martedì 30 giugno 2026

RAI Way fine dei giochi

By Bloggorai ©

Al termine di un fidanzamento lungo e impossibile, Rien ne va plus! I giochi sono fatti! Alea jacta est! Iatevenne ‘a casa!!! Ieri, nel cuore della notte è arrivato il segnale forte e chiaro: l’accordo tra RaWay e EiTowers è saltato e questa volta, forse, per sempre ... anche se mai dire mai.

I dettagli del mancato accordo sono descritti e sintetizzati bene dal Sole 24 ore a firma Andrea Biondi e leggiamo il titolo: “Media, salta la fusione delle torri: nessun accordo EiTowers RaiWay”.

Come abbiamo scritto innumerevoli volte: questa operazione poggiava (ora declinata al passato, forse) su tre pilastri, ovvero i cosiddetti razionali”: finanziario, industriale e politico. Nel corso della trattativa sono stati, formalmente, i primi due ad essere al centro del confronto tra le parti ma sostanzialemente, ribadiamo quanto a noi noto, è stato lo scoglio del “razionale” politico a prevalere. Lo abbiamo scritto: il tema era la governance, le deleghe tra AD e Presidente e, sostanzialmente “chi” sarebbero i nomi ovvero in quale quota politica andrebbero ascritti. In buona sostanza, nessuno si fida più di nessuno (specie se ci riferisce ad alcuni nomi che girano di fonte Rai). Il “malloppo” è grosso e non si molla facilmente. Inoltre, sempre sul “razionale” politico” pesa e grava molto l’incertezza normativa: nessuno oggi, 1 luglio 2026, è in grado di scommettere un soldo bucato su quando, in che termini e se vedrà la luce in questa legislatura la riforma della Rai a seguito dell’EMFA. Come abbiamo pure scritto ieri, il 2027 è dietro l’angolo e le incognite sono tante e di assoluto rilievo.

Per ora registriamo la fine di una storia misteriosa durata oltre 10 anni, che entrerà tra le vicende oscure del Servizio Pubblico e delle persone che non hanno voluto o hanno ostacolato l’operazione. Per ora registriamo che Rai dovrà rivedere rapidamente i suoi conti e il suo Piano Industriale che contava molto su questa operazione (corca 200 mln). Tra poco ci sarà una informativa in Cda.

Rimanete sintonizzati, ci potrà essere un secondo lancio in giornata.

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Assalto al Colle: il 2027 dietro l'angolo e la Rai si prepara

By Bloggorai ©

Salvini al Viminale e la Meloni al Quirinale mentre Draghi si interroga su “Competere o sparire”. Non abbiamo letto il suo volume ma già il titolo ci induce sospetto (conoscendo i suoi trascorsi) se si riferisce a se stesso e al suo futuro (sappiamo cosa è successo nella precedente occasione) oppure se “parla a nuora perché suocera intenda”. L’eccesso di calore, è noto, fa brutti scherzi. Tra visioni e fantasie talvolta si celano sintesi e possibilità, mentre il “tempo” scorre e corre velocemente già verso il prossimo anno.

Il 2027 sarà certamente un crocevia politico istituzionale di assoluto rilievo. C’è in ballo l’assetto democratico e costituzionale del Paese con una possibile nuova legge elettorale, ci sono le elezioni (forse pure anticipate ad aprile) e, non ultimo, si getteranno le fondamenta del nuovo assetto della Rai e del Servizio Pubblico. Ricordiamo, per inciso, che ad aprile del prossimo anno scade la Concessione e il suo rinnovo già si preannuncia come un campo di battaglia laddove potrebbero essere molti i soggetti interessati a concorrere. Ricordiamo, sempre per inciso, che la Concessione prevede la stipula di una Convenzione tra il Ministero competente (MiMit, ministro Urso) e la Rai. Ricordiamo, sempre per inciso, che a seguito della Concessione e della Convenzione, andrà ridefinito il Contratto di Servizio e che, salvo improbabile (a nostro avviso) riforma conseguente all’EMFA, si dovrà rinnovare l’attuale Cda Rai.

Nelle precedenti occasioni il dibattito intorno al rinnovo di tali impegni era iniziato almeno un anno prima e oggi invece siamo nel silenzio più totale interrotto solo da qualche balbettio sulla mancata riforma e l’EMFA disatteso. Su questo argomento torneremo presto.

Paliamo d’altro e torniamo ad un tema di grande interesse, specie in periodo “caldo”: il racconto del crimine in tv e i grandi misteri di cronaca, specialmente nera. Come ogni anno, si ripete la stessa liturgia ovvero “il giallo dell’estate” che ha due varianti: una è quella del “giallo in corso d’opera” dove Garlasco domina la scena e l’altra è del genere “misteri irrisolti” degli anni passati dove se pure c’è un colpevole ogni ragionevole dubbio confermato in Cassazione, rimane sempre qualche dubbio o mistero sulla colpevolezza o innocenza. In questi giorni il Corriere dedica due pagine ad un caso storico e ieri si è occupato di Cogne. Un caso che ha fatto scuola nello studio mediatico del “racconto” del crimine in tv e tant’è che il sottotitolo è suggestivo “Da vespa al Costanzo Show: in Tv il caso Franzoni fece il record di share e diventò un fenomeno collettivo” e leggiamo che Porta a Porta di Bruno Vespa gli dedicò 21 puntate con quella, clamorosa, quando venne liberata, che raggiunse il 45% di share.

Tutto questo per ribadire quanto da tempo scriviamo: il “racconto criminale” televisivamente paga, bene e subito. L’overdose di Garlasco non deve affatto stupire ed è nel DNA del Servizio Pubblico quanto lo è il varietà del sabato sera o nelle infinite repliche di Don Matteo, del Maresciallo Rocca, di Imma Tataranni o del sempiterno Montalbano. 

La domanda che poniamo è: quale deve essere il ruolo e la funzione del Servizio Pubblico nel sostenere, promuovere e diffondere questa “cultura” del racconto criminale? Se è vero, come verosimile supporre, che i temi “sicurezza” ed “efficienza della giustizia” saranno centrali nella prossima campagna elettorale, come e in che termini e con quale postura il Servizio Pubblico si presenterà a questo appuntamento?

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lunedì 29 giugno 2026

MUTI !!!

By Bloggorai ©

Contromano, senza tanta voglia e pure con un certo fastidio ma ci tocca farlo anche perché nessuno lo ha fatto e ci sembra invece doveroso farlo. Volevamo parlare d'altro, altri temi e altri argomenti forse più interessanti ma non potevamo far passare inosservato quello che è successo ieri.

Premessa: un’immagine sta al racconto come i pedali stanno ad una bicicletta: viaggiano insieme. Le immagini hanno il potere evocativo, in un solo istante, di rendere una sintesi perfetta del fatto, della notizia. Allora, è successo che il marito della ministra Roccella è scomparso drammaticamente nelle acque del Lago di Vico. La notizia è importante è deve essere adeguatamente riportata e seguita. Se non che la Rai manda ben 5 (cinque) inviati a seguire il fatto e fare le dirette per le rispettive testate: Tg1, Tg2, Tg3, TgR  e non poteva mancare RaiNews24. 

Come si può commentare una foto del genere? Cosa si può dire di fronte a tanta protervia sullo spreco di risorse pubbliche? Vedi foto:

Una foto che ci porta indietro nel tempo a quando si iniziava a parlare di Piano editoriale per l’informazione del Servizio Pubblico. È necessario ripeterlo e scriverlo chiaro e tondo: non lo vuole nessuno. Nessuno vuole rendere efficiente una macchina dove lavorano oltre 2000 giornalisti in 8 testate. 

Non lo vogliono i giornalisti Rai e le loro rappresentanze sindacali, l’Usigrai per prima che, a suo tempo ebbe un ruolo non secondario nell’affossamento del Piano Verdelli. Di quella pagina oscura sono noti nomi e cognomi, fatti e misfatti, di tutti coloro che fecero carte false per ostacolarlo (consiglieri e giornalisti) e che dopo hanno avuto fortunate carriere. 

Dopo il Piano Verdelli uno strato di cemento armato è colato sull’argomento e nessuno ha avuto la voglia, la forza e il coraggio di riaprire il discorso. Clamoroso ( e vergognoso) l’esempio della “newsroom aziendale” che da sola consentirebbe l’efficienza del lavoro delle redazioni e un risparmio enorme. Nulla. Silenzio. Dopo che in rete è circolata l’immagine dei microfoni di Rai di fronte al prefetto di Viterbo, ci aspettavamo una riga di “comunicato stampa del giorno dopo” da parte di un consigliere a caso, magari uno di quelli che ha avuto tante responsabilità tra i giornalisti Rai. Muto.

La stessa politica, magari quella di “opposizione” avrebbe potuto alzare un ciglio, fare una battuta, una smorfietta. Niente, silenzio. Tenetevi Telemeloni e risparmiateci la lamentela sulla “riforma Rai” e l'EMFA disatteso che, come era facilmente prevedibile, giace nel fresco dei cassetti in Parlamento.

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domenica 28 giugno 2026

Il Titanic, la Rai e le FAST Tv

By Bloggorai ©

Oltre le innumerevoli repliche di Don Matteo, di Montalbano, della Principessa Sissi, della seria di Piedone lo Sbirro, della fiction con i tanti magistrati e investigatori privati (con buona pace degli ossessionati di Garlasco) o dei vari Amadeus che entrano o escono dalla Rai o del futuro della Sciarelli e del direttore Coletta che la potrebbe sostituire (???) o delle varie trasmissioni flop della cosiddetta Telemeloni c’è molto, c’è tanto di più ed è pure molto più interessante da scoprire.

Il nuovo mondo del sistema mediatico audiovisivo, la nuova era, è già oltre la Rai e del Servizio Pubblico come è tradizionalmente intesa. L’assioma classico “informare, educare e divertire” sul modello BBC non è più un’esclusiva della Rai e lo stesso fondamento originario, la tutela dello Stato delle frequenze di trasmissione, non è più un dogma.

Il “pianeta” Rai fondato sulla diffusione digitale terrestre è destinato all’estinzione come i dinosauri: non è un problema di se avverrà ma solo di quando potrà avvenire. Alla recente conferenza di Dubai WRC-23 è stata confermata per l’Italia sino al 2031 l’uso della banda 470-694 MHz per le trasmissioni televisive da parte dei broadcaster con un possibile rinvio al 2034 per un nuovo aggiornamento di calendario. L’OfCom (equivalente della nostra AgCom) in Inghilterra prevede che “… la audience dei canali TV programmati tramite DTT scenderà dal 62% dei programmi nel 2023 al 22% entro il 2040” vedi https://www.key4biz.it/il-digitale-terrestre-verso-lo-switch-off-in-uk-la-bbc-finira-soltanto-su-internet/490343/  . Lo “switch off” ovvero il sorpasso del broadcast sullo streaming è dietro l’angolo e, nel frattempo, andrà a regime un lungo periodo di ibridazione. Si tratta di “l’era dello streamcasting, dove il broadcasting della Tv tradizionale si ibrida e si fonde col mondo digitale delle piattaforme di streaming” e vedi il recente rapporto presentato al Senato lo scorso febbraio https://www.corriere.it/economia/eventi/26_febbraio_13/televisione-cresce-il-consumo-sui-device-ma-tiene-la-tv-tradizionale-1e24623c-0dd9-40e5-99e2-69c417185xlk.shtml   .

Oltre ai “telco” ci sono poi gli operatori “hard” (esempio classico Samsung) che tende a divenire “editore”. Le frequenze tv sono un “bene” di rilevanza strategica e sono molto appetite dagli operatori Telco che se le contendono a colpi di miliardi. Oggi, la totalità delle tv in vendita è anzitutto “smart” ovvero connessa alla rete e solo in subordine accede alle reti generaliste satellitari. Il menù che compare all’accensione è anzitutto mirato ai nuovi canali FAST (Free Ad-Supported Streaming TV) che in buona sostanza sta ad indicare una modalità di fruizione televisiva in streaming completamente gratuita e sostenuta dalla pubblicità (tanta), laddove non è prevista alcuna modalità di abbonamento pay o sottoscrizione di un account. In Italia sono già molti i canali e contenuti offerti dai vari operatori come Pluto TV, Samsung TV Plus, LG Channels, Rakuten TV etc. Ognuno di loro offre un palinsesto lineare talvolta ricco di contenuti appetibili al grande pubblico: musica, documentari, film, arte e cultura per ogni tipo di pubblico (non solo “over” di Rai).

A tutto questo, ed altro ancora, si aggiunge pure il “nuovo “mondo dell’ascolto non riconosciuto e pure poco stimato. Auditel lo certifica a circa 2 mln nel giorno medio e distribuiti su vari device: tablet, pc, cellulari etc, dove si gioca e si consumano contenuti brevi e facilmente accessibili. Non è poco: vedi recente report Auditel gennaio-marzo 2026.

Ieri un ex collega, esperto ed autorevole, ci ha inviato una immagine artificiale con il titolo “Titanic” dove si vedeva una nave con il nome Rai sulla fiancata. No, per ora e molti anni ancora, la Rai non affonderà ma potrà solo sopravvivere senza una rotta e senza una “sala comando” in grado di dirigerla da qualche parte, quale che essa sia.

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venerdì 26 giugno 2026

Altri tempi, altra Storia, altra RAI...altri mondi possibili

By Bloggorai ©

Amo la radio perché arriva dalla gente
entra nelle case
e ci parla direttamente
e se una radio è libera
ma libera veramente
mi piace ancor di più
perché libera la mente.

Esattamente 50 anni addietro, il 25 giugno 1976, la Corte Costituzionale rende nota la storica sentenza n.106 con la quale si sancisce la fine del monopolio Rai sulle trasmissioni radiofoniche e, poco dopo avverrà lo stesso per quelle televisive.

Il “modello tolemaico” che vedeva la Rai al centro dell’universo mediatico si è infranto con il nuovo modello copernicano: tanti soggetti, tante emittenti, tanti editori e tanta informazione diversa e alternativa. Nascono le “radio libere” e Bloggorai era lì, direttamente e fisicamente a Roma, nella storica sede di Piazza Vittorio 46 sulla frequenza di 97.700Mhz, insieme a tanti delle sue lettrici e lettori attuali. Eravamo lì, nel cuore di una mutazione genetica, culturale politica oltre che giornalistica che ha lasciato un segno. Quale che sia questo segno e come possa avere inciso nella “nuova era” che si stava profilando forse è ancora presto per comprenderlo bene. 

Certamente ci siamo inventati linguaggi, contenuti e “modelli narrativi” che hanno fatto scuola: le rassegna stampa con i giornali commentati alle prime ore del mattino e le agenzie cartacee andate a prendere in terza copia alla redazione di Lotta Continua a via Dandolo. Le “dirette” dalle manifestazioni del ’77 fatte dalle cabine telefoniche con i gettoni. Gli infiniti dibattiti di “Psicanalisi contro” e di “Radio Donna”. E la notte si metteva il gigantesco “Revox” con le bobina di musica registrate su nastro e qualcuno di noi, quando si interrompeva, doveva correre a sostituirlo o riparlarlo per non dire delle corse verso Monte Cavo, poco fuori Roma, a ripristinate il vecchio trasmettitore FM o rimettere in linea l’antenna. E, infine, in redazione avevamo un televisore, bianco e nero, dove abbiamo assistito alle prime trasmissioni delle Tv private e sappiamo poi come è andata.

Insomma, tanta storia. In quello stesso anno il PCI di Berlinguer vince le elezioni.

Nulla succede mai per caso e quel sistema tolemaico andato in frantumi nel ’76 oggi ha preso una forma compiuta e impensabile a quel tempo. Oggi la radio e la Tv sono solo una parte di un sistema complesso e dinamico tutto ancora da sviluppare. Oggi anche Bloggorai talvolta è indotto a ritenere che il mondo inizia e finisce tutto intorno al cavallo di Viale Mazzini che, non è un caso, oggi è un antro chiuso e polveroso in attesa di un suo restauro che chissà quando potrà essere terminato. 

Siamo ancora indotti a dibattere e ritenere che ci sia un “servizio pubblico” di un lontano passato da tutelare e difendere e non generico ma segnatamente “questo” SP, ovvero questo modello di SP ormai pressoché ibridato dal modello concorrente di “servizio privato”. Non riusciamo a porci domande e interrogativi (e trovare possibili risposte) su cosa, quando e come si possa immaginare un Servizio Pubblico diverso e alternativo a quello attuale metre ci arrampichiamo sugli specchi di una improbabile e lontana riforma. 

Nel nuovo universo copernicano del sistema dei media ruotano pianeti e satelliti destinati a viaggiare verso Marte e questa Rai, questo Servizio Pubblico guidato da questa destra di Governo, stanno ancora a gingillarsi con il Premio Agnes e i “comunicati stampa del giorno dopo” di qualche consigliere in vena di protagonismo. Qualcuno parla di “Hyperscale” improbabili quando altri pensano ai cloud satellitari. Qualcuno ha ancora in mente RaiNews24 quando nuovi editori pensano alla CNN “made in Italy”. Qualcuno si preoccupa di che fine farà “Chi l’ha visto” e così via mentre oggi leggiamo il titolo de Il Giornale Temptation Island batte i mondiali. Corna contro calcio. Meglio di un gol c'è solo un falò: il reality show trionfa nella gara degli ascolti. Ci sono sempre vittorie sconfitte ma con molto più dramma i personaggi sull'isola mettono in scena un dispositivo narrativo simile al romanzo ottocentesco più potente di qualsiasi tipo”. Già, di qualsiasi tipo.

Detto tutto questo, Bloggorai sta meditando di cambiare nome. Potrebbe non avere più senso un Blog di sola Rai.

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giovedì 25 giugno 2026

La RAI è ormai fuori dal centro del Villaggio

By Bloggorai ©

E’ trascorso un anno, nove mesi e spicci giorni da quando si è insediato questo CdA. Sono trascorsi quattro mesi dall’approvazione in Cda delle linee guida del piano editoriale. Sono trascorsi ormai tanti mesi da quando ai dipendenti Rai è stata soppressa la Rassegna Stampa e limitata a soli 240 nomi accuratamente selezionati. È trascorso tempo, tanto tempo, da quando si voleva fare del palazzo Rai una “casa di vetro” ovvero dove tutto fosse trasparente, accessibile e verificabile non solo in termini istituzionali (Vigilanza, AgCom, Corte dei Conti) ma anche da parte di chi paga il canone.

È passato tempo e ne passa ancora da quando un fatto, una notizia o un evento accade a quando si viene a sapere, a quando entra in circolazione. Non tutti si possono permettere di comprare i giornali in edicola, sempre più costosi, e giocoforza le notizia o le informazioni transitano in altro modo: le chat e i “social”.

Ecco allora che stamattina, alle 07.51, si diffonde sulle nostre chat un articolo intervista su La Stampa a Roberto Natale, consigliere Rai. Bloggorai ha una “certa” ed è probabile che la memoria possa fargli brutti scherzi, ma non ricordiamo che mai prima il “consigliere del giorno dopo” abbia avuto premura di diffondere o far circolare, seppure in via riservata, articoli di giornali interessanti, rilevanti o addirittura fondamentali, come ad esempio l’intervista al suo AD Rossi rilasciata giorni addietro su Il Foglio. Non parliamo di documentazione, materiale di studio o altro non vincolato al segreto aziendale. Se la memoria non ci inganna, pressoché nulla.

Se non che, questa mattina, appunto, La Stampa pubblica la “sua” intervista dove leggiamo perle di saggezza imperdibili e ormai dimenticate: “Bisogna andare incontro a quella parte di pubblico oggi disorientata … la risposta alle nostre domande in Cda è stata che non era possibile criticare le azioni del Governo dato che è un azionista Rai…” e infine chiude con un proclama politico clamoroso “Il denaro tolto (i famigerati 10 milioni) alla Rai va restituito”. Palazzo Chigi e Rossi& C tremano. Con tutta la stima (comincia a scarseggiare) ma questa intervista ci appare inutile, irrilevante e fuorviante. Non abbiamo letto una sola parola con un senso compiuto politico e progettuale ovvero esattamente ciò di cui si avverte il maggior bisogno. Non abbiamo letto una sola parola che possa far e pensare che si possa e si deve fare qualcosa per arginare questa destra in questa Rai: ha citato il ricorso della Tarantola: non è vietato proporre, verificare la fattibilità e fare altri ricorsi. Non è vietato fare il consigliere di “opposizione” ovvero rappresentare in Cda quella parte di opposizione che non vuole arrendersi e ci sono mille modi per farlo, compreso far circolare informazioni, notizie e temi il giorno prima e non il giorno dopo. Oggi leggiamo che la Rai vuole togliere la tutela legale Rai a Ranucci sul caso Minetti: supponiamo che si poteva e doveva sapere prima. Supponiamo che si poteva e doveva intervenire prima e non dopo.

Ci sono temi e problemi di ben altra natura e rilevanza come, ad esempio, cominciare a ragionare sulla centralità, sul ruolo e la natura della Rai e del Servizio Pubblico nell’attuale sistema mediatico. La Rai e questo Servizio Pubblico sono solo una pare e oggi forse quella meno rilevante di tutto il resto: informazione, educazione e intrattenimento viaggiano e si producono e si diffondono in altri modi, su altre piattaforme e altri device diversi dal televisore. La Rai e il Servizio Pubblico da tempo non sono più al centro del Villaggio. Quello che ne rimane è un “soggetto editoriale per molti aspetti simile ai concorrenti commerciali” che si rivolge ad un pubblico ormai in via di estinzione demografica: quando saranno esauriti gli “over X” basta, finito, si chiude baracca e burattini.

Molti di noi, generazione ormai “over X” sta smantellando e dopo di noi non vediamo una nuova generazione di persone che si occuperanno di “Servizio Pubblico Radiotelevisivo”. Le stesse lettrici e lettori di Bloggorai si rivolgono sempre più ad altro, ad altri temi, ad altri contenuti, ad altre televisioni, ad altri modi di essere e fare “servizio pubblico”. Noi, per informarci alle 20 di ogni sera, vediamo il Tg de La 7. Nei giorni scorsi il Tg1 ha aperto per circa 5 minuti con la notizia delle bambine scomparse e il Tg de La 7 con la politica estera e nazionale.

bloggorai@gmail.com 

 

mercoledì 24 giugno 2026

SOS: Overdose in corso ... aiuto !!!

By Bloggorai ©

Senso di capogiro, affanno, palpitazioni cardiache, stato confusionale, irritazioni cutanee, occhi appannati, sudore freddo e frequenza cardiaca irregolare. Per qualche istante ho temuto il classico e banale colpo di calore, nonostante l’aria condizionata. Una signora seduta al mio fianco con un bambino in braccio mi ha guardato e si è accorta che qualcosa non andava e stava per offrirmi l’acqua del biberon. Ho avuto la forza di alzarmi e dirigermi verso l’esterno e riprendere fiato. Cosa è successo? Abbiamo intuito che era in corso una grave crisi di “overdose”.

Nei giorni scorsi abbiamo aderito all’invito per la presentazione di un libro (ennesimo) sull’IA scritto da una lettrice di Bloggorai, nostra amica con la quale abbiamo polemizzato duramente in occasione del volume edito dall’Ufficio Studi Rai. Nel mentre uno dei presentatori raccontava in sintesi il contenuto del libro, mi sono risuonate tante parole, innumerevoli termini e concetti che ormai da mesi, da anni, stanno invadendo la nostra mente e i nostri pensieri. Mi hanno stordito !!! Tutta la sfera della conoscenza è invasa da questo tema con le due grandi variabili: l’IA è una minaccia o una opportunità per il genere umano? 

Nel mentre e nel quando si presentava il libro abbiamo avuto la curiosità di sapere quanti testi, in quel momento e in quella libreria, erano in vendita con l’acronimo “AI” o con i termini estesi “intelligenza artificiale”: con il conforto dei commessi e del loro Pc abbiamo stimato circa 1000 volumi. Per ulteriore conferma lo abbiamo chiesto anche a Gemini e ce ne dava molti di più. Sommati alla quantità di articoli di servizi giornalistici e reportage, approfondimenti e dibattiti di ogni genere, ci siamo resi conto che siamo in piena crisi di iper “abbondanza” ovvero di overdose di informazioni sull’AI presente e futura dove tutti sanno e pontificano di tutto (teniamo da parte il Papa, peraltro sostenendo con la sua prima e recente Enciclica il concetto più semplice, accessibile e comprensibile: “l'IA deve essere disarmata e liberata da logiche di esclusione e dominio. Secondo il Pontefice, la tecnologia non è neutrale e il suo sviluppo deve essere orientato al bene comune, ponendo sempre la dignità umana al centro”. Oltre questo concetto c’è poco da aggiungere o specificare, c'è il Demonio.

Oggi, quindi il tema è l’overdose di tutto: overdose di racconti e immagini di guerra, overdose di Trump e dei suoi alleati bombaroli e dronisti, overdose di Europa per un verso inetta e per altro complice, overdose di Telemeloni e di “vannaccismo”, overdose dei misteri di Garlasco e di cronaca nera, rosa o gialla, overdose di Tennis e Mondiali e overdose di calore asfissiante. Di tutto questo sappiamo tanto e sappiamo pure di sapere poco e quel poco che sappiamo è perennemente in dubbio. Tutto questo induce ansia, disagio, smarrimento e confusione ed è difficile trovare un valido antidoto.

Per arrivare ad una crisi di “abbondanza” a noi più vicina, siamo in piena crisi di overdose di Rai e di Servizio Pubblico. Se ne parli in giro tra amici, parenti e conoscenti di Vigilanza Rai, Riforma, Piani industriali o editoriali, programmi flop, ascolti o pubblicità etc etc ti guardano strano e vieni preso come un untore, uno spacciatore di sostanze malsane e, specie se ne parli ai “giovani” ti guardano stupiti con aria compassionevole e si immagina che pensano “Bloggorai e i suoi lettori hanno una certa età …”. E si capisce bene perché i telespettatori emigrano verso altre emittenti o piattaforme e invecchiano: tra repliche di repliche tra Montalbano, la principessa Sissi e Piedone lo sbirro e Rai Tre “picconata” e destinata all’estinzione con l’AD che se ne vanta senza che nessuno - nessuno - gli si opponga in modo frontale.

E in tutto questo quadro di overdose di tutto si avverte la mancanza di una materia prima fondamentale: l’intelligenza naturale, primordiale, della politica. Abbiamola sensazione che l'overdose di IA sia funzionale alla carenza di IN. Il Governo farnetica di successi sociali ed economici insistenti e si predispone alla prossima campagna elettorale mentre l’opposizione annaspa senza ancora un programma comune e si trova di fronte ad un bivio drammatico: allearsi con chiunque, cespuglietti e centristi vari, pur dibattere la destra oppure “ognuno per se” e rischiare di tenerci la Meloni al Governo e un La Russa al Quirinale? Da non dormirci la notte. 

E, per quanto riguarda la Rai che fare? Lasciarla andare al suo triste ed ineffabile destino ed ai comunicati stampa dei consiglieri del “giorno dopo” ormai abbarbicati e legati alla poltrona con l’Attack fino a scadenza mandato (e non solo i consiglieri: alla domanda sulle sue dimissioni dopo i due richiami di Mattarella la Floridia ha risposto “sarebbe una resa”. Ma una “resa” a chi più di quanto constatare che la guerra è finita ed hanno vinto loro???). Oppure cosa altro fare? La “politica” semplicemente, non se ne occupa. Ci raccontano che alla Schlein quando gli parlano di Rai gli viene un attacco di orticaria e lo stesso Conte, dicono, comincia a sbuffare, mentre AVS, tramite il suo portavoce sul Manifesto, ha chiesto le dimissioni ma, ovviamente, non se l’è filato nessuno, anzi. Tetragoni.  

Oggi Repubblica scrive di “occupazione militare dal Servizio Pubblico da parte del Governo”. Si tratta di un’operazione facile e comoda: Telemeloni ha le praterie sconfinate dove galoppare senza ostacoli. Fintanto che la presunta opposizione si limita ai “comunicati stampa del giorno dopo” la battaglia è persa prima ancora di essere iniziata. Oggi si legge della cancellazione di “Riserva Indiana” di Massini, di “Dilemmi” di Carofiglio, di “Via dei matti numero 0” di Bollani e così via. Questa volta il comunicato stampa del “giorno dopo” lo ha fatto Repubblica che almeno qualcuno forse la legge.

La destra, questa destra, questo AD e questo “presidente” facente funzioni con i suoi consiglieri hanno vinto a tavolino perché assente l’avversario. La crisi di “overdose” è sempre più acuta.

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