martedì 21 aprile 2026

Il Grande Buco Nero della RAI che nessuno vuole coprire. la Newsroom

By Bloggorai ©

A Roma c’è un grande Buco Nero che a confronto con quello di Napoli aperto dai rapinatori della banca svaligiata può sembrare una tana di criceto. Si tratta del Buco Nero dell’informazione Rai il cui scavo nelle viscere della terra è iniziato molti anni addietro e financo ieri sera è stata data l'ennesima picconata.

Come al solito, banalmente, non si può comprendere quanto avviene oggi e quanto potrà avvenire domani se non è chiaro quanto è successo ieri. Banalmente, ieri sera è andata in onda la trasmissione, la “sua” trasmissione, di Monica Maggioni chiamata pomposamente “Newsroom”. Ovvero, l’Azienda Rai, il Servizio Pubblico radiotelevisivo, NON ha una sua “newsroom” ma ha la Maggioni si è fatta la sua personale trasmissione “Newsroom” a sua immagine e somiglianza. Detto tra di noi: una noia abissale, una boiata pazzesca!!! Peraltro, è andata in onda laddove ci doveva essere Report, poi confinato alla domenica e comunque tagliato di quattro puntate (hanno tutti dimenticato gli impegni presi dopo l’attentato a Ranucci).

Nota a margine: ci sono appena arrivati i dati Auditel: Newsroom della Maggioni ieri sera ha fatto il 4,3% di share con circa 600 mila telespettatori. Se Bloggorai mette su un’antenna TV e chiama tutti i suoi lettori, amici, parenti e conoscenti rischia di fare di più. Nota a margine bis: Giletti nella stessa serata ha fatto spesso quasi il doppio e prima ancora, Ranucci, quasi il triplo.

Allora è necessario tornare a qualche anno addietro. Iniziamo dal 2017 quando in Rai si dibatte di un piano per l’informazione finalizzato ad ottimizzare, razionalizzare e rendere efficiente tutto il complesso dell’offerta informativa del Servizio Pubblico: il famigerato Piano Verdelli. Erano gli anni del Governo Renzi (PD), erano gli anni dell’abbassamento del canone, erano gli anni della “sua” legge di riforma tutt’ora in vigore che portarono all’Amministratore Unico. Erano gli anni della quotazione di Rai Way. Erano gli anni, appunto, della presidenza del Cda affidata a Monica Maggioni (tutto torna). Quel piano è stato bocciato dal Cda i primi di gennaio di quell’anno ma i “rapinatori”, i killer, tutti interni alla Rai, stavano scavando il “buco” già da tempo. Bloggorai, a suo tempo, ha scritto: “A novembre 2016 l’Espresso titola, a firma Riccardo Bocca: “Rai, Mai più telegiornali vicini alla politica, è tempo di pensare agli spettatori” e pubblica un ampio stralcio (poi derubricato a “bozza di lavoro). Apriti cielo. Insorge la Rai che avvia un’indagine interna per la fuga di notizie, insorgono i giornalisti (per primi quelli del Tg2) e insorgono quasi tutti i partiti… quasi”.

La storia di quell’enorme e ciclopico complotto, giusto o sbagliato che fosse, non è stata mai scritta per intero. È lunga e molto complicata dove regna l’omertà più assoluta: molti di coloro che hanno partecipato al complotto, tutt’ora in orbita e dentro la Rai, sanno tutto ma tacciono. Merita rileggere questo articolo gustosissimo: https://www.lamescolanza.com/2017/05/23/rai-bocciato-piano-news-campo-dallorto-sfiduciato-dal-cda-la-fine-del-direttore-voluto-mollato-renzi/#:~:text=Secondo%20un%20retroscena%20pubblicato%20da%20Dagospia%2C%20inoltre%2C,nominare%20Milena%20Gabanelli%20alla%20guida%20del%20nuovo

Sappiamo solo una versione (il Piano originale NON è mai stato pubblicato), quella dello stesso Verdelli, scritta nel suo libro “Roma non perdona”. Consigliamo di rileggerlo: ci sono pagine epiche, specie sulla Vigilanza Rai di quei tempi e di suoi alcuni noti esponenti. Ma c’è soprattutto un ragionamento, un principio granitico e tuttora fondamentale quanto irrisolto: oltre 2000 giornalisti e 8 testate convivono tra loro senza un progetto, un piano o una visione organica, coordinata ed efficiente. Ecco la necessità di una “newsroom” tutt’oggi inesistente. Ma andiamo avanti, ovvero indietro nella storia.

Si volta pagina sul Piano Verdelli e molti gongolano (compreso a sinistra). Arriviamo al famigerato Piano Industriale Rai 2018. Un Piano importante, ambizioso e corposo. Cinque faldoni pieni di dati, prospezioni e tabelle sul presente e il futuro della Rai. Tra questi documenti, uno in particolare spicca per rilevanza: il Piano per l’informazione Rai 2019-21 di circa 130 pagine ricchissime. Il Piano non fa in tempo ad essere approvato e stampato (ne conserviamo una copia chiusa in cassaforte) che subito viene dimenticato, affossato e insabbiato sotto una spessa coltre di cemento armato.

Non basta: qualcuno ci riprova e nel Contratto di Servizio precedente a quello attuale, all’art.22 (obblighi specifici, poi cancellati in quello oggi in vigore) dove si legge che si debba predisporre “… un piano di riorganizzazione che può prevedere anche la ridefinizione del numero delle testate giornalistiche”. Non ci pensano proprio: tutti muti, silenzio tombale. Nessuno apre più bocca. Rileggi pure quanto abbiamo scritto ad agosto scorso su Bloggorai a proposito della Maggioni https://bloggorai.blogspot.com/2025/08/rai-si-e-rotta-la-stagione-e-per-natale.html .

Arriviamo ad oggi, ovvero a ieri sera. A giugno 2023 la Maggioni lascia il Tg1 e a settembre prende il posto dell’Annunziata su Rai Tre con la trasmissione “In mezz’ora”. Un anno dopo, mentre era ancora responsabile della Direzione Editoriale per l'Offerta Informativa Rai, si “crea” ovvero si intesta la maternità e la conduzione di “Newsroom” che poi arriverà, appunto a ieri sera. Con una piccola e sostanziale differenza: quando avvenne l’invenzione della trasmissione la Maggioni era dipendente Rai e oggi non lo è più in virtù di un contrato di collaborazione da esterna. Il programma, in altre parole, non è di proprietà Rai ma suo personale a tal punto da decidere lei dove si deve realizzare (Cinecittà). Ci sono illustri precedenti di storie simili o analoghe: da Fabio Fazio con il “suo” Che tempo che fa a Bianca Berlinguer, da Giovanni Floris a Corrado Augias.

Rimante sintonizzati, più tardi ci potrebbero essere aggiornamenti.

Bloggorai@gmail.com

lunedì 20 aprile 2026

La Tv monumentale

By Bloggorai ©

Educare … forse, divertire … lasciamo perdere … informare se capita … magari! Ieri sera è andata in onda una trasmissione ibrida tra Rai Tre e LA 7, una specie di “televisione di informazione perfetta”. Come noto, in questo momento, in ogni parte del mondo, ci si interroga sul futuro che si stanno apparecchiando i due dementi criminali con il grilletto facile le stragi di civili in canna. Come noto, molti si pongono una domanda tanto semplice e banale: perché la guerra in generale e perché questa guerra in Medio Oriente in particolare? Nel dettaglio, perché Trump ha scatenato questa guerra “a sua insaputa” ovvero a “sua saputa” su esplicita indicazione del suo complice israeliano (NB: entrambi molti “amici” del nostro Governo)?

Allora ieri sera è successo che prima Ranucci su Report ha iniziato con un servizio dove si evinceva quello che ormai sembra noto a tutti: Netanyahu tiene sotto ricatto Trump per il caso Epstein. Se mai ci fossero e uscissero fuori foto compromettenti il giocattolo MAGA si rompe. Se non che, ad un certo punto, Report si interrompe (??? il seguito alla prossima puntata ???) e passa a parlare di mucche (interessantissimo) e l’argomento si sposta su La7 dove il servizio pone una domanda fondamentale che potrebbe essere più rilevante dell’affare Epstein: perché Trump ha attaccato il Papa? Appunto, il titolo esatto è “Attacco al Papa” e in circa 50 minuti ci spiega un perché che finora pochi hanno affrontato: il retroterra religioso degli “evangelisti” che anima lo spirito guerriero e bellicista della Casa Bianca e dei suoi abitanti. È una chiave di lettura fondamentale, imprescindibile senza la quale il personaggio si riduce ai suoi minimi termini. Impossibile comprendere Trump e questa guerra in Medio Oriente, compresi i rapporti con Israele, se non si tiene in debito conto anche del ruolo granitico che la religiosità “made in USA” contribuisce a determinare per le sue scelte di politica interna e internazionale.

Raccomandiamo vivamente di vedere le due trasmissioni congiunte ma più ancora quella di La 7 (vedi https://www.la7.it/la7it-original/rivedila7/house-of-trump-attacco-al-papa-19-04-2026-641634 ) dove poi, a seguire, è stata proposta una magistrale lezione di geo/storia/diplomazia sulla Conferenza di Yalta in Crimea nel 1944. Impossibile comprendere il presente se non si conosce il passato e, come pure abbiamo scritto tante volte, “sono le persone che fanno le cose” e non viceversa. In quei giorni di febbraio ’44 Churchill, Roosevelt e Stalin hanno scritto il libro fondamentale della storia moderna e se non lo hai “studiato” avrai grosse difficoltà a declinare i fatti dei decenni successivi per arrivare ai giorni nostri. La trasmissione ci ha fornito una lettura di quei giorni a Yalta attraverso “le persone” che hanno fattole “cose” delle quali ancora oggi dibattiamo.  

Nota a margine, la trasmissione di La 7 inizia con l’attentato a Trump di luglio 2024 quando venne “ferito” leggermente ad un orecchio. Di quel giorno tutti ricordano le immagini che sono entrate di forza nel libro della storia americana e non solo: lui che si rialza protetto dai suoi agenti mentre incita con il pugno serrato “Fight … Fight … fight!!!”. Come poi lo stesso Trump ha dichiarato più volte: “Dio ha voluto così … per compiere la Sua opera” … Amen !!! Se non che, questa mattina Repubblica pubblica un articolo che dà voce a quanto molti sospettano: “Tra i MAGA si insinua la teoria del complotto – Falso l’attentato a Donald in Pennsylvania”. Per un Paese che si nutre di complotti (vedi Kennedy) è un tema interessante e nemmeno poi tanto campato in aria se è vero che a seguito di quell’attentato il gradimento verso Trump è salito a tal punto da fargli vincere le elezioni. 

Potere delle immagini!!!   

Chiudiamo con una nota politica. I giornalisti “televisivi” Mediaset scendono in campo. Questo ci racconta un interessante articolo di Repubblica oggi dove si legge di due personaggi “fuori dal coro” dei Berlusconi: Mario Giordano e Paolo Del Debbio. Lo abbiamo sempre sospettato, “andare spesso in video” è tossico e induce dipendenza e senso di alterità e in Rai ne sanno molti qualcosa a partire (e finire) con Bruno Vespa e la sua onnipotenza. Ieri abbiamo letto di Celli, ex DG Rai, a seguito della recente sceneggiata con Provenzano (PD) che ha dichiarato “Se ci fossi stato io lo avrei licenziato in tronco”. Celli però è stato in Rai molti anni e, se voleva, buoni motivi per stroncare la carriera di Vespa ne aveva a sufficienza. Ha raccontato che una volta si sono incontrati casualmente e Vespa lo avrebbe apostrofato: “Stronzo”.  Celli se n’è andato e Vespa è rimasto. Arduo dilemma: a voi la scelta da che parte stare. Da non dimenticare che Celli è stato il “padre fondatore” della nuova Rai con le sue “esternalizzazioni”.  

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domenica 19 aprile 2026

La Civiltà delle immagini 2026 e il "quadrangolo" delle bermude RAI

By Bloggorai ©

Si fa per dire… così… due battute tra quattro (?) amici al bar… tanto per passare qualche minuto spensierato. Tranquilli, sereni, sobri e pacati: Bloggorai non ha l’ardire di diffondere un “comunicato stampa” come piace fare a molti e tantomeno proporre nuove Leggi. Non ne ha alcuna voglia, forza e coraggio. Per questo lavoro ci sono gli “specialisti” dei vari Uffici Studi, “esperti europei” e professori senza concorso. Già applicare le Leggi in vigore sarebbe sufficiente, a partire dall’EMFA che dall’8 agosto scorso aspetta qualcuno che si accorga che è entrato in vigore e ne tragga, subito, le dovute conseguenze. Aggiungiamo: a partire dalla Vigilanza Rai e dalla sua presidente.   

Prima di proseguire con le cose (poco) serie, non ci dimentichiamo di attaccare due figurine nel nostro Album sulla Civiltà delle Immagini 2026 – aprile. La prima è una delle tante perfette metafore del momento geopolitico che stiamo attraversando: la Meloni che partecipa al vertice dei “volenterosi” che, nota bene, non è un vertice UE che invece sembra essere in tutt’altre faccende affaccendata. 

da La Repubblica
L’immagine è fenomenale: la nostra capa del Governo la si vede camminare quasi un passo indietro rispetto ai tre leader Macron, Starmer e Merz con una postura particolare, con le mani dietro la schiena. A veder bene, anche nelle altre foto, la Meloni sembra capitata lì per caso, quasi obbligata dopo mesi di “Nobel per la pace a Trump”. Detto tra di noi: tutta questa solidarietà espressa dalla Schlein in Parlamento ci è sembrata un tantinello esagerata: “In questa Aula siamo avversari …” e basta.

La seconda immagine è quella della rapina a Napoli dei giorni scorsi nel caveau di una banca. La “figurina” da incollare è quella del buco nel pavimento: una voragine metaforica in cui sprofonda non solo e non tanto l’abilità dei rapinatori ma i tanti “buchi” neri che segnano questo la vita Paese. 

dal Corriere della Sera
Ieri un titolo de La Repubblica era significativo “Il benessere non c’è più, famiglie schiacciate da casa, bollette e sanità”. Un paese che da qualsiasi parte lo vedi è un “buco nero”: giovani in difficoltà, salari tra i più bassi in Europa e lavoro che manca.

Bene, torniamo al di cui sopra. Abbiamo “scherzato” con le tre proposte di Legge ma non ci siamo allontanati tanto dalla necessità di pensare come uscire dal pantano in cui versa il presente e ancor più il futuro del Servizio Pubblico. Il principio, il perno, intorno al quale ci troviamo è molto semplice: la Rai, con le risorse di cui dispone e con la sua attuale organizzazione strutturale ed editoriale non regge l’equilibrio. O diminuisce il perimetro del suo impegno o aumentano le risorse. 

La prima proposta sulla quale abbiamo “scherzato” è il tema “canone”. Sia tra la maggioranza ma anche tra le fila dell’opposizione le idee non sono affatto chiare tra chi lo vorrebbe abolire o chi, semplicemente ridurre. Intanto, però, non se ne parla. Sulla seconda proposta lo “scherzo” ha un suo fondamento in particolare per Rai News24. A cosa serve ci siamo chiesti? La risposta la troviamo nei numeri: il numero di addetti, tra giornalisti e amministrativi di circa 300 persone, rispetto al risultato (gli ascolti in media da 0,qualche cosa) e ai costi di gestione sono tali per cui in qualsiasi Azienda “normale” avrebbero chiuso da un pezzo o, in alternativa, proposto un “piano editoriale per l’informazione del Servizio Pubblico” complessivo dove trovargli la giusta collocazione. Nulla di tutto questo avviene e nessun “comunicato stampa” viene diffuso. Anzi! Muti!!!

Infine sulla terza proposta relativa alla liberazione del “fardello” Rai Way. Sono quasi dieci anni, dieci, che se ne parla senza mai venirne a capo. Nel frattempo “i figli crescono e i genitori invecchiano” e le domande sono sempre le stesse. Conviene o no chiudere il “deal” con Ei Towers? (Mediaset non vede l’ora … a condizione che…) Il “business” delle torri è ancora tale e per quanto tempo ancora oppure è ora di cambiare aria e considerarle “ferro vecchio” per poi investire in altri modi che non siano i bluff di cui abbiamo letto finora? Rai Way è ancora un prezioso “gioiello di famiglia” del Servizio Pubblico oppure è solo una scatola vuota a perdere buona solo per l’allegra finanza (i famigerati “fondi” che spesso e volentieri scrivono al Governo) che gli gira intorno tutta a carico della Rai con il suo lussuoso contrato di Servizio?  

Il “quadrangolo” delle Bermude in cui si perde la Rai è sempre e solo lo stesso, da decenni: quadro normativo, missione, risorse e tecnologie. Il primo punto cardinale, la riforma, è svanita. Il secondo, le risorse, scarse e incerte. Il terzo, la missione, tutti la cercano ma nessuno la trova. Il quarto punto, le tecnologie, abbiamo da poco superato il tubo catodico, per lo streaming e la Digital Media Company c’è tempo (ma non ci sono i soldi).

bloggorai@gmail.com 

sabato 18 aprile 2026

FLASH: Comunicato Stampa Bloggorai

By Bloggorai ©

COMUNICATO STAMPA BLOGGORAI: 

Roma, sabato 18 aprile 2026, ore 10 circa … più o meno

“Dopo quasi otto anni di pubblicazioni ininterrotte (salvo Natale e feste comandate), Bloggorai si vuole fare interprete e partecipe del sentimento popolare diffuso in merito al disagio patito dal Servizio Pubblico, ormai vessato da tempo dalla politica infame e predatoria. Bloggorai prende atto della continua lamentela espressa financo recentemente dal suo AD, Giampaolo Rossi e dal “suo “Cda”, sul canone Rai pagato dai cittadini italiani tra i più bassi in Europa. È vero! Nella civile Europa ci sono paesi dove non lo pagano affatto ed altri che invece pagano ben di più del nostro miserabile a 90 euro e non sappiamo nemmeno se rimarrà lo stesso nei prossimi anni.  

Bloggorai ormai si è fatto persuaso che il rapporto tra risorse economiche e prestazioni fornite dal Servizio Pubblico comincia ad essere insostenibile: o aumentano le risorse o diminuiscono le prestazioni: non c’è scampo. Nel mezzo c’è l’offerta editoriale e informativa che necessita di una “ripassata”. Paghiamo di più ma dateci di meglio!!!

Bloggorai è mosso a tanta iniziativa dopo aver visto nei giorni scorsi l’intervista di Bruno Vespa nella “sua” trasmissione alle ore 20.30 laddove ha chiesto a Olindo Romano, condannato per la strage di Erba (dopo avergli prima detto “Prego si accomodi” come fosse a casa sua o nel suo studio di Porta a Porta): “Signor Olindo, posso chiederle chi è Lei davvero? Un pacifico netturbino innamorato di sua moglie o un assassino spietato…???”. Bloggorai esprime viva e vibrante solidarietà anzitutto ai telespettatori che pagano il canone (tra i quali il sottoscritto) e in parte anche al Signor Olindo. È verosimile supporre che ci siamo sentiti tutti presi per il culo (scusate il linguaggio forbito): ma cosa avrebbe potuto rispondere il Signor Olindo? Si, sono io, certo, è vero e sono quì appunto perché sono stato condannato e voglio rimanere a vita dietro le sbarre.

Bloggorai pertanto propone ben tre proposte di Legge di iniziativa popolare:

Proposta n.1: aumentare il canone almeno di 50 euro e forse più, tanto da potersi permettere almeno di trovare un giornalista in grado di gestire una trasmissione di approfondimento giornalistico da prima serata (prima cercare tra i 2000 dipendenti e semmai non si trova va bene anche uno straniero, purché  serio e autonomo dal Governo) e poi evitare le ennesime repliche di Montalbano, Don Matteo, la Principessa Sissi e Pretty Woman.

Proposta n. 2: eliminare Rai Due e Rai News 24, tanto non servono quasi a nulla. Ridurre le reti generaliste solo a due cambiando nome: Rai Over (ex RaiUno) e Rai Under (ex Rai Tre). Andrebbe ridefinito il fantomatico Piano editoriale e scritto un Piano per l’informazione (oggi insistente).

Proposta n.3: liberare del tutto la Rai dal fardello di Rai Way (che peraltro gli costa oltre 220 mln l’anno di canone di servizio) cedendo tutto: torri di alta e bassa quota, la sua CDN diversa da quella Rai (che per inciso paga diversi milioni ad Akamay), Edge Data Center omeopatici e svelare il bluff dell’Hyperscale di Pomezia (nessuno conosce i costi - forse, forse 400 ml; nessuno conosce i tempi – forse 3 anni e nessuno conosce i famigerati e potenziali Anchor Tenant, ovvero “clienti” danarosi e pazienti.

Presto verranno predisposti banchetti nelle piazze per raccogliere firme. Partecipate numerosi!!!

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venerdì 17 aprile 2026

BBC e RAI: il futuro nei Data Center???

By Bloggorai ©

Una “tempesta” oltre Manica potrà mai essere un “venticello” dalle nostre parti? Oggi non ci sono giornali in edicola e quindi ci occupiamo di notizie di ieri e dei giorni scorsi.

Notizia n. 1: leggiamo sul sito Post.it che “BBC, l’azienda pubblica britannica di informazione e intrattenimento, ha annunciato l’intenzione di ridurre tra i 1.800 e i 2mila posti di lavoro, poco meno del 10 per cento di tutti i suoi 21.500 dipendenti. L’obiettivo è una riduzione dei costi di 500 milioni di sterline nei prossimi due anni (575 milioni di euro circa)…”. Il tema, comune a tutti i servizi pubblici, sono le risorse e il modo e le prospettive con cui vengono impiegate. “… i motivi di questa decisione derivano da alcune difficoltà di bilancio: a fronte di spese sempre più elevate per la produzione dei contenuti, diminuiscono le entrate pubblicitarie e soprattutto quelle derivanti dal canone televisivo …L’azienda dice da anni che il numero di persone che lo pagano è in costante calo”.

La notizia correlata, sempre a proposito di BBC, è la nomina di un uomo Google, Matt Brittin alla guida dell’emittente britannica. Il nuovo Ad avrà il compito di trattare con il governo la nuova Royal Charter, il documento che regola il funzionamento della BBC (un documento simile alla nostra Concessione, in scadenza contemporanea nel 2027) e ha dichiarato: “Nel contesto di questo processo di revisione della Carta sembra necessaria una riforma radicale della BBC, sia per quanto riguarda il suo modello di finanziamento sai del contesto in cui opera”. Il contesto è normativo e poi tecnologico. Arriva “l’uomo dei dati” ovvero colui che guarda agli algoritmi di produzione e distribuzione, ad un nuovo “servizio Pubblico” prossimo venturo. Provate ad immaginare di riportare tutto questo, con le devote proporzioni, alla Rai, al Servizio Pubblico italiano e poi fateci sapere. Siamo ancora alla fantomatica Digital Media Company.

La seconda notizia viene, prevalentemente, da oltre Oceano dove si sta sviluppando un fenomeno interessante: il movimento di opinione pubblica “No Data Center”. Da leggere un editoriale del The Guardian dei giorni scorsi con il titolo “Politica dell'IA: le proteste contro i data center negli Stati Uniti sono un monito per le grandi aziende tecnologiche” vedi https://www.theguardian.com/commentisfree/2026/apr/12/the-guardian-view-on-ai-politics-us-datacentre-protests-are-a-warning-to-big-tech

Inoltre, un recente articolo sul Corriere con il titolo “Data center, le rivolte negli Usa: a pochi il nuovo potere dell’AI, agli altri bollette più care (e l’invasione di Big Tech)” vedi  https://www.corriere.it/economia/finanza/25_ottobre_20/rivolte-usa-data-center-e7c5732a-854f-4b08-b3c1-ba9d32ffbxlk.shtml?refresh_ce .

Anche in Italia qualcosa si muove (vedi Brianza e il mega Data Center di Amazon, valore 1,2 mld e circa 200 persone impiegate). Ce ne stiamo occupando perché seguiamo il tema che interessa Rai Way e i suoi Data Center e, in particolare, quello Hyper prospettato a Pomezia, nei dintorni della Capitale del quale sappiamo solo ciò che non si sa: ovvero costi, tempi e clienti.  

Il problema è sempre lo stesso: la tecnologia o la dirigi e gestisci o la subisci e patisci.

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giovedì 16 aprile 2026

Media/Rai: la "nuova discesa in campo" ???

By Bloggorai ©

Già dal giorno successivo all’esito referendario con la sberla presa da Meloni &C ci siamo presi la briga di capire cosa potrà succedere ora dentro e intorno alla Rai. Dal primo post di giovedì 26 marzo 2026 (vedi https://bloggorai.blogspot.com/2026/03/rai-ieri-sera-oggi-e-domani-cose.html ) ci sono state tante cose tra cielo e terra che inducono a mantenere il focus sul tema Servizio Pubblico prossimo venturo e, in particolare, sul suo “concorrente” politico ovvero Mediaset. Le cose cambiano e le persone pure.

Anzitutto c’è stata l’audizione dell’AD Rossi, con tutta la fuffa del mondo “abbiamo fatto, i “piani”, vedremo, incontriamo gente, il polo del cinema …” ma non quello delle “torri” tra Rai Way e Ei Towers che invece, pochi giorni dopo, verrà rinviato di altri 90 giorni. Nel frattempo, sulla stampa si leggono titoli e articoli che parlano di lui come prossimo all’uscita da Via Asiago (Domani, Il Fatto e Il Messaggero). Sarà vero o no, fatto sta che se ne parla e le fonti che lo riferiscono sono “solitamente bene informate”. Poi, sempre a seguito della sberla referendaria subita da Meloni&C, succede che nel Governo si avvia un bradisismo nodale dove il fatto più significativo e rilevante è “l’estromissione” di Maurizio Gasparri dall’orbita centrale di Forza Italia, ovvero Mediaset. Avranno addebitato a lui responsabilità della disfatta? Fatto sta che, a quanto sembra, ci dicono, non sarà più lui ad “occuparsi “ di Rai e non è cosa da poco perché (a parte Letta) pochi altri conoscono bene le faccende Rai quanto lui. Ieri abbiamo riferito di una nostra fonte autorevole che ci ha suggerito “Ma non sarà che Gasparri è stato fatto fuori dalla Vigilanza Rai proprio perché non ha portato a casa il risultato Agnes presidente come il suo mentore Letta tanto desiderava?". Stamattina un altro autorevole lettore ci propone una lettura diversa “Ma non sarà che invece Gasparri è stato fatto fuori dalla Vigilanza proprio perché si era incaponito sulla Agnes e non ha cercato una mediazione onorevole?”.  Osservazione interessante ma che va ancora contestualizzata.

Nei giorni scorsi è avvenuto un fatto a dir poco “irrituale”: Marina Berlusconi “convoca” a casa sua, ad Arcore, AntonioTajani, nientepopodimenoche Vice Presidente del Consiglio, Ministro degli Esteri e Segretario Nazionale di Forza Italia. All’incontro, sembra, ha partecipato il sempiterno Gianni Letta. Questo fatto, a nostro modesto avviso, è molto grave non foss’altro perché rimette al centro del Villaggio il tema la famiglia Berlusconi e la loro Azienda Mediaset tra i tanti problemi del Paese . Abbiamo pure letto di un certo “malumore” dei due fratelli di Arcore nei confronti del “loro” partito a tal punto da lasciar trapelare possibili e sostanziali mutamenti e si legge di “nuova discesa in campo” o di un nuovo partito centrista, più moderato e dialogante con l’opposizione, magari quella parimenti “centrista” inseno al PD. Ecco il “quid” che può interessare la Rai prossima ventura. Con l’uscita di scena di Gasparri, come possono cambiare le carte in tavola sulla Rai e i dossier collegati che interessano molto assai Mediaset: nomina del presidente, riforma e Rai Way?

Nei giorni scorsi è avvenuto un fatto NON nuovo ma significativo: Mattarella è tornato sul problema della Vigilanza Rai impossibilitata a riunirsi (Ndr: nel momento in cui scriviamo, non è previsto nulla!!!). Il Presidente ha fatto riferimento all’EMFA ma sa bene che lo scoglio è, appunto, la presidenza Rai oggi ferma al palo del suo “facente funzioni/consigliere anziano” Marano, ovvero un leghista puro e duro e, in subordine ma collegato, il tema della riforma richiesta, appunto, dall’EMFA. Semplificando e riassumendo: se mai si sciogliesse il nodo presidente, potrebbe anche essere che il resto viene di conseguenza. Ma come si può sciogliere? Sgombriamo il campo da una ipotesi: la Agnes è bruciata se non per sempre almeno per ora. È infatti inverosimile supporre che dopo oltre un anno di “opposizione“ sul suo nome ora invece si possa “sbragare” e votarlo. Allora il grande tema: se non lei, chi altri è in grado di raccogliere il consenso della maggioranza della Vigilanza? Pussa via il “totonomi” ma un timore lo abbiamo e ce lo teniamo chiuso in cassaforte.

Domanda finale. Ma non sarà che con l’aria che tira a Palazzo Chigi (non certo delle migliori) c’è da attendersi prossimi ed imminenti colpi di scena, anche sulla Rai? Anche noi, come si usa dire “faremo sapere”.

Questa mattina, un nostro caro amico e lettore, ha pubblicato su una delle nostre chat riservate uno stralcio di articolo dove si legge “… L’OfCom l’Autorità di regolamentazione dei media britannica, ha avvertito che la Tv pubblica “è in via di estinzione nell’era dello streaming” ed ha aggiunto che alla BBC è in arrivo un nuovo Ceo da Google dove la sfida sarà, appunto, gestire dati e profilazione degli utenti per diversificare nuovi e più competitivi modelli di offerta editoriale. Se non si capisce e non si ragiona su questo fronte, su questi temi, “tutto il resto è noia, non è gioia ma noia”.

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mercoledì 15 aprile 2026

Quirinale e RAI. Il giorno dopo lo "0"

By Bloggorai ©

La “notizia del giorno” è una non notizia, ovvero, per essere più precisi, è una notizia ripetuta due volte e forse per questo ha un significato molto particolare. Vediamo.

Giovedì 30 luglio 2025, Palazzo del Quirinale, il Presidente Mattarella partecipa ad una cerimonia durante la quale sostiene “Il Regolamento europeo sulla libertà dei media entrerà in vigore l'8 agosto e, da quel momento, le sue norme saranno applicabili: riguarderanno - fra l'altro - le questioni della indipendenza editoriale, i contenuti delle grandi piattaforme digitali, il funzionamento indipendente dei media del servizio pubblico. Quest'ultimo, è tema ancora più delicato, e richiama la assoluta necessità che le garanzie predisposte dalla legislazione siano attuate e non eluse. Il quadro offerto nella Commissione parlamentare per l'indirizzo generale e la vigilanza dei servizi radiotelevisivi sul tema di designazione del Presidente della Rai è sconfortante. La libertà vive del funzionamento delle istituzioni, non della loro paralisi". Chiaro e tondo, senza margini di interpretazione, un monito valido per tutti.

Ieri, martedì 14 aprile, dopo 8 mesi, siamo fermi allo stesso punto e Mattarella ha dovuto ribadire “Non è accettabile che, dopo un anno e mezzo, al servizio pubblico nazionale manchi ancora l'assetto dei propri organi amministrativi e la Commissione di Vigilanza non sia in grado di esercitare i suoi compiti". Punto, a capo. Inascoltato allora e verosimile inascoltato sarà oggi. 

Attenzione però, il primo monito del presidente è a monte del problema. Mattarella ha richiamato l’entrata in vigore dell’EMFA l’8 agosto dello scorso anno dove si richiedeva l’immediata applicazione di quanto disposto dall’Europa. In verità, come pure abbiamo ripetuto innumerevoli volte, le indicazioni dell’EMFA erano note da anni prima e, beatamente, le hanno ignorate tutti coloro che hanno dato vita a questo Cda il 26 settembre 2024. È pur vero che l’EMFA non prevede meccanismi retroattivi ma, non foss’altro per “garbo istituzionale” e rispetto del pensiero del Presidente e “recepimento politico” delle indicazioni fondamentali dell’EMFA, il 9 agosto qualcuno avrebbe almeno dovuto porsi il problema della sua permanenza in questo Cda: “Che ci faccio io ora quì?”.

Invece no, è rimasto tutto invariato: zero riforma, zero Vigilanza, zero presidente … zero e basta! Ma di questo zero, ribadiamo, non ne ha responsabilità solo il governo Meloni. Non ce la caviamo con la tiritera pur valida di “telemeloni”. Non è sufficiente e non ne usciamo se non cambia l’approccio, la cosiddetta “postura” politica. 

Sulla riforma ormai dimenticata ne ha grande responsabilità anche l’opposizione sia nel merito (vedi le proposte e gli emendamenti presentati dei quali abbiamo scritto lungamente) sia nella forma (tempi, si è cominciato a lavorare a maggio 2025, e modalità di elaborazione ovvero “due amici al bar, un mini gruppo omeopatico tra “esperti europei” e “professori” senza ombra di concorso). 

Sul tema Vigilanza poi, a nostro avviso, altro grande errore di valutazione: date le condizioni accettate (facciamo il cda e poi la riforma) era preferibile votare la Agnes come richiesto dal Governo oppure negarlo e fare le barricate per poi paralizzare l’organo parlamentare?  Ci potevano essere altre soluzioni? Ad esempio, si poteva “lavorare” ad un altro nome alternativo condiviso? Oppure, vista la determinazione ostinata del Governo, si potevano prendere iniziative significative come, ad esempio, far dimettere tutti i parlamentari di opposizione, vista la loro manifesta impossibilità ad esercitare il loro mandato istituzionale? A dicembre scorso si è sentito parlare di una “azione forte” dei partiti di opposizione che poi, a gennaio, si è trasformato in un blando comunicato come ormai siamo abituati a leggere da qualche settimana questa parte ad opera di un “consigliere” Rai a caso.

Nel frattempo, la Rai sbanda, barcolla e tentenna sotto i colpi dell’incapacità a proporsi in modo credibile. Rileggiamo qualche passaggio di quanto scritto nel famigerato documento del 19 febbraio 2025 “Linee Guida Editoriali” che, di fatto, mette nero su bianco, il “monumento funebre” al fallimento delle scelte editoriali (la famigerata “riforma per generi” già fortemente criticata dall’attuale DG Sergio, che peraltro, ci riferiscono, svanito nelle nebbie di San Marino) compiute nel recente passato la cui conseguenze sono tutt’ora visibili. In quel documento leggiamo di “… isolamento dei direttori di genere, costretti a operare senza poter condividere un’armonizzazione dei piani editoriali e dei contenuti dell’offerta e, come principale conseguenza, il fiorire di prodotti singoli non sempre congrui con l’identità dei canali e, dunque, non riconosciuti dalla platea già fidelizzata … eccessiva frammentazione dell’offerta complessiva causata dalla sovrapproduzione editoriale …” per poi concludere “Negli ultimi due anni peraltro il gruppo Rai ha perduto contro il competitor Mediaset nell’intera giornata, pur mantenendo il primato nel prime time, a causa di due fattori: la riduzione degli ascolti delle due generaliste minori (Raidue e Raitre) e la perdurante debolezza delle specializzate che non è soltanto questione quantitativa ma anche qualitativa: non è infatti solo il maggior numero di canali specializzati di Mediaset a fare la differenza ma soprattutto l’assenza di un’identità editoriale di tanti tra i canali tematici”. Amen!!! E i risultati di questo sfacelo lo vediamo tutte le sere: ieri su Rai Uno l’innumerabile replica di Montalbano, su Rai Due la trasmissione di gossip da ”buco della serratura” con ospite di apertura nientepopodimeno che Carlo Conti e su Rai Tre una fantasmagorico programma di intrattenimento pseudogiornalistico con un certo Cerno (vedere per credere) e la chiusura in bellezza con aggiornamenti insistenti su Garlasco, giusto per non far mancare nulla.

Ci avrebbe fatto piacere sapere “Mattarella pensaci tu” ma abbiamo seri dubbi che qualcuno ha voglia di ascoltarlo. Se lo hanno ignorato la prima volta, perché dovrebbero tenerne conto oggi? cosa è cambiato? che la Meloni è sotto schiaffo dopo i referendum? Che il “partito Mediaset” è allo sbando, costretto a “convocare” il suo leader ad Arcore per chiedergli conto del suo operato mentre il suo “uomo Rai”, ovvero Gasparri è stato indotto ad occuparsi di tutt’altre faccende affaccendato? Che la Lega e il suo ministro Giorgetti si mette di traverso sulla riforma e intanto “blinda” il suo uomo “in quota” Cecatto alla guida di Rai Way? Ci sembra tutto un po’ poco, pochino pochino.

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Ps: Osservazione acuta last minute di un nostro molto autorevole lettore: "Ma non sarà che Gasparri è stato fatto fuori dalla Vigilanza Rai proprio perché non ha portato a casa il risultato Agnes presidente come il suo mentore Letta tanto desiderava?" 

martedì 14 aprile 2026

I "dati" degli utenti: le "terre rare" della TV

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Nel gennaio 1996, trenta anni addietro, sul sito di Microsoft Bill Gates ha scritto “Content is the King. “Il contenuto è dove mi aspetto che verranno fatti più soldi su Internet, proprio come accadeva nelle trasmissioni radiotelevisive. […] Le opportunità più ampie, per la maggior parte delle aziende, riguardano la fornitura di informazioni o intrattenimento. Nessuna azienda è troppo piccola per partecipare.

Una delle cose interessanti di Internet è che chiunque, con un PC e un modem, può pubblicare qualunque tipo di contenuto. Internet permette anche di divulgare informazioni in tutto il mondo a costo zero, o quasi, per l’editore. Le opportunità sono notevoli, e molte aziende stanno gettando le basi per la creazione di contenuti per Internet”.

La “profezia” si è avverata, almeno in buona parte. I contenuti però sono anzitutto prodotti da soggetti e poi sono distribuiti in rete. Produzione e distribuzione si associano in modo perfetto ed è anche per questo che Bloggorai mantiene il focus su Rai Way. Conoscere e ragionare sulle loro sfere di influenza reciproca, sugli ambiti e sugli interessi geopolitici che rappresentano può essere un momento di assoluto rilievo strategico, più ancora che ragionare sugli ascolti di Canzonissima, della 33a replica di Pretty Woman o altre amenità dentro e fuori la Rai, cioè parliamo della famigerata e fantasmica Digital Media Company.

Ieri vi abbiamo accennato ad un interessante articolo comparso sul Sole 24 Ore a firma Francesco Giorgino. Attenzione, la firma in calce non è quella di Direttore dell’Ufficio Studi Rai ma di “Professore LUISS di marketing e Comunicazione”. Ci mancherebbe, va bene così, ognuno espone la merce di cui dispone e per lui, in questo momento, la “merce” LUISS è più pregiata di quella Rai. Ciò detto, il titolo ci ha incuriosito “Le nuova seduzione non parla ai clienti ma agli algoritmi” dove leggiamo “…nell’era digitale disintermediazione e rimediazione non sono la stessa cosa … l’intelligenza artificiale ha prodotto un cambio di paradigma nel marketing. Non basta più operare sul terreno della comunicazione di brand e prodotto per farsi scegliere dai consumatori …occorre farsi scegliere da quegli algoritmi che consentono l’adozione di sistemi di raccomandazione nell’acquisto di beni o servizi o nella fruizione di contenuti”. Interessante: non lo ha scritto Bill Gates e lo spunto sembra ripreso da due ricercatori USA ma ne teniamo conto.

La curiosità ci riporta ad un tema che Bloggorai ha affrontato nel passato: la proprietà e l’uso degli algoritmi di profilazione degli utenti di Rai Play. Si tratta della “merce” oggi forse più preziosa: sapere usi, stili di vita, movimenti e preferenza del proprio pubblico, ovvero si tratta di gestire “dati” personali ovvero il “petrolio” della comunicazione digitale. Conoscere e controllare i dati dei tuoi utenti (e magari quelli della concorrenza) pone grandi sfide per “vendere” meglio i contenuti ovvero il prodotto televisivo sia nel broadcast digitale terrestre sia nel Web. Tanto per intenderci: Sanremo ha generato 65 mln di ricavi pubblicitari ripartiti con l’85% circa dal broadcast e il restante dal web dove però la differenza tra numeri di “contatti” è molto rilevante: gli ascolti sono assestati su una media ci di circa 12 mln mentre nel “digital”, le “video views” e le iterazioni social sono rispettivamente di circa 400 e 100 milioni con utenti prevalentemente “giovani”. Nei giorni scorsi l’AD di Rai Pubblicità Luca Poggi ha dichiarato al Sole “Anche grazie a Rai Play maggiore presa sui dati”. Dunque saranno i “dati” in possesso della Rai al centro del nostro interesse per i prossimi post.

Ecco che torniamo all’inizio della nostra proposta di ragionamento e approfondimento. Data center, Hyperscale, Big Data, CDN proprietaria o in affitto, rete unica nazionale, sovranità digitale e infrastrutture di interesse strategico e quindi “polo delle torri” tra Rai Way e Ei Towers costituiscono i termini fondamentali, capisaldi della trasformazione del Servizio Pubblico che oggi appaio forse più rilevanti della “trasformazione istituzionale”. In altri termini: se non sappiamo cosa farne, se non sappiamo condurla e non sappiamo dove dirigerla cosa ne facciamo della “macchina” Rai? Abbiamo la forte impressione che mentre ci si balocca tra Vigilanza che non si riunisce, presidenti pro tempore e Cda Rai inchiodato alla poltrona comodamente in attesa della sua scadenza, la riforma Rai dispersa nelle nebbie, il mondo reale va avanti a velocità impressionante. Ieri abbiamo saputo che mentre qualcuno si balocca con “data center” lillipuziani, omeopatici, in altre parti del mondo succede che “Kepler Communications guida la nascita dell'informatica orbitale distribuita, con un cluster di 40 processori NVIDIA Jetson Orin su 10 satelliti interconnessi via laser — un modello radicalmente alternativo ai tradizionali data center terrestri”. Come abbiamo scritto, il futuro della Rai è dietro, molto dietro le sue spalle. Basti pensare che il famigerato Hyperscale proposto recentemente da Rai Way era stato “concepito” alcuni anni addietro, ci dicono in “era Mancino” e che, secondo quanto dichiarato all’ANSA dall’AD Rai, Giampaolo Rossi, non si sa se e quando potrà essere realizzato, con quali costi (abbiamo letto di circa 400 mln) e anzitutto con quali clienti.

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lunedì 13 aprile 2026

State sereni: l'Europa fa festa ... l'Europa s'è desta

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Nello sfavillante mondo del probabile, del possibile e del necessario succedono cose non sempre facilmente spiegabili.

La settimana inizia in modo tanto turbolento quanto interessante. La presunta “pace” ricercata invano dai due dementi guerrafondai è l’ennesima patacca come è stata quella imposta a Gaza, utile solo a Israele per potersi “dedicare” all’Iran e Libano nonché a proseguire gli insediamenti illegali in Cisgiordania ed approvare la pena di morte solo per i Palestinesi. Fanno le guerre, se ne fregano del diritto internazionale, spianano tutto e uccidono tutti e poi vogliono imporre la “loro” pace. Qualcosa non torna.

In questa Europa, stamattina tutti o almeno tanti a “festeggiare” la sconfitta dell’orrido Orban, amico della Meloni, di Trump, di Netanyahu e di altri compagni di merende. Grosso modo, gli amici dei miei nemici sono anch’essi miei nemici. Ne siamo proprio sicuri che con il “nuovo ungherese che avanza” andrà meglio? Noi no, non tanto. Leggiamo sul Corriere di oggi: “Nonostante oltre due anni di campagna elettorale e un programma di 240 pagine i dettagli su cosa farà esattamente Magyar rimangono vaghi. Gran parte di ciò è voluto per non offrire appigli i suoi avversari che lo bollano come un servo di Bruxelles”. 

Una domanda e un dettaglio di poco conto: chi è esattamente (ex delfino di Orban) e cosa farà nel dettaglio subito sui grandi dossier internazionali è una incognita notevole. E il canto felice delle varie Ursula Gertrud von der Leyen&C non ci tranquillizzano per nulla, anzi. Bloggorai non è mai stato un europeista convinto, poi di questa Europa, pallida e impotente, scomposta e individualista oltre ogni limite dove regna sempre “ognuno per sé e Dio per tutti” incapace di essere autonoma nei pilastri dell’economia, delle tecnologie, dell’energia e di quant’altro ancora. 

Tanto per capirci. Oggi veniamo a sapere, ad esempio, che la Francia sta sostituendo i sistemi operativi della sua pubblica amministrazione passando da Windows (ovvero monopolio USA) a Linux (Open source gratuito) e così via trotterellando. Da noi, in Italia, invece succede, come ha denunciato ieri sera Report ieri sera, che è verosimile che “Meta interferì nelle elezioni del 2022” come titola oggi La Sicilia dove leggiamo pure che “Il dipartimento tecnico del Garante Privacy apprese le notizie sulle interferenze di Meta chiede un blocco urgente ma Scorza e Ghiglia frenano invitando ad attendere le autorità europee. A metà 2023 in occasione delle elezioni regionali i tecnici riescono a far emanare un provvedimento d'urgenza che impedisce a Meta di condividere i dati con terzi e propongono una multa da 75 milioni ma nonostante la multa venga abbassata a 25 milioni sia scorza che ghiglia votano contro il provvedimento”. Amen, come si dice quando un consigliere a caso chiede qualcosa all’AD Rai: “faranno sapere”.  Rimaniamo fiduciosi.

Per tutto il resto, negli ultimi tempi l’Europa si sente solo quando parla di aumento delle spese militari e di difesa comune ed è inetta e incapace di intervenire sui grandi conflitti in corso dall’Ucraina al Medio Oriente mentre si lascia “bullizzare” dai due dementi guerrafondai.

Scendiamo di livello e arriviamo a casa nostra. In questi giorni siamo anche noi “bombardati” di fatti concreti (aumenti dei costi) e notizie inquietanti. Quando i ministri sono ottimisti e fiduciosi, ci parlano di “riserve” sufficienti per qualche mese, dopo di che se, appunto, non “fanno la pace” ci dovremo attrezzare con le candele e con i somari. In mezzo alle “bombe” economiche e mediatiche, c’è la miccia sempre più corta delle prossime elezioni politiche tra primavera e autunno 2027: sia i partiti di governo e sia quelli di maggioranza sono alle prese con ardui dilemmi. Più ancora preoccupano quelli di opposizione che ancora non hanno definito un programma politico e chi poi sarà la persona chiamata a contende la Meloni: “Vassene il tempo e pur fugge tuttavia”.

Ancora un livello più in basso e arriviamo alla Rai. Già. Siamo proprio al livello più basso: nel senso che ormai c’è così poco da dire che c’è più da ridere (o, a scelta, da piangere). Da dove si vuole iniziare? Dalla riforma? non ne parliamo proprio, ci sono ben altre riforme da fare prima. Ieri sul Tempo è stato pubblicato un articolo a firma Bisgnani (uno che solitamente la sa lunga e la sa pure cantare) che non lascia molte speranze. Dagli ascolti (Canzonissima ormai si perde tra le nebbie del sabato notte) o dalle repliche delle repliche (Pretty Woman alla 33a volta)? Dalla “storia infinita” del Cda anomalo senza presidente, monco, ai limiti della legittimità e ormai quasi prossimo alla scadenza come lo yoghurt? Alla famigerata “Digital Media Company” (mai specificata “di Servizio Pubblico”) che nessuno sa più bene cosa sia e di cosa si debba occupare? Di Rai Way, della sua CDN distinta e diversa da quella Rai e dei suoi “Data Center” o, peggio ancora, del fantomatico “Hyperscale” di Pomezia che lo stesso Ad Rai Rossi ha detto che non sono noti i tempi e i costi (e, aggiungiamo noi un dettaglio non da poco: i futuri clienti)? Di “piani” improbabili o inesistenti (uno vale per tutti: quello editoriale sull’informazione …vedi il “caso” Vespa)???     

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Ps: oggi abbiamo trovato un interessantissimo articolo sul Sole dal titolo "La nuova seduzione non parla ai Clienti ma agli Algoritmi". Ne parleremo.


 

domenica 12 aprile 2026

La Civiltà delle Immagini 2026: Vespa gioca con i dadi della RAI

By Bloggorai ©

“Io non ce l'ho con te, ma con quello che ti sta accanto perché ancora non ti ha buttato di sotto” E. Petrolini

Notizia recente: grosso modo, circa 12 mila anni addietro i cacciatori raccoglitori del Nord America inventarono una sorta di dadi, con due sole facce ovvero una specie di “pari o dispari”. Fino a poco tempo prima si riteneva che fossero stati “inventati” intorno al V millennio a.C. in diverse aree del mondo: dalla Scozia all’Egitto.

Da allora, il genere umano in diverse latitudini e continenti ha iniziato a fare i conti non tanto e non solo con il “gioco” (merita la citazione “Homo Ludens” di Huizinga) ma con il senso della casualità, con la sorte, con la necessità della scelta e con quel sottilissimo e impercettibile spazio che divide il certo con l’incerto, un destino fausto da uno infausto. I dadi sono una metafora pressoché perfetta delle combinazioni infinite che possono determinare le nostre sorti. La faccia visibile del dado è una sola e mostra un numero pari o dispari esattamente come le scelte che costantemente dobbiamo compiere che spesso e volentieri non lasciano molto margine all’incerto, al “forse”, al “dipende” o al “quasi”. Tutto si mostra per la sua duplice natura e lettura: bianco o nero, sotto o sopra, davanti o dietro, destra o sinistra e così via. Prima Parmenide e poi Aristotele lo avevano intuito in modo chiaro con il principio di “non contraddizione”: una cosa è o non è. Qualche secolo dopo Matteo nel suo Vangelo scrive “ … Non giurare neppure per la tua testa, perché non hai il potere di rendere bianco o nero un solo capello. Sia invece il vostro parlare: “sì, sì”, “no, no”; il di più viene dal Maligno”. Per arrivare, infine, al noto pensiero di Einstein “Dio non gioca a dadi con l’Universo” a cui David Bohr rispose con “… smettila di dire a Dio cosa deve fare con i suoi dadi”.

Tutto ciò premesso per arrivare alla “figurina” che entrerà giocoforza nel nostro Album sulla Civiltà delle immagini 2026: Bruno Vespa con il ditino puntato in faccia all’autorevole esponente del PD, Giuseppe Provenzano, nel mentre che gli intima “stia zitto!!!”.  Per tornare alla metafora di cui sopra: o si sta con Vespa o contro di lui, non c’è o non ci dovrebbe essere margine di trattativa o lo vedi o cambi canale ovvero o frequenti il suo studio oppure no. Oggi su Repubblica Filippo Ceccarelli gli ha modellato un bel taglia e cuci dove ha colto elementi significativi dell’immagine televisiva: la foto della Meloni sullo sfondo con il suo claim (“…il Governo va avanti fino alla fine ...”) e una mano in tasca di Vespa. In questa immagine, nella sequenza televisiva, a nostro avviso, manca qualcosa e non è cosa da poco conto: la mancata reazione di Provenzano.

Un parlamentare, a nostro avviso, non dovrebbe accettare in alcun modo che qualcuno gli possa intimare di “stare zitto” ancor più se questo avviene in uno studio del Servizio Pubblico. E qui arriviamo al contesto della vicenda. Vespa “è” in ragione del fatto che gli si consente di “essere” ovvero di rappresentare il monopolio della comunicazione politica della Rai in modo pressoché totale e assoluto. Vespa “è” il suo contratto il suo ricco contratto da autore e conduttore con il Servizio Pubblico, Vespa “è” la naturale prosecuzione del “potere” politico in forma televisiva, da tempo immemore blandito, vezzeggiato e “rinnovato” ormai ad ogni cambio di stagione politica. 

Ma, domanda banale, è mai possibile che con oltre 2000 giornalisti a busta paga Rai non ce ne sia uno/a, o anche mezzo/a, in grado di condurre un “Porta a porta” qualsiasi?

Non c’è molto altro da aggiungere. Qualcuno, un consigliere a caso, ha scritto di “… toni scomposti …” usati da Vespa per i quali dovrebbe financo “chiedere scusa”. Non c’è un problema di toni ma, semplicemente di Vespa e di chi gli rinnova il contratto.

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ps: Bloggorai possiede un discreta collezione di dadi, di diverse forme a materiali, provenienti da diverse parti del mondo, alcuni antichi e particolari.

venerdì 10 aprile 2026

RAI & C: il grande gioco di primavera

By Bloggorai ©

Ogni stagione è una buona stagione per te se la tua anima è serena

Primavera, è tempo di cambiare o, meglio ancora, di mantenere e rinforzare. Siamo arrivati ad un punto cruciale: Meloni e il suo governo dovranno pur decidere, e in fretta, se far saltare il tavolo e andare ad elezioni anticipate oppure stringere i denti e andare avanti. Per la presidente del Consiglio, chiudere la legislatura è un obiettivo ambizioso (sarebbe la prima volta che succede) ma altrettanto ambizioso è l’obiettivo di poterne aprire una nuova dopo le elezioni del 2027.

Ecco allora la “stagione dele nomine” del Governo che, giocoforza, guarda avanti, molto avanti con fondamentali chiavi di lettura: prudenza, controllo e continuità. La Stampa del 3 aprile, appunto, titolava a proposito di una poltrona di assoluto rilevo strategico “Poste, resta Del Fante. Nella Aziende di Stato, il MEF sceglie la continuità”. E così è stato. La partita che si appresta a giocare Poste con TIM è, forse, la più importante di questo momento ed avere il suo controllo totale per il Governo è inderogabile.  Fatte le debite proporzioni e, in un certo senso, per contiguità, anche su Rai Way il Governo ha scelto la continuità proponendo il rinnovo di Cecatto come AD per mantenere aperto il MoU fino alla sua prossima (e forse ultima) scadenza di fine giugno per chiudere o meno l’accordo con Ei Towers.

E ora la Meloni cosa vuole fare con la Rai? Oggi abbiamo letto una frase su Domani, a firma Lisa di Giuseppe "...la narrazione che serpeggia per Via della Scrofa e disegna la Rai più come una rogna che un'opportunità ...". Nei giorni scorsi abbiamo citato il titolo del Fatto "Meloni delusa, vertici in bilico".

In questo contesto si pone l’annosa partita della “riforma Rai”: conviene chiuderla entro breve tempo oppure conviene lasciare le carte ferme in tavola in attesa di “non si sa bene cosa”? Già, perché il punto fermo è molto semplice: l’EMFA è in vigore e l’Italia deve applicarlo, pena l’apertura di una procedura di infrazione (lenta e lunga). La disposizione comunitaria prevede che il nostro Paese si debba confrontare a principi chiari e netti: autonomia e criteri di nomina trasparenti del Servizio Pubblico. Se non che, il progetto di riforma (si far per dire) attualmente in discussione (e arenato, annebbiato, disperso) in VIII Commissione Senato non sembra avere una corsia privilegiata di conclusione entro breve, ovvero prima della fine della Legislatura. Dunque, in mancanza di una nuova Legge entro il prossimo aprile 2027 (anno di elezioni), si rinnova la Concessione e il conseguente Contratto di Servizio? Nota a margine: nella maggioranza c’era un “paladino” della volontà di chiudere subito (“entro dicembre” dixit a ottobre scorso): ovvero Maurizio Gasparri che ora è in tutt’altre faccende affaccendato. Fratelli d’Italia e, ancora di più Forza Italia e Lega quanto interesse hanno a chiudere la partita? Per quanto ci è dato sapere, poco quasi nulla. Poniamo la stessa domanda all’opposizione: che intenzione hanno? Si può forzare la mano in qualche modo, a partire dalla Vigilanza e finire con le dimissioni dei consiglieri? Oppure si rimane in attesa di “non si sa bene cosa”?

Morale della favola. all’orizzonte nulla di nuovo e gli attuali consiglieri Rai possono continuare a dormire sonni tranquilli: anche loro, come la Meloni, hanno ragionevoli probabilità di chiudere il mandato. Possiamo parafrasare la frase della Schein rivolta al Governo ieri in Parlamento verso questo Cda di destra destra: “Avevate i numeri per fare tutto e non avete fatto niente”.

Come già vi abbiamo riferito, la bozza di riforma è ferma in V Commissione Senato (bilancio) ovvero Giorgetti che ha detto chiaro e tondo che, così com’è, non si può fare. Per quanto abbiamo potuto sapere e verificare, il gioco è fermo. Dunque, torniamo alla domanda precedente: si chiude la partita riforma entro breve o no? Di conseguenza, si chiude la partita (ormai decennale) di Rai Way entro giugno? No, non ci sarà nessun “rush finale”. Bloggorai ritiene di no per il semplice motivo che i presupposti dell’accordo non ci sono e non ci potranno essere in tempi ragionevolmente brevi: A non è chiaro il quadro, il contesto normativo B non è stata definita la governance della futura società C si deve ancor sviluppare e  comprendere la portata e le conseguenze dell’iniziativa di Poste verso TIM che potrebbe impattare anche sull’operazione “polo dele torri” tra Rai Way e Ei Towers.

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giovedì 9 aprile 2026

RAI: geni e folletti, vizi e virtù, miseria o nobiltà

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Ai comuni mortali, ai cittadini “diversamente giovani” felici ospiti di Villa Arzilla come pure ai “giovani” veri non appartiene la possibilità di comprendere le caratteristiche della genialità. Forse, qualche possibilità la possono avere coloro che appartengono alla “medietà”, i quarantenni o giù di lì. Il genio, o la “genia”, infatti, si annida nei meandri delle forme e delle apparenze, si confonde nei dettagli e si mescola nella magnificenza della grande opera d’arte. Il genio trasforma e manipola la banalità in eccezionalità, l’ordinario con l’inconsueto, la balla con la bolla, il dettaglio con il generale.

Ebbene ne siamo pienamente convinti, alla Rai si aggirano uno o più geni, folletti eterei di sesso indefinito, in grado di proporre e produrre livelli di creatività televisiva da Servizio Pubblico di rara e raffinata bellezza. Oppure, al contrario, si aggirano spettri malevoli, congiurati affamati di trame e complotti, gentaglia che “rema contro”???

Ieri sera è andato in onda su Rai Uno il film Pretty Woman, uscito nelle sale nel 1992 e diffuso sula prima rete per ben 33 (dicasi trentatre) volte e l’ultima è stata lo scorso maggio quando ha raccolto 2,6 mln con il 15,8 di share. Pochino che però talvolta a qualcuno fa venire un sorrisetto del genere “abbiamo battuto la concorrenza”.

Domande: A, non hanno di meglio o di diverso da proporre? B, Stanno raschiando il fondo del barile? C, Sono pienamente consapevoli della pochezza dell'offerta e si accontentano di quello che riescono ad ottenere? D, è una scelta editoriale pianificata (la sera precedente replica di Montalbano) per una settimana di magra? E, è una scelta editoriale pianificata con la speranza che i “giovani” di Villa Arzilla sono andati a dormire oppure non ricordano bene di che film si tratta?

Fatto sta che Auditel stamattina ci ha detto che Pretty Woman ieri sera ha rinfrescato la memoria a circa 2,6 milioni di persone pari al 13,6% di share. Non sono poche, non sono tante per una tarda serata di Rai Uno, mentre il suo “rampollo” dei pacchi De Martino su Rai Due richiamava l’attenzione di altrettante 2 mln di persone con il 9,7 di share e su Rai Tre l’inossidabile Chi l’ha visto chiamava a raccolta i fedelissimi telespettatori con 1,3 mln e l’8,1% di share. Vale sempre la pena ricordare un dato importante: l’ascolto totale sulle 24 ore che vede Rai con un ascolto medio di circa 3 mln e lo share al 37,5% mentre Mediaset vede poco più con circa 3,1 mln e il 38%.

In altro Post ragioneremo sulla “fine della prima serata” ovvero sulle diverse fasce orarie di inizio delle programmazioni: nei giorni scorsi è stato lanciato un appello dal produttore, appunto, di Montalbano, Carlo degli Esposti: “Le fiction iniziano troppo tardi e allontanano gli spettatori dalla tv generalista”. Interessante.  

Comunque, per  completare il quadro degli ascolti, può essere interessante riepilogare il Report Auditel Standard Digitale per la settimana 29 marzo – 4 aprile dove leggiamo:

LS (Legitimate Streams): Mediaset 213.000 K, Rai 81.679 K

TTS (Totale Tempo Speso per ore): Mediaset 20.782 K, Rai 18.886

ASD (Average Stream Duration): Rai 22'43” e Mediaset 11’, 38”  

Per quanto siamo in grado di intendere, i parametri più interessanti sono: il TTS è il più rilevante dal punto di vista della remuneratività pubblicitaria: più tempo l’utente è esposto alla visione e più è permeabile alla ricezione del messaggio pubblicitario. Poi c’è il LS ovvero il numero di stream, ovvero le visualizzazioni di un contenuto per un tempo minimo di 0,5 secondi.

Come ci siamo detti tante volte, i numeri dicono tanto ma non dicono tutto e però quello che ci dicono non è irrilevante.

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mercoledì 8 aprile 2026

RAI: il Medio Evo prossimo venturo in prima serata

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Lo ammettiamo, ne siamo consapevoli e ci cospargiamo il capo di cenere: non sappiamo da che parte iniziare, da quale filo dipanare la matassa. Eppure, abbiamo tanto da dire e scrivere (non ci dimentichiamo di Rai Way).  

E già, perché la matassa è assai complessa ed è difficile trovare il bandolo se non si guarda indietro, a fianco e davanti.

Proviamo ad iniziare da stamattina, da quando Auditel ha pubblicato i dati di ascolti di ieri sera dove, ricordiamo, mentre il mondo intero era (e forse è ancora) con il fiato sospeso per colpa dei due dementi e dei loro complici ed alleati, la Rai ha pensato bene di mandare in onda la 18° replica di un racconto di Montalbano su RaiUno, un esordio porno-soft su Rai Due e una consueta trasmissione che si occupava di stregoni e di Garlasco. In altre parole, la triade perfetta delle 3 S: Sangue, Soldi e Sesso sapientemente mescolati tra loro. Una formula magica che, in genere, riscuote un certo “successo” di pubblico (e di diritti di autore pagati al produttore di Montalbano che ogni volta che va in onda una replica stappa una bottiglia di Prosecco).

Comunque, delle due l’una: o la minaccia di Trump era una ennesima bufala e quindi immeritevole di attenzione oppure era da prendere in seria considerazione (come sembra aver fatto pure il Papa). Per noi era buona la seconda: i telespettatori hanno diritto o no di sapere se qualche demente in giro per il mondo mette a rischio la loro sicurezza? Cosa si doveva attendere? Che i primi missili arrivassero su Teheran alle 2 della notte uccidendo qualche centinaio di migliaia di persone?

Comunque, questi i risultati di una “serena” serata del Servizio Pubblico:

Rai Uno: 2,8 mln con il 15,9%

Rai Due: 1,3 mln con l’8,7%

Rai Tre: 0,4 mln con 2,8% (quasi un record negativo)

La 7: 1,7 mln con l’11,6%

TOT. Rai intera giornata: 2,9 mln con il 35,2%

TOT. Mediaset 3,2 mln con il 38,3%

Per quanto riguarda un caso a parte, RaiNews24, pubblichiamo l’intera strisciata:


Cosa si vuole commentare con questi numeri?

Ora, si dà il caso che in tarda mattinata, alle 12.11, leggiamo un Agenzia “Rai: Natale (CdA), ieri grave carenza informativa, ridare fisionomia riconoscibile a Rai3 Roma, 8 apr. (LaPresse) - "La straordinaria del Tg1 era pronta: per fortuna non ce n’è stato bisogno, perché per ora Trump ha deciso di non cancellare una civiltà. Ma è l’offerta 'ordinaria' della Rai che ieri sera è stata gravemente carente. Nel momento in cui il mondo stava letteralmente con il fiato sospeso, l’unico spazio informativo in prima serata sulle reti generaliste lo ha coperto 'Far West' su Rai3” e chiude con “Servono interventi urgenti e coerenti, anziché malriuscite imitazioni di Rete4". 

Incredibile ma vero: Natale ci informa che era pronta una straordinaria del Tg1 ma per fortuna non c’è stato bisogno. Già, per fortuna perché, semmai, alle 2 di notte ci avrebbero svegliati per informarci che stava per iniziare l'Apocalisse. Non prima, mi raccomando, perché semmai il pubblico si impressiona e si mette paura per la possibile "crisi" economica (come se in questi giorni, in queste ore si parlasse d'altro).

Ma il tema, appunto, non è la straordinaria del Tg1 che pure ci doveva essere lo stesso, prima ancora che i missili fossero lanciati e non durante o subito dopo, ovvero quando la “civiltà” stava per essere distrutta (e nessuno ci garantisce che con questi personaggi siamo al sicuro) e il tema non è nemmeno “l’offerta ordinaria di ieri sera” ai limiti dello scandaloso ma quella “ordinaria di tutte le reti Rai” messe insieme. Il tema fondamentale, ormai storico, è che non esiste una prima serata giornalistica di approfondimento o dibattito che dir si voglia che non sia su Garlasco e cronaca nera o “rosa” come NON esiste, da anni, un piano editoriale sull’informazione del Servizio Pubblico in grado di razionalizzare l’impiego di oltre 2.000 giornalisti e 8 testate (il caso di RaiNews24 parla per tutto). Quando c’era, e c’è stato, lo hanno prontamente boicottato e fatto annegare nella palude e alcuni tra i protagonisti del misfatto godono ancora di grande successo e visibilità.  Non ce la fanno, è più forte di loro. Natale auspica “interventi urgenti e coerenti” e se magari, se capita, ce ne suggerisce qualcuno gli saremo grati.  

Ancora un piccolo passo indietro. Stamattina Giovanni Valentini, noto esperto di Rai sul Fatto, rilascia un’intervista dove dice chiaro e tondo: “I consiglieri di opposizione dovrebbero dimettersi”. Bloggorai lo scrive da tempo e forse per questo lo hanno cancellato dalla loro agenda telefonica.

Ancora qualche passo indietro. Nei giorni scorsi Il Fatto pubblica un articolo, a firma Gianluca Roselli, con il titolo “Il No travolge pure la Rai: Meloni delusa, vertici in bilico”. Il pezzo contiene notizie interessanti ma una merita di essere approfondita. Come pure vi abbiamo scritto, ci troviamo in una terra di mezzo con questo Cda di destra destra ai limiti dell’illegittimità sugli atti compiuti da un presidente designato a norma di legge ma non ratificato (che nessuno vuole verificare e che nessuno vuole sanare). Ora, come accenna l’articolo citato, il problema è molto semplice e riguarda sia la maggioranza che l’opposizione: conviene lasciare andare a compimento questo Cda oppure chiudere subito la partita, magari con una nuova legge in adempimento dell’EMFA (peraltro ancora inesistente e difficile da mandare al voto in Aula)? A Palazzo Chigi si pone l’arduo dilemma: mantenere la presa con ”questo” cda fino alle prossime elezioni che, tutto sommato, è alquanto sotto controllo oppure affidarsi alla sorte di un nuovo Cda dalle incognite impreviste che, nel caso, rimarrebbe in carica per cinque lunghi anni??? Bella domanda che ci riporta ai bei tempi di quando, con alcuni “amici “ a fianco, sostenevamo “prima la riforma e poi le nomine” salvo poi arrivare a quel 26 settembre 2024 quando avvenne esattamente il contrario. 

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La RAI del giorno dopo

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Una mattinata di primavera formidabile. Profumo, colore e calore. Dall’alto della mia collina si intravvede la Val Tiberina, il panorama si estende all’orizzonte dove tramonta il sole che, ogni sera, ci regala uno spettacolo ogni volta sorprendete. Ieri sera, quando lo abbiamo visto scendere sotto il filo lontano, ci siamo chiesti: come sarà domani?

Ci siamo svegliati non sapendo se stanotte o meno la coppia criminale e terrorista che si agita tra Tel Aviv e Washington hanno cercato di “cancellare una civiltà” ovvero l’Iran ovvero la Persia ovvero quell’immenso territorio dove è nata la civiltà, dove hanno inventato l’alfabeto, i numeri, l’astronomia la geometria e quant’altro ancora mentre Trump e suoi antenati erano ancora nelle caverne a cercare di accendere il fuoco con la pietra focaia.

Ci siamo svegliati e, ascoltata la radio, abbiamo appreso che, almeno per ora, l’apocalisse non ci sarà. Possiamo, per ora, tornare alle nostre faccende, alla Rai e al Servizio Pubblico e c’è molto, molto da dire. Rimanete sintonizzati, a più tardi

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