lunedì 21 settembre 2026

La Radio giovani contro la Tv anziana: 2 a 0

By Bloggorai ©

Amo la radio perché arriva dalla gente
Entra nelle case e ci parla direttamente
E se una radio è libera, ma libera veramente
Mi piace ancor di più perché libera la mente

Con la radio si può scrivere, leggere o cucinare
Non c'è da stare immobili, seduti lì a guardare
E forse proprio quello che me la fa preferire
È che con la radio non si smette di pensare

(E. Finardi, 1976)

RAI- Radio Televisione Italiana. Non c’è dubbio: nasce prima la radio e poi, a seguire, è più rilevante la radio e a seguire c’è la televisione. Eppure, nella “narrazione” audiovisiva (anzitutto “audio” e poi “visiva”) la Radio compare sempre come la sorella povera, dimenticata e maltrattata dalla ricca e brillante TV. Se ne parla meno, se ne scrive meno, e si "studia" meno. In chiave politica di dice sovente “Tele Meloni” ma raramente si legge “Radio Meloni”. Nella Rassegna Stampa RAI, storicamente, lo spazio (gli articoli) dedicati alla radio sono in genere meno della metà rispetto a quelli dedicati alla Tv.

Eppure, i numeri invece raccontano una storia diversa: in Italia le persone che nel giorno medio si sintonizzano su una stazione radiofonica (maggiormente privata rispetto ad una pubblica) sono circa 35 mln e oltre 7 mln nel quarto d’ora medio. Tanto per avere un confronto: la platea televisiva nel giorno medio (totale emittenti Total Audience Auditel) è di circa 8,7 mln mentre in prima serata è di circa 20 milioni (con variazioni significative rispetto alle stagioni). Le differenze sono enormi in termini quantitativi e in termini qualitativi rispetto alle modalità di fruizione del mezzo, rispetto alla tipologia del pubblico e alla composizione del mercato.

La Radio ha un flusso costante ed immediato e rapidamente accessibile in ogni luogo e circostanza. La Radio crea e rafforza un forte legame di “vicinanza” con i conduttori e i temi proposti. La Radio propone una varietà di contenuti pressoché imparagonabili con quelli della Tv tradizionale, digitale e generalista. Infine, la Radio è allo stesso tempo locale e universale.

Il pubblico della radio è maggiormente “effervescente” rispetto a quello televisivo. Le fasce di età sono meglio distribuite laddove anche i “giovani” trovano spazi che in Tv invece non trovano (la maggior parte del suo pubblico è over 50). Il pubblico della radio è “mobile”: “…  Su un totale di circa 34 milioni di ascoltatori nel giorno medio, 19,65 milioni (57,7%) ascoltano la radio esclusivamente fuori casa, a cui si aggiungono altri 9,53 milioni (28%) che la ascoltano sia in casa sia fuori casa. Solo il 14,2% degli utenti fruisce del mezzo esclusivamente tra le mura domestiche” (https://fm-world.it/total-search/ ). Il pubblico della radio poi estende i suoi confini con la “visual Radio”, con la “web Radio” e con i derivati “podcast” oggi di grandissimo successo.

Il “mercato” della radio è oggi in buona salute: la pubblicità radiofonica sembra essere l'unico comparto che mostra una crescita strutturale costante, superando i 629 milioni di euro di ricavi complessivi (circa il 7% dell'intero mercato pubblicitario nazionale) a fronte degli altri media che invece soffrono di cali e perdite considerevoli.

Dunque, cosa non funziona nel “racconto mediatico” sulla radio? Perché nonostante i numeri evidenziano una dimensione costantemente positiva la Radio continua a rimanere la sorella povera della Tv? E, se vogliamo meglio approfondire, perché Radio Rai nella famiglia mediatica delle altre emittenti radiofonica è costantemente relegata in posizioni lontane dalla cima della classifica degli ascolti? Per intenderci: Audiradio 2025 pone Rai Radio Uno al 7° posto con quasi la metà degli ascoltatori della prima in classifica (RTL 102,5 con oltre 6 mln e Rai Radio Uno con poco più di 3 mln). Cosa non funziona nel “Servizio Pubblico Radiofonico nazionale”???

Cercheremo di capire, di sapere, di approfondire. Intanto, se avete voglia, potete rileggere quanto abbiamo già scritto non molto tempo addietro: https://bloggorai.blogspot.com/2025/09/rai-una-radio-con-dentro-una-tv.html e se intanto avete voglia di conoscere “un’altra Radio” di Servizio Pubblico provate a vedere qui: https://www.radiofrance.fr/ .

bloggorai@gmail.com

 

Ps. Bloggorai ha iniziato la sua “attività” nel lontanissimo 1977 proprio nella più importante radio libera romana: Radio Città Futura

sabato 19 settembre 2026

Notizia del Giorno: abolito il Canone RAI ???

By bloggorai ©

No, non è vero ma un finto “scoop” non si nega a nessuno e pure Bloggorai ne approfitta.

L’interrogativo è urticante ma non meno interessante: il canone RAI, per questa RAI e nelle determinate condizioni ha ancora un senso politico, sociale e culturale e financo tecnologico? La tutela dello Stato sulle frequenze radiotelevisive ha ancora un senso? La possibile riforma imposta da Bruxelles con l’EMFA garantisce pienamente autonomia e indipendenza del Servizio Pubblico dall’ingerenza dell’Esecutivo? È adeguato e funzionale il rapporto tra risorse disponibili (canone più pubblicità) e impieghi in termini di offerta editoriale pure in relazione alla propria struttura organizzativa? In altri termini: la RAI è in grado di supportare la sua offerta editoriale con le risorse di cui dispone? Tre reti generaliste e oltre 12 mila dipendenti (dei quali circa 2. 000 giornalisti, dei quali circa 200 solo a Rai News24) sono necessari? Questa mattina l’interrogativo lo ripropone Giovanni Valentini sul Fatto e titola: “RAI, azione popolare per avere il rimborso del canone 2025” e si legge “Siete stufi di finanziare TeleMeloni e RadioMeloni?” e propone di “ …introdurre un canone sociale progressivo, rapportato ai consumi elettrici o alle fasce di reddito”. C’è materia di dibattito e il rischio che questo tema sia prevalentemente in appalto esclusivo e nelle corde della destra è forte.  

Attenzione. Il tema canone si o canone no non appartiene solo al bagaglio della Lega di Salvini ma si aggira da tempo, da anni, anche nei meandri nemmeno tanto nascosti dell’area progressista. Ogni tanto ci capita di ricordare il referendum del ’95 sull’abolizione della Concessione, come pure giova ricordare in tempi moderni il vice segretario del PD Francesco Boccia quando affermò all’ANSA nel lontano 2029 “Non penso sia più tollerabile un canone, al tempo della società digitale, interamente assorbito dalla Rai”. Come pure vale la pena ricordare, nei recenti emendamenti sulla bozza di riforma RAI oggi in discussione al Senato proposti dall’opposizione, gli svarioni sul “Contratto Attività e Risorse” o peggio ancora del “Contratto Obiettivi e mezzi” laddove si lege che la “ … Rai riceve il gettito dell’imposta di scopo denominata canone a base quinquennale e scorrevole anno per anno…” ovvero esattamente il contrario di quanto dispone l’EMFA che invece prevede l’impiego di risorse certe e prevedibili. Oppure vedi ex emendamento art. 61 si prevede che il finanziamento Rai “… sia assicurato dallo stanziamento di risorse statali determinate sulla scorta degli oneri sostenuti l’anno solare precedente…”.

Grande confusione sotto il cielo dell’opposizione e la situazione non è affatto eccellente, anzi, forse è pure pessima!

In soldoni: se domattina la Meloni & C  proponessero e approvassero il testo oggi in discussione in VIII Commissione del Senato questo sarebbe il nuovo profilo del canone RAI: “Per garantire l'adeguatezza, la sostenibilità e la prevedibilità delle risorse finanziarie necessarie a garantire la fornitura del servizio, l'ammontare del canone di abbonamento di cui al primo periodo non può subire una variazione negativa se non in presenza di condizioni eccezionali debitamente motivate, che comportino la riduzione delle esigenze di finanziamento. Ogni variazione in riduzione deve essere accompagnata da una relazione tecnica trasparente e verificabile, redatta secondo criteri oggettivi e coerenti con gli obblighi europei in materia di pluralismo, indipendenza editoriale e stabilità economica delle emittenti pubbliche. In ogni caso, qualunque variazione in negativo dell'ammontare del canone non può superare il 5 per cento rispetto all'importo dell'anno precedente»;. Chi sarebbe il soggetto in grado di “determinare” la fondatezza delle possibili riduzioni del canone e su quali criteri? Lo stesso Governo …of course, con buona pace dell’EMFA.

Chiudiamo con una noterella a margine. Ieri in Cda si è parlato dell’uscita anticipata di Roberto Sergio dalla RAI dove ricopre l’incarico di DG Corporate ovvero un ruolo fittizio e pressoché irrilevante in quanto la funzione è stata definitivamente abolita con la Legge Renzi che invece ha introdotto la figura dell’AD nonché alla guida di San Marino Tv (solitamente controllata da un dipendente RAI). Ora il tema che sembra interessare tutti (tutti) i vertici attuali sembra essere rimanere in sella al Cda anche per il prossimo giro di giostra e, meglio ancora, se per cinque anni piuttosto che tre. Pecunia non olet: i consiglieri RAI oggi percepiscono 66 mila euro lordi. Per fare cosa?

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BOOOM !!! Abolito il canone RAI?

By bloggorai ©

No, non è vero ma un finto “scoop” non si nega a nessuno e pure Bloggorai ne approfitta.

L’interrogativo è urticante ma non meno interessante: il canone RAI, per questa RAI e nelle determinate condizioni ha ancora un senso politico, sociale e culturale e financo tecnologico? La tutela dello Stato sulle frequenze radiotelevisive ha ancora un senso? La possibile riforma imposta da Bruxelles con l’EMFA garantisce pienamente autonomia e indipendenza del Servizio Pubblico dall’ingerenza dell’Esecutivo? È adeguato e funzionale il rapporto tra risorse disponibili (canone più pubblicità) e impieghi in termini di offerta editoriale pure in relazione alla propria struttura organizzativa? In altri termini: la RAI è in grado di supportare la sua offerta editoriale con le risorse di cui dispone? Tre reti generaliste e oltre 12 mila dipendenti (dei quali circa 2. 000 giornalisti, dei quali circa 200 solo a Rai News24) sono necessari? Questa mattina l’interrogativo lo ripropone Giovanni Valentini sul Fatto e titola: “RAI, azione popolare per avere il rimborso del canone 2025” e si legge “Siete stufi di finanziare TeleMeloni e RadioMeloni?” e propone di “ …introdurre un canone sociale progressivo, rapportato ai consumi elettrici o alle fasce di reddito”. C’è materia di dibattito e il rischio che questo tema sia prevalentemente in appalto esclusivo e nelle corde della destra è forte.  

Attenzione. Il tema canone si o canone no non appartiene solo al bagaglio della Lega di Salvini ma si aggira da tempo, da anni, anche nei meandri nemmeno tanto nascosti dell’area progressista. Ogni tanto ci capita di ricordare il referendum del ’95 sull’abolizione della Concessione, come pure giova ricordare in tempi moderni il vice segretario del PD Francesco Boccia quando affermò all’ANSA nel lontano 2029 “Non penso sia più tollerabile un canone, al tempo della società digitale, interamente assorbito dalla Rai”. Come pure vale la pena ricordare, nei recenti emendamenti sulla bozza di riforma RAI oggi in discussione al Senato proposti dall’opposizione, gli svarioni sul “Contratto Attività e Risorse” o peggio ancora del “Contratto Obiettivi e mezzi” laddove si lege che la “ … Rai riceve il gettito dell’imposta di scopo denominata canone a base quinquennale e scorrevole anno per anno…” ovvero esattamente il contrario di quanto dispone l’EMFA che invece prevede l’impiego di risorse certe e prevedibili. Oppure vedi ex emendamento art. 61 si prevede che il finanziamento Rai “… sia assicurato dallo stanziamento di risorse statali determinate sulla scorta degli oneri sostenuti l’anno solare precedente…”.

Grande confusione sotto il cielo dell’opposizione e la situazione non è affatto eccellente, anzi, forse è pure pessima!

In soldoni: se domattina la Meloni & C  proponessero e approvassero il testo oggi in discussione in VIII Commissione del Senato questo sarebbe il nuovo profilo del canone RAI: “Per garantire l'adeguatezza, la sostenibilità e la prevedibilità delle risorse finanziarie necessarie a garantire la fornitura del servizio, l'ammontare del canone di abbonamento di cui al primo periodo non può subire una variazione negativa se non in presenza di condizioni eccezionali debitamente motivate, che comportino la riduzione delle esigenze di finanziamento. Ogni variazione in riduzione deve essere accompagnata da una relazione tecnica trasparente e verificabile, redatta secondo criteri oggettivi e coerenti con gli obblighi europei in materia di pluralismo, indipendenza editoriale e stabilità economica delle emittenti pubbliche. In ogni caso, qualunque variazione in negativo dell'ammontare del canone non può superare il 5 per cento rispetto all'importo dell'anno precedente»;. Chi sarebbe il soggetto in grado di “determinare” la fondatezza delle possibili riduzioni del canone e su quali criteri? Lo stesso Governo …of course, con buona pace dell’EMFA.

Chiudiamo con una noterella a margine. Ieri in Cda si è parlato dell’uscita anticipata di Roberto Sergio dalla RAI dove ricopre l’incarico di DG Corporate ovvero un ruolo fittizio e pressoché irrilevante in quanto la funzione è stata definitivamente abolita con la Legge Renzi che invece ha introdotto la figura dell’AD nonché alla guida di San Marino Tv (solitamente controllata da un dipendente RAI). Ora il tema che sembra interessare tutti (tutti) i vertici attuali sembra essere rimanere in sella al Cda anche per il prossimo giro di giostra e, meglio ancora, se per cinque anni piuttosto che tre. Pecunia non olet: i consiglieri RAI oggi percepiscono 66 mila euro lordi. Per fare cosa?

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venerdì 18 settembre 2026

RAI: la serenità dell'anima

by Bloggorai ©

“Ciao, come stai, come state in redazione?”

“Bene, grazie, sono alquanto sereno e pure i colleghi ora sono felici e contenti”

“Allora … auguri … magari ci aggiorniamo tra una decina di giorni”

Ci sarebbe tanto altro da scrivere sulla RAI, sul Servizio Pubblico, sull’inizio del suo processo di estinzione. Siamo alla vigilia di un terremoto istituzionale con le elezioni politiche alle porte e prosegue il momento di grande confusione e incertezza sui grandi problemi che gli interessano. Gli ascolti hanno preso una china forse ormai irrecuperabile con una offerta editoriale ai limiti del miserabile (ieri sera Rai sotto Mediaset di quasi 5 punti), i conti sono fermi al “carta vince e carta perde” con le poste di bilancio che si muovono da una parte all’altra come conviene. La Digital Media Company se la sono dimenticata (non ci sono soldi e Rai Way ormai un sogno lontano. Non parliamo di Piani quali che siano: industriale, informazione (inesistente) o immobiliare (vedi Torino dove pure l’Arcidiocesi corre in soccorso della dismissione della storica sede). 

Per chiudere in bellezza: siamo alla vigilia della possibile chiusura della partita “riforma Rai” dove il Governo potrebbe portare a casa un risultato notevole: ovvero mantenere le mani sulla Rai per i prossimi 4 anni mentre l’opposizione si gingilla con “primarie si o primarie no, programma prima o programma dopo”.

Dopo mesi  di paginate, di titoli a sei colonne, di “fonti ufficiose” e di Comitati Etici Rai a corrente alternata o con la memoria corta (si è “dimenticato” dell’amico di Diabolik e quando ricorda “qualcosa” risale al 2019 e al 2021) di prime firme del Corriere (Paolo Mieli) o del direttore di Repubblica, Stefano Cappellini che, direttamente o indirettamente, tra una vongola sgusciata ed un’altra, partecipano al “progetto Lavitola” per una possibile candidatura di Ranucci, ora siamo alle suggestioni, alle emozioni e ai sentimenti.

La “narrazione” ha cambiato segno: la fuffa allo stato puro, il niente allo stato solido, il nulla allo stato primordiale che pure però ha consentito una “narrazione” da paginate intere dove il Corriere ha fatto a gara con i giornali di governo ad inzuppare il biscotto nel “caso” Ranucci piuttosto che nel “caso” Lavitola.

Ieri si è svolto il Cda Rai e sul tema “rotazione/rimozione” di Ranucci il dirigente Rai che ha firmato il provvedimento ha detto che “… il piglio di Ranucci negli ultimi anni di conduzione abbia prodotto difficoltà alla redazione che ora invece sarebbe tornata a lavorare con serenità” (Corriere di oggi). Delle due l’una o non sanno cosa dicono o se lo sanno c’è da chiamare qualcuno bravo che li possa aiutare. Da non credere: il “piglio” quale sarebbe? Di cosa si tratta? Come si misura? Chi lo avverte come molesto? E poi le “difficoltà” quali sarebbero? Come, quando e in che modo si sono evidenziate? Per non dire poi della “serenità” ovvero una nota condizione dello spirito che ufficialmente si misura con il “serenometro” e magari “negli ultimi anni” ovvero lo strumento indicato lavorava sottotraccia, la redazione non era serena ma nessuno lo sapeva. Difficile immaginare uno sceneggiatore in grado di scrive una “narrazione” del genere.

Ribadiamo, Bloggorai potrebbe chiedere al Comune una richiesta di occupazione di suolo pubblico per mettere un chioschetto di Prosecco e tarallucci per il prossimo 25 settembre, data in cui si dovrebbe svolgere l’udienza al Tribunale del lavoro ex art.700 CpC. Con queste argomentazioni sarà interessante leggere l’espressione del giudice chiamato a giudicare se la “serenità della redazione di Report” è condizione necessaria e sufficiente per la “rotazione” di Ranucci dalla conduzione di Report. Chissà, se mai dovesse avvenire che il giudice possa dare ragione a Ranucci, come si turberebbe la “serenità” della redazione? “State sereni …” diceva qualcuno e il "futuro è ancora tutto da scrivere".

bloggorai@gmail.com

giovedì 17 settembre 2026

Carta vince ... carta perde. RAI vince sempre ???

By Bloggorai ©

Bene. Iniziamo dalla fine dell’inizio ovvero dall’inizio della fine del Servizio Pubblico. Sono appena stati diffusi i dati Auditel giornalieri e, ancora una volta come avviene ormai da tempo, Rai sta sotto Mediaset di tanti punti: ieri nell’intera giornata RAI al 33% e Mediaset al 40%. Con questa progressione, nel giro di qualche anno a salvare la RAI sarà necessario un intervento del WWF. Con la speranza poi che dopo il bollo auto il Governo Meloni non voglia togliere pure il canone RAI.

Bene, andiamo avanti. Carta vince … carta perde…!!! La “paranza” di Porta Portese è solitamente composta da 4 o 5 persone: il capo è quello che manipola le carte (e vince sempre) ovvero quello che maneggia i soldi. Due/tre gregari fanno finta di essere giocatori occasionali (spesso c’è anche una donna) e uno/due fanno i “pali” per vedere se arriva la polizia (che solitamente non arriva) e se la squagliano subito.

Gli sprovveduti allo sbaraglio sono i polli che credono di poter vincere facile 100 euro: impossibile. Vincono sempre loro.

Oggi si svolgerà il Cda Rai e il “gioco delle tre carte” sarà, forse, in tavola e, forse, si potrà capire e sapere chi sono i furbetti e chi i polli: Hic Sunt Leones!!! Chi sono gli “amici” e chi i “nemici. Amici di Lavitola si e amici di Diabolik no. Presunti amici mafiosi e massoni in Rai (da anni) si e Ranucci no. Paolo Mieli, prima firma del Corriere e Stefano Capellini, direttore di Repubblica, che partecipano alla stesura del sondaggio di Lavitola no e Ranucci si. Mezzo governo che chiede la testa di Ranucci e il ridimensionamento di Report si e l’autonomia del Servizio Pubblico no. La “paranza” vince sempre.  

Ecco allora che la faccenda Lavitola assume un altro punto di lettura. La Rai e la sua “offensiva” giudiziaria iniziata ieri. L’obiettivo dichiarato implicito, senza dubbio, è evitare che Ranucci possa vedere riconosciute le sue ragioni e il Giudice del lavoro richiedere il suo reintegro a Report prima dell’8 ottobre: “Non possiamo, non vogliamo e non dobbiamo correre alcun rischio. Semmai fosse, sarebbe una Caporetto per tutti.  Quindi, intanto cerchiamo di licenziarlo e poi si vedrà” sostiene una nostra “fonte non ufficiosa” e semmai un giorno gli venisse riconosciuta ragione passeranno mesi e anni e qualora fosse a pagare il risarcimento saranno altri e non questo Cda.

“Fonti ufficiose” e “fonti non ufficiose” riportate oggi dal Corriere (che differenza c’è tra le due fonti? Conosciamo bene il mestiere: con questa formula si può scrivere tutto e il contrario di tutto, ovvero nulla, tanto nessuno potrà mai smentire) sostengono che non ci sarebbe relazione tra il provvedimento di “rotazione editoriale” ed un eventuale provvedimento disciplinare che potrebbe portare al licenziamento di Ranucci per giusta causa. E invece c’è … eccome se c’è e hai voglia a citare "fonti" più o meno ufficiose!!! se sono tanto certi delle loro ragioni potrebbero dirlo chiaro e tondo. 

Bloggorai ha sbagliato lavoro e avrebbe voluto fare l’avvocato o anche il Cancelliere. Ma in questo caso non ci sarebbe bisogno per sgamare le carte truccate: è sufficiente leggere il Corriere &C per farsi buona idea del pressapochismo dilagante da quelle parti. I due filoni (Comitato Etico e apertura procedimento disciplinare) sono evidentemente e palesemente connessi l’uno con l’altro e le “fonti” lo ammettono pure. L’uno è in funzione dell’altro e i capi di accusa contestati sono emersi dalle “attività investigative del Comitato Etico” che avrebbe lavorato in gran segreto (salvo poi leggere quotidiane indiscrezioni sul Corriere). Se non che le “accuse” sarebbero di aver consentito ingressi di Lavitola a Via Teulada (risalenti il primo al 2019 e il secondo al 2021) e di aver diffuso giudizio oltraggiosi rispetto a d altri colleghi. Se le vedranno i difensori di Ranucci ad esporre le loro ragioni.

Come è pure palesemente definibile atto persecutorio e ritorsivo l’iniziativa legale della Rai: è stato recapitato poche ore dopo il deposito del ricorso di Ranucci al Tribunale del Lavoro e finalizzato a supportare indirettamente l’azione “editoriale” della sua rimozione da Report. Un semplice avvocato agli esordi della carriera avrebbe buon gioco ad utilizzare questa carta come rafforzativo del ricorso per sostenere che “… non si chiede al Giudice di valutare le scelte editoriali dell’Azienda ma di verificare se sia legittimo rimuovere l'autore e conduttore del principale programma d'inchiesta del servizio pubblico sulla base di formule generiche, senza indicare un solo fatto concreto a suo carico, dopo settimane di pubbliche pressioni politiche dirette esattamente a ottenere quella rimozione”. E di prove provate di queste pressioni mediatiche e politiche ce ne sono a sufficienza. Ecco dove tutto si lega: con la “rotazione” si toglie Ranucci da Report e con il provvedimento si toglie Ranucci dalle scatole una volta per tutte.

bloggorai@gmail.com

 

mercoledì 16 settembre 2026

Il "faccendiere" tra politica, giornali e poteri forti

By Bloggorai ©

“Il faccendiere” è una figura archetipa. Chi è il “faccendiere”? “Per capire chi sia il faccendiere si deve aver chiaro il particolare colore della parola ‘faccenda’: propriamente sarebbe la cosa da farsi, l’affare - un significato semplice. Ma nasconde un che di esperto e scafato, che si ripercuote sul faccendiere come maneggione, procacciatore d’affari, mediatore di traffici illeciti. In altri termini, il faccendiere è un aggiustatore di faccende, un sensale che fa incontrare interessi diversi - decisamente smaliziato, dalla morale disinvolta, e che agisce in maniera occulta, per nascondere la porzione illecita dei suoi traffici e svolgerli in tranquillità. Insomma, può essere molte cose. Nel gergo giornalistico, questo termine si è imposto in particolare per indicare quei personaggi che fanno da frizione fra la pubblica amministrazione e l’impresa privata, specie non limpida, facendo addomesticare gare e appalti”. Rileggi su L’Espresso del 2021 “O che bel mestiere fare il faccendiere” vedi  https://lespresso.it/c/politica/2021/6/21/o-che-bel-mestiere-fare-il-faccendiere/38056 . Oggi ne abbiamo in giro ben due: Bisignani e Lavitola. Tanta roba ed è solo su uno di loro, Lavitola, che interessa concentrare l’attenzione.

Allora, hai voglia a dire e scrivere che della faccenda Lavitola e in subordine Ranucci non interessa gran che nessuno. Non sembra e non dovrebbe essere vero: dietro, intorno e davanti alle vicende dei “faccendieri” si avverte la “narrazione” politica del Paese, sono loro i punti di congiunzione tra tutte le vicende losche, le trame e i complotti anche drammatiche che hanno attraversato e attraversano la recente storia italica. Sono loro i punti di congiunzione tra “poteri forti” sempre presenti e attivi in ogni momento: servizi più o meno deviati, massoneria e criminalità organizzata. Da non dimenticare un antefatto che proprio Report ha sollevato ad aprile scorso: le presunte ingerenze di META sulle elezioni politiche del 2022 e il ruolo del Garante sula Privacy. Ribadiamo: non è roba di poco conto. Quelle puntate di report (ricordiamo il servizio su “l’amico mafioso”) potrebbero essere una formidabile chiave di lettura di quanto oggi sappiamo.

Dunque, anche Bloggorai mantiene il punto e segue la vicenda. 

Oggi si arricchisce di un passaggio interessante. Fermo restando il punto centrale ovvero l’inchiesta che vede Lavitola come mandante reo confesso e i presunti esecutori in galera, l’asse dell’attenzione mediatica sembra sempre orientata a far vedere Ranucci in qualche modo colpevole o complice. Al momento contro Ranucci non c’è nulla e sul nulla emerso dai lavori del famigerato Comitato Etico (il Corriere ha scritto “Opacità e interferenze” senza mai specificarne una) è stato preso dalla Rai il famigerato provvedimento di “rotazione” ovvero di “rimozione” dall’incarico come conduttore di Report. Ieri Ranucci ha depositato il ricorso ex Art.700 CpC e oggi leggiamo, sempre sul Corriere, che “La Rai ha già riposto avviando l’azione disciplinare nei confronti del giornalista”. Non si dice una parola o una riga di più: non si dice cosa gli viene contestato, quando e come sarebbe avvenuto il “fatto”. Però, si sa, il Corriere è ritenuto “solitamente molto bene informato” delle iniziative Rai. Anche Repubblica ne fa cenno, specificando che la mail di contestazione a Ranucci è stata ricevuta dai suoi legali alle 18.41 dello steso giorno della presentazione del ricorso, con la data “scritta a penna”. Bizzarrie legali.

Come abbiamo più volte scritto, il rischio che Ranucci possa vincere il ricorso è forte e fondato e, sembra, nell’ex Viale Mazzini sono in fibrillazione atriale. Come al solito, come Trump, si sono imbarcati in una avventura e non sanno come uscirne. La mossa della “rotazione” o “rimozione politica” potrebbe naufragare sotti i colpi del Giudice del lavoro e allora ora la buttano in “vendetta” cercando di sviare l’attenzione su altro piano ovvero: intanto cerchiamo di licenziarti e poi si vedrà.

La presunta “azione disciplinare” avviene dopo la proposta di “rotazione” dall’incarico quale conduttore di Report. Allora: delle due l’una: o Ranucci era ritenuto dalla Rai “colpevole” non si sa di cosa ex ante e quindi meritevole di un provvedimento disciplinare immediato (licenziamento) oppure era “innocente” e quindi meritevole di assegnazione ad altro incarico. per la sequenza degli avvenimenti e per quanto, poco, oggi sappiamo, la notizia del Corriere sembra una mezza bufala. L’altra mezza bufala la scopriremo strada facendo, se e quando sapremo esattamente di cosa è imputato Ranucci. Nel nostro ordinamento, l’onere della prova di accusa è a carico del PM in base al principio della presunzione di innocenza ex Art. 27 Costituzione. Vedremo le carte della Rai ... se ne hanno.

Intanto, giusto per tenerci aggiornati sugli ascolti. Ieri sera il prode Monteleone con il suo Filorosso ha realizzato il 2,6% degli ascolti, più o meno quanto un quartierino di media grandezza (nota  bene, nella prima ora ha fatto 1,6%). Nell’intera giornata Rai ha realizzato circa 2,5 mln con il 33% e Mediaset oltre 3 mln e quasi il 40% di share. Come piace ripetere a questi amministratori Rai. Gli ascolti non sono tutto. Già. È vero: c’è di peggio ovvero i contenuti.

bloggorai@gmail.com  

martedì 15 settembre 2026

Gira il vento ... gira e tuttavia e, a volte, alcuni tornano o non se ne sono mai andati

By Bloggorai ©

Le lettrici e i lettori di Bloggorai sono certamente attrezzati di tante conoscenze e competenze che spaziano dalla Scienza politica alla sociologia, dalla Giurisprudenza all’Economia, dalla Psicologia alla Storia Moderna e non ultima Ingegneria delle TLC. Occorre saper mescolare di tutto un po' per comprendere quello che succede intorno a noi.

Oggi ci eravamo ripromessi di occuparci di altro, ad esempio di una piccola notizia comparsa ieri sul supplemento economia del Corriere: un produttore cinese ha messo in commercio una smart Tv, al modico costo di circa 130 euro, dove sono “inseriti” di default circa 6.000 film e serie Tv ed è diventata la terza piattaforma al mondo per numero di contenuti. Ne avevamo già parlato: l’avanzata delle FAST Tv (Free Ad-Supported Streaming Television) è diventata dirompente. Basta accendere un televisore di nuova generazione (smart) e si entra in un mondo parallelo alla Tv generalista digitale dove si trova di tutto, di più e di meglio.

Poi ci eravamo ripromessi di proporvi un accenno al consueto rapporto di Mediobanca “2025 - Report Media & Entertainment” dove si leggono cose interessanti: “ … I ricavi da abbonamenti video on demand rappresentano il 22,2% del giro d'affari complessivo e registrano l'incremento più sostenuto tra le principali linee di business (+13,4% sul 2024). In contrazione risultano invece pubblicità (-4,1%), pay TV tradizionale (-2,5%) e produzione e distribuzione di contenuti (-2,1%). Continua la crescita della base utenti delle piattaforme streaming (+6,1% sul 31 dicembre 2024), anche se a ritmi inferiori rispetto agli anni precedenti. A Netflix la leadership globale, con oltre 300 milioni di abbonati, pari al 27,7% del mercato SVOD mondiale. Seguono Amazon Prime Video, con oltre 200 milioni di utenti, e Walt Disney, che con Disney+ e Hulu supera i 196 milioni di sottoscrittori” … “Sul fronte pubblicitario, la televisione registra una contrazione del 2,6%, mentre la radio cresce del 2,1%. Le piattaforme digitali continuano a rafforzare la propria posizione, concentrando oltre il 66% degli investimenti pubblicitari nazionali. Internet è ormai la prima porta d’accesso alle notizie: il 55,8% degli italiani si informa online, mentre la TV raggiunge il 43,2% della popolazione”.

Poi, volevamo proporvi una riflessione su quel testo suggerito da un nostro attento lettore che vi abbiamo citato a proposito della “narrazione” politica ovvero “La crisi della narrazione. Informazione, politica e vita quotidiana”. Citiamo: “Per i miei lettori è più importante l’incendio di un solaio del Quartiere Latino che non una rivoluzione a Madrid” (H. de Villemessant, fondatore de Le Figaro”, ne riparleremo.

E proprio leggendo questo testo, in queste ore, abbiamo cambiato idea e ci rimettiamo nel solco della brutale attualità, della cronaca politica.

È successo che oggi veniamo a sapere che la Procura di Roma ha aperto un fascicolo a carico di certi signori con nomi a noi noti: il primo, noto come “faccendiere” come un altro di cui si parla e si scrive molto, è luigi Bisignani (per sapere tutto di lui vedi https://roma.repubblica.it/cronaca/2026/09/15/news/luigi_bisignani_lotito_andreotti_p4_chi_e-425586203/ ) e il secondo è Mauro Masi, ex Dg Rai, penna di punta del quotidiano Il Tempo. L’oggetto dell’indagine è una bega finanziaria che a noi non interessa mentre invece ci incuriosisce un dettaglio: intorno, ai margini di questa storia, c’è di mezzo uno studio legale che ha molto a che fare con la Rai.

Passo indietro di poche ore. Questa mattina i legali di Ranucci hanno depositato il ricorso ex art. 700 CpC finalizzato a chiedere il reintegro del conduttore a Report da dove è stato “rimosso” a seguito di una presunta indagine (segreta) del Comitato Etico Rai senza alcuna motivazione. Bene, Bloggorai organizza un banchetto di fuori al Tribunale di Viale Giulio Cesare con prosecco e tarallucci: vedremo come andrà a finire.

Nel frattempo, ci siamo incuriositi per sapere A che differenza corre tra “rimozione” e “rotazione” dall’incarico? B chi difenderà le ragioni della Rai C cosa sappiamo del “contenzioso del lavoro Rai?

Sul primo quesito. Rai proverà a sostenere che è nel suo diritto editoriale “ruotare” i conduttori a suo insindacabile giudizio. I legali di Ranucci non contestano questo diritto ma chiedono al giudice di sapere se questa “rotazione” sia legittima in conseguenza di una pressione politica e mediatica indebita e lesiva dell’indipendenza del Servizio Pubblico dal potere dell’esecutivo. Si tratterà allora di comprendere bene la differenza tra “rotazione e rimozione” e sarà interessante essere in Aula quel giorno ad ascoltare le “arringhe” degli avvocati.

Già, e veniamo al punto B: chi difenderà le ragioni della Rai? Per quanto ci è dato sapere, potrebbe essere forse il noto Studio Legale Pessi che, per quanto ci risulta, ha gestito un ricco portafoglio di contenzioso del lavoro da molti anni: "Di fatto" ci dice una nostra fonte, "ha avuto il monopolio delle cause di lavoro e non mi stupirebbe che anche in questo caso di tale rilievo possa essere indicato quello studio". 

Il Cda Rai, gli attuali consiglieri di amministrazione (magari di “opposizione”) ne dovrebbe essere bene a conoscenza: già nell’ottobre 2019 è stato sollevato il caso sulla procedura seguita per l’assegnazione dell’incarico, corredando il tutto con notevole documentazione (sappiamo tutto). Oggi, per fatal combinazione, veniamo a sapere che lo stesso Studio Legale Pessi sarebbe molto “vicino” al senatore Lotito. E come sarebbe arrivato lo Studio Pessi In Rai, chi lo avrebbe “introdotto”? La nostra fonte non ha dubbi: sappiamo tutto su vari legami di antiche amicizie e parentele.

Infine, sul punto C: intorno e dentro il contenzioso del lavoro Rai girano tanti, tanti milioni di euro (tutti noti e riscontrabili dal Bilancio). Sembra che tra spese legali, transazioni e mediazioni la cifra si aggira introno ai 10/12 milioni di euro. Inoltre, esiste un Fondo Rischi ed Oneri dove periodicamente sarebbero accumulati e dove giacciono decine di milioni. Come e da chi viene gestito questo fondo? Da chi riceve indicazioni sulla sua collocazione in Bilancio Rai? Quel “malloppo” può far orientare un bilancio tra passivo e negativo, non è roba da poco. Chi decide? Semplice: l’AD. È sempre lui che decide proprio come l’esito dell’indagine farlocca del Comitato Etico.

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nto... Gira

Rimanete sintonizzati: a breve il Post di oggi che parte con una notizia last minute: Ranucci ha presentato questa mattina il ricorso ex art. 700 CpC. 

Non era difficile prevederlo.

A dopo

Bloggorai

lunedì 14 settembre 2026

Tra cronaca (politica) e costume: lezioni di giornalismo

By Bloggorai ©

Succede talvolta che ci sono lettrici e lettori di Bloggorai poco avvezzi con la memoria e con la storia e magari da tempo non comprano più un giornale cartaceo. Succede, nelle ultime settimane, che qualcuno si chiede perché i quotidiani, i telegiornali, i siti Web e in particolare Dagospia dedicano tanto spazio al tema Lavitola-Ranucci. La domanda semplice che molti si pongono è: “Agli italiani interessa questa storia?”.

La risposta è pure semplice e prevede due varanti:

Si, interessa e forse anche molto. A giudicare dalla quantità di spazio giornalistico che gli è dedicato sembrerebbe proprio di si perché altrimenti non si spiegano le quantità di spazio occupate in modo costante e ininterrotto.

No, agli italiani non interessa nulla epperò ad alcuni editori si e forse anche molto perché, appunto, altrimenti non si spiegano le quantità di spazio occupate in modo costante e ininterrotto.

Il primo punto fermo è che la vicenda occupa spazio costante con una dinamica “narrativa” alquanto originale: spesso e volentieri questa attenzione mediatica non trova riscontro nelle notizie, nei fatti veri e accertati che pure dovrebbero segnare tangibilmente l’evolversi della “narrazione”.

Il secondo punto fermo è che al centro della scena c’è il personaggio Lavitola, il “faccendiere”, del quale si dimentica con facilità la sua genesi, la sua storia e il contesto politico/affaristico (il mondo berlusconiano) nel quale nasce e sviluppa le sue “fortune” che lo hanno pure portato ad avere qualche “grana” giudiziaria (vedi  https://www.ilpost.it/2026/07/08/chi-e-valter-lavitola/ ).

E allora non ci resta che metterci di buona volontà a cercare di capire per come e perché tanta attenzione e quindi non ci resta che andare a lezione di giornalismo.

Ieri ci siamo impegnati su due compitini: due pagine del Corriere della Sera che titola già in prima con “Il caso Ranucci. Lavitola, la ex rivela tutti gli affari. Bomba? Non so”. Andiamo a leggere pagina 14 con il titolo “Ecco come usava il denaro. La Bomba? Non so nulla. L’ex di Lavitola 10 ore dai PM”. Visto il titolo, ci si aspetta di leggere le rivelazioni e invece leggiamo che “… Lavitola progettava investimenti nel carbon credit…” poi la signora “produce grande documentazione, anche fiscale. Dichiarazioni e altro ancora su cui intende mantenere grande riserbo…”. Il pezzo si chiude con “La testimonianza di Potenza è una rivoluzione per l’inchiesta? Non ancora”. Traduciamo: un articolo di tutta pagina, 5 colonne, per non dire nulla ovvero la sola notizia è una “non” notizia e la scrive lo stesso giornalista: interessa l’inchiesta? NO. Punto a capo.

Il bello del Corriere viene alla pagina successiva, la 15, dove si titola “Report partirà dai cantieri di Adria. Il giallo dell’inchiesta Valter-Sigfrido”. Il presupposto ovvero il perno dell’articolo proviene da una indiscrezione del quotidiano Libero (sic!!! E non è la prima volta che il Corriere si affida a questa “fonte”, vedi la storia delle assicurazioni auto di Ranucci) secondo cui “… sarebbe in cottura per il debutto dell’8 novembre un’inchiesta su Ranucci e Lavitola … Davvero Report indagherà su Report in una riedizione giornalistica del film Kramer contro Kramer?”. La pagina del Corriere chiude in bellezza: 6 colonne con foto e con il titolo “Il fenomeno. Dai meme alle imitazioni in tv, il conduttore è virale”. Il pezzo non è firmato. Da incorniciare a tramandare ai giovani studenti di giornalismo (se ne conoscete qualcuno invitatelo a desistere).

Veniamo al secondo compitino: due pagine del Messaggero con titolo suggestivo in prima: “Valter, Sigfrido e le donne: una commedia italiana”. Pagina 6 è tutta dedicata ai “conti e business di Lavitola” dopo la deposizione della sua ex Natalia Potenza. Ma è a pag. 7 che il giornale raggiunge punte di giornalismo d’inchiesta ineguagliabili. Nell’articolo c’è un lungo passaggio titolato “Commedia all’italiana” destinato ad entrare negli annali delle scuole di giornalismo di “costume”. Ve lo proponiamo in originale così facciamo prima:



Già ... tutti si stanno chiedendo una cosa! cosa?

Arriviamo ad oggi. I titoli del giorno sono per lo più concentrati sulle dichiarazioni di Ranucci di ieri invece solo il Corriere della Sera, ormai come al solito, si preoccupa di porre anzitutto Ranucci al centro della scena e titola “L’incontro, gli affari e quei silenzi. Ranucci, tutti i misteri da chiarire”. Se poi si legge l’articolo si intende bene e si evidenzia che i “misteri” nascono e si alimentano tutti in “casa” Lavitola e solo dopo si diffondono intorno a Ranucci. Però la “narrazione” rimane: l’oggetto, il punto focale della vicenda per il Corriere&C deve rimanere il conduttore di Report. Tutto il resto è noia.  

Sarà però una noia tutta da gustare: prepariamo prosecco e tarallucci al peperoncino.

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domenica 13 settembre 2026

Scuola di giornalismo: la "narrazione" 2.0

Oggi siamo impegnati a lezione di giornalismo con autorevoli docenti e materiale pregevole: due pagine del Corriere due pagine del Messaggero. Meritano grande attenzione!!!

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sabato 12 settembre 2026

Una bufala al giorno: piccola lezione di giornalismo d'inchiesta

By Bloggorai

Il verbo “narrare” sta vivendo una sua vita particolare. La “narrazione” è divenuta parte del lessico politico attraverso la quale si costruisce, si alimenta e si diffonde una propria e specifica realtà a misura del proprio progetto o visione.

Allora, come nasce una “narrazione” ovvero come si sostiene un “main stream” ovvero come si struttura uno “storytelling”? A volerla fare breve, oggi si potrebbe usare l’IA e il gioco è fatto ma in politica in particolare, le cose sono un tantinello più complesse. Occorre un tema, un argomento utile a sostenere uno specifico obiettivo.

Un “campione” dell’era moderna sulla costruzione di “narrazione” politica è Steve Bannon, ben conosciuto dalle parti dei partiti di Governo e prima ancora dalle parti dell’Amministrazione Usa di Trump. Questo “filosofo” ha ripreso e reso moderno un principio di un certo Joseph Goebbels, ministro della Propaganda della Germania nazista, che ha sostenuto “Se dici una bugia enorme e la ripeti abbastanza spesso, la gente alla fine inizierà a crederci”. L’aggiornamento è nella celere frase di Bannon “Flood the zone with shit” che poi sta a significare A produrre una quantità rilevante di notizie false, mezze verità, distrazioni B   sovraccaricare l'ecosistema informativo tale da rendere complesso ricondurre o riconnettere un solo ragionamento.

Ebbene, abbiamo la vaga, vaghissima, sensazione che sulla vicenda Lavitola-Ranucci stia avvenendo un fenomeno mediatico politico abbastanza simile, indipendentemente dalle verità giudiziarie.

Un piccolo ma significativo esempio rafforzativo di tale ipotesi ce lo fornisce oggi il Corriere della Sera con il titolo “Il caso Ranucci-Lavitola. La saga dele donne tra messaggi e rivelazioni” in pagina intera su 5 colonne. Con ordine: anzitutto perché invertire l’ordine della rilevanza dei soggetti? Il “caso” oggi è anzitutto Lavitola. È lui che si è dichiarato mandante della bomba, è lui che ha orchestrato il sondaggio (con l’aiutino vario di Paolo Mieli del Corriere e di Cappellini di Repubblica) ed è lui oggi nelle patrie galere con l’aggrevante mafiosa in attesa di giudizio. Punto.

Invertire l’ordine “narrativo” ovvero titolare con “Il caso Ranucci-Lavitola” e non viceversa “Il caso Lavitola-Ranucci” non è irrilevante: modificando l’ordine dei fattori il risultato è diverso. Sono due storie diverse che poi si intrecciano per motivi personali ma il perno, il centro, il soggetto promotore, ispiratore e organizzatore di tutta la “narrazione” è sempre e solo Lavitola. Se poi dovessero emergere responsabilità penali a carico di Ranucci saranno i giudici a stabilirlo ma per ora non c’è nulla.

Leggiamo l’articolo e poniamo la prima domanda fondamentale: dov’è la notizia. Nel mestiere di giornalista si dice che la “notizia dovrebbe essere nelle prime righe e invece nell’articolo oggi del Corriere non solo non c’è nelle prime righe ma non c’è in nessuna parte dell’articolo. Non c’è una riga, non c’è un solo passaggio, non c’è nulla che possa assomigliare anche lontanamente ad una “notizia” ovvero ad un fatto o avvenimento meritevole di essere definita tale. Nulla. Ad un certo punto si intravvede qualcosa del genere e prima si legge che “Insomma, anche i cellulari, come le donne di questa storia, un giorno parleranno …” e poi “Una cosa è certa: tutte le donne entrate in questa storia non vogliono rimanere in silenzio”. BUUUUMMM, scooop: finalmente abbiamo una cosa certa!!! Grande colpo del giornalismo (cartaceo) d’inchiesta.  L’articolo si chiude con un interrogativo drammatico: “che dirà” Adriana Lihhares con lo studio di estetista “… ironia del caso, a due passi da Via Teulada, la casa di Report” ???. Già, che dirà con l'ironia del caso???

Grande giornalismo, una vera lezione. Rimane sempre la domanda: ma perché il Corriere alimenta, sostiene e diffonde questa sua “narrazione” dove, appunto, spesso e volentieri non c’è uno straccio di notizia? Non riusciamo a trovare ancora una risposta convincente.      

bloggorai@gmail.com

ps. appena pubblicato il post ci è stato segnalato da un attento lettore questo libro:

La crisi della narrazione. Informazione, politica e vita quotidiana

di Byung-Chul Han (Einaudi)

venerdì 11 settembre 2026

Amici di amici: mafiosi e fascisti

By Bloggorai ©

Per chi ha la memoria corta e per chi volesse capire qualcosa in più sulla “vicenda” Lavitola/Ranucci/Report consigliamo di mettervi comodi, prendere tempo e leggere attentamente e soprattutto vedere quanto vi proponiamo.

Premessa: ogni vicenda umana, sociale e politica ha un suo prologo, uno svolgimento e un epilogo. Difficile cogliere la sua “narrazione” se non si legge tutto insieme, se tutti i tasselli del racconto non sono inseriti correttamente al loro posto.

Nel suo lungo racconto, da oltre 8 anni, a Bloggorai ogni tanto succede di voler rimettere in ordine il suo ricchissimo e vasto archivio cartaceo per cercare di ricostruire un filo comune, una traccia in grado di rendere il quadro più leggibile. Esce fuori allora di tutto e di più. Tutti temi e argomenti di grande interesse.

Se non che ieri pomeriggio spunta fuori un titolo del quotidiano La Sicilia del 13 aprile scorso che incuriosisce “Report rivela: Meta interferì nel voto del 2022”. Accipicchia: ci troviamo un governo di destra forse e anche perché le elezioni sono state in qualche modo “taroccate” o, a dir poco, influenzate? Gravissimo! Andiamo a rivedere la puntata di Report del 12 aprile 2026 e ascoltiamo attentamente Ranucci: https://www.rai.it/programmi/report/inchieste/Garante-medaglie-e-poltrone---Report-12042026-59595541-8e57-484b-bbd6-93de6101e566.html.

Di grandissimo interesse: ce n’è quanto basta per “irritare” più d’uno tra i partiti di governo e, ovviamente, far mobilitare i partiti di opposizione (che, per inciso, non avviene). Si parla di un tema delicatissimo: Report punta il dito contro il colosso USA accusandolo di aver influenzato le scelte degli elettori attraverso la loro profilazione. Non è robetta da poco: c’è in ballo il cuore della democrazia e del sistema elettivo parlamentare. Meta ha poi sostenuto che non è vero. Interviene il Garante della Privacy, lo stesso sul quale Report ha indagato in lungo e largo che in un primo momento propone una multa di 75 milioni etc etc etc … ma guardate la puntata e vi rendete conto di cosa si tratta e poi si capisce perché vogliono la testa di Ranucci &C. Di questa storia non ci sarà alcun seguito, tutto tace e nessuno si prende cura di andare fino in fondo. Pensate se mai fosse che a qualcuno nelle prossime settimane venisse in mente di riprendere e approfondire questo argomento: come è andato a finire?

Fin qui è tutto molto grave ma …   

Se non che, nella stessa puntata di Report, a seguire, va in onda un servizio su un tema che avevamo completamente dimenticato dal titolo “Un mafioso per amico” di Giorgio Mottola dove si cerca di capire il contenuto di un selfie tra Giorgia Meloni e un certo Gioacchino Amico, accusato di essere referente del clan Senese in Lombardia. Ora è un temuto “collaboratore di giustizia”        

Arriviamo al 9 settembre 2026: “Omicidio Piscitelli: 7 misure cautelari per i mandanti dell'assassinio di "Diabolik" … Le indagini che hanno portato all’emissione dell’ordinanza che dispone le misure cautelari, coordinate dalla Procura della Repubblica di Roma, Direzione Distrettuale Antimafia, individua, in particolare, gravi indizi di reità a carico di tre esponenti di primo piano della criminalità romana, gravemente indiziati di essere i promotori e mandanti dell'omicidio: Michele Senese ed altri” scrivono i Carabinieri.

A farla breve, ‘sto cognome gira che ti rigira compare da una parte e dall’altra da un’amicizia ad un'altra. Vediamo attentamente il servizio di Report e cerchiamo di capire di che si tratta. In poche parole, tutto inizia con un selfie della Meloni con questo Gioacchino Amico durante un comizio a Milano. Un selfie non si nega a nessuno ma questo Gioacchino Amico non è un signor “nessuno”: è “amico” di “amici” riconducibili al clan mafioso Senese (lo stesso di cui sopra legato all’omicidio Diabolik, a sua volta amico di Pino Insegno, a sua volta dichiarato da lui stesso  amico di Giorgia Meloni per sua stessa ammissione) e, al contempo, sembra abituale frequentatore della Camera dei Deputati. Non vogliamo fare lo “spoiler” del racconto dirvi chi sarebbe il deputato chiamato in causa: rivedete tutta la puntata di Report con attenzione e, forse, qualcosa vi potrà essere più chiaro.

Che relazione c’è tra tutto questo e il “caso Lavitola”? Ce n’è quanta basta per comprendere meglio l’accanimento contro Ranucci e quel tipo di Report, quel tipo di inchieste, quel tipo di giornalismo. Esiste un “metodo Report” per alcuni fastidioso ed urticante? Forse si ma non se ne conosce uno diverso e migliore per comprendere il “marcio in Danimarca” dietro e dentro la politica. Ranucci ci ha messo del suo per rendere il compito della sua “eliminazione” politica ed editoriale più facile con i suoi errori? Forse si ma ora i suoi errori (in attesa di capire e sapere eventuali sviluppi) appaiono di gran lunga inferiori rispetto alle trame oscure, ai complotti e ai disegni sovversivi che si agitano in questo paese e che solo Report ha messo in evidenza. Chi altri ha indagato su traffico di armi? Nessun altro mezzo di informazione in  Italia ha fatto tanto in epoca recente. Conoscete altri mezzi di informazione che, ad esempio, hanno indagato a fondo o svolto “giornalismo d’inchiesta” sul caso Garante della Privacy come ha fatto invece Report svelando tutte le magagne? In buona sostanza: Report ha aperto le piste e la carta stampata le ha seguite.

Si può ben comprendere allora che, alla vigilia di una campagna elettorale dura e violenta sono molti a temere che possa riprendere una nuova stagione di Report con quel “metodo”: meglio non correre rischi e, intanto, togliamoci Ranucci dalle scatole.  Per il resto, lo sapremo solo vivendo, festeggiando  e vedendo cosa sarà Report dall’8 novembre 2026.

Nel frattempo, in questi giorni, in queste ore, ci dicono che nell’ex Viale Mazzini serpeggia un certo malumore prossimo alla crisi di nervi. Dopo un’estate da dimenticare, l’inizio di stagione sul fronte degli ascolti non preannuncia nulla di buono: Mediaset ormai costantemente sopra alla RAI sia nell’intero giornata. Lo stesso giochetto dei pacchi su RaiUno, punta dell’access time, arranca sotto di 3-4 punti la contemporanea trasmissione di Canale 5. Non ne azzeccano mezza di una: mandano in onda una fiction che ha avuto grande successo su Netflix (Lidia Poet) e sono costretti a ritirala di gran carriera: nessuno in Rai aveva capito la natura di quel successo, improponibile per il pubblico di RaiUno. Va in onda su RaiTre una trasmissione di successo che va oltre l’8% ??? troppo: occorre abbassare la media e allora la spostano per dare spazio al fido Monteleone che, se gli va bene si attesta intorno al 4%. Per non dire degli altri “amici” e delle loro trasmissioni gradite da questo Governo: Salvo Sottile e Pierluigi Diaco con ascolti simili al prefisso telefonico.

Ma, come supponiamo, è verosimile immaginare che non sia un caso di semplici sprovveduti allo sbaraglio quando più di un piano politico organico e strutturato il cui modello operativo è riconducibile alle famigerate dichiarazioni di Rossi di luglio scorso e al “mio successo personale” su quanto avvenuto a RaiTre.  

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giovedì 10 settembre 2026

Chi e perché fa sesso con le galline ???

By Bloggorai ©

Il “metodo sesso con le galline” per alcuni è sempre valido. Lo abbiamo già raccontato una volta ma giova ricordarlo per adattarlo ai tempi moderni. L’episodio lo racconta Vittorio Zucconi in suo libro e risale a quando Lyndon B. Johnson non era ancora presidente degli USA, ma un giovane e spietato politico che stava correndo per le sue prime campagne elettorali. Fece mettere in giro la voce che il suo principale avversario faceva “sesso con le galline”. A chi gli obiettava he era impossibile Jhonson replicava “Lo so che non è vero. Voglio solo sentirglielo smentire in pubblico!” l’immagine del candidato avversario che in diretta tv dovette confermare che lui non faceva sesso con le galline e non le rincorreva per l'aia comunque lo distrusse e Johnson portò a casa il risultato.

Morale della favola: il “metodo” diventa sostanza “narrativa” e oggi, su molte vicende di cronaca nera o politica, il “metodo” giornalistico diventa “notizia” anche laddove “notizie” ovvero fatti realmente avvenuti, certi e documentati non ce ne sono.

Veniamo ai giorni nostri.

Notizia di ieri: “Omicidio Piscitelli: 7 misure cautelari per i mandanti dell'assassinio di "Diabolik".

Notizia del 1 settembre 2025: il quotidiano il Domani titola “Le chat tra Insegno e Piscitelli: quel “piacere” fatto a Diabolik”

Notizia di mezzo: Pino Insegno è il conduttore Rai di destra, amico prima di Diabolik (per sua stessa ammissione) e poi della Meloni (per sua stessa ammissione): “Un’amica, una madre, la primadonna Presidente del Consiglio. Un vanto”. Vantarsi della Meloni ci sta, vantarsi di “Diabolik” un po’ meno.

Ma c’è una “notizia di mezzo”, un territorio già noto per altre illustri frequentazioni criminali, che non è stata mai pubblicata perché, semplicemente, mai avvenuta: l’apertura di un “fascicolo” del famigerato Comitato Etico RAI sul “caso” Insegno/Diabolik” ovvero  lo stesso Comitato che ha avuto tanta premura e sollecitudine per il “caso Ranucci” e che ha poi portato al suo allontanamento da Report per insindacabile e segreto motivo deciso dall’AD Rossi, in buona compagnia dei fidati collaboratori Ventura e Spadafora, nonché di Delia Gandini.

Piccola nota a margine: i due personaggi fanno parte del Comitato Etico RAI da molti, forse troppi anni e, forse, in quel posto non dovrebbero esserci. Ventura (lo stesso ritratto nella nota fotografia sotto Viale Mazzini ai tempi di Orfeo) è responsabile delle Risorse Umane da maggio 2019. Spadafora invece è stato nominato responsabile degli Affari Legali nel dicembre 2018. Ora, si dà il caso che esiste una specifica normativa Anticorruzione (​Legge 190/2012 e Linee Guida ANAC (Delibera n. 1134/2017 e Piano Nazionale Anticorruzione poi derivate nel Piano Triennale di Prevenzione della Corruzione (PTPC) di RAI S.p.A. laddove si prevede esplicitamente la rotazione degli incarichi dei dirigenti apicali entro un numero ben limitato di anni). Nessuno si è mai occupato di verificare, di chiedere e di precisare perché Ventura e Spadafora, nonché la Gandini (assunta in Rai nel 2017) sono ancora al loro posto e siedono nel Comitato Etico. Nota bene, il Comitato Etico si dovrebbe attivare anche quando anche le “notizie” sono di dominio pubblico e il “caso” Insegno è stato ben noto a tutti, almeno dal 2025.

È esattamente questo il terreno sul quale frana tutta l’architettura, tutta la “narrazione” alimentata e perseguita dal Corriere & C con le “fonti” interne RAI che riportavano i lavori del Comitato Etico per arrivare al famigerato titolo “ ... opacità e interferenze ... ” che, a loro dire, giustificherebbero la rimozione di Ranucci da Report. 

Il Corriere non ha mai riportato una notizia certa, circostanziata e documentata di “opacità” ovvero mai specificato dove, come e quando ci sarebbero stati episodi in grado di suffragare questa “accusa”.  Il Corriere non ha mai definito o riportato da “fonti” Rai cosa si intende per “opacità” nel caso specifico e non ha mai riportata una notizia certa, circostanziata e documentata di avvenuta “opacità” ovvero mai specificato dove, come e quando ci sarebbero state “interferenze” nei servizi realizzati da Report che, semmai dimostrate e provate, avrebbero portato semmai certamente non all’allontanamento da Report ma all’immediato licenziamento. E invece, ancora questa mattina, siamo a leggere (non solo sul Corriere) le chat tra le mogli o fidanzate di Lavitola e Ranucci. Il barile non è stato raschiato ma poco ci manca.

Oggi poi leggiamo su Repubblica un’intervista a Riccardo Iacona, ex Rai e ora conduttore di Presa Diretta. A parte il fatto che non ci è mai stata tanto chiara la sua uscita da giornalista dall’Azienda dalla porta principale per poi rientrare da quella di servizio come “artista” nella scuderia del noto agente Beppe Caschetto con un modico compenso di oltre 600 mila euro. È un percorso ormai consolidato in Rai quello dei giornalisti che diventano “artisti” triplicando il compenso: vedi il recente caso della Maggioni. Tant’è. Oggi leggiamo il titolo “Si può fare ancora giornalismo d’inchiesta. Mi occuperò più di politica”. Bene.  Avremo ben due programmi di “giornalismo d’inchiesta” su RaiTre. Rossi&C si stanno preoccupando e hanno già dato i primi segni di fibrillazione: il programma “Mi manda Rai Tre” che nei giorni scorsi ha fatto un buon risultato di ascolti, è stato prontamente spostato di giorno per dare spazio al programma di Monteleone: cortesie tra amici.   

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Chi fa sesso con le galline ???



mercoledì 9 settembre 2026

Il nuovo grande Patto Politico RAI e Mediaset

ByBloggorai ©

“Hello … Bruxelles???”

“Yes, oui, ja …”

“Please, some news about EMFA in Italy (domanda posta anche in francese e tedesco) ???”

“One moment please … We know that your Parlament it’s on the job … you must wait”

 

“Pronto, buongiorno… ci sono novità sul dibattito per la riforma Rai?”

“Si, proprio oggi alle 13 si riprende l’esame degli emendamenti”

 

“Pronto, buongiorno, ci sono novità per la Vigilanza? Convocazioni?”

“Nulla, non c’è nulla da riferire”

“Caro, cara (parlamentari di vari partiti) … ci sono novità sul “tavolo di lavoro” per la riforma Rai?”

“No, in questo momento abbiamo ben altro a cui pensare: la riforma elettorale”.

Lasciamo perdere, non è aria. Il tema “RAI e Servizio Pubblico” non è all’ordine del giorno ed è verosimile che non lo sarà per molti giorni ancora. Giustamente: perché dovrebbe interessare agli italiani quale potrà essere il futuro di questa Azienda, di questo Servizio Pubblico, di questo Cda. C’è un solo tasto “sensibile” sul quale si potrebbe avvertire qualche timido segno di attenzione: il canone. Attenzione: Vannacci dixit “Bisogna togliere fin da subito Bollo Auto e Canone Rai due ingiuste estorsioni statali. Futuro Nazionale” in buona compagnia del suo ex socio Matteo Salvini che sull’abolizione o riduzione progressiva del canone RAI hanno fatto e faranno un perno della battaglia politica. Seconda attenzione: il tema canone non è un tasto sensibile solo in ambito Lega &C ma anche nel “campo largo” c’è chi guarda con attenzione ad una proposta del genere. Da non dimenticare le suggestioni sulla fiscalità generale ed altre simili.

Fatto sta che questo, oggi, è lo stato dell’arte: di Rai non se ne parla e tutto ciò di cui si parla è solo in detrazione. “Non ne azzeccano mezza di una …”: da quando quel famigerato ottobre 2024 si è insediato il Cda di destra destra il piano di scivolamento Rai si è sempre più inclinato su tanti fronti ma quello più significativo si riferisce all’emigrazione di centinaia di migliaia di telespettatori verso altre emittenti e altre piattaforme. Lo certificano i dati trimestrali AgCom, lo certificano i dati quotidiani Auditel: ormai quasi ogni giorno, puntuale, il “bollettino degli ascolti” delle 10 del mattino è inesorabile: RAI sta sotto Mediaset per tanti punti percentuali, a volte anche 10. Ieri sera RAI con il 32% e 2,4 mln in day time e Mediaset con il 39% e 3 mln circa. Abbiamo ripreso il nostro faldone, la nostra memoria cartacea, dove ritroviamo innumerevoli titoli che riportano sorpasso ormai pressoché consolidato e difficilmente recuperabile. L’abitudine, l’affezione e la preferenza si è decisamente spostata verso Mediaset.

Ci poniamo la domanda. Si tratta solo di incapacità manageriale dei vertici Rai non adeguati a proporre prodotti o contenuti appetibili e di successo oppure di una scelta strategica ovvero politica? Recentemente in un articolo sul Sole abbiamo letto che non si tratta solo di numeri “…dietro i quali c’è una differenza di strategia. Mediaset ha deciso di non mandare in vacanza la sua offerta”. Rai si. Tutto qui.

Ormai ci stiamo facendo convinzione che si tratta di una perfetta combinazione di elementi: la RAI non regge più il peso della sua connotazione sociale del suo pubblico sempre più anziano, over 55, mentre il resto del mondo audiovisivo intravvede orizzonti più ampi. L’offerta generalista Rai è “vecchia”, ripassata e riesumata dai fondi di magazzino. Le repliche delle repliche, la scelta dei format e dei personaggi sono scientificamente indirizzati ad un pubblico ormai semi cloroformizzato.

Ma il tema che più può essere rilevante può interessare riguarda un possibile “accordo politico” sottinteso tra i partiti di governo finalizzato a ridurre lo spazio editoriale (e quindi pubblicitario) della Rai a favore di Mediaset, come ai vecchi tempi del famigerato “patto del Camper”. Da non dimenticare poi il famigerato “Rossi pensiero” laddove ha rivendicato il “mio” successo sulla nuova dimensione di Rai Tre.

Bene … staremo a vedere.

Nel frattempo, seguiamo sempre con attenzione il “caso mediatico” del Corriere e del suo editore. Oggi da leggere attentamente e interpretare il pezzo con il titolo “Ranucci e le omissioni su Lavitola”: il tema posto in primo piano è Ranucci e solo in subordine Lavitola. Già, poiché di “notizie” non se ne vede l’ombra mentre è sempre più evidente il costante interesse del Corriere sulla vicenda. Nota a margine: ieri il Tg La 7 non ha mai citato “il caso Ranucci”. Seconda nota a margine: i Tg Mediaset hanno riservato un’attenzione meno rilevante. Significativo.

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martedì 8 settembre 2026

Il "caso mediatico" di origine sconosciuta e il "ritorno alla normalità" della RAI

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Gli italiani potrebbero avere tante "cose" per la testa: anzitutto l'economia ovvero inflazione, costo della vita, lavoro. Supponiamo poi che abbiano per la testa, in ordine sparso: sanità, istruzione, trasporti. Poi ancora: la destra al Governo e quella che ancora non c'è e minaccia di esserci. E poi ancora: guerre varie, ambiente devastato e clima impazzito. Non ultimo: riforma elettorale e prossime elezioni e, sullo sfondo, la nomina del nuovo presidente della Repubblica.

In questo quadro, in tale contesto, l'editore Cairo ci regala ogni giorno perle di saggezza mediatica/politica antica e profonda. Come lo abbiamo già definito, il Corriere e La 7, hanno costruito una “narrazione” della vicenda Lavitola/Ranucci in modo del tutto “originale” tanto da meritarsi la definizione di “caso mediatico” di origine sconosciuta.

Ieri abbiamo assistito a due momenti epici di giornalismo televisivo. Il primo lo abbiamo ascoltato all’edizione delle 13.30 del Tg La7 quando è stato proposto il titolo di un servizio: “Il caso Ranucci” e la notizia invece era tutta e solo relativa all’interrogatorio di Lavitola e di Ranucci quasi non si faceva alcun cenno. Fa il paio con l’occhiello che nei giorni precedenti abbiamo visto sul Corriere con le tante paginate alla vicenda: il “caso” non era più la bomba, il suo mandante e il suo movente, ma Ranucci e la trasmissione Report ovvero Ranucci e la sua amicizia con Lavitola, Ranucci e il suo racconto erotico, Ranucci e le sue auto con o senza contrassegno assicurativo, Ranucci e lo Zimbabwe, Ranucci e la redazione di Report. Mentre tutto il resto (il famigerato Comitato Etico RAI e l’accusa di “opacità e interferenze” titolate dal Corriere senza specificarne una cha sia una) va tutto in secondo piano. Il “main stream” è servito, l’obiettivo è stato raggiunto, Meloni/Rossi & C sono felici e contenti e cosa sarà il prossimo Report lo sapremo solo vivendo.

Se non che, ieri sera, all’edizione delle 20.00 del Tg di La7 è stato raggiuta una vetta sublime: è stato pubblicato un sondaggio esclusivo sulla sola vicenda Ranucci. Il titolo era “Opinioni sul caso Ranucci”. Allora, con ordine: Mentana si sarà avvalso della preziosa collaborazione del suo collega Paolo Mieli che pure, a proposito di sondaggi su Ranucci, ne dovrebbe sapere qualcosa viste le sue frequentazioni al ristorante di Lavitola tra un piatto di vongole senza guscio ed un altro? Dettagli, quisquilie che tutti hanno presto dimenticato (compreso il Cappellini di Repubblica). Fatto sta che si insiste sul “caso Ranucci” mentre il “caso Lavitola” sfuma in secondo piano. Ma il sondaggio qualche domanda la pone: perché, appunto, tra i tanti temi e problemi di ben altra rilevanza, il Tg de La 7 si prende cura di fare un sondaggio proprio sul “caso Ranucci”? perché è stato commissionato? perché tanta enfasi, attenzione e curiosità sulla “ipotesi” di Ranucci in politica visto che ora non è un tema in alcun modo rilevante e all’ordine del giorno?

Da tempo abbiamo posto la domanda e avanzato dubbi sul “caso mediatico” del Corriere ma ancora non troviamo risposte convincenti. Prima o poi lo scopriremo, strada facendo.

Se non che, stamattina, sempre sul Corriere, appare un commento di Aldo Grasso che, al suo solito, picchia duro sulle fragili scatole della Rai e del Servizio Pubblico e titola: “La Ripartenza Rai, l’intrattenimento e il riciclaggio culturale”. Si legge “Ci siamo lasciati alle spalle tre o quattro mesi di nulla televisivo soprattutto sui canali Rai quelli del Servizio Pubblico. Alla ripresa, dunque, provo a recensire l'ultimo parto dell'intrattenimento (il nulla) anche se chiamarlo “intrattenimento” è già una concessione alla speranza”. Questa volta Grasso ci appare fin troppo indulgente: omette di scrivere che gli ascolti tracollano sotto i colpi di una estate da dimenticare. Dal nulla al niente, dal vuoto al vacuo: viaggio della Rai andata e ritorno da una stagione all’altra, da un anno all’altro, da un “pacco” all’altro verso un inesorabile e inevitabile declino, verso il solito “ritorno alla normalità”. E già perché sta per ricominciare il gioco dei “pacchi” su Rai Uno, il più clamoroso sostegno mediatico alla ludopatia senza che nessuno batta ciglio con la sola “novità” del cagnolino Gennarino che non sarà più sulla scena. Clamoroso!

Per la cronaca e a futura memoria: ci torna in mente la dichiarazione di ieri di Claudia Di Pasquale, neo co conduttrice del “nuovo” Report: “…non vogliamo più essere la notizia, ma fare notizie.” Ancora non ci è chiaro il concetto.   

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