Pubblichiamo per quanto ci è stata raccontata la trascrizione stenografica sommaria, surreale, metafisica
e trascendentale di un’avventura in Città avvenuta un sabato pomeriggio tra un
Dipendente Rai (matricola P 123456) e la sua “nuova Azienda” da poco trasferita
in Via A. Severo, nei pressi dell’Eur, prossima alla Colombo, di fronte al
Centro Anziani Garbatella. Per lui è la prima volta che torna in ufficio dopo
tanto tempo in Smart Working.
“Digitare P matricola e password”
Fatto!
“Riprovare: i due campi non corrispondono”
Fatto
“I due campi non corrispondono. Smarrita Password?”
Oddio, forse, non credo … però facciamone una nuova.
“Il link per accedere al servizio “crea nuova password” è
stato inviato alla sua mail. Verificare la sua casella postale”
Fatto
Creata nuova password.
Nuovo tentativo di accesso.
“Digitare P matricola e password”
Nulla
“Riprovare: i due campi non corrispondono”
“Secondo tentativo fallito. Contattare direttamente il presunto Call Center “Smistamento”.
“Pronto … buongiorno … sono Mario Rossi, matricola P 123456…”
“Prooontoooo, buongiorno, risponde “Smistamento Rai" … sono
Rossi Mario, operatore 789… dicaaaaa”
“Ecco, vorrei prenotare una
postazione di lavoro per i prossimi giorni ... che disponibilità ci sono?”
“Allora, vediamo … per quanto
tempo le occorre?”
“Mah, non so … dipende dal mio capo, da quanto tempo ritiene
opportuna la mia presenza “in sede” (risatina sottovoce beffarda) …
forse un paio di giorni … direi non di più … sa ... io sono prevalentemente in
smart working”.
“Capisco, però … eh bhe …così è un po’ difficile fare una
proposta… dovrebbe essere più preciso … non abbiamo molti slot disponibili …”
“Ahhhh , va bene … allora vediamo: ci sarebbe un posticino
per martedì e mercoledì prossimo … direi orario standard, tipo full time come una
volta? (ancora risatina beffarda)”.
“Non so … allora vediamo: ci sarebbe la postazione M38 al
secondo piano … mi si libera proprio lunedì sera”.
“Oddio, proprio la M38 del secondo piano?? Mi hanno detto
che la zona B del secondo piano è quella molto rumorosa ed io non ce la faccio
a concentrarmi quando intorno c’è confusione”.

“Uhmmmm , vediamo un po’ … ci sarebbe la F23 al quarto piano,
un posticino carino … solo quattro scrivanie dietro il pilone, sembra una zona abbastanza
riservata”
“Oddio, non so nulla di quel piano … ma almeno c’è una
finestra? Si vede l’esterno?”
“Ahhh nooooo…non se ne parla proprio, le stanze pregiate, quelle con vista
Colombo sono tutte prenotate da mesi, però, mi faccia vedere bene: ci sarebbe
una postazione molto carina, la G46 è luminosa e pure vicina ad una "stanza" da dirigente,
interessa? Prenotiamo?”
P 123456 è in preda allo sconforto: “Va bene, accetto la G46”.
“Scusi, con l’occasione, mi aiuti a capire … mi hanno detto che
oltre la mensa “di presenza” si può prenotare il pasto? Che succede? Te lo
portano alla scrivania?”
“Noooooooo… ci mancherebbe ... lo deve andare a ritirare e dopo, se vuole, può
usufruire degli “open space” comuni. Comunque, per questo servizio deve andare
sulla apposita App “MangeRai”. (ndr: dicono che si chiama proprio così ... dicono)
“Bene, grazie arrivederci”
Che tristezza, una volta, a Mazzini, ci davamo appuntamento
all’VIII piano alle 12.45 per mangiare con i soliti 4 amici, tutti insieme. La
Mensa era bella, luminosa e si mangiava discretamente bene. Ci conoscevamo
tutti, era una grande famiglia. Affettuosa…(si fa per dire).
Il racconto stenografico surreale, metafisico e trascendentale della prenotazione del pasto con l’App MangeRai (ndr: dicono che si chiama proprio così ... dicono) meriterebbe un post a parte.
Bene. È verosimile, è assai probabile che molte lettrici e
molti lettori abbiano lavorato e vissuto per molto tempo o siano passati almeno
una volta nella vita nei corridoi Rai di Viale Mazzini, ora tristemente abbandonato
ovvero “evacuato” d’urgenza a seguito della necessaria bonifica dell’amianto.
Lunghi corridoi, grigi e ingombri di armadi e archivi, dove
da un lato e dall’altro si aprivano innumerevoli stanze. La singolarità dell’organizzazione
degli ambienti, le stanze, erano i “moduli” ovvero pannelli standard di circa
1,20 di lunghezza e altezza variabile. La “stanza” con quante meno persone
possibile era un desiderio fondamentale, un punto di arrivo, una meta ambita. La
“stanza da solo” era destinata a funzionari (oltre gli F1 … possibilmente F
Super) ma … dipende. Gli impiegati/e semplici erano in stanza minimo da 4
postazioni, però con armadio personale, magari in corridoio. Poi c’erano le
stanze dei dirigenti da 4 moduli in su: dirigente senza incarico, dirigente e
basta, dirigente con incarico marginale, dirigente operativo, dirigente “capo”
di qualchecosa e dirigente direttore. I vice erano una categoria a parte. A seconda
del livello oltre ai moduli si aggiungeva minimo minimo il frigobar, poi almeno
una pianta, e via via crescendo con un tavolo riunioni da 4 posti, la poltrona adeguata
alla scrivania, un quadro di proprietà aziendale. I direttori, quali che fossero,
avevano anzitutto il bagno personale (rarissimo) e poi la segreteria con la sua
stanza. Solitamente era solo una ma succedeva pure che taluni avessero due
segretarie.
Bene, fatto sta che tutto questo mondo ora è estinto, a Via
Severo non c’è più traccia di quella era. Girano storie di disperazione per
quanti sono stati “gentrificati” ovvero sradicati dalle loro origini territoriali
di sona Prati, Mazzini e dintorni. Girano storie di persone che stanno chiedendo
il demansionamento: dopo tanti anni di sacrifici, meglio tornare in categoria B
piuttosto che emigrare sulla Colombo. Altri hanno minacciato le dimissioni pur di non dover emigrare "in periferia". Per circa 800 persone è in corso una mutazione
genetica, una trasformazione epocale che nessuno è in grado di capire verso quale
direzione si dirige.
bloggorai@gmail.com
Ps: una nostra affezionata e attenta lettrice ci suggerisce per le figurine dell’Album sulla Civiltà delle Immagini 2026 – febbraio il “cartello” comparso durante il Festival di Sanremo laddove si leggeva “Repupplica” e il giornale affianco era stato depurato/sbianchettato della sua testata ovvero L’Unità, allora organo del Partico Comunista Italiano. Ora non più. Magari a Sanremo non lo sapevano.






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