venerdì 28 agosto 2026

La Rai sta in vacanza e il Tg1 va in Camerun a fare un finto scoop

By Bloggorai

Questo Cda Rai, tutto intero, questo Governo che lo sostiene e lo alimenta, meriterebbero un Premio Speciale o almeno una citazione di merito all’Accademia dei Lincei, una proposta di Legion d’Onore o una attestazione della Croce Rossa, o qualcosa di simile.

Ci stanno mettendo tutta la migliore buona volontà per picconare quel poco che restava della credibilità e fiducia che la Rai e il Servizio Pubblico avevano conquistato nel corso di lunghi decenni. Non ne azzeccano mezza di una e si azzardano in avventure spericolate dalle quali non sanno come uscirne. Su Ranucci e Report annaspano nella confusione più totale senza uno straccio di prova a suo carico per giustificare un qualsivoglia provvedimento. 

L’ultima di ieri sera è stata grossa assai assai. Intorno alle 19,45 si viene a sapere da Dagospia che il Tg1 manderà in onda un’intervista a Tavares, il presunto anello di congiungimento tra Lavitola e i presunti esecutori e dello stesso considerato “factotum”. Nota bene, in quel momento si stavano concludendo gli interrogatori degli stessi presunti esecutori. Secondo nota bene: a quell’ora le redazioni dei quotidiani cartacei sono già chiuse e lo “scoop” oggi non lo riprende quasi nessuno. 

Allora, come noto, il Tavares è molto “atteso” dai giudici romani che indagano sulla bomba a Ranucci e lui, nonostante sia “attivamente” ricercato” se ne sta tranquillo e beato a frequentare palestre in Camerun. Bizzarria. Fatto sta che il Tg1 lo rintraccia, come ma soprattutto quando, non è dato sapere e sarebbe molto importante questo dettaglio. Il servizio da idea che il redattore, mostrato mentre si imbarca sull’aereo per Mogadiscio, si dà tanto da fare a cercarlo in città finché, misteriosamente, verrebbe rintracciato dallo stesso Tavares. Va beh … dettagli (ma forse anche no).

E veniamo al dunque, al cuore dello “scoop”: Tavares non dice rigorosamente nulla su nulla e, in particolare su Lavitola, sulle indagini e ancor più in particolare sul “dottore” ovvero la chiave di volta di tutta la vicenda. Il “dottore” non può essere lo stesso Lavitola ma qualcuno sopra di lui, è il misterioso “mister X” ovvero l’innominabile che sembra tirare i fili della vicenda. Uno "scoop" senza una notizia !!!??? 

E' possibile pure che invece Tavares non dice rigorosamente nulla ma sostanzialmente dice tante cose: non sono latitante e semmai lo fossi andrei in Russia dove ho tanti amici. Ma la cosa più importante che lascia intendere Tavares, implicitamente, è che lui potrebbe anche tornare in Italia e parlare, vuotare il sacco. Gli esperti della materia conoscono bene questo linguaggio: io so che tu sai che noi sappiamo e chi vuol capire capisce. Il secondo messaggio implicito alla “scoop” riguarda i nostri servizi di intelligence. È possibile che al Tg1 sia concesso fare quello che ai Servizi non è dato sapere? È possibile che questa “intervista” senza data venga diffusa esattamente pochi minuti dopo la conclusione dell’interrogatorio dei due presunti esecutori?  Tutto è possibile e conferma che il Tg1 inzuppa volentieri il biscotto nel calderone del grande mistero di questa vicenda. Nulla avviene mai per caso.

Intanto riportiamo il titolo del Sole 24 Ore a firma Andra Biondi: “Ascolti televisivi dell’estate. Mediaset davanti alla Rai” dove si legge che “Numeri. Dietro i quali c’è una differenza di strategia. Mediaset ha deciso di non mandare in vacanza il nocciolo della sua offerta … la Rai, al contrario, ha contato in particolare sulla forza degli avvenimenti sportivi, lasciando molto spazio alle repliche. E non è bastato.” In soldoni, Mediaset non è andata in vacanza e la Rai si. Punto, a capo.    

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giovedì 27 agosto 2026

RAI e Ranucci: fenomeni misteriosi

© by Bloggorai

Nel nostro bizzarro Paese avvengono spesso Fenomeni Politici Mediatici di Tipo Sconosciuto, altrimenti conosciuti come “misteri”, catalogati nella cartellina “complotti” e con soggetto “Mister X”.

Andiamo con ordine: Fenomeno n. 1. Nei giorni scorsi il coro della stampa giurava in modo pressoché unanime che martedì 25 il triunvirato Rai composto da Rossi-Ventura-Spadafora e saggiamente “ispirato” dal cosiddetto Comitato Etico avrebbe emesso la sentenza contro Ranucci, definitiva, inappellabile e segreta. Segreta manco per idea perché le “fonti” interne Rai hanno fatto sapere per filo e per segno i presunti “capi di imputazione” sollevati dal Comitato Etico, alcuni dei quali risalenti ad anni addietro. Fuffa allo stato puro, il vuoto pneumatico che ha consentito a molti, il Corriere in testa, di dedicare pagine intere alla vicenda. Non c’è uno straccio di prova che Ranucci possa aver confezionato qualche servizio di Report su commissione di Lavitola, non c’è alcun procedimento giudiziario in corso, non c’è nulla! Eppure, quel pomeriggio di martedì molti, compreso Bloggorai, erano in attesa di un’Agenzia che riportasse il verdetto del Triunvirato. Come potete bene immaginare, dopo quasi 40 anni di frequentazioni dell’ambiente, anche Bloggorai ha qualche “fonte” ancora attiva. Intorno alle 15 di martedì cominciano a girare messaggi e arriva una telefonata: “Sono nel pallone … non sanno che fare, sono nel terrore di sbagliare e da Palazzo Chigi non sono arrivati segnali”. Questo un punto chiave: i partiti di governo, questo Cda Rai e i giornali che li sostengono non hanno una exit strategy contro Ranucci proprio come Trump con l’Iran cioè hanno iniziato una guerra che non sanno come terminare, consapevoli che potrebbero non vincere in pieno e si attaccano alla canna del gas pur di trovare argomenti per loro utili a sostenere la causa.

Sicché, alle 16.22 Dagospia lancia “LA RAI HA DECISO DI RIMUOVERE SIGFRIDO RANUCCI DALLA CONDUZIONE DI “REPORT” – È LA POSIZIONE DELL'AD GIAMPAOLO ROSSI, DOPO IL PARERE DEL COMITATO ETICO”. Apriti cielo! E qui inizia il Fenomeno Politico Mediatico di Tipo Sconosciuto: la notizia di Dagospia avrebbe fatto saltare il banco e il triunvirato avrebbe deciso di rinviare. Una “vulgata” racconta di forte pressione di PD e M5S. Non ci sembra sostenibile. Ci sembra e ci risulta invece un’altra vulgata: nelle fila avverse a Ranucci, qualcuno comincia a temere un micidiale autogol: se non emergono prove concrete a carico del conduttore ci potranno essere forti dolori di pancia, meglio attendere. Morale del Fenomeno Politico Mediatico di Tipo Sconosciuto: è sufficiente un lancio di Dagospia per far saltare il tavolo del Triunvirato. È sufficiente questo per mostrare la loro fragilità: se avessero già deciso e se avessero argomenti convincenti, come ampiamente strombazzato, lo avrebbero comunicato senza esitazione. Punto.

Fenomeno n. 2. Come vi abbiamo scritto più volte nei giorni scorsi, abbiamo osservato un Fenomeno Politico Mediatico di Tipo Sconosciuto che negli ultimi giorni si sta accentuando il ruolo del Corriere della Sera. Mentre gli altri principali quotidiani nazionali (La Repubblica e La Stampa e tralasciamo gli altri che se ne occupano per conto del Governo), il Corriere brilla per una sua luce propria e ieri ne ha dato una clamorosa prova provata. Dopo aver dedicato ben due pagine (nemmeno una guerra in corso ha avuto tanto spazio), nella seconda in basso a pag.15 è comparso un “articolo” con il titolo “Davanti casa senza assicurazione. Il dettaglio su un’auto del giornalista” senza firma. Leggiamo attentamente incuriositi da tanta attenzione sull’argomento e veniamo a scoprire che si tratta di una “… questione che interessa Libero...” ovvero uno dei giornali più attivi nella campagna anti Ranucci/Report. Ovvero, il Corriere si prende la briga di riprendere e rilanciare con evidenza una “notizia” tratta da Libero. Fenomenale e inspiegabile.  

Fenomeno n. 3. Il tema soppressione del Canale 57 dove si trasmetteva Rai Scuola per far posto ad “Italiana” sovranista e governativa è l’ennesima prova provata, la pistola fumante dello stato confusionale in cui versa questo Cda tutto intero. Il Comunicato stampa diffuso dalla Rai nei giorni scorsi cerca dimettere una pezza più piccola del buco che vorrebbe coprire: lo spostamento di Rai Scuola su Rai Play è già in corso da tempo e non c’è nessuna “evoluzione” come hanno scritto: vedi https://www.raiscuola.rai.it/ e dunque rimane solo l’intenzione togliere Rai Scuola dalla diffusione lineare terrestre universale e generalista del Canale 57. E non c’è, non c’è stata almeno finora per quanto a noi noto, nessuna campagna di “comunicazione” sul tema.  Ma ciò che appare pure grave è che la vicenda fosse nota già da mesi, dai primi dello scorso luglio (vedi post di ieri), e solo ora “qualcuno” se ne accorge e grida allo scandalo. Una riflessione attenta e precisa sull’argomento la propone il Foglio, a firma Enrico Bucci, dove si legge “Per alcuni utenti il nuovo servizio potrà Certamente diventare migliore e più facile da usare; per gli spettatori che oggi raggiungono Rai Scuola attraverso il televisore una possibilità di accesso viene semplicemente eliminata … Il comunicato (Rai) prova poi ad usare gli ascolti contro il canale ricordando lo 0,14% di share del 2024 lo 0.13 del 2025 e la flessione dei primi mesi del 2026 per concludere questi dati mostrerebbero i limiti della televisione lineare come strumento per raggiungere in modo ampio sistematico il pubblico scolastico. Qui il problema non è più soltanto la presentazione è il ragionamento. Uno share calcolato sull'intera platea televisiva dice quale frazione di quella platea sta guardando Rai Scuola non misura la capacità di raggiungere il pubblico scolastico per affermare quest'ultima cosa servirebbero dati sulla penetrazione fra studenti e insegnanti e un confronto con quella ottenuta attraverso RaiPlay il comunicato non li fornisce”.

Questa Rai, questo Cda non fornisce più nulla.

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mercoledì 26 agosto 2026

La Rai e la "Scuola" di filosofia sul caso Lavitola Ranucci

By Bloggorai ©

Care lettrici, cari lettori …

Ogni tanto, per capirci bene e andare avanti, è necessario mettere le cose in ordine e in chiaro.

Nei giorni scorsi abbiamo scritto perché ritemiamo “questa” Rai ovvero “questo” Servizio Pubblico ovvero “questo” Cda tutto intero (compresi i consiglieri del giorno dopo) ormai in via di estinzione e con ragionevoli dubbi che qualcuno possa salvare qualcosa. Se qualcuno invece ha segnali contrari faccia un fischio.

Bene, ieri ci si siamo soffermati sui “canali tematici Rai” la somma dei quali (10) raccoglie una manciata di telespettatori e assorbe una montagna di risorse, in particolare la sola testata RaiNews24 con oltre 200 giornalisti per fare mediamente lo 0,6% di share. Un’Azienda normale o li razionalizza e li valorizza adeguatamente come peraltro sarebbe d’obbligo o li chiude. La via di mezzo, quella attuale della pura sopravvivenza, è solo uno sperpero di denaro pubblico senza capo né coda.

Allora in queste ore si è levata la polemica sulla chiusura di Rai Scuola (appunto, un obbligo di Contratto di servizio). Al solito: tardiva e irrilevante. Rimettiamo in ordine le date: lo scorso 18 giugno il Cda Rai affronta il tema. Emerge e si approva all’unanimità la proposta di dedicare il Canale 57 (dove si trova appunto Rai Scuola) a Rai Territori (con grande goduria dei sovranisti di casa nostra). In quella sede, sembra, si riferisce in Cda che verrà fatta adeguata campagna di comunicazione sull’impegno Rai per la scuola: mai vista. Il 3 luglio esce un Comunicato stampa Rai dove si annuncia la nascita di “canale Territorio” ora denominato “Italiana” ma non si dice una parola su Rai Scuola. Nei giorni scorsi il quotidiano Domani lancia la pietra nello stagno con il titolo “Via Rai Scuola. Al suo posto l’Italia che piace a destra” a firma Christian Raimo e Bloggorai lo riprende e lo rilancia. Ieri, alle 14.14, l’ANSA titola “Natale (Cda), colpevole silenzio azienda su Rai Scuola, informare su nuovo progetto”. Poco dopo, alle 15 e 14, la Rai come si dice a Roma è presa con il “sorcio in bocca” e diffonde un comunicato pomposo e arioso con il titolo “Rai Scuola evolve: più digitale, più accessibile, più vicina agli studenti”. Acqua fresca in pan bagnato, ovvero il nulla. Ovvero il nulla dove si sta lentamente e inesorabilmente consumando la dissoluzione di questa Rai, di questo Servizio Pubblico e di questo Cda complice e partecipe di questo processo.

Andiamo avanti e mettiamo le carte in tavola sulla vicenda Lavitola Ranucci. Tra le nostre lettrici e i nostri lettori ci sono tanti diversi punti di vista e ci sono coloro che “Ranucci non lo sopporto e Report andrebbe chiuso” oppure “Difendiamo Report e il giornalismo d’inchiesta e poi su Ranucci vedremo” come pure ci sono coloro che “Ranucci oggi è Report e Report oggi è Ranucci” e “Il Governo Meloni vuole la testa di Ranucci” e la dissoluzione di RaiTre (come rivendicato dal “mio” AD Rossi).

Il solo punto fermo granitico, indubitabile e colossale è che a carico di Ranucci non c’è nulla!!! La sua “amicizia” con Lavitola è discutibile ma non è, per ora, un reato. Non c’è uno straccio di prova o indizio di presunta colpevolezza a suo carico per quanto finora avvenuto e accertato dalla Magistratura. Ieri sera, su La 7, il conduttore ha detto chiaro e tondo “Se hanno la coscienza pulita, mi spostano loro”.  

PUNTO. E le stesse notazioni (fintamente “segrete” perché largamente riportate) emerse del cosiddetto Comitato Etico non valgono un soldo bucato: se ci sono fatti, circostanze ed evidenze su un possibile coinvolgimento di Lavitola nei servizi mandati in onda da Report, ne siamo certi, già sarebbero emersi e la Rai già avrebbe provveduto con un provvedimento disciplinare. Con tutte le “fonti” interne Rai che parlano come canarini bastava un fiato per far emergere una qualsiasi “prova provata” ovvero la pistola fumante con la quale inchiodare Ranucci e invece hanno dovuto riesumare vicende lontano negli anni peraltro senza alcun riscontro fattuale.

Doppio PUNTO. E l’incertezza, la titubanza, il timore e la confusione in cui si muove il “triunvirato Rossi-Ventura-Spadafora” ne è prova provata: se avessero avuto una soluzione, lo scalpo di Ranucci da offrire sul piatto dei giornali di Governo che sostengono la sua decapitazione, non avrebbero avuto esitazione e già da ieri, come annunciato, avrebbero emesso il verdetto. 

Il balbettio confuso sulle tre possibili soluzioni da offrire a Ranucci in cambio della sua “rinuncia” alla conduzione di Report (la Scuola di Giornalismo di Perugia, il Tg3 o RaiNews24) è solo fumo negli occhi. La banale ed evidente verità è che non sanno che pesci prendere, consapevoli che qualsia scelta faranno la faranno male. Le elezioni sono alle porte. Oggi leggiamo di una possibile candidatura di Rossi nelle fila di Fratelli d’Italia. Semmai fosse vero, una ventata di “filosofia” da quelle parti forse gli recherà beneficio.

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martedì 25 agosto 2026

Dall'alba al tramonto: la Rai e il Corriere della Sera

© by Bloggorai

Vedi post precedente! Con integrazione sul tema canali tematici. Vedi articolo su Domani con il titolo “Via Rai Scuola. Al suo posto l’Italia che piace a destra” a firma Christian Raimo.

L’alba è passata da un pezzo e i giornali sono arrivati ma il buio rimane fitto. C’è poco da guardare in ogni direzione.

Proseguiamo lo spunto di riflessioni su la Rai, il Servizio Pubblico e il suo futuro. Anzitutto “questa” Rai e “questo” Cda tutto intero da tenere ben distinti da quella che potrebbe essere un’altra Rai e un altro Servizio Pubblico giacché è giocoforza che così dovrà essere necessariamente. Grosso modo, il solco del possibile mutamento, almeno per una parte, è tracciato su due binari paralleli e convergenti: l’EMFA e la conseguente “riforma” in discussione al Senato. Si punta ad una nuova “governance” e ad un modello di finanziamento stabile e certo ma pressoché nulla si dice sulla sua missione, sui suoi compiti, sui suoi ambiti tecnologici. Cosa potrà o dovrà essere la “nuova” Rai e il Servizio Pubblico prossimo venturo non è dato sapere e sembra poco interessare al dibattito politico, anche nel cosiddetto “campo largo”.

“Quella” o meglio “questa” Rai è finita o è invia di estinzione e questo Cda ne è l’esecutore testamentario. A suo tempo lo abbiamo definito come frutto avvelenato di un albero malato. Lo confermiamo. Cda, nota bene, da quasi due anni senza presidente ovvero con “due presidenti”: uno designato dal Governo (Agnes) e uno nominato dallo stesso Cda (Marano) senza che nessuno si fosse preso la briga di verificare la legittimità giuridica di tale situazione.

In questi ultimi anni si è certificata la progressiva erosione del suo pubblico, della sua capacità progettuale, del suo impoverimento tecnologico e della ormai cronica fragilità finanziaria. Gli ascolti tentennanno e si affievoliscono tra i successi di Sanremo e le innumerevoli repliche di Montalbano nel mentre e nel quando l’AD Rossi rivendica il “mio” successo nell’aver ceduto buona parte del pubblico di Rai Tre verso La 7. Le “nuove idee” editoriali arrancano tra flip e flop affidati ad “amici” sicuri e le “fiction” ormai appaltate alla “narrazione” governativa. Tecnologie? Vedi oggi articolo sul Sole con il titolo “Le Piattaforme online erodono il mercato delle Tv e puntano al sorpasso” a firma Andrea Biondi.

La famigerata “Digital Media Company” non sanno nemmeno cosa mai potrà essere e non c’è un soldo in cassa per poterla sostenere: era necessario chiudere il deal di Rai Way e non sono stati capaci nemmeno di fare quello. Hanno lanciato una strampalata idea di Hyperscale a Pomezia senza sapere chi potranno essere i clienti e chi potrà sostenere i costi (420 milioni). Passeranno alla storia per il “piano immobiliare” ovvero per aver ceduto i gioielli di famiglia (Delle Vittorie e Palazzo Labia a Venezia) per non dire della scelerata operazione di Milano. E coì via trotterellando e arrivando a questi giorni, a queste ore.

Oggi il “triunvirato” composto dall’AD Rossi, dal capo delle Risorse Umane Felice Ventura e dal capo degli affari Legali Spatafora si riuniranno per emettere il “verdetto” contro Ranucci. Sarà secretato come segrete saranno le prove a suo carico. Sarà emessa una sentenza e sarà insindacabile, a loro unico giudizio ovvero a giudizio dei voleri del governo. Nemmeno in un paese lontano e selvaggio avvengono cose del genere. Fuori le prove, fuori i fatti contestati e confermati e poi ne parliamo.

La vicenda Lavitola è una vicenda umana, è una vicenda criminale, è una vicenda politica e infine è una vicenda editoriale. Diciamo pure che potrebbe essere una vicenda che si intreccia su tutti i piani ed ognuno legge quella che più gli interessa. 

A noi, oggi, come pure abbiamo già scritto, interessa e incuriosisce un piano particolare: quello mediatico. Non vi è quasi dubbio che la vicenda ha assunto uno spessore, un rilievo quasi inedito nella storia nazionale moderna. Raramente abbiamo assistito ad una quantità abnorme di attenzione mediatica concentrata in così poco tempo. L’anomalia significativa di questo piano di lettura è costituita dal Corriere della Sera. Ovviamente, tralasciamola lettura dei quotidiani di “lotta e di governo” ai quali non par vero di avere un bocconcino così delizioso con il quale nutrire i loro lettori. Non possediamo un metro utile a misurare quante colonne, quante battute e quanto spazio con quante firme più o meno autorevoli il Corriere ha dedicato e dedica ogni giorno alla vicenda Lavitola Ranucci. Non abbiamo ovviamente un “articolometro” scientifico che possa mettere a confronto i tre grandi quotidiani nazionali (Repubblica e La Stampa) ma, grosso modo e a spanne, il Corriere vince 3 a 0 sia nello spazio dedicato sia nel posizionamento del “racconto” della vicenda. Ieri, ad esempio, il Corriere ha pubblicato una pagina intera con sei colonne, Repubblica una colonna di fianco e La Stampa mezza colonnina per non dire poi pressoché nulla di nuovo rispetto a quanto già risaputo.

Ribadiamola domanda: perché il Corriere si è gettato “anima e core” su questa vicenda? I quotidiani, a differenza della Tv e dei siti/blog, si "misurano" solo con le copie vendute. Ancora non abbiamo una risposta adeguata ma ci stiamo avvicinando. La partecipazione della sua firma migliore, Paolo Mieli, al tavolo delle vongole “sgusciate” gentilmente offerte da Lavitola per ora lo consideriamo solo folclore ma siamo intimamente convinti che c’è di più.

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lunedì 24 agosto 2026

Alle prime luci dell'alba ...

© by Bloggorai:

“Attendi il mio arrivo alla prima luce del quinto giorno. All'alba, guarda ad est”. 

Abbiamo guardato a lungo ma non abbiamo visto nulla e nessuno. Forse non era ancora il giorno giusto. Forse non erano ancora le prime luci dell’alba o forse abbiamo sbagliato direzione dello sguardo.

Allora ci siamo rivolti ad Ovest, verso la nostra edicola, dove il solerte Maurizio comincia a mettere in ordine i suoi giornali appena scaricati dal furgone del distributore. Nell’attesa, ci siamo presi un buon caffè e ci sono venuti in mente alcuni spunti di riflessione.

Quante volte ad ognuno di noi è capitato di sentire frasi del genere “Io non guardo più la Rai” oppure “non c’è più la Rai di una volta…” oppure “perché devo pagare il canone per tutto l’anno e in estate non c’è più nulla…” oppure semplicemente “perché devo pagare il canone per questa Rai?”. Già, questo il punto centrale: “questa Rai”. Per cosa, per chi e per quanto ci dovremmo sentire impegnati a difendere “questa Rai” ovvero “questo” modello di Servizio Pubblico ovvero questo Cda tutto intero (compresi gli “oppositori” del giorno dopo) che sta correndo il serio rischio di passare alla storia come il peggiore degli ultimi decenni?  

Per quanto tempo ancora non ci porremo il problema di "quale" Rai, "quale" Servizio Pubblico prossimo venturo: quale offerta editoriale, quali piattaforme, quali risorse e quale ruolo? 

Sarà sufficiente invocare l’applicazione del famigerato EMFA o la “nuova” riforma che semmai venisse approvata avrebbe il timbro “Made in Governo Meloni”? No, temiamo di no.  

Ieri un attento lettore ci ha segnalato un dettaglio che ci era sfuggito: dal primo ottobre la Rai non manderà più in onda “Rai Scuola” ma “Rai Territori” (ne parleremo). Ci eravamo dimenticati che la Rai avesse un canale del genere e, sul momento, ci siamo sopresi e leggermente scandalizzati. Ma come “educare, informare e divertire” che fine ha fatto? Già solo dire che la Rai manda in onda “Rai Scuola” potrebbe apparire un vanto per il Servizio Pubblico universale e generalista. E invece no. 

Siamo andati a vedere meglio qualche dettaglio: Rai Scuola riscuote una media di ascolto pari a quella di un un’assemblea di condominio di un quartiere popolare ovvero circa lo 0,2% di share e 14 mila telespettatori (dati Auditel dei giorni corsi). Abbiamo allargato il campo agli altri canali tematici Rai (RaiNews24, Rai 4, Rai 5, Rai Sport, Rai Storia, Rai Gulp, Rai Movie, Rai Premium, Rai Yoyo) fanno un totale di 10 canali che raccolgono nell’intera giornata una media di circa 430 mila telespettatori e uno share che si aggira complessivamente intorno allo 0,qualche cosa. Da notare che la sola Rai News24 occupa oltre 200 giornalisti e impegna un budget di diverse centinaia di milioni l’anno per ottenere una media di ascolti, ormai pressoché costante) dello 0.6% con circa 40 mila telespettatori. Domande: quale altra azienda editoriale o meno si può permettere questi lussi? Poniamo la domanda in altri termini. Quale altra Azienda di Servizio Pubblico non valorizza questi “asset” editoriali in modo funzionale, razionale ed efficace e rispondente ai suoi vincoli appunto, di Servizio Pubblico? Quale altra azienda editoriale ha in casa un canale “all news” ovvero una potenziale “newsroom” quanto mai necessaria e invece non se la fila nessuno e la si lascia galleggiare nel vuoto? I numeri certificati dal recente Osservatorio AgCom sono impietosi.

Sono arrivati i giornali. Rimanete sintonizzati, a dopo.

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domenica 23 agosto 2026

Bombaroli antichi e moderni. Oltre 50 anni dopo tutto torna, più o meno

Bloggorai ©

“… sono le persone che fanno le cose e giammai avviene il suo contrario …”

Lo spunto di questo post è un film e un video su You Tube, visti in un caldo pomeriggio e una sera di fine agosto.

Sono trascorsi oltre 50 anni da allora, dai primi anni ’70, e da allora molti soggetti, i protagonisti di tante “cose” italiane sono sempre gli stessi: “faccendieri” più o meno ammanicati, prelati più o meno vicini al Vaticano, servizi più o meno deviati, massoni più o meno “in sonno”, mafiosi più o meno criminali, fascisti più o meno bombaroli insieme a qualche “banda” più o meno della Magliana. Succede, spesso, di rivedere questo film già visto, di conoscere già la trama di tante “cose” ma di non sapere ancora come andrà a finire, proprio come in un giallo di cui non si saprà mai chi è stato l’assassino.  

Agli inizi di quegli anni ’70 Bloggorai e tanti nostri lettori e lettrici avevano, chi più chi meno, 20 anni. Avevano già alle spalle tanta storia, avevano cominciato a mangiare pane e politica già dalle prime classi di liceo con le occupazioni e godevano dell’onda lunga del ’68. Eravamo tanti ed eravamo preparati: chi con le “scuole quadri” (ancora c’era quella mitica del PCI alle Frattocchie) e chi con i “corsi di formazione politica”. Molti tra chi ci legge da anni ricordano benissimo quegli anni e cosa succedeva: qualcuno ha fatto fulgida carriera e, per citare qualcuno a caso, Paolo Gentiloni è stato financo Presidente del Consiglio e Paolo Mieli è ora grande firma del Corriere. Dal marxismoleninismomaotsetungpensiero a Palazzo Chigi o a Via Solferino la strada è breve.

Tutto questo per dire che ieri sera ci siamo messi comodi in poltrona per vedere Il Falsario su Netflix, film presentato alla mostra del Cinema l’anno scorso a Roma. Il film è tratto dal libro Il falsario di Stato di Nicola Biondo e Massimo Veneziani pubblicato nel 2008 dove si racconta la vita reale del falsario e criminale italiano Antonio Chichiarelli. Il film ha molti pregi: ottima scrittura, regia ineccepibile, attori convincenti e “location” (Roma) ovviamente di grandissima suggestione. La vicenda si svolge a partire dai primi anni ’70 quando si avvertiva l’inizio di una lunga e drammatica stagione politica che avrà il suo punto fermo con il rapimento e l’uccisione di Aldo Moro. Erano gli anni in cui tutti grandi “poteri forti” erano in azione per impedire il temuto “compromesso storico” tra Dc e PCI di Enrico Berlinguer: vedi elenco di cui sopra. Erano pure gli anni delle Brigate Rosse e dei tanti misteri che ancora si portano dietro.

Il film sulla storia del falsario romano (per intenderci bene, quello che ha scritto il famigerato e falso Comunicato delle BR n. 7) è perfettamente ambientato, pure nelle immagini, in quella Roma cialtrona, rubona, piaciona e politicona che spazia dal Jackie’O di Via Veneto alle Sale Biliardo di periferia, dalle belle e ricche case di Via Giulia ai condomini di “Torbella”. Se provate a soprapporre alcuni personaggi di allora con alcuni di quelli recenti o attuali, li trovate sufficientemente corrispondenti tanto da far pensare senza esitazioni quanto abbiamo scritto in apertura: un film già visto. Epperò, tra i personaggi più o meno riconducibili a figure note c’è sempre un “attante” ovvero un Ignoto X che, ora come allora, sembra voler tirare i fili delle “cose” che accadono e che rimane sempre nell'ombra.

Veniamo al video visto su YouTube a firma di Roberto Saviano sulla vicenda Lavitola Ranucci (vedi       https://www.youtube.com/watch?si=fv-yuKW3vvZLyfLf&v=soWZQSk55Ws&feature=youtu.be ). Si tratta di una ricostruzione dettagliata, millimetrica ed aggiornata, sulle carte della Procura di Roma che hanno condotto in carcere Lavitola come mandante della bomba davanti casa di Ranucci. Saviano, a differenza di tanti, ha letto e studiato le carte, conosce l’argomento e il suo contesto storico. Il suo racconto inizia un istante dopo l’esplosione del 16 ottobre. Gli investigatori hanno subito buon gioco: la banda criminale è squinternata e sprovveduta (forse) e lasciano tracce facili ed evidenti. Sprovveduti allo sbaraglio che fanno emergere “Capannelle” e “Er Pantera” della Banda del Buco come i geni del male. Epperò, ricordiamo bene anche noi che quel pomeriggio a Piazza Santi Apostoli, sotto la pioggia, rimanemmo alquanto sorpresi sula “pista dei criminali di Ostia”.  Ma il dunque, il nocciolo del racconto di Saviano si ferma dove siamo fermi tutti noi: è una piccola “cosa” ovvero una vicenda umana di bassa levatura oppure c’è un “terzo livello” al quale, per ora, è difficile accedere?  

Il corollario della frase che abbiamo posto in apertura è: quando le “cose” succedono sono le persone che le vogliono far succedere e quando questo avviene, solitamente, è perché si vuole che succedano. Nulla, o quasi, avviene mai per caso e, come noto, il vuoto in natura non esiste.   

In tutto questo la Rai è definitivamente svanita, evaporata, dissolta sotto il caldo infernale. Ne riparleremo con il fresco, se e quando arriverà. Certo, ne riparleremo quando Rossi &C avranno deciso, in gran segreto,  le sorti di Ranucci e di Report.

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venerdì 21 agosto 2026

Buio di fine agosto

Bloggorai ©

“… e quindi uscimmo a riveder le stelle …”

Magari fosse così! L’estate si appresta finire e siamo ancora all’Inferno, nel buio e nel fuoco più fitto e confuso che si potesse mai immaginare. La “stagione si è rotta” come dicono qui in campagna, nella bassa val Tiberina. Si sente nell’aria il profumo dell’uva matura e molti (i grandi produttori) hanno già iniziato la vendemia e la Cantina Sociale è già aperta. Noi “piccoli” con qualche filaretto aspettiamo ancora qualche giorno: un vecchio amico contadino diceva “aspetta che la vespa batte l’uva e la prima rinfrescata d’acqua che arrotonda il baco”. Non sappiamo se ha un fondamento scientifico ma ho avuto fiducia in lui e finora non mi ha deluso. Ci vogliono almeno altri 10/15 giorni, il tempo necessario per preparare l’attrezzatura.

Bloggorai è tornato ed ha ripreso i suoi contatti. La “situazione” che abbiamo ritrovato è ben peggiore di quando l’abbiamo lasciata. Non si intravvede segno di uscita, non si intravvede un percorso virtuoso. Non si sente il VII Cavalleria che ci potrà salvare. Dalle mura di Fortezza Bastiani, si sente solo il deserto. Ci rimane solo da attendere fiduciosi e sobri "che la Magistratura faccia il suo lavoro". Auguri!!!

La vicenda Lavitola Ranucci, inevitabilmente, ha segnato questo momento. Piaccia o interessi l’argomento o meno ma è così. E, inevitabilmente, segnerà le prossime settimane e i prossimi mesi. I pozzi erano già inquinati prima ed ora lo saranno ancora di più: le elezioni si avvicinano e nessuno farà prigionieri. Sarà questa la sola ed unica lente o chiave per comprendere i fatti e le notizie che leggeremo.

Nel frattempo, a futura memoria, ci siamo tenuti in archivio la formidabile intervista a Paolo Mieli sul Corriere e, sempre dal Corriere, il pezzo di Aldo Grasso che scrive di credibilità di Ranucci senza mai citare quella di Mieli (cortesie tra mici e colleghi) come pure il fondo di Stefano Cappellini, direttore di Repubblica, sul suo coinvolgimento nella vicenda. Poi ci teniamo in archivio gli interventi del Governo tutto intero contro Ranucci e Report e, infine, ci teniamo in archivio le “fonti” Rai sul/dal Comitato Etico a geometria variabile e insindacabile giudizio e riporto del solo AD Rossi &C e della sua solerte collaboratrice Delia Gandini. Poi certo non dimenticheremo la polemica sui costi di Report e il silenzio che invece c’è ancora, ad esempio, sui costi di Newsroom della Maggioni o altri suoi colleghi con trasmissioni del 3%. Poi certo non dimenticheremo il ruolo dei consiglieri di “opposizione” di Majo e Natale e dei loro solerti Comunicati stampa del giorno dopo. A questo proposito, giusto ieri abbiamo ricevuto una “nota” interessante sul tema che abbiamo posto da tempo: le loro dimissioni. A quando ci hanno riferito, il punto di frizione con i loro partiti di riferimento sarebbe il M5S che resiste a mantenere il “suo” uomo.

Tutto il resto è fuffa, polvere negli occhi, in attesa della prima pioggia.

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