venerdì 12 giugno 2026

SPECIALE AGGIORNAMENTO: il "vannaccismo" dentro la RAI è realtà

By Bloggorai ©

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Chissà perché ma ci torna in mente un cupo ricordo. Tra la notte del 7 e dell’8 dicembre 1970 i golpisti guidati dal fascista Junio Valerio Borghese tentarono di occupare gli studi Tv di Via Teulada da dove avrebbero voluto trasmettere un proclama alla nazione. L’iniziativa poi venne bloccata per motivi ancora oggi avvolti nel mistero. Vedi https://www.raiplay.it/video/2016/08/La-notte-della-Repubblica-Puntata-del-17011990-0b16ffb0-f615-4461-9fae-988fbd1eba72.html

Oggi si è realizzata la notizia che avevamo già dato: per promuovere il “bimbo day” rivolto ai figli e nipoti dei dipendenti Rai è stata realizzata una collaborazione con le Forze Armate che, simbolicamente e a fin di bene, sono entrate dentro Saxa Rubra.


Nella mail destinata ai dipendenti sull’iniziativa si legge che “In particolare, l’Esercito presenterà mezzi speciali e realizzerà dimostrazioni operative”. C’è da supporre che il generale Vannacci potrà essere molto fiero di questa iniziativa. Forse, I pargoli dei dipendenti Rai potranno apprendere come si usa un mitra o si lancia una bomba a mano. In altri paesi del mondo, del resto, già lo fanno: vedi in Russia:

Ancora: come abbiamo scritto nel post precedente e prima ancora nei giorni scorsi, la Rai ha sostenuto e alimentato il “vannaccismo” ormai palese. Ieri sera il Tg1 ha ricordato la morte di Enrico Berlinguer affiancandogli per contrappeso la figura di Almirante, ex repubblichino, e “antenato” della attuale destra di Governo che aveva partecipato ai suoi funerali.

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C'è un profondo ed oscuro Vannacci dentro gli italiani? dentro di noi? dentro la RAI ?

By Bloggorai ©

“L’Italia non ha avuto una grande Destra perché non ha avuto una cultura capace di esprimerla. Essa ha potuto esprimere solo quella rozza, ridicola, feroce destra che è il fascismo.”

Pier Paolo Pasolini

Sono innumerevoli le citazioni meritevoli di essere riportate sul “carattere degli Italiani” (vedi un imperdibile Umberto Eco in https://www.youtube.com/watch?v=6-dP720gPic ) ed è corposa la letteratura in proposito. Ci permettiamo di segnalarne qualche opera indispensabile: “Gli italiani, 58 milioni di protagonisti” di Luigi Barzini, un caposaldo, e con lo stesso titolo “Il carattere degli italiani” di Sismondi e di Alfani. Poi, da non perdere mai di vista il Report annuale del Censis per essere aggiornati.

Per parafrasare la citazione di Pasolini, si potrebbe dire che la Rai non ha avuto una grande destra ma solo raffazzonati sprovveduti allo sbaraglio, gente “scappata da altra casa” e accomodata per convenienza a quella corrente ed oggi si vedono i risultati, perfettamente rispondenti alla “loro” missione.

Veniamo al tema del giorno. L’irruenza, invadenza pressoché totale e l’onnipresenza del generale Vanacci sulla scena politica, sociale, culturale e morale del nostro Paese induce a qualche sommaria riflessione. Oggi, buona parte dei quotidiani riportano il suo nome e la sua foto in prima pagina mentre radio e tv lo citano spesso e volentieri. È fuori dubbio che sia divenuto un protagonista assoluto in grado di invadere tutto il campo della scena politica nazionale ed oltre. È fuori dubbio inoltre che comincia a porsi come una variabile indeterminata sul futuro prossimo venturo del quadro politico nazionale. Vannacci, infatti, per assoluto paradosso, crea “ordine e disordine” al tempo stesso sia tra i partiti di Governo ma pure tra quelli di opposizione. Rompe, devasta gli equilibri interni alla Lega che, a sua volta, rompe e devasta quelli interni tra Lega, Forza Italia e Fratelli d’Italia. Nessuno tra loro lo vorrebbero come alleato ma tutti necessitano dei suoi voti, in crescente ascesa, per sperare di rivincere le elezioni e garantire un futuro alla Meloni.

Anche nel “campo largo” debbono fare soverchia attenzione al generale per buoni motivi. Il primo è perché rappresenta al minaccia aperta all’implosione della coalizione di governo. Se c’è una possibilità di far saltare il banco di Palazzo Chigi, ora per allora, è “sperare” nella spallata che potrebbe venire da Vannacci.  Altro buon motivo è che il generale potrebbe rosicchiare voti in vari ambienti, compresi quelli di una certa opposizione centro-moderata-tantinelloconservatrice del campoprogressista, ovvero diciamo pure la “corrente di destra” dello schieramento, sempre pronto a fare patti col diavolo, ambigua al punto giusto sui temi centrali come la guerra e le alleanze con i vari Trump e Nethanyahu. 

Il Generale, con la sua postura, la sua natura e la sua cultura primigenia (vedi pure la sua recente intervista con la Gruber su La7 dei giorni scorsi) infatti sta liberando la “bestia” già prigioniera in “ognuno di noi” largamente inteso, ovvero quella “bestia” collettiva riferita alla larga parte del Paese da sempre collocato in un’area di conservatorismo ai limiti del “fascismo” con tutte le riserve e aggiornamenti storici del temine.

Evidente che si tratta di una bestia “altra” diversa da noi stessi, dalla “nostra” caratura personale e collettiva alla quale apparteniamo. Non parliamo di “noi”, seppure qualche distinguo e precisazione pure si potrebbe azzardare, parliamo sempre di loro: quella tanta parte di Italiani che hanno aderito nel passato e aderiscono tutt’ora al sentimento dell’Uomo forte al comando, dell’autoritarismo, della superiorità della razza, del sentimento guerresco, della ritorno alla famiglia tradizionale composta da soli maschi e femmine e della chiusura delle frontiere da pericolosi e minacciosi emigranti che rubano il lavoro agli italiani.

Da non dimenticare mai le nostre origini: la stessa Repubblica, con il referendum del ’46, nasce sulle ceneri di un consenso certamente non plebiscitario: due soli milioni di scarto tra Repubblica e Monarchia. Dopo di che il Paese si è assestato per decenni su un precario equilibrio moderato, centrista, prima democristiano e poi berlusconiano ed infine “meloniano” salvo brevi parentesi di governi progressisti o, peggio ancora, “tecnici” alla Monti o alla Draghi.

In poche parole, ogni momento storico ha necessità delle sue figure simboliche, archetipe in grado di riprodurre in sintesi visiva, in immagini, ciò che il “carattere deli italiani” richiede in un gioco di specchi sempiterno. Tanta parte dell’elettorato lo richiede e tanta parte del sistema mediatico  e segnatamente televisivo lo propone.

Veniamo ora al Vannacci in televisione. Il personaggio indubbiamente “buca” lo schermo. È in grado di catturare attenzione e benevola simpatia nel suo apparire meno “politico” dei suoi avversari. È chiaro limpido e trasparente come gli altri si palesano invece ormai usurati e paludati. Lui è e si propone di “destra destra” quanto invece i suoi alleati si mostrano come “destrofoni moderati di centro”, confusamente europeisti e filoamericani proprio nel momento storico in cui gli USA sono avvertiti come la fucina dei mali del mondo. Una parte della Tv, la Rai, sostiene e diffonde questo “spirito”. Per un verso lo esorcizza parlandone ai minimi sindacali, per altro verso, nei contenuti, lo sostiene in una delle sue anime più profonde, oscure e perennemente attuali: il fascismo.

Nei giorni scorsi la Rai ha dato buona prova del “vannaccismo” contemporaneo e strisciante in Tv. Prima con lo “speciale” sulle ultime ore di Mussolini con evidente tentativo di riscrivere la storia a loro uso e consumo. Poi, due giorni dopo, in occasione dell’anniversario dell’omicidio Matteotti perpetrato dalle squadracce fascista, ignorando del tutto la ricorrenza che invece è stata proposta da Mediaset con il Film di Florestano Vancini. Nota a margine; recentemente è stata inaugurata una nuova Sezione ANPI Rai: chi l’ha vista?

Si tratta poi di quella stessa Rai che si è vantata come "mio" ovvero"suo" successo personale, privato, quello di aver consentito la consistente migrazione di telespettatori da RaiTre a La7 (ipse dixit nei giorni scorsi l'AD Giampaolo Rossi, noto come "il filosofo di Colle Oppio).  

Ma il “vannaccismo” alimentato nella tv risiede anche oltre i singoli casi di cronaca editoriale. Le vediamo nel “racconto” del Paese offerto da Tg e gr, dalle fiction quasi sempre orientate sui racconti della cronaca nera, con la “narrazione” di un Paese insicuro, impaurito e minacciato da migranti e terroristi, da bande di giovani criminali e trafficanti di droga. La “cultura di destra” che poi si trasforma in voto, in consenso politico, viaggia sull’etere televisivo e la Rai, oggi, è una sua antenna.

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giovedì 11 giugno 2026

RAI: l'eterno passato dietro le sue spalle

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Un’audizione al giorno … leva la Rai di torno. Già, purtroppo ieri Bloggorai ha “bucato” l’audizione più importante della stagione: il Ministro Giorgetti in VIII Commissione Senato laddove si dibatte quel che resta della notte buia in cui giace la “riforma Rai”. Poche ora prima, come abbiamo scritto appena conclusa, si è svolta l’audizione del DG Sergio (prossimo a cambiare “aria” e vedremo dove) sul Piano Immobiliare. Ribadiamo quanto abbiamo scritto: audizione della Vigilanza indebita, inutile, fuorviante e totalmente irrilevante ai fini dell’ottenimento dell’unico risultato necessario: la convalida del presidente del Cda Rai.

Tutt’altra storia l’audizione di Giorgetti. Ha confermato pienamente quanto già era noto da tempo: la Lega è di traverso sul progetto di riforma della sua stessa maggioranza. Lo scorso 26 febbraio Il Foglio ha titolato “Meno canone e nuovo cda: Forza Italia porta al Senato una riforma Rai che il Mef considera pericolosa”. Da allora è iniziato il pantano dove la riforma si è persa nelle nebbie salvo poi rivedere uno spiraglio di luce quando lo stesso Giorgetti, poche settimane addietro, ha riferito di una “lettera” fantasmica pervenuta da Bruxelles. Sempre il Foglio, solitamente bene informato in quegli ambienti, lo scorso 20 maggio, ha titolato “La Ue risponde a Giorgetti sulla Rai: legge attuale compatibile con il Media Freedom Act, il nodo è la presidenza. La Ue risponde al Mef sulla legge Renzi e il sistema di governance Rai. Norma compatibile, il governo può nominare i membri in cda, ma va adeguato il meccanismo per eleggere il presidente Rai. La riforma ora è più vicina”. Chi ha scritto questa “lettera” e cosa ci sia scritto esattamente è e rimarrà un mistero. Fatto sta che Giorgetti ha preso in mano il pallino del gioco ed ora è lui che detta l’agenda dove, al primo posto c’è un appunto scritto a caratteri cubitali: “questa riforma Rai non s’ha da fare, almeno per ora”

Ed è proprio questa seconda parte della frase che segna la lettura dell’audizione di ieri. Anzitutto ribadisce quanto pure abbiamo scritto da tempo: c’è grande confusione dentro la maggioranza di Governo e lo scontro sul tema Rai è violento (non parliamo ora della confusione dentro l’opposizione per carità di Patria). Le recenti manovre in casa Fininvest con la “rimozione” di Gasparri pure dalla Vigilanza Rai hanno segnato un punto significativo. Lo stallo sulla presidenza di Viale Mazzini poi è un ulteriore segno evidente: oggi la Lega “ha” il presidente con il pro tempore Marano e questo presidente potrà far transitare la Rai verso la campagna elettorale del 2027. Perché cambiare? Dal fronte opposto, il “filosofo di Colle Oppio”, l’AD Rossi butta sul tavolo due carte: con la prima si candida a succedere a se stesso e con la seconda butta nella mischia la candidatura di Minoli come “presidente di garanzia”, oggi prontamente ripresa da Il Giornale, che rilancia il nome di Minoli. Incommentabile.

Ora è forse superfluo entrare nel merito delle dichiarazioni di Giorgetti rese ieri in Senato e dei vari comunicati stampa che sono seguiti. Appare del tutto evidente che, come ha scritto oggi Andrea Biondi sul Sole, che “La riforma della Rai incontra un primo, evidente, inciampo con il suo azionista”. In altri termini, il testo di riforma organico della maggioranza per Giorgetti è irricevibile (“il modello societario Rai non può essere stravolto” ipse dixit), con buona pace dell’EMFA e dei possibili di rischi di infrazione comunitaria (secondo lui la Lege attuale, ovvero la legge Renzi, è “compatibile” e quindi non si ravvede alcuna necessità di riformare) e dimentica (o meglio, finge di dimenticare) che l’EMFA ha un rango superiore alla Legge ordinaria.

Sgombriamo poi il campo da un problema: l’apertura di un procedimento per il mancato recepimento di una direttiva comunitaria (l’EMFA) secondo gli art. 258 e 260 del TFUE richiede tempo, tanto tempo perché la Commissione di Bruxelles gode di ampia discrezionalità politica e comunque, tra lettera di costituzione in mora, pareri e contro pareri e possibile ricorso alla Corte di Giustizia, bene che vada, passano due anni, bene che vada. Punto, a capo.  

Come l’eterno gioco dell’oca, torniamo al punto di partenza ed esattamente a quando è stata predisposta la grande trappola, fine ottobre 2024, nella quale l’opposizione è caduta con tutte le braghe: aver accetto l’accordo con la maggioranza per la sola “calendarizzazione” della riforma per avere in cambio la nomina di due suoi consiglieri, di Majo e Natale.  

E ora cosa potrà succedere? “Avanti con la riforma” come chiede a gran voce l’opposizione? Oppure “Alt, fermi tutti” come ha detto sostanzialmente Giorgetti? Per Bloggorai è buona la seconda. Già, ma quale riforma poi? Anzitutto non si può dimenticare che oggi il testo in VIII Commissione è quello espresso in sintesi dal Governo, e sappiamo di cosa si tratta. Poi, il dibattito che ora seguirà non potrà non tenere conto del parere del Ministro e, di conseguenza, il testo potrebbe o dovrebbe essere “ritoccato” per tener conto dell’azionista.

Oggi, nove giugno 2026, ore 09.09, ribadiamo quanto già scritto più volte: questa riforma “non s’ha da fare” proprio alla vigilia di un feroce prossimo scontro politico elettorale che, intanto, vede ben altra riforma in primo piano: quella elettorale. La Rai può attendere: sono pochi ormai coloro che se ne preoccupano più di tanto.

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ps: ieri 10 giugno ricorreva l’anniversario del delitto Matteotti ad opera delle squadracce fasciste. Chi lo ha ricordato? Mediaset con la messa in onda del film del 1973 di Florestano Vancini! La Rai invece si è preoccupata di mandare in onda lunedì scorso uno “speciale” sulle ultime ore di Mussolini con le note firme di Vespa e Giletti. Questo è vero Servizio Pubblico!!!



 

martedì 9 giugno 2026

RAI: il tempo inutile della Vigilanza

By Bloggorai ©

E però, quando s'ode cosa o vede

che tegna forte a sé l'anima volta,

vassene 'l tempo e l'uom non se n'avvede;         

ch'altra potenza è quella che l'ascolta,

e altra è quella c' ha l'anima intera:

questa è quasi legata e quella è sciolta.

(D.A. Purgatorio, IV)

Si è appena conclusa l’Audizione della Vigilanza Rai sul Piano Immobiliare. Dopo averla seguita attentamente, proponiamo alcune rapide riflessioni.

A: la Commissione è intervenuta su un tema che NON è di sua competenza. La Legge in vigore, la n.103 del 14 aprile 1975, art. 4, è tutt’ora in vigore e nella specifica delle competenze della Vigilanza non vi è alcun cenno al possibile intervento su argomenti non pertinenti con gli aspetti editoriali. Perché è stata concessa questa “invasione di campo” con grande soddisfazione della maggioranza? A cosa è servita? proponiamo una risposta: ad allungare i tempi.

B: il grande ed unico tema di assoluta competenza istituzionale della Vigilanza non è stato nemmeno lontanamente sfiorato: la ratifica del presidente come previsto dalla Legge in vigore. La Rai continua ad agire sul filo della sua illegittimità normativa con “due” presidenti formalmente in carica: uno designato dal Governo, la Agnes, e uno indicato pro tempore dal Cda (Marano). Questa convocazione odierna non poteva avvenire altrimenti: la maggioranza ha imposto e dato la sua disponibilità “solo” per dibattere il Piano Immobiliare.

C: il Piano Immobiliare è solo l’articolazione del Piano Industriale: è subordinato e conseguente al primo e non viceversa. L’operazione immobiliare in corso, dismissioni o meno che dir si voglia, sono funzionali a supportare il primo e non è pensabile il contrario. non si può parlare del secondo senza aver definito il primo. Allo stesso modo si pone il tema Rai Way. I soldi occorrono per fare cosa? a quali fini sono destinati? A tappare buchi o fare investimenti? Nel secondo caso quali e quanti per quali obiettivi? 

Ancora stamattina è stato ripetuto lo stanco e vuoto ritornello della Digital Media Company senza che a nessuno venga in mente di dettagliare obiettivi, tempi e costi di realizzazione. Esempio indicativo: l’Hyperscale di Pomezia proposto da Rai Way con un costo stimato di circa 420 milioni che non ci sono e non si sa chi li dovrebbe tirare fuori, non si sa quanto tempo sarà necessario per costruirlo (abbiamo letto 4 anni) e al momento non ci sono clienti interessati e nel pieno di un momento di valutazione molto critica sul loro “valore” tecnologico. Nota bene: dovunque si stanno sviluppando attenzioni pubbliche su “No data center” vedi https://www.rainews.it/tgr/lombardia/video/2025/11/bollate-protesta-data-center-c52f332c-29b3-4204-9855-b164d4c2eb17.html  come pure   https://www.wired.it/article/no-data-center-consumi-energia-suolo/ .

D: il Piano immobiliare è destinato fatalmente a “ottimizzare” i costi, conseguire risparmi e ridurre le spese di impianti spesso obsoleti e inefficienti. Vero. E però si tratta solo di “una” leva economica e nemmeno di primo rilievo strategico. Nei giorni scorsi l’Ad Rai ha rivendicato la “cessione” di pubblico da Rai Tre a La 7. Quanto valgono queste migrazioni di pubblico? Che danno ha subito la Rai, RaiTre, con questo “successo” rivendicato da Rossi? Abbiamo fatto una stima sommaria che stiamo per approfondire. Dati Auditel alla mano, si tratta di circa 300- 400 mila telespettatori. Nel dettaglio: più è alta l’asticella degli ascolti di La7 più crescono i suoi ricavi pubblicitari (che non sono infiniti) ovvero cresce il CPM (costo contatto). Inoltre, il pubblico di Rai tre è un pubblico molto pregiato da un punto di vista pubblicitario: si tratta di un target  CSE (Classe Socio-Economica) Alta e Media-Alta ovvero di un pubblico ad alta scolarizzazione, concentrato nelle aree urbane, con un forte potere d'acquisto e un'età adulta/matura in grado anche di influenza le fasce SE contigue.

In sintesi, il danno prodotto dal “successo” vantato da Rossi è molto grave e stamattina in Vigilanza nessuno lo ha ricordato.

Morale della favola, oggi audizione irrilevante e inutile, perdita di tempo funzionale solo ai giochetti della maggioranza che, comunque, tiene a briglia stretta e sotto ricatto la Vigilanza. Se non riesce a rompere questo giocattolo non si va da nessuna parte.

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RAI: la Storia presa a picconate

By Bloggorai ©

Ci sono interrogativi che si pongono in modo impellente, assoluto e inderogabile. A: questa Rai, cosiddetta “teleMeloni” con tutta la sua “dirigenza” ovvero Cda, direttori vari in diverse “quote” politiche e gli “ufficiali di collegamento” (del genere Nicola Claudio e Davide di Gregorio), sono capaci di gestire l’Azienda? Oppure, come ha detto Aldo Grasso prima il 14 marzo “E’ la peggiore Rai di sempre” e poi ha aggiunto nei giorni scorsi “Non esiste “teleMeloni” perché non sono capaci”? B: Questa dirigenza, tutta intesa compresa la parte nominata dalla “politica”, sta assolvendo al compito affidato dal Governo Meloni di smantellare o picconare il minimo sindacale del Servizio Pubblico, cioè almeno RaiTre? C: questa dirigenza getterà le fondamenta sulle quali si fonderà la Rai del prossimo futuro? D: la riforma della Rai, semmai si vedrà comparire all’orizzonte, quale modello di Servizio Pubblico potrà disegnare oltre quello già “incardinato” dal Governo in VIII Commissione Senato?   

Cominciamo da ieri sera. È andato in onda su RaiTre un documento televisivo formidabile: uno speciale su “Mussolini, le verità nascoste” con nientepopodimenoche Bruno Vespa che intervista Massimo Giletti e viceversa. Due “esterni” Rai al pari della Maggioni o di Iacona ora ex. E fin qui … transeat. Ci dice che su oltre 2000 giornalisti in carico all’Azienda, non ce ne sono a sufficienza in grado di realizzare o condurre prodotti del genere. Ranucci e Giammaria, con Report tagliato di quatto puntate e spostato di palinsesto, e Petrolio cancellato, non fanno testo. Per questa “dirigenza” forse sono un peso del quale farebbero bene a meno.

Ieri l’AD Rossi ha rilasciato una dichiarazione lapidaria destinata ad entrare nella storia della Rai: “Adesso RaiTre è diventato un'altra cosa quindi quel pubblico che ha una forte caratterizzazione potremmo dire ideologico-culturale si è trasferito su La7 da amministratore delegato della RAI lo rivendico come un grande successo mio “Mio” ha detto esattamente “mio” ovvero “suo” personale senza lasciare nemmeno una briciola di tanto successo ai suoi “colonnelli”, al suo stato maggiore. Nemmeno a coloro che sostengono la “ … condivisibile rivendicazione del ruolo del servizio pubblico come pilastro dell'industria nazionale…” (ipse dixit Natale). Ma quale Servizio Pubblico possono avere in comune Rossi e Natale? boh !!!

Veniamo al “contenuto” di ieri sera. Questa “dirigenza” tutta intesa proprio ieri sera ha voluto celebrare nel migliore dei modi la picconata di Rossi su “TeleKabul” come ormai da decenni nessuno chiama più Rai Tre definita “anomala”. La trasmissione voleva svelare “verità nascoste” su quanto avvenuto nelle ultime ore di Mussolini e queste verità, in buona sostanza, si concentravano tutte nel sostenere che “i partigiani hanno rubato l’oro di Dongo” che i fascisti cercavano di trafugare (una montagna di fedi d’oro delle donne italiane “donate” alla Patria per comprare cannoni da utilizzare con i nazisti) e che forse, come volevano in parte gli alleati e in parte le forze politiche “moderate” della Resistenza si arrivasse ad un “giusto processo” per il Duce e per i suoi gerarchi, modello Norimberga. Per chiudere in bellezza ci hanno messo Santoro che ha dato una “spolveratina” incomprensibile, a mo’ di una pezza compensatrice.

Da questo punto divista, “teleMeloni” sta assolvendo il suo scopo, funziona e bene. Anzitutto sta riducendo gli ascolti, con grande soddisfazione della concorrenza, e inoltre non è in grado di proporre nulla che possa lasciare immaginare la Rai del prossimo futuro. Non c’è uno straccio di progetto o di visione che dir si voglia oltre il banale e ormai logoro pensiero debole della “Digital Media Company” che non sanno nemmeno come spiegare e pagare. Nei prossimi giorni ci occuperemo ancora dei Data Center e dell’Hyperscale di Pomezia: un esempio mirabile di fantascienza. 

Il Piano Industriale, poggiato in buona parte sulla cessione di quote Rai Way, è in alto mare. Nei prossimi giorni scade il MoU con EiTowers e, ad oggi e per quanto sappiamo, non c’è trippa per gatti. Il Piano Immobiliare è una chimera e l’unica cosa certa è l’operazione incredibile di Milano: si andrà in affitto per 27 anni al modico costo di 5,9 milioni di euro l’anno. Fenomenale! Un grande affare ma non è ben chiaro per chi. O forse si, è chiarissimo. 

Non parliamo poi di piani editoriali, per carità di Patria. Quello editoriale dello scorso febbraio se lo sono dimenticato per strada e quello sull’informazione non sanno (e non vogliono sapere) nemmeno cosa sia, con buona pace complice di tanti giornalisti Rai (abbiamo ricostruito una piccola parte del “giallo” sul Piano Verdelli, sul ruolo della Maggioni e del Sindacato Usigrai, ne riparleremo).  

Tornando agli interrogativi iniziali: questo Cda, questa “dirigenza” tutta insieme, entrerà e come nei libri di storia del Servizio Pubblico? Forse si, ma nel peggiore di modi: per aver proseguito, sostenuto e alimentato il declino dell’Azienda. Sono “capaci” di farlo? Forse si. E se questo avviene, come al solito, non è solo perché sono “bravi” loro ma anche perché sono incapaci coloro che dovrebbero e potrebbero resistere. Ancora una volta, solo per carità di Patria non riportiamo alcuni “comunicati stampa” diffusi ieri sulle dichiarazioni di Rossi su RaiTre.

A proposito di chi paga bene e subito, come abbiamo scritto il racconto della cronaca nera paga benissimo e subitissimo. Notizia di ieri: Milo Infante (dicono in quota Lega) conduttore di Ore 14 e recentemente “premiato” per il suo speciale su Garlasco, lascerebbe la Rai per andare a Mediaset. Dicono che aveva uggia perché gli hanno tolto spazio a favore della trasmissione di Tommaso Cerno: un grande successo di “teleMeloni”.

Bloggorai@gmail.com  

Ps: come era facile immaginare, la “faccenda Minetti & C.” non si è chiusa e non si chiuderà presto e facilmente. Leggiamo oggi che anche la Rai sarà chiamata in giudizio per un risarcimento di 250 milioni. Preparate Prosecco e olivette taggiasche. 

 

 

lunedì 8 giugno 2026

SPECIALE: RAI Tre e il suo destino

By Bloggorai ©

Questo nuovo Post deve essere letto a seguito del precedente di questa mattina.

Le dichiarazioni che abbiamo letto oggi su Il Foglio dall’AD Rai Giampaolo Rossi meritano uno “speciale” di Bloggorai. Leggiamo il testo originale: “Adesso RaiTre è diventato un'altra cosa quindi quel pubblico che ha una forte caratterizzazione potremmo dire ideologico-culturale si è trasferito su la7 da amministratore delegato della RAI lo rivendico come un grande successo mio.

A nostro avviso si tratta di affermazioni di una gravità, di una rilevanza politica mai lette prima. L’AD Rai rivendica come “mio” lo smantellamento editoriale di Rai Tre, la cessione di un patrimonio di telespettatori, di offerta editoriale unica, originale e indispensabile peraltro necessaria a garantire il famigerato “pluralismo" tanto declamato. Rossi si è fatto la “sua” riforma dell’Azienda, ad immagine e somiglianza del “suo” governo alla faccia dell’EMFA e di quanto espressamente indicato nella precisa indicazione comunitaria e di quanto pure indicato nella riforma del ‘75. Rossi, peraltro, ha proseguito ed alimentato un processo di progressivo indebolimento di Rai Tre, è bene ricordarlo, avviato da anni con l’agevolazione all’esodo di tante firme e prodotti che hanno segnato la cifra editoriale di Rai Tre e che, appunto, hanno avuto poi successo in altre reti e, segnatamente, su La7.

Ora sono trascorse già diverse ore da quando il Foglio è andato in edicola e da quando Bloggorai lo ha ripreso alle 9.33. Da allora, alle 12.04, è uscito con un Comunicato stampa “solo” il consigliere Roberto Natale che, nota bene, premette “…una condivisibile rivendicazione del ruolo del servizio pubblico come pilastro dell'industria nazionale dell'immaginario…”. Sono state necessarie ore per dire che le affermazioni di Rossi  sono inaccettabili, irricevibili e insopportabili. 

Non c’ è nulla da premettere e tanto meno da condividere: c’è solo da promuovere una iniziativa politica, forte, credibile e convincente in grado di fronteggiare questa deriva del Servizio Pubblico e, se necessario, con le dimissioni immediate. Come si può “condividere” il ruolo del Servizio Pubblico con chi cerca invece di smantellarlo?

Il Comunicato, nota bene, è firmato “solo” da Natale. E l’altro consigliere di Majo espresso dal M5S? e il consigliere nominato dai dipendenti Di Pietro? E poi ancora: i partiti di opposizione? Il PD cosa dice su questo tema? E AVS ??? Con tale rilevanza, un “comunicato” stampa non può essere sufficiente.

Per mercoledì prossimo è convocata la Vigilanza alle 8.15. Vedremo cosa farà l’opposizione.

Bloggorai@gmail.com

Ps. Oggi c’è da dire ancora molto su RaiTre e, in particolare, sul “giornalismo d’inchiesta” fatto “fuori” casa. Ieri sera è andata in onda una pregevole puntata di Presa diretta di Riccardo Iacona, un giornalista ormai “esterno” alla Rai, come pure la Maggioni con la “sua” personale Newsroom. Non abbiamo certezza se il giornalista autore del servizio su “Trump, l’uomo di Dio” sia un interno Rai. Ne parleremo.

Rossi (AD Rai): il futuro sono io e, nel frattempo, piccono Rai tre

By Bloggorai ©

Ieri mattina il Corriere ha pubblicato un pezzo con il titolo “Ascolto: maggio positivo per La7 e Mediaset. In calo il Servizio Pubblico” dove si legge, in particolare che la Rai una perde nell’intero giorno il 4,2% e l’8,3% nel Prime Time (misurazione in Total Audience). Bloggorai riprende la notizia. Alle 10.50 l’ANSA diffonde un lancio dove i parlamentari del PD (nota bene, solo del PD) scrivono che “La Rai è allo sbando … la dirigenza prenda atto del suo fallimento e si assuma le conseguenti responsabilità e decisioni”. Cosa intende il PD con “dirigenza”? si riferisce i soli AD e “presidente” pro tempore? A tutto il Cda? Ai diversi direttori dei vari “generi”? oppure tutti insieme indistintamente? Siamo propensi a credere sia buona quest’ultima ipotesi. Altrimenti con chi te la prendi se l’intera offerta editoriale fa buchi da tutte le parti e sei costretto a rimandare Montalbano fino al consumo della pellicola? Se i tg crollano anno per anno come riporta AgCom? Se Rai news24 continua a fare ascolti da prefisso telefonico e De Martino, fiero sostenitore della ludopatia con il suo giochetto dei pacchi, è considerato “il futuro della Rai” (Rossi dixit) e se la Maggioni continua a sfracellare gli ascolti di Rai tre con poco più del 3% giusto per fargli “cambiare identità” (vedi avanti dichiarazioni di Rossi)?

Ma, in verità, il tema degli ascolti su cui riflettere viene da più lontano ed è il tema sul quale tutti, finora, hanno messo la testa sotto il tappeto. È sufficiente sfogliare un po' di archivio e viene giù tutto, forte e chiaro. Vi elenchiamo qualche titolo, giusto per capire: “Mediaset supera la Rai per la prima volta, gli ascolti medi diminuiscono del 2,6%” Messaggero Aprile 2024; “Ascolti tv, Mediaset batte Rai anche nel 2024” Milano Finanza dicembre 2024; “Ascolti tv, Canale 5 batte Rai1 e la Ruota di Gerry Scotti mette il turbo a Mediaset” Affari Italiani di novembre 2025 per arrivare ai mesi scorsi  con “Mediaset batte la Rai nella gara dell’audience durante le festività natalizie e d’inizio anno” sul Sole di gennaio e poi “Ascolti tv Mediaset vs Rai, “sorpasso storico” su Affari Italiani sempre di gennaio e poi ancora “Con Meloni premier, Mediaset batte sistematicamente la Rai” sul Fatto sempre di gennaio e così via trotterellando. 

Il rapporto è inversamente proporzionale: tanto materiale per evidenziare questo fenomeno quanto silenzio da parte della “dirigenza” Rai e della "politica" che non può non sapere il declino sul quale è avviato  il Servizio Pubblico. Epperò si baloccano con pensieri nel vuoto come “Digital media Company” oppure vantano qualche milione di bilancio: fumo negli occhi.

Ora il tema è capire se questo comunicato del PD si associa alle “opinioni” di Vita (AVS) con la richiesta di dimissioni oppure anche questo comunicato stampa lascia il tempo che trova, ovvero nulla? Per quanto abbiamo potuto sapere e capire, il pentolone “opposizione” ribolle in tutti i sensi e in casa PD sembra crescere una sottile insofferenza e fastidio nel sentirsi dire che “tanto avete un vostro consigliere” che pure NON è stato votato dal PD, anzi!

 In questo dibattito c’è poi un mistero parallelo: il M5S e il Suo “consigliere”. Sembra che la Sciarelli voglia fare una edizione speciale su “Chi l’ha visto”: da tempo, forse anni, che non si hanno notizie del consigliere di Majo se non per aver posto la sua firma a qualche sporadico comunicato stampa congiunto con Natale.

Torniamo a “teleMeloni”: questa mattina leggiamo un lungo pezzo di quattro pagine su Il Foglio con dichiarazioni interessanti dell’AD Rai Giampaolo Rossi. Già dal titolo e dal sommario si capisce tutto “Questa non è tele meloni no alle inchieste TV a teorema e RaiTre non è più TeleKabul. No al giornalismo d'inchiesta a teorema. Si a Minoli presidente di viale Mazzini anche se il mondo della TV è cambiato. Sanremo neanche la BBC riuscirebbe a farlo. Il teatro delle Vittorie si vende. Amadeus: abbiamo altri talenti. La RAI nel mondo dell'informazione che cambia e in un mercato più ripetitivo che in passato. L’AD Rossi vuole restare. Il caso Ranucci. De Martino una delle grandi risorse artistiche del futuro della TV. Viale Mazzini in attivo anche se vincolata a gestire obbligatoriamente attività che nessuna struttura di più commerciale gestirebbe. La RAI è un'industria complessa articolata che fa l'informazione che fa divulgazione culturale che fa intrattenimento che tiene in piedi il cinema alla fiction italiana se non ci fosse la RAI cioè il servizio pubblico l'intera industria del nostro immaginario non esisterebbe”. 

Non è semplice commentare queste sofisticate riflessioni epperò un paio di cosette meritano di essere appuntate: la prima si riferisce alla sua “disponibilità” a rimanere in Rai dopo la scadenza del suo mandato (non dovrebbe essere riproponibile) e la seconda si riferisce alle recenti dichiarazioni di Mentana su La7 ora diventata come era Rai Tre. Sulla sua permanenza oltre il secondo mandato, la situazione è assai complessa ed è forse uno dei motivi sui quali la maggioranza è impantanata. Poi, sostiene Rossi: “Il ragionamento che ha fatto Mentana penso di averlo interpretato così: un tempo questo ruolo lo copriva Rai Tre. Adesso Rai Tre è diventato un'altra cosa e quindi quel pubblico che una forte caratterizzazione potremmo dire ideologico culturale si è trasferito su La7. Da amministratore delegato della RAI lo rivendico un grande successo mio perché Rai Tre negli ultimi 15 anni era una anomalia del Servizio Pubblico…”. Amen. Ultima notazione: si ventila di Minoli presidente. Rossi, da buon filosofo cresciuto tra i ruderi di Colle Oppio sulle rovine della casa di Nerone, sa bene che le parole, i nomi, hanno un peso.

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