Il verbo “narrare” sta vivendo una sua vita particolare. La “narrazione”
è divenuta parte del lessico politico attraverso la quale si costruisce, si
alimenta e si diffonde una propria e specifica realtà a misura del proprio
progetto o visione.
Allora, come nasce una “narrazione” ovvero come si sostiene
un “main stream” ovvero come si struttura uno “storytelling”? A volerla fare breve,
oggi si potrebbe usare l’IA e il gioco è fatto ma in politica in particolare,
le cose sono un tantinello più complesse. Occorre un tema, un argomento utile a
sostenere uno specifico obiettivo.
Un “campione” dell’era moderna sulla costruzione di “narrazione”
politica è Steve Bannon, ben conosciuto dalle parti dei partiti di Governo e
prima ancora dalle parti dell’Amministrazione Usa di Trump. Questo “filosofo” ha
ripreso e reso moderno un principio di un certo Joseph Goebbels, ministro della
Propaganda della Germania nazista, che ha sostenuto “Se dici una bugia enorme e
la ripeti abbastanza spesso, la gente alla fine inizierà a crederci”. L’aggiornamento
è nella celere frase di Bannon “Flood the zone with shit” che poi sta a
significare A produrre una quantità rilevante di notizie false, mezze verità,
distrazioni B sovraccaricare l'ecosistema informativo tale
da rendere complesso ricondurre o riconnettere un solo ragionamento.
Ebbene, abbiamo la vaga, vaghissima, sensazione che sulla
vicenda Lavitola-Ranucci stia avvenendo un fenomeno mediatico politico
abbastanza simile, indipendentemente dalle verità giudiziarie.
Un piccolo ma significativo esempio rafforzativo di tale ipotesi ce lo fornisce oggi
il Corriere della Sera con il titolo “Il caso Ranucci-Lavitola. La saga dele
donne tra messaggi e rivelazioni” in pagina intera su 5 colonne. Con ordine:
anzitutto perché invertire l’ordine della rilevanza dei soggetti? Il “caso”
oggi è anzitutto Lavitola. È lui che si è dichiarato mandante della bomba, è
lui che ha orchestrato il sondaggio (con l’aiutino vario di Paolo Mieli del Corriere
e di Cappellini di Repubblica) ed è lui oggi nelle patrie galere con l’aggrevante
mafiosa in attesa di giudizio. Punto.
Invertire l’ordine “narrativo” ovvero titolare con “Il caso Ranucci-Lavitola”
e non viceversa “Il caso Lavitola-Ranucci” non è irrilevante: modificando l’ordine
dei fattori il risultato è diverso. Sono due storie diverse che poi si intrecciano
per motivi personali ma il perno, il centro, il soggetto promotore, ispiratore
e organizzatore di tutta la “narrazione” è sempre e solo Lavitola. Se poi
dovessero emergere responsabilità penali a carico di Ranucci saranno i giudici
a stabilirlo ma per ora non c’è nulla.
Leggiamo l’articolo e poniamo la prima domanda fondamentale:
dov’è la notizia. Nel mestiere di giornalista si dice che la “notizia dovrebbe
essere nelle prime righe e invece nell’articolo oggi del Corriere non solo non c’è
nelle prime righe ma non c’è in nessuna parte dell’articolo. Non c’è una riga,
non c’è un solo passaggio, non c’è nulla che possa assomigliare anche lontanamente
ad una “notizia” ovvero ad un fatto o avvenimento meritevole di essere definita
tale. Nulla. Ad un certo punto si intravvede qualcosa del genere e prima si legge
che “Insomma, anche i cellulari, come le donne di questa storia, un giorno parleranno
…” e poi “Una cosa è certa: tutte le donne entrate in questa storia non vogliono
rimanere in silenzio”. BUUUUMMM, scooop: finalmente abbiamo una cosa certa!!! Grande colpo del giornalismo
(cartaceo) d’inchiesta. L’articolo si chiude
con un interrogativo drammatico: “che dirà” Adriana Lihhares con lo studio di
estetista “… ironia del caso, a due passi da Via Teulada, la casa di Report”
???. Già, che dirà con l'ironia del caso???
Grande giornalismo, una vera lezione. Rimane sempre la domanda:
ma perché il Corriere alimenta, sostiene e diffonde questa sua “narrazione”
dove, appunto, spesso e volentieri non c’è uno straccio di notizia? Non riusciamo
a trovare ancora una risposta convincente.
bloggorai@gmail.com
ps. appena pubblicato il post ci è stato segnalato da un attento lettore questo libro:
La crisi della narrazione. Informazione, politica e vita quotidiana
di Byung-Chul Han (Einaudi)

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