martedì 7 maggio 2024

RAI: assalto alla diligenza, subito, oggi, domani

Foto di Peter Hauschild da Pixabay


Io “sciopeRAI … tu scioperasti … essi scioperanno (o sciopereranno?). C’erano e ci sono tanti buoni motivi per scioperare contro questa RAI, questo vertice, quella parte del Cda che ha permesso la resa quasi incondizionata del Servizio Pubblico asservito al Governo di turno.  Ma tra tutti i motivi uno è emerso chiaro e forte proprio durante lo sciopero e consiste nella plastica rappresentazione di ciò che significa piazzare gli amici al posto giusto. La fotografia più dettagliata la fornisce Giovanna Vitale su Repubblica con il titolo “Andate in onda costi quel che costi. L'ordine dei vertici ai direttori amici” dove si legge “Per più di una settimana i direttori della testata ammiraglia Gian Marco Chiocci e di quella cadetta Antonio Preziosi, insieme a Paolo Petrecca di Rainews24, compulsano gli elenchi delle presenze, contattano i colleghi per carpirne le intenzioni, spostano e programmato i turni — nella line e alla conduzione — in base al numero di "crumiri" previsti in redazione. Mentre l'Unirai, neonato sindacato meloniano pilotato dal destrissimo dg Giampaolo Rossi, chiama a raccolta le truppe per essere tutti operativi lunedì 6 maggio”.

Già, “direttori amici”! Questo il vero tema centrale: fintanto che a dirigere l’informazione pubblica ci sono persone nominate in base all’amicizia personale quasi più che politica la RAI, il Servizio Pubblico, non sarà mai quello che dovrebbe essere. Fintanto che la governance è composta da nominati senza criterio se non quello della frequentazione della stessa sezione di partito non se ne esce.

Oggi ci assale una ventata di sano pessimismo cosmico. Non è che nei sei anni trascorsi di Bloggorai abbiamo dato grandi segni di spensierato ottimismo ma in questa giornata siamo oltre. Mettiamo insieme i  due eventi: quello successo ieri con lo sciopero e quello che potrebbe e succedere oggi in Parlamento quando le conferenze dei capigruppo decideranno il calendario dei lavori di maggio.  Abbiamo notizie cupe: ci risulta che la maggioranza, ovvero il Governo, avrebbe intenzione di accelerare la presa di possesso di Viale Mazzini  e andare a votare il nuovo Cda con i vecchi criteri entro la fine del mese, forse lo stesso 20 maggio. Hanno i numeri per farlo. Per quanto abbiamo scritto più volte, ci appare poco verosimile ma dobbiamo pure ammettere che potrebbe essere probabile.

Se mai dovesse andare in questo modo il messaggio di Palazzo Chigi è forte e chiaro: l’assalto alla diligenza RAI  è diretto e frontale, tutto subito e senza fare prigionieri. Ecco dove risiede il motivo del ricorso al TAR: necessario e inderogabile agire subito, prima che sia troppo tardi, prima che possa essere insediato un nuovo Cda RAI ad immagine e somiglianza di questo Governo, prima che una volta preso il potere possa produrre danni irreparabili.

Se mai dovesse andare in questo modo … il ricorso va avanti in altra forma.

bloggorai@gmail.com

lunedì 6 maggio 2024

SciopeRAI


Inizia una settimana molto complessa e delicata. Anzitutto oggi è in corso lo sciopero dei Giornalisti Rai che aderiscono all’USIGRAI. Merita di essere sostenuto e condiviso. Per come lo leggiamo noi è uno sciopero di preminente rilievo politico perché legato alle scelte (o non scelte) che questo vertice ha compiuto (o non compiuto) a favore e in tutela del Servizio Pubblico. Per questo lo sosteniamo: contro questa Rai, questo vertice, contro quella parte del Cda che è artefice, complice e protagonista di un processo di degrado, di subordinazione al potere del Governo di turno. Lo è anzitutto nella volontà di imporre una agenda informativa ad immagine e somiglianza di Palazzo Chigi. Lo è per non aver messo in allarme, tutela e sicurezza attiva il tema della sua principale risorsa, il canone, ridotto a puro strumento di ricatto politico. Lo è perché accetta senza battere i pugni sul tavolo la mancata pubblicazione del nuovo Contratto di Servizio che seppure debole e strutturalmente inadeguato è pur sempre la traccia dello sviluppo dell’Azienda.    

Poi però c’è un aspetto sul quale merita sempre tornare e soffermarci. Quale è il ruolo dei giornalisti USIGRAI rispetto al complesso dell’offerta informativa RAI? Vogliamo affrontare il tema del numero delle testate, la quantità di giornalisti che vi operano ed il loro necessario coordinamento? In quale contesto porre questo problema? La “Digital Media Company” (di Servizio Pubblico, che pochi aggiungono) che invece molti sostengono richiede un approccio diverso da quello meramente sindacale e contrattuale. La questione della "newsroom", il famigerato e vituperato “Piano Verdelli” come pure l’allegato 4 del precedente Piano Industriale nonché quanto disposto dal precedente Contratto di Servizio avevano tutti insieme posto solide basi per affrontare il problema che invece è stato riposto in un cassetto e non solo per responsabilità dell’Azienda. Questo sciopero di oggi sarebbe ancora più utile e necessario se iniziasse a porre anche queste riflessioni.

Oggi su tutti i giornali si parla di informazione RAI ma nessuno affronta l’emergenza dei prossimi giorni. È una vera e propria emergenza quella che vede in primo luogo l’avvicinarsi di date strategiche per il futuro prossimo del Servizio Pubblico. È una emergenza il pericolo che possa essere insediato un nuovo Cda con i criteri del vecchio ordinamento e che questo nuovo Cda possa assumere scelte strategiche irreversibili. L’informazione è solo una, forse la più rilevante, delle gambe sulle quali cammina il Servizio Pubblico. Se la baracca barcolla, si porta appresso tutto, compresi Tg e Gr.

Domani come abbiamo scritto si svolgerà la conferenza dei capigruppo in Parlamento per fissare il calendario dei lavori  di maggio. Ciò che verrà deciso sarà un segnale importante per capire cosa potrà succedere nelle prossime settimane. In particolare, domani sapremo quale potrebbe essere l’orientamento dei partiti, maggioranza e opposizione.

Bene. Ieri sera abbiamo visto Report su RAI Tre con un approfondimento sul caso di Giulio Regeni. Ci torna in mente quanto abbiamo letto più volte da tante parti “Verità sul caso Regeni”. Ci siamo sempre posti una riflessione: la verità su Giulio Regeni la sappiamo da sempre, l’abbiamo sempre saputa, indipendentemente dal sapere chi sono gli esecutori materiali del delitto. È stato vittima incolpevole di giochi sporchi tra apparati, tra interessi economici, politici e militari ciclopici che hanno interessato e coinvolto tutti, nemici e forse anche amici. Gli aguzzini di Giulio sono stati solo il braccio di menti esterne. Il servizio di Report ci ha ribadito questa sensazione: che molti hanno sempre saputo la “verità” e continuano a non volerla ammettere mentre cercano solo di individuare gli aguzzini autori materiali dell’omicidio pur senza venirne a capo. Per questo Report è scomodo. Anche per questo è giusto oggi lo sciopero.

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sabato 4 maggio 2024

RAI: l'eterna sottile e perfida congiura

Foto di Gordon Johnson da Pixabay


 

Nei giorni scorsi abbiamo citato una frase di Martin Luther King alla quale siamo affezionati “Temo più il silenzio degli amici che il fragore dei nemici”. Facciamo un passo indietro a quando, forse più di un anno addietro, abbiamo suggerito ai nostri lettori tre libri, piccoli piccoli, sempre utili da avere sul comodino. Si tratta di un testo di S. Agostino sulla bugia, un trattatatello sull’arte della prudenza di Baltazar Gracian e il fondamentale Giulio Cesare di Shakespeare (Ed. Einaudi). È probabile che anche MLK abbia letto questo testo perché proprio all’atto secondo, alla quinta scena si legge “Cesare, guardati da Bruto; sta' attento a Cassio; non avvicinarti a Casca; tieni d'occhio Cinna; non fidarti di Trebonio; fa' attenzione a Metello Cimbro; Decio Bruto non ti ama; hai fatto torto a Caio Ligario. Questi uomini han soltanto un proposito ed è diretto contro Cesare”.

Allora, mettiamo caso che Cesare sia metaforicamente il “ricorso al TAR” ovvero l’attante della nostra tragedia, ci stiamo chiedendo da chi occorre guardarsi, chi complotta contro di esso? Chi potrebbe avere interesse ad ostacolarlo? Se andiamo a lume di ragione e conoscendo a menadito i presupposti e gli antefatti del “ricorso al TAR” si direbbe che ovviamente non dovrebbe avere nemici di sorta. In primo luogo per la robustezza quasi granitica delle sue argomentazioni tecniche/giuridiche. Poi perché è di buon senso, ragionevole, non è “contro” qualcuno ma a favore di tutti. E, proprio per la considerazione precedente, dovrebbe essere sottoscritto e supportato da chiunque sia parte in causa.

Ecco il punto sul quale avvertiamo in modo flebile quanto chiaro un qualcosa nell’aria che non piace. Chi è parte in causa? In primo luogo il soggetto terminale del procedimento: il nuovo Cda di Viale Mazzini che si richiede essere nominato con criteri aperti, trasparenti e non discriminatori. L’Azienda ha tutto da guadagnare che possa avvenire in tal modo e dunque, seppure non è titolare del diritto di azione sul ricorso, si comprende che possa tacere. Poi ci sono i titolari del diritto, cioè i candidati, cioè coloro che hanno sottoscritto il ricorso. Sono loro e solo loro che hanno la potestà di azione con la propria firma specifica. L’oggetto del ricorso, qualora accolto, è a vantaggio di tutti i candidati che vedrebbero riconosciuto il loro sacrosanto diritto almeno ad essere presi in considerazione alla pari con tutti gli altri. Vogliamo quindi escludere, per carità e per decenza, che un qualsiasi candidato voglia contro ricorrere in opposizione al “ricorso al TAR” come si sente dire in giro.  Non ci crediamo ma supponiamo che fosse vero. Cosa potrebbe argomentare? “Signor Giudice, chiedo/chiediamo di essere nominato/i subito al Cda RAI, prima possibile, perché altrimenti io/noi che sono/siamo più bravo/i di tutti gli altri messi insieme potremmo essere danneggiati qualora si procedesse ad una valutazione comparativa per titoli, meriti etc etc”. Si fatica a crederci ma, si sa, le vie del Cielo sono infinite quanto lastricate di insidie.

Arriviamo dunque ad un avversario subdolo, etereo, sottile e impalpabile: la politica. Sono trascorsi alcuni giorni da quando è  nota l’iniziativa del ricorso e ancora non abbiamo letto o ascoltato parole chiare dai partiti tutti, maggioranze e opposizione, su cosa intendono fare, già partire dal prossimo 7 maggio. Le sole parole che ci sono arrivate  e riferite sono state “vediamo”, “vedremo”… forse … “non lo so … non ho ancora letto il ricorso” …“aspettiamo” e così via. Noi, che sappiamo poco leggere, scrivere e dar di conto e che siamo pure leggermente avvezzi a leggere tra le righe, avvertiamo un profumino di inciucetto in corso d’opera.

Ribadiamo pure che comunque non lo riteniamo concretamente possibile per ragioni che già abbiamo esposto. Non lo riteniamo possibile all’interno della maggioranza. Non lo riteniamo possibile all’interno dell’opposizione e, terza via, nemmeno tra una parte della maggioranza e una del’opposizione. Bisogna infatti sempre tenere bene a mente che il/la presidente deve avere il consenso di 2/3 della Vigilanza e il Governo questo numero da solo non lo raggiunge ed è giocoforza che si deve trovare un sostegno da altre parti. Già … chi si presterebbe oggi, a bocce ferme, a sottoscrivere accordi, inciuci o sotterfugi?

Vediamo, vedremo, aspettiamo. Per il proseguimento suggeriamo di leggere la prima scena dell’atto V. sulla Piana di Filippi.

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RAI: una lunga notte, buia e tormentata


A che punto è la notte RAI? Buia, tormentata e tempestosa. Non ci sono luci, neppure fioche, in grado di segnare un percorso per non inciampare e non dare una pedata sull’alluce allo spigolo di un armadio. Non ci sono rumori, nemmeno di qualcuno che russa come un ippopotamo. Il sonno è agitato da incubi e sogni carichi di ansia e tormento … di estasi nemmeno una flebile traccia.  

Guarda i giornali in edicola: leggiamo Italia Oggi “A dominare, da gennaio ad aprile 2024, c'è Mediaset, che viaggia su medie attorno ai 190 milioni di stream visti settimanalmente, seguita da Sky, con i suoi circa 90 milioni di stream. Rai vivacchia attorno ai 60 milioni di stream, un terzo di Mediaset, e ha un vero picco solo in febbraio, grazie al Festival di Sanremo e alle puntate della serie Mare Fuori in esclusiva su RaiPlay: in quelle settimane arriva a superare i 200 milioni di stream, ma, passato l'effetto, non rimane attaccato nulla. L'ultima settimana di aprile, per dire, Rai era di nuovo a 56 milioni di stream, rispetto agli 83 milioni di Sky e ai 182 milioni di Mediaset”. Mai una gioia. Nemmeno quello che molti hanno spacciato come il fiore all’occhiello di Viale Mazzini nel mondo streaming riesce a bucare il video. Se poi questa notizia si legge insieme ai dati AgCom recentemente rilasciati dove si legge che sul day time RAI è ormai pressoché costantemente sotto Mediaset il quadro è completo.

Vogliamo poi parlare di risorse? Appunto, come andar di notte a piedi nudi in un bosco di castagni disseminato di ricci spinosi. Il “mistero” di RAI Way rimane insoluto: si vende o no? parliamo della quota residua del 13%  o si scende al 30%? E’ pronto o no il DPCM che autorizza l’operazione? Se si, come si è saputo, perché non esce?

Come spesso succede, secondo la nota Legge di Murphy, “Se ci sono due o più modi di fare una cosa, e uno di questi modi può condurre a una catastrofe, allora qualcuno la farà in quel modo”. E, sembra di capire, che qualcuno (generico, a caso, scegliete voi) stia scientificamente facendo in modo che tutto possa condurre la Rai, ovvero il Servizio Pubblico verso la catastrofe e magari "a sua insaputa". 
Un tassello strategico di questo processo malvagio e crudele è il Contratto di Servizio: scomparso, eclissato, evaporato, inguattato in qualche scatolone polveroso ma pronto ad essere tirato fuori al momento in cui necessità e opportunità lo renderanno necessario. Tanto per intenderci, dal Contratto deriva il Piano Industriale ed è giocoforza che nulla di tutto questo potrà essere messo a terra senza una governance dell’Azienda solida e nel pieno possesso dei suoi poteri. È conseguente e verosimile supporre che sia opportuno attendere “tempi migliori”. Ricordiamo che presto, a settembre, si potrebbe mettere a terra la famigerata tappa di transizione al DVB-T2. Dietro l’angolo.

Ecco allora spiegare il perché del ricorso al TAR sulle procedure di nomina del nuovo Cda era necessario farlo subito e non tra 15 mesi: la Rai deve essere messa in condizioni di operare al più presto possibile con un “suo” governo autonomo, autorevole e credibile in grado di compiere scelte strategiche che si pongono domani, non tra un anno e mezzo, quando ormai potrebbe essere troppo tardi. Con il forte rischio, peraltro, di rendere illegittimi gli atti compiuti dal Cda in un quadro normativo che potrebbe essere ritenuto superato.

A proposito di ricorso, come abbiamo pure scritto ieri, abbiamo saputo la prima data cruciale per il suo proseguimento: è stata convocata per il prossimo 7 maggio la conferenza dei capigruppo alla Camera per fissare il calendario dei lavori parlamentari di maggio. Quel giorno si dovrà decidere se si voterà per l’elezione dei consiglieri Rai e quando si sospenderanno i lavori per le elezioni europee. Il ricorso è proposto per richiedere la sospensione della procedura in atto secondo la vecchia Legge e in applicazione del MFA e quindi dovrebbe intervenire prima del possibile voto parlamentare. Se, viceversa, il Parlamento dovesse decidere di votare comunque entro maggio la carte in tavola potrebbero cambiare e vedremo come. Lo sappiamo e lo sapevamo in anticipo: non sarà una battaglia facile e non ci sarà un esito scontato e tantomeno immediato. Le argomentazioni del ricorso sono robuste, verificate e ben strutturate e non sarà semplice sottacerle e farle passare inosservate. Siamo molto fiduciosi e lo siamo ancor più perché consapevoli che sia una battaglia che conviene a molti se non a tutti: maggioranza e opposizione, dentro e fuori la RAI.   

Nota a margine sulla  copertura mediatica dell’iniziativa: ne hanno scritto in tanti (grazie!!!) e tra i grandi giornali meno Repubblica e La Stampa (che però aveva pubblicato recentemente una lunga intervista a Roberto Zaccaria). È bene sottolineare comunque che la “notizia” non è l’inizio della partita ma la sua conclusione, quando sapremo il risultato finale e solo allora faremo il punto. Comunque, grazie a chi gli ha dedicato attenzione e a tutti coloro che hanno contribuito e sostengono questa iniziativa.

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venerdì 3 maggio 2024

RAI: c'è chi dice NO

Foto di CatsWithGlasses da Pixabay

C'è qualcosa che non va
In questo cielo
C'è qualcuno che non sa
Più che ore sono... 
(V.R.)

C’è chi dice NO! C’è chi si oppone e c’è chi propone. C’è chi solleva problemi, dubbi e dibattito e chi tace. C’è chi organizza e promuove e c’è chi osserva. Insomma, ci sono che persone che fanno e altre che … non si sa bene cosa … non fanno.

Ieri è stato presentato alla Camera il ricorso al TAR finalizzato a richiedere la sospensiva dell’attuale modello di selezione dei candidati al prossimo Cda RAI che il Parlamento dovrà eleggere.

Vediamo ora il contesto in cui si colloca questa iniziativa e cosa potrebbe succedere.

Governo e maggioranza. Sono alle prese con profonde tensioni interne che, forse, potranno essere risolte solo a urne aperte dopo le europee. Come pure abbiamo già scritto, oggi nessuno dei tre partiti ha alcun interesse a sottoscrivere patti sulla RAI in virtù di rapporti di forza che il giorno dopo l’esito elettorale potrebbero essere molto diversi dagli attuali. Questa considerazione rende poco credibile un sentir comune che sostiene la presenza di un accordo per i posti RAI già sottoscritto. Chi dovrebbe cedere sovranità oggi e perché? Non c’è alcuna convenienza. Anzi, al contrario, la “stabilizzazione” della presa di Viale Mazzini sarebbe più forte e organica il giorno dopo le urne piuttosto che prima. Anche tra loro c’è la convinzione che RAI così com’è non regge e non ha senso oggi rabberciare un Cda inventato o soggiogato da equilibri fragili e incerti. Tanto vale, come ci è stato riferito, che la Meloni in primo luogo possa mettere mano al suo disegno con un colpo di mano: una persona esterna all’Azienda, un manager, di area ma non “amico di famiglia” o cultore di filosofia da Colle Oppio. Ipotesi credibile che richiede tempo e certo non prima del 10 giugno.

Opposizione. Abbiamo proposto ad alcuni lettori una frase significativa alla quale siamo molto affezionati: “Temo più il silenzio degli amici che il fragore dei nemici” (MLK) che la dice lunga su come stanno le cose. Al momento, registriamo due posizioni ufficiali: Barbara Floridia, presidente della Vigilanza, che ha sostenuto l’illegittimità di un Cda Rai realizzato senza tener conto del MFA e la Schlein, segretaria del PD, che ha dichiarato che potrebbe non proporre un “loro” candidato. Punto, un po’ poco. Altro non c’è e invece girano voci, ci sono dubbi e sospetti che altro si muova sottotraccia. Ad esempio, si è letto di ipotesi di un “presidente di garanzia” assegnato al PD nel quadro di un possibile nuovo Cda “cappottato” cioè 3 a 1, dove i tre sono della maggioranza e 1 al 5S. stop. Non ci sono molti altri elementi sui quali ragionare. Altro film invece si vedrebbe qualora entrambi i partiti si mettessero frontalmente di traverso su questo meccanismo e invocassero un nuovo procedimento, appunto come sostiene il ricorso al TAR.

Poi c'è il tema rappresentante di dipendenti ma questo è un capitolo a parte.

I tempi. Le date importanti da tenere in agenda sono: la prossima conferenza dei capogruppo delle Camere (forse il prossimo 8 maggio) dove si fisseranno i lavori parlamentari. Si dovrà decidere anzitutto la chiusura dei lavori per la pausa elettorale e, di conseguenza, decidere se programmare la votazione in Aula per lal nomina dei quattro consiglieri di loro competenza.   

La seconda data, già fissata, è quella dell’elezione dei rappresentante di dipendenti RAI prevista il 20 maggio. Potrebbe, condizionale futuro imperfetto, darsi il caso che i due momenti (Parlamento e interni RAI) possano essere contemporanei ma potrebbe anche darsi che avvengano in momenti differenti: prima l’interno Rai e poi il Parlamento, nulla lo vieta. Il Cda rimane in carica fino a quando non verrà nominato uno nuovo.

In sintesi: se il Governo vuole forzare la mano farà in modo di chiudere la partita il 20 maggio. Salvo che ...

Altra data importante, ancora non determinata, sarà quando avverrà il pronunciamento del Giudice al TAR che potrà accogliere o meno il ricorso. In questo caso le possibilità sono due: lo accoglie e si ferma tutto e si vedrà poi come si potrà procedere. Oppure lo respinge e si va avanti con i criteri della vecchia Legge 220. In questo caso si potranno aprire altri scenari, politici e giuridici, poiché i presupposti di illegittimità definiti dal MFA rimangono invariati.

Con la conferenza stampa di ieri è stato aperto formalmente il fronte della battaglia. Sappiamo che a Viale Mazzini hanno seguito e seguono con “viva e vibrante preoccupazione” gli sviluppi. Sembra sia stato chiesto un parere all’Ufficio legale che, manco a dirlo, potrebbe aver risposto più o meno “non c’è problema … non c’è problema”. Invece il problema c’è ed è grosso come una casa. Ed è un problema che, paradossalmente, è utile e conveniente per molti, per primo all’AD Sergio e, forse, in parte pure al “candidato in pectore” Rossi. Entrambi sanno bene di avere di fronte un futuro incerto. Sergio che torna alla Radio? Non ci crede nessuno. Rossi già legato alla poltrona di prossimo AD? Nessuno ci scommette un dollaro bucato. Entrambi hanno tutto da guadagnar sul fattore tempo che gli potrebbe dar modo di trovare una exit strategy convincente e conveniente, per loro, per tutti.

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mercoledì 1 maggio 2024

RAI: la Notizia del giorno

Foto di Gerd Altmann da Pixabay

 

Oggi i giornali quotidiani non saranno presenti in edicola.

La notizia del giorno è la Conferenza Stampa che si terrà oggi, alle ore 13, presso la Camera dei Deputati per la presentazione di un ricorso al TAR relativo all’attuale sistema di selezione dei candidati al Cda RAI. 

Diretta streaming: 

 https://webtv.camera.it/evento/25251 

Leggiamo dal comunicato stampa “Lo scopo dei promotori e dei ricorrenti è quello di consentire un ripristino della legalità costituzionale in questo delicato sistema di nomina e di anticipare l’adeguamento al regolamento dell’Unione Europea (EMFA) in modo tale che gli organi di vertice della RAI che stanno per essere formati non si vengano a trovare in una situazione di illegittimità anche nei confronti delle norme europee”.

Si tratta dell’iniziativa politica di fonte non parlamentare sul Servizio Pubblico Radiotelevisivo più rilevante degli ultimi anni. La finalità è sostanziale ed è indirizzata a sostenere principi e orientamenti validi per tutti, maggioranza e opposizione. La sostanza è anzitutto nella proposizione di un nuovo modo di comporre la governance dell’Azienda fondata sul riconoscimento delle qualità dei nuovi amministratori che si dovranno confrontare in base a criteri aperti, trasparenti e non discriminatori come, appunto, richiede anche la recente disposizione dell’European Media Freedom Act.

È una iniziativa che non è solo “contro” una normativa che prevede un processo di selezione dei candidati privo di alcun genere di meccanismo in grado di valutare adeguatamente le necessarie caratteristiche di esperienza, professionalità e competenza indispensabili per amministrare un bene pubblico essenziale come la RAI. Non è una iniziativa di una parte contro un'altra. E’ una iniziativa che potrebbe e dovrebbe godere del sostegno di tutti i partiti perché costituisce un presidio universale di legittimità delle regole in grado di metterle al riparo la volubilità degli assetti istituzionali.

Infine, è una iniziativa che tutela la Rai stessa in un delicatissimo e particolare momento del suo futuro. Questo nuovo consiglio dovrà infatti affrontare sfide di assoluto rilievo strategico a partire dall’applicazione del nuovo Contratto di Servizio (non ancora pubblicato in Gazzetta Ufficiale nonostante siano passati mesi dalla sua approvazione) e del suo conseguente Piano industriale che richiedono entrambi un governo dell’Azienda forte, autorevole e autonomo dal Governo di turno. Inoltre, la RAI deve affrontare una situazione molto delicata sul fronte delle risorse con il canone incerto nella composizione, nelle modalità di riscossione e nella durata. Infine, si dovranno affrontare sfide tecnologiche importanti come il completamento della transizione al DVB-T2 (forse, previsto dal prossimo settembre) e poi ancora si dovrà affrontare un crisi di consenso di telespettatori che, come ha recentemente certificato AgCom, vede Rai soccombere nel day time rispetto alla concorrenza. Tutto questo, da sottolineare, si deve collocare in un contesto temporale e in preparazione che vede il 2027 come la scadenza dell’attuale Concessione che si dovrà rinnovare per il decennio successivo.

Per questo il ricorso al TAR è rilevante e significativo: il problema della composizione del Cda RAI si pone oggi e non tra 15 mesi quando i giochi saranno già impostati e sarà ben difficile avviare un’azione di dimissione.

Lo abbiamo scritto tante volte, questa iniziativa si poteva e si doveva prendere, è giusta e necessaria e, ribadiamo, interessa tutti senza distinzioni.

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RAI: tordi e grilli

 


Dopo il pomeriggio di grandine di ieri, questa mattina al Circolo Trattoristi Bassa Val Tiberina tira aria silenziosa. Anche l'anno scorso la grandine ha fatto danni irreparabili: niente vino e niente olio e, per quanto ci riguarda, nemmeno una pesca della nostra varietà rara e preziosa delle cosiddette "Sant'Antonio". Bisogna vedere se anche questa volta ha fatto danni agli olivi, alla vite, alle prime gemme della frutta. Oggi non si lavora e non solo perché è il 1° Maggio ma anche perché il terreno è fangoso, si dovrebbe seminare il girasole. Un caffè, mi raccomando senza zucchero… “Che ‘voi fa … quann’è tordi e quann’è grilli … oggi è così”. Tutto è relativo nella vita, tutto cambia, si evolve e si modifica.

Appunto, quando c'è tanto da dire e quando poco. Oggi nessuna notizia di rilievo, salvo siate interessati a sapere che la RAI punta su De Martino alla successione di Amadeus! Va beh… andiamo avanti. Giusto nei giorni scorsi stavamo riflettendo: tra poche settimane Bloggorai festeggerà sei anni di onorato “servizio pubblico” ovvero universale e gratuito. Ci stiamo ponendo una domanda semplice: lascia o raddoppia? Lasciare sarà una scelta che prima o poi dovrà avvenire e tanto vale lasciare nel suo momento migliore, quando ormai abbiamo consolidato un solido numero di lettrici e lettori affezionati, attenti e partecipi. È stata ed è ancora una magnifica esperienza, anche umana proprio perché libera da vincoli di ogni genere: chi vuole legge e chi non vuole abbandona. Tutto molto semplice.

Se invece troviamo la forza e il coraggio di andare avanti, sarà forse opportuno anche pensare ad estendere il perimetro dei nostri interlocutori o proporre qualcosa di nuovo, aggiuntivo. Ad esempio, ci è stato opportunamente suggerito di proporre una specie di “Il Meglio di Bloggorai” con un riassunto delle puntate precedenti dell’ultimo mese. Si può fare. Vedremo.  

Bene. Come sapete, in questi giorni dovrebbe essere in corso lo spoglio delle candidature inviate a Camera e Senato per il rinnovo del nuovo Cda RAI. Proviamo ad immaginare. Anzitutto chi sarà l’addetto ad aprire le “buste” ovvero a spulciare i CV? Qualche oscuro impiegato, funzionario, dirigente dei rispettivi Uffici Postali? Oppure un selezionato gruppetto bipartisan di rappresentanti dei partiti? Belle domande. Proseguiamo: come procederanno? Tutti gli uomini (tanti) da una parte e le donne (poche) dall’altra? Mah… Poi: è verosimile supporre che qualcuno tra loro si ponga la domanda: e mo’ che famo? Nel senso come dividiamo le varie candidature? Boh ... leggiamo cosa dice la Legge 220 del 2015: art. 2 “…elevata professionalità e comprovata esperienza in ambito giuridico, finanziario, industriale e culturale” … Bene, si diranno tra loro, cominciamo a dividere per categorie: professionalità ed esperienza e poi sottocategorie “giuridiche, finanziarie, industriali e culturali”. Già, e poi ... che facciamo? Boh! Gli assegniamo un punteggio! Geniale! E come si fa? Ad esempio: una “comprovata esperienza” in ambito giuridico vale più o meno di una in ambito culturale? Boh!  E poi ancora, all’interno della stessa categoria, come valutiamo le differenze e come vengono “pesate”? Un avvocato civilista vale più o meno di un penalista? Un laureato in economia e commercio vale di più di un semplice ragioniere? Beh si, forse si … o no? Boh!

Lasciamo perdere le immaginazioni. Teniamo il punto: si può promuovere un ricorso per sostenere la richiesta di applicare criteri aperti, trasparenti e non discriminatori come previsto pure del recente EMFA. Si può fare, si deve fare.

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