martedì 8 giugno 2021

Una nuova Storia per una vecchia Rai?

                                                                               Foto di Gerhard G. da Pixabay

Ho avuto il piacere e la fortuna di conoscere Guglielmo Epifani. Il piacere si prova sempre quando si incontra una persona dalla quale percepisci subito la cifra, la caratura, lo spessore intellettuale e morale. La fortuna ti capita quando la cerchi: si dice che la Dea bendata ha bisogno di un indirizzo dove depositare le sue fortune. A me è successo che questa fortuna capitasse quando ho scoperto che a Guglielmo piaceva giocare e con lui abbiamo giocato a Risiko, spesso e volentieri. Sono sempre stato convinto che “si gioca come si vive e si vive come si gioca”. Guglielmo è stato una grande giocatore.

Ieri si è svolta la votazione in Rai per il rappresentante dei dipendenti ed è stato eletto Riccardo Laganà con un numero di voti superiore alla precedente consultazione. Un chiaro segnale del quale il prossimo AD non potrà non tenere in debito conto. Ancora presto per tirare qualche ragionamento e indicazione. Però qualcosa si può accennare. Anzitutto rispetto a quanto avvenuto nei tre anni precedenti. Un suo avversario lo ha definito “l’inutile Laganà”. Questa affermazione, che ovviamente non condividiamo, però ci induce a riflettere sul senso e il significato di questa esperienza, non tanto della persona, quanto del suo ruolo. Anzitutto è obbligatorio ricordare che in Italia non c’è esperienza simile, di nessun tipo. La domanda corretta è allora: come può essere “utile”  un consigliere di questo tipo? Cosa può o deve fare di più, di meglio, di diverso, sia pure in distinzione dai suoi colleghi nominati dal Parlamento? La sua “utilità” è relativa alle capacità ed esperienza della persona o piuttosto alla natura e alla qualità dell’intero Consiglio di Amministrazione? Inoltre, come una figura del genere può e deve essere supportata anche dall'ambiente sociale esterno alla Rai? 

Per chi ha seguito questo Blog dal suo inizio (fra pochi giorni festeggeremo i tre anni) sa bene quanto abbiamo in orticaria la visione dell’”uomo solo al comando” per come si esprime nella legge che determina la composizione dell’attuale Cda. Il ruolo, e il potere, assegnato all’AD lo rende eccessivamente e relativamente  immune dal confronto in consiglio. Il dibattito nella Sala Orsello si strozza ulteriormente se pure gli altri consiglieri non contribuiscono a rendere il suo operato autorevole e trasparente e, per quanto ci risulta, non abbiamo buona memoria in proposito. Tutto questo ci porta a dire che “l’utilità” di un consigliere eletto in rappresentanza dei dipendenti dipende dalla “relatività” del contesto in cui è chiamato ad operare. È il Consiglio nella sua interezza, nella sua dinamica interna ed esterna, nella sua forza, credibilità e autorevolezza che va giudicato.

Ora però la pagina è stata girata e ci dovremo occupare del prossimo consiglio e non sarà una partita semplice e di facile soluzione. Anche oggi, colleghi/e in vena di occupare qualche riga sul giornale, si ripetono nella stanca litania dei soliti nomi senza prendersi lontanamente la briga di proporre un ragionamento su criteri che dovrebbero segnare questa fase. E poi si si dice che la carta stampata vende sempre meno. Sul tema, al momento, le chiacchere stanno a zero e, nella migliore delle ipotesi, si plaude al fatto che ben remunerate società di cacciatori di teste sono all’opera per proporre candidati. Ad averlo saputo, ci saremmo proposti anche noi: per un compenso simbolico, ad esempio un caffè dalle Napoletane di Via Prestinari una volta a settimana, avremmo proposto fior fior di nomi. Tutti verificabili con CV pubblico, trasparenti come l’acqua fresca.

Va bene, lasciamo perdere e torniamo ad argomenti più interessanti. Da giorni stiamo ripetendo la storia dell’allarme canone e più approfondiamo e conosciamo e più rimaniamo sconcertati. A tal punto che ci siamo pure chiesti se avessimo mai visto lucciole per lanterne oppure, per sbaglio, abbiamo ingerito sostanze sospette nella macchinetta del caffè. Domenica sera abbiamo ricevuto il Report da Bruxelles dove si parla della possibilità che i fornitori di servizi elettrici non debbano  più raccogliere altri oneri non riconducibili ai servizi prestati. Nel documento, ovviamente, non si parla esplicitamente del canone Rai ma si dice chiaro e tondo che questo viene considerato un problema e se ne raccomanda la soluzione. Tradotto in soldoni: si potrebbe tornare al vecchio sistema dove l’evasione del canone raggiungeva cifre considerevoli. Ora delle due l’una: o si tratta di una grave minaccia per le casse della Rai oppure è solo “uno dei tanti documenti” che Bruxelles invia in giro per l’Europa che tanto nessuno prende in considerazione. Posto e non concesso che sia buona questa seconda ipotesi, rimane il fatto che per quanto ci risulta questa storia ha, visto ben che vada, impreparati tutti coloro che avrebbero potuto e dovuto monitorare questo settore. Infatti, di questo argomento a Bruxelles se ne parla da almeno tre anni ed è difficile supporre che a nessuno sia venuto in mente che la sola ipotesi di togliere la riscossione dal canone dalla bolletta poteva costituire una minaccia per la Rai? Tanto per capirci: a Viale Mazzini, di questo argomento se ne sarebbero dovuti occupare la Direzione Relazioni Internazionali e Affari Europei, la Direzione Relazioni Istituzionali, la Direzione affari legali, la Direzione Canone, il CFO e, in considerazione delle deleghe a lui assegnate sugli affari internazionali, anche il Presidente. Non molleremo questo argomento, almeno fintanto che non siamo sicuri di non essere sotto effetti indesiderati del vaccino che abbiamo appena effettuato.

Se non ché, tutta questa vicenda si riconduce ad un altro tema sul quale siamo attenti da tempo: oggi siamo all’8 di giugno e a settembre dovrebbe iniziare la nuova fase del refarming delle frequenze. Argomento sul quale continua a permanere un allarmante silenzio. Per quanto sappiamo, la campagna di incentivi all’acquisto dei nuovi televisori o decoder si è arenata sullo scoglio della mancata ratifica del nuovo incentivo (aumentato a 100 euro e abolito il limite ISSE di 20 mila euro). Da osservare che l’estate non è una buona stagione per pensare a spendere soldi per un nuovo apparato. Tradotto in italiano corrente: il combinato disposto di problemi finanziari e tecnologici detterà un agenda per il prossimo Cda Rai già dai prossimi mesi da far tremare i polsi.

Questo Blog, in mancanza di meglio, propone un pellegrinaggio a piedi alla Madonna del Divino Amore che “..fa le grazie a tutte l’ore …”, nei presi di Roma, come si faceva una volta: appuntamento alle 5 del mattino, di fronte alla FAO al Circo Massimo (una volta si diceva all’obelisco di Axum, ora restituito ai legittimi proprietari). Per i più ferventi, si consigliano fagioli nelle scarpe. Auguri per il prossimo Cda. Si accettano iscrizioni. 

bloggorai@gmail.com


ps: ieri il record assoluto di contatti: grazie a tutti

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