mercoledì 23 settembre 2026

AGGIORNAMENTO: Vespa e il crollo di RAI Tre

By Bloggorai ©

vedi post precedente !!!

Torniamo sulla superfice del bidone. In un momento così drammatico della vita del Paese, non possiamo, non vogliamo e non dobbiamo dimenticare di esprimere tutta la nostra più calorosa e affettuosa solidarietà al collega Bruno Vespa, caduto vittima di un deplorevole incidente domestico che lo ha messo in condizioni di presentarsi comunque in condizioni pietose davanti alle telecamere pur di assolvere il suo dovere di giornalista, il suo impegno politico e financo la sua umanità. Onore al merito!!!



Immagini destinate ad entrare nei libri di storia sulla RAI

Vespa non poteva, non doveva e non voleva perdere una ennesima occasione per essere grato, vicino e solidale con la Meloni alla quale, ieri sera, ha garantito un fulgido e claro esempio di giornalismo televisivo di Servizio Pubblico garantendo alla medesima ben 2 apparizioni su RAI Uno: 5 minuti dopo il Tg alle 20.30 e 25 minuti a Porta a Porta: praticamente due comizi a scena aperta. Formidabile!!!

Vespa meriterebbe un premio, una menzione d‘onore, un titolo al merito: pochi cittadini comuni, poche persone comuni, accetterebbero di “lavorare” in quelle condizioni disagiate e sinistrate e invece lui no … stoico, granitico e inamovibile per nulla al mondo farebbe un passo indietro. Si tratta di un fulgido esempio da proporre nelle scuole di giornalismo moderno: gente così non ne fanno più … non ci sono più i giornalisti di una volta … un po’ lavativi, un po’ sfaccendati e leggermente imboscati che alla prima occasione si celano dietro le retrovie delle redazioni.  

Rivolgiamo un appello: Vespa resisti! Prendi un forte analgesico e non ci far mancare i tuoi 5 minuti e il tuo Porta a porta. Ma, in primo luogo, non far mancare alla Meloni il tuo forte e solidale impegno al suo fianco: finché dura fa verdura. Poi, si vedrà!!!

Veniamo al secondo aggiornamento sul fondo del bidone: alle 10 di stamattina, puntuali, sono arrivati i dati di ascolto di ieri sera: il prode Monteleone su RAI Tre con il suo “Filorosso” e la sua imperdibile e ripetuta intervista a Maria Rosaria Boccia ha raccolto il 2,7% di share e poco più di 300 anime perse con una media del 2,4%. Abbiamo sempre sostenuto che se Bloggorai, con il valido aiuto di tanti suoi lettori e lettrici, mettesse su un’antenna TV sul suo terrazzo condominiale potrebbe fare di meglio e di più con molte meno risorse di cui invece gode il valido conduttore, peraltro lautamente retribuito (328 mila euro l’anno per due anni ovvero3.600 persone pagano il canone per il suo compenso). Se qualcuno lo vuole ridurre, cominciamo a pensare che forse non ha tutti i torti: per chi e per cosa pagare il canone?

Nel frattempo, nell’intera giornata, Rai ha raccolto il 34,7% di share con circa 2,5 mln di telespettatori mentre Mediaset ha raccolto il 39,5 con circa 2,8 mln. La progressione è ormai stabilizzata: RAI è costantemente sotto Mediaset e Rai Tre, con quei numeri, è destinata all’estinzione. Non ci sarà bisogno di chiudere Report: è sufficiente far crollare gli ascolti della rete.

Comunque, abbiamo speranza: il bidone non ha fondo e possiamo ancora sperare di vederne tante di belle e di nuove.

bloggorai@gmail.com 

martedì 22 settembre 2026

RAI: Il bidone senza fondo e il canone ridotto

By Bloggorai ©

Si usa dire “raschiare il fondo del bidone” quando ormai non c’è più nulla da prendere in superficie. Ma questo presuppone un “bidone” sano, integro, con un suo fondo stabile. Invece, parlando di RAI e dintorni la netta sensazione è che il bidone non ha fondo e più ti spingi dentro per raschiare e più ti rendi conto che il fondo non ha fine e quel poco che riesci a raschiare è robetta di scarsa qualità (eufemismo) per non dire tecnicamente “feccia”.

Cominciamo da ieri sera. Due giorni prima ci eravamo convinti che la trasmissione di Giletti su RAI Tre con la sua ospite Maria Rosaria Boccia sul "caso Lavitola" avesse toccato il fondo del giornalismo televisivo melmoso e malmostoso del Servizio Pubblico, culminato con la domanda apocalittica “Vi siete baciati con Sigfrido?”. Dopo una domanda del genere meglio passare ad altro: aggiornamenti su Garlasco.

Se non che, repetita iuvant, ieri sera il prode Monteleone sempre su RAI Tre ha pensato bene di invitare anche lui la Boccia e ripetere più o meno esattamente lo stesso copione della sera prima da Giletti ovvero il nulla ripassato in padella ma solo i rimasugli del bidone già raschiato in precedenza. Ci aspettiamo che la ricerca di ulteriore fondo possa proseguire, se ci si mettono d’impegno riusciranno a ravanare ancora, consapevoli che non esiste un fondo.

Ma il fondo del barile la RAI lo sta raschiando su tutto il perimetro che la interessa. In queste ore si legge della proposta di Forza Italia sulla riduzione del canone e viene spacciata come una grande novità. Non è vero e Bloggorai lo scritto subito in epoca non sospetta: la proposta era già contenuta nel NT 162 Senato, art. 6.b, ovvero il Testo congiunto che ha raccolto tutti gli emendamenti precedenti, compresi quelli dell’opposizione, laddove si prevede che “…  l’ammontare del canone di abbonamento di cui al primo periodo non può subire una variazione negativa se non in presenza di condizioni eccezionali debitamente motivate, che comportino la riduzione delle esigenze di finanziamento. Ogni variazione in riduzione deve essere accompagnata da una relazione tecnica trasparente e verificabile, redatta secondo criteri oggettivi e coerenti con gli obblighi europei … In ogni caso, qualunque variazione in negativo dell'ammontare del canone non può superare il 5 per cento rispetto all'importo dell'anno precedente”. Tradotto in italiano: chi determina le “condizioni” che comportino la riduzione delle esigenze di finanziamento? Quali sono i criteri che le determinano? Chi scrive “la relazione” ed entro quanto tempo poi scaturisce l’eventuale conseguenza del taglio del 5% annuo? È inevitabile che con questo meccanismo il canone permane una variabile dipendente di voleri e poteri dell’Esecutivo: chi altri se non il MEF potrebbe intervenire nella redazione della “relazione”?

Come abbiamo più volte scritto: era già questo il cuore della battaglia che invece è stata sopita e accantonata salvo poi oggi vederla riemergere dall’iniziativa dei parlamentari di FI. Attenzione: viene introdotta una molto relativa novità: semmai dovesse avvenire una riduzione si potrebbe compensare l’importo negativo attingendo alla fiscalità generale. Anche in questo caso, nulla di nuovo perché è una musica già sentita da più parti. L’abbiamo letta, ad esempio, nella proposta di riforma dell’opposizione intera laddove all’art. 6 dell’A.S. 162 NT dello scorso ottobre si legge che “1. Il finanziamento del servizio pubblico generale è assicurato dallo stanziamento di risorse statali determinate sulla scorta degli oneri sostenuti nell’anno solare precedente…”. Questa mattina poi leggiamo che il concetto viene ripreso dalla ex presidente della Vigilanza Barbara Floridia che ha sostenuto “Aboliamo il canone ma leghiamo le risorse alla Concessione che dura 10 anni” (da Libero). Cosa vuol dire “aboliamo il canone” se non si specifica con cosa e con quanto  viene sostituito, ovvero con la fiscalità generale? Per non dire poi che, semmai si dovesse applicare l’EMFA il Contratto di Concessione potrebbe venire soppresso. Grande confusione sotto il cielo e quindi per il Governo Meloni e per il suo futuro dentro la RAI la situazione è eccellente.

bloggorai@gmail.com  

Il Gioco: Tv corrotta, nazione infetta

By Bloggorai ©

Italiani: un Popolo di Santi, di eroi, di navigatori ... ma anche di sprovveduti allo sbaraglio, di furbetti del quartierino, tossicodipendenti ludopatici compulsivi.

Questo il quadro che emerge dalla recente ricerca ISTAT sugli italiani e il gioco: “Giochi, un’attività abituale per la maggioranza dei cittadini - Anno 2024”. Un quadro desolante e devastante: “Nel 2024, il 52,9% della popolazione di 14 anni e più (27 milioni 510mila persone) ha praticato almeno un’attività di gioco, con quote più elevate tra i giovani (sette su 10 tra i 14 e i 24 anni).

Il 12,3% delle persone di 14 anni e più gioca con frequenza settimanale, il 15,7% una o più volta al mese e il 24,9% più raramente. Giocano con una frequenza settimanale specialmente gli ultra 65enni (19,3%) e i giovani di 14-24 anni (13,5%).

Nel 2024, il 31,9% della popolazione di 14 anni e più (16 milioni 609mila persone) ha partecipato ad almeno un gioco con vincite in denaro. Il fenomeno è più diffuso tra gli uomini (37,8% contro 26,4% delle donne).

Il 4,9% delle persone di 14 anni e più gioca una o più volte a settimana a giochi con scommesse, il 6,9% una o più volta al mese e il 20,2% più raramente. La frequenza è più elevata tra gli uomini: il 7% gioca settimanalmente e il 9% mensilmente, contro il 2,9% e il 4,9% delle donne”.

Il contrappeso di questi dati sono i valori economici che sono in “gioco”: “L'azzardo batte così ogni crisi e raggiunge nel 2025 il record storico di 165,34 miliardi di euro: una raccolta in crescita del 5% rispetto all'anno precedente. Una cifra monstre che equivale al 7,3% del Pil nazionale, trainata dal boom del canale online. Ma a farsi largo sono anche le perdite nette dei cittadini, che ammontano a 21,88 miliardi di euro, più o meno il valore di una manovra finanziaria” (fonte "Libro nero sull'azzardo", il rapporto annuale realizzato da Cgil, Federconsumatori e Fondazione Isscon).

Tutto questo per tornare su un tasto dolente del Servizio Pubblico: ogni sera il gioco dei “pacchi” su RAI Uno è visto da circa 4 mln di persone. Un grande successo, una grande fonte di incassi pubblicitari, ma anche una grande tragedia sul fronte dell’aperto sostegno alla ludopatia. De Martino propone infatti un “gioco” che non richiede alcuna abilità o conoscenza ma solo una relativa quantità di fortuna, esattamente come un “gratta e vinci” o come una leva di una slot -machine.

E allora, riproponiamo la domanda: vale la pena pagare il canone per questa Rai, per questa offerta editoriale, per questo modello di servizio Pubblico?

Il tema “canone” è caldo e potrebbe esserlo ancora di più nei prossimi giorni o settimane. Passo indietro: in VII commissione Senato si stanno per chiudere i giochi sulla proposta di riforma RAI. Oggi Il Messaggero titola “Rai, al Mef la scelta di due nomi. L’apertura sul taglio del canone”. In mattinata i soliti consiglieri “del giorno dopo” hanno comunicato che “… si prospetta un meccanismo nel quale l'ammontare del canone può essere ridotto di anno in anno, affidando la relativa compensazione a successive decisioni pubbliche: si rischia così di rendere il finanziamento della Rai più esposto alla discrezionalità politica e alle esigenze contingenti della finanza pubblica”. Peccato dover ricordare che questa posizione del Governo è nota da tempo (giugno scorso) e che l’opposizione su questo argomento ha balbettato con propri emendamenti emersi da un fantomatico “tavolo di lavoro” che non hanno scalfitto di una virgola la posizione della maggioranza. 

Ora, oggi, ci troviamo alla viglia di un possibile colpo di mano del Governo sulla riforma Rai che, se mai riuscisse ed i numeri in Parlamento li hanno, consegnerebbe l’Azienda nelle loro mani per altri 4 anni. Il tema “canone” è un corollario elettorale di grande presa e, come al solito, saranno loro i primi ad intestarsi la paternità e non sarà sufficiente difenderlo così com’è. Sarà necessario dire o proporre qualcosa di più e di diverso. Sarà necessario affrontare ora, subito, il tema del futuro del Servizio Pubblico e non solo in termini di governance come vuole l’EMFA. Bloggorai lo scrive da tempo: se TeleMeloni vincerà la battaglia è solo perché l’opposizione si è dimenticato di combatterla, o meglio hanno proprio smarrito il “manuale di combattimento” e quando magari lo ritrovano i giochi sono fatti. Purtroppo, come abbiamo sentito dire, “In questo momento la RAI non è una priorità … c’è ben altro e di più grave a cui pensare”. È vero.

bloggorai@gmail.com

ps. Oggi il “tema” Lavitola è pressoché scomparso (solo il Corriere si ostina a scrivere “il caso Ranucci”). Ieri sera abbiamo assistito ad una pagina memorabile del giornalismo televisivo tipico del Servizio Pubblico con Massimo Giletti che intervistava Maria Rosaria Boccia e le ha posto la domanda fondamentale di tutta questa storia. “Vi siete baciati?” e lei, candida e sorridente, ha risposto “No!”. A seguire, ovviamente, non poteva mancare uno pseudo scoop su Garlasco. 

 

lunedì 21 settembre 2026

La Radio giovani contro la Tv anziana: 2 a 0

By Bloggorai ©

Amo la radio perché arriva dalla gente
Entra nelle case e ci parla direttamente
E se una radio è libera, ma libera veramente
Mi piace ancor di più perché libera la mente

Con la radio si può scrivere, leggere o cucinare
Non c'è da stare immobili, seduti lì a guardare
E forse proprio quello che me la fa preferire
È che con la radio non si smette di pensare

(E. Finardi, 1976)

RAI- Radio Televisione Italiana. Non c’è dubbio: nasce prima la radio e poi, a seguire, è più rilevante la radio e a seguire c’è la televisione. Eppure, nella “narrazione” audiovisiva (anzitutto “audio” e poi “visiva”) la Radio compare sempre come la sorella povera, dimenticata e maltrattata dalla ricca e brillante TV. Se ne parla meno, se ne scrive meno, e si "studia" meno. In chiave politica di dice sovente “Tele Meloni” ma raramente si legge “Radio Meloni”. Nella Rassegna Stampa RAI, storicamente, lo spazio (gli articoli) dedicati alla radio sono in genere meno della metà rispetto a quelli dedicati alla Tv.

Eppure, i numeri invece raccontano una storia diversa: in Italia le persone che nel giorno medio si sintonizzano su una stazione radiofonica (maggiormente privata rispetto ad una pubblica) sono circa 35 mln e oltre 7 mln nel quarto d’ora medio. Tanto per avere un confronto: la platea televisiva nel giorno medio (totale emittenti Total Audience Auditel) è di circa 8,7 mln mentre in prima serata è di circa 20 milioni (con variazioni significative rispetto alle stagioni). Le differenze sono enormi in termini quantitativi e in termini qualitativi rispetto alle modalità di fruizione del mezzo, rispetto alla tipologia del pubblico e alla composizione del mercato.

La Radio ha un flusso costante ed immediato e rapidamente accessibile in ogni luogo e circostanza. La Radio crea e rafforza un forte legame di “vicinanza” con i conduttori e i temi proposti. La Radio propone una varietà di contenuti pressoché imparagonabili con quelli della Tv tradizionale, digitale e generalista. Infine, la Radio è allo stesso tempo locale e universale.

Il pubblico della radio è maggiormente “effervescente” rispetto a quello televisivo. Le fasce di età sono meglio distribuite laddove anche i “giovani” trovano spazi che in Tv invece non trovano (la maggior parte del suo pubblico è over 50). Il pubblico della radio è “mobile”: “…  Su un totale di circa 34 milioni di ascoltatori nel giorno medio, 19,65 milioni (57,7%) ascoltano la radio esclusivamente fuori casa, a cui si aggiungono altri 9,53 milioni (28%) che la ascoltano sia in casa sia fuori casa. Solo il 14,2% degli utenti fruisce del mezzo esclusivamente tra le mura domestiche” (https://fm-world.it/total-search/ ). Il pubblico della radio poi estende i suoi confini con la “visual Radio”, con la “web Radio” e con i derivati “podcast” oggi di grandissimo successo.

Il “mercato” della radio è oggi in buona salute: la pubblicità radiofonica sembra essere l'unico comparto che mostra una crescita strutturale costante, superando i 629 milioni di euro di ricavi complessivi (circa il 7% dell'intero mercato pubblicitario nazionale) a fronte degli altri media che invece soffrono di cali e perdite considerevoli.

Dunque, cosa non funziona nel “racconto mediatico” sulla radio? Perché nonostante i numeri evidenziano una dimensione costantemente positiva la Radio continua a rimanere la sorella povera della Tv? E, se vogliamo meglio approfondire, perché Radio Rai nella famiglia mediatica delle altre emittenti radiofonica è costantemente relegata in posizioni lontane dalla cima della classifica degli ascolti? Per intenderci: Audiradio 2025 pone Rai Radio Uno al 7° posto con quasi la metà degli ascoltatori della prima in classifica (RTL 102,5 con oltre 6 mln e Rai Radio Uno con poco più di 3 mln). Cosa non funziona nel “Servizio Pubblico Radiofonico nazionale”???

Cercheremo di capire, di sapere, di approfondire. Intanto, se avete voglia, potete rileggere quanto abbiamo già scritto non molto tempo addietro: https://bloggorai.blogspot.com/2025/09/rai-una-radio-con-dentro-una-tv.html e se intanto avete voglia di conoscere “un’altra Radio” di Servizio Pubblico provate a vedere qui: https://www.radiofrance.fr/ .

bloggorai@gmail.com

 

Ps. Bloggorai ha iniziato la sua “attività” nel lontanissimo 1977 proprio nella più importante radio libera romana: Radio Città Futura

sabato 19 settembre 2026

Notizia del Giorno: abolito il Canone RAI ???

By bloggorai ©

No, non è vero ma un finto “scoop” non si nega a nessuno e pure Bloggorai ne approfitta.

L’interrogativo è urticante ma non meno interessante: il canone RAI, per questa RAI e nelle determinate condizioni ha ancora un senso politico, sociale e culturale e financo tecnologico? La tutela dello Stato sulle frequenze radiotelevisive ha ancora un senso? La possibile riforma imposta da Bruxelles con l’EMFA garantisce pienamente autonomia e indipendenza del Servizio Pubblico dall’ingerenza dell’Esecutivo? È adeguato e funzionale il rapporto tra risorse disponibili (canone più pubblicità) e impieghi in termini di offerta editoriale pure in relazione alla propria struttura organizzativa? In altri termini: la RAI è in grado di supportare la sua offerta editoriale con le risorse di cui dispone? Tre reti generaliste e oltre 12 mila dipendenti (dei quali circa 2. 000 giornalisti, dei quali circa 200 solo a Rai News24) sono necessari? Questa mattina l’interrogativo lo ripropone Giovanni Valentini sul Fatto e titola: “RAI, azione popolare per avere il rimborso del canone 2025” e si legge “Siete stufi di finanziare TeleMeloni e RadioMeloni?” e propone di “ …introdurre un canone sociale progressivo, rapportato ai consumi elettrici o alle fasce di reddito”. C’è materia di dibattito e il rischio che questo tema sia prevalentemente in appalto esclusivo e nelle corde della destra è forte.  

Attenzione. Il tema canone si o canone no non appartiene solo al bagaglio della Lega di Salvini ma si aggira da tempo, da anni, anche nei meandri nemmeno tanto nascosti dell’area progressista. Ogni tanto ci capita di ricordare il referendum del ’95 sull’abolizione della Concessione, come pure giova ricordare in tempi moderni il vice segretario del PD Francesco Boccia quando affermò all’ANSA nel lontano 2029 “Non penso sia più tollerabile un canone, al tempo della società digitale, interamente assorbito dalla Rai”. Come pure vale la pena ricordare, nei recenti emendamenti sulla bozza di riforma RAI oggi in discussione al Senato proposti dall’opposizione, gli svarioni sul “Contratto Attività e Risorse” o peggio ancora del “Contratto Obiettivi e mezzi” laddove si lege che la “ … Rai riceve il gettito dell’imposta di scopo denominata canone a base quinquennale e scorrevole anno per anno…” ovvero esattamente il contrario di quanto dispone l’EMFA che invece prevede l’impiego di risorse certe e prevedibili. Oppure vedi ex emendamento art. 61 si prevede che il finanziamento Rai “… sia assicurato dallo stanziamento di risorse statali determinate sulla scorta degli oneri sostenuti l’anno solare precedente…”.

Grande confusione sotto il cielo dell’opposizione e la situazione non è affatto eccellente, anzi, forse è pure pessima!

In soldoni: se domattina la Meloni & C  proponessero e approvassero il testo oggi in discussione in VIII Commissione del Senato questo sarebbe il nuovo profilo del canone RAI: “Per garantire l'adeguatezza, la sostenibilità e la prevedibilità delle risorse finanziarie necessarie a garantire la fornitura del servizio, l'ammontare del canone di abbonamento di cui al primo periodo non può subire una variazione negativa se non in presenza di condizioni eccezionali debitamente motivate, che comportino la riduzione delle esigenze di finanziamento. Ogni variazione in riduzione deve essere accompagnata da una relazione tecnica trasparente e verificabile, redatta secondo criteri oggettivi e coerenti con gli obblighi europei in materia di pluralismo, indipendenza editoriale e stabilità economica delle emittenti pubbliche. In ogni caso, qualunque variazione in negativo dell'ammontare del canone non può superare il 5 per cento rispetto all'importo dell'anno precedente»;. Chi sarebbe il soggetto in grado di “determinare” la fondatezza delle possibili riduzioni del canone e su quali criteri? Lo stesso Governo …of course, con buona pace dell’EMFA.

Chiudiamo con una noterella a margine. Ieri in Cda si è parlato dell’uscita anticipata di Roberto Sergio dalla RAI dove ricopre l’incarico di DG Corporate ovvero un ruolo fittizio e pressoché irrilevante in quanto la funzione è stata definitivamente abolita con la Legge Renzi che invece ha introdotto la figura dell’AD nonché alla guida di San Marino Tv (solitamente controllata da un dipendente RAI). Ora il tema che sembra interessare tutti (tutti) i vertici attuali sembra essere rimanere in sella al Cda anche per il prossimo giro di giostra e, meglio ancora, se per cinque anni piuttosto che tre. Pecunia non olet: i consiglieri RAI oggi percepiscono 66 mila euro lordi. Per fare cosa?

Bloggorai@gmail.com


 

BOOOM !!! Abolito il canone RAI?

By bloggorai ©

No, non è vero ma un finto “scoop” non si nega a nessuno e pure Bloggorai ne approfitta.

L’interrogativo è urticante ma non meno interessante: il canone RAI, per questa RAI e nelle determinate condizioni ha ancora un senso politico, sociale e culturale e financo tecnologico? La tutela dello Stato sulle frequenze radiotelevisive ha ancora un senso? La possibile riforma imposta da Bruxelles con l’EMFA garantisce pienamente autonomia e indipendenza del Servizio Pubblico dall’ingerenza dell’Esecutivo? È adeguato e funzionale il rapporto tra risorse disponibili (canone più pubblicità) e impieghi in termini di offerta editoriale pure in relazione alla propria struttura organizzativa? In altri termini: la RAI è in grado di supportare la sua offerta editoriale con le risorse di cui dispone? Tre reti generaliste e oltre 12 mila dipendenti (dei quali circa 2. 000 giornalisti, dei quali circa 200 solo a Rai News24) sono necessari? Questa mattina l’interrogativo lo ripropone Giovanni Valentini sul Fatto e titola: “RAI, azione popolare per avere il rimborso del canone 2025” e si legge “Siete stufi di finanziare TeleMeloni e RadioMeloni?” e propone di “ …introdurre un canone sociale progressivo, rapportato ai consumi elettrici o alle fasce di reddito”. C’è materia di dibattito e il rischio che questo tema sia prevalentemente in appalto esclusivo e nelle corde della destra è forte.  

Attenzione. Il tema canone si o canone no non appartiene solo al bagaglio della Lega di Salvini ma si aggira da tempo, da anni, anche nei meandri nemmeno tanto nascosti dell’area progressista. Ogni tanto ci capita di ricordare il referendum del ’95 sull’abolizione della Concessione, come pure giova ricordare in tempi moderni il vice segretario del PD Francesco Boccia quando affermò all’ANSA nel lontano 2029 “Non penso sia più tollerabile un canone, al tempo della società digitale, interamente assorbito dalla Rai”. Come pure vale la pena ricordare, nei recenti emendamenti sulla bozza di riforma RAI oggi in discussione al Senato proposti dall’opposizione, gli svarioni sul “Contratto Attività e Risorse” o peggio ancora del “Contratto Obiettivi e mezzi” laddove si lege che la “ … Rai riceve il gettito dell’imposta di scopo denominata canone a base quinquennale e scorrevole anno per anno…” ovvero esattamente il contrario di quanto dispone l’EMFA che invece prevede l’impiego di risorse certe e prevedibili. Oppure vedi ex emendamento art. 61 si prevede che il finanziamento Rai “… sia assicurato dallo stanziamento di risorse statali determinate sulla scorta degli oneri sostenuti l’anno solare precedente…”.

Grande confusione sotto il cielo dell’opposizione e la situazione non è affatto eccellente, anzi, forse è pure pessima!

In soldoni: se domattina la Meloni & C  proponessero e approvassero il testo oggi in discussione in VIII Commissione del Senato questo sarebbe il nuovo profilo del canone RAI: “Per garantire l'adeguatezza, la sostenibilità e la prevedibilità delle risorse finanziarie necessarie a garantire la fornitura del servizio, l'ammontare del canone di abbonamento di cui al primo periodo non può subire una variazione negativa se non in presenza di condizioni eccezionali debitamente motivate, che comportino la riduzione delle esigenze di finanziamento. Ogni variazione in riduzione deve essere accompagnata da una relazione tecnica trasparente e verificabile, redatta secondo criteri oggettivi e coerenti con gli obblighi europei in materia di pluralismo, indipendenza editoriale e stabilità economica delle emittenti pubbliche. In ogni caso, qualunque variazione in negativo dell'ammontare del canone non può superare il 5 per cento rispetto all'importo dell'anno precedente»;. Chi sarebbe il soggetto in grado di “determinare” la fondatezza delle possibili riduzioni del canone e su quali criteri? Lo stesso Governo …of course, con buona pace dell’EMFA.

Chiudiamo con una noterella a margine. Ieri in Cda si è parlato dell’uscita anticipata di Roberto Sergio dalla RAI dove ricopre l’incarico di DG Corporate ovvero un ruolo fittizio e pressoché irrilevante in quanto la funzione è stata definitivamente abolita con la Legge Renzi che invece ha introdotto la figura dell’AD nonché alla guida di San Marino Tv (solitamente controllata da un dipendente RAI). Ora il tema che sembra interessare tutti (tutti) i vertici attuali sembra essere rimanere in sella al Cda anche per il prossimo giro di giostra e, meglio ancora, se per cinque anni piuttosto che tre. Pecunia non olet: i consiglieri RAI oggi percepiscono 66 mila euro lordi. Per fare cosa?

Bloggorai@gmail.com

venerdì 18 settembre 2026

RAI: la serenità dell'anima

by Bloggorai ©

“Ciao, come stai, come state in redazione?”

“Bene, grazie, sono alquanto sereno e pure i colleghi ora sono felici e contenti”

“Allora … auguri … magari ci aggiorniamo tra una decina di giorni”

Ci sarebbe tanto altro da scrivere sulla RAI, sul Servizio Pubblico, sull’inizio del suo processo di estinzione. Siamo alla vigilia di un terremoto istituzionale con le elezioni politiche alle porte e prosegue il momento di grande confusione e incertezza sui grandi problemi che gli interessano. Gli ascolti hanno preso una china forse ormai irrecuperabile con una offerta editoriale ai limiti del miserabile (ieri sera Rai sotto Mediaset di quasi 5 punti), i conti sono fermi al “carta vince e carta perde” con le poste di bilancio che si muovono da una parte all’altra come conviene. La Digital Media Company se la sono dimenticata (non ci sono soldi e Rai Way ormai un sogno lontano. Non parliamo di Piani quali che siano: industriale, informazione (inesistente) o immobiliare (vedi Torino dove pure l’Arcidiocesi corre in soccorso della dismissione della storica sede). 

Per chiudere in bellezza: siamo alla vigilia della possibile chiusura della partita “riforma Rai” dove il Governo potrebbe portare a casa un risultato notevole: ovvero mantenere le mani sulla Rai per i prossimi 4 anni mentre l’opposizione si gingilla con “primarie si o primarie no, programma prima o programma dopo”.

Dopo mesi  di paginate, di titoli a sei colonne, di “fonti ufficiose” e di Comitati Etici Rai a corrente alternata o con la memoria corta (si è “dimenticato” dell’amico di Diabolik e quando ricorda “qualcosa” risale al 2019 e al 2021) di prime firme del Corriere (Paolo Mieli) o del direttore di Repubblica, Stefano Cappellini che, direttamente o indirettamente, tra una vongola sgusciata ed un’altra, partecipano al “progetto Lavitola” per una possibile candidatura di Ranucci, ora siamo alle suggestioni, alle emozioni e ai sentimenti.

La “narrazione” ha cambiato segno: la fuffa allo stato puro, il niente allo stato solido, il nulla allo stato primordiale che pure però ha consentito una “narrazione” da paginate intere dove il Corriere ha fatto a gara con i giornali di governo ad inzuppare il biscotto nel “caso” Ranucci piuttosto che nel “caso” Lavitola.

Ieri si è svolto il Cda Rai e sul tema “rotazione/rimozione” di Ranucci il dirigente Rai che ha firmato il provvedimento ha detto che “… il piglio di Ranucci negli ultimi anni di conduzione abbia prodotto difficoltà alla redazione che ora invece sarebbe tornata a lavorare con serenità” (Corriere di oggi). Delle due l’una o non sanno cosa dicono o se lo sanno c’è da chiamare qualcuno bravo che li possa aiutare. Da non credere: il “piglio” quale sarebbe? Di cosa si tratta? Come si misura? Chi lo avverte come molesto? E poi le “difficoltà” quali sarebbero? Come, quando e in che modo si sono evidenziate? Per non dire poi della “serenità” ovvero una nota condizione dello spirito che ufficialmente si misura con il “serenometro” e magari “negli ultimi anni” ovvero lo strumento indicato lavorava sottotraccia, la redazione non era serena ma nessuno lo sapeva. Difficile immaginare uno sceneggiatore in grado di scrive una “narrazione” del genere.

Ribadiamo, Bloggorai potrebbe chiedere al Comune una richiesta di occupazione di suolo pubblico per mettere un chioschetto di Prosecco e tarallucci per il prossimo 25 settembre, data in cui si dovrebbe svolgere l’udienza al Tribunale del lavoro ex art.700 CpC. Con queste argomentazioni sarà interessante leggere l’espressione del giudice chiamato a giudicare se la “serenità della redazione di Report” è condizione necessaria e sufficiente per la “rotazione” di Ranucci dalla conduzione di Report. Chissà, se mai dovesse avvenire che il giudice possa dare ragione a Ranucci, come si turberebbe la “serenità” della redazione? “State sereni …” diceva qualcuno e il "futuro è ancora tutto da scrivere".

bloggorai@gmail.com