mercoledì 9 settembre 2026

Il nuovo grande Patto Politico RAI e Mediaset

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“Hello … Bruxelles???”

“Yes, oui, ja …”

“Please, some news about EMFA in Italy (domanda posta anche in francese e tedesco) ???”

“One moment please … We know that your Parlament it’s on the job … you must wait”

 

“Pronto, buongiorno… ci sono novità sul dibattito per la riforma Rai?”

“Si, proprio oggi alle 13 si riprende l’esame degli emendamenti”

 

“Pronto, buongiorno, ci sono novità per la Vigilanza? Convocazioni?”

“Nulla, non c’è nulla da riferire”

“Caro, cara (parlamentari vari) … ci sono novità sul “tavolo di lavoro” per la riforma Rai?”

“No, in questo momento abbiamo ben altro a cui pensare: la riforma elettorale”.

Lasciamo perdere, non è aria. Il tema “RAI e Servizio Pubblico” non è all’ordine del giorno ed è verosimile che non lo sarà per molti giorni ancora. Giustamente: perché dovrebbe interessare agli italiani quale potrà essere il futuro di questa Azienda, di questo Servizio Pubblico, di questo Cda. C’è un solo tasto “sensibile” sul quale si potrebbe avvertire qualche timido segno di attenzione: il canone. Attenzione: Vannacci dixit “Bisogna togliere fin da subito Bollo Auto e Canone Rai due ingiuste estorsioni statali. Futuro Nazionale” in buona compagnia del suo ex socio Matteo Salvini che sull’abolizione o riduzione progressiva del canone RAI hanno fatto e faranno un perno della battaglia politica. Seconda attenzione: il tema canone non è un tasto sensibile solo in ambito Lega &C ma anche nel “campo largo” c’è chi guarda con attenzione ad una proposta del genere. Da non dimenticare le suggestioni sulla fiscalità generale ed altre simili.

Fatto sta che questo, oggi, è lo stato dell’arte: di Rai non se ne parla e tutto ciò di cui si parla è solo in detrazione. “Non ne azzeccano mezza di una …”: da quando quel famigerato ottobre 2024 si è insediato il Cda di destra destra il piano di scivolamento Rai si è sempre più inclinato su tanti fronti ma quello più significativo si riferisce all’emigrazione di centinaia di migliaia di telespettatori verso altre emittenti e altre piattaforme. Lo certificano i dati trimestrali AgCom, lo certificano i dati quotidiani Auditel: ormai quasi ogni giorno, puntuale, il “bollettino degli ascolti” delle 10 del mattino è inesorabile: RAI sta sotto Mediaset per tanti punti percentuali, a volte anche 10. Ieri sera RAI con il 32% e 2,4 mln in day time e Mediaset con il 39% e 3 mln circa. Abbiamo ripreso il nostro faldone, la nostra memoria cartacea, dove ritroviamo innumerevoli titoli che riportano sorpasso ormai pressoché consolidato e difficilmente recuperabile. L’abitudine, l’affezione e la preferenza si è decisamente spostata verso Mediaset.

Ci poniamo la domanda. Si tratta solo di incapacità manageriale dei vertici Rai non adeguati a proporre prodotti o contenuti appetibili e di successo oppure di una scelta strategica ovvero politica? Recentemente in un articolo sul Sole abbiamo letto che non si tratta solo di numeri “…dietro i quali c’è una differenza di strategia. Mediaset ha deciso di non mandare in vacanza la sua offerta”. Rai si. Tutto qui.

Ormai ci stiamo facendo convinzione che si tratta di una perfetta combinazione di elementi: la RAI non regge più il peso della sua connotazione sociale del suo pubblico sempre più anziano, over 55, mentre il resto del mondo audiovisivo intravvede orizzonti più ampi. L’offerta generalista Rai è “vecchia”, ripassata e riesumata dai fondi di magazzino. Le repliche delle repliche, la scelta dei format e dei personaggi sono scientificamente indirizzati ad un pubblico ormai semi cloroformizzato.

Ma il tema che più può essere rilevante può interessare riguarda un possibile “accordo politico” sottinteso tra i partiti di governo finalizzato a ridurre lo spazio editoriale (e quindi pubblicitario) della Rai a favore di Mediaset, come ai vecchi tempi del famigerato “patto del Camper”. Da non dimenticare poi il famigerato “Rossi pensiero” laddove ha rivendicato il “mio” successo sulla nuova dimensione di Rai Tre.

Bene … staremo a vedere.

Nel frattempo, seguiamo sempre con attenzione il “caso mediatico” del Corriere e del suo editore. Oggi da leggere attentamente e interpretare il pezzo con il titolo “Ranucci e le omissioni su Lavitola”: il tema posto in primo piano è Ranucci e solo in subordine Lavitola. Già, poiché di “notizie” non se ne vede l’ombra mentre è sempre più evidente il costante interesse del Corriere sulla vicenda. Nota a margine: ieri il Tg La 7 non ha mai citato “il caso Ranucci”. Seconda nota a margine: i Tg Mediaset hanno riservato un’attenzione meno rilevante. Significativo.

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martedì 8 settembre 2026

Il "caso mediatico" di origine sconosciuta e il "ritorno alla normalità" della RAI

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Gli italiani potrebbero avere tante "cose" per la testa: anzitutto l'economia ovvero inflazione, costo della vita, lavoro. Supponiamo poi che abbiano per la testa, in ordine sparso: sanità, istruzione, trasporti. Poi ancora: la destra al Governo e quella che ancora non c'è e minaccia di esserci. E poi ancora: guerre varie, ambiente devastato e clima impazzito. Non ultimo: riforma elettorale e prossime elezioni e, sullo sfondo, la nomina del nuovo presidente della Repubblica.

In questo quadro, in tale contesto, l'editore Cairo ci regala ogni giorno perle di saggezza mediatica/politica antica e profonda. Come lo abbiamo già definito, il Corriere e La 7, hanno costruito una “narrazione” della vicenda Lavitola/Ranucci in modo del tutto “originale” tanto da meritarsi la definizione di “caso mediatico” di origine sconosciuta.

Ieri abbiamo assistito a due momenti epici di giornalismo televisivo. Il primo lo abbiamo ascoltato all’edizione delle 13.30 del Tg La7 quando è stato proposto il titolo di un servizio: “Il caso Ranucci” e la notizia invece era tutta e solo relativa all’interrogatorio di Lavitola e di Ranucci quasi non si faceva alcun cenno. Fa il paio con l’occhiello che nei giorni precedenti abbiamo visto sul Corriere con le tante paginate alla vicenda: il “caso” non era più la bomba, il suo mandante e il suo movente, ma Ranucci e la trasmissione Report ovvero Ranucci e la sua amicizia con Lavitola, Ranucci e il suo racconto erotico, Ranucci e le sue auto con o senza contrassegno assicurativo, Ranucci e lo Zimbabwe, Ranucci e la redazione di Report. Mentre tutto il resto (il famigerato Comitato Etico RAI e l’accusa di “opacità e interferenze” titolate dal Corriere senza specificarne una cha sia una) va tutto in secondo piano. Il “main stream” è servito, l’obiettivo è stato raggiunto, Meloni/Rossi & C sono felici e contenti e cosa sarà il prossimo Report lo sapremo solo vivendo.

Se non che, ieri sera, all’edizione delle 20.00 del Tg di La7 è stato raggiuta una vetta sublime: è stato pubblicato un sondaggio esclusivo sulla sola vicenda Ranucci. Il titolo era “Opinioni sul caso Ranucci”. Allora, con ordine: Mentana si sarà avvalso della preziosa collaborazione del suo collega Paolo Mieli che pure, a proposito di sondaggi su Ranucci, ne dovrebbe sapere qualcosa viste le sue frequentazioni al ristorante di Lavitola tra un piatto di vongole senza guscio ed un altro? Dettagli, quisquilie che tutti hanno presto dimenticato (compreso il Cappellini di Repubblica). Fatto sta che si insiste sul “caso Ranucci” mentre il “caso Lavitola” sfuma in secondo piano. Ma il sondaggio qualche domanda la pone: perché, appunto, tra i tanti temi e problemi di ben altra rilevanza, il Tg de La 7 si prende cura di fare un sondaggio proprio sul “caso Ranucci”? perché è stato commissionato? perché tanta enfasi, attenzione e curiosità sulla “ipotesi” di Ranucci in politica visto che ora non è un tema in alcun modo rilevante e all’ordine del giorno?

Da tempo abbiamo posto la domanda e avanzato dubbi sul “caso mediatico” del Corriere ma ancora non troviamo risposte convincenti. Prima o poi lo scopriremo, strada facendo.

Se non che, stamattina, sempre sul Corriere, appare un commento di Aldo Grasso che, al suo solito, picchia duro sulle fragili scatole della Rai e del Servizio Pubblico e titola: “La Ripartenza Rai, l’intrattenimento e il riciclaggio culturale”. Si legge “Ci siamo lasciati alle spalle tre o quattro mesi di nulla televisivo soprattutto sui canali Rai quelli del Servizio Pubblico. Alla ripresa, dunque, provo a recensire l'ultimo parto dell'intrattenimento (il nulla) anche se chiamarlo “intrattenimento” è già una concessione alla speranza”. Questa volta Grasso ci appare fin troppo indulgente: omette di scrivere che gli ascolti tracollano sotto i colpi di una estate da dimenticare. Dal nulla al niente, dal vuoto al vacuo: viaggio della Rai andata e ritorno da una stagione all’altra, da un anno all’altro, da un “pacco” all’altro verso un inesorabile e inevitabile declino, verso il solito “ritorno alla normalità”. E già perché sta per ricominciare il gioco dei “pacchi” su Rai Uno, il più clamoroso sostegno mediatico alla ludopatia senza che nessuno batta ciglio con la sola “novità” del cagnolino Gennarino che non sarà più sulla scena. Clamoroso!

Per la cronaca e a futura memoria: ci torna in mente la dichiarazione di ieri di Claudia Di Pasquale, neo co conduttrice del “nuovo” Report: “…non vogliamo più essere la notizia, ma fare notizie.” Ancora non ci è chiaro il concetto.   

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lunedì 7 settembre 2026

L'arte del Dubbio

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Il Dubbio è un’arte sopraffina. Il Dubbio è uno stile di vita, un metodo scientifico, un approccio metodologico, una filosofia esistenziale ovvero una “Weltanschauung” nell’epoca del Web, dei social e delle chat. Si avvicina molto all’approccio scettico e interrogativo.

Oggi ci soffermiamo rapidamente su un paio di passaggi di un’intervista comparsa sul Corriere di oggi a Claudia Di Pasquale, la co-conduttrice di Report insieme a Piervincenzi al posto di Ranucci.

Un paio di dubbi ci sono venuti.

Dubbio n. 1: “… Non vogliamo più essere la notizia ma fare le notizie”. Ha detto la Di Pasquale. Ci corre il dubbio di interpretazione sulla differenza (profonda) tra i due verbi usati. “Non vogliamo essere più…” sta a dire che, secondo la sua opinione, Report nel passato “è stata notizia” ovvero è stato il punto focale di un “metodo” (il famigerato e accusato “metodo Report” del quale anche lei è stata parte attiva). Essere o fare? Ora, si può anche sostenere che le “cose” cambiano e quindi anche il metodo si adegua però sarebbe utile sapere e conoscere come e perché avviene questa evoluzione. Cosa non funzionava con il “metodo” precedente dove le notizie “erano” e non si facevano?  Chi e perché ha ritenuto necessario questo passaggio? Poi, cosa si intende esattamente “essere” e cosa si intende esattamente con “fare” notizie? Questo secondo verbo ci appare più interessante da valutare. Le “notizie” si “fanno”? in che modo? Chi, dove e quando le “fa”? Come la Di Pasquale intende “fare” le notizie nel suo prossimo Report? In genere, le notizie si “fanno” da sole e il compito dei giornalisti è riportarle con relativa obiettività.  

Dubbio n. 2: ad un certo punto la Di Pasquale dice “… faremo inchieste su destra e sinistra, come sempre”. Ineccepibile, ma l’enunciato suona bene alle orecchie di chi è stato maggiormente oggetto di attenzione da parte del “vecchio” Report: è vero, buona parte delle sue inchieste sono state attenzionate verso la destra e dintorni. Ma semplicemente e banalmente perché a destra c’era molto più “materiale” ovvero “notizie” rispetto a quante ce ne potevano essere a sinistra. Ci corre il dubbio che questo enunciato occorre più a tranquillizzare i timorosi di destra che non ammonire a sinistra. In soldoni: le inchieste si fanno sui fatti, accertati o presunti, sui reati già commessi o in procinto di esserlo, sulle “notizie” che già “sono” indipendentemente dall’area politica alla quale potrebbero appartenere. O no?

Abbiamo vaga, vaghissima impressione, che ci sia stata una leggera esondazione grammaticale o lessicologica se non, temiamo con la speranza di essere smentiti, una diversa “postura” giornalistica intesa come nuova linea editoriale di Report.

Abbiamo il dubbio che, forse, l’obiettivo principale di questo Governo e di questo Cda Rai di destra era non solo e non tanto rimuovere Ranucci (finora in modo segreto ed arbitrario) ma proseguire l’intero disegno proposto da Rossi&C.: picconare RaiTre e il suo prodotto giornalistico di punta. Siamo alla vigilia di una prossima competizione elettorale. Non perdiamo di vista questo elemento.

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domenica 6 settembre 2026

RAI e Report: la festa è finita, trasmettete in pace

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“Amici, Romani, compatrioti, prestatemi orecchio! Vengo per demolire Ranucci, non per lodarlo. Il male che gli uomini fanno vive dopo di loro;

Il nobile Triunviro della RAI vi ha detto che Ranucci era ambizioso (opaco e interferito, come ha scritto il Corriere): se così fosse, sarebbe una colpa grave, e Ranucci ne ha risposto gravemente.

Qui, con il permesso del Governo e degli altri - perché il Governo è un uomo d'onore; così sono tutti, tutti uomini d'onore - vengo a parlare alla demolizione di Ranucci. Era mio amico, fedele e giusto con me: ma il Governo dice che era ambizioso; e il Governo è un uomo d'onore. …

Ma eccomi qui per dire ciò che so. Voi tutti lo amavate una volta, non senza ragione: Quale ragione vi trattiene allora dal piangere per lui? O giudizio! Tu sei fuggito tra le bestie brutali, E gli uomini hanno perso la ragione. Abbi pazienza con me”.

 

Riassumiamo e sintetizziamo:

16 ottobre: bomba esplode sotto casa di Ranucci

Iniziano le indagini, tutt’ora in corso

Si riunisce il Comitato Etico: Ranucci viene “espulso” da Report

Si avvia la “trattativa” e si “apre un canale di comunicazione”

La redazione di Report esulta: la trasmissione è salva.

La concatenazione dei fatti, per quanto noti e per come li abbiamo seguiti attentamente in queste lunghe settimane, non lascia adito a dubbi o consente personali interpretazioni. La Rai, a suo insindacabile e segreto giudizio, ha “espulso” Ranucci senza alcuna motivazione: “Io lo posso fare, io non devo rendere conto a nessuno se non al Governo che mi ha insediato e il Governo vuole così ovvero Ranucci fuori dalle scatole e Report ricondotto a più miti consigli”. Punto. Per il resto, si vedrà presto in Tribunale dove Ranucci ha presentato un ricorso ex Art. 700 CPC. Non sia mai detto che un Giudice possa accoglierlo. Ne vedremo delle belle.

Se non che, si avvia una “trattativa” tra la Rai e la Redazione di Report che aveva minacciato fuoco e fiamme dopo la nomina di Presutti e Piervincenzi al posto di Ranucci. La battaglia, la trattativa era anzitutto sui nomi: tolta di mezzo la Presutti (brava!) arriva la Di Pasquale (più brava!) e la redazione brinda al successo: Report è salvo e lotterà insieme a noi! 

Dicono, pare, sembra che a Palazzo Chigi, nel giorno del compleanno di Governo della Meloni, abbiano tirato un sospiro di sollievo; dicono, pare, sembra che Rossi & C hanno festeggiato con il Prosecco e le noccioline; dicono, pare sembra che da oggi Corsini verrà chiamato “il mediatore” e, a sinistra, qualcuno ha scritto che “…  La Rai è stata costretta a fare un passo indietro … La fisionomia del programma, almeno per ora, ha maggiori possibilità di sopravvivere. La lotta ha prodotto un risultato concreto. Sta qui la lezione politica di questa vicenda… A volte, per restare liberi, bisogna restare. E lottare”. Ovvero “Avanti popolo … alla riscossa …” abbiamo vinto noi: la Rai con un occhio nero (uno solo) ma nero nero!!!

Bloggorai non è affatto convinto di tale entusiasmo e le immagini dei festeggiamenti della redazione lo hanno lasciato alquanto imbarazzato e perplesso. 

A se il Triumvirato Rai si ritiene soddisfatto banalmente è perché ha ottenuto almeno buona parte di quanto voleva: salvare capra e cavoli, ovvero fuori Ranucci ed evitare problemi con la messa in onda di Report il prossimo 8 novembre. B ha ottenuto una conduzione “collegiale” ovvero con Piervincenzi affiancato alla Di Pasquale C la Rai ha usato un’arma subdole micidiale: il ricatto ovvero “se volete continuare la protesta vi sostituiamo tutti in un attimo” D Report era sotto tiro di questa Rai da tempo, tagli al budget e alle puntate e non abbiamo memoria di “lotta dura senza paura”. E il fatto che la Rai ha agito dì imperio, ovvero sotto dettatura del Comitato Etico, ovvero sotto le indicazioni di membri del Governo, ovvero sotto la direzione dell’AD Rossi è passato del tutto in secondo piano.

Da questo punto di vista la presunta “lezione politica” di questa vicenda è stata ed è una catastrofe dagli esiti del tutto incerti.

Ora, si torna alla “normalità” ovvero alla prosecuzione del progetto politico dell’AD sullo smantellamento di RaiTre, agli ascolti che calano progressivamente, alla nomina del Presidente del Cda ancora in altissimo mare e alla riforma Rai che semmai potesse prendere forma non potrà essere che a colpi di maggioranza: la Meloni vorrebbe andare alle urne a maggio e non c’è tempo da perdere. Rossi deve essere premiato. O con la riconferma per i prossimi 4 anni o con un posto in Parlamento.

Cosa c’è da festeggiare?

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venerdì 4 settembre 2026

Governo, RAI, Report: e vissero tutti felici e contenti

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Sono le “persone” che fanno le “cose” e giammai avviene il contrario. Parafrasando: sono le persone che fanno le trasmissioni e giammai avviene il contrario (con qualche rara e possibile eccezione). Poniamo un punto interrogativo, non si sa mai. A Bloggorai corrono tanti dubbi e perplessità. Avessimo sbagliato tutto?

Ricapitoliamo. Ieri si è conclusa con un “happy end” ovvero con un “vissero insieme felici e contenti” ovvero “volemose bene” ovvero ancora “tutti abbiamo famiglia” la tormentata vicenda della Rai contro Ranucci che, non dimentichiamolo mai, era in corso e nel “mirino” di questo Cda Rai e del suo Triumvirato Rossi& C ben prima della bomba. La “vicenda” non nasce il 16 ottobre scorso ma molti mesi addietro nell’insofferenza politica del Governo contro Ranucci (tagli di budget, spostamento della messa in onda, riduzione delle puntate etc). Su questi temi, tutto questo spirito battagliero dentro e fuori della redazione lo si è visto ben poco. Nello stesso Cda la questione è rimasta sempre sospesa a “faremo sapere” da parte di Rossi&C.

Riavvolgiamo il nastro degli ultimi giorni. Il famigerato Comitato Etico propone all’AD Rossi il suo resoconto di indagine (come, dove, su cosa?). Si riunisce il Triumvirato e, a suo insindacabile e segreto giudizio, emette il verdetto: fuori Ranucci dalle palle e dentro la Presutti e Piervincenzi. Apriti cielo: minacce di apocalisse prossima ventura: la redazione minaccia la diserzione di massa, sciopero e rischio di far salare la partenza di Report il prossimo 8 novembre. Rossi&C stanno con il piedino sulla buccia di banana: sanno che rischiano grosso e minacciano la redazione di Report: vi sostituiamo tutti, non abbiamo bisogno di voi! La trattativa è dura, sottile, perversa e violenta quanto efficace: si apre “un canale di comunicazione” tra Corsini (plenipotenziario di Rossi & C) e la redazione. Il nodo centrale sembra essere la “brava” Presutti. Togliamo di mezzo lei, mettiamo Claudia Di Pasquale, una altrettanto brava (storica, vincitrice di premi e dalle domande urticanti) e il gioco è fatto: la redazione di Report esulta come se avessero vinto al Gratta e Vinci. Ranucci non viene mai citato. Scene di giubilo a Via Teulada. Corsini corre a telefonare a Rossi: missione compiuta, pericolo scampato e Report è salvo. Sembra che pure Sigfrido abbia dato il suo consenso: “Felicissimo, l’avrei proposta io stesso”. Anche da Palazzo Chigi tirano un sospiro di sollievo proprio oggi che la Meloni festeggia il suo storico traguardo al Governo. Sentitamente ringrazia Rossi & C.: ‘sta storia di Ranucci, Report etc stava rompendo le scatole. Basta.  

Allora: tutto a posto? Non ne siamo per nulla certi e, anzi, qualche problemino si pone. In primo luogo rimane un fatto indiscutibile: la “rimozione” forzata di Ranucci senza uno straccio di motivazione, di prova a suo carico o di argomentazione editoriale che dir si voglia. Sul tema zero assoluto, nessuno fiata. L’azienda può farlo? Certo che si ma non sempre e non comunque, specie se si tratta di una sostanziosa induzione proveniente dal Governo. Questo elemento oggi, con la “narrazione” proposta della “pace sociale” tra Rai e redazione di Report passa in secondo piano. Se la vedranno gli avvocati e i giudici. Il piano “politico” di tutta la vicenda viene presto dimenticato e i primi a mostrare la “memoria corta” sembrano proprio i soggetti che hanno condotto la trattativa. Ora il “main stream” sembra essere: abbiamo salvato Report, il giornalismo d’inchiesta e RaiTre. Missione compiuta. Sarà così?

Ovviamente non abbiamo la palla di vetro per immaginare cosa potrà avvenire nel prossimo futuro, dopo l’8 novembre, ma qualche interrogativo si può porre. È Ranucci che ha fatto Report o è Report che ha fatto Ranucci? Il “metodo Report” si applica a chiunque lo conduce oppure si modifica a seconda delle necessità, opportunità e convenienze politiche? La scelta e l’impaginazione dei suoi servizi, degli argomenti e delle indagini proposte, non è e non può essere materia neutra: si può indagare sull’origine misteriosa delle noccioline del Burundi oppure sulla Santanchè o sul figlio di La Russa. Se riavvolgiamo il nastro della trasmissione: come possiamo valutare le differenze tra le due conduzioni Gabanelli e Ranucci nel diverso e sostanziale contesto storico e politico in cui si sono svolte?

Proseguiamo con gli interrogativi. Come abbiamo scritto e ribadiamo, siamo alla viglia dell’apertura della campagna elettorale del 2027 e riteniamo che questo sia il solo punto focale per leggere correttamente le vicende attuali. Se è vero che Report è considerata la sola trasmissione di punta del giornalismo d’inchiesta del Servizio Pubblico, ne consegue che appare impensabile o difficilmente tollerabile da questa destra che il “nuovo” Report possa prospettarsi come una meteora impazzita che vaga a suo piacimento nel firmamento della scena politica prossima ventura. Lo vedremo … strada facendo.

Piccola nota a margine sul “caso mediatico” del Corriere della Sera. A Bloggorai piace andare in edicola, dal fido Maurizio, e comprare i giornali cartacei. Ieri il Corriere si è presentato al modico prezzo di 2,70 euro solo perché conteneva in allegato una copia di una vecchia edizione del 2024, senza motivazione e senza un perché. Abbiamo cercato di saperlo ma non ci siamo riusciti. Però siamo andati a vedere qualcosa: il Corriere, secondo dati ADS (Accertamenti Diffusione Stampa) nell’anno 2024 le vendite medie giornaliere in edicola si attestavano a circa 122.000 – 125.000 copie. Oggi invece le vendite medie giornaliere in edicola si sono attestate attorno a 95.900 – 96.000 copie. Se continua di questo passo, nel giro di qualche anno il Corriere si dovrà comprare in gioielleria o da un antiquario. Torneremo sul “caso mediatico” e della sua “narrazione” sulla vicenda Lavitola- Ranucci.

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giovedì 3 settembre 2026

La "faccenda RAI" vista dal buco della serratura

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Tempi moderni. Prima di andare avanti dobbiamo doverosamente riprendere la notizia nascosta del giorno, ovvero la cifra tragicomica della “vicenda Rai” cioè un virgolettato di Dagospia di ieri alle 20.05: “Episodio pittoresco nel mezzo della riunione (tra Corsini Rai e la redazione di Report): un giornalista di una prestigiosa testata della Rai sarebbe stato beccato a origliare da un bagno vicino alla sala della riunione, e sarebbe stato cacciato via”. Proviamo ad immaginare la scena: da pagare il biglietto. 

Siamo alle comiche iniziali secondo una nobile tradizione: si può sempre ricordare lo storico ex direttore del Tg1, ex parlamentare del Popolo della Libertà, oggi spesso in Tv come opinionista che ha fatto la cifra giornalistica dell’ascolto dal bagno delle signore nella sede dell’ex PSI (vedi articolo de La Stampa del 21 maggio 2019 con il titolo “Un cronista da marciapiede”  https://www.lastampa.it/politica/2009/05/21/news/il-cronista-da-marciapiede-1.37065865/ ).  

Sprovveduti allo sbaraglio. Come altro definire certi personaggi che si credono improvvisamente di essere il Marchese del Grillo salvo poi doversi rivedere nelle vesti più sobrie e modeste di un umile e servizievole scudiero? Non era difficile prevedere il possibile scenario che si sta ora disponendo sul “caso Lavitola”. Come abbiamo scritto ieri Rossi & C non possono vincere e non vogliono perdere. Tra le ipotesi possibili che abbiamo accennato ieri, la seconda è quella che sta prendendo forma: trattare per intanto con la redazione e poi con Ranucci e ora l’ordine è “tenere aperto un canale di comunicazione” ovvero ovvero cedere e trovare un modo per uscire dal loro stesso pantano senza rompersi l’osso del collo con una figura di tolla e possibilmente prima, semmai fosse, che un Giudice del Lavoro possa applicare il temuto Art. 700 CPC. e disporre il reintegro immediato di Ranucci alla conduzione Report.

Il “triumvirato” Rossi-Ventura-Spadafora non hanno alternative: sanno di non poter mettere a rischio la sopravvivenza di Report con i suoi ascolti ineguagliabili. Erano con le spalle al muro prima e lo sono ancora di più oggi, peraltro pure con i “soffietti” che gli arrivano da Palazzo Chigi dove, sembra, non vedono con gran piacere tutta ‘sta caciara intorno alla Rai.

Lo abbiamo scritto più volte: hanno commesso un errore strategico fondamentale: affidarsi al famigerato quanto farlocco Comitato Etico, sperando che gli fornisse un appiglio “tecnico” per togliersi Ranucci fuori dalle scatole. Nonostante che nelle settimane scorse, un giorno si e l’altro pure, comparissero “voci” e “fonti” interne che facevano sapere i capi di accusa contro Ranucci, alla fine si sono resi conto di non avere nulla in mano contro Ranucci e hanno provato il bluff sperando nella segretezza della relazione del Comitato: intanto facciamolo fuori e mettiamoci due nomi a nostro esclusivo gradimento e poi si vedrà.

Se non che, come sanno bene tutti coloro che almeno per amicizia, si sono avvicinati ad un tavolo di Poker, il bluff non si improvvisa e non si fa giammai quando sei sotto botta. Se lo fai per disperazione gli altri giocatori lo “sentono” e non ti concedono scampo: vedono il tuo bluff e tu che non hai niente in mano rimani come Don Falcuccio. E così, quando hanno calato le carte dei due nuovi conduttori hanno scoperto che erano carte bucate, che non era sufficiente sostenere che i due hanno vinto qualche concorso per giornalisti per condurre Report. Ed ora la Presutti si è ritirata. E ora si sono dati 12/24 ore di tempo per “valutare”.

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