Anzitutto un caloroso ringraziamento alle lettrici e ai
lettori che in questi giorni hanno inviato messaggi di auguri a Bloggorai. Ce
la siamo vista brutta ma siamo sopravvissuti, forse miracolati. Eccoci tornati.
In questi pochi giorni di “pausa” abbiamo avuto modo di
riflettere attentamente su quanto stava avvenendo. Ci siamo lasciati parlando
di Civiltà delle Immagini 2026 e di Sanremo.
Per ora, riprendiamo il capitolo Sanremo, lo chiudiamo mentre
riproponiamo l’immagine che abbiamo usato tante volte e aggiorniamo quanto
abbiamo scritto nel 2024 (vedi https://bloggorai.blogspot.com/2024/02/sanremo-lo-specchio-infedele-della.html
) e nel 2025 (vedi https://bloggorai.blogspot.com/2025/02/la-rai-normale-e-la-sua-morale.html
). I titoli dei due Post sono ancora attuali: “Sanremo: lo specchio infedele
della normalità?” e “La Rai "normale" e la sua
"morale"”.
Oggi Grasso scrive sul Corriere “… normalizzare il
Festival, anche a costo della noia. Secondo Ferrara, «la malinconica
normalità del calo degli ascolti rende sfavillante la stagione dell’adesione
mostruosa…”.
Bloggorai però, notoriamente, con i numeri non è molto
capace e guarda altro. Anzitutto guarda la conferma di un fenomeno ormai
inarrestabile: la platea televisiva generalista si restringe ed è sempre più
adulta. Ovvero, in soldoni: il DTT, il digitale terrestre resiste agli assalti
dello streaming e delle piattaforme ma cede progressivamente spazio e numeri, contenuti
e “fruitori” con altri device mentre gli “over” guardano la Rai e i
“giovani” no. Ha scritto il Corriere alcuni giorni addietro: “La fruizione
musicale è ormai polarizzata su Tik Tok e Spotify. Il modello televisivo
tradizionale appare meno centrale rispetto a soli tre o quattro anni fa”.
Allora succede quel noto fenomeno secondo il quale se tutto avanza e tu rimani
fermo e non segui il passo, di fatto, vai indietro. Se la Rai continua a
rivolgersi agli “anta” (età media Sanremo: 51,7 e pure gli “over65” sono calati
dal 57 al 50% rispetto allo scorso anno e rimangono comunque la fascia di
ascolto più numerosa, da fonte Geca su
dati Auditel) e non riesce ad intercettare i “giovani” il suo destino è segnato.
Semplificando. Il “successo”, al solito,
c’è stato ma è un successo drogato, illusorio e rivolto ad una sola parte di
pubblico, ovvero un farmaco anestetico somministrato ad un paziente con poche
speranze di riprendersi.
Se è vero il luogo comune che sostiene che “la Rai è lo specchio
del Paese” ed in buona parte è vero, oggi questo specchio riflette esattamente questo
momento politico, sociale e culturale di questo Paese. Come ha scritto Lisa di Giuseppe
su Domani “E’ Sanremo, sembra Atreju, l’egemonia culturale di FdI”. Se questo
Sanremo ha rappresentato il massimo che questa destra di Governo, questa Rai di
questo Cda è quanto gli è di meglio possibile esprimere, verrebbe da pensare che possiamo
stare tranquilli. Ma, come si dice a Roma, “Er sor Tranquillo è morto de’
pizzichi”.
Infine, se è vero il luogo comune della fisica universale
(il vuoto non esiste), allora è vero che il “festival” occupa uno spazio
lasciato libero (per reciproco interesse) dal suo diretto concorrente Mediaset
che si è ben guardata da mettere i bastoni tra le ruote di Sanremo. Eppure, bastava
poco: dicono che “non gli conveniva abbassare la media della De Filippi”. Anche
questo “è” il Paese: la terra di mezzo dove pure il telecomando fatica ad essere
giovane. La Rai ha un radioso futuro dietro le sue spalle.
Bloggorai@gmail.com





.jpeg)

