Lo scandalo non è tanto l’improbabile attentato, che sembra una macchinazione degna dei soliti ignoti degli anni d’oro del cinema comico novecentesco, quanto la collaborazione tra esponenti dei maggiori quotidiani italiani ed un noto faccendiere per dare finalmente un leader ai partiti di opposizione. (Carlo Freccero dixit)
Ricordate certamente "Capannelle" oppure " Peppe er Pantera" personaggi eroici dei bei tempi andati. Teneteli sempre a mente, sono sempre tra di noi sotto mentite spoglie. Roma non perdona e non dimentica.
Nessuno al mondo avrebbe mai potuto immaginare che nella torrida estate del 2026 tutta l'attenzione mediatica nazionale si sarebbe concentrata sulla vicenda Lavitola Ranucci.
Nessuno al mondo avrebbe mai potuto immaginare che nel pieno di due guerre, nel pieno della crisi politica europea sui migranti e nel pieno della confusione politica, sociale ed economica nazionale il tema del giorno meritevole da occupare la prima pagina intera dei principali quotidiani nazionali fosse la vicenda Lavitola Ranucci. Eppure è banalmente e drammaticamente così e se è così ci deve essere pure un perché poiché, al solito, nulla avviene mai per caso o per intendimenti divini.
Infine, nessuno al mondo avrebbe mai potuto immaginare che una vicenda assolutamente politica fosse stata in grado discalzare "il giallo dell'estate" seppure rivisto e corretto in salsa Garlasco.
Per tanti, per molti (editori della carta stampata in stretto coordinamento con il Governo) non pare vero: Missione Compiuta !!! Ranucci fired out direbbe Trump.
Aggiorniamoci. Lavitola ha confessato: "Sono stato io e l'ho fatto a fin di bene, Ranucci è un amico". Non ci crede nessuno alla storia bufalara della scorta ma tant'è che ora la "notizia" da prima pagina diventa la dichiarazione dell'avvocato di Lavitola ovvero "no comment" ovvero una "non notizia" diventa "la" notizia dove inzuppare il biscottino avvelenato. Certe volte abbiamo l'impressione che molti colleghi nutrano una insana passione nell'ipotizzare che i lettori siano tutti imbecilli: come è infatti possibile credere che Lavitola possa rischiare tanti anni di carcere solo "per amicizia". Vista la sua storia nota a tutti da decenni (senza dubbio a Paolo Mieli del Corriere e Stefano Cappellini di Repubblica) difficile non pensare che lui possa essere un possibile mandante di un altro mandante. Oggi Repubblica titola a tutta pagina sul tema: per noi lettori un filo di credibilità si pone dopo aver saputo che il suo direttore collaborava con Lavitola.
Ora che l'obiettivo è stato quasi colto con la possibile (ma non scontata) sospensione di Ranucci da Report, il faccendiere si può permettere di tirare i remi in barca e buttare la palla in tribuna ovvero buttarla in caciara. Al resto ci penseranno Corriere &C. in buona compagnia del cosiddetto "Comitato Etico Rai": non fare prigioniero Ranucci, metterlo in ginocchio e piuttosto indagare se mai avesse rubato le elemosine nella chiesa di parrocchia o bucato le gomme della bici al compagno di banco. Tutto il resto è fuffa, fumo e sabbia negli occhi, spazio da occupare sulla carta stampata ovvero complotto politico nella più sana tradizione italiota.
Per paradossale che possa apparire, la vicenda è tutta e solo in questi termini: bomba o non bomba, amici o nemici, compari di ristorante con prime firme di grandi giornali, l' importante è fornire a Rossi &C e quindi al Governo &C la testa di Ranucci.
Veniamo ora a chi si appresta a costruire la scena dell'esecuzione: il "cosiddetto" Comitato Etico alle dirette dipendenze dell'AD Rossi, ovvero una struttura interna il cui operato "dovrebbe" restare secretato. In altri termini, se mai venisse deciso qualcosa in merito al futuro di Ranucci e di Report, nessuno (formalmente) potrebbe mai sapere come e perché. Il procedimento di accusa verso Ranucci e la "sentenza" potrebbe scriverla Delia Gandini, figura ben nota in Rai da anni (epoca Gubitosi) che poi la sottoporrà al suo diretto superiore, ovvero Rossi &C.
Sul ruolo della Gandini, sul suo operato e sulle sue responsabilità sono note da anni dentro la Rai molte perplessità che tutti si guardano bene solo dal farle trasparire lontanamente: il terrore corre sul filo e non sono pochi coloro che temono pure di essere intercettati. Molti ex colleghi ci scrivono "Ci vediamo al tuo ritorno e ne parliamo a voce". Non sarà vero ma il solo sospetto che possa esserlo già è sufficiente a far tenere mote bocche ben chiuse.
Attualmente la Gandini ricopre tre incarichi molto rilevanti: componente il Comitato Etico, direttrice Int. Audit e responsabile organismo vilanza Rai ex art. 231. Fino a poco tempo addietro era anche responsabile Anticorruzione fin quando il compianto Riccardo Laganà fece osservare (con nota ufficiale al Cda e agli organi di Vigilanza) che l'ANAC "non gradiva" tale cumulo di cariche e, di conseguenza, l'anticorruzione è stata spostata alla Pennarola. Quanto ci manca Riccardo Laganà!!!
Ora è del tutto evidente che nelle mani della Gandini si concentra un potere "anomalo" e di assoluto rilievo. Forse troppo per due sole mani. Ci vuole qualcosa di più.
Fatte le debite proporzioni, il proseguimento della vicenda si riassume in una semplice equazione: Lavitola sta al "mandante Ignoto" come Rossi &C (Gandini) stanno al Governo. Il risultato, ci informa il Corriere, lo sapremo forse prima di ferragosto.
Bruto sulla piana di Filippi prima della battaglia finale: "ah ...se solo sapessi la fine di questa giornata..."
Lavitola si è dichiarato colpevole e Ranucci, fino a prova contraria è innocente e vittima. Tutto il resto è in secondo piano. Poi, si vedrà: come dicono in molti "lasciamo lavorare la magistratura". finora, forse, ha lavorato bene. Molto meglio del cosiddetto "Comitato Etico Rai" che si appresta ad emettere sentenza a suo insindacabile, segreto ed oscuro giudizio.
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