(E. Finardi, 1976)
RAI- Radio Televisione Italiana. Non c’è dubbio: nasce prima
la radio e poi, a seguire, è più rilevante la radio e a seguire c’è la televisione. Eppure,
nella “narrazione” audiovisiva (anzitutto “audio” e poi “visiva”) la Radio
compare sempre come la sorella povera, dimenticata e maltrattata dalla ricca e brillante
TV. Se ne parla meno, se ne scrive meno, e si "studia" meno. In chiave politica di dice sovente “Tele Meloni” ma raramente si legge
“Radio Meloni”. Nella Rassegna Stampa RAI, storicamente, lo spazio (gli
articoli) dedicati alla radio sono in genere meno della metà rispetto a quelli dedicati
alla Tv.
Eppure, i numeri invece raccontano una storia diversa: in Italia le persone che nel giorno medio si sintonizzano su una stazione radiofonica
(maggiormente privata rispetto ad una pubblica) sono circa 35 mln e oltre 7 mln nel quarto d’ora
medio. Tanto per avere un confronto: la platea televisiva nel giorno medio
(totale emittenti Total Audience Auditel) è di circa 8,7 mln mentre in prima
serata è di circa 20 milioni (con variazioni significative rispetto alle
stagioni). Le differenze sono enormi in termini quantitativi e in termini
qualitativi rispetto alle modalità di fruizione del mezzo, rispetto alla tipologia
del pubblico e alla composizione del mercato.
La Radio ha un flusso costante ed immediato e rapidamente accessibile
in ogni luogo e circostanza. La Radio crea e rafforza un forte legame di “vicinanza”
con i conduttori e i temi proposti. La Radio propone una varietà di contenuti
pressoché imparagonabili con quelli della Tv tradizionale, digitale e
generalista. Infine, la Radio è allo stesso tempo locale e universale.
Il pubblico della radio è maggiormente “effervescente”
rispetto a quello televisivo. Le fasce di età sono meglio distribuite laddove
anche i “giovani” trovano spazi che in Tv invece non trovano (la maggior parte
del suo pubblico è over 50). Il pubblico della radio è “mobile”: “… Su un totale di circa 34 milioni di
ascoltatori nel giorno medio, 19,65 milioni (57,7%) ascoltano la radio
esclusivamente fuori casa, a cui si aggiungono altri 9,53 milioni (28%) che
la ascoltano sia in casa sia fuori casa. Solo il 14,2% degli utenti fruisce del
mezzo esclusivamente tra le mura domestiche” (https://fm-world.it/total-search/
). Il pubblico della radio poi estende i suoi confini con la “visual Radio”,
con la “web Radio” e con i derivati “podcast” oggi di grandissimo successo.
Il “mercato” della radio è oggi in buona salute: la pubblicità
radiofonica sembra essere l'unico comparto che mostra una crescita strutturale
costante, superando i 629 milioni di euro di ricavi complessivi (circa il 7%
dell'intero mercato pubblicitario nazionale) a fronte degli altri media che
invece soffrono di cali e perdite considerevoli.
Dunque, cosa non funziona nel “racconto mediatico” sulla radio?
Perché nonostante i numeri evidenziano una dimensione costantemente positiva la
Radio continua a rimanere la sorella povera della Tv? E, se vogliamo meglio
approfondire, perché Radio Rai nella famiglia mediatica delle altre emittenti radiofonica
è costantemente relegata in posizioni lontane dalla cima della classifica degli
ascolti? Per intenderci: Audiradio 2025 pone Rai Radio Uno al 7° posto con
quasi la metà degli ascoltatori della prima in classifica (RTL 102,5 con oltre
6 mln e Rai Radio Uno con poco più di 3 mln). Cosa non funziona nel “Servizio
Pubblico Radiofonico nazionale”???
Cercheremo di capire, di sapere, di approfondire. Intanto, se
avete voglia, potete rileggere quanto abbiamo già scritto non molto tempo
addietro: https://bloggorai.blogspot.com/2025/09/rai-una-radio-con-dentro-una-tv.html
e se intanto avete voglia di conoscere “un’altra Radio” di Servizio Pubblico provate
a vedere qui: https://www.radiofrance.fr/
.
Ps. Bloggorai ha iniziato la sua “attività” nel lontanissimo 1977 proprio nella più importante radio libera romana: Radio Città Futura

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