lunedì 30 marzo 2026

La Civiltà delle immagini 24 - il piede tra passato e futuro di RAI e RAI Way

By Bloggorai ©

Sul filo di lana, last minute, forse, abbiamo trovato la figurina giusta per chiudere l’Album sulla Civiltà delle immagini 2026 -marzo. Si tratta della fotografia del poliziotto sull’uscio della camera d’albergo dove alloggiava l’europarlamentare Ilaria Salis. L'Agente intendeva “fare qualcosa” non bene specificato: interrogare, perquisire, accertare l’eventuale possesso di materiale offensivo. Da chi e perché è stata avviata quella procedura ancora non si sa con certezza: “Un Paese straniero ... forse la Germania…un atto dovuto …" Boh!

Fatto sta che si tratta di una immagine iconica perfetta per descrivere il nostro momento. Quel piede, quella scarpa a metà dell’uscio rappresenta tutto il momento di passaggio politico, sociale e culturale che stiamo attraversando, tra barbarie e democrazia, tra rispetto dei diritti e arroganza militare. 

I partiti di maggioranza usciti squinternati e suonati come pugili spinti all’angolo dal referendum non sanno che fare: si autoflagellano per molti mesi ancora o spingono per elezioni anticipate? E l’opposizione vittoriosa e pimpante per il successo del No serra i ranghi e cerca di infliggere colpi da KO al Governo Meloni oppure inizia lo scannatoio alla ricerca di un/a “premier” di coalizione”? Primarie o “campo largo”? Tutti ad interrogarsi: si va avanti o si torna indietro? Il Governo vuole varcare ancora quella soglia di confine dei diritti costituzionali o intende fermarsi? Non parliamo della situazione geopolitica internazionale: sull’uscio di una guerra totale che non è solo in Medio Oriente ma lambisce anche l’Europa. Israele e Usa fanno il loro stracomodo guerrafondaio senza che nessuno batte ciglio se non flebili parole al vento mentre a Bruxelles balbettano sotto lo sbertucciamento di Trump.  

Giù pe’ li rami, fatte le debite proporzioni, l’incertezza sul passo dentro o fuori, avanti o indietro interessa pure la Rai. Il quotidiano Domani, a firma Lisa di Giuseppe, titola “I dubbi sul futuro. Meloni inizia il grande RepuliRai”.

L’Azienda Rai potrebbe, vorrebbe e dovrebbe fare qualcosa ma non può e non vuole e, forse non deve. Non può perché non ha risorse adeguate e sufficienti, non ha energie e non ha capacità progettuali. Non vuole perché la sua dirigenza, compreso il suo CdA sta benissimo così com’è. Chi glielo fa fare a muoversi quanto manca quasi un anno alla scadenza? E, infine, forse non deve perché la “politica” non ha ancora deciso cosa farne di questa Rai, di questo Servizio Pubblico. Alla storiella della “Digital Media Company” (non di Servizio Pubblico, gli pesa persino scriverlo) non ci crede più nessuno.

L’Azienda è paralizzata da una crisi istituzionale senza precedenti: non ha il presidente ratificato dalla Vigilanza come richiede la Legge ed è in odore di illegittimità del suo operato (che nessuno vuole sollevare o verificare nemmeno per curiosità) mentre del rispetto dei vincoli EMFA “se ne fregano” fascisticamente parlando. I “numeretti” sgranocchiati da Rossi &C in Vigilanza sono banali granelli di sabbia e le dichiarazioni ardimentose sul futuro della Rai non incantano nemmeno una lucertola sotto il sole d’agosto. Il Piano industriale senza i soldi di Rai Way non va da nessuna parte, il Piano Immobiliare arranca e patisce scelte improvvide, del piano editoriale non ne parliamo proprio e di quello sull’informazione è meglio stendere sopra una coltre di cemento armato.

L’uscita di scena di Gasparri, forse l’unico che conosce bene i meandri dell’ex Viale Mazzini, sembra aver gettato i partiti di maggioranza nello scompiglio dentro e fuori la Rai che non sa più come ripartire i suoi equilibri interni. Tra l’altro, tra i tanti “capi espiatori” della disfatta sul referendum, proprio lui che certo non è stato da meno rispetto a tanti suoi “colleghi”. Possibile che gli abbiano imputato anche responsabilità sulla Rai? E chi sarebbe ora il referente di Forza Italia ovvero chi “parla” con Mediaset attraverso il fido Gianni Letta? Stefania Craxi o Barachini? se fosse lei, un nome un programma: stiamo cercando di sapere e capire bene la sua storia recente, in particolare le sue condanne in Cassazione passate in giudicato con un debito verso il fisco di X miliardi ancora non saldati e non si capisce ancora bene perché. Al sottoscritto, per non aver pagato una multa di 125 euro, gli hanno fatto il fermo amministrativo della beneamata moto. E poi, chi “parla” ora con Giorgetti per indurlo a più miti consigli sulla riforma?

Non a caso abbiamo citato solo questi due partiti ed escluso Fratelli d’Italia: le grandi partite o forse la sola grande partita in corso sul futuro della Rai vede solo loro come protagonisti: i giocatori in campo su Rai sono solo loro Way e tutto il dossier TLC ora in particolare evidenza con l’OPA di Poste su TIM che certamente avrà riflessi sul processo di vendita/fusione è nelle loro mani. Gli operatori TLC si stanno riprendendo il controllo della “delivery” ovvero del trasporto dei segnali verso il suo “parco clienti”. Rai, azionista di maggioranza di Rai Way, come intende affrontare il problema? Non è lontano il punto di svolta della connotazione della figura del “telespettatore”: da “abbonato” a “contrattualizzato” alla rete elettrica. Vedi l’annosa questione CDN: perché Rai continua a pagare un salasso di canone al fornitore esterno Akamay quando potrebbe utilizzare la rete CDN di Rai Way? Abbiamo avuto notizia solo ieri di TIM che ha disdetto il contratto con Inwitt. Le torri ora sono “roventi” e la possibile integrazione tra “torri” broadcast e “torri “telco sempre più probabile e necessaria. Ci potrà mai essere un “polo” unico delle torri sotto un solo controllo? L’Antitrust come potrà intervenire?

Ribadiamo, questo sarà il terreno unico, immediato e imprescindibile del futuro della Rai, il resto è solo “Canzonissima” e qualche replica di Montalbano. Su questo terreno giocheranno solo i più forti e preparati, per gli sprovveduti non c’è posto nemmeno a bordo campo per raccattare le palle. Il primo gol che si dovrà segnare è quello della Governance, dentro e fuori Rai Way.

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domenica 29 marzo 2026

Un pensiero affettuoso rivolto al futuro di Rai Uno

By Bloggorai ©

Ci preme rivolgere un affettuoso saluto e pensierino della domenica a tutti i nostri parenti, genitori e nonni,  e amici residenti nelle Comunità per “diversamente giovani” come alcuni di loro preferiscono essere definiti.

“Sono le ore 22 … la Sala comune sta per chiudere e la televisione verrà spenta. Si pregano i gentili ospiti di rientrare nelle loro stanze, gli assistenti sono a loro disposizione per eventuale accompagnamento… con l’occasione, rammentiamo che da stanotte entra in vigore l’ora legale e pertanto gli orologi dovranno essere spostati un’ora avanti. Buonanotte”.

A Villa Arzilla, ad una certa ora, tutti a nanna. Chi vuole e chi può, prosegue la serata nella sua stanza, da solo in compagnia se è doppia, con le parole crociate, con l’uncinetto, con una telefonata ai figli o nipoti, con due chiacchere sul più o meno del giorno.

In quello stesso momento su Rai Uno era iniziata da poco la seconda puntata di Canzonissima (un format “giovane” di oltre 50 anni) aperto con la sigla di Zum, Zum Zum a suo tempo (1968) cantata da Sylvie Vartan che poi divenne la sigla della stessa trasmissione. Nel mentre che la Carlucci (71 anni) introduceva la giuria (età media 59 anni) si apprestava a cantare Fausto Leali (81 anni) che ha riproposto il  testo “Almeno tu nell’universo” scritta nel 1972 e cantata dalla compianta Mia Martini nel 1989.

Sembra che i Gentili Ospiti di Villa Arzilla erano alquanto rammaricati per aver dovuto interrompere l’emozione di riascoltare brani dei bei tempi andati. Infin dei conti, anche questo è Servizio Pubblico.

I nostri “vecchietti” tutto sommato erano anche contenti di vedere Canzonissima però, si sa, le regole sono le regole. Comunque, Auditel ha sentenziato:

Rai Uno


Canale 5

Per quanto riguarda il totale 02.00- 25.59

Tot.  Rai              2,9 mln e 34,1% sh.

Tot. Mediaset     3,3 mln e 39,7% sh.

Certo, i numeri non dicono tutto ma pesano tanto. Ci torna in mente Rossi &C quando l’altra sera ha parlato in Vigilanza di una Rai proiettata verso il futuro. Chissà, magari ha ragione lui.

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sabato 28 marzo 2026

Mediaset e RAI: il solito giro di boa

By Bloggorai ©

“Questo è un film che parla di raggiri, di frodi e anche di bugie. Raccontate davanti a un caminetto, in una grande piazza o in un film, quasi tutti le storie più o meno celano una qualche menzogna” O. Welles, F for Fake, 1973

Per gli appassionati del grande schermo è un documentario di grande interesse. Si indaga sul vero e sul falso, sulla verità e sulla menzogna nell’arte, due termini che comunque da sempre accompagnano la storia umana.

Sicchè, questa riflessione ci torna in mente spesso e volentieri quando partecipiamo alla “narrazione” delle vicende Rai e del Servizio Pubblico, e dal nostro piccolo e modesto punto di vista, osserviamo e documentiamo spesso menzogne di varia natura e cultura. Ovviamente, ci torna in mente Rossi&C in Vigilanza Rai nei giorni scorsi quando si è lamentato della “narrazione” negativa sulla sua Azienda, la nostra Azienda.

Prendiamola alla larga, come al solito, e rinfreschiamoci la memoria. Come nasce e si sviluppa nell’era recente la “crisi” della “narrazione” Rai? Non è azzardato supporre che ci sia un luogo e una data di nascita certificata: Milano, maggio 1989, dentro un camper parcheggiato vicino Piazza Duomo si incontrano Bettino Craxi e Arnaldo Forlani con la “supervisione occulta” e la benedizione di Giulio Andreotti. Nasce il CAF e si stabilizza il Duopolio del sistema televisivo tra Rai e Mediaset che ancora tiene banco. Bloggorai era al VII piano di Viale Mazzini allora e ricorda benissimo il “confronto” tra i due lati del corridoio: da un lato DC e dall’altro PSI che per molti anni a venire hanno lasciato un solco profondissimo. Diciamolo meglio: questo “accordo” magari sotto altre spoglie ancora DEVE giocoforza tenere banco e chi tocca i fili si fa male o prova ad alterare o scomporre questo accordo salta il turno. Qualcuno, dentro e fuori la Rai ci ha provato e ci vorrebbe ancora provare.

Come vi abbiamo accennato e come a tuti voi è noto, Maurizio Gasparri, si è dimesso da Capogruppo di Forza Italia (il partito Mediaset) nonchè componente della Vigilanza RAI: vedi il pezzo pubblicato ieri dal Fatto per sapere di più. Ieri ha dichiarato “il mondo va avanti” mentre al suo posto arriva una certa Stefania Craxi. Stefania Craxi chi? La memoria non ci aiuta e andiamo a digitare questo nome su Google. Wikipedia ci propone una lunga e dettagliata biografia dove, ad un certo punto, leggiamo “Nel 2015, è stata condannata dalla Corte di cassazione al pagamento di 676.000 euro di imposte erariali, riferite alla sentenza penale di condanna di Bettino Craxi a seguito del processo per corruzione e finanziamento illecito per le tangenti della Metropolitana Milanese … Nel 2021, è stata condannata dalla Corte di cassazione, insieme al fratello e alla madre, al pagamento di 10 miliardi di lire di tasse evase, oltre a 20.000 euro di spese legali, relativamente ad un conto in Svizzera detenuto dal padre. Secondo quanto appurato dai magistrati, il conto era "materialmente riconducibile al Craxi e non al partito". Leggi pure https://www.corriere.it/cronache/15_novembre_11/cassazione-stefania-craxi-deve-pagare-debito-condanne-bettino-all-erario-andranno-676-mila-euro-d8beab1a-8892-11e5-a995-c9048b83b4c2.shtml 

Cassazione … Cassazione … ovvero il supremo livello di giustizia oltre il quale non si sa più cosa possa esserci se non il Divino. Tutto torna alle origini: suo padre Bettino ha ordito la trama Rai con il suo amico Berlusconi, prima con la riforma Mammì e poi con quella Gasparri, ed ora sua figlia potrebbe ordine la “nuova” riforma maldestra e scombinata che si vorrebbe chiudere in VIII Commissione Senato almeno per dare un contentino all’Europa che ci ha imposto l’EMFA. Si tratta di un cosiddetto "valore forte".

Se non che, a quel tempo, 1989, non c’era la Lega di mezzo e il PCI su quelle faccende non era molto pratico (se è per questo sembra anche ora). Il famigerato “conflitto di interesse” c’era ed è poi continuato ad esserci anche quando si poteva fare di più, quando la “sinistra” era al governo. Sic transit gloria mundi. Ora invece la Lega c’è e “lotta insieme a noi”. Il Ministro Giorgetti si è messo di traverso a brutto muso sul progetto di riforma Rai che, appunto Gasparri, voleva chiudere in fretta. Ora che è stato tagliato fuori Gasparri cosa potrà significare sull’iter della riforma: si arena ulteriormente o si affossa? E, per quanto riguarda la nomina della Agnes come presidente, sempre da lui stesso tanto difesa e sostenuta, che succede, si accelera per ratificare la sua nomina o verrà cancellata una volta per tutte? 

C’è solo un modo per cercare di capire: attendere l’esito della formidabile ondata di nomine previste nei prossimi giorni nelle principali Società controllate o partecipate dallo Stato: entro questa primavera il MEF (Giorgetti, ovvero la Lega) dovrà completare il quadro di rinnovi di oltre 21 società tra le quali le più rilevanti sono Eni, Enel, Leonardo, Poste, Mps, Enav e Terna. Robbbbba forte … fortissima direi. La “partita” Rai e, in subordine, la “partitina Rai Way” possono attendere. Tant’è che la prevista e probabile conferma (ancora non certissima e lo strano silenzio che la accompagna lascia aperto qualche dubbio, vedi l'assenza di comunicato sul recente Cda Rai) di Roberto Cecatto (dicono in quota Lega) alla prossima guida di Rai Way sta a dire qualcosa.

Sta a dire che, semplicemente e banalmente, la quotata di proprietà Rai non è una variabile autonoma o indipendente nel suo futuro industriale ma una subordinata, una “merce di scambio” nel mercatino della politica dove i soggetti interessati, guarda caso, sono sempre gli stessi ed uno in particolare emerge con forza: Mediaset. In altri termini: Fdi e FI, possono consentire ancora che un uomo Lega possa condurre il gioco di Rai Way nel suo prossimo e rilevante futuro? Un nostro simpatico quanto autorevole ed informatissimo interlocutore ci ha detto chiaro e tondo: “L’operazione, il “dossier” delle torri si chiude solo se e quando Mediaset lo riterrà opportuno con le sue condizioni e, tra queste, la più rilevante è la futura governance della nuova società e fintanto che non sarà chiarito questo punto il deal non si chiude. Inoltre, attenzione, se va in porto l’Opa di Poste su Tim, anche per Rai Way le cose possono assumere una dimensione di altra natura. Si parla di "infrastruttura tecnologica nel settore delle telecomunicazioni di primario e assoluto interesse strategico nazionale. Difficile supporre che in una operazione del genere, di tale portata, non si possa o non si debba tenere in debito conto dell’asset di Rai Way e, ancor più, in prospettiva di una possibile fusione con Ei Towers”. Interessante, molto.  

Al tavolo da gioco ora siedono solo tre giocatori: Lega, Fratelli d’Italie e Forza Italia. Tutti gli altri stanno a guardare. Attoniti e smarriti.

bloggorai@gmail.com 

venerdì 27 marzo 2026

RAI e RAI Way: il gioco è in corso

By Bloggorai ©

Le cose cambiano … e anche le persone cambiano. Dipende … da cosa dipende? Dalla punteggiatura: dipende se si pone un punto esclamativo, un punto interrogativo o i soliti tre puntini puntini come Bloggorai usa spesso.  

Il Paese è cambiato dopo l’esito del referendum? Forse si, almeno in superficie. Errore clamoroso sarebbe trasformare il grande e significativo successo del No in ipoteca sulle prossime elezioni. Intanto ce lo godiamo ma c’è uno zoccolo duro di conservazione, di “terra di mezzo”, di “moderati” sobri e dialoganti sempre pronti ad ogni avventura: vedi i “sinistri” per il si, per ora svaniti come bollicine di sapone.

La Rai è cambiata dopo l’esito del referendum? Questa una domanda alla quale non è facile rispondere e comunque con una risposta articolata e differenziata. Certo, ci sono state sostanziali e formali novità: la prima è stata l’audizione di Rossi&C in Vigilanza Rai. Agli occhi esperti, non sarà sfuggito che a quel tavolo non c’era una figura importante, il cosiddetto “terzo incomodo” che magari almeno uno strapuntino lo meritava: Roberto Sergio. Si è pure dibattuto sulla ormai moribonda "riforma per generi" da lui recentemente avversata. I più attenti osservatori, dicono, di averlo avvistato ai piedi del Monte Titano che mentre si aggirava pensoso e lo avrebbero sentito dire “Che ne sarà di me? Quale il mio futuro? Quali i miei padrini?”. E invece accanto a Rossi in Vigilanza c’era il suo Capo staff (!!!) e il Capo delle Risorse Umane, Felice Ventura, del quale dicono gran bene, un vero uomo di Azienda. Dicono tanto di lui.

La seconda sostanziale novità è che è saltato l’uomo di Forza Italia che da sempre, almeno dal 2004, è stato “l’uomo Rai” dentro la famiglia Berlusconi o viceversa: Maurizio Gasparri. Onore al merito: la sua riforma, per molti aspetti, resiste ancora dopo oltre 20 anni mentre la nuova che lui stesso aveva fortemente auspicato e benedetto (“Andrà in Aula entro dicembre 2025” ipse dixit) è in alto mare e in alto mare potrebbe restare per molto tempo ancora.

Torniamo per un momento a Rossi&C: che ne sarà di lui? Come abbiamo scritto, per quanto abbiamo potuto “intuire” ha la fiatella sul collo. Dicono che sia nervosetto. Dicono. Però qualcuno aggiunge in sua difesa “Cosa altro poteva fare? Ha obbedito a tutto” già, forse a tutto ma non a tutti. In Vigilanza l’altra sera ha provato a “buttarla in caciara” sciorinando tanti numeretti per dire “che la Rai è l’Azienda più bella del mondo” ma, di commissari “amici” pronti a spellarsi le mani ad applaudirlo non se ne sono visti molti, anzi. Quello stesso giorno, era arrivata la notizia delle dimissioni di Gasparri (componente della Vigilanza) e qualcuno l’ha intesa come una specie di “tana libera tutti” e ora “avanti con …”. Con cosa? Il buon Maurizio era (e forse è ancora) al centro di due vicende che impattano Rai: la ratifica del presidente in Vigilanza e il proseguimento dell’iter parlamentare sula riforma (inchiodata in VIII Commissione Senato). Fatto sta che la sera dell’Audizione la Floridia annuncia che per il giorno seguente si sarebbe dovuto riunire l’Ufficio di Presidenza della Vigilanza: saltato e rinviato a data da destinarsi!

Non abbiamo (ancora) la sfera di cristallo ma, con questo intendiamo sostenere che le “cose” dentro, intorno e fuori la Rai sono in movimento ma nessuno è in grado di dire esattamente verso quale direzione e quanto tempo occorre per sedimentare la polvere.  Sia per quanto riguarda i partiti di maggioranza e sia per quanto riguarda l’opposizione. La “guerra per bande” tra i personaggi e i loro partiti di riferimento potrebbe essersi acuita ed una possibile controprova è proprio la questione Rai Way al centro strategico di tutte le grandi scelte che interessano la Rai nel suo prossimo futuro. Come noto, c’è in ballo il rinnovo del Cda e dell’AD. Da ieri ci siamo fatti persuasi che la scelta potrebbe essere stata fatta, seppure ancora non ufficializzata: verrebbe confermato, almeno per ora, l’attuale AD Roberto Cecatto (dicono in quota Lega, dicono). “Ma come? È prossimo alla pensione!” già, forse proprio per quello, è un buon motivo per ritenerlo “l’uomo di transizione” verso un futuro ancora improbabile (cessione/fusione con Ei Towers). Sembra che l'Azionista di maggioranza, il MEF, ha una certa voce in capitolo, e sembra che sia lo stesso che ha messo una grossa zeppa sulla riforma. Sembra. Siamo ancora in attesa di certezza su Cecatto e di notizie sul rinvio del MoU con Ei Towers ma, grosso modo, ci dovremmo essere, salvo buon fine come si usa dire.  Ma, più ancora, intorno al nome di Cecatto e alla sua presunta “quota” di appartenenza” si gioca la partita vera che ci riconduce alla casella di partenza: come sono cambiate le “cose” dentro la Rai dopo la sberla del referendum, ovvero come si stanno riequilibrando i rapporti tra i tre partiti di maggioranza? Maluccio, dicono.

In soldoni: Bloggorai sostiene che per ora non si muove nulla. Non c’è un quadro, un contesto politico stabile, non c’è traccia di riforme e tantomeno di nominare il presidente Rai (manca ormai quasi un anno alla scadenza naturale e chi si imbarcherebbe in questa avventura?). Non ci sono progetti, non ci sono persone. Non c’è nulla e oltre la polvere dei numeri esposti da Rossi, c’è il deserto dei Tartari. “Il MERCATO, bellezza, vuole certezze e non chiacchere” commenta sarcastico un nostro amico mentre un altro attento lettore ci ha fatto notare, a proposito dinumeri, che nemmeno quelli sanno manipolare bene. Come vi abbiamo già scritto, durante la Vigilanza di mercoledì, è stato distribuito ai parlamentari un pamphlet, un opuscolo, un calepino che dir si voglia con alcuni numeri. Ebbene, il dato sullo share Rai (come si legge bene nella didascalia) è del 2024 e non è nemmeno esatto: il dato giusto è del 36,6% cioè fin qui hanno fatto un “ritocchino” innocente ma non hanno poi citato e considerato l’anno successivo, il 2025, che è del 35,7%. Un punto in meno ... che vuoi che sia!

Ps: ci sarebbe molto da scrivere anche sulle “cose che cambiano” dentro i partiti di opposizione. In Vigilanza l’altra sera abbiamo osservato qualcosa di molto, molto interessante. Ne riparliamo.

bloggorai@gmail.com

 

giovedì 26 marzo 2026

RAI: ieri sera, oggi e domani ... cose dell'altro mondo

By Bloggorai ©

Non scriviamo tutto ciò che sappiamo, ma sappiamo bene tutto ciò che scriviamo.

Questo post è indirizzato ai “raiotici” puri e duri. Prendetevela comoda se siete interessati, la prenderemo molto alla larga e inizieremo da lontano per arrivare al sodo.

Bloggorai, da giovanetto, era appassionato di cinema e non si è fatto mancare nulla. Dal “triangolo delle Bermude” composto dai tre cinema romani d’essai ovvero Rialto, Farnese e Nuovo Olimpia alle maratone di Massenzio con l’indimenticabile Napoleon di Abel Gance sotto il Colosseo della durata di quasi quattro ore. Siamo avvezzi a rimanere incollati di fronte ad uno schermo per molto tempo.

Ieri sera, come vi avevamo annunciato, è avvenuta l’audizione dell’AD Rai, Giampaolo Rossi, accompagnato dal suo capo staff (!) Di Gregorio e dal direttore Risorse Umane Ventura durata esattamente 2 ore e 37 minuti. Ce la siamo sorbita per intero. Iniziamo questo lungo racconto da quest'ultimo e, precisamente, da un lontano giugno 2022, quando Prima Comunicazione pubblica una foto dei giardinetti sotto Viale Mazzini con alcuni dirigenti e si riconoscono Mario Orfeo (ora direttore di Repubblica ex ex tante cose dentro e fuori la Rai), Marcello Ciannamea con la mascherina (quota Lega e da poco nominato potente direttore della Distribuzione), Stefano Coletta (dicono, forse, quota PD e però molto vicino all’AD Rossi, recentemente avrebbe detto in pubblico di “essere stanco e voler andare in pensione”),Marco Brancadoro (ex CFO) e, appunto, di spalle, è stato riconosciuto il Felice Ventura di cui sopra. Dicono di lui, in questi giorni, in queste ore, che “ambisce” e gestisce tante cose. Vedremo.

La foto è entrata nell’album di famiglia della Rai: è stata ed è tutt’ora la quintessenza, la sintesi perfetta, di come si gestiscono le “cose”. Queste “cose” sono note e familiari: trame e complotti, bande l’una conto l’altra armate fino ai denti che non fanno prigionieri, tutt’al più trattano, appunto, sottobanco o meglio ai giardinetti.  

Veniamo a ieri sera. L’incontro in Vigilanza, ci dicono, non inizia nel migliore di modi: c’è nervosismo specie tra i partiti di maggioranza. Si risente il colpo del referendum, manca Gasparri (ed è tutto dire). Anche nel giro del “filosofo di Colle Oppio”, dicono, si sente un soffietto sul collo. Con chi ce l’aveva la Meloni dopo la sberla del voto quando ha detto che “Da oggi non copro più nessuno, chi sbaglia paga”. Magari, ha pensato qualcuno che ha le antenne molto sensibili verso Via della Scrofa, vuoi vedere che ha messo gli occhi sulla Rai e che, magari, lei (ma non solo lei, vedi pure a Palazzo Chigi) ritiene una “certa” Rai che possa avere avuto qualche responsabilità nella disfatta referendaria??? E non si riferiva all’opposizione. Il Messaggero oggi scrive “La poltrona più a rischio sembra essere quella di Giampaolo Rossi ma non sarebbe la sola …”.

Per quanto abbiamo potuto intuire e sapere, la sensazione è fondata: “I nostri hanno fatto poco e male, e poi Giorgia non si fida molto di alcuni di loro, almeno non più”. Di chi esattamente chiediamo noi? “lasciamo perdere…” ci ha sussurrato sottovoce fina fina un nostro contatto.

Ecco allora che Rossi& C si presenta ieri sera in Vigilanza, atteso da tempo, con un simpatico papiello tutto colorato e pimpante ricco di dati, figure e numeroni. 

Acciperbacco, i commissari stupefatti da tanta solerzia lo hanno sfogliato per poi ascoltare un “fiume di parole” ovvero di numeri snocciolati dall’AD Rai. A Bloggorai è venuto uno stranguglione: e se fosse tutto come la racconta lui, allora non abbiamo capito nulla della vita e questi quasi otto anni di Blog sono trascorsi invano. Se il famigerato Marziano di cui abbiamo scritto tante volte fosse arrivato improvvisamente ieri sera a farci sorpresa e avesse ascoltato Rossi&C anche lui sarebbe caduto infartuato: una Rai del genere non esiste al mondo, accorrono da ogni dove dell’orbe terracqueo a copiarci, a vedere come siamo fatti, a Sanremo c'è la fila di"spioni"! Porca miseria. Ci è sfuggito qualcosa.

Fatto sta che Rossi& hanno mitragliato raso terra cioè, in sintesi: Piano industriale e sviluppo digitale … prevede oltre 100 milioni di investimenti (2024–2026) per integrare tv lineare, digitale e servizi on demand. Si investe inoltre in AI responsabile, digitalizzazione delle Teche (già 320.000 pellicole convertite) e modernizzazione tecnologica di studi, sedi e infrastrutture. Piano immobiliare …È stato avviato il più ampio progetto di riqualificazione immobiliare mai realizzato dalla Rai, con risparmi stimati in oltre 10 milioni annui dal 2032. Rai Way…Presentato il progetto di un hyperscale data center a Pomezia, infrastruttura strategica per la sovranità digitale nazionale. Audiovisivo La Rai conferma la centralità nel settore audiovisivo italiano: 880 milioni investiti nel triennio in fiction, cinema, documentari e animazione; Rai Cinema produce 200 film in tre anni con 190 partner; leadership nella fiction (570 milioni investiti, 111 titoli); documentari (223 nella stagione 2024–2025) e animazione (90 milioni investiti). Sport La Rai resta la casa dello sport nazionale, con 1,1 miliardi investiti in diritti 2021–2026. Nel 2025 ha trasmesso quasi 10.000 ore di sport. Ascolti ed eventi La platea tv cala, ma la Rai punta sulla qualità e sui grandi eventi. Risorse economiche La Rai opera con risorse inferiori a quelle dei principali broadcaster europei, canone non aggiornato all’inflazione e limiti di affollamento pubblicitario, ma garantisce l’offerta multipiattaforma più ampia in Europa. Risorse umane Il capitale umano è considerato centrale. Offerta informativa La Rai è il broadcaster pubblico europeo con la maggiore offerta informativa.

Conclusione: Le trasformazioni avviate dimostrano una Rai dinamica, innovativa e centrale per il settore audiovisivo nazionale. Pur in un contesto complesso, l’azienda continua a garantire pluralismo, qualità, accesso, memoria e identità, raggiungendo oltre l’80% degli italiani ogni settimana. Ipse dixit Rossi&C

Rossi & C meritavano un applauso che quegli ingrati parlamentari invece non gli hanno meritato. Anzi. Non sarà certo Bloggorai, oggi, a fare (solo per oggi) le pulci, il controcanto a tanta gloria. Ci limitiamo però ad un solo punto che merita attenzione particolare: Rai Way.

Durante l’audizione, il cellulare ha squillato più volte mente arrivavano messaggi su WhatsApp e tutti chiedevano lumi sulla possibilità che oggi pomeriggio il Cda Rai potesse “indicare” il nome da proporre all’Assemblea degli azionisti di RAi Way del prossimo 28 aprile per la successione all’attuale AD Cecatto. Ieri sera Rossi ha ricordato che tra pochi giorni, il 30, scade l’impegno del MoU con Ei Towers per la definizione delle prossime tappe sul progetto di fusione/cessione. Alla domanda in merito del senatore Bergesio (Lega) è stato risposto che “per motivi di riservatezza” non si può dire nulla. Bloggorai nei giorni scorsi lo ha scritto chiaro e tondo: per quanto ci è dato sapere e valutare, l’operazione è rinviata a tempo indeterminato e sarebbe “strano” assai che proprio sul tasto più delicato dell’operazione, ovvero la governance della futura società venisse in parte ipotecata con un nome Rai, ovvero di colei di cui si sente parlare, ovvero Paola Sciommeri, insidiata, si sente parlare, da Stefania Cinque, attuale Dirigente strategico di Rai Way, dicono autorevolmente sostenuta in quota FdI, e, sempre dicono, candidata di transizione al fine di raffreddare le ambizioni leghiste sul dossier delle torri che invece sta tanto a cuore a Mediaset. Consigliamo di rileggere attentamente quando abbiamo scritto lo scorso 19 marzo https://bloggorai.blogspot.com/2026/03/oggi-rai-way-la-madre-e-il-padre-di.html . Comunque, tutto è possibile. Vedremo.

Ma l’assedio alla poltrona di Rai Way è ambitissima anche perché politicissima e pagatissima (oltre 500 mila) vede anche altri autorevolissimi ambiziosi concorrenti interni tra i quali un evergreen che conosce bene la quotata: Roberto Sergio, già suo ex presidente. E, ci dicono, perché poi escludere lo stesso Ventura? Già, perché escluderlo? Ma, sembra, che qualcuno voglia fare i conti senza l’oste e gli osti sono anzitutto gli azionisti, ovvero i famigerati “fondi” (quelli che ogni tanto scrivono direttamente a Palazzo Chigi, vedi precedenti con Draghi) che controllano il pacchetto di minoranza e poi l’altro “oste” ovvero Ei Towers con il quale, prima o poi si dovrà decidere se fare queste nozze o meno, dopo oltre dieci anni di “fidanzamento”. E se venisse fuori che qualcuno (?) sta pensando ad un nome esterno? E se venisse fuori che questa Opa di Poste su TIM potesse interessare anche Rai Way e il “polo delle torri”? E se questa mezza bufala dell’investimento di Rai Way per l’Hyperscale di 400 milioni fosse solo fumo negli occhi a favore di Mediaset (come ha detto ieri sera la senatrice Bevilacqua dopo aver puntualmente snocciolato numeriche inchiodano Rossi&C)? Da ricordare che Rossi ha dichiarato “I tempi e i costi del progetto sono in evoluzione, strettamente legati alla quantità di investimenti che stiamo proponendo di fare” (ANSA del 17/3). Per curiosità quanti di voi sapevano che Poste.it “manda in onda” un proprio Tg? E semmai avvenisse la fusione e si creasse una “infrastruttura nazionale” PosTim con un proprio Tg di tali dimensioni diffuso in streaming cosa potrebbe succedere al già tribolante Tg1 che, dati AgCom 2026, ha perso negli ultimi anni qualche milione di telespettatori? E semmai fosse, questo ipotetico TG PostTim di quale Hyperscale si servirebbe? Di quello di Pomezia??? Sembra che il Marziano di cui sopra si sta reimbarcando sulla sua astronave per tornare a casa. Forse un po’ deluso.

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mercoledì 25 marzo 2026

lavori in corso

Questa sera dovrebbe, dovrebbe, essere prevista l'audizione dell'AD Rai, Gianpaolo Rossim in Vigilanza Rai.

Il dovrebbe è obbligatorio perché ci crederemo quando lo vedremo seduto tra gli scranni di San Macuto. Non si escludono sorprese o colpi di scena.

E, semmai fosse, sarà un'audizione surreale: la Commissione non può funzionare per uno dei suoi aspetti più rilevanti, ovvero la convalida della nomina del Presidente, eppure si metterà ad ascoltare e chiedere lumi alla persona incaricata di eseguire, mettere a terra, le indicazioni del Cda formalmente anomalo e, come pure abbiamo scritto, ai limiti della legittimità che però nessuno, compresi i i partiti di opposizione, hanno voglia di sollevare e indagare.   

Semmai fosse, sarà uno spettacolo da non perdere.

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ps: cmq, rimenete sintonizzati, oggi potremmo dare un aggiornamento sul tema Rai Way

martedì 24 marzo 2026

Referendum e TV: c'è un grande prato verdeeee .. dove nascono speranzeeeeee

 

By Bloggorai ©

23 marzo 2026, ore 14,58: il terrore corre sul filo … il risultato del referendum è una sorpresa anche se già dal mattino giravano molti “sondaggi” riservati che davano il No già vincente con oltre il 52%. 

A quell’ora, in quel momento, la scelta è stata ardua: seguire lo spoglio dal Tg1 o dal Tg7? Poche esitazioni: Mentana parte a “mitraglia” con ritmo e ospiti interessanti. Uno sguardo rapido su RaiUno e si capisce subito che non c’è partita. Rimaniamo su La 7. Il pomeriggio corre sul filo di un entusiasmo trattenuto, quasi incredulo. Comincia a circolare ‘sta storia degli italiani all’estero … e quanti mai saranno e poi so’ tutti “destri”??? No, tranquilli, sereni, pacati, sobri … anche loro hanno un’anima che batte democraticamente… dai che ce l’abbiamo fatta… Meloni … Nordio … tiè !!! piglia, incassa e porta a casa…

Sicché il pomeriggio continuava a proseguire un po’ convulso quasi a voler cercare continua conferma del risultato che via via era sempre più chiaro. Si … ad un certo punto, quando, alle 16.59 in punto Rai Uno (che aveva iniziato alle 14.50) ha passato la linea a Rai Due ce ne siamo convinti: il NO ha vinto e non ci sarà Bruno Vespa a condurre lo speciale. Rai Tre ha iniziato lo Speciale alle 14.50 ed ha ottenuto il 5,5% di share con circa 0,6 mln di telespettatori.

La serata può proseguire, le bottiglie di prosecco possono essere tirate fuori e già si può brindare con un aperitivo. E il pomeriggio storico di questo referendum televisivamente parlando è passato così:

A voi l’arduo compito di commentare e riflettere.

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