martedì 9 aprile 2019

Il toro per le corna

Oggi dovrebbe essere giorno di corrida e vedremo se il povero toro non verserà sangue nell'arena.
Alle 12 si dovrebbe riunire la Vigilanza e si attenono scintille. Ma, a quanto sembra, come al solito, la confusione regna sovrana. E' notizia di ieri sera che il PD che aveva annunciato l'Aventino come protesta per la mancata pubblicizzazione delle schede utilizzare per l'elezione di Foa ha cambiato idea e sarà Anzaldi a non essere presente in aula. Incredibile ma vero !!! Si ipotizza un nuovo grande "inciucio" che non sarebbe, come si vorrebbe far credere a danno del M5S ma, a favore. Dovesse mai succedere che si formasse una nuova maggioranza di governo, qualcuno sostiene che sia più verosimile tra PD e 5S che non Lega e FI. Anzaldi e Borioni ne dovrebbero sapere qualcosa di più di noi.

La mattinata inizia bene: nella mazzetta dei giornali troviamo due pezzi importanti: intervista di Riccardo Laganà a La Notizia e intervista tempestivissima e pregiatissima di Fabrizio Salini su Prima Comunicazione.  Laganà ripropone il tema del conflitto di interessi di Foa (sollevato anche da Primo Di Nicola, M5S) come presidente sia di Rai Spa che di RaiCom, cioè controllante e controllato. Inoltre affronta, correttamente, il problema dell'assegnazione del canale in lingua inglese (finanziato con soldi pubblici) sotto le direttive di una società con finalità commerciali. Ci permettiamo di aggiungere: la Legge e lo Statuto Rai non lo permettono! Al Presidente del Servizio Pubblico sono demandati ruoli e compiti ben delineati che non possono essere superati a discrezione, a piacimento: nella Legge 220 del 2015 (vituperata e nefasta) all'art.2, comma d, si legge un esplicito riferimento alla "l’assenza di conflitti di interesse o di titolarità di cariche in società concorrenti." Le due società non sono concorrenti tra loro, ma questo aggrava la valutazione, non la alleggerisce in quanto rimane il tema prevalente, cioè il conflitto di interesse che la medesima persona riassume con il doppio incarico. Inoltre, la stessa Legge, al comma e, recita: "Al presidente possono essere affidate dal consiglio di amministrazione deleghe nelle aree delle relazioni esterne e istituzionali e di supervisione delle attività di controllo interno". Punto. Inoltre, lo Statuto pubblicato sul sito della Società, all'art. 22 fissa dettagliatamente le responsabilità del Presidente e non si prevede in alcuna parte che possa assumere altri incarichi in società controllate. Punto: NON si può fare! Il M5S è partito all'attacco su questo fronte ma forse hanno dimenticato che la loro rappresentante in Cda, Beatice Coletti, ha votato a favore di questa nomina. Qualcosa non torna.

Ieri abbiamo definito il Piano industriale come "arma di distrazione di massa": confermiamo e la lettura dell'intervista dell'AD su Prima ci fornisce ulteriore prova. Lunghe a argomentate risposte portano a sostenere che si tratta di un piano ambizioso, capace di portare la Rai fuori dalle secche dell'inefficienza, al passo con le attuali e poderose sfide tecnologiche e produttive e tutto questo grazie ad una formidabile ristrutturazione per "generi" dei contenuti e per revisione della struttura di corporate. Viene definita "rivoluzione copernicana" perchè rompe i potentati delle reti. Due semplici osservazioni: la prima si riferisce alla madre di tutte le domande che, curiosamente, viene messa in coda all'intervista: le risorse. Sostiene Salini "Il piano del triennio, dal punto di vista del prodotto, genera risparmi ... ed è prevista anche una copertura dalla Legge di bilancio". Eresia ...eresia...eresia!!! che si possano ottenere risparmi sarà tutto da verificare e, in buona sostanza, si apre una scommessa con la copertura finanziaria tramite credito bancario e, gravissimo, rilevare una copertura ai limiti della legittimità in quanto si configura un aiuto di Stato indebito. Senza poi dimenticare l'esproprio di parte del canone, sul quale si ipotizza un legittimo ricorso mentre risulta ancora pendente quello al Consiglio di Stato per lo scippo dei 150 milioni operato dal governo Renzi.

Non c'è alcun motivo per tifare la riforma Salini anche per un altro, sostanziale pilastro: disattende in modo pressochè totale un fondamentale mandato ispiratore del Piano stesso proveniente dal Contratto di servizio: la coesione sociale. Si riduce tutto a mera alchimia organizzativa, a freddo calcolo di posizione, a banale e goffo tentativo di rincorrere una concorrenza (ricordare l'intervista sempre di Salini su RaiFlix) su un terreno che non è e non dovrebbe essere quello del Servizio Pubblico.

Speriamo che il toro, alla fine della giornata, esca indenne !!!

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domenica 7 aprile 2019

Quer pasticciaccio brutto di Via Novaro

"Nella sua saggezza e nella sua povertà molisana, il dottor Ingravallo, che pareva vivere di silenzio e di sonno sotto la giungla nera di quella parrucca, lucida come pece e riccioluta come agnello d’Astrakan, nella sua saggezza interrompeva talora codesto sonno e silenzio per enunciare qualche teoretica idea (idea generale s’intende) sui casi degli uomini: e delle donne. A prima vista, cioè al primo udirle, sembravano banalità. Non erano banalità. Con quei rapidi enunciati, che facevano sulla sua bocca il crepitio improvviso d’uno zolfanello illuminatore, rivivevano poi nei timpani della gente a distanza di ore, o di mesi, dalla enunciazione: come dopo un misterioso tempo incubatorio. "

In via Novaro risiede Rai Com e in quello storico insediamento Rai (la mitica palazzina Persichetti) si consuma una vicenda dagli esiti incerti e dai pericoli imminenti. Succede anzitutto che Foa è stato nominato presidente della società controllata, lo stesso presidente della società controllante. Questo, ad onore del buon senso, e per quanto sostiene il 5S Primo di Nicola è inaccettabile. A Roma si dice "nun se pò fà" e invece, come il Marchese del grillo, rispondono ..."io so io e voi non sete un ...etc etc " 
E già ... e ora come se ne esce? Foa e Salini si sconfessano, tornano indietro oppure vanno avanti come nulla fosse?

Non è un gioco a somma zero: qualcuno ci deve rimettere qualcosa. Succede poi che, sempre a Via Novaro e sempre sotto Rai Com, si dovrebbe realizzare il canale in lingua inglese previsto dal Contratto di servizio. Peccato però che quel canale non dovrebbe avere nulla a che fare con la logica, la missione, la politica di gestione ispirata alla pura commercializzazione dei prodotti Rai. Anche questo: NON si può fare! Ancora: succede che il canale in lingua inglese, secondo sempre il Piano industriale, dovrebbe essere finanziato con uno stanziamento di budget ancora indeterminato: è stato scritto di 60 milioni per due canali(il secondo è quello istituzionale) per due anni, cioè 15 per canale a poste invariate. Una ipotesi inconsistente: ad oggi Rai Italia per fare molto meno spende molto di più. Allora delle due l'una: o il canale non potrà partire per manifesta impossibilità ad operare oppure si dovrà constatare che Rai Italia oggi spende uno sproposito e allora andrebbe chiamata la Corte dei Conti per verificare su tutto è in ordine.

A Viale Mazzini e dintorni si sta consolidando una vulgata: l'AD sarebbe il "tecnico" svelato dalla politica del M5S che, a quanto sembra, in Rai non si fida di nessuno tant'è che ha appena nominato un suo caro amico (alla salute!!!) come DG nonostante non sia previsto da nessuna parte, senza alcun criterio e senza alcuna valutazione comparativa con altri dirigenti che avrebbero potuto ricoprire lo stesso ruolo. Peccato però che il suo caro amico di Servizio Pubblico, del suo DNA, della sua storia, della sua natura, della sua essenza primordiale è verosimile non ne sapesse nulla fino a qualche mese addietro. Per carità, tutto si può imparare!!! E dunque, la vulgata racconta che Foa sarebbe il "politico" navigato, esperto, astuto che conosce le cose del mondo ed ha letto Macchiavelli e Guicciardini (preso il potere divide il malloppo). Chi ti nomina in punti strategici? interni Rai di lungo e navigato corso. 

Grande il disordine sotto il cielo e dunque la situazione è eccellente: Tra M5S e PD a quanto sembra c'è quotidiana e sibillina attenzione e confronto ma, entrambi, sotto il segno della confusione più totale. Perchè, ad esempio, la Coletti ha votato a favore di Foa per RaiCom? e perchè la Borioni ha votato a favore di Orfeo a Rai Way (non è esattamente la stessa cosa ma comunque si tratta di un nome opinabile, vista la sua nota e consolidata esperienza in tema di frequenze, torri di trasmissione, impianti 5G etc). 
Domani in Vigilanza, se tutto va bene, con il PD sull'Aventino, si dovrebbe sapere qualcosa sul mirabolante incontro a Palazzo Chigi tra Governo e vertici Rai alla vigilia del voto sul Piano industriale (da ora in poi Arma di Distrazione di Massa)
Altro che Via Merulana: via Novaro, Via Teulada e Viale Mazzini a confronto sono luoghi di culto esoterico, neopitagorici.
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giovedì 4 aprile 2019

Speranza

Siamo in preda di una crisi mistica. Oggi è il giorno della Speranza, della possibilità che, prima o poi, intervenga uno Spirito Santo e metta le mani protettrici sulla Rai.  Questa mattina, dalle colonne del Corriere, Aldo Grasso ripropone la madre di tutte le domande: ha senso ancora il Servizio Pubblico per come lo conosciamo e per come si potrà esplicare nel prossimo futuro? Sono molti a chiederselo e, purtroppo, a non trovare facili risposte.

Punti fermi: 1) a queste condizioni, così asservito alla politica, al governicchio di turno che infarcisce di servi  e personaggetti "in quota" tutta l'Azienda, ne permea la cultura dei dirigenti pronti a scodellarsi nelle braghe del nuovo amministratore, il Servizi Pubblico non assolve il suo compito. Non serve. Sale grosso e acido solforico sulle sue macerie. Fine di un epoca e avanti una nuova.

2) non è lecito imporre il canone in cambio di un prodotto spesso scadente, rivolto a parti della popolazione, (vedi pag. 123 del Piano industriale) dove non è mai chiaro quanta parte di questo prodotto viene finanziato con soldi pubblici e quanto invece con proventi pubblicitari. Questa commistione tra canone e pubblicità potrebbe non essere più giustificata.

3) chi governa ha il dovere di guardare non alle prossime elezioni ma al prossimo futuro, dove è verosimile che egli stesso potrebbe non farne parte. Il servizio pubblico dovrebbe avere quindi il dovere di essere più avanti del suo "mercato" di riferimento e questo oggi non avviene. Questo mercato delle tecnologie, delle nuove piattaforme, è avanti anni luce e sarà molto complesso recuperare il terreno perduto. Il pannicello caldo del nuovo Piano industriale appare sempre più un maldestro tentativo di tamponare le perdite.

4) come abbiamo accennato, nessuno, al momento ha una bacchetta magica in grado di far apparire un nuovo modello di  Servizio Pubblico prossimo venturo. Non ci sono forze politiche, non ci sono forze sociali o culturali che hanno aperto o sostengono il dibattito (per quanto sappiamo, in campo ci sono i gesuiti con autorevoli interventi), non ci sono forze interne alla Rai o interne al sistema dei media. Nessuno.

Ieri abbiamo letto un lancio dell'ADN dove si dava notizia della possibile nomina di Luciano Flussi, storico dirigente Rai, per il posto di Trasformation Office chem detto così appare un personaggio da cartoni animati giapponesi (una specie di cinghia di trasmissione idonea a garantire l'attuazione del piano industriale). La persona sarebbe giusta al posto giusto: pochi come lui conoscono l'Azienda nei meandri più reconditi (anche se non gode di grandi simpatie). Il tema però rimane il ruolo del DG, anomalo, ingiusto e ingiustificabile, dove la nomina possibile di Flussi sarebbe un tentativo goffo di "mettere la pezza" e dare supporto ad una persona che di Rai, di Servizio Pubblico (appunto) di missione e visione, di coesione sociale, fino a pochi mesi è lecito pensare che ne sapesse poco o punto. Per l'antica conoscenza che abbiamo di Flussi, alla vigilia dei suoi prossimi 65 anni, verrebbe da suggerire di chiudere in bellezza la sua fortunata carriera: c'è vita sulla terra, anche oltre Viale Mazzini e, assicura chi vi scrive, è molto bella.
Qualora si doveva fare un DG quello avrebbe potuto essere lui ma, appunto, avrebbe richiesto a chi governa l'Azienda di avere una cultura, un DNA di Servizio Pubblico che non ha, non ha mai avuto prima e forse non potrà mai avere.
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paura

Chi vi scrive, da ragazzo, ha servito Messa e conosce alquanto bene liturgie e devozione. Da grandicello, ha masticato pane e politica a partire dal liceo. Da allora, ogni mattina recita la preghiera laica con la lettura dei giornali (prima ancora dei Giornali radio). Talvolta invece, come oggi, si rivela un triste rosario pomeridiano. Una sconsolata litania di cose dette e ripetute, note e diffuse, senza speranza e senza prospettiva, con la sola fede dell'apparizione dello Spirito Santo che tutto vede e provvede ma che, purtroppo, tarda ad arrivare.
Intanto oggi, il supplemento del Corriere dedica la copertina alla televisione del futuro dove cogliamo una battuta di Freccero suggestiva: "per rimettere al centro la tv pubblica come bene comune ci vorrebbe un nuovo labourismo". Sottoscriviamo pienamente: lo abbiamo sostenuto nei giorni scorsi, rimettere la Chiesa al centro del villaggio e questo è il Parlamento. La nota dolente è che questo nuovo labourismo, idealmente rappresentato dalle forze politiche in campo, sono lontane anni luce da un nuovo progetto di Servizio pubblico che non sia solo Azienda, numeri, dati e tabelle, ma anche persone, società e cultura. E' possibile coniugare i buoni conti con una buona missione. Ma questa presuppone una visione e, tanto per tornare con i piedi sulla terra, la visione che propone questo Piano industriale è percepita come mera contabilità finanziaria, alchimia di produzione, ingegneria di organizzazione. Fredda, asettica e glaciale come una lama di coltello. Più si legge, più si scava, in questo baratro del Piano, più emergono contraddizioni, incoerenze, buchi e inefficienze che lo rendono, appunto, una macchina con le gomme bucate. E si capisce perchè tanta reticenza a parlarne, a renderlo pubblico, ad aprire il dibattito.

Questo il clima che sembra essersi diffuso a Viale Mazzini. Tra l'altro, incupito da una strana quanto minacciosa ombra: solitamente incontriamo e abbiamo corrispondenza telefonica e telematica con molte persone. Da un pò di tempo a questa parte sentiamo ripetere frasi ambigue, a mezza bocca, tutte ispirate ad una sola parola: timore. Di cosa? di essere scoperti, di essere controllati, di essere spiati. All'inizio, sembravano battute, modi di dire, semplificazioni. Poi, quando cominciavano a ripetersi e tra persone molto diverse tra loro, ha cominciato a farsi forte il pensiero che forse, qualcosa di vero ci doveva pur essere. E abbiamo scoperto che il primo livello di paura sorge quando incombe la minaccia: ti controllo, conosco cosa scrivi e con chi parli, e sono pronto a punirti. Non sarà vero, ma il solo pensiero che possa essere così incute timore. Si chiama semplicemente deterrenza. Ma, abbiamo scoperto, non è del tutto infondata e a quanto sembra, pare, dicono, qualcuno ha cercato di attivare meccanismi sofisticati di "rilevazione di potenziali minacce". Prendiamo il tutto come il solito giochetto vetero complottista e facciamo finta di nulla ... però ...però

Con questo clima, anche noi oggi facciamo un piccolo passo di lato, non indietro per cercare di capire chi c'è, chi non c'è, chi fa finta di esserci, chi fa finta di non esserci, chi vorrebbe ma non può, chi può ma non vuole, che la sa lunga ma non la sa raccontare, chi non sa proprio nulla, chi sa tutto ma interpreta poco, chi le cose le vorrebbe sapere da non sa dove trovarle e così via.

Con la nomina del DG la dirigenza Rai ha ricevuto uno schiaffo notevole. Il messaggio è stato forte e chiaro: non mi fido di nessuno di voi, a partire dai vertici. Se a questo si aggiunge il perfido malumore di sapere che tra la dirigenza apicale ci sono alcuni che guadagnano come l'AD pur avendo invece le responsabilità di un criceto in letargo, il dubbio che qualcosa non torna è sempre più forte.

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mercoledì 3 aprile 2019

Hardware

Anzitutto, ancora una volta, un forte ringraziamento ai tanti lettori di questo piccolo blog. Siamo vicini a 25 mila visualizzazioni secondo Google Analytics, una vera enormità. Beninteso, non sono lettori unici, ma una massa critica di stessi lettori che tornano sulla pagina. In un epoca in cui di Rai, di Servizio pubblico, di interessi collettivi, si parla sempre meno, lo consideriamo un grande successo e sottolinea come sia necessario mantenere aperto questo dibattito, in ogni modo. GRAZIE !

Ieri abbiamo scritto sui conti che non sembrano essere del tutto chiari. Questa mattina, con un breve trafiletto, il Sole riprende l'agenzia ADN e parla del futuro e dei famosi 40 milioni che il Governo potrebbe elargire alla casse Rai. Dimentica però, curiosamente, di ricordare che si tratta di materia a dir poco problematica (e al Sole dovrebbero saperlo molto bene) in quanto si configura come aiuto di Stato espressamente vietato dalle leggi comunitarie. Non ci dovrebbero essere ambiguità: o questi soldi sono certi e si ragiona in un modo o sono incerti e allora tutto cambia e buona parte dell'impalcatura sulla quale regge il Piano industriale rischia di sfracellarsi al suolo.

Aggiungiamo il tema Rai Way e gli investimenti in tecnologie: nel giugno dello scorso anno in un documento di Viale Mazzini sulla ristrutturazione della rete DTT, del quale abbiamo scritto più volte, si leggeva in ultima pagina che sarebbero stati necessari circa 200 milioni a quadro invariato. Il quadro, a seguito di quanto avvenuto in sede AgCom, è variato e la stima di spesa si dovrebbe essere ridotta di circa il 50%, cioè intorno 100 mln. La domanda è: chi deve sostenere questa spesa? questo importo è parte di quanto previsto nel Piano dove si legge di 200 mln previsti per adeguamento infrastruttura tecnologica? cosa significa, che parte di questo importo dovrebbe essere girato a Rai Way per l'adeguamento degli impianti? Tradotto: Rai paga con i soldi pubblici e gli azionisti godono? Privatizzare i guadagni e pubblicizzare le spese: niente di nuovo. Ma, per quanto è noto, da queste orecchie a Viale Mazzini sembrano tutti essere un pò duri di comprendonio e vanno avanti come se nulla fosse. Compresa la nomina del nuovo presidente e la sostituzione del rappresentante degli azionisti in Cda di Via Teulada che, durante il suo mandato ha lasciato un segno indelebile per quanto ha espresso nel doveroso impegno di indirizzo e controllo della quotata.

Sul tema investimenti in tecnologia di Rai nel suo complesso torneremo presto con approfondimento sul ruolo del CTO che nel recente documento di riorganizzazione di corporate ha visto una sostanziale riduzione di ruolo, peso e competenze..

Veniamo ora ad un'altra ruota bucata del Piano industriale: la coesione sociale. Ci siamo presi la  briga di rileggere, una ad una, le pagine del Piano per cercare di capire dove, in che modo, con quale filosofia, questo stesso segue le indicazioni del Contratto di servizio, e prima ancora della Concessione, nella necessità di sopportare la crescita, lo sviluppo il rafforzamento della coesione sociale del Paese. Ne abbiamo trovato traccia solo in alcune pagine e solo in riferimento, appunto, a quanto disposto dal Contratto di servizio. Alcuni hanno osservato che un piano industriale deve, per sua natura, mirare alla sua natura economica, finanziaria, produttiva e organizzativa mentre la coesione sociale attiene ad una componente etica, morale e, per aspetti correlati, anche religiosa per quanto concerne la solidarietà, l'appartenenza ad una comunità. Ieri abbiamo scritto della necessità di "riportare la Chiesa al centro del villaggio" ... a quanto sembra, questo Piano non solo non si indirizza verso questa direzione ma, in un certo senso, la allontana nel momento in cui mette al centro altri sistemi, altri ordini di valori, altri riferimenti.
E qui, come al solito, la buttiamo in politica: chi, quali forze e con quali progetti, si sostiene una visione, una missione di servizio pubblico prossimo venturo diverso, alternativo, a quello attuale? cercheremo di vederlo punto per punto, a partire dal PD e da di chi lo rappresenta in Cda, fino alle forze di Governo alle quali la Legge gli affida la Rai.

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martedì 2 aprile 2019

I corni non tontano

Premessa: chi vi scrive non capisce nulla di finanza (magari anche di altro) però si diverte molto a scartoffiare tra le cartuccelle. Nei giorni scorsi una notizia di agenzia ADN è passata pressochè sotto silenzio: " Nel piano  industriale, approvato il 6 marzo dal Cda della Rai, a quanto apprende l`Adnkronos, sarebbero previsti 40 milioni di entrate in più nel 2021. Insomma, una sorta di maquillage contabile nelle previsioni economiche del piano industriale che metterebbe in conto un`entrata ulteriore per evitare una previsione di `rosso` per il terzo anno consecutivo: -20  milioni nel 2019; -47 milioni nel 2020; +10 milioni nel 2021 ..." Notizia curiosa assai per almeno un ottimo motivo: è stato detto e ripetuto più volte (lo stesso Laganà ha sostenuto questo rilievo in CdA) che alla Rai viene chiesto di fare di più a fronte di risorse progressivamente decrescenti. Una qualsiasi azienda è pronta a portare i libri in tribunale. Che succede allora: che il Governo (proprio lui) con una mano toglie l'extragettito e con l'altra cerca di mettere una toppa. Solo che questa rischia di essere più piccola del buco e, in primo luogo, ai limiti dell'illecito.  Si tratta dell'elargizione alla casse di Viale Mazzini di un "contributo" di 80 milioni, spalmati in due anni, con i quali fare fronte agli adempimenti del Contratto di servizio. Ora, una tale iniziativa, semplicemente, ...nun se po fa !!! è vietato dalle disposizioni comunitarie in materia di aiuti di Stato, perchè di questo si tratta: un intervento diretto a sostegno delle casse del Servizio pubblico in violazione di quanto esplicitamente disposto dalla legislazione europea. Come faranno a risolvere questo piccolo problemino è un mistero.
A questo punto, è necessario buttarla in politica ed ecco che scendono in campo i furbetti del quartierino di Viale Mazzini. Già qualcuno di loro si era distinto, in forma anonima e truffaldina, facendo circolare una proposta con la quale la Rai ritirava il presunto ricorso pendente al Consiglio di Stato per il prelievo forzoso dei 150 milioni di epoca Renzi. Questa volta, nelle settimane di dibattito sulla finanziaria, per qualcuno c'è stata particolare frenesia per sostenere questa manovra scellerata. Morale della favola: ora stanno cercando i maquillage finanziari per far tornare i conti e cercare qualche denaro sufficiente a sostenere in qualche modo il Piano industriale che si prospetta sempre più come una macchina con le ruote bucate e la principale tra queste è proprio quella che sorregge la contabilità.

Ma come si prevede di finanziare la trasformazione (pag. 196)? tre leve: ottimizzare i costi di contenuti e struttura; evoluzione del ruolo di Produzione Tv da fornitore a partner dei generi; sviluppo ricavi da pubblicità e altre fonti. Si prevede di spendere 70 mln per lo sviluppo dell'offerta digitale; 60 mln per i due nuovi canali; 40 mln per i documentari e 200 mln per sviluppo e adeguamento infrastruttura tecnologica e immobiliare. Inoltre, si prevedo risorse per 100 mln da efficientamento da nuovo modello organizzativo content centric; 15 mln da razionalizzazione appalti e 15 mln da razionalizzazione organico dirigenziale. Totale 500 mln. I ricavi complessivi (pag. 266) sono composti da canone invariato per 1.763 mln,, risorse da pubblicità in crescita da 650 del 2019 a 699 del 2021 e altri ricavi da 224 a 258 mln per un totale di crescita prevista da 2.637 del 2019 a 2.720 del 2021. Qualcosa non torna ma, come abbiamo premesso, chi vi scrive di finanza (insieme ad altro).
Ieri la citazione di Zaccone Teodosi era nella contestazione dell'incoerenza tra "piano industriale" (ovvero normativa anche) e creazione del ruolo del dg, non tra "contratto di servizio" e creazione del ruolo del Dg.

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lunedì 1 aprile 2019

facite 'a mmmuina

Queste giornate di sole primaverili (ancorchè senza pioggia, ed è grave per l'agricoltura) hanno consentito sane passeggiate, letture, musica, film e quant'altro. Beninteso, anche qualche riflessione.

1) chi crede che la Rai, Il servizio pubblico sia esente dalle fortissime tensioni che animano il Governo, cioè che le due anime del settimo piano siano pacificate sotto il segno del piano industriale e della truffa del DG (ha fatto bene Zaccone Teodosi a sollevare il problema della legittimità derivata dal Contratto di servizio che non lo prevede) rischia di schiantarsi contro la prossima bufera in arrivo con le Europee, anche se Freccero (intervista di oggi immagina il contrario).
2) ne deriva, per quanto ci riguarda, che sarà un bene per il Servizio pubblico mandare alla deriva questa governance perché potrebbe indurre a sostenere, a dare vigore, a tutti coloro che saranno chiamati a battersi perché si possa rimettere la Chiesa al centro del villaggio, e intendiamo la Comunità (il Parlamento), i cittadini, chi paga il canone, come fonte di legittimità istituzionale. In poche semplici parole: questa dannata Legge del 2015 deve essere modificata e forse sarà necessario buttare l'acqua sporca con tutto il bambino (ci dispiace per lui , ma non è colpa di nessuno se ha avuto questa iattura).
3) il M5S sta giocando sulla Rai una partita ambigua. Da un lato lascia intendere che vedrebbe con attenzione l'impegno ad una forte riforma del Servizio Pubblico (a molti è piaciuto l'articolo di Travaglio con il quale riesumava una proposta di Legge di alcuni anni addietro). Dall'altro, assiste per un verso inerme e complice all'occupazione dell'Azienda "manu militari" e alla moltiplicazione delle poltrone. Per non dire dei casi clamorosi del canale in lingua inglese spostato sotto Rai Com e per non dire del caso Rai Way.
4) più ne parliamo, più ci confrontiamo con molti lettori del blog, e meno comprendiamo le ragioni dell'astensione in Cda. O si è in accordo o si è in disaccordo. Astenersi viene letto come un "vorrei ma non posso" che rende complesso aggregare consenso. Anche perché, tecnicamente, ci si astiene quando si presume di non avere elementi sufficienti a decidere, ma non sembra questo il caso. Allo stesso modo come è stato votato no al Piano industriale (sacrosanto, legittimo e bene motivato), anche in questo caso per la nomina del DG c'erano tutti i buoni motivi per dire ancora no.
5)  più ne parliamo, più ci confrontiamo con molti lettori del blog, e meno comprendiamo le ragioni di coloro che difendono questa rivoluzionaria idea della ristrutturazione per generi. Anzitutto si pone al centro la ristrutturazione interna come soluzione finale, buona di per se, in quanto tale, indipendentemente dal contesto sociale, politico, normativo, in cui questa deve avvenire. Questo presupposto intossica il proseguimento del dibattito. Inoltre, è bizzarro osservare come questi stessi sostenitori non pongono analoga attenzione con una riorganizzazione bene indicata nel contratto di servizio: la rimodulazione e la possibile riduzione di reti e testate.
6) nei giorni scorsi abbiamo letto che la Rai sarebbe in  ritardo (fonte Andrea Imperiali) alla fornitura dei nuovi dati Auditel digitali, cioè comprensivi del consumo di Tv attraverso i device mobili.
7) la Corte dei Conti osserva (come al solito) i conti sulle collaborazioni esterne di Viale Mazzini.
Oggi la Gabanelli osserva la curiosa anomalia dei molti dirigenti che guadagnano come lo stesso AD pur avendo responsabilità di gran lunga meno rilevanti. Se lo stesso AD ci fosse, potrebbe battere un colpo e il modo c'è, semplice semplice: caro dirigente superpagato o accetti una "rimodulazione" dello stipendio oppure vai a casa.
8) nei giorni scorsi, e anche in quest blog lo abbiamo scritto, molti hanno osservato la carenza pressoché totale della lettura "sociale" del Piano industriale, tutto concentrato sul proprio ombelico tecnologico e organizzativo. Questa considerazione ci riporta al punto 2 e 4: in questi termini, con questa premessa, difficile andare avanti.
9) chi è di destra, chi è di sinistra? dove sta l'una e dove l'altra? il gioco si fa duro

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