lunedì 6 settembre 2021

I fantasmi del teleschermo


Questa mattina ci impelaghiamo in questioni raspose. L’anno che è appena cominciato riferito alle telecomunicazioni, al sistema audiovisivo, alla Rai, si prospetta animato da numerosi e inquietanti fantasmi. Al momento, addi 6 settembre 2021, nessuno è in grado di sapere con relativa precisione o anche vagamente intuire, cosa potrà succedere, quali prospettive e quali effetti si produrranno con l’introduzione di importanti normative. Come noto, ci sono in ballo anzitutto gli adeguamenti del TUSMAR (quote di produzione europee, pubblicità, governance Rai etc); il recepimento della direttiva UE sulla concorrenza dove si dovrebbe trovare il famigerato punto sul ritorno alla riscossione del canone Rai nel vecchio modo e che invece ora, apparentemente quanto misteriosamente, sembra accantonato; l’avvio della discussione sul nuovo Contratto di Servizio Rai e il subordinato e conseguente Piano industriale e, infine, l’avvio della fase attuativa del refarming delle frequenze con la campagna di rottamazione delle Tv/decoder che, puntigliosamente, Rai continua ad ignorare. Se a tutto questo aggiungiamo i temi banda larga, 5G, cloud e big data il panorama si complica assai.

Complesso tirare le fila di questa situazione per trarne una visione organica. Vedi, ad esempio, il caposaldo di quanto detto prima, il nuovo TUSMAR. Lo scorso 7 agosto il Governo ha reso noto lo “Schema di decreto legislativo recante attuazione della direttiva (UE) 2018/1808 recante modifica della direttiva 2010/13/UE, relativa al coordinamento di determinate disposizioni legislative, regolamentari e amministrative degli Stati membri concernenti la fornitura di servizi di media audiovisivi, in considerazione dell'evoluzione delle realtà del mercato”.

Si tratta di un documento che, in buona parte, rivede la precedente Legge di sistema e i suoi successivi aggiornamenti e quindi destinata ad impattare in nodo rilevante tutta l’architettura normativa del settore audiovisivo nazionale e, in modo specifico e particolare, sul futuro del Servizio Pubblico, la Rai.

Il nuovo TUSMAR disciplina compiutamente il ruolo e il funzionamento della concessionaria pubblica con il Titolo VIII e gli articoli dal 59 al 63. Ci sono in discussione la governance, i contratti, la contabilità separata (vedi il comma 4 dell’art. 61: “È fatto divieto alla società concessionaria della fornitura del servizio pubblico di cui al comma 3 di utilizzare, direttamente o indirettamente, i ricavi derivanti dal canone per finanziare attività non inerenti al servizio pubblico generale radiotelevisivo”.  Dove sta il problema? Risposta semplice: pochi ne parlano. A parte le “proteste” di Netflix che, attraverso la Andreatta (!) dichiara «La sensazione è di aver ricevuto un’iniquità. E questa è più difficile che porti a decisioni di investimento. Ti fidi di un Paese se sei trattato in modo equo e capisci la logica delle scelte». Già, come se Netflix avesse il cuore delle sue produzioni nel nostro Paese.

Comunque, al momento il tema è capire l'iter di questo provvedimento. Nella bozza di testo si legge che si tratta di provvedimento sottoposto a parere parlamentare ma non siamo stati in grado di precisare se si tratta di un parere vincolante o consultivo. La differenza non è da poco: nel primo caso i partiti potrebbero avere la facoltà di intervenire nel merito: vedi, ad esempio, le sei proposte di legge che potrebbero cambiare la governance Rai in modo diverso da quanto previsto da questo nuovo TUSMAR. Nel secondo caso, come non detto: partita chiusa.

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