mercoledì 3 giugno 2026

Due "speciali" due (2)

By Bloggorai ©

Speciale n. 1: le dimissioni dell’opposizione dalla Vigilanza Rai e dal Cda. Oggi sulle pagine del Manifesto, Vincenzo Vita, storico ed autorevole esponente dell’area progressista, oggi portavoce di AVS, ha scritto chiaro e tondo: “Un gesto almeno simbolico da parte delle opposizioni sarebbe utile: annunciare le dimissioni contestuali dalla Commissione e dal Consiglio di amministrazione”. In recente passato le avevano già chieste l’Usigrai con “L'unica strada per uscire dal pantano - concludono - sono le dimissioni di questo vertice e una nuova legge che sganci definitivamente da governo e maggioranza i vertici del servizio pubblico” del 5 marzo 2025 e poi il M5S con una dichiarazione dello scorso 7 gennaio a proposito di Report e Petrolio “…se questo non avverrà (impegno sul giornalismo d’inchiesta) per quanto ci riguarda sarebbe opportuno che i consiglieri facessero un passo indietro”.

Bloggoria le ha chieste da subito: non si doveva accettare il patto scellerato con la maggioranza del 26 ottobre con il quale è nato questo Cda Rai quand’anche i principi dell’EMFA sui criteri di nomina erano noti. Quel giorno è stato rotto il Patto con la “P” maiuscola: “prima le riforma e poi le nomine” e, nella riforma prevista, c’è l’autonomia dai partiti. Ora, oggi, il partito AVS ha nominato Roberto Natale in sua quota (vedi titolo del Manifesto del 27 settembre 2024 “Rai, 5s e AVS votano il nuovo cda con le destre. Pd furioso”) ed ora, oggi, il partito AVS ne chiede le dimissioni. Vincenzo Vita conosce certamente il numero di cellulare del consigliere Natale: basta un colpo di telefono. Cosa farà ora, oggi, il consigliere Natale?

 

Speciale n.2: l’ANSA sul caso Minetti ha da poco titolato “La procura generale di Milano conferma il parere positivo: 'Smentite le dichiarazioni sui festini' -Da ulteriori accertamenti è emerso che le notizie di stampa non sono vere”. Punto: la Minetti ha avuto pieno diritto a chiedere ed avere la grazia. Qualcosa però ancora non torna e non è poco.

A: perché il Quirinale con la nota del 27 aprile ha scritto “In riferimento al decreto di concessione della grazia alla signora Minetti adottato dal Presidente della Repubblica, su proposta favorevole del Ministro della Giustizia, lo scorso 18 febbraio 2026, e alle conseguenti notizie di stampa in ordine alla supposta falsità degli elementi rappresentati nella domanda di clemenza, su indicazione del Signor Presidente prego di voler provvedere ad acquisire con cortese urgenza le necessarie informazioni idonee a riscontrare la fondatezza di quanto rappresentato da un organo di stampa”? Da quando il Quirinale si attiva in modo così rilevante a seguito di generiche “notizie di stampa” per riscontrare la fondatezza di un atto presidenziale che, a priori cioè ex ante, avrebbe dovuto essere “fondato” oltre ogni ragionevole dubbio? In tal senso, il “caso Minetti” era chiuso prima ancora di essere aperto con una sola frase del genere “Il Presidente, come da prerogative costituzionali previste all’art. 84, ha ritenuto giusto concedere la grazia alla Signora Nicole Minetti”. Doppio punto e fine delle trasmissioni.

B: perché due “organi di stampa” in bizzarra combinazione tra loro (Il Fatto Quotidiano e Rai Tre) si lanciano in un intemerato “scoop” di tale rilevanza senza avere verificato le fondamenta della notizia, ovvero le presunte irregolarità delle procedure di adozione formalizzate dalla Minetti?

Abbiamo vaga idea che la faccenda non sia finita qui. Seppure fosse, rimangono interrogativi ai quali non sarà facile trovare risposta.

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RAI: giovani pacifisti crescono tra noi

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“Tornando a casa, troverete i bambini; date una carezza ai vostri bambini e dite: Questa è la carezza del Papa”. Quel Papa, quella sera, parlava di Pace.

Amendolara, provincia di Cosenza, quatto migranti irregolari, lavoratori non pagati nei campi, bruciati vivi da loro connazionali con il grado di “caporali”. Milano, provincia di Milano, il nuovo consolato USA in corso di costruzione con migranti irregolari indiani organizzati da un “caporale” che li pagava 2 (due) euro l’ora. La sostanza è la stessa: negrieri e schiavisti, da Nord a Sud, che sfruttano esseri umani. Come al solito e come sempre, anzitutto ci sono gli autori responsabili, i “caporali” ma dietro di loro ci sono i mandanti, gli acquirenti dei prodotti agricoli e i committenti dei lavori edili che sanno o dovrebbero sapere chi lavora per loro torna/conto personale. Anzitutto i mandanti e poi gli esecutori: gli uni e gli altri sono indissolubili.

Torniamo al discorso alla Luna di Papa Giovanni XXIII. Quella notte, 11 ottobre 1962, Bloggorai era a Piazza San Pietro (abitava lì vicino). Ci è tornato in mente perché adesso, il prossimo 12 giugno, dipendenti e pensionati Rai dovranno fare attenzione a dove porteranno i loro figli e nipoti: nelle principali sedi Rai è prevista la manifestazione “Bimbo Day” dove, insieme ad un giro negli studi di ripresa, nelle regie e nelle redazioni sono previste “…suggestive dimostrazioni delle Forze Armate, della Polizia e della Croce Rossa”.

ATTENZIONE: tenete a casa i vostri figlioli e nipotini, non li fate avvicinare ad una Sede Rai, magari ve li ritrovate arruolati a vostra insaputa come avveniva una volta con i “Giovani Balilla” mentre gli fanno una bella foto con un moderno fucile d’assalto a puntamento laser guidato dall’AI. Nella mail che è stata diffusa ai dipendenti (come ha riportato Il Domani nei giorni scorsi) il programma dettagliato non è stato diffuso ma si suppone, è verosimile, che ad esempio ci possano essere prove di volo di un drone esplosivo, un mini corso da “cecchino”, la diffusione di un manuale su come intercettare un “migrante irregolare” e la Croce Rossa invece potrà allestire un mini ospedale da campo dove curare sindromi post traumatiche da combattimento.

Ci chiediamo, ancora una volta, ma chi sono quei “geni” che stanno vicino e intorno all’AD e al Cda in grado si suggerire iniziative del genere? Ma come gli viene in mente di proporre ai giovani virgulti in tenera età di proporgli la fascinazione della divisa e delle armi, ovvero della guerra, invece della cultura di pace: invitate Emergency, Medecin Sans Frontieres, i Boy Scout, i volontari laici o religiosi che stanno in giro per il mondo a seminare solidarietà. E ci chiediamo, ancora una volta, in che termini il Cda esercita il suo dovere?

E già che ci siamo vogliamo spendere due parole sulla parata di ieri per la Festa della Repubblica? Era proprio necessario dare prevalenza all’aspetto militare invece di ricordare l’art. 11 della Costituzione che recita semplicemente e graniticamente “L'Italia ripudia la guerra come strumento di offesa alla libertà degli altri popoli e come mezzo di risoluzione delle controversie internazionali…” ovvero l’Italia non dovrebbe costruire, esportare fornire armi per le guerre altrui. Ieri, durante la parata e durante la diretta dalla Piazza del Quirinale, questo principio suonava lontano.

Già che siamo in argomento “guerra & C” torniamo per un attimo a quel fantasmagorico programma (in verità doppio perché la Signora, al pari di Vespa suo collega direttore “artistico” ha due programmi) della Maggioni con il “suo” Newsroom che, come al solito, è visto da pochi intimi (3,9%). Quali sono i temi affrontati nella sua ultima puntata? Nientepopodimenoche “gli scenari di guerra in Artico…” con tanto di ardito reportage sulla remota e ridente cittadina di Qaanaak, nella lontana e remota Groenlandia quando noi gli "scenari di guerra" li abbiamo sotto casa. Di grandissimo interesse, il pubblico di Rai Tre non aspettava altro. E poi c’è Enrico Mentana, direttore di La7 che, nei giorni scorsi, ha dichiarato che la sua rete “è la Nuova Rai Tre”. Come dargli torto? se avesse pure Ranucci o altra trasmissione come Petrolio sarebbe quasi perfetta come rete di "servizio pubblico.

A proposito di “geni” intorno all’AD, ci torneremo. È lui che decide in piena solitudine strategie e tattiche, missione e organizzazione o è in buona compagnia? Chi sono i “suoi” generali e come li ha scelti? Come sono entrati nel suo “stato maggiore” e come e dove si sono formati?

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lunedì 1 giugno 2026

Cucù...cucù ... la RAI non ci sta più

By Bloggorai ©

È molto probabile che nelle vostre case ci sia un vecchio orologio meccanico, con la carica a molla e che richiede, ogni tanto, di essere caricato e revisionato. Ecco, è una metafora quasi perfetta della Rai e del Servizio Pubblico. Si tratta di una “macchina” ormai vecchia, usata da un pubblico sempre più anziano, che perde progressivamente colpi e ogni tanto si ferma mentre gli altri orologi digitali corrono precisi al centesimo di secondo. Si aggiunga pure che gli “orologiai” in grado di metterci mano, quelli di una volta, sono quasi estinti.

Allora, oggi 1o giugno 2026, cerchiamo di “fare il punto”. Iniziamo con il rinnovare la solidarietà al parlamentare Roberto Giachetti di Italia Viva. Abbiamo saputo una importante indiscrezione: si vorrebbe incatenare ad un ombrellone sul litorale di Torvaianica, nei pressi di Roma, perché si sarebbe sentito alquanto “preso in giro” dopo la sua precedente protesta sulla Vigilanza Rai. Un buco nell’acqua, inutile. L’indiscrezione potrebbe essere arrivata fino al Colle e sembra che pure Mattarella vorrebbe prendere carta e penna e scrivere un terzo comunicato aggiungendo un atto di protesta formale: si accamperebbe nei giardini del Quirinale, debitamente accudito dai Corazzieri, fintanto che la Vigilanza non nomina il/la presidente Rai.

Allora. Punto primo: la recente riunione della Vigilanza non è servita a nulla ed ha fatto pure invasione di campo. Si è occupata di un tema, il teatro delle Vittorie, che seppure di grande importanza non è certo al primo posto e, inoltre, non è nemmeno di sua competenza (la Legge 103, art. 4, NON lo prevede). Per quanto noto sapere se, il prossimo 10 giugno se non addirittura il 17, si proseguirà su questa strada con l'audizione del Ministro Giuli (mentre Rossi&C sono stati auditi in altra commissione ....sic!!!) mentre il primo grande problema, la presidenza Rai, rimarrà insoluto come pure abbiamo scritto ed era facile prevedere.

Punto secondo. Succede poi che “fonti Rai” fanno circolare informazioni tossiche. Ad esempio, che la Agnes, consigliere nominata dal Mef con l’indicazione di presidente, si potrebbe dimettere per poi essere nominata come DG (sulle orme di tanto padre!). La fantasia non ha limiti: non sanno più come uscire dal pantano e, per di più, qualcuno si immagina che il satellite Rai possa essere una variabile indeterminata nella turbolenza della galassia politica e istituzionale in corso, ovvero con credibili minacce di elezioni anticipate. Sarà quello il baricentro intorno al quale ruoterà il reso del mondo Rai e dintorni. L’attuale presidente Marano (Lega) sta benissimo dov’è e il suo partito (Lega) se ne guarda bene da mollare l’osso: quando gli ricapita più di fare/essere presidente Rai? e, inoltre, per la sua “disponibilità” a tornare a fare il consigliere semplice, al pari degli altri, cosa gli darebbero in cambio?

Appare tutto inverosimile, tutto senza capo né coda, ovvero con un capo o (il cda oggi in carica) e una coda (la sua possibile conclusione a fine mandato) senza aver raggiungo e definito il suo vincolo fondamentale, cioè l’attuazione dell’EMFA e siamo sempre più convinti che a molti va benissimo così, in attesa del 2027. La confusione regna sovrana, sia tra i partiti di governo ma pure tra quelli di opposizione che, non paghi dei disastri del recente passato, non trovano di meglio che replicare e “ri-organizzare un tavolo di lavoro” sulla riforma (di cui ora parleremo).

Poniamo punti fermi: Sergio (attuale DG) e a fine corsa e prossimo alla pensione. Il suo ruolo, la figura del DG, conta come il due di coppe quando regna denari. Perché la Agnes poi dovrebbe accettare un “decalage” e per di più per poco tempo, cioè una manciata di mesi prima della prossima scadenza per un incarico ai limiti dell'irrilevante? Inoltre, qualora fosse, si dovrebbe dimettere da consigliere e il MEF dovrebbe procedere ad una nuova nomina con l’indicazione di nomina a presidente. Sembra facile, oggi? No, non lo è.  Per non dire, infine, di come si potrebbero mutare gli equilibri politici interni al Cda, con possibili diverse maggioranze.

E poi non c’è la riforma all’ordine del giorno ed è molto verosimile che non ci sarà. È pura fantasia suppore che possa andare in Aula nei prossimi mesi: prima ci sarebbe la Legge elettorale che è di ben altro peso politico. Il documento del Governo sulla Riforma Rai è fermo in Senato e nulla lascia intendere che Giorgetti, con questa situazione, sbloccherà il suo parere (negativo) su quel testo di riforma: o si modifica o lui non lo vota e la modifica richiesta riguarda un nervo scoperto del testo di riforma cioè il canone, la risorsa certa richiesta appunto dall’EMFA. e semmai venisse accolta, si potrebbe riaprire tutta la discussione e ricominciare da capo.

Aggiungiamo: non c’è nulla sul Piano Industriale, dove il “de cuius” piamo immobiliare è fermo alla sola operazione scellerata di Milano (in affitto per 5,9 milioni l’anno per 29 anni). Non c’è nulla di piano editoriale (mentre La7 si appresta divenire la “nuova Rai Tre) e laddove la Maggioni si permette di stracciare gli ascolti al 3% e il consigliere Natale non se ne accorge). Non c’è nulla, da decenni, sul Piano sull’informazione dove ora cominciamo a dubitare che i primi oppositori siano i giornalisti Rai. E, prima di concludere, ancora una volta, non c’è nulla della famigerata Digital Media Company: nessuno sa cosa è o cosa dovrebbe essere e con quali risorse si dovrebbe finanziare.

Finale: mancano pochi giorni alla scadenza del MoU con Ei Towers. Siamo all’ultima spiaggia: o si chiude o salta il banco e se ne riparlerà alla prossima legislatura e quei soldi non saranno in cassa Rai per lungo tempo ancora. Abbiamo già scritto, riprendendo pure autorevoli fonti citate dalla Reutes, che la data non verrà rispettata e, per quanto sappiamo, non solo per problemi sulla “parità di mercato” tra Rai Way e E Towers ma più ancora perché difficilissimo trovare la quadra sulla governance della futura società delle torri quando è ancora assente del tutto il contesto normativo istituzionale sul futuro assetto di Rai: chi potrà decidere cosa, con quali poteri e anzitutto, con quale strategia? Su questo tema di Rai Way e del futuro tecnologico Rai, ancora una volta, facciamo un appello: se qualcuno avesse mai letto o saputo quali pensieri, proposte, idee o visioni ci sono tra i partiti di opposizione gli saremo grati per farceli sapere, forse a noi sono sfuggiti. Mentre, al contrario, abbiamo letto spesso e volentieri che i “fondi” scrivono direttamente a Palazzo Chigi (vedi precedenti). Loro si che hanno le idee chiare.

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sabato 30 maggio 2026

Il Grande Mistero in corso di svolgimento

By Bloggorai ©

Gli italiani non sono solo Eroi, Santi, navigatori, esploratori, mangiatori di pasta e suonatori di mandolino. Sono pure alquanto smemorati o, perlomeno, "indotti" alla distrazione. Ogni “sostanza” mediatica va bene in grado di sollevare polvere negli occhi: da Sinner che ieri ha occupato quasi tutta la prima pagina del Corriere (e 3 interne in apertura) a Garlasco che ormai è divenuto il racconto criminale del Paese.

Sicché, i formidabili strumenti di distrazione di massa sono consolidati e funzionano sempre benissimo e la Rai talvolta ne è maestra. Come quando l’Ad Rossi si lamenta perché il tema del giornalismo d’inchiesta cancerogeno” avrebbe offuscato i dati economici da lui vantati.

Sicché, c’è un grande mistero ancora in corso che, verosimile, sarà destinato ad entrare nella caverna buia e profonda dei grandi complotti italiani: il “caso” Minetti. Nessuno ne parla più, non ci sono “giornalisti d’inchiesta” Rai e non solo che seguono il caso. E’ stato tirato un muro di cemento armato di silenzio con i tondini di acciaio da 18, granitico. Quel poco che nei giorni scorsi è trapelato era tutto frutto dei “pompieri” tesi a dire che è andato tutto bene, la grazia alla Minetti era legittima.

Ma i conti non tornano. Torniamo al 18 febbraio scorso quando il Presidente Mattarella firma la grazia. Però si viene a sapere solo dopo 2 mesi con uno “scoop” congiunto tra Rai Tre e il Fatto Quotidiano (??? Ancora ci chiediamo come è stato possibile, da dove è venuta l’ispirazione) e il Colle l’11 aprile diffonde un comunicato “La concessione dell’atto di clemenza – in favore del quale si è espresso il competente Procuratore generale della Corte d’appello in un ampio parere - si è fondata anche sulle gravi condizioni di salute di uno stretto familiare minore della Minetti che necessita di assistenza e cure particolari, presso ospedali altamente specializzati. La normativa a tutela dei dati sensibili dei minori non consente di rendere noti dettagli sulle condizioni di salute del minore”. Poteva finire lì e invece le notizia cominciano a diffondersi tanto che, il 27 aprile si legge “L’ufficio stampa del Quirinale comunica che la Presidenza della Repubblica ha inviato, in data odierna, la seguente lettera al Ministero della Giustizia:

«In riferimento al decreto di concessione della grazia alla signora Minetti adottato dal Presidente della Repubblica, su proposta favorevole del Ministro della Giustizia, lo scorso 18 febbraio 2026, e alle conseguenti notizie di stampa in ordine alla supposta falsità degli elementi rappresentati nella domanda di clemenza, su indicazione del Signor Presidente prego di voler provvedere ad acquisire con cortese urgenza le necessarie informazioni idonee a riscontrare la fondatezza di quanto rappresentato da un organo di stampa". Attenzione: “ … con cortese urgenza…” ovvero rare volte il Colle ha usato questa formula.  

C’è puzza di bruciato e qualcuno comincia ad agitarsi: ci sono in ballo la credibilità e autorevolezza di ben tre istituzioni fondamentali della democrazia: lo stesso Quirinale, il ministro della Giustizia (il Governo) e la Magistratura. Si aggiungano pure i “delicati” rapporti politici interni alla maggioranza di governo. C’è materiale a sufficienza per cercare di mettere tutto nel dimenticatoio. Forse, qualcuno ha commesso un errore: chi manovra questo mistero e perché? Arriva il Reggimento Pompieri Motorizzati e si legge che “… fonti del Quirinale fanno sapere che il Presidente ha ritenuto necessario chiedere - d'intesa con il Ministero della Giustizia - che gli organi giudiziari ne accertassero il fondamento”.  

Cosa è successo da allora? La “cortese urgenza” poi divenuta “intesa con il Ministero” che fine ha fatto? A che punto sono le indagini? Perché tutto questo silenzio che pure illumina scenari importanti? Molti conti non tornano. Ad esempio, nei giorni scorsi è ripreso il processo “Ruby Ter” e si leggono titoli con “È un processo a Berlusconi”. La battaglia politica infuria, le elezioni sono sempre più vicine e da ora in poi tutte le armi sono ammesse, comprese quelle molto, molto misteriose. Ed è verosimile che qualcuna tra queste sia indirizzata verso il Colle come pure verso Arcore.

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venerdì 29 maggio 2026

RAI: la barca dei Grandi Misteri (Rai Way)

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Gli italiani notoriamente non amano solo la pasta, il calcio, fare i navigatori e gli esploratori, fare gli inventori, gli artisti ed essere Santi o fare gli Eroi. Hanno, inoltre, una spiccata attitudine alle trame politiche e giudiziarie, ai complotti, ai misteri e ai sotterfugi.

Ne elenchiamo, solo sommariamente alcuni degli ultimi 50 anni: strage Italicus (ci doveva essere Moro), omicidio Pasolini, Moro e Via Fani, omicidio Mattarella, Ustica, scomparsa  Emanuela Orlandi, suicidio Gardini e Enimont, la Moby Prince, Ilaria Alpi e Miran Hrovatin e di mezzo ci sono i grandi casi di cronaca nera che vanno da Via Poma al mostro di Firenze per finire a Unabomber e certo a Garlasco.

Ci siamo abituati a convivere con il mistero, ce ne siamo fatti una ragione esistenziale fintanto da rendere necessaria la sua rappresentazione tele-visiva, rendere le immagini la sintesi accettabile e sostenibile del suo racconto che proprio perché rimane insoluto e misterioso rimane vivo e meritevole di interesse. Se tutto fosse risolto uscirebbe dal cono di luce e passerebbe subito all'ombra dei cassetti polverosi della memoria.

Sicché, come da quasi otto anni lo scriviamo, anche dentro e intorno alla Rai si alimentano, si diffondono e si infittiscono misteri irrisolti.

Mistero n. 1 – le risorse economiche: la Rai i soldi li ha e li spende male o non li ha? Oggi, ne ha disperato bisogno e non sa dove andarli a cercare? Le risposte sono buone entrambe. La notizia del giorno che abbiamo appreso è che il famigerato Mou (Memorandum of Understanding) tra Rai Way ed Ei Towers in scadenza il prossimo 15 giugno verrà quasi certamente rinviato ancora se non naufragato del tutto. Secondo “indiscrezioni” molto accreditate” riportate dalla Reuters, la Rai avrebbe chiesto alla controparte di “mettersi alla pari” sulla scadenza dei propri contratti con i rispettivi fornitori (tra il 2032 e il 2037). A farla breve, ciò significherebbe una cosa sola: “Trattandosi di un'operazione con una forte valenza politica oltre che industriale, il rischio maggiore che vediamo è che le trattative possano estendersi fino al 2027 — anno elettorale — con il concreto pericolo che il dossier si areni nuovamente” come ha scritto un sito di analisi finanziarie. A suo tempo e per tante volte Bloggorai ha scritto chiaro e tondo che questo “dossier” (ormai vecchio di quasi 10 anni) non s’ha da fare per tanti buoni motivi, primo tra tutti è la mancanza totale di un progetto industriale e tecnologico oltre che politico e finanziario da parte di Rai. Non c’è un “piano” non c’è una “visione” salvo quella che si trova dall’ottico.

Da rileggere con attenzione: https://bloggorai.blogspot.com/2022/08/il-pollaio-nei-giardini-di-viale-mazzini.html ... 

https://bloggorai.blogspot.com/2025/06/rai-way-e-sanremo-il-piano-b-di-un.html e ancora https://bloggorai.blogspot.com/2025/10/rai-le-pagine-nere.html

e infine e soprattutto questo post dello scorso 19 marzo: https://bloggorai.blogspot.com/2026/03/oggi-rai-way-la-madre-e-il-padre-di.html

Mistero n. 2 – E’ conseguente al precedente. La s-vendita dei 15 immobili indispensabili per fare cassa e sostenere la baracca è il segno tangibile dei misteri di gestione economica dell’Azienda che ora si vorrebbe pure far passare per virtuosa. Da ricordare sempre che questo Piano Immobiliare è stato votato convintamente da tutti i consiglieri, compresi quelli del 26 settembre, Alessandro di Majo e Roberto Natale. Appare misterioso comprendere, ad esempio, quale possa essere la virtù economica dell’operazione Corso Sempione di Milano: vendere per poi andare in affitto (5,9 mln anno) per 27 anni. In questi giorni si solleva polvere, giustificata peraltro sul Teatro delle Vittorie ma si tace su questa di Milano che appare ben più rilevante.

Mistero n. 3 – è collegato al precedente. Lo scorso 22 maggio è scaduto il termine per le manifestazioni di interesse sui 15 immobili destinati alla s-vendita. Chi si è presentato? Per quanto è dato sapere, solo il Ministro Giuli si è fatto avanti e circa 80 soggetti hanno richiesto informazioni. Dopo di che è calato un muro di cemento armato, alquanto sospetto.

Mistero n. 4 – La riforma Rai ormai è diventata leggenda. Da anni, decenni, dal 1973 non si parla d’altro e questa oggi in discussione è più misteriosa di tutte le altre messe insieme. Si “dovrebbe” fare per forza perché l’Europa ce lo impone con l’EMFA eppure, tutti ne parlano ma nessuno se ne occupa. “Sta passando la vulgata che, vista l’aria che tira sul piano politico, per ora è meglio lasciare tutto com’è. Se ne palerà dopo il 2027” ci dice il solito autorevole parlamentare.

Mistero. n.5 – Report e il giornalismo di inchiesta “cancerogeno”. Ovvio che Rossi &C non si sono riferiti alla trasmissione direttamente, ci mancherebbe altro. Fatto sta che rimane il mistero delle 4 puntate tagliate e che non si sa più se e quando potranno essere rispristinate il lunedì dove erano prima. Come pure rimane il mistero della trasmissione Petrolio come pure rimane il mistero della “sua” trasmissione della Maggioni che si è appropriata di una necessità aziendale, la ”Newsroom” per farne un “suo” programma che raccimola poco più del 3% di ascolti.

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mercoledì 27 maggio 2026

il Grande Azzardo RAI (e bufala collegata)

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Questa mattina parliamo di cose serie. È stato presentato nei giorni scorsi la quarta edizione del Libro Nero sull’azzardo in Italia con il titolo “Lo Stato perdente”. Il Rapporto è stato elaborato dalla CGIL, dalla Federconsumatori e da IssCom.

Numeri impressionanti che debbono essere citati integralmente: “Da tempo assistiamo ad una abnorme crescita dei volumi del gambling in Italia, fino a far diventare il nostro Paese, solito a stazionare negli ultimi posti delle classifiche economiche, largamente primo in Europa per quanto perso dai propri cittadini in azzardo

Mentre qualche soggetto interessato chiede la “normalizzazione” dell'azzardo, le perdite degli italiani sfiorano i 22 miliardi, praticamente una manovra finanziaria, e la raccolta complessiva sale ulteriormente; nel 2025 ha superato i 165 miliardi, una cifra numericamente corrispondente al 7,3% del PIL nazionale… 

Ma le enormità debbono essere notate: 165 miliardi di raccolta dell'azzardo raggiunti in Italia sono di gran lunga superiori ai 138,6 miliardi di valore del Fondo Sanitario Nazionale, e sono il doppio della spesa per l'istruzione …   In cinque anni le maggiori imprese del settore hanno visto una crescita degli utili del 165% in termini reali, mentre il loro fatturato ha raggiunto nel 2025 i 10,4 miliardi. 

Ma c'è un terzo soggetto che solitamente viene trattato anch'esso come vincente, in modo del tutto errato, ed è lo Stato italiano. Solo miopi criteri ragioneristici possono portare a credere che rispetto all'azzardo lo Stato sia nel campo dei vincenti, grazie alle entrate per tassazione. Entrate rilevanti, (11,4 miliardi nel 2025, il 6,9% della raccolta) ma in costante calo, per effetto della inarrestabile crescita del canale online; le entrate dello Stato sono ormai prossime al sorpasso da parte del fatturato dei concessionari. Entrate che noi riteniamo decisamente inferiori alle uscite. Un bilancio sociale dell'azzardo dovrebbe esaminare per prima cosa i costi sanitari generali, non limitandosi a quelli strettamente legati alla cura delle persone con disturbi da gioco d'azzardo”. 

Prosegue il Rapporto: “Nell'online sono 17 milioni i conti-gioco attivi, l'84% dei quali ha chiuso il 2025 con una perdita. Sono stimabili in 4,8 milioni i giocatori attivi nell'online; tutti i segnali dicono che è sempre più forte l'attrazione di giovani e giovanissimi verso il gioco da remoto… Nel 2025 in Italia, nell'azzardo complessivo, cittadini e cittadine hanno “investito” 3.284 euro pro capite. Spiccano i 12,8 miliardi di Roma Capitale, gli 11,5 mld di Napoli Città Metropolitana, i 9,4 mld di Milano CM…” e così via. Una parte del Rapporto è dedicata alle strette relazioni tra malavita organizzata e gioco d’azzardo, un veicolo efficace per riciclare denaro sporco derivato da attività criminali.

Bene. Allora, come abbiamo già fatto tante altre volte, poniamo la domanda: dove si trova una culla del virus devastante della ludopatia? Semplice: nel cuore del Servizio Pubblico ovvero segnatamente al Teatro delle Vittorie e in onda tutte le sere su Rai Uno dalle 20.35 alle 21,40. Il programma è visto mediamente da oltre 4 milioni di persone. Non richiede alcuna abilità o capacità o conoscenze: si tratta solo di “azzardare” il pacco giusto, esattamente come si può fare con un Gratta e vinci. Riteniamo che questo gioco sia un “fattore abilitante” alla cultura, al racconto sociale dell’azzardo come possibilità di riscatto, di esaudire un sogno o avverare un desiderio affidandosi alla sorte. Nonostante lo abbiamo scritto più volte, non abbiamo mai letto un pensiero, una dichiarazione, un comunicato stampa dei consiglieri di amministrazione Alessandro di Majo e Roberto Natale che su questo problema potrebbero e dovrebbero avere una sensibilità particolare, superiore a quella dei loro colleghi espressi dal “governo” che su questo tema invece fa il “doppio gioco”. Sotto il segno del bilancio aziendale si consuma un crimine sociale che vede il Paese intero soccombere e lo Stato, come denuncia il Rapporto citato, perdere soldi e credibilità.

Questa mattina però parliamo pure di cose meno serie. Nei giorni scorsi siamo stati sfortunati. Ci eravamo preparati prosecco e olive per l’audizione del Ministro Giorgetti e invece nulla. Tutto rinviato. Poi ci eravamo preparati caffè e cornetto per assistere alla Vigilanza Rai che, dopo due richiami di Mattarella e lo sciopero della fame di Giachetti, tornava a riunirsi. La seduta ieri non era pubblica e quel poco che si è saputo è stato vicino al nulla, alla fuffa allo stato puro, se non peggio. Il peggio consiste in una clamorosa “bufala” normativa: secondo quanto disposto dalla Legge in vigore, la 103 del 14 aprile 1975, all’art. 4 si legge che “… formula gli indirizzi generali per l'attuazione dei principi di cui all'articolo 1, per la predisposizione dei programmi e per la loro equilibrata distribuzione nei tempi disponibili; controlla il rispetto degli indirizzi e adotta tempestivamente le deliberazioni necessarie per la loro osservanza…” ovvero la Legge oggi in vigore NON dispone  in alcun modo che la Vigilanza possa occuparsi di Piano Immobiliare o di altri temi di carattere economico. Convocare il Ministro Giuli per il suo interesse al teatro delle Vittorie, o i dirigenti Rai responsabili del Piano Immobiliare NON compete alla Vigilanza Rai, non è di suo interesse. Punto, non ci sono possibilità di dubbi interpretativi. Certamente la “svendita” del patrimonio immobiliare pubblico è un tema importante ma non è al primo posto. Nel frattempo però ieri come per i prossimi giorni, siamo in alto mare, nella confusione più totale sui due grandi temi che interessano il presente e il futuro della Rai: la sua riforma cioè l’applicazione immediata dell’EMFA e, in subordine, la nomina del presidente del Cda ovvero una prerogativa fondamentale della Vigilanza Rai. Non ci giriamo intorno: la confusione riguarda tutti, maggioranza e opposizione. Nessuno è in grado di fare una mossa, esprimere un segno politico in grado di sbloccare la situazione.  Ieri il Corriere ha titolato in modo efficace “Rai, la Commissione Vigilanza si riunisce dopo 2 anni di stop. Ma i dossier cruciali restano «congelati»” e neppure il caldo di questi giorni sarà in grado di scongelarli. Forse, a molti, va bene, benissimo, così.

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RAI: la sua "Vigilanza" e il vuoto della Politica

 

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Fatte dieci le priorità di interesse degli italiani (pace, lavoro, economia, giustizia, sanità, istruzione, ambiente, scuola, casa e giovani messi nell’ordine che preferite) in che posizione si potrebbe collocare il tema “Rai” ovvero il Servizio Pubblico? Di conseguenza, dove si potrebbe collocare l’interesse degli italiani verso la Commissione Parlamentare di Vigilanza Rai? Quanti italiani sanno cosa è, di cosa si dovrebbe occupare e quanto è rilevante per il presidio    di “ … indirizzo generale e la vigilanza dei servizi radiotelevisivi…”? abbiamo la vaga impressione che siano ben pochi e che gli stessi lettori di Bloggorai non ne siano bene a conoscenza.

Eppure lo stesso Presidente Mattarella è intervenuto due volte per richiamare l’attenzione sul suo mancato funzionamento: “Non è accettabile che, dopo un anno e mezzo, al servizio pubblico nazionale manchi ancora l’assetto dei propri organi amministrativi e la Commissione di Vigilanza non sia in grado di esercitare i suoi compiti” ha dichiarato la seconda volta lo scorso 26 aprile. NON E’ ACCETTABILE!!! Chi altri potrebbe intervenire dopo di lui? Il Papa? l'ONU forse no perché comunque non se lo fila nessuno. Eppure l'appello del Presidente è passato pressoché inosservato e nessuno si è ben guardato da trarne le dovute conseguenze. dimissioni!!! E adesso chi lo dice a Mattarella che si, è vero, la Vigilanza si è riunita e però non è stata in grado di esercitare il "suo" compito prevalente. osservare la legge che impone il suo voto per la ratifica della Presidenza Rai. Chi lo dice a quei quattro gatti che ancora credono nel ruolo, nella rilevanza e nelle funzioni della Vigilanza Rai che oggi è stato fatto un buco nell'acqua?

Dopo di che c’è stato lo sciopero della fame e l’incatenamento alla Camera di Roberto Giachetti per chiedere la convocazione della Vigilanza che, bontà del Governo, era stata messa in calendario per stamattina alle 8.15. Se non che … sorpresa: non è prevista la diretta Web perché non ci sono audizioni. Incredibile ma vero. Dopo oltre un anno di paralisi della Vigilanza, oggi torna a riunirsi ed avviene a porte chiuse. E, per di più, all’indomani del rinvio dell’intervento del ministro Giorgetti in VIII Commissione Senato sulla riforma quando si potevano e si dovevano svelare i giochi sporchi della maggioranza. Incredibile ma vero!

Appare tutto molto grave, incomprensibile e ingiustificabile. I “fatti” della politica si misurano, si pesano e valgono per quei risultati che si ottengono concretamente. Ed oggi c’era e c’è tutt’ora un solo fatto politico di rilievo: la presidenza Rai. O si affronta e si risolve quel tema o è pressoché inutile convocare la Vigilanza e il suo Ufficio di Presidenza. Per parlare del teatro Delle Vittorie? Perché? Cosa si nasconde dietro questa trama? Qualcosa e forse tanto non torna. Qualche idea ce la stiamo facendo, un vaga sensazione si sta concretizzando. cercheremo di sapere e di capire.  

Il gioco dell’oca prosegue: torniamo al punto di partenza ovvero alla fuffa, al nulla, al niente, al vuoto.

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