mercoledì 20 marzo 2024

RAI: un nuovo, grande "inciucio" è alle porte?

Foto di Mohamed Hassan da Pixabay

Non può passare inosservato il fatto che l’improvvisa accelerazione del procedimento di nomina dei nuovi consiglieri RAI sia avvenuta proprio all’indomani dell’approvazione del Media Freedom Act che, di fatto, mette fuorilegge il precedente dispositivo della Legge Renzi.

Fino a pochi giorni prima le fibrillazioni e le trattative sottobanco sia all’interno del Governo e sia nell’opposizione, lasciavano intendere che la scadenza europea fosse prevalente nell’indicare un possibile rinvio a settembre. Oggi, con il Media Freedom Act tra i piedi si doveva decidere: ora o forse mai più, il colpo di mano il Governo lo deve portare a casa subito. Domani è un altro giorno e con le nuove regole tutta l’impalcatura della nomina di Rossi al posto di Sergio avrebbe corso seri rischi di essere portata avanti.

Già, il cuore vero di questa storia è uno solo: la Meloni (e forse solo lei) vuole il suo uomo Rossi solo al comando come AD, tutto il resto è fuffa, ovvero complementi ai limiti dell’irrilevante. E già far passare inosservato questo principio è grave: il Governo non dovrebbe interferire nella scelta del nome di chi dovrà guidare l’Azienda, su questo tema grava un forte dubbio di costituzionalità. Quanto poi “pesano” i nomi dei consiglieri? Quanto “valgono “ i nomi dei direttori? La Legge 220 affida all’AD un potere straordinario: decide lui.

Quindi, riassumendo, grosso modo abbiamo le idee chiare sugli intendimenti di FdI, sappiamo i tentennamenti delle Lega e conosciamo i propositi e desiderata di FI. Sappiamo invece molto poco su cosa intendono fare PD, M5S e AVS. Questa mattina sul Manifesto compare una nota dove si legge che “..si sono espressi …” ma dove, quando e cosa avrebbero detto? Non è dato sapere. Per quanto Bloggorai segue attentamente con grande attenzione e meticolosità ogni giorno questo tema non ha mail letto nulla del genere. Anzi. abbiamo letto (pure stamattina) che il M5S vorrebbe ricandidate di Majo e che il PD ancora non ha trovato un suo nome dopo che Ruotolo si è sfilato, la Melandri si occuperà del “lusso francese” e di una certa Valerio di cui si sa che è amica della Schlein ed è digiuna di televisione. Ottimo. 

Ribadiamo: non ci interessano i nomi ma i criteri. Punto!!!

Ma ancora nessuno risponde ad una domande semplicissima: i partiti di opposizione vogliono ripercorrere la strada del passato come quando hanno fatto uscire i nomi dal cilindro oppure voglio cominciare ad adottare un meccanismo di selezione dei candidati utilizzando, già da ora, subito, i criteri indicati dal MFA??? Qualcosa non torna in questa fretta e somiglia a quando, settembre scorso, si è voluto dare una improvvisa e indebita accelerazione al Contratto di Servizio in Vigilanza … e sappiamo poi come è andata a finire: svanito. In questa circostanza, è solo la Meloni a voler forzare la mano oppure pensa di godere, in qualche modo e in qualche altra partita parallela, una sponda da altre parti? Chi altri si sta prestando a questo giochetto? Da tenere sempre a mente che in ballo non c’è solo l’AD ma anche la presidenza che deve passare il vaglio della Vigilanza. Anche quel nome fa parte del ”pacchetto” e deve giocoforza essere concordato per una semplice logica dei numeri (necessari i 2/3 dei parlamentari).

A noi cosa interessa, quali obiettivi ci poniamo almeno dal punto di vista tattico? Rompere il giocattolo e sostenere con forza l’applicazione del MFA, al costo di sostenere un rinvio della nomina del Cda fintanto possibile.  Ne consegue che sarebbe auspicabile che PD, M5S e AVS possano dare forti e chiari segni di opposizione a questa manovra. Come? Magari anche con una ipotesi estrema: minacciando di non proporre propri nomi in Parlamento e lasciare che facciano tutto da soli. Oppure, adottando un procedimento aperto e trasparente di selezione dei propri candidati per dare un forte segnale di rottura con la Legge 220. C’è poi una terza via che potrebbe interessare chi è fuori dai partiti: candidarsi tutti, attendere che siano nominati “i predestinati” e un minuto dopo ricorrere al Giudice per chiedere un accesso agli atti per verificare i criteri di selezione. Il Giudice non potrebbe fare altro che rimettere gli atti all’istanza superiore: la Corte Costituzionale. Il caso Fuortes/Lissner insegna. Si può fare.

Forse, si “deve” fare qualcosa: per paradosso concordiamo con il Governo: ora o mai più. Se passa questo consiglio, con queste regole e con questi principi, la frittata è fatta ed poi hai voglia a rincorrere o ricorrere o proporre leggi di riforma della governance che nessuno mai degnerà di uno sguardo. Almeno fino al 2027.

bloggorai@gmail.com

Nessun commento:

Posta un commento