No, non è vero ma un finto “scoop” non si nega a nessuno e pure Bloggorai ne
approfitta.
L’interrogativo è urticante ma non meno interessante: il
canone RAI, per questa RAI e nelle determinate condizioni ha ancora un senso politico,
sociale e culturale e financo tecnologico? La tutela dello Stato sulle
frequenze radiotelevisive ha ancora un senso? La possibile riforma imposta
da Bruxelles con l’EMFA garantisce pienamente autonomia e indipendenza del
Servizio Pubblico dall’ingerenza dell’Esecutivo? È adeguato e funzionale il
rapporto tra risorse disponibili (canone più pubblicità) e impieghi in termini di
offerta editoriale pure in relazione alla propria struttura organizzativa? In altri
termini: la RAI è in grado di supportare la sua offerta editoriale con le
risorse di cui dispone? Tre reti generaliste e oltre 12 mila dipendenti (dei quali
circa 2. 000 giornalisti, dei quali circa 200 solo a Rai News24) sono
necessari? Questa mattina l’interrogativo lo ripropone Giovanni Valentini sul Fatto
e titola: “RAI, azione popolare per avere il rimborso del canone 2025” e si
legge “Siete stufi di finanziare TeleMeloni e RadioMeloni?” e propone di “ …introdurre
un canone sociale progressivo, rapportato ai consumi elettrici o alle fasce di reddito”.
C’è materia di dibattito e il rischio che questo tema sia prevalentemente in
appalto esclusivo e nelle corde della destra è forte.
Attenzione. Il tema canone si o canone no non appartiene
solo al bagaglio della Lega di Salvini ma si aggira da tempo, da anni, anche
nei meandri nemmeno tanto nascosti dell’area progressista. Ogni tanto ci capita
di ricordare il referendum del ’95 sull’abolizione della Concessione, come pure
giova ricordare in tempi moderni il vice segretario del PD Francesco Boccia
quando affermò all’ANSA nel lontano 2029 “Non penso sia più tollerabile un
canone, al tempo della società digitale, interamente assorbito dalla Rai”. Come
pure vale la pena ricordare, nei recenti emendamenti sulla bozza di riforma RAI
oggi in discussione al Senato proposti dall’opposizione, gli svarioni sul “Contratto
Attività e Risorse” o peggio ancora del “Contratto Obiettivi e mezzi”
laddove si lege che la “ … Rai riceve il gettito dell’imposta di scopo
denominata canone a base quinquennale e scorrevole anno per anno…” ovvero
esattamente il contrario di quanto dispone l’EMFA che invece prevede l’impiego
di risorse certe e prevedibili. Oppure vedi ex emendamento art. 61 si prevede
che il finanziamento Rai “… sia assicurato dallo stanziamento di risorse
statali determinate sulla scorta degli oneri sostenuti l’anno solare precedente…”.
Grande confusione sotto il cielo dell’opposizione e la
situazione non è affatto eccellente, anzi, forse è pure pessima!
In soldoni: se domattina la Meloni & C proponessero e approvassero il testo oggi in discussione
in VIII Commissione del Senato questo sarebbe il nuovo profilo del canone RAI: “Per
garantire l'adeguatezza, la sostenibilità e la prevedibilità delle risorse
finanziarie necessarie a garantire la fornitura del servizio, l'ammontare
del canone di abbonamento di cui al primo periodo non può subire una variazione
negativa se non in presenza di condizioni eccezionali debitamente motivate, che
comportino la riduzione delle esigenze di finanziamento. Ogni variazione in
riduzione deve essere accompagnata da una relazione tecnica trasparente e
verificabile, redatta secondo criteri oggettivi e coerenti con gli obblighi
europei in materia di pluralismo, indipendenza editoriale e stabilità economica
delle emittenti pubbliche. In ogni caso, qualunque variazione in negativo
dell'ammontare del canone non può superare il 5 per cento rispetto all'importo
dell'anno precedente»;. Chi sarebbe il soggetto in grado di “determinare”
la fondatezza delle possibili riduzioni del canone e su quali criteri? Lo stesso
Governo …of course, con buona pace dell’EMFA.
Chiudiamo con una noterella a margine. Ieri in Cda si è parlato
dell’uscita anticipata di Roberto Sergio dalla RAI dove ricopre l’incarico di DG
Corporate ovvero un ruolo fittizio e pressoché irrilevante in quanto la funzione
è stata definitivamente abolita con la Legge Renzi che invece ha introdotto la figura
dell’AD nonché alla guida di San Marino Tv (solitamente controllata da un
dipendente RAI). Ora il tema che sembra interessare tutti (tutti) i vertici attuali
sembra essere rimanere in sella al Cda anche per il prossimo giro di giostra e,
meglio ancora, se per cinque anni piuttosto che tre. Pecunia non olet: i consiglieri
RAI oggi percepiscono 66 mila euro lordi. Per fare cosa?
Bloggorai@gmail.com

Nessun commento:
Posta un commento