venerdì 8 maggio 2026

La RAI al centro dello "scontro tribale"

By Bloggorai ©

Non siamo stati mai teneri o indulgenti verso il “il futuro dietro le nostre spalle” ovvero le “vecchie volpi” della televisione che pontificano, i lupi grigi dei vari imperi mediatici, i professori senza concorso e gli “esperti” di vario genere assortiti. 

Però, dobbiamo ammettere, che talvolta in alcuni di loro si intravvede “qualcosa” che certo oggi non si vede più. In Rai c’erano persone che sapevano creare prodotti ovvero “fare televisione” e magari produrli e realizzarli in casa. Quel “sapere” ovvero quella capacità di creare, o inventare oggi non si vede più: si comprano format già confezionati oppure, se mai ci fosse qualcosa di buono “fatto in casa” viene subito dato in gestione, ceduto o appaltato a società di produzione esterna. Il “caso” di Newsroom è clamoroso: dal che doveva essere una scelta strategica aziendale è diventato “un programma di Monica Maggioni” e nessuno ha battuto ciglio pure quando è sceso sotto la soglia del 4% di ascolti. Anzi.

“Non c’è più la Rai di una volta” ovvero “Non ci sono più le persone Rai di una volta” perché è cambiata la società, la cultura, la tecnologia e la politica che la contestualizzava. Non si avverte più la “visione” (gira ancora la battuta: per quella rivolgersi ad un ottico), un progetto o un’idea di Servizio Pubblico quale che sia fino a trovare sempre più persone che si chiedono: ma ha senso ancora parlare di Rai e di Servizio Pubblico? Lo stesso Bloggorai, quando ha perso qualche lettore era perché ormai esausto di Rai e delle sue beghe. 

Chiudiamo questa premessa: non c’è più la “politica” interessata alla Rai. Non si vede a destra ma fatichiamo pure a vederla a sinistra e lasciamo perdere al centro. Nei giorni scorsi un autorevole ex parlamentare, attento lettore di Bloggorai, ci ha commentato e confermato questo pensiero esattamente con la frase forse banale ma essenziale: “Non c’è più la politica che si interessa di Rai, vedi il triste destino della riforma incompiuta”.

Un passo indietro, torniamo a due giorni addietro a quando Il Foglio, a firma Salvatore Merlo, pubblica un lungo articolo con il titolo “La Rai di nessuno” che riassume bene quanto abbiamo scritto in premessa. L’articolo/intervista contiene passaggi molto interessanti e il personaggio intervistato è noto: Giovanni Minoli, uno che l’ha sempre saputa lunga ma l’ha saputa pure raccontare, nel bene e nel male. Minoli dice tante cose interessanti ma una colpisce e affonda il coltello nella piaga: “trasformare subito Rai Due in canale di notizie 24 ore su 24, facendo una fusione tra la rete attuale e RaiNew24. Il modello è Sky, basta copiarlo. E avresti l’enorme vantaggio competitivo del tasto numero due sul telecomando, in un Paese che invecchia e resta abitudinario”. Molto, molto interessante per tanti buoni motivi. Prosegue Minoli “Oggi in Rai non c’è la centralità del prodotto e quando non c’è il prodotto la prima cosa che viene in mente ai manager è vendere. Vendere per fare cassa … invece di inventare rilanciare, dismetti... Quali sono i programmi che negli ultimi anni hanno dato identità alla Rai? Il programma più visto è Affari tuoi su Rai Uno, un format olandese comprato da Endemol che potrebbe andare benissimo su Canale5… chi costruisce il racconto televisivo ha il dovere di non alimentare il conflitto tribale per meri fini di audience…”.

Bloggorai condivide riga per riga e, come noto, da anni conduce in solitaria due temi: l’inutilità assoluta di avere un canale all news che realizza ascolti da prefisso telefonico e l’avversione totale al sostegno alla ludopatia fornito da RaiUno con il suo giochetto dei pacchi dove nessun consigliere di opposizione si è mai guardato da battere ciglio.

Veniamo ora e chiudiamo proprio sul “conflitto tribale” oggi in corso. Il caso Garlasco è forse il più rilevante fatto mediatico sociale, culturale e politico degli ultimi anni che la Rai ha “cavalcato” in lungo e largo, sostenuto e alimentato nel meno e forse più di quanto hanno fatto le altre emittenti commerciali tanto da farne un “genere a se stante”. Per gli appassionati: stasera non prendete impegni: su Rai Due è annunciato addirittura uno “speciale” sul tema. 

Forse non è un caso che Garlasco si intreccia, anche geograficamente su Milano, con il caso Minetti: entrambi gravitano intorno ad un epicentro della democrazia: il ruolo della Magistratura. In un modo o nell’altro, con l’una o con l’altra vicenda, qualcuno ha sbagliato e quale che sia l’esito delle due vicende, qualcuno ne esce con le ossa rotte. E se è solo la Magistratura ad uscirne con le ossa rotte non è un bene per questo Paese.    

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giovedì 7 maggio 2026

Chi legge Bloggorai ... campa cent'anni !!!

by Bloggorai ©

Fine giugno 2018: sono passati molti anni da quando Bloggorai ha iniziato a pubblicare i suoi post. Gratis!!! 

Eravamo poco più di quattro amici al bar: pensionati Rai, ex colleghi ancora in servizio, sfaccendati, disoccupati e qualche amico e parente giusto per solidarietà. Da allora, ininterrottamente, abbiamo raccontato un pezzo di storia del Servizio Pubblico e, da allora, siamo cresciuti, tanto in termini di numeri e tanto in termini di credibilità. Ogni giorno siamo letti da molte lettrici e molti lettori che appartengono ad ambiti politici e culturali diversi (anche parlamentari di destra ci leggono). Nessuno cita mai Bloggorai ma, lo constatiamo facilmente, molti dei suoi “ragionamenti” vengono ripresi. Va bene così.

Sulla “faccenda Minetti” lo abbiamo scritto forte e chiaro sin dall’inizio: è un tema fortemente politico e l’obiettivo che si intende colpire è in primo luogo il “centro” della competizione politica. In questo “centro” gravitano due aree: la prima lambisce i partiti di governo e la seconda quelli di opposizione. Tra i primi, lo scontro, ora feroce, è tra Fratelli d’Italia e Forza Italia e la querela di Nordio contro Mediaset comunicata ieri ne è la prova provata. Alla Meloni &C “infastidisce” la possibilità di vedere indebolito il suo schieramento con la possibilità che qualche giovane "berluscones" possa fare qualcosa inviata delle prossime politiche del 2027. Nel campo largo, viceversa, si agitano i vari “centristi” moderati, sobri e dialoganti. Tutte le altre “letture” e interpretazioni più o meno “tecnico giuridiche” o morali/culturali ovviamente rimangono plausibili, a partire dal ruolo di Mattarella e sulla necessità ed urgenza di concedere la grazia alla Minetti.

Staremo a vedere.

Nel frattempo registriamo una posizione importante: Fiorello ha detto chiaro e tondo che “Se vogliamo diventare media company dovreste cacciare in primis me, che sono vecchio! Io, la Carlucci, via! Ballando con le Stelle, Sanremo, L'eredità: basta!” ed ha poi aggiunto Amadeus “Dico sempre che se ce l'avessero gli americani un posto così, quello sarebbe un museo, pieno di fotografie bellissime, con un biglietto di ingresso, simulando alcune trasmissioni del passato e del presente. Così, il ricavato dei biglietti aiuterebbe anche ad ammortizzare i costi”. Bloggorai ha proposto "La Casa della Televisione italiana"

Ieri il deputato Roberto Giachetti ha iniziato, da solo, uno sciopero della fame sul tema della Vigilanza che non si può convocare. Riponiamo la domanda: perché l’opposizione lo hanno lasciato solo? E, riponiamo la domanda: cosa aspettano i parlamentari di opposizione a prendere atto del secondo messaggio importante di Mattarella e dimettersi subito?

Fiorello Presidente della Nuova Rai, subito!!!  

Digital Media Company con quali risorse? Algoritmi di Servizio Pubblico? Ascolti costantemente in calo? Offerta editoriale indecente con repliche di repliche? Sostegno alla ludopatia con il gioco dei Pacchi su RaiUno come se nulla fosse? Un Piano editoriale sull’informazione inesistente? Un Piano immobiliare che ostinatamente rivendicano come fosse l’ultima spiaggia? Uno sproposito di attenzione sulla cronaca nera come se fosse il baricentro del mondo? L’affare Rai Way che è verosimilmente destinato all’ennesimo buco nell’acqua con il suo Hyperscale a Pomezia che nessuno sa se e quando verrà realizzato con quali clienti e con i soldi di chi? In soldoni, a cosa serve questo Cda, peraltro ai limiti di una necessaria verifica di legittimità sulla questione presidente che nessuno vuole sollevare?

Infine, ieri pomeriggio, per un “obbligo” personale, eravamo costretti a stare davanti alla Tv e “passeggiare” tra Rai Uno e Canale 5: entrambi sugli stessi argomenti di cronaca nera con, ovviamente, Garlasco in testa. Per chiudere in bellezza, Rai Tre con Chi l’ha Visto ne fatto quasi uno “speciale”. Da vero “servizio pubblico”.

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mercoledì 6 maggio 2026

Mammmaaaa ... quanto ti voglio beneeeee ...queste parole d'amoreeee...

By Bloggorai ©

Cominciamo da oggi: il deputato di IV, Roberto Giachetti, ha iniziato uno sciopero della fame per protestare contro l’immobilismo della Vigilanza Rai. Il sito di Repubblica titola: “Destra ignora i richiami di Mattarella”. Condividiamo le ragioni dell’iniziativa ma aggiungiamo: non solo la destra ma pure a sinistra ignora i richiami di Mattarella perché altrimenti si poteva dire “Preso atto dell’impossibilità a svolgere il nostro fondamentale ruolo istituzionale e accogliendo il secondo forte richiamo del Presidente della Repubblica, noi parlamentari dell’opposizione, a partire dalla Presidente Barbara Floridia, rassegniamo le nostre dimissioni” e, contestualmente, anche i “consiglieri” Rai seguono a ruota. Invece, pare, sembra, dicono che il deputato Giachetti lo hanno rimasto solo. Una ulteriore buona occasione sprecata, come quella di una iniziativa per il Delle Vittorie come patrimonio pubblico da salvare. Ci penserà ora Telemeloni. 

Andiamo avanti. Evviva, felicità e complimenti a tutti !!! ll potenziale incendio è domato, la miccia è spenta grazie ad un solerte ed efficace lavoro di molti pompieri e ora tutti amici come prima. Da ieri sera, con l’inizio della puntata di Far West su Rai Tre tutta incentrata sulla “notizia” delle dichiarazioni di Ranucci e non sulla “notizia” vera, abbiamo capito bene l’antifona: il “caso” Minetti per ora è chiuso o almeno riposto in un angolo … in attesa di verifiche. Poco prima, alle 20, Dagospia titolava “Rassegnatevi: il “grazia-gate” andrà per le lunghe. L'indagine in Uruguay sulla regolarità dell’adozione a favore di Nicole Minetti e di Giuseppe Cipriani è appena iniziata e si concluderà tra alcune settimane”.

Bloggorai ha posto tante domande e fatto molte ipotesi sulla natura di questa vicenda ma una ci era sfuggita e si riferisce ad un ambito molto sociale e culturale che, in parte, lambisce il processo di riabilitazione di Berlusconi avviato da tempo. La riflessione interessante la propone oggi il Fatto con il titolo “L’italica ipocrisia su Mamma Minetti”. Fino allo “scoop” della grazia concessa da Mattarella, il cognome Minetti era legato ai fatti di quei tempi: Bunga Bunga, le “olgettine” e la “nipote di Barak”. Oggi invece si vede la foto di una mamma sorridente, con il suo bambino adottivo ed un cucciolo accanto. Ora, gli italiani saranno pure perfidi, invidiosi e complottisti ma alla “mamma” si può perdonare (quasi) tutto. Con questa possibile lettura della vicenda, si può attendere tranquillamente la chiusura delle indagini in Uruguay.

Nel mentre e nel quando infuria la bufera di guerra e di costanti violazioni del diritto internazionale degli USA e dei loro complici e alleati nonché di tensioni economiche e sociali nazionali rilevanti ecco che, come al solito, giunge a proposito la possibilità di mescolare le acque e confondere le priorità delle notizie.     

In questi giorni e in queste ore, da tempo ormai, la vicenda Garlasco sta raggiungendo vette di attenzione mediatica forse mai viste prima nella storia della cronaca nera nazionale. Le prime pagine dei giornali oggi ignorano del tutto la vicenda Minetti mentre danno grande risalto alla convocazione di Sempio in Procura. C’è molto da riflettere sulle dimensioni, la rilevanza e il posizionamento in pagina delle “notizie” di cronaca nera specie quando queste occupano uno spazio che altrimenti dovrebbe essere occupato da altri generi, forse più rilevanti.

Per trovare qualcosa di simile bisogna tornare alla tragedia di Alfredino Rampi a Vermicino (10 giugno 1981) oppure al Mostro di Firenze, passando per i tanti “misteri” della cronaca nera nazionale più o meno irrisolti.

È utile ricordare i grandi casi di cronaca nera contemporanea che hanno avuto significativi riflessi sul dibattito politico, sociale e culturale:

Nel 1983 avvenne il rapimento di Emanuela Orlandi, tutt’ora avvolto nel mistero più assoluto.

Nel 1990 in Via Poma si consumò l’omicidio di Simonetta Cesaroni: l’assassino è tutt’ora sconosciuto.

Nel 2001 avviene il delitto di Novi Ligure dove i primi indiziati furono “generici albanesi” ed ebbe inizio la “campagna contro gli “stranieri” pericolosi, salvo poi scoprire che furono Erika ed Omar.

Nel 2002 avvenne il delitto di Cogne con l’entrata sulla scena dell’Avvocato Taormina

Nel 2004 scompare Denise Pipitone: nessuno ne ha saputo più nulla.

Nel 2007 venne uccisa a Perugia Meredith Kercher ad anche in questo caso ci furono forti tensioni sui colpevoli perché non fu lo straniero, nero, “solo” Rudy Guede ma l’omicidio avvenne in concorso con “altri” rimasti ancora ignoti.

Nel 2013 Davide Rossi a Siena si “sarebbe suicidato”.

Nel mezzo e intorno molti altri “misteri” di grande rilevanza mediatica e, proprio ieri sera ne è tornato a galla tramite gli schermi della Rai un altro ancora: la Uno Bianca e oggi leggiamo dei protagonisti con presunti contatti con i “servizi”. In altre parole, la cronaca più o meno nera e meglio ancora quando si mescola con la politica è utile, paga bene.   

L’Eterogenesi dei fini si è compiuta, o si sta per compiere, anche per il “caso Minetti”: “…le azioni umane possono riuscire a fini diversi da quelli che sono perseguiti dal soggetto che compie l’azione; in partic., ciò avverrebbe per il sommarsi delle conseguenze e degli effetti secondari dell’agire, che modificherebbe gli scopi originari, o farebbe nascere nuove motivazioni, di carattere non intenzionale” (Treccani).

Intanto però, chiedi e domanda, chiama e scrivi, qualcosa esce in grado di farci avvicinare alla domanda sulla “bizzarra” coincidenza di “scoop” tra Il Fatto e la Rai (giacché sembra difficile supporre che il vertice non ne sia stato informato prima): abbiamo scoperto quella che sembra essere la vera autrice della notizia: vedi https://www.facebook.com/paride.leporace/posts/pfbid0xtMVBgDYMhd3LKRfUumw7QU81gRxSAWmV5SxPZFhqZSp2JMjosRSyjdZDerfynuil ovvero Floriana Bulfon (vedi il suo profilo https://it.wikipedia.org/wiki/Floriana_Bulfon). 

Chissà perché nessuno l’ha citata?

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martedì 5 maggio 2026

Tanto rumore per nulla ???

 

By Bloggorai ©

Ovviamente, non lasceremo passare in sordina la faccenda Minetti. Ovviamente, non la riteniamo una faccenda di serie B … della serie “ci sono ben altri problemi da affrontare”. Ovviamente continueremo a porre domande alle quali quasi certamente nessuno risponderà. Ovviamente, continueremo a cercare di capire come e perché lo “scoop” nasce in condominio tra Rai Tre e il Fatto. 

Intanto, oggi, registriamo il “nuovo corso” dell’attenzione mediatica con squadre di pompieri in solerte attività: la “notizia” è diventata Ranucci e tutto il resto cala in secondo piano. Salvo leggere questa mattina “… In base a quanto apprende Domani non sembrano emergere indagini a carico dell'ex igienista dentale fedelissima di Berlusconi e del compagno di imprenditore. Nulla di rilievo dicono fonti qualificate a questo giornale sui primi esiti investigativi raccolti. Gli atti sono formalmente corretti tuttavia mancano alcuni passaggi per la conclusione delle indagini realizzate a 360 gradi”. Già, ognuno ha le “sue” fonti. Forse quella di Ranucci non era sufficientemente “qualificata”.

Bene, allora torniamo alle “nostre” faccende, ovvero alla Rai e al Servizio Pubblico ben consapevoli che pure su questo tema sono sempre tanti coloro che storcono il naso e sostengono “Ma chi se ne frega della Rai … non è un tema interessante e tantomeno rilevante”.

Per entrambe il genere di “faccende” comunque continuiamo a ritenere invece che meritano grande attenzione: la prima mette nel mirino la democrazia (Quirinale, Governo, Parlamento, magistratura, servizi segreti, elezioni etc) del nostro Paese, laddove la “faccenda” Minetti è solo un pretesto a fortissima caratura politica. Sottovalutarlo è un grave errore. La seconda “faccenda”, la Rai è ancora “servizio pubblico” per il quale i cittadini pagano una tassa obbligatoria, il canone, ed hanno il sacrosanto diritto a chiedere un Azienda sana, autonoma, indipendente, credibile e universale.

Bene, torniamo all’intervista di Rossi al Sole di domenica scorsa e allora provate ad immaginare un edificio con diverse scale che portano verso tre piani. La prima rampa è sospesa nel vuoto, la seconda si ferma nel nulla e la terza arriva al niente. 

Tradotto: la prima rampa parte dal Piano Industriale con la famigerata Digital Media Company che nessuno finora ha capito bene di cosa si tratta e lo stesso Rossi ha qualche dubbio “non si può chiedere alla Rai di diventare Digital Media Company e insieme incatenarla ad una dimensione museale”. Già, non si può ma si potrebbe ma, tant’è. Il Piano Industriale poggiava poi le sue fondamenta su un “piano finanziario” dove il perno era l’operazione Rai Way. Stiamo raccogliendo scommesse: il 15 giugno la faccenda si chiuderà e il MoU con Ei Towers farà un buco nell’acqua. 

La seconda rampa si ferma nel nulla di un Piano editoriale sull’informazione che non c’è e nessuno lo vuole e se qualcuno prova a proporlo gli staccano le dita. Pensate alla “newsroom” aziendale e a quella privata (chi ha affossato la prima e chi si è intestata la seconda?) . La prima ci dovrebbe essere come priorità in una logica di efficienza e razionalità per gli oltre 2000 giornalisti e 8 testate e la seconda è stata appropriata dalla Maggioni che pure ieri sera ha raccolto nientepopodimenoche circa 500 mila telespettatori con meno del 4%. Con la prima, quella aziendale, la Rai ci guadagna con la seconda invece ci rimette. I consiglieri tacciono. 

Al terzo livello si trova il famigerato Piano Immobiliare sospeso nel niente. Il niente è nella richiesta di interesse dei 15 cespiti post in vendita dei quali Rossi pomposamente ha dichiarato “Niente passi indietro …”. Il 22 maggio è dietro l’angolo e non vediamo l’ora di sapere quanto “interesse” hanno suscitato, specie per il Delle Vittorie, Palazzo Labia a Venezia o Via Verdi a Torino.

In soldoni: tanto rumore per nulla su tutti i fronti? Talvolta, succede, che sotto il fumo c’è l’arrosto e pure quando si avverte un rumore qualcosa o qualcuno l’ha causato. Nel nostro caso, indirettamente, Rossi ha toccato un nervo scoperto: la riforma Rai ed ha messo un ditino nell’occhio al suo “datore di lavoro” ovvero il ministro Giorgetti laddove Rossi ha sostenuto che “Non si può sostituire la funzione pubblica con il solo mercato” ovvero, il canone non si tocca. Alla Lega sono fischiate le orecchie e, in soldoni, il parere della V Commissione Senato langue nel buio dei cassetti mentre in VIII hanno ben altro a cui pensare. L’Ufficio Scommesse di Bloggorai è aperto pure su questo tema: per questa legislatura della riforma Rai non se ne farà nulla. Ci vediamo dopo le elezioni del 2027. Salvo un colpo di scena imprevedibile: qualcuno (non si sa bene chi) raccoglie il secondo “invito” di Mattarella e propone una “mini” riforma giusto per definire una nuova governance Rai, tanto per dare a questo Cda il compitino di chiudere la porta e spegnere le luci in vista dell’imminente scioglimento per decorsi i termini.  

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lunedì 4 maggio 2026

Meditate gente ... meditate ... bevi birra e sai cosa bevi !!!

By Bloggorai ©

Questo tema, ci rendiamo conto, non appassiona gran che. Per alcuni è financo noioso e privo di rilevanza del genere “Ci sono ben altri problemi” come pure ha detto la Meloni. Eppure… eppure…

A che punto è la notte sulla faccenda “grazia” concessa dal Quirinale alla Minetti? La notte è ancora buia e molto tempestosa e, si presume, quando giungerà l’alba qualcuno potrà destarsi con le penne bruciacchiate. Polpette avvelenate, trama o complotto, semplice “disattenzione” o negligenza o, peggio ancora, i soliti giornalisti che mescolano nel torbido, giusto per infangare la memoria di un illustre ed onorato cittadino?

La fine di questa notte può prevedere solo due scenari. Prima ipotesi: le procedure sono state pienamente rispettate e i requisiti soddisfatti e quindi la Minetti aveva pieno titolo ad essere “graziata”. Mattarella ha fatto bene a firmare e fine delle trasmissioni. Seconda ipotesi: fatte le opportune verifiche, i requisiti per la grazia non c’erano e quindi il provvedimento “potrebbe” essere revocato e Matterella dovrà pur dire qualcosa.

Sulla prima ipotesi: è verosimile supporre che se al Quirinale fosse stato tutto chiaro e sufficiente (almeno l’opportunità) non si capiscono i due comunicati ufficiali dell’11 e del 27 aprile. Era sufficiente affermare che, più o meno, “E’ tutto corretto e quindi la grazia alla Minetti è ineccepibile”. Punto. Nulla altro da aggiungere. Sulla seconda ipotesi, la faccenda si complica assai: se gli accertamenti non sono stati fatti in modo adeguato e sufficiente prima della firma del provvedimento, chi ne risponde?

Oggi, 4 maggio, lunedì pomeriggio, cerchiamo di accendere una lucina nel profondo delle tenebre. Rimettiamo le cose con ordine:

A: la Minetti è stata condannata, con sentenza passata in giudicato, a 3 anni e 11 mesi. Con tale carico giudiziario, almeno in Italia, non ti affidano nemmeno un passerotto abbandonato al canile municipale. Questo “dettaglio” era ben noto a chiunque.

B: l’art. 87 della Costituzione prevede che il Capo dello Stato possa (non è un obbligo) concedere la “grazia o commutare la pena”. Il dettaglio della procedura è specificato in una nota specifica sul sito del Quirinale (https://www.quirinale.it/it/pagine/potere-grazia )

C: l’11 aprile il Quirinale diffonde un comunicato (https://www.quirinale.it/it/comunicato/precisazione-relazione-concessione-grazia-nicole-minetti ) dove si precisa il perché dell’atto di clemenza e il perché non è stata data notizia al tempo del provvedimento (firmato il 18 febbraio).

D: il 27 aprile il Fatto Quotidiano e la trasmissione “Mi Manda Rai Tre” rendono nota la notizia della grazia alla Minetti e il Quirinale diffonde un secondo comunicato dove si sollecita il Ministero della Giustizia a “…   di voler provvedere ad acquisire con cortese urgenza le necessarie informazioni idonee a riscontrare la fondatezza di quanto rappresentato da un organo di stampa…” vedi  https://www.quirinale.it/it/comunicato/lettera-presidenza-repubblica-ministero-giustizia .

E: utile rileggere la nota ANSA di sei gironi fa vedi https://www.ansa.it/sito/notizie/politica/2026/04/27/il-quirinale-scrive-a-nordio-sulla-grazia-a-minetti-nuove-verifiche.-lei-notizie_de7b6de8-90eb-4319-89e9-ddab3c714aab.html dove si riassumono i termini della vicenda

F: sabato 2 giugno si legge su vari quotidiani che una “fonte del Quirinale” non specificata (anomalia) fa sapere che “… Il Presidente ha dunque ritenuto necessario chiedere - d'intesa con il Ministero della Giustizia - che gli organi giudiziari ne accertassero il fondamento. Adesso è doveroso - conclude la fonte - che si attenda con rispetto il sollecito svolgimento di queste verifiche da parte della Magistratura”.

G: da quel giorno ad oggi, vari “pompieri” e dubbiosi si sono messi al lavoro per sopire le fiamme potenzialmente devastanti. Tra i quotidiani due spiccano per particolare solerzia: Domani titola “…Caso Minetti: i primi riscontri sono negativi … Caos nella ricostruzione dei media” e oggi il Corriere dedica una pagina intera a Giuseppe Cipriani, compagno della Minetti: “… è stato un atto d’amore che il Presidente Mattarella ha capito benissimo …” il giornalista incalza “Ma perché in Uruguay hanno ignorato i precedenti della Minetti?” e lui risponde “Lo vada a chiedere ai giudici, sapevano tutto…”.

H. ieri sera è andato in onda Report e leggiamo il titolo dell’ANSA: “Caso Minetti, Ranucci si scusa con Nordio: 'Mi copro il capo di cenere ma ho detto stiamo verificando. Il giornalista: 'Sicuramente sono caduto in un eccesso, ma non ho dato una notizia non verificata”.

Ed arriviamo infine alla Rai. Riproponiamo ancora agli interrogativi che abbiamo già posto: non è “bizzarro” che la notizia della grazia ala Minetti venga diffusa in “condominio” sabato tra il Fatto e una trasmissione minore di Rai Tre (media di ascolti introno ai 350 mila telespettatori)? L’AD Rossi è stato informato prima della diffusione della notizia? Non sapremo mai le risposte.

Sappiamo però leggere e scrivere, poco ma quanto basta per riproporre la nostra lettura, il “senso”, la natura e lo spirito di tutta questa faccenda: i “giovani” Berlusconi stanno per “scendere in campo” come fece il loro padre molti anni addietro. Recentemente c’è stata la sentenza su Dell’Utri e prossimamente si riapre il processo Ruby Ter. Questa “grana” della Minetti, dal loro punto di vista, disturba alquanto. E non è una “grana” casuale, nulla succede mai per fatal combinazione.

Dobbiamo tornare sull’intervista di Rossi sul Sole di ieri. Più la leggiamo e più sale l’irritazione da orticaria. Comunque, correggiamo: non ha detto esattamente la frase “La Rai non è un museo” ma “Non si può chiedere alla Rai di diventare digital media company e insieme incatenarla a una dimensione musicale”. Peggio mi sento! Ne riparliamo.

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Il Museo della RAI ... e non solo

By Bloggorai ©

“Niente passi indietro sul Piano Immobiliare, la Rai non è un Museo” così ha titolato ieri il Sole intervistando l’AD Rai, Giampaolo Rossi. Abbiamo letto attentamente tutto l’articolo e, in effetti, il termine “museo” nel testo non compare. Si legge solo che “Ho trovato il dibattito in parte surreale dal teatro delle Vittorie al teatrino della retorica il confine è stato molto labile nessuno nega il valore effettivo e storico del luogo ma è un teatro degli anni quaranta dentro un condominio acquistato negli anni sessanta e trasformato in studio televisivo non risponde più agli standard produttivi tenerlo significa spendere 14 milioni 7 per ristrutturarlo e sette per la mancata vendita”.

Magari c’è stata enfasi di interpretazione del titolista del Sole ma, tant’è, che il succo della notizia rimane invariato: si vorrebbe vendere il Delle Vittorie. Però il termine “museo” viene comodo per la riflessione: concettualmente è vero la Rai non “un” Museo ma “il” museo dell’identità audiovisiva nazionale. Le sue Teche costituiscono il patrimonio esclusivo e inalienabile della Storia del Paese: la sua cultura, la società, la politica degli ultimi 70 anni è tutto lì dentro. Ed è un patrimonio pubblico, appartiene all’Azienda che per conto dello Stato ha realizzato e documentato le immagini del Paese. Se mai fosse, come pure abbiamo scritto e proposto recentemente, il teatro Delle Vittorie potrebbe proprio diventare un Museo ovvero la Casa della televisione Italiana, una istituzione pubblica a disposizione dei cittadini, studenti, ricercatori e studiosi, un luogo di ricerca e di studio sul vasto materiale cartaceo (la ex Biblioteca di Mazzini ora dispersa al Salario, quella di Via Teulada e l’emeroteca di Saxa Rubra) e l’infinito materiale audiovisivo delle Teche. Con uno sforzo di immaginazione, si potrebbe ipotizzare anche una partecipazione delle altre emittenti nazionali e locali. Con ulteriore sforzo di fantasia, potrebbe essere una specie di Centre Pompidou italiano.

Rossi ieri ha sostenuto che “…  tenerlo significa spendere 14 milioni 7 per ristrutturarlo e sette per la mancata vendita…”. Se proprio lui e il "suo " cda" hanno questo problema di reperire risorse economiche, gli ricordiamo (e ne parleremo prestissimo) che i soldi sa bene dove vanno trovati, ci sono già e sono tutti all’interno dell’Azienda come peraltro, la Corte dei Conti raccomanda da anni. 

Sono tutti, e sono tanti, nella possibilità/necessità di definire un Piano editoriale sull’informazione per rendere più efficiente, produttiva e razionale una macchina composta da oltre 2000 giornalisti e 8 testate, dove la sola Rai News24 costa oltre 250 milioni con circa 200 giornalisti per fare lo 0,qualchecosa. Se vuole intervenire e trovare risorse più immediate, si riprendesse il termine “newsroom” come necessità aziendale e non come patrimonio personale della Maggioni (che merita una storia tutta ancora da scrivere, a partire dal luogo in cui la “sua” trasmissione viene mandata in onda). Rossi facesse, subito, una vera “newsroom” a disposizione di testate e reti: con quanto potrebbe risparmiare ci ripagherebbe abbondantemente il Teatro Delle Vittorie e ci farebbe pure una gran bella figura: da “filosofo di Colle Oppio”  a “salvatore della storia Patria”, forse pure al Meloni ne sarebbe felice.

Dobbiamo poi parlare di tanti altri temi sollevati da Rossi, della puntata di Report di ieri sera e della faccenda Minetti. C’è tanto da dire. Rimanete sintonizzati.

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domenica 3 maggio 2026

Lavori in corso. Il grande complotto di Centro

By Bloggorai ©

Stamattina abbiamo citato Manzoni:

"Sopire, troncare, padre molto reverendo: troncare, sopire"

Ora aggiungiamo di nostro:

“non scriviamo tutto quello che sappiamo ma sappiamo tutto quello che scriviamo”

La faccenda è assai ingarbugliata. Iniziamo dal Circolo trattoristi: c’è malumore per il torneo di briscola di ieri sera. Stamattina si parla di trifoglietto, di grano verde, di morgano da passare per il girasole e altre amenità agricole. Solite facce: Peppe, il terzista nerboruto e alquanto nervoso, non ha molta voglia di parlare e si limita a dire “Cocco, so’ solo che ‘l pieno della nafta (il diesel) pel’ mi trattore, prima me’l costava 180 euro e mo’ 220…”. Dell’”Affare Minetti” sanno poco o nulla.   

Come vi abbiamo accennato prima, ieri c’è stato un lungo e vasto giro di messaggi e telefonate tra lettrici e lettori di Bloggorai. Alcuni molti informati hanno fornito letture e notizie interessanti e preziose, altri se la sono cavata con un generico “boh”! Altri ancora l’hanno buttata sul dubbio che “le cose fossero state fatte per bene e quindi tanto rumore per nulla”. Per ultimo un lettore di note simpatie Mediaset: “I soliti communisti che voglio infangare la memoria del Cavaliere”.  In sintesi: la maggioranza dei nostri interlocutori ha colto la notizia del giorno: abbassare i toni e passare “dall’urgenza” richiesta dal Colle “all’intesa” con il Ministero. Ma quanto dura questa “urgenza”? un giorno, una settimana, un mese??? e poi quale sarebbe l'intesa?

Panorama, direttore Belpietro, oggi scrive "Il Quirinale in retromarcia: assolve Nordio sulla Minetti".

L’effetto “pompieri” funziona sempre. Sminuire, buttarla in caciara, allungare il brodino, sollevare polvere giuridica molto tecnica e attendere che poi si posi per far trascorrere tempo e quindi chiudere tutto nel cassetto della memoria. Oggi Corriere (non c'è più il Marzio Breda di una volta al Quirinale) e Repubblica scrivono molto di dettagli sui requisiti per l’adozione: materia complessa e di difficile interpretazione: comunque in Uruguay la prostituzione non è un reato e quindi tutto Ok!!! Sul quadro politico e sul contesto istituzionale silenzio totale. Certo è che le condanne per la Minetti avrebbero almeno porre in dubbio la legittimità dei suoi movimenti all’estero. Cosa che non sembra verificata. In poche parole: tutto il quadro giuridico che ha portato al provvedimento di grazia per la Minetti sembra fare acqua da tutte le parti.

Bloggorai aggiorna per quanto ha potuto sapere e capire.

A: Il complotto c’è ed è rilevante: grave sottovalutarlo (specie a sinistra)

B: gli obiettivi sono multipli: Mattarella, Nordio, magistratura e Berlusconi Jr.

C: non si tratta solo di complotto di “destra o di sinistra” ma propriamente di centro.

D: non solo un “complotto italiano” ma ci sono evidenti tracce e implicazioni internazionali

Sul punto A: siamo in pieno svolgimento e gli effetti, gli obiettivi, non sono ancora svelati e colpiti pienamente. È senza dubbio rilevante perché mina la credibilità della prima Istituzione democratica del Paese, il Presidente della Repubblica. Se mai fosse che i requisiti non siano sufficienti per la concessione della grazia, il passo indietro del Quirinale non passerà inosservato.

Sul punto B: certo è che Mattarella è un possibile obiettivo, comunque si vogliano leggere gli atti formali, i comunicati ufficiali, e quelli informali (“fonti del Quirinale fanno sapere che …”. Nordio e magistratura sono obiettivi subordinati e correlati, i due Berlusconi Jr sono obiettivi prioritari. Le loro “fregole” centriste a Via della Scrofa non sono proprio viste di buon occhio. La campagna di riabilitazione del Cavaliere (aeroporto di Milano etc) merita attenzione.

Sul punto C: è un “complotto di destra” se mira a indebolire la credibilità e l’autorevolezza Mattarella in vista dell’inizio della campagna elettorale 2027. È un “complotto di sinistra” se mira ad indebolire il Governo Meloni e i suoi ministri più rilevanti (prima Piantedosi ora Nordio). È un “complotto di centro” quello che riteniamo più verosimile. La prossima partita elettorale si giocherà tutta in quell’area di elettorato, in pochi punti di spostamento tra i due schieramenti.

Sul punto D: il Cipriani, veneziano, sembra avere connessioni con tutta la faccenda Epstein. Non è una cosetta da poco.

Un lettore qualificato e autorevole ci ha detto ieri: “stai in campana …notizie in arrivo”. Vedremo.

Intanto oggi sul Sole 24 ore compare un articolo, a firma Andrea Biondi, con il titolo “Niente passi indietro sul piano immobiliare: la Rai non è un Museo”. Sapevamo già che l’AD Giampaolo Rossi, meglio noto come il “filosofo di Colle Oppio", fosse un “hombre vertical” ma non fino a tal punto. In un certo senso ha ragione, la Rai non è un “solo” un Museo, è qualcosa di più e forse merita di meglio di quanto questo Cda, tutto insieme, è in grado di offrire e proporre. In questi gironi ci siamo “distratti” con la faccenda Minetti ma non ci siamo dimenticati dei vari “piani”.  Ne riparliamo.

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sabato 2 maggio 2026

Affare Minetti: cronaca dalla campagna

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"Sopire, troncare, padre molto reverendo: troncare, sopire"

 

Shhhhh ... state boni, sereni, pacati e ragionevoli: i pompieri sono al lavoro. Ora Bloggorai scende a valle a prendere il caffè al Circolo Trattoristi Bassa Val Tiberina. Accanto c’è l’edicola che non è come quelle di città. La domenica se la prende comoda e apre intorno alle 9.

Ieri abbiamo passato molto tempo con lettrici e lettori divagando e riflettendo sulla vicenda “grazia Minetti”. Sono emersi pensieri interessanti e tra poco, di ritorno dal Bar e letti i giornali, ci aggiorniamo.

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l'Affare Minetti è un Mistero di Serie A o un Mistero di Serie B? Complotto o scherzetto?

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C’è qualcosa di marcio … e non solo in Danimarca. Manteniamo il punto sulla vicenda “grazia Minetti”: ci appare troppo rilevante e gravida di conseguenze per essere classificata di “serie B”. Anzitutto: in che categoria di “misteri” politici viene collocata? Tanto per capirci: ieri a partire dal Corriere, la vicenda Minetti nella cronologia delle pagine arriva ben dopo Garlasco come pure nei Tg la notizia è pressoché scomparsa o posta ben in secondo o ultimo piano. E pure, da quando è stata riportata la prima volta, ieri invece  è apparsa subito evidente una “bizzarria”: dall’inizio di questa vicenda il Quirinale ha parlato attraverso comunicati ufficiali mentre ieri si cita una generica “fonte” che trasudava moderazione: “Doverosi nuovi accertamenti decisi d'intesa con il ministero della Giustizia…  Adesso è doveroso - conclude la fonte - che si attenda con rispetto il sollecito svolgimento di queste verifiche da parte della Magistratura” cfr dal Corriere. Siamo passati nel giro di pochi giorni da “… voler provvedere ad acquisire con cortese urgenza …” all’”attesa con rispetto”. Qualcosa è cambiato.

Eppure, eppure, si tratta di una vicenda dalle possibili conseguenze potenzialmente devastanti: se Mattarella richiede, dopo aver già concesso la grazia, “…informazioni idonee a riscontrare la fondatezza di quanto rappresentato da un organo di stampa” appare del tutto evidente che perlomeno possa aver avuto il legittimo sospetto che qualcosa non tornasse. E, semmai fosse verificato che qualcosa è andato storto, difficile supporre che tutto possa tornare come prima e che nessuno paghi pegno, fossero pure i giornalisti che ne hanno dato notizia. Posto, infine, che il potere di grazia per il Presidente è una facoltà, non un obbligo, e si legge che “… Il Presidente concede abitualmente la grazia” ma non ha alcun vincolo, vedi nota del Quirinale sull’art. 87 della Costituzione: https://www.quirinale.it/it/pagine/potere-grazia .

In seguito a quanto abbiamo potuto confrontare (grazie alle lettrici e ai lettori “solitamente molto bene informati”) proseguiamo a porre domande:

A: è un “complotto “di destra o di sinistra? Di destra qualora fosse indirizzato a colpire Mattarella per indebolirlo in vista di quanto potrà accadere da ora fino alle prossime elezioni (con il rischio che si possa anticiparle e che quindi Mattarella possa sciogliere le Camere). ovvero, un è “complotto” di sinistra qualora si volesse colpire anzitutto Nordio e, di conseguenza, il governo di cui fa parte per indurlo alle dimissioni?

B: è un “complotto” generico contro la magistratura, in questo caso presunta colpevole di non aver svolto gli accertamenti necessari per la richiesta della grazia?

C: è un “complotto” interno ai partiti di destra, magari contro la nuova “era” dei giovani berlusconiani smaniosi di smarcarsi dalla Meloni?     

D: è un “complotto” di vendette incrociate, tra bande interne alle istituzioni?

E: è un “complotto” passe partuot, buono per tutte le stagioni utile a tutti?

F: e la Rai, in tutto questo “complotto” cosa c’entra? La “notizia” l’ha sollevata per prima il Fatto Quotidiano e, curiosamente, l’ha ripresa per prima solo Rai Tre o viceversa? Non è del tutto chiara la gestione di uno scoop in condominio. Nell’uno o nell’altro caso è bizzarro osservare come ci sia entrata di mezzo una trasmissione di “intrattenimento” domenicale e non una testata giornalistica del Servizio Pubblico.

Se oggi, dopo tanto clamore dei giorni scorsi, stanno intervenendo i “pompieri”, sembra dire solo che la notizia era “forte” ed è necessario spegnerla subito, prima che possa fare danni.

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venerdì 1 maggio 2026

Poker Minetti e il "mazziere" RAI: chi è il "pollo" della partita?

By Bloggorai ©

Se mai tra le lettrici e i lettori ci fosse chi ha frequentato, in modo più o meno professionale, i tavoli di Poker (tradizionale) dovrebbe conoscere bene una regola non scritta quanto fondamentale: se dopo il primo giro di tavolo, cinque o sei mani, ancora non hai capito chi è il “pollo” allora è verosimile supporre che il “pollo” sei tu.

In questa complicatissima e misteriosissima vicenda della grazia alla Minetti si mescolano tante vicende che, fatalmente, dovranno giungere ad una necessaria conclusione: qualcuno potrebbe lasciarci le penne e costretto ad abbandonare il tavolo.

Dopo il nostro post di ieri pomeriggio, abbiamo ascoltato e letto tanti pareri e ci stiamo facendo un’idea, forse ancora sommaria ma credibile. Il presupposto è la consapevolezza di trovarci a quasi un’anno dalle prossime elezioni politiche. Per la destra si tratta di un “all in” ovvero un dentro o fuori: o la Meloni riesce a tenere il punto oppure è spacciata. Si tratta di una partita delicatissima dove le due squadre in campo, governo e opposizione, non sono ancora formate e preparate, sulla tattica e sulla strategia. Questa, forse la vera posta in palio.

Riprendiamo i punti fermi:

A: non è una “banale” vicenda giudiziaria dove, una volta ricomposte e riviste le tessere del puzzle tutto torna come prima.

B: non è un gioco a somma zero: qualcuno vince e qualcuno perde

C: non è un solo e semplice gioco di “vendette” interne a qualche Istituzione, piccola o grande che sia, o un partito, piccolo o grande che sia.

D: non è solo “disattenzione” o superficialità di qualche ufficio, piccolo o grande che sia.

E: la Minetti è solo un “pretesto” ovvero una “miccia” accesa e studiata a tavolino: difficile o quasi impossibile supporre che non se ne conoscesse la portata politica dell’atto di clemenza del Quirinale.

Allora, chi è il “pollo” di questa vicenda? Chi sono i “pollaroli”? a quale mercato si vuole vendere il “prodotto”? chi sono i possibili acquirenti?

Torniamo alla 5a domanda che abbiamo posto ieri: l’AD Rai, Giampaolo Rossi, o il presidente protempore o facente funzioni Antonio Marano, erano stati informati preventivamente che Rai Tre, in “bizzarra” quanto stretta sintonia con il Fatto Quotidiano, sabato 11 aprile stavano per sganciare la “notizia”? In altre parole, una “certa” Rai ha partecipato al tavolo di Poker? E’ verosimile che lo abbiamo saputo e, in tal caso, cosa hanno fatto?

L’idea che ci siamo fatti, al netto delle opinioni che abbiamo raccolto, è che alla trama e al complotto, una “certa” Rai abbia preso parte attiva nel confezionare una “testata multipla” i cui effetti devastanti potrebbero essere utili a molti. Ovvero: non c’è un solo “pollo” e ci sono tanti “pollaroli”.

Cambiamo pagina: ieri è comparso sul Sole un articolo a firma Andrea Biondi sul tema Rai Way. Si tratta di un argomento che lambisce fortemente quello dei “piani” (industriale, immobiliare ed editoriale) tutti strettamente intrecciati tra loro. Leggiamo “ Se però entro metà giugno – data che è il risultato della terza modifica al memorandum d’intesa del 19 dicembre 2024, già prorogato il 26 settembre 2025 e poi a fine marzo scorso – non saranno sciolti i nodi ancora aperti, il dossier, a quanto ricostruito dal Sole 24 Ore, correrebbe il serio rischio di essere archiviato” …” La cautela maggiore sembrerebbe comunque essere sul fronte Rai. Ogni modifica del perimetro porta del resto con sé domande su rapporti di lavoro, contratto collettivo, consolidamento e controllo”. Per quanto sappiamo e abbiamo potuto riscontrare la parola chiave è esattamente quest’ultima e non riguarda solo Rai: il “controllo” della futura società, ovvero la governance. abbiamo già scritto e lo ribadiamo: la partita RAi Way non si chiuderà poichè mancano ancora i presupposti "politici" prima ancora che finanziari o industriali. 

Tutto torna, anche il “caso” Minetti, indirettamente e molto alla lontana, si riflette anche su questa storia. Dobbiamo solo attendere.

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giovedì 30 aprile 2026

RAI e Minetti: due più due non fa sempre quattro

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Anche Bloggorai, nel suo piccolo, si pone qualche domanda e, non sapendo bene leggere e scrivere, le gira alle lettrici e ai lettori più “esperti”. Anzitutto ricapitoliamo.

A: tutto inizia sabato 11 aprile pomeriggio quando si diffonde lo “scoop” di “Mi manda Rai Tre” condotto da Federico Ruffo sulla grazia concessa da Mattarella alla Minetti. La domanda, banale, che molti (non tutti) si pongono è: perché si è saputo solo tempo dopo?

B: 11 Aprile 2026, il Fatto Quotidiano titola “Nicole Minetti graziata da Mattarella e Nordio” a firma Thomas Mackinson.

C: lo stesso giorno viene diffusa una nota del Quirinale:  

“In riferimento alla vicenda della grazia conferita a Nicòle Minetti, l’Ufficio stampa del Quirinale precisa quanto segue:

La concessione dell’atto di clemenza – in favore del quale si è espresso il competente Procuratore generale della Corte d’appello in un ampio parere - si è fondata anche sulle gravi condizioni di salute di uno stretto familiare minore della Minetti che necessita di assistenza e cure particolari, presso ospedali altamente specializzati.

La normativa a tutela dei dati sensibili dei minori non consente di rendere noti dettagli sulle condizioni di salute del minore” datata 11 aprile.

D: passano alcuni giorni e il Fatto prosegue a pubblicare articoli

E: il 27 aprile il Quirinale rende noto un comunicato:

“L’ufficio stampa del Quirinale comunica che la Presidenza della Repubblica ha inviato, in data odierna, la seguente lettera al Ministero della Giustizia:

«In riferimento al decreto di concessione della grazia alla signora Minetti adottato dal Presidente della Repubblica, su proposta favorevole del Ministro della Giustizia, lo scorso 18 febbraio 2026, e alle conseguenti notizie di stampa in ordine alla supposta falsità degli elementi rappresentati nella domanda di clemenza, su indicazione del Signor Presidente prego di voler provvedere ad acquisire con cortese urgenza le necessarie informazioni idonee a riscontrare la fondatezza di quanto rappresentato da un organo di stampa.»

Il resto è cronaca di questi giorni e di queste ore.

Domande:

1: non sembra alquanto “bizzarra” la sintonia tra Rai Tre e Il Fatto Quotidiano?

2: chi ha avuto “interesse” a fare uscire la notizia che lo stesso Quirinale ha voluto tenere riservata al fine di tutelare i dati sensibili del minore?

3: se non ci fosse stato lo “scoop” avremmo mai saputo la notizia?

4: la "cortese urgenza" richiesta dal Quirinale che tempi prevede?

5: l’AD e il Cda Rai erano a conoscenza della rilevanza politica dello “scoop” di Rai Tre?

6: le domande fondamentali: chi si vuole colpire, ovvero quale è la trama sottesa a tutta questa vicenda?? Mattarella o il Governo? o ci sono altri "obiettivi"???

Bloggorai può contare di tante lettici e lettori molto esperti.

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ps. Abbiamo da poco ricevuto un articolo molto interessante pubblicato oggi sul Foglio a firma Salvatore Merlo con tre ipotesi molto, molto suggestive.

Le Idi di Aprile: il grande Mistero RAI

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Così come alle Idi di marzo, giorno 19 del 44 a.C, con l’assassinio di Cesare è cambiata la storia di Roma, alle Idi di aprile, il 19 aprile del 2013, con la bocciatura di Prodi alla presidenza della Repubblica è cambiata la storia Italiana e, di conseguenza e in debita proporzione, la Storia della Rai.

Tra i due grandi eventi però corre una differenza enorme: i congiurati contro Cesare che sferrarono le 30 coltellate erano noti, tra i primi Bruto e Cassio, mentre i congiurati contro Prodi (tutti nell’area progressista) sono tutt’ora tutti ignoti. Dopo oltre 13 anni non un nome ha mai ammesso la sua partecipazione alla congiura. È rimasto tutt’ora uno dei più grandi misteri politici nazionali che nessuno ha voglia di ricordare. C’è molta letteratura, molti indiziati e sospettati (tra i principali Matteo Renzi) ma nessun nome è mai stato confermato.

Eppure, da quella data in poi, sono avvenuti altri “misteri” e sviluppate vicende che, segnatamente, hanno impattato molto sulla Rai, su questa Rai. Rimettiamo in ordine. A gennaio 2014 si dimette il Governo Letta e il 22 febbraio si insedia il Governo Renzi. Si mette subito al lavoro sul Servizio Pubblico e il 31 luglio 2014 il Senato approva il testo della “sua riforma” poi entrata in vigore il 31 dicembre successivo, la n. 220. Poco prima però, il 18 gennaio, Matteo Renzi e Silvio Berlusconi si incontrano e sottoscrivo il famigerato “Patto del Nazareno” (mai del tutto svelato). Passa quasi un anno e il 5 agosto 2015 si rinnova il Cda e il governo Renzi nomina Monica Maggioni presidente e Antonio Campo dall’Orto primo AD con la nuova legge (poi gli succederà Orfeo). Doppia parentesi: anche sulle dimissioni di CdO si potrebbe scrivere un romanzo.

Arriviamo al Grande Mistero dell’Informazione Rai. Proprio lo stesso CdO chiama Carlo Verdelli come “consulente” per la comunicazione e gli affida l’incarico di predisporre un “piano editoriale”. L’iniziativa non è gradita al VII piano di Viale Mazzini e, sembra, in particolare ala Maggioni. Il “piano Verdelli” è completato a novembre 2016 ma è segretissimo. Mica tanto segreto: il 27 novembre L’Espresso pubblica ampli stralci prima ancora che il Cda lo avesse esaminato. A gennaio il Piano Verdelli è bocciato. Max Grande su Il Foglio scrive “…  la presidente Maggioni: indicata a suo tempo da Forza Italia per quel ruolo, si è da tempo molto legata ad Angelino Alfano e ha provato anche a cercare sponde nei pezzi grossi del Pd a Palazzo Chigi. …In molti ormai in Rai sospettano per esempio che sia stata lei a passare al settimanale l’Espresso la bozza del piano per l'informazione con l’obiettivo di mettere in difficoltà il suo estensore Carlo Verdelli e forse anche il direttore generale Campo Dall’Orto”. Lei smentisce: “Tralascio dunque le insensate chiacchiere di corridoio per rispondere solo alla falsità grave secondo cui io avrei consegnato il cosiddetto "piano Verdelli". L’audit interno finalizzato a trovare il colpevole non ha mai portato a nulla. Non è stato trovato l’esecutore materiale ma nemmeno l’oggetto del crimine: il ”Piano Verdelli” nella sua completezza è rimasto un mistero. 

     

Non sarà Bloggorai a svelarlo (anche se abbiamo molti ragionevoli e fondati sospetti) ma lo terremo come punto fermo per capire come e perché siamo giunti ad oggi, ai tanti “piani” di cui si parla (industriale, immobiliare e editoriale). Curiosità: ci hanno raccontato che quando in Rai si parla di “piani” uno è bizzarro assai: il cosiddetto “piano Maggioni” di Via Goiran, che, paradossale, ora è in vendita tra i 15 cespiti da alienare.

La storia continua e torna sempre ai punti di partenza. E' un grande film e non è vero che siamo ai titoli di coda. 

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mercoledì 29 aprile 2026

La RAI: un Film italiano

Oggi Bloggorai aveva in preparazione un post "particolare" quando invece ha letto un titolo di un autorevole quotidiano "La Rai è ai titoli di coda" che merita un filo di attenzione.

Chi è appassionato di cinema sa bene che per comprendere un film non è sufficiente leggere solo i "titoli di coda" ma è necessario almeno conoscere i titoli di testa, la regia, la sceneggiatura e i protagonisti. 

Il film sulla Rai è iniziato tanto tempo addietro e senza andare troppo lontano è sufficiente ricordare il 5 agosto 2024.

Da otto anni Bloggorai questo film lo descrive giorno per giorno e spesso abbiamo anticipato come potrebbe finire. Lo abbiamo fatto e lo facciamo con la recondita speranza, forse anche vana, che possa iniziare un nuovo film di tutt'altro genere.

Ad oggi non si vede nessuno in grado di scrivere un nuovo testo filmico. In un contesto politico di elevata fibrillazione, sia nella maggioranza ma pure nell'opposizione, potrebbe non essere sufficiente "... ripartire da un tavolo..." quanto invece rimescolare le carte, trovare una nuova idea narrativa del prossimo Servizio Pubblico e qualcuno in grado di tenere in mano una telecamera o cinepresa che dir si voglia. 

Bloggorai@gmail.com


Ps: siamo in viaggio... più tardi speriamo nel post previsto 

martedì 28 aprile 2026

Attendere prego ... misteri in arrivo!

Teatro delle Vittorie: arrivata la prima proposta ufficiale di interesse (pubblico) !!!

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Come noto, con la chiusura della sede storica della Rai di Viale Mazzini è andato svanito, disperso e allontanato, un prezioso patrimonio del Servizio Pubblico: la sua Biblioteca che ora, bene che vada, sarà trasferita sulla Via Salaria, difficile da raggiungere e frequentare.

Ora, oggi, le notizie sullo scellerato “Piano Immobiliare” Rai (del quale parleremo molto ancora) hanno acceso particolare attenzione sul Teatro delle Vittorie, altro patrimonio di inestimabile valore oltre la brutale valutazione “commerciale”: si tratta di un “monumento” artistico inalienabile di storia e cultura nazionale.

Oggi è stata diffusa la notizia di Fiorello che ha coinvolto Vincenzo Mollica che, a sua volta, ha lanciato un appello: “Mi piacerebbe che al suo posto nascesse un Museo del Varietà”. 

Lo raccogliamo, lo rilanciamo e lo ampliamo per proporre la trasformazione del Delle Vittorie in una sorta di “Casa della Televisione Italiana” ovvero un Centro di documentazione, studio, consultazione di teche, memoria, aula per convegni etc. 

Forse non potrà contenere tutto il patrimonio cartaceo della storica biblioteca ma potrebbe ospitare anche postazioni di lavoro per studenti, ricercatori e appassionati del settore.

Abbiamo letto di una stima di circa 7,5 mln di euro. Si potrebbe ipotizzare una specie di “azionariato pubblico” con soci fondatori (istituzioni e altre tv) e soci sostenitori (privati cittadini).

Una iniziativa del genere è sostenibile? Non siamo in grado di rispondere in termini economici ma lo siamo in termini sociali e culturali: si, è sostenibile!

Non è facile ma si può fare, ci si può provare! Il primo passo è convincere la Rai e il suo Cda. Il 22 maggio è vicino.

Bloggorai@gmail.com 

ps. se qualcuno ha contatti con Fiorello e condivide, please, può far girare? grazie!

SALVIAMO LA RAI: lanciamo un'OPA-SP

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Bloggorai propone formalmente una OPA-SP verso “AVVISO DI SOLLECITAZIONE DI MANIFESTAZIONE DI INTERESSE per la cessione di un portafoglio immobiliare” pubblicato sul sito Rai lo scorso 24 aprile 2026 e con scadenza il prossimo 22 maggio.

I proponenti si costituiranno in soggetto sociale avente denominazione “Papere Rai-Art.9” (da ora in avanti “il proponente”). L’oggetto della costituenda Società si ispira all’Art.9 della Costituzione che recita “Tutela il paesaggio e il patrimonio storico e artistico della Nazione. Tutela l’ambiente, la biodiversità e gli ecosistemi, anche nell’interesse delle future generazioni. La legge dello Stato disciplina i modi e le forme di tutela degli animali”. Nota a margine: il riferimento a qualche articolo della Costituzione o EMFA è sempre utile. Obiettivo della costituenda società consiste, appunto, nel promuovere e valorizzare l’area golenale prospiciente il fiume Tevere di proprietà di Rai Spa come da punto n. 3 dell’Allegato (teaser elaborato da KPMG). Vedi scheda:

La Costituenda Società “Papere Rai-Art.9”, constatata la palese ed evidente difficoltà strutturale a modificare la destinazione d’uso di tale proprietà per la costruzione un ipotetico villaggio turistico di pregio destinato a pellegrini danarosi o Centro Benessere di qualità, in considerazione dell’elevatissimo pregio naturale determinato dalle immediate vicinanze delle acque del Fiume Tevere, propone di istituire un Parco regionale scientifico sperimentale per lo studio, il sostegno e l’acclimatazione di specie floro-faunistiche pregiate. In particolare, si prevede la definizione di “aree protette” destinate alla sosta di “papere migratorie” e, contestualmente, un Centro Alti Studi Anofeli 3.0 per la creazione di un nuovo tipo di Zanzara Tigre geneticamente modificata particolarmente gradito alla specie umana. In tale area, si prevede, inoltre, un percorso meditativo-immersivo nel canneto e nella palude dove avviare compiute riflessioni e promuovere dibattiti pubblici (sottovoce per non disturbare la fauna ivi residente) sul futuro (riforma) del Servizio Pubblico Tecnologico Radiotelevisivo prospiciente l’Area del Parco in adeguata struttura ecocompatibile.

Bene, finora abbiamo parlato di cose serie, ora invece ci vogliamo divertire appena appena, leggermente. Parliamo del Piano Immobiliare ovvero di un “buco nero”, uno dei tanti in cui rischia di precipitare la Rai. La genesi e la fretta con cui è stato concepito ed approvato (rivedere tutto quanto abbiamo scritto da anni) ci ha lasciato sempre molto perplessi (eufemismo) per non dire sospettosi. Tanto per intenderci, Bloggorai ha messo piede a Palazzo Labia di Venezia ed ammirato gli affreschi del Tiepolo quando aveva i calzoncini corti e già allora se ne parlava senza mai venirne a capo e ora ci riprovano inserendolo nei 15 cespiti in vendita.

Ora, come pure abbiamo scritto e ribadiamo: la Rai si trova sull’orlo di un baratro. O si ristruttura al suo interno con sostanziali interventi economici, editoriali e strutturali come pure la Corte dei Conti richiede da anni, oppure non sarà più in grado di sostenersi con le risorse (incerte) di cui dispone. O riduce il suo perimetro di attività o riduce le spese. A nostro modestissimo avviso, invece si possono percorrere entrambe le direzioni: rivedere il perimetro dell’offerta editoriale (reti e testate) e razionalizzare ed ottimizzare i costi. Tanto per capirci: perché la trasmissione della Maggioni è stata realizzata tutta in esterno a Cinecittà e non in uno studio Rai? Quanto è costata?

Ieri è comparso un “bizzarro” comunicato stampa (!!!) diffuso dal Consigliere Natale (dell’altro consigliere di opposizione si sono perse le tracce semmai qualcuno le avesse mai viste) dove si legge che “… E' giusto discutere con grande attenzione del destino del Teatro Delle Vittorie, autentico tempio del nostro spettacolo. E' però altrettanto giusto e utile affrontare il tema delle risorse finanziarie a disposizione del servizio pubblico, da anni sottoposte a costante decurtazione”per poi buttare la palla in Tribuna (deserta) della Vigilanza Rai “… Ed è giusto dunque che di questi temi si possa discutere nella Commissione di indirizzo e vigilanza sulla Rai: il Parlamento ha il diritto di sapere e di dire la sua, così come il vertice Rai ha il diritto - non solo il dovere - di spiegare le ragioni che hanno portato in questi anni all'adozione del Piano Immobiliare”. Chissà, forse al consigliere Natale nessuno ha ricordato che la Vigilanza Rai non si riunisce da mesi e non ci sono segnali che si possa riunire nei prossimi tempi nonostante 2 (due) richiami di Mattarella e, qualora mai dovesse avvenire, deve anzitutto affrontare il suo nodo cruciale: la nomina del Presidente.

Poco dopo questo comunicato abbiamo ritrovato il consigliere dei dipendenti Di Pietro che in una nota ha fatto sapere che “…  Sono ormai anni che lo Stato opera continui prelievi di risorse dalla Rai, e questo non può continuare indefinitamente. In questa situazione, l'Azienda non può far quadrare i conti senza procedere a scelte di efficientamentoSarò sempre contrario alla vendita del Teatro Delle Vittorie perché non è solo patrimonio da bilancio ma rappresenta la memoria condivisa di un intero Paese".

Non ci resta che sperare in Di Pietro.

Ci sta venendo un dubbio a proposito della costituenda società “Papere Rai – art.9”: inserire nell’oggetto sociale la tutela di una rara specie di fauna metropolitana: il famigerato “sorcio verde” ovvero quell’animaletto fastidioso che nei Cda sostiene e alimenta l’opposizione. La storia dei Cda Rai, a partire dalla cosiddetta “Società civile” dei bei tempi andati di Tobagi e Colombo, di “sorci verdi” alla maggioranza di governo ne ha fatti vedere ben pochi e a questa maggioranza di destradestra, di Rossi e Marano, men che meno.

Bloggorai@gmail.com

Ps 1: per chi volesse aderire all’OPAS – SP visto l’elevato valore finanziari ed etico dell’operazione la quota di sottoscrizione volontaria minima è stimata in 100 mila Euro. Un pò esosa ma ne vale la pena!

Ps 2: rimanete sintonizzati, ci può essere un secondo Post in giornata. 


domenica 26 aprile 2026

RAI: miccia corta ... molto corta

By Bloggorai ©

La miccia che rischia di far saltare il banco Rai è corta ma è stata accesa molto tempo addietro. La data esatta la ritroviamo in una immagine: Mario Draghi seduto da solo al Museo del Prado di Madrid al telefono: vedi Rainews.it del 21 luglio 2022. era l'inizio della fine: dopo arriverà la destra destra. Potenza delle immagini!!!

Correva dunque il giorno 29 giugno 2022 e la politica era in piena fibrillazione. A Viale Mazzini governa un Cda incerto e nervoso con l’AD Carlo Fuortes che vorrebbe fare e disfare a suo piacimento (e sappiamo poi come è andata a finire). Giovanna Vitale su Repubblica pochi giorni prima titola: “Rai, la rivolta del consiglio di amministrazione per le mosse di Fuortes: mercoledì voto a rischio”. Merita rileggere quell’articolo: https://www.repubblica.it/politica/2022/06/04/news/cda_rai_rivolta_contro_fuortes-352389183/ .

Fatto sta che il Cda Rai è in fibrillazione pure per il nuovo Piano Industriale che si deve approvare. Però prima si ritiene “opportuno” un passaggio in Vigilanza Rai che è prevista per il 21 luglio. Sul contenuto non trapela un fiato. Bocche cucite con il filo spinato. Dentro il Piano Industriale è contenuto pure il Piano Immobiliare, il punto nodale sul quale poggia tutta l’architettura dello sviluppo futuro della Rai. Fatto sta che il 20 luglio al Senato succede che “Presenti 192, votanti 133, favorevoli 95, contrari 38. Il governo di unità nazionale non esiste più”. Tutti a casa e, ovviamente la Vigilanza Rai salta. Il ministro Giorgetti è rammaricato. Fatto sta che, nel frattempo, a Viale Mazzini qualcuno aveva lavorato per presentare ai parlamentari le linee guida del Piano e dunque quel documento rimane nel cassetto ... fino ad un certo punto. Chiedi e chiama, bussa, scrivi e domanda ma nessuno ne sa nulla finché … bizzarria …  quel documento compare e circola tra pochi intimi. Bloggorai non sa né leggere né scrivere ma riesce ad averlo e il titolo è “Piano Industriale 2023-25 e Focus sul Piano Immobiliare”

Sono 21 pagine fitte di dati e tabelle. A pagina 6 si legge “Il Piano Industriale si sviluppa attorno a tre concetti fondamentali: profonda trasformazione, valorizzazione delle risorse umane, visione di lungo periodo”. Nota con domanda a margine: come, quando e dove sono stati sviluppati questi tre concetti? Andiamo avanti e a pagina 10 leggiamo il passaggio che ci condurrà ai giorni nostri: “Inquadramento economico di Piano sulla base degli obiettivi di piano” e vale la pena leggerla per intero. 

Dopo di che si passa al “Focus sul Piano Immobiliare” dove si leggono le due “Direttrici del piano immobiliare: Revisione delle logiche di utilizzo degli spazi in ottica di desk-sharing e smart-working come abilitatore della trasformazione dei modelli di lavoro  (new ways of working) & Revisione del perimetro strategico con conseguente dismissione degli asset non strategici, o non più funzionali al fine di liberare risorse da impiegare per gli interventi di rinnovo ed ottimizzazione degli immobili rimanenti”. Dopo di che cala il sipario. Si lavora sottotraccia, molto sottotraccia e si riemerge molto tempo dopo.

Andiamo avanti: Il 18 gennaio 2024 viene approvato il nuovo Piano Industriale con  una “Nota illustrativa - Piano Industriale Rai 2024 – 2026” dove si leggono i 7 “pilastri strategici” sui quali poggiare e il primo è “… il punto centrale del Piano industriale, richiederà investimenti per circa 113 milioni di euro in nuove tecnologie per il rinnovo dei modelli produttivi - anche grazie all’adozione di soluzioni basate sull’intelligenza artificiale - e per l‘adozione di un approccio data-driven a sostegno dei processi decisionali”. Si tratta di un documento che andrebbe incorniciato e diffuso nella pubblica via per quanto è ricco e per quanto poi è rimasto vano.

Il mese successivo il Piano Industriale 2024-26 viene messo in bella copia e presentato ufficialmente il 14 febbraio 2024: 43 pagine. Alla  pagina 12 si legge la pietra miliare: “Il piano consentirà di trasformare strutturalmente Rai generando efficienza pari a 135 milioni già dal 2026 e ricavi aggiuntivi per 60 milioni”.

Il 26 settembre dello stesso anno, pomeriggio, si consuma lo strappo: il principio cardine dell’opposizione “prima la riforma e poi le nomine” viene stracciato e intanto viene formato il Cda attuale acefalo del presidente e della riforma non ci sono più tracce. Una Caporetto. Giorgetti ( e forse non solo lui) si è messo di traverso.

Arriviamo ai giorni nostri. È successo che una nostra fonte “solitamente molto attendibile e qualificata” ci informa che a Via Asiago c’è “molto nervosismo” sui conti ed è un eufemismo per dire che, in buona sostanza, c’è allarme rosso. Passano un paio di giorni durante i quali cerchiamo di capire e di sapere. Alcuni “fattori critici” già li avevamo segnalati: "scippati" 10 milioni con la recente Legge finanziaria, il “deal” su Rai Way (con i relativi 190 milioni previsti) è stato rinviato di ulteriori tre mesi e nessuno è in grado di mettere la mano sul fuoco che a fine giugno (termine ultimo del Mou) si possa chiudere con Ei Towers e, inoltre, pesano molto i 70 milioni sfumati per la mancata qualificazione dell’Italia ai Mondiali di calcio. 

Abbiamo però scoperto, si fa per dire, che il “buco nero” sembra essere tutto concentrato proprio sul Piano Immobiliare. E giusto venerdì ci giunge inatteso un documento interessante: “Avviso di sollecitazione di manifestazione di interesse” con oggetto “la cessione dell’intero portafoglio composto da 15 (quindici) immobili di proprietà di RAI ubicati nelle principali città italiane (Milano, Roma, Torino, Venezia, Firenze, Genova e Cagliari) e come meglio descritti nel relativo teaser (il “Portafoglio”). La scadenza della MdI è il prossimo 22 maggio. Come è possibile che un potenziale acquirente possa fare un'offerta entro così poco tempo è un mistero. Ecco poi il “Portafoglio Immobiliare Rai – Teaser” realizzato dalla nota società di consulenza KPMG. 

Si legge nell’Executive Summary che si tratta di “… 15 asset localizzati nelle principali città italiane, per circa 151.500 mq di superficie lorda complessiva. Il perimetro immobiliare include uffici, centri di produzione ed edifici di pregio storico-artistico e istituzionale, tutti con significativa potenzialità in ottica di cambio di destinazione d’uso”. Se, come e quando l’operazione potrà andare in porto è una storia tutta scrivere e la famigerata “Digital Media Company” svanisce sempre più all’orizzonte. Ieri molti giornali titolavano sulla “svendita dei gioielli di famiglia”: Il Messaggero “Teatro delle Vittoria, si cala il sipario”. Forse, non solo sul Delle Vittorie.   

In verità c’è un’altra miccia che potrebbe far saltare il tavolo Rai ed è la “riforma” ormai dispersa nei meandri delle Commissioni del Senato. Non ne parliamo più perché la riteniamo una miccia annacquata, inoffensiva: abbiamo scritto più di una volta che si tratta di un frutto malato di un albero avvelenato che, a poco più di un anno dalle prossime elezioni politiche, nessuno sembra aver voglia di mangiare. 

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