Il Dubbio è un’arte sopraffina. Il Dubbio è uno stile di vita,
un metodo scientifico, un approccio metodologico, una filosofia esistenziale ovvero
una “Weltanschauung” nell’epoca del Web, dei social e delle chat. Si avvicina molto
all’approccio scettico e interrogativo.
Oggi ci soffermiamo rapidamente su un paio di passaggi di un’intervista
comparsa sul Corriere di oggi a Claudia Di Pasquale, la co-conduttrice di
Report insieme a Piervincenzi al posto di Ranucci.
Un paio di dubbi ci sono venuti.
Dubbio n. 1: “… Non vogliamo più essere la notizia ma
fare le notizie”. Ha detto la Di Pasquale. Ci corre il dubbio di interpretazione sulla differenza
(profonda) tra i due verbi usati. “Non vogliamo essere più…” sta a dire che,
secondo la sua opinione, Report nel passato “è stata notizia” ovvero è stato il
punto focale di un “metodo” (il famigerato e accusato “metodo Report” del quale
anche lei è stata parte attiva). Essere o fare? Ora, si può anche sostenere che
le “cose” cambiano e quindi anche il metodo si adegua però sarebbe utile sapere
e conoscere come e perché avviene questa evoluzione. Cosa non funzionava con
il “metodo” precedente dove le notizie “erano” e non si facevano? Chi e perché ha ritenuto necessario questo
passaggio? Poi, cosa si intende esattamente “essere” e cosa si intende
esattamente con “fare” notizie? Questo secondo verbo ci appare più
interessante da valutare. Le “notizie” si “fanno”? in che modo? Chi, dove e
quando le “fa”? Come la Di Pasquale intende “fare” le notizie nel suo prossimo
Report? In genere, le notizie si “fanno” da sole e il compito dei giornalisti è
riportarle con relativa obiettività.
Dubbio n. 2: ad un certo punto la Di Pasquale dice “…
faremo inchieste su destra e sinistra, come sempre”. Ineccepibile, ma l’enunciato
suona bene alle orecchie di chi è stato maggiormente oggetto di attenzione da
parte del “vecchio” Report: è vero, buona parte delle sue inchieste sono state
attenzionate verso la destra e dintorni. Ma semplicemente e banalmente perché a
destra c’era molto più “materiale” ovvero “notizie” rispetto a quante ce ne
potevano essere a sinistra. Ci corre il dubbio che questo enunciato occorre più
a tranquillizzare i timorosi di destra che non ammonire a sinistra. In soldoni:
le inchieste si fanno sui fatti, accertati o presunti, sui reati già
commessi o in procinto di esserlo, sulle “notizie” che già “sono” indipendentemente
dall’area politica alla quale potrebbero appartenere. O no?
Abbiamo vaga, vaghissima impressione, che ci sia stata una
leggera esondazione grammaticale o lessicologica se non, temiamo con la
speranza di essere smentiti, una diversa “postura” giornalistica intesa come
nuova linea editoriale di Report.
Abbiamo il dubbio che, forse, l’obiettivo principale di questo
Governo e di questo Cda Rai di destra era non solo e non tanto rimuovere Ranucci
(finora in modo segreto ed arbitrario) ma proseguire l’intero disegno proposto
da Rossi&C.: picconare RaiTre e il suo prodotto giornalistico di punta. Siamo
alla vigilia di una prossima competizione elettorale. Non perdiamo di vista questo
elemento.
bloggorai@gmail.com

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