venerdì 11 settembre 2026

Amici di amici: mafiosi e fascisti

By Bloggorai ©

Per chi ha la memoria corta e per chi volesse capire qualcosa in più sulla “vicenda” Lavitola/Ranucci/Report consigliamo di mettervi comodi, prendere tempo e leggere attentamente e soprattutto vedere quanto vi proponiamo.

Premessa: ogni vicenda umana, sociale e politica ha un suo prologo, uno svolgimento e un epilogo. Difficile cogliere la sua “narrazione” se non si legge tutto insieme, se tutti i tasselli del racconto non sono inseriti correttamente al loro posto.

Nel suo lungo racconto, da oltre 8 anni, a Bloggorai ogni tanto succede di voler rimettere in ordine il suo ricchissimo e vasto archivio cartaceo per cercare di ricostruire un filo comune, una traccia in grado di rendere il quadro più leggibile. Esce fuori allora di tutto e di più. Tutti temi e argomenti di grande interesse.

Se non che ieri pomeriggio spunta fuori un titolo del quotidiano La Sicilia del 13 aprile scorso che incuriosisce “Report rivela: Meta interferì nel voto del 2022”. Accipicchia: ci troviamo un governo di destra forse e anche perché le elezioni sono state in qualche modo “taroccate” o, a dir poco, influenzate? Gravissimo! Andiamo a rivedere la puntata di Report del 12 aprile 2026 e ascoltiamo attentamente Ranucci: https://www.rai.it/programmi/report/inchieste/Garante-medaglie-e-poltrone---Report-12042026-59595541-8e57-484b-bbd6-93de6101e566.html.

Di grandissimo interesse: ce n’è quanto basta per “irritare” più d’uno tra i partiti di governo e, ovviamente, far mobilitare i partiti di opposizione (che, per inciso, non avviene). Si parla di un tema delicatissimo: Report punta il dito contro il colosso USA accusandolo di aver influenzato le scelte degli elettori attraverso la loro profilazione. Non è robetta da poco: c’è in ballo il cuore della democrazia e del sistema elettivo parlamentare. Meta ha poi sostenuto che non è vero. Interviene il Garante della Privacy, lo stesso sul quale Report ha indagato in lungo e largo che in un primo momento propone una multa di 75 milioni etc etc etc … ma guardate la puntata e vi rendete conto di cosa si tratta e poi si capisce perché vogliono la testa di Ranucci &C. Di questa storia non ci sarà alcun seguito, tutto tace e nessuno si prende cura di andare fino in fondo. Pensate se mai fosse che a qualcuno nelle prossime settimane venisse in mente di riprendere e approfondire questo argomento: come è andato a finire?

Fin qui è tutto molto grave ma …   

Se non che, nella stessa puntata di Report, a seguire, va in onda un servizio su un tema che avevamo completamente dimenticato dal titolo “Un mafioso per amico” di Giorgio Mottola dove si cerca di capire il contenuto di un selfie tra Giorgia Meloni e un certo Gioacchino Amico, accusato di essere referente del clan Senese in Lombardia. Ora è un temuto “collaboratore di giustizia”        

Arriviamo al 9 settembre 2026: “Omicidio Piscitelli: 7 misure cautelari per i mandanti dell'assassinio di "Diabolik" … Le indagini che hanno portato all’emissione dell’ordinanza che dispone le misure cautelari, coordinate dalla Procura della Repubblica di Roma, Direzione Distrettuale Antimafia, individua, in particolare, gravi indizi di reità a carico di tre esponenti di primo piano della criminalità romana, gravemente indiziati di essere i promotori e mandanti dell'omicidio: Michele Senese ed altri” scrivono i Carabinieri.

A farla breve, ‘sto cognome gira che ti rigira compare da una parte e dall’altra da un’amicizia ad un'altra. Vediamo attentamente il servizio di Report e cerchiamo di capire di che si tratta. In poche parole, tutto inizia con un selfie della Meloni con questo Gioacchino Amico durante un comizio a Milano. Un selfie non si nega a nessuno ma questo Gioacchino Amico non è un signor “nessuno”: è “amico” di “amici” riconducibili al clan mafioso Senese (lo stesso di cui sopra legato all’omicidio Diabolik, a sua volta amico di Pino Insegno, a sua volta dichiarato da lui stesso  amico di Giorgia Meloni per sua stessa ammissione) e, al contempo, sembra abituale frequentatore della Camera dei Deputati. Non vogliamo fare lo “spoiler” del racconto dirvi chi sarebbe il deputato chiamato in causa: rivedete tutta la puntata di Report con attenzione e, forse, qualcosa vi potrà essere più chiaro.

Che relazione c’è tra tutto questo e il “caso Lavitola”? Ce n’è quanta basta per comprendere meglio l’accanimento contro Ranucci e quel tipo di Report, quel tipo di inchieste, quel tipo di giornalismo. Esiste un “metodo Report” per alcuni fastidioso ed urticante? Forse si ma non se ne conosce uno diverso e migliore per comprendere il “marcio in Danimarca” dietro e dentro la politica. Ranucci ci ha messo del suo per rendere il compito della sua “eliminazione” politica ed editoriale più facile con i suoi errori? Forse si ma ora i suoi errori (in attesa di capire e sapere eventuali sviluppi) appaiono di gran lunga inferiori rispetto alle trame oscure, ai complotti e ai disegni sovversivi che si agitano in questo paese e che solo Report ha messo in evidenza. Chi altri ha indagato su traffico di armi? Nessun altro mezzo di informazione in  Italia ha fatto tanto in epoca recente. Conoscete altri mezzi di informazione che, ad esempio, hanno indagato a fondo o svolto “giornalismo d’inchiesta” sul caso Garante della Privacy come ha fatto invece Report svelando tutte le magagne? In buona sostanza: Report ha aperto le piste e la carta stampata le ha seguite.

Si può ben comprendere allora che, alla vigilia di una campagna elettorale dura e violenta sono molti a temere che possa riprendere una nuova stagione di Report con quel “metodo”: meglio non correre rischi e, intanto, togliamoci Ranucci dalle scatole.  Per il resto, lo sapremo solo vivendo, festeggiando  e vedendo cosa sarà Report dall’8 novembre 2026.

Nel frattempo, in questi giorni, in queste ore, ci dicono che nell’ex Viale Mazzini serpeggia un certo malumore prossimo alla crisi di nervi. Dopo un’estate da dimenticare, l’inizio di stagione sul fronte degli ascolti non preannuncia nulla di buono: Mediaset ormai costantemente sopra alla RAI sia nell’intero giornata. Lo stesso giochetto dei pacchi su RaiUno, punta dell’access time, arranca sotto di 3-4 punti la contemporanea trasmissione di Canale 5. Non ne azzeccano mezza di una: mandano in onda una fiction che ha avuto grande successo su Netflix (Lidia Poet) e sono costretti a ritirala di gran carriera: nessuno in Rai aveva capito la natura di quel successo, improponibile per il pubblico di RaiUno. Va in onda su RaiTre una trasmissione di successo che va oltre l’8% ??? troppo: occorre abbassare la media e allora la spostano per dare spazio al fido Monteleone che, se gli va bene si attesta intorno al 4%. Per non dire degli altri “amici” e delle loro trasmissioni gradite da questo Governo: Salvo Sottile e Pierluigi Diaco con ascolti simili al prefisso telefonico.

Ma, come supponiamo, è verosimile immaginare che non sia un caso di semplici sprovveduti allo sbaraglio quando più di un piano politico organico e strutturato il cui modello operativo è riconducibile alle famigerate dichiarazioni di Rossi di luglio scorso e al “mio successo personale” su quanto avvenuto a RaiTre.  

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giovedì 10 settembre 2026

Chi e perché fa sesso con le galline ???

By Bloggorai ©

Il “metodo sesso con le galline” per alcuni è sempre valido. Lo abbiamo già raccontato una volta ma giova ricordarlo per adattarlo ai tempi moderni. L’episodio lo racconta Vittorio Zucconi in suo libro e risale a quando Lyndon B. Johnson non era ancora presidente degli USA, ma un giovane e spietato politico che stava correndo per le sue prime campagne elettorali. Fece mettere in giro la voce che il suo principale avversario faceva “sesso con le galline”. A chi gli obiettava he era impossibile Jhonson replicava “Lo so che non è vero. Voglio solo sentirglielo smentire in pubblico!” l’immagine del candidato avversario che in diretta tv dovette confermare che lui non faceva sesso con le galline e non le rincorreva per l'aia comunque lo distrusse e Johnson portò a casa il risultato.

Morale della favola: il “metodo” diventa sostanza “narrativa” e oggi, su molte vicende di cronaca nera o politica, il “metodo” giornalistico diventa “notizia” anche laddove “notizie” ovvero fatti realmente avvenuti, certi e documentati non ce ne sono.

Veniamo ai giorni nostri.

Notizia di ieri: “Omicidio Piscitelli: 7 misure cautelari per i mandanti dell'assassinio di "Diabolik".

Notizia del 1 settembre 2025: il quotidiano il Domani titola “Le chat tra Insegno e Piscitelli: quel “piacere” fatto a Diabolik”

Notizia di mezzo: Pino Insegno è il conduttore Rai di destra, amico prima di Diabolik (per sua stessa ammissione) e poi della Meloni (per sua stessa ammissione): “Un’amica, una madre, la primadonna Presidente del Consiglio. Un vanto”. Vantarsi della Meloni ci sta, vantarsi di “Diabolik” un po’ meno.

Ma c’è una “notizia di mezzo”, un territorio già noto per altre illustri frequentazioni criminali, che non è stata mai pubblicata perché, semplicemente, mai avvenuta: l’apertura di un “fascicolo” del famigerato Comitato Etico RAI sul “caso” Insegno/Diabolik” ovvero  lo stesso Comitato che ha avuto tanta premura e sollecitudine per il “caso Ranucci” e che ha poi portato al suo allontanamento da Report per insindacabile e segreto motivo deciso dall’AD Rossi, in buona compagnia dei fidati collaboratori Ventura e Spadafora, nonché di Delia Gandini.

Piccola nota a margine: i due personaggi fanno parte del Comitato Etico RAI da molti, forse troppi anni e, forse, in quel posto non dovrebbero esserci. Ventura (lo stesso ritratto nella nota fotografia sotto Viale Mazzini ai tempi di Orfeo) è responsabile delle Risorse Umane da maggio 2019. Spadafora invece è stato nominato responsabile degli Affari Legali nel dicembre 2018. Ora, si dà il caso che esiste una specifica normativa Anticorruzione (​Legge 190/2012 e Linee Guida ANAC (Delibera n. 1134/2017 e Piano Nazionale Anticorruzione poi derivate nel Piano Triennale di Prevenzione della Corruzione (PTPC) di RAI S.p.A. laddove si prevede esplicitamente la rotazione degli incarichi dei dirigenti apicali entro un numero ben limitato di anni). Nessuno si è mai occupato di verificare, di chiedere e di precisare perché Ventura e Spadafora, nonché la Gandini (assunta in Rai nel 2017) sono ancora al loro posto e siedono nel Comitato Etico. Nota bene, il Comitato Etico si dovrebbe attivare anche quando anche le “notizie” sono di dominio pubblico e il “caso” Insegno è stato ben noto a tutti, almeno dal 2025.

È esattamente questo il terreno sul quale frana tutta l’architettura, tutta la “narrazione” alimentata e perseguita dal Corriere & C con le “fonti” interne RAI che riportavano i lavori del Comitato Etico per arrivare al famigerato titolo “ ... opacità e interferenze ... ” che, a loro dire, giustificherebbero la rimozione di Ranucci da Report. 

Il Corriere non ha mai riportato una notizia certa, circostanziata e documentata di “opacità” ovvero mai specificato dove, come e quando ci sarebbero stati episodi in grado di suffragare questa “accusa”.  Il Corriere non ha mai definito o riportato da “fonti” Rai cosa si intende per “opacità” nel caso specifico e non ha mai riportata una notizia certa, circostanziata e documentata di avvenuta “opacità” ovvero mai specificato dove, come e quando ci sarebbero state “interferenze” nei servizi realizzati da Report che, semmai dimostrate e provate, avrebbero portato semmai certamente non all’allontanamento da Report ma all’immediato licenziamento. E invece, ancora questa mattina, siamo a leggere (non solo sul Corriere) le chat tra le mogli o fidanzate di Lavitola e Ranucci. Il barile non è stato raschiato ma poco ci manca.

Oggi poi leggiamo su Repubblica un’intervista a Riccardo Iacona, ex Rai e ora conduttore di Presa Diretta. A parte il fatto che non ci è mai stata tanto chiara la sua uscita da giornalista dall’Azienda dalla porta principale per poi rientrare da quella di servizio come “artista” nella scuderia del noto agente Beppe Caschetto con un modico compenso di oltre 600 mila euro. È un percorso ormai consolidato in Rai quello dei giornalisti che diventano “artisti” triplicando il compenso: vedi il recente caso della Maggioni. Tant’è. Oggi leggiamo il titolo “Si può fare ancora giornalismo d’inchiesta. Mi occuperò più di politica”. Bene.  Avremo ben due programmi di “giornalismo d’inchiesta” su RaiTre. Rossi&C si stanno preoccupando e hanno già dato i primi segni di fibrillazione: il programma “Mi manda Rai Tre” che nei giorni scorsi ha fatto un buon risultato di ascolti, è stato prontamente spostato di giorno per dare spazio al programma di Monteleone: cortesie tra amici.   

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Chi fa sesso con le galline ???



mercoledì 9 settembre 2026

Il nuovo grande Patto Politico RAI e Mediaset

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“Hello … Bruxelles???”

“Yes, oui, ja …”

“Please, some news about EMFA in Italy (domanda posta anche in francese e tedesco) ???”

“One moment please … We know that your Parlament it’s on the job … you must wait”

 

“Pronto, buongiorno… ci sono novità sul dibattito per la riforma Rai?”

“Si, proprio oggi alle 13 si riprende l’esame degli emendamenti”

 

“Pronto, buongiorno, ci sono novità per la Vigilanza? Convocazioni?”

“Nulla, non c’è nulla da riferire”

“Caro, cara (parlamentari di vari partiti) … ci sono novità sul “tavolo di lavoro” per la riforma Rai?”

“No, in questo momento abbiamo ben altro a cui pensare: la riforma elettorale”.

Lasciamo perdere, non è aria. Il tema “RAI e Servizio Pubblico” non è all’ordine del giorno ed è verosimile che non lo sarà per molti giorni ancora. Giustamente: perché dovrebbe interessare agli italiani quale potrà essere il futuro di questa Azienda, di questo Servizio Pubblico, di questo Cda. C’è un solo tasto “sensibile” sul quale si potrebbe avvertire qualche timido segno di attenzione: il canone. Attenzione: Vannacci dixit “Bisogna togliere fin da subito Bollo Auto e Canone Rai due ingiuste estorsioni statali. Futuro Nazionale” in buona compagnia del suo ex socio Matteo Salvini che sull’abolizione o riduzione progressiva del canone RAI hanno fatto e faranno un perno della battaglia politica. Seconda attenzione: il tema canone non è un tasto sensibile solo in ambito Lega &C ma anche nel “campo largo” c’è chi guarda con attenzione ad una proposta del genere. Da non dimenticare le suggestioni sulla fiscalità generale ed altre simili.

Fatto sta che questo, oggi, è lo stato dell’arte: di Rai non se ne parla e tutto ciò di cui si parla è solo in detrazione. “Non ne azzeccano mezza di una …”: da quando quel famigerato ottobre 2024 si è insediato il Cda di destra destra il piano di scivolamento Rai si è sempre più inclinato su tanti fronti ma quello più significativo si riferisce all’emigrazione di centinaia di migliaia di telespettatori verso altre emittenti e altre piattaforme. Lo certificano i dati trimestrali AgCom, lo certificano i dati quotidiani Auditel: ormai quasi ogni giorno, puntuale, il “bollettino degli ascolti” delle 10 del mattino è inesorabile: RAI sta sotto Mediaset per tanti punti percentuali, a volte anche 10. Ieri sera RAI con il 32% e 2,4 mln in day time e Mediaset con il 39% e 3 mln circa. Abbiamo ripreso il nostro faldone, la nostra memoria cartacea, dove ritroviamo innumerevoli titoli che riportano sorpasso ormai pressoché consolidato e difficilmente recuperabile. L’abitudine, l’affezione e la preferenza si è decisamente spostata verso Mediaset.

Ci poniamo la domanda. Si tratta solo di incapacità manageriale dei vertici Rai non adeguati a proporre prodotti o contenuti appetibili e di successo oppure di una scelta strategica ovvero politica? Recentemente in un articolo sul Sole abbiamo letto che non si tratta solo di numeri “…dietro i quali c’è una differenza di strategia. Mediaset ha deciso di non mandare in vacanza la sua offerta”. Rai si. Tutto qui.

Ormai ci stiamo facendo convinzione che si tratta di una perfetta combinazione di elementi: la RAI non regge più il peso della sua connotazione sociale del suo pubblico sempre più anziano, over 55, mentre il resto del mondo audiovisivo intravvede orizzonti più ampi. L’offerta generalista Rai è “vecchia”, ripassata e riesumata dai fondi di magazzino. Le repliche delle repliche, la scelta dei format e dei personaggi sono scientificamente indirizzati ad un pubblico ormai semi cloroformizzato.

Ma il tema che più può essere rilevante può interessare riguarda un possibile “accordo politico” sottinteso tra i partiti di governo finalizzato a ridurre lo spazio editoriale (e quindi pubblicitario) della Rai a favore di Mediaset, come ai vecchi tempi del famigerato “patto del Camper”. Da non dimenticare poi il famigerato “Rossi pensiero” laddove ha rivendicato il “mio” successo sulla nuova dimensione di Rai Tre.

Bene … staremo a vedere.

Nel frattempo, seguiamo sempre con attenzione il “caso mediatico” del Corriere e del suo editore. Oggi da leggere attentamente e interpretare il pezzo con il titolo “Ranucci e le omissioni su Lavitola”: il tema posto in primo piano è Ranucci e solo in subordine Lavitola. Già, poiché di “notizie” non se ne vede l’ombra mentre è sempre più evidente il costante interesse del Corriere sulla vicenda. Nota a margine: ieri il Tg La 7 non ha mai citato “il caso Ranucci”. Seconda nota a margine: i Tg Mediaset hanno riservato un’attenzione meno rilevante. Significativo.

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martedì 8 settembre 2026

Il "caso mediatico" di origine sconosciuta e il "ritorno alla normalità" della RAI

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Gli italiani potrebbero avere tante "cose" per la testa: anzitutto l'economia ovvero inflazione, costo della vita, lavoro. Supponiamo poi che abbiano per la testa, in ordine sparso: sanità, istruzione, trasporti. Poi ancora: la destra al Governo e quella che ancora non c'è e minaccia di esserci. E poi ancora: guerre varie, ambiente devastato e clima impazzito. Non ultimo: riforma elettorale e prossime elezioni e, sullo sfondo, la nomina del nuovo presidente della Repubblica.

In questo quadro, in tale contesto, l'editore Cairo ci regala ogni giorno perle di saggezza mediatica/politica antica e profonda. Come lo abbiamo già definito, il Corriere e La 7, hanno costruito una “narrazione” della vicenda Lavitola/Ranucci in modo del tutto “originale” tanto da meritarsi la definizione di “caso mediatico” di origine sconosciuta.

Ieri abbiamo assistito a due momenti epici di giornalismo televisivo. Il primo lo abbiamo ascoltato all’edizione delle 13.30 del Tg La7 quando è stato proposto il titolo di un servizio: “Il caso Ranucci” e la notizia invece era tutta e solo relativa all’interrogatorio di Lavitola e di Ranucci quasi non si faceva alcun cenno. Fa il paio con l’occhiello che nei giorni precedenti abbiamo visto sul Corriere con le tante paginate alla vicenda: il “caso” non era più la bomba, il suo mandante e il suo movente, ma Ranucci e la trasmissione Report ovvero Ranucci e la sua amicizia con Lavitola, Ranucci e il suo racconto erotico, Ranucci e le sue auto con o senza contrassegno assicurativo, Ranucci e lo Zimbabwe, Ranucci e la redazione di Report. Mentre tutto il resto (il famigerato Comitato Etico RAI e l’accusa di “opacità e interferenze” titolate dal Corriere senza specificarne una cha sia una) va tutto in secondo piano. Il “main stream” è servito, l’obiettivo è stato raggiunto, Meloni/Rossi & C sono felici e contenti e cosa sarà il prossimo Report lo sapremo solo vivendo.

Se non che, ieri sera, all’edizione delle 20.00 del Tg di La7 è stato raggiuta una vetta sublime: è stato pubblicato un sondaggio esclusivo sulla sola vicenda Ranucci. Il titolo era “Opinioni sul caso Ranucci”. Allora, con ordine: Mentana si sarà avvalso della preziosa collaborazione del suo collega Paolo Mieli che pure, a proposito di sondaggi su Ranucci, ne dovrebbe sapere qualcosa viste le sue frequentazioni al ristorante di Lavitola tra un piatto di vongole senza guscio ed un altro? Dettagli, quisquilie che tutti hanno presto dimenticato (compreso il Cappellini di Repubblica). Fatto sta che si insiste sul “caso Ranucci” mentre il “caso Lavitola” sfuma in secondo piano. Ma il sondaggio qualche domanda la pone: perché, appunto, tra i tanti temi e problemi di ben altra rilevanza, il Tg de La 7 si prende cura di fare un sondaggio proprio sul “caso Ranucci”? perché è stato commissionato? perché tanta enfasi, attenzione e curiosità sulla “ipotesi” di Ranucci in politica visto che ora non è un tema in alcun modo rilevante e all’ordine del giorno?

Da tempo abbiamo posto la domanda e avanzato dubbi sul “caso mediatico” del Corriere ma ancora non troviamo risposte convincenti. Prima o poi lo scopriremo, strada facendo.

Se non che, stamattina, sempre sul Corriere, appare un commento di Aldo Grasso che, al suo solito, picchia duro sulle fragili scatole della Rai e del Servizio Pubblico e titola: “La Ripartenza Rai, l’intrattenimento e il riciclaggio culturale”. Si legge “Ci siamo lasciati alle spalle tre o quattro mesi di nulla televisivo soprattutto sui canali Rai quelli del Servizio Pubblico. Alla ripresa, dunque, provo a recensire l'ultimo parto dell'intrattenimento (il nulla) anche se chiamarlo “intrattenimento” è già una concessione alla speranza”. Questa volta Grasso ci appare fin troppo indulgente: omette di scrivere che gli ascolti tracollano sotto i colpi di una estate da dimenticare. Dal nulla al niente, dal vuoto al vacuo: viaggio della Rai andata e ritorno da una stagione all’altra, da un anno all’altro, da un “pacco” all’altro verso un inesorabile e inevitabile declino, verso il solito “ritorno alla normalità”. E già perché sta per ricominciare il gioco dei “pacchi” su Rai Uno, il più clamoroso sostegno mediatico alla ludopatia senza che nessuno batta ciglio con la sola “novità” del cagnolino Gennarino che non sarà più sulla scena. Clamoroso!

Per la cronaca e a futura memoria: ci torna in mente la dichiarazione di ieri di Claudia Di Pasquale, neo co conduttrice del “nuovo” Report: “…non vogliamo più essere la notizia, ma fare notizie.” Ancora non ci è chiaro il concetto.   

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lunedì 7 settembre 2026

L'arte del Dubbio

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Il Dubbio è un’arte sopraffina. Il Dubbio è uno stile di vita, un metodo scientifico, un approccio metodologico, una filosofia esistenziale ovvero una “Weltanschauung” nell’epoca del Web, dei social e delle chat. Si avvicina molto all’approccio scettico e interrogativo.

Oggi ci soffermiamo rapidamente su un paio di passaggi di un’intervista comparsa sul Corriere di oggi a Claudia Di Pasquale, la co-conduttrice di Report insieme a Piervincenzi al posto di Ranucci.

Un paio di dubbi ci sono venuti.

Dubbio n. 1: “… Non vogliamo più essere la notizia ma fare le notizie”. Ha detto la Di Pasquale. Ci corre il dubbio di interpretazione sulla differenza (profonda) tra i due verbi usati. “Non vogliamo essere più…” sta a dire che, secondo la sua opinione, Report nel passato “è stata notizia” ovvero è stato il punto focale di un “metodo” (il famigerato e accusato “metodo Report” del quale anche lei è stata parte attiva). Essere o fare? Ora, si può anche sostenere che le “cose” cambiano e quindi anche il metodo si adegua però sarebbe utile sapere e conoscere come e perché avviene questa evoluzione. Cosa non funzionava con il “metodo” precedente dove le notizie “erano” e non si facevano?  Chi e perché ha ritenuto necessario questo passaggio? Poi, cosa si intende esattamente “essere” e cosa si intende esattamente con “fare” notizie? Questo secondo verbo ci appare più interessante da valutare. Le “notizie” si “fanno”? in che modo? Chi, dove e quando le “fa”? Come la Di Pasquale intende “fare” le notizie nel suo prossimo Report? In genere, le notizie si “fanno” da sole e il compito dei giornalisti è riportarle con relativa obiettività.  

Dubbio n. 2: ad un certo punto la Di Pasquale dice “… faremo inchieste su destra e sinistra, come sempre”. Ineccepibile, ma l’enunciato suona bene alle orecchie di chi è stato maggiormente oggetto di attenzione da parte del “vecchio” Report: è vero, buona parte delle sue inchieste sono state attenzionate verso la destra e dintorni. Ma semplicemente e banalmente perché a destra c’era molto più “materiale” ovvero “notizie” rispetto a quante ce ne potevano essere a sinistra. Ci corre il dubbio che questo enunciato occorre più a tranquillizzare i timorosi di destra che non ammonire a sinistra. In soldoni: le inchieste si fanno sui fatti, accertati o presunti, sui reati già commessi o in procinto di esserlo, sulle “notizie” che già “sono” indipendentemente dall’area politica alla quale potrebbero appartenere. O no?

Abbiamo vaga, vaghissima impressione, che ci sia stata una leggera esondazione grammaticale o lessicologica se non, temiamo con la speranza di essere smentiti, una diversa “postura” giornalistica intesa come nuova linea editoriale di Report.

Abbiamo il dubbio che, forse, l’obiettivo principale di questo Governo e di questo Cda Rai di destra era non solo e non tanto rimuovere Ranucci (finora in modo segreto ed arbitrario) ma proseguire l’intero disegno proposto da Rossi&C.: picconare RaiTre e il suo prodotto giornalistico di punta. Siamo alla vigilia di una prossima competizione elettorale. Non perdiamo di vista questo elemento.

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domenica 6 settembre 2026

RAI e Report: la festa è finita, trasmettete in pace

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“Amici, Romani, compatrioti, prestatemi orecchio! Vengo per demolire Ranucci, non per lodarlo. Il male che gli uomini fanno vive dopo di loro;

Il nobile Triunviro della RAI vi ha detto che Ranucci era ambizioso (opaco e interferito, come ha scritto il Corriere): se così fosse, sarebbe una colpa grave, e Ranucci ne ha risposto gravemente.

Qui, con il permesso del Governo e degli altri - perché il Governo è un uomo d'onore; così sono tutti, tutti uomini d'onore - vengo a parlare alla demolizione di Ranucci. Era mio amico, fedele e giusto con me: ma il Governo dice che era ambizioso; e il Governo è un uomo d'onore. …

Ma eccomi qui per dire ciò che so. Voi tutti lo amavate una volta, non senza ragione: Quale ragione vi trattiene allora dal piangere per lui? O giudizio! Tu sei fuggito tra le bestie brutali, E gli uomini hanno perso la ragione. Abbi pazienza con me”.

 

Riassumiamo e sintetizziamo:

16 ottobre: bomba esplode sotto casa di Ranucci

Iniziano le indagini, tutt’ora in corso

Si riunisce il Comitato Etico: Ranucci viene “espulso” da Report

Si avvia la “trattativa” e si “apre un canale di comunicazione”

La redazione di Report esulta: la trasmissione è salva.

La concatenazione dei fatti, per quanto noti e per come li abbiamo seguiti attentamente in queste lunghe settimane, non lascia adito a dubbi o consente personali interpretazioni. La Rai, a suo insindacabile e segreto giudizio, ha “espulso” Ranucci senza alcuna motivazione: “Io lo posso fare, io non devo rendere conto a nessuno se non al Governo che mi ha insediato e il Governo vuole così ovvero Ranucci fuori dalle scatole e Report ricondotto a più miti consigli”. Punto. Per il resto, si vedrà presto in Tribunale dove Ranucci ha presentato un ricorso ex Art. 700 CPC. Non sia mai detto che un Giudice possa accoglierlo. Ne vedremo delle belle.

Se non che, si avvia una “trattativa” tra la Rai e la Redazione di Report che aveva minacciato fuoco e fiamme dopo la nomina di Presutti e Piervincenzi al posto di Ranucci. La battaglia, la trattativa era anzitutto sui nomi: tolta di mezzo la Presutti (brava!) arriva la Di Pasquale (più brava!) e la redazione brinda al successo: Report è salvo e lotterà insieme a noi! 

Dicono, pare, sembra che a Palazzo Chigi, nel giorno del compleanno di Governo della Meloni, abbiano tirato un sospiro di sollievo; dicono, pare, sembra che Rossi & C hanno festeggiato con il Prosecco e le noccioline; dicono, pare sembra che da oggi Corsini verrà chiamato “il mediatore” e, a sinistra, qualcuno ha scritto che “…  La Rai è stata costretta a fare un passo indietro … La fisionomia del programma, almeno per ora, ha maggiori possibilità di sopravvivere. La lotta ha prodotto un risultato concreto. Sta qui la lezione politica di questa vicenda… A volte, per restare liberi, bisogna restare. E lottare”. Ovvero “Avanti popolo … alla riscossa …” abbiamo vinto noi: la Rai con un occhio nero (uno solo) ma nero nero!!!

Bloggorai non è affatto convinto di tale entusiasmo e le immagini dei festeggiamenti della redazione lo hanno lasciato alquanto imbarazzato e perplesso. 

A se il Triumvirato Rai si ritiene soddisfatto banalmente è perché ha ottenuto almeno buona parte di quanto voleva: salvare capra e cavoli, ovvero fuori Ranucci ed evitare problemi con la messa in onda di Report il prossimo 8 novembre. B ha ottenuto una conduzione “collegiale” ovvero con Piervincenzi affiancato alla Di Pasquale C la Rai ha usato un’arma subdole micidiale: il ricatto ovvero “se volete continuare la protesta vi sostituiamo tutti in un attimo” D Report era sotto tiro di questa Rai da tempo, tagli al budget e alle puntate e non abbiamo memoria di “lotta dura senza paura”. E il fatto che la Rai ha agito dì imperio, ovvero sotto dettatura del Comitato Etico, ovvero sotto le indicazioni di membri del Governo, ovvero sotto la direzione dell’AD Rossi è passato del tutto in secondo piano.

Da questo punto di vista la presunta “lezione politica” di questa vicenda è stata ed è una catastrofe dagli esiti del tutto incerti.

Ora, si torna alla “normalità” ovvero alla prosecuzione del progetto politico dell’AD sullo smantellamento di RaiTre, agli ascolti che calano progressivamente, alla nomina del Presidente del Cda ancora in altissimo mare e alla riforma Rai che semmai potesse prendere forma non potrà essere che a colpi di maggioranza: la Meloni vorrebbe andare alle urne a maggio e non c’è tempo da perdere. Rossi deve essere premiato. O con la riconferma per i prossimi 4 anni o con un posto in Parlamento.

Cosa c’è da festeggiare?

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