mercoledì 22 luglio 2026

La "corriera", l'Odissea e i Podcast

By Bloggorai ©

Domenica scorsa, intorno alle 17.30, Tiburtina, stazione degli Autobus. Una volta si chiamavano “corriere”. Bloggorai conosce bene il tema insieme a tanti milioni di italiani che ancora prendono la “corriera” per andare o tornare al proprio paese. Ha iniziato a prenderla da giovane, per andare al liceo: alle 7.15 al mattino e alle 13.45 per tornare. Sempre puntualissima, guai a tardare un minuto e te la vedevi passare sotto gli occhi e allora erano guai. A quel tempo, le principali compagnie erano la Stefer per Roma Nord e Zeppieri per Roma Sub mentre oggi invece si chiamano Flixbus o Itabus. La prendo spesso per andare o tornare dalla Bassa Val Tiberina, la stessa linea che porta a Perugia, sede dell’Università per stranieri.

Da allora la “corriera” è divenuta una sorta di metafora personale sul senso della vita. E' un piccolo mondo, molto differente dal treno e dall'aereo non foss'altro perché consente di "fare fermate". Osservando i passeggeri che salgono e scendono, da allora, è stato subito chiaro che succede esattamente la stessa cosa nel corso del nostro tempo: alcuni salgono all’inizio della corsa e rimangono fino al compimento, altri invece fanno solo un breve tratto del percorso. Sono comunque tutti “compagni di viaggio” ed ognuno di loro lascia una traccia.

Quel pomeriggio caldo di metà luglio, pochi giorni addietro, osservando il popolo delle corriere moderne, abbiamo osservato e "scoperto" due elementi particolari. La maggior parte dei viaggiatori erano giovani, intorno ai 20/25 anni e la maggior parte di loro, mentre erano in attesa, aveva il cellulare in mano e le cuffiette nelle orecchie mentre io avevo un quotidiano cartaceo che ancora non avevo finito di leggere. La mia corriera partiva alle18, ero di buon anticipo, come al solito, e ne ho approfittato per fare due battute con qualcuno. Il primo che mi è capitato a tiro era un ragazzone con un grosso zaino poggiato in terra. Ho approfittato di un frammento di tempo in cui si è mosso per bere dalla sua borraccia per porgli una domanda “Scusa il disturbo, ti posso chiedere cos stai ascoltando?”. Mi osserva con aria incuriosita e risponde “Si certo, un Podcast di Alessandro Barbero”. In verità me ne avevano già parlato pure i miei figli. Scambiamo ancora un paio di battute e mi sposto più avanti, verso altre banchine, accanto al bar. Vedo una coppia di ragazzi, tutti e due con cellulare e cuffie Bloetooth. Pongo la stessa domanda. Riposta “solitamente ascoltiamo Podcast, di vario genere”. Grazie! La mia “corriera” sta per partire. 

Il fenomeno Podcast era sotto i miei occhi, da anni, e non me ero accorto!

Il viaggio verso l’Umbria inizia e ne approfittiamo per sapere e capire. Allora, i Podcast sono una “invenzione” ormai quasi datata: nascono nel 2004 e da allora il fenomeno cresce costantemente. Nel 2025 in Italia sono stimati circa 15 milioni gli utenti che ne fanno uso quotidiano per circa 40 minuti al giorno. Mentre i Podcast, ovvero le piattaforme di distribuzione come Spotify, Amazon etc crescono i giornali quotidiani calano le vendite in modo inesorabile a circa 1,6 milioni di copie al giorno (dati Fieg a maggio 2026). I dati sull’età media sono impietosi: gli utenti Podcast ne hanno circa 25 mentre i lettori dei quotidiani over 50. Nota a margine: l’età media dei lettori dei quotidiani coincide, grosso modo, con quella di chi guarda la televisione: over 50 ... molto over.

Ma ciò che colpisce la riflessione si riferisce ad un tema trattato nei giorni scorsi: la “questione omerica” e il racconto, la narrazione orale. Viene da osservare che con la fenomenale diffusione dei podcast, sommariamente, stiamo attraversano (o forse tornando) alla diffusione del sapere con altri mezzi diversi dalla carta stampata. In questi giorni ne abbiamo scritto spesso e volentieri. L’Odissea, come tutti gli altri grandi poemi epici (non solo del mondo greco, ma anche del mondo sumero babilonese di Gilgames nel II sec. a.C., oppure della civiltà indiana con il Mahabharata del IV sec. a.C) nascono e si diffondono con la sola “voce narrante”, con i cantori che riportavano il testo orale che, via via, subiva variazioni o interpretazioni personali. Come pure abbiamo già scritto nei giorni scorsi, è stato necessario introdurre l’alfabeto fenicio per rendere l’Odissea (e l’Iliade) un testo scritto e universale, salvo poi dover interpretare le diverse traduzioni.

Mentre Bloggorai viaggiava, con la copia del giornale arraffazzonata e ormai già “vecchia” del giorno prima poggiato da un lato, ha preso le cuffie ed è entrato nel mondo dei podcast. Forse, anche Bloggorai potrebbe avere un futuro in questo viaggio. I lettori e le lettrici già ci sono e sono numerosi, chissà se si potranno trasformare in "ascoltatori"?

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martedì 21 luglio 2026

E' partito un treno carico di paura, incertezza e confusione

By Bloggorai ©

Oggi ci sono tanti argomenti da affrontare ma incombe una cappa di cemento e polvere che annebbia i ragionamenti e fa distogliere lo sguardo. Non è necessario consultare gli aruspici, non occorre guardare nei fondi delle tazze di caffè e tantomeno andare da un astrologo per intuire cosa sta succedendo: è sufficiente saper leggere e interpretare correttamente fatti e vicende sotto i nostri occhi.

A: è assolutamente evidente e scontato che da qui a breve (aprile o settembre) si andrà a votare.

B: è assolutamente evidente che, a differenza con le altre consultazioni politiche, questa volta ci giochiamo il futuro della nostra democrazia e degli assetti costituzionali.

C: è assolutamente evidente che questo Governo si giocherà il tutto per tutto per garantirsi la sua continuità e dunque portare a compimento il suo disegno di trasformazione sociale politica del Paese.

D: è assolutamente evidente che nell’arena della competizione politica non ci saranno solo i grandi temi della società e dell’economia ma anche la “sicurezza”, le migrazioni, le tecnologie, la politica internazionale etc. Come era facile prevedere il tema “sicurezza” ha assunto dimensioni di rilievo assoluto. Vedi quanto successo a Bologna con la morte di Fakir. 

E: è assolutamente evidente come in tale contesto la “narrazione” e quindi le tecniche di comunicazione, gli strumenti, i linguaggi e le piattaforme saranno centrali e strategiche.

F: è assolutamente evidente che la Rai “deve” partecipare a questo scontro epocale che si sta profilando. Questa Rai, questo Cda, per il Governo Meloni è e dovrà essere di più funzionale a questo quadro. Come sopra: vedi quanto successo con la morte di Fakir e la mancata messa in onda del servizio  sulla TgR.

G: è assolutamente evidente quindi che c’è connessione tra competizione politica e la  “narrazione” della Rai in ogni singolo aspetto, in ogni dettaglio.

H: è assolutamente evidente (a almeno a Bloggorai appare in tal modo) che l’opposizione di fronte a questo scenario complessivo appare in ritardo, carente di prospettiva, debole sul programma e alquanto confusa al suo interno (quanto deve essere “largo il campo”? Chi sarà il/la premier? Come verrà scelto?)

I : è assolutamente evidente che pure tra i partiti di maggioranza la situazione e gli equilibri sono pure alquanto complicati.

L: Infine, è assolutamente evidente che siamo solo all’inizio della campagna elettorale ed è lecito attendersi che potrebbe solo peggiorare.

Bene, ciò detto, che fare? Bloggorai non ha competenze, risorse ed energie per proporre proposte ma avverte intorno a sé, tra molti dei suoi lettori e delle sue lettrici, un forte senso di frustrazione e impotenza. 

Bloggorai si è occupato e si occupa ancora di Servizio Pubblico ed ha seguito attentamente la storia dettagliata e aggiornata, puntuale, della Rai e del Servizio Pubblico durante questi lunghi otto anni di pubblicazione. Mai però come in questo momento abbiamo assistito alla Caporetto devastante dell’opposizione: fallimento su tutti i fronti. È fallita la proposizione della riforma Rai con un inesistente dibattito pubblico  e il naufragio di emendamenti senza capo ne coda; è fallita l’inutile esperienza dei consiglieri con il “comunicato stampa del giorno dopo”; è fallita la strategia sulla Vigilanza Rai nonostante ben due richiami di Mattarella siamo al punto di partenza se non peggio. È fallita ogni velleità di essere presenti o partecipi ai grandi temi che interessano il Servizio Pubblico come l’IA, i Data Center per non dire del mutismo su Rai Way. Per non dire del fallimento ideativo, progettuale e propositivo sul piano editoriale e, ancor più grave, sul piano per l’informazione, ormai naufragata sotto i colpi delle appropriazioni indebite del genere “newsroom” o di RaiNews24 che prosegue a galleggiare dal basso di suoi ascolti da prefisso telefonico (domenica sera nell’intera giornata ha fatto lo 0,5% con poco meno di 60 mila telespettatori a fronte di circa 200 giornalisti impiegati. In qualsia altra Azienda di interesse pubblico con numeri del genere si sarebbe fatto altro.  Muti!  

C’è da essere alquanto preoccupati.

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sabato 18 luglio 2026

Il cavallo di Troia e il Cavallo di Viale Mazzini

By Bloggorai ©

Oggi non vi proporremo una recensione de L’Odissea di Nolan. Oggi non vi proporremo un giudizio “bello o brutto”. Oggi non ci preoccuperemo di valutare se e quanto il film di Nolan sia stato fedele o almeno vicino al racconto omerico. Oggi non ci preoccupiamo più di tanto se i protagonisti del racconto possono avere o meno i tratti o la postura degli eroi greci o se la sceneggiatura e i dialoghi possano essere riconducibili alle diverse “narrazioni” del testo omerico. Oggi vi proporremo solo alcune sommarie e brevissime notazioni a margine dopo aver passato una piacevole serata al fresco condizionato di una sala cinematografica romana.

A: avremmo pagato volentieri 50 cm in più al costo del biglietto per conoscere i motivi per cui un film del genere viene proposto nelle sale a metà luglio. All’uscita, alle 23, abbiamo chiesto al gestore quanti biglietti ha staccato: poche decine.

B: perché spendere una montagna di milioni di dollari per riprendere in pellicola 70 mm/15 fori quando poi in Italia bene che vada sopravvivono solo poche sale con il logo Imax e tecnologia digitale (a Roma solo UCI Cinemas a Porte) mentre nel classico in pellicola a 65 mm a Roma solo il Cinema Quattro Fontane? Il risultato è che eri sera abbiamo visto immagini pallide, nebbiose, senza profondità e vividezza di colori come era lecito attendersi per un film del genere.

C: il “racconto omerico” ad oltre 3000 anni di storia si ripropone sempre di grande attualità e il film di Nolan ne conferma alcuni passaggi essenziali. Il primo e a nostro avviso forse il più rilevante è la figura dello “straniero” e del dio che li protegge. Zeus è il re e il padre degli dei dell’Olimpo, è il dio che detta le leggi sacre dell’ospitalità ovvero la prima legge che gli dei dettano agli umani. A Roma Zeus diviene Giove ed è venerato sul colle più alto, il Campidoglio, come custode divino delle leggi dello stato. A Roma lo Stato si concentra nel Foro che nasce come mercato, come luogo di scambio di merci e persone, di idee e pensieri. La ricchezza di Roma nasce esattamente sul luogo dell’accoglienza e dello scambio. Accogliere e ospitare lo straniero è tutt’oggi il tema centrale del nostro dibattito politico. Lo “straniero” ovvero colui che “viene da fuori”, colui che parla altre lingue ed è portatore di altre visioni e di altre ragioni e religioni diventa la ricchezza, è la soluzione e non il problema.   

D: già da quando l’Odissea ci è stata proposta negli studi liceali siamo stati indotti a pensare che tutto avesse inizio dentro le mura di Troia dove viveva la bella Elena. Anche il film di Nolan non si discosta da questa lettura e, tant’è, che le prime immagini si riferiscono al cavallo spiaggiato sulle rive dei Dardanelli, di fronte alla collina di Hissarlik che fecero tanta gioia e gloria al suo scopritore, il tedesco Schleimann. E proprio in questo punto troviamo il secondo aspetto di grande attualità.  I greci, all’apice dello sviluppo della civiltà micenea, attaccarono i “turchi” di Troia non tanto e non solo per le belle chiome di Elena quanto perchè la città controllava lo stretto strategico dove passava gran parte del traffico navale diretto verso il Mar Nero. Più o meno il tema è lo stesso di oggi: governare il traffico di un punto fondamentale per i commerci, esattamente come avviene con lo stretto di Hormuz o di Panama. Il presunto “Omero” non ne fa cenno a questo aspetto ma possiamo bene immaginare che invece possa essere un valido motivo per aggredire Troia. Perché poi il “racconto” omerico ha preferito la versione romantica rispetto a quella economica è tutt’altra faccenda.    

 E: l’Odissea è un racconto nei tanti racconti dove nulla sembra come appare. “Ulisse è ancora vivo?” ripete spesso Penelope, la moglie regina che lo attende a Itaca. “Tanti viaggiatori raccontano storie e tanti di loro non conoscono la verità”. Già, tanti raccontano, tramandano storie e leggende dalle origini incerte e confuse: vai a sapere dove si cela la verità. E la stessa Itaca, rappresentata come grande potenza militare, in effetti è solo una piccola isola, magari collocata in un passaggio molto strategico.

F: l’incipit del film di Nolan è interessante: “Una flotta, una guerra, un uomo, un’idea, un inganno…”. Chi o cosa ci ritrovate nella sintesi moderna di questi termini? Non c’è bisogno di molta immaginazione: l’inganno e la guerra sono la chiave di lettura.

G: le prime immagini del film ci mostrano il cavallo di Troia semi sepolto sulla spiaggia di fronte a Troia. Per noi che lo abbiamo visto per anni, è stato facile tornare alla figura del cavallo morente o insorgente di Viale Mazzini.  Ancora ci chiediamo cosa ha voluto proporre lo scultore Messina: è il segno del declino o di una nuova vita per il quadrupede adagiato sul terreno. Certo, la Rai non è Troia e dentro il cavallo non ci sono gli astuti eroi greci ma solo qualche “consigliere” in attesa di far passare la nottata con la sua prossima scadenza.

Segue 2.

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venerdì 17 luglio 2026

Racconti erotici e racconti eroici

By Bloggorai ©

Bloggorai si è scocciato di essere distratto e vedere le immagini di questa “bizzarra” amicizia tra Lavitola e Ranucci. Bloggorai si è scocciato di sapere (poco) sul vero o presunto mandante e nulla sul movente dell’attentato. Bloggorai si è scocciato di sapere di “gesta erotiche” (sul Messaggero di oggi) seppure romanzate (semmai preferiamo quelle originali) e allora ci dedichiamo alle “gesta eroiche” seppure romanzate.

In attesa di vedere stasera l’Odissea di Nolan e di goderci 3 ore di fresco condizionato (necessari generi di conforto e un caffè) vi proponiamo qualche considerazione di contesto.

Premessa: da quasi trent’anni ci imbattiamo nella “questione omerica”. Da quasi trent’anni frequentiamo Itaca con tutti i suoi misteri e segreti a partire dal suo nome (per un lungo periodo, durante l’occupazione veneziana è stata indicata con il nome “Val Compare”). Ci siamo arrampicati sulle rocce (è stata durissima) sull’Acropolis di Alalkomenes, proprio sopra la baia di Aetos, a metà dell’isola; siamo scesi e poi risaliti (con grande fatica) dalla Fonte Aretusa e abbiamo passeggiato più volte nella cosiddetta “casa di Omero” per non dire del Monte Nerito e della baia di Polis e non dire ancora dei tanto attesi Panigiri di luglio e agosto.

Conosciamo bene i sentimenti di gelosia, di invidia e di ostilità che si avverte tra i sostenitori di Itaca terra di Ulisse (o Odisseo) e i suoi detrattori (la vera Itaca sarebbe in tutt’altra parte). Proprio recentemente, il Corriere ne ha riportato un aggiornamento scrivendo che “Non era Itaca il regno di Ulisse nell'Odissea: ecco dove si trova davvero il luogo-metafora del ritorno a casa di Omero … La robustezza degli argomenti scientifici lascia pochi dubbi: non era Itaca e non era neppure un'isola il regno di Ulisse. I meno soddisfatti saranno gli abitanti di Itaca. Ma la serietà e la robustezza degli argomenti scientifici lasciano pochi dubbi. Non era Itaca e non era neppure un’isola il regno di Ulisse, punto focale dell’Odissea di Omero, mitico luogo dell’anima e metafora immortale del ritorno a casa. Ci sono voluti venticinque anni per stabilirlo, ma una ricerca che verrà pubblicata la prossima settimana proprio alla vigilia dell’uscita di Odyssey, il nuovo film di Christopher Nolan, afferma che il posto cantato dal poeta greco è in realtà la penisola di Paliki, nella parte occidentale di Cefalonia”. Una frase ambigua: “non era un isola” ma poi si legge che sarebbe a Cefalonia che è un’isola.

Insomma fatto sta che quando ci si imbatte nella “questione omerica” e in particolare con l’Odissea ci si imbatte non solo e non tanto nelle gesta eroiche di Ulisse e non solo e non tanto nel racconto leggendario del “ritorno” (nostos) quanto più nella storia stessa di come si forma e si diffonde il racconto che da orale (età micenea) comincia a prendere forma scritta con l’adozione da parte di greci dell’alfabeto fenicio (intorno al VII sec. a.C.). Ci dovette pensare il tiranno Pisistrato nel V secolo a.C. a mettere per iscritto il testo del “presunto” Omero proprio per evitare interpretazioni personalistiche dei vari narratori. Presunto, in quanto, effettivamente, gli storici ancora si dividono nel confermare la sua esistenza

In poche parole: è dubbia l’esistenza di Omero. È dubbia la ricostruzione degli eventi storici (Troia) narrati nell’Odissea ed è dubbia che sia proprio Itaca “L’isola dalla schiena di drago” la terra di Ulisse come la definisce un ottimo libro di Luca Baldoni. In buona sostanza, tutta la “questione omerica” appare disseminata di dubbi e incertezze che vengono fugati solo dalle diverse “narrazioni” ovvero traduzioni ovvero interpretazioni ovvero rappresentazioni prima letterarie, poi cinematografiche e poi infine televisive.  

Intendiamo sostenere che le “cose” ovvero le vicende naturali e umane sono diverse per come vengono “narrate” in un determinato contesto storico e la loro “percezione” può assumere forme diverse anche per la terminologia che viene usata nel “racconto”.   

Cominciamo con le traduzioni. Le più note in Italia sono tre: la prima è di Ippolito Pindemonte (1820), la seconda di Rosa Calzecchi Onesti (1963) e la più recente di Maria Grazia Ciani (1994). Interessante confrontare i primi versi dei tre autori: il primo con “Musa, mi canta dell’eroe che dopo ch’ebbe a terra gittato il sacro regno di Troia, andò vagando in mille parti …” la seconda con “L’uomo ricco d’astuzie raccontami, o Musa, che a lungo errò, dopo ch’ebbe distrutto la rocca sacra di Troia” e la terza con “Narrami, o Musa, dell’eroe multiforme, che a lungo vagò, dopo che distrusse la città sacra di Troia”. Nota bene l'aggettivo "multiforme". Aggiungiamo le parole di Athena, figlia di Zeus, nella versione di Franco Rossi per la Rai del 1968 per la prima puntata: “Se questa è la volontà degli Dei, che Ulisse ritorni, io andrò a Itaca ad infondere forza nell’anima di ciascuno …”

Aggiungiamo inoltre la presentazione del poeta Ungaretti in apertura della prima puntata dell’Odissea andata in onda su RaiUno nel 1968: “Prima che cominci il film vorremmo pregarvi di guardare insieme a noi per un paio di minuti questi luoghi silenziosi, solitari, nel loro aspetto invernale …” mentre si riferisce alle rovine di Troia. Ecco che il racconto omerico per la prima volta prende le forme di immagini televisive che, da allora, non hanno avuto ulteriori aggiornamenti. Vedremo stasera come avrà inizio l’Odissea di Nolan.

Piccola nota a margine: il nostro Paese si fa sempre notare. Le riprese di Nolan sono state effettate con una particolare “cinepresa”, la nuova IMAX con pellicola a 65 millimetri ad altissima risoluzione, la più alta oggi disponibile. Se non che, in Italia, non esistono sale cinematografiche in grado di rendere appieno la meraviglia di tali immagini.

Segue.

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giovedì 16 luglio 2026

Il "brand" Rai del giorno dopo

By Bloggorai ©

Sempre più spesso giungono a Bloggorai messaggi del genere “Ma chi te lo fa fare?” oppure “Ma sei proprio sicuro che il tema Rai e Servizio Pubblico interessa ancora a qualcuno” oppure, infine “Io guardo solo il Tg de La7”.

Alla prima domanda è facile rispondere: ci sostiene una forse malsana passione per tutto ciò che è bene pubblico, un legame forte, sentimentale, per un’Azienda che ha un ruolo importante nella vita sociale e culturale del Paese e, infine, un legame forte con le lettrici e i lettori che da oltre otto anni ci seguono costantemente e sono tanti, e crescono continuamente.

Alle altre domande, francamente, non sappiamo bene cosa rispondere. Forse è vero, il tema Rai e Servizio Pubblico non è al primo posto dell’agenda politica nazionale come lo è sempre meno tra i telespettatori che, infatti, calano progressivamente e ineluttabilmente

Il suo pubblico è adulto e anziano e a nulla valgono i goffi tentativi di rincorrere i “giovani” che ormai sono emigrati verso altri mondi. Come possono interessare i temi, le beghe e le tristi vicende di questa Rai, di questo Cda tutto intero. L’AD Rossi ha proposto di sospendere le repliche di Report per “tutelare il Brand” aziendale ma non gli è mai venuto in mente di sospendere le innumerevoli repliche di Montalbano, Don Matteo, Sissi e Piedone lo sbirro. Ma quando mai ha tutelato prima il "brand" Rai? Lo ha fatto con “Newsroom” della Maggioni che non solo si è appropriata del “brand” ma è riuscita pure a scorporare il “brand” dalla necessità editoriale aziendale di dotarsi di una “newsroom” forte, autorevole ed efficiente? Lo ha fatto quando si è trattato di difendere il “brand” aziendale del Servizio Pubblico che non dovrebbe sostenere in alcun modo la ludopatia come invece è diffusa a piene mani ogni sera su RaiUno con il gioco dei Pacchi? Lo ha fatto quando ha condiviso la scelta editoriale di spacciare a piene mani la sostanza nociva della cronaca nera in tutte le salse, ad ogni ora del giorno con Garlasco &C?  Del resto, è lo stesso Rossi che ha dichiarato lillo lillo, che “pazienza” se molti telespettatori si spostano verso La 7. Altri consiglieri, altra opposizione, non avrebbero perso un attimo: con una dichiarazione del genere tutto occorre mettere tutto in mano agli avvocati per ricorrere al TAR, alla Corte dei Conti, a Bruxelles, alla Guardia di Finanza e financo alla Santa Inquisizione per valutare gli estremi del danno erariale.

E non parliamo, infine, della vicenda Lavitola /Ranucci. Da quanto tempo era che il “brand” Report era sotto tiro di questo Governo e di questo Cda? All’indomani dell’attentato a Ranucci è stato chiesto a gran voce il ripristino delle 4 puntate tagliate ben prima della bomba, come pure la revisione del budget e come pure lo spostamento alla domenica per fare posto prima alla Maggioni (con la metà del risultato) e poi a Monteleone (con la stessa metà del risultato di ascolti). I “consiglieri del giorno dopo” hanno chiesto chiarimenti all’AD e sono rimasti in attesa: “faranno sapere”.

No, Rossi e questo Cda, tutto intero, non hanno in mente la “difesa del brand” ma solo sopravvivere a se stessi, tutti insieme, fino alla naturale scadenza del loro mandato. Del resto, hanno buon gioco, la politica sembra aver abdicato: dopo le formali dimissioni della Vigilanza siamo al punto di partenza ovvero fermi eravamo e fermi restiamo. Non parliamo della riforma: ferma era e ferma rimane e, semmai potesse fare un passo avanti, questo avverrà solo perché la maggioranza potrebbe avere grande interesse a modellare subito il prossimo Cda che rimarrebbe in carica 5 anni. Scusate se è poco.

Chiudiamo: anche Bloggorai è “emigrato” dalla Rai e guarda solo il Tg de La 7 e cominceremo ad occuparci sempre più di altri temi, altre storie, altre vicende.

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mercoledì 15 luglio 2026

Drammi antichi e potenti e piccole storie moderne

By Bloggorai ©

Bloggorai crede di non essere il solo ad averne le scatole piene della vicenda Lavitola/Ranucci prima ancora di sapere se e come potrà andare a finire, chi è il vero mandante, chi l’esecutore e quale il movente. Ne abbiamo le scatole piene di leggere e sentire storie di servizi segreti, di massoni, di fonti più o meno occulte, di amicizie più o meno compromettenti, di cenette e di faccendieri, di ministri che indagano e amministratori che tutelano il “brand” e di storie “piccanti” variamente intese. Ci appare persino lezioso porre interrogativi sulla bomba: chi l'ha messa e soprattutto perché è stata fatta esplodere.

Avvertiamo un senso di disagio profondo e diffuso che non lascia presagire nulla di buono.

Per ora, lasciamo perdere. Non abbiamo voglia di inzuppare anche noi il biscotto in questo calderone ne abbiamo strumenti o “fonti” qualificate da interpellare. Poi, vedremo.

Ci viene in mente un tema marginale ma non meno interessante: nei prossimi giorni uscirà nelle sale cinematografiche (quelle poche rimaste e, inoltre, in pieno periodo di bassa affluenza) una nuova versione de L’Odissea di Christopher Nolan. Senza dubbio, uno dei drammi universali di maggior rilievo che ancora oggi, dopo millenni, conserva ancora immutato tutto il suo fascino. Ci interessa una notazione a margine: il racconto omerico e la televisione e sarà interessante fare il confronto tra le due letture.

La prima edizione de L’Odissea in Rai risale al 24 marzo 1968 e venne realizzata, per la prima volta, a colori nonostante che la messa in onda era ancora in bianco e nero: si pensava al mercato internazionale. 8 puntate che ebbero un successo clamoroso con punte di ascolto intorno ai 15 milioni di telespettatori a puntata. Un cast importante, da Irene Papas a Bekim Fehmiu, con la scrittura di Rosa Calzecchi Onesti, la regia di Franco Rosi ed effetti speciali di Carlo Rampaldi. Ogni puntata era introdotta da una lettura del poeta Giuseppe Ungaretti.

Era il decennio delle grandi produzioni della Rai che sono entrate a viva forza nella storia della televisione. Era il decennio della Rai che stava completando il processo di alfabetizzazione del Paese. Era la Rai dell’educare, informare e divertire. Era la Rai che in quel decennio proponeva titoli del genere:

La cittadella (1964) con la regia di Anton Giulio Majano e Alberto Lupo

Il giornalino di Gian Burrasca (1964). Regia: Lina Wertmüller con la giovane Rita Pavone

Le inchieste del commissario Maigret (dal 1964) di Mario Landi con Gino Cervi

I promessi sposi (1967) Regia d Sandro Bolchi con Nino Castelnuovo (Renzo) e Paola Pitagora (Lucia)

La freccia nera (1968) di Anton Giulio Majano con Aldo Reggiani, Loretta Goggi, Arnoldo Foà

I fratelli Karamazov (1969) di Sandro Bolchi con Corrado Pani, Umberto Orsini, Salvo Randone

Il conte di Montecristo (1966) Regia: Edmo Fenoglio con Andrea Giordana

Belfagor o Il fantasma del Louvre (1965) di Claude Barma (co produzione francese)

Nero Wolfe (dal 1969) con la regia: Giuliana Berlinguer e Tino Buazzelli

David Copperfield (1965) di Anton Giulio Majano con Giancarlo Giannini.

Troppo facile e financo banale fare confronti con la Rai di oggi e la sua offerta editoriale. Troppo facile fare confronti persino con le repliche: Rai Tre manda in onda le repliche di Piedone lo sbirro. Amen.

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martedì 14 luglio 2026

E' giunto il tempo dei "veleni forti"

By Bloggorai ©

Riassunto e sintesi delle puntate precedenti:

A: Valter Lavitola e Sigfrido Ranucci si conoscono da almeno 6 anni

B: una fotografia del 2023 li immortala attovagliati insieme ad un prelato

B: la bomba sotto casa di Ranucci esplode il 16 ottobre 2025: per i magistrati sarebbe noto il mandante e gli esecutori ma oscuro (ancora) il movente.

Prima, nel mezzo, durante e dopo queste date succede, si sente dire e si legge di tutto, il contrario di tutto e di più: indagini più o meno riservate, confidenze intime, illazioni, ricostruzioni più o meno dettagliate, supposizioni suggestive quanto assai velenose, pareri più o meno autorevoli che esprimono opinioni più o meno opinabili e, per non farci mancare nulla, si aggiungono le querele. In altre parole, un calderone fumante di tanta roba maleodorante dove tanti inzuppano volentieri un biscottino e dove però nessuno ne cava un pensiero strutturato e sensato.  

Morale della favola: Meloni & C gongolano. Rossi & C non fanno festa, sono apparentemente “prudenti” ma intanto portano a casa “un” o forse “il” risultato principale: Rai Tre è sull’orlo del tracollo geneticamente modificato e “pazienza” se i telespettatori emigrano verso La7 ipse dixit Rossi. 

L’obiettivo del missile a testata multipla, il giornalismo d’inchiesta del Servizio Pubblico, sembra essere stato raggiunto in pieno.

Osserviamo inoltre che molta parte della stampa italiana, non solo di destra, sembra aver assunto un atteggiamento che non lascia intravvedere molta “simpatia” o solidarietà per Ranucci o, come sostengono alcuni, per il “metodo Report”. Il Corriere e Repubblica grondano stille di veleno sufficienti ad uccidere un crotalo del Texas. Aggiungiamo inoltre che non ci sembra di cogliere soverchia energia solidale da parte del “campo più o meno largo”: fiducia della magistratura, prudenza e “staremo a vedere”.

Nel frattempo:

a: come abbiamo scritto e ribadiamo: la riforma Rai è in alto mare e ci rimarrà per chissà quanto tempo ancora. Abbiamo seri dubbi che possa andare in Aula entro la fine di questa legislatura.

b: questo Cda con questo presidente anomalo proseguono allegramente a fare e disfare a loro piacimento fino al probabile fine mandato (il compenso scorre tranquillo)

c: la Vigilanza Rai è svanita mentre tutti ne parlano, molti la invocano ma nessuno riesce a fare un passo avanti.

d: il resto del mondo (tecnologie, piattaforme, palinsesti, programmi e contenuti) va avanti velocemente e Rai langue mentre si appresta ad una nuova e triste stagione di “pacchi”, di repliche dei vari Montalbano o di “serate speciali” con un noto cantante neomelodico.  

Le vacanze sono vicine, occorre resistere, resistere, resistere. Finché ce la facciamo.

bloggorai@gmail.cm

lunedì 13 luglio 2026

Sulle barricate !!!

By Bloggorai ©

Fa caldo. La settimana che sta per iniziare sarà ancora impegnativa. La faccenda Lavitola/Ranucci occuperà giocoforza ancora molta attenzione. Da parte nostra, attrezziamo le barricate, scendiamo in trincea e prepariamo i sacchetti di sabbia.

Il campo di battaglia n. 1. Se si perde di vista il panorama, il contesto e le prospettive di quanto potrà succedere da oggi ai prossimi mesi, non si capisce nulla e il nemico si avvantaggia. La Meloni, questo governo, ha un obiettivo strategico inderogabile e assoluto: vincere le prossime elezioni e mettere un’ipoteca sulla prossima elezione del Presidente della Repubblica. Allo stesso tempo, l’opposizione ha l’obiettivo analogo e contrario: impedire che la destra possa vincere ancora e impedire ogni deriva autoritaria o presidenzialista. Tutte le battaglie tattiche si si svolgono oggi sono in funzione della grande battaglia del 2027.

Il campo di battaglia n. 2. Nel corso dei combattimenti verranno usate ogni tipo di armi, convenzionali e non convenzionali. Sarà una guerra politica ibrida dove le “armi” principali saranno i contenuti, i programmi elettorali, insieme però a nuovi strumenti subdoli, infidi e ingannevoli. Guai a sottovalutare questo aspetto. In questo campo di battaglia sarà anche importante decidere o influenzare il luogo e il tempo in cui si svolgeranno i combattimenti: questo Governo della Meloni tenterà in ogni modo di dettare l’agenda e quindi alzare polvere per distogliere lo sguardo e attirare le forze nemiche nel trabocchetto della distrazione.

Il campo di battaglia n. 3. Per quanto detto sopra nei primi campi di battaglia, è conseguente e subordinato che la Rai, il Servizio pubblico, Rai Tre e le trasmissioni di giornalismo di inchiesta sia tutto reso innocuo o almeno poco offensivo. Questa Rai, questo Servizio Pubblico e questa Rai Tre deve restare negli orticelli dell’intrattenimento leggero, delle repliche di Sissi o di Piedone lo sbirro, della cronaca nera diffusa di Garlasco, nelle varie confort zone di Sanremo e del gioco ludopatico dei pacchi. Rossi &C lo ha detto chiaro e tondo: Rai Tre deve cambiare i connotati e “pazienza” (ipse dixit) se si perdono telespettatori che emigrano verso La 7, ovvero la nuova Rai Tre. Ne consegue che dentro Rai Tre non ci devono essere “rotture narrative”. Report non è stato attaccato solo con la bomba a Ranucci, ma molto tempo prima con il taglio delle quattro puntate, con lo spostamento della messa in onda alla domenica e con i tagli di budget.

Su questo campo di battaglia, abbiamo perso: le “richieste di chiarimenti” del giorno dopo non hanno prodotto alcun risultato. La vicenda Lavitola/Ranucci è il colpo di grazia.

Arriviamo al punto: Bloggorai, insieme a tutti coloro che intendono queste vicende, ha intuito che qualcosa stava andando storto. Il mandante, il movente, il ristorante e i suoi commensali, il sondaggio e i retroscena più o meno velenosi (vedi il Corriere) alimentano il fumo negli occhi. Ora ci si chiede: è necessario e prioritario esprimere solidarietà a Ranucci. Si certo, lo facciamo proprio come lo abbiamo fatto in quel lontano pomeriggio in Piazza Santi Apostoli, quando però non sapevamo che Ranucci fosse grande amico di Lavitola. Il taglio delle quatto repliche estive di Report grida vendetta e opposizione, non foss’altro perché presuppone anche un danno economico aziendale.

Epperò, epperò, i conti non tornano ancora. Ci manca un elemento fondamentale e inderogabile per farceli tornare: spiegare compiutamente, dettagliatamente e francamente tutti i termini di questa amicizia con Lavitola. Vedi e rileggi bene quanto abbiamo scritto subito su Bloggorai lo scorso martedì 7 luglio, appena iniziata la vicenda   https://bloggorai.blogspot.com/2026/07/le-amicizie-pericolose-molto-pericolose.html?m=1 .

Se non si comprende, se non si “comunica” e si rende trasparente l’esatta natura, cultura e postura di questa “amicizia particolare” tra Lavitola e Ranucci, questa destra, questa Rai di Rossi&C avranno buon gioco a vincere questa ed altre battaglie. 

Il solo argomento sul quale si cerca di tenere il punto è fragile e facilmente controvertibile: la presunta “obbligatorietà” per un giornalista che fa inchieste di sporcarsi le mani con fonti equivoche, malfamate e impelagate fino al midollo in affari sporchi, sporchissimi. Vero ma solo in debita parte: poi ci si lava le mani e ci si tiene accuratemene a distanza: dall’utilizzare una fonte a diventarne grandi amici ce ne corre e non poco.

bloggorai@gmail.com

ps. Bloggorai, c'è sempre stato, c'è e ci sarà ancora sulle barricate ma oggi ci chiediamo chi sono gli altri che partecipano alla battaglia? 

domenica 12 luglio 2026

Attendiamo fiduciosi

By Bloggorai ©

Oggi ci prendiamo una giornata di riflessione e di approfondimento. Rinfreschiamo la memoria per riavvolgere il nastro dall’inizio, riprendiamogli appunti, sentiamo e scriviamo e chattiamo con amici, parenti e conoscenti e andiamo al Circolo Trattoristi della Bassa Val Tiberina per “sentire” l’aria che tira.

Bloggorai lo ammette: ha le idee alquanto confuse e non tutto ci appare per quanto sembra. Molti conti non tornano.

A: non ci torna il conto della facilità con cui questa destra, questo Governo, questa dirigenza Rai sta vincendo facile sulla vicenda Lavitola/Ranucci.

B: non ci torna il conto di quanto sappiamo e quanto leggiamo.

C: non ci torna il conto delle facili scorciatoie che siamo indotti a prendere.

Nel mentre e nel quando “la magistratura farà il suo corso” e in attesa di sapere e capire che relazione c’è tra mandante e movente, mentre siamo “prudenti” e attenti, siamo pure consapevoli che tutta questa storia ci sta distogliendo da temi di grande interesse che si stanno ponendo in secondo piano: la riforma Rai, la Vigilanza Rai, Rai Way e la prossima stagione televisiva dopo la presentazione di tutti i palinsesti in chiaro e in streaming.

Vedremo … vedremo…

bloggorai@gmail.com 

 

sabato 11 luglio 2026

La Tempesta ... più o meno perfetta

By Bloggorai ©

Del tutto casualmente, in un tardo e caldo pomeriggio di metà luglio, cercando disperatamente di mettere in ordine la libreria, è balzato agli occhi il dorsetto di una vecchia edizione de La Tempesta di Shakespeare. 

E' sembrato subito un titolo quanto mai appropriato per riassumere in sintesi i giorni che stiamo vivendo e una frase mi torna alla memoria: “L'inferno è vuoto e tutti i diavoli sono qui”. Ovviamente, il testo del Bardo è più noto per la citazione “Noi siam fatti della stessa sostanza di cui son fatti i nostri sogni, e la nostra breve vita è coronata da un sonno. Io sono agitato, mio caro …” (atto IV, scena I). La Tempesta è un’opera fantastica: tanto drammatica quanto surreale e, a tratti, comica e complottista ovvero tutti temi di grande attualità.  

Ma oggi non parliamo di sogni quanto invece di diavoli ovvero di diavolerie inimmaginabili. Difficile, infatti, immaginare il complesso e, appunto, diabolico intreccio politico al quale stiamo assistendo su ogni piano di nostro interesse. Sul piano internazionale, difficile immaginare l’avvento e le devastazioni in corso dell’era Trump e di quanto è capace di fare. Sul piano nazionale, difficile immaginare quale potrà essere il quadro politico che ci attende il prossimo anno con le variabili imprevedibili dei Vannacci da una parte e dei vari centristi o “moderati” dall’altra. Sul piano del Servizio Pubblico e della Rai non ne parliamo proprio: si sta realizzando la tempesta perfetta dove potrebbe affondare ogni speranza di salvataggio di una barca che prende acqua da tutte le parti.

Ieri abbiamo scritto che la faccenda Lavitola/Ranucci appare come un missile a testata multipla che “… colpisce tanti obiettivi, anche in modo differenziato nello spazio e nel tempo”. Ieri abbiamo pure scritto, tra i punti fermi di questa vicenda, che “G: Ranucci in Rai era in “sofferenza” da tempo: taglio di budget, riduzione di puntate e spostamento in altra giornata meno favorevole per dare posto ad altri personaggi (esterni alla Rai) prontissimi a prendere il suo posto qualora Ranucci non conducesse più Report” e il giorno prima abbiamo scritto che “Colpisci Report e colpisci una delle parti nobili della Rete e, seppure lo mantieni in onda, avvii un processo di delegittimazione strisciante …”.

Ebbene, una testata del missile è arrivata a destinazione (con le coordinate di puntamento fornite dai vari esponenti dei partiti di governo e dei giornali che li supportano): le repliche di Report previste per questa estate sono state sospese dalla Rai nonostante non ci sia alcun legame tra le due storie e che le indagini siano ancora in corso. È grave ma non ci sorprende più di tanto proprio per quanto abbiamo detto prima e ci riconduce a quanto abbiamo scritto in epoca non sospetta, quando abbiamo partecipato a Piazza Santi Apostoli a Roma per solidarizzare con Ranucci: la sua difesa andava fatta e irrobustita prima e non dopo. Le quatto puntate sottratte, i tagli di budget e lo spostamento di messa in onda andavano ottenute subito. Ora è tardi, forse troppo tardi: i soliti comunicati stampa del giorno dopo dove si chiedono “chiarimenti all’AD”.    

Un’altra testata di questo missile è indirizzata alla nostra sensibilità politica (non ci azzardiamo a definirla coscienza). Più passano le ore e più aumentano i dubbi, le incertezze e la confusione. Aumentano i commenti stupiti o sorpresi di chi “non sapevo …” o di chi “devo capire meglio…” o ancora di chi “non so cosa dire …”. Le dichiarazioni ufficiali, le interviste (ieri di Ranucci al Corriere e poi Lavitola al Tg1) non aiutano a fugare le incertezze. Stamattina il Corriere titola in prima pagina “Le riunioni in Rai con Lavitola in redazione”. Leggiamo attentamente: “Sono i giornalisti di Report a raccontare al Corriere di averlo visto bazzicare tre o quattro volte in redazione o sotto gli studi Rai”.

Vorremmo non crederci. Vorremmo credere che possa essere una “suggestione giornalistica”. Semmai invece fosse vero e verificato: che ci faceva Lavitola a Via Teulada? A che titolo era in redazione? Il Corriere riferisce di aver riscontrato il suo ingresso una sola volta, addirittura nel 2021.

Vorremmo chiudere in fretta, subito, questa brutta pagina e guardare oltre e, segnatamente ai mesi che aspettano prima delle elezioni. Vorremo essere prudenti e porci in “fiduciosa attesa dell’esito delle indagini” ma sappiamo bene, benissimo, che questa fiducia non è sempre ben riposta e che potrebbero essere tempi lunghi, lunghissimi, quanti ne bastano per far arrivare a destinazione tutti le altre testate esplosive del missile e produrre danni irreparabili.   

Abbiamo tanti altri argomenti di sui scrivere e, forse, un altro obiettivo del missile è proprio nel voler distogliere l’attenzione da altri temi che pure non sono meno rilevanti. Una sorta di “effetto Garlasco”.

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venerdì 10 luglio 2026

Trame oscure e torbidi complotti. Un possibile movente: il 2027 è dietro l'angolo

By Bloggorai ©

Il terreno sul quale siamo indotti a tornare sulla faccenda Lavitola/Ranucci è molto fangoso, paludoso e scivoloso.

C’è una sola semplice domanda che in questi giorni si pone con grande evidenza: Ranucci è vittima incolpevole di un grande complotto tipico e caratteristico italiano (calderone di marciume composto da servizi deviati, golpisti, fascisti, loggisti e criminalità organizzata etc ) oppure nel cadere nel trappolone ci ha messo qualcosa di suo, seppure “ingenuamente” o “volutamente” per dovere/volere utilizzare una “fonte” interessante? In altri termini, Ranucci è caduto nel trappolone “a sua insaputa”?

Riposizioniamo alcuni punti fermi.

A: Lavitola è un personaggio noto alle cronache politiche e giudiziarie da decenni.

B: Lavitola ha coltivato da sempre ambizioni e relazioni politiche importanti (da Craxi a Berlusconi).

C: Lavitola è considerato una “fonte” primaria: il suo ristorante è stato un crocevia di spioni, grembiulini, servizi deviati e giornalisti affamati di “notizie” più o meno riservate.

D: coltivare e seguire con attenzione “fonti” equivoche, pregiudicati, e implicate in sporche vicende può far parte del dovere giornalistico d’inchiesta. Non è obbligatorio "essere molto amici"

E: Lavitola e Ranucci sono "molto amici"

F: indebolire Ranucci o screditare lui e la sua trasmissione e il giornalismo d’inchiesta del Servizio Pubblico è un obiettivo della destra.  

G: Ranucci in Rai era in “sofferenza” da tempo: taglio di budget, riduzione di puntate e spostamento in altra giornata meno favorevole per dare posto ad altri personaggi (esterni alla Rai) prontissimi a prendere il suo posto qualora Ranucci non conducesse più Report.

H: le indagini finora hanno enfatizzato il mandante ma brancolano nel buio per il movente.

Punto.

Ora si apre un capitolo interessante. A quanto sembra, Lavitola (e forse non solo lui, oggi leggiamo dell’interesse di un “leader straniero”) era intenzionato a sostenere una “discesa in campo” di Ranucci per le prossime elezioni e stava commissionando sondaggi (Domani ora in edicola pubblica il testo) per sondare il gradimento di un “giornalista Rai”. Il Corriere oggi titola: "Il sondaggio di Lavitola su Ranucci. Cosi' ha tentato di creare un partito". 

Allora, passo indietro: correva l’anno 1983 e Jas Gawronski si candidò per il partito repubblicano in Europa dove venne eletto. Lo segui presto Alberto Michelini, direttore del Tg1, eletto nelle fila della DC. Dopo di loro seguirono tanti nomi illustri: Antonio Tajani, Augusto Minzolini, David Sassoli, Piero Badaloni, Lilli Gruber, Lucia Annunziata, Piero Marrazzo, Michele Santoro, Sandro Ruotolo tanti altri ancora e buon ultimo Gennaro Sangiuliano. Dunque, una nobile tradizione di volti televisivi Rai passati alla politica e non ci sarebbe nulla di strano o anomalo se pure Ranucci volesse seguire questo importante percorso. Anzi !!!

E seppure Ranucci ha detto e ribadito più volte e chiaramente che non era e non è interessato il tema rimane e delle intenzioni politiche di Lavitola e di quel sondaggio Ranucci ne era perfettamente a conoscenza. Alla specifica domanda che oggi il Corriere gli ha posto, la risposta non è stata molto persuasiva “Lavitola non aveva bisogno che lo scoraggiassi. Sapeva bene che non mi sarei candidato”. E aggiunge, rispondendo ad altra domanda se avesse subito un personaggio come Lavitola: “Non penso di averlo subito ma di averlo governato”. Se così fosse la faccenda del sondaggio non sarebbe partita e Ranucci avrebbe potuto “governare” Lavitola renderla una iniziativa impraticabile che invece è stata parzialmente praticata con autorevoli pareri di colleghi giornalisti.   

Ora la linea prevalente, l’atteggiamento diffuso è “prudenza”, “occorre fare chiarezza” oppure “vediamo le carte e attendiamo fiduciosi l’esito del lavoro degli inquirenti” oppure ancora “i fatti devono essere accertati dalla magistratura, non dai processi mediatici”. Tutto giusto, tutto vero, tutto condivisibile. 

Attenzione però: potrebbe non essere un semplice “processo mediatico” alla Garlasco (come l’ha definito ieri Mentana su La7) ma qualcosa di più che richiede uno sforzo di comprensione politica superiore ed immediato rispetto alla semplice “prudenza e attesa”.

Le elezioni 2027 sono dietro l’angolo e ribadiamo, forse, questa la vera matrice del movente ancora misterioso. Non c’è molto tempo da perdere.

bloggorai@gmail.com

giovedì 9 luglio 2026

Una bomba a testata multipla è in viaggio verso il 2027

By bloggorai ©

Dopo una amena passeggiata, dopo un inteso scambio di messaggi e telefonate, la lettura di giornali, e dopo un ottimo caffè ci stiamo facendo qualche idea sulla faccenda Lavitola/Ranucci che molti considerano ancora molto misteriosa quando invece qualcosa si inizia ad intravvedere.

Proponiamo tre possibili letture che, ovviamente, si possono anche incrociare tra loro. Proviamo ad immaginare queste tre letture come un missile a testata multipla: colpisce tanti obiettivi, anche in modo differenziato nello spazio e nel tempo. Il metodo che cerchiamo di usare in questi ragionamenti è molto semplice: a chi giova tutto questo? Chi avvantaggia e chi penalizza?

A: lettura politica. La “politica” anzitutto è sempre un’eccellente chiave di interpretazione di fenomeni complessi. Questi fenomeni, spesso, avvengono e si avvalgono di strumenti “delicati” dove si sconfina facilmente dagli ambiti privati e "personali" a quelli pubblici, appunto, politici. Non vi è ombra di dubbio che una parte politica, questi partiti di destra, questo Governo, possono trarre vantaggio dal vedere indebolito non tanto il personaggio Ranucci ma ciò che rappresenta: il giornalismo d’inchiesta che indaga, approfondisce e cerca di svelare verità occulte. Report e ciò che gli somiglia, ancor che proposto dalla Rai crea enormi fastidi per i sostanziosi interessi economici che va a intaccare. Guarda caso, questi interessi provengono prevalentemente da una parte sola. Indebolire la credibilità del giornalismo d’inchiesta pubblico può essere quell’ottimo “movente” che molti vanno cercando. Da non dimenticare che siamo alla vigilia di possibili elezioni anticipate.

Sub A: “"Buscar el levante por el poniente" ovvero il Governo Meloni ha assoluta necessità di distrarre l’attenzione verso altri problemi che non siano quelli reali che interessano il Paese. Questa vicenda gli si presenta su un piattino d’argento per distogliere lo sguardo pubblico proprio nel mentre e nel quando si dibatte di Legge elettorale ( e in subordine di Lege di riforma Rai).

Sub C: il quadro politico che si appresta a concorrere alle elezioni 2027 vede la presenza di “terzi incomodi” che gravitano in due aree: una estrema destra e una estrema centrista. In queste aree si aggirano personaggi “politici” che hanno avuto o che forse hanno ancora a che fare con Lavitola e altri suoi interlocutori assidui frequentatori del suo ristorane e non solo. Si intendeva colpire Ranucci con la bomba o Lavitola (e i suoi amici, ovvero le sue “fonti” ovvero gli avventori del suo ristorante) con la minaccia di una dura condanna al carcere?

B: lettura giudiziaria. La tentazione di addentrarci nei meandri delle indagini in corso è forte anche perché dai dettagli si può cogliere la coda velenosa. Ci limitiamo al minimo indispensabile. La bomba a Ranucci era un semplice “avvertimento” oppure una tentata strage come suppongono gli inquirenti? Troppi, tanti elementi non tornano anche agli occhi di semplici e inesperti “curiosi” di fatti di cronaca. Ne citiamo uno a caso: il detonatore e il tipo di esplosivo. Il primo, secondo gli inquirenti non era un Timer, un orologio programmato ad esplodere ad una certa ora ma invece si è trattato di un telecomando a distanza, del genere usato a Capaci. La differenza è notevole: nel primo caso gli effetti dell’esplosione potevano essere casuali, nel secondo caso chi ha azionato il pulsante sapeva esattamente quali conseguenze ci sarebbero state in quel preciso momento. Il tipo di esplosivo: se voleva essere un semplice “avvertimento” di tipo para mafioso che dir si voglia, era sufficiente un petardo da fuochi artificiali di quelli che si vendono illegalmente sotto Capodanno. E invece, dicono gli inquirenti, è stato utilizzato esplosivo da cava, ovvero qualcosa di più devastante e micidiale. Tant’è che il reato supposto è stato innalzato a tentata strage.

Sub B: mandante e movente. Per gli inquirenti il primo è noto e il secondo ancora oscuro. Appare difficile immaginare che i due termini non siano connessi tra loro. Sul primo sappiamo quasi tutto mentre sul secondo è calato un muro di cemento armato.

C: lettura televisiva. Tra le tre possibili letture è forse la meno rilevante però non meno interessante per un riflesso indiretto e subordinato della vicenda. Rai Tre in primo luogo è il luogo principale del conflitto in corso dentro e fuori la Rai. L’AD Rossi ha rivendicato la sua mutazione genetica e il conseguente impoverimento editoriale ed economico. Dopo quanto poi ha affermato ad Ancona (“pazienza…”) forse lo sporco lavoro di demolire RaiTre non è ancora terminato. Colpisci Report e colpisci una delle parti nobili della Rete e, seppure lo mantieni in onda, avvii un processo di delegittimazione strisciante che culmina con la riproposizione di avanzi di cantina. RaiTre è il luogo deputato del giornalismo d’inchiesta tipico e caratteristico del Servizio Pubblico. Come ha detto Corsini, direttore approfondimento, la trasmissione rimane e vedremo chi la condurrà. Già: chi la condurrà? Qualora non fosse ancora Ranucci chi potrebbe succedergli? Un nome in particolare, sempre tra gli “amici” di Ranucci sembra stia scaldando i motori.

Veleno e tossine

By Bloggorai ©

“Ma bomba o non bomba noi arriveremo a Roma, malgrado voi…” A.V.

Un nido di vespe, infestato da calabroni e circondato da vipere: vietato avvicinarsi e sperare che questi simpatici animaletti possano avere un atteggiamento amichevole verso gli umani. Eppure, eppure, fanno parte “dell’ambiente” e appartengono ad un ecosistema dove assumono un ruolo importante, seppure fastidioso e pericoloso. Basta saperlo e non confonderli con innocenti farfalle o simpatici orbettini-

Bloggorai lo ammette: fatica a scrivere su questo tema. Anche noi siamo attenti e “prudenti” e “fiduciosi che la Magistratura faccia il proprio lavoro” (oddio, mica poi tanto, visti gli storici precedenti). Abbiamo partecipato, sostenuto e difeso non tanto e non solo la persona Ranucci quanto più sosteniamo e difendiamo un inviolabile diritto a sapere e conoscere attraverso il Servizio Pubblico e l’inderogabile dovere di un giornalista a porre domande, sollevare dubbi, e cercare verità. Se Lavitola è stato o meno il mandante della bomba sotto casa di Ranucci e quale che sia il movente (posto che i due elementi sono in assoluto legame tra loro) saranno i magistrati a dirlo.

Noi ci limitiamo a ribadire, ad osservare e riportare quanto sappiamo su un solo elemento derimente: il personaggio Lavitola con tutta la sua storia fino a che punto si può considerare un “amico affettuoso incapace a farmi del male” come sostiene Ranucci. Fino a che punto il famigerato ristorante di Monteverde si può considerare solo un piacevole luogo dove mangiare pesce fresco e non un trafficatissimo crocevia di faccendieri, trafficoni, spioni, agenti più o meno segreti o deviati, grembiulini di varia foggia o noti prelati, giornalisti con il pelo sullo stomaco in caccia di notizie riservate o di succosi retroscena?

Su questo argomento, per ora, siamo costretti a fermarci qui: troppa carne al fuoco, troppa polvere negli occhi e soprattutto necessario chiarire bene il contesto politico perché è del tutto evidente che non si può derubricare la faccenda a “pericolose relazioni personali e professionali” o a cercare colpevoli solo tra quattro scalzacani. C’è tanto ancora da sapere e ci sono tanti di più da scoprire. Tanti personaggi che appaiono nell'ombra. Ribadiamo: nulla avviene mai per caso.

Invece abbiamo intenzione di chiudere un capitolo: non chiedere più le dimissioni dei due consiglieri di Majo e Natale. Ci siamo resi conto che si tratta di una proposta inutile, irrilevante e perditempo. Se rimangono in meno a puntellare o sorvegliare (il giorno dopo) questo Cda, questi Rossi&C non cambia assolutamente nulla: il Cda Rai può fare benissimo a meno di loro (ci sono esperienza con un Cda con tre soli componenti). Del resto, stiamo ancora cercando di capire per cosa, per quali iniziative o per quali risultati finora la loro presenza passerà alla storia della Rai. Tutto il resto è solo fumo, come quello che ha segnato la nota esperienza della “società civile” in Cda Rai.

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martedì 7 luglio 2026

Una inquietante e drammatica partita

By Bloggorai ©

Chi si è solo avvicinato o ha praticato i tavoli di poker dovrebbe conoscere una regola fondamentale: se dopo il terzo giro non hai ancora capito chi è il pollo da spennare allora il pollo sei tu! Come pure, sarò capitato anche a voi, se avete anche solo il sospetto che il/la vostro/a partner non la racconta giusta, allora sta a significare che il solo sospetto è già un messaggio forte e chiaro e sta a voi poi decidere se tenerne conto o meno.

La vicenda Lavitola/Ranucci o al contrario che dir si voglia ha sollevato un vespaio. Nel momento in cui scriviamo gli interrogativi e le perplessità sono:

A: delle due l’una: o Ranucci sapeva chi benissimo chi era Lavitola e allora c’è da chiedersi perché lo ritiene suo grande amico, incapace di fagli del male. Oppure non lo sapeva e allora c’è da chiedersi perché “il” campione del giornalismo televisivo d’inchiesta del Servizio Pubblico non ha avuto la minima percezione della caratura del personaggio Lavitola. Nel mezzo delle due ipotesi entriamo in terreni che non conosciamo.

B: la magistratura ritiene Lavitola mandante dell’attentato a Ranucci ma ancora non sappiamo il movente. Presunto mandante e relativo movente dovrebbero essere corpo unico. Perché Lavitola avrebbe ordito tutto questo contro Ranucci? Quale interesse ha o avrebbe avuto? Ha agito in proprio o per conto di chi? Sarebbe il mandante primario o solo un mandante subordinato? Perché Ranucci, già poco dopo l’attentato, ha sostenuto la tesi del “fatto di cronaca” locale (Ostia, gli albanesi etc) e non ha evidenziato una lettura “politica”?

Il bandolo della matassa riconduce al perché: solo sapendo il movente si potrà capire il resto.

Il bandolo della matassa riconduce alla necessità di comprendere la natura originaria della “bizzarra” amicizia tra i due. Vedi quanto abbiamo già scritto.

C: per tutta la giornata di ieri, nelle diverse chat, in tante telefonate e diversi messaggi personali, abbiamo avvertito un notevole silenzio imbarazzato. Qualcuno, pure nel tardo pomeriggio, si è spinto a dire “non sapevo”. Altri invece hanno invocato la “prudenza” o l’attesa delle indagini. Si avverte un forte senso di disagio.

Anche Bloggorai è sconcertato ma questo non esime dal ragionare su quanto è noto e quanto è noto è grave, molto grave.  

D: il contesto politico in cui si svolge questa vicenda è del tutto particolare: luglio 2026 e, qualora fosse, sta a dire che siamo a pochi mesi dalle possibili consultazioni elettorali. I due campi politici sono nel pieno di un conflitto interno paradossale: entrambi sanno che per vincere hanno bisogno di un “terzo incomodo”: Vannacci per la destra e Renzi per la sinistra e tutti sanno quanto possono essere indigesti. Perché esce fori la grana Lavitola/Ranucci o viceversa propri in questo specifico momento? Bloggorai è complottista per natura e cultura: nulla avviene mai per caso e, leggendo bene sui trascorsi e le amicizie di Lavitola, qualcosa emerge e sembra pure molto chiaro. Chi indovina vince un caffè.

Oggi siamo in viaggio e ne approfittiamo per sapere, per capire. Rimanete sintonizzati.

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Le "amicizie pericolose" ... molto pericolose

By Bloggorai ©

“Non scriviamo sempre tutto ciò che sappiamo ma conosciamo bene, benissimo, tutto ciò che scriviamo”.

Senza un attimo di tregua. Non si fa in tempo a cercare un momento di pace e serenità che ... zacchete, ti cade un’incudine da 120 kg sul mignolo del piede sinistro.

La notizia del giorno è dell’apertura di un fascicolo a carico di Valter Lavitola, un personaggio assai noto negli anni passati del berlusconismo per diverse “faccende” politiche e giudiziarie non di poco conto. Oggi si legge che questo personaggi sarebbe implicato come presunto mandante dell’attentato a Sigfrido Ranucci ... ma si legge pure che, secondo quanto ha dichiarato lo stesso Ranucci, che “Valter” sarebbe suo grande amico e che pure si sentivano spesso e volentieri.

Per ora non ci impelaghiamo oltre gli ambiti giudiziari ma ci limitiamo ad una constatazione politica e professionale. Chi conosce questo lavoro sa bene come, talvolta, sia necessario “sporcarsi le mani” e sia financo opportuno "trattare" con interlocutori non sempre “amici” e talvolta implicati in faccende molto losche sulle quali, appunto, si svolge il lavoro giornalistico. Succede pure che questa “intelligenza” si debba, giocoforza rafforzare in una relazione fiduciaria per essere poi considerata “fonte confidenziale”. una semplice "intervista" o un "fuori onda" riservato non è sempre possibile o sufficiente. Bloggorai conosce bene il tema e proprio per questo solleviamo qualche dubbio e perplessità.

Il dubbio e la perplessità si colloca esattamente al confine della qualità della relazione. Si può, e talvolta si deve, avere a che fare con personaggi “delicati” ma da questo a rivendicarne l’amicizia diretta e l’affetto ce ne corre. A meno che … a meno che … siamo solo all’inizio di una faccenda che si dovrà ancora comprendere bene in tutti i suoi risvolti dove non tutto è come appare. 

I personaggi sulla scena (vedi le loro storie politiche e giudiziarie  e vedi coloro della cena di cui si legge stamattina nel ristorante di Lavitola e chi vi ha partecipato nel lontano 2023  https://www.ilriformista.it/la-cena-confessionale-tra-lavitola-ranucci-e-il-sacerdote-vicino-al-segretario-di-papa-francesco-358417/) raccontano molto di più di quanto sembra.

Per il momento, confermiamo quanto da tempo abbiamo scritto su tutta la storia dell’attentato a Ranucci, da quando si cercò da più parti di derubricarla a semplice “fatto di cronaca”, robetta da sottobosco di piccoli scippatori scalzacani di periferia. La faccenda “puzzava” dall’inizio e continua a puzzare oggi. Qualcosa, molto non torna e forse Ranucci potrà dire qualcosa di più su questa sua “amicizia” con Lavitola più e prima di quanto scopriranno i magistrati.  

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lunedì 6 luglio 2026

La Civiltà delIe Immagini 2026 n. 28: tra la Meloni, Trump e la RAI

By Bloggorai ©

“La fotografia è una mannaia che coglie nell'eternità l'istante che l'ha abbagliata.” H.C.B.

La prima immagine è di assoluta attualità e racconta bene l’aria che tira sul piano politico nazionale e internazionale: oggi Trump che per l’ennesima volta sbeffeggia la Meloni. Posto che, in simili circostanze, ci verrebbe da essere solidali con la nostra capo di Governo, il quadretto di oggi merita una nota. Già nelle precedenti occasioni le scene delle relazioni personali tra i due personaggi erano assolutamente chiare nel loro “racconto”: la postura, gli sguardi e gli ammiccamenti erano in grado di stabilire perfettamente i rapporti di forza tra Trump e Meloni. L’immagine di oggi coglie la Meloni in un frammento espressivo caratteristico della compiacenza: a Roma si direbbe della “piaciona”. Del resto, la Meloni ha un percorso di solidarietà e sudditanza con Trump di tutto rispetto: vedi quando lo propose per il Nobel per la Pace a gennaio scorso.  Tutto torna: le carte, ovvero le immagini, cantano.

La seconda immagine potente e ricca di significato è quella del Papa a Lampedusa lo scorso 4 luglio mentre guarda la “porta d’Europa” rivolta verso le sponde d’Africa. È una sberla visiva/sonora in faccia a tutti i vari nazionalisti, razzisti, primatisti e “remigrazionisti” dell’ultima ora. È uno schiaffo in faccia pure ai vari governi, europeisti e atlantisti della prima e della seconda ora, agli amici e ai sodali del di cui sopra: torniamo sempre alle radici politiche e culturali di questo squarcio di secolo dove i “cattivi” trovano spazio laddove i “buoni” lo lasciano libero. Il “cattivo “ Trump nasce e si sviluppa sulle praterie abbandonate dai democratici USA che, da non dimenticare mai, fini all’ultimo istante hanno mantenuto la candidatura dell’anziano Biden e last minute si sono inventate la Harris.

La terza immagine è dentro casa nostra e ci avvicina ai temi che interessa noi lettori di Bloggorai: la Rai e il Servizio Pubblico. La foto è dei leader del “campo largo” apparecchiati in trattoria, felci e gaudenti come ad una festa di matrimonio. A ben vedere e ben sapere, l’immagine è terrificante più per quanto non espone che per quanto si osserva. Leggiamo oggi su La Stampa: “Il campo largo dei rinvii, il programma comune slitta ad ottobre”. La distonia dell’immagine è tutta nella consapevolezza di ciò che manca: manca appunto il programma elettorale con le elezioni alle porte, manca il/la leader che nessuno sa ancora come verrà scelto e financo manca il “nome” che verrà dato alla coalizione che vorrebbe/dovrebbe battere la Meloni. Aggiungiamo noi: manca anche una “visione” (non quella che si trova dall’ottico) sulla Rai e sul Servizio Pubblico. Quello che è successo nei giorni scorsi con le dimissioni dei parlamentari della Vigilanza è un tassello ma non è un disegno. Il disegno sarebbe dovuto essere un testo di riforma che invece si è trasformato in emendamenti sgangherati al testo di governo (ne abbiamo scritto in abbondanza) che, comunque, giace sepolto nei cassetti del Senato. A quel tassello delle dimissioni in Vigilanza  ne doveva seguire uno complementare e conseguente con le dimissioni dei componenti il Cda, di Majo e Natale, che invece come gli ultimi giapponesi resistono a guardia del bidone ormai bucato. Come ha dichiarato Natale in una intervista a Domani, a firma di Lisa di Giuseppe, per “… marcare ripetutamente i molteplici punti di dissenso per mantenere con questa presenza un ruolo di controllo e denuncia”. La parola, il termine “opposizione” non gli esce fuori nemmeno con le tenaglie per non dire del “controllo” laddove è difficile sapere dove e come è stato esercitato, forse il giorno dopo con un comunicato stampa.

Chiudiamo con una immagine che non vi mostriamo perché gli siamo solidali (età) e che possediamo (solo a gentile richiesta): Marano, il presidente Rai f.f. o pro tempore che dir si voglia, placidamente appisolato come uno ospite di Villa Arzilla mentre guarda l’ennesima replica di Montalbano. Era in prima fila, accanto a tutto il Cda con facce tremebonde e accigliate, mentre venivano presentati i prossimi palinsesti d’autunno ad Ancona dove il massimo dell’invenzione e della novità sarebbero due speciali con un noto cantante e una serata con Benigni. Non ci poteva essere immagine di sintesi migliore per illustrare la Rai in questo momento storico. Grazie Marano!

Sempre La Stampa nei giorni scorsi ha titolato “Caos Rai. L’ira di Meloni “se rivinco caccio tutti”.  Ci verrebbe voglia di tifare per la Meloni ma non lo faremo.

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