lunedì 2 marzo 2026

Sanremo e il declino dell'Impero televisivo: la Rai e il suo grande futuro dietro le spalle

By Bloggorai ©

Anzitutto un caloroso ringraziamento alle lettrici e ai lettori che in questi giorni hanno inviato messaggi di auguri a Bloggorai. Ce la siamo vista brutta ma siamo sopravvissuti, forse miracolati. Eccoci tornati.

In questi pochi giorni di “pausa” abbiamo avuto modo di riflettere attentamente su quanto stava avvenendo. Ci siamo lasciati parlando di Civiltà delle Immagini 2026 e di Sanremo.

Per ora, riprendiamo il capitolo Sanremo, lo chiudiamo mentre riproponiamo l’immagine che abbiamo usato tante volte e aggiorniamo quanto abbiamo scritto nel 2024 (vedi https://bloggorai.blogspot.com/2024/02/sanremo-lo-specchio-infedele-della.html ) e nel 2025 (vedi https://bloggorai.blogspot.com/2025/02/la-rai-normale-e-la-sua-morale.html ). I titoli dei due Post sono ancora attuali: “Sanremo: lo specchio infedele della normalità?” e “La Rai "normale" e la sua "morale"”.

Mettiamo qualche punto fermo. Sanremo è stato un “successo”? per la Rai e per chi lo ha visto certamente si. Leggiamo Francesco Siliato oggi sul Sole.it: “Una trasmissione televisiva che viene seguita da una media di 9,6 milioni di persone per 27 ore e mezzo, non è solo un successo, è uno straordinario evento media…Detto questo, va rilevato che questa edizione ha prodotto ascolti più bassi delle edizioni immediatamente precedenti. Rispetto allo scorso anno la media della fascia Sanremo, che va dalla fine del Tg1 alle due della notte, tra Prima Festival; Sanremo Start; Festival e Dopofestival, registra - secondo le elaborazioni dello Studio Frasi su dati Auditel - un calo di 1,7 milioni che diventano -1,8, considerando la perdita di 98mila spettatori da small screen. «Ragionare su queste perdite - sottolinea Siliato - significa inoltrarsi sul lento declino della tv tradizionale…”. Inoltre, sembra che la raccolta pubblicitaria ha superato i 70 mln di euro, 5 in più rispetto allo scorso anno e ora si dovrà vedere se e come ci potranno essere compensazioni per il ridotto numero di telespettatori. Per la cronaca, rispetto agli scorsi anni ne sono “emigrati” milioni (nell’ultima serata oltre 2). Ma la domanda non è tanto nel sapere perché milioni di telespettatori sono emigrati da Sanremo ma perché altrettanti ci sono rimasti. Perché tanti milioni di telespettatori hanno assistito ad uno spettacolo mediocre, noioso, con canzonette che non sono canzonette, la scenografia dell’Ariston declassata ad una festa paesana, una “Morticia Addams” sul palco ad officiare liturgie necrologiche, un comico che non fa ridere, una modella russa che non parla italiano, un Sandokan vero e uno finto, un ultranovantenne che viaggia con l’elicottero dei Vigili del Fuoco? Già, quale è il fascino misterioso di tanto “successo”???

Oggi Grasso scrive sul Corriere “… normalizzare il Festival, anche a costo della noia. Secondo Ferrara, «la malinconica normalità del calo degli ascolti rende sfavillante la stagione dell’adesione mostruosa…”.

Bloggorai però, notoriamente, con i numeri non è molto capace e guarda altro. Anzitutto guarda la conferma di un fenomeno ormai inarrestabile: la platea televisiva generalista si restringe ed è sempre più adulta. Ovvero, in soldoni: il DTT, il digitale terrestre resiste agli assalti dello streaming e delle piattaforme ma cede progressivamente spazio e numeri, contenuti e “fruitori” con altri device mentre gli “over” guardano la Rai e i “giovani” no. Ha scritto il Corriere alcuni giorni addietro: “La fruizione musicale è ormai polarizzata su Tik Tok e Spotify. Il modello televisivo tradizionale appare meno centrale rispetto a soli tre o quattro anni fa”. Allora succede quel noto fenomeno secondo il quale se tutto avanza e tu rimani fermo e non segui il passo, di fatto, vai indietro. Se la Rai continua a rivolgersi agli “anta” (età media Sanremo: 51,7 e pure gli “over65” sono calati dal 57 al 50% rispetto allo scorso anno e rimangono comunque la fascia di ascolto più numerosa, da fonte Geca  su dati Auditel) e non riesce ad intercettare i “giovani” il suo destino è segnato.  Semplificando. Il “successo”, al solito, c’è stato ma è un successo drogato, illusorio e rivolto ad una sola parte di pubblico, ovvero un farmaco anestetico somministrato ad un paziente con poche speranze di riprendersi.

Ecco allora che torniamo allo “specchio del Paese” concavo e convesso al tempo stesso (rima casuale), deformato e appannato. Sanremo non riflette il Paese per intero (ma solo quella parte di esso che lo guarda) e quella stessa parte che una volta premia “cuoricini…cuoricini” e la volta successiva, ieri, il romanticissimo e matrimonialissimo “…Saremo io e te …Per sempre… Legati per la vita che Senza te Non vale niente…”. E quel  " ... sarà per sempre Si".. è una pura combinazione fantapolitica, una fatalità. 

Se è vero il luogo comune che sostiene che “la Rai è lo specchio del Paese” ed in buona parte è vero, oggi questo specchio riflette esattamente questo momento politico, sociale e culturale di questo Paese. Come ha scritto Lisa di Giuseppe su Domani “E’ Sanremo, sembra Atreju, l’egemonia culturale di FdI”. Se questo Sanremo ha rappresentato il massimo che questa destra di Governo, questa Rai di questo Cda è quanto gli è di meglio possibile esprimere, verrebbe da pensare che possiamo stare tranquilli. Ma, come si dice a Roma, “Er sor Tranquillo è morto de’ pizzichi”.

Infine, se è vero il luogo comune della fisica universale (il vuoto non esiste), allora è vero che il “festival” occupa uno spazio lasciato libero (per reciproco interesse) dal suo diretto concorrente Mediaset che si è ben guardata da mettere i bastoni tra le ruote di Sanremo. Eppure, bastava poco: dicono che “non gli conveniva abbassare la media della De Filippi”. Anche questo “è” il Paese: la terra di mezzo dove pure il telecomando fatica ad essere giovane. La Rai ha un radioso futuro dietro le sue spalle.

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giovedì 26 febbraio 2026

!!!

 Care lettrici e cari lettori...

Bloggorai è costretto a sospendere temporaneamente le pubblicazioni: incidente in moto... serio ma non grave.

Chi può...mandi notizie.

Grazie 

A presto 

la Noia del giorno prima e quella del giorno dopo

By Bloggorai ©

Nei giorni scorsi ci siamo cimentati nella raccolta delle figurine sulla Civiltà delle Immagini 2026 (per febbraio ne abbiamo poche). Ora ci viene l’idea di collezionare pure le “parole” che segnano questo nostro tempo. Oggi ne abbiamo due: “noia” e “tristezza”.

È un Paese del “vorrei ma non posso” oppure del “potrei ma non voglio”. È un Paese sempre in bilico nella terra di mezzo che ancora non ha sanato l’eterno dilemma: monarchia o repubblica (non Repubbica). È un Paese che è saldamente progressista e democratico e invece si ritrova con un governo conservatore e di destra. Un Paese che non ha ancora deciso se essere “moderno” oppure con un “occhio sempre attento al suo passato”. È un Paese spaccato in due dove la stragrande maggioranza dei telespettatori ovvero gli “adulti” over 55 guardano ancora la Tv generalista e universale e i “giovani” non la guardano proprio (esattamente l’età media di questo Sanremo è 51,7).  È un Paese che celebra e vuole ancora le “canzonette” di Fausto Leali (82 anni) a tarda notte e poi si ritrova in prima serata con Achille Lauro come co-conduttore insieme alla co-conduttrice Pausini e due aiutanti conduttori “comici” neutri come Lillo e la Fogliati che vorrebbero far il loro mestiere, far ridere, e invece non possono o non vogliono. La stessa Pausini che sembrava destinata a “spaccare” il ritmo soporifero di Conti si è comodamente adagiata sul morbido nulla vestita di niente e infarcita di poco.

Eppure, c’è ancora qualcosa di incompiuto e di non detto, qualcosa non ancora completamente svelato in questo Sanremo dell’epoca Meloni. Doveva e poteva essere un ennesimo volano alla propaganda di questo Governo dell’Italia ordinata e ben accolta (si fa per dire) nei grandi palcoscenici internazionali. Doveva e poteva essere una vetrina del “fior da fiore” del Made in Italy canoro. E invece no, stenta ad essere compreso e metabolizzato. Doveva e poteva essere la ciliegina sulla torta del "filosofo diColle Oppio" ovvero Rossi&C. E invece la Rai ne viene travolta, il suo AD ne viene travolto, la sua dirigenza ne viene travolta. Un nostro affezionato e qualificato lettore ci ha suggerito un battuta “La dirigenza Rai si è trasferita a Sanremo e il pubblico di Sanremo si è trasferito altrove”.  A tal punto che non viene nemmeno mai inquadrata tra il pubblico dell’Ariston come invece si era soliti fare negli anni passati, come se non volessero “metterci la faccia” (solo uno viene spesso ripreso, un certo Maurizio Imbriale, chissà perché?)

Come abbiamo scritto e come siamo sempre profondamente convinti, il buongiorno si vede dal mattino e le prime luci dell’alba sul festival di Sanremo erano grigie e nuvolose. Lo abbiamo visto subito dal Prima Festival, in onda alle 20.30 dopo il Tg1, che solo ieri sera abbiamo scoperto di cosa si tratta: uno sciatto, volgare, banale e fastidioso contenitore di brand pubblicitari senza capo ne coda, senza logia e senza senso che non sia solo raccogliere pubblicità. Pecunia non olet e tutti sanno quanto la Rai ne ha bisogno ma un pizzico di decenza e intelligenza si poteva pure applicare. No, l’intelligenza è un optional a pagamento. Se non che, inizia la serata e un altro segno della “serata” è il palco dell’Ariston: una povertà e una tristezza disarmante che neanche alla Sagra del carciofo di ColdisottoValMaggiore hanno mai saputo fare di peggio. Vedi sopra: non ci sono pecunie e pure il palco ne risente.

Gli ascolti della seconda serata confermano la tendenza: le solite tre milioni di persone sono "emigrate" da altre parti" e manca il 5% di share. Rimanete sintonizzati, ne riparleremo.

Bloggorai@gmail.com

mercoledì 25 febbraio 2026

La lunga e noiosa notte di Sanremo


By Bloggorai © 

Tutte le vicende umane hanno un prologo, uno svolgimento e un epilogo. Per tutte le cose c’è sempre un prima, un durante e un dopo. Le vicende umane e le “cose” poi hanno un loro naturale contesto, un ambito dove si collocano ed è questo stesso che permette la lettura, la decifrazione dei codici, dei segni e dei significati.

Il “contesto” sociale, politico e culturale del Festival è il “fatto” stesso, è la “cosa” in sé prima ancora del concorso canoro di Sanremo e delle stesse “canzonette” che si diluiscono e si confondono nel rumore di fondo del Paese.

Ieri sera è partito l’evento musicale dell’anno ed è partito subito con tanti piedi sbagliati. Dimentichiamo “l’unico comico di destra” e il presidente del Senato che se ne occupa e limitiamoci ad annotare i piedini sbagliati. Sono appena usciti i “numeri” Auditel che fanno tanto clamore: la prima serata del festival cala di oltre 3 milioni di telespettatori e quasi il 7% in meno rispetto allo scorso anno. Tre milioni di persone che hanno visto altro, che non hanno voluto partecipare a questo rito stanco e financo peggiore del precedente. Ci vuole molta fantasia a proporre come “personaggio” per la prima serata il Sandokan di antica memoria rimpannucciato sotto sembianze turche che avrebbe fatto perdere i freni inibitori alle signore in sala come ha scritto Repubblica. Attenzione: abbiamo scritto “Repubblica” e non “Repupplica” come invece è apparso sul palco del Festival. Una curiosità: tra gli autori di Sanremo compare nei titoli di testa, un certo Giancarlo Leone. Chissà se è lo stesso che conosciamo bene noi tutti e che tanta parte ha avuto nella storia recente della Rai. Magari è un omonimo.

Già, torniamo anzitutto al “prima” nel senso del Prima Festival alle 20.30 su RAi Uno: una parentesi di vuoto assoluto, il nulla strillacchiato nel niente, senza capo né coda, forse il senso intimo e profondo di questo Sanremo che si intravvede già dal suo incipit: non c’è nulla prima, non si vede nulla durante e non si vedrà nulla alla fine (tarda notte, quando a Villa Arzilla hanno spento le luci da un pezzo). 

L’anno scorso ci siamo consolati con i “cuoricini … cuoricini” che almeno hanno fatto gongolare gli esegeti del “brillante successo” (Natale dixit). Quest’anno non sembra di avere ascoltato nulla del genere, nulla che si possa fischiettare allegramente. Il termine che abbiamo letto questa mattina e che forse segnerà questo Festival è semplice quanto rilevante: noia. Ovvero quel senso disperato di abbandono, di mestizia, di pigrizia e di svogliatezza che ti prende quando non sai più a che Santo votarsi. Con in più un tantinello di qualcosa di “strano”: dal palco dell’Ariston si inizia subito con una celebrazione semi liturgica di chi, ahimè RIP, non c’è più: da Pippo Baudo al Maestro Pisicchio e ad officiare la cerimonia si presenta la co-conduttrice con un abitino nero che la fa tanto somigliare ad un noto personaggio del cinema (provate ad indovinare di chi si tratta). Da ricordare che proprio Baudo fu artefice dell’edizione del Festival con il tonfo negativo mai registrato prima e dopo: nel 2008 ha raggiunto una media del 35% con circa 7,2 mlm di telespettatori.

Ma, si sa, e Bloggorai ne è quanto mai convinto, i numeri dicono tanto ma non dicono tutto. Semmai, semmai fosse, questo Sanremo questo Festival figlio di questo Cda Rai non passerà nei libri di storia per il suo successo non sarà difficile comprendere il perché e il per come. E non sarà solo per colpa o responsabilità di chi ha messo in piedi la baracca, questa baracca. C’è, come abbiamo scritto prima, un suo contesto, un suo luogo sociale, politico e culturale di riferimento. C’è il Paese reale, c’è un’altra televisione, ci sono altri giovani e ci sono altri anziani e magari ci sono pure altre “canzonette” che questo Festival ci vuole negare oppure proporre diluire e annebbiare nella noia, banale e quotidiana.

Abbiate pazienza, è solo l’inizio o già un “durante”. Se, come si dice il “buongiorno viene dal mattino”, la giornata sarà lunga e faticosa. Vedremo.

Ps: per gli appassionati del genere, suggeriamo di leggere il post di ieri.

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martedì 24 febbraio 2026

Sanremo anda e rianda dalla destra e ritorno

By Bloggorai ©

Torniamo sempre alla casella di partenza. Un gioco dell’Oca senza fine e senza inizio ovvero un divenire solo apparentemente senza capo ne coda. Se tutto intorno a te si muove e tu rimani fermo è come , di fatto, andare indietro, nel tempo e nello spazio. “Nel mezzo del cammin di nostra vita mi ritrovai per una selva oscura, ché la diritta via era smarrita” per arrivare infine a “salimmo sù, el primo e io secondo, tanto ch’i’ vidi de le cose belle che porta ’l ciel, per un pertugio tondo. E quindi uscimmo a riveder le stelle”. Queste stelle però stentano a farsi vedere.

Oggi è il tempo di Sanremo, giunto alla sua 76a edizione, ovvero gli anni equivalenti di un/a nonno/a in buona salute che magari non è ancora ricoverato in una RSA. Il Festival gode ancora di un suo “successo” di numeri che fanno gongolare gli amministratori Rai: oggi il Sole ci dice che sono attesi circa 70 mln di raccolta pubblicitaria a fronte dei 65 della scorsa edizione. Buttali via! L’Azienda ci sopravvive per qualche mese e vagli a dire che “pecunia olet”. No, pecunia non olet, anzi … profumat! Poi ci saranno i numeri degli ascolti, quelli che faranno gongolare gli esegeti del “Servizio Pubblico” trasversale, universale e generale. Sono quei numeri che hanno fatto definire il Sanremo dello scorso anno “un successo scintillante”.

Come abbiamo scritto e come molti temono, i numeri del Sanremo di quest’anno potrebbero non essere di grande consolazione. Molti fattori remano contro. Le Olimpiadi potrebbero avere prosciugato un bacino di attenzione che non è sempre indeterminato. Poi l’edizione di cui si parla (poco) non sembra ricca di particolare “appeal”: tra cantanti, conduttori e ospiti non emerge nulla che possa far immaginare un’edizione scintillante, peraltro, dedicata alla memoria di Pippo Baudo che ha fatto registrare nel 2008 i numeri più bassi degli ultimi 20 e dove si annuncerà il ritorno della prossima di Canzonissima (andata in onda la prima volta alla radio nel 1956). Manca una rievocazione di Garibaldi e della breccia di Porta Pia e siamo a posto. Aggiungi le serate di calcio nella Champions League e aggiungi la minaccia di una controprogrammazione di Mediaset più robusta del solito (P.S. Berlusconi si vorrebbe “vendicare” delle ospitate Rai a F. Corona) e tanto può bastare per nutrire qualche legittimo timore. Dicono che alla conferenza stampa di ieri a Sanremo la noia correva come acqua fresca.  

Ma così come negli anni passati abbiamo dedicato poca attenzione ai “numeri” anche quest’anno Bloggorai cercherà di leggere tra le righe segni e significati dell’evento Sanremo. Tanto per iniziare, vi suggeriamo di rileggere quello che abbiamo scritto negli anni passati: il 19 febbraio 2025 abbiamo titolato “Sanremo: Apologia di un "successo" https://bloggorai.blogspot.com/2025/02/sanremo-apologia-di-un-successo.html dove abbiamo scritto “il presunto “successo” di questo Sanremo lo si vorrebbe ascrivere esattamente nella sua distanza dalla “politica” genericamente intesa e financo dalla pretesa “coesione sociale”, ma anche dalla cultura, dalla società etc … ovvero “sono solo canzonette” di “cuoricini cuoricini”

Su questo terreno lo scorso anno ha gongolato la Meloni e, verosimile, gongolerà quest’anno ancor di più per dire, ribadire e sottolineare che la nostra è proprio una “bella Italia” come pure le Olimpiadi hanno evidenziato. L’anno precedente, l’11 febbraio 2024 abbiamo titolato “Sanremo: lo specchio infedele della normalità?” dove abbiamo scritto che “Sanremo, parafrasando il Censis, è uno specchio infedele di un Paese sonnambulo. È uno specchio che racconta un Paese dove confonde il comico con il drammatico, fa ridacchiare e commuovere nel breve giro di pochi istanti, l’uno vale l’altro purché riesca a sollevare qualche punto di share. È uno specchio doppiamente infedele perché pronto a tradire se stesso alla prima occasione: oggi esalta “questi” giovani solo se cantano e domani se li scorda per il resto dell’anno. Vanno benissimo se fanno aumentare gli ascolti ma chissenefrega se sono e saranno disoccupati per gli anni a venire. Infine, è uno specchio multistrato e multicolore. Riflette solo ciò che gli è più comodo, senza scomodare tanti più di tanto. Infine: è ancora uno specchio infedele dove mescola RAI e Mediaset come fossero la stessa cosa: ha vinto Angelina Mango, uno splendido prodotto della scuderia De Filippi, il fior da fiore di Mediaset, come ampiamente annunciato, da tempo”. vedi https://bloggorai.blogspot.com/2024/02/sanremo-lo-specchio-infedele-della.html 

Sembrava che la Meloni potesse essere a Sanremo ed invece a smentito: peccato. Come pure peccato che “l’unico comico di destra” ha rinunciato. Abbiamo speranza che dopo l’intervento odierno del presidente del Senato La Russa il comico di questa destra possa ripensarci: abbiamo tanto bisogno di una sana dose di qualunquismo di destra, di questa destra. Non ce lo fate mancare.

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lunedì 23 febbraio 2026

La Civiltà delle Immagini 22. Vuoto a vincere ?

By Bloggorai ©

Questa settimana di fine febbraio si presenta carica di interesse. Sono appena terminate le Olimpiadi e domani inizia Sanremo: due eventi mediatici di assoluto rilievo. Sono grandi manifestazioni che ci hanno detto e ci diranno molto sulla politica, la società, la cultura, i linguaggi e i fenomeni mediatici.

Intanto però, scorrendo i giornali di oggi, ancora non siamo riusciti a trovare una “figurina” sulle Olimpiadi meritevole di essere collocata con il dovuto rispetto nel nostro Album sulla Civiltà delle Immagini 2026: solo foto di archivio e di agenzia, solo ordinaria amministrazione di buoni reporter sul campo. Chi ha suggerimenti è gradita la segnalazione.

Rimanete sintonizzati: ci potrebbe essere un secondo Post in giornata.

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domenica 22 febbraio 2026

Altra pagina, altro giro

By Bloggorai ©

Dio non gioca a dadi con l'Universo (A.E.)

Forza, coraggio, ancora poche ore e pure queste Olimpiadi invernali le mettiamo in soffitta. Complimenti agli atleti, belli/e e bravi/e tutti e chissenefrega se i costi sono triplicati rispetto alle previsioni passando da circa 1,7/2 mld a 5,6/6 (vedi bene https://www.wired.it/article/prezzo-fiaccola-olimpiadi-economia-tecnologia-sostenibilita/ ) e chissenefrega se poi ci rimarranno sul groppone impianti che verranno frequentati da un gruppetto di aficionados come ad esempio la pista di Bob. Chissenefrega se la noia è scorsa a fiumi con le immagini del Curling o delle Skeleton: gli ascolti sono stati eccellenti. Stasera con la cerimonia di chiusura ascolteremo se il sostituto di Petrecca saprà fare di meglio e, se mani fosse, l’interrogativo si porrà: perché non è stato scelto prima? Ma, come noto, nulla avviene mai per caso.

A proposito di ascolti e di conti da chiudere vale la pena leggere quanto ha scritto Andrea Biondi sul Sole: “Nell’era dello streaming e della distrazione permanente, i Giochi invernali si stanno rivelando una macchina capace di catalizzare attenzione collettiva. Stando ai dati Auditel elaborati dallo Studio Frasi – e riferibili solo ai canali Rai perché dall’altra parte l’universo streaming di Wbd non si fa misurare al momento da Auditel, come non sono misurabili i canali Eurosport ora che sono usciti da Sky – il dato più evidente arriva dalla Cerimonia d’apertura: 9,4 milioni di spettatori su Rai 1. Un risultato importante, ma che racconta anche un cambiamento del contesto: vent’anni fa, con Torino 2006, si arrivò a 10,7 milioni … Bisogna fare attenzione nel leggere questo dato – puntualizza però Francesco Siliato, media analyst dello Studio Frasi – perché il totale del pubblico televisivo è calato. Durante la Cerimonia di Milano davanti a un televisore acceso c’erano oltre sei milioni di persone in meno rispetto a venti anni fa». È il segno di un ecosistema che si è disperso tra piattaforme digitali, social e intrattenimento diffuso”. A noi rimane il dubbio: quale “figurina” potrà essere scelta per sintetizzare queste Olimpiadi nel nostro Album sulla Civiltà delle Immagini 2026?

Bene … torniamo in casa Rai dove non solo tutto torna e si ripropone come un gioco dell’Oca, giusto per ribadire che nulla, o quasi, avviene mai per caso. Lo spunto questa mattina ce lo propone Giovanna Vitale su Repubblica (di dice di lei che sia “solitamente bene informata” si dice … ) e titola il suo pezzo con “Slalom di FI e Lega a caccia di poltrone tra gaffe e imboscate”. L’articolo di racconta sullo “stato delle cose” in Cda Rai e, di riflesso o di pari passo, sui rapporti tra i partiti di maggioranza. Ribadiamo, a scanso equivoci e per prenderci la nostra parte, Bloggorai lo ha scritto in epoca non sospetta, quando Marano ha assunto la presidenza da “anziano”. L’autorevolissimo ed espertissimo esponente della Lega in Rai certa gente, i parvenus, se li mangia a colazione o ci fa merendina alle 5 del pomeriggio. Scrive la Vitale che durante l’ultimo Cda Rossi si è risentito assai quando Marano ha alzato il ditino accusatorio: “Quando il leghista Antonio Marano parte lancia in resta contro i responsabili dei piani di produzione — Coletta, Imbriale e Russo — accusati di non seguire le linee guida varate in consiglio e di non sperimentare nuovi prodotti, l’AD non ci vede più. «Non ti devi permettere di mettere in discussione persone che lavorano giorno e notte per l’azienda», sibila Rossi. «Loro discutono con me ogni scelta. Stiamo cercando di mettere le toppe ai casini fatti molti anni fa». Una quindicina almeno: allora Marano era vicedirettore generale e si occupava proprio di palinsesti”. Era tutto già scritto, era tutto già noto, era solo questione di quando sarebbero scoppiate le ostilità. Ma, attenzione, non è detto che debbano scoppiare: c’è posto per tutti. Dobbiamo ripeterci: il “malloppo” è grosso e ce ne sarebbe per tutti: Rai Cinema, Rai Fiction e Ray Way solo per citare i soldoni veri, ma poi ci sarebbero anche altre direzioni importanti in reti e testate. Pecunia non olet. 

La controprova le vedremo nei prossimi giorni con due appuntamenti: il primo è la convocazione di Rossi In Vigilanza e non è affatto detto che ci vada. Il secondo è al Senato dove potrebbe far capolino la proposta di riforma Rai.

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