Il “metodo sesso con le galline” per alcuni è sempre valido. Lo abbiamo già raccontato una volta ma giova ricordarlo per adattarlo ai tempi moderni. L’episodio lo racconta Vittorio Zucconi in suo libro e risale a quando Lyndon B. Johnson non era ancora presidente degli USA, ma un giovane e spietato politico che stava correndo per le sue prime campagne elettorali. Fece mettere in giro la voce che il suo principale avversario faceva “sesso con le galline”. A chi gli obiettava he era impossibile Jhonson replicava “Lo so che non è vero. Voglio solo sentirglielo smentire in pubblico!” l’immagine del candidato avversario che in diretta tv dovette confermare che lui non faceva sesso con le galline e non le rincorreva per l'aia comunque lo distrusse e Johnson portò a casa il risultato.
Morale della favola: il “metodo” diventa sostanza “narrativa”
e oggi, su molte vicende di cronaca nera o politica, il “metodo” giornalistico diventa “notizia”
anche laddove “notizie” ovvero fatti realmente avvenuti, certi e documentati non
ce ne sono.
Veniamo ai giorni nostri.
Notizia di ieri: “Omicidio Piscitelli: 7 misure cautelari
per i mandanti dell'assassinio di "Diabolik".
Notizia del 1 settembre 2025: il quotidiano il Domani titola
“Le chat tra Insegno e Piscitelli: quel “piacere” fatto a Diabolik”
Notizia di mezzo: Pino Insegno è il conduttore Rai di
destra, amico prima di Diabolik (per sua stessa ammissione) e poi della Meloni
(per sua stessa ammissione): “Un’amica, una madre, la primadonna Presidente del
Consiglio. Un vanto”. Vantarsi della Meloni ci sta, vantarsi di “Diabolik” un po’
meno.
Ma c’è una “notizia di mezzo”, un territorio già noto per altre illustri frequentazioni criminali, che non è stata mai pubblicata perché, semplicemente, mai avvenuta: l’apertura di un “fascicolo” del famigerato Comitato Etico RAI sul “caso” Insegno/Diabolik” ovvero lo stesso Comitato che ha avuto tanta premura e sollecitudine per il “caso Ranucci” e che ha poi portato al suo allontanamento da Report per insindacabile e segreto motivo deciso dall’AD Rossi, in buona compagnia dei fidati collaboratori Ventura e Spadafora, nonché di Delia Gandini.
Piccola nota
a margine: i due personaggi fanno parte del Comitato Etico RAI da molti, forse
troppi anni e, forse, in quel posto non dovrebbero esserci. Ventura (lo stesso ritratto nella nota fotografia sotto Viale Mazzini
ai tempi di Orfeo) è responsabile delle Risorse Umane da maggio 2019. Spadafora
invece è stato nominato responsabile degli Affari Legali nel dicembre 2018. Ora,
si dà il caso che esiste una specifica normativa Anticorruzione (Legge
190/2012 e Linee Guida ANAC (Delibera n. 1134/2017 e Piano Nazionale
Anticorruzione poi derivate nel Piano Triennale di Prevenzione della Corruzione
(PTPC) di RAI S.p.A. laddove si prevede esplicitamente la rotazione degli
incarichi dei dirigenti apicali entro un numero ben limitato di anni).
Nessuno si è mai occupato di verificare, di chiedere e di precisare perché Ventura
e Spadafora, nonché la Gandini (assunta in Rai nel 2017) sono ancora al loro posto e siedono nel Comitato Etico. Nota bene,
il Comitato Etico si dovrebbe attivare anche quando anche le “notizie” sono di dominio
pubblico e il “caso” Insegno è stato ben noto a tutti, almeno dal 2025.
È esattamente questo il terreno sul quale frana tutta l’architettura, tutta la “narrazione” alimentata e perseguita dal Corriere & C con le “fonti” interne RAI che riportavano i lavori del Comitato Etico per arrivare al famigerato titolo “ ... opacità e interferenze ... ” che, a loro dire, giustificherebbero la rimozione di Ranucci da Report.
Il Corriere non ha mai riportato una notizia certa, circostanziata
e documentata di “opacità” ovvero mai specificato dove, come e quando ci sarebbero
stati episodi in grado di suffragare questa “accusa”. Il Corriere non ha mai definito o riportato da
“fonti” Rai cosa si intende per “opacità” nel caso specifico e non ha mai riportata
una notizia certa, circostanziata e documentata di avvenuta “opacità” ovvero
mai specificato dove, come e quando ci sarebbero state “interferenze” nei servizi
realizzati da Report che, semmai dimostrate e provate, avrebbero portato semmai
certamente non all’allontanamento da Report ma all’immediato licenziamento. E invece,
ancora questa mattina, siamo a leggere (non solo sul Corriere) le chat tra le
mogli o fidanzate di Lavitola e Ranucci. Il barile non è stato raschiato ma poco
ci manca.
Oggi poi leggiamo su Repubblica un’intervista a Riccardo Iacona,
ex Rai e ora conduttore di Presa Diretta. A parte il fatto che non ci è mai
stata tanto chiara la sua uscita da giornalista dall’Azienda dalla porta
principale per poi rientrare da quella di servizio come “artista” nella scuderia
del noto agente Beppe Caschetto con un modico compenso di oltre 600 mila euro. È
un percorso ormai consolidato in Rai quello dei giornalisti che diventano “artisti”
triplicando il compenso: vedi il recente caso della Maggioni. Tant’è. Oggi leggiamo
il titolo “Si può fare ancora giornalismo d’inchiesta. Mi occuperò più di
politica”. Bene. Avremo ben due
programmi di “giornalismo d’inchiesta” su RaiTre. Rossi&C si stanno preoccupando
e hanno già dato i primi segni di fibrillazione: il programma “Mi manda Rai Tre”
che nei giorni scorsi ha fatto un buon risultato di ascolti, è stato prontamente
spostato di giorno per dare spazio al programma di Monteleone: cortesie tra amici.
bloggorai@gmail.com
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