giovedì 23 settembre 2021

Complotto e Trama: i genitori dei grandi disegni che interessano (pure) la Rai

Foto di Gordon Johnson da Pixabay 

Confidiamo sulla comprensione dei lettori di Bloggorai se spesso indugiamo su alcuni temi e arriviamo con un leggero ritardo, peraltro necessario e comprendere e verificare. Premessa: a suo tempo, ci siamo impegnati fortemente nel sostenere una candidatura interna Rai come nuovo AD e, tra i tanti motivi che la supportavano, c’era la necessità di trovare una persona che conoscesse bene i “dossier” del Servizio Pubblico e fosse immediatamente operativa. Abbiamo perso la battaglia ma non la guerra, valeva la pena combatterla: era ed è un principio valido che ora comincia ad evidenziarsi in modo netto.

Prima però di parlarvi del recente incontro tra Fuortes e le Organizzazioni sindacali (OO.SS) vi debbo proporre qualche nota introduttiva che spaziano dal Papa al Quirinale passando per Cologno Monzese (Mediaset). Iniziamo con il Vaticano: nei giorni scorsi il Santo Padre ha sollevato il coperchio del diavolo ed ha rivelato che, per quanto gli risulta, durante la sua recente malattia, si stava tramando alle sue spalle ipotizzando già il prossimo Conclave per la sua successione. Nulla di nuovo: da secoli oltre le mura Leonine si complotta e si ordiscono trame sofisticate. Quello che colpisce, in queste circostanze, è una congiuntura temporale in cui avviene e che non interessa solo il Vaticano.

Se si congiura in quella Sede, si può fare di meglio e di più in altre più terrene. Si tratta dell’elezione del prossimo presidente della Repubblica dove, a quanto sembra, trame e complotti cominciano ad essere il sottofondo musicale che regolerà tutto lo scenario politico prossimo venturo e, giocoforza, in quota parte, interesserà anche la Rai. Lo abbiamo visto nei giorni scorsi con le dichiarazioni di Prodi che, giustamente dal suo punto di vista, ricorda il complotto dei 101 del PD che lo hanno pugnalato alle spalle e dei cospiratori non si conosce tuttora un solo nome che ne abbia rivendicato con orgoglio la partecipazione. Sostiene sempre Prodi che non solo sono ancora tutti nel PD ma sono pure cresciuti. Come pure abbiamo letto di alcuni nomi che si vorrebbero/potrebbero candidare. Ne citiamo due a caso: Gentiloni e Berlusconi. Il primo, ex marxista leninista al Colle e secondo alcuni sostenuto anche da Gianni Letta, sarebbe la prova provata che la generazione che ha fatto il ‘68 è stata proficua ed è stata in grado di produrre un bel pezzo di classe dirigente (direttori di grandi giornali, di grandi enti statali, aziende, intellettuali etc). Il secondo nome sarebbe la prova provata che la televisione rende bene, in politica come negli affari. Quello che intendiamo sostenere è, semplicemente, che sull’altare dei grandi complotti, sui grandi disegni che tracciano le sorti dell’umanità, tutto è possibile e non si fanno prigionieri, non sono previste zone franche.

Questa mattina, a tal proposito, da leggere su Il Foglio un interessante e illuminante articolo di Valerio Valentini con il titolo “Rai vs. Mediaset? Giorgetti e il PD si coccolano il Cav.” E giù a descrivere come e perché sia gli uni (la Lega o parte di essa) sia gli altri (il PD o parte di esso) possano convergere su un punto di interesse comune: garantirsi il consenso di FI (o parte di essa) in vista dei voti necessari ad eleggere il prossimo Presidente della Repubblica. Citiamo l’occhiello “Giorgetti spinge la “norma Anti Rai. PD e FI cercano un’intesa pensando al Colle”. Tutto questo, ovviamente, al netto dei prossimi risultati delle imminenti amministrative di ottobre che, fatalmente, potranno incidere sule evoluzioni del quadro politico nazionale.

Ecco che, fatalmente, sullo sfondo, si intravvede il palazzo di Viale Mazzini, piccola e modesta cartina di tornasole dei grandi temi nazionali. Ed ecco come trovare una possibile interpretazione del perché il Governo intenderebbe sostenere una norma del nuovo TUSMAR che, di fatto penalizza Rai a vantaggio di Mediaset sulla pubblicità, magari compensata con la (forse solo temporanea) rassicurazione sul canone.  Questa è la confusione che regna sopra il cielo di Roma (Vaticano compreso). Ed ecco perché abbiamo scritto che a Fuortes non faranno toccare palla sui grandi temi che interessano il futuro della Rai e, ben che vada, gli faranno fare l’amministratore di condominio con la speranza di non chiudere l’esercizio in passivo.

Ha scritto ieri De Rita sul Corriere: “Densa, frastagliata, difficile da gestire è l'agenda di cui la classe dirigente italiana deve farsi carico per i prossimi sette-otto mesi. E per averne contezza basta redigere l'elenco dei problemi sociopolitici e delle decisioni politiche oggi all'ordine del giorno. …rischiamo davvero di dover vivere i prossimi sette o otto mesi senza un ancoraggio a un'agenda precisa e razionalmente dominabile. Rischiamo molta confusione, quando dovremo esplicitare un massimo di chiarezza e razionalità; rischiamo addirittura che una fase politica alta diventi occasione per un ulteriore cedimento alla confusione collettiva”. Già… siamo solo all’inizio e questo Blog è stato facile profeta: lo abbiamo scritto da tempo non sospetto.

E veniamo ora a quanto accaduto o scorso lunedì 22, appunto, a Viale Mazzini. Non lo avete letto e non lo leggerete forse da nessuna parte ma l’AD Fuortes ha incontrato i sindacati dei lavoratori Rai, proprio pochi giorni dopo lo sciopero che ha bloccato la messa in onda di tanti programmi. I temi dibattuti sono stati: il rinnovo del CCL, lo smart working, il Piano industriale ed editoriale, le sedi regionali, gli investimenti ed altri temi di natura strettamente sindacale. Ci soffermiamo per un momento su un tema centrale: scrivono i Sindacati “…sollecitato l’AD ad un confronto serio su un piano Industriale ed editoriale che rimetta in carreggiata l’Azienda … sfida digitale… rimanerne fuori o avere un ruolo da semplice comprimario rischierebbe di mettere ulteriormente ai margini il Servizio Pubblico”. Ha risposto Fuortes “…in tempi ragionevolmente brevi, sarà sua cura presentarlo…”. Ora ci sarebbe da scrivere un capitolo dell’Enciclopedia Britannica su questa affermazione a partire dalla sua “costruzione”, dalla sua genesi istituzionale (per quanto previsto in primis dalla Concessione) e aziendale. È noto a tutti, infatti, che il Piano Industriale (scaduto) è parte integrante e interna al Contrato di Servizio che dovrà essere appunto rinnovato e solo al suo interno che si potrà e si dovrà rimettere mano alle sue linee guida, salvo dover affermare, come in parte Fuortes ha già fatto, di rispolverare il vecchio Piano Salini (che poi non era nemmeno suo). Necessario ripeterci e lo faremo ancora in futuro: che senso ha di parlare di nuovo Contratto di sevizio e di conseguenti Piani se non si espone un qualsivoglia progetto, visione o missione della nuova Rai che, volenti o nolenti, si dovrà pur fare … nel mentre e nel quando che altri lo stanno già facendo? 

bloggorai@gmail.com

Nessun commento:

Posta un commento