giovedì 15 dicembre 2022

Attenzione alle belve di Viale Mazzini

Foto di Mike Goad da Pixabay

I leoni di maggioranza nel Cda Rai hanno ruggito e il fragore si è diffuso non solo nel palazzo di Viale Mazzini. Sono scattati come un corpo solo e, presi da un fremito di sincera commozione, hanno urlato in coro “Obbedisco!” e la nomina avvenne. Come previsto, come richiesto, come scontato. Nulla di nuovo sotto il sole, o meglio sotto la pioggerella fredda di questo dicembre uggioso. Così è avvenuto spesso e volentieri nel passato e così potrà accadere ancora nel futuro. Il Governo di turno ha il potere di chiedere (se preferite proporre, suggerire, sussurrare) e l’amministratore di turno ha la facoltà di concedere. Detto proprio papale papale: non ci turba affatto più di tanto perché siamo perfettamente consapevoli che non ci sono mai stati leoni in giro ma solo docili (e interessate) creature attente e sensibili a dove attaccare il carretto.

Dunque la partita di ieri si è chiusa con l’Ad che incassa la nomina di Rao e si prende tre voti contrari (Di Majo, Bria e Laganà) e già questo è un problemino. Abbiamo provato ad immaginare cosa si può provare quando succede una cosa del genere. Potrebbe vagamente somigliare ad una discussione di condominio dove  avviene che la metà del palazzo è contraria a ridipingere la facciata. Buon senso vorrebbe che la decisione venga rinviata e il problema approfondito e invece no: l’amministratore si schiera con una sola parte e perché  così gli conviene (si verrà poi a sapere che aveva concordato già tutto con una ditta di manutenzione di facciate). Morale. La facciata si farà ma la metà dei condomini pongono un problema: come è stata scelta la ditta? È stata fatta una gara? Con quali criteri si è aggiudicata il lavoro? Silenzio. Nulla è dato sapere. O meglio, sappiamo tutto benissimo e anche molto bene. Possiamo solo immaginare che l’amministratore si potrebbe essere innervosito. Si capisce.

Tornano a Viale Mazzini. Il tema dietro il quale i leoni della maggioranza del Cda si sono schierati è il criterio del “pluralismo”. Interessante, merita una rapida riflessione. Cosa è e come si esercita? Nel lessico governativo potrebbe significare che ogni testata giornalistica, ogni rete, dovrebbe riflettere la composizione anzitutto del governo e poi degli altri partiti in quota parte rispetto alla loro rappresentanza parlamentare. Con questo criterio, ad ogni cambio di equilibrio politico e sociale ci dovrebbe essere un specie di aggiornamento automatico, di default. Quando non lo fa, sua sponte, il Cda, interviene Palazzo Chigi con “sussurri e suggerimenti” e giunge allora il barrito dei leoni  con “obbedisco!”. C’è poi un altro lessico possibile dove si può intendere “pluralismo” inteso in altro modo, oltre e al di fuori dalla “quota” di appartenenza partitica della singola persona che lo esercita correttamente nell’esercizio delle sue funzioni. Si può essere “pluralisti” anche se in tasca si possiede una tessera del PD o di FdI ? Forse si e comunque si potrebbe valutare se esistono i presupposti di autonomia e indipendenza. Ad esempio uno dei presupposti “ad escludendum” potrebbe essere proprio la percezione pubblica e palese di appartenere ad una “quota” quale che sia il partito che la esprime .

Questa è la guerra fondamentale di cultura del servizio Pubblico difficile da vincere perché questo virus malefico della spartizione partitica si annida nel profondo, è trasversale e colpisce indiscriminatamente chi ne è più sensibile. 

È forse proprio il tema della “cultura” ovvero della sua natura e della missione del Servizio Pubblico che non si riesce ad affrontare e forse non si vuole. Nella scorse legislatura ben 7 (2 dei quali 2 del PD) progetti di riforma della Govenance Rai sono rimasti sepolti nel cassetto senza che una maggioranza di governo, che pure c’era, riuscisse a portarne avanti almeno un pezzo. Non si vuole affrontare semplicemente il problema del suo futuro perché ormai si da per scontato che per la Rai sarà piccolo e modesto. Potrà forse sopravvivere  ai vari Netflix e Amazon ma in una nicchia residuale con pochi mezzi economici e con ascolti sempre più orientati ad un pubblico over ’60 emarginati dal broadband e confinati nel pleistocene del broadcast digitale terrestre. La BBC ci sta pensando da oltre 10 anni. Va bene così, per molti va benissimo così perché, ad esempio, in tal modo quel poco che rimane da raschiare di pubblicità verrà dirottato altrove. Vedi quanto abbiamo letto ieri su Italia Oggi: gli investimenti pubblicitari in televisione, 2021 su 2022, calano per la Rai del 17% e per Mediaset del 2%. Di questo passo e con questa progressione, si dovrà aumentare il canone per garantire lo stipendio agli oltre 12 mila dipendenti.

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mercoledì 14 dicembre 2022

Rai: Hic sunt Leones


Questa mattina non è aria, pioggia e vento e girano le scatole. Leoni e criceti: oggi si farà la differenza? Forse che si… forse che no. Oggi, come avvenuto peraltro mille altre volte in passato, forse verrà nominato un direttore del Tg2, quale che esso sia, uscito fuori dal cilindro magico dell’AD senza sapere in che modo, con quali criteri, con quali valutazioni comparative, con quali meriti si potrà decidere se Tizio è meglio di Caio. Tutto ciò che si sa è retroscena, è ricostruzione più o meno fantasiosa del suo incontro con Giorgia Meloni. Tutto quello che si sa è che Tizio o Caio sono “in quota” o in simpatia di una parte politica o dell’altra.

Ha scritto Riccardo Laganà: “E' incredibile come anche questa volta sussista una curiosa coincidenza tra le indiscrezioni circolanti dentro e fuori Mazzini sul nome del nuovo Direttore del TG2 e la proposta arrivata al consiglio di amministrazione. Ancora una volta non risulta chiaro e trasparente il metodo di selezione e anche in questo caso a prevalere è il nome, non si sa bene come individuato, rispetto al progetto editoriale e industriale. Ormai è più che evidente, è prassi, che tra i criteri di nomina, in modo particolare dei direttori di Testata, ci debba essere il gradimento del governo di turno, altrimenti con la sola professionalità non si emerge”.

Già, scrive Laganà “…ancora un volta … anche in questo caso …” perché poi, alla fin fine, molti tacciono e acconsentono (e votano a favore)? Semplice: perché molti di loro hanno fatto esattamente come loro, fanno e copiano lo stesso modello: chi sta al governo decide e quando cambia il Governo cambiano anche i direttori a loro immagine e piacimento. Se non si rompe questo giocattolo sarà sempre la stessa musica. Punto. Amen. Sotto a chi tocca. Domani è un altro giorno e si vedrà.

Applicando lo stesso principio omeopatico si legge la questione della Vigilanza Rai. Perché Enrico Letta e Giuseppe Conte non chiudono la partita della Vigilanza Rai? Semplice: perché è pura e semplice merce di scambio al mercatino delle opportunità e convenienze. Traccheggiano, rinviano, attendono, valutano rischi e vantaggi se sia meglio sostenere la Boschi, e quindi Renzi/Calenda, o lascarli al loro destino nelle braccia di una futura alleanza con il  Governo Meloni. Oggi, è verosimile, che in Cda Rai si possa applicare lo stesso schema: conviene dare un aiutino a Fuortes appoggiando la candidatura che proporrà oppure sbattergli in faccia l’opposizione della metà dei consiglieri? Hic sunt leones!

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martedì 13 dicembre 2022

Rai: l'estinzione prossima ventura (come la BBC)



E però, quando s'ode cosa o vede
che tegna forte a sé l'anima volta,
vassene 'l tempo e l'uom non se n'avvede;

ch'altra potenza è quella che l'ascolta,
e altra è quella c' ha l'anima intera:
questa è quasi legata e quella è sciolta.

Rarissimo trovare parole tanto profetiche e perfettamente adeguate alla notizia del giorno clamorosa: cultori del Servizio Pubblico Radiotelevisivo, collezionisti di puntate della Nonna del Corsaro Nero, nostalgici di Non è mai troppo tardi, raccoglitori di figurine di Corrado e Mike Buongiorno, feticisti delle Sorelle Kessler nonché fedeli seguaci del Tg1 in epoca Maggioni o adepti della setta (non Monica) dei praticanti Domenica In .. mettetevi l’anima in pace, preparate i bagagli, attrezzatevi a tempi cupi, duri, aspri e mettete una sveglia: la Rai potrebbe estinguersi come i dinosauri. Esattamente tra sette anni, ovvero tra circa 392 settimane, ovvero 2520 giorni e spicci, preparatevi ad abbandonare la scialuppa di salvataggio e dimenticate il passato: la Rai per come l’avete conosciuta, per come l’avete praticata, forse potrebbe non esserci più e lo stesso nome potrebbe cambiare. Gli esperti ci stanno lavorando: TTI (Tele Tablet Italiana), oppure VSN (Video Streaming Nazionale) sono le ipotesi più gettonate.

È tutto vero e la notizia arriva da un fonte qualificatissima e molto accreditata anche al VII piano di Viale Mazzini: Tim Davie, CEO della BBC che ha dichiarato nei giorni scorsi a The Guardian chiaro e tondo  che “The BBC is preparing to shut down its traditional television and radio broadcasts as it becomes an online-only service over the next decade...Imagine a world that is internet-only, where broadcast TV and radio are being switched off and choice is infinite… A switch-off of broadcast will and should happen over time, and we should be active in planning for it.” Chiaro!!! Tutto on line e ci si prepara da subito, subitissimo, senza attendere oltre. E forse, qualcuno teme, è già troppo tardi.

E a Viale Mazzini come stanno messi? È Rai Play la scialuppa di salvataggio alla quale aggrapparsi disperatamente? Il nuovo Governo che si affaccia a governare la Rai che dice? Sono pronti, allarmati, avveduti per il cambiamento epocale? Bho! Non è dato sapere e ancora per un po’ non lo sapremo. Non sappiamo se, bontà loro, Letta e Conte si decideranno a chiudere il pacchetto della nomina della Vigilanza Rai e non farla diventare merce di scambio. Non sappiamo se e quando potrà riprendere l’iter di scrittura del nuovo Contratto di Servizio e conseguente Piano industriale. Non sappiamo se e come si potrà chiudere quello strano affare della vendita di Rai Way. Non sappiamo se e come si potrà arginare la progressiva perdita degli ascolti e così via trotterellando.

Noi, nel nostro piccolo, non si sa mai … ci stiamo preparando e per quel tempo, metteremo on line un nuovo Blog con il  titolo “Bloggoweb” e poi, nel 2030, beato chi avrà un occhio.

Bene. Andiamo avanti. Oggi solo una notiziola ma pesante e si riferisce al Cda di Domani dove verrà proposto il nome di Nicola Rao per il Tg2. “Los ombres hablan des personas, lo Caballeros hablan des cosas”. I consiglieri domani non dovranno votare solo su un nome, su una persona, ma su un principio che gli fatica ad entrare nei loro ragionamenti: con quali criteri si presenta un nome? Come e da chi è stato scelto? Dal solo AD in quanto tale, da lui stesso medesimo o concordata  “Vuolsì così colà dove si puote ciò che si vuole, e più non dimandare” come abbiamo letto nei giorni scorsi quando la Meloni e Fuortes si sarebbero incontrati?  È stata fatta una comparazione per titoli, meriti, esperienza e competenza?  Niente, non ce la fanno. Il solo criterio à la vera o presunta appartenenza ad una “quota”, la simpatia o l’amicizia con il governo di turno, quale che esso sia.

Bene. Ora andiamo indietro. Ieri sera ci siamo imbattuti su Rai Tre dove alle 23.30 è andata in onda la trasmissione Fame d’amore riferita ai problemi di giovani con disturbi di varia natura. Al termine, sui titoli di coda, la sorpresa: una coproduzione con la società Ballandi. Non è possibile! Ma come si può giustificare che la Rai, coni suoi potenti mezzi e le centinaia di persone capaci e competenti di cui dispone, non è in grado di produrre autonomamente un programma del genere? Il “concept” dovrebbe appartenere in assoluto al DNA del Servizio Pubblico (do you know “coesione sociale” &C ???) come pure l’organizzazione, la dotazione di un/una giornalista in grado di reggere un microfono e fare domande? O No? Ma per quale dannato motivo ci si deve rivolgere ad una società di produzione esterna per fare un programma del genere? Come abbiamo pure scritto ieri per il programma di Malgioglio su Rai Due, sempre di Ballandi. Come pure, abbiamo letto ieri, il comunicato dei sindacati Rai dove si denuncia che “… la creazione del logo per edizione 2023 del Festival era stata dapprima assegnata ad un progettista interno del reparto videografica che, a tempo pieno per alcune settimane, si era occupato di tale incarico. Il progetto era stato terminato per tempo, visionato e approvato dal regista e dal Direttore Artistico del Festival. Dopo svariati giorni dall'approvazione di una delle proposte presentate, la Direzione Prime Time e la Direzione Comunicazione si sono confrontati concordando la realizzazione di una proposta alternativa, appropriandosi di fatto del progetto, sottraendolo alla Direzione Produzione TV di Roma (e quindi al reparto di videografica) fino a quel momento incaricato della commessa”.

Sembra quasi che per molti l’Azienda Rai viene data per estinta prima ancora del 2030. Chissà se domani in Cda ci sarà tempo, spazio e modo di sollevare anche questo problema.

Ultima nota: ieri il Quotidiano del Sud ha pubblicato un articolo a firma Marco Mele ancora sul tema del 21 dicembre e della grande “pubblicità ingannevole” che sta andando in onda sugli schermi Tv. Per quanto ci risulta, la Rassegna Stampa Rai si è fermata ad Eboli e dell’articolo ci dicono che non ci sono tracce. Evidentemente, l’orizzonte dell’Ufficio Stampa di Viale Mazzini si ferma alle pianure pontine e più giù non scende. 

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lunedì 12 dicembre 2022

La Rai e il suo Triangolo delle Bermude


S’era fatta l’ora di cena, erano passate le cinque della sera di un pomeriggio di inverno che ancora non è inverno e veniamo a scoprire cose che voi umani, mangiatori onnivori di pane e politica, di sottili analisti, sempiterni lettori di dotti editoriali, telespettatori di accanite diatribe in qualche talk show nonché indefessi partecipi della cosa pubblica non potete immaginare nemmeno lontanamente: nientepopodimenoche  il candidato alla segreteria del PD, Stefano Bonaccini, si avvale di una agenzia di Comunicazione per “ … supportare la sua campagna congressuale” nonché il candidato sempre del PD alla Regione Lombardia, Piefrancesco Majorino, per  “… collaborare alla sfida elettorale in Lombardia”. La notizia l’abbiamo letta alle 19.49 su Dagospia che, a sua volta, ha pubblicato il lancio di VigilanzaTV. Magari questa notizia non è nemmeno una novità.

Allora, intendiamoci bene. Chi vi scrive ha fatto della comunicazione la sua professione da oltre 50 anni e quasi crede più a questa scienza che alla politica. In altri termini: siamo convinti che potrai essere un buon politico ma se non sai comunicare il tuo pensiero e la tua azione, è meglio che lasci perdere. Consideriamo quindi la capacità di comunicare al pari della possibilità di acquisire consenso. Dunque, che un politico si affidi ad una società esterna di comunicazione al partito potrebbe anche essere un segno positivo ma che, comunque, ammette implicitamente, di avere un “problema” su quel fronte e non è cosa da poco. Ma il vero problema è il potere delle società di comunicazione, delle società degli agenti di spettacolo in grado di influenzare partecipazioni, smistare presenze in tv a loro piacimento e interesse e tutela  di loro “clienti”. Leggiamo quanto pubblicato da VigilanzaTV ieri sera: “…Schlein, andando ospite da Fazio, è informata che quest'ultimo - per il programma Che tempo che fa - si avvale della Jump Comunicazione, di cui è titolare Marco Agnoletti. Lo storico spin doctor dei sindaci di Firenze Matteo Renzi e Dario Nardella”… e ancora “…Marco Agnoletti è anche nientemeno che lo spin doctor dello stesso Bonaccini! Prima nella campagna trionfale per la presidenza dell'Emilia-Romagna, e ora per conquistare la carica di segretario del Partito Democratico”. Anche la Schlein avrà un agente e chi sarà mai?

Se poi qualcuno si interroga sul perché il PD è destinato all’estinzione come i dinosauri, forse trova qualche risposta.

Si sta formando, si rafforza e si estende il quadrangolo, l’ottusangolo, il poligono perfetto dove politica, comunicazione, agenti, società di produzione e lobby di varia natura e cultura affondano e fanno sparire l’essenza dell’interesse e la logica del Servizio Pubblico. Diventa tutto un grumo appicicoso e malmostoso di faccende private, di camarille, di amicizie opache e trasversali dove tutto è pirateria senza scrupoli. I Poteri reali si mescolano a quelli fittizi, la forma prende lo spazio della sostanza. Ci chiediamo semplicemente: ma Benigni ha bisogno di Presta per essere ricevuto dal Papa o viceversa? Bonacini ha bisogno di una società di comunicazione per andare in video e fare campagna elettorale? Fiorello ha bisogno di Amadeus (Presta) per lanciare il suo programma? La Fagnani, prossima conduttrice di Sanremo ha bisogno del suo agente Caschetto? Massimo Gramellini e Lucia Annunziata hanno bisogno di un agente per trattare la loro presenza sugli schermi di Rai Tre? Così via trotterellando. E parliamo di agenti ma non ci dimentichiamo delle case di produzione: abbiamo ricordato ieri che i nuovo programma di Rai Due dove la grande novità consiste nell’aver ripreso un format spagnolo che ha giù visto all’opera Raffaella Carrà e dove un personaggio intervista un altro personaggio. Da chi è stato coprodotto? Da Ballandi &C .. ca va sans dire … vogliamo parlare del ricco mercato dei format, della produzione di fiction?

Il vero problema però non sono tanto gli agenti, le lobby etc ma, semplicemente chi gli permette di agire indisturbati. Chi decide tutto questo a Viale Mazzini? Chi ha la responsabilità editoriale, politica e nonché amministrativa di questo Triangolo delle Bermude?

Abbiamo scoperto un interessante articolo su un sito dove si legge bene la geografia dell’orrore: leggete  https://www.lanotiziagiornale.it/ennesimo-flop-per-la-rai-che-paga-il-potere-degli-agenti/ . Ce n’è quanto basta ma evidentemente non quanto necessario per porre un freno, un argine che, evidentemente, al VII piano non vogliono costruire. Non è stata sufficiente una risoluzione della Vigilanza, non è stato sufficiente un voto in Cda Rai nella precedente consiliatura: questi sono i veri poteri forti e lo sono in quanto non c’è nessuno che gli si oppone, anzi, spesso hanno solide e profonde amicizie sparse nei diversi piani di Viale Mazzini, da tempo, da tanto tempo. Concludiamo leggendo il passaggio conclusivo dell’articolo “…Presta quanto Caschetto sono indicati come gli uomini che fanno i palinsesti. Ma se appare comprensibile che i due possano piazzare uomini e programmi loro nelle reti private, meno comprensibile è che agiscano in totale libertà nell’azienda di Stato…”. Sanremo è alle porte …

Bene, andiamo aventi. Il prossimo mercoledì 14 è previsto il cda di Viale Mazzini e ci dovrebbe essere all’Odg la nomina del nuovo direttore del Tg2. I colleghi esperti di totonomine danno per scontato il none di Nicola Rao, attuale vicedirettore del Tg1. Come al solito, si legge che si tratta di nome più o meno “in quota” al governo di turno … di centro o di “sinistra” che dir si voglia, niente di nuovo e niente di diverso di quanto è stato fatto prima. Dunque, qual è lo scandalo? Apparentemente nessuno, sostanzialmente  tutto e sempre lo stesso. Sarà interessante vedere come voteranno i consiglieri Rai espressi dall’opposizione (Bria e Di Majo). Sarà interessante capire se c’è qualcuno che ha voglia di rompere il giocattolo o meno.

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domenica 11 dicembre 2022

'Mo vene Natale per la Rai: tra possibili scoop, inganni e poteri forti

Le nostre lettrici e i nostri lettori potranno bene immaginare che per selezionare tra la miriade di notizie, vere o farlocche, che girano intorno alla Rai ogni tanto siamo costretti a prenderci una pausa, non fosse altro per capire e approfondire ed evitare di alimentare bufale e minchiate. Così è successo ieri.

Ci eravamo lasciati con una specie di “scoop” che ancora non è del tutto chiaro per quanto possa essere attendibile. Parliamo di una candidatura in successione a Fuortes come nuovo AD. Il ragionamento che ci è stato proposto è semplice, attendibile e plausibile: il Governo Meloni ha sul tavolo tre opzioni per intervenire sulla Rai. La prima è mantenere Fuortes con un “commissario” alle calcagna (Rossi). La seconda è non toccare nulla a quel livello ma intervenire solo sulle “seconde linee” ovvero Tg, Gr etc. La terza è cercare un soluzione “a sorpresa” con una candidatura, un nome “terzo” rispetto all’Azienda ma competente e in grado di essere presente e partecipare ai dossier TLC di interesse strategico nazionale dove la Rai in qualche modo è chiamata a partecipare (rete unica, polo della torri etc). 

Questo “ragionamento” (peraltro ieri ripreso da un autorevole quotidiano finanziario senza citare la fonte Bloggorai, ma va bene così .. non ci teniamo) ci è stato detto che vede la terza ipotesi come la più convincente e perseguibile e, in questo senso, sarebbe stato individuato un nome e cognome che ...ovviamente... non riportiamo. I nostri lettori più arguti e informati hanno … ovviamente… intuito subito di chi si tratta e fatto un check and balance e sono emersi due elementi. Il primo è la conferma della manovra e del nome in atto e il secondo è un potenziale ostacolo che si potrebbe frapporre di natura “legale” sul futuro di questa persona. In soldoni: la persona potrebbe essere ritenuta idonea da Meloni &C (nonché da alcune aree di alleati – Mediaset - e financo di opposizione  trasversale tra Renzi/Calenda e zone del PD) ma è necessario attendere i possibili esiti legali. Nel frattempo, ci sono passaggi “tecnici” da verificare sulle possibilità di exit strategy per Fuortes.

Poi, per quanto riguarda le nostre modeste conoscenze e capacità di lettura, rimane da chiarire se si tratta di una notizia fatta circolare per “sondare” il terreno perché sostanzialmente vera oppure perché ci può essere un interesse a stopparla. Non escludiamo nemmeno la minchiata, semplice semplice. Vedremo.

Bene, veniamo ora ad un “regalo di Natale” che si sta apparecchiando sul tavolo di qualche  milione di telespettatori. Nei giorni scorsi abbiamo riportato quanto scritto da Marco Mele su www.tvmediaweb.it a proposito della scadenza del 21 dicembre quando, secondo il MiMit “Per continuare a vedere i tuoi programmi preferiti è necessario sostituire il tuo televisore o dotarlo di nuovo decoder”. “Lo spot è chiaramente ingannevole. Per un fatto semplicissimo: più del 90% dei televisori in uso è già in grado di vedere i canali in HD”. Abbiamo cercato una verifica l’abbiamo trovata sul sito ufficiale del MiMi dove nella relazione della Fondazione Bordoni, aggiornamento giugno 2022, Diffusione degli apparati TV in Italia e scenari evolutivi, si legge che: “della quota di famiglie DTT che riescono a ricevere programmi in HD e dunque possiedono un apparecchio televisivo abilitato almeno alla decodifica dell’MPEG-4 (“famiglie HD”). Esse ammontano a circa il 98,1% delle famiglie DTT, con una forchetta che va dal 97,4% al 98,8%; in termini assoluti si tratta di un insieme di famiglie compreso fra i 23,3 e i 23,6 milioni. Specularmente, le famiglie non pronte alla ricezione di programmi HD sono comprese tra 0,6 e 0,3 milioni.” (vedi documento ufficiale Diffusione degli apparati TV in Italia e scenari evolutivi – giugno 2022 - v2.docx (mise.gov.it)   . I “residuali” telespettatori che “non potranno vedere più i programmi preferiti” sono dunque un numero certamente importante sul quale concentrare l’attenzione ma che non appare tale da giustificare una campagna di tono allarmistico e minaccioso come quella che si sta conducendo. Poniamo un paio di domande: anzitutto chi ha interesse, nelle determinate contingenze sociali ed economiche, a spingere per fare un acquisto per molte famiglia assolutamente  non necessario; perché la Rai, Servizio Pubblico, si è prestata a diffondere questo messaggio che non riguarda la maggioranza dei telespettatori ma solo una sua piccola parte?

Abbiamo ora un capitolo che meriterà un posto a parte dopo che nei giorni scorsi abbiamo visto una fotografia pubblicata dall’ANSA dove si vede Papa Francesco che ha ricevuto Roberto Benigni accompagnato dal suo agente Lucio Presta in occasione della produzione tv che il comico toscano ha prodotto per la Paramount (vedi https://www.ansa.it/amp/sito/notizie/cronaca/2022/12/07/papa-francesco-incontra-roberto-benigni_99cb84b3-41f7-4d30-bd77-defb3e7d7be1.html). 

Ci è venuta subita in mente una riflessione: i poteri forti si incontrano. Sul primo c’è poco da dire: Francesco lo è in modo assoluto. Su uno dei secondi  invece ci sarebbe da scrivere un capitolo enciclopedico sulla sua forza dentro e fuori la Rai. Ci promettiamo di proporre qualche appunto nei prossimi giorni.

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venerdì 9 dicembre 2022

in attesa

 rimanete sintonizzati...

il Post di oggi arriverà più tardi...

Il Mercatino di Natale lungo i giardini di Viale Mazzini

Foto di 昕 沈 da Pixabay

Noterelle a margine. Non c’è grande dibattito in giro. La sola notizia oggi meritevole di attenzione è un articolo sul Sole sugli ascolti dei Mondiali di calcio. Si legge: “Mondiali, per la Rai ascolti in crescita ma lontani dal 2018. Le centrali media segnalano audience inferiori del 25% sulle stime di Rai Pubblicità” e poi si legge "... il confronto tra le partite andate in onda su Rai i e Rai 2 con le partite andate nel 2018 sui canali Mediaset (40 partite su 48 agli stessi orari) si contano circa 4 milioni di spettatori fra gli individui (-17% sul 2018). Negli ottavi (6 partite su 8) 15,2 milioni di media sono il 22% in meno. Risultati di ascolto, quindi, lontani del 25% dalle stime editoriali di Rai Pubblicità". La domanda semplice è: come hanno fatto le stime? Poi, ancora non è dato sapere invece quanto questi ascolti si traducono in "valore" di spot. In un precedente articolo si leggeva che era prevista “...una raccolta pubblicitaria da parte della Rai compresa fra 35 (la stima peggiore) e 65 milioni”. Il tema è capire: A, se tanti ascolti valgono più spot e B, se gli ascolti dei due campionati sono paragonabili tra loro: editore di riferimento (Mediaset), periodo estivo/invernale, collocazione oraria, pre Covid etc.

L’altra sera siamo capitati per caso su RaiDue in prima serata e abbiamo visto (solo per pochi minuti, quanto basta per scappare subito via) una trasmissione di Malgioglio. Nei titoli di testa abbiamo letto che si trattava di una coproduzione Ballandi. Il format era confezionato in termini di lui che intervista una lei. Un lui a condominio con Mediaset  e una lei con non si sa chi. Una cosa simile la abbiamo registrata quando è stato varato il programma di Damilano su RaiTre: un giornalista che intervista un altro giornalista. Ancora una cosa del genere va in onda su RaiDue con la D’Amico. E ancora ancora la Fagnani con le sue Belve ... ora in partenza per Sanremo. E così vi trotterellando. È la Rai bellezza!!! E poi c'è chi dice che gli agenti artistici in Rai non contano ...

Infine: la Vigilanza Rai sembra ancora in alto mare e non è dato capire dove si trova l’inceppo. Si legge che è stato raggiunto un accordo PD-M5S che ha portato alla nomina di Guerini al Copasir ma non si capisce perché il corollario di questo accordo non vale per la Vigilanza dove invece si continua a leggere di pressioni/trattative di Renzi-Calenda per far nominare la loro preferita Boschi alla presidenza. Letta e Conte su questo tema tacciono e la cosa appare alquanto sospetta. Ne abbiamo appena accennato ieri nello “scoop”: la presidenza della Vigilanza potrebbe essere parte della cambiale, della merce di scambio,  con la quale si mercanteggia il possibile cambio di passo al VII piano di Viale Mazzini. Presto lo sapremo.

È venerdì e in genere i lettori di Bloggorai cominciano a pensare al fine settimana e poi .. ‘mo vene Natale…

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