“Hello … Bruxelles???”
“Yes, oui, ja …”
“Please, some news about EMFA in Italy (domanda posta anche
in francese e tedesco) ???”
“One moment please … We know that your Parlament it’s on the
job … you must wait”
“Pronto, buongiorno… ci sono novità sul dibattito per la
riforma Rai?”
“Si, proprio oggi alle 13 si riprende l’esame degli emendamenti”
“Pronto, buongiorno, ci sono novità per la Vigilanza? Convocazioni?”
“Nulla, non c’è nulla da riferire”
“Caro, cara (parlamentari vari) … ci sono novità sul “tavolo
di lavoro” per la riforma Rai?”
“No, in questo momento abbiamo ben altro a cui pensare: la
riforma elettorale”.
Lasciamo perdere, non è aria. Il tema “RAI e Servizio
Pubblico” non è all’ordine del giorno ed è verosimile che non lo sarà per molti
giorni ancora. Giustamente: perché dovrebbe interessare agli italiani quale
potrà essere il futuro di questa Azienda, di questo Servizio Pubblico, di questo
Cda. C’è un solo tasto “sensibile” sul quale si potrebbe avvertire qualche
timido segno di attenzione: il canone. Attenzione: Vannacci dixit “Bisogna togliere
fin da subito Bollo Auto e Canone Rai due ingiuste estorsioni statali. Futuro
Nazionale” in buona compagnia del suo ex socio Matteo Salvini che sull’abolizione
o riduzione progressiva del canone RAI hanno fatto e faranno un perno della
battaglia politica. Seconda attenzione: il tema canone non è un tasto sensibile
solo in ambito Lega &C ma anche nel “campo largo” c’è chi guarda con attenzione
ad una proposta del genere. Da non dimenticare le suggestioni sulla fiscalità
generale ed altre simili.
Fatto sta che questo, oggi, è lo stato dell’arte: di Rai non
se ne parla e tutto ciò di cui si parla è solo in detrazione. “Non ne azzeccano
mezza di una …”: da quando quel famigerato ottobre 2024 si è insediato il Cda
di destra destra il piano di scivolamento Rai si è sempre più inclinato su
tanti fronti ma quello più significativo si riferisce all’emigrazione di centinaia
di migliaia di telespettatori verso altre emittenti e altre piattaforme. Lo
certificano i dati trimestrali AgCom, lo certificano i dati quotidiani Auditel:
ormai quasi ogni giorno, puntuale, il “bollettino degli ascolti” delle 10 del mattino
è inesorabile: RAI sta sotto Mediaset per tanti punti percentuali, a volte
anche 10. Ieri sera RAI con il 32% e 2,4 mln in day time e Mediaset con il 39%
e 3 mln circa. Abbiamo ripreso il nostro faldone, la nostra memoria cartacea,
dove ritroviamo innumerevoli titoli che riportano sorpasso ormai pressoché consolidato
e difficilmente recuperabile. L’abitudine, l’affezione e la preferenza si è
decisamente spostata verso Mediaset.
Ci poniamo la domanda. Si tratta solo di incapacità
manageriale dei vertici Rai non adeguati a proporre prodotti o contenuti
appetibili e di successo oppure di una scelta strategica ovvero politica? Recentemente
in un articolo sul Sole abbiamo letto che non si tratta solo di numeri “…dietro
i quali c’è una differenza di strategia. Mediaset ha deciso di non mandare in vacanza
la sua offerta”. Rai si. Tutto qui.
Ormai ci stiamo facendo convinzione che si tratta di una perfetta
combinazione di elementi: la RAI non regge più il peso della sua connotazione
sociale del suo pubblico sempre più anziano, over 55, mentre il resto del mondo
audiovisivo intravvede orizzonti più ampi. L’offerta generalista Rai è “vecchia”,
ripassata e riesumata dai fondi di magazzino. Le repliche delle repliche, la
scelta dei format e dei personaggi sono scientificamente indirizzati ad un pubblico
ormai semi cloroformizzato.
Ma il tema che più può essere rilevante può interessare riguarda
un possibile “accordo politico” sottinteso tra i partiti di governo finalizzato
a ridurre lo spazio editoriale (e quindi pubblicitario) della Rai a favore di
Mediaset, come ai vecchi tempi del famigerato “patto del Camper”. Da non
dimenticare poi il famigerato “Rossi pensiero” laddove ha rivendicato il “mio”
successo sulla nuova dimensione di Rai Tre.
Bene … staremo a vedere.
Nel frattempo, seguiamo sempre con attenzione il “caso mediatico”
del Corriere e del suo editore. Oggi da leggere attentamente e interpretare il
pezzo con il titolo “Ranucci e le omissioni su Lavitola”: il tema posto in primo piano è Ranucci e solo in subordine Lavitola. Già, poiché di “notizie”
non se ne vede l’ombra mentre è sempre più evidente il costante interesse del Corriere
sulla vicenda. Nota a margine: ieri il Tg La 7 non ha mai citato “il caso Ranucci”.
Seconda nota a margine: i Tg Mediaset hanno riservato un’attenzione meno
rilevante. Significativo.
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