La Rai prossima ventura - ultime notizie
mercoledì 14 ottobre 2026
RAI: un glorioso futuro dietro le nostre spalle
martedì 13 ottobre 2026
Il Mostro e la Riforma RAI
“Quando nel tempo antico il mondo era descritto dal mito, nel Medioevo dalla religione, nell’età moderna dalla scienza, e oggi dalla televisione, in tutti questi passaggi gli uomini non hanno mai abitato il mondo, ma sempre e solo la sua descrizione che di volta in volta la religione, la filosofia, la scienza e oggi la televisione hanno dato del mondo. Forse l’uomo non ha mai avuto a che fare con le cose, ma sempre e solo con le descrizioni che confezionano le cose. Se così non fosse stato, non potremmo parlare di storia e di successive epoche”. Umberto Galimberti, “La Tv che ruba l’anima”,
Il “clamore mediatico” è un elemento sostanziale del dibattito
giuridico e spesso entra di prepotenza nelle aule dei tribunali a tal punto, talvolta,
di poter scardinare le certezze del diritto. La “pressione dell’opinione
pubblica” non è mai un fenomeno endogeno ma si produce allor quando si innesca
dall’esterno una scintilla in grado di accendere le pulsioni emotive
finalizzate a sostenere un determinato obiettivo che il Giudice poi è chiamato a
ratificare in giudizio. E, nel caso di cui trattiamo, di obiettivi segnatamente
politici ce ne sono a sufficienza per alimentare il “caso mediatico”.
Ha scritto Leonardo Sciascia “Quando l'opinione pubblica
appare divisa su un qualche clamoroso caso giudiziario - divisa in
"innocentisti" e "colpevolisti" - in effetti la divisione
non avviene sulla conoscenza degli elementi processuali a carico dell'imputato
o a suo favore, ma per impressioni di simpatia o antipatia. Come quando uno
scommette su una partita di calcio o su una corsa di cavalli. Il caso Tortora è
in questo senso esemplare: coloro che detestavano i programmi televisivi
condotti da lui, desideravano fosse condannato; coloro che invece a quei
programmi erano affezionati, lo volevano assolto.» Negli annali di giurisprudenza
il primo caso italiano che viene ricordato è quello di Gino Girolimoni, inizialmente
indicato come responsabile dell’omicidio di 7 bambine a Roma e poi completamente
scagionato. Erano i primi anni del fascismo, 1924-27, e il nascente regime aveva
bisogno di un colpevole per dimostrare la sua capacità di garantire ordine e
sicurezza. La stampa complice di Mussolini venne scatenata contro il presunto colpevole,
salvo poi dimenticarlo quando venne comprovata la sua innocenza.
Arriviamo a casi più recenti e torniamo appunto al “caso Tortora”
del 1983. Erano gli anni dei primi pentiti
di mafia e di camorra e i personaggi di allora avevano il calibro di Raffaele Cutolo
e veniva comodo e utile (si diceva alla procura di Napoli) avere un “mostro da
sbattere in prima pagina”. Venne imbastito un processo indiziario basato sul
nulla sul quale buona parte della stampa italiana ha vissuto di rendita e solo dopo
molti anni venne dichiarato completamente innocente dalla Cassazione.
Negli anni passati ancora ricordiamo i casi clamorosi di Cogne,
di Erba, di Perugia e tutt’ora di gran voga il caso Garlasco che alimenta il “clamore
mediatico” ogni giorno pagine di giornali e ore di trasmissioni tv.
Nessuno stupore, dunque, nel leggere nella sentenza del Tribunale
di Roma sul ricorso Ranucci contro la Rai che il “clamore mediatico” sia stato
il fondamento ovvero il presupposto sostanziale degli accadimenti. Come vi abbiamo
già scritto ieri, non solo in Aula si è evidenziato il “clamore mediatico”
successivo all’emergere dell’amicizia tra Lavitola e Ranucci ma è poi proseguito
esattamente durante il procedimento con la pubblicazione di articoli che non sono
passati inosservati (vedi il famigerato articolo del Corriere dello scorso 26
settembre con il titolo “Report, la redazione contro Ranucci: «Se ritorna
lui ce ne andiamo noi…”. L’articolo poi è stato smentito e sbeffeggiato ma
nessuno ne ha tenuto conto. Come pure la citazione di una votazione (47 su 52)
citata nella sentenza e avvenuta a luglio scorso dove è stato mescolato e artatamente confuso il senso e l’oggetto del voto
in redazione di Report dove non si votava la fiducia a Ranucci ma un progetto di
riorganizzazione interna. Il Giudice ha invertito l’ordine degli addendi mutando
il risultato: è stata esattamente la forsennata campagna mediatica scatenata dai
più importanti gruppi editoriali nazionali (il Corriere della Sera in prima fila
con una mole impressionante di articoli (con dosi massicce di “fonti Rai”) e, a
seguire, tutti giornali del Gruppo Angelucci in buona compagnia di Dagospia che
ha costantemente rilanciato tutto e per finire la stessa Rai con il Tg1 e trasmissioni
(Giletti e Monteleone) che fino a poche ore addietro ancora hanno inzuppato il biscotto
nel “caso Ranucci” ha messo la redazione di Report “sotto pressione” turbando
alfine i loro fragili equilibri di serenità. Che dire, infine del “clamore mediatico” sollevato
dal senatore Gasparri e del suo partito che hanno scatenato la campagna contro la
Giudice incaricata del procedimento, accusata di essere “politicizzata” poiché
si era occupata in precedenza del caso Almastri, dimenticando o volutamente ignorando
che la giudice era stata sorteggiata per quella occasione. Quanto può aver pesato
il “clamore mediatico” sull’esito del procedimento contro Ranucci?
Nota a margine. Di tutto questo e in questo specifico contesto
politico si avverte un silenzio imbarazzato e assordante: il “campo largo”
sembra in tutt’altre faccende affaccendato per occuparsi anche di diritti
fondamentali, di informazione e di Servizio Pubblico. Alla vigilia di una
possibile riforma Rai che, di fatto, consegnerà alla destra, a questa destra, il
futuro dell’Azienda e del Servizio Pubblico. I conti tornano. Attenzione: su questo
tema invece “il clamore mediatico” al contrario non viene sostenuto, anzi, è
calato uno spesso strato di cemento armato. Nessuno ne parla.
bloggorai@gmail.com
lunedì 12 ottobre 2026
RAI: il "clamore mediatico" come nuovo attante giuridico
La Televisione è tossica, avvelena anche te, tenete lontano i
bambini. La televisione è tossica per chi la subisce (i telespettatori) e per
chi la “agisce” ovvero chi la produce. La televisione è tossica anche per chi
la legge e per chi la scrive.
La televisione produce tossine sia quando una persona si trova
di fronte ad una telecamera ed entra in uno stato inebriante di potenza e
dipendenza e sia quando le persone si trovano in stato catatonico, inebetite e
paralizzate di fronte ad un monitor con una sola scelta in mano: il telecomando.
La televisione produce tossine quando partecipa attivamente alla costruzione, quando entra
nel “mainstream”, ovvero nella produzione della cosiddetta “narrazione”
politica, sociale e culturale e financo “giudiziaria” del Paese.
Il titolo di questo post è uscito fuori ieri da una conversazione
con un nostro lettore sul tema “dispositivo della sentenza avversa a Ranucci ex
art. 700”: “Invidie, gelosie, tradimenti, ripicche, trame, inganni e
complotti”. È un tema universale e non riguarda solo la televisione. In ogni
famiglia, in ogni condominio, in ogni gruppo di persone organizzato all’interno
delle loro relazioni si producono e si diffondono sostanze tossiche. Chi vi scrive,
al pari di tutti voi, ha vissuto e vive tutt’ora in ambienti “sociali” dove quegli
elementi di cui sopra sono pane quotidiano e si può facilmente intuire il senso
di quanto stiamo scrivendo e dove andremo a parare. Chi nella vita non si è
mai trovato di fronte, partecipe o testimone, di momenti “torbidi” dove appunto
un parente, un collega, un amico, un compagno di partito o di gioco che pensavi
ti fosse vicino e solidale per poi scoprire che invece ti era avversario. Qualche volta succede invece che lo sai già
prima che l’ambiente in cui andrai ad operare è inquinato. Per esempio, al sottoscritto,
quando molti anni addietro è stato assunto in Rai venne detto subito “Attenzione,
il settimo piano è diviso in due ali. Quella della presidenza è socialista e quella
del DG è democristiana e guarda dove metti i piedi” e dove, appunto, “Invidie,
gelosie, tradimenti, ripicche, trame, inganni e complotti” erano pane
quotidiano. Ed era pane quotidiano dovunque poi ho lavorato e avuto modo di constatare:
direzioni di rete, redazioni giornalistiche e società consociate. Mi consolava
pensare che un clima simile mi era già noto in precedenza.
Tutta questa permessa è necessaria per arrivare al post di oggi:
la lettura attenta e dettagliata della sentenza del Tribunale di Roma sul ricorso
di Ranucci. Ci siamo presi la briga prima di stamparla e poi di leggerla
attentamente con l’aiuto di una matitona rossa e blu (le cosiddette “ministeriali”).
Perché ne è valsa la pena, ora che la “missione del Governo, di Rossi&C” è stata
compiuta e difficilmente si potrà tornare indietro??? Ne è valsa la pena per
tanti buoni motivi e il principale tra questi è un fatto relativamente inedito:
forse, per la prima volta, il “clamore mediatico” entra di forza in un’Aula di Tribunale
e diviene “attante”, ovvero un soggetto attivo e partecipe del procedimento giudiziario.
Il giudice, infatti, scorrendo le corpose 31 pagine della sentenza, ricorre spesso a questa “figura” giuridica utilizzata a piene mani dalla difesa della Rai per argomentare e sostenere la “richiamata prolungata esposizione mediatica di eccezionale risonanza” come presupposto logico, dal suo punto di vista, dell’allontanamento di Ranucci dalla conduzione di Report. E, si legge “… proprio in ragione di tale clamore sempre più intensificandosi …” il direttore Corsini ha esposto la “decisione aziendale di riorganizzare il programma. Ovvero, la “riorganizzazione” non è avvenuta perché dal punto di vista strettamente editoriale la si riteneva necessaria (analisi degli ascolti, messa in onda, etc) ma perché, appunto, il “clamore mediatico" avrebbe turbato la serenità della redazione di Report. E come sarebbe avvenuta questa variazione di “umore” nella redazione di Report? Evidentemente, si tratta di giornalisti ferrati con il ferro e con il fuoco che al primo stormir di fronda di un articolo del Corriere (tra i più ferventi alimentatori di "clamore mediatico" e ricco di solide “fonti interne RAI”) o di un soffietto di Dagospia, si turbano facilmente.
La difesa Rai insiste a pag.5 : “ .. non potendosi negare
il clamoroso e persistente strepitus ambientale e mediatico …” che pure, ad
un certo punto, a pag. 10, si ritiene “bipartisan” poiché intervenute “esternazioni”
sia della parte avversa a Ranucci (poi citati Salvini, la Russa etc) e sia da parte “generalmente vicina all’opposizione
(segnatamente citati Santoro, Formigli e Saviano) come a dire: se pure anche
loro si sono “schierati” contro Ranucci ci sarà pure qualche motivo.
Ma la parte forse più interessante arriva a pag. 12 che è utile
riportare per intero: riferisce Felice Ventura, direttore Risorse Umane “In
relazione alla grave compromissione dell’attività della redazione per continue
pressioni, espressioni utilizzate nella lettera del 28.8.2026, è stato il dott.
Corsini a riferire di interlocuzioni con membri della redazione che lamentavano
mancanza di serenità nella loro attività. Non sono a conoscenza dei nominativi
dei membri della redazione che di ciò si sono lamentati ma per pressioni ci si
riferisce al clamore mediatico della vicenda. Non so delle interlocuzioni tra
il dott. Ranucci e Corsini, ragione per la quale non so che anche il primo
abbia lamentato di sentirsi pressato. Parimenti è evidente che la trasmissione
non poteva non aver subito degli effetti in termini di indipendenza editoriale
e imparzialità rigorosa in relazione al clamore mediatico di cui sopra. Non si
trattava di fatti specifici ma di un’ombra calata sulla trasmissione che la RAI
intendeva tutelare” . Questo passaggio, questa dichiarazione di Ventura
che sostiene di vedere le "ombre" quanto però di “non sapere nulla” ma avverte chiaramente il “clamore mediatico”
è la pura espressione degli intendimenti del vertice Rai, ed è assolutamente fondamentale,
senza la quale non si comprende tutto il resto, il pretesto e il contesto della
sentenza che verrà poi emessa.
Segue.
bloggorai@gmail.com
domenica 11 ottobre 2026
Bloggorai: lavori in corso
sabato 10 ottobre 2026
RAI: Missione compiuta, tutto sotto controllo
MISSIONE COMPIUTA:
Ranucci fuori dalle scatole e Report ricondotto
a più miti “servizi giornalistici d’inchiesta” come “Grosso scandalo sul balcone
di Giulietta: Romeo è complice?” oppure “Il grande mistero delle bottigliette
di plastica che galleggiano nel Mediterraneo” come preannunciato per la ripresa
del prossimo 8 novembre.
C’è da immaginare e supporre che a Palazzo Chigi abbiano passato
la notte festeggiando a Barbera e Champagne, ostriche di Gaeta con tarallucci e
olivette. La Russa potrebbe aver ballato con Salvini e Gasparri con Bignami, mentre il direttore
Corsini (sempre amico di FdI) avrebbe saltellato una taranta in compagnia di Cerno e Capezzone.
In un angolo della Sala Grande, illuminata per le grandi occasioni, in disparte
per non farsi troppo notare, assistevano gongolando l’AD Rai Rossi e il direttore
del Tg1 Chiocci. Direttamente o indirettamente, alla festa hanno partecipato il
Corriere (stamattina ha aperto il pezzo con un entusiasta “game over”) in prima
fila con accanto i colleghi dei vari giornali che lo hanno seguito e accompagnato
con fervente entusiasmo. Dagospia ha promesso un’edizione speciale. Non potevano
mancare, seppure da lontano in Via Teulada, i redattori del “nuovo Report” oramai sereni, pacati, entusiasti dell’accordo raggiunto
con la RAI (ora i ricatti hanno cambiato nome) e operosi ai quali si sono
affiancati le punte di diamante del “nuovo giornalismo d’inchiesta” del Servizio
Pubblico Rai: Giletti e Monteleone che, purtroppo, ora non gli è rimasto che Garlasco.
Facciamola corta: la destra e questo Cda Rai hanno vinto loro
su tutti i fronti e oggi è Caporetto più che mai. Si sono votati la nuova
legge elettorale, si voteranno la loro riforma della Rai e si stanno
apparecchiando il Servizio Pubblico a loro immagine e somiglianza per i prossimi quattro anni. Che poi “pubblico”
fino ad un certo punto: la Rai è ormai privatizzata di fatto ovvero nelle
solide mani di soggetti esterni che imperano su tutti i fronti dall’informazione
(da Maggioni e Vespa, da Lopez a Damilano in poi) allo spettacolo (De Martino)
dalla Fiction con le diverse case di produzione che ormai si creano i loro palinsesti
agli agenti artistici che impongono i loro personaggi. Cosa è rimasto di “pubblico”?
Molti diranno: “Ranucci ci ha messo tanto di suo” oppure “doveva
capire che l’aria stava cambiando e fare un passo indietro” oppure ancora, semplicemente
“Ranucci e il suo “metodo” Report mi stavano sulle palle” (scusate il francesismo).
Si capiscono: è vero anzitutto che Ranucci ci ha messo tanto di suo e questo
certamente ha fornito e alimentato la forsennata campagna non solo contro di
lui ma contro ciò che Ranucci proponeva. Li vogliamo vedere i cuori di leone
del Nuovo Report alle prese con la “politica” alla vigilia delle prossime
elezioni. Ci toccherà tifare Vannacci per avere speranza che la Meloni non diventi
Presidente della Repubblica e Salvini Ministro dell’interno?
Finalmente ora che Ranucci è tagliato fuori una volta per
tutte, possiamo dormire sonni tranquilli. Il futuro, come scriviamo spesso, è ancora
tutto da scrivere. Ci verrebbe voglia di sperare di non doverlo leggere.
bloggorai@gmail.com
Ps: abbiamo citato spesso il passo del Giulio Cesare di Shakespeare “Cesare, guardati da Bruto; sta' attento a Cassio; non avvicinarti a Casca; tieni d'occhio Cinna; non fidarti di Trebonio; fa' attenzione a Metello” e, ripensando alla redazione di Report ci viene da pensare che tra i tanti errori e misfatti “affettuosi” di Ranucci con Lavitola ci sia anche quello di aver coltivato un allevamento di perfidia e tradimenti.
venerdì 9 ottobre 2026
RAI: ultima spiaggia tra pubblico e privato
I lettori e le lettrici di Bloggorai che hanno buona memoria
sanno bene che da oltre 8 anni di pubblicazioni ci siamo pre-occupati del futuro della Rai e del
Servizio Pubblico. Abbiamo, da sempre, sostenuto riflessioni semplici: questa Rai
(anche quella precedente a questo Cda di destra) non può essere più essere la
stessa degli anni passati. Tutto è cambiato ed è necessario ripensare
completamente la sua missione, i suoi vincoli e il rapporto tra risorse e capacità
di offerta editoriale.
Abbiamo pure scritto, in epoca non sospetta, che non è
sufficiente immaginare una riforma della sola Rai se tutto il sistema
audiovisivo che le è intorno vive una sua “selvaggeria” dove ogni soggetto che
vi opera galoppa indisturbato. Abbiamo poi pure scritto che il solo EMFA non è
sufficiente e seppure potrebbe garantire criteri equi e trasparenti nonché una relativa
indipendenza del Servizio Pubblico dall’ingerenza della politica, forse è necessario
provare ad immaginare qualcosa di altro, di diverso.
Questo “altro” o diverso ci porta nel cuore di un tema
spinoso, faticoso da affrontare e pure alquanto scorbutico: a quali compiti,
quale missione deve perseguire la Rai, ovvero come dovrà essere il Servizio Pubblico
prossimo venturo? Domanda semplice e banale ma risposte complesse.
A dare una possibile risposta oggi ci prova il senatore Luigi
Zanda (PD) che sulle pagine de Il Foglio ritiene che “Ho cambiato idea sulla
proprietà pubblica della Rai” e scrive: “Una parte ampia della sua programmazione
ha ormai un carattere commerciale identico a quello delle emittenti private. L’informazione
è spesso battuta dalla concorrenza per completezza e talvolta, ahimé, per
obiettività. Su gran parte degli sport più popolari, a cominciare dal calcio, dal
tennis e dall’automobilismo, la Rai ha abdicato a favore di canali privati cui
gli sportivi italiani accedono pagando un non lieve corrispettivo” etc etc etc.
Notare poi che ormai da quasi tre anni la Rai ha un cda anomalo con “due”
presidenti e una Vigilanza evaporata (e forse non solo per responsabilità della
maggioranza) e, a quanto sembra, funziona. Se non che, anche Zanda ripropone
una soluzione che, come pure abbiamo già scritto, appare come una toppa più
piccola del buco che vorrebbe coprire: la proprietà Rai affidata ad una
Fondazione la cui composizione sarebbe variamente assortita.
Se non che, giusto ieri, pure il potente Giovanbattista Fazzolari,
dall’alto del suo ruolo a Palazzo Chigi al fianco della Meloni, ha scritto sempre sul Il Foglio
(NB: che ‘tocca fa per leggere qualcosa di interessante che non sia il “caso Lavitola”
o le Cronache di Garlasco) ha esposto il suo pensiero sul futuro della Rai: “Partirei
da un ragionamento serio sull’ipotesi di ridurne il perimetro, magari
privatizzandone una parte per ottimizzare la sua funzione di servizio Pubblico”.
Non la consideriamo un’eresia. Del resto, già nel lontano 1995 al referendum
per la privatizzazione della Rai (promosso dalla Lega ma sostenuto anche dal PDS)
i SI vinsero con oltre 13 mln di voti e il 54%. Poi non è successo nulla, ma questa
è un’altra storia.
Il mese prossimo andrà in Aula la riforma promossa e
sostenuta dal Governo Meloni e pure questa, purtroppo, sarà una un’altra storia.
Ps. Sempre Fazzolari ieri ha detto “E’ vero che lo volete licenziare? No, se avessimo potuto scegliere in base al nostro interesse, a noi sarebbe convenuto che Ranucci fosse rimasto alla conduzione”. Chiarissimo e chi vuole intendere ha già inteso. Chi legge solitamente Bloggorai sa tutto (o quasi) in buon anticipo e non perché consulta gli astri o frequenta chiromanti
giovedì 8 ottobre 2026
Tv e RAI: la Grande Fuga ...senza ritorno
Quando succede, e succede spesso, di dover mettere mano al
ricco archivio (cartaceo) di Bloggorai prende un vago senso di scoramento. È disperante
rileggere al quantità industriale di pensieri, interviste, dichiarazioni, proposte,
riflessioni, documenti ufficiali e ufficiosi, ricerche e documentazione di ogni
genere sulla Rai, sul Servizio Pubblico. Ci si perde.
Ieri è successo che una nostra attenta lettrice ci ha ri-proposto
un tema che da tempo seguiamo con attenzione. La mutazione, la scomposizione e
le migrazioni del pubblico della Tv, dalla generalista verso lo streaming.
Sicché, siamo andati in archivio a cercare il faldone “ascolti”
e sono riemersi “ruderi” di un passato che sembra ormai lontano ma invece è
appena successo e sta ancora succedendo. I titoli non lasciano adito a dubbi:
da anni stiamo assistendo a importanti fenomeni in corso. Nei giorni scorsi ci siamo
soffermati sulla fuga di milioni di telespettatori da Rai Uno in particolare
(ma anche da Rai Tre) con gli esempi di DOC e di Benigni e la nostra lettrice scrive
“Con la diversificazione delle fruizioni/device, per esempio, molti
telespettatori potrebbero continuare a fruire degli stessi contenuti
“televisivi” (p.e. Fiction Rai) attraverso altri device (tablet o smartphone) e
on demand, in “prime time” personalizzati”. È vero, ha colto un punto
centrale: la mutazione genetica del pubblico, la sua diversa composizione e
attitudine ad un “consumo” di televisione articolato nello spazio e nel tempo
sta cambiando, ormai da anni, le carte in tavola. Anzitutto la platea
televisiva negli ultimi 10 anni di fronte alla Tv generalista e digitale
terrestre è mutata in questi termini:
2016, intera giornata 10,3 mln di telespettatori
2026, intera giornata 8,7 mln di telespettatori (inclusa Total
Audience)
Nel 2016 le Smart Tv erano circa 7 mln
Nel 2026 le Smart tv sono circa 23 mln
Nel 2016 il TTS (tempo medio di fronte alla tv) era di circa
4,1 ore
Nel 2026 il TTS (tempo medio di fronte alla tv) è di circa
3,2 ore
Nel 2016 i “giovani” (fascia 15-24 anni) erano circa 1,8 mln
Nel 2026 i “giovani” (fascia 15-24 anni) sono circa 0,9 mln
In questo quadro, appare del tutto evidente che sia tutta la
Tv generalista e digitale terrestre a “soffrire” le mutazioni in corso. Bloggorai
però, con la limitatezza dei mezzi di cui dispone e in considerazione del suo
specifico ambito di riferimento, pone particolare attenzione alla Rai, al Servizio
Pubblico che sembra soffrire nella media più del mercato in cui opera, sia
rispetto al suo diretto concorrente Mediaset, sia rispetto al rispetto agli altri
operatori o piattaforme. Per intenderci, la stessa Rai Play negli ultimi tre
anni nel Legitimate Streaming e nel TTS è rimasta pressoché stabile mentre gli altri
operatori digitali sono cresciuti. Ha scritto ieri Siliato (Studio Frasi) su La
Stampa “Netflix è passata da 230,75 milioni a fine 2022 a oltre 325 milioni a
fine 2025, Warner Bros. Discovery da 96,1 a 131,6 milioni nel 2025”.
Ora la domanda è se la Rai è in grado con le risorse
economiche e manageriali (nonché ideative) di fronteggiare questa “nuova”
dimensione del mercato in cui opera.
Siamo alla vigilai di una possibile “riforma” della Rai targata
Meloni. Stamattina Il Foglio pubblica un lungo ed interessante articolo/intervista
al sottosegretario di Governo Giovanbattista Fazzolari che, ad un certo punto sostiene
“E con la RAI che si deve fare? Partirei da un ragionamento serio sull'ipotesi
di ridurre il perimetro magari privatizzando una parte per ottimizzare la sua
funzione di servizio pubblico. Ma è un ragionamento complesso da fare con calma”.
Si, prima o poi anche ‘sto “campo largo” o quel che sarà si dovrà occupare di
questo aspetto.
ps. Ieri sera è andato in onda su Rai Due un “nuovo” format informativo: Patù. Non lo abbiamo visto ma sappiamo che ha gatto l’1,5% di ascolti con circa 155 mila telespettatori.
Un trionfo: se Bloggorai ci si mette d’impegno
potrebbe fare di più e di meglio (a gratissssss).






