mercoledì 9 settembre 2026

Il nuovo grande Patto Politico RAI e Mediaset

ByBloggorai ©

“Hello … Bruxelles???”

“Yes, oui, ja …”

“Please, some news about EMFA in Italy (domanda posta anche in francese e tedesco) ???”

“One moment please … We know that your Parlament it’s on the job … you must wait”

 

“Pronto, buongiorno… ci sono novità sul dibattito per la riforma Rai?”

“Si, proprio oggi alle 13 si riprende l’esame degli emendamenti”

 

“Pronto, buongiorno, ci sono novità per la Vigilanza? Convocazioni?”

“Nulla, non c’è nulla da riferire”

“Caro, cara (parlamentari di vari partiti) … ci sono novità sul “tavolo di lavoro” per la riforma Rai?”

“No, in questo momento abbiamo ben altro a cui pensare: la riforma elettorale”.

Lasciamo perdere, non è aria. Il tema “RAI e Servizio Pubblico” non è all’ordine del giorno ed è verosimile che non lo sarà per molti giorni ancora. Giustamente: perché dovrebbe interessare agli italiani quale potrà essere il futuro di questa Azienda, di questo Servizio Pubblico, di questo Cda. C’è un solo tasto “sensibile” sul quale si potrebbe avvertire qualche timido segno di attenzione: il canone. Attenzione: Vannacci dixit “Bisogna togliere fin da subito Bollo Auto e Canone Rai due ingiuste estorsioni statali. Futuro Nazionale” in buona compagnia del suo ex socio Matteo Salvini che sull’abolizione o riduzione progressiva del canone RAI hanno fatto e faranno un perno della battaglia politica. Seconda attenzione: il tema canone non è un tasto sensibile solo in ambito Lega &C ma anche nel “campo largo” c’è chi guarda con attenzione ad una proposta del genere. Da non dimenticare le suggestioni sulla fiscalità generale ed altre simili.

Fatto sta che questo, oggi, è lo stato dell’arte: di Rai non se ne parla e tutto ciò di cui si parla è solo in detrazione. “Non ne azzeccano mezza di una …”: da quando quel famigerato ottobre 2024 si è insediato il Cda di destra destra il piano di scivolamento Rai si è sempre più inclinato su tanti fronti ma quello più significativo si riferisce all’emigrazione di centinaia di migliaia di telespettatori verso altre emittenti e altre piattaforme. Lo certificano i dati trimestrali AgCom, lo certificano i dati quotidiani Auditel: ormai quasi ogni giorno, puntuale, il “bollettino degli ascolti” delle 10 del mattino è inesorabile: RAI sta sotto Mediaset per tanti punti percentuali, a volte anche 10. Ieri sera RAI con il 32% e 2,4 mln in day time e Mediaset con il 39% e 3 mln circa. Abbiamo ripreso il nostro faldone, la nostra memoria cartacea, dove ritroviamo innumerevoli titoli che riportano sorpasso ormai pressoché consolidato e difficilmente recuperabile. L’abitudine, l’affezione e la preferenza si è decisamente spostata verso Mediaset.

Ci poniamo la domanda. Si tratta solo di incapacità manageriale dei vertici Rai non adeguati a proporre prodotti o contenuti appetibili e di successo oppure di una scelta strategica ovvero politica? Recentemente in un articolo sul Sole abbiamo letto che non si tratta solo di numeri “…dietro i quali c’è una differenza di strategia. Mediaset ha deciso di non mandare in vacanza la sua offerta”. Rai si. Tutto qui.

Ormai ci stiamo facendo convinzione che si tratta di una perfetta combinazione di elementi: la RAI non regge più il peso della sua connotazione sociale del suo pubblico sempre più anziano, over 55, mentre il resto del mondo audiovisivo intravvede orizzonti più ampi. L’offerta generalista Rai è “vecchia”, ripassata e riesumata dai fondi di magazzino. Le repliche delle repliche, la scelta dei format e dei personaggi sono scientificamente indirizzati ad un pubblico ormai semi cloroformizzato.

Ma il tema che più può essere rilevante può interessare riguarda un possibile “accordo politico” sottinteso tra i partiti di governo finalizzato a ridurre lo spazio editoriale (e quindi pubblicitario) della Rai a favore di Mediaset, come ai vecchi tempi del famigerato “patto del Camper”. Da non dimenticare poi il famigerato “Rossi pensiero” laddove ha rivendicato il “mio” successo sulla nuova dimensione di Rai Tre.

Bene … staremo a vedere.

Nel frattempo, seguiamo sempre con attenzione il “caso mediatico” del Corriere e del suo editore. Oggi da leggere attentamente e interpretare il pezzo con il titolo “Ranucci e le omissioni su Lavitola”: il tema posto in primo piano è Ranucci e solo in subordine Lavitola. Già, poiché di “notizie” non se ne vede l’ombra mentre è sempre più evidente il costante interesse del Corriere sulla vicenda. Nota a margine: ieri il Tg La 7 non ha mai citato “il caso Ranucci”. Seconda nota a margine: i Tg Mediaset hanno riservato un’attenzione meno rilevante. Significativo.

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