Tranquilli, sereni, pacati … sobri ma anzitutto rassegnati. Lo
andiamo scrivendo da tempo: questa Rai, questo Servizio Pubblico è inevitabilmente, lentamente e inesorabilmente destinato all’estinzione o, bene che vada, ad assumere un ruolo
subordinato, marginale e residuale nel panorama mediatico. Se proprio vogliamo essere ottimisti magari proviamo ad immaginarlo "diverso".
Sono numerose le variabili che intervengono a segnare il suo
destino: in primo luogo quella politica tutta intera, universale e generalista,
ovvero nessuno sa bene cosa farne di una Rai, di un Servizio Pubblico, come quello
che abbiamo conosciuto in passato e ancor più quello che stiamo conoscendo adesso. In altri termini: come dovrà essere nel suo prossimo futuro? La seconda variabile è di natura economica: la “baracca” non regge il rapporto tra
risorse di cui dispone, impegni di spesa e prodotto fornito. La terza variabile
è di natura tecnologia: la famigerata e fantasticata Digital Media Company
costa e (vedi sopra) e mentre il mercato corre con investimenti in innovazione e
sviluppo la Rai arranca per temersi a galla. Infine, l’ultima variante è di natura
demografica: il pubblico di questa Rai è sempre più “over” mentre il resto del mondo
è “under” ovvero questo Servizio Pubblico si rivolge prevalentemente agli
ospiti di Villa Arzilla e non è più in grado di intercettare il pubblico giovane.
In questo panorama sconfortante, nei giorni scorsi, ci siamo
soffermati a leggere le novità contenute nella nuova Legge di Bilancio 2027 proposta
del Governo. Tra le tante scelleratezze che vi sono contenute, ci è venuto in mente
che manca qualcosa: il canone Rai per il prossimo anno rimarrà invariato a 90 euro
o verrà ridotto a 70? In altre parole, ci sarà da attendersi un regalo di Natale
(che non sarà le tanto auspicate e richieste dimissioni del consigliere di opposizione)
o no?
Ci siamo incuriositi e così abbiamo spulciato e fatto
qualche verifica. È venuto fuori un emendamento al testo di riforma della Rai, firmato
dai parlamentari di Forza Italia Claudio Fazzone e Roberto Rosso, e approvato lo
scorso 23 settembre in VIII Commissione Senato, con il quale si prevede che “… per garantire l'adeguatezza, la sostenibilità
e la prevedibilità delle risorse finanziarie necessarie a coprire il costo di
fornitura del servizio, l'eventuale variazione negativa del canone di
abbonamento è condizionata al reperimento di altre corrispondenti forme
compensative di finanziamento pubblico da riconoscere alla società
concessionaria”. Gli alleati di Governo (Lega, of course) hanno esultato: “Prendiamo
quindi atto con soddisfazione che anche Forza Italia è finalmente salita sul
Carroccio nella battaglia per il taglio del canone - dicono i parlamentari in
Vigilanza -. La riduzione del canone deve essere reale, concreta e sostenibile,
attraverso una maggiore efficienza della Rai" (ANSA del 22/9).
Vi abbiamo già riferito di una manifestazione in difesa del canone
Tv che si è svolta a Praga nei giorni scorsi. Riproponiamo la domanda: semmai
il Governo proponesse la riduzione del canone, qualcuno sarebbe disponibile ad
organizzare una manifestazione davanti al cavallo di Viale Mazzini per
sostenere il suo mantenimento?
Il tema è rimasto sottotraccia ed è verosimile che ci rimarrà
fino agli ultimi giorni utili per approvare la nuova Legge di Bilancio, considerando
che invece il testo di Riforma andrà in Aula il prossimo 26 in prima lettura.
Nostre fonti ci riferiscono di vaghi quanto sotterranei “lavori in corso” tra maggioranza
e opposizione dove dentro c’è tutto e c’è niente ovvero in primo luogo la
Vigilanza. Chi scambia cosa? Perché la maggioranza che ha i numeri in Parlamento per essere
autosufficiente dovrebbe “trattare” con chi e e su cosa?
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