sabato 18 aprile 2026

FLASH: Comunicato Stampa Bloggorai

By Bloggorai ©

COMUNICATO STAMPA BLOGGORAI: 

Roma, sabato 18 aprile 2026, ore 10 circa … più o meno

“Dopo quasi otto anni di pubblicazioni ininterrotte (salvo Natale e feste comandate), Bloggorai si vuole fare interprete e partecipe del sentimento popolare diffuso in merito al disagio patito dal Servizio Pubblico, ormai vessato da tempo dalla politica infame e predatoria. Bloggorai prende atto della continua lamentela espressa financo recentemente dal suo AD, Giampaolo Rossi e dal “suo “Cda”, sul canone Rai pagato dai cittadini italiani tra i più bassi in Europa. È vero! Nella civile Europa ci sono paesi dove non lo pagano affatto ed altri che invece pagano ben di più del nostro miserabile a 90 euro e non sappiamo nemmeno se rimarrà lo stesso nei prossimi anni.  

Bloggorai ormai si è fatto persuaso che il rapporto tra risorse economiche e prestazioni fornite dal Servizio Pubblico comincia ad essere insostenibile: o aumentano le risorse o diminuiscono le prestazioni: non c’è scampo. Nel mezzo c’è l’offerta editoriale e informativa che necessita di una “ripassata”. Paghiamo di più ma dateci di meglio!!!

Bloggorai è mosso a tanta iniziativa dopo aver visto nei giorni scorsi l’intervista di Bruno Vespa nella “sua” trasmissione alle ore 20.30 laddove ha chiesto a Olindo Romano, condannato per la strage di Erba (dopo avergli prima detto “Prego si accomodi” come fosse a casa sua o nel suo studio di Porta a Porta): “Signor Olindo, posso chiederle chi è Lei davvero? Un pacifico netturbino innamorato di sua moglie o un assassino spietato…???”. Bloggorai esprime viva e vibrante solidarietà anzitutto ai telespettatori che pagano il canone (tra i quali il sottoscritto) e in parte anche al Signor Olindo. È verosimile supporre che ci siamo sentiti tutti presi per il culo (scusate il linguaggio forbito): ma cosa avrebbe potuto rispondere il Signor Olindo? Si, sono io, certo, è vero e sono quì appunto perché sono stato condannato e voglio rimanere a vita dietro le sbarre.

Bloggorai pertanto propone ben tre proposte di Legge di iniziativa popolare:

Proposta n.1: aumentare il canone almeno di 50 euro e forse più, tanto da potersi permettere almeno di trovare un giornalista in grado di gestire una trasmissione di approfondimento giornalistico da prima serata (prima cercare tra i 2000 dipendenti e semmai non si trova va bene anche uno straniero, purché  serio e autonomo dal Governo) e poi evitare le ennesime repliche di Montalbano, Don Matteo, la Principessa Sissi e Pretty Woman.

Proposta n. 2: eliminare Rai Due e Rai News 24, tanto non servono quasi a nulla. Ridurre le reti generaliste solo a due cambiando nome: Rai Over (ex RaiUno) e Rai Under (ex Rai Tre). Andrebbe ridefinito il fantomatico Piano editoriale e scritto un Piano per l’informazione (oggi insistente).

Proposta n.3: liberare del tutto la Rai dal fardello di Rai Way (che peraltro gli costa oltre 220 mln l’anno di canone di servizio) cedendo tutto: torri di alta e bassa quota, la sua CDN diversa da quella Rai (che per inciso paga diversi milioni ad Akamay), Edge Data Center omeopatici e svelare il bluff dell’Hyperscale di Pomezia (nessuno conosce i costi - forse, forse 400 ml; nessuno conosce i tempi – forse 3 anni e nessuno conosce i famigerati e potenziali Anchor Tenant, ovvero “clienti” danarosi e pazienti.

Presto verranno predisposti banchetti nelle piazze per raccogliere firme. Partecipate numerosi!!!

bloggorai@gmail.com

venerdì 17 aprile 2026

BBC e RAI: il futuro nei Data Center???

By Bloggorai ©

Una “tempesta” oltre Manica potrà mai essere un “venticello” dalle nostre parti? Oggi non ci sono giornali in edicola e quindi ci occupiamo di notizie di ieri e dei giorni scorsi.

Notizia n. 1: leggiamo sul sito Post.it che “BBC, l’azienda pubblica britannica di informazione e intrattenimento, ha annunciato l’intenzione di ridurre tra i 1.800 e i 2mila posti di lavoro, poco meno del 10 per cento di tutti i suoi 21.500 dipendenti. L’obiettivo è una riduzione dei costi di 500 milioni di sterline nei prossimi due anni (575 milioni di euro circa)…”. Il tema, comune a tutti i servizi pubblici, sono le risorse e il modo e le prospettive con cui vengono impiegate. “… i motivi di questa decisione derivano da alcune difficoltà di bilancio: a fronte di spese sempre più elevate per la produzione dei contenuti, diminuiscono le entrate pubblicitarie e soprattutto quelle derivanti dal canone televisivo …L’azienda dice da anni che il numero di persone che lo pagano è in costante calo”.

La notizia correlata, sempre a proposito di BBC, è la nomina di un uomo Google, Matt Brittin alla guida dell’emittente britannica. Il nuovo Ad avrà il compito di trattare con il governo la nuova Royal Charter, il documento che regola il funzionamento della BBC (un documento simile alla nostra Concessione, in scadenza contemporanea nel 2027) e ha dichiarato: “Nel contesto di questo processo di revisione della Carta sembra necessaria una riforma radicale della BBC, sia per quanto riguarda il suo modello di finanziamento sai del contesto in cui opera”. Il contesto è normativo e poi tecnologico. Arriva “l’uomo dei dati” ovvero colui che guarda agli algoritmi di produzione e distribuzione, ad un nuovo “servizio Pubblico” prossimo venturo. Provate ad immaginare di riportare tutto questo, con le devote proporzioni, alla Rai, al Servizio Pubblico italiano e poi fateci sapere. Siamo ancora alla fantomatica Digital Media Company.

La seconda notizia viene, prevalentemente, da oltre Oceano dove si sta sviluppando un fenomeno interessante: il movimento di opinione pubblica “No Data Center”. Da leggere un editoriale del The Guardian dei giorni scorsi con il titolo “Politica dell'IA: le proteste contro i data center negli Stati Uniti sono un monito per le grandi aziende tecnologiche” vedi https://www.theguardian.com/commentisfree/2026/apr/12/the-guardian-view-on-ai-politics-us-datacentre-protests-are-a-warning-to-big-tech

Inoltre, un recente articolo sul Corriere con il titolo “Data center, le rivolte negli Usa: a pochi il nuovo potere dell’AI, agli altri bollette più care (e l’invasione di Big Tech)” vedi  https://www.corriere.it/economia/finanza/25_ottobre_20/rivolte-usa-data-center-e7c5732a-854f-4b08-b3c1-ba9d32ffbxlk.shtml?refresh_ce .

Anche in Italia qualcosa si muove (vedi Brianza e il mega Data Center di Amazon, valore 1,2 mld e circa 200 persone impiegate). Ce ne stiamo occupando perché seguiamo il tema che interessa Rai Way e i suoi Data Center e, in particolare, quello Hyper prospettato a Pomezia, nei dintorni della Capitale del quale sappiamo solo ciò che non si sa: ovvero costi, tempi e clienti.  

Il problema è sempre lo stesso: la tecnologia o la dirigi e gestisci o la subisci e patisci.

bloggorai@gmail.com

 

giovedì 16 aprile 2026

Media/Rai: la "nuova discesa in campo" ???

By Bloggorai ©

Già dal giorno successivo all’esito referendario con la sberla presa da Meloni &C ci siamo presi la briga di capire cosa potrà succedere ora dentro e intorno alla Rai. Dal primo post di giovedì 26 marzo 2026 (vedi https://bloggorai.blogspot.com/2026/03/rai-ieri-sera-oggi-e-domani-cose.html ) ci sono state tante cose tra cielo e terra che inducono a mantenere il focus sul tema Servizio Pubblico prossimo venturo e, in particolare, sul suo “concorrente” politico ovvero Mediaset. Le cose cambiano e le persone pure.

Anzitutto c’è stata l’audizione dell’AD Rossi, con tutta la fuffa del mondo “abbiamo fatto, i “piani”, vedremo, incontriamo gente, il polo del cinema …” ma non quello delle “torri” tra Rai Way e Ei Towers che invece, pochi giorni dopo, verrà rinviato di altri 90 giorni. Nel frattempo, sulla stampa si leggono titoli e articoli che parlano di lui come prossimo all’uscita da Via Asiago (Domani, Il Fatto e Il Messaggero). Sarà vero o no, fatto sta che se ne parla e le fonti che lo riferiscono sono “solitamente bene informate”. Poi, sempre a seguito della sberla referendaria subita da Meloni&C, succede che nel Governo si avvia un bradisismo nodale dove il fatto più significativo e rilevante è “l’estromissione” di Maurizio Gasparri dall’orbita centrale di Forza Italia, ovvero Mediaset. Avranno addebitato a lui responsabilità della disfatta? Fatto sta che, a quanto sembra, ci dicono, non sarà più lui ad “occuparsi “ di Rai e non è cosa da poco perché (a parte Letta) pochi altri conoscono bene le faccende Rai quanto lui. Ieri abbiamo riferito di una nostra fonte autorevole che ci ha suggerito “Ma non sarà che Gasparri è stato fatto fuori dalla Vigilanza Rai proprio perché non ha portato a casa il risultato Agnes presidente come il suo mentore Letta tanto desiderava?". Stamattina un altro autorevole lettore ci propone una lettura diversa “Ma non sarà che invece Gasparri è stato fatto fuori dalla Vigilanza proprio perché si era incaponito sulla Agnes e non ha cercato una mediazione onorevole?”.  Osservazione interessante ma che va ancora contestualizzata.

Nei giorni scorsi è avvenuto un fatto a dir poco “irrituale”: Marina Berlusconi “convoca” a casa sua, ad Arcore, AntonioTajani, nientepopodimenoche Vice Presidente del Consiglio, Ministro degli Esteri e Segretario Nazionale di Forza Italia. All’incontro, sembra, ha partecipato il sempiterno Gianni Letta. Questo fatto, a nostro modesto avviso, è molto grave non foss’altro perché rimette al centro del Villaggio il tema la famiglia Berlusconi e la loro Azienda Mediaset tra i tanti problemi del Paese . Abbiamo pure letto di un certo “malumore” dei due fratelli di Arcore nei confronti del “loro” partito a tal punto da lasciar trapelare possibili e sostanziali mutamenti e si legge di “nuova discesa in campo” o di un nuovo partito centrista, più moderato e dialogante con l’opposizione, magari quella parimenti “centrista” inseno al PD. Ecco il “quid” che può interessare la Rai prossima ventura. Con l’uscita di scena di Gasparri, come possono cambiare le carte in tavola sulla Rai e i dossier collegati che interessano molto assai Mediaset: nomina del presidente, riforma e Rai Way?

Nei giorni scorsi è avvenuto un fatto NON nuovo ma significativo: Mattarella è tornato sul problema della Vigilanza Rai impossibilitata a riunirsi (Ndr: nel momento in cui scriviamo, non è previsto nulla!!!). Il Presidente ha fatto riferimento all’EMFA ma sa bene che lo scoglio è, appunto, la presidenza Rai oggi ferma al palo del suo “facente funzioni/consigliere anziano” Marano, ovvero un leghista puro e duro e, in subordine ma collegato, il tema della riforma richiesta, appunto, dall’EMFA. Semplificando e riassumendo: se mai si sciogliesse il nodo presidente, potrebbe anche essere che il resto viene di conseguenza. Ma come si può sciogliere? Sgombriamo il campo da una ipotesi: la Agnes è bruciata se non per sempre almeno per ora. È infatti inverosimile supporre che dopo oltre un anno di “opposizione“ sul suo nome ora invece si possa “sbragare” e votarlo. Allora il grande tema: se non lei, chi altri è in grado di raccogliere il consenso della maggioranza della Vigilanza? Pussa via il “totonomi” ma un timore lo abbiamo e ce lo teniamo chiuso in cassaforte.

Domanda finale. Ma non sarà che con l’aria che tira a Palazzo Chigi (non certo delle migliori) c’è da attendersi prossimi ed imminenti colpi di scena, anche sulla Rai? Anche noi, come si usa dire “faremo sapere”.

Questa mattina, un nostro caro amico e lettore, ha pubblicato su una delle nostre chat riservate uno stralcio di articolo dove si legge “… L’OfCom l’Autorità di regolamentazione dei media britannica, ha avvertito che la Tv pubblica “è in via di estinzione nell’era dello streaming” ed ha aggiunto che alla BBC è in arrivo un nuovo Ceo da Google dove la sfida sarà, appunto, gestire dati e profilazione degli utenti per diversificare nuovi e più competitivi modelli di offerta editoriale. Se non si capisce e non si ragiona su questo fronte, su questi temi, “tutto il resto è noia, non è gioia ma noia”.

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mercoledì 15 aprile 2026

Quirinale e RAI. Il giorno dopo lo "0"

By Bloggorai ©

La “notizia del giorno” è una non notizia, ovvero, per essere più precisi, è una notizia ripetuta due volte e forse per questo ha un significato molto particolare. Vediamo.

Giovedì 30 luglio 2025, Palazzo del Quirinale, il Presidente Mattarella partecipa ad una cerimonia durante la quale sostiene “Il Regolamento europeo sulla libertà dei media entrerà in vigore l'8 agosto e, da quel momento, le sue norme saranno applicabili: riguarderanno - fra l'altro - le questioni della indipendenza editoriale, i contenuti delle grandi piattaforme digitali, il funzionamento indipendente dei media del servizio pubblico. Quest'ultimo, è tema ancora più delicato, e richiama la assoluta necessità che le garanzie predisposte dalla legislazione siano attuate e non eluse. Il quadro offerto nella Commissione parlamentare per l'indirizzo generale e la vigilanza dei servizi radiotelevisivi sul tema di designazione del Presidente della Rai è sconfortante. La libertà vive del funzionamento delle istituzioni, non della loro paralisi". Chiaro e tondo, senza margini di interpretazione, un monito valido per tutti.

Ieri, martedì 14 aprile, dopo 8 mesi, siamo fermi allo stesso punto e Mattarella ha dovuto ribadire “Non è accettabile che, dopo un anno e mezzo, al servizio pubblico nazionale manchi ancora l'assetto dei propri organi amministrativi e la Commissione di Vigilanza non sia in grado di esercitare i suoi compiti". Punto, a capo. Inascoltato allora e verosimile inascoltato sarà oggi. 

Attenzione però, il primo monito del presidente è a monte del problema. Mattarella ha richiamato l’entrata in vigore dell’EMFA l’8 agosto dello scorso anno dove si richiedeva l’immediata applicazione di quanto disposto dall’Europa. In verità, come pure abbiamo ripetuto innumerevoli volte, le indicazioni dell’EMFA erano note da anni prima e, beatamente, le hanno ignorate tutti coloro che hanno dato vita a questo Cda il 26 settembre 2024. È pur vero che l’EMFA non prevede meccanismi retroattivi ma, non foss’altro per “garbo istituzionale” e rispetto del pensiero del Presidente e “recepimento politico” delle indicazioni fondamentali dell’EMFA, il 9 agosto qualcuno avrebbe almeno dovuto porsi il problema della sua permanenza in questo Cda: “Che ci faccio io ora quì?”.

Invece no, è rimasto tutto invariato: zero riforma, zero Vigilanza, zero presidente … zero e basta! Ma di questo zero, ribadiamo, non ne ha responsabilità solo il governo Meloni. Non ce la caviamo con la tiritera pur valida di “telemeloni”. Non è sufficiente e non ne usciamo se non cambia l’approccio, la cosiddetta “postura” politica. 

Sulla riforma ormai dimenticata ne ha grande responsabilità anche l’opposizione sia nel merito (vedi le proposte e gli emendamenti presentati dei quali abbiamo scritto lungamente) sia nella forma (tempi, si è cominciato a lavorare a maggio 2025, e modalità di elaborazione ovvero “due amici al bar, un mini gruppo omeopatico tra “esperti europei” e “professori” senza ombra di concorso). 

Sul tema Vigilanza poi, a nostro avviso, altro grande errore di valutazione: date le condizioni accettate (facciamo il cda e poi la riforma) era preferibile votare la Agnes come richiesto dal Governo oppure negarlo e fare le barricate per poi paralizzare l’organo parlamentare?  Ci potevano essere altre soluzioni? Ad esempio, si poteva “lavorare” ad un altro nome alternativo condiviso? Oppure, vista la determinazione ostinata del Governo, si potevano prendere iniziative significative come, ad esempio, far dimettere tutti i parlamentari di opposizione, vista la loro manifesta impossibilità ad esercitare il loro mandato istituzionale? A dicembre scorso si è sentito parlare di una “azione forte” dei partiti di opposizione che poi, a gennaio, si è trasformato in un blando comunicato come ormai siamo abituati a leggere da qualche settimana questa parte ad opera di un “consigliere” Rai a caso.

Nel frattempo, la Rai sbanda, barcolla e tentenna sotto i colpi dell’incapacità a proporsi in modo credibile. Rileggiamo qualche passaggio di quanto scritto nel famigerato documento del 19 febbraio 2025 “Linee Guida Editoriali” che, di fatto, mette nero su bianco, il “monumento funebre” al fallimento delle scelte editoriali (la famigerata “riforma per generi” già fortemente criticata dall’attuale DG Sergio, che peraltro, ci riferiscono, svanito nelle nebbie di San Marino) compiute nel recente passato la cui conseguenze sono tutt’ora visibili. In quel documento leggiamo di “… isolamento dei direttori di genere, costretti a operare senza poter condividere un’armonizzazione dei piani editoriali e dei contenuti dell’offerta e, come principale conseguenza, il fiorire di prodotti singoli non sempre congrui con l’identità dei canali e, dunque, non riconosciuti dalla platea già fidelizzata … eccessiva frammentazione dell’offerta complessiva causata dalla sovrapproduzione editoriale …” per poi concludere “Negli ultimi due anni peraltro il gruppo Rai ha perduto contro il competitor Mediaset nell’intera giornata, pur mantenendo il primato nel prime time, a causa di due fattori: la riduzione degli ascolti delle due generaliste minori (Raidue e Raitre) e la perdurante debolezza delle specializzate che non è soltanto questione quantitativa ma anche qualitativa: non è infatti solo il maggior numero di canali specializzati di Mediaset a fare la differenza ma soprattutto l’assenza di un’identità editoriale di tanti tra i canali tematici”. Amen!!! E i risultati di questo sfacelo lo vediamo tutte le sere: ieri su Rai Uno l’innumerabile replica di Montalbano, su Rai Due la trasmissione di gossip da ”buco della serratura” con ospite di apertura nientepopodimeno che Carlo Conti e su Rai Tre una fantasmagorico programma di intrattenimento pseudogiornalistico con un certo Cerno (vedere per credere) e la chiusura in bellezza con aggiornamenti insistenti su Garlasco, giusto per non far mancare nulla.

Ci avrebbe fatto piacere sapere “Mattarella pensaci tu” ma abbiamo seri dubbi che qualcuno ha voglia di ascoltarlo. Se lo hanno ignorato la prima volta, perché dovrebbero tenerne conto oggi? cosa è cambiato? che la Meloni è sotto schiaffo dopo i referendum? Che il “partito Mediaset” è allo sbando, costretto a “convocare” il suo leader ad Arcore per chiedergli conto del suo operato mentre il suo “uomo Rai”, ovvero Gasparri è stato indotto ad occuparsi di tutt’altre faccende affaccendato? Che la Lega e il suo ministro Giorgetti si mette di traverso sulla riforma e intanto “blinda” il suo uomo “in quota” Cecatto alla guida di Rai Way? Ci sembra tutto un po’ poco, pochino pochino.

bloggorai@gmail.com

Ps: Osservazione acuta last minute di un nostro molto autorevole lettore: "Ma non sarà che Gasparri è stato fatto fuori dalla Vigilanza Rai proprio perché non ha portato a casa il risultato Agnes presidente come il suo mentore Letta tanto desiderava?" 

martedì 14 aprile 2026

I "dati" degli utenti: le "terre rare" della TV

By Bloggorai ©

Nel gennaio 1996, trenta anni addietro, sul sito di Microsoft Bill Gates ha scritto “Content is the King. “Il contenuto è dove mi aspetto che verranno fatti più soldi su Internet, proprio come accadeva nelle trasmissioni radiotelevisive. […] Le opportunità più ampie, per la maggior parte delle aziende, riguardano la fornitura di informazioni o intrattenimento. Nessuna azienda è troppo piccola per partecipare.

Una delle cose interessanti di Internet è che chiunque, con un PC e un modem, può pubblicare qualunque tipo di contenuto. Internet permette anche di divulgare informazioni in tutto il mondo a costo zero, o quasi, per l’editore. Le opportunità sono notevoli, e molte aziende stanno gettando le basi per la creazione di contenuti per Internet”.

La “profezia” si è avverata, almeno in buona parte. I contenuti però sono anzitutto prodotti da soggetti e poi sono distribuiti in rete. Produzione e distribuzione si associano in modo perfetto ed è anche per questo che Bloggorai mantiene il focus su Rai Way. Conoscere e ragionare sulle loro sfere di influenza reciproca, sugli ambiti e sugli interessi geopolitici che rappresentano può essere un momento di assoluto rilievo strategico, più ancora che ragionare sugli ascolti di Canzonissima, della 33a replica di Pretty Woman o altre amenità dentro e fuori la Rai, cioè parliamo della famigerata e fantasmica Digital Media Company.

Ieri vi abbiamo accennato ad un interessante articolo comparso sul Sole 24 Ore a firma Francesco Giorgino. Attenzione, la firma in calce non è quella di Direttore dell’Ufficio Studi Rai ma di “Professore LUISS di marketing e Comunicazione”. Ci mancherebbe, va bene così, ognuno espone la merce di cui dispone e per lui, in questo momento, la “merce” LUISS è più pregiata di quella Rai. Ciò detto, il titolo ci ha incuriosito “Le nuova seduzione non parla ai clienti ma agli algoritmi” dove leggiamo “…nell’era digitale disintermediazione e rimediazione non sono la stessa cosa … l’intelligenza artificiale ha prodotto un cambio di paradigma nel marketing. Non basta più operare sul terreno della comunicazione di brand e prodotto per farsi scegliere dai consumatori …occorre farsi scegliere da quegli algoritmi che consentono l’adozione di sistemi di raccomandazione nell’acquisto di beni o servizi o nella fruizione di contenuti”. Interessante: non lo ha scritto Bill Gates e lo spunto sembra ripreso da due ricercatori USA ma ne teniamo conto.

La curiosità ci riporta ad un tema che Bloggorai ha affrontato nel passato: la proprietà e l’uso degli algoritmi di profilazione degli utenti di Rai Play. Si tratta della “merce” oggi forse più preziosa: sapere usi, stili di vita, movimenti e preferenza del proprio pubblico, ovvero si tratta di gestire “dati” personali ovvero il “petrolio” della comunicazione digitale. Conoscere e controllare i dati dei tuoi utenti (e magari quelli della concorrenza) pone grandi sfide per “vendere” meglio i contenuti ovvero il prodotto televisivo sia nel broadcast digitale terrestre sia nel Web. Tanto per intenderci: Sanremo ha generato 65 mln di ricavi pubblicitari ripartiti con l’85% circa dal broadcast e il restante dal web dove però la differenza tra numeri di “contatti” è molto rilevante: gli ascolti sono assestati su una media ci di circa 12 mln mentre nel “digital”, le “video views” e le iterazioni social sono rispettivamente di circa 400 e 100 milioni con utenti prevalentemente “giovani”. Nei giorni scorsi l’AD di Rai Pubblicità Luca Poggi ha dichiarato al Sole “Anche grazie a Rai Play maggiore presa sui dati”. Dunque saranno i “dati” in possesso della Rai al centro del nostro interesse per i prossimi post.

Ecco che torniamo all’inizio della nostra proposta di ragionamento e approfondimento. Data center, Hyperscale, Big Data, CDN proprietaria o in affitto, rete unica nazionale, sovranità digitale e infrastrutture di interesse strategico e quindi “polo delle torri” tra Rai Way e Ei Towers costituiscono i termini fondamentali, capisaldi della trasformazione del Servizio Pubblico che oggi appaio forse più rilevanti della “trasformazione istituzionale”. In altri termini: se non sappiamo cosa farne, se non sappiamo condurla e non sappiamo dove dirigerla cosa ne facciamo della “macchina” Rai? Abbiamo la forte impressione che mentre ci si balocca tra Vigilanza che non si riunisce, presidenti pro tempore e Cda Rai inchiodato alla poltrona comodamente in attesa della sua scadenza, la riforma Rai dispersa nelle nebbie, il mondo reale va avanti a velocità impressionante. Ieri abbiamo saputo che mentre qualcuno si balocca con “data center” lillipuziani, omeopatici, in altre parti del mondo succede che “Kepler Communications guida la nascita dell'informatica orbitale distribuita, con un cluster di 40 processori NVIDIA Jetson Orin su 10 satelliti interconnessi via laser — un modello radicalmente alternativo ai tradizionali data center terrestri”. Come abbiamo scritto, il futuro della Rai è dietro, molto dietro le sue spalle. Basti pensare che il famigerato Hyperscale proposto recentemente da Rai Way era stato “concepito” alcuni anni addietro, ci dicono in “era Mancino” e che, secondo quanto dichiarato all’ANSA dall’AD Rai, Giampaolo Rossi, non si sa se e quando potrà essere realizzato, con quali costi (abbiamo letto di circa 400 mln) e anzitutto con quali clienti.

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lunedì 13 aprile 2026

State sereni: l'Europa fa festa ... l'Europa s'è desta

By Bloggorai ©

Nello sfavillante mondo del probabile, del possibile e del necessario succedono cose non sempre facilmente spiegabili.

La settimana inizia in modo tanto turbolento quanto interessante. La presunta “pace” ricercata invano dai due dementi guerrafondai è l’ennesima patacca come è stata quella imposta a Gaza, utile solo a Israele per potersi “dedicare” all’Iran e Libano nonché a proseguire gli insediamenti illegali in Cisgiordania ed approvare la pena di morte solo per i Palestinesi. Fanno le guerre, se ne fregano del diritto internazionale, spianano tutto e uccidono tutti e poi vogliono imporre la “loro” pace. Qualcosa non torna.

In questa Europa, stamattina tutti o almeno tanti a “festeggiare” la sconfitta dell’orrido Orban, amico della Meloni, di Trump, di Netanyahu e di altri compagni di merende. Grosso modo, gli amici dei miei nemici sono anch’essi miei nemici. Ne siamo proprio sicuri che con il “nuovo ungherese che avanza” andrà meglio? Noi no, non tanto. Leggiamo sul Corriere di oggi: “Nonostante oltre due anni di campagna elettorale e un programma di 240 pagine i dettagli su cosa farà esattamente Magyar rimangono vaghi. Gran parte di ciò è voluto per non offrire appigli i suoi avversari che lo bollano come un servo di Bruxelles”. 

Una domanda e un dettaglio di poco conto: chi è esattamente (ex delfino di Orban) e cosa farà nel dettaglio subito sui grandi dossier internazionali è una incognita notevole. E il canto felice delle varie Ursula Gertrud von der Leyen&C non ci tranquillizzano per nulla, anzi. Bloggorai non è mai stato un europeista convinto, poi di questa Europa, pallida e impotente, scomposta e individualista oltre ogni limite dove regna sempre “ognuno per sé e Dio per tutti” incapace di essere autonoma nei pilastri dell’economia, delle tecnologie, dell’energia e di quant’altro ancora. 

Tanto per capirci. Oggi veniamo a sapere, ad esempio, che la Francia sta sostituendo i sistemi operativi della sua pubblica amministrazione passando da Windows (ovvero monopolio USA) a Linux (Open source gratuito) e così via trotterellando. Da noi, in Italia, invece succede, come ha denunciato ieri sera Report ieri sera, che è verosimile che “Meta interferì nelle elezioni del 2022” come titola oggi La Sicilia dove leggiamo pure che “Il dipartimento tecnico del Garante Privacy apprese le notizie sulle interferenze di Meta chiede un blocco urgente ma Scorza e Ghiglia frenano invitando ad attendere le autorità europee. A metà 2023 in occasione delle elezioni regionali i tecnici riescono a far emanare un provvedimento d'urgenza che impedisce a Meta di condividere i dati con terzi e propongono una multa da 75 milioni ma nonostante la multa venga abbassata a 25 milioni sia scorza che ghiglia votano contro il provvedimento”. Amen, come si dice quando un consigliere a caso chiede qualcosa all’AD Rai: “faranno sapere”.  Rimaniamo fiduciosi.

Per tutto il resto, negli ultimi tempi l’Europa si sente solo quando parla di aumento delle spese militari e di difesa comune ed è inetta e incapace di intervenire sui grandi conflitti in corso dall’Ucraina al Medio Oriente mentre si lascia “bullizzare” dai due dementi guerrafondai.

Scendiamo di livello e arriviamo a casa nostra. In questi giorni siamo anche noi “bombardati” di fatti concreti (aumenti dei costi) e notizie inquietanti. Quando i ministri sono ottimisti e fiduciosi, ci parlano di “riserve” sufficienti per qualche mese, dopo di che se, appunto, non “fanno la pace” ci dovremo attrezzare con le candele e con i somari. In mezzo alle “bombe” economiche e mediatiche, c’è la miccia sempre più corta delle prossime elezioni politiche tra primavera e autunno 2027: sia i partiti di governo e sia quelli di maggioranza sono alle prese con ardui dilemmi. Più ancora preoccupano quelli di opposizione che ancora non hanno definito un programma politico e chi poi sarà la persona chiamata a contende la Meloni: “Vassene il tempo e pur fugge tuttavia”.

Ancora un livello più in basso e arriviamo alla Rai. Già. Siamo proprio al livello più basso: nel senso che ormai c’è così poco da dire che c’è più da ridere (o, a scelta, da piangere). Da dove si vuole iniziare? Dalla riforma? non ne parliamo proprio, ci sono ben altre riforme da fare prima. Ieri sul Tempo è stato pubblicato un articolo a firma Bisgnani (uno che solitamente la sa lunga e la sa pure cantare) che non lascia molte speranze. Dagli ascolti (Canzonissima ormai si perde tra le nebbie del sabato notte) o dalle repliche delle repliche (Pretty Woman alla 33a volta)? Dalla “storia infinita” del Cda anomalo senza presidente, monco, ai limiti della legittimità e ormai quasi prossimo alla scadenza come lo yoghurt? Alla famigerata “Digital Media Company” (mai specificata “di Servizio Pubblico”) che nessuno sa più bene cosa sia e di cosa si debba occupare? Di Rai Way, della sua CDN distinta e diversa da quella Rai e dei suoi “Data Center” o, peggio ancora, del fantomatico “Hyperscale” di Pomezia che lo stesso Ad Rai Rossi ha detto che non sono noti i tempi e i costi (e, aggiungiamo noi un dettaglio non da poco: i futuri clienti)? Di “piani” improbabili o inesistenti (uno vale per tutti: quello editoriale sull’informazione …vedi il “caso” Vespa)???     

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Ps: oggi abbiamo trovato un interessantissimo articolo sul Sole dal titolo "La nuova seduzione non parla ai Clienti ma agli Algoritmi". Ne parleremo.


 

domenica 12 aprile 2026

La Civiltà delle Immagini 2026: Vespa gioca con i dadi della RAI

By Bloggorai ©

“Io non ce l'ho con te, ma con quello che ti sta accanto perché ancora non ti ha buttato di sotto” E. Petrolini

Notizia recente: grosso modo, circa 12 mila anni addietro i cacciatori raccoglitori del Nord America inventarono una sorta di dadi, con due sole facce ovvero una specie di “pari o dispari”. Fino a poco tempo prima si riteneva che fossero stati “inventati” intorno al V millennio a.C. in diverse aree del mondo: dalla Scozia all’Egitto.

Da allora, il genere umano in diverse latitudini e continenti ha iniziato a fare i conti non tanto e non solo con il “gioco” (merita la citazione “Homo Ludens” di Huizinga) ma con il senso della casualità, con la sorte, con la necessità della scelta e con quel sottilissimo e impercettibile spazio che divide il certo con l’incerto, un destino fausto da uno infausto. I dadi sono una metafora pressoché perfetta delle combinazioni infinite che possono determinare le nostre sorti. La faccia visibile del dado è una sola e mostra un numero pari o dispari esattamente come le scelte che costantemente dobbiamo compiere che spesso e volentieri non lasciano molto margine all’incerto, al “forse”, al “dipende” o al “quasi”. Tutto si mostra per la sua duplice natura e lettura: bianco o nero, sotto o sopra, davanti o dietro, destra o sinistra e così via. Prima Parmenide e poi Aristotele lo avevano intuito in modo chiaro con il principio di “non contraddizione”: una cosa è o non è. Qualche secolo dopo Matteo nel suo Vangelo scrive “ … Non giurare neppure per la tua testa, perché non hai il potere di rendere bianco o nero un solo capello. Sia invece il vostro parlare: “sì, sì”, “no, no”; il di più viene dal Maligno”. Per arrivare, infine, al noto pensiero di Einstein “Dio non gioca a dadi con l’Universo” a cui David Bohr rispose con “… smettila di dire a Dio cosa deve fare con i suoi dadi”.

Tutto ciò premesso per arrivare alla “figurina” che entrerà giocoforza nel nostro Album sulla Civiltà delle immagini 2026: Bruno Vespa con il ditino puntato in faccia all’autorevole esponente del PD, Giuseppe Provenzano, nel mentre che gli intima “stia zitto!!!”.  Per tornare alla metafora di cui sopra: o si sta con Vespa o contro di lui, non c’è o non ci dovrebbe essere margine di trattativa o lo vedi o cambi canale ovvero o frequenti il suo studio oppure no. Oggi su Repubblica Filippo Ceccarelli gli ha modellato un bel taglia e cuci dove ha colto elementi significativi dell’immagine televisiva: la foto della Meloni sullo sfondo con il suo claim (“…il Governo va avanti fino alla fine ...”) e una mano in tasca di Vespa. In questa immagine, nella sequenza televisiva, a nostro avviso, manca qualcosa e non è cosa da poco conto: la mancata reazione di Provenzano.

Un parlamentare, a nostro avviso, non dovrebbe accettare in alcun modo che qualcuno gli possa intimare di “stare zitto” ancor più se questo avviene in uno studio del Servizio Pubblico. E qui arriviamo al contesto della vicenda. Vespa “è” in ragione del fatto che gli si consente di “essere” ovvero di rappresentare il monopolio della comunicazione politica della Rai in modo pressoché totale e assoluto. Vespa “è” il suo contratto il suo ricco contratto da autore e conduttore con il Servizio Pubblico, Vespa “è” la naturale prosecuzione del “potere” politico in forma televisiva, da tempo immemore blandito, vezzeggiato e “rinnovato” ormai ad ogni cambio di stagione politica. 

Ma, domanda banale, è mai possibile che con oltre 2000 giornalisti a busta paga Rai non ce ne sia uno/a, o anche mezzo/a, in grado di condurre un “Porta a porta” qualsiasi?

Non c’è molto altro da aggiungere. Qualcuno, un consigliere a caso, ha scritto di “… toni scomposti …” usati da Vespa per i quali dovrebbe financo “chiedere scusa”. Non c’è un problema di toni ma, semplicemente di Vespa e di chi gli rinnova il contratto.

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ps: Bloggorai possiede un discreta collezione di dadi, di diverse forme a materiali, provenienti da diverse parti del mondo, alcuni antichi e particolari.

venerdì 10 aprile 2026

RAI & C: il grande gioco di primavera

By Bloggorai ©

Ogni stagione è una buona stagione per te se la tua anima è serena

Primavera, è tempo di cambiare o, meglio ancora, di mantenere e rinforzare. Siamo arrivati ad un punto cruciale: Meloni e il suo governo dovranno pur decidere, e in fretta, se far saltare il tavolo e andare ad elezioni anticipate oppure stringere i denti e andare avanti. Per la presidente del Consiglio, chiudere la legislatura è un obiettivo ambizioso (sarebbe la prima volta che succede) ma altrettanto ambizioso è l’obiettivo di poterne aprire una nuova dopo le elezioni del 2027.

Ecco allora la “stagione dele nomine” del Governo che, giocoforza, guarda avanti, molto avanti con fondamentali chiavi di lettura: prudenza, controllo e continuità. La Stampa del 3 aprile, appunto, titolava a proposito di una poltrona di assoluto rilevo strategico “Poste, resta Del Fante. Nella Aziende di Stato, il MEF sceglie la continuità”. E così è stato. La partita che si appresta a giocare Poste con TIM è, forse, la più importante di questo momento ed avere il suo controllo totale per il Governo è inderogabile.  Fatte le debite proporzioni e, in un certo senso, per contiguità, anche su Rai Way il Governo ha scelto la continuità proponendo il rinnovo di Cecatto come AD per mantenere aperto il MoU fino alla sua prossima (e forse ultima) scadenza di fine giugno per chiudere o meno l’accordo con Ei Towers.

E ora la Meloni cosa vuole fare con la Rai? Oggi abbiamo letto una frase su Domani, a firma Lisa di Giuseppe "...la narrazione che serpeggia per Via della Scrofa e disegna la Rai più come una rogna che un'opportunità ...". Nei giorni scorsi abbiamo citato il titolo del Fatto "Meloni delusa, vertici in bilico".

In questo contesto si pone l’annosa partita della “riforma Rai”: conviene chiuderla entro breve tempo oppure conviene lasciare le carte ferme in tavola in attesa di “non si sa bene cosa”? Già, perché il punto fermo è molto semplice: l’EMFA è in vigore e l’Italia deve applicarlo, pena l’apertura di una procedura di infrazione (lenta e lunga). La disposizione comunitaria prevede che il nostro Paese si debba confrontare a principi chiari e netti: autonomia e criteri di nomina trasparenti del Servizio Pubblico. Se non che, il progetto di riforma (si far per dire) attualmente in discussione (e arenato, annebbiato, disperso) in VIII Commissione Senato non sembra avere una corsia privilegiata di conclusione entro breve, ovvero prima della fine della Legislatura. Dunque, in mancanza di una nuova Legge entro il prossimo aprile 2027 (anno di elezioni), si rinnova la Concessione e il conseguente Contratto di Servizio? Nota a margine: nella maggioranza c’era un “paladino” della volontà di chiudere subito (“entro dicembre” dixit a ottobre scorso): ovvero Maurizio Gasparri che ora è in tutt’altre faccende affaccendato. Fratelli d’Italia e, ancora di più Forza Italia e Lega quanto interesse hanno a chiudere la partita? Per quanto ci è dato sapere, poco quasi nulla. Poniamo la stessa domanda all’opposizione: che intenzione hanno? Si può forzare la mano in qualche modo, a partire dalla Vigilanza e finire con le dimissioni dei consiglieri? Oppure si rimane in attesa di “non si sa bene cosa”?

Morale della favola. all’orizzonte nulla di nuovo e gli attuali consiglieri Rai possono continuare a dormire sonni tranquilli: anche loro, come la Meloni, hanno ragionevoli probabilità di chiudere il mandato. Possiamo parafrasare la frase della Schein rivolta al Governo ieri in Parlamento verso questo Cda di destra destra: “Avevate i numeri per fare tutto e non avete fatto niente”.

Come già vi abbiamo riferito, la bozza di riforma è ferma in V Commissione Senato (bilancio) ovvero Giorgetti che ha detto chiaro e tondo che, così com’è, non si può fare. Per quanto abbiamo potuto sapere e verificare, il gioco è fermo. Dunque, torniamo alla domanda precedente: si chiude la partita riforma entro breve o no? Di conseguenza, si chiude la partita (ormai decennale) di Rai Way entro giugno? No, non ci sarà nessun “rush finale”. Bloggorai ritiene di no per il semplice motivo che i presupposti dell’accordo non ci sono e non ci potranno essere in tempi ragionevolmente brevi: A non è chiaro il quadro, il contesto normativo B non è stata definita la governance della futura società C si deve ancor sviluppare e  comprendere la portata e le conseguenze dell’iniziativa di Poste verso TIM che potrebbe impattare anche sull’operazione “polo dele torri” tra Rai Way e Ei Towers.

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giovedì 9 aprile 2026

RAI: geni e folletti, vizi e virtù, miseria o nobiltà

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Ai comuni mortali, ai cittadini “diversamente giovani” felici ospiti di Villa Arzilla come pure ai “giovani” veri non appartiene la possibilità di comprendere le caratteristiche della genialità. Forse, qualche possibilità la possono avere coloro che appartengono alla “medietà”, i quarantenni o giù di lì. Il genio, o la “genia”, infatti, si annida nei meandri delle forme e delle apparenze, si confonde nei dettagli e si mescola nella magnificenza della grande opera d’arte. Il genio trasforma e manipola la banalità in eccezionalità, l’ordinario con l’inconsueto, la balla con la bolla, il dettaglio con il generale.

Ebbene ne siamo pienamente convinti, alla Rai si aggirano uno o più geni, folletti eterei di sesso indefinito, in grado di proporre e produrre livelli di creatività televisiva da Servizio Pubblico di rara e raffinata bellezza. Oppure, al contrario, si aggirano spettri malevoli, congiurati affamati di trame e complotti, gentaglia che “rema contro”???

Ieri sera è andato in onda su Rai Uno il film Pretty Woman, uscito nelle sale nel 1992 e diffuso sula prima rete per ben 33 (dicasi trentatre) volte e l’ultima è stata lo scorso maggio quando ha raccolto 2,6 mln con il 15,8 di share. Pochino che però talvolta a qualcuno fa venire un sorrisetto del genere “abbiamo battuto la concorrenza”.

Domande: A, non hanno di meglio o di diverso da proporre? B, Stanno raschiando il fondo del barile? C, Sono pienamente consapevoli della pochezza dell'offerta e si accontentano di quello che riescono ad ottenere? D, è una scelta editoriale pianificata (la sera precedente replica di Montalbano) per una settimana di magra? E, è una scelta editoriale pianificata con la speranza che i “giovani” di Villa Arzilla sono andati a dormire oppure non ricordano bene di che film si tratta?

Fatto sta che Auditel stamattina ci ha detto che Pretty Woman ieri sera ha rinfrescato la memoria a circa 2,6 milioni di persone pari al 13,6% di share. Non sono poche, non sono tante per una tarda serata di Rai Uno, mentre il suo “rampollo” dei pacchi De Martino su Rai Due richiamava l’attenzione di altrettante 2 mln di persone con il 9,7 di share e su Rai Tre l’inossidabile Chi l’ha visto chiamava a raccolta i fedelissimi telespettatori con 1,3 mln e l’8,1% di share. Vale sempre la pena ricordare un dato importante: l’ascolto totale sulle 24 ore che vede Rai con un ascolto medio di circa 3 mln e lo share al 37,5% mentre Mediaset vede poco più con circa 3,1 mln e il 38%.

In altro Post ragioneremo sulla “fine della prima serata” ovvero sulle diverse fasce orarie di inizio delle programmazioni: nei giorni scorsi è stato lanciato un appello dal produttore, appunto, di Montalbano, Carlo degli Esposti: “Le fiction iniziano troppo tardi e allontanano gli spettatori dalla tv generalista”. Interessante.  

Comunque, per  completare il quadro degli ascolti, può essere interessante riepilogare il Report Auditel Standard Digitale per la settimana 29 marzo – 4 aprile dove leggiamo:

LS (Legitimate Streams): Mediaset 213.000 K, Rai 81.679 K

TTS (Totale Tempo Speso per ore): Mediaset 20.782 K, Rai 18.886

ASD (Average Stream Duration): Rai 22'43” e Mediaset 11’, 38”  

Per quanto siamo in grado di intendere, i parametri più interessanti sono: il TTS è il più rilevante dal punto di vista della remuneratività pubblicitaria: più tempo l’utente è esposto alla visione e più è permeabile alla ricezione del messaggio pubblicitario. Poi c’è il LS ovvero il numero di stream, ovvero le visualizzazioni di un contenuto per un tempo minimo di 0,5 secondi.

Come ci siamo detti tante volte, i numeri dicono tanto ma non dicono tutto e però quello che ci dicono non è irrilevante.

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mercoledì 8 aprile 2026

RAI: il Medio Evo prossimo venturo in prima serata

By Bloggorai ©

Lo ammettiamo, ne siamo consapevoli e ci cospargiamo il capo di cenere: non sappiamo da che parte iniziare, da quale filo dipanare la matassa. Eppure, abbiamo tanto da dire e scrivere (non ci dimentichiamo di Rai Way).  

E già, perché la matassa è assai complessa ed è difficile trovare il bandolo se non si guarda indietro, a fianco e davanti.

Proviamo ad iniziare da stamattina, da quando Auditel ha pubblicato i dati di ascolti di ieri sera dove, ricordiamo, mentre il mondo intero era (e forse è ancora) con il fiato sospeso per colpa dei due dementi e dei loro complici ed alleati, la Rai ha pensato bene di mandare in onda la 18° replica di un racconto di Montalbano su RaiUno, un esordio porno-soft su Rai Due e una consueta trasmissione che si occupava di stregoni e di Garlasco. In altre parole, la triade perfetta delle 3 S: Sangue, Soldi e Sesso sapientemente mescolati tra loro. Una formula magica che, in genere, riscuote un certo “successo” di pubblico (e di diritti di autore pagati al produttore di Montalbano che ogni volta che va in onda una replica stappa una bottiglia di Prosecco).

Comunque, delle due l’una: o la minaccia di Trump era una ennesima bufala e quindi immeritevole di attenzione oppure era da prendere in seria considerazione (come sembra aver fatto pure il Papa). Per noi era buona la seconda: i telespettatori hanno diritto o no di sapere se qualche demente in giro per il mondo mette a rischio la loro sicurezza? Cosa si doveva attendere? Che i primi missili arrivassero su Teheran alle 2 della notte uccidendo qualche centinaio di migliaia di persone?

Comunque, questi i risultati di una “serena” serata del Servizio Pubblico:

Rai Uno: 2,8 mln con il 15,9%

Rai Due: 1,3 mln con l’8,7%

Rai Tre: 0,4 mln con 2,8% (quasi un record negativo)

La 7: 1,7 mln con l’11,6%

TOT. Rai intera giornata: 2,9 mln con il 35,2%

TOT. Mediaset 3,2 mln con il 38,3%

Per quanto riguarda un caso a parte, RaiNews24, pubblichiamo l’intera strisciata:


Cosa si vuole commentare con questi numeri?

Ora, si dà il caso che in tarda mattinata, alle 12.11, leggiamo un Agenzia “Rai: Natale (CdA), ieri grave carenza informativa, ridare fisionomia riconoscibile a Rai3 Roma, 8 apr. (LaPresse) - "La straordinaria del Tg1 era pronta: per fortuna non ce n’è stato bisogno, perché per ora Trump ha deciso di non cancellare una civiltà. Ma è l’offerta 'ordinaria' della Rai che ieri sera è stata gravemente carente. Nel momento in cui il mondo stava letteralmente con il fiato sospeso, l’unico spazio informativo in prima serata sulle reti generaliste lo ha coperto 'Far West' su Rai3” e chiude con “Servono interventi urgenti e coerenti, anziché malriuscite imitazioni di Rete4". 

Incredibile ma vero: Natale ci informa che era pronta una straordinaria del Tg1 ma per fortuna non c’è stato bisogno. Già, per fortuna perché, semmai, alle 2 di notte ci avrebbero svegliati per informarci che stava per iniziare l'Apocalisse. Non prima, mi raccomando, perché semmai il pubblico si impressiona e si mette paura per la possibile "crisi" economica (come se in questi giorni, in queste ore si parlasse d'altro).

Ma il tema, appunto, non è la straordinaria del Tg1 che pure ci doveva essere lo stesso, prima ancora che i missili fossero lanciati e non durante o subito dopo, ovvero quando la “civiltà” stava per essere distrutta (e nessuno ci garantisce che con questi personaggi siamo al sicuro) e il tema non è nemmeno “l’offerta ordinaria di ieri sera” ai limiti dello scandaloso ma quella “ordinaria di tutte le reti Rai” messe insieme. Il tema fondamentale, ormai storico, è che non esiste una prima serata giornalistica di approfondimento o dibattito che dir si voglia che non sia su Garlasco e cronaca nera o “rosa” come NON esiste, da anni, un piano editoriale sull’informazione del Servizio Pubblico in grado di razionalizzare l’impiego di oltre 2.000 giornalisti e 8 testate (il caso di RaiNews24 parla per tutto). Quando c’era, e c’è stato, lo hanno prontamente boicottato e fatto annegare nella palude e alcuni tra i protagonisti del misfatto godono ancora di grande successo e visibilità.  Non ce la fanno, è più forte di loro. Natale auspica “interventi urgenti e coerenti” e se magari, se capita, ce ne suggerisce qualcuno gli saremo grati.  

Ancora un piccolo passo indietro. Stamattina Giovanni Valentini, noto esperto di Rai sul Fatto, rilascia un’intervista dove dice chiaro e tondo: “I consiglieri di opposizione dovrebbero dimettersi”. Bloggorai lo scrive da tempo e forse per questo lo hanno cancellato dalla loro agenda telefonica.

Ancora qualche passo indietro. Nei giorni scorsi Il Fatto pubblica un articolo, a firma Gianluca Roselli, con il titolo “Il No travolge pure la Rai: Meloni delusa, vertici in bilico”. Il pezzo contiene notizie interessanti ma una merita di essere approfondita. Come pure vi abbiamo scritto, ci troviamo in una terra di mezzo con questo Cda di destra destra ai limiti dell’illegittimità sugli atti compiuti da un presidente designato a norma di legge ma non ratificato (che nessuno vuole verificare e che nessuno vuole sanare). Ora, come accenna l’articolo citato, il problema è molto semplice e riguarda sia la maggioranza che l’opposizione: conviene lasciare andare a compimento questo Cda oppure chiudere subito la partita, magari con una nuova legge in adempimento dell’EMFA (peraltro ancora inesistente e difficile da mandare al voto in Aula)? A Palazzo Chigi si pone l’arduo dilemma: mantenere la presa con ”questo” cda fino alle prossime elezioni che, tutto sommato, è alquanto sotto controllo oppure affidarsi alla sorte di un nuovo Cda dalle incognite impreviste che, nel caso, rimarrebbe in carica per cinque lunghi anni??? Bella domanda che ci riporta ai bei tempi di quando, con alcuni “amici “ a fianco, sostenevamo “prima la riforma e poi le nomine” salvo poi arrivare a quel 26 settembre 2024 quando avvenne esattamente il contrario. 

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La RAI del giorno dopo

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Una mattinata di primavera formidabile. Profumo, colore e calore. Dall’alto della mia collina si intravvede la Val Tiberina, il panorama si estende all’orizzonte dove tramonta il sole che, ogni sera, ci regala uno spettacolo ogni volta sorprendete. Ieri sera, quando lo abbiamo visto scendere sotto il filo lontano, ci siamo chiesti: come sarà domani?

Ci siamo svegliati non sapendo se stanotte o meno la coppia criminale e terrorista che si agita tra Tel Aviv e Washington hanno cercato di “cancellare una civiltà” ovvero l’Iran ovvero la Persia ovvero quell’immenso territorio dove è nata la civiltà, dove hanno inventato l’alfabeto, i numeri, l’astronomia la geometria e quant’altro ancora mentre Trump e suoi antenati erano ancora nelle caverne a cercare di accendere il fuoco con la pietra focaia.

Ci siamo svegliati e, ascoltata la radio, abbiamo appreso che, almeno per ora, l’apocalisse non ci sarà. Possiamo, per ora, tornare alle nostre faccende, alla Rai e al Servizio Pubblico e c’è molto, molto da dire. Rimanete sintonizzati, a più tardi

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martedì 7 aprile 2026

RAI: il buco della serratura prossimo venturo

By Bloggorai ©

Care lettrici … cari lettori … Questa settimana la iniziamo leggeri, la tocchiamo piano piano, soavi, sobri, in punta di penna o di tastiera. Una volta si diceva che la missione del Servizio Pubblico doveva essere quella di “educare, informare e divertire”. Era un buon proposito, scopiazzato ma funzionava. La Rai lo ha fatto e lo fa ancora: educare forse, informare dipende e divertire poco.

Ebbene ci vogliamo soffermare proprio sul divertire. Facciamo mente locale sul palinsesto delle tre reti, ma di divertente, di comico, troviamo poco o quasi nulla. È probabile che il “genere” non tira, almeno in Rai, perché invece le altre emittenti qualcosa propongono e non sono nemmeno poi tanto scarsi. Sicchè la Rai si rifugia nella ”confort zone” dell’intrattenimento leggero dove, magari in mezzo ci mette dentro qualche comico che ogni tanto infila una battuta. Poca roba. In sostanza: “divertire” in Rai è un verbo desueto. Non tocchiamo il tasto di “Canzonissima” che ormai si avvia verso un lento e triste destino con ascolti declinati al 17% con poco più di 2 mln mentre la concorrenza ne macinava 1 milione di telespettatori in più con il 23,3% di share. In questo genere di intrattenimento regna il gioco dei pacchi ovvero l’elogio puro alla ludopatia come pure le tante ore che ormai da anni la rai dedica a Garlasco.

Ecco allora che, da qualche anno, è sorto un nuovo genere che ammicca il divertimento sotto forma di sarcasmo, di giornalismo sotto mentite spoglie, di sfrugugliamento pruriginoso, una sorta di “Only Fans” fatto in casa, all’amatriciana, un buco della serratura puntato sulla camera da letto. Si tratta di quella nota trasmissione, tanto promozionata da Dagospia, e condotta dalla Fagnani e in onda su Rai due in prima serata.  Questa sera sarà ospite di eccezione Amanda Lear (86 anni in ottima forma, giusto per rimanere sul target Villa Arzilla) che ci intratterrà sulle sue relazioni sessuali con Salvador Dali, un menage a trois e con altri uomini che lui gli proponeva, con David Bowie che però gli faceva un pò schifo e con i sui tanti amori “trasgressivi … con tanti ragazzi eterosessuali bellissimi ma noiosi. Con un gay è diverso. Anche mio marito era bisessuale”. Da ricordare nelle precedenti stagioni le puntate con Rocco Siffredi (un personaggetto assai noto nell’ambiente, quasi un eroe nazionale) e con l’ex pornostar Malena. Grande successo.

Non c’è dubbio, per gli appassionati, per i curiosi, per i frequentatori delle diverse piattaforme di intrattenimento di questo genere, per gli studiosi del sesso leggero, soave, frizzantello, è la trasmissione giusta al momento giusto e, per dovuto riconoscimento, in grado di riscuotere il successo gli si merita. Senza tanta puzzetta sotto il naso: forse, è una parte di quella missione di Servizio Pubblico che la Rai deve pur fare, magari poco poco, appena appena, ma non può essere fuori(si fa per dire ... of course!!! non si sa mai che qualcuno ci prende sul serio). Non dimentichiamo mai, tanti anni addietro, quando Bloggorai era a RaiUno, un noto dirigente durante una riunione, disse più o meno: “Adottando la famosa teoria delle tre S (Sesso, Sangue e Soldi) Se la Rai mandasse in onda, magari dopo le 24, una trasmissione porno/sentimentale potrebbe avere un sicuro successo”. Chissà se qualcuno gli avesse dato retta. Comunque, dai che si siano vicini!!!

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domenica 5 aprile 2026

Buona Pasqua ???

By Bloggorai ©

Care lettrici e cari lettori, ci verrebbe spontaneo augurarvi Buona Pasqua ma abbiamo qualche esitazione. 

Con l’inferno davanti promesso dal pistolero americano e dal suo amico e complice israeliano e il medioevo e la barbarie alle spalle con un genocidio ancora in corso e nel mentre, oggi, non sappiamo se avremo risorse per i prossimi giorni “Se la situazione peggiora si può arrivare a non avere tutta l'energia necessaria anche in Italia” come ha detto ieri la Meloni, quali Auguri di Pasqua di Pace, serena e gioiosa ci possiamo fare?  

Comunque, proviamoci, vogliamoci bene, almeno noi.  

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sabato 4 aprile 2026

RAI (e non solo): il primato della Politica 1

 

By Bloggorai ©

Succede, talvolta, che qualche lettore o lettrice rimane “sorpreso” perché ci occupiamo “ancora”, da tanti anni,  di certi argomenti come, ad esempio, Rai Way. Lo facciamo per due ottimi motivi: il primo è perché interessa tanti, tante lettrici e lettori (così ci dice Google Analytics), seppure non ne sono particolarmente coinvolti. È verosimile che però siano persuasi della sua rilevanza strategica in ambito strettamente tecnologico. Il secondo motivo è perché la lunga storia di Rai Way è la cartina di tornasole, il paradigma, la metafora, la quintessenza del primato della politica sulla Rai. Diciamo pure che Rai Way rappresenta, in sintesi, in vitro, la storia recente della Rai e quindi appare “più semplice” la sua narrazione e, di conseguenza, la sua comprensione: se non si conosce non si capisce.

State sereni, non ve la riproponiamo dalle origini ma solo da qualche anno addietro, a beneficio di qualche lettore “distratto” o “smemorato” o peggio ancora, forse complice o partecipe per interessi personali che è rimasto suggestionato dalle recenti nomine nel Cda di Rai Way oppure da un voto unanime di "questo" Cda con un AD espressione del Governo e un presidente F.F pro tempore ... pure lui espressione del Governo nonostante sarebbe dovuto essere "di garanzia" ovvero espressione dell'opposizione ... già .. sarebbe dovuto ...

Premessa: ci dobbiamo intendere su un concetto fondamentale molto in voga in ambienti Rai (forse anche in altri ambienti): cosa si intende per persona “brava” o altrimenti “tecnica” ovvero capace in se, nella sua natura professionale ovvero il “non lottizzato” come volgarmente talvolta viene inteso? In tanti anni di frequentazioni di ambienti aziendali e politici (non solo Rai) non ci è “quasi” mai dato di assistere a fenomeni miracolanti: qualcuno assunto come dirigente, promosso qualche cosa o incaricato di… se non perché appartenente “in quota” o sostenuto da una “parrocchia” quale che sia. Siamo entrati al VII di Viale Mazzini  piano di Viale Mazzini quando a destra c'era il democristiano Pasquarelli e a sinistra il socialista Manca e non si muoveva paglia se non dopo accanita trattativa. Semmai è successo che una persona "brava" ha avuto spazio, è stato un caso fortuito, sfuggito ai radar o perché non se ne poteva fare a meno. Per non dire che pure quando c’era uno “bravo”, licenziato ingiustamente e poi riassunto in forza di diritto da sentenza di Cassazione, è stato relegato in periferia, chiuso in una stanza e gettata la chiave o altri “bravi” elegantemente accompagnati ad una uscita anticipata. Non è dato sapere a parità di condizioni, che la “bravura” sia preferita a scapito della “quota” politica di riferimento. Una volta ai diceva “un democristiano, un socialista e uno bravo” … una volta … ma il bello è che quella volta ha segnato il marchio di fabbrica Rai con la sola prevalenza dei primi due, per quello “bravo” non c’era più posto. Se quella “quota” è forte ed ha potere contrattuale vai avanti, altrimenti resti al palo, rimani “bravo” ma “disabilitato” se non spinto elegantemente in un angolo dimenticato. 40 anni ed oltre di Rai in quasi tutte le strutture e direzioni importanti ci permettono di poterlo affermare con cognizione e documentazione.

Nei giorni scorsi abbiamo saputo che in alcune scuole superiori ci sono docenti che stanno proponendo una “nuova” materia di insegnamento: la “geo-storia” ovvero un ibrido tra storia e geografia. Sembra una proposta eccellente: difficile infatti comprendere i fatti storici se non vengono collocati nel corretto contesto geografico. Come si può comprendere la crisi del Medio Oriente se non si comprende la collocazione geografica di popoli e civiltà millenarie che insistono in quell’area del mondo? Il Tigri e l’Eufrate come pure il Nilo sono state le culle dell’umanità. Quando in quelle aree si ragionava di matematica, astronomia, ingegneria ed economia nelle “americhe” i “bianchi” ignoravano del tutto la loro la loro esistenza e quando lo hanno scoperto, pochi secoli addietro, la prima cosa che hanno fatto è stata radere al suolo anche quelle civiltà per depredarne le ricchezze e imporre la loro religione per poi abbandonarsi alla legge dell’OK Korrall.

Bene, anche Bloggorai vuole proporre un modesto contributo per comprendere bene le vicende Rai, del Servizio Pubblico, del bene comune dell’informazione. Proponiamo un nuovo termine: la “poli-storia” ovvero la “politica” come contesto imprescindibile per comprendere la “storia” della Rai esattamente come “specchio del Paese” come talvolta grossolanamente ma efficacemente si definisce.

Nei giorni scorsi e da tanti anni ormai vi parliamo di Rai Way e ancora ieri vi abbiamo aggiornato. Lo facciamo non per particolare “fregola” tecnologica o finanziaria (che pure ha un fondamento importante) ma perché riteniamo che la sua “storia” sia particolarmente paradigmatica e metaforica per rappresentare il tutto che la Rai rappresenta in questo momento storico, in questo Paese e con questo governo. In altri termini, proponiamo la “lettura” di una vicenda parziale e subordinata, il decennale processo di cessione/fusione della quotata Rai, per descrivere il più grande e rilevante processo di trasformazione del Servizio Pubblico.

Rimanete sintonizzati … ci aggiorniamo presto.

bloggorai@gmail.com

giovedì 2 aprile 2026

FLASH !!! notizie dal futuro

By Bloggorai ©

Una volta si leggeva una pubblicità: “Chi beve birra campa cent’anni!”. Fatte le debite proporzioni, si potrebbe dire che “chi legge assiduamente Bloggorai è solitamente bene informato”. Non possediamo la sfera di cristallo, ma semplicemente leggiamo e ci informiamo insieme ad una buona e consolidata rete di lettori e lettrici esperti/e e autorevoli.

Allora, come ben sapete, abbiamo seguito e seguiamo attentamente da molti anni il “dossier” Rai Way. Non sappiamo tutto ma abbastanza: dalla quotazione alla travagliata e annosa vicenda della cessione/fusione con Ei Towers.

Nei giorni scorsi vi abbiamo anticipato due elementi fondamentali: il rinnovo del MoU per ulteriori tre mesi e il rinnovo dell’attuale AD Roberto Cecatto (quota Lega, dicono ...dicono). Tutto confermato come previsto: poco fa è stato diffuso il comunicato ufficiale dove si legge la proposta dell’Azionista Rai: “Enrico Mordillo (Presidente), Roberto Cecatto (Amministratore Delegato), Monica Caccavelli, Romano Cecconi (indipendente), Barbara Morgante (indipendente), Gian Luca Petrillo (indipendente), Greta Tellarini (indipendente), Maria Cristina Vismara (indipendente), Nicola Claudio”. 

Oltre alla riconferma di Cecatto che, come ribadiamo è nel pieno solco di un tema prevalentemente “politico” prima ancora che industriale o finanziario (vedi Giorgetti, altre nomine, riforma Rai etc) ci sono tre nomi che balzano all’attenzione: il presidente designato, Mordillo, è l’attuale CTO Rai e, ci dicono, trattarsi di una “grossa anomalia ... ai limiti di un clamoroso conflitto di interessi” ci ha commentato a caldo un “attento analista”. Verificheremo. Poi, attenzione, la Vismara anche lei appartiene alla “parrocchia” Lega. Poi ancora la Caccavelli, dirigente Rai S&Sec … e infine Nicola Claudio, “vecchio” volpone di navigatissima esperienza, da poco ex Rai Cinema ed ex tante altre cose ed ora catapultato nel bel mondo delle antenne Tv e degli Hyperscale. Auguri!

Come si colloca questa mossa dell'azionista Rai nel determinato contesto politico? “Big trouble in Chinatown”? Forse ma anche no. La lettura del dossier si svolgerà pagina per pagina, giorno per giorno, con due distinti “libri”: anzitutto il primo sarà su come si redistribuiscono gli equilibri di potere tra i partiti di maggioranza e, in subordine, con quelli dell’opposizione nella partita delle prossime nomine tra consociate e partecipate. Il secondo libro, di enorme interesse e rilevanza strategica, è l’Opa di Poste su Tim che certamente impatterà direttamente o indirettamente su Rai Way.

Come abbiamo scritto e ne siamo sempre più convinti, questo è anno di transizione dagli esiti assolutamente incerti sul terreno politico istituzionale. Semmai il Governo dovesse resistere e completare comunque la legislatura, le partite di cui sopra saranno ancora più aspre. Intanto Cecatto, intanto la Lega, ha piazzato la boccia al posto giusto nel momento giusto. Se tutto questo è avvenuto è solo perché “… Vuolsi così colà dove si puote ciò che si vuole, e più non dimandare…”. Per ora, solo per ora … poi si vedrà.

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Comunque, non si sa mai, rimanete sempre sintonizzati.

 

mercoledì 1 aprile 2026

La Civiltà delle Immagini 2026: tra antichi "pali" e moderne torri TLC

By Bloggorai ©

"Perché l’animo tuo tanto s’impiglia",
disse ’l maestro, "che l’andare allenti?
che ti fa ciò che quivi si pispiglia?

Vien dietro a me, e lascia dir le genti:
sta come torre ferma, che non crolla
già mai la cima per soffiar di venti;

(Purg. C.V)

Non ci poteva essere “figurina” peggiore e significativa per chiudere in bruttezza il capitolo di Marzo del nostro immaginario Album sulla Civiltà delle Immagini 2026: il ministro israeliano dell’estrema destra e fiancheggiatore degli ultraortodossi Ben Gvir mentre festeggia con frizzi e lazzi l’introduzione della pena di morte valida però solo per i palestinesi: se invece è un colono che uccide a bruciapelo donne e bambini magari vince in premio in villino vista mare a Gaza o un uliveto rubato in Cisgiordania. La spilletta con il nodo scorsoio usato per impiccare portata al bavero della giacca di Gvir e dei suoi scherani è la sintesi della barbarie a cui sono giunti, al pari degli altri e forse più.

(da Il Fatto)

In verità meriterebbe un posticino anche la sbiadita immagine dell’aereo di Sigonella nel 1985 circondato da Carabinieri e Marines USA, oggi tornato alla cronaca “a nostra insaputa” perché solo casualmente un giornalista del Corriere ha saputo che Crosetto ha negato l’atterraggio ad aerei americani destinati a bombardare l’Iran.

Andiamo avanti e iniziamo il nuovo mese. Ci sarebbe da spendere due righe, due, sulla sconfitta dell’Italia dai prossimi mondiali. Se la sono cercata e l’hanno trovata: da quando governano certi “signori” del calcio (Lega, FIGC, Ass. Calciatori e Ass. Arbitri e Club più o meno potenti) l’Italia è fuori da tutto. Era tutto già scritto da tempo, nessuno inventa nulla. Amen. Ora ci saranno conseguenze sugli ascolti televisivi Rai che, indubbiamente, ne risentiranno.

Giriamo pagina e andiamo due passi indietro per andare uno avanti e anche in questo caso era tutto già scritto (da Bloggorai): da rileggere attentamente quanto abbiamo pubblicato lo scorso giovedì 19 marzo 2026 con il titolo “Oggi Rai Way: la madre e il padre di tutte le battaglie per il futuro del Servizio Pubblico” vedi bene  https://bloggorai.blogspot.com/2026/03/oggi-rai-way-la-madre-e-il-padre-di.html . Abbiamo scritto “Per quanto abbiamo potuto sapere è molto possibile che si andrà verso un suo ulteriore rinnovo (scadenza prevista 30 marzo). Non ci sono presupposti concreti per fare altrimenti” e così è stato: ieri sera è stato comunicato ufficialmente che “Rai S.p.A., F2i Sgr S.p.A. e Mfe – MediaForEurope N.V. comunicano di aver sottoscritto in data odierna un accordo modificativo del Memorandum of Understanding del 19 dicembre 2024, come già prorogato il 26 settembre 2025. L’accordo prevede la proroga fino al 15 giugno 2026 dei termini previsti dal Memorandum, al fine di consentire il completamento delle attività previste e di proseguire il confronto tra le Parti”. 

Altri tre mesi di sofferta attesa verso il nulla, verso un vuoto che durante questi mesi precedenti non è stato colmato su due punti derimenti: la governance ovvero chi comanda e per fare cosa e in quale contesto normativo e tecnologico. Sul chi comanda, per quanto ne sappiamo, siamo in alto mare. Per quanto abbiamo scritto e ribadiamo, la possibile conferma di Cecatto, attuale AD Rai Way, viene interpretata come “un brodino allungato” e la data di scadenza a fine giugno non è casuale. Quest’ultimo punto forse oggi è il più rilevante. Oggi Il Sole, a firma Andrea Biondi, titola e scrive “Rai Way e Ei Tower, proroga fino al 15 giungo. Le parti consapevoli che oltre il nuovo termine non si potrà andare”.   

Per molto tempo, quasi dieci anni, si è scritto e parlato di “polo delle torri” tra i principali operatori broadcasters. Oggi non è più così, almeno, non lo è del tutto. Oggi il tema è l’integrazione di sistemi diversi e complementari, robusti e affidabili: per l’operatore pubblico la sfida consiste nel poter utilizzare una infrastruttura strategica, ovvero un unico fornitore per broadcast e broadband, in grado di utilizzare sinergie tra torri di alta e bassa quota, stabilmente collegare in fibra e con una posizione rilevante sul mercato. 

Ma, torniamo ad interrogativo già posto: la Rai ha una strategia tecnologica? Usciti di scena molti dei suoi protagonisti degli anni passati, oggi non si avvertono segni di vita. Per essere più precisi, la Rai ha una sua strategia verso la sua “quotata” Rai Way oppure viene considerata solo una “partita di giro” finanziaria dove a fronte di un ricco canone (oltre 235 mln) restituisce lauti dividendi agli azionisti? Esemplare la vicenda della storia della CDN tra quella utilizzata da Rai (Akamay) e quella di RaiWay che è tutta da scrivere e raccontare, come pure quella complementare dei Data Center. Ci scrive un autorevole lettore: “Data Center è un di cui della CDN che fornisce i servizi edge, ovvero ospita i server su cui sono distribuiti i programmi richiesti dagli utenti.  Più gli edge sono distribuiti sul territorio meno sono gli utenti serviti da ciascuno di essi e più alta è la velocità per utente. La CDN proprietaria aveva senso 10 anni fa. Ora i data center ed i servizi associati crescono come i funghi in autunno e quindi tanta concorrenza e prezzi in calo continuo e costi in continua crescita per essere sempre al top tecnologico. La CDN è una commodity”. Su questa falsariga si pone il tema dell’Hyperscale di Pomezia tutto da inventare, nei tempi e nei costi, come ha dichiarato l’AD Rossi quando lo ha presentato nei giorni scorsi dove pure non ha fatto cenno a quali potrebbero essere i potenziali “clienti” e dove si intuisce che la vera sfida è tutta lì. 

Un altro lettore ci ha ricordato ambiti analoghi: gli Hyperscale in Lombardia dove solo quello di Amazon AWS a Rho Pero che andrà in funzione entro il 2029 avrà un costo già definito di oltre 1,2 miliardi di euro e dove verranno occupate circa 5000 persone. Per intenderci, per quanto abbiamo letto quello di Rai Way ha un costo previsto di circa 400 mln. Per la cronaca, Rai Way occupa circa 600 persone di cui quasi la metà sono amministrativi. Vedi “Gli hyperscaler trascinano il mercato. Le stime poggiano sugli annunci degli hyperscaler del cloud, come Amazon Web Services, che a maggio 2025 ha annunciato l’espansione dell’infrastruttura cloud in Italia con un investimento da 1,2 mld di euro. Microsoft ha annunciato il raddoppio dell’investimento sui data center, fino a 10 mld di euro, mentre tra i player italiani Eni ha firmato una lettera di intenti con gli emiratini di Mgx e G42 (gli stessi che hanno puntato sull’italiana Domyn, all’epoca iGenius) per costruire data center con potenza fino a 1 Gw, con il primo esemplare previsto a Ferrera Erbognone, in provincia di Pavia. Tra 2024 e 2025 sono arrivate aperture anche a Roma (come Aruba e Medterra) ma i progetti più grandi sono sempre a Milano. Tra gli altri vanno ricordati quelli di Data4 (progetto da un miliardo di euro) a Vittuone e quello di Apto a Lacchiarella (investimento da 3,4 mld di euro)” (da https://www.fortuneita.com/2025/10/07/data-center-boom-tra-2025-e-2026-i-nodi-da-superare-e-la-sfida-di-andare-oltre-milano).

Però, ribadiamo una volta per tutte, il problema non è Rai Way che arriva tardi (semmai l’Hyperscale di Pomezia vedrà la luce) ma il suo azionista di maggioranza, ovvero Rai che non ha visione strategica e, a sua volta, il problema è del suo azionista di maggioranza ovvero il Governo di turno. Come al solito, “Il problema è anzitutto politico” e, in questo momento, il “problema politico” sul front delle TLC e l’Opa di Poste su Tim. Di questo si parlerà nei prossimi mesi e in questo contesto si potrà leggere il futuro del “polo delle torri” e di Rai Way.

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