domenica 5 settembre 2021

Rai: il Premio d'Autunno

Foto di Mimzy da Pixabay

“Se l'ipotiposi del sentimento personale, prostergando i prolegomeni della mia subcoscienza, fosse capace di reintegrare il proprio subiettivismo alla genesi delle concomitanze, allora io rappresenterei l'autofrasi della sintomatica contemporanea che non sarebbe altro che la trasmificazione esopolomaniaca…”. 
Al che, il suo interlocutore rispose: “Ma vatte a buttà a fiume!”

 

Questa mattina, luminosa, fresca e profumata, nel mentre e nel quando, ancora una volta, dobbiamo constatare l’assoluta assenza di notizie che interessano la Rai, ci svegliamo con due strane sensazioni e un termine che le unisce mi frulla per la mente: supercazzola. La prima sensazione ci viene ascoltando le varie edizioni dei GR Rai dove si parla di vari premi, letterari e cinematografici che animano il Paese in questo momento. La seconda invece ci viene leggendo quanto scrive Luigi Bisignani (uno che sembra saperla lunga) sul Tempo con il titolo “Flop di Colao sulla rete unica. Il piano per la banda larga elaborato dal ministro è fallimentare e lascia l’Italia nel medioevo digitale”.

Bene, andiamo con ordine. “Settembre, andiamo, è tempo di migrare” viene da pensare quando immaginiamo stormi, milioni di persone che seguono appassionatamente le vicende che si svolgono intorno ai vari Campiello, cinema di Venezia, Premio Ischia o Premio Agnes che sia (citazione casuale). Immaginiamo i radio-telespettatori frementi in vibrante attesa di chi partecipa, di chi sarà premiato, dei retroscena e degli abiti indossati (preferibilmente femminili) dai partecipanti. Già, si sa, i premi tirano e appagano per chi li riceve e per chi li propone. I premi rendono a chi vorrebbe essere premiato e a chi vorrebbe essere tra la giuria dei premianti. Un posto da giurato, tutto sommato, non si nega a nessuno, garantisce una piccola ma brillante vacanza e un pizzico di visibilità che non fa male a nessuno, anzi a qualcuno fa bene, forse benissimo. Non parliamo poi della presidenza di un premio che, magari va a sapere, può anche essere un buon viatico per future splendide carriere nel bel mondo della televisione (ogni riferimento a fatti o persone realmente esistenti è puramente casuale). Ma forse, quello che scrivo è solo, semplice, piccola invidia per non essere mai stato premiato (in verità, non ho nemmeno mai partecipato ad alcun concorso o premio) e tantomeno sono stato mai chiamato a giudicare (fosse mai avvenuto, mi sarei divertito assai).

Diversa, assai più complessa e di complicatissima decifrazione la riflessione sul tema sollevato dall’articolo di Bisignani. Ci risparmiamo la solita e nota considerazione del pulpito dal quale viene la predica (che, attenzione, non è per niente irrilevante, anzi) e cerchiamo di concentrare l’attenzione sul merito. Il punto fermo è che la rete unica per la banda larga, nonostante sia da tempo auspicata e prossima a realizzarsi, di fatto, per ora, non solo non c’è ma corre seriamente il rischio di non vedere mai la luce. La domanda è la solita: a chi conviene, a chi porta vantaggi e profitti e chi invece danneggia o distoglie risorse che si vorrebbero impiegare in altra direzione? L’articolo se la prende con il ministro per l’innovazione Colao, ex Ad Vodafone che nel 2011 dichiarò a proposito di quanto percepiva come compenso “Non posso negare che 17mln di euro siano una cifra enorme” e aggiungendo “gran parte della mia retribuzione mi arriva sotto forma di azioni che mi sono impegnato a non vendere mai”. Già, chissà se ha mantenuto la promessa. Si tratta poi di capire se parliamo della stessa persona: il Colao del Governo Conte 2, quello degli “Stati generali dell’economia” del giugno 2020 oppure quello del “nuovo progetto” che guarda al Cloud.

Comunque, il tema, l’arena della battaglia è semplice e noto e si riferisce per un verso alla “ragione sociale” di questo Governo (che non è e non può essere semplicemente etichettato di “unità nazionale” nato solo per gestire il Covid o il PNNR). Per altro verso si riferisce al centro di gravità permanente di ogni ragionamento e riflessione sul futuro di questo Paese: la rivoluzione tecnologica in corso. Quindi, Draghi e il suo Governo, da che parte si schiera nella competizione digitale? Pubblico vs Privato ovvero Stato vs Mercato? Interessi nazionali vs interessi europei (francesi in particolare)? Solo se si riesce a cercare una possibile risposta a questo interrogativo si potrà trovare una chiave di lettura sulle vicende delle quali parliamo. Ovviamente, in quota parte e fatte le debite proporzioni, l'argomento è interessante anche per quanto riguarda la Rai. Per come la vediamo noi, per quanto ci è dato sapere e per quanto è noto sul DNA delle persone che compongono questo Governo, a partire dal suo capo, la tentazione di virare o sostenere una deriva “privatista” a scapito di una "pubblicista" sembra sufficientemente chiara quanto invece non sempre è chiaro chi se ne potrebbe avvantaggiare. Vedi, ad esempio, la questione di Rai Way che, periodicamente riciccia. Al di là dei soliti furbetti del quartierino (fini analisti e avvocati d’affari) che basta che mettono in giro la voce di un’operazione di fusione con Ei Towers che il titolo a Piazza Affari balza di colpo, la storiella la dice lunga. Nessuno dice una parola sul suo progetto industriale, sugli investimenti, sul suo ruolo nella partita ma tutti pronti ad inzuppare il biscotto nel ricco piatto delle rendite azionarie.

Ci sorge il sospetto che la partita digitale con i vari soggetti che vi giocano (in primo luogo TIM, Vodafone e compagnia cantando) sia prevalentemente impostata su un campionato dove gli interessi pubblici, nazionali, non siano proprio al centro della competizione.

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