La vita non è sempre questione di tenere in mano delle buone
carte ma, a volte, di saper giocare bene una mano svantaggiosa. (Jack London)
Per chi ha vaga ide di cosa sia il “bluff” o si fosse mai
avvicinato ad un tavolo di Poker, sa bene che il bluff è arte sopraffina quanto
rischiosa: puoi trovare la fortuna di una serata o romperti l’osso del collo.
Non è stato sufficiente l’intervento divino del Santo Francesco
a risollevare le sorti cupe e disperate dei telespettatori in fuga dalla Rai. Domenica
scorsa è andato in onda il “solito” Benigni ormai anche lui stanco e
ripetitivo, come una persona anziana che ripete le stesse cose senza rendersi conto
di averle già dette. O, forse lo sa talmente bene che non può altro che
gongolare per aver rivenduto un “usato sicuro”. E, in verità, l’evento ovvero
la “serata speciale” su “Francesco -il Cantico” inonda su Rai Uno non solo era
già nota sugli schermi di Paramount + dal 2022 ma il DVD è normalmente in vendita
su Amazon o da Feltrinelli al modico prezzo di 12,99 euro. Un affare. E fin
qui, ci può stare: i telespettatori hanno visto lo spettacolo “aggratisse”
ovvero compreso nel canone, cioè vero Servizio Pubblico. Magari ripassato in padella
ma tanto il Santo Francesco quello era e quello è.
Se non che, come si dice: “si può prendere in giro
qualcuno qualche volta ma non tutti sempre” e allora è successo che Benigni
ha perso per strada qualche milione di telespettatori passano dai 12 milioni per
la trasmissione sulla Costituzione nel 2012, ai circa 10 milioni nel 2014 sui
Dieci Comandamenti per finire ai 4,5 sull’Europa dello scorso anno e concludere
domenica scorsa con 3,7 milioni che, comunque, sono tanti. Certo, si dirà, gli ascolti
non sono un dogma ma non sono nemmeno una variabile indipendente della quale non
tenere conto specie poi se si tratta di un prodotto non originale e con
evidenti riflessi commerciali (il produttore esecutivo è il noto agente
artistico Lucio Presta) ma i telespettatori in fuga sono un problema e non di
poco conto. Nota a margine: la “serata evento” di “Francesco, il Santo di tutti”
è iniziata alle 22.15. A Villa Arzilla a quell’ora hanno spento le luci: i nonni
e le nonne dormono. Amen.
Bene, andiamo ora alla notizia del giorno: la Rai ha sospeso
Ranucci per dieci giorni. Difficile interpretare e commentare. Per quanto
sappiamo e per quanto abbiamo seguito ci siamo fatti una vaga idea. La Rai ha
annaspato nel buio e nella confusione sin dall’inizio della vicenda e, ad
aggravare la sua posizione, gli sono giunti “aiutini” da autorevoli esponenti
dei partiti di Governo (La Russa, Salvini etc.) e da autorevoli quotidiani che hanno
“pompato” costantemente la vicenda con paginate intere di “fonti” interne Rai con
lavori del Comitato Etico. Tra i quotidiani, sceglietene uno a caso.
Amico di Lavitola o meno, simpatico o antipatico o meno, sbruffone
o meno, il perno centrale di tutta la vicenda è e rimane uno solo e chiarissimo:
Ranucci doveva e deve essere stroncato subito, prima dell’inizio della nuova campagna
elettorale. Impensabile, impossibile immaginare che il prossimo l’8 novembre
Report potesse partire da “Eravamo rimasti a “l’amico mafioso” o qualche indagine
sui software comprati dagli israeliani”. Ecco allora che nella confusione e nel
nulla in cui si sono agitati i legali Rai arriviamo alla decisione comunicata
ieri. “Solo” dieci giorni e non il licenziamento a cui molti speravano sono la prova
provata, la canna fumante del nulla che hanno in mano e un autogol clamoroso di
un tentato bluff che gli rischia di finire miseramente. Partiamo da questo che
è il punto più grave: vengono imputate a Ranucci le conversazioni tra lui e un parlamentare
dei 5S, Dario Carotenuto. Non si può intercettare un parlamentare e non si possono
utilizzare sue intercettazioni senza l’autorizzazione della apposita commissione
della Camera. In altri termini: se avevano prove forti, convincenti e robuste
da resistere in ulteriore giudizio lo avrebbero licenziato in tronco, senza
esitazioni. Come abbiamo scritto e supponiamo: c’è altro. Non potevano, non volevano e non dovevano licenziare Ranucci.
Di autogol i legali Rai &C ne hanno commessi senza
sosta: l’ultimo è “l’ucronia” (genere narrativo e un esperimento mentale basato
sull'ipotesi che la storia del mondo abbia seguito un corso alternativo
rispetto a quello reale - Wikipedia) del direttore Corsini (amico e sodale della
Meloni) il quale ha auspicato che “Speriamo che Ranucci non venga reintegrato”.
Un classico “wishful thinking” di altri tempi che detto nel pieno di un procedimento
in corso non sembra proprio una bella mossa. Semmai fosse che invece Ranucci venisse
reintegrato dal Giudice che succede? Corsini si dimette? Nota bene: nelle “note
aggiuntive” che la Rai ha presentato al giudice del lavoro di Roma, c’è il famigerato
articolo del Corriere del 27 settembre con il titolo “Se ritorna lui ce ne
andiamo noi. Report, la redazione contro Ranucci” ovvero veleno inzuppato nel
nulla intriso di niente senza un nome, una persona della redazione che sia
uscita allo scoperto. Poi, ovviamente tutto smentito.
La “guera” è in corso …
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