martedì 9 giugno 2026

RAI: la Storia presa a picconate

By Bloggorai ©

Ci sono interrogativi che si pongono in modo impellente, assoluto e inderogabile. A: questa Rai, cosiddetta “teleMeloni” con tutta la sua “dirigenza” ovvero Cda, direttori vari in diverse “quote” politiche e gli “ufficiali di collegamento” (del genere Nicola Claudio e Davide di Gregorio), sono capaci di gestire l’Azienda? Oppure, come ha detto Aldo Grasso prima il 14 marzo “E’ la peggiore Rai di sempre” e poi ha aggiunto nei giorni scorsi “Non esiste “teleMeloni” perché non sono capaci”? B: Questa dirigenza, tutta intesa compresa la parte nominata dalla “politica”, sta assolvendo al compito affidato dal Governo Meloni di smantellare o picconare il minimo sindacale del Servizio Pubblico, cioè almeno RaiTre? C: questa dirigenza getterà le fondamenta sulle quali si fonderà la Rai del prossimo futuro? D: la riforma della Rai, semmai si vedrà comparire all’orizzonte, quale modello di Servizio Pubblico potrà disegnare oltre quello già “incardinato” dal Governo in VIII Commissione Senato?   

Cominciamo da ieri sera. È andato in onda su RaiTre un documento televisivo formidabile: uno speciale su “Mussolini, le verità nascoste” con nientepopodimenoche Bruno Vespa che intervista Massimo Giletti e viceversa. Due “esterni” Rai al pari della Maggioni o di Iacona ora ex. E fin qui … transeat. Ci dice che su oltre 2000 giornalisti in carico all’Azienda, non ce ne sono a sufficienza in grado di realizzare o condurre prodotti del genere. Ranucci e Giammaria, con Report tagliato di quatto puntate e spostato di palinsesto, e Petrolio cancellato, non fanno testo. Per questa “dirigenza” forse sono un peso del quale farebbero bene a meno.

Ieri l’AD Rossi ha rilasciato una dichiarazione lapidaria destinata ad entrare nella storia della Rai: “Adesso RaiTre è diventato un'altra cosa quindi quel pubblico che ha una forte caratterizzazione potremmo dire ideologico-culturale si è trasferito su La7 da amministratore delegato della RAI lo rivendico come un grande successo mio “Mio” ha detto esattamente “mio” ovvero “suo” personale senza lasciare nemmeno una briciola di tanto successo ai suoi “colonnelli”, al suo stato maggiore. Nemmeno a coloro che sostengono la “ … condivisibile rivendicazione del ruolo del servizio pubblico come pilastro dell'industria nazionale…” (ipse dixit Natale). Ma quale Servizio Pubblico possono avere in comune Rossi e Natale? boh !!!

Veniamo al “contenuto” di ieri sera. Questa “dirigenza” tutta intesa proprio ieri sera ha voluto celebrare nel migliore dei modi la picconata di Rossi su “TeleKabul” come ormai da decenni nessuno chiama più Rai Tre definita “anomala”. La trasmissione voleva svelare “verità nascoste” su quanto avvenuto nelle ultime ore di Mussolini e queste verità, in buona sostanza, si concentravano tutte nel sostenere che “i partigiani hanno rubato l’oro di Dongo” che i fascisti cercavano di trafugare (una montagna di fedi d’oro delle donne italiane “donate” alla Patria per comprare cannoni da utilizzare con i nazisti) e che forse, come volevano in parte gli alleati e in parte le forze politiche “moderate” della Resistenza si arrivasse ad un “giusto processo” per il Duce e per i suoi gerarchi, modello Norimberga. Per chiudere in bellezza ci hanno messo Santoro che ha dato una “spolveratina” incomprensibile, a mo’ di una pezza compensatrice.

Da questo punto divista, “teleMeloni” sta assolvendo il suo scopo, funziona e bene. Anzitutto sta riducendo gli ascolti, con grande soddisfazione della concorrenza, e inoltre non è in grado di proporre nulla che possa lasciare immaginare la Rai del prossimo futuro. Non c’è uno straccio di progetto o di visione che dir si voglia oltre il banale e ormai logoro pensiero debole della “Digital Media Company” che non sanno nemmeno come spiegare e pagare. Nei prossimi giorni ci occuperemo ancora dei Data Center e dell’Hyperscale di Pomezia: un esempio mirabile di fantascienza. 

Il Piano Industriale, poggiato in buona parte sulla cessione di quote Rai Way, è in alto mare. Nei prossimi giorni scade il MoU con EiTowers e, ad oggi e per quanto sappiamo, non c’è trippa per gatti. Il Piano Immobiliare è una chimera e l’unica cosa certa è l’operazione incredibile di Milano: si andrà in affitto per 27 anni al modico costo di 5,9 milioni di euro l’anno. Fenomenale! Un grande affare ma non è ben chiaro per chi. O forse si, è chiarissimo. 

Non parliamo poi di piani editoriali, per carità di Patria. Quello editoriale dello scorso febbraio se lo sono dimenticato per strada e quello sull’informazione non sanno (e non vogliono sapere) nemmeno cosa sia, con buona pace complice di tanti giornalisti Rai (abbiamo ricostruito una piccola parte del “giallo” sul Piano Verdelli, sul ruolo della Maggioni e del Sindacato Usigrai, ne riparleremo).  

Tornando agli interrogativi iniziali: questo Cda, questa “dirigenza” tutta insieme, entrerà e come nei libri di storia del Servizio Pubblico? Forse si, ma nel peggiore di modi: per aver proseguito, sostenuto e alimentato il declino dell’Azienda. Sono “capaci” di farlo? Forse si. E se questo avviene, come al solito, non è solo perché sono “bravi” loro ma anche perché sono incapaci coloro che dovrebbero e potrebbero resistere. Ancora una volta, solo per carità di Patria non riportiamo alcuni “comunicati stampa” diffusi ieri sulle dichiarazioni di Rossi su RaiTre.

A proposito di chi paga bene e subito, come abbiamo scritto il racconto della cronaca nera paga benissimo e subitissimo. Notizia di ieri: Milo Infante (dicono in quota Lega) conduttore di Ore 14 e recentemente “premiato” per il suo speciale su Garlasco, lascerebbe la Rai per andare a Mediaset. Dicono che aveva uggia perché gli hanno tolto spazio a favore della trasmissione di Tommaso Cerno: un grande successo di “teleMeloni”.

Bloggorai@gmail.com  

Ps: come era facile immaginare, la “faccenda Minetti & C.” non si è chiusa e non si chiuderà presto e facilmente. Leggiamo oggi che anche la Rai sarà chiamata in giudizio per un risarcimento di 250 milioni. Preparate Prosecco e olivette taggiasche. 

 

 

lunedì 8 giugno 2026

SPECIALE: RAI Tre e il suo destino

By Bloggorai ©

Questo nuovo Post deve essere letto a seguito del precedente di questa mattina.

Le dichiarazioni che abbiamo letto oggi su Il Foglio dall’AD Rai Giampaolo Rossi meritano uno “speciale” di Bloggorai. Leggiamo il testo originale: “Adesso RaiTre è diventato un'altra cosa quindi quel pubblico che ha una forte caratterizzazione potremmo dire ideologico-culturale si è trasferito su la7 da amministratore delegato della RAI lo rivendico come un grande successo mio.

A nostro avviso si tratta di affermazioni di una gravità, di una rilevanza politica mai lette prima. L’AD Rai rivendica come “mio” lo smantellamento editoriale di Rai Tre, la cessione di un patrimonio di telespettatori, di offerta editoriale unica, originale e indispensabile peraltro necessaria a garantire il famigerato “pluralismo" tanto declamato. Rossi si è fatto la “sua” riforma dell’Azienda, ad immagine e somiglianza del “suo” governo alla faccia dell’EMFA e di quanto espressamente indicato nella precisa indicazione comunitaria e di quanto pure indicato nella riforma del ‘75. Rossi, peraltro, ha proseguito ed alimentato un processo di progressivo indebolimento di Rai Tre, è bene ricordarlo, avviato da anni con l’agevolazione all’esodo di tante firme e prodotti che hanno segnato la cifra editoriale di Rai Tre e che, appunto, hanno avuto poi successo in altre reti e, segnatamente, su La7.

Ora sono trascorse già diverse ore da quando il Foglio è andato in edicola e da quando Bloggorai lo ha ripreso alle 9.33. Da allora, alle 12.04, è uscito con un Comunicato stampa “solo” il consigliere Roberto Natale che, nota bene, premette “…una condivisibile rivendicazione del ruolo del servizio pubblico come pilastro dell'industria nazionale dell'immaginario…”. Sono state necessarie ore per dire che le affermazioni di Rossi  sono inaccettabili, irricevibili e insopportabili. 

Non c’ è nulla da premettere e tanto meno da condividere: c’è solo da promuovere una iniziativa politica, forte, credibile e convincente in grado di fronteggiare questa deriva del Servizio Pubblico e, se necessario, con le dimissioni immediate. Come si può “condividere” il ruolo del Servizio Pubblico con chi cerca invece di smantellarlo?

Il Comunicato, nota bene, è firmato “solo” da Natale. E l’altro consigliere di Majo espresso dal M5S? e il consigliere nominato dai dipendenti Di Pietro? E poi ancora: i partiti di opposizione? Il PD cosa dice su questo tema? E AVS ??? Con tale rilevanza, un “comunicato” stampa non può essere sufficiente.

Per mercoledì prossimo è convocata la Vigilanza alle 8.15. Vedremo cosa farà l’opposizione.

Bloggorai@gmail.com

Ps. Oggi c’è da dire ancora molto su RaiTre e, in particolare, sul “giornalismo d’inchiesta” fatto “fuori” casa. Ieri sera è andata in onda una pregevole puntata di Presa diretta di Riccardo Iacona, un giornalista ormai “esterno” alla Rai, come pure la Maggioni con la “sua” personale Newsroom. Non abbiamo certezza se il giornalista autore del servizio su “Trump, l’uomo di Dio” sia un interno Rai. Ne parleremo.

Rossi (AD Rai): il futuro sono io e, nel frattempo, piccono Rai tre

By Bloggorai ©

Ieri mattina il Corriere ha pubblicato un pezzo con il titolo “Ascolto: maggio positivo per La7 e Mediaset. In calo il Servizio Pubblico” dove si legge, in particolare che la Rai una perde nell’intero giorno il 4,2% e l’8,3% nel Prime Time (misurazione in Total Audience). Bloggorai riprende la notizia. Alle 10.50 l’ANSA diffonde un lancio dove i parlamentari del PD (nota bene, solo del PD) scrivono che “La Rai è allo sbando … la dirigenza prenda atto del suo fallimento e si assuma le conseguenti responsabilità e decisioni”. Cosa intende il PD con “dirigenza”? si riferisce i soli AD e “presidente” pro tempore? A tutto il Cda? Ai diversi direttori dei vari “generi”? oppure tutti insieme indistintamente? Siamo propensi a credere sia buona quest’ultima ipotesi. Altrimenti con chi te la prendi se l’intera offerta editoriale fa buchi da tutte le parti e sei costretto a rimandare Montalbano fino al consumo della pellicola? Se i tg crollano anno per anno come riporta AgCom? Se Rai news24 continua a fare ascolti da prefisso telefonico e De Martino, fiero sostenitore della ludopatia con il suo giochetto dei pacchi, è considerato “il futuro della Rai” (Rossi dixit) e se la Maggioni continua a sfracellare gli ascolti di Rai tre con poco più del 3% giusto per fargli “cambiare identità” (vedi avanti dichiarazioni di Rossi)?

Ma, in verità, il tema degli ascolti su cui riflettere viene da più lontano ed è il tema sul quale tutti, finora, hanno messo la testa sotto il tappeto. È sufficiente sfogliare un po' di archivio e viene giù tutto, forte e chiaro. Vi elenchiamo qualche titolo, giusto per capire: “Mediaset supera la Rai per la prima volta, gli ascolti medi diminuiscono del 2,6%” Messaggero Aprile 2024; “Ascolti tv, Mediaset batte Rai anche nel 2024” Milano Finanza dicembre 2024; “Ascolti tv, Canale 5 batte Rai1 e la Ruota di Gerry Scotti mette il turbo a Mediaset” Affari Italiani di novembre 2025 per arrivare ai mesi scorsi  con “Mediaset batte la Rai nella gara dell’audience durante le festività natalizie e d’inizio anno” sul Sole di gennaio e poi “Ascolti tv Mediaset vs Rai, “sorpasso storico” su Affari Italiani sempre di gennaio e poi ancora “Con Meloni premier, Mediaset batte sistematicamente la Rai” sul Fatto sempre di gennaio e così via trotterellando. 

Il rapporto è inversamente proporzionale: tanto materiale per evidenziare questo fenomeno quanto silenzio da parte della “dirigenza” Rai e della "politica" che non può non sapere il declino sul quale è avviato  il Servizio Pubblico. Epperò si baloccano con pensieri nel vuoto come “Digital media Company” oppure vantano qualche milione di bilancio: fumo negli occhi.

Ora il tema è capire se questo comunicato del PD si associa alle “opinioni” di Vita (AVS) con la richiesta di dimissioni oppure anche questo comunicato stampa lascia il tempo che trova, ovvero nulla? Per quanto abbiamo potuto sapere e capire, il pentolone “opposizione” ribolle in tutti i sensi e in casa PD sembra crescere una sottile insofferenza e fastidio nel sentirsi dire che “tanto avete un vostro consigliere” che pure NON è stato votato dal PD, anzi!

 In questo dibattito c’è poi un mistero parallelo: il M5S e il Suo “consigliere”. Sembra che la Sciarelli voglia fare una edizione speciale su “Chi l’ha visto”: da tempo, forse anni, che non si hanno notizie del consigliere di Majo se non per aver posto la sua firma a qualche sporadico comunicato stampa congiunto con Natale.

Torniamo a “teleMeloni”: questa mattina leggiamo un lungo pezzo di quattro pagine su Il Foglio con dichiarazioni interessanti dell’AD Rai Giampaolo Rossi. Già dal titolo e dal sommario si capisce tutto “Questa non è tele meloni no alle inchieste TV a teorema e RaiTre non è più TeleKabul. No al giornalismo d'inchiesta a teorema. Si a Minoli presidente di viale Mazzini anche se il mondo della TV è cambiato. Sanremo neanche la BBC riuscirebbe a farlo. Il teatro delle Vittorie si vende. Amadeus: abbiamo altri talenti. La RAI nel mondo dell'informazione che cambia e in un mercato più ripetitivo che in passato. L’AD Rossi vuole restare. Il caso Ranucci. De Martino una delle grandi risorse artistiche del futuro della TV. Viale Mazzini in attivo anche se vincolata a gestire obbligatoriamente attività che nessuna struttura di più commerciale gestirebbe. La RAI è un'industria complessa articolata che fa l'informazione che fa divulgazione culturale che fa intrattenimento che tiene in piedi il cinema alla fiction italiana se non ci fosse la RAI cioè il servizio pubblico l'intera industria del nostro immaginario non esisterebbe”. 

Non è semplice commentare queste sofisticate riflessioni epperò un paio di cosette meritano di essere appuntate: la prima si riferisce alla sua “disponibilità” a rimanere in Rai dopo la scadenza del suo mandato (non dovrebbe essere riproponibile) e la seconda si riferisce alle recenti dichiarazioni di Mentana su La7 ora diventata come era Rai Tre. Sulla sua permanenza oltre il secondo mandato, la situazione è assai complessa ed è forse uno dei motivi sui quali la maggioranza è impantanata. Poi, sostiene Rossi: “Il ragionamento che ha fatto Mentana penso di averlo interpretato così: un tempo questo ruolo lo copriva Rai Tre. Adesso Rai Tre è diventato un'altra cosa e quindi quel pubblico che una forte caratterizzazione potremmo dire ideologico culturale si è trasferito su La7. Da amministratore delegato della RAI lo rivendico un grande successo mio perché Rai Tre negli ultimi 15 anni era una anomalia del Servizio Pubblico…”. Amen. Ultima notazione: si ventila di Minoli presidente. Rossi, da buon filosofo cresciuto tra i ruderi di Colle Oppio sulle rovine della casa di Nerone, sa bene che le parole, i nomi, hanno un peso.

Questo articolo merita di essere conservato.

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domenica 7 giugno 2026

RAI: il racconto del crimine, ovvero Garlasco, paga subito e bene

By Bloggorai ©

Aiuto … aiuto … aiuto !!! Ogni tanto qualcuno si allarma e si accorge che c’è troppo Garlasco dovunque: in Tv e, in particolare, sulle reti Rai!!! Sorpresa, indignazione, sgomento e condanna morale: bisogna porre argine, regolamentare, ricorrere ai codici deontologici, alla Carta di Treviso, al Codice dei Minori, all’AgCom e financo ai Servizi Sociali e se necessario alla Croce Rossa. Assistiamo ad un fenomeno curioso: lo stupore degli stupiti.

Mettiamo un filo d’ordine e, in particolare, in casa Rai. Cominciamo sempre dalle leggi universali della matematica. A: Garlasco è un crimine? Si! B La Televisione racconta i crimini? Si! C La Rai “è” televisione? Certo che Si! Ovvero A sta a B come B sta a C. In altri termini Garlasco è un fenomeno che alimenta il "sistema mediatico" la Rai non può fare a meno di nutrirsene. Si potrà semmai dibattere sulle quantità relative (alle altre emittenti) o assolute (quante ore giorno/settimana/mese/anno) e si dovrà definire una soglia entro o oltre la quale un determinato numero di ore X sia “allarmante”. Problemino alquanto difficile.

Poi, il “racconto” di Garlasco, come quelli di altre vicende criminali più o meno recenti, è una “narrazione” universale e coinvolge tutti i media, con diversi piani di attenzione. Infine, una volta per tutte e senza girarci intorno: il racconto del crimine sia informa di fiction che in forma di fatti realmente accaduti “paga” e bene e lo “scambio merce” ovvero l’offerta di racconto criminale in cambio di telespettatori e quindi share e quindi pubblicità avviene da decenni e i pionieri, i precursori, gli “alimentatori” e gli attuali diffusori di “cultura criminale” sono esattamente dentro il Servizio Pubblico.

Anzitutto necessario un brevissimo ripassino di storia con la fiction: nel 1959 inizia in Rai la fortunata serie del tenente Sheridan e seguirà pochi anni dopo le Inchieste del Commissario Maigret. Dagli sceneggiati Bianco e nero degli anni ’60 (tutti “stranieri”) con l’arrivo del colore degli anni ’70 si passa al “crimine” Made in Italy e arriva il grande successo della Piovra per arrivare al racconto televisivo criminale Rai più rilevante in assoluto: il Commissario Montalbano che, tutt’ora, è replicato all’infinito. Nel mezzo delle tante altre innumerevoli fiction Rai (da Don Matteo a Imma Tataranni) ci sono i programmi di intrattenimento, di informazione e ibridi tutti concentrati al tema “crimine" e dedicati ad indagare, a fare “giornalismo d’inchiesta” su ogni fatto di cronaca nera più o meno efferato o più o meno misterioso. Anzi, più è misterioso, più si allarga il racconto e meglio è. La Rai è arrivata al punto, a proposito di Garlasco, di fare uno speciale in prima serata di Ore 14 su Rai Due e ricevere pure un plauso dal direttore dell’approfondimento Rai, Paolo Corsini, che ha dichiarato “Grande soddisfazione per i risultati ottenuti in questa stagione da 'Ore14 Sera', che confermano la qualità e la credibilità di un progetto editoriale capace di conquistare sempre il pubblico in prima serata affrontando temi di cronaca nera …”. 

E comunque, tanto per rinfrescare la memoria: Rai Tre è stata l’Accademia del “racconto criminale” dove da decenni le pagine migliori le hanno scritte programmi storici come Chi l'ha visto? in onda dal 1989 (il programma più “antico” della rete); poi Storie Maledette con la conduzione di Franca Leosini; poi ancora Amore Criminale e, infine, Un giorno in pretura che si può considerare l’esempio più significativo di "crime giudiziario televisivo"    

In altri termini, semplificando e riassumendo: non c’è nulla di cui sorprendersi e la Rai, il Servizio Pubblico, ha fatto e tutt’ora fa scuola sul racconto del crimine e, come abbiamo sostenuto, con grande beneficio sul piano editoriale. Dunque, se c’è un tema sul quale dibattere e la qualità dell’offerta editoriale complessivamente intesa, compreso quella giornalistica che invece a molti fa venire l’orticaria al solo pensiero. 

Chiudiamo con una “curiosità” che ci ha offerto il Corriere nei giorni scorsi: un “corso” su come scrivere e raccontare il True Crime. Fenomenale!!! E, per certi aspetti, anche una iniziativa lodevole: non è per tutti “scrivere e raccontare” la cronaca nera. Magari l’Ordine dei Giornalisti potrà istituire un sotto Ordine specifico con un “bollino nero” da applicare sul tradizionale Tesserino Rosso.


Bene, andiamo avanti e chiudiamo con una notiziola: il Corriere di oggi riporta un titolo “Ascolto: maggio positivo per La7 e Mediaset. In calo il Servizio Pubblico” dove si legge, in particolare che la Rai una perde nell’intero giorno il 4,2% e l’ 8,3% nel Prime Time (misurazione in Total Audience). Nel frattempo, cresce l’ascolto “non riconosciuto” (streaming e piattaforme) del 7,3%. Da tempo si legge che gli ascolti Rai non vanno bene ma sembra che sia un tema che non interessa gran ché agli attuali amministratori. 

A proposito di Cda Rai: che riscontri ha avuto “l’opinione” di Vincenzo Vita pubblicata sul Manifesto di chiedere le dimissioni di tutta l’opposizione dalla Vigilanza e dal Cda? Tutti muti: opinione era ed opinione sarà. Ovvero, amici come prima.

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sabato 6 giugno 2026

Così è ... se vi pare.

 

By Bloggorai ©

«Se i nomi non sono corretti, il linguaggio non è in accordo con la verità delle cose.

Se il linguaggio non è in accordo con la verità delle cose, gli affari dello Stato non possono essere condotti al successo.

Se gli affari dello Stato non hanno successo, i riti e la musica non fioriranno.

Se i riti e la musica non fioriscono, le punizioni non saranno giuste.

Se le punizioni non sono giuste, il popolo non saprà dove mettere le mani e i piedi.»

​(Confucio, Dialoghi, Libro XIII, Capitolo 3)

Delle due l’una …

Delle due l’una … o la “faccenda Minetti” la consideriamo chiusa, nel senso che hanno ragione tutti loro, compresi i tanti “pompieri” di turno, ben felici divedere ristabilita la “loro” verità oppure la “faccenda Minetti” è solo ad un secondo capitolo tutto ancora da scrivere. In altri termini, qualcuno ha certamente fatto pipì fuori dal vaso ed ora qualcun altro chiederà i danni per aver sporcato il pavimento. Chi querela chi per primo? Bloggorai, a scanso equivoci, prepara una bottiglia di prosecco e olivette in attesa divedere come andrà avanti.

Delle due l’una … veniamo a “faccende” di casa Rai e dintorni. O quanto scritto l’altro giorno da Vita sul Manifesto “Un gesto almeno simbolico da parte delle opposizioni sarebbe utile: annunciare le dimissioni contestuali dalla Commissione e dal Consiglio di amministrazione” è una sua semplice e ordinaria “opinione” personale oppure è frutto di un ragionamento politico che investe tutta l’opposizione. Ovvero la richiesta di dimissioni è concordata tra PD, M5S e AVS. Nella prima ipotesi, ci fermiamo subito: la sua opinione vale quanto quella di ognuno di noi, cioè il due di coppe quando regna denari. Nella seconda ipotesi, conoscendo da tempo Vita, siamo propensi a ritenere che ci sia un “progetto” tattico in corso.

Delle due l’una … o inizia la Floridia, presidente della Vigilanza, a dare il buon esempio con le sue dimissioni precisando che non si tratta di una resa al Governo ma un gesto di rottura di un squilibrio malsano e non più tollerabile perché la Vigilanza non può adempiere ad un suo mandato specifico (la convalida della nomina del presidente) e, a seguire, si dimettono i due consiglieri di Majo e Natale oppure rimane tutto com’è in attesa di qualcosa che nessuno sa cosa potrà essere e quando potrà avvenire. O meglio: c’è una trama in corso e riguarda la Agnes. Vedremo nei prossimi giorni.

Delle due l’una … o la riforma Rai si chiude entro breve (in autunno come vorrebbe il Governo) con il testo oggi presente in VIII Commissione Senato oppure se ne parla con la nuova legislatura. Ne consegue che l’EMFA, entrato in vigore lo scorso 8 agosto, dovrà attendere il recepimento delle indicazioni vincolanti comunitarie nella nostra normativa. Che si possa chiudere entro breve la vediamo dura, molto dura, per tanti buoni motivi. Il primo è il clima già preelettorale. Ragionevolmente, nessuno oggi ha certezza sul proprio futuro politico. Chi se la sente di ipotecare cambiali nella totale incertezza su cosa potrà avvenire, fors’anche in tempi ravvicinati, qualora ci fosse una tentazione di andare ad elezioni anticipate?

Delle due l’una … la settimana prossima scade il MoU su Rai Way per il possibile “deal” con Ei Towers. O si chiude definitivamente una partita in corso da quasi dieci anni oppure salta il banco. Un ulteriore rinvio, sempre possibile, suonerebbe più come una beffa che come una tappa di un lungo processo.

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venerdì 5 giugno 2026

La Storia sono "loro"

By Bloggorai ©

Ieri si è configurata una molto singolare combinazione di vicende che ci riportano indietro negli anni.

Nella notte tra il 25 e il 26 aprile 1986 esplode un reattore della centrale atomica di Cernobyl. Una nube radioattiva si propaga sui cieli d’Europa. Si diffonde paura e timore. Si raccomanda di stare in casa e non mangiare l’insalata perché potrebbe essere inquinata da particelle radioattive. L’8 e il 9 novembre dell’anno successivo ci furono i referendum sulle centrali atomiche: la vittoria dei Si fu straripante con circa il 75% degli italiani contrari alla costruzione di nuovi impianti. Ieri la Camera ha approvato un testo di Legge delega proposto dal Governo che prevede la costruzione di piccoli nuovi reattori che, ad oggi di quel genere, non esistono in nessuna parte del mondo e comunque sempre con la fissione, seppure rivista ed aggiornata. Un grande passo verso il passato prossimo.

Tra il 27 maggio e il 28 luglio 1993 tra Firenze e Roma esplodono bombe. La matrice sembra chiara: mafia. Per questa storia furono indagati Silvio Berlusconi e Marcello dell’Utri. Agli atti oggi risulta che il primo è stato interessato in circa 30 procedimenti giudiziari dove è stato assolto per 11 volte, per 8 volte il reato è stato prescritto, per 10 procedimenti sono stati archiviati e in 2 casi è intervenuta l'amnistia e una sola volta, nel 2013 è stato condannato in via definitiva per frode fiscale. Per quanto riguarda invece Dell’Utri rimane confermata pure in Cassazione di maggio 2014 la sua condanna per concorso esterno in associazione mafiosa (vedi sentenza  https://archiviodpc.dirittopenaleuomo.org/d/3216-la-corte-di-cassazione-scrive-la-parola-fine-sul-processo-dell-utri ) dove poi sconterà buona parte della pena in stato di detenzione. Punto, a capo. Ieri l’ANSA ha titolato “Il Tribunale di Firenze archivia l'inchiesta sui presunti mandanti occulti delle stragi mafiose del 1993, escludendo "contatti e rapporti diretti" tra Cosa Nostra, Silvio Berlusconi e Marcello Dell'Utri, suo stretto collaboratore”. Marina Berlusconi e la Meloni hanno brindato.

Infine, caso Minetti chiuso? Obbligatorio un piccolo passo indietro: alle due di notte del 27 maggio 2010, Nicole Minetti si presentò alla Questura di Milano su indicazione di Silvio Berlusconi per farsi affidare la Karima El Mahroug (poi meglio nota come "Ruby Rubacuori") fermata il giorno prima per furto, sostenendo che fosse la nipote del presidente egiziano Hosni Mubarak. Il 3 febbraio 2011 la Camera ha votato una risoluzione dove si è voluta confermare l’ipotesi che Ruby sia la nipote di Mubarak. Punto, a capo.

Torniamo al presente. Nonostante il comunicato ufficiale del Quirinale di ieri laddove si legge che “… non si ravvisano motivi per una rivalutazione del provvedimento di clemenza adottato, ribadendo la propria fiducia nella Magistratura” e le dichiarazioni del Ministro Nordio che ha sostenuto “I presupposti per la grazia a Nicole Minetti sono stati confermati” a nostro modestissimo parere si è solo chiusa una parentesi cioè si tratta della fine di un nuovo inizio 

Una parentesi chiusa, peraltro, con un insolito e inconsueto coro di soddisfazione e plauso da parte di buona parte della stampa per come la vicenda ha trovato soluzione ovvero per come è stato esorcizzato uno scampato pericolo. Comunque:

A: Rimangono sullo sfondo troppi interrogativi ai quali nessuno finora ha dato risposta.

B: ci sono conseguenze tutte ancora da sviluppare.

Sul punto A l’interrogativo principale risale al comunicato del Colle dello scorso 27 marzo dove si richiedeva al Ministro di Giustizia di “… voler provvedere ad acquisire con cortese urgenza le necessarie informazioni idonee a riscontrare la fondatezza di quanto rappresentato da un organo di stampa”. La domanda semplice semplice è: possibile mai che il Quirinale si sia attivato in modo così rilevante solo per riscontrare la fondatezza di quanto rappresentato da un organo di stampa? Se è vero, come è certamente vero, quanto affermato ieri dal comunicato ufficiale del Quirinale che i “…presunti fatti raffigurati in notizie di stampa, ha disposto accurate verifiche in ogni direzione necessaria, per il tramite degli organismi di polizia italiani e dell’Interpol, giungendo alla conclusione che essi non corrispondono al vero” allora delle due l’una: o il Presidente “… da oltre undici anni, quando una domanda di grazia è accompagnata dal parere favorevole degli organi giudiziari competenti, il Presidente della Repubblica concede abitualmente la grazia, senza farsi influenzare da considerazioni estranee alle finalità umanitarie della grazia” e quindi il parere degli organi giudiziari era certamente noto, verificato, confermato e consolidato e dunque nulla quaestio oppure il Colle, mesi dopo il 18 gennaio, ha avuto qualche dubbio che si suppone difficilmente può essere derivato “solo” da quanto riportato da “organi di stampa” per i quali poi Mattarella ne ha richiesto la successiva verifica. 

Altrimenti, come pure abbiamo scritto, il “dubbio” del Quirinale sulla grazia alla Minetti non si doveva porre perché non doveva sussistere ex ante e non si doveva richiedere alcuna successiva verifica. 

Non entriamo nel merito di quanto disposto dalla Procura di Milano che conferma se stessa ed ha affidato le verifiche richieste allo stesso magistrato che ha firmato il provvedimento originario. Si può prendere in giro qualcuno qualche volta ma tutti sempre è complicato assai.

Ma è il punto B che ci interessa in modo particolare: ieri sul Corriere è appara un’intervista al Ministro Nordio che ad un certo punto dice sulla possibile querela: “sicuramente… nei confronti di Mediaset e di Bianca Berlinguer …”. In altri termini, il Ministro di Giustizia di Fratelli d’Italia procederà in via giudiziaria verso l’Azienda del suo principale alleato di Governo, Forza Italia, ovvero i Berlusconi. Nordio potrà essere in buona compagnia della Minetti &C che avrebbero chiesto 250 milioni di euro di “risarcimento danni”. Questa prospettiva, semmai avessero intenzione di percorrerla, potrà essere di assoluto rilievo sia in termini giudiziari quanto più politici. A suo tempo abbiamo scritto che questa vicenda è un missile a testata multipla ed uno degli obiettivi era, e forse è ancora, colpire svariate “velleità politiche” in grado di minacciare l’integrità della coalizione di centro destra in vista delle prossime elezioni politiche. Chi vuol capire capisce. Noi rimaniamo in fiduciosa attesa della presentazione delle querele.

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giovedì 4 giugno 2026

La RAI tra la "politica" e la matematica

By Bloggorai ©

Quando gli strumenti della “politica” non sono sufficienti a decifrare i sui reconditi meccanismi occorre fare uso di altro genere di strumentazione. Si può, ad esempio, adoperare la matematica, la logica e financo la psicologia degli individui e dei gruppi complessi.

Allora, ieri è successo che un noto e autorevole esponente dell’area progressista (AVS), Vincenzo Vita, sulle colone del Manifesto ha scritto chiaro e tondo che “Un gesto almeno simbolico da parte delle opposizioni sarebbe utile: annunciare le dimissioni contestuali dalla Commissione e dal Consiglio di amministrazione. Nella cinica routine di certa politica odierna, il gesto potrebbe non fare neanche un plissé”. Linguaggio forbito e sofisticato nonché gentile ma che tradisce un “sentiment” molto evidente. Come del tutto evidente che non si tratta di una banale e semplice “opinione” personale. Ieri vi abbiamo riportato le precedenti richieste in tal senso di Usigrai e M5S ma mancava un terzo soggetto: il PD. Abbiamo posto le domanda secca ad un molto autorevole esponente del partito che ci ha risposto in modo parimenti secco e alquanto irritato “Questo Cda non lo abbiamo votato noi!”. Chiarissimo e combacia con quanto da tempo avevamo intuito.

Ecco allora che ci viene in aiuto la matematica con il solito, semplice, teorema della proprietà transitiva: se A sta a B come B sta a C se ne deduce che A sta a C. In altri termini: difficile supporre che Vita si è svegliato una mattina ed ha pensato “quasi quasi chiedo le dimissioni, seppure simboliche, dei componenti l’opposizione” senza avere avuto il placet dei due suoi segretari, Bonelli e Fratoianni. A loro volta, difficile supporre che i due non abbiano fatto un colpo di telefono a Conte e alla Schlein: “Che facciamo con la Rai, come sblocchiamo la situazione?". A quel punto, supponiamo, tutti in coro hanno pensato: “proponiamo un gesto simbolico e poi vediamo cosa succede, certamente non farà un plissé”. Ovvero, forse, rimarrà un semplice e gentile pensiero in libertà.

Dopo aver pubblicato il post di ieri, un attento e interessato lettore ci ha scritto allarmato. “Ma allora qui viene giù tutto?”. Naaaaaa, tranquilli, sereni, e sobri: i giochi sono tutti aperti e dagli esiti molto ma molto incerti. “E’ la “politica” beellezza!!!” che ha in mano il pallino delle prossime scelte e, segnatamente, l’evoluzione del contesto istituzionale con un solo tema centrale: le prossime elezioni politiche del 2027. Lo abbiamo scritto e lo ribadiamo: la Rai è “un” campo di battaglia, non è il solo e non è nemmeno il più rilevante ma non è nemmeno poi tanto subordinato. Se qualche fine stratega dell’opposizione, in modo palese o occulto, ha deciso di proporre un “gesto simbolico” con la richiesta di dimissioni dalla Floridia fino a Natale è solo perché ci potrebbe essere un buon conto. Il buon conto è semplicemente mettere le mani avanti per non cadere indietro in vista di un possibile colpo di mano della maggioranza con la riforma Rai che, secondo le loro buone intenzioni, potrebbe andare in Aula in autunno, sempre che non succeda qualcosa prima. Semmai fosse, i prossimi consiglieri potrebbero rimanere incarica per 5 lunghi anni. Tanti! Nei prossimi giorni ci saranno segnali significativi.

Dopo di che, come noto, dobbiamo tornare ad un vecchio principio: sono le persone che fanno le “cose” e non viceversa. Nel nostro caso, ci sono le persone con i loro ruoli in Vigilanza e nel Cda Rai. È nella natura delle persone assumere una “postura”, un tono o un carattere che viene poi comunicato e percepito al loro esterno. Fare o NON fare è il tratto, la riga finale, con la quale si misurano le “cose” fatte dalle persone. La domanda lecita allora è: cosa hanno fatto le “persone” da quel lontano pomeriggio del 26 ottobre 2024 che possa entrare nella storia della Rai e del Servizio Pubblico? Cosa è rimasto di quell’accordo, di quel patto che oggi suona pure stantio e polveroso “prima la riforma e poi le nomine”???

C’è molto ancora da dire oggi.

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