lunedì 28 settembre 2026

RAI: quando il Diavolo ci mette le "voci"

 

By Bloggorai ©

"Virgo autem Catharina, ad Martirium ducta, facta est vox ad eam dicens: Veni electa mei ecce tibi beatitudinis janua aperitur. His vero qui passionem tuam celebraverit, opem de coelis promitto.

Solo alla Vergine Caterina da Alessandria è successo che le "voci" la aiutassero verso la Santità.

Chi nel corso della vita non ha mai sentito una “voce” che gli è giunta nel sonno o in un momento di estasi celestiale? Chi nel corso della vita non hai sentito una “voce da dentro”, un sentimento mistico e profondo che gli ha ispirato una scelta da compiere? Chi nel corso della vita non ha mai avuto un momento di interlocuzione con una “voce” di un parente scomparso, una presenza fraterna o una persona amica alla quale chiedere una intercezione? Le “voci” sono parte della nostra dimensione umana e tanto più sono flebili e rarefatte, tanto più sono rilevanti e da tenere in debito conto. Succede che, talvolta, le voci sono “divine” e talvolta invece dettate dal demonio.

Sicché, sembra che in parte del giornalismo italiano (il Corriere talvolta fa scuola) l’ascolto delle “voci” sia una componente essenziale, quasi determinante per scrivere articoli quando non ci sono sono notizie e sulla scorta di “voci da dentro” si costruiscono storie da quattro colonne che poi basta scendere un gradino nel mondo reale per vederle sfumare come piume al vento. Le “voci da dentro” la Rai poi sono un ramo del giornalismo molto particolare: tra un bacetto e un “caro o cara … io te lo dico …poi tu sai come scrivere” esce fuori di tutto e di più. Nella storia recente sul caso Lavitola, il famigerato e segretissimo “Comitato Etico” ha fatto scuola.   

Ieri il Corriere ha titolato “Se ritorna lui ce ne andiamo noi. Report, la redazione contro Ranucci”. Non è necessario essere lettori accaniti per averne avuto la dimensione corretta dell’articolo: una manciata di polpette avvelenate composta da nulla riempite di niente: “voci da dentro” che poi si sono rivelate solo sussurri fantasmici e onirici. Nel giro di poche ore arriva la smentita chiara e forte dal Comitato di Redazione “Cdr Approfondimento, nessuna presa posizione della redazione di Report contro Ranucci. Smentita la ricostruzione del Corriere della Sera” (ANSA). Insomma, una banale e velenosa bufala che non a caso oggi è stata ripresa abbondantemente solo dai giornali governativi. Nulla succede mai per caso.

Oggi siamo pigri e ci limitiamo a questa nota però abbiamo in canna un argomento già affrontato sul quale ci sono interessanti novità: Rai Way.

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domenica 27 settembre 2026

il "gioco" della Torre: chi deve cadere ???

By Bloggorai ©

Quando il gioco si fa duro i duri cominciano a giocare e non ci sono dubbi sul fatto che il gioco dei prossimi giorni, delle prossime settimane, sarà durissimo e non si faranno prigionieri.

Facciamola corta e non perdiamo tempo. Vi proponiamo il più semplice, banale e brutale dei giochi: su una torre c’è posto solo per un soggetto. Non c’è posto per due e uno dei due, giocoforza, dovrà essere estromesso e buttato di sotto. Il primo è un soggetto collettivo: il Governo Meloni con molti dei suoi ministri e i loro amici, parenti e conoscenti e quindi vari La Russa, Gasparri, Donzelli, Mollicone, Santanchè e compagnia cantando insieme ai tanti corifei dei giornali che li sostengono e quindi l’AD Rai Rossi e il suo direttore Corsini (dello stesso partito della Meloni). Il secondo soggetto è Sigfrido Ranucci.

Un soggetto deve essere buttato giù dalla torre. Se mai si dovesse andare ad elezioni anticipate, da che parte vi schierate, chi buttate giù dalla torre, senza se e senza ma, senza “si però …” e senza “comunque il problema è un altro…”? Se volete, magari, si potrà dire, “turandoci il naso”.

Ribandiamo il concetto: provate ad immaginare che, semmai il Tribunale dovesse dare ragione al ricorso di Ranucci e lo riammettesse alla conduzione di Report e il conduttore si presentasse in video il prossimo 8 novembre con “Cari telespettatori, riprendiamo da dove ci eravamo lasciati e quindi, ad esempio, da “l’amico mafioso” del 16 aprile scorso… egli “amici di Diabolik”  e magari anche dentro la RAI”  (per intenderci, quello sulla vicenda del selfie dell’esponente milanese del clan mafioso con la Meloni) a Palazzo Chigi e dintorni nonché ai piani alti RAI farebbero salti di gioia? Il dubbio è lecito.   

Ecco allora come si comprende il clima avvelenato e tossico che è stato allestito e si allestirà ancora di più nei prossimi giorni. Oggi, tanto per cambiare, il Corriere dà il suo consueto contributo e titola “Se ritorna lui ce ne andiamo noi. Report, la redazione contro Ranucci”. Tre colonne di veleno allo stato puro, primordiale, prodotto in quantità industriale, dove quello usato per i topi a confronto è acqua fresca di fonte di montagna. Un articolo senza un riferimento, totalmente anonimo ovvero senza un nome o un volto che si assuma la responsabilità di dirlo apertamente, di qualcuno che ci metta la faccia e se ne assuma la responsabilità: lontani i tempi di quando si leggeva alla fine di agosto “La redazione di Report: se la RAI non torna sui suoi passi ci dimettiamo tutti”. E lontani pure i tempi di quando la RAI ha risposto “Se vi dimettete ci mettiamo 5 minuti a sostituirvi” e poco lontani invece i tempi in cui il direttore Corsini invocava la “serenità” raggiunta dopo l’accordo (ora i ricatti e le minacce si chiamano accordi).

Ora, secondo quanto riferisce il Corriere, semmai fosse vero quanto scritto,  nuovi leoni di Report ruggiscono davanti alla macchina del caffè: “… se lui sarà reintegrato dal giudice loro se ne andranno: questione di opportunità e incompatibilità annuncia al Corriere il gruppo”. Già, il "gruppo" !!! ricorda De Sica e Tina Pica con “la gente”. Però, sembra di capire e di leggere che alla redazione di Report, non si sa mai, abbiano valutato che sia meglio mantenere un basso profilo, meglio non farsi vedere e non far sapere in giro da che parte si è schierati. Anche nella savana talvolta i pozzi sono avvelenati.  

Abbiamo un vago quanto drammatico timore: l’era Ranucci è quasi certamente finita in RAI ma forse finirà pure l’era Report e non il generico Report e tantomeno il Report della Gabanelli, ma finirà esattamente quel Report che negli ultimi anni ha fatto quello che giornalisticamente parlando nessuno, nessuno, in Italia ha mai fatto: puntare le telecamere nelle stanze del Potere Politico, sul volto di chi lo rappresenta, nelle tasche di chi guadagna sul traffico di armi e di chi rimescola nell’eterno torbido dei grandi segreti italiani. Il Governo, questo Governo e questa RAI non si possono permettere il rischio che si possa riproporre qualcosa del genere.

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venerdì 25 settembre 2026

RAI: tira aria di sberle

By Bloggorai ©

Per cercare di capire, di sapere come vanno le “cose” bisogna andarci dentro. Per cercare di capire, di sapere come si svolge la “narrazione” di una vicenda bisogna seguire da vicino il “main stream”. E così, come vi avevamo detto, ieri mattina di buon’ora, siamo andati di fronte al Tribunale civile di Roma per seguire l’udienza sul ricorso di Ranucci ex art. 700 (procedura d’urgenza) avverso alla sua rimozione da Report.

Purtroppo ci siamo persi la parte migliore: nerboruti vigilantes ci hanno impedito l’ingresso (in modo illecito perchè sia il Tribunale quanto l’Aula sono luoghi pubblici per eccellenza ma nessuno tra i presenti ha fiatato…). Sicché, ci siamo dovuti accontentare di “vedere” i personaggi sulla scena e di scambiare interessanti punti di vista con alcuni colleghi più o meno esperti. 

Il primo ad emergere (anche perché è alto) è Paolo Corsini, direttore approfondimento Rai e firmatario del provvedimento, accompagnato dal direttore Risorse Umane, Felice Ventura (la sua immagine è nota per quella famosa fotografia dei “complottisti” sotto il cavallo di Viale Mazzini ai tempi di Orfeo), dell’avvocato Maurizio Santori dello Studio Pessi (noto studio legale che ha il quasi monopolio del contenzioso del lavoro Rai sul quale ci sarebbe da scrivere un capitolo a parte e dove il compianto Riccardo Laganà aveva sollevato il problema che nessuno poi, ovviamente, ha mai ripreso compresi, ovviamente, gli attuali consiglieri) e due persone sconosciute di RUO. Nota bene: grande assente il direttore degli Affari Legali Spadafora: lui no, Ventura si. Forse non è un caso. 

Poco dopo, dal lato opposto, arriva Ranucci con i suoi avvocati e la scorta. Nessuno apre bocca, salvo Corsini che scambia saluti affettuosi con qualche collega. 

E allora passano i minuti e passano le ore …

Ad un certo punto esce la delegazione RAI: facce scure e non hanno gran che voglia di parlare e quel poco che dicono non suona gran che bene. Poi, si vedono sfrecciare accano alla strada due macchine con Ranucci e la sua scorta. Nella scena manca un personaggio e poi vedremo chi è. Nel comunicato ANSA si legge che “… la giudice Donatella Casari, ritenendo il procedimento cautelare sufficientemente istruito, ha dato alle parti il termine del 30 settembre per il deposito delle note. Poi ci sarà la sentenza. Intanto è stato prorogato di 15 giorni il termine della scelta da parte del giornalista di una delle possibili destinazioni alternative offerte dall'azienda, un incarico a Rainews o al Tg3 oppure l'ufficio di corrispondenza de Il Cairo”. In soldoni, intanto la RAI ha scontato il rinvio di 15 giorni sulla accettazione delle sue proposte e per la sentenza sarà necessario attendere il prossimo mercoledì.

Cosa abbiamo “intuito”? lo avevamo anticipato ieri mattina: potrebbe, forse potrebbe, essere in corso una trattativa tra la RAI e Ranucci per cercare una “exit strategy” utile a tutti. La Rai potrebbe avere grande convenienza mettere la sordina a tutta questa vicenda sia per l’eccessivo rumore politico che gioca tutto a favore di Ranucci e sia per far “lavorare in serenità la redazione di Report” dopo il ricatto/minaccia di licenziamento che hanno subito (sic!). Ranucci potrebbe invece puntare a chiudere la sua avventura in RAI con lo scalpo della sua vittoria in Tribunale e trenta secondi dopo dimettersi magari scontando la montagna di giorni di ferie non godute e alla vigilia della sua prossima pensione per poi dedicarsi “ad altro”. La RAI, inoltre, rinuncerebbe alla minaccia di licenziamento che ancora potrebbe incombere sulla testa di Ranucci. Cosa abbiamo “intuito” ieri mattina per supportare questa ipotesi? Un dettaglio interessante: sembra, pare, dicono, che sulla macchina che è sfrecciata via ieri mattina ci fosse proprio Ventura che avrebbe avuto la delega da Rossi&C di gestire e chiudere la “faccenda” nel modo meno doloroso per la RAI, giacché, pare, sembra, dicono che da quelle parti tira aria di una sberla sonora che l’Azienda potrebbe prendere tra capo e collo.

Allora, hai voglia dire che …

“In questo momento nel Paese ci sono ben altri problemi più importanti di Lavitola…” Vero!

“A me Ranucci sta pure alquanto antipatico…” Per alcuni è vero e per altri no.

“Il “metodo Report” è insopportabile” Dipende dai punti di vista.

“L’importante è salvare Report e/o il giornalismo d’inchiesta …” Si, certo, poi vedremo quali inchieste.

“Sigfrido ha fatto e continua fare ‘n sacco di cazzate inaccettabili e insopportabili”. Vero!!!

“Tra il Governo, la Meloni, questa RAI di Rossi & e Ranucci … scelgo Ranucci”. Parliamone.

“Ranucci ad ogni suo incontro vede che partecipano tante persone …”. Vero!

“Se Ranucci si presenta alle prossime elezioni prende un sacco di X% voti … importanti !!!” Probabile.

In tutti questi e altri “hai voglia a dire che …” c’è il racconto politico di questi mesi che non sono passati, non passano e non passeranno inosservati. Lo abbiamo scritto subito, dalle prime ore: tutta questa vicenda si può leggere correttamente solo con una lente: le prossime elezioni politiche fors’anche ravvicinate. Provate ad immaginare se il prossimo 8 novembre Report avesse potuto ricominciare con il faccione di Ranucci che annuncia: “Riprendiamo alcune inchieste del passato come ad esempio “l’amico mafioso”, oppure il caso Santachè, oppure il caso del figlio di La Russa oppure sul traffico di armi con Israele etc etc!

A qualcuno sarebbe venuta certamente l’orticaria. Inimmaginabile e insopportabile: Ranucci e solo lui doveva essere fermato ad ogni costo. Poi si vedrà ed è esattamente quel “poi” che è il cuore del problema ed è la chiave di lettura, come vi abbiamo detto, che pone tutta la vicenda Lavitola non certo ai margini della cronaca politica.

Appunto, hai voglia a dire che … dentro o fuori Report, Ranucci potrà piacere o meno ma si porta in dote un piccolo patrimonio di consenso personale che si può facilmente trasformare in consenso politico come è già avvenuto con tanti suoi noti predecessori (Santoro, Annunziata, Gruber etc etc etc). Quanto potrà valere? Poniamo un X% variabile indeterminato (se Mieli del Corriere e Cappellini di Repubblica avessero proseguito nel progetto di sondaggio promosso da Lavitola oggi forse lo sapremo) quale che esso sia, con questa legge elettorale o anche con la prossima, chi si può permettere di rinunciarci?

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FLASH: Ranucci

 Si e' appena conclusa l'udienza al tribunale civile di Roma sul ricorso di Ranucci: il Giudice ha deciso di non decidere oggi ed ha rinviato per eventuali ulteriori accertamenti ed eventuali testimonianze con "prove orali".

Facce scure RAI  e Ranucci uscito da porta secondaria


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giovedì 24 settembre 2026

RAI: una giornata molto particolare ... molto !!!

By Bloggorai ©

La cialtroneria giornalistica è una malattia grave, contagiosa e pericolosa e lo è ancora di più se presente nel Servizio Pubblico. Si tratta di un virus invasivo, subdolo quanto rumoroso, aggressivo quanto apparentemente fluido. Questa mattina, ad esempio, Radio Uno Rai ha dato la sua prova provata: mezz’ora di dibattito, con ospiti qualificati, per parlare della presunta minaccia di attacco all’Italia (sono nel Centro/Sud isole comprese) da parte russa con i droni attraverso navi portacontainer in navigazione nel Mediterraneo. Per fortuna che ci sono i ministri Crosetto e Tajani (sic!!!) che hanno smentito però la cialtroneria ha colpito e qualche segno nella “narrazione collettiva” certamente lo lascerà. Per fortuna, inoltre, per la cialtroneria esiste un antidoto formidabile: la pernacchia! 

Questa mattina però aprirà una giornata molto, molto particolare: dopo mesi di paginate (il Corriere primo tra tutti) sul “caso Lavitola” poi divenuto il “caso Ranucci” oggi arriveremo, forse, ad un punto di svolta. È prevista infatti l’udienza al Tribunale del Lavoro per il ricorso che Ranucci ha presentato ex Art. 700 con il quale chiede il reintegro alla conduzione di Report.

Ci sono diverse possibilità.

A – il giudice ritiene fondati i motivi del ricorso e impone alla RAI il reintegro immediato del conduttore.

B – il giudice ritiene infondati i motivi del ricorso, lo respinge e Ranucci o accetta una delle tre proposte RAI oppure si mette in ferie in attesa o del suo licenziamento o della prossima pensione

C - e questa è la grande novità che sembra circolare: il giudice potrebbe decidere un breve rinvio che, trattandosi di un art. 700, può avvenire solo in particolari circostanze peraltro previste dall’art 420 del CpC. 1: motivi tecnici (esempio presenza delle parti in giudizio). 2: il giudice può richiedere di approfondire le motivazioni del ricorso su richiesta di una delle parti, necessaria per fornire ulteriore documentazione 3: si dispone il rinvio perché le parti, congiunte, informano il giudice che è in corso una “trattativa” per sanare i termini del ricorso. In ogni caso il giudice deve avere fondati motivi per rinviare e, nel caso, sarebbe solo di pochi giorni.

Nel caso A saranno dolori, per tutti e per la RAI in particolare. Se Ranucci venisse reintegrato a Report qualcuno, molti, ne uscirebbero con le ossa rotte e sarà interessante vedere se in redazione lo accoglieranno con altrettanto giubilo come già manifestato dopo “l’accordo/minaccia” con l’Azienda.

Nel caso B saranno dolori per Ranucci che poi se la dovrà vedere con una minaccia di licenziamento a seguito degli “accertamenti” del famigerato Comitato Etico.

Nel caso C si aprirebbe uno scenario inedito e inatteso. Porterebbe a dire che le parti, RAI e Ranucci, stanno trattando per una soluzione “pro bono” utile a salvare capra e cavoli. Ovvero RAI ottiene la sua “rimodulazione” di Ranucci da Report e Ranucci ottiene una nuova e più adeguata collocazione diversa e migliore delle tre già proposte. O altro. 

In mattinata sapremo qualcosa, rimanete sintonizzati.

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Giornalismo cialtrone e non solo: Ranucci, canone, crollo di RAI Tre e i "pacchi" di RAI Uno

By Bloggorai ©

Siamo messi male ... molto male e non da poco. Giornalisticamente parlando, e non solo, siamo alquanto messi male. La notizia del giorno che da ieri sera sta rimbalzando tra tutti i giornali, Tg e gr sarebbe che “Mosca vuole colpire l’Italia dal mare, allarme della CIA” (Repubblica) oppure il Corriere “Possibile attacco della Russia con Italia, Francia o Spagna con droni dal mare”. Accipicchia, porca miseria … allarme rosso!!!

Riepiloghiamo:

1 – la presunta “stazione” o forse solo un agente della CIA a Vilnius (Lituania) possiede notizie clamorose su un possibile attacco della Russia contro l’Italia, la Francia “o” la Spagna. Non è ben chiaro se l’attacco è previsto tutti insieme o uno alla volta e poi non si capisce l’alternanza con “o”. Non si capisce bene perché la CIA che, si suppone, possa avere “stazioni” fino al paesino sperduto dell’Alta Val Camonica  o del Gennargentu debba rivolgersi proprio alla Lituania che a mente fredda si fa fatica a sapere dove si colloca nella carta geografica. Ma non facevano prima a rivolgersi direttamene ai loro colleghi di Roma, Parigi “o” Madrid? Facevano prima e pure con gran bella figura!    

2 – se non che la “stazione” CIA di Vilnius o un suo agente chiaccherone si rivolge ad un “amico” giornalista del noto giornale quotidiano spagnolo El Mundo. Accipicchia!!!! Scoooopppp!!! Se non che El Mundo è un giornale (destra centro destra) che quando gli va bene vende circa 30 mila copie al giorno. Tanto per fare paragone: la Gazzetta di Vattelappesca di Sotto, mediamente vende di più. ne avesse parlato il NYT, Le Monde o The Times avremmo potuto dare un filo di credito. Mah: le manovre dela CIA non finiscono di stupirci (abbiamo ancora in memoria Colin Powell all'ONU  nel 2003 con il cartone animato delle armi di distruzione di massa irachene e poi non hanno trovato nemmeno una mazzafionda).  

3 – leggiamo il testo originale (dal Corriere): “Utilizzeranno droni lanciati dal mare, nascosti nel container di una nave; non è affatto difficile», spiega una fonte vicina al ministero della Difesa della Lituania, che ha chiesto di rimanere anonima”. Certo, non è affatto difficile, che ci vuole! Basta far navigare nel Mediterraneo una nave carica di container e l’attacco è fatto. Poi “Ora le autorità lituane conoscono persino il tipo di drone che i russi potrebbero utilizzare contro Spagna, Francia o Italia”. Tutto sommato è robetta: potevano essere peggiori e invece “Il suo piccolo carico non è sufficiente a distruggere una grande struttura, ma può provocare un incendio, danneggiare apparecchiature esposte oppure chiudere porti o aeroporti”. Non andiamo oltre nella lettura: offende il livello minimo di intelligenza. L’ANSA va oltre: “Si tratterebbe di un Gerbera. Stando alla cartina pubblicata da El Mundo, tutta l'Italia - eccezion fatta per il Nord-Est - sarebbe nel raggio d'azione” ovvero il Sud e il Centro, Est o Ovest comprese le isole, invece sono al centro del mirino. Fenomenale: emigriamo tutti in Lombardia, Veneto o Piemonte, non si sa mai !

4 – saputo tutto questo, il ministro della Difesa Crosetto avrebbe avuto voglia di fare una sonora pernacchia ma non lo può fare: sarebbe sconveniente e si limita dire “Non serve a nessuno e non trova alcuna conferma, l'allarme lanciato questa mattina da un quotidiano spagnolo che ipotizza possibili attacchi ad Italia, Spagna e Francia da parte di navi e droni russi. Già viviamo in tempi difficili e "nervosi" e non serve a nessuno ulteriore benzina sul fuoco". Menomale che c’è Crosetto !!! l’ANSA poi precisa meglio “Fonti qualificate contattate dall'ANSA avevano spiegato che al momento non sarebbe giunto ad alcun livello operativo, né intelligence, né diplomatico, né militare”.

Sintesi: una balla colossale e se si trattasse solo di balle sarebbe pure poco. C’è di più: complicità e cialtroneria allo stato puro ripresa con enfasi in lungo e largo. Tutto per alimentare il senso di insicurezza e di paura come se non ce ne fosse già abbastanza.

Abbiamo ancora tre cose su cui scrivere:

A – domattina udienza al Tribunale del Lavoro per ricorso promosso da Ranucci. Oggi, timidamente, con un pezzetto in basso a sinistra, il Corriere scrive “Report: mossa “anti Ranucci” Nuovo Contratto per di Pasquale” ovvero: per Rossi & C il terrore corre sul filo del giudizio.

B – canone RAI: ieri in commissione VIII Senato un passo avanti verso il “taglio”: come e di quanto non è dato sapere però fa tanta notizia. Lo sapremo solo vivendo

C - abbiamo scritto nei giorni scorsi “crollo di RAI Tre”: confermiamo! La prima sera della nuova edizione di Chi l’ha visto post Sciarelli ha visto “emigrare” circa mezzo milione di telespettatori rispetto alla serata analoga dei tre anni precedenti: a settembre 2023 1.541.000 con il 10,1%, a settembre 2024 erano 1.387.000 con il 9,6%, a settembre 1.232.000 con l’8,5% e ieri sera ha fatto poco più di 1 mln con il 7%. Non è “crollata” tutta Rai Tre ma è sulla direzione giusta.

D – oggi Aldo Grasso, di par suo, ha preso a bastonate il gioco dei pacchi su Rai Uno: come dargli torto. Si dovrebbe fare come sui pacchetti di sigarette e scrivere in sovrimpressione sullo schermo “Questo gioco è tossico! Tenete lontano i bambini e comunque avvelena anche te!”

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mercoledì 23 settembre 2026

AGGIORNAMENTO: Vespa e il crollo di RAI Tre

By Bloggorai ©

vedi post precedente !!!

Torniamo sulla superfice del bidone. In un momento così drammatico della vita del Paese, non possiamo, non vogliamo e non dobbiamo dimenticare di esprimere tutta la nostra più calorosa e affettuosa solidarietà al collega Bruno Vespa, caduto vittima di un deplorevole incidente domestico che lo ha messo in condizioni di presentarsi comunque in condizioni pietose davanti alle telecamere pur di assolvere il suo dovere di giornalista, il suo impegno politico e financo la sua umanità. Onore al merito!!!



Immagini destinate ad entrare nei libri di storia sulla RAI

Vespa non poteva, non doveva e non voleva perdere una ennesima occasione per essere grato, vicino e solidale con la Meloni alla quale, ieri sera, ha garantito un fulgido e claro esempio di giornalismo televisivo di Servizio Pubblico garantendo alla medesima ben 2 apparizioni su RAI Uno: 5 minuti dopo il Tg alle 20.30 e 25 minuti a Porta a Porta: praticamente due comizi a scena aperta. Formidabile!!!

Vespa meriterebbe un premio, una menzione d‘onore, un titolo al merito: pochi cittadini comuni, poche persone comuni, accetterebbero di “lavorare” in quelle condizioni disagiate e sinistrate e invece lui no … stoico, granitico e inamovibile per nulla al mondo farebbe un passo indietro. Si tratta di un fulgido esempio da proporre nelle scuole di giornalismo moderno: gente così non ne fanno più … non ci sono più i giornalisti di una volta … un po’ lavativi, un po’ sfaccendati e leggermente imboscati che alla prima occasione si celano dietro le retrovie delle redazioni.  

Rivolgiamo un appello: Vespa resisti! Prendi un forte analgesico e non ci far mancare i tuoi 5 minuti e il tuo Porta a porta. Ma, in primo luogo, non far mancare alla Meloni il tuo forte e solidale impegno al suo fianco: finché dura fa verdura. Poi, si vedrà!!!

Veniamo al secondo aggiornamento sul fondo del bidone: alle 10 di stamattina, puntuali, sono arrivati i dati di ascolto di ieri sera: il prode Monteleone su RAI Tre con il suo “Filorosso” e la sua imperdibile e ripetuta intervista a Maria Rosaria Boccia ha raccolto il 2,7% di share e poco più di 300 anime perse con una media del 2,4%. Abbiamo sempre sostenuto che se Bloggorai, con il valido aiuto di tanti suoi lettori e lettrici, mettesse su un’antenna TV sul suo terrazzo condominiale potrebbe fare di meglio e di più con molte meno risorse di cui invece gode il valido conduttore, peraltro lautamente retribuito (328 mila euro l’anno per due anni ovvero3.600 persone pagano il canone per il suo compenso). Se qualcuno lo vuole ridurre, cominciamo a pensare che forse non ha tutti i torti: per chi e per cosa pagare il canone?

Nel frattempo, nell’intera giornata, Rai ha raccolto il 34,7% di share con circa 2,5 mln di telespettatori mentre Mediaset ha raccolto il 39,5 con circa 2,8 mln. La progressione è ormai stabilizzata: RAI è costantemente sotto Mediaset e Rai Tre, con quei numeri, è destinata all’estinzione. Non ci sarà bisogno di chiudere Report: è sufficiente far crollare gli ascolti della rete.

Comunque, abbiamo speranza: il bidone non ha fondo e possiamo ancora sperare di vederne tante di belle e di nuove.

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martedì 22 settembre 2026

RAI: Il bidone senza fondo e il canone ridotto

By Bloggorai ©

Si usa dire “raschiare il fondo del bidone” quando ormai non c’è più nulla da prendere in superficie. Ma questo presuppone un “bidone” sano, integro, con un suo fondo stabile. Invece, parlando di RAI e dintorni la netta sensazione è che il bidone non ha fondo e più ti spingi dentro per raschiare e più ti rendi conto che il fondo non ha fine e quel poco che riesci a raschiare è robetta di scarsa qualità (eufemismo) per non dire tecnicamente “feccia”.

Cominciamo da ieri sera. Due giorni prima ci eravamo convinti che la trasmissione di Giletti su RAI Tre con la sua ospite Maria Rosaria Boccia sul "caso Lavitola" avesse toccato il fondo del giornalismo televisivo melmoso e malmostoso del Servizio Pubblico, culminato con la domanda apocalittica “Vi siete baciati con Sigfrido?”. Dopo una domanda del genere meglio passare ad altro: aggiornamenti su Garlasco.

Se non che, repetita iuvant, ieri sera il prode Monteleone sempre su RAI Tre ha pensato bene di invitare anche lui la Boccia e ripetere più o meno esattamente lo stesso copione della sera prima da Giletti ovvero il nulla ripassato in padella ma solo i rimasugli del bidone già raschiato in precedenza. Ci aspettiamo che la ricerca di ulteriore fondo possa proseguire, se ci si mettono d’impegno riusciranno a ravanare ancora, consapevoli che non esiste un fondo.

Ma il fondo del barile la RAI lo sta raschiando su tutto il perimetro che la interessa. In queste ore si legge della proposta di Forza Italia sulla riduzione del canone e viene spacciata come una grande novità. Non è vero e Bloggorai lo scritto subito in epoca non sospetta: la proposta era già contenuta nel NT 162 Senato, art. 6.b, ovvero il Testo congiunto che ha raccolto tutti gli emendamenti precedenti, compresi quelli dell’opposizione, laddove si prevede che “…  l’ammontare del canone di abbonamento di cui al primo periodo non può subire una variazione negativa se non in presenza di condizioni eccezionali debitamente motivate, che comportino la riduzione delle esigenze di finanziamento. Ogni variazione in riduzione deve essere accompagnata da una relazione tecnica trasparente e verificabile, redatta secondo criteri oggettivi e coerenti con gli obblighi europei … In ogni caso, qualunque variazione in negativo dell'ammontare del canone non può superare il 5 per cento rispetto all'importo dell'anno precedente”. Tradotto in italiano: chi determina le “condizioni” che comportino la riduzione delle esigenze di finanziamento? Quali sono i criteri che le determinano? Chi scrive “la relazione” ed entro quanto tempo poi scaturisce l’eventuale conseguenza del taglio del 5% annuo? È inevitabile che con questo meccanismo il canone permane una variabile dipendente di voleri e poteri dell’Esecutivo: chi altri se non il MEF potrebbe intervenire nella redazione della “relazione”?

Come abbiamo più volte scritto: era già questo il cuore della battaglia che invece è stata sopita e accantonata salvo poi oggi vederla riemergere dall’iniziativa dei parlamentari di FI. Attenzione: viene introdotta una molto relativa novità: semmai dovesse avvenire una riduzione si potrebbe compensare l’importo negativo attingendo alla fiscalità generale. Anche in questo caso, nulla di nuovo perché è una musica già sentita da più parti. L’abbiamo letta, ad esempio, nella proposta di riforma dell’opposizione intera laddove all’art. 6 dell’A.S. 162 NT dello scorso ottobre si legge che “1. Il finanziamento del servizio pubblico generale è assicurato dallo stanziamento di risorse statali determinate sulla scorta degli oneri sostenuti nell’anno solare precedente…”. Questa mattina poi leggiamo che il concetto viene ripreso dalla ex presidente della Vigilanza Barbara Floridia che ha sostenuto “Aboliamo il canone ma leghiamo le risorse alla Concessione che dura 10 anni” (da Libero). Cosa vuol dire “aboliamo il canone” se non si specifica con cosa e con quanto  viene sostituito, ovvero con la fiscalità generale? Per non dire poi che, semmai si dovesse applicare l’EMFA il Contratto di Concessione potrebbe venire soppresso. Grande confusione sotto il cielo e quindi per il Governo Meloni e per il suo futuro dentro la RAI la situazione è eccellente.

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Il Gioco: Tv corrotta, nazione infetta

By Bloggorai ©

Italiani: un Popolo di Santi, di eroi, di navigatori ... ma anche di sprovveduti allo sbaraglio, di furbetti del quartierino, tossicodipendenti ludopatici compulsivi.

Questo il quadro che emerge dalla recente ricerca ISTAT sugli italiani e il gioco: “Giochi, un’attività abituale per la maggioranza dei cittadini - Anno 2024”. Un quadro desolante e devastante: “Nel 2024, il 52,9% della popolazione di 14 anni e più (27 milioni 510mila persone) ha praticato almeno un’attività di gioco, con quote più elevate tra i giovani (sette su 10 tra i 14 e i 24 anni).

Il 12,3% delle persone di 14 anni e più gioca con frequenza settimanale, il 15,7% una o più volta al mese e il 24,9% più raramente. Giocano con una frequenza settimanale specialmente gli ultra 65enni (19,3%) e i giovani di 14-24 anni (13,5%).

Nel 2024, il 31,9% della popolazione di 14 anni e più (16 milioni 609mila persone) ha partecipato ad almeno un gioco con vincite in denaro. Il fenomeno è più diffuso tra gli uomini (37,8% contro 26,4% delle donne).

Il 4,9% delle persone di 14 anni e più gioca una o più volte a settimana a giochi con scommesse, il 6,9% una o più volta al mese e il 20,2% più raramente. La frequenza è più elevata tra gli uomini: il 7% gioca settimanalmente e il 9% mensilmente, contro il 2,9% e il 4,9% delle donne”.

Il contrappeso di questi dati sono i valori economici che sono in “gioco”: “L'azzardo batte così ogni crisi e raggiunge nel 2025 il record storico di 165,34 miliardi di euro: una raccolta in crescita del 5% rispetto all'anno precedente. Una cifra monstre che equivale al 7,3% del Pil nazionale, trainata dal boom del canale online. Ma a farsi largo sono anche le perdite nette dei cittadini, che ammontano a 21,88 miliardi di euro, più o meno il valore di una manovra finanziaria” (fonte "Libro nero sull'azzardo", il rapporto annuale realizzato da Cgil, Federconsumatori e Fondazione Isscon).

Tutto questo per tornare su un tasto dolente del Servizio Pubblico: ogni sera il gioco dei “pacchi” su RAI Uno è visto da circa 4 mln di persone. Un grande successo, una grande fonte di incassi pubblicitari, ma anche una grande tragedia sul fronte dell’aperto sostegno alla ludopatia. De Martino propone infatti un “gioco” che non richiede alcuna abilità o conoscenza ma solo una relativa quantità di fortuna, esattamente come un “gratta e vinci” o come una leva di una slot -machine.

E allora, riproponiamo la domanda: vale la pena pagare il canone per questa Rai, per questa offerta editoriale, per questo modello di servizio Pubblico?

Il tema “canone” è caldo e potrebbe esserlo ancora di più nei prossimi giorni o settimane. Passo indietro: in VII commissione Senato si stanno per chiudere i giochi sulla proposta di riforma RAI. Oggi Il Messaggero titola “Rai, al Mef la scelta di due nomi. L’apertura sul taglio del canone”. In mattinata i soliti consiglieri “del giorno dopo” hanno comunicato che “… si prospetta un meccanismo nel quale l'ammontare del canone può essere ridotto di anno in anno, affidando la relativa compensazione a successive decisioni pubbliche: si rischia così di rendere il finanziamento della Rai più esposto alla discrezionalità politica e alle esigenze contingenti della finanza pubblica”. Peccato dover ricordare che questa posizione del Governo è nota da tempo (giugno scorso) e che l’opposizione su questo argomento ha balbettato con propri emendamenti emersi da un fantomatico “tavolo di lavoro” che non hanno scalfitto di una virgola la posizione della maggioranza. 

Ora, oggi, ci troviamo alla viglia di un possibile colpo di mano del Governo sulla riforma Rai che, se mai riuscisse ed i numeri in Parlamento li hanno, consegnerebbe l’Azienda nelle loro mani per altri 4 anni. Il tema “canone” è un corollario elettorale di grande presa e, come al solito, saranno loro i primi ad intestarsi la paternità e non sarà sufficiente difenderlo così com’è. Sarà necessario dire o proporre qualcosa di più e di diverso. Sarà necessario affrontare ora, subito, il tema del futuro del Servizio Pubblico e non solo in termini di governance come vuole l’EMFA. Bloggorai lo scrive da tempo: se TeleMeloni vincerà la battaglia è solo perché l’opposizione si è dimenticato di combatterla, o meglio hanno proprio smarrito il “manuale di combattimento” e quando magari lo ritrovano i giochi sono fatti. Purtroppo, come abbiamo sentito dire, “In questo momento la RAI non è una priorità … c’è ben altro e di più grave a cui pensare”. È vero.

bloggorai@gmail.com

ps. Oggi il “tema” Lavitola è pressoché scomparso (solo il Corriere si ostina a scrivere “il caso Ranucci”). Ieri sera abbiamo assistito ad una pagina memorabile del giornalismo televisivo tipico del Servizio Pubblico con Massimo Giletti che intervistava Maria Rosaria Boccia e le ha posto la domanda fondamentale di tutta questa storia. “Vi siete baciati?” e lei, candida e sorridente, ha risposto “No!”. A seguire, ovviamente, non poteva mancare uno pseudo scoop su Garlasco. 

 

lunedì 21 settembre 2026

La Radio giovani contro la Tv anziana: 2 a 0

By Bloggorai ©

Amo la radio perché arriva dalla gente
Entra nelle case e ci parla direttamente
E se una radio è libera, ma libera veramente
Mi piace ancor di più perché libera la mente

Con la radio si può scrivere, leggere o cucinare
Non c'è da stare immobili, seduti lì a guardare
E forse proprio quello che me la fa preferire
È che con la radio non si smette di pensare

(E. Finardi, 1976)

RAI- Radio Televisione Italiana. Non c’è dubbio: nasce prima la radio e poi, a seguire, è più rilevante la radio e a seguire c’è la televisione. Eppure, nella “narrazione” audiovisiva (anzitutto “audio” e poi “visiva”) la Radio compare sempre come la sorella povera, dimenticata e maltrattata dalla ricca e brillante TV. Se ne parla meno, se ne scrive meno, e si "studia" meno. In chiave politica di dice sovente “Tele Meloni” ma raramente si legge “Radio Meloni”. Nella Rassegna Stampa RAI, storicamente, lo spazio (gli articoli) dedicati alla radio sono in genere meno della metà rispetto a quelli dedicati alla Tv.

Eppure, i numeri invece raccontano una storia diversa: in Italia le persone che nel giorno medio si sintonizzano su una stazione radiofonica (maggiormente privata rispetto ad una pubblica) sono circa 35 mln e oltre 7 mln nel quarto d’ora medio. Tanto per avere un confronto: la platea televisiva nel giorno medio (totale emittenti Total Audience Auditel) è di circa 8,7 mln mentre in prima serata è di circa 20 milioni (con variazioni significative rispetto alle stagioni). Le differenze sono enormi in termini quantitativi e in termini qualitativi rispetto alle modalità di fruizione del mezzo, rispetto alla tipologia del pubblico e alla composizione del mercato.

La Radio ha un flusso costante ed immediato e rapidamente accessibile in ogni luogo e circostanza. La Radio crea e rafforza un forte legame di “vicinanza” con i conduttori e i temi proposti. La Radio propone una varietà di contenuti pressoché imparagonabili con quelli della Tv tradizionale, digitale e generalista. Infine, la Radio è allo stesso tempo locale e universale.

Il pubblico della radio è maggiormente “effervescente” rispetto a quello televisivo. Le fasce di età sono meglio distribuite laddove anche i “giovani” trovano spazi che in Tv invece non trovano (la maggior parte del suo pubblico è over 50). Il pubblico della radio è “mobile”: “…  Su un totale di circa 34 milioni di ascoltatori nel giorno medio, 19,65 milioni (57,7%) ascoltano la radio esclusivamente fuori casa, a cui si aggiungono altri 9,53 milioni (28%) che la ascoltano sia in casa sia fuori casa. Solo il 14,2% degli utenti fruisce del mezzo esclusivamente tra le mura domestiche” (https://fm-world.it/total-search/ ). Il pubblico della radio poi estende i suoi confini con la “visual Radio”, con la “web Radio” e con i derivati “podcast” oggi di grandissimo successo.

Il “mercato” della radio è oggi in buona salute: la pubblicità radiofonica sembra essere l'unico comparto che mostra una crescita strutturale costante, superando i 629 milioni di euro di ricavi complessivi (circa il 7% dell'intero mercato pubblicitario nazionale) a fronte degli altri media che invece soffrono di cali e perdite considerevoli.

Dunque, cosa non funziona nel “racconto mediatico” sulla radio? Perché nonostante i numeri evidenziano una dimensione costantemente positiva la Radio continua a rimanere la sorella povera della Tv? E, se vogliamo meglio approfondire, perché Radio Rai nella famiglia mediatica delle altre emittenti radiofonica è costantemente relegata in posizioni lontane dalla cima della classifica degli ascolti? Per intenderci: Audiradio 2025 pone Rai Radio Uno al 7° posto con quasi la metà degli ascoltatori della prima in classifica (RTL 102,5 con oltre 6 mln e Rai Radio Uno con poco più di 3 mln). Cosa non funziona nel “Servizio Pubblico Radiofonico nazionale”???

Cercheremo di capire, di sapere, di approfondire. Intanto, se avete voglia, potete rileggere quanto abbiamo già scritto non molto tempo addietro: https://bloggorai.blogspot.com/2025/09/rai-una-radio-con-dentro-una-tv.html e se intanto avete voglia di conoscere “un’altra Radio” di Servizio Pubblico provate a vedere qui: https://www.radiofrance.fr/ .

bloggorai@gmail.com

 

Ps. Bloggorai ha iniziato la sua “attività” nel lontanissimo 1977 proprio nella più importante radio libera romana: Radio Città Futura

sabato 19 settembre 2026

Notizia del Giorno: abolito il Canone RAI ???

By bloggorai ©

No, non è vero ma un finto “scoop” non si nega a nessuno e pure Bloggorai ne approfitta.

L’interrogativo è urticante ma non meno interessante: il canone RAI, per questa RAI e nelle determinate condizioni ha ancora un senso politico, sociale e culturale e financo tecnologico? La tutela dello Stato sulle frequenze radiotelevisive ha ancora un senso? La possibile riforma imposta da Bruxelles con l’EMFA garantisce pienamente autonomia e indipendenza del Servizio Pubblico dall’ingerenza dell’Esecutivo? È adeguato e funzionale il rapporto tra risorse disponibili (canone più pubblicità) e impieghi in termini di offerta editoriale pure in relazione alla propria struttura organizzativa? In altri termini: la RAI è in grado di supportare la sua offerta editoriale con le risorse di cui dispone? Tre reti generaliste e oltre 12 mila dipendenti (dei quali circa 2. 000 giornalisti, dei quali circa 200 solo a Rai News24) sono necessari? Questa mattina l’interrogativo lo ripropone Giovanni Valentini sul Fatto e titola: “RAI, azione popolare per avere il rimborso del canone 2025” e si legge “Siete stufi di finanziare TeleMeloni e RadioMeloni?” e propone di “ …introdurre un canone sociale progressivo, rapportato ai consumi elettrici o alle fasce di reddito”. C’è materia di dibattito e il rischio che questo tema sia prevalentemente in appalto esclusivo e nelle corde della destra è forte.  

Attenzione. Il tema canone si o canone no non appartiene solo al bagaglio della Lega di Salvini ma si aggira da tempo, da anni, anche nei meandri nemmeno tanto nascosti dell’area progressista. Ogni tanto ci capita di ricordare il referendum del ’95 sull’abolizione della Concessione, come pure giova ricordare in tempi moderni il vice segretario del PD Francesco Boccia quando affermò all’ANSA nel lontano 2029 “Non penso sia più tollerabile un canone, al tempo della società digitale, interamente assorbito dalla Rai”. Come pure vale la pena ricordare, nei recenti emendamenti sulla bozza di riforma RAI oggi in discussione al Senato proposti dall’opposizione, gli svarioni sul “Contratto Attività e Risorse” o peggio ancora del “Contratto Obiettivi e mezzi” laddove si lege che la “ … Rai riceve il gettito dell’imposta di scopo denominata canone a base quinquennale e scorrevole anno per anno…” ovvero esattamente il contrario di quanto dispone l’EMFA che invece prevede l’impiego di risorse certe e prevedibili. Oppure vedi ex emendamento art. 61 si prevede che il finanziamento Rai “… sia assicurato dallo stanziamento di risorse statali determinate sulla scorta degli oneri sostenuti l’anno solare precedente…”.

Grande confusione sotto il cielo dell’opposizione e la situazione non è affatto eccellente, anzi, forse è pure pessima!

In soldoni: se domattina la Meloni & C  proponessero e approvassero il testo oggi in discussione in VIII Commissione del Senato questo sarebbe il nuovo profilo del canone RAI: “Per garantire l'adeguatezza, la sostenibilità e la prevedibilità delle risorse finanziarie necessarie a garantire la fornitura del servizio, l'ammontare del canone di abbonamento di cui al primo periodo non può subire una variazione negativa se non in presenza di condizioni eccezionali debitamente motivate, che comportino la riduzione delle esigenze di finanziamento. Ogni variazione in riduzione deve essere accompagnata da una relazione tecnica trasparente e verificabile, redatta secondo criteri oggettivi e coerenti con gli obblighi europei in materia di pluralismo, indipendenza editoriale e stabilità economica delle emittenti pubbliche. In ogni caso, qualunque variazione in negativo dell'ammontare del canone non può superare il 5 per cento rispetto all'importo dell'anno precedente»;. Chi sarebbe il soggetto in grado di “determinare” la fondatezza delle possibili riduzioni del canone e su quali criteri? Lo stesso Governo …of course, con buona pace dell’EMFA.

Chiudiamo con una noterella a margine. Ieri in Cda si è parlato dell’uscita anticipata di Roberto Sergio dalla RAI dove ricopre l’incarico di DG Corporate ovvero un ruolo fittizio e pressoché irrilevante in quanto la funzione è stata definitivamente abolita con la Legge Renzi che invece ha introdotto la figura dell’AD nonché alla guida di San Marino Tv (solitamente controllata da un dipendente RAI). Ora il tema che sembra interessare tutti (tutti) i vertici attuali sembra essere rimanere in sella al Cda anche per il prossimo giro di giostra e, meglio ancora, se per cinque anni piuttosto che tre. Pecunia non olet: i consiglieri RAI oggi percepiscono 66 mila euro lordi. Per fare cosa?

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BOOOM !!! Abolito il canone RAI?

By bloggorai ©

No, non è vero ma un finto “scoop” non si nega a nessuno e pure Bloggorai ne approfitta.

L’interrogativo è urticante ma non meno interessante: il canone RAI, per questa RAI e nelle determinate condizioni ha ancora un senso politico, sociale e culturale e financo tecnologico? La tutela dello Stato sulle frequenze radiotelevisive ha ancora un senso? La possibile riforma imposta da Bruxelles con l’EMFA garantisce pienamente autonomia e indipendenza del Servizio Pubblico dall’ingerenza dell’Esecutivo? È adeguato e funzionale il rapporto tra risorse disponibili (canone più pubblicità) e impieghi in termini di offerta editoriale pure in relazione alla propria struttura organizzativa? In altri termini: la RAI è in grado di supportare la sua offerta editoriale con le risorse di cui dispone? Tre reti generaliste e oltre 12 mila dipendenti (dei quali circa 2. 000 giornalisti, dei quali circa 200 solo a Rai News24) sono necessari? Questa mattina l’interrogativo lo ripropone Giovanni Valentini sul Fatto e titola: “RAI, azione popolare per avere il rimborso del canone 2025” e si legge “Siete stufi di finanziare TeleMeloni e RadioMeloni?” e propone di “ …introdurre un canone sociale progressivo, rapportato ai consumi elettrici o alle fasce di reddito”. C’è materia di dibattito e il rischio che questo tema sia prevalentemente in appalto esclusivo e nelle corde della destra è forte.  

Attenzione. Il tema canone si o canone no non appartiene solo al bagaglio della Lega di Salvini ma si aggira da tempo, da anni, anche nei meandri nemmeno tanto nascosti dell’area progressista. Ogni tanto ci capita di ricordare il referendum del ’95 sull’abolizione della Concessione, come pure giova ricordare in tempi moderni il vice segretario del PD Francesco Boccia quando affermò all’ANSA nel lontano 2029 “Non penso sia più tollerabile un canone, al tempo della società digitale, interamente assorbito dalla Rai”. Come pure vale la pena ricordare, nei recenti emendamenti sulla bozza di riforma RAI oggi in discussione al Senato proposti dall’opposizione, gli svarioni sul “Contratto Attività e Risorse” o peggio ancora del “Contratto Obiettivi e mezzi” laddove si lege che la “ … Rai riceve il gettito dell’imposta di scopo denominata canone a base quinquennale e scorrevole anno per anno…” ovvero esattamente il contrario di quanto dispone l’EMFA che invece prevede l’impiego di risorse certe e prevedibili. Oppure vedi ex emendamento art. 61 si prevede che il finanziamento Rai “… sia assicurato dallo stanziamento di risorse statali determinate sulla scorta degli oneri sostenuti l’anno solare precedente…”.

Grande confusione sotto il cielo dell’opposizione e la situazione non è affatto eccellente, anzi, forse è pure pessima!

In soldoni: se domattina la Meloni & C  proponessero e approvassero il testo oggi in discussione in VIII Commissione del Senato questo sarebbe il nuovo profilo del canone RAI: “Per garantire l'adeguatezza, la sostenibilità e la prevedibilità delle risorse finanziarie necessarie a garantire la fornitura del servizio, l'ammontare del canone di abbonamento di cui al primo periodo non può subire una variazione negativa se non in presenza di condizioni eccezionali debitamente motivate, che comportino la riduzione delle esigenze di finanziamento. Ogni variazione in riduzione deve essere accompagnata da una relazione tecnica trasparente e verificabile, redatta secondo criteri oggettivi e coerenti con gli obblighi europei in materia di pluralismo, indipendenza editoriale e stabilità economica delle emittenti pubbliche. In ogni caso, qualunque variazione in negativo dell'ammontare del canone non può superare il 5 per cento rispetto all'importo dell'anno precedente»;. Chi sarebbe il soggetto in grado di “determinare” la fondatezza delle possibili riduzioni del canone e su quali criteri? Lo stesso Governo …of course, con buona pace dell’EMFA.

Chiudiamo con una noterella a margine. Ieri in Cda si è parlato dell’uscita anticipata di Roberto Sergio dalla RAI dove ricopre l’incarico di DG Corporate ovvero un ruolo fittizio e pressoché irrilevante in quanto la funzione è stata definitivamente abolita con la Legge Renzi che invece ha introdotto la figura dell’AD nonché alla guida di San Marino Tv (solitamente controllata da un dipendente RAI). Ora il tema che sembra interessare tutti (tutti) i vertici attuali sembra essere rimanere in sella al Cda anche per il prossimo giro di giostra e, meglio ancora, se per cinque anni piuttosto che tre. Pecunia non olet: i consiglieri RAI oggi percepiscono 66 mila euro lordi. Per fare cosa?

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venerdì 18 settembre 2026

RAI: la serenità dell'anima

by Bloggorai ©

“Ciao, come stai, come state in redazione?”

“Bene, grazie, sono alquanto sereno e pure i colleghi ora sono felici e contenti”

“Allora … auguri … magari ci aggiorniamo tra una decina di giorni”

Ci sarebbe tanto altro da scrivere sulla RAI, sul Servizio Pubblico, sull’inizio del suo processo di estinzione. Siamo alla vigilia di un terremoto istituzionale con le elezioni politiche alle porte e prosegue il momento di grande confusione e incertezza sui grandi problemi che gli interessano. Gli ascolti hanno preso una china forse ormai irrecuperabile con una offerta editoriale ai limiti del miserabile (ieri sera Rai sotto Mediaset di quasi 5 punti), i conti sono fermi al “carta vince e carta perde” con le poste di bilancio che si muovono da una parte all’altra come conviene. La Digital Media Company se la sono dimenticata (non ci sono soldi e Rai Way ormai un sogno lontano. Non parliamo di Piani quali che siano: industriale, informazione (inesistente) o immobiliare (vedi Torino dove pure l’Arcidiocesi corre in soccorso della dismissione della storica sede). 

Per chiudere in bellezza: siamo alla vigilia della possibile chiusura della partita “riforma Rai” dove il Governo potrebbe portare a casa un risultato notevole: ovvero mantenere le mani sulla Rai per i prossimi 4 anni mentre l’opposizione si gingilla con “primarie si o primarie no, programma prima o programma dopo”.

Dopo mesi  di paginate, di titoli a sei colonne, di “fonti ufficiose” e di Comitati Etici Rai a corrente alternata o con la memoria corta (si è “dimenticato” dell’amico di Diabolik e quando ricorda “qualcosa” risale al 2019 e al 2021) di prime firme del Corriere (Paolo Mieli) o del direttore di Repubblica, Stefano Cappellini che, direttamente o indirettamente, tra una vongola sgusciata ed un’altra, partecipano al “progetto Lavitola” per una possibile candidatura di Ranucci, ora siamo alle suggestioni, alle emozioni e ai sentimenti.

La “narrazione” ha cambiato segno: la fuffa allo stato puro, il niente allo stato solido, il nulla allo stato primordiale che pure però ha consentito una “narrazione” da paginate intere dove il Corriere ha fatto a gara con i giornali di governo ad inzuppare il biscotto nel “caso” Ranucci piuttosto che nel “caso” Lavitola.

Ieri si è svolto il Cda Rai e sul tema “rotazione/rimozione” di Ranucci il dirigente Rai che ha firmato il provvedimento ha detto che “… il piglio di Ranucci negli ultimi anni di conduzione abbia prodotto difficoltà alla redazione che ora invece sarebbe tornata a lavorare con serenità” (Corriere di oggi). Delle due l’una o non sanno cosa dicono o se lo sanno c’è da chiamare qualcuno bravo che li possa aiutare. Da non credere: il “piglio” quale sarebbe? Di cosa si tratta? Come si misura? Chi lo avverte come molesto? E poi le “difficoltà” quali sarebbero? Come, quando e in che modo si sono evidenziate? Per non dire poi della “serenità” ovvero una nota condizione dello spirito che ufficialmente si misura con il “serenometro” e magari “negli ultimi anni” ovvero lo strumento indicato lavorava sottotraccia, la redazione non era serena ma nessuno lo sapeva. Difficile immaginare uno sceneggiatore in grado di scrive una “narrazione” del genere.

Ribadiamo, Bloggorai potrebbe chiedere al Comune una richiesta di occupazione di suolo pubblico per mettere un chioschetto di Prosecco e tarallucci per il prossimo 25 settembre, data in cui si dovrebbe svolgere l’udienza al Tribunale del lavoro ex art.700 CpC. Con queste argomentazioni sarà interessante leggere l’espressione del giudice chiamato a giudicare se la “serenità della redazione di Report” è condizione necessaria e sufficiente per la “rotazione” di Ranucci dalla conduzione di Report. Chissà, se mai dovesse avvenire che il giudice possa dare ragione a Ranucci, come si turberebbe la “serenità” della redazione? “State sereni …” diceva qualcuno e il "futuro è ancora tutto da scrivere".

bloggorai@gmail.com

giovedì 17 settembre 2026

Carta vince ... carta perde. RAI vince sempre ???

By Bloggorai ©

Bene. Iniziamo dalla fine dell’inizio ovvero dall’inizio della fine del Servizio Pubblico. Sono appena stati diffusi i dati Auditel giornalieri e, ancora una volta come avviene ormai da tempo, Rai sta sotto Mediaset di tanti punti: ieri nell’intera giornata RAI al 33% e Mediaset al 40%. Con questa progressione, nel giro di qualche anno a salvare la RAI sarà necessario un intervento del WWF. Con la speranza poi che dopo il bollo auto il Governo Meloni non voglia togliere pure il canone RAI.

Bene, andiamo avanti. Carta vince … carta perde…!!! La “paranza” di Porta Portese è solitamente composta da 4 o 5 persone: il capo è quello che manipola le carte (e vince sempre) ovvero quello che maneggia i soldi. Due/tre gregari fanno finta di essere giocatori occasionali (spesso c’è anche una donna) e uno/due fanno i “pali” per vedere se arriva la polizia (che solitamente non arriva) e se la squagliano subito.

Gli sprovveduti allo sbaraglio sono i polli che credono di poter vincere facile 100 euro: impossibile. Vincono sempre loro.

Oggi si svolgerà il Cda Rai e il “gioco delle tre carte” sarà, forse, in tavola e, forse, si potrà capire e sapere chi sono i furbetti e chi i polli: Hic Sunt Leones!!! Chi sono gli “amici” e chi i “nemici. Amici di Lavitola si e amici di Diabolik no. Presunti amici mafiosi e massoni in Rai (da anni) si e Ranucci no. Paolo Mieli, prima firma del Corriere e Stefano Capellini, direttore di Repubblica, che partecipano alla stesura del sondaggio di Lavitola no e Ranucci si. Mezzo governo che chiede la testa di Ranucci e il ridimensionamento di Report si e l’autonomia del Servizio Pubblico no. La “paranza” vince sempre.  

Ecco allora che la faccenda Lavitola assume un altro punto di lettura. La Rai e la sua “offensiva” giudiziaria iniziata ieri. L’obiettivo dichiarato implicito, senza dubbio, è evitare che Ranucci possa vedere riconosciute le sue ragioni e il Giudice del lavoro richiedere il suo reintegro a Report prima dell’8 ottobre: “Non possiamo, non vogliamo e non dobbiamo correre alcun rischio. Semmai fosse, sarebbe una Caporetto per tutti.  Quindi, intanto cerchiamo di licenziarlo e poi si vedrà” sostiene una nostra “fonte non ufficiosa” e semmai un giorno gli venisse riconosciuta ragione passeranno mesi e anni e qualora fosse a pagare il risarcimento saranno altri e non questo Cda.

“Fonti ufficiose” e “fonti non ufficiose” riportate oggi dal Corriere (che differenza c’è tra le due fonti? Conosciamo bene il mestiere: con questa formula si può scrivere tutto e il contrario di tutto, ovvero nulla, tanto nessuno potrà mai smentire) sostengono che non ci sarebbe relazione tra il provvedimento di “rotazione editoriale” ed un eventuale provvedimento disciplinare che potrebbe portare al licenziamento di Ranucci per giusta causa. E invece c’è … eccome se c’è e hai voglia a citare "fonti" più o meno ufficiose!!! se sono tanto certi delle loro ragioni potrebbero dirlo chiaro e tondo. 

Bloggorai ha sbagliato lavoro e avrebbe voluto fare l’avvocato o anche il Cancelliere. Ma in questo caso non ci sarebbe bisogno per sgamare le carte truccate: è sufficiente leggere il Corriere &C per farsi buona idea del pressapochismo dilagante da quelle parti. I due filoni (Comitato Etico e apertura procedimento disciplinare) sono evidentemente e palesemente connessi l’uno con l’altro e le “fonti” lo ammettono pure. L’uno è in funzione dell’altro e i capi di accusa contestati sono emersi dalle “attività investigative del Comitato Etico” che avrebbe lavorato in gran segreto (salvo poi leggere quotidiane indiscrezioni sul Corriere). Se non che le “accuse” sarebbero di aver consentito ingressi di Lavitola a Via Teulada (risalenti il primo al 2019 e il secondo al 2021) e di aver diffuso giudizio oltraggiosi rispetto a d altri colleghi. Se le vedranno i difensori di Ranucci ad esporre le loro ragioni.

Come è pure palesemente definibile atto persecutorio e ritorsivo l’iniziativa legale della Rai: è stato recapitato poche ore dopo il deposito del ricorso di Ranucci al Tribunale del Lavoro e finalizzato a supportare indirettamente l’azione “editoriale” della sua rimozione da Report. Un semplice avvocato agli esordi della carriera avrebbe buon gioco ad utilizzare questa carta come rafforzativo del ricorso per sostenere che “… non si chiede al Giudice di valutare le scelte editoriali dell’Azienda ma di verificare se sia legittimo rimuovere l'autore e conduttore del principale programma d'inchiesta del servizio pubblico sulla base di formule generiche, senza indicare un solo fatto concreto a suo carico, dopo settimane di pubbliche pressioni politiche dirette esattamente a ottenere quella rimozione”. E di prove provate di queste pressioni mediatiche e politiche ce ne sono a sufficienza. Ecco dove tutto si lega: con la “rotazione” si toglie Ranucci da Report e con il provvedimento si toglie Ranucci dalle scatole una volta per tutte.

bloggorai@gmail.com

 

mercoledì 16 settembre 2026

Il "faccendiere" tra politica, giornali e poteri forti

By Bloggorai ©

“Il faccendiere” è una figura archetipa. Chi è il “faccendiere”? “Per capire chi sia il faccendiere si deve aver chiaro il particolare colore della parola ‘faccenda’: propriamente sarebbe la cosa da farsi, l’affare - un significato semplice. Ma nasconde un che di esperto e scafato, che si ripercuote sul faccendiere come maneggione, procacciatore d’affari, mediatore di traffici illeciti. In altri termini, il faccendiere è un aggiustatore di faccende, un sensale che fa incontrare interessi diversi - decisamente smaliziato, dalla morale disinvolta, e che agisce in maniera occulta, per nascondere la porzione illecita dei suoi traffici e svolgerli in tranquillità. Insomma, può essere molte cose. Nel gergo giornalistico, questo termine si è imposto in particolare per indicare quei personaggi che fanno da frizione fra la pubblica amministrazione e l’impresa privata, specie non limpida, facendo addomesticare gare e appalti”. Rileggi su L’Espresso del 2021 “O che bel mestiere fare il faccendiere” vedi  https://lespresso.it/c/politica/2021/6/21/o-che-bel-mestiere-fare-il-faccendiere/38056 . Oggi ne abbiamo in giro ben due: Bisignani e Lavitola. Tanta roba ed è solo su uno di loro, Lavitola, che interessa concentrare l’attenzione.

Allora, hai voglia a dire e scrivere che della faccenda Lavitola e in subordine Ranucci non interessa gran che nessuno. Non sembra e non dovrebbe essere vero: dietro, intorno e davanti alle vicende dei “faccendieri” si avverte la “narrazione” politica del Paese, sono loro i punti di congiunzione tra tutte le vicende losche, le trame e i complotti anche drammatiche che hanno attraversato e attraversano la recente storia italica. Sono loro i punti di congiunzione tra “poteri forti” sempre presenti e attivi in ogni momento: servizi più o meno deviati, massoneria e criminalità organizzata. Da non dimenticare un antefatto che proprio Report ha sollevato ad aprile scorso: le presunte ingerenze di META sulle elezioni politiche del 2022 e il ruolo del Garante sula Privacy. Ribadiamo: non è roba di poco conto. Quelle puntate di report (ricordiamo il servizio su “l’amico mafioso”) potrebbero essere una formidabile chiave di lettura di quanto oggi sappiamo.

Dunque, anche Bloggorai mantiene il punto e segue la vicenda. 

Oggi si arricchisce di un passaggio interessante. Fermo restando il punto centrale ovvero l’inchiesta che vede Lavitola come mandante reo confesso e i presunti esecutori in galera, l’asse dell’attenzione mediatica sembra sempre orientata a far vedere Ranucci in qualche modo colpevole o complice. Al momento contro Ranucci non c’è nulla e sul nulla emerso dai lavori del famigerato Comitato Etico (il Corriere ha scritto “Opacità e interferenze” senza mai specificarne una) è stato preso dalla Rai il famigerato provvedimento di “rotazione” ovvero di “rimozione” dall’incarico come conduttore di Report. Ieri Ranucci ha depositato il ricorso ex Art.700 CpC e oggi leggiamo, sempre sul Corriere, che “La Rai ha già riposto avviando l’azione disciplinare nei confronti del giornalista”. Non si dice una parola o una riga di più: non si dice cosa gli viene contestato, quando e come sarebbe avvenuto il “fatto”. Però, si sa, il Corriere è ritenuto “solitamente molto bene informato” delle iniziative Rai. Anche Repubblica ne fa cenno, specificando che la mail di contestazione a Ranucci è stata ricevuta dai suoi legali alle 18.41 dello steso giorno della presentazione del ricorso, con la data “scritta a penna”. Bizzarrie legali.

Come abbiamo più volte scritto, il rischio che Ranucci possa vincere il ricorso è forte e fondato e, sembra, nell’ex Viale Mazzini sono in fibrillazione atriale. Come al solito, come Trump, si sono imbarcati in una avventura e non sanno come uscirne. La mossa della “rotazione” o “rimozione politica” potrebbe naufragare sotti i colpi del Giudice del lavoro e allora ora la buttano in “vendetta” cercando di sviare l’attenzione su altro piano ovvero: intanto cerchiamo di licenziarti e poi si vedrà.

La presunta “azione disciplinare” avviene dopo la proposta di “rotazione” dall’incarico quale conduttore di Report. Allora: delle due l’una: o Ranucci era ritenuto dalla Rai “colpevole” non si sa di cosa ex ante e quindi meritevole di un provvedimento disciplinare immediato (licenziamento) oppure era “innocente” e quindi meritevole di assegnazione ad altro incarico. per la sequenza degli avvenimenti e per quanto, poco, oggi sappiamo, la notizia del Corriere sembra una mezza bufala. L’altra mezza bufala la scopriremo strada facendo, se e quando sapremo esattamente di cosa è imputato Ranucci. Nel nostro ordinamento, l’onere della prova di accusa è a carico del PM in base al principio della presunzione di innocenza ex Art. 27 Costituzione. Vedremo le carte della Rai ... se ne hanno.

Intanto, giusto per tenerci aggiornati sugli ascolti. Ieri sera il prode Monteleone con il suo Filorosso ha realizzato il 2,6% degli ascolti, più o meno quanto un quartierino di media grandezza (nota  bene, nella prima ora ha fatto 1,6%). Nell’intera giornata Rai ha realizzato circa 2,5 mln con il 33% e Mediaset oltre 3 mln e quasi il 40% di share. Come piace ripetere a questi amministratori Rai. Gli ascolti non sono tutto. Già. È vero: c’è di peggio ovvero i contenuti.

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martedì 15 settembre 2026

Gira il vento ... gira e tuttavia e, a volte, alcuni tornano o non se ne sono mai andati

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Le lettrici e i lettori di Bloggorai sono certamente attrezzati di tante conoscenze e competenze che spaziano dalla Scienza politica alla sociologia, dalla Giurisprudenza all’Economia, dalla Psicologia alla Storia Moderna e non ultima Ingegneria delle TLC. Occorre saper mescolare di tutto un po' per comprendere quello che succede intorno a noi.

Oggi ci eravamo ripromessi di occuparci di altro, ad esempio di una piccola notizia comparsa ieri sul supplemento economia del Corriere: un produttore cinese ha messo in commercio una smart Tv, al modico costo di circa 130 euro, dove sono “inseriti” di default circa 6.000 film e serie Tv ed è diventata la terza piattaforma al mondo per numero di contenuti. Ne avevamo già parlato: l’avanzata delle FAST Tv (Free Ad-Supported Streaming Television) è diventata dirompente. Basta accendere un televisore di nuova generazione (smart) e si entra in un mondo parallelo alla Tv generalista digitale dove si trova di tutto, di più e di meglio.

Poi ci eravamo ripromessi di proporvi un accenno al consueto rapporto di Mediobanca “2025 - Report Media & Entertainment” dove si leggono cose interessanti: “ … I ricavi da abbonamenti video on demand rappresentano il 22,2% del giro d'affari complessivo e registrano l'incremento più sostenuto tra le principali linee di business (+13,4% sul 2024). In contrazione risultano invece pubblicità (-4,1%), pay TV tradizionale (-2,5%) e produzione e distribuzione di contenuti (-2,1%). Continua la crescita della base utenti delle piattaforme streaming (+6,1% sul 31 dicembre 2024), anche se a ritmi inferiori rispetto agli anni precedenti. A Netflix la leadership globale, con oltre 300 milioni di abbonati, pari al 27,7% del mercato SVOD mondiale. Seguono Amazon Prime Video, con oltre 200 milioni di utenti, e Walt Disney, che con Disney+ e Hulu supera i 196 milioni di sottoscrittori” … “Sul fronte pubblicitario, la televisione registra una contrazione del 2,6%, mentre la radio cresce del 2,1%. Le piattaforme digitali continuano a rafforzare la propria posizione, concentrando oltre il 66% degli investimenti pubblicitari nazionali. Internet è ormai la prima porta d’accesso alle notizie: il 55,8% degli italiani si informa online, mentre la TV raggiunge il 43,2% della popolazione”.

Poi, volevamo proporvi una riflessione su quel testo suggerito da un nostro attento lettore che vi abbiamo citato a proposito della “narrazione” politica ovvero “La crisi della narrazione. Informazione, politica e vita quotidiana”. Citiamo: “Per i miei lettori è più importante l’incendio di un solaio del Quartiere Latino che non una rivoluzione a Madrid” (H. de Villemessant, fondatore de Le Figaro”, ne riparleremo.

E proprio leggendo questo testo, in queste ore, abbiamo cambiato idea e ci rimettiamo nel solco della brutale attualità, della cronaca politica.

È successo che oggi veniamo a sapere che la Procura di Roma ha aperto un fascicolo a carico di certi signori con nomi a noi noti: il primo, noto come “faccendiere” come un altro di cui si parla e si scrive molto, è luigi Bisignani (per sapere tutto di lui vedi https://roma.repubblica.it/cronaca/2026/09/15/news/luigi_bisignani_lotito_andreotti_p4_chi_e-425586203/ ) e il secondo è Mauro Masi, ex Dg Rai, penna di punta del quotidiano Il Tempo. L’oggetto dell’indagine è una bega finanziaria che a noi non interessa mentre invece ci incuriosisce un dettaglio: intorno, ai margini di questa storia, c’è di mezzo uno studio legale che ha molto a che fare con la Rai.

Passo indietro di poche ore. Questa mattina i legali di Ranucci hanno depositato il ricorso ex art. 700 CpC finalizzato a chiedere il reintegro del conduttore a Report da dove è stato “rimosso” a seguito di una presunta indagine (segreta) del Comitato Etico Rai senza alcuna motivazione. Bene, Bloggorai organizza un banchetto di fuori al Tribunale di Viale Giulio Cesare con prosecco e tarallucci: vedremo come andrà a finire.

Nel frattempo, ci siamo incuriositi per sapere A che differenza corre tra “rimozione” e “rotazione” dall’incarico? B chi difenderà le ragioni della Rai C cosa sappiamo del “contenzioso del lavoro Rai?

Sul primo quesito. Rai proverà a sostenere che è nel suo diritto editoriale “ruotare” i conduttori a suo insindacabile giudizio. I legali di Ranucci non contestano questo diritto ma chiedono al giudice di sapere se questa “rotazione” sia legittima in conseguenza di una pressione politica e mediatica indebita e lesiva dell’indipendenza del Servizio Pubblico dal potere dell’esecutivo. Si tratterà allora di comprendere bene la differenza tra “rotazione e rimozione” e sarà interessante essere in Aula quel giorno ad ascoltare le “arringhe” degli avvocati.

Già, e veniamo al punto B: chi difenderà le ragioni della Rai? Per quanto ci è dato sapere, potrebbe essere forse il noto Studio Legale Pessi che, per quanto ci risulta, ha gestito un ricco portafoglio di contenzioso del lavoro da molti anni: "Di fatto" ci dice una nostra fonte, "ha avuto il monopolio delle cause di lavoro e non mi stupirebbe che anche in questo caso di tale rilievo possa essere indicato quello studio". 

Il Cda Rai, gli attuali consiglieri di amministrazione (magari di “opposizione”) ne dovrebbe essere bene a conoscenza: già nell’ottobre 2019 è stato sollevato il caso sulla procedura seguita per l’assegnazione dell’incarico, corredando il tutto con notevole documentazione (sappiamo tutto). Oggi, per fatal combinazione, veniamo a sapere che lo stesso Studio Legale Pessi sarebbe molto “vicino” al senatore Lotito. E come sarebbe arrivato lo Studio Pessi In Rai, chi lo avrebbe “introdotto”? La nostra fonte non ha dubbi: sappiamo tutto su vari legami di antiche amicizie e parentele.

Infine, sul punto C: intorno e dentro il contenzioso del lavoro Rai girano tanti, tanti milioni di euro (tutti noti e riscontrabili dal Bilancio). Sembra che tra spese legali, transazioni e mediazioni la cifra si aggira introno ai 10/12 milioni di euro. Inoltre, esiste un Fondo Rischi ed Oneri dove periodicamente sarebbero accumulati e dove giacciono decine di milioni. Come e da chi viene gestito questo fondo? Da chi riceve indicazioni sulla sua collocazione in Bilancio Rai? Quel “malloppo” può far orientare un bilancio tra passivo e negativo, non è roba da poco. Chi decide? Semplice: l’AD. È sempre lui che decide proprio come l’esito dell’indagine farlocca del Comitato Etico.

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