lunedì 20 settembre 2021

Rai: Il grande gioco dove non si tocca palla

 

Foto di Markus Spiske da Pixabay

Ieri abbiamo chiuso il Post  domenicale con una minaccia: sono attese clamorose novità sul fronte canone e pubblicità in vista prima del prossimo Cda Rai e poi della vigilanza (convocata a metà ottobre proprio su questi temi) e qualche lettore si è subito preoccupato. Cosa potrà mai succedere? Abbiamo però precisato: ”si fa per dire” perché esattamente di questo si tratta. Avete presente quel sottile senso di frustrazione che si prova quando giocate a qualcosa e capite bene che non ce la farete mai a vincere? Quando sei sul campo e nessuno ti passa la palla, oppure quando hai le carte in mano e non ti entra un punto buono nemmeno con la benedizione divina? Ecco, più o meno le cose stanno in questi termini. Sul tema delle risorse future del Servizio pubblico non ci sono speranze, i giochi sono fatti o lo saranno da quì a breve.

Per quanto abbiamo potuto sapere nei giorni scorsi (poco, forse perché c’era poco da sapere) la recente spedizione dei vertici di Viale Mazzini nel palazzo della politica per essere “consultati” sul tema della pubblicità non ha sortito un ragno dal buco (povero ragno!) nel senso che è stato preso atto del pericolo che incombe sulle casse Rai con la paventata riduzione degli introiti (stimati intorno ai 130 mln)  e li è finita: a Tagliavia e Luppi, più o meno, gli potrebbe essere stato detto “Grazie, vi faremo sapere”.

Ma qualcuno , ragionevolmente, ha in mente che si possa tornare indietro rispetto a quanto previsto dal nuoto testo TUSMAR che rivede gli affollamenti pubblicitari a tutto vantaggio di Mediaset? Ma qualcuno, ragionevolmente, ha in mente che ci possa essere un tecnico del ministero o un politico che possa dire “Scusate, ci siamo sbagliati … in verità volevamo avvantaggiare Rai rispetto alla concorrenza”. Ci sembra assai difficile che possa andare in questa direzione e quindi la “clamorosa novità” che ci  potrà essere sarà esattamente nel dover constatare che non ci saranno novità e il DpCm andrà avanti come un treno.

È verosimile che Fuortes dovrà riferire in Cda prima di recarsi a San Macuto e prospettare un piano in grado di sostenere questa voragine che si appresta ad essere aperta. Al momento, per quanto è noto, le sole scelte finanziarie che ha compiuto e quelle che intende compiere sono le stesse del precedente Cda, a partire dal piano di tagli predisposto già dallo scorso gennaio dall’allora CFO, Giuseppe Pasciucco, ora salito di due piani e seduto nel nuovo ruolo di Capo Staff, e per concludersi con l’adozione di quel che resta del precedente Piano industriale, ormai orfano di tutti perché anche Salini se lo trovò bello che scodellato a luglio del 2018.

La faccenda canone invece è leggermente più complessa per certi aspetti ma analoga per altri. Anzitutto è diversa per la caratura “politica” del problema: si tratta pur sempre della cosiddetta “tassa più odiata dagli italiani” e metterci mano è comunque problema molto delicato per il consenso o dissenso che è in grado di provocare nell’elettorato. Come abbiamo scritto, sull’argomento canone ci sono in ballo due ipotesi: la prima consiste nel farlo rientrare nella fiscalità generale e quindi abolizione del pagamento diretto. Si tratta di un percorso molto complesso e lungo, nonché complesso da decifrare. Gli esperimenti europei in questo senso non aiutano: la Spagna ne è uscita con il Servizio pubblico fortemente ridimensionato e la Finlandia dove invece sembra funzionare ma li c’è tutt’altra cultura e concezione della tassazione generale dello Stato. Il PD, o qualche parte di esso, è molto affezionato a questa idea ma, ora non sembra avere la forza e la voglia di riproporla formalmente e sulla Rai si è limitato alle sole proposte Fedeli/Orlando di revisione della legge sulla governance. Il Governo su questo fronte tace come pure le altre forze politiche in attesa di tempi migliori dettati dall’agenda dei prossimi appuntamenti elettorali. Chi non tace invece è l’Europa, che piaccia o meno, ha chiesto chiaramente di recepire le sue direttive in merito alla concorrenza e al mercato (in particolare si parla in questi giorni di quello energetico) dove si vorrebbe “liberare” la bolletta elettrica dei numerosi e pesanti fardelli accessori come, appunto, il canone Rai. Qualcuno immagina ragionevolmente, che questo sia un argomento sul quale Fuortes è in grado di intervenire efficacemente nel merito se sia giusto o meno andare verso l’abolizione del canone per passare alla fiscalità generale?

Evidente come rispetto a tutto questo l’AD nulla può e nulla potrebbe fare per arginare queste pericolose derive per l’Azienda. Può fare solo ciò che avviene durante una partita di pallone quando ci si sente fuori dal gioco e si urla ai propri compagni di squadra “…passa … passa la palla …” e quelli invece, imperterriti, non ti si filano proprio. Chiudiamo per ora l’argomento: non ci intravvedono speranze sul fonte delle risorse. La sola leva a disposizione di Fuortes per portare a cassa il risultato promesso, il risanamento del bilancio, è seguire la strada del tagli, del contenimento dei costi, dell’eliminazione degli investimenti cioè lacrime e sangue. Amen.

A proposito di soldi e di risorse economiche, oggi segnaliamo un interessante articolo su Repubblica A&F con il titolo: “Tv e Web, spettatori protagonisti sui contenuti comandano loro”. È un fenomeno Ineccepibile visto il numero crescente di sottoscrizioni alle diverse piattaforme fornitrici di contenuti pregiati come lo sport, i film l’intrattenimento e pure l’informazione. “Lavoro, guadagno, pago e pretendo!” è il dogma del telespettatore ai tempi della rete.  Si legge nell’occhiello dell’articolo “La pandemia ha accelerato la disponibilità dell’utente a pagare pur di essere primo attore delle scelte. Le produzioni si adeguano”. Ecco che torniamo all’argomento precedente: le risorse rispetto agli obiettivi. Come noto, la piattaforma di distribuzione digitale del Servizio Pubblico, Rai Play, è insofferenza proprio sulle nuove produzioni originali limitando sulla mera riproposizione di quanto andato in onda e, per aggravare ulteriormente questa situazione è stato deciso pure di ridurre il suo budget.  Si capisce bene perchè i telespettatori decidono di pagare per essere protagonisti.  

Infine, segnaliamo un articolo di Marco Palombi sul Fatto quotidiano con il titolo: “Guerra della rete unica: tutto fermo dopo i blitz di Colao”. Argomento complesso e spinoso e di grande interesse, seppure indiretto, pure a riguardo della RAI. Ma qualcuno, ragionevolmente, ritiene che sia un argomento sul quale l’UomoFuortesalComando©Bloggorai può chiedere di farsi passare la palla?

bloggorai@gmail.com

 

 


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