lunedì 30 settembre 2019

Boom... leggere per credere


Parliamo di cose serie: oggi sul Quotidiano del Sud articoli di Marco Mele. Urgente e possibile la riforma Rai e delle autorità di garanzia (AgCom e Privacy) con l’obiettivo di sottrarre, una volta per tutte, l’ingerenza della politica (del Governo in questo circostanze) sul Servizio Pubblico. Ancora una volta: informate Salini, Matassino, Giannotti e Mazzola che, a quanto ci dicono, sembra che nella Rassegna Stampa destinata ai dipendenti Rai di questa mattina ancora una volta non ci siano gli articoli di Marco Mele. Ci sono due possibilità: o è una banale CENSURA o è un piccolo errore “informatico” … in ambedue i casi è grave e non regge la giustificazione che si tratta di un piccolo giornale di provincia ..peggio ancora se si dice che si tratta di "selezione"

Veniamo a cose meno serie. Ho trascorso una vita in attesa di qualcosa che avrei voluto si realizzasse per poi scoprire che la mia vita era la stessa attesa. Spero che i nostri lettori, cultori di Lessing,  ci perdoneranno ma il tema dell’attesa è stata la chiave di interpretazione di una frase scritta ieri su questo blog a proposito di una fantomatica lettera scritta da qualcuno che era stanco dell’attesa. In ordine: la presunta lettera, come scritto,  ha un autore e un destinatario incerto, ma è certa la ricostruzione, cioè la logica che era sottintesa.

Tanto per capirci e rinfrescare la memoria, riportiamo una intervista di Pieluigi Celli rilasciata nel marzo scorso:  https://www.dagospia.com/rubrica-3/politica/celli-rovo-39-39-salini-dovrebbe-dimettersi-rai-che-titolo-197441.htm . dice Celli “Salini … Ricordi ai politici che la Rai, anche se di proprietà dello Stato, resta una Spa di diritto privato che deve poter agire come qualsiasi altra impresa. Sottoposta al solo Codice civile. E se non dovesse riuscire in questa affermazione di autonomia, allora prenda l' unica strada possibile». Dimissioni. Non c’è bisogno di commentare: questa la chiave di lettura della presunta lettera.  Il ragionamento è molto semplice: la Rai si trova in una empasse per vari ordini di problemi, il primo rimane la mancata approvazione del Piano Industriale che si configura come una oggettiva limitazione al suo operato (che poi si tratta di un Piano per molti aspetti discutibile è altro ragionamento). Ora di fronte ad un problema del genere, un amministratore, il capo degli amministratori e Salini lo è, ha due scelte: o come si dice a Roma “abbozza” oppure batte i pugni sul tavolo e dice semplicemente alla politica “ o mi mettete in condizioni di lavorare oppure me ne vado e trovate un altro”. Bbomm .. sbatte la porta e con sguardo fiero se ne va.  Finora questo non è avvenuto.

Pagheremmo un biglietto per conoscere i geni della comunicazione che albergano a Viale Mazzini. Veniamo a queste ore: ieri , sul solito Dagospia con il fido Antonellis, leggiamo: “Salini non molla la sua battaglia contro la deriva cronachistica di mamma Rai. Dopo aver già fatto trapelare nei giorni scorsi, come raccontano le gole profonde del settimo piano di viale Mazzini,  profonda irritazione per alcuni contenuti, Salini è intervenuto al Wired Next Fest di Firenze. "Il piano industriale della Rai è approvato, sta procedendo (confermando così le Dagoanticipazioni sul Mise dei giorni scorsi) e porterà a una trasformazione radicale”. Zacchete … più veloci della luce … Come si dice: ohhhhh miracolo … il Piano Industriale è approvato? E da chi? quando?  E come ? abbiamo provato a saperne di più … nada … Misteri della fede: pur in assenza del sottosegretario alle Tlc che pure avrebbe qualche competenza in materia, il Piano sarebbe approvato anche se, come lo stesso Antonellis nei giorni scorsi avrebbe scritto “con tanto di "osservazioni. Sarà interessante leggere chi si è preso la briga di firmare un atto di tale rilevanza politica e quali potranno essere tali ”osservazioni”. Ovviamente, di tutto questo non una riga su uno straccio di giornale quando invece, per una notizia del genere, fanfare e tromboni per annunciare la buona novella… Che geni della comunicazione … hanno vinto un concorso ??? Porteremo comunque pazienza fino a venerdì prossimo, quando, a quanto sembra, sia convocata una riunione al MISE.

Infine, qualche nostro affezionato lettore, ogni tanto, ci bacchetta perché ne troviamo sempre una che non va bene per la Rai. Ci sforziamo per non farlo però, a discolpa, possiamo dire che a Viale Mazzini e dintorni ce la mettono tutta per farci scrivere storie edificanti. Vediamone una: domenica sera big match  tra Fazio su  Rai Due, Giletti su La 7 e la D’Urso su Canale 5. Fazio vince la serata e tutti contenti e Freccero gongola: supera la media di rete e batte la D’Urso il che è tutto dire. Ma qualcuno si è preso la briga di ascoltare la Littizzetto e la sua tiritera sul “gelato nella Iolanda (!!! ???)”? da non perdere. Sarà questo il Sevizio Pubblico che ha in mente qualcuno? Questa la fonte della sua notizia: http://www.meteoweb.eu/2019/07/ghiaccioli-nella-vagina-pericoloso-allarme-moda-caldo/1294862/  Se per fare ascolti è necessario ricorrere a questi temi, altro che richiamo di Salini sulla cronaca, basta dedicare qualche minuto per fare RaiPorn: successo garantito.
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Comunicare la Rai


I numeri, come noto, sono opinabili (si fa per dire) e non sempre 2 + 2 fa 4. In particolare, questa legge universale si applica al mondo del rilevamento e della valutazione degli ascolti televisivi: i dati Auditel si possono leggere  in molti modi pur avendo il denominatore comune dei numeri effettivamente rilevati. Allora succede che, ogni qual volta che torna utile, si assumono due atteggiamenti: o un dignitoso silenzio oppure un bel comunicato dai toni enfatici e  vittoriosi. Provate a collegarvi  con il sito dell’Ufficio Stampa Rai e tutti, ma proprio tutti, i comunicati sono segnati da un rosario di aggettivi e iperboli “vincente” … “boom”… “conquista la prima serata” e compagnia cantando.
Allora, posto doverosamente che siamo tutti ben felici che il documentario di Alberto Angela vinca la prima serata contro Canale 5 e la De Filippi (cultura contro trash qualcuno semplifica ma la materia è molto più complessa) la lettura attenta dei numeri della vittoria ci confermano altro. Sabato scorso Angela ha ottenuto 3.614.000 contro i poco più di 3 milioni di Amici. Tanto basta da far gongolare di gioia il settimo e il quinto piano di Viale Mazzini. Però, appunto, questi numeri dicono molto ma non tutto: ad esempio non dicono che lo scorso anno, non solo la situazione fu inversa (4.770.000 di Canale 5 contro 4 di Rai Uno) ma che l’analogo programma di Angela ha avuto molti più telespettatori di quanti ne ha avuti sabato scorso. In soldoni: si sono persi per strada decine di migliaia di telespettatori. E questo non dovrebbe rendere per nulla allegri … anzi …. Ieri sera, un autorevole dirigente della concorrenza, ci commentava: “c’è poco da fare: la platea televisiva si riduce e progressivamente invecchia”. Già … proprio cosi.

La notizia che Viale Mazzini non comunica nemmeno sotto tortura? Gli “ascolti” cioè i contatti LS (stream per più di 0,3 sec. visti su device fissi o portatili) per editore di Standard Auditel Digitale dicono numeri impietosi:
                                       14 sett.                                                                  21 sett.
Rai                                 8.700 K                                                                   11.400
Mediaset                      34.500                                                                       46.000
Sky                             111.000                                                                     111.000
La 7                                9.100                                                                      10.000

Vogliamo poi parlare di RaiNews24 ??? no, per carità ... oggi no ....

La domanda allora sorge spontanea: perché non sollevare pubblicamente  questo problema invece di comunicare sempre le gioie e far finta che non esistono i dolori? Abbiamo ricordato l’esempio della BBC dove non hanno avuto un attimo di esitazione a parlare in pubblico del problema ascolti e di crisi verso i giovani telespettatori. La comunicazione a Viale Mazzini non è una scienza esatta: vedi l’esempio del Prix Italia dove la Rai non ha vinto nemmeno il premio del “bruscolino d’oro” però il comunicato gongolava ”successo di numeri”. Complotto contro il Servizio Pubblico? Attenzione, tra i giurati del Premi Speciali c’erano anche una folta delegazione di studenti de La Sapienza di Roma che, forse, "L'Amica geniale" non sanno nemmeno chi sia.

Ancora, a proposito di BBC e del suo CEO Tony Hall che ha proposto uno scambio di film e tecnologie con la Rai. Siamo andati a vedere cosa fanno gli inglesi con il cinema: loro, per la maggior parte, i film se li producono da soli e realizzano grandi successi, noi con Rai Cinema facciamo solo coproduzioni, bene che vada se ricordiamo bene, magari anche molto buone, ma mai è successo che Rai Cinema abbia prodotto un film integralmente da sola. Altro mondo, altra storia.

Infine: pare, sembra, dicono, che gira una strana  lettera pronta per essere inviata a chi di dovere dove, più o meno, si legge “… preso atto della difficoltà a svolgere correttamente e serenamente il compito che mi è stato affidato e nell’interesse comune dell’Azienda, nella prospettiva immediata di dover fronteggiare impegni rilevanti per il futuro del Servizio Pubblico … et etc etc “. Domani, forse, ne sapremo di più.

Da segnalare, infine, sulla stampa di oggi, un’intervista al Ministro Francesco Boccia (PD) sul Giornale di Sicilia: “Continuo a vedere un’Azienda che fa fatica a stare al passo con i tempi”. Appunto ….
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sabato 28 settembre 2019

Premio Italia alla RAI

Piazze piene ... urne vuote: questa la sintesi della conclusione del Premio Italia. La Rai non ha vinto nulla mentre il comunicato stampa finale parla di record di partecipazione e non una parola sui risultati.

Oggi giornata di pausa.

Autunno Rai


Giornata d’autunno e forse perché impegnati nelle faccende di vendemmia e inebriati dal profumo del mosto, ci lasciamo andare a pensieri deboli, più deboli del solito.

Esiste ampia e documentata letteratura sulla differenza tra Rai e BBC e non la faremo troppo lunga a ricordarla, anche perché magari qualcuno ci accusa di complotto con il nemico (al settimo piano, e non solo, piace pensarla così per quanti scrivono cose a loro non gradite). Ci limitiamo ad osservare un piccolo dettaglio emerso ieri durante un interessante incontro sull’informazione avvenuto al Prix Italia. Il tema era le fake news, come fronteggiarle e come gestirle. Introduce i lavori il Presidente Rai, Marcello Foa, e dopo una dotta disquisizione sul valore delle immagini attacca il ritornello: ho molte domande ma non ho risposte. In sala qualcuno commentava: e allora cosa ci sta a fare in quel posto … il suo compito è trovare soluzioni e magari applicarle. Ecco una differenza fondamentale rispetto alla BBC: accanto a lui sedeva Tony Hall, CEO della BBC, che invece esattamente al contrario le risposte prova a cercarle e prova a metterle in atto. Tanto per capirci: qualche anno addietro (2017) BBC si accorge che sta perdendo molto pubblico, specie nelle fasce giovanili e cerca di correre ai ripari. Tra le prime iniziative (lo ha rivelato The Guardian) mette in piedi una task force con vari esperti e specialisti, interni ed esterni all’Azienda e gli chiede di provare ad immaginare come potrebbe essere il servizio pubblico radiotelevisivo inglese nei prossimi 20 anni. Il gruppo si mette al lavoro, prova ad elaborare qualcosa e di li a breve (2018) vede la luce il piano industriale in corso di attuazione. Esattamente come avviene da noi … pari pari ... la stessa cosa …

Questa mattina, sulle colonne della Stampa, compare un’intervista allo stesso Tony Hall dal titolo: “Alleanza possibile tra Rai e BBC per film e tecnologia”. Interessante: quale sarebbe la merce di scambio? Chi da cosa a chi? Bella domanda, per fortuna Rai Cinema ha un buon catalogo ma le tecnologie? Cosa gli diamo? Il modello Rai Way dove il pensiero unico è redistribuire utili agli azionisti? Lasciamo perdere. Ad un certo punto Hall dice “abbiamo il dovere di essere affidabili, non dobbiamo vendere ne pubblicità ne abbonamenti” … basta così … lasciamo perdere … la Rai non è la BBC.

Veniamo ora ad un tema che inizia a far inquietare qualcuno: gli equilibri politici nelle varie strutture, interne ed esterne all’Azienda. Per quanto riguarda quelle interne, ci risparmiamo il balletto dei nomi che girano per i possibili cambi di posizione e stendiamo un velo pietoso su quanti a giugno scorso erano “in quota” o graditi alla Lega ed ora, magicamente, ritornano “in simpatia” del PD (già, ma quale PD?). A questo proposito, rimettiamo un punto al centro dell’attenzione: i criteri di nomina. Come si sceglie un direttore, tra gli interni o tra gli esterni a Viale Mazzini? Per gli interni si dovrebbe ricorrere ad una sorta di job posting e per gli esterni? Ci si rivolge ad un cacciatore di teste? Alcune nomine fatte dall’AD come sono state fatte? Hanno vinto un concorso pubblico? Sono stati paragonati diversi profili professionali? Confrontate esperienze? Pesati ruoli e competenze? Non è dato sapere. Su questo tema, a suo tempo, il consigliere Laganà ha fatto una sacrosanta battaglia … purtroppo persa.

Veniamo ai giorni nostri. Fra un paio di settimane si dovrebbe svolgere su RaiUno, a Porta a Porta,  il tanto pompato confronto tra Salvini e Renzi, con grande felicità di Di Maio e Zingaretti, gli azionisti di maggioranza del Governo. Interessante conoscere la genesi "politica" di questa scelta: come e perchè si decide una simile iniziativa, a chi giova. Domandina semplice semplice: Vespa ne ha parlato con Salini? Già … l’autonomia editoriale delle rete … interessante la nota del solito ben informato DeLellis su Dagospia: al Nazareno fremono per parlare con Salini … fremono … e intano fanno sapere che le deleghe alle TLC sulla Rai dovrebbero compere a loro …dovrebbero … dovrebbero …

Da leggere, infine, Gianluca Roselli  sul Fatto Quotidiano: di nomi in Rai se ne intende. Scrive però una noterella velenossissima: “c’è da capire se pure l’AD Salini (e il suo piano industriale) resterà in sella” già … non siamo i soli a supporre questa possibilità. Interessanti, inoltre, le note sugli equilibri interni al PD dopo la scissione, anche in Vigilanza.

Noterella finale: ieri black out a Via Teulada … mannaggia la miseria … chissà se è mai successo qualcosa di simile pure alla BBC, magari come è successo recentemente pure a Rai Way.


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venerdì 27 settembre 2019

No, la Rai non è la BBC .. proprio no


No, proprio  no, la Rai non è la BBC e forse non potrà mai esserlo. Ieri due avvenimenti hanno riportato in vigore questo antico pensiero. Il primo lo ha fornito la lezione che Tony Hall, CEO della BBC ha tenuto a Roma nell’ambito del Prix Italia (of course, sulla stampa non se ne accorto nessuno) mentre il secondo lo ha fornito la messa in onda su RaiDue dello speciale in memoria di Renzo Boncompagni con il titolo, appunto, “Non è la BBC”. 
Ci sono mille buoni motivi, tutti molto importanti, che sottolineano questa differenza. Tanto per capirci: la BBC è capace di spendere cifre rilevanti per sostenere per settimane o mesi  una troupe (propria, non in appalto) per fargli riprendere il momento esatto in cui un leone nella foresta fa pipì sotto un boabab. Pensate se a Viale Mazzini si possono permettere una cosa del genere. La BBC investe milioni di Euro (di sterline) per la programmazione verso l’estero e la Rai per il canale in lingua inglese, previsto dal Contratto di servizio e definito nel Piano industriale, prevede di spendere 30 milioni in tre anni, dieci milioni l’anno con i quali non ci si paga nemmeno la bolletta della luce della redazione. Last but not least: nei giorni scorsi lo stesso Tony Hall, alla convention della Royal Television Society a Cambridge, ha dichiarato che “ con l’arrivo di nuovi operatori sul mercato come Disney o Apple  ci sarà una seconda ondata di disruption per la televisione pubblica … che rappresenta  un'opportunità per la BBC di offrire un servizio ancora migliore al pubblico”

Avete mai sentito l’AD di Viale Mazzini pronunciare, a ragion veduta, qualcosa di simile? Andatevi a rileggere la sua intervista rilasciata giusto un anno addietro, 30 settembre 2018, e fate un bilancio di cosa è o non è avvenuto : 

... un anno ... No, la Rai non è e forse non sarà mail la BBC … pensiamo ad altro.

Il tema della missione del Servizio Pubblico, delle risorse economiche su cui poggia, insieme a quello della governance e a quello delle tecnologie sono i pilastri delle differenze e delle opportunità. 

Il secondo spunto che si lega al primo si riferisce alla trasmissione di Rai Due di ieri sera. Giù il capello di fronte ai maestri della Tv e Boncompagni certamente lo è stato e quindi doveroso un omaggio. Ma il tema è che ormai da tempo sugli schermi e intorno alla Rai è tutto un fiorire di ritorno al passato glorioso che fù il Servizio Pubblico. Il declino dell’impero mazziniano ha un titolo e una collocazione sontuosa in palinsesto: Techedeche, la rappresentazione simbolica, iconica, della difficoltà a proporre il presente e immaginare il futuro. Si aggiunga poi la ventesima riproposizione di Montalbano in prima serata (tanto per garantire una boccata di ossigeno agli ascolti) e la mostra del Prix Italia sui 10 programmi che hanno fatto la storia del Servizio Pubblico ed ecco il quadretto.  No, proprio no … non è la BBC.

Veniamo alla cronaca. Nel calendario della crisi pubblicato su questo blog alcuni giorni addietro abbiamo scritto la cadenza temporale/politica che interesserà la Rai nelle prossime settimane/mesi. Abbiamo sottovalutato un’altra partita non meno importante che, abbiamo saputo, potrebbe creare non poche difficoltà. Quella relativa alla composizione della composizione della Commissione parlamentare di Vigilanza a seguito della scissione dei renziani dal PD.  Si dovranno ricostruire equilibri politici interni ed esterni alla maggioranza di Governo e non sarà facilissimo ed immediato trovare una soluzione. Nella stessa componente M5S ci risulta qualche difficoltà di orientamento. Nei giorni scorsi è stato sostituito il Capogruppo Gianluigi Paragone con Francesca Flati. Perchè? A questo proposito, non è ancora del tutto chiaro chi sarà il responsabile del dossier “comunicazione” in particolare riferito al punto 11 del programma di governo come, per quanto sia noto, non è stata ancora conferita la delega alle TLC. Nota a margine: mentre il Pian industriale sgiace sonnacchioso al MISE, la Vigilanza ha il compito di affrontare il Piano editoriale che, giocoforza, è intrinsecamente connesso con quello industriale. Da ricordare che il Contratto di servizio prevede la “rimodulazione delle testate giornalistiche” … così, tanto per dire …qualcuno ne ha sentito parlare?
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mercoledì 25 settembre 2019

Note a margine



Oggi il convento giornalistico passa acqua e zucchero e allora ci accontentiamo di tre noterelle  a margine.

1) Marco Antonellis per Dagospia ieri ha riportato : ” Nel frattempo si vocifera di possibili incontri tra l'Ad Salini e i vertici del Mise per il parere sul piano industriale: c'è chi dice sia in dirittura d'arrivo (con tanto di "osservazioni") … ”Bene!!! Meno male che c’è chi dice .. e chi sarà mai che lo dice?  Come al solito, spesso si è più interessati a sapere chi dice o scrive piuttosto di cosa si scrive e, in questo caso, il cosa è decisamente interessante. Si legge  che il Piano potrebbe contenere “osservazioni”. Come? Il MISE, fino a prova contraria, secondo quanto prescritto dal Contratto di Servizio, potrebbe al più determinare la “coerenza “ dello stesso Contratto conil Piano. Tant’è che … si dice (per quanto abbiamo potuto verificare con un paio di telefonate) che sia pronto un testo con una frase rilevante: “Il piano Industriale non appare incoerente”. Rimane un tema che “i possibili incontri tra AD e Mise” non risolve: chi firma e quando se il sottosegretario alle TLC non è stato ancora nominato? E, inoltre, quali sarebbero le presunte “osservazioni” contenute nel dispositivo? Se si tratta di note di indirizzo è una questione, se si tratta di merito e tutt’altra questione. Per quanto ci risulta, questo tema sembra essere assai delicato, in particolare per quanto riguarda particolari disposizioni del Contratto.Che ci siano diverse obiezioni di merito è noto e non è un caso che quando i due consiglieri Laganà e Borioni hanno votato contro e hanno rilevato che “sull’approvazione del piano graverebbero forti dubbi non solo quanto al rispetto del contratto di servizio…”  Staremo a vedere.

2) volete sapere qualcosa di più su cosa, come e quando potrebbe cambiare qualcosa nella vicenda del Presidente Trump? Ieri sera era possibile avere un ottimo contributo: vedere su La 7 il film di Michael Moore con il suo  Fahrenheit 11/9. Complimenti, non sarà un emittente di servizio pubblico ma spesso e volentieri, sul piano dell’informazione, svolge un compito ineguagliabile.

3)Emilia Costantini sul Corriere della Sera intervista Renzo Arbore e già il titolo è tutto un programma: “Io non amo questa Tv” e detto da lui che certamente se ne intende pone qualche riflessione. Come si racconta il Paese, in che modo il Servizio Pubblico accompagna la narrazione di quello che succede intorno a noi, con gli occhi rivolti non solo alle generazioni over qualche cosa (50…60 – 70 – fate voi) non è dato sapere.  O meglio, purtroppo è chiarissimo e mette in forte discussione la mission del servizio pubblico proprio nei suoi pricipi fondamentali: educare, informare e divertire ( ooopppssss…lapsus ..quella è la BBC). Il programma di Arbore, in onda questa sera su Rai Due, ancora una volta è una lode ai bei tempi che furono, quando nonna filava la lana. Come la nonna del Corsaro nero.


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La storia e la matematica della crisi


Come noto, da un piccolo dettaglio, spesso, si osservano grandi scenari. Lo scorso lunedì ha preso avvio il Premio Italia nello scenario fantastico dei Mercati di Traiano (nel dettaglio, suggeriamo di leggere Angelo Zaccone Teodosi su Key4Biz) e, per questa circostanza, è stata proposta una Mostra sui dieci programmi che hanno fatto la storia della Rai. A parte le considerazioni sul piano espositivo, colpisce l’intenzione, il senso del progetto. Ma come? È in corso una crisi di identità, di modelli, di linguaggi, di contenuti di competizione con altre piattaforme e che cosa si propone? Una mostra sul passato? E sul futuro? Su quali nuovi programmi, quali nuove proposte, quali indirizzi strategici per riavvicinare il pubblico giovane al Servizio Pubblico? Andate a chiedere a chi è nato negli ultimi 20 anni di quei programmi. Niente, nada, nisba, niet … nulla anche ieri sera su RaiUno in onda una fiction per la terza serata di seguito, giust’appunto quella che piace tanto agli over 50, 60, 70 etc … Sintesi: la mostra sembra proprio il paradigma del Servizio Pubblico attuale con due occhi sul passato e orba sul futuro.

Questa è la nota sulla storia. Ora veniamo all’attualità e ci pensa sempre il prode Michele Anzaldi a mandare di traverso la giornata a qualcuno a Viale Mazzini. Stamattina leggiamo una sua intervista su La Notizia e se la prende, apparentemente, con Foa. “In Rai serve un cambiamento epocale. E non è possibile finché non cambia anche la dirigenza, a cominciare dal presidente Marcello Foa". Il deputato renziano e segretario della commissione Vigilanza Rai, Michele Anzaldi, non è abituato a nascondersi dietro retorica e frasi di circostanza. E il concetto arriva chiaro, da uno che conosce il mondo dell'informazione come pochi: "A Viale Mazzini non si salva niente.” Boom !!! suggeriamo qualche precisazione: Foa non è la dirigenza, dovrebbe essere un presidente di garanzia che con la dirigenza dovrebbe aver poco a che fare, che poi non avrebbe svolto compiutamente o correttamente il suo compito è tutt’altra faccenda. Ma la dirigenza inizia con l’Amministratore Delegato, Fabrizio Salini, è lui il capo Azienda ed è lui che la prima responsabilità di quello che funziona e di quello che va cambiato. Tanto per capirci, le nomine nelle reti (De Santis e Freccero sempre per capirci) le ha fatte lui e non le ha portate Babbo Natale. E infatti, torniamo a bomba sul solito  ritornello: il piano industriale (che nell’articolo viene confuso con quello editoriale) e Anzaldi dice: bisogna capire se veramente si vuole realizzarlo. Già ... proprio così ...ma la domanda non è se si vuole, ma se si può. E' diverso.

E qui veniamo ad un punto delicato: da poco dovrebbero essere avviati i gruppi di lavoro per predisporre l’attuazione del  Piano Industriale e già qualcuno si lamenta perché sembrano rallentati e di chi sarebbe la colpa? Della dirigenza ... ca va sans dire!!! I soliti poltronari e coriddoristi, gattopardiani e conservatori. Al solito, la colpa è sempre di qualcun altro. Ora, intendiamoci, la musica di Anzaldi è sempre la stessa, però ha il vantaggio di essere facilmente compresa alle orecchie di chi vuol sentire. Facciamoci a capire: parla a nuora perché suocera intenda. Il giornalista chiede ad Anzaldi: insomma cambio radicale? Risposta: si , ma tutto parte dalla presidenza. Già, ma dove finisce? Consapevole che il cambio della presidenza non è cosa facile e veloce, il messaggio è un altro e chi vuol capire capisce.

E veniamo alla matematica.  Abbiamo scritto, e continueremo a farlo, sulla crisi, drammatica, degli ascolti. Su questo occorre un precisazione importante. Quando si legge che “la Rai vince la serata” ci si riferisce anzitutto allo share e poi al pubblico netto. Cosa è rilevante? Per chi realizza il programma, per la gestione dei palinsesti, lo share è più rilevante mentre per chi deve vendere il prodotto alla pubblicità è decisamente più rilevante il numero netto di telespettatori. Alle aziende che pagano gli spot si vendono i numeri dei potenziali telespettatori  e si definisce un costo contatto: tante persone, tanto pagare. Lo spot a Sanremo costa di più di quello del Tg3 linea notte. Ai pubblicitari, in soldoni, dello share non gli frega quasi nulla. Questo è l’aspetto che implicitamente drammatizza la crisi degli ascolti, cioè la possibilità che possano entrare meno soldi nelle casse della Rai.
A proposito di numeri:ieri un clamoroso boom di contatti di questo blog. GRAZIE
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martedì 24 settembre 2019

Calendario della crisi


I giorni scorsi sono stati molto proficui per capire come e quando potranno avvenire i prossimi cambiamenti che interessano il Servizio Pubblico. Per quanto abbiamo potuto verificare e confrontare le cadenze temporali e politiche “potrebbero” essere le seguenti (il condizionale è d’obbligo).

1) la stagione prossima ventura vedrà il Governo impegnato in una tornata di nomine di assolto rilievo. Ci sono in ballo portafogli sostanziosi come Eni, Finmeccanica, Enel e Poste tanto per citare le partecipate più importanti. Ma poi ci sono l’ANAC guidata da Raffaele Cantone, i servizi di sicurezza e, non di peso minore, le autorità di Privacy e Comunicazioni. Ed è proprio quest’ultima che potrebbe essere lo spartiacque per i futuro di Rai. Il successore di Cardani, infatti, sarà il vigile urbano di mutamenti strategici di tutto il perimetro delle telecomunicazioni in Italia per i prossimi anni e il suo peso sarà determinante per indirizzare le decisioni più impegnative. Battaglia dunque per il presidente AgCom  ma anche su consiglieri che dovranno essere tutti rinnovati meno uno, Mario Morcellini, che invece potrebbe essere ricandidabile. Per la presidenza i nomi in ballo sono pesanti: Antonio Sassano, Antonello Giacomelli e Vincenzo Zeno-Zenkovic. Ognuno di loro rappresenta ”anime” diverse nella visione del sistema e, di conseguenza, del peso da assegnare al Servizio Pubblico Radiotelevisivo ( da non dimenticare che uno di loro ebbe la strampalata idea di immaginare una sorta di asta per la Concessione Rai … indovinate chi?).
Questa partita, dovendo assegnare il ruolo di arbitro del sistema,  dunque sarà decisiva. La scadenza della proroga in corso è a fine dicembre. Prima di quella data difficile immaginare che si possa muovere qualcosa.

2) la partita nel Governo. Come noto, al punto 11 del programma del nuovo esecutivo c’è la riforma della sistema radiotelevisivo e, congiunta ad essa, la soluzione annosa del conflitto di interessi che non potrebbe interessare altri che il diretto concorrente di Rai. Da non dimenticare che proprio poco prima della crisi, a giugno, il M5S ha riaperto il tema “canone” che non è proprio una cosetta da poco. Per quanto ci risulta, gruppi di lavoro sono già impegnati nella stesura delle prime tracce. I tempi per questa iniziativa potrebbero non essere brevi ed è difficile immaginare che si possa o si voglia toccare qualcosa prima che emerga qualche indicazione.

3)la partita del MISE. Come noto al ministero è fermo da tempo il Piano Industriale, considerato derimente per la sopravvivenza dell’AD Salini che se ne è intestato la paternità (???). Come ma soprattutto quando potrà essere “validato” non è dato sapere anche perché si intreccia indirettamente con la partita in corso in Vigilanza (ricordiamo che sul Piano la Commissione parlamentare non ha competenza specifica, mentre deve esprimere la sua opinione sul piano editoriale che, comunque, si intreccia con quello industriale). Il MISE deve solo “validare” la congruenza del piano industriale con le direttive espresse dal Contratto di servizio e, a quanto sembra, ci sono diverse perplessità. Non ultimo: non è stata ancora assegnata la delega alle TLC.

4) la partita in CdA Rai. Difficilissima e delicata. Sostituire Foa come molti hanno richiesto non è facile e non rapido. Richiede tempi e modalità di svolgimento tutt’altro che agevoli. Avvocati ed esperti sono al lavoro. Non solo e non tanto sul piano giuridico ma anche sul piano politico: conviene sostituire solo lui o mandare tutti a casa e mescolare un nuovo mazzo? Come abbiamo già scritto, la domanda non è peregrina per due buoni  motivi:il primo si riferisce al bilanci di questa governance nel suo primo anno che non rimarrà certo nella storia della Rai, il secondo si riferisce a chi potrebbe prendere il posto di Foa. Un interno (Borioni o Laganà) o un esterno ? Molto… molto complicato per ambedue le possibilità.
Sintesi possibile: tempi lunghi.

Nel mentre e nel quando le emergenze di cui abbiamo scritto nei giorni scorsi non si attenuano. La prima che abbiamo segnalato è l’erosione degli ascolti, sia sul fronte analogico che  digitale. Tanto per essere chiari, stamattina leggiamo da La Notizia che riporta dati dello studio Barometro su base Auditel , nel giro di un anno in prima serata RaiUno ha perso circa 800 mila telespettatori. Scusate se è poco. Per capirci meglio:  domenica 22 è andata in onda Imma Tataranni che ha vinto la serata con oltre 5 milioni con il 23,3% di share. Lo scorso anno, nella stessa giornata, è stato trasmessa una puntata di Piero Angela che ha fatto con  Stanotte a Pompei  4.233.000 spettatori, pari al 24.3% di share. Quest’anno, lo stesso Angela il giorno prima con Ulisse ha avuto 3.502.000 spettatori con il 18.97% di share. Giusto nella media: 700 mila telespettatori in meno. Scusate se è poco e riguarda poi un prodotto solitamente vincente e di qualità.
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lunedì 23 settembre 2019

Aria fresca

Ossigeno. Appena un pò, quel tanto che basta a prendere fiato e consentire di inviare qualche Tweet di entusiasmo: stasera abbiamo vinto, abbiamo fatto Servizio Pubblico. Complimenti ad Alberto Angela che ha fatto vincere la serata di RaiUno. Messa così, ci sarebbe da essere lieti e felici per iniziare una nuova settimana in serenità. 

Ma invece ci ha pensato la direttora di RaiUno a rompere qualche ovetto nel panierino dei sereni benpensanti di Viale Mazzini con una succosa (piccola) intervista su La Stampa di questa mattina. Cosa ci dice la direttora? due cose: 1) non sarò l'agnello sacrificale e le pugnalate più feroci in Rai, solitamente, vengono dagli amici (ndr: quanto è vero !!!) 2) RaiUno soffre di una profonda crisi di "privazione" di risorse e contenuti e questo, di certo, non è proprio colpa sua.
Su questo secondo punto, in particolare, difficile dargli torto. Quando si perdono pezzi pregiati, come ad esempio lo sport della Champion o della Formula ! come pure quando si esalta una nuova produzione fiction come quella andata in onda ieri sera (Imma Tataranni, la cugina di Montalbano) quando poi questa sera va in onda il parente stretto (il Commissario di Montelusa  nella ennesima replica) un problemino di palinsesto, in effetti, c'è. Questo problemino, si chiama semplicemente anzitutto RISORSE e poi creatività, capacità di immaginare prodotti in grado di soddisfare un grande pubblico che non sia solo over qualche cosa ma anche under qualche cosa. Questa non si compra al mercato, richiede tempo, impegno, crescita, attenzione. AGGIORNAMENTO: al settimo piano l'intervista della De Santis sembra non sia stata presa molto bene .. anzi ... due frasi hanno colpito nel segno: "Non mi sono mai sentita in gran compagnia" e "piacerebbe a qualcuno che io mi vedessi come agnello sacrificale".

Altro ragionamento riguarda invece la prima parte delle affermazioni della De Sanctis sulle responsabilità della gestione della rete. Non solo solo sue, questo è assolutamente evidente. Lei, sia pure con l'autonomia editoriale che gli compete, risponde all'AD che dirige l'intera Azienda ed è forse anche a lui che, implicitamente, si fa riferimento alle "coltellate" inferte dal migliore amico.??? La De Santis promette battaglia, ci sarà da vederne delle belle. Da ricordare: dal 2003 è Cavaliere della Repubblica !!! Non è che una diventa Cavaliere senza meriti.



Aggiornamento. Ulteriore boccata di ossigeno con gli ascolti di Imma Tataranni la cugina di Montalbano) che ha ottenuto oltre 5 milioni di telespettatori. Cosa ci dice questo numero? che agli italiani, specie meridionali, anzitutto piace la fiction (e questo lo sapevamo) con forte caratura dialettale ( e pure questo lo sapevamo) e che la formula narrativa delle tre S (sesso, sangue soldi) rende sempre bene (questo non è sempre vero). Fatto sta che stasera verrà trasmessa l'ennesima replica de Gli arancini di Montalbano (la prima nel 2002) e sarà ulteriore ossigeno che permetterà di dire ancora che la Rai vince sugli ascolti. Meno male!!! Qualcosa, però, non torna.  Sarà necessario comprendere meglio, approfondire, se questa linea editoriale che vede la fiction come solo cavallo vincente sia adeguata con la mission di servizi pubblico generalista e universale. 

Domattina aggiornamento sul tema cronoprogramma per il Sistema delle Comunicazioni, la presidenza AgCom, la riforma della governance Rai, il piano industriale e i "riallineamenti" in Cda e reti.
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domenica 22 settembre 2019

Rai over 60


Gli anni passano e i figli crescono … e magari qualcuno fa finta di non accorgersene oppure se ne accorge e chissenefrega, consapevole che poi potrebbe essere troppo tardi per recuperare. È probabile che qualcuno di questi pensieri alberga nelle geniali menti che governano i palinsesti del Servizio pubblico quando, per la 17a volta si ripropone una replica del Commissario Montalbano. Certo, in questo modo  si vince la serata e tutti contenti per aver battuto la concorrenza di Temptation Island su Canale 5. Ma poi, quando vai a vedere bene in cosa consiste la proposta editoriale le cose sono alquanto diverse.

Lo spunto per questa riflessione viene dato stamattina da un articolo a firma Massimo Scaglioni sul Corriere della Sera, che appunto ha confrontato i dati di ascolto di alcune prime serate di RaiUno e Canale 5. L’ultima messa in onda di Montalbano dello scorso lunedì è datata 2002, cioè diciassette anni addietro, parliamo di generazioni, di un pubblico che nel frattempo è cresciuto con altri prodotti e strumenti di visione. Parliamo di un altro mondo, di altri linguaggi, di altri comportamenti.  I dati sulla tipologia di ascoltatori lo confermano: chi guarda RaiUno è prevalentemente over (decidete voi quanto … 50 …60 …70 …) e c’è poco da aggiungere se non che questa tendenza è ormai consolidata e non si intravvedono segnali di inversione. Anzi, come abbiamo scritto più volte, a leggere i dati di Auditel Standard Digitale LS per editore, Rai si conferma distaccata dalla concorrenza di tante lunghezze.

Nulla, non si intravvedono segnali di fumo. La prateria di Viale Mazzini continua a rimanere deserta. Tanto per precisare: il nemico alle porte del Servizio Pubblico non è tra chi cerca di individuare i varchi nelle mura con la speranza che si possano chiudere ma tra chi, come abbiamo detto sopra, ne è ( o non ne è) più o meno consapevole e assiste inerme all’assedio. Tutto questo per dire che, a quando sembra, alcuni tra i nuovi arrivati del settimo piano, sembrano fare orecchie da mercante e di fronte alle emergenze (e il tema degli ascolti sia nei numeri quanto nella qualità) sembra far trapelare un senso di silenzioso fastidio e magari, imputando una parte delle responsabilità alla Rai del passato, a chi c’era prima. Un po’ come fanno i dentisti quando si trovano di fronte al lavoro fatto prima da un loro collega: fatto male !!!

Proviamo ora a fare il giochetto delle buone notizie: domani inizia Roma, ai mercati di Traiano, il Premio Italia. Si tratta di una della manifestazioni più antiche, più prestigiose e di respiro internazionale che la Rai possa vantare (tanto per dire, hanno partecipato personaggi come Antonioni). Vi prendono parte broadcasters  pubblici da tutto il mondo con prodotti di alta qualità. Ebbene, provate a cercare qualcosa sulla stampa o provate digitare Premio (o Prix) Italia 2019 su Google e guardate cosa esce. Pressoché nulla !!! Da evidenziare un pezzo molto articolato su Avvenire di ieri. Per chi si occupa di comunicazione una bel lavoro. Magari domani … chissà … vedremo …

Last news: secondo quanto scritto da Claudio Antonelli per La Verità, il PD punta molto su Antonello Giacomelli per la presidenza AgCom. Si legge nell’articolo: “A Berlusconi più che mai può fare comodo un presidente Agcom che non gli sia nemico e magari operi nell' ambito della legge purché il punto undici del contratto resti sulla carta.” Il punto 11 è quello del contratto di Governo dove si parla di riforma del sistema radiotelevisivo (non solo della Rai) e di conflitto di interessi. Robetta da poco. Più che sufficiente a far digerire o mandare di traverso bocconi più o meno amari non solo in Rai.

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venerdì 20 settembre 2019

Riforma

Oggi segnaliamo solo il pezzo di Giovanni Valentini sul Fatto Quotidiano sulla riforma RAI e il nuovo Governo: occasione da non perdere. Concordiamo pienamente.

Lunedì inizia a Roma il Premio Italia.

Panorama della crisi

Nei giorni scorsi abbiamo cercato, sommariamente, di tracciare un quadro delle tante emergenze che riguardano la RAI e che, invece, sembrano a dir poco sottovalutate. Al quadretto manca un tassello fondamentale, anche questo spesso sottovalutato: la radio.
Troppo spesso, infatti, quando  si parla o si scrive di Servizio Pubblico ci si riferisce solo alla televisione e ci si dimentica di tutto il resto: oltre la radio "altra metà del cielo" c'è, ad esempio, il Televideo.
Allora vediamo un solo, semplice, numero della radio RAI. Il primo semestre si è chiuso con RadioUno al sesto posto delle emittenti nazionali mentre evidenzia un trend negativo costante da cinque anni dove lascia alla concorrenza una media di 100 mila ascoltatori ogni anno. Qualcuno ne ha mai sentito parlare?

Oggi sulla stampa si parla di Vespa e sul Giornale si legge un'intervista a Giampaolo Rossi, Cda RAI, che difende l'AD e il piano industriale come elemento distintivo di questo anno di attività. In una Azienda normale si dovrebbe valutare la propria prestazione professionale con i risultati ottenuti. Ripetiamo: non può essere avere approvato il Piano che, peraltro, come noto non da segni di vita dal MiSE.

La domanda semplice semplice è sempre e solo una: come è stata amministrata la RAI in questo anno? Quali numeri positivi sono emersi?

Infine, ci giungono rumori lontani di malumori e nervosismo tra forze politiche di Governo e personaggi  in "quota" che si agitano. Tra i quotati più interessati, tra viale Mazzini e Via Teulada, sembra esser grande traffico.

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mercoledì 18 settembre 2019

Emergenza infomedia

Da non credere. Per essere certi abbiamo riletto la lista diverse volte. Hai voglia a dire, a riflettere, a meditare e progettare la "media company". I dati, i numeri che descrivono la realtà sono impietosi. Audiweb ha rilasciato i numeri dei contatti sui siti web informazione: Rainews è al 33º posto... e nella tabella di luglio è pure in discesa. Se poi andate a vedere i dati sugli ascolti tradizionali la situazione è a dir poco imbarazzante con dati che, come si usa dire, sono come i prefissi telefonici.
Il quadro si completa con i dati Standard Auditel digitale (LS) per editore e canale dall'8 al 14 settembre : RAI 8.700 vs Mediaset con 34.500. Non c'è  partita.

Ma è mai possibile che con questi numeri non ci sia nessuno che non si incatena al cavallo per chiedere di fare qualcosa subito ?

In tutto questo si possono aggiungere i dati pubblicati da Agcom sul pluralismo in televisione nell'ultimo periodo non c'è stare allegri. Salvini forever !!!

Nota a margine: ieri sul sito di PrimaOnline  è stata pubblicata una lettera del precedente direttore della comunicazione RAI, Giovanni Parapini, dove si elencano i punti salienti delle attività seguite dalla sua direzione negli anni precedenti. Ci permettiamo di proporre all'attuale direttore, Marcello Giannotti, di fare qualcosa di analogo "in corso d"opera". Non per fare confronti ma solo per dare un contributo di trasparenza e comprensione su quanto avviene in un settore fondamentale del Servizio pubblico.

Parafrasando un vecchio slogan : "È  la RAI  ...bellezza"

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Mai una gioia

La Stampa da un po' di tempo sembra essere particolarmente attenta e informata sulle vicende Rai. Ieri intervistato De Nicola, oggi pezzo di riassunto  a firma Alessandro Di Matteo. Si continua ad insinuare il dubbio  (da noi condiviso) che dietro l'attacco a Foa ci sarebbe anche quello a Salini e che il "riallineamento" sia tema assai complesso che non riguarda solo Viale Mazzini. 
Una riprova viene fornita con quanto successo ieri in Vigilanza dove il M5S si è astenuto su un voto che ha visto invece compatto PD e opposizione. 
Che la partita sia molto più complessa di quanto possa apparire è assolutamente chiaro. Tutto troppo fluido per consentire paletti rigidi. Lo spiega pure una diretta interessata, Rita Borioni, consigliera in quota PD: sfiduciare Foa non sarà per nulla facile e veloce  (lo abbiamo scritto su questo blog da alcuni giorni). Una strada, non dettate non scritta da nessuno ma certamente valutata, potrebbe essere dimissionare l'intero consiglio. Anche questa ipotesi tutt'altro che agevole.
A tutto questo si aggiunge un piccolo inciampo di ulteriore difficoltà e riguarda la stessa Borioni. A quale PD risponde la consigliera, a suo tempo fortemente sostenuta da Renzi? È ancora una renziana di ferro o una fedele del nuovo segretario?  Differenza non da poco e non certo irrilevante quanto si tratterà di mettere mano alle prossime nomine alle reti con RaiUno e RaiDue al centro del ricambio.

Se non fosse sufficiente la politica a sostenere il momento di crisi del servizio pubblico sono arrivati gli ultimi dati sulla raccolta pubblicitaria che prosegue la discesa, in particolare sul fronte tv. Con quali risorse sostenere il cambiamento e pagare i costi del piano industriale? 

Ripetiamo: mala tempora currunt... 
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martedì 17 settembre 2019

Il labirinto

Difficile trovare una chiave di lettura dell'intervista rilasciata dal senatore Primo di Nicola, vicepresidente della Vigilanza, oggi su La Stampa.
Oggetto principale, apparentemente, è la richiesta di dimissioni del presidente Foa perché ha dimostrato "scarsa adeguatezza" e poi "continue invasioni di campo" e infine "stonato oltranzismo sovranista".
Messa in questi termini, ci sarebbe poco da osservare. Ma, come al solito, succede che spesso emergono più le cose che non vengono dette che non quelle che si leggono.
Ad un certo punto il giornalista chiede del mancato cambiamento e delle  responsabilità dell"AD. Risposta: lui ha adempiuto il suo compito ed ha presentato il piano industriale e non è colpa sua se ancora non è stato approvato.  Tombola@

In ordine: a Salini non spettava solo presentare il piano industriale ma anzitutto gestire l"Azienda. Come lo ha fatto? Con quali risultati? Vogliamo parlare degli ascolti? Come e con chi ha gestito e firmato le nomine? Non le ha fatte di certo da solo. 
Di Nicola su questo non spende una parola di più e, sembra, poco per poter leggere un segnale di "tutela" dell'AD. Per non dire poi di quanto contenuto nel Piano industriale, della sua obbligatoria corrispondenza alle prescrizioni del Contratto di servizio. Infine: il piano, oltre che al dibattito in Vigilanza non ancora esaurito, è fermo al MiSe dove, fino a pochi giorni fa c'era un certo Luigi Di Maio, cioè il capo del suo Movimento, e se il piano è rimasto  fermo tutto questo tempo ci saranno pure stati concreti motivi o è solo colpa dei dannati burocrati del Ministero? E le risorse? Il canone? Il ricorso contro il suo prelievo forzoso? Silenzio. Qualcosa nel ragionamento di Di Nicola non torna.

Per concludere: viene ricordata la necessità di cambiare l'attuale legge Renzi (sic) e vengono ricordate le proposte Gentiloni (del 2007) e quella di Fico. Ma ora si parla, o si dovrebbe, d'altro: una Legge per l'intero sistema delle telecomunicazioni, più vasta e impegnativa della sola riforma RAI come il contratto di Governo prevede. Quando si pensa alla visione strategica si pensa a questo: il Servizio Pubblico radiotelevisivo è la pedina più importante ma non è la sola. 

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lunedì 16 settembre 2019

Mala tempora currunt

... sed peiora parantur. Of course, speriamo di no ma i presupposti non sembrano dei migliori.
Vediamo.
Anzitutto il quadro normativo. Difficile trovare qualcuno che difende la Legge attuale.  Tradotto: implicitamente si auspica la sua modifica. Se non che tutti o quasi sono convinti che la Legge 112, la famigerata Gasparri, sia largamente superata. Il vecchio SIC non è più adeguato al mercato, alle tecnologie, ai nuovi modelli di consumatori e di prodotto. Dunque, una nuova legge non solo per la RAI ma per l'intero sistema delle telecomunicazioni. Ed è proprio quanto si propone questo Governo. Occorre tempo e solidità politica.
Giusto per ricordare quanto abbiamo scritto ieri su AgCom che vedrà il nuovo consiglio non prima di due mesi.

Poi il quadro tecnologico. Siamo alla vigilia dell'evoluzione al nuovo contesto delle frequenze ripartite sui 700 Mhz contestuale all'avvento del 5G. Occorrono investimenti rilevanti e pianificazione strategica di ampio respiro che solo una governance solida e stabile potrebbe garantire. Al tema tecnologia ovviamente si lega quello delle risorse economiche tutt'altro che stabili e certe, sia sul fronte pubblicitario quanto sul fronte canone. L'importo di quest'ultimo "dovrebbe" essere garantito ma nessuno ci scommette sopra.
Gli attuali amministratori di Viale Mazzini, dopo oltre un anno dal loro insediamento, non sembrano aver dato prove esaltanti e per darne notizia possono contare solo su un sito web che non manca di lodare fatti e personaggi.
Le emergenze di cui abbiamo scritto nei giorni scorsi sembrano aver indotto "l'avvio di una riflessione" e una mutata atmosfera.

Nota a margine: il modello Techetedechete che nel periodo estivo ha visto perdere circa 2 milioni di telespettatori RAI ora è stato imitato da La7. Complimenti ! La prima puntata di Propaganda è da conservare e diffondere nelle scuole. Come è stata descritta la ricostruzione della crisi politica di agosto è impareggiabile. Giustamente, ieri sera in parziale replica, compreso il monologo di Andrea Pennacchi sulla Lega che vale più di quattro editoriali.
Complimenti.

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Ps: sulla stampa di oggi poco meno di nulla


domenica 15 settembre 2019

Pausa

Oggi poco, quasi nulla.
la sola nota interessante riguarda AgCom dove, secondo scritto su Milanofinaza.it sarebbe pronta la proroga di due mesi per la scadenza del mandato.

A quanto sembra, c'è acceso dibattito tra le due componenti del Governo: per la presidenza da un lato (M5S) ci sarebbe Antonio  Sassano e dall'altro Antonello Giacomelli oppure Nino Rizzo Nervo (ambedue targati PD). Inoltre, altri nomi "pesanti" come consiglieri.

Partita molto delicata e complessa: AgCom sarà il regolatore di una fase importantissima del nuovo sistema radiotelevisivo, ancor più se, come previsto dal programma, il nuovo Governo intenderà rimettere mano a tutto il SIC (una nuova legge di riordino).
Vedremo

sabato 14 settembre 2019

Emergenza antropologica


 Non ha ricevuto l’attenzione che merita il fondo di Paolo Mieli di qualche giorno addietro sul Corriere della Sera dove si diceva, in poche parole: si all’alleanza M5S-PD ma con il sostegno del voto. Si poteva proporre prima all’elettorato che si intendeva fare un accordo di Governo, presentarsi poi di fronte alle urne e, una volta ricevuto il consenso, andare a governare.  Uno schema ineccepibile che ci avrebbe risparmiato qualche teatrino di questi giorni ed altri che vedremo in seguito. Vediamo perché.

Il primo teatrino si riferisce al ritorno di Renzi e dei suoi amici (più o meno toscani) che proprio sul terreno Tv e Tlc hanno qualche conto in sospeso. Ieri vi abbiamo accennato al problema dei sottosegretario con delega a questo settore e si ventilava il ritorno di Giacomelli (noto amico del Servizio Pubblico quanto certamente amico di Renzi). Ebbene: scampato il problema ma non per intervento dello Spirito Santo, ma solo perché, come abbiamo scritto e supposto, sembra esserci una trattativa in corso per spingerlo … udite …udite … alla presidenza di AgCom !!! BOOOOMMMM!!! Mentre, a quanto sappiamo, il Ministro Patuanelli si terrebbe le deleghe su TLC e Rai. Auguri. 
Su questo fronte di teatrini renziani in Rai ne vedremo delle belle: le “quote e i quotati” sono in fermento: a qualcuno non gli pare vero di essere resuscitati.

Questa l’aria che tira e, a proposito, anche al settimo piano di Viale Mazzini si comincia a sentire qualcosa. Il primo che ha avvertito il cambiamento è Riccardo Laganà che ha dichiarato sul sito ADN: “In Rai atmosfera è cambiata, nuovo governo difenda Servizio Pubblico” e si riferiva allo spirito di collaborazione tra i consiglieri.   Prosegue: “Mi auguro sia finalmente arrivato il momento di dare seguito alle principali istanze promosse dai dipendenti  ovvero piena e reale valorizzazione delle risorse interne e delle sedi regionali, taglio degli appalti e delle consulenze non strategiche, maggiore trasparenza nei processi gestionali e amministrativi, formazione, investimenti in innovazione, percorsi professionali basati innanzitutto su merito e competenze e non ultimo la promozione di un concreto ricambio generazionale". Dove, quando e come sarebbe cambiata l’atmosfera? Tra chi e chi? Tra lui e Rossi o De Biasio? O tra lui e l’AD ? Perché prima l’atmosfera era diversa? Facciamo finta di essere polli e non sapere cosa succede nel mondo: la sua affermazione sta a dire che prima del “cambio di atmosfera” le cosa andavano nel segno contrario, da oltre un anno dal loro insediamento. Ed è normale tutto questo dati causa e contesto?  No, appare di no. Abbiamo profonda stima e simpatia per chi rappresenta i lavoratori Rai: sarebbe molto utile sapere in cosa consiste questa “atmosfera” prodotta dalle stesse persone che l’hanno generata prima e altrettanto sarebbe utile fare un bilancio di questo primo anno di sua/loro attività.

A proposito di ricambio generazionale: nel mentre e nel quando il Cda inizia a riflettere sul tema ascolti, giunge la notizia che Andrea Fabiano, ex direttore Rai Uno etc, è stato chiamata da quel furbetto di Luigi Gubitosi a fare l’AD di Tim Vision. Tombola !!! Bel colpo! Proprio nel campo dove la competizione sarà sempre più agguerrita e proprio dove la Rai già soffre notevolmente.  Per non dire che Fabiano seguiva il “progetto “ Fiorello, del quale si parla sempre meno. Nel mentre e nel quando abbiamo saputo che è in corso una campagna di incentivi all’esodo che vede interessati alcuni noti e qualificati dirigenti “anziani”. Cinquina !!! l’Azienda si priva in un colpo solo di risorse giovani e risorse esperte. Un colpo da maestri. Questa è l’emergenza “antropologica” del Servizio Pubblico. Sapete quanto percepisce un neo assunto laureato con 110 e lode con contratto a termine? Poco più di mille euro al mese senza nessuna garanzia di mantenere il contratto.  Chi ha vissuto in Rai negli anni trascorsi, ricorda certamente l’avvilimento dei programmisti registi nelle reti, emarginati dall’invasione delle cavallette dei produttori esterni che hanno infarcito le reti. Ormai questa figura professionale è sottoposta alla protezione del WWF.

Ultima nota a proposito di Piano industriale e di produttori esterni. Nei giorni scorsi chi è sceso in campo a sua difesa ( e dell’AD, of course)? nientepopodimeno che Giancarlo Leone, Presidente APA (Associazione Produttori  Audiovisivi, prima solo televisivi). Parbleu ! Ci credo bene! Chi altri può trarre grande vantaggio dalla proposta di ristrutturazione verticale dell’Azienda?
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venerdì 13 settembre 2019

Il bersaglio grosso

Da qualche giorno su tutti i giornali si parla del riallineamento (su quale ci sarebbe tanto da riflettere) del Cda rispetto ai nuovi equilibri di Governo. Il primo passaggio di questo processo dovrebbe consistere nella "rimozione" del presidente Foa, cosa tutt'altro che facile e non tanto per l'aspetto giuridico (Vigilanza, Tar, intervento del MISE) quanto perchè (nessuno lo scrive) non è proprio una passeggiata trovare un altro presidente. Ipotesi interna: i candidabili (in questa perversa logica del riallineamento) potrebbero essere tre, Coletti, Borioni e Laganà. Questi ultimi due hanno votato contro il Piano industriale, cioè contro colui che se ne intestata la paternità. A dir poco si profila un dubbio di identità e credibilità. Rimane Coletti espressione diretta del M5S e proprio perchè tale potrebbe far sorgere problemi di equilibri politici, interni ed esterni alla Rai. Da non dimenticar ch si è riaperta una battaglia fondamentale per il rinnovo dei vertici di AgCom e Privacy dove il bilancino delle presidenze è sempre molti delicato. Nel precedente Governo avevano raggiunto una specie di patto con AgCom alla Lega e Privacy al M5S. Ora tutto è cambiato.
Ipotesi esterna: paradossale tanto appare semplice e difficile allo stesso tempo. Semplice perchè basta trovare un nome adeguato (ne girano tanti) e il Mise lo indica come presidente, Difficile perchè richiede una serie di passaggi non semplici e non brevi. Un nostro lettore, esperto dell'argomento, ritiene che bene che vada ci vorrebbe qualche mese. In questo modo si arriverebbe quasi a metà mandato (sic) di questo Cda e allora sarebbe logica una domanda: conviene? è opportuno?

A proposito di convenienze: si legge da qualche parte che tra i nomi in ballo per l'incarico di sottosegretario con delega alle TLC rigira il nome di Giacomelli. Un vero amico della Rai: andatevi e rileggere quanto ha dichiarato in passato e ricordate che il nefasto prelievo dei 150 milioni è avvenuto sotto il governo Renzi con lui in carica. Per non dire degli altri nomi di renziani che ricicciano, dentro e intorno alla Rai.

E qui veniamo al punto di oggi. Premessa d'obbligo: non abbiamo nessun sentimento ostile verso l'AD in quanto tale, a parte il fatto che impersona la logica che abbiamo sempre avversato dell'uomo solo al comando (come la Legge Renzi gli affida). Detto questo il gioco del tiro al piccione verso Foa, ritenuto solo responsabile della stagione "sovranista" non è convincente. Non lo è perchè, giocoforza, ogni atto, ogni disposizione, ogni nomina non solo deve essere sottoscritta dall'AD ma richiede pure, giocoforza, una preventiva trattativa tra tutti gli interessati dove però il suo ruolo e il suo peso sono, o dovrebbero essere,  determinanti. Tanto per intenderci: la direttora di Rai Uno Teresa De Santis non è scesa dall'albero del pero. Si può argomentare che l'AD non entra nell'autonomia editoriale delle reti. Si certo, ma entra nella valutazione dei risultati. In altre parole: tu fai quello che vuoi ma lo fai male io ti caccio. Vogliamo poi dire delle nomine al palinsesto o al marketing oppure dell'abusivo DG (NON Previsto dalla Legge). PUNTO. Tutto questo per dire che il passatempo che si legge anche oggi sui giornali appare come "distrazione di massa" dal vero problema. Questa governance Rai è in grado di gestire l'Azienda e tutti i suoi gravi problemi (ieri abbiamo fatto un sommario elenco)?  La squadra, nel suo complesso, nella sua collegialità, tutti insieme, sono all'altezza delle sfide? Purtroppo, come nel calcio, succede che al "baretto sotto casa" tutti convergono che quando la squadra gioca male la colpa è sempre dell'allenatore. Ma non è sempre così: spesso e volentieri è della società (del suo presidente) che ha messo in campo giocatori, allenatore e tecnici vari inadeguati.

Ieri lungo Cda dove, a quanto leggiamo, hanno avviato la riflessione sulla crisi di ascolti. Bene. Ottimo. Osservazione: quanto tempo è necessario per riflettere? La crisi è oggi, lo sarà domani e sempre più nei prossimi tempi. Attenzione: non è solo crisi di numeri, di percentuale di share. E' crisi di riconoscibilità, di credibilità, di legittimità verso chi paga il canone. Semplificando: di posizione sul telecomando. Se il pubblico si abitua a pensare che, ad esempio, l'approfondimento politico in prima serata lo trova solo su La7 sta a dire, semplicemente, che quel pubblico lo hai perso. Inoltre, come continuiamo a scrivere: c'è una grave crisi negli ascolti digitali con un trend che da quando è iniziato non accenna a riprendersi: la Rai è staccata di almeno sei posizioni rispetto a Mediaset.

Leggendo il resoconto sommario del Cda di ieri, la sensazione diffusa è che si mena il can per l'aia (povero cane: perchè menarlo? Il senso vero di "menare" in questo caso è "condurre"). In altri termini: si perde tempo. Un Azienda normale, con un AD normale, le decisioni le prende subito. Ma, è noto, la Rai non è un 'Azienda: è Servizio Pubblico.

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mercoledì 11 settembre 2019

EMERGENZA


Questa mattina ci hanno scippato il titolo che avremmo usato per questo post (lo usiamo lo stesso): Emergenza Rai. Lo ha usato il quotidiano Avvenire con una intervista a Michele Anzaldi che solleva una drammatica panoramica sulla situazione a Viale Mazzini. “Ascolti sprofondati. Qualità ridotta a zero. Pluralismo puntualmente negato. Un decadimento totale” si legge nel pezzo firmato da Arturo Celletti. In genere non abbiamo quasi mai condiviso alcune scelte e prese di posizione del prode Anzaldi (al quale comunque va riconosciuto il costante impegno e attenzione verso il Servizio Pubblico) ma, in questo caso, difficile dargli torto.

Per parte nostra poniamo alcune semplici domandine, tanto per tenere il punto
1) il nuovo Governo si appresta a proporre una nuova riforma del sistema radiotelevisivo. Quali saranno le sue linee guida e come impatteranno sul futuro del Servizio Pubblico?
2) Una delle forze di Governo, poche settimane addietro, ha dichiarato di voler abolire il canone Rai. Come si inserisce questa idea nel progetto di riforma? Qualcuno ha in mente di riproporlo e da quando?
3) La Rai è in attesa di “convalida” da parte del MISE del Piano Industriale? Come si dovrebbe innestare questo Piano in un progetto di riordino del sistema più ampio? é un ostacolo?
4) Il Piano industriale dovrebbe essere valutato dal MISE per “le determinazioni di competenza”, cioè la sua compatibilità e adesione con le indicazioni espresse dal Contratto di Servizio in vigore. Perché tuttora il Piano non è stato validato? Quante indicazioni e prescrizioni previste dal Contratto sono disattese nel Piano? Esempio “la rimodulazione del numero delle testate giornalistiche” come previsto all’art.25.e ?
5) L’avvio delle rilevazioni Standard Auditel Digitale (LS per editore e canale) vedono Rai costantemente distaccata di molte lunghezze dalla concorrente Mediaset. Come e quando si intende fronteggiare questo problema? Anche gli ascolti standard nelle ultime settimane sono stati in sofferenza, tanto da poter ipotizzare una possibile crisi di ascolti anche sulle reti generaliste. Come si intende rimediare?
6) la comunicazione politica, durante questo periodo di crisi di Governo, ha evidenziato lacune clamorose ed ha fatto perdere un numero rilevane di telespettatori. L’approfondimento politico in prima serata è relegato a CartaBianca su Rai Tre che, appena iniziato, è stato battuto dal concorrente Floris su La7. Come e quando si intende porre rimedio? Vogliamo poi, per l’ennesima volta, ricordare RaiNews 24 con i suoi ascolti da prefisso telefonico e la quantità di giornalisti che ci lavorano?
7) Innovazione, ricerca e sviluppo specie sul fronte tecnologico. Cosa si sta facendo, quante risorse si stanno impiegando e in quali direzioni?
Si potrebbe proseguire con altri interrogativi non meno importanti. Per quanto ci risulta, al settimo piano di Viale Mazzini, in queste ore, sembrano per lo più alle prese sul dilemma Foa come se la fonte di tutti i problemi sia stato solo lui. Così non è, purtroppo e fintanto che nessuno si assume le proprie responsabilità e ne trae le conseguenze, difficile sperare in un futuro migliore.

Nel mentre e nel quando avviene tutto questo, dal primo novembre, sbarcherà anche in Italia Apple Tv, un nuovo agguerrito concorrente nell’arena dello streaming … Auguri !!!



Nulla e poco più

Questa mattina sonnacchiosa di settembre, un pò pigra e un pò freschetta, non ci porta nulla di buono.
La stampa non scrive, i telefoni tacciono, Whatt's Up non tintilla ... ci sarebbe da scrivere qualcosa sul progetto di riforma Rai presentato da Gentiloni nel 2007 (nel 2007 ???) ma, appena letta la data, passa subito la voglia...

Sembrano tutti in attesa di qualcosa che non si sa bene cosa ... A Viale Mazzini si stanno preparando per il Cda di domani. Di cosa parleranno? Gli ascolti ? Prossimi direttori di rete ? Nel frattempo, sono in attesa della nomina del Sottosegretario che poi sarà colui che si dovrebbe occupare del Piano Industriale. Più ancora, sono tutti alle prese su come "riallineare" il Cda con i nuovi equilibri di Governo. Foa rimane come presidente? si dimette? verrà destituito dal Mise? e al suo posto chi potrà essere eletto? Si mormora del ritorno dei "renziani" (andiamo bene !!!!) a Viale Mazzini e, tra questi, Mario Orfeo.

Sarà bene pensare al guardaroba e al cambio di stagione.

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martedì 10 settembre 2019

Servizio Pubblico ???

Anzitutto, ancora una volta, doveroso ringraziare Riccardo Iacona e Presadiretta su Rai Tre (in onda ieri sera): una vera trasmissione di e per il Servizio Pubblico. Rimane il  rammarico: perché questo servizio resta sulla terza rete e non si affaccia mai in momenti di grande pubblico? Perché Miss Italia si e Presadiretta no?


E veniamo ad un mestiere: il comunicatore. Premessa: nessuno nasce “imparato” e per arrivare ad un buon livello di professionalità  occorre una lunga e faticosa gavetta. Così succede che chi fa questo mestiere spesso si trova di fronte più alla necessità di “non” dover comunicare piuttosto che spingere per far pubblicare una notizia. A volte succede però che spesso fa più clamore una notizia non data che una strombazzata. Tanto per capirci: domenica si è svolto il Gran premio di Monza che solitamente negli anni passati era un punto fermo Rai. Cosa è successo? È successo che Viale Mazzini avendo interrotto il contratto con Sky per la Champions di Calcio ha perso pure il GP. Risultato? Lo ha scritto ieri su Repubblica.it Fulvio Bianchi. Altro che disfatta come abbiamo titolato ieri, una Caporetto . Leggiamo: “Il Gran Premio d'Italia 2019 di Formula 1 è la miglior gara di sempre su Sky: raggiunto il record di circa 9 milioni 230 mila spettatori unici e oltre 5 milioni 960 mila spettatori medi tra Sky Sport e il canale in chiaro TV8, con il 39,13% di share.” E poi “E la Rai? La Rai non c'è più. La Rai che lo scorso anno con Monza aveva fatto quasi 10 milioni di spettatori unici (media 5.500.000, share 34,81 per cento) e che ora ha perso (quasi) tutto: dalla F.1 alle moto, dalla serie A alla Champions (vedi Spy Calcio del 3 settembre). Rinunciando a rilanciare di soli 5 milioni di euro con Sky, la tv pubblica ha perso 16 serate di Champions su Rai 1 e anche la diretta di Monza.” E infine “E per chi avesse voluto seguire l'impresa di Berrettini (primo italiano in finale agli Us Open dopo 42 anni) si è dovuto collegare con Eurosport. Sì perché la Rai ha rinunciato anche al grande tennis. A Viale Mazzini sostengono che non possono rilanciare e che loro privilegiano il servizio pubblico e il tennis (come la F.1e tutto il resto...), evidentemente, non fa parte del servizio pubblico”. Questa notizia non la trovate da nessuna parte: nessuno, oltre che nel citato articolo ha scritto una riga. Però tutti pronti a scrivere che sta per ripartire Porta a Porta …

Si, ha pienamente ragione Bianchi come pure ha pienamente ragione quanto ha dichiarato ieri Andrea Salerno, direttore di La7, sul Corriere: occorre interrogarsi profondamente su cosa è e cosa dovrebbe essere il Servizio Pubblico. Chi lo svolge, in che modo e con quali risorse. Ormai nessun pudore e nessuna remora: a differenza di quanto ha dichiarato pomposamente qualcuno (Usigrai)  qualche settimana addietro, la Rai sembra voler abdicare questo ruolo ed è necessario, doveroso, porre interrogativi di questo genere. E, a proposito di comunicatori, qualcuno dovrebbe mettersi l’anima in pace: chi parla e scrive di questi argomenti non è “il nemico”.

Dopodomani è previsto un Cda a Viale Mazzini, chissà se qualcuno si interroga sulla possibilità che questa gestione possa passare alla storia del Servizio Pubblico come “annus horribilis”. Ancora nessuno ha avuto voglia, forza e coraggio di scrivere, di comunicare quanto è stato (o non è stato) fatto in questo anno dal loro insediamento. Sarebbe una buona occasione per capire, sapere, quale futuro attende la Rai.

Da segnalare, infine, un articolo di oggi a firma Andrea Biondi sul Sole 24 Ore dove segnaliamo un passaggio rilevante: “ … la forte diffusione della banda larga fissa e mobile e una sua maggiore capacità trasmissiva… Questi due fattori hanno spinto i grandi gruppi media e Tlc a comprendere che una solida integrazione verticale (produzione - distribuzione) può aumentare la tenuta delle piattaforme televisive e in, termini generali, il presidio del mercato audiovisivo…”. Provate a rapportare questa riflessione sulle dimensioni attuali e prossime del Servizio Pubblico e sarà facile osservare tutte le criticità e le debolezze del Piano industriale: quale presenza nella diffusione in banda larga e quale aumento della capacità trasmissiva e, infine, quali contenuti? Tanto per capirci: ieri sera è andata in onda l’ennesima replica di Montalbano (2001). Se non si investe subito, con scienza e coscienza, sul DVB-I  la Caporetto del Servizio Pubblico non è tanto lontana: il 2023.
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lunedì 9 settembre 2019

La disfatta e i retro pensieri


...quell'8 settembre del '43 ... nel quando le armate del Duce e del Re ... (Stormi Six)

Ieri altra disfatta sportiva per la Rai: come noto il GP di Monza è andato su Sky e Canale 8. Cosa altro rimane? Techetedechete, Miss Italia, Un posto al sole ... per fortuna riprende Montalbano...
Già, a proposito di Miss Italia: leggetevi oggi Tomaso Montanari sul Fatto Quotidiano e, se proprio ne avete voglia, il Secolo d’Italia a firma di Andrea Giorni (titolo: “ Miss Italia va difesa”) e si capisce bene come vanno le cose del mondo.

Questa mattina,  sulle pagine de La notizia, compare un’intervista a Giampaolo Rossi, consigliere Rai. Interessante per due aspetti: il primo si riferisce al Piano industriale come perno sul quale ruota o si decide il prossimo futuro del Servizio Pubblico. Il secondo si riferisce alla riforma ventilata dal Governo, sia precedente che attuale. Da non dimenticare, infatti, che non più tardi di qualche mese addietro sia Lega che M5S hanno ventilato e minacciato l’abolizione del canone ed ora la riforma del sistema radiotelevisivo (insieme al conflitto di interessi) è entrata nel programma di Governo al punto 11. Una frase importante di Rossi: “le maggioranze in cda non devono rispecchiare automaticamente le maggioranze politiche. Altrimenti la Rai perde la sua autonomia.”  Già, esattamente quanto scriviamo da tempo: la Legge che consente questo perverso meccanismo è proprio al centro del dibattito.

Sul Corriere di oggi, invece, intervista ad Andrea Salerno, direttore di La 7, che propone un interessante spunto di riflessione: “II nostro spirito è di "servizio al pubblico", se non vogliamo sempre parlare del solito tema del servizio pubblico». Sarà utile approfondire, capire come il “servizio” verso chi paga il canone potrà essere declinato nei prossimi anni. Specie per quanto riguarda l’informazione dove, è sempre bene ricordarlo, il Servizio pubblico manda in onda un canale dedicato, RaiNews24,  con ascolti da giornale di parrocchia con quasi 200 giornalisti.

Infine, noterella di costume: i nuovi arrivati in RAI, in genere, assumono due atteggiamenti complementari, una specie di retro pensiero: il primo è “voi non capite nulla di come vanno le cose del mondo ed ora ve lo spiego io”. Il secondo, conseguente, “siete una manica di raccomandati, incapaci e sfaccendati” . Ci mancherebbe, magari sarà pure vero … però è un vizietto che contagia quasi tutti e gli fa vedere nemici dovunque, dentro e fuori la Rai. Forse, non è proprio così.

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sabato 7 settembre 2019

Come le foglie d'autunno

Giornata di vendemmia: ottimo raccolto.  Attenzione: quest'anno poche olive.


Oggi non poteva mancare un articolo sul possibile "cambiamento" in RAI.  Attenzione, non è quello che si sperava, ma solo l'aggiustamento tecnico in seguito al cambio di Governo. Ribadiamo il principio: non ci piace che il Servizio Pubblico sia sotto il tallone del Governo, quale che esso sia e, di conseguenza, aggiustare la governance a seconda dei nuovi equilibri. Questo è il frutto di una Legge sbagliata e ben venga il proposito del nuovo Governo di cambiarla SUBITO.

Questa mattina se ne occupa il Corriere e, più o meno, riprende cose note: ridimensionamento di Foa (si legge che il PD accetterebbe il suo decalage a consigliere) oppure tutti a casa (come abbiamo scritto su questo blog).
Riflessione sulla prima ipotesi: chi, nel caso, tra i consiglieri potrebbe assumere l'incarico? La risposta porta dritta a Borioni (PD) o, in subordine, a Lagana'.
Idee suggestive e praticabili. Nei giorni scorsi si sono incontrati (da Dagospia) quest'ultimo e Salini per "fare il punto".
Necessario ricordare che ambedue hanno votato contro il Piano industriale proposto da AD e che ora potrebbe costituire la sua buccia di banana. Come potrebbe uno dei due ora assumere un tale incarico e gestire un progetto (ancora da essere validato dal MisE) da loro formalmente avversato? Bho ... vedremo...

E ora deliziatevi la giornata con uno splendore di giornalismo di rara intensità emotiva.
Ieri è stato pubblicato su Affaritaliani.it un articolo, a firma Marco Zonetti, con il titolo

Rai, Marcello Giannotti dice stop al Far West degli uffici stampa 

 dove la notizia è la volontà di mettere ordine nella giungla degli uffici stampa personali, di programmi e di rete che imperversano in RAI. Ottimo proponimento. Leggiamo inoltre: "l'approdo di Marcello Giannotti alla direzione della comunicazione è stato salutato con entusiasmo dai suoi collaboratori" e poi ". A Viale Mazzini sono in molti a sperare che l'Ad Salini mantenga il suo ruolo di Amministratrore Delegato anche per non privarsi della professionalità di Giannotti.".
No comment !!!

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venerdì 6 settembre 2019

La Storia

Una frase del prode Michele Anzaldi che si legge stamattina sulle colonne del Messaggero, a firma del solito bene informato Mario Ajello, potrebbe far passare una brutta giornata a più di una persona a Viale Mazzini: "In Rai si è lavorato male a tutti i livelli ..." ??? A tutti i livelli ??? che avrà voluto dire? a chi si si riferiva oltre a Foa, vittima pronta sull'ara sacrificale???
Da alcuni giorni molti si stanno esercitando, ripassando i libri fondamentali (Legge, Codice Civile, Concessione e Contratto di Servizio) su come riallineare il Cda con i nuovi equilibri di Governo con molte ipotesi da verificare. Tra queste ne gira una suggestiva: azzerare tutto il consiglio e ricominciare di nuovo, come pure scrive Gianluca Roselli sul Fatto quotidiano ventilando "voci" all'interno del PD. Percorso tutt'altro che facile ma non impossibile e sulla strada, come abbiamo scritto, c'è una solidissima buccia di banana: il Piano Industriale.
Se e quando il Piano passerà il vaglio del nuovo sottosegretario alle Tlc con delega Rai è tutto da sapere. Nel frattempo l'Azienda è in sofferenza, anzitutto sul fronte ascolti che in questo ultimo periodo sono andati maluccio, specie per Rai Uno e Tg1.

Attenzione: anche tutta questa "pruderie" sul riallineamento del Cda con il nuovo Governo non è che convince gran che, Abbiamo, e continueremo a farlo, tuonato tanto contro il perverso intreccio derivato dalla Legge sul controllo del Governo sull'Azienda ed ora non si fa altro che riapplicare questo schema. Una riflessione in più non farebbe male.

Per oggi poco altro da aggiungere se non che ieri sera è andata in onda Miss Italia su Rai Uno. Al di la degli ascolti che ancora non conosciamo, due brevi osservazioni: si tratta di una trasmissione da " servizio pubblico" o "commerciale"? a quale contabilità vanno scritti i costi di produzione? Al netto di questo, osservazione da semplice spettatore (manco tanto, avendo lavorato anche per questo programma molti anni addietro): regia, testi, organizzazione ai limiti della decenza e, forse, non proprio nelle corde della Rete che, notoriamente, sa far molto di meglio.

Infine, noterella aggiuntiva su quanto abbiamo scritto ieri. Chi vi scrive ha iniziato a lavorare in RAI nel 1982. Da allora ha collaborato e frequentato innumerevoli uffici stampa e direzioni di comunicazione e relazioni esterne. Si presume che gli possa essere cresciuto qualche filino di ferro sullo stomaco e che possa avere una sensibilità particolare su questo argomento.
A proposito della mancata pubblicazione dell'articolo di Mele nella rassegna stampa RAI. Poniamo che:
1) il Gazzettino del Sud non lo conosce quasi nessuno
2) Marco Mele è ultimo arrivato
3) il problema "ascolti RAI " non è rilevante
Posto e non concesso tutto questo, per carità, un'errore è pur sempre un errore e a tutti può capitare.

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Ottusangoli 2

Vedi post precedente !!!

come annunciato, questo l'articolo a firma Marco Mele che il popolo Rai non merita di leggere:

TELEVISIONI DENTRO LA CRISI C'È FINITO IL TG1 Alle 20 persi oltre 650 mila ascolti. Mimun e Mentana vanno forte di Marco Mele 

E' stato un agosto anomalo, con una crisi di governo cominciata l'8, senza precedenti in altre stagioni politiche. I telegiornali, quindi, dovrebbero aver guadagnato ascolti in un mese in cui, in genere, questi ultimi calano cause ferie e vacanze. Dovrebbero, soprattutto, aver guadagnato sull'agosto precedente, nel quale non vi era stato alcun evento politico rilevante, ma un disastro come il crollo del ponte Morandi a Genova e poi il caso della nave Diciotti, ma certo non una crisi politica con cambio di maggioranza ed elezioni dietro l'angolo o, in alternativa, la formazione di nuovo governo. I Tg Rai, e in particolare il Tg1, l'ammiraglia dell'informazione della Rai, avrebbero dovuto trarre vantaggio da una crisi politica rispetto a un disastroso fatto di cronaca come quello di Genova. Cosi, invece, non è stato: il Tg delle 20, l'edizione più importante, ha perso nei venti giorni della crisi oltre 650mi1a ascolti rispetto all'analogo periodo dell'anno precedente e oltre il 4% di share, ovvero di quota di ascolto sui televisori accesi. Le elaborazioni dello Studio Frasi sui dati Auditel, inoltre, mostrano un altro dato sorprendente: il Tg5 delle 20 e il Tg de La 7, diretto da Enrico Mentana, al contrario del Tg1, guadagnano quote di ascolto rispetto all'agosto precedente. H Tg diretto da Clemente Mimun, in particolare, ha quasi 500mi1a ascolti in più rispetto al 2018, quando pure si era molto impegnato sulla tragedia del ponte Morandi, e ha un 3,26% di share in più. In percentuale la sua quota di ascolto è cresciuta del 22,5% sulla share precedente, mentre quella del Tgl è scesa del 15,2%. Ottimi, durante la crisi di governo, anche i risultati di ascolto del Tg diretto da Enrico Mentana in prima serata, con oltre 266mi1a spettatori in più sull'agosto 2018 e un +1,72% di share. Per un TG con una quota di ascolto non stratosferica, significa che quella del Tg de La 7 è salita del 32, 7ßb nel periodo 8-28 agosto 2019 rispetto all'analogo periodo del 2018. Nel Meridione il risultato è ancora più significativo, perché la share del Tg de La 7 cresce del 40,5% rispetto a quella dell'agosto 2018. La perdita del Tg1 al Sud Italia è simile a quella nazionale (lo share 2019 è calato del 15.17% su quello del 2018) mentre è minore la crescita percentuale dello share del Tg5 (+5,85%). Il Tg1 delle 20, in ogni caso, resta il giornale radiotelevisivo più visto in Italia, con 3,4 milioni di ascolti nella fase calda di quest'agosto rispetto ai 2,7 milioni del Tg5; ma la perdita di ascolti e di share sull'agosto 2018 segnalano uno slittamento della centralità dell'informazione Rai verso altre testate televisive, in una situazione di crisi di governo, oltre che verso l'informazione in Rete. "C'è la crisi? Si vede il Tg1" è una frase che ha sempre meno rispondenza, al Sud come al Nord, con la realtà degli ascolti e i dati di ascolto segnalano al contrario un'urgente necessità di riorganizzazione dell'informazione pubblica e di revisione del linguaggio e dei temi da parte delle sue testate televisive. Prima che sia troppo tardi. *** II direttore del Tg1 Giuseppe Carboni alle prese e prese con un calo di ascolti proprio durante la crisi politica. Crisi politica sfruttata al massimo da Enrico Mentana che ha sfoggiato altre maratone vincenti