Un’audizione al giorno … leva la Rai di torno. Già,
purtroppo ieri Bloggorai ha “bucato” l’audizione più importante della stagione:
il Ministro Giorgetti in VIII Commissione Senato laddove si dibatte quel che
resta della notte buia in cui giace la “riforma Rai”. Poche ora prima, come abbiamo
scritto appena conclusa, si è svolta l’audizione del DG Sergio (prossimo a
cambiare “aria” e vedremo dove) sul Piano Immobiliare. Ribadiamo quanto abbiamo
scritto: audizione della Vigilanza indebita, inutile, fuorviante e totalmente irrilevante
ai fini dell’ottenimento dell’unico risultato necessario: la convalida del
presidente del Cda Rai.
Tutt’altra storia l’audizione di Giorgetti. Ha confermato pienamente quanto già era noto da tempo: la Lega è di traverso sul progetto di riforma della sua stessa maggioranza. Lo scorso 26 febbraio Il Foglio ha titolato “Meno canone e nuovo cda: Forza Italia porta al Senato una riforma Rai che il Mef considera pericolosa”. Da allora è iniziato il pantano dove la riforma si è persa nelle nebbie salvo poi rivedere uno spiraglio di luce quando lo stesso Giorgetti, poche settimane addietro, ha riferito di una “lettera” fantasmica pervenuta da Bruxelles. Sempre il Foglio, solitamente bene informato in quegli ambienti, lo scorso 20 maggio, ha titolato “La Ue risponde a Giorgetti sulla Rai: legge attuale compatibile con il Media Freedom Act, il nodo è la presidenza. La Ue risponde al Mef sulla legge Renzi e il sistema di governance Rai. Norma compatibile, il governo può nominare i membri in cda, ma va adeguato il meccanismo per eleggere il presidente Rai. La riforma ora è più vicina”. Chi ha scritto questa “lettera” e cosa ci sia scritto esattamente è e rimarrà un mistero. Fatto sta che Giorgetti ha preso in mano il pallino del gioco ed ora è lui che detta l’agenda dove, al primo posto c’è un appunto scritto a caratteri cubitali: “questa riforma Rai non s’ha da fare, almeno per ora”.
Ed è proprio questa seconda
parte della frase che segna la lettura dell’audizione di ieri. Anzitutto ribadisce
quanto pure abbiamo scritto da tempo: c’è grande confusione dentro la
maggioranza di Governo e lo scontro sul tema Rai è violento (non parliamo ora della
confusione dentro l’opposizione per carità di Patria). Le recenti manovre in casa
Fininvest con la “rimozione” di Gasparri pure dalla Vigilanza Rai hanno segnato
un punto significativo. Lo stallo sulla presidenza di Viale Mazzini poi è un ulteriore
segno evidente: oggi la Lega “ha” il presidente con il pro tempore Marano e questo
presidente potrà far transitare la Rai verso la campagna elettorale del 2027. Perché
cambiare? Dal fronte opposto, il “filosofo di Colle Oppio”, l’AD Rossi butta
sul tavolo due carte: con la prima si candida a succedere a se stesso e con la
seconda butta nella mischia la candidatura di Minoli come “presidente di
garanzia”, oggi prontamente ripresa da Il Giornale, che rilancia il nome di Minoli.
Incommentabile.
Ora è forse superfluo entrare nel merito delle dichiarazioni
di Giorgetti rese ieri in Senato e dei vari comunicati stampa che sono seguiti.
Appare del tutto evidente che, come ha scritto oggi Andrea Biondi sul Sole, che
“La riforma della Rai incontra un primo, evidente, inciampo con il suo
azionista”. In altri termini, il testo di riforma organico della
maggioranza per Giorgetti è irricevibile (“il modello societario Rai non può
essere stravolto” ipse dixit), con buona pace dell’EMFA e dei possibili di
rischi di infrazione comunitaria (secondo lui la Lege attuale, ovvero la legge
Renzi, è “compatibile” e quindi non si ravvede alcuna necessità di riformare) e
dimentica (o meglio, finge di dimenticare) che l’EMFA ha un rango superiore
alla Legge ordinaria.
Sgombriamo poi il campo da un problema: l’apertura di un
procedimento per il mancato recepimento di una direttiva comunitaria (l’EMFA) secondo
gli art. 258 e 260 del TFUE richiede tempo, tanto tempo perché la Commissione di
Bruxelles gode di ampia discrezionalità politica e comunque, tra lettera di
costituzione in mora, pareri e contro pareri e possibile ricorso alla Corte di Giustizia,
bene che vada, passano due anni, bene che vada. Punto, a capo.
Come l’eterno gioco dell’oca, torniamo al punto di partenza
ed esattamente a quando è stata predisposta la grande trappola, fine ottobre
2024, nella quale l’opposizione è caduta con tutte le braghe: aver accetto l’accordo
con la maggioranza per la sola “calendarizzazione” della riforma per avere in cambio
la nomina di due suoi consiglieri, di Majo e Natale.
E ora cosa potrà succedere? “Avanti con la riforma” come chiede
a gran voce l’opposizione? Oppure “Alt, fermi tutti” come ha detto sostanzialmente
Giorgetti? Per Bloggorai è buona la seconda. Già, ma quale riforma poi? Anzitutto
non si può dimenticare che oggi il testo in VIII Commissione è quello espresso
in sintesi dal Governo, e sappiamo di cosa si tratta. Poi, il dibattito che ora
seguirà non potrà non tenere conto del parere del Ministro e, di conseguenza,
il testo potrebbe o dovrebbe essere “ritoccato” per tener conto dell’azionista.
Oggi, nove giugno 2026, ore 09.09, ribadiamo quanto già
scritto più volte: questa riforma “non s’ha da fare” proprio alla vigilia di un
feroce prossimo scontro politico elettorale che, intanto, vede ben altra
riforma in primo piano: quella elettorale. La Rai può attendere: sono pochi ormai
coloro che se ne preoccupano più di tanto.
bloggorai@gmail.com
ps: ieri 10 giugno ricorreva l’anniversario del delitto
Matteotti ad opera delle squadracce fasciste. Chi lo ha ricordato? Mediaset con
la messa in onda del film del 1973 di Florestano Vancini! La Rai invece si è
preoccupata di mandare in onda lunedì scorso uno “speciale” sulle ultime ore di
Mussolini con le note firme di Vespa e Giletti. Questo è vero Servizio
Pubblico!!!







