Bene. Iniziamo dalla fine dell’inizio ovvero dall’inizio della
fine del Servizio Pubblico. Sono appena stati diffusi i dati Auditel
giornalieri e, ancora una volta come avviene ormai da tempo, Rai sta sotto Mediaset
di tanti punti: ieri nell’intera giornata RAI al 33% e Mediaset al 40%. Con questa
progressione, nel giro di qualche anno a salvare la RAI sarà necessario un intervento
del WWF. Con la speranza poi che dopo il bollo auto il Governo Meloni non voglia
togliere pure il canone RAI.
Bene, andiamo avanti. Carta vince … carta perde…!!! La “paranza”
di Porta Portese è solitamente composta da 4 o 5 persone: il capo è quello che manipola
le carte (e vince sempre) ovvero quello che maneggia i soldi. Due/tre gregari
fanno finta di essere giocatori occasionali (spesso c’è anche una donna) e
uno/due fanno i “pali” per vedere se arriva la polizia (che solitamente non arriva)
e se la squagliano subito.
Gli sprovveduti allo sbaraglio sono i polli che credono di
poter vincere facile 100 euro: impossibile. Vincono sempre loro.
Oggi si svolgerà il Cda Rai e il “gioco delle tre carte” sarà,
forse, in tavola e, forse, si potrà capire e sapere chi sono i furbetti e chi i
polli: Hic Sunt Leones!!! Chi sono gli “amici” e chi i “nemici. Amici di Lavitola si e amici di
Diabolik no. Presunti amici mafiosi e massoni in Rai (da anni) si e Ranucci no.
Paolo Mieli, prima firma del Corriere e Stefano Capellini, direttore di Repubblica,
che partecipano alla stesura del sondaggio di Lavitola no e Ranucci si. Mezzo governo
che chiede la testa di Ranucci e il ridimensionamento di Report si e l’autonomia
del Servizio Pubblico no. La “paranza” vince sempre.
Ecco allora che la faccenda Lavitola assume un altro punto
di lettura. La Rai e la sua “offensiva” giudiziaria iniziata ieri. L’obiettivo
dichiarato implicito, senza dubbio, è evitare che Ranucci possa vedere riconosciute
le sue ragioni e il Giudice del lavoro richiedere il suo reintegro a Report
prima dell’8 ottobre: “Non possiamo, non vogliamo e non dobbiamo correre alcun rischio.
Semmai fosse, sarebbe una Caporetto per tutti.
Quindi, intanto cerchiamo di licenziarlo e poi si vedrà” sostiene una
nostra “fonte non ufficiosa” e semmai un giorno gli venisse riconosciuta ragione
passeranno mesi e anni e qualora fosse a pagare il risarcimento saranno altri e
non questo Cda.
“Fonti ufficiose” e “fonti non ufficiose” riportate oggi dal
Corriere (che differenza c’è tra le due fonti? Conosciamo bene il mestiere: con
questa formula si può scrivere tutto e il contrario di tutto, ovvero nulla,
tanto nessuno potrà mai smentire) sostengono che non ci sarebbe relazione tra
il provvedimento di “rotazione editoriale” ed un eventuale provvedimento
disciplinare che potrebbe portare al licenziamento di Ranucci per giusta causa.
E invece c’è … eccome se c’è e hai voglia a citare "fonti" più o meno ufficiose!!! se sono tanto certi delle loro ragioni potrebbero dirlo chiaro e tondo.
Bloggorai ha sbagliato lavoro e avrebbe voluto fare l’avvocato
o anche il Cancelliere. Ma in questo caso non ci sarebbe bisogno per sgamare le
carte truccate: è sufficiente leggere il Corriere &C per farsi buona idea
del pressapochismo dilagante da quelle parti. I due filoni (Comitato Etico e
apertura procedimento disciplinare) sono evidentemente e palesemente connessi l’uno
con l’altro e le “fonti” lo ammettono pure. L’uno è in funzione dell’altro
e i capi di accusa contestati sono emersi dalle “attività investigative del Comitato
Etico” che avrebbe lavorato in gran segreto (salvo poi leggere quotidiane
indiscrezioni sul Corriere). Se non che le “accuse” sarebbero di aver
consentito ingressi di Lavitola a Via Teulada (risalenti il primo al 2019 e il secondo
al 2021) e di aver diffuso giudizio oltraggiosi rispetto a d altri colleghi. Se
le vedranno i difensori di Ranucci ad esporre le loro ragioni.
Come è pure palesemente definibile atto persecutorio e
ritorsivo l’iniziativa legale della Rai: è stato recapitato poche ore dopo il deposito
del ricorso di Ranucci al Tribunale del Lavoro e finalizzato a supportare
indirettamente l’azione “editoriale” della sua rimozione da Report. Un semplice
avvocato agli esordi della carriera avrebbe buon gioco ad utilizzare questa carta
come rafforzativo del ricorso per sostenere che “… non si chiede al Giudice di valutare
le scelte editoriali dell’Azienda ma di verificare se sia legittimo rimuovere l'autore
e conduttore del principale programma d'inchiesta del servizio pubblico sulla
base di formule generiche, senza indicare un solo fatto concreto a suo carico,
dopo settimane di pubbliche pressioni politiche dirette esattamente a ottenere quella
rimozione”. E di prove provate di queste pressioni mediatiche e politiche
ce ne sono a sufficienza. Ecco dove tutto si lega: con la “rotazione” si toglie
Ranucci da Report e con il provvedimento si toglie Ranucci dalle scatole una volta
per tutte.
bloggorai@gmail.com

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