martedì 8 settembre 2026

Il "caso mediatico" di origine sconosciuta e il "ritorno alla normalità" della RAI

By Bloggorai ©

Gli italiani potrebbero avere tante "cose" per la testa: anzitutto l'economia ovvero inflazione, costo della vita, lavoro. Supponiamo poi che abbiano per la testa, in ordine sparso: sanità, istruzione, trasporti. Poi ancora: la destra al Governo e quella che ancora non c'è e minaccia di esserci. E poi ancora: guerre varie, ambiente devastato e clima impazzito. Non ultimo: riforma elettorale e prossime elezioni e, sullo sfondo, la nomina del nuovo presidente della Repubblica.

In questo quadro, in tale contesto, l'editore Cairo ci regala ogni giorno perle di saggezza mediatica/politica antica e profonda. Come lo abbiamo già definito, il Corriere e La 7, hanno costruito una “narrazione” della vicenda Lavitola/Ranucci in modo del tutto “originale” tanto da meritarsi la definizione di “caso mediatico” di origine sconosciuta.

Ieri abbiamo assistito a due momenti epici di giornalismo televisivo. Il primo lo abbiamo ascoltato all’edizione delle 13.30 del Tg La7 quando è stato proposto il titolo di un servizio: “Il caso Ranucci” e la notizia invece era tutta e solo relativa all’interrogatorio di Lavitola e di Ranucci quasi non si faceva alcun cenno. Fa il paio con l’occhiello che nei giorni precedenti abbiamo visto sul Corriere con le tante paginate alla vicenda: il “caso” non era più la bomba, il suo mandante e il suo movente, ma Ranucci e la trasmissione Report ovvero Ranucci e la sua amicizia con Lavitola, Ranucci e il suo racconto erotico, Ranucci e le sue auto con o senza contrassegno assicurativo, Ranucci e lo Zimbabwe, Ranucci e la redazione di Report. Mentre tutto il resto (il famigerato Comitato Etico RAI e l’accusa di “opacità e interferenze” titolate dal Corriere senza specificarne una cha sia una) va tutto in secondo piano. Il “main stream” è servito, l’obiettivo è stato raggiunto, Meloni/Rossi & C sono felici e contenti e cosa sarà il prossimo Report lo sapremo solo vivendo.

Se non che, ieri sera, all’edizione delle 20.00 del Tg di La7 è stato raggiuta una vetta sublime: è stato pubblicato un sondaggio esclusivo sulla sola vicenda Ranucci. Il titolo era “Opinioni sul caso Ranucci”. Allora, con ordine: Mentana si sarà avvalso della preziosa collaborazione del suo collega Paolo Mieli che pure, a proposito di sondaggi su Ranucci, ne dovrebbe sapere qualcosa viste le sue frequentazioni al ristorante di Lavitola tra un piatto di vongole senza guscio ed un altro? Dettagli, quisquilie che tutti hanno presto dimenticato (compreso il Cappellini di Repubblica). Fatto sta che si insiste sul “caso Ranucci” mentre il “caso Lavitola” sfuma in secondo piano. Ma il sondaggio qualche domanda la pone: perché, appunto, tra i tanti temi e problemi di ben altra rilevanza, il Tg de La 7 si prende cura di fare un sondaggio proprio sul “caso Ranucci”? perché è stato commissionato? perché tanta enfasi, attenzione e curiosità sulla “ipotesi” di Ranucci in politica visto che ora non è un tema in alcun modo rilevante e all’ordine del giorno?

Da tempo abbiamo posto la domanda e avanzato dubbi sul “caso mediatico” del Corriere ma ancora non troviamo risposte convincenti. Prima o poi lo scopriremo, strada facendo.

Se non che, stamattina, sempre sul Corriere, appare un commento di Aldo Grasso che, al suo solito, picchia duro sulle fragili scatole della Rai e del Servizio Pubblico e titola: “La Ripartenza Rai, l’intrattenimento e il riciclaggio culturale”. Si legge “Ci siamo lasciati alle spalle tre o quattro mesi di nulla televisivo soprattutto sui canali Rai quelli del Servizio Pubblico. Alla ripresa, dunque, provo a recensire l'ultimo parto dell'intrattenimento (il nulla) anche se chiamarlo “intrattenimento” è già una concessione alla speranza”. Questa volta Grasso ci appare fin troppo indulgente: omette di scrivere che gli ascolti tracollano sotto i colpi di una estate da dimenticare. Dal nulla al niente, dal vuoto al vacuo: viaggio della Rai andata e ritorno da una stagione all’altra, da un anno all’altro, da un “pacco” all’altro verso un inesorabile e inevitabile declino, verso il solito “ritorno alla normalità”. E già perché sta per ricominciare il gioco dei “pacchi” su Rai Uno, il più clamoroso sostegno mediatico alla ludopatia senza che nessuno batta ciglio con la sola “novità” del cagnolino Gennarino che non sarà più sulla scena. Clamoroso!

Per la cronaca e a futura memoria: ci torna in mente la dichiarazione di ieri di Claudia Di Pasquale, neo co conduttrice del “nuovo” Report: “…non vogliamo più essere la notizia, ma fare notizie.” Ancora non ci è chiaro il concetto.   

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