giovedì 30 settembre 2021

Il meteorite diretto su Viale Mazzini

Lo spunto della riflessione di oggi ci viene da due fatti: il primo è avvenuto ieri quando dei vicini di casa mi hanno chiesto la cortesia di aiutarli ad installare il nuovo televisore e il secondo questa mattina con la lettura di un articolo molto interessante di Andrea Secchi su Italia Oggi con il titolo: “Il Risiko anche sul ricevitore Tv. Mediaset: con i nuovi player rischio di sparire dal telecomando”.

Primo fatto: quando ho aperto il contenitore del nuovo Tv e ho trovato il telecomando, ho notato subito la mancanza dei classici numeri per la selezione dei canali e, avviando la procedura di avvio, il primo passaggio richiesto è stato il collegamento con la rete WiFi.  

Poi, secondo fatto, questa mattina, leggo l’articolo dove si confermano tutti i timori. Ora, oggi, accendere un televisore non significa solo e semplicemente andare diritti sull’ultimo canale rimasto in memoria oppure, meglio ancora, sul primo canale disponibile nella lista della propria LCN (numerazione automatica dei canali (LCN - logical channel numbering) ma potrebbe significare dover scegliere subito se entrare nel mondo broadcast (digitale o satellitare) oppure nel mondo broadband (accesso alla rete). E’ facile intuire che nel primo mondo è obbligatorio pagare il biglietto di ingresso (Canone) nel secondo (solo apparentemente) no.

A questo punto ho cominciato ad avvertire uno strano rumore che, da tempo, sembrava solo un leggero ronzio nelle orecchie.

Tic..toc ..tic ..toc ..tic …toc: è il rumore di una lancetta contasecondi di un timer sotto il culo (scusate l’eufemismo) del servizio pubblico pronto a detonare entro breve tempo. L’avvio al congegno è avvenuto esattamente il 20 aprile del lontano 2016 e si riferisce ad un chiarimento del MISE su cosa si debba intendere, ergo la corretta definizione,  di apparato televisivo. Prima di andare avanti è bene leggere il testo per esteso: “Per apparecchio televisivo si intende un apparecchio in grado di ricevere, decodificare e visualizzare il segnale digitale terrestre o satellitare, direttamente (in quanto costruito con tutti i componenti tecnici necessari) o tramite decoder o sintonizzatore esterno.

Per sintonizzatore si intende un dispositivo, interno o esterno, idoneo ad operate nelle bande di frequenze destinate al servizio televisivo secondo almeno uno degli standard previsti nel sistema italiano per poter ricevere il relativo segnale TV.

Non costituiscono quindi apparecchi televisivi computer, smartphone, tablet, ed ogni altro dispositivo se privi del sintonizzatore per il segnale digitale terrestre o satellitare”.

Attenzione: il citato provvedimento del MISE è datato appunto 20 aprile 2016, cioè nel pieno del Governo Renzi, ex PD, (da ricordare la sua Legge 220 per la riforma della Governance Rai, quella dell’UomoSoloalComanco) con Carlo Calenda al MISE e Antonello Giacomelli sottosegretario alle TLC. Tutti veri amici della RAI. Già, ma questi sono dettagli che si dimenticano facilmente.

Lo abbiamo scritto più volte ed in epoca non sospetta: alla vigilia dell’avvio della prossima fase della transizione al DVB-T2, sarà questa l’arma di distruzione di massa che si potrà utilizzare per mettere in ginocchio il pilastro delle risorse Rai: il canone. Quando si diffonderanno, e non è un tempo lontano, gli apparati privi di sintonizzatore, sarà un gioco da ragazzi chiedere l’esonero dal pagamento del canone. Oggi, con un qualsiasi vecchio Pc, con un decente tablet o smartphone si può vedere pressoché tutta la televisione disponibile, pay o free, lineare e non lineare.

Leggiamo un passaggio dell’articolo di Secchi dove si cita il direttore delle Relazioni istituzionali Rai, Stefano Luppi: “Come Servizio Pubblico chiediamo che siano emanate specifiche disposizioni a tutela della concessionaria del servizio pubblico che è certamente un servizio media di interesse generale …In particolare secondo noi sarebbe opportuno assicurare un debito rilievo su tutte le piattaforme e per tutti i serizi audiovisivi…”. Acciperbacco !!! traveggole !!! Ci sia consentito (con tutto il rispetto…of course …dell’autorevole direttore) obiettare semplicemente: ma solo ora si richiede l’emanazione di “specifiche disposizioni” e “assicurare un debito rilievo” a tutela del Servizio Pubblico??? Ma come ??? Durante questi lunghi 5 anni, nessuno si è ricordato della disposizione del MISE sulla definizione di apparecchio Tv e a nessuno gli è venuto in mente di affrontare il problema? C’era e c’è un ciclopico trave di quercia piantato dentro gli occhi di Viale Mazzini e nessuno si accorgeva che ci si gingillava con gli stuzzichini degli aperitivi? 

Attenzione a non cadere nel tranello terminologico: non è un problema di tecnologia, di cosa possa significare esattamente “sintonizzatore” che è il discrimine della norma, ma più esattamente un problema di “politica industriale” cioè di come e di quanto si voglia o meno sostenere (o viceversa ostacola) lo sviluppo del Servizio pubblico radiotelevisivo e viceversa avvantaggiare (oppure ostacolare) gli operatori alternativi e concorrenti alla RAI. Quella norma, di fatto, è la pietra miliare della transizione televisiva e colpisce non sul fronte dello sviluppo tecnologico ma sulle gambe con le quali può avanzare: le risorse economiche. Tutto, lentamente e progressivamente, si indirizza e si concentra verso questo fronte di attacco: la riduzione della pubblicità ormai ritenuta una battaglia persa in partenza, l’impossibilità di fare investimenti, le vaghe quanto persistenti idee  di revisione o di riduzione del canone.

Comunque, questo mese sarà importante già a partire dal prossimo martedì 5 ottobre quando verrà audito in Vigilanza Rai il presidente di AgCom Giacomo Lasorella, e a seguire il 12, l’AD Rai Carlo Fuortes dove si affonderanno specificamente i problemi delle risorse Rai.  

bloggorai@gmail.com

ps: ci stanno arrivando diverse informazioni sul nuovo corso della comunicazione Rai con i nuovi arrivati (sic!!!) Colantoni e Marroni.

 


 

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