Ieri si è configurata una molto singolare combinazione di vicende
che ci riportano indietro negli anni.
Nella notte tra il 25 e il 26 aprile 1986 esplode un reattore
della centrale atomica di Cernobyl. Una nube radioattiva si propaga sui cieli d’Europa.
Si diffonde paura e timore. Si raccomanda di stare in casa e non mangiare l’insalata
perché potrebbe essere inquinata da particelle radioattive. L’8 e il 9 novembre
dell’anno successivo ci furono i referendum sulle centrali atomiche: la
vittoria dei Si fu straripante con circa il 75% degli italiani contrari alla
costruzione di nuovi impianti. Ieri la Camera ha approvato un testo di Legge
delega proposto dal Governo che prevede la costruzione di piccoli nuovi
reattori che, ad oggi di quel genere, non esistono in nessuna parte del mondo e comunque
sempre con la fissione, seppure rivista ed aggiornata. Un grande passo verso il
passato prossimo.
Tra il 27 maggio e il 28 luglio 1993 tra Firenze e Roma
esplodono bombe. La matrice sembra chiara: mafia. Per questa storia furono
indagati Silvio Berlusconi e Marcello dell’Utri. Agli atti oggi risulta che il primo
è stato interessato in circa 30 procedimenti giudiziari dove è stato assolto per
11 volte, per 8 volte il reato è stato prescritto, per 10 procedimenti sono stati
archiviati e in 2 casi è intervenuta l'amnistia e una sola volta, nel 2013 è
stato condannato in via definitiva per frode fiscale. Per quanto riguarda
invece Dell’Utri rimane confermata pure in Cassazione di maggio 2014 la sua
condanna per concorso esterno in associazione mafiosa (vedi sentenza https://archiviodpc.dirittopenaleuomo.org/d/3216-la-corte-di-cassazione-scrive-la-parola-fine-sul-processo-dell-utri
) dove poi sconterà buona parte della pena in stato di detenzione. Punto, a
capo. Ieri l’ANSA ha titolato “Il Tribunale di Firenze archivia l'inchiesta sui
presunti mandanti occulti delle stragi mafiose del 1993, escludendo
"contatti e rapporti diretti" tra Cosa Nostra, Silvio Berlusconi e
Marcello Dell'Utri, suo stretto collaboratore”. Marina Berlusconi e la Meloni hanno
brindato.
Infine, caso Minetti chiuso? Obbligatorio
un piccolo passo indietro: alle due di notte del 27 maggio 2010, Nicole Minetti
si presentò alla Questura di Milano su indicazione di Silvio Berlusconi per
farsi affidare la Karima El Mahroug (poi meglio nota come "Ruby Rubacuori")
fermata il giorno prima per furto, sostenendo che fosse la nipote del
presidente egiziano Hosni Mubarak. Il 3 febbraio 2011 la Camera ha votato una risoluzione
dove si è voluta confermare l’ipotesi che Ruby sia la nipote di Mubarak. Punto,
a capo.
Torniamo al presente. Nonostante il comunicato ufficiale del
Quirinale di ieri laddove si legge che “… non si ravvisano motivi per una
rivalutazione del provvedimento di clemenza adottato, ribadendo la propria
fiducia nella Magistratura” e le dichiarazioni del Ministro Nordio che ha
sostenuto “I presupposti per la grazia a Nicole Minetti sono stati confermati”
a nostro modestissimo parere si è solo chiusa una parentesi cioè si tratta della fine di un nuovo inizio
Una parentesi chiusa, peraltro, con un insolito e inconsueto
coro di soddisfazione e plauso da parte di buona parte della stampa per come la
vicenda ha trovato soluzione ovvero per come è stato esorcizzato uno scampato
pericolo. Comunque:
A: Rimangono sullo sfondo troppi interrogativi ai quali
nessuno finora ha dato risposta.
B: ci sono conseguenze tutte ancora da sviluppare.
Sul punto A l’interrogativo principale risale al comunicato del Colle dello scorso 27 marzo dove si richiedeva al Ministro di Giustizia di “… voler provvedere ad acquisire con cortese urgenza le necessarie informazioni idonee a riscontrare la fondatezza di quanto rappresentato da un organo di stampa”. La domanda semplice semplice è: possibile mai che il Quirinale si sia attivato in modo così rilevante solo per riscontrare la fondatezza di quanto rappresentato da un organo di stampa? Se è vero, come è certamente vero, quanto affermato ieri dal comunicato ufficiale del Quirinale che i “…presunti fatti raffigurati in notizie di stampa, ha disposto accurate verifiche in ogni direzione necessaria, per il tramite degli organismi di polizia italiani e dell’Interpol, giungendo alla conclusione che essi non corrispondono al vero” allora delle due l’una: o il Presidente “… da oltre undici anni, quando una domanda di grazia è accompagnata dal parere favorevole degli organi giudiziari competenti, il Presidente della Repubblica concede abitualmente la grazia, senza farsi influenzare da considerazioni estranee alle finalità umanitarie della grazia” e quindi il parere degli organi giudiziari era certamente noto, verificato, confermato e consolidato e dunque nulla quaestio oppure il Colle, mesi dopo il 18 gennaio, ha avuto qualche dubbio che si suppone difficilmente può essere derivato “solo” da quanto riportato da “organi di stampa” per i quali poi Mattarella ne ha richiesto la successiva verifica.
Altrimenti, come pure abbiamo scritto, il “dubbio” del Quirinale sulla grazia alla Minetti non si doveva porre perché non doveva sussistere ex ante e non si doveva richiedere alcuna successiva verifica.
Non entriamo nel merito di quanto disposto dalla
Procura di Milano che conferma se stessa ed ha affidato le verifiche richieste
allo stesso magistrato che ha firmato il provvedimento originario. Si può prendere
in giro qualcuno qualche volta ma tutti sempre è complicato assai.
Ma è il punto B che ci interessa in modo particolare: ieri sul
Corriere è appara un’intervista al Ministro Nordio che ad un certo punto dice
sulla possibile querela: “sicuramente… nei confronti di Mediaset e di Bianca Berlinguer
…”. In altri termini, il Ministro di Giustizia di Fratelli d’Italia procederà
in via giudiziaria verso l’Azienda del suo principale alleato di Governo, Forza
Italia, ovvero i Berlusconi. Nordio potrà essere in buona compagnia della
Minetti &C che avrebbero chiesto 250 milioni di euro di “risarcimento danni”.
Questa prospettiva, semmai avessero intenzione di percorrerla, potrà essere di
assoluto rilievo sia in termini giudiziari quanto più politici. A suo tempo
abbiamo scritto che questa vicenda è un missile a testata multipla ed uno degli
obiettivi era, e forse è ancora, colpire svariate “velleità politiche” in grado
di minacciare l’integrità della coalizione di centro destra in vista delle
prossime elezioni politiche. Chi vuol capire capisce. Noi rimaniamo in fiduciosa attesa della presentazione delle querele.
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