giovedì 5 febbraio 2026

La Civiltà delle Immagini 17. Le "figurine" vuote e inutili


By Bloggorai ©

Quanto nel lontano luglio 2028 Bloggorai ha iniziato a pubblicare aveva già ben chiaro che il solo testo non era sufficiente a “rendere” il senso del post. Era necessaria una immagine. All’inizio ci siamo avvalsi di immagini free disponibili in rete. Cercavamo di trovarne una che rispondesse sommariamente all’oggetto di quanto scritto. Poi è arrivata l’IA che ci consente di “tradurre” in immagine un concetto astratto, un modo di dire/pensare e gli esiti sono spesso tanto efficaci quanto sorprendenti. 

Bene. Ora suggeriamo un semplice e comodo esercizio per addentrarci nel mondo delle immagini. Cercate ogni mattina sul Web (è facile) la visione delle prime pagine dei quotidiani nazionali e osservate le fotografie. Grosso modo, messe in ordine di rilevanza dovrebbero proporre una sorta di scaletta di “temi” importanti, una specie di graduatoria degli argomenti “caldi”. Oggi, per esempio, Corriere e La Stampa pubblicano in grande evidenza una foto di Bill Gates e la moglie. Con questo strumento di “lettura” tra le mani, poi provate a riscontrare quanto queste immagini siano o meno “utili” a raccontare quanto avviene in questo momento storico, in questo Paese e non solo. Come tradurre in immagine il concetto di “utilità”? Quanto sarà “utile” ovvero “rilevante” dedicare grande spazio mediatico alle prossime Olimpiadi invernali?

Sul concetto di “utile” ne parliamo più avanti, nella parte dedicata ai “raiotici”.

Sicchè, ora che ci siamo addentrati a collezionare figurine per l’Album sulla Civiltà delle Immagini 2026 ci siamo fatti persuasi che spesso le immagini “reali” siano più suggestive e superano quelle “artificiali” create dall’IA. Nei giorni scorsi vi abbiamo appena accennato ad un mese che potrebbe arricchire l’Album di figurine interessanti grazie a due eventi: le Olimpiadi invernali che iniziano domani e il prossimo Festival di Sanremo. Come spesso è accaduto, oltre che essere un “popolo di naviganti, esploratori etc” siamo spesso un popolo espertissimi di vela (quando c’era Azzurra) poi di tennis (da sempre) nonché ora di “curling” e ieri, giust’appunto, in prima pagina del Corriere è comparsa una fotografia di una atleta di questo popolarissimo sport invernale. Abbiamo cercato di sapere e capire: in Italia il curling è praticato da circa 500 persone, ovvero quante abitano in un condominio di case popolari. Poi abbiamo cercato di sapere e capire quante persone in Italia praticano lo “skeleton” ed abbiamo scoperto che sono circa 50/60 persone. Poi ancora abbiamo cercato di sapere e capire quante persone in Italia praticano il “bob a 2” e abbiamo scoperto che risultano circa 20 persone praticanti (se si aggiungono quelli del bob a quattro”.  Precisiamo sempre che stiamo parlando di “…  Italiani che praticano la disciplina sportiva in maniera attiva, con una periodicità costante negli anni e durante l’inverno” (per i dati completi vedi pure https://www.sciaremag.it/notiziesci/le-discipline-invernali-piu-amate-dagli-italiani/ ). Prepariamo la colla per le prossimi figurine: saranno immagini di grande suggestione.

Invece, per quanto riguarda Sanremo, la notizia (e l’immagine) del giorno è Mattarella che il prossimo 13 febbraio riceverà al Quirinale Carlo Conti e i cantanti in gara al Festival. Prenotiamo l’immagine.

Ecco addentrarci nel magnifico mondo delle “immagini” come potente strumento di distrazione di massa.

Bene, ora trattiamo una parte dedicata rigorosamente ai “raiotici”. Da alcuni giorni ci ronza per la testa un piccolo quesito: a cosa serve un Cda e, in particolare, a cosa serve questo Cda Rai dove siedono rappresentanti di quella che era “l’opposizione”? Allora, è successo che nei giorni scorsi si è svolto un incontro dibattito proposto dalla presidente della Vigilanza, Barbara Floridia, dove alcuni giornalisti intervistavano altri giornalisti sul tema del giornalismo. Un momento storico indimenticabile. Va beh … lasciamo perdere. Però è emerso un pensiero interessante: “l’Azienda funziona e il Cda va avanti lo stesso anche senza presidente”. Abbiamo chiesto allora all’IA “come si può rappresentare in una immagine suggestiva un Cda inutile”. Questa la risposta:

Tanto per intenderci sul criterio di “utile”: è “utile” che l’attuale Cda nominato senza applicare i criteri dell’EMFA attualmente in vigore resti in carica? E' “utile” che ancora NON ci sia un Presidente del CdA formalmente in carica? È “utile” una riforma della Rai? Forse anche si. Ebbene, sia l’uno che l’altra sono del tutto irrilevanti: abbiamo chiesto a che punto si trova la riforma in VIII Commissione Senato? Non si trova, nel senso che non è in calendario, nessuno sa nulla e nessuno si preoccupa di sapere nulla. Svanita.

Collezioniamo immagini, forse è più divertente.

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martedì 3 febbraio 2026

La Civiltà delle Immagini 16. Il Signore degli Anelli sugli sci

By Bloggorai ©

Nei giorni scorsi, a gennaio, abbiamo sottovalutato una “figurina” che avrebbe meritato una buona posizione nel nostro Album sulla Civiltà delle Immagini 2026. Si tratta di un “maiale” di plastica esposto nella vetrina di una macelleria a Padova. A quanto sembra, quella immagine avrebbe turbato la sensibilità religiosa di esponenti della comunità islamica locale. Apriti cielo, i “pauristi” nostrani ci hanno subito inzuppato il biscotto: in una chat abbiamo letto un post (scritto da una persona di nota e dichiarata appartenenza all’area progressista) dove si chiede “Quando i musulmani saranno di più imporranno il velo alle donne?”.

Le figurine del “paurismo” sono i vettori di come un virus mutante che si diffonde perfido e violento: cambia forme e dimensioni, colore e caratteristiche ma colpisce sempre al cuore delle sensibilità collettive. Se non è la paura del migrante è quella dei “giovani violenti”, se non è la paura dei “diversi” LGBTQIA+ è quella dei “terroristi” incappucciati di Torino e se, infine, tutte queste parure non fossero sufficienti ci si aggiungono le paure del parente assassino, del vicino pedofilo o di un conoscente truffatore. E se non bastassero le paure “nostrane” ci si mettono pure quelle internazionali: dalle guerre vicine a quelle lontane, da quelle in corso a quelle probabili (Groenlandia, Cuba e Iran). Sempre e comunque paura. Sempre e comunque minaccia, sempre e comunque timore e incertezza. E cosa si richiede per tranquillizzare le anime (e garantire voti e consenso politico? Ordine e sicurezza. Tutto il resto svanisce, si annebbia e si pone in secondo piano. 

Ieri sera il Tg de La7 ha dedicato 10 minuti e 45 secondi ai fatti di Torino che poi però, in coda al Tg per tranquillizzarci, ha proposto il report settimanale della Gabanelli sulle “liste di attesa” della sanità per svelarci che “non conviene a nessuno ridurle o eliminarle”. Già, non conviene a nessuno e le liste di attesa per un esame clinico importante non fanno alcuna paura e quindi non hanno bisogno di immagini per rappresentarle.

A proposito de La7 da non dimenticare una inedita “figurina”: nei giorni scorsi la Gruber ha intervistato il giovane erede Del Vecchio (con i suoi 7 miliardi di eredità). Dalle prime immagini si percepiva subito l’imbarazzo di tutta la trasmissione: della conduttrice indotta ad un “marchettone” giornalistico di proporzioni apocalittiche, dell’intervistato che ha dato una “immagine” del capitalismo nostrano indimenticabile per la sua pochezza e infine dell’editore che con questa ospitata ha voluto mescolare nel torbido dalle grandi manovre editoriali in corso nel Paese.    

Un’altra “figurina” metafisica interessante di questi giorni l’ha proposta la Schlein quando nei giorni scorsi ha proposto di “riappropriaci di Tolkien”. Una figurina della serie “non sappiamo più a che Santo votarci”. Ogni settimana che compare sul calendario vedi che la Meloni e il suo governo rimangono stabili nei consensi e la Segretaria del PD si inventa una battaglia culturale di altissimo livello: “Il Signore degli Anelli” è nostro, roba di sinistra, riprendiamocelo!!!

Ora invece per i giorni a venire ci dobbiamo attrezzare per le prossime figurine che certamente avranno un posto di rilievo nel nostro Album: le prossime Olimpiadi invernali e Sanremo. Presto fioccheranno le immagini avvincenti del curling, del bob a due e dello “skeleton”. Come già avvenuto per la vela o per il tennis, diventeremo tutti un “popolo invernale” pronti ad appassionarci per uno 0,01 secondi di differenza nello slalom gigante. Per Sanremo invece si mormora che ci potrebbe essere una clamorosa sorpresa (ci stanno lavorando sottotraccia): insieme a Laura Pausini e Sandokan potrebbe fare una comparsa nientepopodimenoche il molleggiato Celentano (80 anni). Se mai fosse, sarà certamente una “figurina” di primo piano.

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lunedì 2 febbraio 2026

La Civiltà delle Immagini 15. L'ombra lunga della marmotta e il merlo nero

By Bloggorai ©

“Se le foto non sono abbastanza buone, è perché che non sei vicino abbastanza.” Robert Capa

Questi sono i giorni cosiddetti  “della merla”: la leggenda racconta che i merli erano bianchi e divennero neri solo quando, per ripararsi da un inverno particolarmente freddo si ripararono dentro un camino ed uscirono “anneriti” solo quando la temperatura tornò mite e quindi se sono giorni freddi l’inverno sta per finire e viceversa. Oppure oggi, specie negli USA, si ricorda il “giorno della marmotta” per ricordare che se l’animaletto esce dalla tana e vede la sua ombra e quindi il tempo è bello l’inverno sarà ancora lungo, altrimenti se non la vede la primavera è imminente.

Si tratta di immagini suggestive che “traducono” e sintetizzano con un solo tratto l’incertezza del “tempo che passa”. Sono poi immagini che si prestano facilmente ad una semplice metafora interrogativa: quanto durerà questo freddo inverno politico?

Le immagini hanno un grande potere di suggestione, di emozione e financo di stimolo sensoriale. Questo potere si avverte ancora più forte ed evidente quanto più le immagini sono nitide e ravvicinate nonché quanto sono ripetute e diffuse. Nel nostro immaginario Album sulla Civiltà delle Immagini 2026 abbiamo iniziato a collezionare, ad incollare, quelle “figurine” che maggiormente sono destinate ad entrare non solo e non tanto nel grande Libro della memoria, quanto più quelle in grado di “incidere” nella dura scorza collettiva politica e culturale.  

Il mese appena iniziato ci propone una figurina interessante: quella dell’Angelo nella chiesa di San Lorenzo in Lucina a Roma con le “fattezze” di Giorgia Meloni. Il sacerdote restauratore dell’affresco smentisce l’intenzione di aver voluto proporre il volto del Capo del Governo ma intanto fatto sta che la somiglianza è notevole. Fatto sta che tra tante e infinite somiglianze possibili, guarda caso che emerge proprio quella della Meloni. La teniamo da conto.

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ps. Comunicazione di servizio per i "raiotici": non c'è nulla da segnalare, vuoto cosmico, il nulla allo stato puro.

sabato 31 gennaio 2026

La Civiltà delle immagini 14. Le migliori "figurine" di gennaio

By Bloggorai ©

Si conclude il primo mese del nostro immaginario Album sulla Civiltà delle Immagini 2026. Quali sono quelle più rilevanti, quelle più significative, quelle che entreranno con forza nella classifica di fine anno? A nostro giudizio le prime posizioni sono occupate da:

Crans Montana. Questa è una mega “figurina” perché ne contiene molte altre al suo interno. La strage degli innocenti del primo gennaio è rappresentata da diverse immagini. La prima è quella delle vittime: gli oltre 40 ragazzini rimasti uccisi nel rogo della discoteca. La seconda è di altri ragazzi all’interno del locale mentre riprendono con i cellulari  le prime fiamme sul soffitto mentre ballano con in mano le bottiglie di spumante e le candele che avrebbero innescato l’incendio. Poi ci sono le immagini dei proprietari della discoteca che si proclamano “innocenti” mentre scaricano la colpa su altri. Infine ci sono le immagini degli inquirenti svizzeri, prima tra tutte la Procuratrice Pilloud. Infine c’è una meta immagine ed è quella della Svizzera che nell’immaginario collettivo è la terra dell’orologio a cucù, delle banche e dei giardinetti curati a lucido. Tra le prime quattro non ci sembra che una emerga sulle altre mentre quella del paese della cioccolata dove la giustizia sembra un’opinione assume una posizione di rilievo.

Venezuela. Il 3 gennaio Donald Trump dichiara che “Gli Stati Uniti d’America hanno condotto con successo un attacco su larga scala contro il Venezuela e il presidente, Nicolás Maduro, è stato catturato insieme alla moglie e trasferito fuori dal Paese”. L’immagine più significativa di questa vicenda compare poco dopo: Maduro in manette e incappucciato mentre viene condotto in prigione a NY. Ma l’immagine che colpisce non è tanto quella “reale” quanto quella fake realizzata con l’IA con la ricostruzione caricaturale della cattura di Maduro e la moglie in manette. Altra immagine collegata a questo evento per certi aspetti è già nota: fiamme nella notte nei cieli di Caracas con gli elicotteri USA mentre bombardano.  

ICE. Il 7 gennaio gli scherani dell’ICE a Minneapolis uccidono Renne Good e il 24 uccidono Alex Pretty. Le immagini di questi assassini sono indelebili. Entrambe vedono gli uomini incappucciati mentre fanno fuoco a distanza ravvicinata. L’immagine più forte, forse quella più significativa, la pubblica in prima pagina il Resto del Carlino del 24 gennaio dove si vede chiaramente l’assassino dell’ICE mentre punta la pistola e spara alle spalle di Pretty. Ma dietro questa immagine una è ancora più forte e significativa ed è quella di Greg Bovino, ex capo dell’ICE, ritratto nel suo “costume” da nazista moderno. Un volto del genere, uno sguardo simile è già noto: lo abbiamo visto tante volte con la divisa delle SS.

Groenlandia. Compare sulla scena l’immagine di un Paese che molti forse ignoravano l’esistenza. Trump la vuole invadere o almeno comprare. La figurina di questa vicenda è la sua bandiera.

L’assassino. L’omicidio di Federica Torzullo ad Anguillara ci viene rappresentato con la sua immagine. Sarà questa la drammatica figurina che forse rimarrà impressa più ancora di quella del suo carnefice.

Niscemi. Il ciclone Harry si abbatte furioso sulla Sicilia e Calabria. Nel primo pomeriggio dello scorso 25 gennaio la parte di Niscemi esposta sul ciglio della collina frana verso la pianura sottostante. L’immagine del paese “sospeso” nel vuoto con le sue abitazioni ormai destinate a rovinare colpiscono duro. Come è possibile che quelle abitazioni siano state costruite proprio su quel terreno? come è possibile che dal 1997, quando è avvenuto il precedente episodio franoso, non stato fatto nulla? L’immagini di Niscemi “sospesa” può rappresentare una sintesi di questo Paese sempre in bilico tra incuria dell’ambiente e malaffare, tra politica complice e incapace e sperperi di Ponti immaginari? Forse si.    

In questo mese abbiamo collezionato anche altre “figurine” forse minori ma non meno significative: dai “maranza” che uccidono e rapinano a Fabrizio Corona che imperversa sugli schermi Rai, da Checco Zalone che vince al botteghino dei cinema all’ultima, recentissima, del bambino a Belluno fatto scendere dal bus perché non aveva il biglietto “giusto”.

Riassumiamo: nella nostra classifica delle immagini di gennaio 2026 ci sono:

1.      1. ICE a Minneapolis

2.      2. Crans Montana

3.      3. Niscemi

Infine, c’è una figurina che interessa la “nuova” Rai e la rappresenta in modo assai significativo: due nostri lettori ci hanno inviato fotografie del “Centro Anziani” che si trova proprio di fronte alla nuova sede di Via Severo. Sono la metafora perfetta del senso percepito di questa Rai: sempre più “adulta” e “over” che cerca disperatamente di rincorrere i “giovani” con le repliche di Montalbano, con Domenica In e le riedizioni di Sandokan e di Don Matteo. Abbiamo sintetizzato tutto sul recente post dello scorso 28 gennaio con il titolo “Il declino dell’impero televisivo” (vedi https://bloggorai.blogspot.com/2026/01/rai-il-declino-dellimpero-televisivo.htm ).

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mercoledì 28 gennaio 2026

RAI: il declino dell'Impero televisivo

By Bloggorai ©

Nei giorni scorsi ci ha scritto una nostra attenta lettrice che non appartiene al mondo dei “raiotici” e ci ha posto una semplice domanda: “Caro Bloggorai, come vedi il futuro della Rai?”

Premesse: Bloggorai da oltre 40 anni è dentro il “mondo Rai”. Ha iniziato con i primi contratti a TD nella sede di Napoli nei primi anni ‘80, per poi proseguire nei decenni successivi dentro i meandri palesi ed oscuri del VII piano di Viale Mazzini. Ha visto da vicino ed ha collaborato direttamente con diversi Direttori generali e AD, Presidenti, direttori di rete e testate, di strutture come il CFO, il CTO, l’Ufficio Legale e le Risorse umane, Rai Pubblicità e Rai Way. Con alcuni di loro è stato anche “amico”. Ha visto da vicino la gestione di Sanremo, dei vari festival di Venezia e di tanti “eventi speciali”. Ha seguito da vicino le direzioni Comunicazione e Relazioni istituzionali nonché i vari direttori dell’Ufficio Stampa e gli “addetti stampa” esterni collaboratori dei programmi. In buona sostanza: grosso modo conosciamo alquanto bene la “baracca” e questo ci consente di scrivere non tutto quello che sappiamo ma quanto basta per avere buoni argomenti utili a capire.

Seconda premessa: la situazione della Rai e il suo futuro non sono nel segno dei tempi: NON è solo colpa di “telemeloni”, non è solo responsabilità di questa “destradestra” e di questo Cda acefalo e ai confini della legittimità. Ci sono colpe e responsabilità che vengono da lontano, molto lontano, e sono bene distribuite in tante “parrocchie” interne ed esterne all’Azienda. Lo abbiamo scritto innumerevoli volte: il male profondo e oscuro che la colpisce è tutto nel grumo perverso e velenoso occupato dalla “politica” nel suo senso più nefasto, quello dell’occupazione di posti riservati agli amici degli amici, ai parenti e ai conoscenti. Una malattia, un virus che non ha risparmiato nessuno. Se non si trova un antibiotico in grado di ucciderlo, non c’è speranza di guarigione. L’ultimo tentativo è stato con l’EMFA (European Media Freedom Act) e pure quello sembra andato a vuoto: nessuno se lo è filato, compresi quelli che lo hanno acclamato con il famigerato “prima la riforma e poi le nomine”. Sappiamo come è andata a finire.

Allora, cerchiamo di dare una risposta alla lettrice e riassumiamo in poche righe quello che scriviamo da quasi 8 anni sul perché la Rai è fatalmente destinata al declino.

Il suo pubblico. Quella che finanche pochi giorni fa l’AD Rossi definiva la “sfida” dei giovani è una scommessa persa in partenza. Il pubblico della Rai nella sua prevalenza è cambiato profondamente, è “over”, anziano e lo sarà sempre più. Il retroterra culturale ovvero l’orizzonte della sua offerta editoriale nelle reti generaliste gravita intorno a prodotti e personaggi del passato remoto e lontano. Dalle repliche di Montalbano alle molteplici riedizioni di Don Matteo, allo scintillante mondo antico di Domenica In con la Zia Mara non se ne esce.

Le tecnologie. Come ci ha scritto un autorevole lettore “E’ un miracolose ancora Rai riesce a tenere il passo contro lo strapotere delle piattaforme”. Le tecnologie costano, l’innovazione richiede energie e risorse e mancano tutt’e due. Ci hanno raccontato recentemente una storiella: “ad un certo punto qualcuno ha ritenuto che fosse ora di “aggiornare” il parco microfoni negli studi TV. Si avvia una ricerca per trovare il modello idoneo. Si avvia una gara per l’acquisto. Passano quasi due anni e arrivano i microfoni. Qualcuno allora ritiene che non vanno più bene, sono obsoleti.” Rai Way poi meriterebbe un capitolo a parte: vuoto a perdere ovvero una macchina “mangiasoldi” a totale beneficio degli azionisti privati e dei lauti compensi ai suoi dirigenti strategici (l’AD Cecatto percepisce oltre 500 mila euro, il doppio del suo “proprietario” AD Rai).

Le risorse. Non ci sono e quelle che ci sono o ci dovrebbero essere sono o malgestite o sono incerte. La Corte dei Conti sono anni che scrive nella sua relazione annuale che andrebbero contenuti e razionalizzati i costi, specie quelli esterni. Nulla. Il citato EMFA dispone che le risorse del Servizio Pubblico debbano essere certe e garantite. Nulla, come nulla fosse gli tagliano 10 milioni dal budget e gli minacciano la riduzione progressiva del 20% annuo e nessuno si oppone.

La “riforma”. Una Chimera. Ormai non ne parla più nessuno e forse è bene così. Un pasticciaccio brutto al quale hanno concorso tutti, compresi i tanti “amici” esperti europei e “professori” a vario titolo associati ai partiti. Morale della favola: presto, forse, riprenderà il dibattito in VIII Commissione Senato e nessuno è in grado di immaginare se e quando un testo potrà andare in Aula.

Nel frattempo, la Vigilanza è paralizzata e il Cda non ha un Presidente e nonostante gli appelli e l’intervento di Mattarella siamo alla “moral suasion” con il nome di Mario che rispinta dal cilindro, proposto peraltro dell’ex ministro Sangiuliano. Manca poco più di anno al rinnovo della Convenzione, al nuovo Contratto di Servizio e alla scadenza dell’attuale Cda e siamo a “Caro amico ti scrivo…”

I “piani”. Piano Industriale, piano editoriale e piano immobiliare ovvero la somma di tanti “vorrei ma non posso” oppure “potrei ma non voglio”. Un Piano si lega all’altro come quelli delle palazzine di periferia di cui si vedono solo gli scheletri in calcestruzzo in un vortice di perenne incompiuto. Ne abbiamo scritto innumerevoli volte: il piano sull’informazione che quando pure c’era è stato affossato (il famigerato Piano Verdelli) dall’interno (e i killer sono ancora in attiva circolazione) e quando non c’era nessuno ha fatto nulla per scriverne uno nuovo. Morale della favola: i Tg Rai perdono telespettatori e Rai News24 galleggia con numeri da prefisso telefonico mentre in tutta la “baracca” informazione Rai lavorano oltre 2.000 giornalisti e quando si tratta di avviare una nuova trasmissione di informazione si prendono esterni ben pagati. Stendiamo un velo pietoso sul Piano industriale e della Digital Media Company e un velo di cemento armato sul Piano Immobiliare: tra affitti a perdere (Milano) ristrutturazioni costose (Mazzini) e vendite improbabili (Venezia).     

Speriamo che la nostra lettrice possa aver trovato una possibile risposta alla sua domanda.

Bloggorai@gmail.com  

martedì 27 gennaio 2026

FLASH: la RAI tra l'ICE e gli spacciatori

By Bloggorai ©

Ci sono tanti buoni motivi ed argomenti per sostenere che la Rai, questo Servizio Pubblico, questo Cda a maggioranza destradestra, anomalo, acefalo e ai limiti delle legittimità, siano destinati alla progressiva estinzione.

Tra i tanti buoni motivi ed argomenti (e domani forse ne parleremo in modo più dettagliato e approfondito), uno spicca su tutti: la mancanza di credibilità.

Esempio di questi giorni e di queste ore: ieri tutti hanno saputo che a Minneapolis alcuni giornalisti Rai sono stati aggrediti e minacciati dai sicari dell’ICE (vedi ANSA https://www.ansa.it/sito/notizie/mondo/2026/01/25/inviati-italiani-della-rai-minacciati-da-agenti-ice-a-minneapolis_1a17edc8-24ff-4200-b9dc-754171551391.html ). Oggi tutti sanno che a Milano alcuni giornalisti Rai sono stati aggrediti da un gruppo di spacciatori.

Oggi la Rai alle 14.26 ha diffuso un comunicato dove si legge “La violenta aggressione alla quale è stata sottoposta la troupe del programma di Milo Infante “Ore 14” che cercava di documentare la situazione di degrado nella difficile zona milanese di Rogoredo è un atto vile e gravissimo che Rai condanna con fermezza. Nell’esprimere la piena e convinta solidarietà ai due inviati coinvolti e a tutta la redazione del programma e nel ringraziare la Polizia per il pronto intervento che ha evitato il peggio…”

Oggi la Rai non ha diffuso nessun comunicato per “condannare con fermezza” la violenta aggressione dell’ICE e dei suoi scherani.

Tra gli spacciatori di Rogoredo e gli assassini dell’ICE che differenza c’è?

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lunedì 26 gennaio 2026

La Civiltà delle Immagini 13. Le "figurine" di fine mese

By Bloggorai ©

Ci avviciniamo alla fine del mese e presto dovremmo scegliere le immagini che meglio potranno rappresentare e sintetizzare questi primi 31 giorni dell’anno nel nostro album sulla Civiltà delle immagini. Oggi ve ne proponiamo alcune che certamente occuperanno un posto meritevole di attenzione.

L’ICE. Non è un caso che tra questo termine acronimo (Immigration and Customs Enforcement) e la sua traduzione dall’inglese (ghiaccio …magari quello della Groenlandia) ci sia di mezzo un denominatore comune: Donald Trump. Appartengono entrambi alla stessa follia.

Oggi solo il Resto del Carlino mette in prima pagina e con la dovuta evidenza la sola immagine che racchiude tutto: il killer dell’ICE mentre spara alla testa di Alex Jeffrey Pretti. 

L’immagine, il frame dell’intero video, è “pulita” e non lascia adito a dubbi. Si tratta di una esecuzione sommaria e rabbiosa, brutale e ingiustificabile e inaccettabile al pari di altre drammatiche immagini che conosciamo e ricordiamo bene: possiamo ricordare l’ufficiale sudvietnamita  che spara sangue freddo ad un prigioniero nelle strade di Saigon (vedi https://www.corriere.it/esteri/18_gennaio_30/cinquant-anni-fa-foto-saigon-che-cambio-guerra-vietnam-af81d686-0587-11e8-b2bd-b642cbae90d8.shtml ) considerata forse l’immagine che contribuì a cambiare la percezione della guerra in Vietnam come pure una delle tante immagini di nazisti che sparano alla testa di prigionieri civili (non dimenticare le Fosse Ardeatine…oppure vedi pure questa https://www.tv2000.it/ufficiostampa/2018/04/25/25-aprile-reportage-sulla-strage-nazista-alla-certosa-di-farneta/ ).

La Svizzera. La terra del cioccolato (che non producono) e delle banche, delle mucche al pascolo e delle località dove i negozi chiudono alle 5 del pomeriggio, del Guglielmo Tell e dove rischi l’arresto se getti un mozzicone sul suolo pubblico. Dicono degli svizzeri che mentre da noi “In Italia, sotto i Borgia, per trent'anni hanno avuto guerre, terrore, assassinii, massacri: ma hanno prodotto Michelangelo, Leonardo da Vinci e il Rinascimento. In Svizzera hanno avuto amore fraterno, cinquecento anni di democrazia e pace, e che cos'hanno prodotto? L'orologio a cucù” (Henry Lime ne Il terzo uomo di O. Welles). Nei giorni scorsi è comparso sul Corriere un articolo di Gian Antonio Stella con il titolo “L’aglio, i coltelli e la Caccia all’italiano: perché non ci fidiamo della giustizia svizzera” ed è poi riemerso il volume di Jean Ziegler “La Svizzera. L’oro e i morti. I banchieri di Hitler”. Forse, ne abbiamo buon motivo

Ebbene, oggi qual è l’immagine che oggi ci propone la Svizzera? La prima con la quale abbiamo iniziato il 2026: la strage di Crans Montana. Potrà essere tra le prime in posizione per la foto di gennaio.

Niscemi. La foto di oggi mostra un paese sull’orlo di un baratro. Il maltempo dei giorni scorso ha causato un fronte di frana che rischia di far crollare decine di abitazioni costruite sul ciglio di una collina fragile. Sembra una metafora drammatica perfetta per raccontare questo Paese sempre in bilico: ma nessuno sapeva che forse quelle abitazioni non potevano essere costruite in quella posizione? Oppure possibile che nessuno ha mai indagato sulla natura franosa di quel terreno? Allo stesso modo di tante altre località italiane dove la cura e l’attenzione per il territorio è stata sempre disattesa, salvo poi dover constatare che crolla tutto.

La Paura. Si tratta di una immagine indeterminata eppure ben vivida e presente. Ne abbiamo scritto spesso e volentieri su Bloggorai: il “paurismo” ovvero “Il tema della sicurezza come centrale nella formazione dell’opinione degli elettori” come ha scritto Nando Pagnoncelli sul Corriere di sabato in un articolo titolato “Gli italiani si sentono meno sicuri. Le paure su giovani e immigrati”. Leggiamo: “La situazione diffusa di insicurezza viene attribuita a tre fenomeni principali: in primo luogo al crescere dei comportamenti violenti nelle fasce giovanili (55%)… Al secondo posto troviamo il tema dell’immigrazione irregolare e non controllata che contribuisce al crescere degli episodi di criminalità (44%)… Al terzo posto, assai distanziata, c’è la percezione di una crescita delle sacche di marginalità e povertà che favoriscono fenomeni di devianza (27%)”. L’articolo conclude con “In sostanza il tema della sicurezza è oramai centrale nel dibattito politico e nella percezione degli elettori: nello scenario socioeconomico di fine anno, qualche settimana fa, evidenziavamo come oramai fosse al terzo posto tra le preoccupazioni degli italiani, con la crescita consistente di cui si è detto. Sembra una preoccupazione strutturale, non determinata solamente dai fatti di cronaca, ma anche dal clima di inquietudine diffusa che determina atteggiamenti di ripiegamento difensivo. C’è perciò un’attesa diffusa di interventi. Si tratterà di capire se, alla luce anche di una crescita di sensibilità sul tema tra le opposizioni, si riuscirà ad arrivare a scelte condivise, o se prevarrà, anche in questo caso, la polemica politica. Cosa probabile, con l’avvicinarsi delle elezioni”.

Quale immagine può rappresentare la “paura”?

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