venerdì 4 settembre 2026

Governo, RAI, Report: e vissero tutti felici e contenti

By Bloggorai ©

Sono le “persone” che fanno le “cose” e giammai avviene il contrario. Parafrasando: sono le persone che fanno le trasmissioni e giammai avviene il contrario (con qualche rara e possibile eccezione). Poniamo un punto interrogativo, non si sa mai. A Bloggorai corrono tanti dubbi e perplessità. Avessimo sbagliato tutto?

Ricapitoliamo. Ieri si è conclusa con un “happy end” ovvero con un “vissero insieme felici e contenti” ovvero “volemose bene” ovvero ancora “tutti abbiamo famiglia” la tormentata vicenda della Rai contro Ranucci che, non dimentichiamolo mai, era in corso e nel “mirino” di questo Cda Rai e del suo Triumvirato Rossi& C ben prima della bomba. La “vicenda” non nasce il 16 ottobre scorso ma molti mesi addietro nell’insofferenza politica del Governo contro Ranucci (tagli di budget, spostamento della messa in onda, riduzione delle puntate etc). Su questi temi, tutto questo spirito battagliero dentro e fuori della redazione lo si è visto ben poco. Nello stesso Cda la questione è rimasta sempre sospesa a “faremo sapere” da parte di Rossi&C.

Riavvolgiamo il nastro degli ultimi giorni. Il famigerato Comitato Etico propone all’AD Rossi il suo resoconto di indagine (come, dove, su cosa?). Si riunisce il Triumvirato e, a suo insindacabile e segreto giudizio, emette il verdetto: fuori Ranucci dalle palle e dentro la Presutti e Piervincenzi. Apriti cielo: minacce di apocalisse prossima ventura: la redazione minaccia la diserzione di massa, sciopero e rischio di far salare la partenza di Report il prossimo 8 novembre. Rossi&C stanno con il piedino sulla buccia di banana: sanno che rischiano grosso e minacciano la redazione di Report: vi sostituiamo tutti, non abbiamo bisogno di voi! La trattativa è dura, sottile, perversa e violenta quanto efficace: si apre “un canale di comunicazione” tra Corsini (plenipotenziario di Rossi & C) e la redazione. Il nodo centrale sembra essere la “brava” Presutti. Togliamo di mezzo lei, mettiamo Claudia Di Pasquale, una altrettanto brava (storica, vincitrice di premi e dalle domande urticanti) e il gioco è fatto: la redazione di Report esulta come se avessero vinto al Gratta e Vinci. Ranucci non viene mai citato. Scene di giubilo a Via Teulada. Corsini corre a telefonare a Rossi: missione compiuta, pericolo scampato e Report è salvo. Sembra che pure Sigfrido abbia dato il suo consenso: “Felicissimo, l’avrei proposta io stesso”. Anche da Palazzo Chigi tirano un sospiro di sollievo proprio oggi che la Meloni festeggia il suo storico traguardo al Governo. Sentitamente ringrazia Rossi & C.: ‘sta storia di Ranucci, Report etc stava rompendo le scatole. Basta.  

Allora: tutto a posto? Non ne siamo per nulla certi e, anzi, qualche problemino si pone. In primo luogo rimane un fatto indiscutibile: la “rimozione” forzata di Ranucci senza uno straccio di motivazione, di prova a suo carico o di argomentazione editoriale che dir si voglia. Sul tema zero assoluto, nessuno fiata. L’azienda può farlo? Certo che si ma non sempre e non comunque, specie se si tratta di una sostanziosa induzione proveniente dal Governo. Questo elemento oggi, con la “narrazione” proposta della “pace sociale” tra Rai e redazione di Report passa in secondo piano. Se la vedranno gli avvocati e i giudici. Il piano “politico” di tutta la vicenda viene presto dimenticato e i primi a mostrare la “memoria corta” sembrano proprio i soggetti che hanno condotto la trattativa. Ora il “main stream” sembra essere: abbiamo salvato Report, il giornalismo d’inchiesta e RaiTre. Missione compiuta. Sarà così?

Ovviamente non abbiamo la palla di vetro per immaginare cosa potrà avvenire nel prossimo futuro, dopo l’8 novembre, ma qualche interrogativo si può porre. È Ranucci che ha fatto Report o è Report che ha fatto Ranucci? Il “metodo Report” si applica a chiunque lo conduce oppure si modifica a seconda delle necessità, opportunità e convenienze politiche? La scelta e l’impaginazione dei suoi servizi, degli argomenti e delle indagini proposte, non è e non può essere materia neutra: si può indagare sull’origine misteriosa delle noccioline del Burundi oppure sulla Santanchè o sul figlio di La Russa. Se riavvolgiamo il nastro della trasmissione: come possiamo valutare le differenze tra le due conduzioni Gabanelli e Ranucci nel diverso e sostanziale contesto storico e politico in cui si sono svolte?

Proseguiamo con gli interrogativi. Come abbiamo scritto e ribadiamo, siamo alla viglia dell’apertura della campagna elettorale del 2027 e riteniamo che questo sia il solo punto focale per leggere correttamente le vicende attuali. Se è vero che Report è considerata la sola trasmissione di punta del giornalismo d’inchiesta del Servizio Pubblico, ne consegue che appare impensabile o difficilmente tollerabile da questa destra che il “nuovo” Report possa prospettarsi come una meteora impazzita che vaga a suo piacimento nel firmamento della scena politica prossima ventura. Lo vedremo … strada facendo.

Piccola nota a margine sul “caso mediatico” del Corriere della Sera. A Bloggorai piace andare in edicola, dal fido Maurizio, e comprare i giornali cartacei. Ieri il Corriere si è presentato al modico prezzo di 2,70 euro solo perché conteneva in allegato una copia di una vecchia edizione del 2024, senza motivazione e senza un perché. Abbiamo cercato di saperlo ma non ci siamo riusciti. Però siamo andati a vedere qualcosa: il Corriere, secondo dati ADS (Accertamenti Diffusione Stampa) nell’anno 2024 le vendite medie giornaliere in edicola si attestavano a circa 122.000 – 125.000 copie. Oggi invece le vendite medie giornaliere in edicola si sono attestate attorno a 95.900 – 96.000 copie. Se continua di questo passo, nel giro di qualche anno il Corriere si dovrà comprare in gioielleria o da un antiquario. Torneremo sul “caso mediatico” e della sua “narrazione” sulla vicenda Lavitola- Ranucci.

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