Quando il gioco si fa duro i duri cominciano a giocare e non
ci sono dubbi sul fatto che il gioco dei prossimi giorni, delle prossime settimane, sarà durissimo e non si faranno prigionieri.
Facciamola corta e non perdiamo
tempo. Vi proponiamo il più semplice, banale e brutale dei giochi: su una torre
c’è posto solo per un soggetto. Non c’è posto per due e uno dei due, giocoforza,
dovrà essere estromesso e buttato di sotto. Il primo è un soggetto collettivo: il
Governo Meloni con molti dei suoi ministri e i loro amici, parenti e conoscenti
e quindi vari La Russa, Gasparri, Donzelli, Mollicone, Santanchè e compagnia cantando
insieme ai tanti corifei dei giornali che li sostengono e quindi l’AD Rai Rossi
e il suo direttore Corsini (dello stesso partito della Meloni). Il secondo soggetto
è Sigfrido Ranucci.
Un soggetto deve essere buttato
giù dalla torre. Se mai si dovesse andare ad elezioni anticipate, da che
parte vi schierate, chi buttate giù dalla torre, senza se e senza ma, senza “si
però …” e senza “comunque il problema è un altro…”? Se volete, magari, si potrà
dire, “turandoci il naso”.
Ribandiamo il concetto: provate ad
immaginare che, semmai il Tribunale dovesse dare ragione al ricorso di Ranucci
e lo riammettesse alla conduzione di Report e il conduttore si presentasse in video
il prossimo 8 novembre con “Cari telespettatori, riprendiamo da dove ci
eravamo lasciati e quindi, ad esempio, da “l’amico mafioso” del 16 aprile scorso…
egli “amici di Diabolik” e magari anche dentro
la RAI” (per intenderci, quello sulla
vicenda del selfie dell’esponente milanese del clan mafioso con la Meloni) a
Palazzo Chigi e dintorni nonché ai piani alti RAI farebbero salti di gioia? Il dubbio
è lecito.
Ecco allora come si comprende
il clima avvelenato e tossico che è stato allestito e si allestirà ancora
di più nei prossimi giorni. Oggi, tanto per cambiare, il Corriere dà il suo consueto
contributo e titola “Se ritorna lui ce ne andiamo noi. Report, la redazione
contro Ranucci”. Tre colonne di veleno allo stato puro, primordiale, prodotto
in quantità industriale, dove quello usato per i topi a confronto è acqua fresca
di fonte di montagna. Un articolo senza un riferimento, totalmente anonimo ovvero
senza un nome o un volto che si assuma la responsabilità di dirlo apertamente, di
qualcuno che ci metta la faccia e se ne assuma la responsabilità: lontani i tempi
di quando si leggeva alla fine di agosto “La redazione di Report: se la RAI non
torna sui suoi passi ci dimettiamo tutti”. E lontani pure i tempi di quando
la RAI ha risposto “Se vi dimettete ci mettiamo 5 minuti a sostituirvi”
e poco lontani invece i tempi in cui il direttore Corsini invocava la “serenità”
raggiunta dopo l’accordo (ora i ricatti e le minacce si chiamano accordi).
Ora, secondo quanto riferisce il Corriere, semmai fosse vero quanto scritto, nuovi leoni di Report ruggiscono davanti alla macchina del caffè: “… se lui
sarà reintegrato dal giudice loro se ne andranno: questione di opportunità e
incompatibilità annuncia al Corriere il gruppo”. Già, il "gruppo" !!! ricorda De
Sica e Tina Pica con “la gente”. Però, sembra di capire e di leggere che alla
redazione di Report, non si sa mai, abbiano valutato che sia meglio mantenere
un basso profilo, meglio non farsi vedere e non far sapere in giro da che parte
si è schierati. Anche nella savana talvolta i pozzi sono avvelenati.
Abbiamo un vago quanto drammatico
timore: l’era Ranucci è quasi certamente finita in RAI ma forse finirà
pure l’era Report e non il generico Report e tantomeno il Report della Gabanelli,
ma finirà esattamente quel Report che negli ultimi anni ha fatto quello che giornalisticamente
parlando nessuno, nessuno, in Italia ha mai fatto: puntare le telecamere nelle
stanze del Potere Politico, sul volto di chi lo rappresenta, nelle tasche di chi
guadagna sul traffico di armi e di chi rimescola nell’eterno torbido dei grandi
segreti italiani. Il Governo, questo Governo e questa RAI non si possono permettere il rischio che si possa riproporre qualcosa del genere.
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