Sono le “persone” che fanno le “cose” e giammai avviene il contrario.
Parafrasando: sono le persone che fanno le trasmissioni e giammai avviene il contrario
(con qualche rara e possibile eccezione). Poniamo un punto interrogativo, non
si sa mai. A Bloggorai corrono tanti dubbi e perplessità. Avessimo sbagliato tutto?
Ricapitoliamo. Ieri si è conclusa con un “happy end” ovvero con
un “vissero insieme felici e contenti” ovvero “volemose bene” ovvero ancora “tutti
abbiamo famiglia” la tormentata vicenda della Rai contro Ranucci che, non dimentichiamolo
mai, era in corso e nel “mirino” di questo Cda Rai e del suo Triumvirato
Rossi& C ben prima della bomba. La “vicenda” non nasce il 16 ottobre scorso ma
molti mesi addietro nell’insofferenza politica del Governo contro Ranucci (tagli
di budget, spostamento della messa in onda, riduzione delle puntate etc). Su
questi temi, tutto questo spirito battagliero dentro e fuori della redazione lo
si è visto ben poco. Nello stesso Cda la questione è rimasta sempre sospesa a “faremo
sapere” da parte di Rossi&C.
Riavvolgiamo il nastro degli ultimi giorni. Il famigerato Comitato
Etico propone all’AD Rossi il suo resoconto di indagine (come, dove, su cosa?).
Si riunisce il Triumvirato e, a suo insindacabile e segreto giudizio, emette il
verdetto: fuori Ranucci dalle palle e dentro la Presutti e Piervincenzi. Apriti
cielo: minacce di apocalisse prossima ventura: la redazione minaccia la
diserzione di massa, sciopero e rischio di far salare la partenza di Report il prossimo
8 novembre. Rossi&C stanno con il piedino sulla buccia di banana: sanno che
rischiano grosso e minacciano la redazione di Report: vi sostituiamo tutti, non
abbiamo bisogno di voi! La trattativa è dura, sottile, perversa e violenta
quanto efficace: si apre “un canale di comunicazione” tra Corsini (plenipotenziario
di Rossi & C) e la redazione. Il nodo centrale sembra essere la “brava”
Presutti. Togliamo di mezzo lei, mettiamo Claudia Di Pasquale, una altrettanto brava
(storica, vincitrice di premi e dalle domande urticanti) e il gioco è fatto: la
redazione di Report esulta come se avessero vinto al Gratta e Vinci. Ranucci non
viene mai citato. Scene di giubilo a Via Teulada. Corsini corre a
telefonare a Rossi: missione compiuta, pericolo scampato e Report è salvo. Sembra
che pure Sigfrido abbia dato il suo consenso: “Felicissimo, l’avrei proposta io
stesso”. Anche da Palazzo Chigi tirano un sospiro di sollievo proprio oggi che
la Meloni festeggia il suo storico traguardo al Governo. Sentitamente ringrazia
Rossi & C.: ‘sta storia di Ranucci, Report etc stava rompendo le scatole. Basta.
Allora: tutto a posto? Non ne siamo per nulla certi e, anzi,
qualche problemino si pone. In primo luogo rimane un fatto indiscutibile: la
“rimozione” forzata di Ranucci senza uno straccio di motivazione, di prova a
suo carico o di argomentazione editoriale che dir si voglia. Sul tema zero assoluto,
nessuno fiata. L’azienda può farlo? Certo che si ma non sempre e non comunque,
specie se si tratta di una sostanziosa induzione proveniente dal Governo. Questo
elemento oggi, con la “narrazione” proposta della “pace sociale” tra Rai e
redazione di Report passa in secondo piano. Se la vedranno gli avvocati e i giudici.
Il piano “politico” di tutta la vicenda viene presto dimenticato e i primi a
mostrare la “memoria corta” sembrano proprio i soggetti che hanno condotto la
trattativa. Ora il “main stream” sembra essere: abbiamo salvato Report, il giornalismo
d’inchiesta e RaiTre. Missione compiuta. Sarà così?
Ovviamente non abbiamo la palla di vetro per immaginare cosa
potrà avvenire nel prossimo futuro, dopo l’8 novembre, ma qualche interrogativo
si può porre. È Ranucci che ha fatto Report o è Report che ha fatto Ranucci?
Il “metodo Report” si applica a chiunque lo conduce oppure si modifica a
seconda delle necessità, opportunità e convenienze politiche? La scelta e l’impaginazione
dei suoi servizi, degli argomenti e delle indagini proposte, non è e non può
essere materia neutra: si può indagare sull’origine misteriosa delle noccioline
del Burundi oppure sulla Santanchè o sul figlio di La Russa. Se riavvolgiamo il nastro della trasmissione:
come possiamo valutare le differenze tra le due conduzioni Gabanelli e Ranucci
nel diverso e sostanziale contesto storico e politico in cui si sono svolte?
Proseguiamo con gli interrogativi. Come abbiamo scritto e ribadiamo,
siamo alla viglia dell’apertura della campagna elettorale del 2027 e
riteniamo che questo sia il solo punto focale per leggere correttamente le
vicende attuali. Se è vero che Report è considerata la sola trasmissione di
punta del giornalismo d’inchiesta del Servizio Pubblico, ne consegue che appare
impensabile o difficilmente tollerabile da questa destra che il “nuovo” Report possa
prospettarsi come una meteora impazzita che vaga a suo piacimento nel firmamento
della scena politica prossima ventura. Lo vedremo … strada facendo.
Piccola nota a margine sul “caso mediatico” del Corriere
della Sera. A Bloggorai piace andare in edicola, dal fido Maurizio, e comprare
i giornali cartacei. Ieri il Corriere si è presentato al modico prezzo di 2,70
euro solo perché conteneva in allegato una copia di una vecchia edizione del
2024, senza motivazione e senza un perché. Abbiamo cercato di saperlo ma non ci
siamo riusciti. Però siamo andati a vedere qualcosa: il Corriere, secondo dati ADS
(Accertamenti Diffusione Stampa) nell’anno 2024 le vendite medie giornaliere in
edicola si attestavano a circa 122.000 – 125.000 copie. Oggi invece le vendite
medie giornaliere in edicola si sono attestate attorno a 95.900 – 96.000 copie.
Se continua di questo passo, nel giro di qualche anno il Corriere si dovrà
comprare in gioielleria o da un antiquario. Torneremo sul “caso mediatico”
e della sua “narrazione” sulla vicenda Lavitola- Ranucci.
bloggorai@gmai.com

Nessun commento:
Posta un commento