lunedì 26 febbraio 2024

Gli instabili equilibri tra Governo e RAI da oggi in poi


Facciamola corta e non giriamoci intorno: è la “politica” che detta i tempi della Rai e non viceversa? Il corollario, come pure abbiamo scritto nei giorni scorsi, è che “sono le persone che fanno la politica e non viceversa”
Non c’è rinnovo del Consiglio di amministrazione, non c’è Contratto di Servizio, non c’è Piano Industriale o immobiliare che dir si voglia, non c’è riforma di Generi ora abortita da Sergio, non c’è transizione al DVB-T2, e non c’è crisi di ascolti che vale la pena tenere in considerazione. Saranno i tempi della “politica” a dettare le scadenze, gli appuntamenti e le persone che entreranno in gioco. E questo processo, deve essere rigorosamente ribadito, avverrà con queste leggi in vigore, con questo quadro politico, con questa maggioranza e questa opposizione.  Potrebbe non esserci altro di meglio o diverso per i prossimi anni e, se tutto va bene, si arriverà ad aprile del 2027 quando si dovrà ridiscutere la Concessione Stato RAI e allora saranno dolori.

Ieri abbiamo scritto di una RAI fuori sincrono, vediamo quali sono i tempi tecnici prossimi venturi.  Il calendario “tecnico” prevede che:

17 aprile Cda per approvazione Bilancio

30 aprile Assemblea dei soci

1 maggio avvio procedure di nomina nuovi candidati

60 giorni durata del procedimento

30 giorni limite presentazione candidature rispetto alla data prevista insediamento   

15 luglio possibile insediamento del nuovo Cda

Tutto questo in un “calendario ordinario” ovvero determinato con la Legge 220 del 2015 alla mano e seguendo dettagliatamente le procedure. A questo punto gli “orologi” cominciano a ticchettare in modo radicalmente diverso, a partire da oggi pomeriggio.

Le variabili che la politica, sia della maggioranza e sia dell’opposizione sono tali per cui ogni previsione è assai azzardata. La tensione tra i partiti di Governo, qualora i risultati della consultazione in Sardegna fossero di un certo tipo, potrebbe sfociare in uno strappo della Lega con inevitabili conseguenze generali a Palazzo Chigi e particolari su Viale Mazzini. La presunta tensione su Rossi e Sergio per chi dovrà essere il nuovo AD potrebbe acuirsi all’improvviso e far saltare il banco prima del tempo. Non è scritto da nessuna parte, come invece piace scrivere a molti, che Rossi debba necessariamente essere il “nuovo uomo forte al comando”. Contro di lui muovono forze oscure e potenti, interne ed esterne alla RAI, interne ed esterne alla coalizione di Governo. Tantomeno la manovra strisciante di Sergio di autocandidarsi è su un facile sentiero. Anche contro di lui sono schierati battaglioni di avversari di ogni sorta. Diciamo che, contro tutti e due, ci dovrebbero essere le corazzate del buonsenso, della logica e della democrazia: L’AD del Servizio Pubblico non dovrebbe essere un “designato” o un cooptato dal Governo di turno ma semplicemente individuato selezionato per titoli, meriti, capacità e professionalità. La Legge 220 non lo vieta.   

Andiamo avanti con il calendario. Dal 6 al 9 giugno si vota in Europa. Sarà la prova del nove per tutto il sistema sul quale reggono sia questo Governo e sia i partiti di opposizione. Ognuno corre per se e i voti si conteranno e peseranno più del solito. Tutto e il contrario di tutto sarà possibile. Su questo appuntamento è già in corso una competizione: non sono pochi coloro che vorrebbero “sospendere” il rinnovo del Cda RAI fino a settembre per sedimentare le tensioni post voto europeo. È una ipotesi plausibile che sembra trovare consensi. Per inciso, sempre a settembre si vorrebbe rinviare la fase di transizione al DVB-T2.

Vediamo intanto oggi cosa succede in Sardegna tra PD e M5S. Reggerà il “campo largo”? Aspettiamo e vediamo. Intanto però, senza dubbio, sulla RAI marciano divisi per colpire insieme: non ne azzeccano una buona tutti insieme, da tempo, già dall’approvazione del nefasto Contratto di Servizio. Da non dimenticare prima la “frizione” interna al PD tra Graziano e Nicita e poi tra il PD e il M5S. per arrivare ai giorni nostri basta ricordare quanto avvenuto dopo Sanremo con le dichiarazioni di Sergio: se pure il consigliere Di Majo si fosse aggiunto alla Soldi, alla Bria e Di Pietro si poteva anche aprire una “crisi” di legittimità dell’AD con una formale richiesta di dimissioni.  Non parliamo poi delle proposte di riforma con il riesumare di formule fantasiose su una “fondazione” che dovrebbe governare la nuova Rai.

Intanto, come abbiamo scritto e ribadiamo, se l’opposizione tutta insieme volesse provare un possibile esperimento di “far uscire la politica dalla RAI” è a portata di mano: il/la candidato/a dovrà essere scelto con criteri trasparenti, aperti e verificabili già a partire dai “selezionatori”. Una volta scelto e condiviso il nome verrà poi votato in Parlamento. Ribadiamo, può essere solo un “esperimento” che comunque è meglio di quanto avvenuto la volta precedente dove ancora non si sa come, perché e da chi sono stati scelti gli attuali consiglieri. O meglio, purtroppo lo sappiamo molto bene: dalle segreterie dei partiti. Ovvero gli stessi che oggi vorrebbero se stessi fuori dalla RAI.

bloggorai@gmail.com


ps: oggi un articolo molto interessante su La Stampa con il titolo “TV che vince non si cambia. Vince l'usato sicuro, quasi tutti i programmi delle generaliste sono figli della grande rivoluzione innescata negli Anni 80 dalla concorrenza tra Rai e Mediaset. E si moltiplicano le copie”.

 

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