sabato 14 gennaio 2023

La Rai che si "occupa" da sola... non ha bisogno di "aiutini" esterni


Avere i capelli bianchi aiuta: consente di vedere le cose con maggiore distacco, permette di prendere tempo e verificare, confrontare. Non si vuole sostenere che si diventa più saggi, anzi , magari ci si rincoglionisce sempre più. Però, tutto sommato, è un grande vantaggio e ne approfittiamo.

Ieri abbiamo scritto delle guerre perdute dalla Rai senza combattere. Dobbiamo correggere il tiro. Non ci sono vinti ne sconfitti: semplicemente non c’è guerra. Cerchiamo di spiegarci: spesso si leggono titoli del genere “La destra all’assalto della Rai” oppure “Meloni: blitz a Viale Mazzini”. No, non è necessario. La Rai si “occupa” e si assalta da sola, i direttori (o manager che dir si voglia) non vanno sostituiti si “auto sostituiscono” per nome e per conto proprio perché fanno benissimo male senza bisogno di “aiutini esterni” e non si avverte nessun bisogno di altri che magari potrebbero fare anche peggio di loro.

Ieri non ci volevamo credere: è successo che l’altra sera, al termine del Tg1, la conduttrice saluta i telespettatori e senza alcun motivo formale o sostanziale, sullo sfondo compare il faccione della Meloni. Perché? A che titolo, per quale scelta editoriale? Cosa giustifica tanta “intelligenza” giornalistica? Fatichiamo a trovare risposte convincenti. Perché sostituire la Maggioni? Va benissimo dove si trova, anzi, merita un rinforzo.


Vedi pure il caso Minoli: nel giorno in cui si legge del ritorno di fiamma di Mixer 40 anni dopo, si legge uno sfizioso articolo su La Stampa dove addirittura “qualcuno” ipotizza la partecipazione ad un ticket per il cambio di Fuortes&C nientepopodimenoche insieme a Soldi e Sergio. Da ritagliare e conservare a futura memoria. È tutto fenomenale: stupefacente e anomalo il pezzo della Tamburino, sconvolgente lo schema (la Soldi AD, Minoli presidente e Sergio DG) e surreale l’ambiente descritto. Leggiamo “Se le voci che girano nei corridoi alti della Rai sono vere e certamente sono più che attendibili, quello che è accaduto in questi giorni assume un senso compiuto”. E quale mai sarebbe il “senso compiuto”? Non viene a nessuno il legittimo sospetto che si tratta di “voci” forti e chiare alimentate direttamente o indirettamente dalla parti in causa? Torniamo a Minoli perché corre il rischio di diventare un “caso” di scuola: come noto, è in corso un contenzioso con Rai di notevole entità e, ciononostante, come ha correttamente rilevato Roselli sul Fatto, Minoli non potrebbe e dovrebbe nemmeno dare un pò di fieno al cavallo di Viale Mazzini. Come è possibile anche solo immaginare con la più fervida fantasia che potrebbe assumere la carica di Presidente? Mistero misterioso.

Poi, ieri abbiamo scritto di Villa Arzilla. Ieri sera, con la coda dell’occhio abbiamo visto qualche spezzone di The Voice Senior. Fantastico! Già solo il nome dovrebbe far accapponare la pelle ad ogni telespettatore under 30. Ma, bon gré mal gré, si capisce: il Servizio Pubblico deve essere generalista e non deve tralasciare nessuno. Appunto: nessuno. Non si capisce perché ci si ostina ottusamente ad abbandonare i “giovani “ al loro destino. E pensare che proprio qualche mese addietro è stato creato un “gruppo di lavoro giovani” (peraltro composto da arzilli ultra 50 enni). Magari, prima di andare in pensione, e uno di loro già sta preparando gli scatoloni, è possibile, probabile, che possano produrre qualche idea.

Chiudiamo sulla pubblicità. Ieri Italia Oggi ha pubblicato lo schema della raccolta pubblicitaria Gen/Nov 2022 su stesso periodo 2021: si commenta da sola.

Sembra tutto chiarissimo: 
Rai perde il quasi 15% e Mediaset il 3%.
Oggi, sul Secolo XIX, si legge un interessante articolo proprio a questo proposito riferito a Sanremo: “Lo scorso anno a combattere contro la finale sanremese, che trionfò con 13 milioni 380 mila spettatori, per uno share del 64,9%, Canale 5 schierò il film "Matrimonio a Parigi" che ottenne 1.344.000 spettatori e uno share de15,18%. "C'è posta per te" viaggia intorno al 30% di share, se dimezzasse l'ascolto farebbe comunque il doppio dell'anno scorso, togliendo occhi e orecchie ai ventotto artisti in gara a Sanremo”. Tremate gente, tremate, anche solo il 15% della De Filippi sottratto a Sanremo è tanto, troppo. Auguri!

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venerdì 13 gennaio 2023

Rai Vietnam


Tenetevi forte e questa mattina invece del caffè consigliamo una tiepida tisana alla camomilla.

“Mi piace l’odore del napalm di mattina. Una volta una collina la bombardammo per dodici ore e, finita l’azione, andai lì sopra. Non ci trovammo più nessuno, neanche un lurido cadavere di Viet. Ma quell’odore… si sentiva quell’odore di benzina. Tutta la collina odorava di … di vittoria. Prima o poi questa guerra finirà”.

La battuta del colonnello Kilgore è logora ed abusata ma è sempre efficace quando si tratta di trovare una sintesi dei tempi che si stanno preannunciando.

Bene, parliamo di guerra, dentro e fuori la Rai. Anzitutto consigliamo di rispolverare tre libretti che non dovrebbero mai mancare nelle “cucine” degli italiani: L’arte della Guerra di Sun Tzu, Il Libro dei Cinque Anelli di  Miyamoto Musashi e I Trentasei Stratagemmi (Sanshiliu-ji) anonimo. La somma, una sintesi efficace,  di queste tre perle di saggezza strategica porta in una sola direzione: la vittoria migliore si ottiene con una guerra non combattuta.

La prima guerra esterna: Mediaset. Ieri abbiamo titolato “Mediaset Rai” e non “Rai Mediaset”. Ci spieghiamo meglio e correggiamo il tiro. Cologno Monzese non ha dichiarato guerra a Viale Mazzini perché, semplicemente, l’ha già vinta pur senza combattere. L’ha vinta da quando ha iniziato, con evidenti complicità interne (ricordate per caso una certa Struttura Delta) a infiltrare uomini e donne all’interno e intorno a Viale Mazzini. Le truppe avversarie sono accampate da anni nei giardinetti sotto il cavallo. “Artisti” che vanno e vengono (l’ultima la Marcuzzi) e programmi scimmiottati non tanto nel format quanto nella loro natura primordiale. È la logica stessa della televisione commerciale che si è insinuata nei profondi meandri mentali di tanti dirigenti Rai. Mediaset non deve fare altro che raccogliere i frutti: vedi i giovani cantanti di Amici ergo DeFilippi che affollano Sanremo.

Nel dettaglio: ora la scaramuccia si sposta sul terreno delle fasce di età: il predominio tattico della Rai è fragile. Nessuno si può permettere di ignorare chi ha i soldi e gli anziani i soldi li hanno: hanno un potere di spesa che i giovani, purtroppo, non hanno. Le loro piccole o medie pensioni, comunque, pagano le bollette e comprano/pagano ciò che è necessario. Gli Over 50  sono un terreno di conquista dove Rai non ha strumenti di difesa ed è destinata, lentamente, a soccombere: Mediaset ha più risorse e più “tutele” politiche da spendere, è più forte ora per allora.

Vedi tabella sugli andamenti della pubblicità:  



Nota a margine: una guerra molto interessante è quella in corso tra Meloni e Berlusconi dove il suo braccio armato Mediaset è caricato a pallettoni contro la capa del Governo: vedi articoli di oggi sul Fatto e La Stampa.

La seconda guerra esterna: la politica. Non c’è partita, nel senso che non ci sono i contendenti in campo. Provate a chiedere in giro chi sono i nuovi parlamentari che si dovrebbero occupare di Rai oppure chi sono i responsabili o gli esperti della comunicazione dei partiti. Silenzio imbarazzante. La Vigilanza Rai è in alto mare e questo la dice lunga sulla situazione. Ma non mancano solo i partiti, di governo o di opposizione: mancano dal campo tutti gli altri soggetti (gli “stakeholders” come a qualcuno piace definirli) di varia natura e cultura. Anche questa è una guerra persa senza combattere: il Contratto di Servizio può attendere e, con esso, il futuro della Rai. Tutto sommato, per alcuni, potrebbe anche essere un vantaggio.

La guerra all’interno di Viale Mazzini 1. Da mesi si legge di Fuortes mezzo azzoppato, sfiduciato anche con il suo “presunto Piano industriale di Salini”, sull’uscio della porta e pronto ad essere sostituito ad ogni stomir di fronda con Tizio, Caio o Sempronia. Oggi si legge su La Stampa, a firma della solita Michela Tamburino, l’ennesima ricostruzione del brontolio Rai dove si vorrebbe pronto un nuovo ticket con il trio delle meraviglie: Soldi, Minoli e Sergio. Non abbiamo dubbi che il pezzo goda di buone fonti. Ma nutriamo forti sospetti sulla loro credibilità. Da quanto anni sono che il Minoli della situazione ambisce a fare qualcosa di più di quello che fa? Non è una notizia fresca di giornata. Come pure quella di Sergio. Tutto questo si chiama semplicemente “wishful thinking”, nulla di meno, nulla di più. 

Come potete bene immaginare, dopo 40 anni passati nel Palazzo, conosciamo tante persone, dai direttori in giù, e con tutti spesso e volentieri ci scambiamo batture e pensieri: “come va?” … “Come vuoi che vada.. qui so’ tutti scoglionati”. Questo il pensiero ricorrente, unico e fondamentale. “Non c’è un vertice credibile e autorevole, non c’è un progetto, non c’è una prospettiva ma solo accozzaglie di scelte più o meno sgangherate”. Amen. Battaglia persa.

La guerra all’interno di Viale Mazzini 2. C’è un esercito stabilente accampato nei corridoi di Viale Mazzini che come i Lanzichenecchi depreda e saccheggia pure la carta delle fotocopiatrici. Mi è capitato tra le mani un articolo dello scorso 29 agosto de Il Giornale con il titolo “Beppe Caschetto, Il Richelieu della televisione: decide lui cosa farci guardare” e proprio ieri sul tema ci è tornato LaVigilanzaTv con il titolo “D’Amico vira sul trash con Wanna Marchi e Caschetto domina la serata Rai”. Se si volesse aprire il capitolo agenti artistici e società di produzione, si sa da dove si inizia ma difficile immaginare dove si finisce. La sola cosa certa è che la loro forza non sarebbe sufficiente a garantire gli spazi di manovra di cui godono. Ci sono complici, sub agenti, amici, parenti o conoscenti che danno una mano? Nemmeno la Vigilanza della scorsa legislatura è riuscita ad intaccare la loro potenza. Battaglia persa.

Vogliamo poi parlare delle pubblicità più o meno occulte fatte a favore della concorrenza più agguerrita (Netflix e Amazon Prime)??? Battaglia persa.

La guerra all’interno di Viale Mazzini 3. Si è detto del ritorno di Minoli con il suo Mixer rivisto e corretto (malissimo) su Rai Tre. Solo il Fatto con la firma di Gianluca Roselli ha ricordato che qualcosa non torna.  Il titolo dell’articolo è “La Storia siamo noi, ma se la tiene lui: Minoli torna in Rai anche se non potrebbe lavorarci” e si legge che “Il problema, però, è che Minoli ritorna nonostante abbia un contenzioso aperto con l'azienda sui diritti di un'altra sua trasmissione: La storia siamo noi, in onda dall'ottobre 2002 al giugno 2013, oltre mille puntate. Quindi in teoria, a fronte del contenzioso, non potrebbe lavorare per la Rai”. Già, per quanto sappiamo, non potrebbe e non dovrebbe. Eppure lo fa. Ma nessuno è in grado si sapere quanto costa questo suo “gentile” ritorno a casa Rai. Il compenso per Mixer riscaldato in padella verrà scontato dal contenzioso milionario in corso con la Rai? E come è stato aggirata la norma che vieterebbe il suo ritorno in video (oltretutto pure pensionato)? Battaglia persa: si combatte su altri fronti (vedi punto battaglia n. 1).

Ce ne sono tante altre di battaglie già perse e altre che si perderanno… con calma ve ne parleremo.

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giovedì 12 gennaio 2023

ALLARME ROSSO: inizia la guerra Mediaset Rai (non Rai Mediaset: è diverso)


Prima di andare avanti con la lettura di questo Post, se ve lo volete gustare appieno, consigliamo vivamente di alzare al massimo il volume dell’audio e ascoltare questo breve ma importante brano: https://www.youtube.com/watch?v=nZ_zNUmr8fM

Bene, da ieri pomeriggio ci giungono notizie preoccupanti dall'intero territorio nazionale: tutti i “diversamente giovani” ovvero gli over 50, i residenti in case di accoglienza per anziani, le "personnes âgées” pur gagliarde e toniche, sono prese da un fremito battagliero. Sono tutte chiamate alla prossima Battaglia di Villa Arzilla: stanno rispolverando le protesi acustiche, tirando fuori i plaid di lana (non di pile, quelli sintetici che pizzicano), rifacendo le punte ai ferri dell’uncinetto. Lo scontro epico è prossimo (martedì 7 febbraio) e non si vogliono far trovare impreparati. Qualcuno ha proposto loro di organizzare anche prime linee di difesa con pop corn e qualche flebo di adrenalina, non si sa mai, si tratta pur sempre di persone con una certa età … meglio essere attrezzati… appunto, non si sa mai.  

“Italiane e italiani, è giunta l’ora dello scontro finale: l’etere televisivo sarà l’arena della storia! Il Patto di ferro Rai/Mediaset che finora ha retto i destini dell’ascolto televisivo è stracciato. Ognuno per se. Chi sopravvivrà potrà guardare il futuro con gli occhi del coccodrillo (quelli della tigre sono stati già adoperati). Tenetevi pronti: alzate il telecomando e partite all’attacco. Auguri!”. Più o meno questo il senso del comunicato di ieri pomeriggio quando Mediaset ha dichiarato guerra alla Rai. Leggiamo: “Le reti Mediaset continueranno la propria normale programmazione anche durante la settimana del Festival di Sanremo, anche perché dal punto di vista commerciale, l'andamento positivo della raccolta pubblicitaria Mediaset durante i Mondiali di Calcio ci ha dimostrato che in questa fase di mercato gli eventi in onda sulle reti concorrenti poco incidono sui ricavi pubblicitari della nostra programmazione”.

Ci riferiscono che a Cologno Monzese stanno riscaldando gli elicotteri per lo sbarco sulle coste di Sanremo per poi prendere d’assalto il Teatro Ariston. Intanto hanno inviato vari infiltrati, sia tra i cantanti sia tra i valletti. Hanno pure promesso che non faranno prigionieri: Amadeus e i suoi gagliardissimi e arzilli giovanotti Morandi/Ranieri/Al Bano se si comporteranno bene potranno essere ingaggiati al prossimo Festival della canzone Lombardo/Veneta. A’ la guerre comme à la guerre !!!

Bene… benissimo. Finalmente sapremo chi è il più forte, chi saprà “dialogare” con pubblico giovane e over XXX. Come al solito, la domanda è sempre molto semplice: perché questa’anno si rompe la pax televisiva tra Rai e Mediaset che per tanti anni ha consentito a Viale Mazzini di reggere la candela? Diverse risposte possibili. Una prima lettura, troppo facile e comoda, porta dritti al cuore delle relazioni politiche non proprio idilliache tra Meloni e Berlusconi. Ma, appunto, è troppo facile e comoda per essere pure un’ipotesi robusta. Certamente ha fondamenti logici ma, similia simialiribus, porta a supporre che in questo momento a nessuno delle loro parti conviene rompere le scatole.

Quella che invece riteniamo più credibile è di pura ingegneria editoriale: Mediaset ha capito benissimo che lo “zoccolo duro” Rai sul quale si regge buona parte degli ascolti Tv è fragile e non sempre difendibile. Parliamo di oltre l’80% di telespettatori over 45 (dati Auditel Total Audience). Vedi il comunicato di fine anno 2022: “Molto significativa la crescita delle reti Mediaset sia sul pubblico più giovane sia su tutti gli italiani, dove è addirittura avvenuto uno storico sorpasso: dal 4 settembre al 19 novembre Mediaset con il 37,9% di share nelle 24 ore ha superato gli ascolti del servizio pubblico televisivo (37,2%). E nelle prime serate ha mantenuto la leadership su tutti gli italiani fino a fine dicembre (Mondiali compresi) con il 39,5% contro il 36,0%. Mediaset nel 2022 è riuscita ad attrarre anche il pubblico più anziano abituato alla programmazione Rai”.

Una domanda correlata è: quanto conviene a Mediaset misurare la differenza con il rischio, possibile, di soccombere sotto i colpi di Amadeus&C ? è verosimile supporre che i generali di Cologno Monzese lo abbiano previsto. Mai sottovalutare il nemico. Primo scenario: Rai mantiene il primato. Secondo: più o meno vanno alla pari. Terzo: Rai cappotta. Primo scenario: è possibile, messo in conto ma l’attacco è solo un segnale forte e chiaro e non si limita a Sanremo. Intanto togliamo un po’ di terra sotto i piedi, poi si vedrà. Secondo scenario: la partita è aperta ma non scontata. Le forze in campo sono importanti, da una parte e dall’altra. “Rai ha il vantaggio “storico” ci hanno detto a  Cologno, “ma è tale solo perché finora noi non abbiamo giocato. La situazione si pone ora in termini assai diversi”. Il ragionamento che ci fanno è suggestivo e non fa una piega: “La torta pubblicitaria sul mercato Tv si fa sempre più piccola e non ce n’è per tutti”. 

Il terzo scenario, perdonateci, fatichiamo ad immaginarlo.

Altra domanda correlata: i fini strateghi di Viale Mazzini come risponderanno? Ci giunge notizia che nel cuore della notte, è stato prima urgentemente convocato il “gruppo di Lavoro Giovani” (età media 52) e poi i vari CCC della comunicazione e della creatività. Imperativo categorico: fate qualcosa… qualsiasi cosa!!!

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mercoledì 11 gennaio 2023

Rai: la memoria corta e la coscienza sporca


La Televisione come WMD? Forse, basta cambiare una vocale.

Si fa prima a cercare le cose non dette e non scritte che non a leggere quello che passa il convento della carta stampata. Passa poco e solitamente minestrina ripassata in padella. Vedi oggi: il ritorno di Minoli con Mixer 40 anni dopo, accolto con grande attenzione da quasi tutte le testate. Misteri della fede giornalistica: quando si tratta di sparare minchiate sulla qualunque diventano tutti Premi Pulitzer. Comunque, si tratta di notizia di grande rilievo, robetta di primo pelo, una vera chicca, una primizia di stagione. Attenzione: non si tratta di una nuova serie della storica trasmissione, nuove interviste, magari con nuovo linguaggio adattato al nuovo secolo ma dello stesso Mixer, con il fior fiore degli stessi personaggi, di 40 anni addietro. Intendiamoci, siamo sempre stati convinti che non si può comprendere il presente se non si conosce il passato. Ma, in questo caso, si tratta allora di una trasmissione da Rai Storia, da Techedeche, da Villa Arzilla in salsa moderna che, non a caso, si accompagna benissimo alla notizia dell’eterno ritorno di Al Bano, Gianni Morandi e Massimo Ranieri a Sanremo. Sostiene il giovane Giovanni dall’alto dei suoi 77 anni ben portati “Avevo bisogno di risentire il valore fondamentale del fare tv. Stare dentro l'anima della Rai con lo spirito del servizio pubblico…”. Ben detto!!! Comunque, per capire bene la caratura del personaggio e del perchè ritorna in Rai 40 anni dopo è sufficiente rileggere quanto scritto su di lui da Aldo Grasso nel gennaio 1998: eravamo agli sgoccioli della Prima Repubblica che, forse, non si è mai estinta del tutto. Vedi: https://web.archive.org/web/20121027013320/http://archiviostorico.corriere.it/1998/gennaio/27/Melandri_cugino_Minoli_guerra_Iseppi_co_0_9801271277.shtml  

Chiudiamo la notarella: credevamo chela competizione sugli ascolti fosse tutta sui giovani che abbandonano la Rai e invece ci dobbiamo ricredere: sono i pensionati, le arzille nonnette, gli sfaccendati dei Dopolavori e gli “umarel” del Servizio pubblico ad essere territorio di contesa. Basta saperlo.

Bene, anzi male, malissimo. Oggi si legge sul fatto Quotidiano una notizia che può dare un piccolo segno di come l’informazione pubblica sia in “sofferenza”: il titolo è “Quei bravi ragazzi della truppa Azov: la Rai dimentica nazismo e crimini” e si legge che “Ieri Rainews ha diffuso sui propri social un servizio su questo amabile battaglione, una formazione paramilitare ucraina di palese ispirazione nazista che da 8 anni combatte i russi nel Donbass”. Basta e avanza.

Però ci permette di proporre uno stralcio della lettera che TgCom24 di Mediaset ha pubblicato nei giorni scorsi (ripresa solo da Prima On Line) che undici noti inviati e corrispondenti di guerra delle principali testate giornalistiche hanno scritto lo scorso anno a proposito di come viene raccontata la guerra in Ucraina. Sono Massimo Alberizzi, Remigio Benni, Toni Capuozzo, Renzo Cianfanelli, Cristiano Laruffa, Alberto Negri, Giovanni Porzio, lo scomparso Amedeo Ricucci (RAI), Claudia Svampa, Vanna Vannuccini e Angela Virdò.

Ne condividiamo pienamente il contenuto e lo spirito.

“Viene accreditato soltanto un pensiero dominante e chi non la pensa in quel modo viene bollato come amico di Putin e quindi, in qualche modo, di essere corresponsabile dei massacri in Ucraina. Ma non è così. Dobbiamo renderci conto che la guerra muove interessi inconfessabili che si evita di rivelare al grande pubblico. La propaganda ha una sola vittima: il giornalismo".

"L’opinione pubblica spinta verso la corsa al riarmo” – Gli inviati, come ormai d’obbligo, premettono ciò che è persino superfluo: Qui nessuno sostiene che Vladimir Putin sia un agnellino mansueto. Lui è quello che ha scatenato la guerra e invaso brutalmente l’Ucraina. Lui è quello che ha lanciato missili provocando dolore e morte. Certo. Ma dobbiamo chiederci: è l’unico responsabile? Noi siamo solidali con l’Ucraina e il suo popolo, ma ci domandino perché e come è nata questa guerra. Non possiamo liquidare frettolosamente le motivazioni con una supposta pazzia di Putin“. Mentre, notano, “manca nella maggior parte dei media (soprattutto nei più grandi e diffusi) un’analisi profonda su quello che sta succedendo e, soprattutto, sul perché è successo”. 

Già… la domanda che per alcuni è pure retorica e per altri persino fastidiosa, è sempre e solo la stessa: perché? Aggiungiamo: Perché le testate Rai non si sono mai poste il dubbio?

A proposito di dubbi: ieri abbiamo posto il tema del “peso” delle notizie” e della loro impaginazione, ovvero della collocazione in gerarchia. Avevamo qualche dubbio a proposito di come è stata raccontato l’assalto della destra bolsonara a Brasilia e poi, rivedendo la vignetta del Corriere di ieri, le perplessità sono aumentate. Si leggeva Lula che esclama nel fumetto “Nella polizia militare ci sono troppi amici di Bolsonaro. Per fortuna che è così poco efficiente che non sono riusciti ad arrestarmi”. Poi, La Stampa riporta le notizie dal Brasile in 16a pagina e allora, ricollocando pure il ritardo abissale della Rai sula notizia (sulla quale non si è letto pressochè nulla) il dubbio prende forma: non è che la vittoria di Lula può aver dato qualche fastidio anche in una certa “sinistra” che sinistra non è più?

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martedì 10 gennaio 2023

La Rai e la Democrazia "difettosa"


Non tutti sanno che il nostro Paese è considerato una “democrazia difettosa” nella graduatoria degli Stati democratici del mondo. Nel report annuale dell’Economist Intelligence Unit - Feb 2022 - EIU - The China challenge l’Italia è collocata al 31° posto tra il Botswana e Capo verde. Nella sezione delle democrazie imperfette (Flawed democracy) le altre sono: piene, ibride e autoritarie) al primo posto compare la Francia al 21° posto e seguono di poco Israele e Spagna mentre gli Stati Uniti sono al 26° posto. India e Brasile rispettivamente al 46° e 47° posto. Le categorie con le quali viene stilata la classifica sono: processi elettorale e pluralismo, funzionamento del governo, partecipazione politica, politiche culturali e libertà civili. Si tratta di categorie che, in vario modo, si intersecano e si possono declinare anche attraverso i meccanismi della comunicazione pubblica dove, è facile supporre, che la Rai assume un ruolo assolutamente centrale.

Per questo motivo ci sembra interessante segnalare il documento sulle democrazie occidentali utile ad introdurre una sommaria riflessione che da giorni si avverte nella narrazione mediatica di alcuni recenti eventi e, in particolare, quello dei giorni scorsi per quanto accaduto in Brasile.  

Cerchiamo di mettere in ordine tre “notizie”: la morte del Papa Emerito Ratzinger, quelle di Gianluca Vialli e l’assalto della destra bolsonara in Brasile. Abbiamo avvertito una “pesatura” ovvero una rilevanza delle modalità e della quantità di spazio occupato relativamente anomalo. Nel caso di Ratzinger è apparsa del tutto evidente una lettura della notizia pienamente funzionale allo “scontro” non solo teologico ma anche sociale e dunque politico tra una Chiesa pastorale, ecumenica e conciliare avversa a quella dogmatica integralista e curiale. Se è lecita una sommaria e arbitraria lettura si può intravvedere da un lato, a sinistra, Bergoglio e la sua dottrina aperta e dialogante, interrogativa (“Se una persona è gay e cerca il Signore e ha buona volontà, chi sono io per giudicarla?”) e dal versante opposto Ratzinger considerato pressoché unanimemente conservatore e tradizionalista, sommariamente di “destra”. La notizia della scomparsa del Papa Emerito assume un peso molto rilevante dove il “racconto mediatico” sembra orientarsi più a indebolire la figura di Bergoglio che non a sottolineare le virtù di Ratzinger. Subnota a margine: proprio oggi la Meloni incontra Papa Francesco dove su alcuni grandi temi non si può certo dire che ci sia unanimità di vedute (accoglienza, guerra etc).

La notizia della scomparsa di Vialli pure appare anomala nella sua rilevanza e posizionamento mediatico. Senza nulla togliere al dolore e al ricordo di un grande sportivo, si può osservare anche in questo caso un “peso” alquanto difficile da comprendere nella gerarchia dello spazio giornalistico.

Infine, quanto successo domenica sera in Brasile e il ritardo abissale con il quale la Rai ha coperto la notizia merita una nota a parte. La prima notizia appare con un lancio dell’AGI alle 19.49. Nella redazioni di Tg e Gr della Rai c’è tutto il tempo per capire al volo cosa stava succedendo. Eppure, passano alcune ore prima che il Tg3 aprisse una finestra informativa. Eppure, grosso modo, appare una notizia di rilievo assoluto meritevole anche di interrompere una trasmissione, fosse pure il grande successo della fiction di Lolita Lobosco. Non avviene nulla di tutto questo. Perché? Forse perché a Viale Mazzini non c’è nessuno che presidia la Newsroom (che non c’è!) e che, di conseguenza, nessuno è in grado di proporre/imporre un atto giornalistico di tale rilievo? Forse perché è domenica sera e le redazioni sono alquanto sguarnite? Oppure è successo che ci siano state telefonate convulse tra direttori e alla fine “qualcuno” ha deciso che non si doveva fare nulla e rinviare tutto a dopo le 23? Per quanto ci hanno riferito è buona la seconda. E la “lettura” di questa scelta è eminentemente politica: Bolsonaro e la sua destra hanno una matrice che riscuote molte simpatie con la destra italiana e, ne consegue, che qualcuno possa aver ritenuto che sia stato bene tenere basso il “volume” della notizia. Ecco apparire evidente un "perchè" la nostra democrazia è difettosa anche nella comunicazione pubblica: troppo soggetta e vicina al Governo di turno.

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lunedì 9 gennaio 2023

La Destra televisiva all'assalto della democrazia


Ancora una volta l'informazione pubblica è fuori sincrono. Lo è nel tempo e nello spazio, nella scelta degli argomenti e nell'ordine delle priorità. Lo è nella sua ormai in/capacità di intuire, di intercettare i grandi temi ed "essere sul pezzo". Lo è nella paralisi gestionale, editoriale e politica di essere tempestiva, autonoma, autorevole e credibile. Tg e Gr stanno da una parte e le reti dall'altra. Tg e Gr stanno da una parte e le notizie dall'altra. Tg e Gr hanno un agenda e il Paese ne ha un'altra. I "soliti ignoti" sono superiori alla storia, alla cronaca. La fiction prevale sulla realtà e Stanlio e Olio impongono l'umore televisivo nazionale. Non c'è una "regia" dove qualcuno si assume la responsabilità di interrompere un programma e andare in diretta su uno degli avvenimenti più importanti della storia attuale. Cosa altro può succedere di più grave per bloccare la messa in onda di Amadeus e raccontare quanto stava avvenendo? 

Ma questa è solo la Cronaca di un fallimento annunciato dell'informazione pubblica. Era tutto già scritto da tempo ed è noto a tutti. Ora è forse un pò più chiaro. La destra brasiliana di Bolsonaro assalta le istituzioni democratiche e la Rai se ne accorge con qualche ora di ritardo. Solo in tarda serata, dopo le 23, se ne occupa prima il Tg3 e poi uno speciale Tg1. Si tratta solo di sciatteria, di stato confusionale, di incapacità professionale di chi dirige le testate e l'Azienda nel suo complesso?

Merita ricordare quanto affermò Giorgia Meloni nel 2018 dopo la vittoria di Bolsonaro in Brasile: "La destra vince anche in Brasile, la sinistra sconfitta in tutto il pianeta e dalla storia. Finalmente i popoli si stanno riprendendo la loro libertà e la loro sovranità”. Abbiamo visto ieri sera come la destra "riprende" la sovranità. Lo abbiamo rivisto proprio come lo avevamo visto due ani fa a Washington quando anche allora la Rai arrivò in ritardo sulla notizia dell'assalto dei trumpisti al Campidoglio. Nulla di nuovo, tutto già visto.

Nel frattempo, oggi si legge molto di Rai e Servizio Pubblico: tornano all’Ariston Massimo Ranieri, Al Bano e Gianni Morandi. E nei prossimi giorni tornerà in onda Giovanni Minoli, 40 anni dopo Mixer: primizie di stagione.

Per ora basta e avanza.

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domenica 8 gennaio 2023

Chi è il "pollo" al tavolo da gioco della Vigilanza Rai?


Chiunque abbia frequentato, anche solo durante le feste di fine d’anno, qualche tavolo di azzardo e, in particolare, ha tenuto in mano le carte di poker dovrebbe conoscere benissimo una legge fondamentale del gioco. Se dopo un quanto d’ora dove le carte girano e non hai capito chi è il pollo, ci sono molte buone possibilità che il pollo sei tu. Non c’è scampo e, salvo qualche improbabile ma pure sempre possibile botta di culo, se parti male è poi molto difficile risalire la china. C’è poi una possibilità che però viene utilizzata solitamente da chi non sa giocare e non è “all’altezza” del tavolo, ovvero non ha limiti di soldi da investire: si gioca tutto anche se non ha niente in mano e va a vedere la qualunque pure se è consapevole di non avere un punto adeguato, almeno una doppia coppia vestita. Però, sostiene questo tipo di giocatore, chissenefrega… sono qui per divertirmi e i soldi non sono un problema. Un noto antiquario romano senza problemi di liquidità (“pagano tutto in nero, sempre” usava ripetere) con il quale ho passato molte serate, quando si arrivava a fine partita e doveva staccare assegni sostanziosi chiudeva dicendo “Che me frega. Domattina vado in negozio e aumento tutti i prezzi del 10% … tanto non se ne accorge nessuno”.

Perché questa introduzione? Semplice, perché anche questa mattina un solo giornale ci ricorda la fondamentale e strategica partita in corso sulla Vigilanza Rai dove (Avvenire) si legge che “C'è poi la commissione di Vigilanza Rai, ancora in standby per il braccio di ferro tra 5 Stelle e Terzo polo. Entrambi tentati dalla presidenza, ancor di più i 'renziani' e 'calendiani' essendo a digiuno di ogni commissione”. 

Ecco: il problema è molto semplice. Ci sono intorno al tavolo almeno 4 giocatori: il Governo, il M5S, il PD e il cosiddetto “Terzo polo”. Teoricamente, ma solo teoricamente, il Governo assiste alla mano e non dovrebbe essere interessato a chi si intesta la presidenza, che è il vero “piatto” da portare a casa. Sostanzialmente invece è molto interessato: la posta in gioco è molto alta e interessa in modo particolare uno degli alleati della Meloni, un certo Silvio Berlusconi. In subordine, il Governo guarda la mano con altri occhi non da meno interessati: dare un supporto al Terzo Polo potrebbe sempre tornare utile “a futura memoria”. Il M5S in questo momento appare come quello che, appunto, non ha capito che il suo tergiversare lo porta dritto dritto nelle fauci di chi mescola le carte e corre seriamente il rischio di essere il “pollo” di turno. Salvo che, come sostiene un nostro interlocutore interno al M, ci sia qualcuno che in modo più o meno abile e sottile, può avere interesse a sostenere un perfido disegno di “alleanze trasversali”. Abbiamo cercato di capire e approfondire ma  non ci siamo riusciti: ci appare solo un giocatore maldestro che ha le carte buone ma non sa come giocarle. 

Il PD da parte sua potrebbe non essere della partita: il suo piatto lo ha già portato a casa con Guerini al Copasir. Ha le sue fiches in mano e se le tiene ben strette ben sapendo che ha davanti un periodo lungo e tormentato senza nessuna garanzia di non uscirne con le ossa rotte (nuovo segretario, regionali etc). La sua partita è tutta sul “non perdere” mentre per vincere qualcosa ci sarà, forse, un tempo che verrà.. quando nessuno lo sa.

Infine, il Terzo polo è un giocatore ancora misterioso che pochi hanno capito bene: A se sa giocare, B se ha capito chi sono gli altri giocatori e C come vuole partecipare al gioco. Non è chiaro se Calenda/Renzi hanno capito le regole del gioco tra maggioranza e opposizione e, di conseguenza, da che parte stare. Non è chiaro se Renzi/Calenda hanno bene in mente che il Governo che governa è di destra destra e non di centro e tantomeno di qualcosa alla sua sinistra che non è proprio sinistra. Da ultimo, nella specifica partita della Vigilanza, oltre ad un “diritto di rappresentanza” ovvero di esistenza in vita, pochi hanno capito cosa possa significare la candidatura della Boschi alla presidenza.  

Come finirà questa partita? Difficilissimo fare previsioni. Si può solo azzardare l’ipotesi che il M5S riesca a tenere il punto e rivendicare per se la presidenza. Ma è solo una ipotesi e nemmeno tanto robusta. Lo “scontro” tra Patuanelli e Ricciardi non è ancora risoIto. ll solo segnale di fumo pervenuto è quello del senatore Ettore Licheri che, in poche parole, ha sostenuto che sia bene prendersela comoda: “È fondamentale arrivare a una presidenza autorevole, equilibrata e capace di garantire i diritti e le esigenze di tutti all’interno di un organo di garanzia così importante. La Commissione di Vigilanza Rai non può correre il rischio di essere gracile o peggio permeabile. Meglio prendersi tutto il tempo che occorre e costruire un soggetto parlamentare forte e indipendente”.

Già. Meglio prendersi tutto il tempo che occorre … le minchiate sono dietro l’angolo.

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