martedì 31 ottobre 2023

RAI: il Due di Coppe quando regna Denari



I titoli di oggi sono:  
“Fumo negli occhi e sabbia nelle orecchie”. 
“Un zuzzurellone dalle parti di Viale Mazzini” 
“Vorrei ma non posso ovvero potrei ma non voglio”

Andiamo con ordine. Titolo n. 1 - la rassegna stampa di oggi è inondata da Fiorello &C. “Santo subito” perché senza di lui non si saprebbe con cosa altro cercare di salvare il salvabile di ascolti sempre in declino. La conferenza stampa di Fiorello era un delirio e c’è da crederci. Siamo quasi al fondo del barile: sarà solo su RAIDue ma, ovviamente, si cercherà di allungare il brodo dovunque possibile: costa (relativamente) poco e rende molto. L’importante è crederci e poi lancio lungo e via … Nessuno si chiede se oltre o dopo di lui ci sarà il diluvio: non ci sono idee ma soprattutto non ci sono soldi anche solo per pensare, anche solo per immaginare qualcosa di dignitoso e appetibile. E se pure ci fosse qualche soldo, come abbiamo scritto tante volte, vengono dilapidati in appalti e coproduzioni esterni per prodotti che la Rai potrebbe fare con la mano sinistra, gli occhi bendati e i fagioli dentro le scarpe. Eppure no! Vuoi lasciare gli agenti artistici e le case di produzione (fiction) disoccupati? Ci mancherebbe, hanno famiglia pure loro. Poi succede che a Eurovisioni 2023 vengono premiati giovani giornalisti che producono ottimi documentari e, per tutta riconoscenza della RAI, vengono mandati in onda su RAINews24 che, notoriamente, ha un pubblico di milioni e milioni di telespettatori... Hic sunt Leones! Durano solo pochi minuti: mandateli in onda su RAI Uno, Due o Tre se ne avete coraggio!

Titolo n. 2 - Chissà chi mai sarà stato quel magnifico zuzzurellone che ha avuto la brillante idea di far circolare l’ipotesi di fare innalzare il tetto della raccolta pubblicitaria RAI in compensazione di quanto l’Azienda potrà perdere in conseguenza del taglio del canone da 90 a 70 Euro. In effetti, la trovata era geniale: se RAI è costretta a ridurre il perimetro delle sue risorse da canone da qualche altra parte bisognerà pur trovare i dollari necessari a tirare avanti la baracca e dove altro pescare se non nella pubblicità. Certo che poi Mediaset si “scoccia” e fa sentire il suo Potere tramite i suoi rappresentanti. Ovviamente, ovviamente, a Mazzini “dormono da piedi” e non gli resta che sperare di mettere mano al quel famoso extragettito dei 110 mln come pure non ci pensa nessuno a mettere mano a qual pozzo senza fine di nefandezze, inefficienze,  sprechi e malmostio gestionale dove annega il bilancio del Servizio Pubblico. Non ci pensa nessuno a mettere mano a piccole cosette come, ad esempio, programmini  dove il format è una telecamera in mano ad una “esterna” che intervista qualcuno e, ovviamente, in coproduzione con una nota Società esterna. Ma per quale dannato motivo si devono spendere soldi per fare benissimo dentro ciò che viene appaltato fuori? Morale della favola: come scritto ieri sui Poteri intorno alla RAI è vietato disturbare un vero Potere Forte, Mediaset, e così il Governo ha mantenuto pari e patto l’art. 8 della Legge di Bilancio del quale vi abbiamo scritto: rimane il taglio del canone e si compenserà, per il solo 2024, con 430mln. Punto, fine delle trasmissioni. A Cologno Monzese tirano un sospiro di sollievo: il zuzzurellone è stato rinchiuso in gabbia (almeno per un anno, poi il Governo deciderà per l’anno successivo, ma sempre il Governo deciderà). Rimane il mistero: chi mai sarà?

Titolo n. 3 – Quando desideri acquistare un oggetto a cui tieni hai poche scelte: o lo acquisti al suo prezzo perché comunque decisamente lo vuoi e se pure lo ritieni caro lo acquisti lo stesso oppure rinunci perché non te lo puoi permettere.  Oppure ancora: lo potresti acquistare ma preferisci rinunciare per qualche oscuro motivo. Ieri è uscita la notizia che Mediaset (ancora lei!) si è aggiudicata i diritto sportivi della Coppa Italia di calcio con una offerta di circa 53 mls a fronte di una RAI di 20 mln. Ovvio che alla Lega Calcio non sono fessi ed all’offerta RAI non hanno degnato nemmeno di uno sguardo. A Viale Mazzini, tra i grandi sport, è rimasto il campionato di Bocce, i tornei interregionali di Ping Pong e le gare intersezionali aziendali di Dama e Tris. Scusate se è poco. rimane il solito e banale interrogativo: perché rinunciare alla Coppa Italia, chi avvantaggia?

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lunedì 30 ottobre 2023

Il Canone RAI e i 5 Poteri, più o meno forti

Foto di Jan Helebrant da Pixabay

Le lettrici e il lettori di Bloggorai sono fortunati e avvantaggiati. Prima e meglio degli altri siti/testate etc hanno gli strumenti per capire e approfondire temi e problemi importanti per la Rai e per il Servizio Pubblico. Allora, come interpretare e cosa prevedere per quanto riguarda il prossimo futuro del canone RAI? Per cercare qualche possibile risposta, seppure molto sommaria, occorre fare un passo indietro e prenderla da lontano.

Andate a rileggere quanto scritto sabato 19 agosto scorso ( https://bloggorai.blogspot.com/2023/08/rai-e-la-campagna-di-autunno-i-campi-di.html ) dove era tutto già bene posizionato. Quanto sta avvenendo in questi giorni conferma ulteriormente quanto era già noto da tempo: il Potere intorno alla RAI si esercita prevalentemente al suo esterno. Gli attori interni, quali che essi siano, sono costantemente subordinati o ignari di altri disegni, di altri interessi, di altre strategie. In sostanza: nella battaglia sul canone sono completamente fuori giro.

La RAI e il Servizio Pubblico, intesi nel loro insieme o anche separatamente, vivono di luce riflessa, si alimentano con una rete di risorse secondaria, accessoria e subordinata. Parliamo di canone e delle possibile riforma della quota annua a carico dei telespettatori e di quanto RAI dovrebbe ricevere in compensazione dal Governo. Ad e DG fino a pochi giorni addietro non avevano e tuttora sembrano non avere la più pallida idea di cosa gli si prospetta su questo fronte e non tanto perché non riescono ad immaginarlo ma solo perché al di fuori della loro portata di “intelligenza” politica. Non che non siano intelligenti, intendiamoci, anzi! Intendiamo intelligenti solo per la capacità di percepire (intelligere: intus, dentro, e legere, leggere) esattamente cosa avviene la dove “…vuolsi così colà dove si puote … ciò che si vuole, e più non dimandare …”. Cioè, forse lontani dal Potere con la P maiuscola.

E dove mai sarebbe questo Potere con la P maiuscola? Semplice, quasi banale. Lo sanno tutti che è distribuito in cinque indirizzi “ideali” collegati tra loro da un sottilissimo filo del quale diremo alla fine.

Indirizzo n. 1: la Politica. In assoluto il Potere che “sembra” essere più forte. Quello che “sembra” determinare le grandi scelte, gli investimenti, le nomine e il posizionamento dei vari soggetti campo. Per quanto riguarda la RAI, apparentemente, c’è la Vigilanza ma solo apparentemente. In buona sostanza il Potere Politico è nei ministeri competenti, ovvero il Governo anzitutto e poi nelle segreterie politiche. Vedi il Contratto di Servizio: alla Vigilanza RAI è stato richiesto un parere “obbligatorio ma non vincolante” ovvero il Governo ha risposto “Bene, grazie, faremo sapere”. Esempio? provate a rispondere alla domanda se Sergio/Rossi erano a conoscenza della proposta di legge di riduzione del canone. Il problema di questo Potere è solo il “sembrare” perché, in realtà, è spesso vittima o complice di altri Poteri (occulti ma di questi ne parleremo in altro momento).

Indirizzo n. 2: i Potentati delle società di produzione e degli agenti artistici. Pensate solo alla fiction che “detiene” buona parte del portafoglio di RAIUno per almeno quattro giorni a settimana. Oppure pensate solo agli artisti vari, conduttori, giornalisti che vanno e vengono da una trasmissione, da una rete all’altra o addirittura intercambiabili tra diverse emittenti pure concorrenti. Se è vero che la televisione RAI, ed è certamente vero, è ciò che manda in onda  cioè quello che si diffonde con le sue immagini allora per sillogismo è certamente vero che la televisione RAI è per buona parte in mano ai Potentati. Ieri sera, piccolo esempio, è andata in onda “Fame d’amore” una trasmissione molto semplice nella sua struttura produttiva eppure è stata realizzata in coproduzione tra la Direzione Intrattenimento e Ballandi. Era proprio necessario pagare un agente esterno per realizzarla?

Indirizzo n. 3: il Partito interno. Forse il più debole e sgangherato ma non meno importante. Attenzione: non parliamo solo di qualcosa di visibile, tangibile o quantificabile (quello è un altro Potere e ne parleremo più avanti) ma di un Potere “fluido” nel suo senso più genuino. È trasversale tra le diverse categorie (amministrativi e giornalisti), dinamico (non ascrivibile ad una sola forza più rilevante delle altre) e infine, poliedrico (tante facce, tante anime di natura e cultura molto diverse tra loro). Forse debole e sgangherato ma riesce talvolta a fare interdizione o piazzare qualche colpo (vedi elezione del rappresentante dei dipendenti). Ovviamente, in questo Potere interno ci sono i Sindacati che incidono non poco sulle scelte strategiche dell’Azienda.

Indirizzo n. 4: la Pubblicità. Se un programma va male e non riscuote il consenso di share o di costo /contatto venduto agli inserzionisti sono dolori. Il Palinsesto viene concordato e pianificato in accordo con RAI Pubblicità e difficilmente passa una “scheda programma” se prima non riceve il benestare di Corso Sempione 73.  RAI Pubblicità è in grado forzare la messa in onda o la chiusura di un programma? Occhio e croce si può dire di si. Pensate poi a questi gironi dove proprio sul terreno della pubblicità passerà o meno la proposta di intervento sul canone in cambio del quale si vorrebbe innalzare il tetto del 6% a cui RAI è sottoposta.

Indirizzo n. 5: il Pubblico. “Content is the King … but …” ma il pubblico è la Regina. Ogni giorno che il Buon Dio manda sulla terra, intorno alle 10, in tutte le redazioni di testate giornalistiche o programmi avviene il rito dello spoglio dei dati Auditel. Minuto per minuto, fascia per fascia, giovani per adulti, Nord contro Sud, ogni giorno è un mal di pancia per tutti. Ma il pubblico rappresenta un Potere? Si, forse relativo ma certamente si: è in grado di orientare e influenzare scelte strategiche premiando o penalizzando con gli ascolti. La direzione Marketing RAI e, di riflesso, il Coordinamento palinsesti, vive di lusso e di luce propria su questo terreno: analisi riservatissime, report confidenziali, elaborazioni sofisticate e raffinate per fini intenditori che poi decidono vita e miracoli di ciò che è la Tv RAI.  

Bene. Quale è il filo sottilissimo ma neanche troppo che unisce tutti questi Poteri con la P maiuscola? Semplice e consiste in una sola parolina: Pecunia. “Chercher l'argent” e troverai la chiave di ogni cosa. Provate ad incrociare i 5 Poteri di cui sopra con Pecunia ed è possibile che vedrete emergere, come d’incanto, prima in filigrana e poi a tutto tondo la magica figura del Perimetro entro il quale si intravvede il futuro della RAI e del Servizio Pubblico (insieme o separatamente, a scelta).

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domenica 29 ottobre 2023

La "nuova" bomba moderna: l'informazione

(questa immagine è stata realizzata con AI)

“A voler trovarne il fondo, o non se ne viene a capo, o vengon fuori cent'altri imbrogli. Sopire, troncare, padre molto reverendo: troncare, sopire”

Esiste un particolare tipo di bomba “moderna” che non squarcia le carni, non ustiona la pelle e non frantuma le ossa. Esiste un particolare tipo di bomba “moderna” che produce danni devastanti nella mente, nella coscienza, nella memoria e nella capacità di intendere e volere. Questa bomba “moderna” non è posta sulla testa di un missile e non si sgancia dagli aerei e tantomeno la fa detonare un attentatore suicida. Si tratta della bomba chiamata banalmente “informazione” che, al contrario delle “antiche” bombe tradizionali, per produrre i suoi effetti più devastanti, non deve proprio esplodere e al contrario deve rimanere silenziosa e inerte.

È veramente una bomba “moderna” perché nelle grandi guerre precedenti non se ne immaginava nemmeno lontanamente l’esistenza. Questa bomba “moderna” è comparsa negli scenari di guerra con l’avvento di Internet ed ha preso rapidamente quanto subdolamente il posto del Napalm, dei gas nervini e degli altri ordigni NBC (Nucleari, Batteriologici e Chimici). Magari, è verosimile, che pure questa bomba “moderna” verrà soppiantata da altre ancora più moderne che già abbiamo visto fare la loro comparsa: la guerra per interposta macchina, ovvero i con i droni. Per quanto, pure questi in un certo senso sono già obsoleti: per mettere in ginocchio  e spingere un nemico  alla resa può essere sufficiente “annientare” con un software malevolo la  sua rete di infrastrutture elettriche, dei trasporti, di TLC e così via. Però, per ora, limitiamoci alla bomba “informazione/internet”.

Era esplosa già in Ucraina ma pochi gli hanno voluto dare la necessaria attenzione. Era esplosa quando Elon Musk, proprietario della rete satellitare Starlink in un primo momento aveva garantito il supporto alle forze di Kiev salvo poi ritirarlo quando stavano per attaccare la Crimea. La storia si è ripetuta ora a Gaza: nei giorni scorsi sono state interrotte tutte le comunicazioni telefoniche e le connessioni alla rete Internet e oggi leggiamo sul Corriere che “Musk «regala» Internet alle Ong a Gaza” e, sul sito di Repubblica leggiamo “Il dramma di Gaza lontano dagli occhi del mondo. Ripristinate solo in parte le comunicazioni. Il blocco durato quasi due giorni. Coordinare i soccorsi è impossibile e le notizie arrivano col contagocce. Elon Musk offre il satellite di Starlink, ma Israele dice no: “Verrebbe usato da Hamas”. Ancora come già avvenuto in Ucraina, questa tipo di bomba viene volutamente ignorata o sottovalutata. 

Ecco emergere con forza il potere devastante della bomba “moderna” di Internet: prima ancora dei cannoni e dei missili è necessario silenziare, far tacere, impedire le comunicazioni e le informazioni quali che esse siano, magari sparando pure sui piccioni viaggiatori se necessario. Vedi quanto dichiarato da Amnesty Int: "Il totale black-out delle comunicazioni imposto da Israele la sera del 27 ottobre nella Striscia di Gaza in concomitanza con l’aumento degli attacchi aerei pone la popolazione civile in una situazione di rischio senza precedenti ... Amnesty International ha perso i contatti coi suoi colleghi a Gaza e anche per altre organizzazioni per i diritti umani è sempre più difficile documentare cosa sta accadendo, a causa dell’intensità degli attacchi israeliani e del blocco delle comunicazioni. La stessa Mezzaluna rossa palestinese non riesce più a contattare la sua sala operativa di emergenza nella Striscia di Gaza. L’accesso a Internet e ad altri mezzi di comunicazione è fondamentale per proteggere i diritti umani, specialmente durante un conflitto" e dall'OMS "Un blackout «totale o pressoché totale» come lo hanno definito i gruppi di monitoraggio della rete che «rende impossibile evacuare i feriti: le ambulanze non sanno dove raggiungerli»".

I problemi sui quali riflettere sono tre: il primo riguarda la Dichiarazione Universale dei diritti umani del dicembre 1948 che, all’ art. 19 recita “Ogni individuo ha diritto alla libertà di opinione e di espressione incluso il diritto di non essere molestato per la propria opinione e quello di cercare, ricevere e diffondere informazioni e idee attraverso ogni mezzo e senza riguardo a frontiere ripreso in parte dall’art. 21 della nostra Costituzione: “Tutti hanno diritto di manifestare liberamente il proprio pensiero con la parola, lo scritto e ogni altro mezzo di diffusione”. Il secondo riguarda la “privatizzazione” di questo diritto: un Musk della situazione è in grado di incidere in modo rilevante o quasi determinante sui destini dei conflitti, sul destino dei popoli a suo insindacabile giudizio. A noi appare di una gravità simile a quella di una bomba atomica con la differenza che qual tipo di arma è sottoposta a relativi “vincoli” internazionali  con un certo grado di cogenza, mentre questa seconda è del tutto arbitraria. Il terzo punto è relativo a chi ne fa uso: perché impedire la libera circolazione delle notizie? Perché i corrispondenti della guerra in corso si trovano quasi tutti solo in Israele? Perché ogni servizio che viene diffuso in televisione è intervallato a immagini di bombardamenti fornite solo dall’esercito di Tel Aviv?

Perché … perché … perché ??? Continueremo a porre domande alle quali è difficile trovare risposte ma non è impossibile. Tutto, come abbiamo sempre scritto e ribadito, ha un suo prologo e un suo svolgimento e nulla nasce per caso. Le risposte si trovano sempre, basta cercarle o volerle trovare. Magari potranno non essere condivise ma le riposte ci sono e, di conseguenza, si può intuire anche l’epilogo del “tutto” in corso di svolgimento.

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ps: è in preparazione un Post speciale sui

5 poteri forti dentro e fuori la RAI



 

sabato 28 ottobre 2023

Le immagini dell'orrore in televisione


Bloggorai non è indifferente e fatica ad essere impermeabile per quanto succede nel resto del mondo. Questo Blog si occupa di RAI, di Servizio Pubblico e delle immagini che diffonde e in questo senso siamo convinti che debba rientrare tra le sue riflessioni anche l'attenzione per quanto gli succede intorno e per come viene proposto ai suoi telespettatori. 

In particolare, siamo sensibili per quanto e come l'informazione del Servizio Pubblico concorre a formare il sentimento comune nazionale prevalente, il racconto, la lettura degli avvenimenti nei termini e nelle dimensioni in cui gli schermi della televisione ce li riportano. Non abbiamo mai creduto alla neutralità dell'informazione, non abbiamo mai creduto alla realtà delle immagini, non abbiamo mai dato seguito alle notizie colte sul campo che, solitamente, era quello di una parta sola del conflitto in corso. Ciò significa che non rilasciamo patenti di credibilità a nessuno: non c'è BBC o Al Jazera che tengano. Ogni emittente televisiva è parte indiretta del conflitto e utilizza le immagini di cui dispone a favore o contro l'una o l'altra delle parti in causa. Si sostiene spesso, forse banalmente, che la prima vittima di ogni conflitto è la Verità: ne siamo intimamente convinti. Non esiste una Verità divina unica, assoluta e condivisa, figuriamoci se ne possa esistere una terrena, umana.  Questa notte le immagini RAI ci hanno riportato le immagini del cielo buio sopra Gaza squarciato dai bombardamenti proprio come tanti anni addietro ci hanno portato le immagini dei missili Cruise di notte sopra Bagdad. Anche questa volta vorremo non essere preda delle emozioni e allora dobbiamo ragionare.

Cosa è cambiato da allora? E' mutata la percezione della guerra? Si è modificato il modo di raccontare, di vedere la guerra attraverso i teleschermi? Che differenze o similitudini ci sono tra le immagini della guerra in Ucraina e queste di Gaza? E quali differenze tra le immagini dall'Afghanistan con quelle del Vietnam, che non siano solo di carattere "storico"? Vogliamo restringere il solo campo di riflessione alle immagini RAI? Sono solo cambiati solo alcuni tra i soggetti primari ovvero chi ne è causa diretta o indiretta. Non sono mutati i soggetti passivi cioè le cosiddette vittime innocenti che, purtroppo, ci sono sempre state, in quasi tutte le guerre del mondo, giuste o ingiuste che siano state. I cosiddetti "civili" fanno parte attiva del conflitto: le bombe atomiche su Hiroshima e Nagasaki ce lo dovrebbero ricordare in modo perenne: le due città non erano obbiettivi militari e, per di più, vennero sganciate mesi dopo la fine della guerra in Europa. Lo abbiamo già scritto una volta: Napoli è stata una della città italiane più bombardate durante la seconda guerra mondiale con oltre 25 mila vittime civili, non militari nazisti delle SS. Tutto questo si nasconde con cura nei meandri della memoria.

Quando Bloggorai propone di occuparsi della "missione" del Servizio Pubblico intende anche questo: come raccontare le "guerre" cioè perché iniziano e cosa si fa (o non si fa)  per impedire che avvengano, come proporre al proprio pubblico la capacità, la possibilità di comprendere e quindi di formarsi autonomamente una propria opinione. 

Di cosa dovremmo scrivere questa mattina? Della contesa tra Rai e Mediaset per la Coppa Italia? Di Miss Italia che non andrà in onda su RAI Uno? Della ripresa di Fiorello? Del prossimo Sanremo? No. oggi saltiamo il turno.

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venerdì 27 ottobre 2023

Nel Mondo e per la RAI: il tempo delle vendette, preventive e successive

 


V per Vendetta. Viviamo l’epoca del rancore profondo, del risentimento, della rivincita e del castigo occhio per occhio. Succede nel mondo e succede intorno alla RAI. 

Il Ministro Urso (FdI) fa trapelare l’intenzione di voler alzare il tetto della pubblicità RAI ben sapendo, pienamente consapevole, che questa iniziativa farà venire l’orticaria a Mediaset e non solo. “Avete aperto la porta dell’inferno .. e ora sentite il bruciore delle fiamme”. La vicenda Giambruno non è finita e il solo sospetto che possa continuare con eventuali altri filmati ancora più pericolosi e imbarazzanti per la Meloni potrebbe aggravare il clima e renderlo ancora più incandescente. Siamo alle vendette preventive, alla guerriglia di deterrenza.

Come sospettiamo, la vicenda dell’abbassamento del canone, previsto dall’art. 8 della Legge finanziaria, è un colpo a testata multipla e non è indirizzata solo verso Viale Mazzini ma lambisce il territorio di Palazzo Chigi. Quello che continua a non tornare è il perché il partito della Meloni si ostina a voler dare sportellate in faccia a Mediaset a tutto vantaggio politico della sola Lega. La risposta che abbiamo riportato nei giorni scorsi fornita da una nostra autorevole fonte politica è convincente ma non sufficiente: Giorgetti ovvero il mentore di questa iniziativa sul canone ha sufficienti e buoni motivi per tenere sotto scacco la Meloni su alcuni altri dossier di interesse più rilevante (TIM e non solo). Convincente ma non sufficiente perché le leve decisionali finali sulla tenuta del Governo, banalmente e semplicemente, rimangono sempre nelle mani di lei. Se non riesce a tenere in equilibrio la trimurti, sempre banalmente, vanno a casa. Comunque, i giochi sono ancora aperti e una bozza è sempre una bozza: vedi come è andato a finire l’extraprofitto delle banche e, proprio ieri, la questione del sequestro dei conti correnti ai morosi con il fisco. Vedremo.

Intanto una precisazione: abbiamo scritto della novità dell’intervento sul canone e conseguente contributo di 430 mln relativo al solo 2014. In un certo senso è corretto perché non si possono prendere impegni finanziari poliennali. Rimane però il dato che per altro aspetto è ancora più grave: ogni anno, per ogni nuova legge finanziaria, il Governo può rinnovare o modificare il provvedimento a sua totale discrezione, amplificando di fatto il suo controllo su Viale Mazzini. Poi, altra precisazione: abbiamo scritto che non c’è alcuna relazione tra questo provvedimento e il nuovo Contratto di Servizio e confermiamo. Ci è stato fatto notare l’art. 15.3 laddove si legge che “A tale fine la Rai si impegna a diffondere un proprio mux nazionale in standard DVB- T2 entro il 10 gennaio 2024, e a predisporre il passaggio dei restanti mux in standard DVB-T2 secondo la roadmap predisposta dal Ministero …” e che quindi il contributo dei 430 mln servirebbe a tale scopo. E dove sta scritto? Perché? Posto invece che questa parte, come lo stesso Stefano Ciccoti CFO RAI ha scritto in una lettera al MimIt allegata in Vigilanza, solleva un grave problema al quale nessuno, ci sembra, abbia finora fornito risposte convincenti: “… Secondo il nuovo Contratto di Servizio in via di sottoscrizione, Rai sarà l’unica emittente chiamata ad attivare dal 10 gennaio 2024 l’esercizio di un multiplex nazionale in DVB[1]T2. Per trattandosi di un’iniziativa che, isolatamente imposta a Rai, genererà con tutta probabilità un calo di ascolti dei canali coinvolti a causa del mancato rinnovo totale del parco ricevitori (decoder e TV) da parte delle famiglie italiane…”. Già: quali canali saranno coinvolti? Quanti telespettatori si stima di perdere? Si era ipotizzato i canali “minori” ma non ci sono certezze.  Per il nuovo Cda e per il nuovo AD si prospettano dolori di pancia assai rilevanti.

Chiudiamo in bellezza per dare un senso a quanto i temi RAI sono interessanti per la stampa: ieri su Repubblica.It è comparsa un’intervista Roberto Zaccaria a firma Giovanna Vitale che oggi, sulla versione cartacea non compare mentre si dedica molto spazio al fatto che Sgarbi non farà parte della giuria di Miss Italia. Perché? Eppure, per quanto abbiamo letto, Zaccaria affronta temi di assoluto rilievo: Sta dicendo che c’è un disegno per indebolire la Tv di Stato e ridurla a un’articolazione, magari nel megafono dell’esecutivo? “Il rischio esiste. A cambiare in peggio le cose è stata la legge del 2015 fatta da Renzi, che è palesemente incostituzionale. Oggi l’ad è espresso dal governo, nominato dal ministro dell’Economia, mentre i consiglieri sono per 4/7 scelti dai partiti in Parlamento. Ma la Consulta nel 1974 ha detto, senza mai contraddirsi, che nel servizio pubblico gli organi direttivi non devono essere espressione prevalente del potere esecutivo. Ai miei tempi, il consiglio era composto da cinque persone, nominate dai presidenti delle Camere: di alcuni non si sapeva con esattezza a chi appartenessero. Ora invece sono tutti targati. C’è una maggioranza in Cda che risponde direttamente al governo pro-tempore”.

E questo come si combina con il taglio del canone? “Una governance non indipendente poiché indicata dal presidente del Consiglio, unita a un sistema di finanziamento che non dà garanzie di autonomia perché non sai mai se e quali risorse stanzierà la politica, si traduce in un meccanismo che tiene la Rai col cappio al collo: non solo ne indichi i vertici, ma decidi anche quanti soldi gli dai”.

Ecco, si capisce perché Miss Italia per Repubblica è più importante del canone e dell’indipendenza della RAI dal Governo.

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giovedì 26 ottobre 2023

Pensieri subdoli, infidi, ambigui ma però a fin di bene!

Foto di succo da Pixabay

Al povero Bloggorai fanno fare gli straordinari e, ovviamente, aggratisse! Ma però … ma però … (non si dovrebbe scrivere però rende bene l’idea) ne vale la pena: finché ci divertiamo è tutta salute.

Allora, succede che le notizie di oggi meritano un ritorno di Post. La prima è quanto si legge sul Cda di ieri dove, sembra, che qualche astutillo “finanziere” ha avuto la brillantissima idea di far “trapelare” la pia intenzione di agire sullo sforamento del tetto di raccolta pubblicitaria per fronteggiare le perdite che ci potranno essere sul fronte incandescente del canone.  Geniali! Perché non ci ha pensato nessuno prima, almeno quando nella recente variazione del TUSMAR (vedi Decreto legislativo 8 novembre 2021, n. 208) sono stati introdotti nuovi limiti di affollamento a tutto danno della RAI. 

Ora, che la RAI debba essere “affollata” di pubblicità è argomento di grande interesse e ne parleremo, resta il fatto che indubbiamente è stata penalizzata a favore della concorrenza. E allora, ci si chiede, è verosimile che a Cologno Monzese qualcuno sia leggermente irritato di questa manovra o no? E chi sarà mai quel genio che si agita nel torbido per alimentare questa tensione tra politica e Aziende? “Se io fossi foco arderei lo monno … ”.

La seconda notizia è fresca fresca: abbiamo da poco saputo che una delle candidate a rappresentare i dipendenti RAI in Cda è una certa Angela Calderone. Qualcuno si chiederà: chi è? La prima risposta la fornisce Linkedin dove leggiamo: “… Direzione Relazioni Internazionali e Affari Europei - Eventi Internazionali … Sono una giornalista appassionata del settore della comunicazione e di tutto ciò che riguarda le relazioni pubbliche, l'ufficio stampa e i rapporti con i media. Ho lavorato per tv private, quotidiani, settimanali e ho gestito attività di ufficio stampa in ambito politico e cinematografico”. Non leggiamo però un’altra parte del suo profilo significativo per come ci dicono risultare nel suo CV in RAI: “… esperienza all’interno della Direzione Risorse Umane e Organizzazione, come executive assistant del Direttore”. Ovvero Felice Ventura, attuale Direttore di RUO. Intendiamoci bene: nessun problema, nessuna obiezione, nessun processo a nessuna intenzione. Ci limitiamo ad osservare il fenomeno, perché di questo si tratta: una persona che ha ricoperto un ruolo delicatissimo in RUO si propone come rappresentante dei dipendenti che, verosimile, conosce bene. Va benissimo, anzi! Poi, rimane pure sempre il potere sovrano degli elettori che esprimeranno liberamente la loro volontà nel segreto delle urne. E tanto basta.

Infine, torniamo al problema degli ascolti RAI in progressivo e ineluttabile declino. La Stampa di oggi in un miserrimo articoletto titola “La tv perde spettatori, Rai peggio di Mediaset”. Già. Ma come appare evidente si parla di numeri e non di contenuti. La domanda si pone d’obbligo: perché i telespettatori emigrano da RAI e, in senso più ampio, emigrano da tutta la televisione generalista? Ci sarà pure un problema di contenuti, di offerta editoriale, di “percezione” del Servizio Pubblico? Perché questa “emigrazione” interessa più RAI che non la concorrenza? 

Si, riteniamo che ci sia una relazione tra perdita di ascolti e contenuti. Se RAIUno propone 4 giorni su sette una fiction spesso e volentieri di serie B oppure riciclata dai fondi di magazzino come Montalbano alla 28a edizione, ci sarà pure un tema di proposizione di un prodotto rispetto ad un altro più o meno appetibile o no? Se il Tg1 continua a sbatterti  in faccia le emozioni di immagini e situazioni crudeli e feroci e non ti aiuta a comprendere perché avvengono, ci sarà pure un motivo per cui i telespettatori vanno da altre parti? O no? Parliamone.

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mercoledì 25 ottobre 2023

Lento, inesorabile e ineffabile naufragio


 

Così tra questa
immensità s’annega il pensier mio:
e il naufragar m’è dolce in questo mare.

A palle incatenate: martedì gli ascolti sono stati l’ennesima conferma del corto circuito in atto per la televisione di Viale Mazzini che si fatica ora a definire di Servizio Pubblico. E già perche il martedì sera si configura un campo di confronto (cerchiamo di non usare una terminologia bellicista, con i tempi che corrono) dove RAI soccombe a tutto spiano, o meglio prosegue il cammino doloroso verso la sua lenta e ineffabile dissoluzione/emigrazione del suo pubblico.

Vediamo con ordineDati di ascolto di martedì 24/10/2023

La platea del day time (02.00 – 26.00) aumenta di circa 700 mila telespettatori (9.689.000) e Mediaset ne raccoglie 3.420 mln mentre RAI 2.982 mln. In prime time Mediaset 8.712 e RAI 6.865Non va meglio il Tg1 delle 20.00: perde 600 mila telespettatori a fronte del Tg5 che ne perde solo 50 mila.

Non basta: sono stati resi noti i dati AgCom dell’Osservatorio delle Comunicazioni  3° trimestre 2023 dove si legge:








Segnaliamo perle di saggezza in onda nella serata in oggetto: lo stato di benessere del “lato B” della Parietti su RAIDue e un appassionato aulico e roboante discorsetto della De Girolamo in difesa della Meloni su RAI Tre.

Avviso ai naviganti: si salvi chi può!!!

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ps: a rimanere sintonizzati su Bloggorai non si fa peccato ... anzi...

il buonumore ne guadagna !!!

 

 

 

  

Governo e RAI: stato di confusione. I nomi dei candidati

 

Foto di John Hain da Pixabay

Idee pochissime e molto confuse. Fino a pochi giorni addietro la notizia era che a fronte della riduzione del canone da 90 a 70 euro lo Stato avrebbe riconosciuto alla RAI, prelevando dalla fiscalità generale, una specie di “bonus” di 420 milioni l’anno per i prossimi tre anni per un totale di 1460 mln (vedi dettagliato articolo su Repubblica del 17 scorso). La notizia di ieri, invece, è che la riduzione del canone e il contributo dello Stato si limita al solo 2024 e sarà di 430mln. Non è una variazione da poco. Di fatto, in solo colpo, si riduce una entrata certa a fronte di una assolutamente incerta perché del tutto oscure le modalità, le condizioni e i tempi di eventuale erogazione del bonus statale.

È stato fatto accenno al Contrato di servizio ma non esiste alcun collegamento ad una iniziativa finanziaria del genere, per non dire l’assoluta confusione della nota del Governo laddove finalizza il contributo a generici impegni e un improbabile “… miglioramento della qualità …” oppure “… ammodernamento, sviluppo e gestione infrastrutturale delle reti e delle piattaforme distributive, nonché di realizzazione delle produzione interne…”. Aggiungiamo pure che il Piano Industriale sembra ancora essere in alto mare e appare alquanto difficoltoso fare un progetto senza sapere su quali risorse poter contare con certezza. Fermo restando quanto abbiamo scritto: sono più che legittimi i dubbi di correttezza costituzionale e non meno rilevanti i pericoli di andare incontro ad una forte “contrarietà” di Bruxelles per il profilarsi di “aiuti di Stato” indebiti.

Come si può governare un’Azienda se non è possibile pianificare i conti? Chi si assume la responsabilità di fare investimenti a fronte di entrate tanto incerte e variabili?

Bene. Nel frattempo dobbiamo prendere atto che evidentemente a tanta parte di carta stampata appare assai rilevante dare notizia del fatto che l’AD Sergio ha parlato con Fedez! Auguri!

Per quanto è stato possibile sapere, questi i nomi dei candidati ammessi alla prossima elezione del candidato rappresentante dei dipendenti:

Lorenzo Mucci, direttore sede RAI Pescara

Riccardo Orfei, dirigente Produzione Tv

Fabio Spadoni, Segretario sindacato Libersind

Davide Di Pietro, Indignerai ex segretario Snater Torino

Angela Calderone, giornalista, Relazioni internazionali (Linkedin)

Palma Marino Aimone, Disability Manager (Linkedin)

Rimanete sintonizzati … non si sa mai !

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martedì 24 ottobre 2023

DOPPIO FLASH: tra Canone RAI e una seratina in tv leggermente soft

 

Foto di Chil Vera da Pixabay

Da poche ore è nota la bozza della Legge di Bilancio e questo l’articolo che interessa la RAI:

ART. 8. (Riduzione del Canone RAI e ammodernamento e sviluppo infrastrutturale delle reti del servizio pubblico radiofonico, televisivo e multimediale) 1. La misura del canone di abbonamento alla televisione per uso privato, di cui all’articolo 1, comma 40, della legge 11 dicembre 2016, n. 232, è rideterminata in 70 euro per l’anno 2024. 2. Per il miglioramento della qualità del servizio pubblico radiofonico, televisivo e multimediale su tutto il territorio nazionale, nell’ambito delle iniziative previste dal Contratto di servizio nazionale tra la RAI-Radiotelevisione italiana S.p.A. e il Ministero delle imprese e del made in Italy di ammodernamento, sviluppo e gestione infrastrutturale delle reti e delle piattaforme distributive, nonché di realizzazione delle produzione interne, radiotelevisive e multimediali, è riconosciuto alla società un contributo pari a 430 milioni di euro per l’anno 2024”.

Non sappiamo bene quale sentimento conviene far emergere. Da un lato, istintivamente, viene da sganasciarsi dalle risate. Dall’altro si avverte una certa preoccupazione. Vediamo in dettaglio.

Anzitutto balza in evidenza che si tratta di una manovra ad effetto limitato: si parla esplicitamente e unicamente dell’anno 2024. Dopo di che? Cosa succede? Rimane invariata? Si torna al canone di prima a 90 euro? nei giorni scorsi abbiamo letto di 420 milioni per tre anni. Mistero.

Poi si dice che la manovra è finalizzata al  “ … miglioramento della qualità del servizio pubblico radiofonico, televisivo e multimediale su tutto il territorio nazionale nell’ambito delle iniziative previste dal Contratto di Servizio”. Quali sarebbero le “iniziative” previste? Previsto cosa? Dove, come? Il Contratto, come noto, non prevede “obblighi specifici” e pure i “doveri” non sono accompagnati da capitoli di spesa dettagliati che, semmai nel caso, sarebbero dovuti essere inseriti nel Piano Industriale che pure, come noto, non è obbligatorio. Quindi? Come si dovranno destinare questi 420 milioni all’interno del Contratto di Servizio, posto che, ribadiamo, è impalcato ancora su un allegato tutto da decifrare e “quantificare”?  

Forse, si presume, si intende quanto si legge successivamente: “… di ammodernamento, sviluppo e gestione infrastrutturale delle reti e delle piattaforme distributive, nonché di realizzazione delle produzione interne, radiotelevisive e multimediali…”. Ma di cosa scrivono? Forse intendono RAI Way, posto che è la società quotata che gestisce le reti infrastrutturali per conto di RAI (e ci paga pure un sonoro canone di circa 200mln annui)? La RAI poi NON possiede una rete del genere CDN (sulla quale abbiamo scritto più volte). Magari è la volta buona che qualcuno ci pensa?

Ma la perla di saggezza è in fondo al barattolo: “… realizzazione delle produzione interne, radiotelevisive e multimediali …” che vuol dire? Ci saranno programmi “fatti esclusivamente in casa” senza accordi di coproduzione con qualche società esterna? Qui la risata emerge clamorosa. Magari il Meteo, un nuovo programma di cucina o si aumenta il budget di RAI Doc per fare in modo che possa diventare un po’ più simile alla BBC Doc? 420 milioni in un anno sono tanti soldi: come verranno distribuiti tra le reti (infrastrutturali o produttive cioè RAIUno, Due etc etc) e le testate giornalistiche rimangono fuori? a loro nulla???

Infine, ricordiamo che sono in corso approfondimenti per valutare la fondatezza dei requisiti di costituzionalità e i rischi che si corrono per non imbattersi con le ire di Bruxelles per gli aiuti di Stato. Non è roba da poco che necessita di essere chiarita e sollevata subito. Fare la battaglia del giorno dopo farà la fine del provvedimento Fuortes dove i necessari requisiti di necessità e urgenza previsti dalla Costituzione non se li è filati nessuno ed è successo poi il noto patatrac.  

Chiudiamo in bellezza con una nota soave: “che bisogna fa pe campà” ovvero per raschiare un briciolo di attenzione per raccattare qualche straccio di share. Da un paio di giorni si leggono i “promo” della trasmissione in onda stasera su RAIDue che ha fatto tanto gongolare alcuni a Viale Mazzini la prima sera che ha fatto il 10% di ascolti. I temi scelti per “solleticare” un certo pubblico sono di grande appeal: ieri si annunciava una argomento di "spessore" ovvero il Lato B di una nota conduttrice, oggi invece è stato anticipato che, forse, si potrebbe chiarire il Grande Mistero dell’Era Contemporanea: ma Isabella Ferrari ha fatto sesso con Nanni Moretti nel film Caos calmo si o no???

Si capisce bene perché qualcuno non vuole più pagare il canone: a fare questo mestiere ci altre emittenti più brave di RAI Due.

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FLASH !!!

Rileggete attentamente i post dei giorni scorsi e quello di oggi sul tema Canone e rimanete sintonizzati: 

ci potrebbero essere interessati novità 

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RAI: la Matematica della Politica o viceversa

Foto di Cheska Poon da Pixabay

Ieri pomeriggio siamo stati alla Festa del Cinema per un’anteprima di un film di un nostro caro nipote. All’uscita il consueto dibattito sul giudizio: “ti è piaciuto?”. Abbiamo registrato più di una volta una frase consueta: “Il problema è politico!”. È assolutamente vero: il problema è sempre politico, in qualsiasi forma e tempo si presenta. Non ci imbarchiamo in una dotta e sofisticata disquisizione su cosa si intende per “politica” e ci accontentiamo di considerare la sua accezione di “attività che si riferiscono alla cosa pubblica”.

Bene, quindi, la RAI è “politica” nel senso più profondo e radicale del termine e quanto stiamo osservando in questi giorni, in queste ore, ce lo conferma pienamente e forse più che in passato. Abbiamo già accennato al perverso intreccio tra tema canone, Governo e Mediaset. Per come stiamo leggendo noi il racconto della possibilità di riduzione del canone (peraltro, su questo argomento non si legge più nulla), la proposta del Governo passerà o meno solo a due condizioni: se Mediaset lo permetterà e se la stessa Meloni potrà ritenere utile il provvedimento in funzione “di” ??? Non si sa bene cosa. Infatti la sola forza di governo che ne trae grande beneficio “politico” è la Lega perché a FI, per quanto noto, gli è venuta l’orticaria e la stessa FdI non sembra gran ché entusiasta di un provvedimento che, di fatto, taglia una gamba della futura poltrona di Rossi quando siederà come AD di Viale Mazzini.

E allora Cui Prodest? Perché la Meloni dovrebbe fare questa “cortesia “ a Salvini mettendosi contro una parte del suo partito e l’altro partito con cui governa? Una nostra fonte  “politica” ci suggerisce: “La Meloni è nelle mani di Giorgetti per numerosi altri dossier strategici e che quindi non è solo Salvini e non è solo la Lega ad essere rilevanti in questa partita. Il provvedimento nasce e cresce all’interno prima del MISE e ora del MimIt, con la complicità occulta di qualche manina RAI”. Già: una “manina” RAI: lo sospettavamo da tempo e ricolleghiamo il sospetto con un ragionamento fatto/ascoltato tempo addietro dentro a Viale Mazzini e dintorni sul contratto di servizio: la prossima RAI si dovrà necessariamente ridurre di risorse e di spazio editoriale. Interessante.

Aggiungiamo un ulteriore elemento di riflessione sulla “RAI politica” e leggiamo oggi quanto si scrive a proposito di Report che domenica scorsa ha mandato in onda un servizio definito come “la vendetta di FdI contro Mediaset”. Bizzarro destino: par di leggere che la blasonata trasmissione ora sia diventata uno strumento in mano ad una forza politica contro l’altra.  Leggiamo su Domani (di oggi)  che “Forza Italia ha tentato senza successo di bloccare la messa in onda della puntata su Berlusconi … Nulla da fare, la Rai non ha ritenuto … ritoccare la scaletta del programma di Sigfrido Ranucci. Una decisione che non avrebbe stupito in altri tempi, ma nel momento in cui ai vertici della Rai si collocano uomini di fiducia di Fratelli d'Italia, tanta indisponibilità nei confronti dell'alleato è spiegabile soltanto con un certo gusto di rivincita”. Come dire: Sergio/Rossi intervengono o meno sulle scelte editoriali a seconda di opportunità, convenienza e necessità?  

Ovviamente, giocoforza, in tutti questi ragionamento il terzo incomodo latita: di opposizione non ci sono tracce. Lasciamo perdere.

Per tutto il resto, a che punto è la notte? Buia e tempestosa: i numeri degli ascolti tv non lasciano scampo. Abbiamo confrontato due serie di dati: Standard Auditel Digitale per la settimana 15-21 ottobre 2023 con quella analoga dello scorso anno e la Standard Auditel Total Audience per la settimana 10- 16 settembre 2023 con quella analoga dello scorso anno. Questi i numeri:

 

Standard Auditel Total Audience:

AMR Total Audience 2022:           Mediaset             3.198.000

                                                        RAI                    3.191.000

                                    2023           Mediaset             3.029.000

                                                        RAI                    2.713.000

Fate voi i conti … notoriamente Bloggorai con la matematica non ci fa gran che. Adelante ... con juicio !!!


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lunedì 23 ottobre 2023

Mah ... boh ... chissà ... vedremo


Mumble .. mumble … Ci sono giorni in cui non si trova una notizia sulla RAI manco a cercarla con un lanternino. Perché? Eppure, parliamo non solo di Viale Mazzini e dintorni, ma di una parte rilevante di tutto il sistema audiovisivo nazionale cioè televisione, radio, cellulari, cinema etc. È come trattare, per dire, del sistema della sanità, della scuola, dei trasporti pubblici. La RAI, con tutto quello che produce ogni giorno nell’arco delle 24 ore, è parte integrante della vita pubblica nazionale, sostiene buona parte della linfa vitale dell’informazione, racconta il Paese, garantisce la sopravvivenza mediatica di decine di milioni di persone che pagano pure il canone. 
Eppure, spesso e volentieri, puf.. scompare, si eclissa e della RAI rimane solo polvere di stelle di qualche notiziola su un miserrimo dato di ascolto, di qualche gossip, di taglia e cuci, spacciato pure talvolta come notizie di interesse strategico nazionale come quando si legge che un programmino ha fatto X o Y % di share.

C’è qualcosa di misterioso ed oscuro in tutto questo. Non cornano i tonti. Ma, per ora, non ne veniamo  a capo se non prendendo atto che, come abbiamo letto ieri sul Corriere, quasi la metà degli intervistati da un sondaggio ritiene giusto tagliare il canone.

Nota a margine: a proposito della lettura politica della saga familiare della Meloni, ieri sera Report ha raccontato la vicenda degli axtragettiti sulle banche, provvedimento annunciato e poi “rimodulato” dopo che Mediaset/famiglia Berlusconi, sembra “aver fatto presente il proprio disappunto”. 

Chissà se pure sulla vicenda “canone” potrà avvenire lo stesso?

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domenica 22 ottobre 2023

RAI: il Ponte sullo Stretto di Viale Mazzini

Foto di Susann Mielke da Pixabay

Nei giorni scorsi abbiamo tracciato il senso intimo, profondo, della SuperCazzola. Tra le caratteristiche essenziali mancava quella della sua intrinseca ubiquità: si può usare indifferentemente in ogni luogo e in ogni tempo. Il problema è capire chi abbocca.

Da ieri pomeriggio sta prendendo forma una possibile SC di dimensioni apocalittiche della quale avevamo vago sentore. Riguarda la proposta del Governo di tagliare il canone di 20 euro. Il bello è che questo sentore si è manifestato con maggiore vigore dopo che è scoppiato il caso “familiare” della Meloni che poi tanto familiare non è per nulla. Che relazione c’è tra Giambruno e il canone? C’è…c’è…

Ricapitoliamo: nei giorni scorsi in conferenza stampa il Governo ha presentato la legge di Bilancio dove, al suo interno, si prevede il taglio del canone da compensare poi con 420 mln alla RAI con un sostegno prelevato dalla fiscalità generale. Abbiamo per primi, e finora da soli, sollevato dubbi di legittimità costituzionale che si affiancano a quelli relativi al fatto che tale intervento si possa configurare come “aiuto di Stato” e in quanto tale suscettibile dell’ira di Bruxelles che li vede come il fumo agli occhi. Bene, fin qui siamo nei meandri normativi dove però, attenzione, specie quelli di carattere costituzionale hanno senso di essere affrontati prima che la manovra possa diventare Legge. Dopo, come si dice, “passata la Festa, gabbato lo Santo” ovvero un eventuale ricorso alla Corte Costituzionale, bene che vada, se ne parla tra tanti anni… tanti.  

Però la SC si manifesta ora anche per un’altra lettura: squisitamente politica, strettamente intrecciata tra l’interno e l’esterno di Viale Mazzini. Passetto indietro e leggiamo anzitutto cosa c’è scritto nel “comunicato stampa” del Governo a proposito di canone: “…per il triennio 2024 -2026 è prevista la riduzione del canone RAI … con contestuale destinazione di 420 mln di Euro alla predetta Società per interventi di ammodernamento e sviluppo infrastrutturali delle reti del servizio pubblico …”. Delle reti??? La RAI non gestisce per suo conto le reti infrastrutturali ma le ha affidate in concessione a RAI Way (pagando il servizio intorno ai 200 mln annui) e quindi cosa significa? Che questi soldi sono destinati alla quotata di Via Teulada? Bel problemino.

Ma non è questa la lettura “politica” del problema. Quello che emerge in queste ore è la presunta “irritazione” di Mediaset per questo provvedimento perché, a bocce invariate, a fronte di un decadimento delle risorse RAI da canone si dovrà “forzare” la mano sulla pubblicità a tutto danno del Biscione (vedi pure oggi articolo su Repubblica). Ecco che compare sulla scena Giambruno: ovviamente, ovviamente, parliamo di fantapolitica, ma tu guarda la fatal combinazione che vede emergere questa vicenda verosimilmente nota da tempo a tutti i soggetti interessati, esce fuori proprio pochi giorni dopo la comunicazione del Governo dove solo la Lega ha esultato. 

E dentro Viale Mazzini? Abbiamo interpellato la nostra solita fonte, il Super Dirigente Solitamente Bene Informato che ci conferma una storia già nota e ce ne chiarisce un’altra: “… Sulle “tensioni” tra Sergio e Rossi si sa quasi tutto, più prospettiche che attuali. Appare del tutto evidente che questo taglio del canone è un petardo sotto la futura poltrona di Rossi candidato alla carica di AD nella prossima consiliatura che non potrà contare con assoluta certezza di quanto promesso e previsto e già sarebbe stata avvertita una forte irritazione sul tema Piano Industriale: come si finanzia? Il tema è che, a quanto sembra, chi doveva sapere (ad esempio la direttrice delle Relazioni Istituzionali, che dicono essere in quota Lega) non è ben chiaro se avesse informato per tempo quanto stava per essere comunicato dal Governo. Tant’è che Rossi, nei giorni precedenti, partecipando ad un convegno, aveva parlato solo del recupero dei 110 mln dell’extragettito. Se invece avesse saputo avrebbe potuto sollevare il problema oppure provare fare qualche pressione tramite la sua “promoter” … o no?”. No, a quanto ci dicono, avrebbe solo emesso fumo dalle narici e non dalla consueta pipa.

Morale della favola: al momento, il tema canone è solo una buona intenzione dichiarata in conferenza stampa, vedremo se e come verrà tradotta in Legge. Ecco apparire in tutta la sua splendida visione una potenziale SC al pari del Ponte sullo stretto di Messina. Vedremo.

Quella che, invece, al contrario, è una minaccia seria al canone arriva dai dati sulle condizioni economiche degli italiani: l'ultimo Report Eurostat – European living conditions -2023 edition, ci dice che più della metà delle famiglie italiane fatica a chiudere i conti del mese e che, di conseguenza, il numero delle bollette evase o in forte ritardo potrebbe crescere in modo esponenziale. Un sondaggio del Corriere poi ci informa che il 46% degli interpellati si è dichiarato favorevole al taglio del canone RAI. Amen.

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sabato 21 ottobre 2023

Bobo


Una sera d’inverno del 1983: eravamo di fronte ad un bicchiere di vino e non eravamo di buon umore. Ci conoscevamo da poco ma quel poco era sufficiente. Avevamo chiaccherato, discusso più o meno ed eravamo arrivati a chiederci: e adesso che facciamo? Ci aspettavamo qualcosa di meglio, di diverso, di altro. Eravamo alquanto sconfortati. Lui era poco più grande di me e aveva il dono della visione: riusciva ad andare oltre il momento, il bicchiere di vino, la serata, la persona che aveva di fronte. Mentre parlavamo, lui disegnava e mi ha lasciato questo dono.

Grazie Bobo


 

Stand By ...

 Non ci facciamo mancare nulla ... oggi ci prendiamo una pausa di riflessione e approfondimento. 

Ci sono problemi ... ci sono ...

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venerdì 20 ottobre 2023

RAI Game Over: una partita persa senza essere giocata


Chiunque abbia giocato a poker conosce bene alcune regole non scritte ma fondamentali e necessarie da conoscere perfettamente, pena lasciarci l’osso del collo. A: se dopo poche mani non hai capito chi è il pollo, il pollo sei tu. B: se dopo poche mani ti accorgi di un giocatore che gioca poco o male, la maggior parte delle volte è complice, sia pure indiretto, di un baro al tavolo. C: se, dopo poche mani, hai capito che c’è una possibilità di andare ad un piatto forte e rinunci a partecipare, quella possibilità potrebbe non ripetersi. Ed altre regole ancora. 
Morale della favola: quando si gioca o si gioca bene quella determinata partita, di quella sera/notte, oppure è meglio portare a spasso i gatti.

Arrivederci tra sei mesi. La partita sulle candidature del rappresentante dei dipendenti si è chiusa al primo tempo. Al momento, dopo la chiusura delle proposte, non risultano candidature ufficiali di CGIL, CISL e UIL, di ADRAI E Usigrai, ovvero, formalmente lo zoccolo duro della rappresentanza sindacale RAI. Questa parte della partita, per questi soggetti e per questa specifica partita, fosse solo della durata di sei mesi, è stata persa senza nemmeno essere giocata. O meglio: alcuni hanno provato a giocare ma hanno trovato di fronte altri che hanno posto ostacoli composti di trame e complotti difficili da ricostruire e decifrare. Diciamo sommariamente, che come al tavolo di poker quando un giocatore assume una particolare postura “remissiva”, alcuni rinunciano a giocare o proponendo un gioco “distratto” hanno di fatto agevolato o impedito la proposizione di una candidatura unitaria che pure c’era. La notizia della candidatura di Di Trapani per conto dell’Usigrai (non ci risulta smentita o confermata pubblicamente) è stata da alcuni interpretata proprio in questo modo perché potrebbe aver fatto saltare il tavolo e, da quel momento, tutto si è messo in salita.   

Cosa è successo e perché i sindacati citati sono giunti a questo punto? Premessa: la Legge 220 del 2015, pur nefasta, su questo punto è chiara: “Le singole candidature possono essere presentate da una delle organizzazioni sindacali firmatarie del contratto collettivo o integrativo della RAI-Radiotelevisione italiana Spa o da almeno centocinquanta dipendenti e devono pervenire almeno trenta giorni prima della nomina”. Ovvero, la ratio della Legge individua nelle Organizzazioni sindacali il soggetto primario a cui spetta il compito di indicare un proprio rappresentante in Cda e solo in subordine ad una singola persona l’autocandidatura se supportata da 150 firme. Ne deriva, semplicemente, che in questo caso gli sconfitti nel loro insieme sono anzitutto le sigle che abbiamo indicato che hanno rinunciato ad un compito istituzionale che la Legge gli assegnava in via prioritaria.

Tutto questo riporta ad un dibattito mai avvenuto: quale ruolo deve avere il rappresentante dei dipendenti in Cda? Si tratta di un “protosindacalista”? Si tratta di un portatore di istanze progettuali oltre quelle di carattere meramente contrattuali (aumenti, promozioni, ricorsi etc) o cosa altro? La preziosa esperienza di Riccardo Laganà, purtroppo, non ha potuto avere un momento di verifica e confronto finale al termine del suo secondo mandato.

Finale della favola: dopo la sberla del Contratto di Servizio, dopo lo sganassone del canone e dopo gli scivoloni sugli ascolti, il futuro è tutto da scrivere e non sembra un bel futuro per Viale Mazzini.

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