martedì 7 luglio 2026

Una inquietante e drammatica partita

By Bloggorai ©

Chi si è solo avvicinato o ha praticato i tavoli di poker dovrebbe conoscere una regola fondamentale: se dopo il terzo giro non hai ancora capito chi è il pollo da spennare allora il pollo sei tu! Come pure, sarò capitato anche a voi, se avete anche solo il sospetto che il/la vostro/a partner non la racconta giusta, allora sta a significare che il solo sospetto è già un messaggio forte e chiaro e sta a voi poi decidere se tenerne conto o meno.

La vicenda Lavitola/Ranucci o al contrario che dir si voglia ha sollevato un vespaio. Nel momento in cui scriviamo gli interrogativi e le perplessità sono:

A: delle due l’una: o Ranucci sapeva chi benissimo chi era Lavitola e allora c’è da chiedersi perché lo ritiene suo grande amico, incapace di fagli del male. Oppure non lo sapeva e allora c’è da chiedersi perché “il” campione del giornalismo televisivo d’inchiesta del Servizio Pubblico non ha avuto la minima percezione della caratura del personaggio Lavitola. Nel mezzo delle due ipotesi entriamo in terreni che non conosciamo.

B: la magistratura ritiene Lavitola mandante dell’attentato a Ranucci ma ancora non sappiamo il movente. Presunto mandante e relativo movente dovrebbero essere corpo unico. Perché Lavitola avrebbe ordito tutto questo contro Ranucci? Quale interesse ha o avrebbe avuto? Ha agito in proprio o per conto di chi? Sarebbe il mandante primario o solo un mandante subordinato? Perché Ranucci, già poco dopo l’attentato, ha sostenuto la tesi del “fatto di cronaca” locale (Ostia, gli albanesi etc) e non ha evidenziato una lettura “politica”?

Il bandolo della matassa riconduce al perché: solo sapendo il movente si potrà capire il resto.

Il bandolo della matassa riconduce alla necessità di comprendere la natura originaria della “bizzarra” amicizia tra i due. Vedi quanto abbiamo già scritto.

C: per tutta la giornata di ieri, nelle diverse chat, in tante telefonate e diversi messaggi personali, abbiamo avvertito un notevole silenzio imbarazzato. Qualcuno, pure nel tardo pomeriggio, si è spinto a dire “non sapevo”. Altri invece hanno invocato la “prudenza” o l’attesa delle indagini. Si avverte un forte senso di disagio.

Anche Bloggorai è sconcertato ma questo non esime dal ragionare su quanto è noto e quanto è noto è grave, molto grave.  

D: il contesto politico in cui si svolge questa vicenda è del tutto particolare: luglio 2026 e, qualora fosse, sta a dire che siamo a pochi mesi dalle possibili consultazioni elettorali. I due campi politici sono nel pieno di un conflitto interno paradossale: entrambi sanno che per vincere hanno bisogno di un “terzo incomodo”: Vannacci per la destra e Renzi per la sinistra e tutti sanno quanto possono essere indigesti. Perché esce fori la grana Lavitola/Ranucci o viceversa propri in questo specifico momento? Bloggorai è complottista per natura e cultura: nulla avviene mai per caso e, leggendo bene sui trascorsi e le amicizie di Lavitola, qualcosa emerge e sembra pure molto chiaro. Chi indovina vince un caffè.

Oggi siamo in viaggio e ne approfittiamo per sapere, per capire. Rimanete sintonizzati.

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Le "amicizie pericolose" ... molto pericolose

By Bloggorai ©

“Non scriviamo sempre tutto ciò che sappiamo ma conosciamo bene, benissimo, tutto ciò che scriviamo”.

Senza un attimo di tregua. Non si fa in tempo a cercare un momento di pace e serenità che ... zacchete, ti cade un’incudine da 120 kg sul mignolo del piede sinistro.

La notizia del giorno è dell’apertura di un fascicolo a carico di Valter Lavitola, un personaggio assai noto negli anni passati del berlusconismo per diverse “faccende” politiche e giudiziarie non di poco conto. Oggi si legge che questo personaggi sarebbe implicato come presunto mandante dell’attentato a Sigfrido Ranucci ... ma si legge pure che, secondo quanto ha dichiarato lo stesso Ranucci, che “Valter” sarebbe suo grande amico e che pure si sentivano spesso e volentieri.

Per ora non ci impelaghiamo oltre gli ambiti giudiziari ma ci limitiamo ad una constatazione politica e professionale. Chi conosce questo lavoro sa bene come, talvolta, sia necessario “sporcarsi le mani” e sia financo opportuno "trattare" con interlocutori non sempre “amici” e talvolta implicati in faccende molto losche sulle quali, appunto, si svolge il lavoro giornalistico. Succede pure che questa “intelligenza” si debba, giocoforza rafforzare in una relazione fiduciaria per essere poi considerata “fonte confidenziale”. una semplice "intervista" o un "fuori onda" riservato non è sempre possibile o sufficiente. Bloggorai conosce bene il tema e proprio per questo solleviamo qualche dubbio e perplessità.

Il dubbio e la perplessità si colloca esattamente al confine della qualità della relazione. Si può, e talvolta si deve, avere a che fare con personaggi “delicati” ma da questo a rivendicarne l’amicizia diretta e l’affetto ce ne corre. A meno che … a meno che … siamo solo all’inizio di una faccenda che si dovrà ancora comprendere bene in tutti i suoi risvolti dove non tutto è come appare. 

I personaggi sulla scena (vedi le loro storie politiche e giudiziarie  e vedi coloro della cena di cui si legge stamattina nel ristorante di Lavitola e chi vi ha partecipato nel lontano 2023  https://www.ilriformista.it/la-cena-confessionale-tra-lavitola-ranucci-e-il-sacerdote-vicino-al-segretario-di-papa-francesco-358417/) raccontano molto di più di quanto sembra.

Per il momento, confermiamo quanto da tempo abbiamo scritto su tutta la storia dell’attentato a Ranucci, da quando si cercò da più parti di derubricarla a semplice “fatto di cronaca”, robetta da sottobosco di piccoli scippatori scalzacani di periferia. La faccenda “puzzava” dall’inizio e continua a puzzare oggi. Qualcosa, molto non torna e forse Ranucci potrà dire qualcosa di più su questa sua “amicizia” con Lavitola più e prima di quanto scopriranno i magistrati.  

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lunedì 6 luglio 2026

La Civiltà delIe Immagini 2026 n. 28: tra la Meloni, Trump e la RAI

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“La fotografia è una mannaia che coglie nell'eternità l'istante che l'ha abbagliata.” H.C.B.

La prima immagine è di assoluta attualità e racconta bene l’aria che tira sul piano politico nazionale e internazionale: oggi Trump che per l’ennesima volta sbeffeggia la Meloni. Posto che, in simili circostanze, ci verrebbe da essere solidali con la nostra capo di Governo, il quadretto di oggi merita una nota. Già nelle precedenti occasioni le scene delle relazioni personali tra i due personaggi erano assolutamente chiare nel loro “racconto”: la postura, gli sguardi e gli ammiccamenti erano in grado di stabilire perfettamente i rapporti di forza tra Trump e Meloni. L’immagine di oggi coglie la Meloni in un frammento espressivo caratteristico della compiacenza: a Roma si direbbe della “piaciona”. Del resto, la Meloni ha un percorso di solidarietà e sudditanza con Trump di tutto rispetto: vedi quando lo propose per il Nobel per la Pace a gennaio scorso.  Tutto torna: le carte, ovvero le immagini, cantano.

La seconda immagine potente e ricca di significato è quella del Papa a Lampedusa lo scorso 4 luglio mentre guarda la “porta d’Europa” rivolta verso le sponde d’Africa. È una sberla visiva/sonora in faccia a tutti i vari nazionalisti, razzisti, primatisti e “remigrazionisti” dell’ultima ora. È uno schiaffo in faccia pure ai vari governi, europeisti e atlantisti della prima e della seconda ora, agli amici e ai sodali del di cui sopra: torniamo sempre alle radici politiche e culturali di questo squarcio di secolo dove i “cattivi” trovano spazio laddove i “buoni” lo lasciano libero. Il “cattivo “ Trump nasce e si sviluppa sulle praterie abbandonate dai democratici USA che, da non dimenticare mai, fini all’ultimo istante hanno mantenuto la candidatura dell’anziano Biden e last minute si sono inventate la Harris.

La terza immagine è dentro casa nostra e ci avvicina ai temi che interessa noi lettori di Bloggorai: la Rai e il Servizio Pubblico. La foto è dei leader del “campo largo” apparecchiati in trattoria, felci e gaudenti come ad una festa di matrimonio. A ben vedere e ben sapere, l’immagine è terrificante più per quanto non espone che per quanto si osserva. Leggiamo oggi su La Stampa: “Il campo largo dei rinvii, il programma comune slitta ad ottobre”. La distonia dell’immagine è tutta nella consapevolezza di ciò che manca: manca appunto il programma elettorale con le elezioni alle porte, manca il/la leader che nessuno sa ancora come verrà scelto e financo manca il “nome” che verrà dato alla coalizione che vorrebbe/dovrebbe battere la Meloni. Aggiungiamo noi: manca anche una “visione” (non quella che si trova dall’ottico) sulla Rai e sul Servizio Pubblico. Quello che è successo nei giorni scorsi con le dimissioni dei parlamentari della Vigilanza è un tassello ma non è un disegno. Il disegno sarebbe dovuto essere un testo di riforma che invece si è trasformato in emendamenti sgangherati al testo di governo (ne abbiamo scritto in abbondanza) che, comunque, giace sepolto nei cassetti del Senato. A quel tassello delle dimissioni in Vigilanza  ne doveva seguire uno complementare e conseguente con le dimissioni dei componenti il Cda, di Majo e Natale, che invece come gli ultimi giapponesi resistono a guardia del bidone ormai bucato. Come ha dichiarato Natale in una intervista a Domani, a firma di Lisa di Giuseppe, per “… marcare ripetutamente i molteplici punti di dissenso per mantenere con questa presenza un ruolo di controllo e denuncia”. La parola, il termine “opposizione” non gli esce fuori nemmeno con le tenaglie per non dire del “controllo” laddove è difficile sapere dove e come è stato esercitato, forse il giorno dopo con un comunicato stampa.

Chiudiamo con una immagine che non vi mostriamo perché gli siamo solidali (età) e che possediamo (solo a gentile richiesta): Marano, il presidente Rai f.f. o pro tempore che dir si voglia, placidamente appisolato come uno ospite di Villa Arzilla mentre guarda l’ennesima replica di Montalbano. Era in prima fila, accanto a tutto il Cda con facce tremebonde e accigliate, mentre venivano presentati i prossimi palinsesti d’autunno ad Ancona dove il massimo dell’invenzione e della novità sarebbero due speciali con un noto cantante e una serata con Benigni. Non ci poteva essere immagine di sintesi migliore per illustrare la Rai in questo momento storico. Grazie Marano!

Sempre La Stampa nei giorni scorsi ha titolato “Caos Rai. L’ira di Meloni “se rivinco caccio tutti”.  Ci verrebbe voglia di tifare per la Meloni ma non lo faremo.

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domenica 5 luglio 2026

RAI Tre e il danno erariale: ci sarà pure un Giudice a Roma???

By Bloggorai ©

“Com’è triste Anconaaaaa …soltanto il giorno dooppoooo…”.

Se mai ci fossero stati dubbi sulla necessità di sollevare una verifica di fronte ad un Giudice o alla Corte dei Conti sul fondato e documentabile dubbio di legittimità relativo all’operato di questo Cda, dopo quanto avvenuto nei giorni scorsi ad Ancona per la presentazione dei palinsesti, questi dubbi si potrebbero fugare senza esitazione ora, subito. Uno dei meriti da affrontare e verificare è la coesistenza di "due" presidenti: uno indicato dal Governo, la Agnes, e uno indicato dal Cda, Marano.

Se mai ci fossero stati dubbi sulla necessità di porre, subito, un tema di dimissioni di tutto il Cda e, segnatamente dei consiglieri di opposizione di Majo e Natale, dopo quanto avvenuto nei giorni scorsi ad Ancona per la presentazione dei palinsesti, questi dubbi si potrebbero fugare senza esitazione.

Se mai ci fossero stati dubbi sulla necessità di porre, subito, il tema della verifica del possibile danno erariale a carico dei cittadini, ovvero di chi paga il canone, posto in essere dagli amministratori che potrebbero non avere adempiuto a quanto previsto dal Codice Civile sui doveri di “… agire con la specifica diligenza professionale richiesta dall'incarico. Questi doveri chiave includono l'agire in modo informato, valutare l'adeguatezza degli assetti organizzativi e vigilare attivamente sulla gestione aziendale” questo è il momento giusto.

Se mai ci fosse qualcuno e magari un partito intenzionato a rompere il “giocattolo” di TeleMeloni oppure uno Studio Legale volenteroso oppure un gruppo di cittadini (anche tre sono sufficienti) che intendessero sottoporre ad un giudice amministrativo di verificare i quesiti di cui abbiamo scritto sopra, questo è il momento giusto. 

La precedente esperienza di ricorso al TAR, seppure ampiamente motivata e inizialmente apertamente sostenuta da tutti (o quasi) non è un buon precedente ma ora il tema è radicalmente diverso e ci potrebbe essere una “pistola fumante” a carico di eventuali responsabili che il Giudice potrebbe valutare.

L’oggetto del quesito giuridico si fonda sulla consapevolezza da parte degli amministratori in carica, tutti, di essere responsabili del processo di degrado qualitativo e quantitativo di Rai Tre con il quale si è concretizzato un evidente danno di immagine e di valore economico della Terza Rete.

Per riassumere brevemente: il Giudice dovrebbe valutare quanto dichiarato lo scorso 8 giugno l’AD Rai, Giampaolo Rossi, laddove ha rilasciato un’intervista al Foglio dove ha sostenuto che “Adesso RaiTre è diventato un'altra cosa quindi quel pubblico che ha una forte caratterizzazione potremmo dire ideologico-culturale si è trasferito su la7 da amministratore delegato della RAI lo rivendico come un grande successo mio”. Il concetto è stato, appunto, ribadito e rafforzato ad Ancona e leggiamo Lisa di Giuseppe su Domani “La perdita di pubblico era stata messa in conto... E pazienza se la "chiusura" di Telekabul ha regalato volti alla concorrenza e spettatori alla pubblicità di altri canali".  “Pazienza…” l’AD Rai pone un problema di “pazienza” sulla perdita di valore di una parte dell’Azienda che amministra???

E gli amministratori di opposizione durante tutto il tempo del loro mandato non si erano accorti di quanto stava succedendo a Rai Tre? Non gli arrivavano tutte le mattine alle 10 i dati Auditel sugli ascolti? Non hanno letto i dati sulle diverse trasmissioni di RaiTre in “cessione gratuita” come ad esempio alla Maggioni con la “sua” Newsroom che invece doveva essere anzitutto una struttura di coordinamento giornalistico Rai e poi un prodotto ideato, realizzato e condotto da un interno Rai? Cosa hanno fatto Natale e di Majo per cercare di opporsi, ostacolare o limitare i danni che si stavano realizzando? Ovviamente prima che i danni si verificassero e non con i “comunicati stampa del giorno dopo”.

Per chiudere in bellezza: ad Ancona è stato presentato in pompa magna un nuovo canale Tv: “Italiana” ovvero il “… punto di riferimento sul racconto dell’Italia, capace di attivare emozioni identitarie e personali … Il canale si propone come racconto emotivo e crossgenerazionale dell’Italia”.

Per chi si preoccupa di avere un consigliere a guardia del bidone, dovrà tener conto che il bidone Rai è ormai bucato e questa TeleMeloni non la ferma più nessuno. O, forse, un Giudice a Roma e non a Berlino.

Vedremo. Bloggorai è quasi esperto.

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sabato 4 luglio 2026

RAI: la tutale del Bene Pubblico e il ruolo dei consiglieri "coraggiosi"

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Le azioni degli uomini e delle donne si misurano, si pesano, assumono valore, rilevanza e significato per quanto sono concreti e misurabili i risultati che ne derivano. La “politica” viene giudicata, valutata, percepita e quindi votata per quanto concretamente è in grado di “offrire” ai propri elettori.

Nel nostro caso, parliamo dei consiglieri di amministrazione di un bene pubblico, la Rai, si tratta di “pesare” ovvero valutare concretamente, sui risultati ottenuti e sul ruolo da essi svolto nell’esercizio delle loro funzioni cosa e come sono in grado di incidere nella gestione dell’Azienda di cui sono responsabili.

A scanso di equivoci evocati da qualche “difensore d’ufficio” dei consiglieri di opposizione che invocano “il coraggio di essere minoranza” senza poi dire alcunché in cosa e come si concretizza questo “coraggio” se non con i “comunicati stampa del giorno dopo” inutili, irrilevanti e fuorvianti, è opportuno fissare una volta per tutte il perimetro delle loro competenze e responsabilità per poi trarre una linea di demarcazione.

Queste responsabilità hanno due fonti specifiche: la prima è nella legge primaria, ovvero il Codice Civile che specificamente richiama il dovere per i consiglieri di “… agire con la specifica diligenza professionale richiesta dall'incarico. Questi doveri chiave includono l'agire in modo informato, valutare l'adeguatezza degli assetti organizzativi e vigilare attivamente sulla gestione aziendale” (art.2392 C.C,). Sono concetti molto chiari che non lasciano adito a dubbi, in particolare “sull’agire in modo informato” e non sembra esservi dubbio alcuno che la loro azione non corrisponde al dettato legislativo (vedi il tema della nomina del presidente che avrebbe richiesto almeno una verifica di fondatezza di legittimità giuridica).

In secondo luogo, la loro responsabilità risiede in ambito politico, ovvero alla fonte relativa alla loro nomina che, ricordiamo, è derivata dall’applicazione della Legge 220 del 2015 (Legge Renzi) che determina la normativa sulla formazione della governance (nomina AD e Presidente e esprime 4 consiglieri di nomina parlamentare, cioè dai partiti). Nella specificità di questi giorni, il legame fiduciario tra i loro due partiti fonte di nomina (il PD a suo tempo ha votato contro) e i due consiglieri si è interrotto per quanto oggi tutti dimissionari dall’organismo parlamentare di Vigilanza e controllo. In altri termini, oggi, Alessandro di Majo e Roberto Natale rappresentano solo se stessi. Vale la pena ricordare quanto scritto recentemente dal portavoce di AVS, Vincenzo Vita sul Manifesto laddove ha sostenuto che “Un gesto almeno simbolico da parte delle opposizioni sarebbe utile: annunciare le dimissioni contestuali dalla Commissione e dal Consiglio di amministrazione. Nella cinica routine di certa politica odierna, il gesto potrebbe non fare neanche un plissé”. Ineccepibile!!!

Sarebbe questo già sufficiente per porre il tema delle loro dimissioni immediate. Ma ne ravvisiamo, dopo quanto affermato e ribadito ieri dall’AD Rossi che le renderebbe ancora più inderogabili. Sempre dal Civile leggiamo: “In ogni caso gli amministratori, fermo quanto disposto dal comma terzo dell'articolo 2381, sono solidalmente responsabili se, essendo a conoscenza di fatti pregiudizievoli, non hanno fatto quanto potevano per impedirne il compimento o eliminarne o attenuarne le conseguenze dannose”. Occorre quindi ricordare quanto affermato dall’AD Rossi in sua intervista “Adesso RaiTre è diventato un'altra cosa quindi quel pubblico che ha una forte caratterizzazione potremmo dire ideologico-culturale si è trasferito su la7 da amministratore delegato della RAI lo rivendico come un grande successo mio” e che sostanzialmente ha pure ieri ha ribadito durante la presentazione dei palinsesti ad Ancona come ha riportato Lisa Di Giuseppe su Domani "Sapevamo che gli spettatori di Rai Tre sarebbero passati a La7".  

C'è quanto basta. Si tratta, a nostro avviso, di un deterioramento degli interessi aziendali meritevole di approfondimento e suscettibile di azione legale a tutela del possibile danno erariale. Gli amministratori, appunto secondo quanto disposto dalla normativa vigente avevano ed hanno tutti gli strumenti “essendo a conoscenza di fatti pregiudizievoli, non hanno fatto quanto potevano per impedirne il compimento o eliminarne o attenuarne le conseguenze dannose” ovvero la mutazione e deprivazione dell’identità e della quantità di telespettatori a favore di una emittente concorrente.

segue...

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venerdì 3 luglio 2026

RAI: cartolina dal futuro

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“Rai c’è” nel senso che mezza Rai è lì: “Quel treno per Ancona” (e non per Yuma) è arrivato carico carico di tutti quelli che dovevano arrivare, compresi i due consiglieri di Majo e Natale. La "Rai c'è" a raccontarci il futuro prossimo venturo che "loro" stanno costruendo, loro tutti. 

Loro, ovvero i consiglieri tutti,  “devono prendere atto” dei palinsesti, nulla di più e nulla di meno. A deciderli e comporli, ci pensano Rossi &C a loro immagine e gradimento. Per quanto ci dicono, i due consiglieri potrebbero essersi arrovellati con un drammatico quesito: “Mi si nota di più se non vado o se vado?”. La risposta la vediamo in diretta “siamo qui, siamo noi, ci siamo e ci rimarremo…”. Forse.

Le immagini che si vedono non lasciano presagire nulla di buono: facce scure e tese, ci riferiscono alcuni tra i presenti che non tira proprio aria di mare.

Ora, il problema è politico, come sempre.  La presenza ad Ancona dei consiglieri di quella opposizione che li ha nominati segna un passaggio cruciale dopo le dimissioni dei partiti in Vigilanza. 

Chi rappresentano oggi di Majo e Natale? In CdA ora dove prenderanno posto? Faranno come i parlamentari che “cambiano casacca” e faranno un “gruppo misto” magari insieme al consigliere Di Pietro? Vedremo.

Intanto qualcosa si comincia a chiarire. Le dimissioni di tutti i componenti della Vigilanza, teoricamente, non modificano nulla. Semmai fosse, come dovuto dalla Legge Renzi in vigore, che si formasse subito una nuova Commissione sarebbe comunque impossibilitata a compiere l’atto principale sul quale finora si è era fermata: la ratifica del presidente designato dal Governo poiché, comunque, vengono richiesi i due terzi dei componenti. Punto e capo.

La partita è aperta e per ora solo palleggi a centro campo.

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RAI: "Quel treno per Ancona" passando per Shibuya

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La “Shibuya de ‘Noantri. Provate ad immaginare il famoso centro di Tokio quando scatta il semaforo verde e si calcola che circa 2500 persone attraversano l’incrocio. Eppure, tutto scorre liscio e raramente avvengono incidenti.

Bene. Iniziamo la giornata e mettiamo a fuoco alcuni passaggi.

Premesse: la situazione Rai è pessima e le beghe sui palinsesti sono robetta seppure rilevanti: gli ascolti, nonostante i mondiali, nella giornata intera, languono e Rai è costantemente sotto Mediaset; i conti non tornano con il Piano Industriale affossato dal mancato accordo tra Rai Way e EiTowers e il piano immobiliare che fa acqua da tutte le parti. Non parliamo più del Piano editoriale sull’informazione che nessuno vuole nemmeno sentire parlare (e poi si vedono 5 microfoni Rai in recente caso di cronaca). Le tensioni in Cda tra Marano, presidente p.t., e il DG Sergio è alle stelle “Sei un cialtrone” è un recente complimento che si sono fatti in Cda.

A – al momento in cui scriviamo, 9,23, non sappiamo se “Quel treno per Ancona” sarà carico carico di consiglieri, direttori, giornalisti e pubblicitari per assistere alla presentazione dei palinsesti. Non sappiamo, in particolare, se saranno a bordo i due consiglieri espressi dal M5S e AVS, Alessandro di Majo e Roberto Natale. Non sappiamo se, ad occhio, essendo loro stati “nominati” dai rispettivi partiti seguiranno la loro stessa destinazione con le dimissioni oppure rimarranno incollati alle poltrone. Presto sapremo.

B le dimissioni di tuti i componenti la Vigilanza Rai aprono un capitolo inedito. Si tratta di un organo obbligatorio previsto dalla Legge 103 del ’75 (a seguito di una precedente sentenza dalla Corte Costituzionale nel ’74) e quindi si dovrà procedere rapidamente alla sua nuova composizione. Non sarà facile e nemmeno veloce. Il suo Presidente “dovrebbe” essere scelto tra i parlamentari di opposizione ma non è un obbligo di Legge. A destra potrebbe fare un pensierino per un colpo di mano.

C – se pure fosse che si potrà proporre una nuova Vigilanza entro breve, sarà certamente diversa dalla precedente almeno nella postura che la Maggioranza vorrà indicare per affrontare e risolvere rapidamente il tema “presidente Agnes”.  Gianni Letta e il suo partito, Forza Italia ovvero Mediaset, non intendono mollare l’osso ora che è pure naufragata la possibilità che la Agnes possa succedere a Sergio come DG.

D – siamo nel pieno di un ingorgo istituzionale dove la Legge elettorale e la possibilità di andare alle elezioni ad aprile rendono tutto molto complicato. Una possibile soluzione (prima o poi obbligatoria) sarà l’adozione dell’EMFA ma richiede tempo che ora non c’è. Sovrapporre una Legge di riforma Rai in questo contesto appare poco probabile.  

E -contrariamente a quando si legge stamattina da fonti “solitamente bene informate” non è credibile supporre che la Maggioranza sia in grado di chiudere alcunchè. Tantomeno riproporre lo schema “bicamerale Covid” con un atto di imperio dei presidenti di Camera e Senato. E tantomeno sono in grado di chiudere la partita riforma, specie dopo l’audizione di Giorgetti in VIII commissione Senato dello scorso 8 giugno dove ha infilzato una trave nell’occhio ai suoi colleghi di Governo.

F – siamo in attesa di sapere se, appunto, su “Quel treno per Ancona” sono saliti di Majo e Natale. Semmai decidessero di dimettersi (scorre un brivido ma gira voce che intendano fare i giapponesi di turno), come vivamente auspicato da più parti, si aprirebbe il capitolo Cda Rai. Rimane in funzione senza di loro o si dimettono tutti per avviare una nuova fase? A bocce ferme, ovvero con il Cda in carica, la Legge Renzi in vigore prevede che si debba procedere alla loro sostituzione e questa volta sarà difficile eludere i principi dell’EMFA come invece è avvenuto il famigerato 26 settembre 2024. Si prevedono forti dolori di pancia.

La tarantella è appena iniziata.

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giovedì 2 luglio 2026

SPECIALE RAI: l'inizio di una nuova stagione?

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Un petardo sparato nella sacrestia di una chiesetta di campagna fa molto rumore e si avverte pure al centro del Villaggio.

Oggi, tarda mattinata, si sono dimessi i parlamentari componenti l’opposizione in Vigilanza Rai!!! Tardi ma orami inderogabile. Questa mattina abbiamo anticipato nelle prime righe che “Qui salta tutto …”: lo sapevamo, era nell’aria da tempo, tutti o quasi sapevano che non c’erano altre strade e solo i consiglieri facevano finta di non sapere.    

Bloggorai non è facile profeta: semplicemente legge, dibatte, parla, ascolta e studia e alla fine cerca di tracciare i fili, talvolta invisibili, che legano fatti, eventi e notizie e ne trae possibili deduzioni. E non è un caso se Bloggorai resiste da oltre otto anni e continua a crescere, nonostante che non se lo fila nessuno e molti fanno finta di ignoralo.

Da tempo, da mesi se non anni ormai, che scriviamo che questo Cda nato con la Legge Renzi tutt’ora in vigore è indebito e anomalo. 

Da tempo, da mesi se non anni ormai, che scriviamo che la mancata ratifica del presidente e la doppia figura esistente tra quello indicato dal Governo (la Agnes) e quello nominato pro tempore dal Cda (Marano) costituisce una anomalia ai limiti della legittimità che perlomeno andava verificata. 

Da tempo, da mesi se non anni ormai, che scriviamo che i consiglieri Alesandro di Majo e Roberto Natale sono stati nominati in palese violazione dei principi espressi dall’EMFA, già noti e condivisi al tempo del loro insediamento. Come sono stati scelti? Hanno vinto la Lotteria di Capodanno o il Gratta e Vinci? Con quali criteri sono stati selezionati rispetto ai tanti altri candidati con eguali o simili caratteristiche? C’erano tanti altri avvocati e tanti altri giornalisti tra i candidati: perché proprio loro due?

Bene, andiamo avanti: ora che succede? La Vigilanza può proseguire la sua attività, peraltro già bloccata da oltre un anno? Dovrà intervenire per la terza volta il Presidente Mattarella? I presidenti di Camera e Senato dovranno battere un colpo e vedremo quale potrà essere. E i due consiglieri espressi da 5S e AVS ora che i loro partiti di riferimento hanno battuto il colpo (come peraltro richiesto recentemente da Vincenzo Vita sul Manifesto) loro cosa faranno? Si dimetteranno oppure domani andranno come se nulla fosse alla presentazione dei Palinsesti ad Ancona?

Almeno il buon senso indurrebbe a ritenere che sia bene non andare e sempre il buonsenso indurrebbe a ritenere che seguano a ruota i parlamentari e si dimettessero ... subito! La loro presenza in questo Cda è oggi ancora più indifendibile, anche se qualcuno prova a sostenere una fiacca difesa d’ufficio.

Dopo di che si potrebbe aprire una nuova partita e, forse, applicando almeno i principi ispiratori dell’art.5 dell’EMFA e poi ce la vediamo.

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RAI e RAI Way: crolla la baracca e tremano (o tramano) i burattini

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“Qui salta tutto. Non è un problema di se ma di quando e come”. Questa frase ci è stata riferita tempo addietro da un autorevole lettore e coglie esattamente lo stato dell’arte dentro e fuori il Servizio Pubblico in questo specifico momento. Un Profeta. In verità, per quanto a noi noto e per quanto ci riferiscono, la criticità è più dentro l’Azienda che non fuori, mentre la politica la politica annaspa inattesa di una riforma improbabile.

Rimettiamo ordine. La notizia di ieri è un punto di svolta derimente: il mancato accordo tra Rai Way e EiTowers è la miccia che potrebbe far saltare il tavolo sul futuro prossimo venturo della Rai. Partiamo dal titolo di Repubblica di questa mattina “Nel fallimento sulle torri TV perde di più la Rai”. Come stanno le cose? Chi ci ha rimesso e chi ne trae vantaggio? E, inoltre, che ruolo ha giocato Giorgetti (Lega) in questa partita strategica? Certamente per Rai questa battuta di arresto complica le prospettive immediate e le complica più sul piano politico che non su quello industriale e finanziario (i cosiddetti “razionali”). Il “razionale politico” si limita al perimetro della valutazione di quanto questa governance, questo Cda di destra destra, è stata in grado di “fare” o “non fare” per impadronirsi dell’Azienda più e meglio di quanto invece non gli riesce su altri piani (editoriale con gli ascolti in caduta libera, nonostante i mondiali). Qualcuno, segnatamente la Lega, tra i partiti di governo, ha più interesse degli altri a tenere fermo il gioco (e tenersi Marano presidente e Cecatto AD di Rai Way), specie se ad avvantaggiarsi di un’operazione del genere potrebbe essere un diretto concorrente politico, ovvero Mediaset, ovvero Forza Italia. Giorgetti, ci dice un esperto analista, ha tenuto banco a Rai ma, aggiungiamo noi, non a tutta la Rai ma solo a quella parte di essa che gli è vicina.

Il “giocattolo Rai Way” è una gallinella dalle uova d’oro e il più grosso tra questi avrebbe consentito la messa terra del famigerato Piano Industriale che necessita di soldi, tanti soldi: nella prima bozza vennero messi in preventivo circa 200 milioni. Sintesi: salta Rai Way e salta il Piano Industriale e “non ci resta che piangere” su come possa andare il Piano Immobiliare che fa acqua da tutte le parti prima ancora che vengano rese note le offerte (non vincolanti) tra un paio di settimane. Chiudere la “consiliatura” di Rossi&C con un bel “malloppo” del genere fa storcere il nasino a molti: “hic manebimus optime” pensano sottovoce a Via Asiago.

Torniamo a bomba: la Rai ci ha rimesso? Forse che si, forse che no, dipende. Ci ha rimesso dal punto di vista della razionalizzazione dei costi: ricordiamo sempre che RW genera utili in conseguenza dei 249 milioni l’anno che la Rai gli versa nelle casse e che, a sua volta, genera utili sostanziosi agli azionisti: soldi pubblici e interessi privati, laddove in questo caso sono rappresentati  da due soggetti famelici: i “fondi azionari” che spesso e volentieri hanno scritto al Governo per sollecitare l’operazione (ci crediamo bene: per loro tutta farina nel sacco) e il diretto concorrente Mediaset che da tempo sostiene il buon esito dell’operazione di fusione. Per la cronaca: Mediaset paga il corrispondente servizio a EiTowers la metà di quanto paga Rai: circa 120 milioni l’anno.

“Dove non c’è il guadagno, la remissione è certa” dicevano saggiamente i nonni. In questo caso il guadagno, in questi anni, lo hanno conseguito solo i privati che, senza spendere un soldo in investimenti, si sono sempre portati a casa la pagnotta insieme agli amministratori di Rai Way con i loro lautissimi compensi. Questo il nodo centrale di tutta la vicenda: il contratto di Servizio Tra Rai e Rai Way tramite il quale si regge tutta la baracca.

E ora, che succede? Rai potrebbe vendere il residuo 13% per mantenere la maggioranza oppure, ipotesi che di cui si avvertono segnali, attendere l’arrivo di un “salvatore della Patria” ovvero un intervento di CdP.  

Torniamo al punto di partenza: la vicenda Rai Way è parte di un disegno che prende forma giorno dopo giorno e la figura che emerge è disastrosa. Forse aveva ragione quel lettore che ci ha proposto la metafora del Titanic.

Ecco, infine, un altro tassello che emerge: Repubblica oggi titola “Rai, i consiglieri di opposizione pronti a lasciare la Vigilanza”. Era ora!!! Aggiungiamo e precisiamo noi: anzitutto le dimissioni della presidente Barbara Floridia e non da oggi avrebbe potuto e dovuto dare il buon esempio, specie dopo i due richiami di Mattarella. Insieme ai parlamentari o anche prima, tanto per aprire la strada, da tempo si dovevano dimettere i due consiglieri in quota M5S e AVS (non PD!). Chissà, forse anche a loro conviene “far passare ‘a nuttata”: il 2027 è dietro l’angolo.   

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martedì 30 giugno 2026

RAI Way fine dei giochi

By Bloggorai ©

Al termine di un fidanzamento lungo e impossibile, Rien ne va plus! I giochi sono fatti! Alea jacta est! Iatevenne ‘a casa!!! Ieri, nel cuore della notte è arrivato il segnale forte e chiaro: l’accordo tra RaWay e EiTowers è saltato e questa volta, forse, per sempre ... anche se mai dire mai.

I dettagli del mancato accordo sono descritti e sintetizzati bene dal Sole 24 ore a firma Andrea Biondi e leggiamo il titolo: “Media, salta la fusione delle torri: nessun accordo EiTowers RaiWay”.

Come abbiamo scritto innumerevoli volte: questa operazione poggiava (ora declinata al passato, forse) su tre pilastri, ovvero i cosiddetti razionali”: finanziario, industriale e politico. Nel corso della trattativa sono stati, formalmente, i primi due ad essere al centro del confronto tra le parti ma sostanzialemente, ribadiamo quanto a noi noto, è stato lo scoglio del “razionale” politico a prevalere. Lo abbiamo scritto: il tema era la governance, le deleghe tra AD e Presidente e, sostanzialmente “chi” sarebbero i nomi ovvero in quale quota politica andrebbero ascritti. In buona sostanza, nessuno si fida più di nessuno (specie se ci riferisce ad alcuni nomi che girano di fonte Rai). Il “malloppo” è grosso e non si molla facilmente. Inoltre, sempre sul “razionale” politico” pesa e grava molto l’incertezza normativa: nessuno oggi, 1 luglio 2026, è in grado di scommettere un soldo bucato su quando, in che termini e se vedrà la luce in questa legislatura la riforma della Rai a seguito dell’EMFA. Come abbiamo pure scritto ieri, il 2027 è dietro l’angolo e le incognite sono tante e di assoluto rilievo.

Per ora registriamo la fine di una storia misteriosa durata oltre 10 anni, che entrerà tra le vicende oscure del Servizio Pubblico e delle persone che non hanno voluto o hanno ostacolato l’operazione. Per ora registriamo che Rai dovrà rivedere rapidamente i suoi conti e il suo Piano Industriale che contava molto su questa operazione (corca 200 mln). Tra poco ci sarà una informativa in Cda.

Rimanete sintonizzati, ci potrà essere un secondo lancio in giornata.

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Assalto al Colle: il 2027 dietro l'angolo e la Rai si prepara

By Bloggorai ©

Salvini al Viminale e la Meloni al Quirinale mentre Draghi si interroga su “Competere o sparire”. Non abbiamo letto il suo volume ma già il titolo ci induce sospetto (conoscendo i suoi trascorsi) se si riferisce a se stesso e al suo futuro (sappiamo cosa è successo nella precedente occasione) oppure se “parla a nuora perché suocera intenda”. L’eccesso di calore, è noto, fa brutti scherzi. Tra visioni e fantasie talvolta si celano sintesi e possibilità, mentre il “tempo” scorre e corre velocemente già verso il prossimo anno.

Il 2027 sarà certamente un crocevia politico istituzionale di assoluto rilievo. C’è in ballo l’assetto democratico e costituzionale del Paese con una possibile nuova legge elettorale, ci sono le elezioni (forse pure anticipate ad aprile) e, non ultimo, si getteranno le fondamenta del nuovo assetto della Rai e del Servizio Pubblico. Ricordiamo, per inciso, che ad aprile del prossimo anno scade la Concessione e il suo rinnovo già si preannuncia come un campo di battaglia laddove potrebbero essere molti i soggetti interessati a concorrere. Ricordiamo, sempre per inciso, che la Concessione prevede la stipula di una Convenzione tra il Ministero competente (MiMit, ministro Urso) e la Rai. Ricordiamo, sempre per inciso, che a seguito della Concessione e della Convenzione, andrà ridefinito il Contratto di Servizio e che, salvo improbabile (a nostro avviso) riforma conseguente all’EMFA, si dovrà rinnovare l’attuale Cda Rai.

Nelle precedenti occasioni il dibattito intorno al rinnovo di tali impegni era iniziato almeno un anno prima e oggi invece siamo nel silenzio più totale interrotto solo da qualche balbettio sulla mancata riforma e l’EMFA disatteso. Su questo argomento torneremo presto.

Paliamo d’altro e torniamo ad un tema di grande interesse, specie in periodo “caldo”: il racconto del crimine in tv e i grandi misteri di cronaca, specialmente nera. Come ogni anno, si ripete la stessa liturgia ovvero “il giallo dell’estate” che ha due varianti: una è quella del “giallo in corso d’opera” dove Garlasco domina la scena e l’altra è del genere “misteri irrisolti” degli anni passati dove se pure c’è un colpevole ogni ragionevole dubbio confermato in Cassazione, rimane sempre qualche dubbio o mistero sulla colpevolezza o innocenza. In questi giorni il Corriere dedica due pagine ad un caso storico e ieri si è occupato di Cogne. Un caso che ha fatto scuola nello studio mediatico del “racconto” del crimine in tv e tant’è che il sottotitolo è suggestivo “Da vespa al Costanzo Show: in Tv il caso Franzoni fece il record di share e diventò un fenomeno collettivo” e leggiamo che Porta a Porta di Bruno Vespa gli dedicò 21 puntate con quella, clamorosa, quando venne liberata, che raggiunse il 45% di share.

Tutto questo per ribadire quanto da tempo scriviamo: il “racconto criminale” televisivamente paga, bene e subito. L’overdose di Garlasco non deve affatto stupire ed è nel DNA del Servizio Pubblico quanto lo è il varietà del sabato sera o nelle infinite repliche di Don Matteo, del Maresciallo Rocca, di Imma Tataranni o del sempiterno Montalbano. 

La domanda che poniamo è: quale deve essere il ruolo e la funzione del Servizio Pubblico nel sostenere, promuovere e diffondere questa “cultura” del racconto criminale? Se è vero, come verosimile supporre, che i temi “sicurezza” ed “efficienza della giustizia” saranno centrali nella prossima campagna elettorale, come e in che termini e con quale postura il Servizio Pubblico si presenterà a questo appuntamento?

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lunedì 29 giugno 2026

MUTI !!!

By Bloggorai ©

Contromano, senza tanta voglia e pure con un certo fastidio ma ci tocca farlo anche perché nessuno lo ha fatto e ci sembra invece doveroso farlo. Volevamo parlare d'altro, altri temi e altri argomenti forse più interessanti ma non potevamo far passare inosservato quello che è successo ieri.

Premessa: un’immagine sta al racconto come i pedali stanno ad una bicicletta: viaggiano insieme. Le immagini hanno il potere evocativo, in un solo istante, di rendere una sintesi perfetta del fatto, della notizia. Allora, è successo che il marito della ministra Roccella è scomparso drammaticamente nelle acque del Lago di Vico. La notizia è importante è deve essere adeguatamente riportata e seguita. Se non che la Rai manda ben 5 (cinque) inviati a seguire il fatto e fare le dirette per le rispettive testate: Tg1, Tg2, Tg3, TgR  e non poteva mancare RaiNews24. 

Come si può commentare una foto del genere? Cosa si può dire di fronte a tanta protervia sullo spreco di risorse pubbliche? Vedi foto:

Una foto che ci porta indietro nel tempo a quando si iniziava a parlare di Piano editoriale per l’informazione del Servizio Pubblico. È necessario ripeterlo e scriverlo chiaro e tondo: non lo vuole nessuno. Nessuno vuole rendere efficiente una macchina dove lavorano oltre 2000 giornalisti in 8 testate. 

Non lo vogliono i giornalisti Rai e le loro rappresentanze sindacali, l’Usigrai per prima che, a suo tempo ebbe un ruolo non secondario nell’affossamento del Piano Verdelli. Di quella pagina oscura sono noti nomi e cognomi, fatti e misfatti, di tutti coloro che fecero carte false per ostacolarlo (consiglieri e giornalisti) e che dopo hanno avuto fortunate carriere. 

Dopo il Piano Verdelli uno strato di cemento armato è colato sull’argomento e nessuno ha avuto la voglia, la forza e il coraggio di riaprire il discorso. Clamoroso ( e vergognoso) l’esempio della “newsroom aziendale” che da sola consentirebbe l’efficienza del lavoro delle redazioni e un risparmio enorme. Nulla. Silenzio. Dopo che in rete è circolata l’immagine dei microfoni di Rai di fronte al prefetto di Viterbo, ci aspettavamo una riga di “comunicato stampa del giorno dopo” da parte di un consigliere a caso, magari uno di quelli che ha avuto tante responsabilità tra i giornalisti Rai. Muto.

La stessa politica, magari quella di “opposizione” avrebbe potuto alzare un ciglio, fare una battuta, una smorfietta. Niente, silenzio. Tenetevi Telemeloni e risparmiateci la lamentela sulla “riforma Rai” e l'EMFA disatteso che, come era facilmente prevedibile, giace nel fresco dei cassetti in Parlamento.

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domenica 28 giugno 2026

Il Titanic, la Rai e le FAST Tv

By Bloggorai ©

Oltre le innumerevoli repliche di Don Matteo, di Montalbano, della Principessa Sissi, della seria di Piedone lo Sbirro, della fiction con i tanti magistrati e investigatori privati (con buona pace degli ossessionati di Garlasco) o dei vari Amadeus che entrano o escono dalla Rai o del futuro della Sciarelli e del direttore Coletta che la potrebbe sostituire (???) o delle varie trasmissioni flop della cosiddetta Telemeloni c’è molto, c’è tanto di più ed è pure molto più interessante da scoprire.

Il nuovo mondo del sistema mediatico audiovisivo, la nuova era, è già oltre la Rai e del Servizio Pubblico come è tradizionalmente intesa. L’assioma classico “informare, educare e divertire” sul modello BBC non è più un’esclusiva della Rai e lo stesso fondamento originario, la tutela dello Stato delle frequenze di trasmissione, non è più un dogma.

Il “pianeta” Rai fondato sulla diffusione digitale terrestre è destinato all’estinzione come i dinosauri: non è un problema di se avverrà ma solo di quando potrà avvenire. Alla recente conferenza di Dubai WRC-23 è stata confermata per l’Italia sino al 2031 l’uso della banda 470-694 MHz per le trasmissioni televisive da parte dei broadcaster con un possibile rinvio al 2034 per un nuovo aggiornamento di calendario. L’OfCom (equivalente della nostra AgCom) in Inghilterra prevede che “… la audience dei canali TV programmati tramite DTT scenderà dal 62% dei programmi nel 2023 al 22% entro il 2040” vedi https://www.key4biz.it/il-digitale-terrestre-verso-lo-switch-off-in-uk-la-bbc-finira-soltanto-su-internet/490343/  . Lo “switch off” ovvero il sorpasso del broadcast sullo streaming è dietro l’angolo e, nel frattempo, andrà a regime un lungo periodo di ibridazione. Si tratta di “l’era dello streamcasting, dove il broadcasting della Tv tradizionale si ibrida e si fonde col mondo digitale delle piattaforme di streaming” e vedi il recente rapporto presentato al Senato lo scorso febbraio https://www.corriere.it/economia/eventi/26_febbraio_13/televisione-cresce-il-consumo-sui-device-ma-tiene-la-tv-tradizionale-1e24623c-0dd9-40e5-99e2-69c417185xlk.shtml   .

Oltre ai “telco” ci sono poi gli operatori “hard” (esempio classico Samsung) che tende a divenire “editore”. Le frequenze tv sono un “bene” di rilevanza strategica e sono molto appetite dagli operatori Telco che se le contendono a colpi di miliardi. Oggi, la totalità delle tv in vendita è anzitutto “smart” ovvero connessa alla rete e solo in subordine accede alle reti generaliste satellitari. Il menù che compare all’accensione è anzitutto mirato ai nuovi canali FAST (Free Ad-Supported Streaming TV) che in buona sostanza sta ad indicare una modalità di fruizione televisiva in streaming completamente gratuita e sostenuta dalla pubblicità (tanta), laddove non è prevista alcuna modalità di abbonamento pay o sottoscrizione di un account. In Italia sono già molti i canali e contenuti offerti dai vari operatori come Pluto TV, Samsung TV Plus, LG Channels, Rakuten TV etc. Ognuno di loro offre un palinsesto lineare talvolta ricco di contenuti appetibili al grande pubblico: musica, documentari, film, arte e cultura per ogni tipo di pubblico (non solo “over” di Rai).

A tutto questo, ed altro ancora, si aggiunge pure il “nuovo “mondo dell’ascolto non riconosciuto e pure poco stimato. Auditel lo certifica a circa 2 mln nel giorno medio e distribuiti su vari device: tablet, pc, cellulari etc, dove si gioca e si consumano contenuti brevi e facilmente accessibili. Non è poco: vedi recente report Auditel gennaio-marzo 2026.

Ieri un ex collega, esperto ed autorevole, ci ha inviato una immagine artificiale con il titolo “Titanic” dove si vedeva una nave con il nome Rai sulla fiancata. No, per ora e molti anni ancora, la Rai non affonderà ma potrà solo sopravvivere senza una rotta e senza una “sala comando” in grado di dirigerla da qualche parte, quale che essa sia.

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venerdì 26 giugno 2026

Altri tempi, altra Storia, altra RAI...altri mondi possibili

By Bloggorai ©

Amo la radio perché arriva dalla gente
entra nelle case
e ci parla direttamente
e se una radio è libera
ma libera veramente
mi piace ancor di più
perché libera la mente.

Esattamente 50 anni addietro, il 25 giugno 1976, la Corte Costituzionale rende nota la storica sentenza n.106 con la quale si sancisce la fine del monopolio Rai sulle trasmissioni radiofoniche e, poco dopo avverrà lo stesso per quelle televisive.

Il “modello tolemaico” che vedeva la Rai al centro dell’universo mediatico si è infranto con il nuovo modello copernicano: tanti soggetti, tante emittenti, tanti editori e tanta informazione diversa e alternativa. Nascono le “radio libere” e Bloggorai era lì, direttamente e fisicamente a Roma, nella storica sede di Piazza Vittorio 46 sulla frequenza di 97.700Mhz, insieme a tanti delle sue lettrici e lettori attuali. Eravamo lì, nel cuore di una mutazione genetica, culturale politica oltre che giornalistica che ha lasciato un segno. Quale che sia questo segno e come possa avere inciso nella “nuova era” che si stava profilando forse è ancora presto per comprenderlo bene. 

Certamente ci siamo inventati linguaggi, contenuti e “modelli narrativi” che hanno fatto scuola: le rassegna stampa con i giornali commentati alle prime ore del mattino e le agenzie cartacee andate a prendere in terza copia alla redazione di Lotta Continua a via Dandolo. Le “dirette” dalle manifestazioni del ’77 fatte dalle cabine telefoniche con i gettoni. Gli infiniti dibattiti di “Psicanalisi contro” e di “Radio Donna”. E la notte si metteva il gigantesco “Revox” con le bobina di musica registrate su nastro e qualcuno di noi, quando si interrompeva, doveva correre a sostituirlo o riparlarlo per non dire delle corse verso Monte Cavo, poco fuori Roma, a ripristinate il vecchio trasmettitore FM o rimettere in linea l’antenna. E, infine, in redazione avevamo un televisore, bianco e nero, dove abbiamo assistito alle prime trasmissioni delle Tv private e sappiamo poi come è andata.

Insomma, tanta storia. In quello stesso anno il PCI di Berlinguer vince le elezioni.

Nulla succede mai per caso e quel sistema tolemaico andato in frantumi nel ’76 oggi ha preso una forma compiuta e impensabile a quel tempo. Oggi la radio e la Tv sono solo una parte di un sistema complesso e dinamico tutto ancora da sviluppare. Oggi anche Bloggorai talvolta è indotto a ritenere che il mondo inizia e finisce tutto intorno al cavallo di Viale Mazzini che, non è un caso, oggi è un antro chiuso e polveroso in attesa di un suo restauro che chissà quando potrà essere terminato. 

Siamo ancora indotti a dibattere e ritenere che ci sia un “servizio pubblico” di un lontano passato da tutelare e difendere e non generico ma segnatamente “questo” SP, ovvero questo modello di SP ormai pressoché ibridato dal modello concorrente di “servizio privato”. Non riusciamo a porci domande e interrogativi (e trovare possibili risposte) su cosa, quando e come si possa immaginare un Servizio Pubblico diverso e alternativo a quello attuale metre ci arrampichiamo sugli specchi di una improbabile e lontana riforma. 

Nel nuovo universo copernicano del sistema dei media ruotano pianeti e satelliti destinati a viaggiare verso Marte e questa Rai, questo Servizio Pubblico guidato da questa destra di Governo, stanno ancora a gingillarsi con il Premio Agnes e i “comunicati stampa del giorno dopo” di qualche consigliere in vena di protagonismo. Qualcuno parla di “Hyperscale” improbabili quando altri pensano ai cloud satellitari. Qualcuno ha ancora in mente RaiNews24 quando nuovi editori pensano alla CNN “made in Italy”. Qualcuno si preoccupa di che fine farà “Chi l’ha visto” e così via mentre oggi leggiamo il titolo de Il Giornale Temptation Island batte i mondiali. Corna contro calcio. Meglio di un gol c'è solo un falò: il reality show trionfa nella gara degli ascolti. Ci sono sempre vittorie sconfitte ma con molto più dramma i personaggi sull'isola mettono in scena un dispositivo narrativo simile al romanzo ottocentesco più potente di qualsiasi tipo”. Già, di qualsiasi tipo.

Detto tutto questo, Bloggorai sta meditando di cambiare nome. Potrebbe non avere più senso un Blog di sola Rai.

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giovedì 25 giugno 2026

La RAI è ormai fuori dal centro del Villaggio

By Bloggorai ©

E’ trascorso un anno, nove mesi e spicci giorni da quando si è insediato questo CdA. Sono trascorsi quattro mesi dall’approvazione in Cda delle linee guida del piano editoriale. Sono trascorsi ormai tanti mesi da quando ai dipendenti Rai è stata soppressa la Rassegna Stampa e limitata a soli 240 nomi accuratamente selezionati. È trascorso tempo, tanto tempo, da quando si voleva fare del palazzo Rai una “casa di vetro” ovvero dove tutto fosse trasparente, accessibile e verificabile non solo in termini istituzionali (Vigilanza, AgCom, Corte dei Conti) ma anche da parte di chi paga il canone.

È passato tempo e ne passa ancora da quando un fatto, una notizia o un evento accade a quando si viene a sapere, a quando entra in circolazione. Non tutti si possono permettere di comprare i giornali in edicola, sempre più costosi, e giocoforza le notizia o le informazioni transitano in altro modo: le chat e i “social”.

Ecco allora che stamattina, alle 07.51, si diffonde sulle nostre chat un articolo intervista su La Stampa a Roberto Natale, consigliere Rai. Bloggorai ha una “certa” ed è probabile che la memoria possa fargli brutti scherzi, ma non ricordiamo che mai prima il “consigliere del giorno dopo” abbia avuto premura di diffondere o far circolare, seppure in via riservata, articoli di giornali interessanti, rilevanti o addirittura fondamentali, come ad esempio l’intervista al suo AD Rossi rilasciata giorni addietro su Il Foglio. Non parliamo di documentazione, materiale di studio o altro non vincolato al segreto aziendale. Se la memoria non ci inganna, pressoché nulla.

Se non che, questa mattina, appunto, La Stampa pubblica la “sua” intervista dove leggiamo perle di saggezza imperdibili e ormai dimenticate: “Bisogna andare incontro a quella parte di pubblico oggi disorientata … la risposta alle nostre domande in Cda è stata che non era possibile criticare le azioni del Governo dato che è un azionista Rai…” e infine chiude con un proclama politico clamoroso “Il denaro tolto (i famigerati 10 milioni) alla Rai va restituito”. Palazzo Chigi e Rossi& C tremano. Con tutta la stima (comincia a scarseggiare) ma questa intervista ci appare inutile, irrilevante e fuorviante. Non abbiamo letto una sola parola con un senso compiuto politico e progettuale ovvero esattamente ciò di cui si avverte il maggior bisogno. Non abbiamo letto una sola parola che possa far e pensare che si possa e si deve fare qualcosa per arginare questa destra in questa Rai: ha citato il ricorso della Tarantola: non è vietato proporre, verificare la fattibilità e fare altri ricorsi. Non è vietato fare il consigliere di “opposizione” ovvero rappresentare in Cda quella parte di opposizione che non vuole arrendersi e ci sono mille modi per farlo, compreso far circolare informazioni, notizie e temi il giorno prima e non il giorno dopo. Oggi leggiamo che la Rai vuole togliere la tutela legale Rai a Ranucci sul caso Minetti: supponiamo che si poteva e doveva sapere prima. Supponiamo che si poteva e doveva intervenire prima e non dopo.

Ci sono temi e problemi di ben altra natura e rilevanza come, ad esempio, cominciare a ragionare sulla centralità, sul ruolo e la natura della Rai e del Servizio Pubblico nell’attuale sistema mediatico. La Rai e questo Servizio Pubblico sono solo una pare e oggi forse quella meno rilevante di tutto il resto: informazione, educazione e intrattenimento viaggiano e si producono e si diffondono in altri modi, su altre piattaforme e altri device diversi dal televisore. La Rai e il Servizio Pubblico da tempo non sono più al centro del Villaggio. Quello che ne rimane è un “soggetto editoriale per molti aspetti simile ai concorrenti commerciali” che si rivolge ad un pubblico ormai in via di estinzione demografica: quando saranno esauriti gli “over X” basta, finito, si chiude baracca e burattini.

Molti di noi, generazione ormai “over X” sta smantellando e dopo di noi non vediamo una nuova generazione di persone che si occuperanno di “Servizio Pubblico Radiotelevisivo”. Le stesse lettrici e lettori di Bloggorai si rivolgono sempre più ad altro, ad altri temi, ad altri contenuti, ad altre televisioni, ad altri modi di essere e fare “servizio pubblico”. Noi, per informarci alle 20 di ogni sera, vediamo il Tg de La 7. Nei giorni scorsi il Tg1 ha aperto per circa 5 minuti con la notizia delle bambine scomparse e il Tg de La 7 con la politica estera e nazionale.

bloggorai@gmail.com 

 

mercoledì 24 giugno 2026

SOS: Overdose in corso ... aiuto !!!

By Bloggorai ©

Senso di capogiro, affanno, palpitazioni cardiache, stato confusionale, irritazioni cutanee, occhi appannati, sudore freddo e frequenza cardiaca irregolare. Per qualche istante ho temuto il classico e banale colpo di calore, nonostante l’aria condizionata. Una signora seduta al mio fianco con un bambino in braccio mi ha guardato e si è accorta che qualcosa non andava e stava per offrirmi l’acqua del biberon. Ho avuto la forza di alzarmi e dirigermi verso l’esterno e riprendere fiato. Cosa è successo? Abbiamo intuito che era in corso una grave crisi di “overdose”.

Nei giorni scorsi abbiamo aderito all’invito per la presentazione di un libro (ennesimo) sull’IA scritto da una lettrice di Bloggorai, nostra amica con la quale abbiamo polemizzato duramente in occasione del volume edito dall’Ufficio Studi Rai. Nel mentre uno dei presentatori raccontava in sintesi il contenuto del libro, mi sono risuonate tante parole, innumerevoli termini e concetti che ormai da mesi, da anni, stanno invadendo la nostra mente e i nostri pensieri. Mi hanno stordito !!! Tutta la sfera della conoscenza è invasa da questo tema con le due grandi variabili: l’IA è una minaccia o una opportunità per il genere umano? 

Nel mentre e nel quando si presentava il libro abbiamo avuto la curiosità di sapere quanti testi, in quel momento e in quella libreria, erano in vendita con l’acronimo “AI” o con i termini estesi “intelligenza artificiale”: con il conforto dei commessi e del loro Pc abbiamo stimato circa 1000 volumi. Per ulteriore conferma lo abbiamo chiesto anche a Gemini e ce ne dava molti di più. Sommati alla quantità di articoli di servizi giornalistici e reportage, approfondimenti e dibattiti di ogni genere, ci siamo resi conto che siamo in piena crisi di iper “abbondanza” ovvero di overdose di informazioni sull’AI presente e futura dove tutti sanno e pontificano di tutto (teniamo da parte il Papa, peraltro sostenendo con la sua prima e recente Enciclica il concetto più semplice, accessibile e comprensibile: “l'IA deve essere disarmata e liberata da logiche di esclusione e dominio. Secondo il Pontefice, la tecnologia non è neutrale e il suo sviluppo deve essere orientato al bene comune, ponendo sempre la dignità umana al centro”. Oltre questo concetto c’è poco da aggiungere o specificare, c'è il Demonio.

Oggi, quindi il tema è l’overdose di tutto: overdose di racconti e immagini di guerra, overdose di Trump e dei suoi alleati bombaroli e dronisti, overdose di Europa per un verso inetta e per altro complice, overdose di Telemeloni e di “vannaccismo”, overdose dei misteri di Garlasco e di cronaca nera, rosa o gialla, overdose di Tennis e Mondiali e overdose di calore asfissiante. Di tutto questo sappiamo tanto e sappiamo pure di sapere poco e quel poco che sappiamo è perennemente in dubbio. Tutto questo induce ansia, disagio, smarrimento e confusione ed è difficile trovare un valido antidoto.

Per arrivare ad una crisi di “abbondanza” a noi più vicina, siamo in piena crisi di overdose di Rai e di Servizio Pubblico. Se ne parli in giro tra amici, parenti e conoscenti di Vigilanza Rai, Riforma, Piani industriali o editoriali, programmi flop, ascolti o pubblicità etc etc ti guardano strano e vieni preso come un untore, uno spacciatore di sostanze malsane e, specie se ne parli ai “giovani” ti guardano stupiti con aria compassionevole e si immagina che pensano “Bloggorai e i suoi lettori hanno una certa età …”. E si capisce bene perché i telespettatori emigrano verso altre emittenti o piattaforme e invecchiano: tra repliche di repliche tra Montalbano, la principessa Sissi e Piedone lo sbirro e Rai Tre “picconata” e destinata all’estinzione con l’AD che se ne vanta senza che nessuno - nessuno - gli si opponga in modo frontale.

E in tutto questo quadro di overdose di tutto si avverte la mancanza di una materia prima fondamentale: l’intelligenza naturale, primordiale, della politica. Abbiamola sensazione che l'overdose di IA sia funzionale alla carenza di IN. Il Governo farnetica di successi sociali ed economici insistenti e si predispone alla prossima campagna elettorale mentre l’opposizione annaspa senza ancora un programma comune e si trova di fronte ad un bivio drammatico: allearsi con chiunque, cespuglietti e centristi vari, pur dibattere la destra oppure “ognuno per se” e rischiare di tenerci la Meloni al Governo e un La Russa al Quirinale? Da non dormirci la notte. 

E, per quanto riguarda la Rai che fare? Lasciarla andare al suo triste ed ineffabile destino ed ai comunicati stampa dei consiglieri del “giorno dopo” ormai abbarbicati e legati alla poltrona con l’Attack fino a scadenza mandato (e non solo i consiglieri: alla domanda sulle sue dimissioni dopo i due richiami di Mattarella la Floridia ha risposto “sarebbe una resa”. Ma una “resa” a chi più di quanto constatare che la guerra è finita ed hanno vinto loro???). Oppure cosa altro fare? La “politica” semplicemente, non se ne occupa. Ci raccontano che alla Schlein quando gli parlano di Rai gli viene un attacco di orticaria e lo stesso Conte, dicono, comincia a sbuffare, mentre AVS, tramite il suo portavoce sul Manifesto, ha chiesto le dimissioni ma, ovviamente, non se l’è filato nessuno, anzi. Tetragoni.  

Oggi Repubblica scrive di “occupazione militare dal Servizio Pubblico da parte del Governo”. Si tratta di un’operazione facile e comoda: Telemeloni ha le praterie sconfinate dove galoppare senza ostacoli. Fintanto che la presunta opposizione si limita ai “comunicati stampa del giorno dopo” la battaglia è persa prima ancora di essere iniziata. Oggi si legge della cancellazione di “Riserva Indiana” di Massini, di “Dilemmi” di Carofiglio, di “Via dei matti numero 0” di Bollani e così via. Questa volta il comunicato stampa del “giorno dopo” lo ha fatto Repubblica che almeno qualcuno forse la legge.

La destra, questa destra, questo AD e questo “presidente” facente funzioni con i suoi consiglieri hanno vinto a tavolino perché assente l’avversario. La crisi di “overdose” è sempre più acuta.

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