mercoledì 13 marzo 2024

RAI : una partita di Poker brutta, sporca e cattiva

Foto di Jazella da Pixabay

 Quando il gioco si fa duro ... i duri cominciano a giocare

Chi ha conosciuto o frequentato un tavolo da poker o ha solo visto qualche bel film sull’argomento, saprà bene che i praticanti più o meno professionisti di questa nobile arte (dovrebbe essere insegnata nelle scuole elementari) hanno bene a mente una regola non scritta quanto fondamentale. Prima dell’inizio della partita, si cerca sempre di capire chi potrà essere il “pollo” (e si dice pure che se non lo hai capito entro le prime tre mani il pollo sei tu) e immediatamente  si manovra per innervosirlo. Questo può avvenire con “trucchi” leciti: far cadere qualcosa, tossire in modo compulsivo, chiedere continuamente una pausa per fare pipi (la prostata…) etc. In soldoni: un avversario nervoso è un avversario debole.

Ecco, per quanto riguarda il rinnovo del Cda RAI siamo proprio a questo punto: sono iniziati i giochi sporchi, le trame palesi e occulte, gli accordi, gli inciuci sottobanco tra le segreterie dei partiti, compresi PD e M5S. Ecco dunque che, come abbiamo scritto e come da esperienza sul tema, le grandi manovre attese dopo le regionali di Abruzzo hanno avuto inizio e si infittiscono gli articoli “bufali”. Oggi è il turno de Il Foglio, solitamente bene informato, e de Il Tempo. Quello de Il Foglio sembra essere molto addentro e sembra essere molto “solitamente bene informato”. Sembra, solo sembra. Molta fuffa e molta aria fritta con qualche spruzzo di ipotesi verosimili. La prima fuffa che si ripete sarebbe quella del patto Meloni –Salvini per accelerare e nessuno spiega perché proprio Salvini avrebbe interesse a sostenere questa ipotesi, specie dopo quanto successo in Sardegna e in Abruzzo. Perché Salvini dovrebbe concedere ora un vantaggio alla Meloni? Per stoppare in anticipo un possibile successo di Forza Italia alle Europee? Possibile ma alquanto improbabile che i “polli” siano disposti a farsi spennare prima del tempo. Lo stesso Sergio: perché dovrebbe passare alla storia RAI come lo “scaldaposto” di Rossi senza battere ciglio? E non perché lui in quanto tale ma per quello che rappresenta e chi lo sostiene dentro (molti) e fuori l’Azienda (molti e forti). Nel merito dei nomi, uno solo appare verosimile e risulta pure a Bloggorai: l’eterno candidato ”in quota” Lega, Marcello Ciannamea, potrebbe aver perso qualche punto. Tutto il resto. Acqua fresca e pan bagnato. Potrebbe avere invece qualche fondamento il ragionamento proposto dell’articolo de Il Tempo che titola “Rai, le paure di Pd e M5S. Così slitta il Cda” e propone un calendario.

Vediamolo almeno da un punto di vista “tecnico”, fermo restando che il calendario prevalente sarà solo “politico”. Anzitutto quando scade il Cda RAI? Codice Civile alla mano: con l’approvazione del Bilancio da parte dell’Assemblea, ovvero dopo l’approvazione dello stesso da parte del Cda. Un Cda dove si “potrebbe” presentare la bozza di Bilancio è previsto per il 18 aprile. L’Assemblea potrebbe essere convocata a seguire, senza vincolo di tempo: subito a valle del Cda o dopo settimane o mesi. La Legge 220 del 2015 in proposito è alquanto fumosa e dispone solo che “art. 2 -6-bis. I componenti del consiglio di amministrazione di designazione della Camera dei deputati e del Senato della Repubblica, di cui al comma 6, lettera a), devono essere eletti tra coloro che presentano la propria candidatura nell'ambito di una procedura di selezione il cui avviso deve essere pubblicato nei siti internet della Camera, del Senato e della RAI-Radiotelevisione italiana Spa almeno sessanta giorni prima della nomina. Le candidature devono pervenire almeno trenta giorni prima della nomina e i curricula devono essere pubblicati negli stessi siti internet”. Posto e non concesso che l’Assemblea possa approvare il Bilancio lo stesso giorno del Cda, il 18 aprile, da quel momento iniziano a decorrere i 60 giorni previsti dalla norma per la presentazione della candidature. Solo dopo che scaduto questo termine si potrebbe/dovrebbe avviare un processo (misterioso) di selezione dei nomi che, verosimile, non dovrebbe essere telegrafico, almeno formalmente, almeno per salvare la faccia. Solo questo passaggio, bene che vada, richiederebbe (sempre condizionale futuro imperfetto) non meno di 70/80 giorni. Ecco che dal 18 aprile si andrebbe dritti alla fine di luglio, bene che vada. Se non che, come noto, ci sono le elezioni europee di mezzo che, giocoforza, rallentano i tempi non foss’altro perché le Camere chiudono. Tutto si può fare se tutta la politica lo vuole: tutta, compresa l’opposizione. Tutta la “politica” vuole rinnovare il Cda RAI subito? Abbiamo qualche ragionevole dubbio.

Ma quello che interessa (e il titolo del Tempo coglie bene il cuore del problema) sono le trattative sui nomi. In primo luogo: perché almeno i partiti di opposizione PD e M5S non si liberano dalla ignobile pantomima delle nomine sottobanco? Che lo facciano i partiti di Governo, è sempre indecoroso ma passi. Nei giorni scorsi ha circolato il nome della Melandri, oggi quello di Chiara Valerio (nota esperta di televisione e mercato audiovisivo). Che senso ha indurre centinaia di persone a presentare un Cv che nessuno mai prenderà in considerazione perché i giochi, comunque sono già fatti? Ribadiamo con forza e chiarezza: “fuori i partiti dalla Rai “ avrà senso ripeterlo solo se ora, subito, si prova a fare qualcosa di diverso, solo se ora, subito, si evita di ripetere o applicare lo schema del passato dove tutto si gioca “un tanto al chilo” questo a me ..questo a te.

bloggorai@gmail.com


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