martedì 5 gennaio 2021

La crisi politica e la Rai merce di scambio

È inevitabile che nella complicata partita in corso sulle sorti del Governo Conte possa entrarci la Rai come pura e pregiata merce di scambio. Nulla di nuovo, lo è sempre stato e lo sarà ancora di più con l’avvicinarsi di una stagione incandescente che già dalle prossime settimane comincerà a bollire. Si parte con l’elezione dei sindaci di importanti capoluoghi: Bologna, Latina, Milano, Napoli, Novara, Ravenna, Rimini, Roma, Salerno, Torino e Trieste. Salvo possibile rinvio causa Covid (opzione politica tutt’altro che trascurabile) si tratta di un test di valore strategico per pesare le forze in campo in vista della partita immediatamente successiva: l’elezione del Presidente della Repubblica. Inoltre, per quest’anno sono previsti pacchetti di nomine nelle società controllate e partecipate dallo Stato di grande appetibilità: Saipem, Eni, Leonardo, Poste, Sogei e via dicendo per oltre 300 incarichi da assegnare. Tra questi, come noto, si prevede anche il rinnovo del Cda Rai a giugno. L’intreccio perverso tra politica e Servizio Pubblico è pronto a rinnovarsi seguendo la pista tracciata dalla nefasta Legge del 2015, fortemente voluta dal Governo Renzi, la stessa persona che ora mette a rischio il Governo Conte. 

Non abbiamo la palla di vetro e non tiriamo a sorte: oggi si potrà dire tutto e il contrario di tutto senza timore di essere smentiti. Domani è un altro giorno e si vedrà. Quello che possiamo certamente sostenere, e ci rivolgiamo ai parlamentari che leggono questo Blog, è che siamo in presenza di una finestra molto interessante per mettere le carte in tavola sul futuro della Rai. La domanda è semplice: si vuole porre le basi per il futuro del Servizio Pubblico con una guida, una governance, forte, autorevole, credibile e indipendente o si vuole rinnovare il carosello già sperimentato con questo Cda? Si vorrebbe presumere che la risposta, almeno sulla carta leggendo le intenzioni dei partiti di maggioranza, sia positiva e allora è necessario porre la domanda successiva di corollario: quando? Le risposte possibili sono due, secche: ora o chissaquando. Ora si intende subito per dare modo di arrivare alla fine di giugno con una modifica alla Legge del 2015 che possa indicare in nuovi criteri di nomina. Altrimenti sarebbe difficile ipotizzare che una volta insediato un nuovo Cda a luglio si possa poi procedere a ridosso per un cambio successivo in corsa. Sarebbe una mazzata mortale per le sorti della Rai. C’è poi una terza via, che consideriamo scellerata e nefasta seppure gradita ad alcuni (prevalentemente al VII Piano di Viale Mazzini): la proroga dell’attuale Cda. Anatema, sciagura, peste, iattura, honi soit qui mal y pense: significa semplicemente allungare un’agonia senza alcuna speranza di guarigione. Una nuova governance quindi ora o mai più, almeno per molto tempo ancora. Lasciare tutto com’è avrebbe un chiarissimo quanto evidente significato. La Rai relegata in queste condizioni significa, di fatto, aumentare la sua marginalizzazione, la sua subalternità, rispetto ai grandi disegni che si stanno definendo nel mercato audiovisivo nazionale e globale. Ci sono in ballo scelte strategiche sul piano economico (pubblicità) e tecnologico (transizione al DVB-T2, banda larga) dove già Rai è in sofferenza.

A farla corta: difficile pensare che si possa far saltare il banco del Governo e prospettare nuove elezioni dove si potrebbe assistere ad una Caporetto insostenibile. Allora “non ci resta che piangere” e accontentarsi di rimescolamenti vari dove, quasi certamente, si potrebbe stare pure quello Rai. La domanda successiva è con chi e quando?  È partita la caccia all’uomo o alla donna: dall’interno o dall’esterno? Noi abbiamo i nostri candidati. Il quando potrebbe anche essere con la presentazione del bilancio ad Aprile.

Già, la sofferenza. È un triste destino quello che accompagna la cronaca quotidiana di Viale Mazzini. Sembrano tanti piccoli sassolini fastidiosi nelle scarpe che nessuno sembra in grado di togliere. Vedi le ultimissime polemiche di questi giorni: il documentario su Pompei, la barca del prossimo Sanremo, San Patrignano con il materiale Rai Teche utilizzato da Netflix e, notizia buon’ultima, scoprire che il cognato del ministro Gualtieri che lavora in Rai sembra godere di buona fortuna in questo momento. Sul tema “marchetteria” verso Netflix (leggi oggi articolo su Libero “Lo strano caso”),  ammettiamo di non riuscire a capire bene il meccanismo. Ne abbiamo già scritto quando è uscito il film “L’incredibile storia dell’isola delle rose” tanto sostenuto da reti e testate Rai. Difficile sostenere che si tratta di “pubblicità occulta” sebbene, forse, retribuita. Un po’ tafazziana ma … va a sapere. Altra ipotesi è “facciamoci del male” tanto per gradire, tanto per fare quelli che si tengono aggiornati con quanto di bello fanno gli altri e che Rai invece non può o non vuole. Qualcosa non torna.

Nei prossimi giorni vi riporteremo alcune considerazioni su quanto abbiamo ricevuto dal nostro sondaggio sul futuro della Rai e del servizio pubblico sul piano tecnologico e le grandi sfide che si prospettano.

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