lunedì 14 settembre 2026

Tra cronaca (politica) e costume: lezioni di giornalismo

By Bloggorai ©

Succede talvolta che ci sono lettrici e lettori di Bloggorai poco avvezzi con la memoria e con la storia e magari da tempo non comprano più un giornale cartaceo. Succede, nelle ultime settimane, che qualcuno si chiede perché i quotidiani, i telegiornali, i siti Web e in particolare Dagospia dedicano tanto spazio al tema Lavitola-Ranucci. La domanda semplice che molti si pongono è: “Agli italiani interessa questa storia?”.

La risposta è pure semplice e prevede due varanti:

Si, interessa e forse anche molto. A giudicare dalla quantità di spazio giornalistico che gli è dedicato sembrerebbe proprio di si perché altrimenti non si spiegano le quantità di spazio occupate in modo costante e ininterrotto.

No, agli italiani non interessa nulla epperò ad alcuni editori si e forse anche molto perché, appunto, altrimenti non si spiegano le quantità di spazio occupate in modo costante e ininterrotto.

Il primo punto fermo è che la vicenda occupa spazio costante con una dinamica “narrativa” alquanto originale: spesso e volentieri questa attenzione mediatica non trova riscontro nelle notizie, nei fatti veri e accertati che pure dovrebbero segnare tangibilmente l’evolversi della “narrazione”.

Il secondo punto fermo è che al centro della scena c’è il personaggio Lavitola, il “faccendiere”, del quale si dimentica con facilità la sua genesi, la sua storia e il contesto politico/affaristico (il mondo berlusconiano) nel quale nasce e sviluppa le sue “fortune” che lo hanno pure portato ad avere qualche “grana” giudiziaria (vedi  https://www.ilpost.it/2026/07/08/chi-e-valter-lavitola/ ).

E allora non ci resta che metterci di buona volontà a cercare di capire per come e perché tanta attenzione e quindi non ci resta che andare a lezione di giornalismo.

Ieri ci siamo impegnati su due compitini: due pagine del Corriere della Sera che titola già in prima con “Il caso Ranucci. Lavitola, la ex rivela tutti gli affari. Bomba? Non so”. Andiamo a leggere pagina 14 con il titolo “Ecco come usava il denaro. La Bomba? Non so nulla. L’ex di Lavitola 10 ore dai PM”. Visto il titolo, ci si aspetta di leggere le rivelazioni e invece leggiamo che “… Lavitola progettava investimenti nel carbon credit…” poi la signora “produce grande documentazione, anche fiscale. Dichiarazioni e altro ancora su cui intende mantenere grande riserbo…”. Il pezzo si chiude con “La testimonianza di Potenza è una rivoluzione per l’inchiesta? Non ancora”. Traduciamo: un articolo di tutta pagina, 5 colonne, per non dire nulla ovvero la sola notizia è una “non” notizia e la scrive lo stesso giornalista: interessa l’inchiesta? NO. Punto a capo.

Il bello del Corriere viene alla pagina successiva, la 15, dove si titola “Report partirà dai cantieri di Adria. Il giallo dell’inchiesta Valter-Sigfrido”. Il presupposto ovvero il perno dell’articolo proviene da una indiscrezione del quotidiano Libero (sic!!! E non è la prima volta che il Corriere si affida a questa “fonte”, vedi la storia delle assicurazioni auto di Ranucci) secondo cui “… sarebbe in cottura per il debutto dell’8 novembre un’inchiesta su Ranucci e Lavitola … Davvero Report indagherà su Report in una riedizione giornalistica del film Kramer contro Kramer?”. La pagina del Corriere chiude in bellezza: 6 colonne con foto e con il titolo “Il fenomeno. Dai meme alle imitazioni in tv, il conduttore è virale”. Il pezzo non è firmato. Da incorniciare a tramandare ai giovani studenti di giornalismo (se ne conoscete qualcuno invitatelo a desistere).

Veniamo al secondo compitino: due pagine del Messaggero con titolo suggestivo in prima: “Valter, Sigfrido e le donne: una commedia italiana”. Pagina 6 è tutta dedicata ai “conti e business di Lavitola” dopo la deposizione della sua ex Natalia Potenza. Ma è a pag. 7 che il giornale raggiunge punte di giornalismo d’inchiesta ineguagliabili. Nell’articolo c’è un lungo passaggio titolato “Commedia all’italiana” destinato ad entrare negli annali delle scuole di giornalismo di “costume”. Ve lo proponiamo in originale così facciamo prima:



Già ... tutti si stanno chiedendo una cosa! cosa?

Arriviamo ad oggi. I titoli del giorno sono per lo più concentrati sulle dichiarazioni di Ranucci di ieri invece solo il Corriere della Sera, ormai come al solito, si preoccupa di porre anzitutto Ranucci al centro della scena e titola “L’incontro, gli affari e quei silenzi. Ranucci, tutti i misteri da chiarire”. Se poi si legge l’articolo si intende bene e si evidenzia che i “misteri” nascono e si alimentano tutti in “casa” Lavitola e solo dopo si diffondono intorno a Ranucci. Però la “narrazione” rimane: l’oggetto, il punto focale della vicenda per il Corriere&C deve rimanere il conduttore di Report. Tutto il resto è noia.  

Sarà però una noia tutta da gustare: prepariamo prosecco e tarallucci al peperoncino.

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domenica 13 settembre 2026

Scuola di giornalismo: la "narrazione" 2.0

Oggi siamo impegnati a lezione di giornalismo con autorevoli docenti e materiale pregevole: due pagine del Corriere due pagine del Messaggero. Meritano grande attenzione!!!

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sabato 12 settembre 2026

Una bufala al giorno: piccola lezione di giornalismo d'inchiesta

By Bloggorai

Il verbo “narrare” sta vivendo una sua vita particolare. La “narrazione” è divenuta parte del lessico politico attraverso la quale si costruisce, si alimenta e si diffonde una propria e specifica realtà a misura del proprio progetto o visione.

Allora, come nasce una “narrazione” ovvero come si sostiene un “main stream” ovvero come si struttura uno “storytelling”? A volerla fare breve, oggi si potrebbe usare l’IA e il gioco è fatto ma in politica in particolare, le cose sono un tantinello più complesse. Occorre un tema, un argomento utile a sostenere uno specifico obiettivo.

Un “campione” dell’era moderna sulla costruzione di “narrazione” politica è Steve Bannon, ben conosciuto dalle parti dei partiti di Governo e prima ancora dalle parti dell’Amministrazione Usa di Trump. Questo “filosofo” ha ripreso e reso moderno un principio di un certo Joseph Goebbels, ministro della Propaganda della Germania nazista, che ha sostenuto “Se dici una bugia enorme e la ripeti abbastanza spesso, la gente alla fine inizierà a crederci”. L’aggiornamento è nella celere frase di Bannon “Flood the zone with shit” che poi sta a significare A produrre una quantità rilevante di notizie false, mezze verità, distrazioni B   sovraccaricare l'ecosistema informativo tale da rendere complesso ricondurre o riconnettere un solo ragionamento.

Ebbene, abbiamo la vaga, vaghissima, sensazione che sulla vicenda Lavitola-Ranucci stia avvenendo un fenomeno mediatico politico abbastanza simile, indipendentemente dalle verità giudiziarie.

Un piccolo ma significativo esempio rafforzativo di tale ipotesi ce lo fornisce oggi il Corriere della Sera con il titolo “Il caso Ranucci-Lavitola. La saga dele donne tra messaggi e rivelazioni” in pagina intera su 5 colonne. Con ordine: anzitutto perché invertire l’ordine della rilevanza dei soggetti? Il “caso” oggi è anzitutto Lavitola. È lui che si è dichiarato mandante della bomba, è lui che ha orchestrato il sondaggio (con l’aiutino vario di Paolo Mieli del Corriere e di Cappellini di Repubblica) ed è lui oggi nelle patrie galere con l’aggrevante mafiosa in attesa di giudizio. Punto.

Invertire l’ordine “narrativo” ovvero titolare con “Il caso Ranucci-Lavitola” e non viceversa “Il caso Lavitola-Ranucci” non è irrilevante: modificando l’ordine dei fattori il risultato è diverso. Sono due storie diverse che poi si intrecciano per motivi personali ma il perno, il centro, il soggetto promotore, ispiratore e organizzatore di tutta la “narrazione” è sempre e solo Lavitola. Se poi dovessero emergere responsabilità penali a carico di Ranucci saranno i giudici a stabilirlo ma per ora non c’è nulla.

Leggiamo l’articolo e poniamo la prima domanda fondamentale: dov’è la notizia. Nel mestiere di giornalista si dice che la “notizia dovrebbe essere nelle prime righe e invece nell’articolo oggi del Corriere non solo non c’è nelle prime righe ma non c’è in nessuna parte dell’articolo. Non c’è una riga, non c’è un solo passaggio, non c’è nulla che possa assomigliare anche lontanamente ad una “notizia” ovvero ad un fatto o avvenimento meritevole di essere definita tale. Nulla. Ad un certo punto si intravvede qualcosa del genere e prima si legge che “Insomma, anche i cellulari, come le donne di questa storia, un giorno parleranno …” e poi “Una cosa è certa: tutte le donne entrate in questa storia non vogliono rimanere in silenzio”. BUUUUMMM, scooop: finalmente abbiamo una cosa certa!!! Grande colpo del giornalismo (cartaceo) d’inchiesta.  L’articolo si chiude con un interrogativo drammatico: “che dirà” Adriana Lihhares con lo studio di estetista “… ironia del caso, a due passi da Via Teulada, la casa di Report” ???. Già, che dirà con l'ironia del caso???

Grande giornalismo, una vera lezione. Rimane sempre la domanda: ma perché il Corriere alimenta, sostiene e diffonde questa sua “narrazione” dove, appunto, spesso e volentieri non c’è uno straccio di notizia? Non riusciamo a trovare ancora una risposta convincente.      

bloggorai@gmail.com

ps. appena pubblicato il post ci è stato segnalato da un attento lettore questo libro:

La crisi della narrazione. Informazione, politica e vita quotidiana

di Byung-Chul Han (Einaudi)

venerdì 11 settembre 2026

Amici di amici: mafiosi e fascisti

By Bloggorai ©

Per chi ha la memoria corta e per chi volesse capire qualcosa in più sulla “vicenda” Lavitola/Ranucci/Report consigliamo di mettervi comodi, prendere tempo e leggere attentamente e soprattutto vedere quanto vi proponiamo.

Premessa: ogni vicenda umana, sociale e politica ha un suo prologo, uno svolgimento e un epilogo. Difficile cogliere la sua “narrazione” se non si legge tutto insieme, se tutti i tasselli del racconto non sono inseriti correttamente al loro posto.

Nel suo lungo racconto, da oltre 8 anni, a Bloggorai ogni tanto succede di voler rimettere in ordine il suo ricchissimo e vasto archivio cartaceo per cercare di ricostruire un filo comune, una traccia in grado di rendere il quadro più leggibile. Esce fuori allora di tutto e di più. Tutti temi e argomenti di grande interesse.

Se non che ieri pomeriggio spunta fuori un titolo del quotidiano La Sicilia del 13 aprile scorso che incuriosisce “Report rivela: Meta interferì nel voto del 2022”. Accipicchia: ci troviamo un governo di destra forse e anche perché le elezioni sono state in qualche modo “taroccate” o, a dir poco, influenzate? Gravissimo! Andiamo a rivedere la puntata di Report del 12 aprile 2026 e ascoltiamo attentamente Ranucci: https://www.rai.it/programmi/report/inchieste/Garante-medaglie-e-poltrone---Report-12042026-59595541-8e57-484b-bbd6-93de6101e566.html.

Di grandissimo interesse: ce n’è quanto basta per “irritare” più d’uno tra i partiti di governo e, ovviamente, far mobilitare i partiti di opposizione (che, per inciso, non avviene). Si parla di un tema delicatissimo: Report punta il dito contro il colosso USA accusandolo di aver influenzato le scelte degli elettori attraverso la loro profilazione. Non è robetta da poco: c’è in ballo il cuore della democrazia e del sistema elettivo parlamentare. Meta ha poi sostenuto che non è vero. Interviene il Garante della Privacy, lo stesso sul quale Report ha indagato in lungo e largo che in un primo momento propone una multa di 75 milioni etc etc etc … ma guardate la puntata e vi rendete conto di cosa si tratta e poi si capisce perché vogliono la testa di Ranucci &C. Di questa storia non ci sarà alcun seguito, tutto tace e nessuno si prende cura di andare fino in fondo. Pensate se mai fosse che a qualcuno nelle prossime settimane venisse in mente di riprendere e approfondire questo argomento: come è andato a finire?

Fin qui è tutto molto grave ma …   

Se non che, nella stessa puntata di Report, a seguire, va in onda un servizio su un tema che avevamo completamente dimenticato dal titolo “Un mafioso per amico” di Giorgio Mottola dove si cerca di capire il contenuto di un selfie tra Giorgia Meloni e un certo Gioacchino Amico, accusato di essere referente del clan Senese in Lombardia. Ora è un temuto “collaboratore di giustizia”        

Arriviamo al 9 settembre 2026: “Omicidio Piscitelli: 7 misure cautelari per i mandanti dell'assassinio di "Diabolik" … Le indagini che hanno portato all’emissione dell’ordinanza che dispone le misure cautelari, coordinate dalla Procura della Repubblica di Roma, Direzione Distrettuale Antimafia, individua, in particolare, gravi indizi di reità a carico di tre esponenti di primo piano della criminalità romana, gravemente indiziati di essere i promotori e mandanti dell'omicidio: Michele Senese ed altri” scrivono i Carabinieri.

A farla breve, ‘sto cognome gira che ti rigira compare da una parte e dall’altra da un’amicizia ad un'altra. Vediamo attentamente il servizio di Report e cerchiamo di capire di che si tratta. In poche parole, tutto inizia con un selfie della Meloni con questo Gioacchino Amico durante un comizio a Milano. Un selfie non si nega a nessuno ma questo Gioacchino Amico non è un signor “nessuno”: è “amico” di “amici” riconducibili al clan mafioso Senese (lo stesso di cui sopra legato all’omicidio Diabolik, a sua volta amico di Pino Insegno, a sua volta dichiarato da lui stesso  amico di Giorgia Meloni per sua stessa ammissione) e, al contempo, sembra abituale frequentatore della Camera dei Deputati. Non vogliamo fare lo “spoiler” del racconto dirvi chi sarebbe il deputato chiamato in causa: rivedete tutta la puntata di Report con attenzione e, forse, qualcosa vi potrà essere più chiaro.

Che relazione c’è tra tutto questo e il “caso Lavitola”? Ce n’è quanta basta per comprendere meglio l’accanimento contro Ranucci e quel tipo di Report, quel tipo di inchieste, quel tipo di giornalismo. Esiste un “metodo Report” per alcuni fastidioso ed urticante? Forse si ma non se ne conosce uno diverso e migliore per comprendere il “marcio in Danimarca” dietro e dentro la politica. Ranucci ci ha messo del suo per rendere il compito della sua “eliminazione” politica ed editoriale più facile con i suoi errori? Forse si ma ora i suoi errori (in attesa di capire e sapere eventuali sviluppi) appaiono di gran lunga inferiori rispetto alle trame oscure, ai complotti e ai disegni sovversivi che si agitano in questo paese e che solo Report ha messo in evidenza. Chi altri ha indagato su traffico di armi? Nessun altro mezzo di informazione in  Italia ha fatto tanto in epoca recente. Conoscete altri mezzi di informazione che, ad esempio, hanno indagato a fondo o svolto “giornalismo d’inchiesta” sul caso Garante della Privacy come ha fatto invece Report svelando tutte le magagne? In buona sostanza: Report ha aperto le piste e la carta stampata le ha seguite.

Si può ben comprendere allora che, alla vigilia di una campagna elettorale dura e violenta sono molti a temere che possa riprendere una nuova stagione di Report con quel “metodo”: meglio non correre rischi e, intanto, togliamoci Ranucci dalle scatole.  Per il resto, lo sapremo solo vivendo, festeggiando  e vedendo cosa sarà Report dall’8 novembre 2026.

Nel frattempo, in questi giorni, in queste ore, ci dicono che nell’ex Viale Mazzini serpeggia un certo malumore prossimo alla crisi di nervi. Dopo un’estate da dimenticare, l’inizio di stagione sul fronte degli ascolti non preannuncia nulla di buono: Mediaset ormai costantemente sopra alla RAI sia nell’intero giornata. Lo stesso giochetto dei pacchi su RaiUno, punta dell’access time, arranca sotto di 3-4 punti la contemporanea trasmissione di Canale 5. Non ne azzeccano mezza di una: mandano in onda una fiction che ha avuto grande successo su Netflix (Lidia Poet) e sono costretti a ritirala di gran carriera: nessuno in Rai aveva capito la natura di quel successo, improponibile per il pubblico di RaiUno. Va in onda su RaiTre una trasmissione di successo che va oltre l’8% ??? troppo: occorre abbassare la media e allora la spostano per dare spazio al fido Monteleone che, se gli va bene si attesta intorno al 4%. Per non dire degli altri “amici” e delle loro trasmissioni gradite da questo Governo: Salvo Sottile e Pierluigi Diaco con ascolti simili al prefisso telefonico.

Ma, come supponiamo, è verosimile immaginare che non sia un caso di semplici sprovveduti allo sbaraglio quando più di un piano politico organico e strutturato il cui modello operativo è riconducibile alle famigerate dichiarazioni di Rossi di luglio scorso e al “mio successo personale” su quanto avvenuto a RaiTre.  

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giovedì 10 settembre 2026

Chi e perché fa sesso con le galline ???

By Bloggorai ©

Il “metodo sesso con le galline” per alcuni è sempre valido. Lo abbiamo già raccontato una volta ma giova ricordarlo per adattarlo ai tempi moderni. L’episodio lo racconta Vittorio Zucconi in suo libro e risale a quando Lyndon B. Johnson non era ancora presidente degli USA, ma un giovane e spietato politico che stava correndo per le sue prime campagne elettorali. Fece mettere in giro la voce che il suo principale avversario faceva “sesso con le galline”. A chi gli obiettava he era impossibile Jhonson replicava “Lo so che non è vero. Voglio solo sentirglielo smentire in pubblico!” l’immagine del candidato avversario che in diretta tv dovette confermare che lui non faceva sesso con le galline e non le rincorreva per l'aia comunque lo distrusse e Johnson portò a casa il risultato.

Morale della favola: il “metodo” diventa sostanza “narrativa” e oggi, su molte vicende di cronaca nera o politica, il “metodo” giornalistico diventa “notizia” anche laddove “notizie” ovvero fatti realmente avvenuti, certi e documentati non ce ne sono.

Veniamo ai giorni nostri.

Notizia di ieri: “Omicidio Piscitelli: 7 misure cautelari per i mandanti dell'assassinio di "Diabolik".

Notizia del 1 settembre 2025: il quotidiano il Domani titola “Le chat tra Insegno e Piscitelli: quel “piacere” fatto a Diabolik”

Notizia di mezzo: Pino Insegno è il conduttore Rai di destra, amico prima di Diabolik (per sua stessa ammissione) e poi della Meloni (per sua stessa ammissione): “Un’amica, una madre, la primadonna Presidente del Consiglio. Un vanto”. Vantarsi della Meloni ci sta, vantarsi di “Diabolik” un po’ meno.

Ma c’è una “notizia di mezzo”, un territorio già noto per altre illustri frequentazioni criminali, che non è stata mai pubblicata perché, semplicemente, mai avvenuta: l’apertura di un “fascicolo” del famigerato Comitato Etico RAI sul “caso” Insegno/Diabolik” ovvero  lo stesso Comitato che ha avuto tanta premura e sollecitudine per il “caso Ranucci” e che ha poi portato al suo allontanamento da Report per insindacabile e segreto motivo deciso dall’AD Rossi, in buona compagnia dei fidati collaboratori Ventura e Spadafora, nonché di Delia Gandini.

Piccola nota a margine: i due personaggi fanno parte del Comitato Etico RAI da molti, forse troppi anni e, forse, in quel posto non dovrebbero esserci. Ventura (lo stesso ritratto nella nota fotografia sotto Viale Mazzini ai tempi di Orfeo) è responsabile delle Risorse Umane da maggio 2019. Spadafora invece è stato nominato responsabile degli Affari Legali nel dicembre 2018. Ora, si dà il caso che esiste una specifica normativa Anticorruzione (​Legge 190/2012 e Linee Guida ANAC (Delibera n. 1134/2017 e Piano Nazionale Anticorruzione poi derivate nel Piano Triennale di Prevenzione della Corruzione (PTPC) di RAI S.p.A. laddove si prevede esplicitamente la rotazione degli incarichi dei dirigenti apicali entro un numero ben limitato di anni). Nessuno si è mai occupato di verificare, di chiedere e di precisare perché Ventura e Spadafora, nonché la Gandini (assunta in Rai nel 2017) sono ancora al loro posto e siedono nel Comitato Etico. Nota bene, il Comitato Etico si dovrebbe attivare anche quando anche le “notizie” sono di dominio pubblico e il “caso” Insegno è stato ben noto a tutti, almeno dal 2025.

È esattamente questo il terreno sul quale frana tutta l’architettura, tutta la “narrazione” alimentata e perseguita dal Corriere & C con le “fonti” interne RAI che riportavano i lavori del Comitato Etico per arrivare al famigerato titolo “ ... opacità e interferenze ... ” che, a loro dire, giustificherebbero la rimozione di Ranucci da Report. 

Il Corriere non ha mai riportato una notizia certa, circostanziata e documentata di “opacità” ovvero mai specificato dove, come e quando ci sarebbero stati episodi in grado di suffragare questa “accusa”.  Il Corriere non ha mai definito o riportato da “fonti” Rai cosa si intende per “opacità” nel caso specifico e non ha mai riportata una notizia certa, circostanziata e documentata di avvenuta “opacità” ovvero mai specificato dove, come e quando ci sarebbero state “interferenze” nei servizi realizzati da Report che, semmai dimostrate e provate, avrebbero portato semmai certamente non all’allontanamento da Report ma all’immediato licenziamento. E invece, ancora questa mattina, siamo a leggere (non solo sul Corriere) le chat tra le mogli o fidanzate di Lavitola e Ranucci. Il barile non è stato raschiato ma poco ci manca.

Oggi poi leggiamo su Repubblica un’intervista a Riccardo Iacona, ex Rai e ora conduttore di Presa Diretta. A parte il fatto che non ci è mai stata tanto chiara la sua uscita da giornalista dall’Azienda dalla porta principale per poi rientrare da quella di servizio come “artista” nella scuderia del noto agente Beppe Caschetto con un modico compenso di oltre 600 mila euro. È un percorso ormai consolidato in Rai quello dei giornalisti che diventano “artisti” triplicando il compenso: vedi il recente caso della Maggioni. Tant’è. Oggi leggiamo il titolo “Si può fare ancora giornalismo d’inchiesta. Mi occuperò più di politica”. Bene.  Avremo ben due programmi di “giornalismo d’inchiesta” su RaiTre. Rossi&C si stanno preoccupando e hanno già dato i primi segni di fibrillazione: il programma “Mi manda Rai Tre” che nei giorni scorsi ha fatto un buon risultato di ascolti, è stato prontamente spostato di giorno per dare spazio al programma di Monteleone: cortesie tra amici.   

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Chi fa sesso con le galline ???



mercoledì 9 settembre 2026

Il nuovo grande Patto Politico RAI e Mediaset

ByBloggorai ©

“Hello … Bruxelles???”

“Yes, oui, ja …”

“Please, some news about EMFA in Italy (domanda posta anche in francese e tedesco) ???”

“One moment please … We know that your Parlament it’s on the job … you must wait”

 

“Pronto, buongiorno… ci sono novità sul dibattito per la riforma Rai?”

“Si, proprio oggi alle 13 si riprende l’esame degli emendamenti”

 

“Pronto, buongiorno, ci sono novità per la Vigilanza? Convocazioni?”

“Nulla, non c’è nulla da riferire”

“Caro, cara (parlamentari di vari partiti) … ci sono novità sul “tavolo di lavoro” per la riforma Rai?”

“No, in questo momento abbiamo ben altro a cui pensare: la riforma elettorale”.

Lasciamo perdere, non è aria. Il tema “RAI e Servizio Pubblico” non è all’ordine del giorno ed è verosimile che non lo sarà per molti giorni ancora. Giustamente: perché dovrebbe interessare agli italiani quale potrà essere il futuro di questa Azienda, di questo Servizio Pubblico, di questo Cda. C’è un solo tasto “sensibile” sul quale si potrebbe avvertire qualche timido segno di attenzione: il canone. Attenzione: Vannacci dixit “Bisogna togliere fin da subito Bollo Auto e Canone Rai due ingiuste estorsioni statali. Futuro Nazionale” in buona compagnia del suo ex socio Matteo Salvini che sull’abolizione o riduzione progressiva del canone RAI hanno fatto e faranno un perno della battaglia politica. Seconda attenzione: il tema canone non è un tasto sensibile solo in ambito Lega &C ma anche nel “campo largo” c’è chi guarda con attenzione ad una proposta del genere. Da non dimenticare le suggestioni sulla fiscalità generale ed altre simili.

Fatto sta che questo, oggi, è lo stato dell’arte: di Rai non se ne parla e tutto ciò di cui si parla è solo in detrazione. “Non ne azzeccano mezza di una …”: da quando quel famigerato ottobre 2024 si è insediato il Cda di destra destra il piano di scivolamento Rai si è sempre più inclinato su tanti fronti ma quello più significativo si riferisce all’emigrazione di centinaia di migliaia di telespettatori verso altre emittenti e altre piattaforme. Lo certificano i dati trimestrali AgCom, lo certificano i dati quotidiani Auditel: ormai quasi ogni giorno, puntuale, il “bollettino degli ascolti” delle 10 del mattino è inesorabile: RAI sta sotto Mediaset per tanti punti percentuali, a volte anche 10. Ieri sera RAI con il 32% e 2,4 mln in day time e Mediaset con il 39% e 3 mln circa. Abbiamo ripreso il nostro faldone, la nostra memoria cartacea, dove ritroviamo innumerevoli titoli che riportano sorpasso ormai pressoché consolidato e difficilmente recuperabile. L’abitudine, l’affezione e la preferenza si è decisamente spostata verso Mediaset.

Ci poniamo la domanda. Si tratta solo di incapacità manageriale dei vertici Rai non adeguati a proporre prodotti o contenuti appetibili e di successo oppure di una scelta strategica ovvero politica? Recentemente in un articolo sul Sole abbiamo letto che non si tratta solo di numeri “…dietro i quali c’è una differenza di strategia. Mediaset ha deciso di non mandare in vacanza la sua offerta”. Rai si. Tutto qui.

Ormai ci stiamo facendo convinzione che si tratta di una perfetta combinazione di elementi: la RAI non regge più il peso della sua connotazione sociale del suo pubblico sempre più anziano, over 55, mentre il resto del mondo audiovisivo intravvede orizzonti più ampi. L’offerta generalista Rai è “vecchia”, ripassata e riesumata dai fondi di magazzino. Le repliche delle repliche, la scelta dei format e dei personaggi sono scientificamente indirizzati ad un pubblico ormai semi cloroformizzato.

Ma il tema che più può essere rilevante può interessare riguarda un possibile “accordo politico” sottinteso tra i partiti di governo finalizzato a ridurre lo spazio editoriale (e quindi pubblicitario) della Rai a favore di Mediaset, come ai vecchi tempi del famigerato “patto del Camper”. Da non dimenticare poi il famigerato “Rossi pensiero” laddove ha rivendicato il “mio” successo sulla nuova dimensione di Rai Tre.

Bene … staremo a vedere.

Nel frattempo, seguiamo sempre con attenzione il “caso mediatico” del Corriere e del suo editore. Oggi da leggere attentamente e interpretare il pezzo con il titolo “Ranucci e le omissioni su Lavitola”: il tema posto in primo piano è Ranucci e solo in subordine Lavitola. Già, poiché di “notizie” non se ne vede l’ombra mentre è sempre più evidente il costante interesse del Corriere sulla vicenda. Nota a margine: ieri il Tg La 7 non ha mai citato “il caso Ranucci”. Seconda nota a margine: i Tg Mediaset hanno riservato un’attenzione meno rilevante. Significativo.

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