La Rai prossima ventura - ultime notizie
domenica 11 ottobre 2026
Bloggorai: lavori in corso
sabato 10 ottobre 2026
RAI: Missione compiuta, tutto sotto controllo
MISSIONE COMPIUTA:
Ranucci fuori dalle scatole e Report ricondotto
a più miti “servizi giornalistici d’inchiesta” come “Grosso scandalo sul balcone
di Giulietta: Romeo è complice?” oppure “Il grande mistero delle bottigliette
di plastica che galleggiano nel Mediterraneo” come preannunciato per la ripresa
del prossimo 8 novembre.
C’è da immaginare e supporre che a Palazzo Chigi abbiano passato
la notte festeggiando a Barbera e Champagne, ostriche di Gaeta con tarallucci e
olivette. La Russa potrebbe aver ballato con Salvini e Gasparri con Bignami, mentre il direttore
Corsini (sempre amico di FdI) avrebbe saltellato una taranta in compagnia di Cerno e Capezzone.
In un angolo della Sala Grande, illuminata per le grandi occasioni, in disparte
per non farsi troppo notare, assistevano gongolando l’AD Rai Rossi e il direttore
del Tg1 Chiocci. Direttamente o indirettamente, alla festa hanno partecipato il
Corriere (stamattina ha aperto il pezzo con un entusiasta “game over”) in prima
fila con accanto i colleghi dei vari giornali che lo hanno seguito e accompagnato
con fervente entusiasmo. Dagospia ha promesso un’edizione speciale. Non potevano
mancare, seppure da lontano in Via Teulada, i redattori del “nuovo Report” oramai sereni, pacati, entusiasti dell’accordo raggiunto
con la RAI (ora i ricatti hanno cambiato nome) e operosi ai quali si sono
affiancati le punte di diamante del “nuovo giornalismo d’inchiesta” del Servizio
Pubblico Rai: Giletti e Monteleone che, purtroppo, ora non gli è rimasto che Garlasco.
Facciamola corta: la destra e questo Cda Rai hanno vinto loro
su tutti i fronti e oggi è Caporetto più che mai. Si sono votati la nuova
legge elettorale, si voteranno la loro riforma della Rai e si stanno
apparecchiando il Servizio Pubblico a loro immagine e somiglianza per i prossimi quattro anni. Che poi “pubblico”
fino ad un certo punto: la Rai è ormai privatizzata di fatto ovvero nelle
solide mani di soggetti esterni che imperano su tutti i fronti dall’informazione
(da Maggioni e Vespa, da Lopez a Damilano in poi) allo spettacolo (De Martino)
dalla Fiction con le diverse case di produzione che ormai si creano i loro palinsesti
agli agenti artistici che impongono i loro personaggi. Cosa è rimasto di “pubblico”?
Molti diranno: “Ranucci ci ha messo tanto di suo” oppure “doveva
capire che l’aria stava cambiando e fare un passo indietro” oppure ancora, semplicemente
“Ranucci e il suo “metodo” Report mi stavano sulle palle” (scusate il francesismo).
Si capiscono: è vero anzitutto che Ranucci ci ha messo tanto di suo e questo
certamente ha fornito e alimentato la forsennata campagna non solo contro di
lui ma contro ciò che Ranucci proponeva. Li vogliamo vedere i cuori di leone
del Nuovo Report alle prese con la “politica” alla vigilia delle prossime
elezioni. Ci toccherà tifare Vannacci per avere speranza che la Meloni non diventi
Presidente della Repubblica e Salvini Ministro dell’interno?
Finalmente ora che Ranucci è tagliato fuori una volta per
tutte, possiamo dormire sonni tranquilli. Il futuro, come scriviamo spesso, è ancora
tutto da scrivere. Ci verrebbe voglia di sperare di non doverlo leggere.
bloggorai@gmail.com
Ps: abbiamo citato spesso il passo del Giulio Cesare di Shakespeare “Cesare, guardati da Bruto; sta' attento a Cassio; non avvicinarti a Casca; tieni d'occhio Cinna; non fidarti di Trebonio; fa' attenzione a Metello” e, ripensando alla redazione di Report ci viene da pensare che tra i tanti errori e misfatti “affettuosi” di Ranucci con Lavitola ci sia anche quello di aver coltivato un allevamento di perfidia e tradimenti.
venerdì 9 ottobre 2026
RAI: ultima spiaggia tra pubblico e privato
I lettori e le lettrici di Bloggorai che hanno buona memoria
sanno bene che da oltre 8 anni di pubblicazioni ci siamo pre-occupati del futuro della Rai e del
Servizio Pubblico. Abbiamo, da sempre, sostenuto riflessioni semplici: questa Rai
(anche quella precedente a questo Cda di destra) non può essere più essere la
stessa degli anni passati. Tutto è cambiato ed è necessario ripensare
completamente la sua missione, i suoi vincoli e il rapporto tra risorse e capacità
di offerta editoriale.
Abbiamo pure scritto, in epoca non sospetta, che non è
sufficiente immaginare una riforma della sola Rai se tutto il sistema
audiovisivo che le è intorno vive una sua “selvaggeria” dove ogni soggetto che
vi opera galoppa indisturbato. Abbiamo poi pure scritto che il solo EMFA non è
sufficiente e seppure potrebbe garantire criteri equi e trasparenti nonché una relativa
indipendenza del Servizio Pubblico dall’ingerenza della politica, forse è necessario
provare ad immaginare qualcosa di altro, di diverso.
Questo “altro” o diverso ci porta nel cuore di un tema
spinoso, faticoso da affrontare e pure alquanto scorbutico: a quali compiti,
quale missione deve perseguire la Rai, ovvero come dovrà essere il Servizio Pubblico
prossimo venturo? Domanda semplice e banale ma risposte complesse.
A dare una possibile risposta oggi ci prova il senatore Luigi
Zanda (PD) che sulle pagine de Il Foglio ritiene che “Ho cambiato idea sulla
proprietà pubblica della Rai” e scrive: “Una parte ampia della sua programmazione
ha ormai un carattere commerciale identico a quello delle emittenti private. L’informazione
è spesso battuta dalla concorrenza per completezza e talvolta, ahimé, per
obiettività. Su gran parte degli sport più popolari, a cominciare dal calcio, dal
tennis e dall’automobilismo, la Rai ha abdicato a favore di canali privati cui
gli sportivi italiani accedono pagando un non lieve corrispettivo” etc etc etc.
Notare poi che ormai da quasi tre anni la Rai ha un cda anomalo con “due”
presidenti e una Vigilanza evaporata (e forse non solo per responsabilità della
maggioranza) e, a quanto sembra, funziona. Se non che, anche Zanda ripropone
una soluzione che, come pure abbiamo già scritto, appare come una toppa più
piccola del buco che vorrebbe coprire: la proprietà Rai affidata ad una
Fondazione la cui composizione sarebbe variamente assortita.
Se non che, giusto ieri, pure il potente Giovanbattista Fazzolari,
dall’alto del suo ruolo a Palazzo Chigi al fianco della Meloni, ha scritto sempre sul Il Foglio
(NB: che ‘tocca fa per leggere qualcosa di interessante che non sia il “caso Lavitola”
o le Cronache di Garlasco) ha esposto il suo pensiero sul futuro della Rai: “Partirei
da un ragionamento serio sull’ipotesi di ridurne il perimetro, magari
privatizzandone una parte per ottimizzare la sua funzione di servizio Pubblico”.
Non la consideriamo un’eresia. Del resto, già nel lontano 1995 al referendum
per la privatizzazione della Rai (promosso dalla Lega ma sostenuto anche dal PDS)
i SI vinsero con oltre 13 mln di voti e il 54%. Poi non è successo nulla, ma questa
è un’altra storia.
Il mese prossimo andrà in Aula la riforma promossa e
sostenuta dal Governo Meloni e pure questa, purtroppo, sarà una un’altra storia.
Ps. Sempre Fazzolari ieri ha detto “E’ vero che lo volete licenziare? No, se avessimo potuto scegliere in base al nostro interesse, a noi sarebbe convenuto che Ranucci fosse rimasto alla conduzione”. Chiarissimo e chi vuole intendere ha già inteso. Chi legge solitamente Bloggorai sa tutto (o quasi) in buon anticipo e non perché consulta gli astri o frequenta chiromanti
giovedì 8 ottobre 2026
Tv e RAI: la Grande Fuga ...senza ritorno
Quando succede, e succede spesso, di dover mettere mano al
ricco archivio (cartaceo) di Bloggorai prende un vago senso di scoramento. È disperante
rileggere al quantità industriale di pensieri, interviste, dichiarazioni, proposte,
riflessioni, documenti ufficiali e ufficiosi, ricerche e documentazione di ogni
genere sulla Rai, sul Servizio Pubblico. Ci si perde.
Ieri è successo che una nostra attenta lettrice ci ha ri-proposto
un tema che da tempo seguiamo con attenzione. La mutazione, la scomposizione e
le migrazioni del pubblico della Tv, dalla generalista verso lo streaming.
Sicché, siamo andati in archivio a cercare il faldone “ascolti”
e sono riemersi “ruderi” di un passato che sembra ormai lontano ma invece è
appena successo e sta ancora succedendo. I titoli non lasciano adito a dubbi:
da anni stiamo assistendo a importanti fenomeni in corso. Nei giorni scorsi ci siamo
soffermati sulla fuga di milioni di telespettatori da Rai Uno in particolare
(ma anche da Rai Tre) con gli esempi di DOC e di Benigni e la nostra lettrice scrive
“Con la diversificazione delle fruizioni/device, per esempio, molti
telespettatori potrebbero continuare a fruire degli stessi contenuti
“televisivi” (p.e. Fiction Rai) attraverso altri device (tablet o smartphone) e
on demand, in “prime time” personalizzati”. È vero, ha colto un punto
centrale: la mutazione genetica del pubblico, la sua diversa composizione e
attitudine ad un “consumo” di televisione articolato nello spazio e nel tempo
sta cambiando, ormai da anni, le carte in tavola. Anzitutto la platea
televisiva negli ultimi 10 anni di fronte alla Tv generalista e digitale
terrestre è mutata in questi termini:
2016, intera giornata 10,3 mln di telespettatori
2026, intera giornata 8,7 mln di telespettatori (inclusa Total
Audience)
Nel 2016 le Smart Tv erano circa 7 mln
Nel 2026 le Smart tv sono circa 23 mln
Nel 2016 il TTS (tempo medio di fronte alla tv) era di circa
4,1 ore
Nel 2026 il TTS (tempo medio di fronte alla tv) è di circa
3,2 ore
Nel 2016 i “giovani” (fascia 15-24 anni) erano circa 1,8 mln
Nel 2026 i “giovani” (fascia 15-24 anni) sono circa 0,9 mln
In questo quadro, appare del tutto evidente che sia tutta la
Tv generalista e digitale terrestre a “soffrire” le mutazioni in corso. Bloggorai
però, con la limitatezza dei mezzi di cui dispone e in considerazione del suo
specifico ambito di riferimento, pone particolare attenzione alla Rai, al Servizio
Pubblico che sembra soffrire nella media più del mercato in cui opera, sia
rispetto al suo diretto concorrente Mediaset, sia rispetto al rispetto agli altri
operatori o piattaforme. Per intenderci, la stessa Rai Play negli ultimi tre
anni nel Legitimate Streaming e nel TTS è rimasta pressoché stabile mentre gli altri
operatori digitali sono cresciuti. Ha scritto ieri Siliato (Studio Frasi) su La
Stampa “Netflix è passata da 230,75 milioni a fine 2022 a oltre 325 milioni a
fine 2025, Warner Bros. Discovery da 96,1 a 131,6 milioni nel 2025”.
Ora la domanda è se la Rai è in grado con le risorse
economiche e manageriali (nonché ideative) di fronteggiare questa “nuova”
dimensione del mercato in cui opera.
Siamo alla vigilai di una possibile “riforma” della Rai targata
Meloni. Stamattina Il Foglio pubblica un lungo ed interessante articolo/intervista
al sottosegretario di Governo Giovanbattista Fazzolari che, ad un certo punto sostiene
“E con la RAI che si deve fare? Partirei da un ragionamento serio sull'ipotesi
di ridurre il perimetro magari privatizzando una parte per ottimizzare la sua
funzione di servizio pubblico. Ma è un ragionamento complesso da fare con calma”.
Si, prima o poi anche ‘sto “campo largo” o quel che sarà si dovrà occupare di
questo aspetto.
ps. Ieri sera è andato in onda su Rai Due un “nuovo” format informativo: Patù. Non lo abbiamo visto ma sappiamo che ha gatto l’1,5% di ascolti con circa 155 mila telespettatori.
Un trionfo: se Bloggorai ci si mette d’impegno
potrebbe fare di più e di meglio (a gratissssss).
mercoledì 7 ottobre 2026
ESCLUSIVA del Nuovo Report: Giulietta ... dove sei ???
Stamattina eravamo i soliti “quattro amici al bar” del quartiere.
La stessa liturgia: “caffè macchiato lungo” … “cappuccino senza schiuma” … “normale”
… “cornetto alla crema, per favore, tagliato in due” e bicchieri d’acqua. Ne
manca uno: prende una cosa più tardi: ha preso la medicina.
Stancamene, pigramente, alquanto silenziosi, ci scambiamo i
giornali: Corriere, Repubblica, Stampa e, a turno un giorno l'uno e un giorno l'altro, Messaggero o Fatto. La carta stampata costa e si capisce perché si comprano sempre meno giornali. Commenti striminziti,
al minimo sindacale: legge elettorale, la benzina, ‘anvedi in Francia che te
stanno a combinà sti giovani .. e i nostri??? Boh!
Se non che, ad un certo punto, mi arriva il giro di mano del
Corriere e, giocoforza, vado a cercare qualche spunto che interessa la RAI e il
Servizio Pubblico. Per poco non mi casca la tazza del caffè dalla mano. A pag. 17 (numero sfortunato) si parla del Nuovo Report in onda il prossimo 8 novembre e si legge: “Di certo
le inchieste che vengono anticipate sui social mostrano un approccio diverso: c’è
quella sull’energia in Cina, quella sulla procreazione assistita, quella sull’inquinamento
del Mediterraneo, e quella sul business del balcone di Giulietta e Romeo a
Verona. L’impressione è che si voglia riconnettere Report al modello precedente
a quello di Ranucci, insomma a quello di Milena Gabanelli”.
Bloggorai lo giura sulla testa dei miei amici: questa mattina
non voleva scrivere nulla. Ma dopo aver letto una frase del genere, non poteva
e non doveva risparmiarsi. In queste poche righe, in un pensiero dei "social" (??? da quando i "social" hanno notizie sulle prossime inchieste del "nuovo" Report?) di tale densità,
in uno spazio mentale e politico di tanta grandezza non ci si può tirare indietro:
la Patria chiama.
Tutta la “vicenda” Lavitola e il connesso Ranucci si racchiude tutto qui: non c’è alcun bisogno di scomodare trame e complotti, amicizie pericolose o vongole senza guscio alla Paolo Mieli, oppure i soliti servizi segreti, poteri forti e affari in Africa. È sufficiente occuparsi del “business del balcone di Giulietta e Romeo a Verona” e la redazione del Nuovo Report potrà stare "serena" come auspicato dal suo direttore Corsini che già firma le trasferte.
Immaginiamo. Se a
Bloggorai è venuto uno stranguglione a leggere un tale temerario programma di “nuovo
giornalismo d’inchiesta” made by Meloni con il valido supporto di Rossi&C,
possiamo immaginare cosa sia successo questa mattina a Palazzo Chigi leggendo il fidato Corriere. Avranno pensato
“Il terrore corre sul filo” è stato sventato oppure dobbiamo temere di peggio? Ordiniamo
o no ‘ste casse di prosecco con le olivette taggiasche e i tarallucci pugliesi
o no? E dobbiamo ancora aspettare qualche giudice? Attenzione. le elezioni incombono.
Ahhh … commentavamo con i soliti “quatto amici al bar”: non ci sarà più il Report di una volta, quello che si occupava dell’”amico mafioso” e del clan Senese e gli amici di Diabolik, oppure dell’inchiesta sulla compravendita di armi con gli israeliani, oppure dei vari personaggi della serie La Russa o Santanchè, oppure del Garante della Privacy e delle bistecche del noto macellaio del centro di Roma. Ahhhh ... bei tempi, altra Rai.
Ha colto correttamente il Corriere di oggi: Report di Ranucci non era proprio il Report della Gabanelli, lo sappiamo bene.
I tempi moderni della Rai invece sono
fatti di Giletti che lunedì sera cercava di parlare con il socio di Lavitola in
Africa. “Clesioooo ... Clesio ... si sei?
Non si sente nulla, però vedo che mi manda i “cuoricini”: una pagina epica di televisione
e di giornalismo di Servizio Pubblico che fa il paio con Filorosso di ieri sera
con oltre 30 minuti di Salvini che comizia indisturbato sulla sicurezza nelle città. Per la
cronaca: Filorosso su Rai Tre condotto dal prode Monteleone che ha aperto con
"clamorose novità sul caso Garlasco” poi mai svelate ha portata a casa il risultato
clamoroso del 2,6% con circa 380 mila telespettatori. Ribadiamo il concetto: se
Bloggorai mette su un’antenna su un terrazzo di un condomino in zona popolosa o
su una collina della Bassa Val Tiberina e trasmettesse solo filmati delle
vacanze coni pupi e il gatto potrebbe fare molto di più e di meglio.
Ci siamo lasciati e salutati con i
quattro amici al bar con un leggero senso di mestizia e tristezza. “ci vediamo domattina?”…
“boh… forse, vedremo …”
bloggorai@gmail.com
martedì 6 ottobre 2026
RAI. Sacro e profano, miracoli e bluff
La vita non è sempre questione di tenere in mano delle buone
carte ma, a volte, di saper giocare bene una mano svantaggiosa. (Jack London)
Per chi ha vaga ide di cosa sia il “bluff” o si fosse mai
avvicinato ad un tavolo di Poker, sa bene che il bluff è arte sopraffina quanto
rischiosa: puoi trovare la fortuna di una serata o romperti l’osso del collo.
Non è stato sufficiente l’intervento divino del Santo Francesco
a risollevare le sorti cupe e disperate dei telespettatori in fuga dalla Rai. Domenica
scorsa è andato in onda il “solito” Benigni ormai anche lui stanco e
ripetitivo, come una persona anziana che ripete le stesse cose senza rendersi conto
di averle già dette. O, forse lo sa talmente bene che non può altro che
gongolare per aver rivenduto un “usato sicuro”. E, in verità, l’evento ovvero
la “serata speciale” su “Francesco -il Cantico” inonda su Rai Uno non solo era
già nota sugli schermi di Paramount + dal 2022 ma il DVD è normalmente in vendita
su Amazon o da Feltrinelli al modico prezzo di 12,99 euro. Un affare. E fin
qui, ci può stare: i telespettatori hanno visto lo spettacolo “aggratisse”
ovvero compreso nel canone, cioè vero Servizio Pubblico. Magari ripassato in padella
ma tanto il Santo Francesco quello era e quello è.
Se non che, come si dice: “si può prendere in giro
qualcuno qualche volta ma non tutti sempre” e allora è successo che Benigni
ha perso per strada qualche milione di telespettatori passano dai 12 milioni per
la trasmissione sulla Costituzione nel 2012, ai circa 10 milioni nel 2014 sui
Dieci Comandamenti per finire ai 4,5 sull’Europa dello scorso anno e concludere
domenica scorsa con 3,7 milioni che, comunque, sono tanti. Certo, si dirà, gli ascolti
non sono un dogma ma non sono nemmeno una variabile indipendente della quale non
tenere conto specie poi se si tratta di un prodotto non originale e con
evidenti riflessi commerciali (il produttore esecutivo è il noto agente
artistico Lucio Presta) ma i telespettatori in fuga sono un problema e non di
poco conto. Nota a margine: la “serata evento” di “Francesco, il Santo di tutti”
è iniziata alle 22.15. A Villa Arzilla a quell’ora hanno spento le luci: i nonni
e le nonne dormono. Amen.
Bene, andiamo ora alla notizia del giorno: la Rai ha sospeso
Ranucci per dieci giorni. Difficile interpretare e commentare. Per quanto
sappiamo e per quanto abbiamo seguito ci siamo fatti una vaga idea. La Rai ha
annaspato nel buio e nella confusione sin dall’inizio della vicenda e, ad
aggravare la sua posizione, gli sono giunti “aiutini” da autorevoli esponenti
dei partiti di Governo (La Russa, Salvini etc.) e da autorevoli quotidiani che hanno
“pompato” costantemente la vicenda con paginate intere di “fonti” interne Rai con
lavori del Comitato Etico. Tra i quotidiani, sceglietene uno a caso.
Amico di Lavitola o meno, simpatico o antipatico o meno, sbruffone
o meno, il perno centrale di tutta la vicenda è e rimane uno solo e chiarissimo:
Ranucci doveva e deve essere stroncato subito, prima dell’inizio della nuova campagna
elettorale. Impensabile, impossibile immaginare che il prossimo l’8 novembre
Report potesse partire da “Eravamo rimasti a “l’amico mafioso” o qualche indagine
sui software comprati dagli israeliani”. Ecco allora che nella confusione e nel
nulla in cui si sono agitati i legali Rai arriviamo alla decisione comunicata
ieri. “Solo” dieci giorni e non il licenziamento a cui molti speravano sono la prova
provata, la canna fumante del nulla che hanno in mano e un autogol clamoroso di
un tentato bluff che gli rischia di finire miseramente. Partiamo da questo che
è il punto più grave: vengono imputate a Ranucci le conversazioni tra lui e un parlamentare
dei 5S, Dario Carotenuto. Non si può intercettare un parlamentare e non si possono
utilizzare sue intercettazioni senza l’autorizzazione della apposita commissione
della Camera. In altri termini: se avevano prove forti, convincenti e robuste
da resistere in ulteriore giudizio lo avrebbero licenziato in tronco, senza
esitazioni. Come abbiamo scritto e supponiamo: c’è altro. Non potevano, non volevano e non dovevano licenziare Ranucci.
Di autogol i legali Rai &C ne hanno commessi senza
sosta: l’ultimo è “l’ucronia” (genere narrativo e un esperimento mentale basato
sull'ipotesi che la storia del mondo abbia seguito un corso alternativo
rispetto a quello reale - Wikipedia) del direttore Corsini (amico e sodale della
Meloni) il quale ha auspicato che “Speriamo che Ranucci non venga reintegrato”.
Un classico “wishful thinking” di altri tempi che detto nel pieno di un procedimento
in corso non sembra proprio una bella mossa. Semmai fosse che invece Ranucci venisse
reintegrato dal Giudice che succede? Corsini si dimette? Nota bene: nelle “note
aggiuntive” che la Rai ha presentato al giudice del lavoro di Roma, c’è il famigerato
articolo del Corriere del 27 settembre con il titolo “Se ritorna lui ce ne
andiamo noi. Report, la redazione contro Ranucci” ovvero veleno inzuppato nel
nulla intriso di niente senza un nome, una persona della redazione che sia
uscita allo scoperto. Poi, ovviamente tutto smentito.
La “guera” è in corso …
bloggorai@gmail.com
lunedì 5 ottobre 2026
FLASH: Ranucci sospeso per 10 giorni
Apprendiamo dal Fatto Quotidiano
che la Rai ha comminato una sanzione di 10 giorni a Sigfrido Ranucci.
A domani il commento
https://www.ilfattoquotidiano.it/2026/10/05/rai-ranucci-sospeso-report-news/8528060/





