lettori e lettrici esperti/e e autorevoli.

Allora, come ben sapete, abbiamo seguito e seguiamo attentamente da molti anni il “dossier” Rai Way. Non sappiamo tutto ma abbastanza: dalla quotazione alla travagliata e annosa vicenda della cessione/fusione con Ei Towers.

Nei giorni scorsi vi abbiamo anticipato due elementi fondamentali: il rinnovo del MoU per ulteriori tre mesi e il rinnovo dell’attuale AD Roberto Cecatto (quota Lega, dicono ...dicono). Tutto confermato come previsto: poco fa è stato diffuso il comunicato ufficiale dove si legge la proposta dell’Azionista Rai: “Enrico Mordillo (Presidente), Roberto Cecatto (Amministratore Delegato), Monica Caccavelli, Romano Cecconi (indipendente), Barbara Morgante (indipendente), Gian Luca Petrillo (indipendente), Greta Tellarini (indipendente), Maria Cristina Vismara (indipendente), Nicola Claudio”. 

Oltre alla riconferma di Cecatto che, come ribadiamo è nel pieno solco di un tema prevalentemente “politico” prima ancora che industriale o finanziario (vedi Giorgetti, altre nomine, riforma Rai etc) ci sono tre nomi che balzano all’attenzione: il presidente designato, Mordillo, è l’attuale CTO Rai e, ci dicono, trattarsi di una “grossa anomalia ... ai limiti di un clamoroso conflitto di interessi” ci ha commentato a caldo un “attento analista”. Verificheremo. Poi, attenzione, la Vismara anche lei appartiene alla “parrocchia” Lega. Poi ancora la Caccavelli, dirigente Rai S&Sec … e infine Nicola Claudio, “vecchio” volpone di navigatissima esperienza, da poco ex Rai Cinema ed ex tante altre cose ed ora catapultato nel bel mondo delle antenne Tv e degli Hyperscale. Auguri!

Come si colloca questa mossa dell'azionista Rai nel determinato contesto politico? “Big trouble in Chinatown”? Forse ma anche no. La lettura del dossier si svolgerà pagina per pagina, giorno per giorno, con due distinti “libri”: anzitutto il primo sarà su come si redistribuiscono gli equilibri di potere tra i partiti di maggioranza e, in subordine, con quelli dell’opposizione nella partita delle prossime nomine tra consociate e partecipate. Il secondo libro, di enorme interesse e rilevanza strategica, è l’Opa di Poste su Tim che certamente impatterà direttamente o indirettamente su Rai Way.

Come abbiamo scritto e ne siamo sempre più convinti, questo è anno di transizione dagli esiti assolutamente incerti sul terreno politico istituzionale. Semmai il Governo dovesse resistere e completare comunque la legislatura, le partite di cui sopra saranno ancora più aspre. Intanto Cecatto, intanto la Lega, ha piazzato la boccia al posto giusto nel momento giusto. Se tutto questo è avvenuto è solo perché “… Vuolsi così colà dove si puote ciò che si vuole, e più non dimandare…”. Per ora, solo per ora … poi si vedrà.

Bloggorai@gmail.com

Bloggorai oggi si riposa, si diverte, studia e lavora

by Bloggorai 

Oggi ci sarebbe tanto di scrivere ma preferiamo prenderci una giornata di pausa.

Comunque, non si sa mai, rimanete sempre sintonizzati.

 

mercoledì 1 aprile 2026

La Civiltà delle Immagini 2026: tra antichi "pali" e moderne torri TLC

By Bloggorai ©

"Perché l’animo tuo tanto s’impiglia",
disse ’l maestro, "che l’andare allenti?
che ti fa ciò che quivi si pispiglia?

Vien dietro a me, e lascia dir le genti:
sta come torre ferma, che non crolla
già mai la cima per soffiar di venti;

(Purg. C.V)

Non ci poteva essere “figurina” peggiore e significativa per chiudere in bruttezza il capitolo di Marzo del nostro immaginario Album sulla Civiltà delle Immagini 2026: il ministro israeliano dell’estrema destra e fiancheggiatore degli ultraortodossi Ben Gvir mentre festeggia con frizzi e lazzi l’introduzione della pena di morte valida però solo per i palestinesi: se invece è un colono che uccide a bruciapelo donne e bambini magari vince in premio in villino vista mare a Gaza o un uliveto rubato in Cisgiordania. La spilletta con il nodo scorsoio usato per impiccare portata al bavero della giacca di Gvir e dei suoi scherani è la sintesi della barbarie a cui sono giunti, al pari degli altri e forse più.

(da Il Fatto)

In verità meriterebbe un posticino anche la sbiadita immagine dell’aereo di Sigonella nel 1985 circondato da Carabinieri e Marines USA, oggi tornato alla cronaca “a nostra insaputa” perché solo casualmente un giornalista del Corriere ha saputo che Crosetto ha negato l’atterraggio ad aerei americani destinati a bombardare l’Iran.

Andiamo avanti e iniziamo il nuovo mese. Ci sarebbe da spendere due righe, due, sulla sconfitta dell’Italia dai prossimi mondiali. Se la sono cercata e l’hanno trovata: da quando governano certi “signori” del calcio (Lega, FIGC, Ass. Calciatori e Ass. Arbitri e Club più o meno potenti) l’Italia è fuori da tutto. Era tutto già scritto da tempo, nessuno inventa nulla. Amen. Ora ci saranno conseguenze sugli ascolti televisivi Rai che, indubbiamente, ne risentiranno.

Giriamo pagina e andiamo due passi indietro per andare uno avanti e anche in questo caso era tutto già scritto (da Bloggorai): da rileggere attentamente quanto abbiamo pubblicato lo scorso giovedì 19 marzo 2026 con il titolo “Oggi Rai Way: la madre e il padre di tutte le battaglie per il futuro del Servizio Pubblico” vedi bene  https://bloggorai.blogspot.com/2026/03/oggi-rai-way-la-madre-e-il-padre-di.html . Abbiamo scritto “Per quanto abbiamo potuto sapere è molto possibile che si andrà verso un suo ulteriore rinnovo (scadenza prevista 30 marzo). Non ci sono presupposti concreti per fare altrimenti” e così è stato: ieri sera è stato comunicato ufficialmente che “Rai S.p.A., F2i Sgr S.p.A. e Mfe – MediaForEurope N.V. comunicano di aver sottoscritto in data odierna un accordo modificativo del Memorandum of Understanding del 19 dicembre 2024, come già prorogato il 26 settembre 2025. L’accordo prevede la proroga fino al 15 giugno 2026 dei termini previsti dal Memorandum, al fine di consentire il completamento delle attività previste e di proseguire il confronto tra le Parti”. 

Altri tre mesi di sofferta attesa verso il nulla, verso un vuoto che durante questi mesi precedenti non è stato colmato su due punti derimenti: la governance ovvero chi comanda e per fare cosa e in quale contesto normativo e tecnologico. Sul chi comanda, per quanto ne sappiamo, siamo in alto mare. Per quanto abbiamo scritto e ribadiamo, la possibile conferma di Cecatto, attuale AD Rai Way, viene interpretata come “un brodino allungato” e la data di scadenza a fine giugno non è casuale. Quest’ultimo punto forse oggi è il più rilevante. Oggi Il Sole, a firma Andrea Biondi, titola e scrive “Rai Way e Ei Tower, proroga fino al 15 giungo. Le parti consapevoli che oltre il nuovo termine non si potrà andare”.   

Per molto tempo, quasi dieci anni, si è scritto e parlato di “polo delle torri” tra i principali operatori broadcasters. Oggi non è più così, almeno, non lo è del tutto. Oggi il tema è l’integrazione di sistemi diversi e complementari, robusti e affidabili: per l’operatore pubblico la sfida consiste nel poter utilizzare una infrastruttura strategica, ovvero un unico fornitore per broadcast e broadband, in grado di utilizzare sinergie tra torri di alta e bassa quota, stabilmente collegare in fibra e con una posizione rilevante sul mercato. 

Ma, torniamo ad interrogativo già posto: la Rai ha una strategia tecnologica? Usciti di scena molti dei suoi protagonisti degli anni passati, oggi non si avvertono segni di vita. Per essere più precisi, la Rai ha una sua strategia verso la sua “quotata” Rai Way oppure viene considerata solo una “partita di giro” finanziaria dove a fronte di un ricco canone (oltre 235 mln) restituisce lauti dividendi agli azionisti? Esemplare la vicenda della storia della CDN tra quella utilizzata da Rai (Akamay) e quella di RaiWay che è tutta da scrivere e raccontare, come pure quella complementare dei Data Center. Ci scrive un autorevole lettore: “Data Center è un di cui della CDN che fornisce i servizi edge, ovvero ospita i server su cui sono distribuiti i programmi richiesti dagli utenti.  Più gli edge sono distribuiti sul territorio meno sono gli utenti serviti da ciascuno di essi e più alta è la velocità per utente. La CDN proprietaria aveva senso 10 anni fa. Ora i data center ed i servizi associati crescono come i funghi in autunno e quindi tanta concorrenza e prezzi in calo continuo e costi in continua crescita per essere sempre al top tecnologico. La CDN è una commodity”. Su questa falsariga si pone il tema dell’Hyperscale di Pomezia tutto da inventare, nei tempi e nei costi, come ha dichiarato l’AD Rossi quando lo ha presentato nei giorni scorsi dove pure non ha fatto cenno a quali potrebbero essere i potenziali “clienti” e dove si intuisce che la vera sfida è tutta lì. 

Un altro lettore ci ha ricordato ambiti analoghi: gli Hyperscale in Lombardia dove solo quello di Amazon AWS a Rho Pero che andrà in funzione entro il 2029 avrà un costo già definito di oltre 1,2 miliardi di euro e dove verranno occupate circa 5000 persone. Per intenderci, per quanto abbiamo letto quello di Rai Way ha un costo previsto di circa 400 mln. Per la cronaca, Rai Way occupa circa 600 persone di cui quasi la metà sono amministrativi. Vedi “Gli hyperscaler trascinano il mercato. Le stime poggiano sugli annunci degli hyperscaler del cloud, come Amazon Web Services, che a maggio 2025 ha annunciato l’espansione dell’infrastruttura cloud in Italia con un investimento da 1,2 mld di euro. Microsoft ha annunciato il raddoppio dell’investimento sui data center, fino a 10 mld di euro, mentre tra i player italiani Eni ha firmato una lettera di intenti con gli emiratini di Mgx e G42 (gli stessi che hanno puntato sull’italiana Domyn, all’epoca iGenius) per costruire data center con potenza fino a 1 Gw, con il primo esemplare previsto a Ferrera Erbognone, in provincia di Pavia. Tra 2024 e 2025 sono arrivate aperture anche a Roma (come Aruba e Medterra) ma i progetti più grandi sono sempre a Milano. Tra gli altri vanno ricordati quelli di Data4 (progetto da un miliardo di euro) a Vittuone e quello di Apto a Lacchiarella (investimento da 3,4 mld di euro)” (da https://www.fortuneita.com/2025/10/07/data-center-boom-tra-2025-e-2026-i-nodi-da-superare-e-la-sfida-di-andare-oltre-milano).

Però, ribadiamo una volta per tutte, il problema non è Rai Way che arriva tardi (semmai l’Hyperscale di Pomezia vedrà la luce) ma il suo azionista di maggioranza, ovvero Rai che non ha visione strategica e, a sua volta, il problema è del suo azionista di maggioranza ovvero il Governo di turno. Come al solito, “Il problema è anzitutto politico” e, in questo momento, il “problema politico” sul front delle TLC e l’Opa di Poste su Tim. Di questo si parlerà nei prossimi mesi e in questo contesto si potrà leggere il futuro del “polo delle torri” e di Rai Way.

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martedì 31 marzo 2026

RAI: il "futuro" tecnologico prossimo venturo (incerto e confuso)

By Bloggorai ©

Non scriviamo tutto quello che sappiamo ma conosciamo (forse) bene tutto quello che scriviamo.

ATTENZIONE: il Post di oggi è rivolto ai “raiotici” duri e puri, agli oltranzisti del Servizio Pubblico, ai militanti estremisti anche extra parlamentari (come quelli di una volta), agli “esperti” più o meno europei e ai tanti professori che non si sono avvicinati ad un concorso pubblico nemmeno per sbaglio e, infine, a qualche consigliere Rai nominato, forse, a sua insaputa.

Senza girarci tanto intorno: fissiamo alcuni punti che non lasciano margini a dubbi di interpretazione.

A – l’Azienda è acefala sul tema presidente e la possibilità che gli atti compiuti in questa specifica circostanza possano essere invalidati è concreta e potrebbe/dovrebbe essere verificata.

Sub A – la Vigilanza proprio su questo tema è paralizzata e nessuno sa dire se, quando e come si potrà sbloccare.

B – l’EMFA è in pieno vigore ed è inapplicato.

C – il progetto di riforma è fermo nelle paludi del Senato (con una seria ipoteca da parte Lega).

D – i quattro “piani”: industriale, editoriale, informazione e immobiliare barcollano, vacillano, o sono del tutto inesistenti (informazione). La Digital Media Company è una chimera che nessuno sa più cosa mai potrà essere.

E – le risorse sono scarse, sottratte (10 milioni nell’ultima finanziaria) e anzitutto incerte per gli anni prossimi per la minacciata riduzione progressiva del canone.

F – la somma dei quattro punti precedenti dipinge un quadro cupo, fosco e preoccupante per il prossimo futuro Rai. Tra pochi mesi arriva il 2027 con le elezioni (se non succede che si potranno anticipare e allora, peggio mi sento) e succederà di tutto: scadenza della Concessione (in assenza dell’EMFA), contratto di Servizio e scadenza Cda (se non si dimette prima e, purtroppo, non succederà).

Questi punti si collocano in un contesto politico ad alta turbolenza, interno alla maggioranza di Governo e in quota parte anche nell’opposizione. In queste circostanze, nel frattempo, la Rai dovrà procedere ad “atti dovuti” ed il primo si riferisce al “fondamentale” tema, primario ed assoluto, del futuro di Rai Way. Fissiamo alcuni punti che ci risultano fermi (nonostante il silenzio di qualche incomprensibile “omertoso/a”):

1 – oggi scade il MoU con Ei Towers. Per quanto abbiamo potuto capire e sapere in un largo giro di consultazioni, siamo alle strette: o oggi si chiude l’accordo o il banco salta. A Nord non avrebbero intenzione di tergiversare a lungo, lo scenario si è complicato assai con l’Opa di Poste su Tim e le carte in tavola stanno cambiando di segno. Non ci sarebbe più molto margine per rinviare ancora di sei mesi. Più o meno, ci dicono, “o dentro o fuori” e poi amici come prima. Il condizionale è d’obbligo, i soggetti sono in fibrillazione atriale.

2 – al punto precedente si lega la questione del rinnovo della governance di Rai Way. Lo abbiamo già scritto e lo ribadiamo: l’intenzione dell’Azionista Rai sarebbe quella di ricandidare l’attuale Roberto Cecatto (quota Lega). La decisione sarebbe stata già presa ma si è in attesa di un “via libera” dal MEF (nel quadro del rinnovo di altre consociate e partecipate) che, forse, potrebbe arrivare il prossimo giovedì. Come sopra il condizionale è d’obbligo ma ne siamo alquanto certi. Alquanto non vuol dire assolutamente. Abbiamo quindi cercato di sapere come viene interpretata questa mossa Rai su al Nord: “Se è una nomina di transizione e di accelerazione va benissimo, ma se è una mossa di conservazione, utile solo a prendere tempo ... lasciamo perdere” ci hanno detto in sintesi.

3 – la politica sta a guardare, le carte sono solo in mano al Governo. Non si leggono segnali di fumo da nessuna parte, men che meno da parte dell’opposizione.  Non parlano perché non sanno cosa dire, sembra che nessuno sia in grado di interpretare questo grande processo di politica industriale di assoluto rilievo strategico nazionale (TLC ristatalizzate, polo delle torri, CDN, Data Center etc).

4 – la stessa Rai sta a guardare, attonita e confusa. Ancora nessuno, dentro l’ex Viale Mazzini, è in grado di formulare, di disegnare, un progetto di propria e autonoma politica industriale sul fronte tecnologico: il nuovo CTO ancora non si è palesato in pubblico mentre l’AD vagheggia su fantomatiche prospettive future che non si sa bene come e dove possano poggiare. 

Rai, come noto da anni, non ha una sua “politica” industriale verso la sua quotata. Ci sono molti nodi chiusi come, in primo luogo, il rapporto tra contratto di servizio (molto oneroso) e prestazioni fornite (esempio, appunto, quello della CDN). Anni addietro, lo abbiamo pure scritto, venne elaborata una stima del valore di mercato delle prestazioni di Rai Way, valutate di molto inferiori a quelle attualmente retribuite da Rai (oltre 230 mln/anno). Sempre molti anni addietro venne istituito un “tavolo di lavoro” Rai e Mediaset per valutare la possibilità di una CDA comune, poi misteriosamente svanito. Stiamo ancora cercando di sapere e capire esattamente come stanno le cose. Rai paga un lauto compenso ad Akamay per il noleggio di traffico sulla sua CDN mentre Rai Way ne possiede una sua propria che potrebbe essere utilizzata anche da Rai, Perché non avviene?

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lunedì 30 marzo 2026

La Civiltà delle immagini 24 - il piede tra passato e futuro di RAI e RAI Way

By Bloggorai ©

Sul filo di lana, last minute, forse, abbiamo trovato la figurina giusta per chiudere l’Album sulla Civiltà delle immagini 2026 -marzo. Si tratta della fotografia del poliziotto sull’uscio della camera d’albergo dove alloggiava l’europarlamentare Ilaria Salis. L'Agente intendeva “fare qualcosa” non bene specificato: interrogare, perquisire, accertare l’eventuale possesso di materiale offensivo. Da chi e perché è stata avviata quella procedura ancora non si sa con certezza: “Un Paese straniero ... forse la Germania…un atto dovuto …" Boh!

Fatto sta che si tratta di una immagine iconica perfetta per descrivere il nostro momento. Quel piede, quella scarpa a metà dell’uscio rappresenta tutto il momento di passaggio politico, sociale e culturale che stiamo attraversando, tra barbarie e democrazia, tra rispetto dei diritti e arroganza militare. 

I partiti di maggioranza usciti squinternati e suonati come pugili spinti all’angolo dal referendum non sanno che fare: si autoflagellano per molti mesi ancora o spingono per elezioni anticipate? E l’opposizione vittoriosa e pimpante per il successo del No serra i ranghi e cerca di infliggere colpi da KO al Governo Meloni oppure inizia lo scannatoio alla ricerca di un/a “premier” di coalizione”? Primarie o “campo largo”? Tutti ad interrogarsi: si va avanti o si torna indietro? Il Governo vuole varcare ancora quella soglia di confine dei diritti costituzionali o intende fermarsi? Non parliamo della situazione geopolitica internazionale: sull’uscio di una guerra totale che non è solo in Medio Oriente ma lambisce anche l’Europa. Israele e Usa fanno il loro stracomodo guerrafondaio senza che nessuno batte ciglio se non flebili parole al vento mentre a Bruxelles balbettano sotto lo sbertucciamento di Trump.  

Giù pe’ li rami, fatte le debite proporzioni, l’incertezza sul passo dentro o fuori, avanti o indietro interessa pure la Rai. Il quotidiano Domani, a firma Lisa di Giuseppe, titola “I dubbi sul futuro. Meloni inizia il grande RepuliRai”.

L’Azienda Rai potrebbe, vorrebbe e dovrebbe fare qualcosa ma non può e non vuole e, forse non deve. Non può perché non ha risorse adeguate e sufficienti, non ha energie e non ha capacità progettuali. Non vuole perché la sua dirigenza, compreso il suo CdA sta benissimo così com’è. Chi glielo fa fare a muoversi quanto manca quasi un anno alla scadenza? E, infine, forse non deve perché la “politica” non ha ancora deciso cosa farne di questa Rai, di questo Servizio Pubblico. Alla storiella della “Digital Media Company” (non di Servizio Pubblico, gli pesa persino scriverlo) non ci crede più nessuno.

L’Azienda è paralizzata da una crisi istituzionale senza precedenti: non ha il presidente ratificato dalla Vigilanza come richiede la Legge ed è in odore di illegittimità del suo operato (che nessuno vuole sollevare o verificare nemmeno per curiosità) mentre del rispetto dei vincoli EMFA “se ne fregano” fascisticamente parlando. I “numeretti” sgranocchiati da Rossi &C in Vigilanza sono banali granelli di sabbia e le dichiarazioni ardimentose sul futuro della Rai non incantano nemmeno una lucertola sotto il sole d’agosto. Il Piano industriale senza i soldi di Rai Way non va da nessuna parte, il Piano Immobiliare arranca e patisce scelte improvvide, del piano editoriale non ne parliamo proprio e di quello sull’informazione è meglio stendere sopra una coltre di cemento armato.

L’uscita di scena di Gasparri, forse l’unico che conosce bene i meandri dell’ex Viale Mazzini, sembra aver gettato i partiti di maggioranza nello scompiglio dentro e fuori la Rai che non sa più come ripartire i suoi equilibri interni. Tra l’altro, tra i tanti “capi espiatori” della disfatta sul referendum, proprio lui che certo non è stato da meno rispetto a tanti suoi “colleghi”. Possibile che gli abbiano imputato anche responsabilità sulla Rai? E chi sarebbe ora il referente di Forza Italia ovvero chi “parla” con Mediaset attraverso il fido Gianni Letta? Stefania Craxi o Barachini? se fosse lei, un nome un programma: stiamo cercando di sapere e capire bene la sua storia recente, in particolare le sue condanne in Cassazione passate in giudicato con un debito verso il fisco di X miliardi ancora non saldati e non si capisce ancora bene perché. Al sottoscritto, per non aver pagato una multa di 125 euro, gli hanno fatto il fermo amministrativo della beneamata moto. E poi, chi “parla” ora con Giorgetti per indurlo a più miti consigli sulla riforma?

Non a caso abbiamo citato solo questi due partiti ed escluso Fratelli d’Italia: le grandi partite o forse la sola grande partita in corso sul futuro della Rai vede solo loro come protagonisti: i giocatori in campo su Rai sono solo loro Way e tutto il dossier TLC ora in particolare evidenza con l’OPA di Poste su TIM che certamente avrà riflessi sul processo di vendita/fusione è nelle loro mani. Gli operatori TLC si stanno riprendendo il controllo della “delivery” ovvero del trasporto dei segnali verso il suo “parco clienti”. Rai, azionista di maggioranza di Rai Way, come intende affrontare il problema? Non è lontano il punto di svolta della connotazione della figura del “telespettatore”: da “abbonato” a “contrattualizzato” alla rete elettrica. Vedi l’annosa questione CDN: perché Rai continua a pagare un salasso di canone al fornitore esterno Akamay quando potrebbe utilizzare la rete CDN di Rai Way? Abbiamo avuto notizia solo ieri di TIM che ha disdetto il contratto con Inwitt. Le torri ora sono “roventi” e la possibile integrazione tra “torri” broadcast e “torri “telco sempre più probabile e necessaria. Ci potrà mai essere un “polo” unico delle torri sotto un solo controllo? L’Antitrust come potrà intervenire?

Ribadiamo, questo sarà il terreno unico, immediato e imprescindibile del futuro della Rai, il resto è solo “Canzonissima” e qualche replica di Montalbano. Su questo terreno giocheranno solo i più forti e preparati, per gli sprovveduti non c’è posto nemmeno a bordo campo per raccattare le palle. Il primo gol che si dovrà segnare è quello della Governance, dentro e fuori Rai Way.

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domenica 29 marzo 2026

Un pensiero affettuoso rivolto al futuro di Rai Uno

By Bloggorai ©

Ci preme rivolgere un affettuoso saluto e pensierino della domenica a tutti i nostri parenti, genitori e nonni,  e amici residenti nelle Comunità per “diversamente giovani” come alcuni di loro preferiscono essere definiti.

“Sono le ore 22 … la Sala comune sta per chiudere e la televisione verrà spenta. Si pregano i gentili ospiti di rientrare nelle loro stanze, gli assistenti sono a loro disposizione per eventuale accompagnamento… con l’occasione, rammentiamo che da stanotte entra in vigore l’ora legale e pertanto gli orologi dovranno essere spostati un’ora avanti. Buonanotte”.

A Villa Arzilla, ad una certa ora, tutti a nanna. Chi vuole e chi può, prosegue la serata nella sua stanza, da solo in compagnia se è doppia, con le parole crociate, con l’uncinetto, con una telefonata ai figli o nipoti, con due chiacchere sul più o meno del giorno.

In quello stesso momento su Rai Uno era iniziata da poco la seconda puntata di Canzonissima (un format “giovane” di oltre 50 anni) aperto con la sigla di Zum, Zum Zum a suo tempo (1968) cantata da Sylvie Vartan che poi divenne la sigla della stessa trasmissione. Nel mentre che la Carlucci (71 anni) introduceva la giuria (età media 59 anni) si apprestava a cantare Fausto Leali (81 anni) che ha riproposto il  testo “Almeno tu nell’universo” scritta nel 1972 e cantata dalla compianta Mia Martini nel 1989.

Sembra che i Gentili Ospiti di Villa Arzilla erano alquanto rammaricati per aver dovuto interrompere l’emozione di riascoltare brani dei bei tempi andati. Infin dei conti, anche questo è Servizio Pubblico.

I nostri “vecchietti” tutto sommato erano anche contenti di vedere Canzonissima però, si sa, le regole sono le regole. Comunque, Auditel ha sentenziato:

Rai Uno


Canale 5

Per quanto riguarda il totale 02.00- 25.59

Tot.  Rai              2,9 mln e 34,1% sh.

Tot. Mediaset     3,3 mln e 39,7% sh.

Certo, i numeri non dicono tutto ma pesano tanto. Ci torna in mente Rossi &C quando l’altra sera ha parlato in Vigilanza di una Rai proiettata verso il futuro. Chissà, magari ha ragione lui.

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sabato 28 marzo 2026

Mediaset e RAI: il solito giro di boa

By Bloggorai ©

“Questo è un film che parla di raggiri, di frodi e anche di bugie. Raccontate davanti a un caminetto, in una grande piazza o in un film, quasi tutti le storie più o meno celano una qualche menzogna” O. Welles, F for Fake, 1973

Per gli appassionati del grande schermo è un documentario di grande interesse. Si indaga sul vero e sul falso, sulla verità e sulla menzogna nell’arte, due termini che comunque da sempre accompagnano la storia umana.

Sicchè, questa riflessione ci torna in mente spesso e volentieri quando partecipiamo alla “narrazione” delle vicende Rai e del Servizio Pubblico, e dal nostro piccolo e modesto punto di vista, osserviamo e documentiamo spesso menzogne di varia natura e cultura. Ovviamente, ci torna in mente Rossi&C in Vigilanza Rai nei giorni scorsi quando si è lamentato della “narrazione” negativa sulla sua Azienda, la nostra Azienda.

Prendiamola alla larga, come al solito, e rinfreschiamoci la memoria. Come nasce e si sviluppa nell’era recente la “crisi” della “narrazione” Rai? Non è azzardato supporre che ci sia un luogo e una data di nascita certificata: Milano, maggio 1989, dentro un camper parcheggiato vicino Piazza Duomo si incontrano Bettino Craxi e Arnaldo Forlani con la “supervisione occulta” e la benedizione di Giulio Andreotti. Nasce il CAF e si stabilizza il Duopolio del sistema televisivo tra Rai e Mediaset che ancora tiene banco. Bloggorai era al VII piano di Viale Mazzini allora e ricorda benissimo il “confronto” tra i due lati del corridoio: da un lato DC e dall’altro PSI che per molti anni a venire hanno lasciato un solco profondissimo. Diciamolo meglio: questo “accordo” magari sotto altre spoglie ancora DEVE giocoforza tenere banco e chi tocca i fili si fa male o prova ad alterare o scomporre questo accordo salta il turno. Qualcuno, dentro e fuori la Rai ci ha provato e ci vorrebbe ancora provare.

Come vi abbiamo accennato e come a tuti voi è noto, Maurizio Gasparri, si è dimesso da Capogruppo di Forza Italia (il partito Mediaset) nonchè componente della Vigilanza RAI: vedi il pezzo pubblicato ieri dal Fatto per sapere di più. Ieri ha dichiarato “il mondo va avanti” mentre al suo posto arriva una certa Stefania Craxi. Stefania Craxi chi? La memoria non ci aiuta e andiamo a digitare questo nome su Google. Wikipedia ci propone una lunga e dettagliata biografia dove, ad un certo punto, leggiamo “Nel 2015, è stata condannata dalla Corte di cassazione al pagamento di 676.000 euro di imposte erariali, riferite alla sentenza penale di condanna di Bettino Craxi a seguito del processo per corruzione e finanziamento illecito per le tangenti della Metropolitana Milanese … Nel 2021, è stata condannata dalla Corte di cassazione, insieme al fratello e alla madre, al pagamento di 10 miliardi di lire di tasse evase, oltre a 20.000 euro di spese legali, relativamente ad un conto in Svizzera detenuto dal padre. Secondo quanto appurato dai magistrati, il conto era "materialmente riconducibile al Craxi e non al partito". Leggi pure https://www.corriere.it/cronache/15_novembre_11/cassazione-stefania-craxi-deve-pagare-debito-condanne-bettino-all-erario-andranno-676-mila-euro-d8beab1a-8892-11e5-a995-c9048b83b4c2.shtml 

Cassazione … Cassazione … ovvero il supremo livello di giustizia oltre il quale non si sa più cosa possa esserci se non il Divino. Tutto torna alle origini: suo padre Bettino ha ordito la trama Rai con il suo amico Berlusconi, prima con la riforma Mammì e poi con quella Gasparri, ed ora sua figlia potrebbe ordine la “nuova” riforma maldestra e scombinata che si vorrebbe chiudere in VIII Commissione Senato almeno per dare un contentino all’Europa che ci ha imposto l’EMFA. Si tratta di un cosiddetto "valore forte".

Se non che, a quel tempo, 1989, non c’era la Lega di mezzo e il PCI su quelle faccende non era molto pratico (se è per questo sembra anche ora). Il famigerato “conflitto di interesse” c’era ed è poi continuato ad esserci anche quando si poteva fare di più, quando la “sinistra” era al governo. Sic transit gloria mundi. Ora invece la Lega c’è e “lotta insieme a noi”. Il Ministro Giorgetti si è messo di traverso a brutto muso sul progetto di riforma Rai che, appunto Gasparri, voleva chiudere in fretta. Ora che è stato tagliato fuori Gasparri cosa potrà significare sull’iter della riforma: si arena ulteriormente o si affossa? E, per quanto riguarda la nomina della Agnes come presidente, sempre da lui stesso tanto difesa e sostenuta, che succede, si accelera per ratificare la sua nomina o verrà cancellata una volta per tutte? 

C’è solo un modo per cercare di capire: attendere l’esito della formidabile ondata di nomine previste nei prossimi giorni nelle principali Società controllate o partecipate dallo Stato: entro questa primavera il MEF (Giorgetti, ovvero la Lega) dovrà completare il quadro di rinnovi di oltre 21 società tra le quali le più rilevanti sono Eni, Enel, Leonardo, Poste, Mps, Enav e Terna. Robbbbba forte … fortissima direi. La “partita” Rai e, in subordine, la “partitina Rai Way” possono attendere. Tant’è che la prevista e probabile conferma (ancora non certissima e lo strano silenzio che la accompagna lascia aperto qualche dubbio, vedi l'assenza di comunicato sul recente Cda Rai) di Roberto Cecatto (dicono in quota Lega) alla prossima guida di Rai Way sta a dire qualcosa.

Sta a dire che, semplicemente e banalmente, la quotata di proprietà Rai non è una variabile autonoma o indipendente nel suo futuro industriale ma una subordinata, una “merce di scambio” nel mercatino della politica dove i soggetti interessati, guarda caso, sono sempre gli stessi ed uno in particolare emerge con forza: Mediaset. In altri termini: Fdi e FI, possono consentire ancora che un uomo Lega possa condurre il gioco di Rai Way nel suo prossimo e rilevante futuro? Un nostro simpatico quanto autorevole ed informatissimo interlocutore ci ha detto chiaro e tondo: “L’operazione, il “dossier” delle torri si chiude solo se e quando Mediaset lo riterrà opportuno con le sue condizioni e, tra queste, la più rilevante è la futura governance della nuova società e fintanto che non sarà chiarito questo punto il deal non si chiude. Inoltre, attenzione, se va in porto l’Opa di Poste su Tim, anche per Rai Way le cose possono assumere una dimensione di altra natura. Si parla di "infrastruttura tecnologica nel settore delle telecomunicazioni di primario e assoluto interesse strategico nazionale. Difficile supporre che in una operazione del genere, di tale portata, non si possa o non si debba tenere in debito conto dell’asset di Rai Way e, ancor più, in prospettiva di una possibile fusione con Ei Towers”. Interessante, molto.  

Al tavolo da gioco ora siedono solo tre giocatori: Lega, Fratelli d’Italie e Forza Italia. Tutti gli altri stanno a guardare. Attoniti e smarriti.

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