mercoledì 30 settembre 2026

La RAI "nera"

By Bloggorai ©

Iniziamo con una nota a margine: ieri l’AD Rai Rossi ha ribadito un suo concetto primigenio con “ … se il giornalismo d'inchiesta si trasforma in un giornalismo di Teorema non è più un valore della democrazia ma è un cancro della democrazia”. Allora sarà pure necessario capire bene cosa si intende per “cancro della democrazia” e chi lo crea e lo nutre e quale è la differenza tra “inchiesta” e “teorema”. Ci torneremo.

Questa nota ci consente di tornare su un argomento già affrontato da Bloggorai tante volte. La “cronaca nera” è dentro di noi. L’omicidio, il crimine, la strage o il genocidio è come un virus che da millenni si è insinuato nell’anima profonda e nessuno sembra in grado di debellarlo. Il racconto dell’orrore, la “narrazione” televisiva della paura è il pane quotidiano, è la razione di sostanza tossica della quale sembriamo assuefatti e il “pusher” ovvero il primo spacciatore è la Tv, pubblica e privata, universale e generalista oppure in streaming sulle piattaforme, senza distinzione.

La Rai, il Servizio Pubblico, nonostante che ogni tanto qualche anima bella si lamenta del “troppo Garlasco” fa scuola, apre la pista e segna il sentiero. Nel palinsesto settimanale la cronaca nera occupa sempre uno spazio centrale e laddove non si trova un pertugio libero lo si reinventa. E quale è il canale che meglio si presta al sostegno, allo spaccio di cronaca nera quotidiana? Senza dubbio: RaiTre. Inizia il lunedì con Giletti e il suo “Lo stato delle cose” e i suoi finti scoop, segue il martedì la fotocopia imbruttita dei finti scoop del giorno precedente con “Filorosso” di Monteleone, poi arriva il mercoledì con lo storico “Chi l’ha visto” della nuova conduttrice Raffaella Grigi. Il giovedì un momento di pausa (si fa per dire), con la “cronaca familiare” che magari non è proprio nera ma non è sempre limpida, con “Le cose che non sai” (e certe volte meglio non saperle). Il venerdì c’è il film e questa volta RaiTre è sul pezzo con Exodus, forse per dare un’alternativa al grande successo di Naza. Arriva poi il sabato che vede il ritorno in grande spolvero di Lucarelli con “Blu notte – i misteri dimenticati” dove si arriva a punte eccelse di “racconto criminale” e si pongono domande esistenziali del genere “Chi ha rapito Emanuela Orlandi?”. Ce lo stiamo chiedendo in tanti e ogni volta speriamo che sia la volta buona e magari Lucarelli ci propone una risposta. No, non è necessario: basta porre l’interrogativo e la serata televisiva si porta a casa. La domenica si chiude in bellezza, magari in tarda serata con “Un giorno in Pretura” con la sempiterna Petrelluzzi. Il giorno dopo si ricomincia.

Poi, per non perdere il filo del “racconto criminale” proposto dal Servizio Pubblico ci si può sempre rivolgere a Rai Play con la sua vasta collezione di “crime story” di ogni genere. E, se non bastasse il “true crime” della cronaca nera quotidiana c’è sempre la fiction di vecchia generazione con le repliche di Montalbano oppure di Don Matteo o con la recente generazione delle varie Tataranni, Schiavone, Coliandro etc.

Vale la pena ricordare da chi è composto il pubblico che segue prevalentemente il “genere” crime: “… la prevalenza di un pubblico femminile, che raggiunge il 14% in share. Molto bene tutti i target giovani-adulti, e adulti fino a 64 anni. Un'audience che presenta anche buoni o ottimi livelli di istruzione, coi laureati che per la versione «crime» balzano al 18% di share, mentre i diplomati crescono raggiungendo il 15% della platea. Il pubblico del crime in tv appare diffuso a livello nazionale, ma emerge una certa prevalenza nel Nord, col le regioni di quest'area del Paese (Lombardia, Piemonte, Veneto) che registrano tutte una share oltre il 14%.” (dal Corriere su dati Auditel rilevati da M. Scaglioni).  

Ma è esattamente nella punteggiatura usata nel racconto della cronaca nera televisiva che risiede tutta la sua fascinazione. Nel momento in cui si mette un semplice “.” la storia finisce lì e non c’è più bisogno di porre il punto interrogativo come, ad esempio, succede con “Chi ha veramente ucciso Chiara Poggi?”. Il nome della vittima o dei carnefici può variare ma il risultato è lo stesso: “Olindo e Rosa sono i veri colpevoli della strage di Erba?”. Oppure “Chi è veramente il Mostro di Firenze”. Oppure ancora, per stare ai giorni nostri, a queste ore: “Chi e perché ha “suicidato” a Siena Davide Rossi?” oppure ancora “Chi ha ucciso con la ricina madre e figlia a Pietracatella?”. Già, a saperlo.

Lo abbiamo scritto tante volte: il “crimine in tv paga” bene e in contanti. Il pubblico segue e premia con gli ascolti. Si torna quindi all’eterno dilemma: cosa deve fare il Servizio Pubblico? Quale dovrebbe essere il suo ruolo, la sua funzione, il suo progetto editoriale? Se non si riesce a schiodare una risposta a questa banale e semplice domanda hai voglia a fare “riforme” sulla governance, hai voglia ad applicare l’EMFA. Oggi Vincenzo Vita scrive sul Manifesto di “Un Servizio Pubblico di nuova generazione…” già, interessante ma quale Servizio Pubblico si immagina e quale “nuova generazione”. La sensazione che il “campo largo” sui temi e problemi del sistema audiovisivo annaspa ancora nel vuoto di idee e proposte è forte, fortissima.

bloggorai@gmail.com


ps. anche oggi il Corriere non ha scritto una riga, una parola sul "caso" Lavitola.

 



 

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