martedì 12 maggio 2026

La "solitudine" della Politica ... di opposizione

By Bloggorai ©

Esiste una autorità morale, politica e civile oltre quella del Presidente della Repubblica? Sono necessari i Caschi Blu dell’ONU? Bisogna chiedere l’intervento del Papa e, più oltre, il Divino??? Chi altri può intervenire per sanare il grave buco istituzionale determinato dall’impossibilità di far funzionare correttamente una fondamentale istituzione parlamentare come la Commissione di Vigilanza Rai?

Per chi ha la memoria corta: tutto nasce il pomeriggio del 26 ottobre 2024 quando si passa da “prima la riforma e poi le nomine” a “intanto le nomine e poi per la riforma … si vedrà” e abbiamo visto come sta andando a finire ovvero questo Cda si è insediato con un “presidente” ai limiti della legittimità e della riforma non ci sono più tracce mentre la Vigilanza, appunto, è bloccata. Un capolavoro di ingegneria politica di rara fattura.

Allora succede che il parlamentare Roberto Giachetti di Italia Viva inizia uno sciopero della fame per sollecitare un “qualcosa” su questo tema nel silenzio e nell’indifferenza pressoché totale. La sua immagine è iconica: da solo muto e con un cartello bianco appeso al collo. 

da Repubblica.it

Giachetti forse non sarà il “numero primo” ma è certo in totale solitudine È la rappresentazione perfetta non solo e non tanto dell’atteggiamento del Governo, di questa destra, sul tema Rai ma, a nostro giudizio, del totale stato di confusione politica e progettuale in cui versa l’opposizione.

La domanda è: perché lo hanno lasciato solo? c'è qualcosa che ancora non sappiamo e non riusciamo a comprendere?

Ricordiamo che il primo appello del Presidente Mattarella è dello scorso luglio e il secondo di poche settimane addietro. Tutti muti ma anzitutto immobili. Si potevano e si dovevano fare 100 cose come, ad esempio, un’occupazione simbolica dell’Aula della Vigilanza,  un “volantinaggio “ come si faceva una volta, appendere cartelloni sul Colosseo, far passare un aereo sopra Montecitorio con un enorme striscione oppure, come sta facendo Giachetti, fare uno sciopero della fame magari a turno, una settimana per uno per ogni componente della Commissione di Vigilanza oppure, infine, la cosa più semplice del mondo: DIMISSIONI accompagnate con una rispettosa lettera al Quirinale con “Caro Presidente, preso atto dei Suoi autorevoli quanto inascoltati appelli … etc etc etc …”. Dei componenti del Cda Rai di "opposizione" non ne parliamo più, lasciamo perdere.

Andiamo avanti. Ci sono tanti altri argomenti da trattare e tra i primi c’è, ancora una volta la famigerata “newsroom” pubblica e quella privata della Maggioni. Ieri sera, intorno alle 20.25 sul Tg La7 è andata inonda il “Dataroom” di Milena Gabbanelli dove spesso e volentieri conosci e capisci temi di grande attualità (ieri sera il confronto tra le economie di Spagna e Italia) e poi su Rai Tre è andata in onda la “sua” newsroom dove, ad un certo punto si è visto un servizio sul Museo di Mineralogia di Kiev. Ha fatto il 3,4% con circa 480 mila telespettatori e magari qualcuno può sostenere che è un buon risultato.

Questo tema rappresenta un segno tangibile, sostanziale e visuale, dello stato di abbandono in cui versa l’informazione pubblica: non c’è uno straccio di progetto, di idea, di proposta organica, di modello o di qualsivoglia tentativo di razionalizzare rendere più efficiente e credibile una macchina dove lavorano oltre 2000 giornalisti in 8 testate e non facciamo confronti per carità di Patria. Il tutto in un contesto dove, si legge nell’ultimo Osservatorio Telecomunicazioni AgCom (pagina 19), che dal 2021 al 2025, i Tg Rai hanno perso una media di oltre il 27% nelle due fasce orarie mentre la sola Rai news24 ha perso circa il 50%. Il solo ritornello al quale si aggrappano disperatamente è la Digital Media Company (mai be specificata “di Servizio Pubblico”) che nessuno ha ancora capito bene come, con quali soldi e quando mai potrà essere realizzata.

Andiamo avanti… si fa per dire

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lunedì 11 maggio 2026

Passeggiando e camminando nel buio

 

By Bloggorai ©

A che punto è la notte a Roma in Italia e nel mondo? Buio fitto e, per di più, con i piedi nella palude, nel fango e senza speranza che presto possa sorgere un’alba qualsiasi. Anche Bloggorai è immerso nelle tante oscurità cercando di capire e decifrare “fenomeni misteriosi del quarto tipo”. Difficile.

Quello che registriamo in questi giorni è tanto fumo e nulla arrosto. Fischi per fiaschi. Lucciole per lanterne. Tordi per grilli e così via. Il segno più metafisico trascendentale di questo passaggio sociale, politico e culturale di questo nostro strano Paese è la spasmodica attenzione verso la cronaca nera spacciata però come una relativa “novità”. Non è vero! Da secoli, dal Colosseo e forse anche prima, il racconto del crimine, la rappresentazione del male e la visione dell’orrore (altrui) ha tenuto banco e sollevato attenzione e la Tv oggi non fa altro che riproporre, alimentare e nutrire questo orientamento del suo pubblico. Oggi Libero titola “La “nera” spopola da Belve ai film”. Aggiungiamo: la “nera” paga e bene e la Rai e il Servizio Pubblico è tra i primi e affezionati clienti, al tempo stesso spacciatore e consumatore di questa "merce" (vedi lo "speciale" di Rai Due di venerdì scorso). Se non ci fosse Garlasco dovrebbero rimandare in onda la Principessa Sissi pure fuori stagione.

A Roma, intorno e dentro la Rai, il buio è ancora più tenebroso. Anzitutto occhio al calendario: da qui a pochi giorni si potrebbe sapere se e quanti sono coloro interessati a “manifestare interesse” verso i 15 cespiti posti in vendita per realizzare il famigerato “piano Immobiliare” ovvero il prossimo 22 maggio. Dopo di che ci dovrebbe essere un importante appuntamento istituzionale del quale vi parleremo e, infine, il prossimo 15 giugno si dovrebbe chiudere questa volta - forse - in modo risolutivo il Mou con Ei Towers per il deal su Rai Way. Dentro o fuori, o si chiude l'accordo oppure salta tutto e addio ai soldi necessari per sostenere il Piano Industriale la e la famigerata Digital Media Company. noi lo abbiamo scritto chiaro e tondo: al momento non si intravvedono i presupposti per l'accordo.  

Nel frattempo, gli ascolti galoppano verso l’ignoto profondo, di presidente legittimato non ci sono notizie certe ovvero forse qualche “fuffa” come quella circolata ieri su un presunto accordo tra i partiti di maggioranza e Italia Viva che garantirebbe il numero legale per nominare la Agnes (abbiamo cercato di verificare ma senza esito) e poi non parliamo proprio di “riforma Rai” ormai scomparsa nell’oscurità. Vedi pure lo sciopero della fame del deputato Giachetti che “lo hanno lasciato solo”.

In Italia pure stiamo messi maluccio assai. Il nuovo virus ci minaccia, l’economia traballa e il costo della vita aumenta vertiginosamente mentre i salari rimangono stabili, il giallo di Garlasco incombe e fa più notizia di tutto il resto messo insieme ed io, politicamente, “… mi sento pure poco bene”. Da “sinistra” non si sentono squillare trombe, anzi, un brontolio soffuso e diffuso su chi e su come si potrà organizzare la prossima campagna elettorale ormai alle porte.

Nel resto del mondo, meglio non parlare: siamo nelle mani di furiosi guerrafondai che quando sono di buon umore minacciano il fungo atomico e nella “loro” normalità agiscono in totale disprezzo di ogni legge internazionale, del buon senso e della responsabilità: fanno i genocidi (con la complicità dei governi nostrani e con l’Europa imbelle) e poi la chiamano “pace”.

Rimaniamo sottotraccia, almeno per ora.

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venerdì 8 maggio 2026

La RAI al centro dello "scontro tribale"

By Bloggorai ©

Non siamo stati mai teneri o indulgenti verso il “il futuro dietro le nostre spalle” ovvero le “vecchie volpi” della televisione che pontificano, i lupi grigi dei vari imperi mediatici, i professori senza concorso e gli “esperti” di vario genere assortiti. 

Però, dobbiamo ammettere, che talvolta in alcuni di loro si intravvede “qualcosa” che certo oggi non si vede più. In Rai c’erano persone che sapevano creare prodotti ovvero “fare televisione” e magari produrli e realizzarli in casa. Quel “sapere” ovvero quella capacità di creare, o inventare oggi non si vede più: si comprano format già confezionati oppure, se mai ci fosse qualcosa di buono “fatto in casa” viene subito dato in gestione, ceduto o appaltato a società di produzione esterna. Il “caso” di Newsroom è clamoroso: dal che doveva essere una scelta strategica aziendale è diventato “un programma di Monica Maggioni” e nessuno ha battuto ciglio pure quando è sceso sotto la soglia del 4% di ascolti. Anzi.

“Non c’è più la Rai di una volta” ovvero “Non ci sono più le persone Rai di una volta” perché è cambiata la società, la cultura, la tecnologia e la politica che la contestualizzava. Non si avverte più la “visione” (gira ancora la battuta: per quella rivolgersi ad un ottico), un progetto o un’idea di Servizio Pubblico quale che sia fino a trovare sempre più persone che si chiedono: ma ha senso ancora parlare di Rai e di Servizio Pubblico? Lo stesso Bloggorai, quando ha perso qualche lettore era perché ormai esausto di Rai e delle sue beghe. 

Chiudiamo questa premessa: non c’è più la “politica” interessata alla Rai. Non si vede a destra ma fatichiamo pure a vederla a sinistra e lasciamo perdere al centro. Nei giorni scorsi un autorevole ex parlamentare, attento lettore di Bloggorai, ci ha commentato e confermato questo pensiero esattamente con la frase forse banale ma essenziale: “Non c’è più la politica che si interessa di Rai, vedi il triste destino della riforma incompiuta”.

Un passo indietro, torniamo a due giorni addietro a quando Il Foglio, a firma Salvatore Merlo, pubblica un lungo articolo con il titolo “La Rai di nessuno” che riassume bene quanto abbiamo scritto in premessa. L’articolo/intervista contiene passaggi molto interessanti e il personaggio intervistato è noto: Giovanni Minoli, uno che l’ha sempre saputa lunga ma l’ha saputa pure raccontare, nel bene e nel male. Minoli dice tante cose interessanti ma una colpisce e affonda il coltello nella piaga: “trasformare subito Rai Due in canale di notizie 24 ore su 24, facendo una fusione tra la rete attuale e RaiNew24. Il modello è Sky, basta copiarlo. E avresti l’enorme vantaggio competitivo del tasto numero due sul telecomando, in un Paese che invecchia e resta abitudinario”. Molto, molto interessante per tanti buoni motivi. Prosegue Minoli “Oggi in Rai non c’è la centralità del prodotto e quando non c’è il prodotto la prima cosa che viene in mente ai manager è vendere. Vendere per fare cassa … invece di inventare rilanciare, dismetti... Quali sono i programmi che negli ultimi anni hanno dato identità alla Rai? Il programma più visto è Affari tuoi su Rai Uno, un format olandese comprato da Endemol che potrebbe andare benissimo su Canale5… chi costruisce il racconto televisivo ha il dovere di non alimentare il conflitto tribale per meri fini di audience…”.

Bloggorai condivide riga per riga e, come noto, da anni conduce in solitaria due temi: l’inutilità assoluta di avere un canale all news che realizza ascolti da prefisso telefonico e l’avversione totale al sostegno alla ludopatia fornito da RaiUno con il suo giochetto dei pacchi dove nessun consigliere di opposizione si è mai guardato da battere ciglio.

Veniamo ora e chiudiamo proprio sul “conflitto tribale” oggi in corso. Il caso Garlasco è forse il più rilevante fatto mediatico sociale, culturale e politico degli ultimi anni che la Rai ha “cavalcato” in lungo e largo, sostenuto e alimentato nel meno e forse più di quanto hanno fatto le altre emittenti commerciali tanto da farne un “genere a se stante”. Per gli appassionati: stasera non prendete impegni: su Rai Due è annunciato addirittura uno “speciale” sul tema. 

Forse non è un caso che Garlasco si intreccia, anche geograficamente su Milano, con il caso Minetti: entrambi gravitano intorno ad un epicentro della democrazia: il ruolo della Magistratura. In un modo o nell’altro, con l’una o con l’altra vicenda, qualcuno ha sbagliato e quale che sia l’esito delle due vicende, qualcuno ne esce con le ossa rotte. E se è solo la Magistratura ad uscirne con le ossa rotte non è un bene per questo Paese.    

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giovedì 7 maggio 2026

Chi legge Bloggorai ... campa cent'anni !!!

by Bloggorai ©

Fine giugno 2018: sono passati molti anni da quando Bloggorai ha iniziato a pubblicare i suoi post. Gratis!!! 

Eravamo poco più di quattro amici al bar: pensionati Rai, ex colleghi ancora in servizio, sfaccendati, disoccupati e qualche amico e parente giusto per solidarietà. Da allora, ininterrottamente, abbiamo raccontato un pezzo di storia del Servizio Pubblico e, da allora, siamo cresciuti, tanto in termini di numeri e tanto in termini di credibilità. Ogni giorno siamo letti da molte lettrici e molti lettori che appartengono ad ambiti politici e culturali diversi (anche parlamentari di destra ci leggono). Nessuno cita mai Bloggorai ma, lo constatiamo facilmente, molti dei suoi “ragionamenti” vengono ripresi. Va bene così.

Sulla “faccenda Minetti” lo abbiamo scritto forte e chiaro sin dall’inizio: è un tema fortemente politico e l’obiettivo che si intende colpire è in primo luogo il “centro” della competizione politica. In questo “centro” gravitano due aree: la prima lambisce i partiti di governo e la seconda quelli di opposizione. Tra i primi, lo scontro, ora feroce, è tra Fratelli d’Italia e Forza Italia e la querela di Nordio contro Mediaset comunicata ieri ne è la prova provata. Alla Meloni &C “infastidisce” la possibilità di vedere indebolito il suo schieramento con la possibilità che qualche giovane "berluscones" possa fare qualcosa inviata delle prossime politiche del 2027. Nel campo largo, viceversa, si agitano i vari “centristi” moderati, sobri e dialoganti. Tutte le altre “letture” e interpretazioni più o meno “tecnico giuridiche” o morali/culturali ovviamente rimangono plausibili, a partire dal ruolo di Mattarella e sulla necessità ed urgenza di concedere la grazia alla Minetti.

Staremo a vedere.

Nel frattempo registriamo una posizione importante: Fiorello ha detto chiaro e tondo che “Se vogliamo diventare media company dovreste cacciare in primis me, che sono vecchio! Io, la Carlucci, via! Ballando con le Stelle, Sanremo, L'eredità: basta!” ed ha poi aggiunto Amadeus “Dico sempre che se ce l'avessero gli americani un posto così, quello sarebbe un museo, pieno di fotografie bellissime, con un biglietto di ingresso, simulando alcune trasmissioni del passato e del presente. Così, il ricavato dei biglietti aiuterebbe anche ad ammortizzare i costi”. Bloggorai ha proposto "La Casa della Televisione italiana"

Ieri il deputato Roberto Giachetti ha iniziato, da solo, uno sciopero della fame sul tema della Vigilanza che non si può convocare. Riponiamo la domanda: perché l’opposizione lo hanno lasciato solo? E, riponiamo la domanda: cosa aspettano i parlamentari di opposizione a prendere atto del secondo messaggio importante di Mattarella e dimettersi subito?

Fiorello Presidente della Nuova Rai, subito!!!  

Digital Media Company con quali risorse? Algoritmi di Servizio Pubblico? Ascolti costantemente in calo? Offerta editoriale indecente con repliche di repliche? Sostegno alla ludopatia con il gioco dei Pacchi su RaiUno come se nulla fosse? Un Piano editoriale sull’informazione inesistente? Un Piano immobiliare che ostinatamente rivendicano come fosse l’ultima spiaggia? Uno sproposito di attenzione sulla cronaca nera come se fosse il baricentro del mondo? L’affare Rai Way che è verosimilmente destinato all’ennesimo buco nell’acqua con il suo Hyperscale a Pomezia che nessuno sa se e quando verrà realizzato con quali clienti e con i soldi di chi? In soldoni, a cosa serve questo Cda, peraltro ai limiti di una necessaria verifica di legittimità sulla questione presidente che nessuno vuole sollevare?

Infine, ieri pomeriggio, per un “obbligo” personale, eravamo costretti a stare davanti alla Tv e “passeggiare” tra Rai Uno e Canale 5: entrambi sugli stessi argomenti di cronaca nera con, ovviamente, Garlasco in testa. Per chiudere in bellezza, Rai Tre con Chi l’ha Visto ne fatto quasi uno “speciale”. Da vero “servizio pubblico”.

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mercoledì 6 maggio 2026

Mammmaaaa ... quanto ti voglio beneeeee ...queste parole d'amoreeee...

By Bloggorai ©

Cominciamo da oggi: il deputato di IV, Roberto Giachetti, ha iniziato uno sciopero della fame per protestare contro l’immobilismo della Vigilanza Rai. Il sito di Repubblica titola: “Destra ignora i richiami di Mattarella”. Condividiamo le ragioni dell’iniziativa ma aggiungiamo: non solo la destra ma pure a sinistra ignora i richiami di Mattarella perché altrimenti si poteva dire “Preso atto dell’impossibilità a svolgere il nostro fondamentale ruolo istituzionale e accogliendo il secondo forte richiamo del Presidente della Repubblica, noi parlamentari dell’opposizione, a partire dalla Presidente Barbara Floridia, rassegniamo le nostre dimissioni” e, contestualmente, anche i “consiglieri” Rai seguono a ruota. Invece, pare, sembra, dicono che il deputato Giachetti lo hanno rimasto solo. Una ulteriore buona occasione sprecata, come quella di una iniziativa per il Delle Vittorie come patrimonio pubblico da salvare. Ci penserà ora Telemeloni. 

Andiamo avanti. Evviva, felicità e complimenti a tutti !!! ll potenziale incendio è domato, la miccia è spenta grazie ad un solerte ed efficace lavoro di molti pompieri e ora tutti amici come prima. Da ieri sera, con l’inizio della puntata di Far West su Rai Tre tutta incentrata sulla “notizia” delle dichiarazioni di Ranucci e non sulla “notizia” vera, abbiamo capito bene l’antifona: il “caso” Minetti per ora è chiuso o almeno riposto in un angolo … in attesa di verifiche. Poco prima, alle 20, Dagospia titolava “Rassegnatevi: il “grazia-gate” andrà per le lunghe. L'indagine in Uruguay sulla regolarità dell’adozione a favore di Nicole Minetti e di Giuseppe Cipriani è appena iniziata e si concluderà tra alcune settimane”.

Bloggorai ha posto tante domande e fatto molte ipotesi sulla natura di questa vicenda ma una ci era sfuggita e si riferisce ad un ambito molto sociale e culturale che, in parte, lambisce il processo di riabilitazione di Berlusconi avviato da tempo. La riflessione interessante la propone oggi il Fatto con il titolo “L’italica ipocrisia su Mamma Minetti”. Fino allo “scoop” della grazia concessa da Mattarella, il cognome Minetti era legato ai fatti di quei tempi: Bunga Bunga, le “olgettine” e la “nipote di Barak”. Oggi invece si vede la foto di una mamma sorridente, con il suo bambino adottivo ed un cucciolo accanto. Ora, gli italiani saranno pure perfidi, invidiosi e complottisti ma alla “mamma” si può perdonare (quasi) tutto. Con questa possibile lettura della vicenda, si può attendere tranquillamente la chiusura delle indagini in Uruguay.

Nel mentre e nel quando infuria la bufera di guerra e di costanti violazioni del diritto internazionale degli USA e dei loro complici e alleati nonché di tensioni economiche e sociali nazionali rilevanti ecco che, come al solito, giunge a proposito la possibilità di mescolare le acque e confondere le priorità delle notizie.     

In questi giorni e in queste ore, da tempo ormai, la vicenda Garlasco sta raggiungendo vette di attenzione mediatica forse mai viste prima nella storia della cronaca nera nazionale. Le prime pagine dei giornali oggi ignorano del tutto la vicenda Minetti mentre danno grande risalto alla convocazione di Sempio in Procura. C’è molto da riflettere sulle dimensioni, la rilevanza e il posizionamento in pagina delle “notizie” di cronaca nera specie quando queste occupano uno spazio che altrimenti dovrebbe essere occupato da altri generi, forse più rilevanti.

Per trovare qualcosa di simile bisogna tornare alla tragedia di Alfredino Rampi a Vermicino (10 giugno 1981) oppure al Mostro di Firenze, passando per i tanti “misteri” della cronaca nera nazionale più o meno irrisolti.

È utile ricordare i grandi casi di cronaca nera contemporanea che hanno avuto significativi riflessi sul dibattito politico, sociale e culturale:

Nel 1983 avvenne il rapimento di Emanuela Orlandi, tutt’ora avvolto nel mistero più assoluto.

Nel 1990 in Via Poma si consumò l’omicidio di Simonetta Cesaroni: l’assassino è tutt’ora sconosciuto.

Nel 2001 avviene il delitto di Novi Ligure dove i primi indiziati furono “generici albanesi” ed ebbe inizio la “campagna contro gli “stranieri” pericolosi, salvo poi scoprire che furono Erika ed Omar.

Nel 2002 avvenne il delitto di Cogne con l’entrata sulla scena dell’Avvocato Taormina

Nel 2004 scompare Denise Pipitone: nessuno ne ha saputo più nulla.

Nel 2007 venne uccisa a Perugia Meredith Kercher ad anche in questo caso ci furono forti tensioni sui colpevoli perché non fu lo straniero, nero, “solo” Rudy Guede ma l’omicidio avvenne in concorso con “altri” rimasti ancora ignoti.

Nel 2013 Davide Rossi a Siena si “sarebbe suicidato”.

Nel mezzo e intorno molti altri “misteri” di grande rilevanza mediatica e, proprio ieri sera ne è tornato a galla tramite gli schermi della Rai un altro ancora: la Uno Bianca e oggi leggiamo dei protagonisti con presunti contatti con i “servizi”. In altre parole, la cronaca più o meno nera e meglio ancora quando si mescola con la politica è utile, paga bene.   

L’Eterogenesi dei fini si è compiuta, o si sta per compiere, anche per il “caso Minetti”: “…le azioni umane possono riuscire a fini diversi da quelli che sono perseguiti dal soggetto che compie l’azione; in partic., ciò avverrebbe per il sommarsi delle conseguenze e degli effetti secondari dell’agire, che modificherebbe gli scopi originari, o farebbe nascere nuove motivazioni, di carattere non intenzionale” (Treccani).

Intanto però, chiedi e domanda, chiama e scrivi, qualcosa esce in grado di farci avvicinare alla domanda sulla “bizzarra” coincidenza di “scoop” tra Il Fatto e la Rai (giacché sembra difficile supporre che il vertice non ne sia stato informato prima): abbiamo scoperto quella che sembra essere la vera autrice della notizia: vedi https://www.facebook.com/paride.leporace/posts/pfbid0xtMVBgDYMhd3LKRfUumw7QU81gRxSAWmV5SxPZFhqZSp2JMjosRSyjdZDerfynuil ovvero Floriana Bulfon (vedi il suo profilo https://it.wikipedia.org/wiki/Floriana_Bulfon). 

Chissà perché nessuno l’ha citata?

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martedì 5 maggio 2026

Tanto rumore per nulla ???

 

By Bloggorai ©

Ovviamente, non lasceremo passare in sordina la faccenda Minetti. Ovviamente, non la riteniamo una faccenda di serie B … della serie “ci sono ben altri problemi da affrontare”. Ovviamente continueremo a porre domande alle quali quasi certamente nessuno risponderà. Ovviamente, continueremo a cercare di capire come e perché lo “scoop” nasce in condominio tra Rai Tre e il Fatto. 

Intanto, oggi, registriamo il “nuovo corso” dell’attenzione mediatica con squadre di pompieri in solerte attività: la “notizia” è diventata Ranucci e tutto il resto cala in secondo piano. Salvo leggere questa mattina “… In base a quanto apprende Domani non sembrano emergere indagini a carico dell'ex igienista dentale fedelissima di Berlusconi e del compagno di imprenditore. Nulla di rilievo dicono fonti qualificate a questo giornale sui primi esiti investigativi raccolti. Gli atti sono formalmente corretti tuttavia mancano alcuni passaggi per la conclusione delle indagini realizzate a 360 gradi”. Già, ognuno ha le “sue” fonti. Forse quella di Ranucci non era sufficientemente “qualificata”.

Bene, allora torniamo alle “nostre” faccende, ovvero alla Rai e al Servizio Pubblico ben consapevoli che pure su questo tema sono sempre tanti coloro che storcono il naso e sostengono “Ma chi se ne frega della Rai … non è un tema interessante e tantomeno rilevante”.

Per entrambe il genere di “faccende” comunque continuiamo a ritenere invece che meritano grande attenzione: la prima mette nel mirino la democrazia (Quirinale, Governo, Parlamento, magistratura, servizi segreti, elezioni etc) del nostro Paese, laddove la “faccenda” Minetti è solo un pretesto a fortissima caratura politica. Sottovalutarlo è un grave errore. La seconda “faccenda”, la Rai è ancora “servizio pubblico” per il quale i cittadini pagano una tassa obbligatoria, il canone, ed hanno il sacrosanto diritto a chiedere un Azienda sana, autonoma, indipendente, credibile e universale.

Bene, torniamo all’intervista di Rossi al Sole di domenica scorsa e allora provate ad immaginare un edificio con diverse scale che portano verso tre piani. La prima rampa è sospesa nel vuoto, la seconda si ferma nel nulla e la terza arriva al niente. 

Tradotto: la prima rampa parte dal Piano Industriale con la famigerata Digital Media Company che nessuno finora ha capito bene di cosa si tratta e lo stesso Rossi ha qualche dubbio “non si può chiedere alla Rai di diventare Digital Media Company e insieme incatenarla ad una dimensione museale”. Già, non si può ma si potrebbe ma, tant’è. Il Piano Industriale poggiava poi le sue fondamenta su un “piano finanziario” dove il perno era l’operazione Rai Way. Stiamo raccogliendo scommesse: il 15 giugno la faccenda si chiuderà e il MoU con Ei Towers farà un buco nell’acqua. 

La seconda rampa si ferma nel nulla di un Piano editoriale sull’informazione che non c’è e nessuno lo vuole e se qualcuno prova a proporlo gli staccano le dita. Pensate alla “newsroom” aziendale e a quella privata (chi ha affossato la prima e chi si è intestata la seconda?) . La prima ci dovrebbe essere come priorità in una logica di efficienza e razionalità per gli oltre 2000 giornalisti e 8 testate e la seconda è stata appropriata dalla Maggioni che pure ieri sera ha raccolto nientepopodimenoche circa 500 mila telespettatori con meno del 4%. Con la prima, quella aziendale, la Rai ci guadagna con la seconda invece ci rimette. I consiglieri tacciono. 

Al terzo livello si trova il famigerato Piano Immobiliare sospeso nel niente. Il niente è nella richiesta di interesse dei 15 cespiti post in vendita dei quali Rossi pomposamente ha dichiarato “Niente passi indietro …”. Il 22 maggio è dietro l’angolo e non vediamo l’ora di sapere quanto “interesse” hanno suscitato, specie per il Delle Vittorie, Palazzo Labia a Venezia o Via Verdi a Torino.

In soldoni: tanto rumore per nulla su tutti i fronti? Talvolta, succede, che sotto il fumo c’è l’arrosto e pure quando si avverte un rumore qualcosa o qualcuno l’ha causato. Nel nostro caso, indirettamente, Rossi ha toccato un nervo scoperto: la riforma Rai ed ha messo un ditino nell’occhio al suo “datore di lavoro” ovvero il ministro Giorgetti laddove Rossi ha sostenuto che “Non si può sostituire la funzione pubblica con il solo mercato” ovvero, il canone non si tocca. Alla Lega sono fischiate le orecchie e, in soldoni, il parere della V Commissione Senato langue nel buio dei cassetti mentre in VIII hanno ben altro a cui pensare. L’Ufficio Scommesse di Bloggorai è aperto pure su questo tema: per questa legislatura della riforma Rai non se ne farà nulla. Ci vediamo dopo le elezioni del 2027. Salvo un colpo di scena imprevedibile: qualcuno (non si sa bene chi) raccoglie il secondo “invito” di Mattarella e propone una “mini” riforma giusto per definire una nuova governance Rai, tanto per dare a questo Cda il compitino di chiudere la porta e spegnere le luci in vista dell’imminente scioglimento per decorsi i termini.  

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