martedì 5 marzo 2024

RAI: il primo fastidio di primavera


Dalle zanzare, dai pappataci, dalle cimici e altri insetti fastidiosi in qualche modo ci si può difendere. Dai limiti dell'intelligenza umana invece è assai più difficile.

Ostinati, ipocriti, ottusi e confusi. “Fuori la politica dalla RAI!!!”: è un ritornello al quale non ci potrà credere più nessuno per ogni volta che tocca leggere quanto scrive oggi il Fatto. Titolo “La nuova RAI⁓ aggiunge poltrone e ripesca Melandri”. Lettura fastidiosa.

Teoricamente, molto teoricamente, mancano solo poche settimane all’avvio delle procedure per la nomina del nuovo Consiglio di Amministrazione di Viale Mazzini e, come pure abbiamo scritto (Bloggorai facile e inascoltato profeta!!!) sono iniziate le grandi manovre, le trame e i complotti per chi sarà dentro o fuori. Teoricamente perché, come noto, siamo alla vigilai di importanti appuntamenti elettorali che potranno gettare grande trambusto sia tra i partiti di governo sia tra quelli di opposizione, a tal punto che potrebbe non essere fantasia supporre che il nuovo vertice RAI si potrà nominare a settembre.

L’ostinazione, l’ipocrisia, l’ottusità e la confusione sta tutta, semplicemente e unicamente, nella mente di alcuni (forse), nel voler riproporre senza battere ciglio lo schema delle precedenti nomine: tutto deciso tra pochi intimi, accordi sottobanco, camarille varie e senza alcuno scrupolo di voler provare almeno a salvare la forma adottando criteri di scelta e selezione dei candidati aperti, trasparenti e verificabili. Non forti delle esperienze precedenti (ostinati), non trasparenti sulle intenzioni che propongono (ipocriti), non paghi delle nefandezze passate (ottusi) e senza un briciolo di idee sul presente e sul futuro della governance RAI che pure vorrebbero riformare (sic!!!) escono fuori dai cilindri nomi come Ruotolo (che però vorrebbe andare a Bruxelles … ci credo bene!)  oppure Giovanna Melandri e compagnia cantando.

Non ci interessano i nomi delle persone ma il metodo, la logica che sottende la loro scelta. Il ragionamento vale per tutti i consiglieri che il Parlamento dovrà votare. Perché tizio o Caia invece che Pasquale o Sempronia? Chi li sceglie e con quali criteri vengono scelti? Viene l’orticaria a leggere che Rossi avrebbe più vantaggio su Sergio dopo Sanremo (e forse è vero il contrario), che la Agnes sarebbe blindatissima per la presidenza (e perché mai???) e che il consigliere eletto di dipendenti sia lo stesso attuale (che comunque dovrà essere rieletto) come pure il consigliere in quota 5S.

Il modo per uscirne con un briciolo di dignità c’è: è sufficiente aprire un dibattito pubblico e provare, entro i limiti posti dalla Legge 220 e sempre con il vincolo del voto parlamentare, a definire un griglia di criteri con i quali selezionare le candidature (modello francese)  e cercare un accordo aperto e condiviso. Si tratta semplicemente di presentare nomi che possano esibire capacità, esperienza, conoscenza  e autonomia. Si può fare e anche il solo provare a cercare un metodo diverso sarebbe un buon segnale per rompere il giocattolo perverso e malefico delle nomine sottobanco. 

PD, M5S, AVS e quanti altri ancora: se si può fare… fatelo!!!

bloggorai@gmail.com

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