sabato 25 aprile 2026

Giù la testa ... miccia corta !!!

By Bloggorai ©

Questo Post è dedicato alle lettrici e ai lettori appassionati di Cinema e solo di passaggio anche di televisione. Ogni riferimento a fatti e vicende attuali riferite alla Rai è puramente casuale.

“Rivoluzione? Rivoluzione? Per favore, non parlarmi tu di rivoluzione. Lo so benissimo cosa sono e come cominciano: c'è qualcuno che sa leggere i libri che va da quelli che non sanno leggere i libri, che poi sono i poveracci, e gli dice Oh, oh ...è venuto il momento di cambiare tutto... (...) Io lo so quello che dico, ci sono cresciuto in mezzo alle rivoluzioni... e la povera gente fa il cambiamento. E poi i più furbi di quelli che leggono i libri si siedono intorno a un tavolo e parlano, parlano. E mangiano. Parlano e mangiano! E intanto che fine ha fatto la povera gente? Tutti morti! Ecco la tua rivoluzione! Quindi per favore non parlarmi più di rivoluzione... E, porca troia, lo sai cosa succede dopo? Niente... tutto torna come prima!” Juan Miranda (Rod Steiger) in “Giù la testa” di Sergio Leone ...  https://www.youtube.com/watch?v=sRE1vq_Rrrs 

Rimanete sintonizzati, ci hanno fatto un regalino interessante: il “buco nero” può diventare spaziale. Dobbiamo studiarlo attentamente e verificarlo.

bloggorai@gmail.com  

venerdì 24 aprile 2026

il primo grande "buco nero" della RAI

By Bloggorai ©

Lo sciopero autoproclamato da Bloggorai è pienamente riuscito: non ha aderito nessuno ma le motivazioni sono state lette da molti più della solita media. Qualcuno non ha apprezzato e qualcuno ha capito “fischi per fiaschi” come, ad esempio, che la Maggioni fosse in certa “quota” politica. Abbiamo deciso di mantenere “lo stato di agitazione”, e ne approfittiamo per “affilare” la tastiera che, nel frattempo abbiamo recuperato. Visto l’interesse, nei prossimi giorni approfondiremo il quando, il come, da chi e perché hanno cominciato ad aprirsi i tanti buchi neri, le voragini e i crateri nel Servizio Pubblico.

Uno tra questi, che sembra essere un nervo molto, molto sensibile riguarda l’informazione Rai. Quando si tocca quel tasto improvvisamente cala un muro, un velo, un diffuso senso di omertà e silenzio. Anzi, qualcuno storce pure il naso e cerca di sviare il ragionamento.

I punti fermi che proponiamo sono semplici. È vero o no che l’informazione Rai è in crisi per come lo certifica pure AgCom oltre che Auditel? È vero o no che NON esiste nulla che possa somigliare ad un “piano” che dir si voglia ovvero un tentativo di ottimizzare, razionalizzare e rendere più efficiente una macchina poderosa composta da oltre 2000 giornalisti e 8 testate? È vero o no che NON esiste una “newsroom” aziendale utile e necessaria a disposizione di tutto l’apparato informativo ma esiste solo una “newsroom” personale di Monica Maggioni? È vero no che Rai News24 è in condizioni di sopravvivenza forzata con un tasso di ascolti da “prefisso telefonico” ovvero intorno allo 0,5% ormai da anni, tanti anni.

Il “declino dell’impero informativo del Servizio Pubblico” ha date di nascita, luoghi specifici, protagonisti, artefici, complici e testimoni più o meno consapevoli. Molti, tanti, si aggirano indisturbati ancora dentro e fuori Saxa Rubra come se nulla fosse accaduto e, anzi, si vedono e si sentono ancora pontificare su “quanto era meglio la vecchia Rai”. Come se loro erano da un’altra parte. Parliamo di ex presidenti, consiglieri, direttori e giornalisti vari ora magari con “contratto artistico”.

L ’altro “buco nero” ovvero voragine ovvero palude è un tema caro a Bloggorai: Rai Way. Ne parleremo ancora con qualche aggiornamento interessante.

bloggorai@gmail.com

giovedì 23 aprile 2026

SCIOPERO !!!!!!!!!!!!

By Bloggorai ©

SCIOPERO !!!

Questa mattina Bloggorai vuole scendere in sciopero, solitario e silenzioso ma determinato. Ci sono almeno cinque, almeno, buoni motivi per prendere la tastiera e lanciarla contro il muro.

A: un diffuso e consolidato sentimento di irrilevanza, non tanto del sottoscritto ma verso il pensiero del Presidente della Repubblica. Per due volte, due, ha posto giustamente il problema della Vigilanza Rai che non è in condizioni di ratificare il nome del presidente Rai e per ben due volte non è successo nulla. Ieri abbiamo verificato: non ci sono ci convocazioni né dell’Ufficio di Presidenza e tantomeno dell’Aula. Nulla, silenzio, muti. Si poteva e si doveva cogliere il forte segnale del Presidente almeno per minacciare le dimissioni di tutti i componenti di opposizione, a partire dalla sua presidente Barbara Floridia. Si poteva e si doveva cogliere il forte segnale del Presidente anche in Cda Rai per almeno “auspicare” immediatamente le dimissioni dei componenti della minoranza, di Majo e Natale (e ne avrebbero pure tanti di buoni motivi per farlo … da tempo). Nulla, silenzio, muti. Alcuni di loro partecipano a dibattiti e incontri come se nulla fosse, come se non ci fosse un domani.

B. un diffuso e consolidato sentimento di irrilevanza, non tanto del sottoscritto, ma delle imperative indicazioni europee entrate in vigore lo scorso 8 agosto con l’EMFA. Almeno il buon senso avrebbe richiesto l’adozione immediata (purtroppo non è prevista la revoca) e il recepimento delle indicazioni, almeno sulla necessità di definire la nuova governance del Servizio Pubblico. Nulla, silenzio, muti. La riforma della Rai, o ciò che rimane di essa, impastrocchiata e confusa, pure grazie al fattivo contributo di “esperti” dell’opposizione, giace immota, dispersa e disperata nei meandri delle due commissioni del Senato, la V e l’VIII, dove abbiamo verificato che è in trepida attesa che qualcuno si degni di resuscitarla e magari di Giorgetti che sciolga le sue riserve.  

C: un diffuso e consolidato sentimento di irrilevanza, non tanto del sottoscritto, ma di quei milioni di telespettatori Rai che, pur pagando un miserabile canone di soli 90 euro, financo ieri sera si sono dovuti sciroppare la 30a replica di Sister Act 2. Dopo la sera precedente con l'ennesima replica di Montalbano ormai questo è puro accanimento terapeutico verso quei nostri cari nonni e nonne di Villa Arzilla che, peraltro, faticano a superare l’orario della fine del preserale, ovvero la fine del gioco ludopatico dei pacchi su Rai Uno (questo aspetto meriterebbe uno sciopero a parte, in attesa di un Comunicato stampa del consigliere Natale).

D: un diffuso e consolidato sentimento di irrilevanza, non tanto del sottoscritto, ma di quei tanti telespettatori che richiedono alla Rai una trasmissione di approfondimento giornalistico in prima serata su RaiUno degna di questo titolo in grado di raccogliere un filo di più di un miserabile 4% di ascolto come ha fatto la prima puntata della trasmissione” personale” della Maggioni con la “sua” Newsroom. Invece, nessuno ha battuto ciglio (salvo un trafiletto sul Fatto) e nemmeno Dagospia oppure il sempre solerte Aldo Grasso sul Corriere, solitamente molto attento ai flop Rai gli ha dedicato una riga: nulla, silenzio, tutti muti. Un programma “privato” ovvero appaltato ad una sua ex dipendente, costoso e irrilevante. Per fatal combinazione, nessuno ha sollevato il dubbio “politico”: è un flop solo di “telemeloni” o c’è dell’altro?

E: un diffuso e consolidato sentimento di irrilevanza, non tanto del sottoscritto, ma degli sportivi italiani. Ieri abbiamo saputo che la Rai ha perso i diritti di trasmissione del tennis nazionale. Titola la Stampa di oggi “Colabrodo Rai, per anche Sinner”: Sky Italia si è aggiudicata tutti i match degli internazionali di Roma che inizieranno il prossimo6 maggio.

Si !!! SCIOPERO … SCIOPERO … SCIOPERO!!! Magari pure da solo ma sciopero!!!

bloggorai@gmail.com

ps. semmai ci fosse qualche scriteriato che volesse aderire allo sciopero, ci vediamo sotto il Cavallo dell'ex Viale Mazzini ... ormai è tutto un "ex"

 

mercoledì 22 aprile 2026

Informazione RAI: un cratere con dentro una voragine con dentro un buco nero

By Bloggorai ©

C’era una volta … agli albori delle trasmissioni audio video satellitari … succedeva che il “tempo di latenza” ovvero l’intervallo di secondi tra quando veniva inviata una domanda a quando arrivava la risposta passavano diversi secondi. A tal punto che spesso succedeva che “si andava sulla voce” tra i due interlocutori. Bloggorai ne sa qualcosa quando, per conto Rai molti anni addietro, ha usato il mitico Thuraya, ben prima che venissero introdotti gli attuali e noti “zainetti”. Oggi è tutto molto diverso e, ci dicono “Se non vengono usati zainetti con protocolli SST o SRT in mano a giornalisti non adeguatamente formati, il ritardo è certo”. L’altra sera, chi ha avuto la fortuna o l’ardire di vedere “Newsroom” su RaiTre ne ha avuto prova provata di come questo problema per alcuni non è stato superato ed usiamo un eufemismo perché, ci dicono i “nostri” esperti, la questione sarebbe “assai più complessa”.

Tutto questo per tornare al tema centrale, all’argomento di ieri: la Rai, Il Servizio Pubblico NON ha una sua Newsroom, ovvero un “luogo” ovvero una "direzione editoriale” dove si coordina, ottimizza e razionalizza tutta l’offerta informativa dell’Azienda Radiotelevisiva Nazionale ma ha invece una “personale” ed esclusiva “Newsroom” semi privata ad uso esclusivo di Monica Maggioni che la avrebbe ideata ed ora conduce (con il significativo risultato del 4% circa di ascolti).

Ci siamo spesso soffermati poi sul fatto che il Servizio Pubblico non avesse una prima serata su Rai Uno (e non su Rai Tre) dedicata all’approfondimento giornalistico sui grandi temi di attualità e invece mentre il mondo è con il fiato sospeso per le guerre in corso si prosegue con la replica delle repliche di Montalbano, come ieri sera.

Sul “buco nero”, sulla voragine della mancanza di un Piano editoriale Rai per l’informazione Rai abbiamo scritto spesso e volentieri. Abbiamo riportato tutti i recenti tentativi (Verdelli, Piano Industriale e Contratto di Servizio) boicottati e naufragati anzitutto per “resistenze” interne all’Azienda e per “connivenze” esterne. Esattamente su tutto questo che si è aperta la voragine, il cratere, dell’informazione Rai. Ce lo dice anzitutto l’AgCom: l’ultimo Osservatorio sulle Comunicazioni, pubblicato lo scorso gennaio, evidenzia come tre quattro testate giornalistiche Tg1, 2, 3 e Tgr, tra il 2021 e il 2025 nella fascia oraria 12- 14.30 hanno perso tra il 16,8% al 36,5% mentre nella fascia oraria 18.30- 21.30 hanno perso tra il 19,5% e il 47%. Non è un “buco nero” o una voragine: è un cratere lunare, uno di quelli nascosti nella faccia oscura del nostro satellite. Non parliamo poi, per l’ennesima volta, di RaiNews24: sempre AgCom ci informa che, sempre nell’intervallo 2021-25, ha perso nell’intero giorno circa il 47%. Il 6 febbraio scorso La Repubblica ha titolato “Ascolti tv, il calo dei telegiornali Rai. Mediaset guadagna nell’informazione”. Ma, ribadiamo, su tutto questo dentro e intorno alla Rai c’è un muro di silenzio e omertà che nessuno riesce a scalfire.

Torniamo al tema. Oggi Il Fatto pubblica un pezzo con il titolo “Nella Newsroom mancano le notizie” ovvero dietro il nulla il vuoto. L’ansia di una notizia di agenzia, un “ultima ora” che potesse dar vita ad un “suo” racconto già visto e sentito era evidente e ai limiti dell’imbarazzante. L’effetto surreale ricordava Albertone con “Prontooooo.., America me senti ???”

La trasmissione della Maggioni è stata realizzata negli studi di Cinecittà. Perché non sono stati utilizzati gli studi Dear o a Teulada? Sembra che nella Direzione Produzione molti se lo stanno chiedendo e non trovano facile risposta. Poi, leggendo i titoli di coda della trasmissione si elencano 9 autori, 17 redattori, 3 operatori multimediali, 1 regista esterno, 1 aiuto regista e 1 assistente alla regia e inoltre un Gruppo Elettrogeno in quanto si tratta di uno studio cinematografico e non televisivo) e infine un UpLink satellitare per i collegamenti esterni. Quanto costa tutto questo? Quanto è stato prodotto in casa e quanto in appalto? Quanto personale Rai è stato impiegato e quanti gli esterni? Poi ancora, ci dicono. “Vogliamo parlare della costosissima scenografia? Un muro di VideoWall “impallato” da un altro muro di cubi”. 

Su questo argomento, sembra che ci si potrebbe scrivere un romanzo che, peraltro, molti in Rai già conoscono bene quando si parla della Maggioni e delle “sue” produzioni e dei “suoi” collaboratori. Uno tra questi non manca mai: un certo Roberto Fontolan. Dicono che sia "bravo". Punto. A capo.

Sempre a proposito di “buchi neri” abbiamo ancora qualche nota da scrivere ma lo spazio oggi a disposizione è terminato.

bloggorai@gmail.com

martedì 21 aprile 2026

Il Grande Buco Nero della RAI che nessuno vuole coprire. la Newsroom

By Bloggorai ©

A Roma c’è un grande Buco Nero che a confronto con quello di Napoli aperto dai rapinatori della banca svaligiata può sembrare una tana di criceto. Si tratta del Buco Nero dell’informazione Rai il cui scavo nelle viscere della terra è iniziato molti anni addietro e financo ieri sera è stata data l'ennesima picconata.

Come al solito, banalmente, non si può comprendere quanto avviene oggi e quanto potrà avvenire domani se non è chiaro quanto è successo ieri. Banalmente, ieri sera è andata in onda la trasmissione, la “sua” trasmissione, di Monica Maggioni chiamata pomposamente “Newsroom”. Ovvero, l’Azienda Rai, il Servizio Pubblico radiotelevisivo, NON ha una sua “newsroom” ma ha la Maggioni si è fatta la sua personale trasmissione “Newsroom” a sua immagine e somiglianza. Detto tra di noi: una noia abissale, una boiata pazzesca!!! Peraltro, è andata in onda laddove ci doveva essere Report, poi confinato alla domenica e comunque tagliato di quattro puntate (hanno tutti dimenticato gli impegni presi dopo l’attentato a Ranucci).

Nota a margine: ci sono appena arrivati i dati Auditel: Newsroom della Maggioni ieri sera ha fatto il 4,3% di share con circa 600 mila telespettatori. Se Bloggorai mette su un’antenna TV e chiama tutti i suoi lettori, amici, parenti e conoscenti rischia di fare di più. Nota a margine bis: Giletti nella stessa serata ha fatto spesso quasi il doppio e prima ancora, Ranucci, quasi il triplo.

Allora è necessario tornare a qualche anno addietro. Iniziamo dal 2017 quando in Rai si dibatte di un piano per l’informazione finalizzato ad ottimizzare, razionalizzare e rendere efficiente tutto il complesso dell’offerta informativa del Servizio Pubblico: il famigerato Piano Verdelli. Erano gli anni del Governo Renzi (PD), erano gli anni dell’abbassamento del canone, erano gli anni della “sua” legge di riforma tutt’ora in vigore che portarono all’Amministratore Unico. Erano gli anni della quotazione di Rai Way. Erano gli anni, appunto, della presidenza del Cda affidata a Monica Maggioni (tutto torna). Quel piano è stato bocciato dal Cda i primi di gennaio di quell’anno ma i “rapinatori”, i killer, tutti interni alla Rai, stavano scavando il “buco” già da tempo. Bloggorai, a suo tempo, ha scritto: “A novembre 2016 l’Espresso titola, a firma Riccardo Bocca: “Rai, Mai più telegiornali vicini alla politica, è tempo di pensare agli spettatori” e pubblica un ampio stralcio (poi derubricato a “bozza di lavoro). Apriti cielo. Insorge la Rai che avvia un’indagine interna per la fuga di notizie, insorgono i giornalisti (per primi quelli del Tg2) e insorgono quasi tutti i partiti… quasi”.

La storia di quell’enorme e ciclopico complotto, giusto o sbagliato che fosse, non è stata mai scritta per intero. È lunga e molto complicata dove regna l’omertà più assoluta: molti di coloro che hanno partecipato al complotto, tutt’ora in orbita e dentro la Rai, sanno tutto ma tacciono. Merita rileggere questo articolo gustosissimo: https://www.lamescolanza.com/2017/05/23/rai-bocciato-piano-news-campo-dallorto-sfiduciato-dal-cda-la-fine-del-direttore-voluto-mollato-renzi/#:~:text=Secondo%20un%20retroscena%20pubblicato%20da%20Dagospia%2C%20inoltre%2C,nominare%20Milena%20Gabanelli%20alla%20guida%20del%20nuovo

Sappiamo solo una versione (il Piano originale NON è mai stato pubblicato), quella dello stesso Verdelli, scritta nel suo libro “Roma non perdona”. Consigliamo di rileggerlo: ci sono pagine epiche, specie sulla Vigilanza Rai di quei tempi e di suoi alcuni noti esponenti. Ma c’è soprattutto un ragionamento, un principio granitico e tuttora fondamentale quanto irrisolto: oltre 2000 giornalisti e 8 testate convivono tra loro senza un progetto, un piano o una visione organica, coordinata ed efficiente. Ecco la necessità di una “newsroom” tutt’oggi inesistente. Ma andiamo avanti, ovvero indietro nella storia.

Si volta pagina sul Piano Verdelli e molti gongolano (compreso a sinistra). Arriviamo al famigerato Piano Industriale Rai 2018. Un Piano importante, ambizioso e corposo. Cinque faldoni pieni di dati, prospezioni e tabelle sul presente e il futuro della Rai. Tra questi documenti, uno in particolare spicca per rilevanza: il Piano per l’informazione Rai 2019-21 di circa 130 pagine ricchissime. Il Piano non fa in tempo ad essere approvato e stampato (ne conserviamo una copia chiusa in cassaforte) che subito viene dimenticato, affossato e insabbiato sotto una spessa coltre di cemento armato.

Non basta: qualcuno ci riprova e nel Contratto di Servizio precedente a quello attuale, all’art.22 (obblighi specifici, poi cancellati in quello oggi in vigore) dove si legge che si debba predisporre “… un piano di riorganizzazione che può prevedere anche la ridefinizione del numero delle testate giornalistiche”. Non ci pensano proprio: tutti muti, silenzio tombale. Nessuno apre più bocca. Rileggi pure quanto abbiamo scritto ad agosto scorso su Bloggorai a proposito della Maggioni https://bloggorai.blogspot.com/2025/08/rai-si-e-rotta-la-stagione-e-per-natale.html .

Arriviamo ad oggi, ovvero a ieri sera. A giugno 2023 la Maggioni lascia il Tg1 e a settembre prende il posto dell’Annunziata su Rai Tre con la trasmissione “In mezz’ora”. Un anno dopo, mentre era ancora responsabile della Direzione Editoriale per l'Offerta Informativa Rai, si “crea” ovvero si intesta la maternità e la conduzione di “Newsroom” che poi arriverà, appunto a ieri sera. Con una piccola e sostanziale differenza: quando avvenne l’invenzione della trasmissione la Maggioni era dipendente Rai e oggi non lo è più in virtù di un contrato di collaborazione da esterna. Il programma, in altre parole, non è di proprietà Rai ma suo personale a tal punto da decidere lei dove si deve realizzare (Cinecittà). Ci sono illustri precedenti di storie simili o analoghe: da Fabio Fazio con il “suo” Che tempo che fa a Bianca Berlinguer, da Giovanni Floris a Corrado Augias.

Rimante sintonizzati, più tardi ci potrebbero essere aggiornamenti.

Bloggorai@gmail.com

lunedì 20 aprile 2026

La Tv monumentale

By Bloggorai ©

Educare … forse, divertire … lasciamo perdere … informare se capita … magari! Ieri sera è andata in onda una trasmissione ibrida tra Rai Tre e LA 7, una specie di “televisione di informazione perfetta”. Come noto, in questo momento, in ogni parte del mondo, ci si interroga sul futuro che si stanno apparecchiando i due dementi criminali con il grilletto facile le stragi di civili in canna. Come noto, molti si pongono una domanda tanto semplice e banale: perché la guerra in generale e perché questa guerra in Medio Oriente in particolare? Nel dettaglio, perché Trump ha scatenato questa guerra “a sua insaputa” ovvero a “sua saputa” su esplicita indicazione del suo complice israeliano (NB: entrambi molti “amici” del nostro Governo)?

Allora ieri sera è successo che prima Ranucci su Report ha iniziato con un servizio dove si evinceva quello che ormai sembra noto a tutti: Netanyahu tiene sotto ricatto Trump per il caso Epstein. Se mai ci fossero e uscissero fuori foto compromettenti il giocattolo MAGA si rompe. Se non che, ad un certo punto, Report si interrompe (??? il seguito alla prossima puntata ???) e passa a parlare di mucche (interessantissimo) e l’argomento si sposta su La7 dove il servizio pone una domanda fondamentale che potrebbe essere più rilevante dell’affare Epstein: perché Trump ha attaccato il Papa? Appunto, il titolo esatto è “Attacco al Papa” e in circa 50 minuti ci spiega un perché che finora pochi hanno affrontato: il retroterra religioso degli “evangelisti” che anima lo spirito guerriero e bellicista della Casa Bianca e dei suoi abitanti. È una chiave di lettura fondamentale, imprescindibile senza la quale il personaggio si riduce ai suoi minimi termini. Impossibile comprendere Trump e questa guerra in Medio Oriente, compresi i rapporti con Israele, se non si tiene in debito conto anche del ruolo granitico che la religiosità “made in USA” contribuisce a determinare per le sue scelte di politica interna e internazionale.

Raccomandiamo vivamente di vedere le due trasmissioni congiunte ma più ancora quella di La 7 (vedi https://www.la7.it/la7it-original/rivedila7/house-of-trump-attacco-al-papa-19-04-2026-641634 ) dove poi, a seguire, è stata proposta una magistrale lezione di geo/storia/diplomazia sulla Conferenza di Yalta in Crimea nel 1944. Impossibile comprendere il presente se non si conosce il passato e, come pure abbiamo scritto tante volte, “sono le persone che fanno le cose” e non viceversa. In quei giorni di febbraio ’44 Churchill, Roosevelt e Stalin hanno scritto il libro fondamentale della storia moderna e se non lo hai “studiato” avrai grosse difficoltà a declinare i fatti dei decenni successivi per arrivare ai giorni nostri. La trasmissione ci ha fornito una lettura di quei giorni a Yalta attraverso “le persone” che hanno fattole “cose” delle quali ancora oggi dibattiamo.  

Nota a margine, la trasmissione di La 7 inizia con l’attentato a Trump di luglio 2024 quando venne “ferito” leggermente ad un orecchio. Di quel giorno tutti ricordano le immagini che sono entrate di forza nel libro della storia americana e non solo: lui che si rialza protetto dai suoi agenti mentre incita con il pugno serrato “Fight … Fight … fight!!!”. Come poi lo stesso Trump ha dichiarato più volte: “Dio ha voluto così … per compiere la Sua opera” … Amen !!! Se non che, questa mattina Repubblica pubblica un articolo che dà voce a quanto molti sospettano: “Tra i MAGA si insinua la teoria del complotto – Falso l’attentato a Donald in Pennsylvania”. Per un Paese che si nutre di complotti (vedi Kennedy) è un tema interessante e nemmeno poi tanto campato in aria se è vero che a seguito di quell’attentato il gradimento verso Trump è salito a tal punto da fargli vincere le elezioni. 

Potere delle immagini!!!   

Chiudiamo con una nota politica. I giornalisti “televisivi” Mediaset scendono in campo. Questo ci racconta un interessante articolo di Repubblica oggi dove si legge di due personaggi “fuori dal coro” dei Berlusconi: Mario Giordano e Paolo Del Debbio. Lo abbiamo sempre sospettato, “andare spesso in video” è tossico e induce dipendenza e senso di alterità e in Rai ne sanno molti qualcosa a partire (e finire) con Bruno Vespa e la sua onnipotenza. Ieri abbiamo letto di Celli, ex DG Rai, a seguito della recente sceneggiata con Provenzano (PD) che ha dichiarato “Se ci fossi stato io lo avrei licenziato in tronco”. Celli però è stato in Rai molti anni e, se voleva, buoni motivi per stroncare la carriera di Vespa ne aveva a sufficienza. Ha raccontato che una volta si sono incontrati casualmente e Vespa lo avrebbe apostrofato: “Stronzo”.  Celli se n’è andato e Vespa è rimasto. Arduo dilemma: a voi la scelta da che parte stare. Da non dimenticare che Celli è stato il “padre fondatore” della nuova Rai con le sue “esternalizzazioni”.  

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domenica 19 aprile 2026

La Civiltà delle immagini 2026 e il "quadrangolo" delle bermude RAI

By Bloggorai ©

Si fa per dire… così… due battute tra quattro (?) amici al bar… tanto per passare qualche minuto spensierato. Tranquilli, sereni, sobri e pacati: Bloggorai non ha l’ardire di diffondere un “comunicato stampa” come piace fare a molti e tantomeno proporre nuove Leggi. Non ne ha alcuna voglia, forza e coraggio. Per questo lavoro ci sono gli “specialisti” dei vari Uffici Studi, “esperti europei” e professori senza concorso. Già applicare le Leggi in vigore sarebbe sufficiente, a partire dall’EMFA che dall’8 agosto scorso aspetta qualcuno che si accorga che è entrato in vigore e ne tragga, subito, le dovute conseguenze. Aggiungiamo: a partire dalla Vigilanza Rai e dalla sua presidente.   

Prima di proseguire con le cose (poco) serie, non ci dimentichiamo di attaccare due figurine nel nostro Album sulla Civiltà delle Immagini 2026 – aprile. La prima è una delle tante perfette metafore del momento geopolitico che stiamo attraversando: la Meloni che partecipa al vertice dei “volenterosi” che, nota bene, non è un vertice UE che invece sembra essere in tutt’altre faccende affaccendata. 

da La Repubblica
L’immagine è fenomenale: la nostra capa del Governo la si vede camminare quasi un passo indietro rispetto ai tre leader Macron, Starmer e Merz con una postura particolare, con le mani dietro la schiena. A veder bene, anche nelle altre foto, la Meloni sembra capitata lì per caso, quasi obbligata dopo mesi di “Nobel per la pace a Trump”. Detto tra di noi: tutta questa solidarietà espressa dalla Schlein in Parlamento ci è sembrata un tantinello esagerata: “In questa Aula siamo avversari …” e basta.

La seconda immagine è quella della rapina a Napoli dei giorni scorsi nel caveau di una banca. La “figurina” da incollare è quella del buco nel pavimento: una voragine metaforica in cui sprofonda non solo e non tanto l’abilità dei rapinatori ma i tanti “buchi” neri che segnano questo la vita Paese. 

dal Corriere della Sera
Ieri un titolo de La Repubblica era significativo “Il benessere non c’è più, famiglie schiacciate da casa, bollette e sanità”. Un paese che da qualsiasi parte lo vedi è un “buco nero”: giovani in difficoltà, salari tra i più bassi in Europa e lavoro che manca.

Bene, torniamo al di cui sopra. Abbiamo “scherzato” con le tre proposte di Legge ma non ci siamo allontanati tanto dalla necessità di pensare come uscire dal pantano in cui versa il presente e ancor più il futuro del Servizio Pubblico. Il principio, il perno, intorno al quale ci troviamo è molto semplice: la Rai, con le risorse di cui dispone e con la sua attuale organizzazione strutturale ed editoriale non regge l’equilibrio. O diminuisce il perimetro del suo impegno o aumentano le risorse. 

La prima proposta sulla quale abbiamo “scherzato” è il tema “canone”. Sia tra la maggioranza ma anche tra le fila dell’opposizione le idee non sono affatto chiare tra chi lo vorrebbe abolire o chi, semplicemente ridurre. Intanto, però, non se ne parla. Sulla seconda proposta lo “scherzo” ha un suo fondamento in particolare per Rai News24. A cosa serve ci siamo chiesti? La risposta la troviamo nei numeri: il numero di addetti, tra giornalisti e amministrativi di circa 300 persone, rispetto al risultato (gli ascolti in media da 0,qualche cosa) e ai costi di gestione sono tali per cui in qualsiasi Azienda “normale” avrebbero chiuso da un pezzo o, in alternativa, proposto un “piano editoriale per l’informazione del Servizio Pubblico” complessivo dove trovargli la giusta collocazione. Nulla di tutto questo avviene e nessun “comunicato stampa” viene diffuso. Anzi! Muti!!!

Infine sulla terza proposta relativa alla liberazione del “fardello” Rai Way. Sono quasi dieci anni, dieci, che se ne parla senza mai venirne a capo. Nel frattempo “i figli crescono e i genitori invecchiano” e le domande sono sempre le stesse. Conviene o no chiudere il “deal” con Ei Towers? (Mediaset non vede l’ora … a condizione che…) Il “business” delle torri è ancora tale e per quanto tempo ancora oppure è ora di cambiare aria e considerarle “ferro vecchio” per poi investire in altri modi che non siano i bluff di cui abbiamo letto finora? Rai Way è ancora un prezioso “gioiello di famiglia” del Servizio Pubblico oppure è solo una scatola vuota a perdere buona solo per l’allegra finanza (i famigerati “fondi” che spesso e volentieri scrivono al Governo) che gli gira intorno tutta a carico della Rai con il suo lussuoso contrato di Servizio?  

Il “quadrangolo” delle Bermude in cui si perde la Rai è sempre e solo lo stesso, da decenni: quadro normativo, missione, risorse e tecnologie. Il primo punto cardinale, la riforma, è svanita. Il secondo, le risorse, scarse e incerte. Il terzo, la missione, tutti la cercano ma nessuno la trova. Il quarto punto, le tecnologie, abbiamo da poco superato il tubo catodico, per lo streaming e la Digital Media Company c’è tempo (ma non ci sono i soldi).

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