I lettori e le lettrici di Bloggorai che hanno buona memoria
sanno bene che da oltre 8 anni di pubblicazioni ci siamo pre-occupati del futuro della Rai e del
Servizio Pubblico. Abbiamo, da sempre, sostenuto riflessioni semplici: questa Rai
(anche quella precedente a questo Cda di destra) non può essere più essere la
stessa degli anni passati. Tutto è cambiato ed è necessario ripensare
completamente la sua missione, i suoi vincoli e il rapporto tra risorse e capacità
di offerta editoriale.
Abbiamo pure scritto, in epoca non sospetta, che non è
sufficiente immaginare una riforma della sola Rai se tutto il sistema
audiovisivo che le è intorno vive una sua “selvaggeria” dove ogni soggetto che
vi opera galoppa indisturbato. Abbiamo poi pure scritto che il solo EMFA non è
sufficiente e seppure potrebbe garantire criteri equi e trasparenti nonché una relativa
indipendenza del Servizio Pubblico dall’ingerenza della politica, forse è necessario
provare ad immaginare qualcosa di altro, di diverso.
Questo “altro” o diverso ci porta nel cuore di un tema
spinoso, faticoso da affrontare e pure alquanto scorbutico: a quali compiti,
quale missione deve perseguire la Rai, ovvero come dovrà essere il Servizio Pubblico
prossimo venturo? Domanda semplice e banale ma risposte complesse.
A dare una possibile risposta oggi ci prova il senatore Luigi
Zanda (PD) che sulle pagine de Il Foglio ritiene che “Ho cambiato idea sulla
proprietà pubblica della Rai” e scrive: “Una parte ampia della sua programmazione
ha ormai un carattere commerciale identico a quello delle emittenti private. L’informazione
è spesso battuta dalla concorrenza per completezza e talvolta, ahimé, per
obiettività. Su gran parte degli sport più popolari, a cominciare dal calcio, dal
tennis e dall’automobilismo, la Rai ha abdicato a favore di canali privati cui
gli sportivi italiani accedono pagando un non lieve corrispettivo” etc etc etc.
Notare poi che ormai da quasi tre anni la Rai ha un cda anomalo con “due”
presidenti e una Vigilanza evaporata (e forse non solo per responsabilità della
maggioranza) e, a quanto sembra, funziona. Se non che, anche Zanda ripropone
una soluzione che, come pure abbiamo già scritto, appare come una toppa più
piccola del buco che vorrebbe coprire: la proprietà Rai affidata ad una
Fondazione la cui composizione sarebbe variamente assortita.
Se non che, giusto ieri, pure il potente Giovanbattista Fazzolari,
dall’alto del suo ruolo a Palazzo Chigi al fianco della Meloni, ha scritto sempre sul Il Foglio
(NB: che ‘tocca fa per leggere qualcosa di interessante che non sia il “caso Lavitola”
o le Cronache di Garlasco) ha esposto il suo pensiero sul futuro della Rai: “Partirei
da un ragionamento serio sull’ipotesi di ridurne il perimetro, magari
privatizzandone una parte per ottimizzare la sua funzione di servizio Pubblico”.
Non la consideriamo un’eresia. Del resto, già nel lontano 1995 al referendum
per la privatizzazione della Rai (promosso dalla Lega ma sostenuto anche dal PDS)
i SI vinsero con oltre 13 mln di voti e il 54%. Poi non è successo nulla, ma questa
è un’altra storia.
Il mese prossimo andrà in Aula la riforma promossa e
sostenuta dal Governo Meloni e pure questa, purtroppo, sarà una un’altra storia.
Ps. Sempre Fazzolari ieri ha detto “E’ vero che lo volete licenziare? No, se avessimo potuto scegliere in base al nostro interesse, a noi sarebbe convenuto che Ranucci fosse rimasto alla conduzione”. Chiarissimo e chi vuole intendere ha già inteso. Chi legge solitamente Bloggorai sa tutto (o quasi) in buon anticipo e non perché consulta gli astri o frequenta chiromanti





