venerdì 25 settembre 2026

FLASH: Ranucci

 Si e' appena conclusa l'udienza al tribunale civile di Roma sul ricorso di Ranucci: il Giudice ha deciso di non decidere oggi ed ha rinviato per eventuali ulteriori accertamenti ed eventuali testimonianze con "prove orali".

Facce scure RAI  e Ranucci uscito da porta secondaria


Bloggorai@ gmail.com


giovedì 24 settembre 2026

RAI: una giornata molto particolare ... molto !!!

By Bloggorai ©

La cialtroneria giornalistica è una malattia grave, contagiosa e pericolosa e lo è ancora di più se presente nel Servizio Pubblico. Si tratta di un virus invasivo, subdolo quanto rumoroso, aggressivo quanto apparentemente fluido. Questa mattina, ad esempio, Radio Uno Rai ha dato la sua prova provata: mezz’ora di dibattito, con ospiti qualificati, per parlare della presunta minaccia di attacco all’Italia (sono nel Centro/Sud isole comprese) da parte russa con i droni attraverso navi portacontainer in navigazione nel Mediterraneo. Per fortuna che ci sono i ministri Crosetto e Tajani (sic!!!) che hanno smentito però la cialtroneria ha colpito e qualche segno nella “narrazione collettiva” certamente lo lascerà. Per fortuna, inoltre, per la cialtroneria esiste un antidoto formidabile: la pernacchia! 

Questa mattina però aprirà una giornata molto, molto particolare: dopo mesi di paginate (il Corriere primo tra tutti) sul “caso Lavitola” poi divenuto il “caso Ranucci” oggi arriveremo, forse, ad un punto di svolta. È prevista infatti l’udienza al Tribunale del Lavoro per il ricorso che Ranucci ha presentato ex Art. 700 con il quale chiede il reintegro alla conduzione di Report.

Ci sono diverse possibilità.

A – il giudice ritiene fondati i motivi del ricorso e impone alla RAI il reintegro immediato del conduttore.

B – il giudice ritiene infondati i motivi del ricorso, lo respinge e Ranucci o accetta una delle tre proposte RAI oppure si mette in ferie in attesa o del suo licenziamento o della prossima pensione

C - e questa è la grande novità che sembra circolare: il giudice potrebbe decidere un breve rinvio che, trattandosi di un art. 700, può avvenire solo in particolari circostanze peraltro previste dall’art 420 del CpC. 1: motivi tecnici (esempio presenza delle parti in giudizio). 2: il giudice può richiedere di approfondire le motivazioni del ricorso su richiesta di una delle parti, necessaria per fornire ulteriore documentazione 3: si dispone il rinvio perché le parti, congiunte, informano il giudice che è in corso una “trattativa” per sanare i termini del ricorso. In ogni caso il giudice deve avere fondati motivi per rinviare e, nel caso, sarebbe solo di pochi giorni.

Nel caso A saranno dolori, per tutti e per la RAI in particolare. Se Ranucci venisse reintegrato a Report qualcuno, molti, ne uscirebbero con le ossa rotte e sarà interessante vedere se in redazione lo accoglieranno con altrettanto giubilo come già manifestato dopo “l’accordo/minaccia” con l’Azienda.

Nel caso B saranno dolori per Ranucci che poi se la dovrà vedere con una minaccia di licenziamento a seguito degli “accertamenti” del famigerato Comitato Etico.

Nel caso C si aprirebbe uno scenario inedito e inatteso. Porterebbe a dire che le parti, RAI e Ranucci, stanno trattando per una soluzione “pro bono” utile a salvare capra e cavoli. Ovvero RAI ottiene la sua “rimodulazione” di Ranucci da Report e Ranucci ottiene una nuova e più adeguata collocazione diversa e migliore delle tre già proposte. O altro. 

In mattinata sapremo qualcosa, rimanete sintonizzati.

bloggorai@gmail.com

Giornalismo cialtrone e non solo: Ranucci, canone, crollo di RAI Tre e i "pacchi" di RAI Uno

By Bloggorai ©

Siamo messi male ... molto male e non da poco. Giornalisticamente parlando, e non solo, siamo alquanto messi male. La notizia del giorno che da ieri sera sta rimbalzando tra tutti i giornali, Tg e gr sarebbe che “Mosca vuole colpire l’Italia dal mare, allarme della CIA” (Repubblica) oppure il Corriere “Possibile attacco della Russia con Italia, Francia o Spagna con droni dal mare”. Accipicchia, porca miseria … allarme rosso!!!

Riepiloghiamo:

1 – la presunta “stazione” o forse solo un agente della CIA a Vilnius (Lituania) possiede notizie clamorose su un possibile attacco della Russia contro l’Italia, la Francia “o” la Spagna. Non è ben chiaro se l’attacco è previsto tutti insieme o uno alla volta e poi non si capisce l’alternanza con “o”. Non si capisce bene perché la CIA che, si suppone, possa avere “stazioni” fino al paesino sperduto dell’Alta Val Camonica  o del Gennargentu debba rivolgersi proprio alla Lituania che a mente fredda si fa fatica a sapere dove si colloca nella carta geografica. Ma non facevano prima a rivolgersi direttamene ai loro colleghi di Roma, Parigi “o” Madrid? Facevano prima e pure con gran bella figura!    

2 – se non che la “stazione” CIA di Vilnius o un suo agente chiaccherone si rivolge ad un “amico” giornalista del noto giornale quotidiano spagnolo El Mundo. Accipicchia!!!! Scoooopppp!!! Se non che El Mundo è un giornale (destra centro destra) che quando gli va bene vende circa 30 mila copie al giorno. Tanto per fare paragone: la Gazzetta di Vattelappesca di Sotto, mediamente vende di più. ne avesse parlato il NYT, Le Monde o The Times avremmo potuto dare un filo di credito. Mah: le manovre dela CIA non finiscono di stupirci (abbiamo ancora in memoria Colin Powell all'ONU  nel 2003 con il cartone animato delle armi di distruzione di massa irachene e poi non hanno trovato nemmeno una mazzafionda).  

3 – leggiamo il testo originale (dal Corriere): “Utilizzeranno droni lanciati dal mare, nascosti nel container di una nave; non è affatto difficile», spiega una fonte vicina al ministero della Difesa della Lituania, che ha chiesto di rimanere anonima”. Certo, non è affatto difficile, che ci vuole! Basta far navigare nel Mediterraneo una nave carica di container e l’attacco è fatto. Poi “Ora le autorità lituane conoscono persino il tipo di drone che i russi potrebbero utilizzare contro Spagna, Francia o Italia”. Tutto sommato è robetta: potevano essere peggiori e invece “Il suo piccolo carico non è sufficiente a distruggere una grande struttura, ma può provocare un incendio, danneggiare apparecchiature esposte oppure chiudere porti o aeroporti”. Non andiamo oltre nella lettura: offende il livello minimo di intelligenza. L’ANSA va oltre: “Si tratterebbe di un Gerbera. Stando alla cartina pubblicata da El Mundo, tutta l'Italia - eccezion fatta per il Nord-Est - sarebbe nel raggio d'azione” ovvero il Sud e il Centro, Est o Ovest comprese le isole, invece sono al centro del mirino. Fenomenale: emigriamo tutti in Lombardia, Veneto o Piemonte, non si sa mai !

4 – saputo tutto questo, il ministro della Difesa Crosetto avrebbe avuto voglia di fare una sonora pernacchia ma non lo può fare: sarebbe sconveniente e si limita dire “Non serve a nessuno e non trova alcuna conferma, l'allarme lanciato questa mattina da un quotidiano spagnolo che ipotizza possibili attacchi ad Italia, Spagna e Francia da parte di navi e droni russi. Già viviamo in tempi difficili e "nervosi" e non serve a nessuno ulteriore benzina sul fuoco". Menomale che c’è Crosetto !!! l’ANSA poi precisa meglio “Fonti qualificate contattate dall'ANSA avevano spiegato che al momento non sarebbe giunto ad alcun livello operativo, né intelligence, né diplomatico, né militare”.

Sintesi: una balla colossale e se si trattasse solo di balle sarebbe pure poco. C’è di più: complicità e cialtroneria allo stato puro ripresa con enfasi in lungo e largo. Tutto per alimentare il senso di insicurezza e di paura come se non ce ne fosse già abbastanza.

Abbiamo ancora tre cose su cui scrivere:

A – domattina udienza al Tribunale del Lavoro per ricorso promosso da Ranucci. Oggi, timidamente, con un pezzetto in basso a sinistra, il Corriere scrive “Report: mossa “anti Ranucci” Nuovo Contratto per di Pasquale” ovvero: per Rossi & C il terrore corre sul filo del giudizio.

B – canone RAI: ieri in commissione VIII Senato un passo avanti verso il “taglio”: come e di quanto non è dato sapere però fa tanta notizia. Lo sapremo solo vivendo

C - abbiamo scritto nei giorni scorsi “crollo di RAI Tre”: confermiamo! La prima sera della nuova edizione di Chi l’ha visto post Sciarelli ha visto “emigrare” circa mezzo milione di telespettatori rispetto alla serata analoga dei tre anni precedenti: a settembre 2023 1.541.000 con il 10,1%, a settembre 2024 erano 1.387.000 con il 9,6%, a settembre 1.232.000 con l’8,5% e ieri sera ha fatto poco più di 1 mln con il 7%. Non è “crollata” tutta Rai Tre ma è sulla direzione giusta.

D – oggi Aldo Grasso, di par suo, ha preso a bastonate il gioco dei pacchi su Rai Uno: come dargli torto. Si dovrebbe fare come sui pacchetti di sigarette e scrivere in sovrimpressione sullo schermo “Questo gioco è tossico! Tenete lontano i bambini e comunque avvelena anche te!”

bloggorai@gmail.com

 

mercoledì 23 settembre 2026

AGGIORNAMENTO: Vespa e il crollo di RAI Tre

By Bloggorai ©

vedi post precedente !!!

Torniamo sulla superfice del bidone. In un momento così drammatico della vita del Paese, non possiamo, non vogliamo e non dobbiamo dimenticare di esprimere tutta la nostra più calorosa e affettuosa solidarietà al collega Bruno Vespa, caduto vittima di un deplorevole incidente domestico che lo ha messo in condizioni di presentarsi comunque in condizioni pietose davanti alle telecamere pur di assolvere il suo dovere di giornalista, il suo impegno politico e financo la sua umanità. Onore al merito!!!



Immagini destinate ad entrare nei libri di storia sulla RAI

Vespa non poteva, non doveva e non voleva perdere una ennesima occasione per essere grato, vicino e solidale con la Meloni alla quale, ieri sera, ha garantito un fulgido e claro esempio di giornalismo televisivo di Servizio Pubblico garantendo alla medesima ben 2 apparizioni su RAI Uno: 5 minuti dopo il Tg alle 20.30 e 25 minuti a Porta a Porta: praticamente due comizi a scena aperta. Formidabile!!!

Vespa meriterebbe un premio, una menzione d‘onore, un titolo al merito: pochi cittadini comuni, poche persone comuni, accetterebbero di “lavorare” in quelle condizioni disagiate e sinistrate e invece lui no … stoico, granitico e inamovibile per nulla al mondo farebbe un passo indietro. Si tratta di un fulgido esempio da proporre nelle scuole di giornalismo moderno: gente così non ne fanno più … non ci sono più i giornalisti di una volta … un po’ lavativi, un po’ sfaccendati e leggermente imboscati che alla prima occasione si celano dietro le retrovie delle redazioni.  

Rivolgiamo un appello: Vespa resisti! Prendi un forte analgesico e non ci far mancare i tuoi 5 minuti e il tuo Porta a porta. Ma, in primo luogo, non far mancare alla Meloni il tuo forte e solidale impegno al suo fianco: finché dura fa verdura. Poi, si vedrà!!!

Veniamo al secondo aggiornamento sul fondo del bidone: alle 10 di stamattina, puntuali, sono arrivati i dati di ascolto di ieri sera: il prode Monteleone su RAI Tre con il suo “Filorosso” e la sua imperdibile e ripetuta intervista a Maria Rosaria Boccia ha raccolto il 2,7% di share e poco più di 300 anime perse con una media del 2,4%. Abbiamo sempre sostenuto che se Bloggorai, con il valido aiuto di tanti suoi lettori e lettrici, mettesse su un’antenna TV sul suo terrazzo condominiale potrebbe fare di meglio e di più con molte meno risorse di cui invece gode il valido conduttore, peraltro lautamente retribuito (328 mila euro l’anno per due anni ovvero3.600 persone pagano il canone per il suo compenso). Se qualcuno lo vuole ridurre, cominciamo a pensare che forse non ha tutti i torti: per chi e per cosa pagare il canone?

Nel frattempo, nell’intera giornata, Rai ha raccolto il 34,7% di share con circa 2,5 mln di telespettatori mentre Mediaset ha raccolto il 39,5 con circa 2,8 mln. La progressione è ormai stabilizzata: RAI è costantemente sotto Mediaset e Rai Tre, con quei numeri, è destinata all’estinzione. Non ci sarà bisogno di chiudere Report: è sufficiente far crollare gli ascolti della rete.

Comunque, abbiamo speranza: il bidone non ha fondo e possiamo ancora sperare di vederne tante di belle e di nuove.

bloggorai@gmail.com 

martedì 22 settembre 2026

RAI: Il bidone senza fondo e il canone ridotto

By Bloggorai ©

Si usa dire “raschiare il fondo del bidone” quando ormai non c’è più nulla da prendere in superficie. Ma questo presuppone un “bidone” sano, integro, con un suo fondo stabile. Invece, parlando di RAI e dintorni la netta sensazione è che il bidone non ha fondo e più ti spingi dentro per raschiare e più ti rendi conto che il fondo non ha fine e quel poco che riesci a raschiare è robetta di scarsa qualità (eufemismo) per non dire tecnicamente “feccia”.

Cominciamo da ieri sera. Due giorni prima ci eravamo convinti che la trasmissione di Giletti su RAI Tre con la sua ospite Maria Rosaria Boccia sul "caso Lavitola" avesse toccato il fondo del giornalismo televisivo melmoso e malmostoso del Servizio Pubblico, culminato con la domanda apocalittica “Vi siete baciati con Sigfrido?”. Dopo una domanda del genere meglio passare ad altro: aggiornamenti su Garlasco.

Se non che, repetita iuvant, ieri sera il prode Monteleone sempre su RAI Tre ha pensato bene di invitare anche lui la Boccia e ripetere più o meno esattamente lo stesso copione della sera prima da Giletti ovvero il nulla ripassato in padella ma solo i rimasugli del bidone già raschiato in precedenza. Ci aspettiamo che la ricerca di ulteriore fondo possa proseguire, se ci si mettono d’impegno riusciranno a ravanare ancora, consapevoli che non esiste un fondo.

Ma il fondo del barile la RAI lo sta raschiando su tutto il perimetro che la interessa. In queste ore si legge della proposta di Forza Italia sulla riduzione del canone e viene spacciata come una grande novità. Non è vero e Bloggorai lo scritto subito in epoca non sospetta: la proposta era già contenuta nel NT 162 Senato, art. 6.b, ovvero il Testo congiunto che ha raccolto tutti gli emendamenti precedenti, compresi quelli dell’opposizione, laddove si prevede che “…  l’ammontare del canone di abbonamento di cui al primo periodo non può subire una variazione negativa se non in presenza di condizioni eccezionali debitamente motivate, che comportino la riduzione delle esigenze di finanziamento. Ogni variazione in riduzione deve essere accompagnata da una relazione tecnica trasparente e verificabile, redatta secondo criteri oggettivi e coerenti con gli obblighi europei … In ogni caso, qualunque variazione in negativo dell'ammontare del canone non può superare il 5 per cento rispetto all'importo dell'anno precedente”. Tradotto in italiano: chi determina le “condizioni” che comportino la riduzione delle esigenze di finanziamento? Quali sono i criteri che le determinano? Chi scrive “la relazione” ed entro quanto tempo poi scaturisce l’eventuale conseguenza del taglio del 5% annuo? È inevitabile che con questo meccanismo il canone permane una variabile dipendente di voleri e poteri dell’Esecutivo: chi altri se non il MEF potrebbe intervenire nella redazione della “relazione”?

Come abbiamo più volte scritto: era già questo il cuore della battaglia che invece è stata sopita e accantonata salvo poi oggi vederla riemergere dall’iniziativa dei parlamentari di FI. Attenzione: viene introdotta una molto relativa novità: semmai dovesse avvenire una riduzione si potrebbe compensare l’importo negativo attingendo alla fiscalità generale. Anche in questo caso, nulla di nuovo perché è una musica già sentita da più parti. L’abbiamo letta, ad esempio, nella proposta di riforma dell’opposizione intera laddove all’art. 6 dell’A.S. 162 NT dello scorso ottobre si legge che “1. Il finanziamento del servizio pubblico generale è assicurato dallo stanziamento di risorse statali determinate sulla scorta degli oneri sostenuti nell’anno solare precedente…”. Questa mattina poi leggiamo che il concetto viene ripreso dalla ex presidente della Vigilanza Barbara Floridia che ha sostenuto “Aboliamo il canone ma leghiamo le risorse alla Concessione che dura 10 anni” (da Libero). Cosa vuol dire “aboliamo il canone” se non si specifica con cosa e con quanto  viene sostituito, ovvero con la fiscalità generale? Per non dire poi che, semmai si dovesse applicare l’EMFA il Contratto di Concessione potrebbe venire soppresso. Grande confusione sotto il cielo e quindi per il Governo Meloni e per il suo futuro dentro la RAI la situazione è eccellente.

bloggorai@gmail.com  

Il Gioco: Tv corrotta, nazione infetta

By Bloggorai ©

Italiani: un Popolo di Santi, di eroi, di navigatori ... ma anche di sprovveduti allo sbaraglio, di furbetti del quartierino, tossicodipendenti ludopatici compulsivi.

Questo il quadro che emerge dalla recente ricerca ISTAT sugli italiani e il gioco: “Giochi, un’attività abituale per la maggioranza dei cittadini - Anno 2024”. Un quadro desolante e devastante: “Nel 2024, il 52,9% della popolazione di 14 anni e più (27 milioni 510mila persone) ha praticato almeno un’attività di gioco, con quote più elevate tra i giovani (sette su 10 tra i 14 e i 24 anni).

Il 12,3% delle persone di 14 anni e più gioca con frequenza settimanale, il 15,7% una o più volta al mese e il 24,9% più raramente. Giocano con una frequenza settimanale specialmente gli ultra 65enni (19,3%) e i giovani di 14-24 anni (13,5%).

Nel 2024, il 31,9% della popolazione di 14 anni e più (16 milioni 609mila persone) ha partecipato ad almeno un gioco con vincite in denaro. Il fenomeno è più diffuso tra gli uomini (37,8% contro 26,4% delle donne).

Il 4,9% delle persone di 14 anni e più gioca una o più volte a settimana a giochi con scommesse, il 6,9% una o più volta al mese e il 20,2% più raramente. La frequenza è più elevata tra gli uomini: il 7% gioca settimanalmente e il 9% mensilmente, contro il 2,9% e il 4,9% delle donne”.

Il contrappeso di questi dati sono i valori economici che sono in “gioco”: “L'azzardo batte così ogni crisi e raggiunge nel 2025 il record storico di 165,34 miliardi di euro: una raccolta in crescita del 5% rispetto all'anno precedente. Una cifra monstre che equivale al 7,3% del Pil nazionale, trainata dal boom del canale online. Ma a farsi largo sono anche le perdite nette dei cittadini, che ammontano a 21,88 miliardi di euro, più o meno il valore di una manovra finanziaria” (fonte "Libro nero sull'azzardo", il rapporto annuale realizzato da Cgil, Federconsumatori e Fondazione Isscon).

Tutto questo per tornare su un tasto dolente del Servizio Pubblico: ogni sera il gioco dei “pacchi” su RAI Uno è visto da circa 4 mln di persone. Un grande successo, una grande fonte di incassi pubblicitari, ma anche una grande tragedia sul fronte dell’aperto sostegno alla ludopatia. De Martino propone infatti un “gioco” che non richiede alcuna abilità o conoscenza ma solo una relativa quantità di fortuna, esattamente come un “gratta e vinci” o come una leva di una slot -machine.

E allora, riproponiamo la domanda: vale la pena pagare il canone per questa Rai, per questa offerta editoriale, per questo modello di servizio Pubblico?

Il tema “canone” è caldo e potrebbe esserlo ancora di più nei prossimi giorni o settimane. Passo indietro: in VII commissione Senato si stanno per chiudere i giochi sulla proposta di riforma RAI. Oggi Il Messaggero titola “Rai, al Mef la scelta di due nomi. L’apertura sul taglio del canone”. In mattinata i soliti consiglieri “del giorno dopo” hanno comunicato che “… si prospetta un meccanismo nel quale l'ammontare del canone può essere ridotto di anno in anno, affidando la relativa compensazione a successive decisioni pubbliche: si rischia così di rendere il finanziamento della Rai più esposto alla discrezionalità politica e alle esigenze contingenti della finanza pubblica”. Peccato dover ricordare che questa posizione del Governo è nota da tempo (giugno scorso) e che l’opposizione su questo argomento ha balbettato con propri emendamenti emersi da un fantomatico “tavolo di lavoro” che non hanno scalfitto di una virgola la posizione della maggioranza. 

Ora, oggi, ci troviamo alla viglia di un possibile colpo di mano del Governo sulla riforma Rai che, se mai riuscisse ed i numeri in Parlamento li hanno, consegnerebbe l’Azienda nelle loro mani per altri 4 anni. Il tema “canone” è un corollario elettorale di grande presa e, come al solito, saranno loro i primi ad intestarsi la paternità e non sarà sufficiente difenderlo così com’è. Sarà necessario dire o proporre qualcosa di più e di diverso. Sarà necessario affrontare ora, subito, il tema del futuro del Servizio Pubblico e non solo in termini di governance come vuole l’EMFA. Bloggorai lo scrive da tempo: se TeleMeloni vincerà la battaglia è solo perché l’opposizione si è dimenticato di combatterla, o meglio hanno proprio smarrito il “manuale di combattimento” e quando magari lo ritrovano i giochi sono fatti. Purtroppo, come abbiamo sentito dire, “In questo momento la RAI non è una priorità … c’è ben altro e di più grave a cui pensare”. È vero.

bloggorai@gmail.com

ps. Oggi il “tema” Lavitola è pressoché scomparso (solo il Corriere si ostina a scrivere “il caso Ranucci”). Ieri sera abbiamo assistito ad una pagina memorabile del giornalismo televisivo tipico del Servizio Pubblico con Massimo Giletti che intervistava Maria Rosaria Boccia e le ha posto la domanda fondamentale di tutta questa storia. “Vi siete baciati?” e lei, candida e sorridente, ha risposto “No!”. A seguire, ovviamente, non poteva mancare uno pseudo scoop su Garlasco. 

 

lunedì 21 settembre 2026

La Radio giovani contro la Tv anziana: 2 a 0

By Bloggorai ©

Amo la radio perché arriva dalla gente
Entra nelle case e ci parla direttamente
E se una radio è libera, ma libera veramente
Mi piace ancor di più perché libera la mente

Con la radio si può scrivere, leggere o cucinare
Non c'è da stare immobili, seduti lì a guardare
E forse proprio quello che me la fa preferire
È che con la radio non si smette di pensare

(E. Finardi, 1976)

RAI- Radio Televisione Italiana. Non c’è dubbio: nasce prima la radio e poi, a seguire, è più rilevante la radio e a seguire c’è la televisione. Eppure, nella “narrazione” audiovisiva (anzitutto “audio” e poi “visiva”) la Radio compare sempre come la sorella povera, dimenticata e maltrattata dalla ricca e brillante TV. Se ne parla meno, se ne scrive meno, e si "studia" meno. In chiave politica di dice sovente “Tele Meloni” ma raramente si legge “Radio Meloni”. Nella Rassegna Stampa RAI, storicamente, lo spazio (gli articoli) dedicati alla radio sono in genere meno della metà rispetto a quelli dedicati alla Tv.

Eppure, i numeri invece raccontano una storia diversa: in Italia le persone che nel giorno medio si sintonizzano su una stazione radiofonica (maggiormente privata rispetto ad una pubblica) sono circa 35 mln e oltre 7 mln nel quarto d’ora medio. Tanto per avere un confronto: la platea televisiva nel giorno medio (totale emittenti Total Audience Auditel) è di circa 8,7 mln mentre in prima serata è di circa 20 milioni (con variazioni significative rispetto alle stagioni). Le differenze sono enormi in termini quantitativi e in termini qualitativi rispetto alle modalità di fruizione del mezzo, rispetto alla tipologia del pubblico e alla composizione del mercato.

La Radio ha un flusso costante ed immediato e rapidamente accessibile in ogni luogo e circostanza. La Radio crea e rafforza un forte legame di “vicinanza” con i conduttori e i temi proposti. La Radio propone una varietà di contenuti pressoché imparagonabili con quelli della Tv tradizionale, digitale e generalista. Infine, la Radio è allo stesso tempo locale e universale.

Il pubblico della radio è maggiormente “effervescente” rispetto a quello televisivo. Le fasce di età sono meglio distribuite laddove anche i “giovani” trovano spazi che in Tv invece non trovano (la maggior parte del suo pubblico è over 50). Il pubblico della radio è “mobile”: “…  Su un totale di circa 34 milioni di ascoltatori nel giorno medio, 19,65 milioni (57,7%) ascoltano la radio esclusivamente fuori casa, a cui si aggiungono altri 9,53 milioni (28%) che la ascoltano sia in casa sia fuori casa. Solo il 14,2% degli utenti fruisce del mezzo esclusivamente tra le mura domestiche” (https://fm-world.it/total-search/ ). Il pubblico della radio poi estende i suoi confini con la “visual Radio”, con la “web Radio” e con i derivati “podcast” oggi di grandissimo successo.

Il “mercato” della radio è oggi in buona salute: la pubblicità radiofonica sembra essere l'unico comparto che mostra una crescita strutturale costante, superando i 629 milioni di euro di ricavi complessivi (circa il 7% dell'intero mercato pubblicitario nazionale) a fronte degli altri media che invece soffrono di cali e perdite considerevoli.

Dunque, cosa non funziona nel “racconto mediatico” sulla radio? Perché nonostante i numeri evidenziano una dimensione costantemente positiva la Radio continua a rimanere la sorella povera della Tv? E, se vogliamo meglio approfondire, perché Radio Rai nella famiglia mediatica delle altre emittenti radiofonica è costantemente relegata in posizioni lontane dalla cima della classifica degli ascolti? Per intenderci: Audiradio 2025 pone Rai Radio Uno al 7° posto con quasi la metà degli ascoltatori della prima in classifica (RTL 102,5 con oltre 6 mln e Rai Radio Uno con poco più di 3 mln). Cosa non funziona nel “Servizio Pubblico Radiofonico nazionale”???

Cercheremo di capire, di sapere, di approfondire. Intanto, se avete voglia, potete rileggere quanto abbiamo già scritto non molto tempo addietro: https://bloggorai.blogspot.com/2025/09/rai-una-radio-con-dentro-una-tv.html e se intanto avete voglia di conoscere “un’altra Radio” di Servizio Pubblico provate a vedere qui: https://www.radiofrance.fr/ .

bloggorai@gmail.com

 

Ps. Bloggorai ha iniziato la sua “attività” nel lontanissimo 1977 proprio nella più importante radio libera romana: Radio Città Futura