Oltre le innumerevoli repliche di Don Matteo, di Montalbano,
della Principessa Sissi, della seria di Piedone lo Sbirro, della fiction con i tanti magistrati e investigatori privati (con buona pace degli ossessionati di Garlasco) o dei vari Amadeus che
entrano o escono dalla Rai o del futuro della Sciarelli e del direttore Coletta
che la potrebbe sostituire (???) o delle varie trasmissioni flop della cosiddetta
Telemeloni c’è molto, c’è tanto di più ed è pure molto più interessante da
scoprire.
Il nuovo mondo del sistema mediatico audiovisivo, la
nuova era, è già oltre la Rai e del Servizio Pubblico come è tradizionalmente intesa.
L’assioma classico “informare, educare e divertire” sul modello BBC non è più
un’esclusiva della Rai e lo stesso fondamento originario, la tutela dello Stato
delle frequenze di trasmissione, non è più un dogma.
Il “pianeta” Rai fondato sulla diffusione digitale terrestre
è destinato all’estinzione come i dinosauri: non è un problema di se avverrà ma
solo di quando potrà avvenire. Alla recente conferenza di Dubai WRC-23 è stata confermata
per l’Italia sino al 2031 l’uso della banda 470-694 MHz per le trasmissioni
televisive da parte dei broadcaster con un possibile rinvio al 2034 per un
nuovo aggiornamento di calendario. L’OfCom (equivalente della nostra AgCom) in Inghilterra
prevede che “… la audience dei canali TV programmati tramite DTT scenderà dal
62% dei programmi nel 2023 al 22% entro il 2040” vedi https://www.key4biz.it/il-digitale-terrestre-verso-lo-switch-off-in-uk-la-bbc-finira-soltanto-su-internet/490343/
. Lo “switch off” ovvero il sorpasso del
broadcast sullo streaming è dietro l’angolo e, nel frattempo, andrà a regime un
lungo periodo di ibridazione. Si tratta di “l’era dello streamcasting, dove il
broadcasting della Tv tradizionale si ibrida e si fonde col mondo digitale
delle piattaforme di streaming” e vedi il recente rapporto presentato al Senato
lo scorso febbraio https://www.corriere.it/economia/eventi/26_febbraio_13/televisione-cresce-il-consumo-sui-device-ma-tiene-la-tv-tradizionale-1e24623c-0dd9-40e5-99e2-69c417185xlk.shtml
.
Oltre ai “telco” ci sono poi gli operatori “hard” (esempio classico
Samsung) che tende a divenire “editore”. Le frequenze tv sono un “bene” di
rilevanza strategica e sono molto appetite dagli operatori Telco che se le
contendono a colpi di miliardi. Oggi, la totalità delle tv in vendita è
anzitutto “smart” ovvero connessa alla rete e solo in subordine accede alle
reti generaliste satellitari. Il menù che compare all’accensione è anzitutto
mirato ai nuovi canali FAST (Free Ad-Supported Streaming TV) che in buona sostanza
sta ad indicare una modalità di fruizione televisiva in streaming completamente
gratuita e sostenuta dalla pubblicità (tanta), laddove non è prevista alcuna
modalità di abbonamento pay o sottoscrizione di un account. In Italia sono già
molti i canali e contenuti offerti dai vari operatori come Pluto TV, Samsung TV
Plus, LG Channels, Rakuten TV etc. Ognuno di loro offre un palinsesto lineare
talvolta ricco di contenuti appetibili al grande pubblico: musica, documentari,
film, arte e cultura per ogni tipo di pubblico (non solo “over” di Rai).
A tutto questo, ed altro ancora, si aggiunge pure il “nuovo “mondo
dell’ascolto non riconosciuto e pure poco stimato. Auditel lo certifica a circa
2 mln nel giorno medio e distribuiti su vari device: tablet, pc, cellulari etc,
dove si gioca e si consumano contenuti brevi e facilmente accessibili. Non è poco:
vedi recente report Auditel gennaio-marzo 2026.
Ieri un ex collega, esperto ed autorevole, ci ha inviato una immagine
artificiale con il titolo “Titanic” dove si vedeva una nave con il nome Rai sulla
fiancata. No, per ora e molti anni ancora, la Rai non affonderà ma potrà solo
sopravvivere senza una rotta e senza una “sala comando” in grado di dirigerla
da qualche parte, quale che essa sia.
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