venerdì 3 luglio 2026

RAI: cartolina dal futuro

By Bloggorai ©

“Rai c’è” nel senso che mezza Rai è lì: “Quel treno per Ancona” (e non per Yuma) è arrivato carico carico di tutti quelli che dovevano arrivare, compresi i due consiglieri di Majo e Natale. La "Rai c'è" a raccontarci il futuro prossimo venturo che "loro" stanno costruendo, loro tutti. 

Loro, ovvero i consiglieri tutti,  “devono prendere atto” dei palinsesti, nulla di più e nulla di meno. A deciderli e comporli, ci pensano Rossi &C a loro immagine e gradimento. Per quanto ci dicono, i due consiglieri potrebbero essersi arrovellati con un drammatico quesito: “Mi si nota di più se non vado o se vado?”. La risposta la vediamo in diretta “siamo qui, siamo noi, ci siamo e ci rimarremo…”. Forse.

Le immagini che si vedono non lasciano presagire nulla di buono: facce scure e tese, ci riferiscono alcuni tra i presenti che non tira proprio aria di mare.

Ora, il problema è politico, come sempre.  La presenza ad Ancona dei consiglieri di quella opposizione che li ha nominati segna un passaggio cruciale dopo le dimissioni dei partiti in Vigilanza. 

Chi rappresentano oggi di Majo e Natale? In CdA ora dove prenderanno posto? Faranno come i parlamentari che “cambiano casacca” e faranno un “gruppo misto” magari insieme al consigliere Di Pietro? Vedremo.

Intanto qualcosa si comincia a chiarire. Le dimissioni di tutti i componenti della Vigilanza, teoricamente, non modificano nulla. Semmai fosse, come dovuto dalla Legge Renzi in vigore, che si formasse subito una nuova Commissione sarebbe comunque impossibilitata a compiere l’atto principale sul quale finora si è era fermata: la ratifica del presidente designato dal Governo poiché, comunque, vengono richiesi i due terzi dei componenti. Punto e capo.

La partita è aperta e per ora solo palleggi a centro campo.

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RAI: "Quel treno per Ancona" passando per Shibuya

By Bloggorai ©

La “Shibuya de ‘Noantri. Provate ad immaginare il famoso centro di Tokio quando scatta il semaforo verde e si calcola che circa 2500 persone attraversano l’incrocio. Eppure, tutto scorre liscio e raramente avvengono incidenti.

Bene. Iniziamo la giornata e mettiamo a fuoco alcuni passaggi.

Premesse: la situazione Rai è pessima e le beghe sui palinsesti sono robetta seppure rilevanti: gli ascolti, nonostante i mondiali, nella giornata intera, languono e Rai è costantemente sotto Mediaset; i conti non tornano con il Piano Industriale affossato dal mancato accordo tra Rai Way e EiTowers e il piano immobiliare che fa acqua da tutte le parti. Non parliamo più del Piano editoriale sull’informazione che nessuno vuole nemmeno sentire parlare (e poi si vedono 5 microfoni Rai in recente caso di cronaca). Le tensioni in Cda tra Marano, presidente p.t., e il DG Sergio è alle stelle “Sei un cialtrone” è un recente complimento che si sono fatti in Cda.

A – al momento in cui scriviamo, 9,23, non sappiamo se “Quel treno per Ancona” sarà carico carico di consiglieri, direttori, giornalisti e pubblicitari per assistere alla presentazione dei palinsesti. Non sappiamo, in particolare, se saranno a bordo i due consiglieri espressi dal M5S e AVS, Alessandro di Majo e Roberto Natale. Non sappiamo se, ad occhio, essendo loro stati “nominati” dai rispettivi partiti seguiranno la loro stessa destinazione con le dimissioni oppure rimarranno incollati alle poltrone. Presto sapremo.

B le dimissioni di tuti i componenti la Vigilanza Rai aprono un capitolo inedito. Si tratta di un organo obbligatorio previsto dalla Legge 103 del ’75 (a seguito di una precedente sentenza dalla Corte Costituzionale nel ’74) e quindi si dovrà procedere rapidamente alla sua nuova composizione. Non sarà facile e nemmeno veloce. Il suo Presidente “dovrebbe” essere scelto tra i parlamentari di opposizione ma non è un obbligo di Legge. A destra potrebbe fare un pensierino per un colpo di mano.

C – se pure fosse che si potrà proporre una nuova Vigilanza entro breve, sarà certamente diversa dalla precedente almeno nella postura che la Maggioranza vorrà indicare per affrontare e risolvere rapidamente il tema “presidente Agnes”.  Gianni Letta e il suo partito, Forza Italia ovvero Mediaset, non intendono mollare l’osso ora che è pure naufragata la possibilità che la Agnes possa succedere a Sergio come DG.

D – siamo nel pieno di un ingorgo istituzionale dove la Legge elettorale e la possibilità di andare alle elezioni ad aprile rendono tutto molto complicato. Una possibile soluzione (prima o poi obbligatoria) sarà l’adozione dell’EMFA ma richiede tempo che ora non c’è. Sovrapporre una Legge di riforma Rai in questo contesto appare poco probabile.  

E -contrariamente a quando si legge stamattina da fonti “solitamente bene informate” non è credibile supporre che la Maggioranza sia in grado di chiudere alcunchè. Tantomeno riproporre lo schema “bicamerale Covid” con un atto di imperio dei presidenti di Camera e Senato. E tantomeno sono in grado di chiudere la partita riforma, specie dopo l’audizione di Giorgetti in VIII commissione Senato dello scorso 8 giugno dove ha infilzato una trave nell’occhio ai suoi colleghi di Governo.

F – siamo in attesa di sapere se, appunto, su “Quel treno per Ancona” sono saliti di Majo e Natale. Semmai decidessero di dimettersi (scorre un brivido ma gira voce che intendano fare i giapponesi di turno), come vivamente auspicato da più parti, si aprirebbe il capitolo Cda Rai. Rimane in funzione senza di loro o si dimettono tutti per avviare una nuova fase? A bocce ferme, ovvero con il Cda in carica, la Legge Renzi in vigore prevede che si debba procedere alla loro sostituzione e questa volta sarà difficile eludere i principi dell’EMFA come invece è avvenuto il famigerato 26 settembre 2024. Si prevedono forti dolori di pancia.

La tarantella è appena iniziata.

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giovedì 2 luglio 2026

SPECIALE RAI: l'inizio di una nuova stagione?

By Bloggorai ©

Un petardo sparato nella sacrestia di una chiesetta di campagna fa molto rumore e si avverte pure al centro del Villaggio.

Oggi, tarda mattinata, si sono dimessi i parlamentari componenti l’opposizione in Vigilanza Rai!!! Tardi ma orami inderogabile. Questa mattina abbiamo anticipato nelle prime righe che “Qui salta tutto …”: lo sapevamo, era nell’aria da tempo, tutti o quasi sapevano che non c’erano altre strade e solo i consiglieri facevano finta di non sapere.    

Bloggorai non è facile profeta: semplicemente legge, dibatte, parla, ascolta e studia e alla fine cerca di tracciare i fili, talvolta invisibili, che legano fatti, eventi e notizie e ne trae possibili deduzioni. E non è un caso se Bloggorai resiste da oltre otto anni e continua a crescere, nonostante che non se lo fila nessuno e molti fanno finta di ignoralo.

Da tempo, da mesi se non anni ormai, che scriviamo che questo Cda nato con la Legge Renzi tutt’ora in vigore è indebito e anomalo. 

Da tempo, da mesi se non anni ormai, che scriviamo che la mancata ratifica del presidente e la doppia figura esistente tra quello indicato dal Governo (la Agnes) e quello nominato pro tempore dal Cda (Marano) costituisce una anomalia ai limiti della legittimità che perlomeno andava verificata. 

Da tempo, da mesi se non anni ormai, che scriviamo che i consiglieri Alesandro di Majo e Roberto Natale sono stati nominati in palese violazione dei principi espressi dall’EMFA, già noti e condivisi al tempo del loro insediamento. Come sono stati scelti? Hanno vinto la Lotteria di Capodanno o il Gratta e Vinci? Con quali criteri sono stati selezionati rispetto ai tanti altri candidati con eguali o simili caratteristiche? C’erano tanti altri avvocati e tanti altri giornalisti tra i candidati: perché proprio loro due?

Bene, andiamo avanti: ora che succede? La Vigilanza può proseguire la sua attività, peraltro già bloccata da oltre un anno? Dovrà intervenire per la terza volta il Presidente Mattarella? I presidenti di Camera e Senato dovranno battere un colpo e vedremo quale potrà essere. E i due consiglieri espressi da 5S e AVS ora che i loro partiti di riferimento hanno battuto il colpo (come peraltro richiesto recentemente da Vincenzo Vita sul Manifesto) loro cosa faranno? Si dimetteranno oppure domani andranno come se nulla fosse alla presentazione dei Palinsesti ad Ancona?

Almeno il buon senso indurrebbe a ritenere che sia bene non andare e sempre il buonsenso indurrebbe a ritenere che seguano a ruota i parlamentari e si dimettessero ... subito! La loro presenza in questo Cda è oggi ancora più indifendibile, anche se qualcuno prova a sostenere una fiacca difesa d’ufficio.

Dopo di che si potrebbe aprire una nuova partita e, forse, applicando almeno i principi ispiratori dell’art.5 dell’EMFA e poi ce la vediamo.

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RAI e RAI Way: crolla la baracca e tremano (o tramano) i burattini

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“Qui salta tutto. Non è un problema di se ma di quando e come”. Questa frase ci è stata riferita tempo addietro da un autorevole lettore e coglie esattamente lo stato dell’arte dentro e fuori il Servizio Pubblico in questo specifico momento. Un Profeta. In verità, per quanto a noi noto e per quanto ci riferiscono, la criticità è più dentro l’Azienda che non fuori, mentre la politica la politica annaspa inattesa di una riforma improbabile.

Rimettiamo ordine. La notizia di ieri è un punto di svolta derimente: il mancato accordo tra Rai Way e EiTowers è la miccia che potrebbe far saltare il tavolo sul futuro prossimo venturo della Rai. Partiamo dal titolo di Repubblica di questa mattina “Nel fallimento sulle torri TV perde di più la Rai”. Come stanno le cose? Chi ci ha rimesso e chi ne trae vantaggio? E, inoltre, che ruolo ha giocato Giorgetti (Lega) in questa partita strategica? Certamente per Rai questa battuta di arresto complica le prospettive immediate e le complica più sul piano politico che non su quello industriale e finanziario (i cosiddetti “razionali”). Il “razionale politico” si limita al perimetro della valutazione di quanto questa governance, questo Cda di destra destra, è stata in grado di “fare” o “non fare” per impadronirsi dell’Azienda più e meglio di quanto invece non gli riesce su altri piani (editoriale con gli ascolti in caduta libera, nonostante i mondiali). Qualcuno, segnatamente la Lega, tra i partiti di governo, ha più interesse degli altri a tenere fermo il gioco (e tenersi Marano presidente e Cecatto AD di Rai Way), specie se ad avvantaggiarsi di un’operazione del genere potrebbe essere un diretto concorrente politico, ovvero Mediaset, ovvero Forza Italia. Giorgetti, ci dice un esperto analista, ha tenuto banco a Rai ma, aggiungiamo noi, non a tutta la Rai ma solo a quella parte di essa che gli è vicina.

Il “giocattolo Rai Way” è una gallinella dalle uova d’oro e il più grosso tra questi avrebbe consentito la messa terra del famigerato Piano Industriale che necessita di soldi, tanti soldi: nella prima bozza vennero messi in preventivo circa 200 milioni. Sintesi: salta Rai Way e salta il Piano Industriale e “non ci resta che piangere” su come possa andare il Piano Immobiliare che fa acqua da tutte le parti prima ancora che vengano rese note le offerte (non vincolanti) tra un paio di settimane. Chiudere la “consiliatura” di Rossi&C con un bel “malloppo” del genere fa storcere il nasino a molti: “hic manebimus optime” pensano sottovoce a Via Asiago.

Torniamo a bomba: la Rai ci ha rimesso? Forse che si, forse che no, dipende. Ci ha rimesso dal punto di vista della razionalizzazione dei costi: ricordiamo sempre che RW genera utili in conseguenza dei 249 milioni l’anno che la Rai gli versa nelle casse e che, a sua volta, genera utili sostanziosi agli azionisti: soldi pubblici e interessi privati, laddove in questo caso sono rappresentati  da due soggetti famelici: i “fondi azionari” che spesso e volentieri hanno scritto al Governo per sollecitare l’operazione (ci crediamo bene: per loro tutta farina nel sacco) e il diretto concorrente Mediaset che da tempo sostiene il buon esito dell’operazione di fusione. Per la cronaca: Mediaset paga il corrispondente servizio a EiTowers la metà di quanto paga Rai: circa 120 milioni l’anno.

“Dove non c’è il guadagno, la remissione è certa” dicevano saggiamente i nonni. In questo caso il guadagno, in questi anni, lo hanno conseguito solo i privati che, senza spendere un soldo in investimenti, si sono sempre portati a casa la pagnotta insieme agli amministratori di Rai Way con i loro lautissimi compensi. Questo il nodo centrale di tutta la vicenda: il contratto di Servizio Tra Rai e Rai Way tramite il quale si regge tutta la baracca.

E ora, che succede? Rai potrebbe vendere il residuo 13% per mantenere la maggioranza oppure, ipotesi che di cui si avvertono segnali, attendere l’arrivo di un “salvatore della Patria” ovvero un intervento di CdP.  

Torniamo al punto di partenza: la vicenda Rai Way è parte di un disegno che prende forma giorno dopo giorno e la figura che emerge è disastrosa. Forse aveva ragione quel lettore che ci ha proposto la metafora del Titanic.

Ecco, infine, un altro tassello che emerge: Repubblica oggi titola “Rai, i consiglieri di opposizione pronti a lasciare la Vigilanza”. Era ora!!! Aggiungiamo e precisiamo noi: anzitutto le dimissioni della presidente Barbara Floridia e non da oggi avrebbe potuto e dovuto dare il buon esempio, specie dopo i due richiami di Mattarella. Insieme ai parlamentari o anche prima, tanto per aprire la strada, da tempo si dovevano dimettere i due consiglieri in quota M5S e AVS (non PD!). Chissà, forse anche a loro conviene “far passare ‘a nuttata”: il 2027 è dietro l’angolo.   

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martedì 30 giugno 2026

RAI Way fine dei giochi

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Al termine di un fidanzamento lungo e impossibile, Rien ne va plus! I giochi sono fatti! Alea jacta est! Iatevenne ‘a casa!!! Ieri, nel cuore della notte è arrivato il segnale forte e chiaro: l’accordo tra RaWay e EiTowers è saltato e questa volta, forse, per sempre ... anche se mai dire mai.

I dettagli del mancato accordo sono descritti e sintetizzati bene dal Sole 24 ore a firma Andrea Biondi e leggiamo il titolo: “Media, salta la fusione delle torri: nessun accordo EiTowers RaiWay”.

Come abbiamo scritto innumerevoli volte: questa operazione poggiava (ora declinata al passato, forse) su tre pilastri, ovvero i cosiddetti razionali”: finanziario, industriale e politico. Nel corso della trattativa sono stati, formalmente, i primi due ad essere al centro del confronto tra le parti ma sostanzialemente, ribadiamo quanto a noi noto, è stato lo scoglio del “razionale” politico a prevalere. Lo abbiamo scritto: il tema era la governance, le deleghe tra AD e Presidente e, sostanzialmente “chi” sarebbero i nomi ovvero in quale quota politica andrebbero ascritti. In buona sostanza, nessuno si fida più di nessuno (specie se ci riferisce ad alcuni nomi che girano di fonte Rai). Il “malloppo” è grosso e non si molla facilmente. Inoltre, sempre sul “razionale” politico” pesa e grava molto l’incertezza normativa: nessuno oggi, 1 luglio 2026, è in grado di scommettere un soldo bucato su quando, in che termini e se vedrà la luce in questa legislatura la riforma della Rai a seguito dell’EMFA. Come abbiamo pure scritto ieri, il 2027 è dietro l’angolo e le incognite sono tante e di assoluto rilievo.

Per ora registriamo la fine di una storia misteriosa durata oltre 10 anni, che entrerà tra le vicende oscure del Servizio Pubblico e delle persone che non hanno voluto o hanno ostacolato l’operazione. Per ora registriamo che Rai dovrà rivedere rapidamente i suoi conti e il suo Piano Industriale che contava molto su questa operazione (corca 200 mln). Tra poco ci sarà una informativa in Cda.

Rimanete sintonizzati, ci potrà essere un secondo lancio in giornata.

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Assalto al Colle: il 2027 dietro l'angolo e la Rai si prepara

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Salvini al Viminale e la Meloni al Quirinale mentre Draghi si interroga su “Competere o sparire”. Non abbiamo letto il suo volume ma già il titolo ci induce sospetto (conoscendo i suoi trascorsi) se si riferisce a se stesso e al suo futuro (sappiamo cosa è successo nella precedente occasione) oppure se “parla a nuora perché suocera intenda”. L’eccesso di calore, è noto, fa brutti scherzi. Tra visioni e fantasie talvolta si celano sintesi e possibilità, mentre il “tempo” scorre e corre velocemente già verso il prossimo anno.

Il 2027 sarà certamente un crocevia politico istituzionale di assoluto rilievo. C’è in ballo l’assetto democratico e costituzionale del Paese con una possibile nuova legge elettorale, ci sono le elezioni (forse pure anticipate ad aprile) e, non ultimo, si getteranno le fondamenta del nuovo assetto della Rai e del Servizio Pubblico. Ricordiamo, per inciso, che ad aprile del prossimo anno scade la Concessione e il suo rinnovo già si preannuncia come un campo di battaglia laddove potrebbero essere molti i soggetti interessati a concorrere. Ricordiamo, sempre per inciso, che la Concessione prevede la stipula di una Convenzione tra il Ministero competente (MiMit, ministro Urso) e la Rai. Ricordiamo, sempre per inciso, che a seguito della Concessione e della Convenzione, andrà ridefinito il Contratto di Servizio e che, salvo improbabile (a nostro avviso) riforma conseguente all’EMFA, si dovrà rinnovare l’attuale Cda Rai.

Nelle precedenti occasioni il dibattito intorno al rinnovo di tali impegni era iniziato almeno un anno prima e oggi invece siamo nel silenzio più totale interrotto solo da qualche balbettio sulla mancata riforma e l’EMFA disatteso. Su questo argomento torneremo presto.

Paliamo d’altro e torniamo ad un tema di grande interesse, specie in periodo “caldo”: il racconto del crimine in tv e i grandi misteri di cronaca, specialmente nera. Come ogni anno, si ripete la stessa liturgia ovvero “il giallo dell’estate” che ha due varianti: una è quella del “giallo in corso d’opera” dove Garlasco domina la scena e l’altra è del genere “misteri irrisolti” degli anni passati dove se pure c’è un colpevole ogni ragionevole dubbio confermato in Cassazione, rimane sempre qualche dubbio o mistero sulla colpevolezza o innocenza. In questi giorni il Corriere dedica due pagine ad un caso storico e ieri si è occupato di Cogne. Un caso che ha fatto scuola nello studio mediatico del “racconto” del crimine in tv e tant’è che il sottotitolo è suggestivo “Da vespa al Costanzo Show: in Tv il caso Franzoni fece il record di share e diventò un fenomeno collettivo” e leggiamo che Porta a Porta di Bruno Vespa gli dedicò 21 puntate con quella, clamorosa, quando venne liberata, che raggiunse il 45% di share.

Tutto questo per ribadire quanto da tempo scriviamo: il “racconto criminale” televisivamente paga, bene e subito. L’overdose di Garlasco non deve affatto stupire ed è nel DNA del Servizio Pubblico quanto lo è il varietà del sabato sera o nelle infinite repliche di Don Matteo, del Maresciallo Rocca, di Imma Tataranni o del sempiterno Montalbano. 

La domanda che poniamo è: quale deve essere il ruolo e la funzione del Servizio Pubblico nel sostenere, promuovere e diffondere questa “cultura” del racconto criminale? Se è vero, come verosimile supporre, che i temi “sicurezza” ed “efficienza della giustizia” saranno centrali nella prossima campagna elettorale, come e in che termini e con quale postura il Servizio Pubblico si presenterà a questo appuntamento?

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lunedì 29 giugno 2026

MUTI !!!

By Bloggorai ©

Contromano, senza tanta voglia e pure con un certo fastidio ma ci tocca farlo anche perché nessuno lo ha fatto e ci sembra invece doveroso farlo. Volevamo parlare d'altro, altri temi e altri argomenti forse più interessanti ma non potevamo far passare inosservato quello che è successo ieri.

Premessa: un’immagine sta al racconto come i pedali stanno ad una bicicletta: viaggiano insieme. Le immagini hanno il potere evocativo, in un solo istante, di rendere una sintesi perfetta del fatto, della notizia. Allora, è successo che il marito della ministra Roccella è scomparso drammaticamente nelle acque del Lago di Vico. La notizia è importante è deve essere adeguatamente riportata e seguita. Se non che la Rai manda ben 5 (cinque) inviati a seguire il fatto e fare le dirette per le rispettive testate: Tg1, Tg2, Tg3, TgR  e non poteva mancare RaiNews24. 

Come si può commentare una foto del genere? Cosa si può dire di fronte a tanta protervia sullo spreco di risorse pubbliche? Vedi foto:

Una foto che ci porta indietro nel tempo a quando si iniziava a parlare di Piano editoriale per l’informazione del Servizio Pubblico. È necessario ripeterlo e scriverlo chiaro e tondo: non lo vuole nessuno. Nessuno vuole rendere efficiente una macchina dove lavorano oltre 2000 giornalisti in 8 testate. 

Non lo vogliono i giornalisti Rai e le loro rappresentanze sindacali, l’Usigrai per prima che, a suo tempo ebbe un ruolo non secondario nell’affossamento del Piano Verdelli. Di quella pagina oscura sono noti nomi e cognomi, fatti e misfatti, di tutti coloro che fecero carte false per ostacolarlo (consiglieri e giornalisti) e che dopo hanno avuto fortunate carriere. 

Dopo il Piano Verdelli uno strato di cemento armato è colato sull’argomento e nessuno ha avuto la voglia, la forza e il coraggio di riaprire il discorso. Clamoroso ( e vergognoso) l’esempio della “newsroom aziendale” che da sola consentirebbe l’efficienza del lavoro delle redazioni e un risparmio enorme. Nulla. Silenzio. Dopo che in rete è circolata l’immagine dei microfoni di Rai di fronte al prefetto di Viterbo, ci aspettavamo una riga di “comunicato stampa del giorno dopo” da parte di un consigliere a caso, magari uno di quelli che ha avuto tante responsabilità tra i giornalisti Rai. Muto.

La stessa politica, magari quella di “opposizione” avrebbe potuto alzare un ciglio, fare una battuta, una smorfietta. Niente, silenzio. Tenetevi Telemeloni e risparmiateci la lamentela sulla “riforma Rai” e l'EMFA disatteso che, come era facilmente prevedibile, giace nel fresco dei cassetti in Parlamento.

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