giovedì 9 settembre 2021

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Foto di Gerd Altmann da Pixabay


In trepida attesa di quanto potrà essere deciso dal Cda Rai convocato per oggi, siamo fortemente tentati di associarci al momento di intensa, silenziosa e forse operosa riflessione, al frenetico, animato e occulto dibattito, al profondo e intimo afflato di studio e approfondimento che pervade il VII, l’VIII ed altri piani di Viale Mazzini insieme ad associazioni e organizzazioni varie, uffici studi, eminenti, qualificati e autorevoli osservatori e analisti della Rai, del Servizio Pubblico. Si tratta di una circostanza storica particolare che merita tutta la più grande e intensa partecipazione emotiva dalla quale non ce la sentiamo di tenerci fuori. Questa quieta condizione ci impone un doveroso silenzio (vedi post dei giorni scorsi).

Pertanto, in fervida e vibrante attesa che qualcuno, qualcosa, dia segnali di esistenza in vita anche noi, (relativamente e a tempo determinato) ci mettiamo in rispettosa pausa.

Non prima di riprendere un paio di appunti. Il primo che ci galleggia con ostinata frequenza riguarda gli impegni disattesi dal Contratto di Servizio da poco scaduto e ce ne sono venuti alcuni. In ordine: art. 12 (canale in lingua inglese), art. 17 (informazione sul refarming), art. 25 alla lettera C (rimodulazione testate giornalistiche), alla lettera I (canale istituzionale) e infine, fondamentali, le lettere U e V sul piano Industriale e editoriale (dove si prevede la rimodulazione dei canali non generalisti).

Il secondo appunto è più recente: ieri La Repubblica (e agenzie nel giorno precedente) hanno riportato la notizia di un sondaggio realizzato dal Consorzio Opinio per Rai sulle intenzioni di voto in vista delle prossime elezioni amministrative nelle grandi città capoluogo. Al di là dell’attendibilità e rilevanza di questo tipo di sondaggi (sul loro utilizzo poi ci sarebbe da aprire non solo un dibattito ma convocare l’Assemblea ONU) ci vengono in mente un paio di osservazioni. La prima si riferisce al soggetto che lo ha realizzato: il consorzio dei noti Piepoli, Masia e Noto che già in passato (e forse tuttora) hanno realizzato quell’interessantissimo report settimanale sull’opinione pubblica degli italiani e al suo interno due pagine dedicate alla percezione di Rai. Ne abbiamo scritto più volte fintanto che, misteriosamente, è sparito dai radar. La seconda osservazione si riferisce al committente: la Rai. Perché Viale Mazzini commissiona (e paga) un sondaggio di tal genere e poi non lo adopera e diffonde adeguatamente nelle sue testate giornalistiche come, ad esempio, fa Mentana che allo stesso argomento e con altri dati gli dedica quasi una intera edizione del suo Tg?

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