Vedi post precedente! Con integrazione sul tema canali tematici.
Vedi articolo su Domani con il titolo “Via Rai Scuola. Al suo posto l’Italia
che piace a destra” a firma Christian Raimo.
L’alba è passata da un pezzo e i giornali sono arrivati ma
il buio rimane fitto. C’è poco da guardare in ogni direzione.
Proseguiamo lo spunto di riflessioni su la Rai, il Servizio
Pubblico e il suo futuro. Anzitutto “questa” Rai e “questo” Cda tutto intero da
tenere ben distinti da quella che potrebbe essere un’altra Rai e un altro Servizio
Pubblico giacché è giocoforza che così dovrà essere necessariamente. Grosso modo,
il solco del possibile mutamento, almeno per una parte, è tracciato su due
binari paralleli e convergenti: l’EMFA e la conseguente “riforma” in discussione
al Senato. Si punta ad una nuova “governance” e ad un modello di finanziamento stabile
e certo ma pressoché nulla si dice sulla sua missione, sui suoi compiti, sui suoi ambiti
tecnologici. Cosa potrà o dovrà essere la “nuova” Rai e il Servizio Pubblico prossimo
venturo non è dato sapere e sembra poco interessare al dibattito politico,
anche nel cosiddetto “campo largo”.
“Quella” o meglio “questa” Rai è finita o è invia di
estinzione e questo Cda ne è l’esecutore testamentario. A suo tempo lo abbiamo definito come frutto avvelenato di un albero malato. Lo confermiamo. Cda, nota bene, da quasi
due anni senza presidente ovvero con “due presidenti”: uno designato dal Governo
(Agnes) e uno nominato dallo stesso Cda (Marano) senza che nessuno si fosse
preso la briga di verificare la legittimità giuridica di tale situazione.
In questi ultimi anni si è certificata la progressiva erosione
del suo pubblico, della sua capacità progettuale, del suo impoverimento tecnologico
e della ormai cronica fragilità finanziaria. Gli ascolti tentennanno e si
affievoliscono tra i successi di Sanremo e le innumerevoli repliche di Montalbano
nel mentre e nel quando l’AD Rossi rivendica il “mio” successo nell’aver ceduto
buona parte del pubblico di Rai Tre verso La 7. Le “nuove idee” editoriali
arrancano tra flip e flop affidati ad “amici” sicuri e le “fiction” ormai
appaltate alla “narrazione” governativa. Tecnologie? Vedi oggi articolo sul Sole
con il titolo “Le Piattaforme online erodono il mercato delle Tv e puntano
al sorpasso” a firma Andrea Biondi.
La famigerata “Digital Media Company” non sanno nemmeno cosa
mai potrà essere e non c’è un soldo in cassa per poterla sostenere: era
necessario chiudere il deal di Rai Way e non sono stati capaci nemmeno di fare
quello. Hanno lanciato una strampalata idea di Hyperscale a Pomezia senza
sapere chi potranno essere i clienti e chi potrà sostenere i costi (420
milioni). Passeranno alla storia per il “piano immobiliare” ovvero per aver
ceduto i gioielli di famiglia (Delle Vittorie e Palazzo Labia a Venezia) per
non dire della scelerata operazione di Milano. E coì via trotterellando e
arrivando a questi giorni, a queste ore.
Oggi il “triunvirato” composto dall’AD Rossi, dal capo delle
Risorse Umane Felice Ventura e dal capo degli affari Legali Spatafora si riuniranno
per emettere il “verdetto” contro Ranucci. Sarà secretato come segrete saranno
le prove a suo carico. Sarà emessa una sentenza e sarà insindacabile, a loro
unico giudizio ovvero a giudizio dei voleri del governo. Nemmeno in un paese lontano
e selvaggio avvengono cose del genere. Fuori le prove, fuori i fatti contestati
e confermati e poi ne parliamo.
La vicenda Lavitola è una vicenda umana, è una vicenda criminale, è una vicenda politica e infine è una vicenda editoriale. Diciamo pure che potrebbe essere una vicenda che si intreccia su tutti i piani ed ognuno legge quella che più gli interessa.
A noi, oggi, come pure abbiamo già scritto,
interessa e incuriosisce un piano particolare: quello mediatico. Non vi è quasi
dubbio che la vicenda ha assunto uno spessore, un rilievo quasi inedito nella
storia nazionale moderna. Raramente abbiamo assistito ad una quantità abnorme
di attenzione mediatica concentrata in così poco tempo. L’anomalia
significativa di questo piano di lettura è costituita dal Corriere della Sera.
Ovviamente, tralasciamola lettura dei quotidiani di “lotta e di governo” ai quali
non par vero di avere un bocconcino così delizioso con il quale nutrire i loro
lettori. Non possediamo un metro utile a misurare quante colonne, quante battute
e quanto spazio con quante firme più o meno autorevoli il Corriere ha dedicato
e dedica ogni giorno alla vicenda Lavitola Ranucci. Non abbiamo ovviamente un
“articolometro” scientifico che possa mettere a confronto i tre grandi quotidiani
nazionali (Repubblica e La Stampa) ma, grosso modo e a spanne, il Corriere
vince 3 a 0 sia nello spazio dedicato sia nel posizionamento del “racconto”
della vicenda. Ieri, ad esempio, il Corriere ha pubblicato una pagina
intera con sei colonne, Repubblica una colonna di fianco e La Stampa mezza
colonnina per non dire poi pressoché nulla di nuovo rispetto a quanto già risaputo.
Ribadiamola domanda: perché il Corriere si è gettato “anima
e core” su questa vicenda? I quotidiani, a differenza della Tv e dei siti/blog, si "misurano" solo con le copie vendute. Ancora non abbiamo una risposta adeguata ma ci stiamo
avvicinando. La partecipazione della sua firma migliore, Paolo Mieli, al tavolo
delle vongole “sgusciate” gentilmente offerte da Lavitola per ora lo consideriamo
solo folclore ma siamo intimamente convinti che c’è di più.
Bloggorai@gmail.com
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