martedì 7 settembre 2021

Gli "amici" della Rai

-Come hai fatto a fare bancarottta? - chiese Bill.

- in due modi, - Mike disse - Gradualmente prima e improvvisamente poi -

- chi ti ci ha portato?

-Amici, - disse Mike, - Io avevo un sacco di amici. Falsi amici.

(Fiesta, E. Hemingway)

Stordimento e confusione: questa la sensazione che si avverte in questi giorni a proposito di quanto avviene dentro, fuori e intorno a Viale Mazzini. O meglio, per essere più precisi, proprio intorno alla Rai qualcosa si muove e nemmeno poco: potrebbe mancare solo la firma per la conclusione dell’accordo tra Lux Vide e l’inglese Freemantle. Si tratta di un’operazione rilevante nel mercato dell’audiovisivo che segna l’estensione del territorio dalla sola produzione fiction all’entertainment e dalla diffusione free a quella pay.

Per la Rai qualcosa potrebbe cambiare: ora al tavolo delle trattative non ci saranno più solo gli eredi di Ettore Bernabei, tra i padri fondatori del Servizio Pubblico, ma gli agguerriti operatori globali con ben altri orizzonti e progetti editoriali che potrebbero non essere proprio coincidenti con quelli della Rai. Come è facile sostenere: quando tutto si muove intorno ad un soggetto, il soggetto che rimane fermo, di fatto, arretra.

Ma lo smarrimento e la confusione più rilevante si riferisce a quanto abbiamo iniziato ad accennare ieri a proposito delle nuove disposizioni normative destinate a mutare sostanzialmente il quadro di tutto il settore della produzione e diffusione audiovisiva nazionale. Si tratta, appunto del nuovo TUSMAR, il cui testo definitivo è stato approvato dal CdM dello scorso 7 agosto. Nei giorni precedenti, esattamente il 3 agosto, si è svolta presso il MISE un’audizione, alla quale ha partecipato anche Rai, finalizzata a “acquisire l’orientamento degli operatori economici e portatori di interessi sull’attuazione della direttiva mediante un intervento di riordino del vigente Testo Unico dei Servizi di Media Audiovisivi e Radiofonici Digitali (TUSMAR)” in attuazione della Legge delega dell’aprile scorso. Tra gli 8 punti oggetto di audizione, formalmente nessuno risulta riguardare la Rai dove la normativa del nuovo testo rimane pressoché invariata rispetto al precedente TUSMAR. Domandina: la Rai ha certamente partecipato, sarebbe interessante sapere cosa ha obiettato o quali osservazioni ha presentato. La sola parte che incide, e non poco, come già abbiamo scritto, riguarda il tema della pubblicità che rivede i limiti di affollamento e le modalità di sottoscrizione dei contratti. Si tratta sostanzialmente di un corposo aiuto dato ai broadcasters privati (uno a caso) a svantaggio della Rai e, a questo proposito, le sole voci che si solo levate sono state quelle di Giancarlo Leone (APA) e Di Trapani (Usigrai) dove il potenziale danno è stimato intorno ai 100 mln di euro.

Rimane comunque il fatto che questo argomento non è nuovo e ci chiediamo come è stato possibile che non sia stato fatto nulla per fronteggiarlo per tempo.

Come al solito, poniamo qualche domanda: questo Governo si è fatto “portatore sano” di una sostanziale modifica del mercato pubblicitario audiovisivo che certamente non giova alla Rai. Perché questa manovra proprio in coincidenza dell’avvio di una governance di Viale Mazzini tutta ispirata dal marchio di fabbrica Draghi che ha posto come suo obiettivo centrale il risanamento del bilancio? Inoltre, come è possibile che invece l’altra manovra, che pure ci ha chiesto l’Europa sull’armonizzazione e adeguamento delle regole sulla concorrenza nel settore energetico che avrebbe portato al ritorno della riscossione del canone con il vecchio metodo (dove si paventavano perdite per il ritorno dell’evasione intorno agli 80 mln) sia stato fatalmente accantonata a tal punto da far dire allo stesso Fuortes che questo tema“ non è assolutamente all’ordine del giorno né del governo né del ministero”? Come è possibile che le lobby degli "elettrici" abbiano rinunciato così facilmente ad un loro vantaggio? I conti non tornano e, temiamo, sarà difficile che possano tornare.

Come pure non torna una piccola vicenda di quelle forse desinate rimanere nel cassetto polveroso dei ricordi (del genere l’elezione del presidente Foa come pure la storiella della truffa): ci è stato fatto notare che la Legge, all’art. 49 comma 5 Dlgs 177/05, definisce puntualmente i compiti e le deleghe che possono essere assegnate al Presidente Rai: “…nelle aree delle relazioni esterne e istituzionali e di supervisione delle attività di controllo interno, previa delibera assembleare che ne autorizzi la delega”. Se non che, nel Cda del 28 luglio si estende motu proprio questo principio con l’introduzione di una significativa novità: “ … affidare le deleghe alla Presidente nelle aree delle Relazioni internazionali, istituzionali, con particolare riferimento alla transizione digitale”. Ora in che modo le Relazioni istituzionali e quelle internazionali si possano riferire alla transizione digitale è tutto da chiarire, specie per quanto riguarda le competenze di Corporate, fatto sta che si introduce un criterio di estensione delle deleghe, un trucco verbale, del tutto innovativo e tutto ancora da interpretare.

Per tornare e chiudere sullo smarrimento e confusione: qualcuno è smarrito e confuso, altri invece proprio no… anzi… determinati e lucidissimi.

bloggorai@gmail.com

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