mercoledì 29 luglio 2026

La calda Riforma RAI del Governo Meloni

By Bloggorai ©

Quando il gioco si fa duro non è detto che i duri siano in grado di giocare e magari provare a vincere. Se poi il gioco si svolge sotto il caldo sole di fine luglio diventa molto complicato giocare e se poi qualcuno fa carte false o trucca la partita è ancora peggio.  

Allora, con odine. Ieri in Commissione VIII Senato sono stati presentati altri emendamenti al testo base di riforma presentato dal governo lo scorso anno. Il primo è una sostanziale novità: il canone “… non potrà subire una variazione negativa”. Benissimo: uno a zero e palla al centro. Chissà cosa avrà ottenuto Giorgetti per mandare giù questo boccone amaro. Lo vedremo. Il secondo si riferisce alla durata del Cda: quattro anni invece di 5. Benino: non si capisce la ratio ma certo che tre erano pochi e 5 forse troppi. Il terzo emendamento (art.10) è importante: “…entro trena giorni dalla data di entrata in vigore della presente legge è avviata la procedura per la nomina dei componenti il Cda…”. BUM !!!

Questo emendamento è la chiave di volta per capire cosa potrà succedere. Una ipotesi verosimile è che il Governo intende andare di corsa e portare il testo in Aula ad ottobre o comunque al più presto possibile, prima delle prossime elezioni. Semmai gli riuscisse, entro novembre si dovrebbe avviare la procedura per le nuove nomine secondo i criteri espressi dall’EMFA. Ciò significa che si dovrà stabile una sorta di “regolamento” con il quale scegliere i candidati consiglieri secondo criteri aperti, trasparenti e comparabili. Non sarà facile. Se tutto procede speditamente, bene che vada occorre almeno un mese. Poi si dovrà procedere con un bando o un avviso pubblico che, giocoforza, avrà un tempo tecnico non inferiore ad altri 30 giorni. Una volta pervenute le candidature sarà necessario esaminarle e confrontarle, assegnare dei punteggi e procedere ad una selezione di nomi e non sarà facile. In quel momento potrà intervenire la “supervisione” dei partiti: provate ad immaginare che sia nella maggioranza sia nell’opposizione possa sfuggire la tentazione di sostenere una propria candidatura. E non sarà facile. Sintesi: bene che vada, si arriva a gennaio/febbraio 2027 ovvero proprio a ridosso della scadenza della Concessione (posto che a seguito dell’EMFA possa avere ancora vigore). In un contesto dove il Governo Meloni litiga pure sull’acqua fresca e l’opposizione non ha ancora scoperto l’acqua calda, appare tutto alquanto aggrovigliato e di difficile realizzazione. Rossi &C possono dormire sonni tranquilli, l'emolumento è garantito e forse pure la ricandidatura.

Bloggorai accetta scommesse: non ce la faranno in tempi brevi. Comunque, posto e non concesso che ce la possono fare, l’obiettivo posto con l’emendamento di ieri appare chiaro: mettere le mani sulla Rai subito, prima possibile ovvero fintanto che hanno i numeri in Parlamento. “Del futuro non c’è certezza” e l’esito elettorale potrebbe anche riservare una sorpresa a Meloni &C e tanto vale portarsi avanti il lavoro e assicurarsi le retrovie. 

In alternativa, un ragionamento parimenti plausibile, è sostenere questa iniziativa parlamentare giusto per dire a Bruxelles “State sereni, stiamo lavorando per applicare l’EMFA, prima o poi ce la faremo” ed evitare in tal modo il possibile, seppure lontano, avvio di una procedura di infrazione. Nei giorni scorsi un noto costituzionalista ha titolato “Il testo di Riforma Rai uno specchietto per le allodole per l’Unione Europea”. Vedremo. E intanto l’opposizione, il “campo largo” cosa farà? Boh!!! Bloggorai bussa ma nessuno risponde. Non ci sono particolari segni di vita sulla Terra: PD e M5S tacciono. Oggi sul Manifesto Vincenzo Vita (AVS) scrive una sorta di monito al Governo e un invito all’opposizione a trovare incoraggiamento a fare qualcosa (???). Un po’ poco, troppo poco, quasi nulla.  

Ci sarebbe tanto ancora da scrivere: chi mente sugli ascolti Rai, il quotidiano La Stampa coni dati pubblicati nei giorni scorsi (titolo “C’era una volta Rai tre ora è dietro a La7 e Italia Uno. Mediaset supera la Tv di Stato”) o la Rai? Quest’ultima nel comunicato non confuta i dati riportati dal quotidiano ma li confronta in altro modo. A nostro avviso: invertendo l’ordine degli addendi il risultato non cambia ovvero Rai e segnatamente Raitre, perde ascolti.

Ieri sera abbiamo seguito con attenzione Temptation Island (merita molta attenzione e riflessione) mentre, nel frattempo sfogliavamo il Radar SWG sul “palinsesto Rai” dove abbiamo letto che il 55% degli intervistati ritiene che l’offerta del palinsesto Rai sia “peggiorata e decisamene peggiorata”.

Le vacanze incombono e anche Bloggorai ha bisogno di una pausa.

Rimanete comunque sintonizzati, ci siamo e ci saremo ancora.

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martedì 28 luglio 2026

Uno scontro estivo frontale: da Temptation Island alla Riforma RAI

By Bloggorai ©

Un Popolo di Santi, di Eroi, di navigatori … ma anche di truffati e di truffatori, di furbetti e cretinetti, di traditi e traditori, di cornuti e mazziati, di raffinati intellettuali, professori senza concorso e grossolani trattoristi senza rimorso e così via trotterellando.

Ieri sera ci siamo trovati di fronte ad un dubbio televisivo atroce: indugiare ancora sul tema Garlasco su Rai Tre o approfondire e scandagliare la fenomenologia degli italici sentimenti con Temptation Island su Canale 5 (attenzione questa settimana in onda per tre serate consecutive)? Senza subbio alcuno: buona la seconda e via con i “Falò di confronto tra Soraya e Christian”. Si comprende meglio e di più rispetto ad un qualsiasi confronto tra un Calenda o un Vannacci di turno. Alla Rai tremano: non c’è partita e gli ascolti crollano ulteriormente. 

Si tratta di un prodotto editoriale che attrae i “giovani” e fidelizza ulteriormente i telespettatori verso la rete Mediaset che già viaggia a gonfie vele. Non ci addentriamo nel giudizio più o meno morale della trasmissione, non ci interessa il “contenuto” quanto più il contenitore, non ci interessano i vari personaggi ma ciò che rappresentano. E senza dubbio rappresentano molto, tanto, di questo Paese e, come al solito, o lo capisci o sei fuori e poi sei costretto ad interrogarti perché vince la Meloni e perché la Rai è sempre più una “televisione per vecchi”.

Andiamo alla “politica”. In questa settimana di file luglio, calda e stanca, sottotraccia si lavora per affilare le armi da utilizzare per la campagna elettorale imminente. Non si butta nulla e non si fanno prigionieri: va bene tutto, da Lavitola a Garlasco passando per gli scontri di Bologna e a quelli No Tav. Nel mentre e nel quando però, già da questa mattina, nelle Aule parlamentari si sentono rumori di battaglia: si inizia oggi a mezzogiorno, in VIII Commissione Senato dove si dibatte il testo unico per la riforma Rai sostenuto dal Governo. Nei giorni scorsi abbiamo letto che la maggioranza vorrebbe fare un colpo di mano e chiudere la faccenda per andare al voto in Aula a ottobre: a nostro giudizio è fantascienza. Per quanto abbiamo chiesto e abbiamo potuto sapere e capire, tutto troppo stretto, tutto troppo ingarbugliato e tutto poco praticabile per due buone ragioni: si richiedono “mediazioni” sia tra i due schieramenti sia all’interno degli stessi. Notoriamente Lega e Forza Italia non hanno esattamente lo stesso punto di vista e Giorgetti ne ha dato ampio segno recentemente anche se poi sembra aver fatto qualche passo indietro. Idem per la minoranza: il “campo largo” su questo tema non ha dato una buona lezione con emendamenti sfarfugliati e sconclusionati, privi di ogni ragionevole visione o progetto futuro praticabile e sostenibile per il Servizio Pubblico. 

Comunque, semmai che il Governo fosse seriamente intenzionato a procedere a tappe forzate, a colpi di maggioranza, ci si potrebbe trovare con un Testo al voto in Aula bene che vada ad ottobre. Significherebbe applicare subito l’EMFA e procedere quindi ad un nuovo Cda Rai proprio quando, aprile 2027, si dovrebbe iniziare il dibattito/trattativa sulla Concessione. I tempi tecnici per mettere a terra la riforma sarebbero di mesi e dunque significa trovarci a ridosso delle elezioni sia nel caso fossero anticipate (aprile) sia nel caso fossero a ottobre. E quale partito di maggioranza e opposizione si azzarderebbe a giocare una partita del genere prima di sapere gli esiti del voto politico? Naaaaaaa… i consiglieri Rai possono stare sereni e tranquilli e portarsi a casa i circa 4000 euro netti al mese e fare serenamente comunicati del giorno dopo. Morale della favola: oggi sulla riforma Rai, come ha scritto recentemente un autorevole giurista su questo tema, si tratta solo di “fumo negli occhi per annebbiare Bruxelles ed evitare la procedura di infrazione, per dire che … ci stiamo lavorando”.

E l’audizione di questa mattina peraltro, si colloca all’interno e nel quadro di altri due importanti appuntamenti che segneranno il passo del prossimo calendario politico: a palazzo Madama siamo alle ultime battute per la riforma elettorale e, sempre al Senato, si andrà al voto sul testo di maggioranza sulla giustizia e immigrazione. Due fronti aperti delicatissimi e di assoluto rilievo che, giocoforza, mettono al partita Rai in Serie B.  

Chiudiamo con una nota a margine. Ieri La Stampa ha pubblicato un pezzo con grande evidenza con il titolo “C’era una volta RaiTre ora è dietro a La7 e Italia Uno. Mediaset supera la Tv di Stato”. Al che, la Rai ha replicato con con un Comunicato all’ANSA dove afferma che “Rai, 'siamo leader dell'Auditel 2025-2026, Rai3 stabile davanti a La7 e Rete4. Sostanziale stabilità ascolti della terza rete e solidità del suo modello editoriale”. Nel mentre che i consiglieri di opposizione studiano le carte e i numeri anche per valutare il possibile danno erariale su Rai Tre, noi cercheremo di sapere capire meglio: non ci sono due verità, o uno dei due mente sapendo di mentire oppure uno dei due gioca a “carta vince, carta perde”.

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lunedì 27 luglio 2026

La Storia RAI "sono loro" ... palesi ed occulti, vicini e lontani

By Bloggorai ©

“Guardate che è successo: hanno chiuso all'Olgettine e m'hanno mandato tutte le guaglione qua! Più ci stanno banchieri, responsabili Struttura Delta, P2, P3, P4... tutto qua! Questa gloriosa Loggia della Uallera d'Oro è diventata uno zoo!” Corrado Guzzanti, il Massone di Aniene (!!!) anno 2002 (da vedere per intero:  https://www.youtube.com/watch?v=1WG6594XVS8 )

Ad una certa età, è noto, la memoria diventa flebile e molti ricordi svaniscono, talvolta per opportunità, talvolta per convenienza. Torniamo sulla “notizia” di ieri secondo la quale in una intercettazione Ranucci avrebbe affermato che “…in Rai c’è un po’ di mafia e massoneria”. Una “notizia” che per alcuni è diventata clamorosa e invece è di una banalità disarmante epperò giusta a misura. Anzitutto chi è mafioso o chi è massone in Rai non è dato sapere. Poi, intendiamoci bene: i due termini sono impossibili da declinare in modo dettagliato e comunque dovremo dedicare un Convegno solo per definirli correttamente. Accontentiamoci allora, come abbiamo scritto ieri, di definirli come un grumo di comportamenti illeciti, ai limiti del criminale, variamente intesi nel tempo, nel luogo e nello spazio in cui si svolgono. Si potrà mai dire che “Tizio” è mafioso? Si potrà mai dire che “Caio” è massone? No, certo che no a meno che li trovi con con una lupara in mano o una miccia accesa. Quindi, limitiamoci ancora a riflettere sui “poteri forti” ubiqui, trasversali, universali e onnipotenti.

Allora ravanando e rovistando tra i ricordi (molti diretti e personali in quanto li abbiamo conosciuti bene, benissimo) siamo andati a ripescare qualcosa che torna utile a sostenere che dentro la Rai erano e sono tuttora annidati e saldamente arroccati tramite amici, parenti o conoscenti di quelli che furono “poteri forti” ma non occulti, anzi molto palesi.

Per approfondire e capire bene potrebbe essere utile rileggere un paio di testi forse fondamentali. Il primo è del 1978, a firma di Roberto Fabiani con il titolo “I Massoni in Italia” vedi https://www.archivio900.it/it/libri/lib.aspx?id=313 .

Il secondo è più “recente” ma non meno importante. Correva l’anno 2013, gennaio: leggete per intero e incorniciate questo articolo a firma Alberto Statera comparso su Repubblica con il titolo "Massoneria. Quegli uomini in nero nascosti tra politica e affari" vedi articolo intero https://www.dirittiglobali.it/2013/01/massoneria-quegli-uomini-in-nero-nascosti-tra-politica-e-affari/

Leggiamo un paio di stralci:

“…  Racconta Geronzi, campione per un trentennio dei poteri trasversali nelle memorie consegnate a Massimo Mucchetti: «Una volta andai a trovare nel suo nuovo ufficio in Vaticano un importante prelato che era appena stato elevato alla porpora cardinalizia. Nell’avvicinarmi alla sua scrivania rimasi di sale. Sul montante lungo era applicato un tondo che recava in bassorilievo i simboli massonici». Curioso, peraltro, lo stupore dell’ex banchiere “di sistema” visto che il suo sodale Gianni Letta è il trait d’union tra chiesa, Opus Dei e massoneria, ruolo che per tre lustri ha svolto con passione da Palazzo Chigi e che ha continuato a svolgere imponendo alcuni catto-massoni nel governo di Mario Monti. Il quale ha dovuto smentire la sua affiliazione: «Non sono massone e non so neanche bene cosa sia la massoneria». Sarebbe un torto all’intelligenza credere che davvero il presidente del Consiglio, ex presidente della Bocconi, ex commissario europeo e grande consulente della finanza internazionale da decenni, frequentatore di tutti i consessi del potere mondiale, a cominciare da Bilderberg, non sappia che cos’è la massoneria. Ma il Gran Maestro del Grande Oriente d’Italia Gustavo Raffi si era forse spinto un po’ troppo oltre quando aveva dichiarato: «Mario Monti è un gran galantuomo, potenzialmente ha tutte le carte in regola per essere un ottimo fratello»”. Poi, più avanti: “… l’Accademia degli Illuminati, che si richiama agli Illuminati di Baviera e si riunisce una volta l’anno a Roma. Tra i suoi adepti, Di Bernardo colloca più o meno esplicitamente, come ha confessato al giornalista Ferruccio Pinotti, anche il presidente di Intesa San Paolo Giovanni Bazoli, oltre a Vincenzo De Bustis, il banchiere considerato vicino a D’Alema che portò al Monte dei Paschi per un prezzo considerato allora esorbitante la Banca del Salento. E poi ancora Carlo Freccero, ex Fininvest e poi Rai, Rubens Esposito degli Affari legali Rai, Sergio Bindi, ex consigliere Rai e antico portaborse del democristiano Flaminio Piccoli, Severino Antinori, specialista della fecondazione assistita, il filosofo Vittorio Mathieu, il generale Bartolomeo Lombardo, ex Sismi. Banche, informazione, medicina, cultura, Servizi segreti, non manca niente. Ma la Rai sembra un luogo privilegiato di coltura della massoneria se è vero, come testimonia il professor Aldo Mola, che a un certo punto al Grande Oriente giunse in dote una Loggia coperta, retta dal Venerabile Giorgio Ciarocca, di cui facevano parte Cesare Merzagora, Eugenio Cefis, Giuseppe Arcaini dell’Italcasse, nonché Guido Carli, Enrico Cuccia, Raffaele Ursini, Michele Sindona e Ettore Bernabei, notoriamente soprannumerario dell’Opus Dei”. Tanto si legge e non sappiamo se alcuni tra inomi citati hanno smentito o querelato Statera.

Ricordate bene il contesto politico: i famigerati “governi tecnici” prima di Monti e poi di Draghi e cercate di ricordare chi hanno nominato ai vertici Rai.

Ancora qualche passo avanti e indietro nel calendario. Correvano gli anni dal 2004 in poi e a Milano si indagava sul crack di una società di sondaggi di proprietà di Luigi Crespi. Vennero fatte intercettazioni e, nel 2011, vennero rese note da Repubblica e si venne a conoscenza della famigerata Struttura Delta e spuntò fuori il nome di Deborah Bergamini, oggi nota parlamentare di Forza Italia. Altri nomi erano Mauro Masi, Clemente J.Mimun (vedi celebre dialogo con la Bergamini https://www.repubblica.it/dossier/politica/struttura-delta-rai/2011/06/17/video/la_rai_cosi_non_gli_serve_linformazione_un_presidio_anti-guai-423028454/ ) Alessio Gorla e Gianfranco Comanducci (ed altri nomi più o meno noti rimasti occulti per molti ma non a tutti). Leggi pure articolo a firma Beppe Giulietti di luglio 2011 con il titolo “Struttura Delta? No, loggia P2” vedi https://www.ilfattoquotidiano.it/2011/07/04/struttura-delta-no-loggia-p2/139651/ . Sempre a luglio si apprende che la Rai ha aperto una indagine che porterà poi alle “dimissioni” della Bergamini (prima sospesa nel 2007 e poi uscita di scena a gennaio 2008 con un lauto compenso). Il Cda in carica era composto da bei nomi: Petruccioli presidente, Cappon DG e consiglieri del calibro di Rizzo Nervo, Curzi e Rognoni.

Morale, la “stuttura Delta” formalmente viene dissolta ma gli epigoni, gli amici, i parenti e i conoscenti palesi o occulti, in sonno o ben svegli, rimangono tutti saldamente ai loro posti di comando e molti di loro, tutt’ora, sono in grado di influenzare candidature e nomine. Interessante rileggere il volume “Propaganda - l'origine della più potente loggia massonica” e trovare un paio di nomi di assoluta attualità. Vedi https://www.fnsi.it/propaganda-lorigine-della-piu-potente-loggia-massonica .

Su questo tema andremo avanti: ci potrebbero essere interessanti aggiornamenti.

Torniamo per un attimo all’attualità. Nei giorni scorsi è comparsa un’intervista dell’AD Rai Giampaolo Rossi che, ad una prima lettura, non meritava nemmeno una riga di commento. Poi, a ben rivedere, un paio di “cosette” meritano di essere annotate. Riportiamo due titoli di oggi: la Stampa con “C’era una volta RaiTre ora è dietro a La7 e Italia Uno. Mediaset supera la Tv di Stato”. Rossi sembra gongolare: “missione compiuta”!!!. Poi ci pensa il Fatto Quotidiano a fare due conti e titola “Bilancio Rai. I conti (in perdita) smentiscono i trionfalismi”.

I consiglieri del giorno dopo tacciono.

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domenica 26 luglio 2026

CLAMOROSO: l'acqua fresca in prima pagina!

By Bloggorai ©

“Non scriviamo tutto quello che sappiamo ma sappiamo bene quello che scriviamo”.

Ha suscitato un certo rumore la dichiarazione di Ranucci intercettato dove sostiene che in Rai ci sarebbe “… un po' di mafia e massoneria”. Stupore, sorpresa, grande scoop, novità inaudita. Hanno messo l’acqua fresca in prima pagina e la chiamano “notizia”.

Andiamo con ordine e invertiamo l’ordine dell’affermazione: ci sarebbe prima la massoneria e poi la mafia.

Molti, tanti, dimenticano facilmente che la Rai è stata al centro del mirino della Loggia P2 del Venerabile Gelli che secondo quanto letto nel famigerato “Piano di Rinascita Democratica” andava messa sotto controllo insieme agli altri media. Nell’elenco degli affiliati alla P2 ritrovato a Castiglion Fibocchi figuravano diversi nomi Rai: da Paolo Frajese a Gustavo Selva, da Giampaolo Cresci a Franco Colombo. Alcuni smentirono: iscritti a loro insaputa. 

Certo è che per la P2 la Rai era (forse è ancora) un obiettivo prioritario: andava controllata o almeno ridimensionata. Negli anni a venire non si è più parlato direttamente di “massoneria dentro la Rai”: tutti o tanti in “sonno” o sotto mentite spoglie. “Sei massone?” …” Chi, io ??? ma quando mai, anzi…”. Certo è che il “Piano Gelli” ha trovato in seguito molti lettori interessati (e non tutti della sua stessa parte politica).  

Salvo ricordare un piccolo “incidente di percorso” che vide interessato Carlo Freccero che nel 2002 partecipa alla fondazione di una associazione massonica (gli “Illuminati”) che poi, nel 2006 precisò in una intervista a Panorama che: “Ho firmato l’atto di fondazione perché me lo aveva chiesto un amico. Sono una persona curiosa e mi interessava conoscere questi ambienti, ma mi sono subito dimesso. Erano riunioni noiosissime, per nulla divertenti”. Capitolo chiuso.  

Che Ranucci possa aver dichiarato che in Rai c’è “un po’ di massoneria” sembra quasi un innocente eufemismo. Il tema è quanto “po’ ” ovvero sapere quanti sono, chi sono, quanto pesano e quanto sono in grado di influenzare l’Azienda. Ovvero pure, intenderci bene per cosa si intende con "massoneria".

Infatti, “massoneria” è un termine troppo vago e generico: dice tutto e non dice nulla, pari e patta con l’altro termine “mafia” che può significare un sistema, un metodo, un modello associativo criminale o financo un modo di pensare e agire sottinteso, occulto del genere “ahummm …ahummm” ovvero “tu sai che io so che noi sappiamo”. 

Su questo tema (mafia e Rai) ci sarebbe da scrivere un capitolo a parte: ricordiamo un “piccolo” fatto non lontano nel tempo: il film Magma sulla storia del delitto di Piersanti Mattarella, seppure proposto prima alla Rai, non è mai stato mandato in onda e invece lo ha fatto La7 e Netflix. Perché? “faranno sapere” e ancora siamo in attesa di sapere perché la Rai non lo ha mandato in onda. 

Il filo, il tondino di acciaio da carpenteria che annoda i due termini "mafia e massoneria" invece è molto chiaro e facilmente percettibile ed ha un nome: poteri forti. I cosiddetti “poteri forti” assumono varie forme, forza e influenza e sono da decenni annidati e accampati felicemente nei meandri della Rai.  

Li elenchiamo in ordine sparso, e magari qualcuno ci sfugge. Il primo, assoluto e quasi totale, è il potere forte della Politica con la P maiuscola: è in grado di proporre AD, presidenti di fatto e pro tempore, consiglieri e direttori scelti con il cilindro di Mago Magò, senza confronti e senza criteri trasparenti.  A seguire, con vari pesi e ramificazioni: il “potere” economico delle grandi Banche (una in particolare) in grado di piazzare amici fidati, fidatissimi. In parallelo, il potere finanziario (vedi operazione Rai Way). Poi si apre il vasto scenario di due sottopoteri non meno potenti: quello delle grandi case di produzione e quello degli agenti artistici in grado di influenzare prodotti e contenuti, palinsesti e personaggi dello spettacolo (e del giornalismo). Poi ci sono le case discografiche.

Poi ci sono le “piccole lobby” che ovviamente nulla hanno a che fare con i termini “massoneria o mafia” direttamente o indirettamente ovvero una pletora di faccendieri di medio basso calibro. Si tratta di enti turistici con i vari “festival” o “Premi” variamente assortiti e variamente affamati di occupare un piccolo spazio di messa in onda del loro “brand” quale che esso sia con il nome di un’acqua minerale o il cartello con il nome dell’ameno paesello alpino. Infine, non ultime, le case editrici ovvero gli editori, cartacei anzitutto ma implicati anche nel mondo della produzione tv. Ovviamente, tra le “piccole lobby” (si fa per dire) non mancano quelle di carattere “privato” ovvero culturali, religiose o sportive. Ad adiuvandum: vogliamo ricordare la "lobby" dei giornalisti?

Ce n’è per tutti, la Rai è una madre molto generosa, con i soldi pubblici.

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venerdì 24 luglio 2026

Chi ha fatto sesso con le galline?

By Bloggorai ©

Correva l’anno 1948: raccontano le cronache e viene spesso usato come paradigma di campagna elettorale brutta, sporca e cattiva, un episodio che sarebbe successo durante la competizione per le primarie democratiche in Texas tra Lyndon B.Johnson e il suo avversario Coke Stevenson. Quest’ultimo sembrava che nei sondaggi fosse in vantaggio sul suo rivale che non sapeva come arginare. Allora, sembra che Johnson diede ordine ai suoi collaboratori di far girare la notizia secondo cui Stevenson “faceva sesso con le galline”. Al che, gli obiettarono gli stessi collaboratori, che una cosa del genere non sarebbe stata credibile agli occhi degli elettori e Johnson rispose “Lo so, Ma facciamo in modo che quel figlio di puttana debba smentirlo”. Quello che diventerà il futuro presidente USA vinse le primarie con soli 87 voti di scarto e, al solito, fioccarono le accuse di broglio. La stampa se ne guardò bene da riportare una accusa del genere infamante e inverosimile del senza uno straccio di impossibile prova e il “povero Stevenson” non si prese mai cura di rispondere pubblicamente: certo non poteva ammettere e tantomeno smentire questa "notizia". Fatto sta che la “voce” circolò e gli fece gran danno: la macchina del fango è stata inventata ed ha funzionato perfettamente. L’episodio, curiosamente, divenne noto solo molti dopo, nel 1972.

Tutto questo per dire che con la campagna elettorale appena iniziata, c’è da attenderci di tutto. Come abbiamo scritto, questo Governo e qualche suo potenziale alleato si gioca la sua sopravvivenza ed è lecito attenderci che tutti gli strumenti saranno adoperati. Certo, sarà difficile pensare che possano usare uno stratagemma a quello delle galline epperò non ci stupirebbe più di tanto che qualcuno possa inventarsi qualcosa di bizzarro.

Del resto il retroterra culturale di questa destra è un certo Steve Bannon, il teorico della moderna “macchina del fango” inaugurata nel 2018 con la ormai famosa frase “La vera opposizione sono i media e il modo per gestirli è inondare il campo di merda”. I quattro pilasti della sua “dottrina” sono: A alimentare, produrre e diffondere notizie, mezze notizie, falsità o comunque complotti e sospetti; obiettivo è saturare lo spazio e il tempo di reazione. B: alimentare equivoci, il dubbio, la confusione e l’incertezza ovvero “tutti mentono” C: alimentare l’odio, lo scontro, la contrapposizione, la polemica su tutto il possibile. D: per vincere le elezioni è necessario saper comunicare e toccare le corde emotive dell’elettorato (la paura) e lo strumento principale è il linguaggio, la comunicazione, la presenza nei temi prevalenti, la gestione del mainstream.

Ecco allora che arriviamo alla Rai, ovvero il primo e assoluto “campo di battaglia” dove, curiosamente tutto (o molto) nasce e tutto (o molto) termina. Certo, ci sono i “social” che ormai bypassano l’informazione del Tg1 o l’inutile e costosa RaiNews24 ma la presa sulla prevalente “narrazione” del Paese sembra essere ancora parzialmente ancorata ai modelli di racconto sociale che il Governo di turno non può e non deve mollare. Inondare i notiziari di cronaca nera (Garlasco insegna) può portare voti.

Siamo costretti a tornare sulle vicende di questi giorni. Perché, comunque vada e in attesa di conoscere moventi e mandante (o più di uno), è stato alimentato e diffuso, direttamente e indirettamente, un gran polverone.

Nel mentre e nel quando Rai, il Servizio Pubblico, da molti anni ma più segnatamente in epoca recente e segnatamente con questo Cda, sembra divenuta la Fossa delle Marianne, il Triangolo delle Bermude dove tutto (o molto) si perde nel mistero. Ed è in questo groviglio di scheletri nell’armadio, di detto e non detto, di cose fatte o omesse, di “democristianitudine” diffusa che si aprono le praterie dove scorazzano i “nuovi” o vecchi destri.

Per non dimenticare:

A: perché è nato questo Cda contro il già presente EMFA e contro l’accordo tra PD, M5S e AVS su “prima la riforma e poi le nomine”?

B: perché non è stato nemmeno tentata la verifica sula legittimità del “doppio presidente” Agnes designata dal Governo e Marano nominato dal Cda?

C: perché non è stato fatto un tentativo alternativo di proposta di un presidente di garanzia espresso dall’opposizione?

D: perché 5 minuti dopo le dichiarazioni di Rossi sullo smantellamento di Rai Tre non è stato richiesto un intervento giuridico di verifica per un possibile danno erariale?

D: perché nei giorni scorsi i parlamentari della Vigilanza si sono dimessi senza alcuna prospettiva di soluzione immediata del problema “presidente Rai”?

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mercoledì 22 luglio 2026

semi pausa

 Oggi non c'è gran voglia di scrivere, nonostante non mancano gli argomenti.

Hai voglia a dire, come alcuni lettori di Bloggorai, che "della Rai non interessa più nulla a nessuno". Al contrario, quando il gioco si fa duro e i duri cominciano a giocare, la Rai deve essere nel pacchetto di mischia.

Aspettiamo,, vedremo .. faremo sapere.

La "corriera", l'Odissea e i Podcast

By Bloggorai ©

Domenica scorsa, intorno alle 17.30, Tiburtina, stazione degli Autobus. Una volta si chiamavano “corriere”. Bloggorai conosce bene il tema insieme a tanti milioni di italiani che ancora prendono la “corriera” per andare o tornare al proprio paese. Ha iniziato a prenderla da giovane, per andare al liceo: alle 7.15 al mattino e alle 13.45 per tornare. Sempre puntualissima, guai a tardare un minuto e te la vedevi passare sotto gli occhi e allora erano guai. A quel tempo, le principali compagnie erano la Stefer per Roma Nord e Zeppieri per Roma Sub mentre oggi invece si chiamano Flixbus o Itabus. La prendo spesso per andare o tornare dalla Bassa Val Tiberina, la stessa linea che porta a Perugia, sede dell’Università per stranieri.

Da allora la “corriera” è divenuta una sorta di metafora personale sul senso della vita. E' un piccolo mondo, molto differente dal treno e dall'aereo non foss'altro perché consente di "fare fermate". Osservando i passeggeri che salgono e scendono, da allora, è stato subito chiaro che succede esattamente la stessa cosa nel corso del nostro tempo: alcuni salgono all’inizio della corsa e rimangono fino al compimento, altri invece fanno solo un breve tratto del percorso. Sono comunque tutti “compagni di viaggio” ed ognuno di loro lascia una traccia.

Quel pomeriggio caldo di metà luglio, pochi giorni addietro, osservando il popolo delle corriere moderne, abbiamo osservato e "scoperto" due elementi particolari. La maggior parte dei viaggiatori erano giovani, intorno ai 20/25 anni e la maggior parte di loro, mentre erano in attesa, aveva il cellulare in mano e le cuffiette nelle orecchie mentre io avevo un quotidiano cartaceo che ancora non avevo finito di leggere. La mia corriera partiva alle18, ero di buon anticipo, come al solito, e ne ho approfittato per fare due battute con qualcuno. Il primo che mi è capitato a tiro era un ragazzone con un grosso zaino poggiato in terra. Ho approfittato di un frammento di tempo in cui si è mosso per bere dalla sua borraccia per porgli una domanda “Scusa il disturbo, ti posso chiedere cos stai ascoltando?”. Mi osserva con aria incuriosita e risponde “Si certo, un Podcast di Alessandro Barbero”. In verità me ne avevano già parlato pure i miei figli. Scambiamo ancora un paio di battute e mi sposto più avanti, verso altre banchine, accanto al bar. Vedo una coppia di ragazzi, tutti e due con cellulare e cuffie Bloetooth. Pongo la stessa domanda. Riposta “solitamente ascoltiamo Podcast, di vario genere”. Grazie! La mia “corriera” sta per partire. 

Il fenomeno Podcast era sotto i miei occhi, da anni, e non me ero accorto!

Il viaggio verso l’Umbria inizia e ne approfittiamo per sapere e capire. Allora, i Podcast sono una “invenzione” ormai quasi datata: nascono nel 2004 e da allora il fenomeno cresce costantemente. Nel 2025 in Italia sono stimati circa 15 milioni gli utenti che ne fanno uso quotidiano per circa 40 minuti al giorno. Mentre i Podcast, ovvero le piattaforme di distribuzione come Spotify, Amazon etc crescono i giornali quotidiani calano le vendite in modo inesorabile a circa 1,6 milioni di copie al giorno (dati Fieg a maggio 2026). I dati sull’età media sono impietosi: gli utenti Podcast ne hanno circa 25 mentre i lettori dei quotidiani over 50. Nota a margine: l’età media dei lettori dei quotidiani coincide, grosso modo, con quella di chi guarda la televisione: over 50 ... molto over.

Ma ciò che colpisce la riflessione si riferisce ad un tema trattato nei giorni scorsi: la “questione omerica” e il racconto, la narrazione orale. Viene da osservare che con la fenomenale diffusione dei podcast, sommariamente, stiamo attraversano (o forse tornando) alla diffusione del sapere con altri mezzi diversi dalla carta stampata. In questi giorni ne abbiamo scritto spesso e volentieri. L’Odissea, come tutti gli altri grandi poemi epici (non solo del mondo greco, ma anche del mondo sumero babilonese di Gilgames nel II sec. a.C., oppure della civiltà indiana con il Mahabharata del IV sec. a.C) nascono e si diffondono con la sola “voce narrante”, con i cantori che riportavano il testo orale che, via via, subiva variazioni o interpretazioni personali. Come pure abbiamo già scritto nei giorni scorsi, è stato necessario introdurre l’alfabeto fenicio per rendere l’Odissea (e l’Iliade) un testo scritto e universale, salvo poi dover interpretare le diverse traduzioni.

Mentre Bloggorai viaggiava, con la copia del giornale arraffazzonata e ormai già “vecchia” del giorno prima poggiato da un lato, ha preso le cuffie ed è entrato nel mondo dei podcast. Forse, anche Bloggorai potrebbe avere un futuro in questo viaggio. I lettori e le lettrici già ci sono e sono numerosi, chissà se si potranno trasformare in "ascoltatori"?

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martedì 21 luglio 2026

E' partito un treno carico di paura, incertezza e confusione

By Bloggorai ©

Oggi ci sono tanti argomenti da affrontare ma incombe una cappa di cemento e polvere che annebbia i ragionamenti e fa distogliere lo sguardo. Non è necessario consultare gli aruspici, non occorre guardare nei fondi delle tazze di caffè e tantomeno andare da un astrologo per intuire cosa sta succedendo: è sufficiente saper leggere e interpretare correttamente fatti e vicende sotto i nostri occhi.

A: è assolutamente evidente e scontato che da qui a breve (aprile o settembre) si andrà a votare.

B: è assolutamente evidente che, a differenza con le altre consultazioni politiche, questa volta ci giochiamo il futuro della nostra democrazia e degli assetti costituzionali.

C: è assolutamente evidente che questo Governo si giocherà il tutto per tutto per garantirsi la sua continuità e dunque portare a compimento il suo disegno di trasformazione sociale politica del Paese.

D: è assolutamente evidente che nell’arena della competizione politica non ci saranno solo i grandi temi della società e dell’economia ma anche la “sicurezza”, le migrazioni, le tecnologie, la politica internazionale etc. Come era facile prevedere il tema “sicurezza” ha assunto dimensioni di rilievo assoluto. Vedi quanto successo a Bologna con la morte di Fakir. 

E: è assolutamente evidente come in tale contesto la “narrazione” e quindi le tecniche di comunicazione, gli strumenti, i linguaggi e le piattaforme saranno centrali e strategiche.

F: è assolutamente evidente che la Rai “deve” partecipare a questo scontro epocale che si sta profilando. Questa Rai, questo Cda, per il Governo Meloni è e dovrà essere di più funzionale a questo quadro. Come sopra: vedi quanto successo con la morte di Fakir e la mancata messa in onda del servizio  sulla TgR.

G: è assolutamente evidente quindi che c’è connessione tra competizione politica e la  “narrazione” della Rai in ogni singolo aspetto, in ogni dettaglio.

H: è assolutamente evidente (a almeno a Bloggorai appare in tal modo) che l’opposizione di fronte a questo scenario complessivo appare in ritardo, carente di prospettiva, debole sul programma e alquanto confusa al suo interno (quanto deve essere “largo il campo”? Chi sarà il/la premier? Come verrà scelto?)

I : è assolutamente evidente che pure tra i partiti di maggioranza la situazione e gli equilibri sono pure alquanto complicati.

L: Infine, è assolutamente evidente che siamo solo all’inizio della campagna elettorale ed è lecito attendersi che potrebbe solo peggiorare.

Bene, ciò detto, che fare? Bloggorai non ha competenze, risorse ed energie per proporre proposte ma avverte intorno a sé, tra molti dei suoi lettori e delle sue lettrici, un forte senso di frustrazione e impotenza. 

Bloggorai si è occupato e si occupa ancora di Servizio Pubblico ed ha seguito attentamente la storia dettagliata e aggiornata, puntuale, della Rai e del Servizio Pubblico durante questi lunghi otto anni di pubblicazione. Mai però come in questo momento abbiamo assistito alla Caporetto devastante dell’opposizione: fallimento su tutti i fronti. È fallita la proposizione della riforma Rai con un inesistente dibattito pubblico  e il naufragio di emendamenti senza capo ne coda; è fallita l’inutile esperienza dei consiglieri con il “comunicato stampa del giorno dopo”; è fallita la strategia sulla Vigilanza Rai nonostante ben due richiami di Mattarella siamo al punto di partenza se non peggio. È fallita ogni velleità di essere presenti o partecipi ai grandi temi che interessano il Servizio Pubblico come l’IA, i Data Center per non dire del mutismo su Rai Way. Per non dire del fallimento ideativo, progettuale e propositivo sul piano editoriale e, ancor più grave, sul piano per l’informazione, ormai naufragata sotto i colpi delle appropriazioni indebite del genere “newsroom” o di RaiNews24 che prosegue a galleggiare dal basso di suoi ascolti da prefisso telefonico (domenica sera nell’intera giornata ha fatto lo 0,5% con poco meno di 60 mila telespettatori a fronte di circa 200 giornalisti impiegati. In qualsia altra Azienda di interesse pubblico con numeri del genere si sarebbe fatto altro.  Muti!  

C’è da essere alquanto preoccupati.

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sabato 18 luglio 2026

Il cavallo di Troia e il Cavallo di Viale Mazzini

By Bloggorai ©

Oggi non vi proporremo una recensione de L’Odissea di Nolan. Oggi non vi proporremo un giudizio “bello o brutto”. Oggi non ci preoccuperemo di valutare se e quanto il film di Nolan sia stato fedele o almeno vicino al racconto omerico. Oggi non ci preoccupiamo più di tanto se i protagonisti del racconto possono avere o meno i tratti o la postura degli eroi greci o se la sceneggiatura e i dialoghi possano essere riconducibili alle diverse “narrazioni” del testo omerico. Oggi vi proporremo solo alcune sommarie e brevissime notazioni a margine dopo aver passato una piacevole serata al fresco condizionato di una sala cinematografica romana.

A: avremmo pagato volentieri 50 cm in più al costo del biglietto per conoscere i motivi per cui un film del genere viene proposto nelle sale a metà luglio. All’uscita, alle 23, abbiamo chiesto al gestore quanti biglietti ha staccato: poche decine.

B: perché spendere una montagna di milioni di dollari per riprendere in pellicola 70 mm/15 fori quando poi in Italia bene che vada sopravvivono solo poche sale con il logo Imax e tecnologia digitale (a Roma solo UCI Cinemas a Porte) mentre nel classico in pellicola a 65 mm a Roma solo il Cinema Quattro Fontane? Il risultato è che eri sera abbiamo visto immagini pallide, nebbiose, senza profondità e vividezza di colori come era lecito attendersi per un film del genere.

C: il “racconto omerico” ad oltre 3000 anni di storia si ripropone sempre di grande attualità e il film di Nolan ne conferma alcuni passaggi essenziali. Il primo e a nostro avviso forse il più rilevante è la figura dello “straniero” e del dio che li protegge. Zeus è il re e il padre degli dei dell’Olimpo, è il dio che detta le leggi sacre dell’ospitalità ovvero la prima legge che gli dei dettano agli umani. A Roma Zeus diviene Giove ed è venerato sul colle più alto, il Campidoglio, come custode divino delle leggi dello stato. A Roma lo Stato si concentra nel Foro che nasce come mercato, come luogo di scambio di merci e persone, di idee e pensieri. La ricchezza di Roma nasce esattamente sul luogo dell’accoglienza e dello scambio. Accogliere e ospitare lo straniero è tutt’oggi il tema centrale del nostro dibattito politico. Lo “straniero” ovvero colui che “viene da fuori”, colui che parla altre lingue ed è portatore di altre visioni e di altre ragioni e religioni diventa la ricchezza, è la soluzione e non il problema.   

D: già da quando l’Odissea ci è stata proposta negli studi liceali siamo stati indotti a pensare che tutto avesse inizio dentro le mura di Troia dove viveva la bella Elena. Anche il film di Nolan non si discosta da questa lettura e, tant’è, che le prime immagini si riferiscono al cavallo spiaggiato sulle rive dei Dardanelli, di fronte alla collina di Hissarlik che fecero tanta gioia e gloria al suo scopritore, il tedesco Schleimann. E proprio in questo punto troviamo il secondo aspetto di grande attualità.  I greci, all’apice dello sviluppo della civiltà micenea, attaccarono i “turchi” di Troia non tanto e non solo per le belle chiome di Elena quanto perchè la città controllava lo stretto strategico dove passava gran parte del traffico navale diretto verso il Mar Nero. Più o meno il tema è lo stesso di oggi: governare il traffico di un punto fondamentale per i commerci, esattamente come avviene con lo stretto di Hormuz o di Panama. Il presunto “Omero” non ne fa cenno a questo aspetto ma possiamo bene immaginare che invece possa essere un valido motivo per aggredire Troia. Perché poi il “racconto” omerico ha preferito la versione romantica rispetto a quella economica è tutt’altra faccenda.    

 E: l’Odissea è un racconto nei tanti racconti dove nulla sembra come appare. “Ulisse è ancora vivo?” ripete spesso Penelope, la moglie regina che lo attende a Itaca. “Tanti viaggiatori raccontano storie e tanti di loro non conoscono la verità”. Già, tanti raccontano, tramandano storie e leggende dalle origini incerte e confuse: vai a sapere dove si cela la verità. E la stessa Itaca, rappresentata come grande potenza militare, in effetti è solo una piccola isola, magari collocata in un passaggio molto strategico.

F: l’incipit del film di Nolan è interessante: “Una flotta, una guerra, un uomo, un’idea, un inganno…”. Chi o cosa ci ritrovate nella sintesi moderna di questi termini? Non c’è bisogno di molta immaginazione: l’inganno e la guerra sono la chiave di lettura.

G: le prime immagini del film ci mostrano il cavallo di Troia semi sepolto sulla spiaggia di fronte a Troia. Per noi che lo abbiamo visto per anni, è stato facile tornare alla figura del cavallo morente o insorgente di Viale Mazzini.  Ancora ci chiediamo cosa ha voluto proporre lo scultore Messina: è il segno del declino o di una nuova vita per il quadrupede adagiato sul terreno. Certo, la Rai non è Troia e dentro il cavallo non ci sono gli astuti eroi greci ma solo qualche “consigliere” in attesa di far passare la nottata con la sua prossima scadenza.

Segue 2.

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venerdì 17 luglio 2026

Racconti erotici e racconti eroici

By Bloggorai ©

Bloggorai si è scocciato di essere distratto e vedere le immagini di questa “bizzarra” amicizia tra Lavitola e Ranucci. Bloggorai si è scocciato di sapere (poco) sul vero o presunto mandante e nulla sul movente dell’attentato. Bloggorai si è scocciato di sapere di “gesta erotiche” (sul Messaggero di oggi) seppure romanzate (semmai preferiamo quelle originali) e allora ci dedichiamo alle “gesta eroiche” seppure romanzate.

In attesa di vedere stasera l’Odissea di Nolan e di goderci 3 ore di fresco condizionato (necessari generi di conforto e un caffè) vi proponiamo qualche considerazione di contesto.

Premessa: da quasi trent’anni ci imbattiamo nella “questione omerica”. Da quasi trent’anni frequentiamo Itaca con tutti i suoi misteri e segreti a partire dal suo nome (per un lungo periodo, durante l’occupazione veneziana è stata indicata con il nome “Val Compare”). Ci siamo arrampicati sulle rocce (è stata durissima) sull’Acropolis di Alalkomenes, proprio sopra la baia di Aetos, a metà dell’isola; siamo scesi e poi risaliti (con grande fatica) dalla Fonte Aretusa e abbiamo passeggiato più volte nella cosiddetta “casa di Omero” per non dire del Monte Nerito e della baia di Polis e non dire ancora dei tanto attesi Panigiri di luglio e agosto.

Conosciamo bene i sentimenti di gelosia, di invidia e di ostilità che si avverte tra i sostenitori di Itaca terra di Ulisse (o Odisseo) e i suoi detrattori (la vera Itaca sarebbe in tutt’altra parte). Proprio recentemente, il Corriere ne ha riportato un aggiornamento scrivendo che “Non era Itaca il regno di Ulisse nell'Odissea: ecco dove si trova davvero il luogo-metafora del ritorno a casa di Omero … La robustezza degli argomenti scientifici lascia pochi dubbi: non era Itaca e non era neppure un'isola il regno di Ulisse. I meno soddisfatti saranno gli abitanti di Itaca. Ma la serietà e la robustezza degli argomenti scientifici lasciano pochi dubbi. Non era Itaca e non era neppure un’isola il regno di Ulisse, punto focale dell’Odissea di Omero, mitico luogo dell’anima e metafora immortale del ritorno a casa. Ci sono voluti venticinque anni per stabilirlo, ma una ricerca che verrà pubblicata la prossima settimana proprio alla vigilia dell’uscita di Odyssey, il nuovo film di Christopher Nolan, afferma che il posto cantato dal poeta greco è in realtà la penisola di Paliki, nella parte occidentale di Cefalonia”. Una frase ambigua: “non era un isola” ma poi si legge che sarebbe a Cefalonia che è un’isola.

Insomma fatto sta che quando ci si imbatte nella “questione omerica” e in particolare con l’Odissea ci si imbatte non solo e non tanto nelle gesta eroiche di Ulisse e non solo e non tanto nel racconto leggendario del “ritorno” (nostos) quanto più nella storia stessa di come si forma e si diffonde il racconto che da orale (età micenea) comincia a prendere forma scritta con l’adozione da parte di greci dell’alfabeto fenicio (intorno al VII sec. a.C.). Ci dovette pensare il tiranno Pisistrato nel V secolo a.C. a mettere per iscritto il testo del “presunto” Omero proprio per evitare interpretazioni personalistiche dei vari narratori. Presunto, in quanto, effettivamente, gli storici ancora si dividono nel confermare la sua esistenza

In poche parole: è dubbia l’esistenza di Omero. È dubbia la ricostruzione degli eventi storici (Troia) narrati nell’Odissea ed è dubbia che sia proprio Itaca “L’isola dalla schiena di drago” la terra di Ulisse come la definisce un ottimo libro di Luca Baldoni. In buona sostanza, tutta la “questione omerica” appare disseminata di dubbi e incertezze che vengono fugati solo dalle diverse “narrazioni” ovvero traduzioni ovvero interpretazioni ovvero rappresentazioni prima letterarie, poi cinematografiche e poi infine televisive.  

Intendiamo sostenere che le “cose” ovvero le vicende naturali e umane sono diverse per come vengono “narrate” in un determinato contesto storico e la loro “percezione” può assumere forme diverse anche per la terminologia che viene usata nel “racconto”.   

Cominciamo con le traduzioni. Le più note in Italia sono tre: la prima è di Ippolito Pindemonte (1820), la seconda di Rosa Calzecchi Onesti (1963) e la più recente di Maria Grazia Ciani (1994). Interessante confrontare i primi versi dei tre autori: il primo con “Musa, mi canta dell’eroe che dopo ch’ebbe a terra gittato il sacro regno di Troia, andò vagando in mille parti …” la seconda con “L’uomo ricco d’astuzie raccontami, o Musa, che a lungo errò, dopo ch’ebbe distrutto la rocca sacra di Troia” e la terza con “Narrami, o Musa, dell’eroe multiforme, che a lungo vagò, dopo che distrusse la città sacra di Troia”. Nota bene l'aggettivo "multiforme". Aggiungiamo le parole di Athena, figlia di Zeus, nella versione di Franco Rossi per la Rai del 1968 per la prima puntata: “Se questa è la volontà degli Dei, che Ulisse ritorni, io andrò a Itaca ad infondere forza nell’anima di ciascuno …”

Aggiungiamo inoltre la presentazione del poeta Ungaretti in apertura della prima puntata dell’Odissea andata in onda su RaiUno nel 1968: “Prima che cominci il film vorremmo pregarvi di guardare insieme a noi per un paio di minuti questi luoghi silenziosi, solitari, nel loro aspetto invernale …” mentre si riferisce alle rovine di Troia. Ecco che il racconto omerico per la prima volta prende le forme di immagini televisive che, da allora, non hanno avuto ulteriori aggiornamenti. Vedremo stasera come avrà inizio l’Odissea di Nolan.

Piccola nota a margine: il nostro Paese si fa sempre notare. Le riprese di Nolan sono state effettate con una particolare “cinepresa”, la nuova IMAX con pellicola a 65 millimetri ad altissima risoluzione, la più alta oggi disponibile. Se non che, in Italia, non esistono sale cinematografiche in grado di rendere appieno la meraviglia di tali immagini.

Segue.

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giovedì 16 luglio 2026

Il "brand" Rai del giorno dopo

By Bloggorai ©

Sempre più spesso giungono a Bloggorai messaggi del genere “Ma chi te lo fa fare?” oppure “Ma sei proprio sicuro che il tema Rai e Servizio Pubblico interessa ancora a qualcuno” oppure, infine “Io guardo solo il Tg de La7”.

Alla prima domanda è facile rispondere: ci sostiene una forse malsana passione per tutto ciò che è bene pubblico, un legame forte, sentimentale, per un’Azienda che ha un ruolo importante nella vita sociale e culturale del Paese e, infine, un legame forte con le lettrici e i lettori che da oltre otto anni ci seguono costantemente e sono tanti, e crescono continuamente.

Alle altre domande, francamente, non sappiamo bene cosa rispondere. Forse è vero, il tema Rai e Servizio Pubblico non è al primo posto dell’agenda politica nazionale come lo è sempre meno tra i telespettatori che, infatti, calano progressivamente e ineluttabilmente

Il suo pubblico è adulto e anziano e a nulla valgono i goffi tentativi di rincorrere i “giovani” che ormai sono emigrati verso altri mondi. Come possono interessare i temi, le beghe e le tristi vicende di questa Rai, di questo Cda tutto intero. L’AD Rossi ha proposto di sospendere le repliche di Report per “tutelare il Brand” aziendale ma non gli è mai venuto in mente di sospendere le innumerevoli repliche di Montalbano, Don Matteo, Sissi e Piedone lo sbirro. Ma quando mai ha tutelato prima il "brand" Rai? Lo ha fatto con “Newsroom” della Maggioni che non solo si è appropriata del “brand” ma è riuscita pure a scorporare il “brand” dalla necessità editoriale aziendale di dotarsi di una “newsroom” forte, autorevole ed efficiente? Lo ha fatto quando si è trattato di difendere il “brand” aziendale del Servizio Pubblico che non dovrebbe sostenere in alcun modo la ludopatia come invece è diffusa a piene mani ogni sera su RaiUno con il gioco dei Pacchi? Lo ha fatto quando ha condiviso la scelta editoriale di spacciare a piene mani la sostanza nociva della cronaca nera in tutte le salse, ad ogni ora del giorno con Garlasco &C?  Del resto, è lo stesso Rossi che ha dichiarato lillo lillo, che “pazienza” se molti telespettatori si spostano verso La 7. Altri consiglieri, altra opposizione, non avrebbero perso un attimo: con una dichiarazione del genere tutto occorre mettere tutto in mano agli avvocati per ricorrere al TAR, alla Corte dei Conti, a Bruxelles, alla Guardia di Finanza e financo alla Santa Inquisizione per valutare gli estremi del danno erariale.

E non parliamo, infine, della vicenda Lavitola /Ranucci. Da quanto tempo era che il “brand” Report era sotto tiro di questo Governo e di questo Cda? All’indomani dell’attentato a Ranucci è stato chiesto a gran voce il ripristino delle 4 puntate tagliate ben prima della bomba, come pure la revisione del budget e come pure lo spostamento alla domenica per fare posto prima alla Maggioni (con la metà del risultato) e poi a Monteleone (con la stessa metà del risultato di ascolti). I “consiglieri del giorno dopo” hanno chiesto chiarimenti all’AD e sono rimasti in attesa: “faranno sapere”.

No, Rossi e questo Cda, tutto intero, non hanno in mente la “difesa del brand” ma solo sopravvivere a se stessi, tutti insieme, fino alla naturale scadenza del loro mandato. Del resto, hanno buon gioco, la politica sembra aver abdicato: dopo le formali dimissioni della Vigilanza siamo al punto di partenza ovvero fermi eravamo e fermi restiamo. Non parliamo della riforma: ferma era e ferma rimane e, semmai potesse fare un passo avanti, questo avverrà solo perché la maggioranza potrebbe avere grande interesse a modellare subito il prossimo Cda che rimarrebbe in carica 5 anni. Scusate se è poco.

Chiudiamo: anche Bloggorai è “emigrato” dalla Rai e guarda solo il Tg de La 7 e cominceremo ad occuparci sempre più di altri temi, altre storie, altre vicende.

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mercoledì 15 luglio 2026

Drammi antichi e potenti e piccole storie moderne

By Bloggorai ©

Bloggorai crede di non essere il solo ad averne le scatole piene della vicenda Lavitola/Ranucci prima ancora di sapere se e come potrà andare a finire, chi è il vero mandante, chi l’esecutore e quale il movente. Ne abbiamo le scatole piene di leggere e sentire storie di servizi segreti, di massoni, di fonti più o meno occulte, di amicizie più o meno compromettenti, di cenette e di faccendieri, di ministri che indagano e amministratori che tutelano il “brand” e di storie “piccanti” variamente intese. Ci appare persino lezioso porre interrogativi sulla bomba: chi l'ha messa e soprattutto perché è stata fatta esplodere.

Avvertiamo un senso di disagio profondo e diffuso che non lascia presagire nulla di buono.

Per ora, lasciamo perdere. Non abbiamo voglia di inzuppare anche noi il biscotto in questo calderone ne abbiamo strumenti o “fonti” qualificate da interpellare. Poi, vedremo.

Ci viene in mente un tema marginale ma non meno interessante: nei prossimi giorni uscirà nelle sale cinematografiche (quelle poche rimaste e, inoltre, in pieno periodo di bassa affluenza) una nuova versione de L’Odissea di Christopher Nolan. Senza dubbio, uno dei drammi universali di maggior rilievo che ancora oggi, dopo millenni, conserva ancora immutato tutto il suo fascino. Ci interessa una notazione a margine: il racconto omerico e la televisione e sarà interessante fare il confronto tra le due letture.

La prima edizione de L’Odissea in Rai risale al 24 marzo 1968 e venne realizzata, per la prima volta, a colori nonostante che la messa in onda era ancora in bianco e nero: si pensava al mercato internazionale. 8 puntate che ebbero un successo clamoroso con punte di ascolto intorno ai 15 milioni di telespettatori a puntata. Un cast importante, da Irene Papas a Bekim Fehmiu, con la scrittura di Rosa Calzecchi Onesti, la regia di Franco Rosi ed effetti speciali di Carlo Rampaldi. Ogni puntata era introdotta da una lettura del poeta Giuseppe Ungaretti.

Era il decennio delle grandi produzioni della Rai che sono entrate a viva forza nella storia della televisione. Era il decennio della Rai che stava completando il processo di alfabetizzazione del Paese. Era la Rai dell’educare, informare e divertire. Era la Rai che in quel decennio proponeva titoli del genere:

La cittadella (1964) con la regia di Anton Giulio Majano e Alberto Lupo

Il giornalino di Gian Burrasca (1964). Regia: Lina Wertmüller con la giovane Rita Pavone

Le inchieste del commissario Maigret (dal 1964) di Mario Landi con Gino Cervi

I promessi sposi (1967) Regia d Sandro Bolchi con Nino Castelnuovo (Renzo) e Paola Pitagora (Lucia)

La freccia nera (1968) di Anton Giulio Majano con Aldo Reggiani, Loretta Goggi, Arnoldo Foà

I fratelli Karamazov (1969) di Sandro Bolchi con Corrado Pani, Umberto Orsini, Salvo Randone

Il conte di Montecristo (1966) Regia: Edmo Fenoglio con Andrea Giordana

Belfagor o Il fantasma del Louvre (1965) di Claude Barma (co produzione francese)

Nero Wolfe (dal 1969) con la regia: Giuliana Berlinguer e Tino Buazzelli

David Copperfield (1965) di Anton Giulio Majano con Giancarlo Giannini.

Troppo facile e financo banale fare confronti con la Rai di oggi e la sua offerta editoriale. Troppo facile fare confronti persino con le repliche: Rai Tre manda in onda le repliche di Piedone lo sbirro. Amen.

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martedì 14 luglio 2026

E' giunto il tempo dei "veleni forti"

By Bloggorai ©

Riassunto e sintesi delle puntate precedenti:

A: Valter Lavitola e Sigfrido Ranucci si conoscono da almeno 6 anni

B: una fotografia del 2023 li immortala attovagliati insieme ad un prelato

B: la bomba sotto casa di Ranucci esplode il 16 ottobre 2025: per i magistrati sarebbe noto il mandante e gli esecutori ma oscuro (ancora) il movente.

Prima, nel mezzo, durante e dopo queste date succede, si sente dire e si legge di tutto, il contrario di tutto e di più: indagini più o meno riservate, confidenze intime, illazioni, ricostruzioni più o meno dettagliate, supposizioni suggestive quanto assai velenose, pareri più o meno autorevoli che esprimono opinioni più o meno opinabili e, per non farci mancare nulla, si aggiungono le querele. In altre parole, un calderone fumante di tanta roba maleodorante dove tanti inzuppano volentieri un biscottino e dove però nessuno ne cava un pensiero strutturato e sensato.  

Morale della favola: Meloni & C gongolano. Rossi & C non fanno festa, sono apparentemente “prudenti” ma intanto portano a casa “un” o forse “il” risultato principale: Rai Tre è sull’orlo del tracollo geneticamente modificato e “pazienza” se i telespettatori emigrano verso La7 ipse dixit Rossi. 

L’obiettivo del missile a testata multipla, il giornalismo d’inchiesta del Servizio Pubblico, sembra essere stato raggiunto in pieno.

Osserviamo inoltre che molta parte della stampa italiana, non solo di destra, sembra aver assunto un atteggiamento che non lascia intravvedere molta “simpatia” o solidarietà per Ranucci o, come sostengono alcuni, per il “metodo Report”. Il Corriere e Repubblica grondano stille di veleno sufficienti ad uccidere un crotalo del Texas. Aggiungiamo inoltre che non ci sembra di cogliere soverchia energia solidale da parte del “campo più o meno largo”: fiducia della magistratura, prudenza e “staremo a vedere”.

Nel frattempo:

a: come abbiamo scritto e ribadiamo: la riforma Rai è in alto mare e ci rimarrà per chissà quanto tempo ancora. Abbiamo seri dubbi che possa andare in Aula entro la fine di questa legislatura.

b: questo Cda con questo presidente anomalo proseguono allegramente a fare e disfare a loro piacimento fino al probabile fine mandato (il compenso scorre tranquillo)

c: la Vigilanza Rai è svanita mentre tutti ne parlano, molti la invocano ma nessuno riesce a fare un passo avanti.

d: il resto del mondo (tecnologie, piattaforme, palinsesti, programmi e contenuti) va avanti velocemente e Rai langue mentre si appresta ad una nuova e triste stagione di “pacchi”, di repliche dei vari Montalbano o di “serate speciali” con un noto cantante neomelodico.  

Le vacanze sono vicine, occorre resistere, resistere, resistere. Finché ce la facciamo.

bloggorai@gmail.cm

lunedì 13 luglio 2026

Sulle barricate !!!

By Bloggorai ©

Fa caldo. La settimana che sta per iniziare sarà ancora impegnativa. La faccenda Lavitola/Ranucci occuperà giocoforza ancora molta attenzione. Da parte nostra, attrezziamo le barricate, scendiamo in trincea e prepariamo i sacchetti di sabbia.

Il campo di battaglia n. 1. Se si perde di vista il panorama, il contesto e le prospettive di quanto potrà succedere da oggi ai prossimi mesi, non si capisce nulla e il nemico si avvantaggia. La Meloni, questo governo, ha un obiettivo strategico inderogabile e assoluto: vincere le prossime elezioni e mettere un’ipoteca sulla prossima elezione del Presidente della Repubblica. Allo stesso tempo, l’opposizione ha l’obiettivo analogo e contrario: impedire che la destra possa vincere ancora e impedire ogni deriva autoritaria o presidenzialista. Tutte le battaglie tattiche si si svolgono oggi sono in funzione della grande battaglia del 2027.

Il campo di battaglia n. 2. Nel corso dei combattimenti verranno usate ogni tipo di armi, convenzionali e non convenzionali. Sarà una guerra politica ibrida dove le “armi” principali saranno i contenuti, i programmi elettorali, insieme però a nuovi strumenti subdoli, infidi e ingannevoli. Guai a sottovalutare questo aspetto. In questo campo di battaglia sarà anche importante decidere o influenzare il luogo e il tempo in cui si svolgeranno i combattimenti: questo Governo della Meloni tenterà in ogni modo di dettare l’agenda e quindi alzare polvere per distogliere lo sguardo e attirare le forze nemiche nel trabocchetto della distrazione.

Il campo di battaglia n. 3. Per quanto detto sopra nei primi campi di battaglia, è conseguente e subordinato che la Rai, il Servizio pubblico, Rai Tre e le trasmissioni di giornalismo di inchiesta sia tutto reso innocuo o almeno poco offensivo. Questa Rai, questo Servizio Pubblico e questa Rai Tre deve restare negli orticelli dell’intrattenimento leggero, delle repliche di Sissi o di Piedone lo sbirro, della cronaca nera diffusa di Garlasco, nelle varie confort zone di Sanremo e del gioco ludopatico dei pacchi. Rossi &C lo ha detto chiaro e tondo: Rai Tre deve cambiare i connotati e “pazienza” (ipse dixit) se si perdono telespettatori che emigrano verso La 7, ovvero la nuova Rai Tre. Ne consegue che dentro Rai Tre non ci devono essere “rotture narrative”. Report non è stato attaccato solo con la bomba a Ranucci, ma molto tempo prima con il taglio delle quattro puntate, con lo spostamento della messa in onda alla domenica e con i tagli di budget.

Su questo campo di battaglia, abbiamo perso: le “richieste di chiarimenti” del giorno dopo non hanno prodotto alcun risultato. La vicenda Lavitola/Ranucci è il colpo di grazia.

Arriviamo al punto: Bloggorai, insieme a tutti coloro che intendono queste vicende, ha intuito che qualcosa stava andando storto. Il mandante, il movente, il ristorante e i suoi commensali, il sondaggio e i retroscena più o meno velenosi (vedi il Corriere) alimentano il fumo negli occhi. Ora ci si chiede: è necessario e prioritario esprimere solidarietà a Ranucci. Si certo, lo facciamo proprio come lo abbiamo fatto in quel lontano pomeriggio in Piazza Santi Apostoli, quando però non sapevamo che Ranucci fosse grande amico di Lavitola. Il taglio delle quatto repliche estive di Report grida vendetta e opposizione, non foss’altro perché presuppone anche un danno economico aziendale.

Epperò, epperò, i conti non tornano ancora. Ci manca un elemento fondamentale e inderogabile per farceli tornare: spiegare compiutamente, dettagliatamente e francamente tutti i termini di questa amicizia con Lavitola. Vedi e rileggi bene quanto abbiamo scritto subito su Bloggorai lo scorso martedì 7 luglio, appena iniziata la vicenda   https://bloggorai.blogspot.com/2026/07/le-amicizie-pericolose-molto-pericolose.html?m=1 .

Se non si comprende, se non si “comunica” e si rende trasparente l’esatta natura, cultura e postura di questa “amicizia particolare” tra Lavitola e Ranucci, questa destra, questa Rai di Rossi&C avranno buon gioco a vincere questa ed altre battaglie. 

Il solo argomento sul quale si cerca di tenere il punto è fragile e facilmente controvertibile: la presunta “obbligatorietà” per un giornalista che fa inchieste di sporcarsi le mani con fonti equivoche, malfamate e impelagate fino al midollo in affari sporchi, sporchissimi. Vero ma solo in debita parte: poi ci si lava le mani e ci si tiene accuratemene a distanza: dall’utilizzare una fonte a diventarne grandi amici ce ne corre e non poco.

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ps. Bloggorai, c'è sempre stato, c'è e ci sarà ancora sulle barricate ma oggi ci chiediamo chi sono gli altri che partecipano alla battaglia? 

domenica 12 luglio 2026

Attendiamo fiduciosi

By Bloggorai ©

Oggi ci prendiamo una giornata di riflessione e di approfondimento. Rinfreschiamo la memoria per riavvolgere il nastro dall’inizio, riprendiamogli appunti, sentiamo e scriviamo e chattiamo con amici, parenti e conoscenti e andiamo al Circolo Trattoristi della Bassa Val Tiberina per “sentire” l’aria che tira.

Bloggorai lo ammette: ha le idee alquanto confuse e non tutto ci appare per quanto sembra. Molti conti non tornano.

A: non ci torna il conto della facilità con cui questa destra, questo Governo, questa dirigenza Rai sta vincendo facile sulla vicenda Lavitola/Ranucci.

B: non ci torna il conto di quanto sappiamo e quanto leggiamo.

C: non ci torna il conto delle facili scorciatoie che siamo indotti a prendere.

Nel mentre e nel quando “la magistratura farà il suo corso” e in attesa di sapere e capire che relazione c’è tra mandante e movente, mentre siamo “prudenti” e attenti, siamo pure consapevoli che tutta questa storia ci sta distogliendo da temi di grande interesse che si stanno ponendo in secondo piano: la riforma Rai, la Vigilanza Rai, Rai Way e la prossima stagione televisiva dopo la presentazione di tutti i palinsesti in chiaro e in streaming.

Vedremo … vedremo…

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sabato 11 luglio 2026

La Tempesta ... più o meno perfetta

By Bloggorai ©

Del tutto casualmente, in un tardo e caldo pomeriggio di metà luglio, cercando disperatamente di mettere in ordine la libreria, è balzato agli occhi il dorsetto di una vecchia edizione de La Tempesta di Shakespeare. 

E' sembrato subito un titolo quanto mai appropriato per riassumere in sintesi i giorni che stiamo vivendo e una frase mi torna alla memoria: “L'inferno è vuoto e tutti i diavoli sono qui”. Ovviamente, il testo del Bardo è più noto per la citazione “Noi siam fatti della stessa sostanza di cui son fatti i nostri sogni, e la nostra breve vita è coronata da un sonno. Io sono agitato, mio caro …” (atto IV, scena I). La Tempesta è un’opera fantastica: tanto drammatica quanto surreale e, a tratti, comica e complottista ovvero tutti temi di grande attualità.  

Ma oggi non parliamo di sogni quanto invece di diavoli ovvero di diavolerie inimmaginabili. Difficile, infatti, immaginare il complesso e, appunto, diabolico intreccio politico al quale stiamo assistendo su ogni piano di nostro interesse. Sul piano internazionale, difficile immaginare l’avvento e le devastazioni in corso dell’era Trump e di quanto è capace di fare. Sul piano nazionale, difficile immaginare quale potrà essere il quadro politico che ci attende il prossimo anno con le variabili imprevedibili dei Vannacci da una parte e dei vari centristi o “moderati” dall’altra. Sul piano del Servizio Pubblico e della Rai non ne parliamo proprio: si sta realizzando la tempesta perfetta dove potrebbe affondare ogni speranza di salvataggio di una barca che prende acqua da tutte le parti.

Ieri abbiamo scritto che la faccenda Lavitola/Ranucci appare come un missile a testata multipla che “… colpisce tanti obiettivi, anche in modo differenziato nello spazio e nel tempo”. Ieri abbiamo pure scritto, tra i punti fermi di questa vicenda, che “G: Ranucci in Rai era in “sofferenza” da tempo: taglio di budget, riduzione di puntate e spostamento in altra giornata meno favorevole per dare posto ad altri personaggi (esterni alla Rai) prontissimi a prendere il suo posto qualora Ranucci non conducesse più Report” e il giorno prima abbiamo scritto che “Colpisci Report e colpisci una delle parti nobili della Rete e, seppure lo mantieni in onda, avvii un processo di delegittimazione strisciante …”.

Ebbene, una testata del missile è arrivata a destinazione (con le coordinate di puntamento fornite dai vari esponenti dei partiti di governo e dei giornali che li supportano): le repliche di Report previste per questa estate sono state sospese dalla Rai nonostante non ci sia alcun legame tra le due storie e che le indagini siano ancora in corso. È grave ma non ci sorprende più di tanto proprio per quanto abbiamo detto prima e ci riconduce a quanto abbiamo scritto in epoca non sospetta, quando abbiamo partecipato a Piazza Santi Apostoli a Roma per solidarizzare con Ranucci: la sua difesa andava fatta e irrobustita prima e non dopo. Le quatto puntate sottratte, i tagli di budget e lo spostamento di messa in onda andavano ottenute subito. Ora è tardi, forse troppo tardi: i soliti comunicati stampa del giorno dopo dove si chiedono “chiarimenti all’AD”.    

Un’altra testata di questo missile è indirizzata alla nostra sensibilità politica (non ci azzardiamo a definirla coscienza). Più passano le ore e più aumentano i dubbi, le incertezze e la confusione. Aumentano i commenti stupiti o sorpresi di chi “non sapevo …” o di chi “devo capire meglio…” o ancora di chi “non so cosa dire …”. Le dichiarazioni ufficiali, le interviste (ieri di Ranucci al Corriere e poi Lavitola al Tg1) non aiutano a fugare le incertezze. Stamattina il Corriere titola in prima pagina “Le riunioni in Rai con Lavitola in redazione”. Leggiamo attentamente: “Sono i giornalisti di Report a raccontare al Corriere di averlo visto bazzicare tre o quattro volte in redazione o sotto gli studi Rai”.

Vorremmo non crederci. Vorremmo credere che possa essere una “suggestione giornalistica”. Semmai invece fosse vero e verificato: che ci faceva Lavitola a Via Teulada? A che titolo era in redazione? Il Corriere riferisce di aver riscontrato il suo ingresso una sola volta, addirittura nel 2021.

Vorremmo chiudere in fretta, subito, questa brutta pagina e guardare oltre e, segnatamente ai mesi che aspettano prima delle elezioni. Vorremo essere prudenti e porci in “fiduciosa attesa dell’esito delle indagini” ma sappiamo bene, benissimo, che questa fiducia non è sempre ben riposta e che potrebbero essere tempi lunghi, lunghissimi, quanti ne bastano per far arrivare a destinazione tutti le altre testate esplosive del missile e produrre danni irreparabili.   

Abbiamo tanti altri argomenti di sui scrivere e, forse, un altro obiettivo del missile è proprio nel voler distogliere l’attenzione da altri temi che pure non sono meno rilevanti. Una sorta di “effetto Garlasco”.

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