venerdì 4 giugno 2021

La Rai e il suo destino: il problema è sempre Politico

 

                                                                                Foto di Gordon Johnson da Pixabay

Suggeriamo ai nostri attenti lettori (che in questi giorni ci hanno dato un consenso formidabile con un record di contatti mai registrato prima) di prendersela comoda: il ragionamento che proponiamo non è sintetizzabile in poche righe.

Curiosità: quando abbiamo  inserito nel nostro motore di ricerca di immagini la parola “politica” ci è venuta tra le prime proposte il quadro con l’assassinio di Giulio Cesare e molti di voi sanno bene quanto sono “affezionato”  alla sua vicenda narrata dal Bardo.

“Il problema è politico”. Da quando ho iniziato a mangiare pane e politica ho sentito ripetere questa frase che, inevitabilmente, chiudeva ogni dibattito quando non si trovava una via di uscita razionale e condivisibile. In qualche modo, con questa battuta, si buttava tutto “in caciara”.  Una frase così, lasciata cadere al termine di un ragionamento, appare come la più banale delle affermazioni. Tutto, sempre, è politico come forse è pure bene che sia. Eppure dietro questa apparente banalità e sintesi, si svela tutto il mondo della complessità e della difficoltà a comprendere disegni confusi e apparentemente disordinati.

Quello che vi proponiamo è un ragionamento frutto di alcuni giorni di lavoro, al seguito di tanti confronti e scambi di opinioni avvenuti con molti lettori e interlocutori di questi blog, non tutti direttamente riconducibili al mondo Rai. Esattamente questo il tema di cui si dibatte per quanto riguarda il Servizio Pubblico. La politica è tornata al centro del villaggio, dal quale forse non si è mai allontanata e non a caso questo è avvenuto proprio sul fronte del controllo del cuore del sistema mediatico nazionale. Fin che si è trattato, ad esempio, del generale Fagiuolo passi, fin che si è trattato della Belloni passi, fin che si è tratto di Cassa Depositi e prestiti passi, ma sulla Rai…no!!! I tecnici “no pasaran” !!!

Dietro la scelta di Draghi di rinviare l’Assemblea degli azionisti si svela semplicemente la necessità di fare i conti con i partiti e con le loro logiche e i loro riti bizantini. In particolare, il Governo ha dovuto fare in conti con ben tre livelli della politica e un formidabile quadro di riferimento.

Il primo livello interessa la cosiddetta “bassa cucina”. Sia detto con tutto il rispetto e il garbo istituzionale, ma i quattro consiglieri di nomina parlamentare si possono considerare una partita di Serie B rispetto alla Champion’s League dell’AD e del Presidente. In questo livello, per quanto abbiamo potuto verificare, siamo in alto mare: ognuno degli interessati ha grane grosse al suo interno e non riesce a trovare una quadra su un suo candidato che, giocoforza, si deve coniugare con quello di altri tavoli (Copasir e Vigilanza che andrebbero all’opposizione di Fratelli d’Italia). Tant’è che, al momento, non è stata ancora calendarizzata la seduta di Camera e Senato per votare i nuovi consiglieri e siamo già al 4 giugno. C’è tempo, ci dicono. Questa difficoltà trova luogo sia nella crisi tra i partiti, di maggioranza e opposizione, sia al loro interno. È noto, infatti, che a partire dal Centro destra per arrivare al centro sinistra (???) non si intravvedono posizioni univoche e compatte su ben altri temi (vedi la riforma della giustizia). Anzi, al contrario, la guerra di guerriglia è in pieno svolgimento tra le diverse correnti, l’una contro l’altra armate.  

Il secondo livello “politico” riguarda un passaggio “tecnico”: al Governo spetta il compito di indicare AD e Presidente ma, come noto, quest’ultimo deve passare il vaglio della Vigilanza e tutti (alcuni pure con rimorso di coscienza) ricordano bene il precedente, con l’elezione di Foa dove dire che ci sia stato qualcosa di strano è dire poco. Draghi non si può permettere il lusso di una sconfessione della sua proposta in Aula e deve preventivamente e obbligatoriamente fare i conti con il placet dei partiti che poi saranno chiamati votare. E, forse, per quanto abbiamo capito, esattamente su questo punto è stato rilevato un primo scoglio che ha portato al rinvio dell’Assemblea.

Il terzo livello invece riguarda il cuore del problema: la figura dell’AD. Come noto, a lui si riconduce la guida dell’Azienda e a lui si riportano i poteri di gestione funzionali ed è quindi su questa figura che si concentra la massima attenzione. Sappiamo con relativa certezza che, almeno fino a lunedì 24 maggio, su questo nome si stava raggiungendo un consenso sufficientemente ampio da consentire il passaggio successivo: il nome del presidente da affiancargli che, giocoforza, si sostiene, deve essere di una donna. Apriti cielo! Sul nome dell’AD è iniziato un sottile ma perfido fuoco di sbarramento che, di fatto, lo ha quasi bruciato del tutto mentre sul nome della Presidentessa si è rimasti in alto mare, consapevoli che, comunque, qualsiasi nome che veniva proposto sarebbe dovuto entrare in “equilibrio” con il primo. Infatti, un rischio che nessuno vuole correre è trovarsi ai due lati del corridoio di Viale Mazzini due figure “forti” che magari si sentono pure in “grazia di Dio” pronti a fare sportellate tra loro al primo stormir di fronda.

Giunti a questo punto, arriviamo al Formidabile Quadro di Riferimento. Per una fatal combinazione, l’Assemblea degli Azionisti Rai si dovrebbe svolgere esattamente in coincidenza dell’inizio del Semestre bianco di Mattarella previsto per la fine di luglio in base all’art. 85 della Costituzione. Il passaggio è cruciale e interessa direttamente il ruolo e la figura di Draghi che, come molti immaginano e/o auspicano, potrebbe concorrere per l’Alta carica. In questo momento, non sono ammessi errori di alcun tipo e ogni mossa azzardata potrebbe essere fatale, non solo per il capo del Governo ma per tutti, partiti e istituzioni. Il nuovo Cda Rai dovrebbe infatti accompagnare e seguire scadenze politiche di assoluto valore strategico, a partire dalle elezioni amministrative di autunno per arrivare a fine legislatura del 2023. Capite bene che mettere bocca sui nuovi direttori di testata o di rete ha un valore politico inestimabile. Quale partito si può concedere il lusso di rimanere tagliato fuori?

Per questi motivi, come abbiamo scritto, siamo dell’idea che, paradossalmente, il rinvio dell’Assemblea sia stato un bene, almeno perché potrebbe aver scongiurato la nomina di persone che avrebbero aggravato una situazione Rai già di suo sufficientemente deteriorata. Certo, evidente, nessuno garantisce nulla a nessuno e non c’è alcuna certezza che chi sarà nominato sarà la persona giusta al posto giusto ma questo è un ragionamento che per sua natura intrinseca non può essere fatto, a priori.

Bene, anzi, malissimo. Ieri vi abbiamo riferito di una notizia clamorosa che, incredibilmente, è passata pressoché inosservata dentro e fuori la Rai: c’è la possibilità che il canone Rai non sia più riscosso attraverso la bolletta elettrica. Stiamo approfondendo l’argomento e il condizionale è d’obbligo anche perché, al momento, si tratterebbe di una “raccomandazione” e non di un vincolo cogente: “Si raccomanda, poi, di alleggerire la responsabilità dei fornitori (di energia elettrica ndr) di riscuotere oneri estranei al settore energetico (il canone Rai è l’esempio più eclatante), prevedendo meccanismi alternativi di raccolta…”. A questo proposito, da fonte autorevole abbiamo ricevuto un suggerimento molto interessante che cercheremo di approfondire e ve lo riporteremo appena ben definito. Come è facile osservare, si tratta di una partita cruciale per la sopravvivenza Rai e si va a collocare a valle della famigerata data di avvio del refarming delle frequenze prevista per il prossimo settembre, cioè dietro l’angolo.

Capite bene ora perché l’Azienda non si può permettere di avere un nuovo consiglio che non sia in grado di essere operativo subito, immediatamente, senza perdere nemmeno un giorno per capire di cosa stiamo parlando. La precedente esperienza ha detto qualcosa: solo per studiare le oltre 270 pagine del Piano industriale e dei suoi 5 allegati di circa 70 pagine ognuno non sono stati sufficienti sei mesi sei !!! No, non è questo il momento, non sono queste le circostanze, a meno che ci sia un retro pensiero da parte di alcuni (poteri forti di cui parleremo) che hanno altre “visioni” della Rai e del Servizio Pubblico nel mercato audiovisivo prossimo venturo.   

Infine, un dettaglio e forse non di poco conto: il prossimo 1° luglio si dovrebbero presentare i palinsesti agli inserzionisti pubblicitari e ancora non ci sono certezze in proposito.

Rimanete sintonizzati, siamo sempre in attesa di notizie interessanti.

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