martedì 30 giugno 2026

RAI Way fine dei giochi

By Bloggorai ©

Al termine di un fidanzamento lungo e impossibile, Rien ne va plus! I giochi sono fatti! Alea jacta est! Iatevenne ‘a casa!!! Ieri, nel cuore della notte è arrivato il segnale forte e chiaro: l’accordo tra RaWay e EiTowers è saltato e questa volta, forse, per sempre ... anche se mai dire mai.

I dettagli del mancato accordo sono descritti e sintetizzati bene dal Sole 24 ore a firma Andrea Biondi e leggiamo il titolo: “Media, salta la fusione delle torri: nessun accordo EiTowers RaiWay”.

Come abbiamo scritto innumerevoli volte: questa operazione poggiava (ora declinata al passato, forse) su tre pilastri, ovvero i cosiddetti razionali”: finanziario, industriale e politico. Nel corso della trattativa sono stati, formalmente, i primi due ad essere al centro del confronto tra le parti ma sostanzialemente, ribadiamo quanto a noi noto, è stato lo scoglio del “razionale” politico a prevalere. Lo abbiamo scritto: il tema era la governance, le deleghe tra AD e Presidente e, sostanzialmente “chi” sarebbero i nomi ovvero in quale quota politica andrebbero ascritti. In buona sostanza, nessuno si fida più di nessuno (specie se ci riferisce ad alcuni nomi che girano di fonte Rai). Il “malloppo” è grosso e non si molla facilmente. Inoltre, sempre sul “razionale” politico” pesa e grava molto l’incertezza normativa: nessuno oggi, 1 luglio 2026, è in grado di scommettere un soldo bucato su quando, in che termini e se vedrà la luce in questa legislatura la riforma della Rai a seguito dell’EMFA. Come abbiamo pure scritto ieri, il 2027 è dietro l’angolo e le incognite sono tante e di assoluto rilievo.

Per ora registriamo la fine di una storia misteriosa durata oltre 10 anni, che entrerà tra le vicende oscure del Servizio Pubblico e delle persone che non hanno voluto o hanno ostacolato l’operazione. Per ora registriamo che Rai dovrà rivedere rapidamente i suoi conti e il suo Piano Industriale che contava molto su questa operazione (corca 200 mln). Tra poco ci sarà una informativa in Cda.

Rimanete sintonizzati, ci potrà essere un secondo lancio in giornata.

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Assalto al Colle: il 2027 dietro l'angolo e la Rai si prepara

By Bloggorai ©

Salvini al Viminale e la Meloni al Quirinale mentre Draghi si interroga su “Competere o sparire”. Non abbiamo letto il suo volume ma già il titolo ci induce sospetto (conoscendo i suoi trascorsi) se si riferisce a se stesso e al suo futuro (sappiamo cosa è successo nella precedente occasione) oppure se “parla a nuora perché suocera intenda”. L’eccesso di calore, è noto, fa brutti scherzi. Tra visioni e fantasie talvolta si celano sintesi e possibilità, mentre il “tempo” scorre e corre velocemente già verso il prossimo anno.

Il 2027 sarà certamente un crocevia politico istituzionale di assoluto rilievo. C’è in ballo l’assetto democratico e costituzionale del Paese con una possibile nuova legge elettorale, ci sono le elezioni (forse pure anticipate ad aprile) e, non ultimo, si getteranno le fondamenta del nuovo assetto della Rai e del Servizio Pubblico. Ricordiamo, per inciso, che ad aprile del prossimo anno scade la Concessione e il suo rinnovo già si preannuncia come un campo di battaglia laddove potrebbero essere molti i soggetti interessati a concorrere. Ricordiamo, sempre per inciso, che la Concessione prevede la stipula di una Convenzione tra il Ministero competente (MiMit, ministro Urso) e la Rai. Ricordiamo, sempre per inciso, che a seguito della Concessione e della Convenzione, andrà ridefinito il Contratto di Servizio e che, salvo improbabile (a nostro avviso) riforma conseguente all’EMFA, si dovrà rinnovare l’attuale Cda Rai.

Nelle precedenti occasioni il dibattito intorno al rinnovo di tali impegni era iniziato almeno un anno prima e oggi invece siamo nel silenzio più totale interrotto solo da qualche balbettio sulla mancata riforma e l’EMFA disatteso. Su questo argomento torneremo presto.

Paliamo d’altro e torniamo ad un tema di grande interesse, specie in periodo “caldo”: il racconto del crimine in tv e i grandi misteri di cronaca, specialmente nera. Come ogni anno, si ripete la stessa liturgia ovvero “il giallo dell’estate” che ha due varianti: una è quella del “giallo in corso d’opera” dove Garlasco domina la scena e l’altra è del genere “misteri irrisolti” degli anni passati dove se pure c’è un colpevole ogni ragionevole dubbio confermato in Cassazione, rimane sempre qualche dubbio o mistero sulla colpevolezza o innocenza. In questi giorni il Corriere dedica due pagine ad un caso storico e ieri si è occupato di Cogne. Un caso che ha fatto scuola nello studio mediatico del “racconto” del crimine in tv e tant’è che il sottotitolo è suggestivo “Da vespa al Costanzo Show: in Tv il caso Franzoni fece il record di share e diventò un fenomeno collettivo” e leggiamo che Porta a Porta di Bruno Vespa gli dedicò 21 puntate con quella, clamorosa, quando venne liberata, che raggiunse il 45% di share.

Tutto questo per ribadire quanto da tempo scriviamo: il “racconto criminale” televisivamente paga, bene e subito. L’overdose di Garlasco non deve affatto stupire ed è nel DNA del Servizio Pubblico quanto lo è il varietà del sabato sera o nelle infinite repliche di Don Matteo, del Maresciallo Rocca, di Imma Tataranni o del sempiterno Montalbano. 

La domanda che poniamo è: quale deve essere il ruolo e la funzione del Servizio Pubblico nel sostenere, promuovere e diffondere questa “cultura” del racconto criminale? Se è vero, come verosimile supporre, che i temi “sicurezza” ed “efficienza della giustizia” saranno centrali nella prossima campagna elettorale, come e in che termini e con quale postura il Servizio Pubblico si presenterà a questo appuntamento?

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lunedì 29 giugno 2026

MUTI !!!

By Bloggorai ©

Contromano, senza tanta voglia e pure con un certo fastidio ma ci tocca farlo anche perché nessuno lo ha fatto e ci sembra invece doveroso farlo. Volevamo parlare d'altro, altri temi e altri argomenti forse più interessanti ma non potevamo far passare inosservato quello che è successo ieri.

Premessa: un’immagine sta al racconto come i pedali stanno ad una bicicletta: viaggiano insieme. Le immagini hanno il potere evocativo, in un solo istante, di rendere una sintesi perfetta del fatto, della notizia. Allora, è successo che il marito della ministra Roccella è scomparso drammaticamente nelle acque del Lago di Vico. La notizia è importante è deve essere adeguatamente riportata e seguita. Se non che la Rai manda ben 5 (cinque) inviati a seguire il fatto e fare le dirette per le rispettive testate: Tg1, Tg2, Tg3, TgR  e non poteva mancare RaiNews24. 

Come si può commentare una foto del genere? Cosa si può dire di fronte a tanta protervia sullo spreco di risorse pubbliche? Vedi foto:

Una foto che ci porta indietro nel tempo a quando si iniziava a parlare di Piano editoriale per l’informazione del Servizio Pubblico. È necessario ripeterlo e scriverlo chiaro e tondo: non lo vuole nessuno. Nessuno vuole rendere efficiente una macchina dove lavorano oltre 2000 giornalisti in 8 testate. 

Non lo vogliono i giornalisti Rai e le loro rappresentanze sindacali, l’Usigrai per prima che, a suo tempo ebbe un ruolo non secondario nell’affossamento del Piano Verdelli. Di quella pagina oscura sono noti nomi e cognomi, fatti e misfatti, di tutti coloro che fecero carte false per ostacolarlo (consiglieri e giornalisti) e che dopo hanno avuto fortunate carriere. 

Dopo il Piano Verdelli uno strato di cemento armato è colato sull’argomento e nessuno ha avuto la voglia, la forza e il coraggio di riaprire il discorso. Clamoroso ( e vergognoso) l’esempio della “newsroom aziendale” che da sola consentirebbe l’efficienza del lavoro delle redazioni e un risparmio enorme. Nulla. Silenzio. Dopo che in rete è circolata l’immagine dei microfoni di Rai di fronte al prefetto di Viterbo, ci aspettavamo una riga di “comunicato stampa del giorno dopo” da parte di un consigliere a caso, magari uno di quelli che ha avuto tante responsabilità tra i giornalisti Rai. Muto.

La stessa politica, magari quella di “opposizione” avrebbe potuto alzare un ciglio, fare una battuta, una smorfietta. Niente, silenzio. Tenetevi Telemeloni e risparmiateci la lamentela sulla “riforma Rai” e l'EMFA disatteso che, come era facilmente prevedibile, giace nel fresco dei cassetti in Parlamento.

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domenica 28 giugno 2026

Il Titanic, la Rai e le FAST Tv

By Bloggorai ©

Oltre le innumerevoli repliche di Don Matteo, di Montalbano, della Principessa Sissi, della seria di Piedone lo Sbirro, della fiction con i tanti magistrati e investigatori privati (con buona pace degli ossessionati di Garlasco) o dei vari Amadeus che entrano o escono dalla Rai o del futuro della Sciarelli e del direttore Coletta che la potrebbe sostituire (???) o delle varie trasmissioni flop della cosiddetta Telemeloni c’è molto, c’è tanto di più ed è pure molto più interessante da scoprire.

Il nuovo mondo del sistema mediatico audiovisivo, la nuova era, è già oltre la Rai e del Servizio Pubblico come è tradizionalmente intesa. L’assioma classico “informare, educare e divertire” sul modello BBC non è più un’esclusiva della Rai e lo stesso fondamento originario, la tutela dello Stato delle frequenze di trasmissione, non è più un dogma.

Il “pianeta” Rai fondato sulla diffusione digitale terrestre è destinato all’estinzione come i dinosauri: non è un problema di se avverrà ma solo di quando potrà avvenire. Alla recente conferenza di Dubai WRC-23 è stata confermata per l’Italia sino al 2031 l’uso della banda 470-694 MHz per le trasmissioni televisive da parte dei broadcaster con un possibile rinvio al 2034 per un nuovo aggiornamento di calendario. L’OfCom (equivalente della nostra AgCom) in Inghilterra prevede che “… la audience dei canali TV programmati tramite DTT scenderà dal 62% dei programmi nel 2023 al 22% entro il 2040” vedi https://www.key4biz.it/il-digitale-terrestre-verso-lo-switch-off-in-uk-la-bbc-finira-soltanto-su-internet/490343/  . Lo “switch off” ovvero il sorpasso del broadcast sullo streaming è dietro l’angolo e, nel frattempo, andrà a regime un lungo periodo di ibridazione. Si tratta di “l’era dello streamcasting, dove il broadcasting della Tv tradizionale si ibrida e si fonde col mondo digitale delle piattaforme di streaming” e vedi il recente rapporto presentato al Senato lo scorso febbraio https://www.corriere.it/economia/eventi/26_febbraio_13/televisione-cresce-il-consumo-sui-device-ma-tiene-la-tv-tradizionale-1e24623c-0dd9-40e5-99e2-69c417185xlk.shtml   .

Oltre ai “telco” ci sono poi gli operatori “hard” (esempio classico Samsung) che tende a divenire “editore”. Le frequenze tv sono un “bene” di rilevanza strategica e sono molto appetite dagli operatori Telco che se le contendono a colpi di miliardi. Oggi, la totalità delle tv in vendita è anzitutto “smart” ovvero connessa alla rete e solo in subordine accede alle reti generaliste satellitari. Il menù che compare all’accensione è anzitutto mirato ai nuovi canali FAST (Free Ad-Supported Streaming TV) che in buona sostanza sta ad indicare una modalità di fruizione televisiva in streaming completamente gratuita e sostenuta dalla pubblicità (tanta), laddove non è prevista alcuna modalità di abbonamento pay o sottoscrizione di un account. In Italia sono già molti i canali e contenuti offerti dai vari operatori come Pluto TV, Samsung TV Plus, LG Channels, Rakuten TV etc. Ognuno di loro offre un palinsesto lineare talvolta ricco di contenuti appetibili al grande pubblico: musica, documentari, film, arte e cultura per ogni tipo di pubblico (non solo “over” di Rai).

A tutto questo, ed altro ancora, si aggiunge pure il “nuovo “mondo dell’ascolto non riconosciuto e pure poco stimato. Auditel lo certifica a circa 2 mln nel giorno medio e distribuiti su vari device: tablet, pc, cellulari etc, dove si gioca e si consumano contenuti brevi e facilmente accessibili. Non è poco: vedi recente report Auditel gennaio-marzo 2026.

Ieri un ex collega, esperto ed autorevole, ci ha inviato una immagine artificiale con il titolo “Titanic” dove si vedeva una nave con il nome Rai sulla fiancata. No, per ora e molti anni ancora, la Rai non affonderà ma potrà solo sopravvivere senza una rotta e senza una “sala comando” in grado di dirigerla da qualche parte, quale che essa sia.

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venerdì 26 giugno 2026

Altri tempi, altra Storia, altra RAI...altri mondi possibili

By Bloggorai ©

Amo la radio perché arriva dalla gente
entra nelle case
e ci parla direttamente
e se una radio è libera
ma libera veramente
mi piace ancor di più
perché libera la mente.

Esattamente 50 anni addietro, il 25 giugno 1976, la Corte Costituzionale rende nota la storica sentenza n.106 con la quale si sancisce la fine del monopolio Rai sulle trasmissioni radiofoniche e, poco dopo avverrà lo stesso per quelle televisive.

Il “modello tolemaico” che vedeva la Rai al centro dell’universo mediatico si è infranto con il nuovo modello copernicano: tanti soggetti, tante emittenti, tanti editori e tanta informazione diversa e alternativa. Nascono le “radio libere” e Bloggorai era lì, direttamente e fisicamente a Roma, nella storica sede di Piazza Vittorio 46 sulla frequenza di 97.700Mhz, insieme a tanti delle sue lettrici e lettori attuali. Eravamo lì, nel cuore di una mutazione genetica, culturale politica oltre che giornalistica che ha lasciato un segno. Quale che sia questo segno e come possa avere inciso nella “nuova era” che si stava profilando forse è ancora presto per comprenderlo bene. 

Certamente ci siamo inventati linguaggi, contenuti e “modelli narrativi” che hanno fatto scuola: le rassegna stampa con i giornali commentati alle prime ore del mattino e le agenzie cartacee andate a prendere in terza copia alla redazione di Lotta Continua a via Dandolo. Le “dirette” dalle manifestazioni del ’77 fatte dalle cabine telefoniche con i gettoni. Gli infiniti dibattiti di “Psicanalisi contro” e di “Radio Donna”. E la notte si metteva il gigantesco “Revox” con le bobina di musica registrate su nastro e qualcuno di noi, quando si interrompeva, doveva correre a sostituirlo o riparlarlo per non dire delle corse verso Monte Cavo, poco fuori Roma, a ripristinate il vecchio trasmettitore FM o rimettere in linea l’antenna. E, infine, in redazione avevamo un televisore, bianco e nero, dove abbiamo assistito alle prime trasmissioni delle Tv private e sappiamo poi come è andata.

Insomma, tanta storia. In quello stesso anno il PCI di Berlinguer vince le elezioni.

Nulla succede mai per caso e quel sistema tolemaico andato in frantumi nel ’76 oggi ha preso una forma compiuta e impensabile a quel tempo. Oggi la radio e la Tv sono solo una parte di un sistema complesso e dinamico tutto ancora da sviluppare. Oggi anche Bloggorai talvolta è indotto a ritenere che il mondo inizia e finisce tutto intorno al cavallo di Viale Mazzini che, non è un caso, oggi è un antro chiuso e polveroso in attesa di un suo restauro che chissà quando potrà essere terminato. 

Siamo ancora indotti a dibattere e ritenere che ci sia un “servizio pubblico” di un lontano passato da tutelare e difendere e non generico ma segnatamente “questo” SP, ovvero questo modello di SP ormai pressoché ibridato dal modello concorrente di “servizio privato”. Non riusciamo a porci domande e interrogativi (e trovare possibili risposte) su cosa, quando e come si possa immaginare un Servizio Pubblico diverso e alternativo a quello attuale metre ci arrampichiamo sugli specchi di una improbabile e lontana riforma. 

Nel nuovo universo copernicano del sistema dei media ruotano pianeti e satelliti destinati a viaggiare verso Marte e questa Rai, questo Servizio Pubblico guidato da questa destra di Governo, stanno ancora a gingillarsi con il Premio Agnes e i “comunicati stampa del giorno dopo” di qualche consigliere in vena di protagonismo. Qualcuno parla di “Hyperscale” improbabili quando altri pensano ai cloud satellitari. Qualcuno ha ancora in mente RaiNews24 quando nuovi editori pensano alla CNN “made in Italy”. Qualcuno si preoccupa di che fine farà “Chi l’ha visto” e così via mentre oggi leggiamo il titolo de Il Giornale Temptation Island batte i mondiali. Corna contro calcio. Meglio di un gol c'è solo un falò: il reality show trionfa nella gara degli ascolti. Ci sono sempre vittorie sconfitte ma con molto più dramma i personaggi sull'isola mettono in scena un dispositivo narrativo simile al romanzo ottocentesco più potente di qualsiasi tipo”. Già, di qualsiasi tipo.

Detto tutto questo, Bloggorai sta meditando di cambiare nome. Potrebbe non avere più senso un Blog di sola Rai.

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giovedì 25 giugno 2026

La RAI è ormai fuori dal centro del Villaggio

By Bloggorai ©

E’ trascorso un anno, nove mesi e spicci giorni da quando si è insediato questo CdA. Sono trascorsi quattro mesi dall’approvazione in Cda delle linee guida del piano editoriale. Sono trascorsi ormai tanti mesi da quando ai dipendenti Rai è stata soppressa la Rassegna Stampa e limitata a soli 240 nomi accuratamente selezionati. È trascorso tempo, tanto tempo, da quando si voleva fare del palazzo Rai una “casa di vetro” ovvero dove tutto fosse trasparente, accessibile e verificabile non solo in termini istituzionali (Vigilanza, AgCom, Corte dei Conti) ma anche da parte di chi paga il canone.

È passato tempo e ne passa ancora da quando un fatto, una notizia o un evento accade a quando si viene a sapere, a quando entra in circolazione. Non tutti si possono permettere di comprare i giornali in edicola, sempre più costosi, e giocoforza le notizia o le informazioni transitano in altro modo: le chat e i “social”.

Ecco allora che stamattina, alle 07.51, si diffonde sulle nostre chat un articolo intervista su La Stampa a Roberto Natale, consigliere Rai. Bloggorai ha una “certa” ed è probabile che la memoria possa fargli brutti scherzi, ma non ricordiamo che mai prima il “consigliere del giorno dopo” abbia avuto premura di diffondere o far circolare, seppure in via riservata, articoli di giornali interessanti, rilevanti o addirittura fondamentali, come ad esempio l’intervista al suo AD Rossi rilasciata giorni addietro su Il Foglio. Non parliamo di documentazione, materiale di studio o altro non vincolato al segreto aziendale. Se la memoria non ci inganna, pressoché nulla.

Se non che, questa mattina, appunto, La Stampa pubblica la “sua” intervista dove leggiamo perle di saggezza imperdibili e ormai dimenticate: “Bisogna andare incontro a quella parte di pubblico oggi disorientata … la risposta alle nostre domande in Cda è stata che non era possibile criticare le azioni del Governo dato che è un azionista Rai…” e infine chiude con un proclama politico clamoroso “Il denaro tolto (i famigerati 10 milioni) alla Rai va restituito”. Palazzo Chigi e Rossi& C tremano. Con tutta la stima (comincia a scarseggiare) ma questa intervista ci appare inutile, irrilevante e fuorviante. Non abbiamo letto una sola parola con un senso compiuto politico e progettuale ovvero esattamente ciò di cui si avverte il maggior bisogno. Non abbiamo letto una sola parola che possa far e pensare che si possa e si deve fare qualcosa per arginare questa destra in questa Rai: ha citato il ricorso della Tarantola: non è vietato proporre, verificare la fattibilità e fare altri ricorsi. Non è vietato fare il consigliere di “opposizione” ovvero rappresentare in Cda quella parte di opposizione che non vuole arrendersi e ci sono mille modi per farlo, compreso far circolare informazioni, notizie e temi il giorno prima e non il giorno dopo. Oggi leggiamo che la Rai vuole togliere la tutela legale Rai a Ranucci sul caso Minetti: supponiamo che si poteva e doveva sapere prima. Supponiamo che si poteva e doveva intervenire prima e non dopo.

Ci sono temi e problemi di ben altra natura e rilevanza come, ad esempio, cominciare a ragionare sulla centralità, sul ruolo e la natura della Rai e del Servizio Pubblico nell’attuale sistema mediatico. La Rai e questo Servizio Pubblico sono solo una pare e oggi forse quella meno rilevante di tutto il resto: informazione, educazione e intrattenimento viaggiano e si producono e si diffondono in altri modi, su altre piattaforme e altri device diversi dal televisore. La Rai e il Servizio Pubblico da tempo non sono più al centro del Villaggio. Quello che ne rimane è un “soggetto editoriale per molti aspetti simile ai concorrenti commerciali” che si rivolge ad un pubblico ormai in via di estinzione demografica: quando saranno esauriti gli “over X” basta, finito, si chiude baracca e burattini.

Molti di noi, generazione ormai “over X” sta smantellando e dopo di noi non vediamo una nuova generazione di persone che si occuperanno di “Servizio Pubblico Radiotelevisivo”. Le stesse lettrici e lettori di Bloggorai si rivolgono sempre più ad altro, ad altri temi, ad altri contenuti, ad altre televisioni, ad altri modi di essere e fare “servizio pubblico”. Noi, per informarci alle 20 di ogni sera, vediamo il Tg de La 7. Nei giorni scorsi il Tg1 ha aperto per circa 5 minuti con la notizia delle bambine scomparse e il Tg de La 7 con la politica estera e nazionale.

bloggorai@gmail.com 

 

mercoledì 24 giugno 2026

SOS: Overdose in corso ... aiuto !!!

By Bloggorai ©

Senso di capogiro, affanno, palpitazioni cardiache, stato confusionale, irritazioni cutanee, occhi appannati, sudore freddo e frequenza cardiaca irregolare. Per qualche istante ho temuto il classico e banale colpo di calore, nonostante l’aria condizionata. Una signora seduta al mio fianco con un bambino in braccio mi ha guardato e si è accorta che qualcosa non andava e stava per offrirmi l’acqua del biberon. Ho avuto la forza di alzarmi e dirigermi verso l’esterno e riprendere fiato. Cosa è successo? Abbiamo intuito che era in corso una grave crisi di “overdose”.

Nei giorni scorsi abbiamo aderito all’invito per la presentazione di un libro (ennesimo) sull’IA scritto da una lettrice di Bloggorai, nostra amica con la quale abbiamo polemizzato duramente in occasione del volume edito dall’Ufficio Studi Rai. Nel mentre uno dei presentatori raccontava in sintesi il contenuto del libro, mi sono risuonate tante parole, innumerevoli termini e concetti che ormai da mesi, da anni, stanno invadendo la nostra mente e i nostri pensieri. Mi hanno stordito !!! Tutta la sfera della conoscenza è invasa da questo tema con le due grandi variabili: l’IA è una minaccia o una opportunità per il genere umano? 

Nel mentre e nel quando si presentava il libro abbiamo avuto la curiosità di sapere quanti testi, in quel momento e in quella libreria, erano in vendita con l’acronimo “AI” o con i termini estesi “intelligenza artificiale”: con il conforto dei commessi e del loro Pc abbiamo stimato circa 1000 volumi. Per ulteriore conferma lo abbiamo chiesto anche a Gemini e ce ne dava molti di più. Sommati alla quantità di articoli di servizi giornalistici e reportage, approfondimenti e dibattiti di ogni genere, ci siamo resi conto che siamo in piena crisi di iper “abbondanza” ovvero di overdose di informazioni sull’AI presente e futura dove tutti sanno e pontificano di tutto (teniamo da parte il Papa, peraltro sostenendo con la sua prima e recente Enciclica il concetto più semplice, accessibile e comprensibile: “l'IA deve essere disarmata e liberata da logiche di esclusione e dominio. Secondo il Pontefice, la tecnologia non è neutrale e il suo sviluppo deve essere orientato al bene comune, ponendo sempre la dignità umana al centro”. Oltre questo concetto c’è poco da aggiungere o specificare, c'è il Demonio.

Oggi, quindi il tema è l’overdose di tutto: overdose di racconti e immagini di guerra, overdose di Trump e dei suoi alleati bombaroli e dronisti, overdose di Europa per un verso inetta e per altro complice, overdose di Telemeloni e di “vannaccismo”, overdose dei misteri di Garlasco e di cronaca nera, rosa o gialla, overdose di Tennis e Mondiali e overdose di calore asfissiante. Di tutto questo sappiamo tanto e sappiamo pure di sapere poco e quel poco che sappiamo è perennemente in dubbio. Tutto questo induce ansia, disagio, smarrimento e confusione ed è difficile trovare un valido antidoto.

Per arrivare ad una crisi di “abbondanza” a noi più vicina, siamo in piena crisi di overdose di Rai e di Servizio Pubblico. Se ne parli in giro tra amici, parenti e conoscenti di Vigilanza Rai, Riforma, Piani industriali o editoriali, programmi flop, ascolti o pubblicità etc etc ti guardano strano e vieni preso come un untore, uno spacciatore di sostanze malsane e, specie se ne parli ai “giovani” ti guardano stupiti con aria compassionevole e si immagina che pensano “Bloggorai e i suoi lettori hanno una certa età …”. E si capisce bene perché i telespettatori emigrano verso altre emittenti o piattaforme e invecchiano: tra repliche di repliche tra Montalbano, la principessa Sissi e Piedone lo sbirro e Rai Tre “picconata” e destinata all’estinzione con l’AD che se ne vanta senza che nessuno - nessuno - gli si opponga in modo frontale.

E in tutto questo quadro di overdose di tutto si avverte la mancanza di una materia prima fondamentale: l’intelligenza naturale, primordiale, della politica. Abbiamola sensazione che l'overdose di IA sia funzionale alla carenza di IN. Il Governo farnetica di successi sociali ed economici insistenti e si predispone alla prossima campagna elettorale mentre l’opposizione annaspa senza ancora un programma comune e si trova di fronte ad un bivio drammatico: allearsi con chiunque, cespuglietti e centristi vari, pur dibattere la destra oppure “ognuno per se” e rischiare di tenerci la Meloni al Governo e un La Russa al Quirinale? Da non dormirci la notte. 

E, per quanto riguarda la Rai che fare? Lasciarla andare al suo triste ed ineffabile destino ed ai comunicati stampa dei consiglieri del “giorno dopo” ormai abbarbicati e legati alla poltrona con l’Attack fino a scadenza mandato (e non solo i consiglieri: alla domanda sulle sue dimissioni dopo i due richiami di Mattarella la Floridia ha risposto “sarebbe una resa”. Ma una “resa” a chi più di quanto constatare che la guerra è finita ed hanno vinto loro???). Oppure cosa altro fare? La “politica” semplicemente, non se ne occupa. Ci raccontano che alla Schlein quando gli parlano di Rai gli viene un attacco di orticaria e lo stesso Conte, dicono, comincia a sbuffare, mentre AVS, tramite il suo portavoce sul Manifesto, ha chiesto le dimissioni ma, ovviamente, non se l’è filato nessuno, anzi. Tetragoni.  

Oggi Repubblica scrive di “occupazione militare dal Servizio Pubblico da parte del Governo”. Si tratta di un’operazione facile e comoda: Telemeloni ha le praterie sconfinate dove galoppare senza ostacoli. Fintanto che la presunta opposizione si limita ai “comunicati stampa del giorno dopo” la battaglia è persa prima ancora di essere iniziata. Oggi si legge della cancellazione di “Riserva Indiana” di Massini, di “Dilemmi” di Carofiglio, di “Via dei matti numero 0” di Bollani e così via. Questa volta il comunicato stampa del “giorno dopo” lo ha fatto Repubblica che almeno qualcuno forse la legge.

La destra, questa destra, questo AD e questo “presidente” facente funzioni con i suoi consiglieri hanno vinto a tavolino perché assente l’avversario. La crisi di “overdose” è sempre più acuta.

bloggorai@gmail.com

lunedì 22 giugno 2026

AUGURI !!!


BUON COMPLEANNO !!!

 

La "settimana calda dell'Ispettore Tibbs" tra Data Center e Tg1

 

By Bloggorai ©

Succede, spesso, che qualcuno o qualcosa che ci appare come “amico”, utile o necessario, si possa trasformare in qualcosa di segno opposto. Succede pure che qualcuno o qualcosa che ci appare come un “dispositivo di salvataggio”, al momento in cui sei indotto ad adoperarlo lo scopri “scaduto” o non più utile al suo scopo oppure già superato da un nuovo modello. Succede pure che di questo “qualcuno o qualcosa” ne possiamo avere bisogno.

Tutto questo ci porta alla settimana che sta per iniziare, calda e faticosa, contanti temi che ci interessano.

A: Data Center e IA: ormai se parla e scrive come la rucola che sta bene dovunque la metti. E, laddove per molti aspetti ti appare utile o necessaria, poi sotto sotto vieni a scoprire che ci sono pure tanti problemi connessi. I “dati” sono la materia prima dell’innovazione tecnologica e costituiscono il “cibo” dell’intelligenza artificiale. Questo cibo deve essere “cucinato” nei Data Center che necessitano di grandi quantità di energia e di acqua. Ieri sera, su Rai Tre, è andato in onda un secondo servizio su questi temi molto interessante (il primo è andato in onda lo scorso marzo). In Italia questo tema oggi è nel pieno della selvaggeria legislativa, un vuoto normativo dove galoppano indisturbati grandi gruppi immobiliari speculativi (comprano terreni agricoli a 1 e li rivendono a 30) come pure, per quelli esistenti che, di fatto, servono i 3 Big della gestione dati Microsoft, AWS (Amazon) e Google che, beninteso, i nostri “dati” se li vorrebbero gestire in casa “loro”. Nel frattempo Starlink pensa di mandare i Data Center in orbita satellitare. 

Rai e Rai Way su questo fronte sono a “carissimo amico … ti scrivo” ovvero tra il poco e il nulla, tra il niente e l’improbabile: esempio clamoroso è il famigerato Hyperscale di Pomezia. Una fantasia sospesa nel vuoto della quale nessuno è in grado di specificare costi, tempi e modelli logistici e clienti potenziali. Fantasie. Nel frattempo Rai si serve di Data Center esterni per i quali paga lauti compensi. Chi gestisce, dove sono e cosa succede con i “dati” raccolti da Rai (abbonamenti, visualizzazioni di Rai Play etc) nessuno è in grado di saperlo. O meglio, alcuni lo sanno e molto bene.

Verrebbe da ripetere il solito pensiero: nessuno se ne pre-occupa, e in particolare l’opposizione. Lasciamo perdere.

B: la civiltà delle immagini. Il Governo è in fibrillazione per mille buoni motivi e, tra questi, la crisi con gli Usa e con Trump in particolare. La crisi, ovviamente, è anzitutto sui contenuti ma anche sulle immagini che la raccontano. E la immagini del G7 di Evian ci raccontano tanto sulla postura, sul linguaggio del corpo e quindi della comunicazione politica della Meloni. Oltre a quella immagine canonica dove lei rivolge il “ditino” verso Trump che ha fatto molta presa sull' opinione pubblica USA MAGA, ce ne sono altre due significative: la prima è quando gli poggia leggermente la mano destra sul braccio “americano” e la seconda quando, alzandosi dal divanetto dove hanno discusso amabilmente, è lei che porge per prima la mano per salutarlo. È lei che prende l’iniziativa e lui la “tollera” e accoglie questi suoi gesti con l’arietta infastidita quasi a dire “se propri necessario…”. Tanto basta.

C: i mondiali di calcio. Passata la retorica a basso prezzo dell’esclusione dell’Italia ai mondiali (ce la siamo meritata tutta e da tanti anni) ora è la volta degli ascolti televisivi che, da alcuni, sono interpretati come un “salvagente” per gli ascolti Rai. A ben vedere, nell’intera giornata, Rai è costantemente sotto Mediaset e ancora sabato Rai era al 34% di share con 2,3 mln e Mediaset con il 27% e 2,6 mln di telespettatori e ieri, domenica, lo stesso con Rai al 34% e Mediaset al 37%. E meno male che c’è il “salvagente” Mondiali. Sempre sabato scorso, i geni del palinsesto, hanno mandato in onda “Piedone a Hong Kong” che ha comunque realizzato il 5% e 1 mln di telespettatori. Forse è questo genere, le repliche delle repliche, ovvero l’usato sicuro, il vero salvagente del Servizio Pubblico.

D: il Tg1 di destra e il racconto nazionale. Il suo direttore Chiocci non fa mistero della sua appartenenza politica e non omette di ringraziare chi lo ha imposto alla direzione del giornale. Lo fa a suo modo: impostando il Tg1 a immagine e somiglianza del “suo” governo: propone una linea editoriale molto concentrata su cronaca nera e costume, laddove invece i grandi temi sociali, economia e lavoro, sanità e istruzione etc sono sempre in secondo piano. Non disturbate il manovratore: l’invito è rivolto a tutti, compresa l’opposizione che quando si impegna a brutto muso riesce ad diffondere solo comunicati stampa del giorno dopo.

bloggorai@gmail.com

La "calda settimana dell'ispettore Tibbs" tra Data Center e Tg1

 

By Bloggorai ©

Succede, spesso, che qualcuno o qualcosa che ci appare come “amico”, utile o necessario, si possa trasformare in qualcosa di segno opposto. Succede pure che qualcuno o qualcosa che ci appare come un “dispositivo di salvataggio”, al momento in cui sei indotto ad adoperarlo lo scopri “scaduto” o non più utile al suo scopo oppure già superato da un nuovo modello. Succede pure che di questo “qualcuno o qualcosa” ne possiamo avere bisogno.

Tutto questo ci porta alla settimana che sta per iniziare, calda e faticosa, contanti temi che ci interessano.

A: Data Center e IA: ormai se parla e scrive come la rucola che sta bene dovunque la metti. E, laddove per molti aspetti ti appare utile o necessaria, poi sotto sotto vieni a scoprire che ci sono pure tanti problemi connessi. I “dati” sono la materia prima dell’innovazione tecnologica e costituiscono il “cibo” dell’intelligenza artificiale. Questo cibo deve essere “cucinato” nei Data Center che necessitano di grandi quantità di energia e di acqua. Ieri sera, su Rai Tre, è andato in onda un secondo servizio su questi temi molto interessante (il primo è andato in onda lo scorso marzo). In Italia questo tema oggi è nel pieno della selvaggeria legislativa, un vuoto normativo dove galoppano indisturbati grandi gruppi immobiliari speculativi (comprano terreni agricoli a 1 e li rivendono a 30) come pure, per quelli esistenti che, di fatto, servono i 3 Big della gestione dati Microsoft, AWS (Amazon) e Google che, beninteso, i nostri “dati” se li vorrebbero gestire in casa “loro”. Nel frattempo Starlink pensa di mandare i Data Center in orbita satellitare. 

Rai e Rai Way su questo fronte sono a “carissimo amico … ti scrivo” ovvero tra il poco e il nulla, tra il niente e l’improbabile: esempio clamoroso è il famigerato Hyperscale di Pomezia. Una fantasia sospesa nel vuoto della quale nessuno è in grado di specificare costi, tempi e modelli logistici e clienti potenziali. Fantasie. Nel frattempo Rai si serve di Data Center esterni per i quali paga lauti compensi. Chi gestisce, dove sono e cosa succede con i “dati” raccolti da Rai (abbonamenti, visualizzazioni di Rai Play etc) nessuno è in grado di saperlo. O meglio, alcuni lo sanno e molto bene.

Verrebbe da ripetere il solito pensiero: nessuno se ne pre-occupa, e in particolare l’opposizione. Lasciamo perdere.

B: la civiltà delle immagini. Il Governo è in fibrillazione per mille buoni motivi e, tra questi, la crisi con gli Usa e con Trump in particolare. La crisi, ovviamente, è anzitutto sui contenuti ma anche sulle immagini che la raccontano. E la immagini del G7 di Evian ci raccontano tanto sulla postura, sul linguaggio del corpo e quindi della comunicazione politica della Meloni. Oltre a quella immagine canonica dove lei rivolge il “ditino” verso Trump che ha fatto molta presa sull' opinione pubblica USA MAGA, ce ne sono altre due significative: la prima è quando gli poggia leggermente la mano destra sul braccio “americano” e la seconda quando, alzandosi dal divanetto dove hanno discusso amabilmente, è lei che porge per prima la mano per salutarlo. È lei che prende l’iniziativa e lui la “tollera” e accoglie questi suoi gesti con l’arietta infastidita quasi a dire “se propri necessario…”. Tanto basta.

C: i mondiali di calcio. Passata la retorica a basso prezzo dell’esclusione dell’Italia ai mondiali (ce la siamo meritata tutta e da tanti anni) ora è la volta degli ascolti televisivi che, da alcuni, sono interpretati come un “salvagente” per gli ascolti Rai. A ben vedere, nell’intera giornata, Rai è costantemente sotto Mediaset e ancora nei giorni scorsi Rai era al 34% di share con 2,3 mln e Mediaset con il 27% e 2,6 mln di telespettatori. E meno male che c’è il “salvagente” Mondiali. Sempre sabato scorso, i geni del palinsesto, hanno mandato in onda “Piedone a Hong Kong” che ha comunque realizzato il 5% e 1 mln di telespettatori. Forse è questo genere, le repliche delle repliche, ovvero l’usato sicuro, il vero salvagente del Servizio Pubblico.

D: il Tg1 di destra e il racconto nazionale. Il suo direttore Chiocci non fa mistero della sua appartenenza politica e non omette di ringraziare chi lo ha imposto alla direzione del giornale. Lo fa a suo modo: impostando il Tg1 a immagine e somiglianza del “suo” governo: propone una linea editoriale molto concentrata su cronaca nera e costume, laddove invece i grandi temi sociali, economia e lavoro, sanità e istruzione etc sono sempre in secondo piano. Non disturbate il manovratore: l’invito è rivolto a tutti, compresa l’opposizione che quando si impegna a brutto muso riesce ad diffondere solo comunicati stampa del giorno dopo.

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La "calda settimana dell'ispettore Tibbs" tra Data Center e Tg1

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Succede, spesso, che qualcuno o qualcosa che ci appare come “amico”, utile o necessario, si possa trasformare in qualcosa di segno opposto. Succede pure che qualcuno o qualcosa che ci appare come un “dispositivo di salvataggio”, al momento in cui sei indotto ad adoperarlo lo scopri “scaduto” o non più utile al suo scopo oppure già superato da un nuovo modello. Succede pure che di questo “qualcuno o qualcosa” ne possiamo avere bisogno.

Tutto questo ci porta alla settimana che sta per iniziare, calda e faticosa, contanti temi che ci interessano.

A: Data Center e IA: ormai se parla e scrive come la rucola che sta bene dovunque la metti. E, laddove per molti aspetti ti appare utile o necessaria, poi sotto sotto vieni a scoprire che ci sono pure tanti problemi connessi. I “dati” sono la materia prima dell’innovazione tecnologica e costituiscono il “cibo” dell’intelligenza artificiale. Questo cibo deve essere “cucinato” nei Data Center che necessitano di grandi quantità di energia e di acqua. Ieri sera, su Rai Tre, è andato in onda un secondo servizio su questi temi molto interessante (il primo è andato in onda lo scorso marzo). In Italia questo tema oggi è nel pieno della selvaggeria legislativa, un vuoto normativo dove galoppano indisturbati grandi gruppi immobiliari speculativi (comprano terreni agricoli a 1 e li rivendono a 30) come pure, per quelli esistenti che, di fatto, servono i 3 Big della gestione dati Microsoft, AWS (Amazon) e Google che, beninteso, i nostri “dati” se li vorrebbero gestire in casa “loro”. Nel frattempo Starlink pensa di mandare i Data Center in orbita satellitare. 

Rai e Rai Way su questo fronte sono a “carissimo amico … ti scrivo” ovvero tra il poco e il nulla, tra il niente e l’improbabile: esempio clamoroso è il famigerato Hyperscale di Pomezia. Una fantasia sospesa nel vuoto della quale nessuno è in grado di specificare costi, tempi e modelli logistici e clienti potenziali. Fantasie. Nel frattempo Rai si serve di Data Center esterni per i quali paga lauti compensi. Chi gestisce, dove sono e cosa succede con i “dati” raccolti da Rai (abbonamenti, visualizzazioni di Rai Play etc) nessuno è in grado di saperlo. O meglio, alcuni lo sanno e molto bene.

Verrebbe da ripetere il solito pensiero: nessuno se ne pre-occupa, e in particolare l’opposizione. Lasciamo perdere.

B: la civiltà delle immagini. Il Governo è in fibrillazione per mille buoni motivi e, tra questi, la crisi con gli Usa e con Trump in particolare. La crisi, ovviamente, è anzitutto sui contenuti ma anche sulle immagini che la raccontano. E la immagini del G7 di Evian ci raccontano tanto sulla postura, sul linguaggio del corpo e quindi della comunicazione politica della Meloni. Oltre a quella immagine canonica dove lei rivolge il “ditino” verso Trump che ha fatto molta presa sull' opinione pubblica USA MAGA, ce ne sono altre due significative: la prima è quando gli poggia leggermente la mano destra sul braccio “americano” e la seconda quando, alzandosi dal divanetto dove hanno discusso amabilmente, è lei che porge per prima la mano per salutarlo. È lei che prende l’iniziativa e lui la “tollera” e accoglie questi suoi gesti con l’arietta infastidita quasi a dire “se propri necessario…”. Tanto basta.

C: i mondiali di calcio. Passata la retorica a basso prezzo dell’esclusione dell’Italia ai mondiali (ce la siamo meritata tutta e da tanti anni) ora è la volta degli ascolti televisivi che, da alcuni, sono interpretati come un “salvagente” per gli ascolti Rai. A ben vedere, nell’intera giornata, Rai è costantemente sotto Mediaset e ancora nei giorni scorsi Rai era al 34% di share con 2,3 mln e Mediaset con il 27% e 2,6 mln di telespettatori. E meno male che c’è il “salvagente” Mondiali. Sempre sabato scorso, i geni del palinsesto, hanno mandato in onda “Piedone a Hong Kong” che ha comunque realizzato il 5% e 1 mln di telespettatori. Forse è questo genere, le repliche delle repliche, ovvero l’usato sicuro, il vero salvagente del Servizio Pubblico.

D: il Tg1 di destra e il racconto nazionale. Il suo direttore Chiocci non fa mistero della sua appartenenza politica e non omette di ringraziare chi lo ha imposto alla direzione del giornale. Lo fa a suo modo: impostando il Tg1 a immagine e somiglianza del “suo” governo: propone una linea editoriale molto concentrata su cronaca nera e costume, laddove invece i grandi temi sociali, economia e lavoro, sanità e istruzione etc sono sempre in secondo piano. Non disturbate il manovratore: l’invito è rivolto a tutti, compresa l’opposizione che quando si impegna a brutto muso riesce ad diffondere solo comunicati stampa del giorno dopo.

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sabato 20 giugno 2026

RAI: dacci oggi la nostra picconata quotidiana (gratis)

By Bloggorai ©

Questa mattina, in verità, Bloggorai voleva dichiarare il “suo” sciopero. Questa mattina volevamo lasciare le lettrici e i lettori con solo quanto riporta Dagospia che riprende articoli di altri giornali che, a loro volta, succede, riprendono spunti di Bloggorai. Con una differenza assoluta e totale: i colleghi sono pagati (speriamo bene) e i giornali si vendono (cari) in edicola mentre Bloggorai è “aggratissss”.  Poi ci sono le tante “chat”.

Allora, anche Bloggorai gode del supporto di qualche “volenteroso”. Nonostante il “braccetto corto” di qualche consigliere (uno a caso, indifferenti, uno vale l'altro), direttore e "politico" che pure ci leggono attentamente se ne guardano bene da far circolare articoli e notizie come fosse veleno e mentre invece qualcuno è tanto prodigo a rilasciare comunicati stampa del giorno dopo, alla fin fine qualcosa gira e gli articoli che a molti danno fastidio giungono a destinazione.

Oggi è il turno de L’Espresso che titola a tutta pagina “DistruggeRai. Il Servizio Pubblico sprofonda e il vertice è contento ...calano ascolti e pubblicità mentre la concorrenza cresce “ etc etc etc…” Con tutto il rispetto e la stima per i colleghi che hanno scritto il primo pezzo (il secondo a seguire è titolato “Dove c’era la Terza Rete solo macerie”), il contenuto è più o meno una summa di quanto Bloggorai scrive tutti i giorni, da ben otto anni. Ogni giorno diamo notizie e commenti su quanto avviene dentro e fuori la Rai, riportando dati, numeri, dichiarazioni virgolettate e commenti di autorevoli esperti. Oggi l’Espresso fotografa e sintetizza tutto ciò che è abbondantemente noto: dal ruolo del DG & C (inteso come tutto il Cda), all’ingerenza del Governo passando per la grande truffa del Piano Immobiliare (votato all’unanimità) dove si può vendere per poi andare in affitto con il risultato che spendi di più di quanto incassi. Leggiamo “Per sette dei 15 immobili messi in vendita, e fra questi Palazzo Labia, è contemplata anche l’ipotesi di un lease-back. Con tale sistema chi compra potrebbe anche riaffittare alla Rai con un rendimento di tutto rispetto”.

Somiglia molto al giochetto di Rai Way che rende tanto agli azionisti (privati) quanto Rai paga per il suo lauto Contratto di Servizio per oltre 200 mln anno. Ci crediamo bene  che EiTowers, F2i e Mediaset siano interessati "all'affare" 

Il servizio de L’Espresso prosegue sullo sfracello di Rai Tre: ancora ieri sera è andata in onda l’ennesima replica di Sissi che, comunque, ha fatto il 5,6% con circa 800 mila telespettatori, quasi il doppio della Maggioni o di Monteleone. Nota bene: ieri per l’intera giornata RAI si è attestata al 34,7% con circa 2,3 mln mentre Mediaset ha raccolto il 40% con circa 2,7 mln. Magari conviene mandare in onda repliche di repliche. Diabolici.  

Ma se dopo le dichiarazioni di Rossi sulla sua rivendicazione (il “mio” successo sull’anomalia di RaiTre) nessuno (nessuno!) ha avuto la voglia, la forza e il coraggio di ingaggiare uno stuolo di avvocati, giuristi e costituzionalisti della prima e della seconda ora per verificare la sussistenza almeno del danno erariale, di cosa stiamo parlando?  

Ai consiglieri di opposizione (???) gli è stato ripetuto ancora una volta di tornare a casa (Vita nei giorni scorsi) e non hanno battuto un plissè. E che vuoi dire più? Rimangono solo i giochi di parole buoni per fare titoli: il prossimo è “SprofondeRai”.

Chiudiamo con il titolo del Fatto di oggi: “Giorgetti ha gettato la maschera: la Rai è e resta di governo”. Originale, come se fosse una cosa nuova, come se Giorgetti la maschera l’avesse indossata solo giovedì pomeriggio.

Forza, coraggio, al peggio non c’è mai fine.

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venerdì 19 giugno 2026

TELEMELONI per tutta la vita

By Bloggorai ©

Con grande rammarico, arrabbiatura e frustrazione, siamo costretti a ribadire quanto scriviamo da tempo: con questa opposizione, con questi consiglieri, ci terremo TeleMeloni per il resto della vita. È una “opposizione” inutile, irrilevante e inconsistente e capace solo, quando va bene, a fare un Comunicato stampa del giorno dopo, quando il danno è fatto e senza uno straccio di proposta e, con l’aggiunga di una sottile, diabolica e perfida presa in giro.

Solo fatti e poche chiacchere e vediamo tre soli grandi esempi recentissimi: A l’AD Rossi la settimana scorsa si è vantato per il “mio” successo per aver smantellato Rai Tre. Ci sarebbero i presupposti per arruolare uno stuolo di avvocati, illustri giuristi, costituzionalisti della prima e della seconda ora, e chiedere loro di verificare il possibile danno erariale a carico dell’Azienda. Altrimenti si poteva proporre uno straccio di mobilitazione di fronte al vecchio cavallo ormai definitivamente morente, un volantinaggio di fronte al Colosseo, un qualsiasi gesto visibile e tangibile che possa essere percepito come “opposizione” e invece NULLA, il vuoto allo stato puro e Rossi &C hanno gongolato e proseguito imperterriti e quella stessa settimana hanno prima mandato in onda la Principessa Sissi e il giorno successivo Piedone Lo Sbirro per poi chiudere in bellezza con “Linearossa”. E che cosa ha dichiarato il Consigliere Natale per “opporsi” a tanta roba: “Assieme ad un condivisibile rivendicazione del ruolo del Servizio Pubblico …”. Condivisibile? Cosa c’è da condividere con chi poi ha sostenuto e sostiene l’affossamento di Rai Tre? Cosa hanno in comune Rossi e Natale? Cosa li unisce e cosa invece li dovrebbe dividere?    

B la scorsa settimana si sono svolte la Vigilanza Rai e l’audizione di Giorgetti in VIII Senato. La prima assolutamente inutile: la sola cosa che doveva fare (affrontare e risolvere il problema presidente) non è stato nemmeno sfiorato mentre il Ministro ha dichiarato candido candido che l’EMFA è “compatibile” con la Legge Renzi attualmente in vigore. Tradotto in soldoni: la riforma rinviata alle calende greche. Anche in questo caso cosa ha fatto l’opposizione: una batteria di Comunicati stampa che non si è filato nessuno meritando, nel migliore dei casi, una riga virgolettata.  

C clamoroso: leggiamo su Repubblica che Simona Agnes, designata dal Governo come Presidente e magari pure di garanzia avere partecipato come plenipotenziaria di Forza Italia al  al “triunvirato” insieme a Fillini (FdI) e Morelli (Lega) per decidere le prossime nomine Rai. Per meno della metà di questa notizia ci sarebbe dovuta essere una fibrillazione atriale da pare di tutta l’opposizione messa insieme tanto da far occupare tutto un reparto di Pronto Soccorso. E’ la prova provata, la pistola fumante di tutta l’arroganza e la prepotenza di questo Governo sulla Rai. Era ed è un motivo più che sufficiente per rifiutarsi di partecipare ad un Cda anomalo, acefalo e con questa ingerenza esterna.

D E invece cosa succede? Succede che ieri alle 17,46 l’ANSA diffonde un comunicato stampa (sic) con dichiarazioni di Vincenzo Vita (AVS) che dice “Cosa deve accadere ancora nella Rai e sulla Rai perché le opposizioni si decidano finalmente ad alzare la voce e a promuovere forti iniziative di lotta? In tali azioni vi possono essere l'occupazione pacifica e simbolica delle commissioni parlamentari bloccate e le dimissioni dalle medesime laddove nulla si sblocchi…Insomma, che le opposizioni e i consiglieri di minoranza della Rai battano un colpo". Rinnovato appello caduto nel vuoto. Per tutta risposta, alle 19.40 arriva il “colpo” grosso, grosso assai, da far tremare i muri. Sempre l’ANSA batte un comunicato dove si legge “Le logiche politiche hanno pesato ben più delle ragioni editoriali: da qui il nostro no alle proposte dall'Ad Rossi per le direzioni di Tg2 e Rai Parlamento. Non è ovviamente in questione la caratura professionale dei due nomi prescelti, ma un percorso decisionale nel quale non ha avuto alcun rilievo la valutazione dei risultati conseguiti dalle due testate nell'ultimo triennio. Le modalità e i tempi della scelta indicano che a prevalere sono stati equilibri politici esterni al servizio pubblico, in vista delle prossime scadenze elettorali" firmato Alessandro di Majo e Roberto Natale. 

TeleMeloli ha iniziato a tremare e Rossi& C hanno avuto bisogno di un conforto spirituale di fronte a tanta protervia e aggressività. Oltre il danno la beffa: ma loro due come e da chi soso stati scelti, selezionati e insediati? Hanno vinto il Concorso Nazionale per Titoli e Meriti per due posti da Consigliere Rai oppure hanno vinto la candidatura al Gratta e Vinci?

Fa caldo, tanto caldo … ed è molto difficile andare avanti.

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mercoledì 17 giugno 2026

Tra stracci e materassi: la Rai del giorno prima e il Servizio Pubblico smarrito

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"Altrimenti, è guerra totale, andiamo ai materassi" 

(M.Puzo, Il Padrino) ovvero, volano gli stracci.

Nulla avviene mai per caso e ancora più nella sfera della politica. Le cose, ovvero le vicende umane, avvengono poi sempre in un loro specifico contesto: hanno un prologo, uno svolgimento ed un epilogo. Infine, sono le persone che “fanno le cose” e non avviene mai il contrario.

Fissati questi tre paletti, cerchiamo di capire cosa sta succedendo in queste ore, in questi giorni, dentro e fuori la Rai, quello che una volta era chiamato “Servizio Pubblico” (forse da oggi si potrebbe anche togliere la "r" e dire "sevizio"). 

Allora, è successo che ieri mattina su la Repubblica compare un articolo a firma della solita bene informata Giovanna Vitale, una penna che non scrive quasi mai a caso quando il tema è la Rai (ha fatto storia il suo pezzo del 3 agosto 2023 titolato “La riforma Rai targata Pd: “Serve il modello Bbc per fermare la lottizzazione”. Ricordiamo che il suo direttore è Mario Orfeo, ex tante cose importanti dentro la Rai. È successo pure che, grazie alla complicità dei vari consiglieri di “opposizione” che non hanno battuto ciglio quando ai dipendenti è stata sottratta la Rassegna Stampa, e la notizia è circolata tardi. È successo pure che il pezzo si apre con una metafora suggestiva: usato il napalm ai piani alti della Tv di Stato. Parole grosse, stracci per aria, con Marano presidente anziano f.f. all’attacco frontale del DG Sergio perché, a suo dire, il famigerato Piano Immobiliare non sta andando come dovrebbe: “Sei un cialtrone” per poi minacciare che da oggi in poi non avrebbe più partecipato alle riunioni del Cda. 

Inoltre, riporta l’articolo, ci sarebbe stato uno scontro sul rinnovo delle prossime nomine e Rai Cinema e Rai Com, due serbatoi di cassa molto importanti. A margine, una nomina pesante alla testata Rai Parlamento con la sostituzione di Carboni (in quota 5S) con la sua vice in quota FdI proprio alla vigilia dell’apertura della campagna elettorale 2027. 

E chi avrebbe deciso tutto questo? Nientepopodimenoche una sorta di triunvirato composto governativo da Alessandro Morelli (Lega), Francesco Fillini (FdI) e … udite udite Simona Agnes per Forza Italia, ovvero il partito di proprietà Mediaset. In altri termini, secondo chi ha scritto, la “consigliera” Agnes è candidata alla presidenza e, al tempo stesso, è plenipotenziaria del “suo” partito con l’incarico di gestire le nomine e, nel caso, a fare il DG al posto di Sergio. Fenomeni.  La Vitale quindi non ci priva di un’altra notizia fondamentale: “E’ stato rimandato il blitz per insediare Simona Agnes sulla poltrona di direttore generale ora occupato da Sergio, anche se FI non si da per vinta… deve essere “risarcita” entro l’estate”.  Stracci e materassi sono poca cosa. Però, osserviamo con divertito stupore, uno strano silenzio dell’AD, forse in finestra a guardare lo scannatoio in corso e vedere di nascosto l’effetto che fa.

Ora queste vicende si possono leggere in tanti modi (compresi tanti e gustosi gossip relazionali) e però Bloggorai ne pone da sempre solo uno come centrale e dirimente: la spartizione e il controllo del “malloppo” ovvero i luoghi fisici dove si gestiscono “cose grosse” e, segnatamente, la possibile fusione di Rai Way con Ei Towers e, appunto, il Piano Immobiliare con il lauto “contorno” delle due società Fiction e RaiCom. Tutto il resto è fuffa, seppure di un certo peso: ascolti in primo luogo (da quando sono iniziati i mondiali di calcio, quasi tutti i giorni Rai è sotto Mediaset) e Piano editoriale che fa acqua da tutte le parti. I primi due sono “territori” saldamente presidiati dalla Lega con però un occhio molto interessato da Forza Italia. Attenzione: i “lavori” di spartizione” sono in corso da tempo, da mesi si stanno studiando le varie dislocazioni dei personaggi e i “pesi” che potranno assumere. Nessuno può dire di non sapere e qualcuno però o non sa nulla (ed è verosimile: non gli fanno vedere nemmeno le fotocopie) o fa finta di non sapere (perché, in caso contrario sarebbe complice), come è avvenuto con il contratto Maggioni di fine agosto scorso con lo “scippo” della “newsroom” aziendale.

Sicché, ciliegina sulla torta, ad un certo punto del pomeriggio, alle 18.06, con la consueta tempestività e spirito preveggente, il consigliere Natale non ci priva del suo “pastone” politico che segnala “pesanti ingerenze esterne … e colpi all’autonomia Rai … e che la logica politica conta assai più delle ragioni editoriali” e lo dice come se lui avesse vinto il Concorso con selezione Nazionale per Titoli e Meriti per Consigliere Rai e fosse del tutto ignaro della “logica della politica”. Conclude con una frase epigrafica “la subalternità sta soffocando il servizio pubblico”. Amen. Ormai Natale potrà essere annoverato tra i consiglieri Rai del “giorno dopo”. Infatti, i suoi comunicati stampa arrivano sempre quando la frittata è fatta. Vedi il caso clamoroso dell’intervista a Rossi su il Foglio dove ha premesso che “condivide” con l’AD la “rivendicazione del ruolo del servizio pubblico …” ovvero Rossi che ha rivendicato come “mio” successo l’affossamento di Rai Tre (ANSA 8 giugno). L’Usigrai, il PD con Graziano e il suo stesso partito AVS nei giorni scorsi dalle colonne del Manifesto a firma Vincenzo Vita hanno chiesto le dimissioni di questo vertice ma lui non se ne avvede. Natale resiste indomito: la fine del mandato è dietro l’angolo.  

Cosa altro si vuole aggiungere in queste calde giornate di giugno 2026. Cosa altro vuoi dire o scrivere che possa migliorare il diffuso sentimento di tristezza e abbandono che pervade tutto questo?

Teniamoci su: sappiamo che il direttore del Tg1 Chiocci (votato per errore dal consigliere 5S di Majo), fedelissimo della Meloni, ha ringraziato della sua amicizia e che tra Rai Due e Rai Tre ci sarà un cambio della guardia tra Salvo Sottile e Antonino Monteleone.

Non ci resta che … piangere o ridere?

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RAI: due Italie, due TV tra broadcast e broadband

 

By Bloggorai ©

Senza tanti giri di parole: in Italia, secondo l’ultimo Report della Caritas 2026, sono aumentate dell’1.75 le persone che necessitano di assistenza, aumenta la povertà cronica, aumenta l’intensità del bisogno e la solitudine sociale e chi ne è colpito maggiormente sono gli over 65 negli ambiti più delicati: casa e salute. Il Paese è sempre più povero e si divarica tra chi accresce ricchezze e benessere e chi è privo anche dei servizi essenziali. Chi accresce le ricchezze è un evasore fiscale che nello scorso anno ha superato i 100 miliardi e i furbetti delle tasse non pagate sono prevalentemente quelli delle attività commerciali e professionali (IRPEF) per oltre il 40% seguiti a ruota dai professionisti delle fatture IVA inevase. Nel frattempo, trullallero trullallà, la spesa sanitaria in Italia è molto al di sotto della media europea nel rapporto con il PIL (6,3% contro l’8%, le famiglie spendono molto di più nel privato mentre diminuisce il personale addetto nel Servizio Sanitario Pubblico. Nel frattempo, trullallero trullallà, “L'Italia terzultima in Ue per spesa in istruzione sul Pil, resta in coda anche per laureati e diplomati”. Nel frattempo, trullallero trullallà, secondo “Il nuovo rapporto SIPRI colloca l'Italia al dodicesimo posto mondiale per spesa bellica: 48,1 miliardi di dollari, +20% in un solo anno. Con le risorse di questo incremento (8,8 miliardi di euro) si potrebbero assumere 30 mila nuovi medici (3 miliardi) e azzerare le liste di attesa (5 miliardi)”.

Ecco allora che ieri sera, in tale contesto, è andato in onda su Rai Tre lo storico programma di Domenico Iannaccone “Che ci faccio io qui” e, ancora una volta, ci siamo dovuti chiedere se è sbagliato il programma o è sbagliata la rete. Ieri sera il tema proposto, gli “hospice” ovvero le case per le cure palliative ai malati terminali, è un colpo al cuore alla nostra coscienza, alla nostra serena, banale, ordinaria quotidianità di benessere e sopravvivenza. Un tema tanto duro, scomodo e rasposo quanto ordinario e comune a tante famiglie che in un modo o nell’altro, chi prima o chi dopo, saranno alle prese con i loro “anziani” ai quali garantire la dignità di vita dei loro ultimi anni. Iannaccone lo fa sempre con grande sensibilità e rispetto, non cerca lo “scoop”, non alza la voce e non invita “ospiti” speciali ma solo “persone” normali, solo coloro che svolgono con ordinaria professionalità il loro lavoro in un ambito molto complesso.

Allora, ci viene da dire che la trasmissione è “giusta” da Servizio Pubblico che, in questo caso e per questi temi non deve guardare gli ascolti ma i suoi contenuti ma, forse, è collocata dentro RaiTre, quella “sbagliata” perché ormai destinata all’estinzione come fieramente ha rivendicato l’AD Rossi con il “mio” successo per aver conseguito il risultato della trasmigrazione di telespettatori verso La 7.

E la rete Tre è oggi sbagliata perché, semplicemente si stanno applicando scienza e coscienza per farla essere tale. Dopo i fulgidi esempi delle repliche di Sissi e di Piedone lo sbirro di venerdì e sabato scorso che almeno portano a casa sempre due ‘spicci di ascolti introno al 5%, ecco ora l’esempio clamoroso di ingegneria editoriale: il citato programma di Monteleone di lunedì ha commesso un errore geniale, una sgrammaticatura giornalistica inconcepibile. Posto che il “crimine in Tv” da sempre tira più di un carretto di buoi, posto che Garlasco tira di più di due carretti di buoi e posto che hai un presunto “scoop” con un testimone che potrebbe far saltare il banco delle indagini ... cosa ti combina ‘sto ragazzo? Mette tutto il Circo Garlasco in coda e non in testa al programma: apre con un risibile dibattito tra il nulla e il niente e chiude con la sola “notizia” che gli avrebbe fruttato fama e notorietà come già avvenuto con il suo ex collega Infante, prima adulato dal suo direttore Corsini, e poi “premiato” con un lauto contratto a Mediaset. Il crimine paga, bene e subito. Già, che ci fà Iannaccone a Rai Tre? Cosa ci azzecca con Garlasco?

Torniamo su Rai Way e l’accordo con Ei Towers. Ci scrive uno dei soliti attenti ed esperti lettori per cercare di comprendere i motivi che renderanno difficili queste nozze. Oltre ai noti problemi sul razionale di carattere finanziario, industriale e non ultimo politico, ce n’è uno di carattere tecnologico di grande rilievo: le frequenze. Leggiamo quanto ci scrive: “Posto che l’accordo Rai – Rai Way 7+7+7 scade nel 2035 e posto che Mediaset ritiene che i profitti li ricava sul terrestre, mentre considera il broadband residuale. Posto ancora che sicuramente la fusione tra RaiWay e EiTowers richiede che il digitale terrestre rimanga attivo almeno fino al 2040 e, senza questa garanzia, niente fusione. Infatti il MIMIT difende lo status quo in Europa ad oltranza. Se il DTT muore deve morire di morte naturale, non per morte accelerata per favorire il nascituro che non sboccia ovvero il “take up” del broadband che non decolla in tutta Europa e lo si vuole spingere obbligando la gente a vedere la tv in quel modo chiudendo forzatamente il DTT. Quello che hanno provato a fare in Svizzera o la Svezia con FM e DAB facendo poi rapida retromarcia”. Vedi pure quanto scrive Affari Italiani “Secondo Reuters il nodo della questione starebbe nel fatto che la Rai sta chiedendo la proroga del contratto di Ei Towers al 2037 invece che al 2032 con il suo miglior cliente ossia Mediaset. Per Mfe la valutazione non sarebbe semplice dato che il rinnovo dello spettro e della titolarità dei Mux, ossia i pacchetti di canali tv, è previsto proprio nel 2032. Attualmente i Mux di Mfe sono 3 detenuti da Elettronica Industriale. Inoltre nel 2037 alcuni broadcaster commerciali avranno già avviato lo switch off del digitale terrestre verso le trasmissioni via Internet. Il digitale terrestre infatti è una tecnologia residuale che dovrebbe essere usata alla fine solo da Rai per assolvere il mandato di servizio pubblico. In quella data anche altri clienti di Ei Towers, come Cairo (1 Mux) e Persidera (3 Mux per Discovery, Sky e altre emittenti) potrebbero non usare più il digitale terrestre”.

‘Sto matrimonio sarà difficile da vederlo realizzato.  

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RAI: due Italie, due Tv tra broadcast e broadband

By Bloggorai ©

Senza tanti giri di parole: in Italia, secondo l’ultimo Report della Caritas 2026, sono aumentate dell’1.75 le persone che necessitano di assistenza, aumenta la povertà cronica, aumenta l’intensità del bisogno e la solitudine sociale e chi ne è colpito maggiormente sono gli over 65 negli ambiti più delicati: casa e salute. Il Paese è sempre più povero e si divarica tra chi accresce ricchezze e benessere e chi è privo anche dei servizi essenziali. Chi accresce le ricchezze è un evasore fiscale che nello scorso anno ha superato i 100 miliardi e i furbetti delle tasse non pagate sono prevalentemente quelli delle attività commerciali e professionali (IRPEF) per oltre il 40% seguiti a ruota dai professionisti delle fatture IVA inevase. Nel frattempo, trullallero trullallà, la spesa sanitaria in Italia è molto al di sotto della media europea nel rapporto con il PIL (6,3% contro l’8%, le famiglie spendono molto di più nel privato mentre diminuisce il personale addetto nel Servizio Sanitario Pubblico. Nel frattempo, trullallero trullallà, “L'Italia terzultima in Ue per spesa in istruzione sul Pil, resta in coda anche per laureati e diplomati”. Nel frattempo, trullallero trullallà, secondo “Il nuovo rapporto SIPRI colloca l'Italia al dodicesimo posto mondiale per spesa bellica: 48,1 miliardi di dollari, +20% in un solo anno. Con le risorse di questo incremento (8,8 miliardi di euro) si potrebbero assumere 30 mila nuovi medici (3 miliardi) e azzerare le liste di attesa (5 miliardi)”.

Ecco allora che ieri sera, in tale contesto, è andato in onda su Rai Tre lo storico programma di Domenico Iannaccone “Che ci faccio io qui” e, ancora una volta, ci siamo dovuti chiedere se è sbagliato il programma o è sbagliata la rete. Ieri sera il tema proposto, gli “hospice” ovvero le case per le cure palliative ai malati terminali, è un colpo al cuore alla nostra coscienza, alla nostra serena, banale, ordinaria quotidianità di benessere e sopravvivenza. Un tema tanto duro, scomodo e rasposo quanto ordinario e comune a tante famiglie che in un modo o nell’altro, chi prima o chi dopo, saranno alle prese con i loro “anziani” ai quali garantire la dignità di vita dei loro ultimi anni. Iannaccone lo fa sempre con grande sensibilità e rispetto, non cerca lo “scoop”, non alza la voce e non invita “ospiti” speciali ma solo “persone” normali, solo coloro che svolgono con ordinaria professionalità il loro lavoro in un ambito molto complesso.

Allora, ci viene da dire che la trasmissione è “giusta” da Servizio Pubblico che, in questo caso e per questi temi non deve guardare gli ascolti ma i suoi contenuti ma, forse, è collocata dentro RaiTre, quella “sbagliata” perché ormai destinata all’estinzione come fieramente ha rivendicato l’AD Rossi con il “mio” successo per aver conseguito il risultato della trasmigrazione di telespettatori verso La 7.

E la rete Tre è oggi sbagliata perché, semplicemente si stanno applicando scienza e coscienza per farla essere tale. Dopo i fulgidi esempi delle repliche di Sissi e di Piedone lo sbirro di venerdì e sabato scorso che almeno portano a casa sempre due ‘spicci di ascolti introno al 5%, ecco ora l’esempio clamoroso di ingegneria editoriale: il citato programma di Monteleone di lunedì ha commesso un errore geniale, una sgrammaticatura giornalistica inconcepibile. Posto che il “crimine in Tv” da sempre tira più di un carretto di buoi, posto che Garlasco tira di più di due carretti di buoi e posto che hai un presunto “scoop” con un testimone che potrebbe far saltare il banco delle indagini ... cosa ti combina ‘sto ragazzo? Mette tutto il Circo Garlasco in coda e non in testa al programma: apre con un risibile dibattito tra il nulla e il niente e chiude con la sola “notizia” che gli avrebbe fruttato fama e notorietà come già avvenuto con il suo ex collega Infante, prima adulato dal suo direttore Corsini, e poi “premiato” con un lauto contratto a Mediaset. Il crimine paga, bene e subito. Già, che ci fà Iannaccone a Rai Tre? Cosa ci azzecca con Garlasco?

Torniamo su Rai Way e l’accordo con Ei Towers. Ci scrive uno dei soliti attenti ed esperti lettori per cercare di comprendere i motivi che renderanno difficili queste nozze. Oltre ai noti problemi sul razionale di carattere finanziario, industriale e non ultimo politico, ce n’è uno di carattere tecnologico di grande rilievo: le frequenze. Leggiamo quanto ci scrive: “Posto che l’accordo Rai – Rai Way 7+7+7 scade nel 2035 e posto che Mediaset ritiene che i profitti li ricava sul terrestre, mentre considera il broadband residuale. Posto ancora che sicuramente la fusione tra RaiWay e EiTowers richiede che il digitale terrestre rimanga attivo almeno fino al 2040 e, senza questa garanzia, niente fusione. Infatti il MIMIT difende lo status quo in Europa ad oltranza. Se il DTT muore deve morire di morte naturale, non per morte accelerata per favorire il nascituro che non sboccia ovvero il “take up” del broadband che non decolla in tutta Europa e lo si vuole spingere obbligando la gente a vedere la tv in quel modo chiudendo forzatamente il DTT. Quello che hanno provato a fare in Svizzera o la Svezia con FM e DAB facendo poi rapida retromarcia”. Vedi pure quanto scrive Affari Italiani “Secondo Reuters il nodo della questione starebbe nel fatto che la Rai sta chiedendo la proroga del contratto di Ei Towers al 2037 invece che al 2032 con il suo miglior cliente ossia Mediaset. Per Mfe la valutazione non sarebbe semplice dato che il rinnovo dello spettro e della titolarità dei Mux, ossia i pacchetti di canali tv, è previsto proprio nel 2032. Attualmente i Mux di Mfe sono 3 detenuti da Elettronica Industriale. Inoltre nel 2037 alcuni broadcaster commerciali avranno già avviato lo switch off del digitale terrestre verso le trasmissioni via Internet. Il digitale terrestre infatti è una tecnologia residuale che dovrebbe essere usata alla fine solo da Rai per assolvere il mandato di servizio pubblico. In quella data anche altri clienti di Ei Towers, come Cairo (1 Mux) e Persidera (3 Mux per Discovery, Sky e altre emittenti) potrebbero non usare più il digitale terrestre”.

‘Sto matrimonio sarà difficile da vederlo realizzato.  

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