lunedì 7 settembre 2026

L'arte del Dubbio

By Bloggorai ©

Il Dubbio è un’arte sopraffina. Il Dubbio è uno stile di vita, un metodo scientifico, un approccio metodologico, una filosofia esistenziale ovvero una “Weltanschauung” nell’epoca del Web, dei social e delle chat. Si avvicina molto all’approccio scettico e interrogativo.

Oggi ci soffermiamo rapidamente su un paio di passaggi di un’intervista comparsa sul Corriere di oggi a Claudia Di Pasquale, la co-conduttrice di Report insieme a Piervincenzi al posto di Ranucci.

Un paio di dubbi ci sono venuti.

Dubbio n. 1: “… Non vogliamo più essere la notizia ma fare le notizie”. Ha detto la Di Pasquale. Ci corre il dubbio di interpretazione sulla differenza (profonda) tra i due verbi usati. “Non vogliamo essere più…” sta a dire che, secondo la sua opinione, Report nel passato “è stata notizia” ovvero è stato il punto focale di un “metodo” (il famigerato e accusato “metodo Report” del quale anche lei è stata parte attiva). Essere o fare? Ora, si può anche sostenere che le “cose” cambiano e quindi anche il metodo si adegua però sarebbe utile sapere e conoscere come e perché avviene questa evoluzione. Cosa non funzionava con il “metodo” precedente dove le notizie “erano” e non si facevano?  Chi e perché ha ritenuto necessario questo passaggio? Poi, cosa si intende esattamente “essere” e cosa si intende esattamente con “fare” notizie? Questo secondo verbo ci appare più interessante da valutare. Le “notizie” si “fanno”? in che modo? Chi, dove e quando le “fa”? Come la Di Pasquale intende “fare” le notizie nel suo prossimo Report? In genere, le notizie si “fanno” da sole e il compito dei giornalisti è riportarle con relativa obiettività.  

Dubbio n. 2: ad un certo punto la Di Pasquale dice “… faremo inchieste su destra e sinistra, come sempre”. Ineccepibile, ma l’enunciato suona bene alle orecchie di chi è stato maggiormente oggetto di attenzione da parte del “vecchio” Report: è vero, buona parte delle sue inchieste sono state attenzionate verso la destra e dintorni. Ma semplicemente e banalmente perché a destra c’era molto più “materiale” ovvero “notizie” rispetto a quante ce ne potevano essere a sinistra. Ci corre il dubbio che questo enunciato occorre più a tranquillizzare i timorosi di destra che non ammonire a sinistra. In soldoni: le inchieste si fanno sui fatti, accertati o presunti, sui reati già commessi o in procinto di esserlo, sulle “notizie” che già “sono” indipendentemente dall’area politica alla quale potrebbero appartenere. O no?

Abbiamo vaga, vaghissima impressione, che ci sia stata una leggera esondazione grammaticale o lessicologica se non, temiamo con la speranza di essere smentiti, una diversa “postura” giornalistica intesa come nuova linea editoriale di Report.

Abbiamo il dubbio che, forse, l’obiettivo principale di questo Governo e di questo Cda Rai di destra era non solo e non tanto rimuovere Ranucci (finora in modo segreto ed arbitrario) ma proseguire l’intero disegno proposto da Rossi&C.: picconare RaiTre e il suo prodotto giornalistico di punta. Siamo alla vigilia di una prossima competizione elettorale. Non perdiamo di vista questo elemento.

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