lunedì 6 novembre 2023

ATTENZIONE !!!

 Interessanti novità in arrivo !!!

il Libro del Destino

Foto di Pacto Visual da Pixabay

 

Telespettatori  di tutti i paesi, unitevi!

Raioitici italiani siete chiamati all’appello! Fanatici oltranzisti del Servizio Pubblico, scendete in piazza! Ostinati e compulsivi studiosi dei nuovi media, dell’IA, del mercato audiovisivo non perdete l’ora magica che la Storia vi presenta: state assistendo in diretta al declino fatale e ineluttabile della RAI – Radiotelevisione Italiana.

È tutto scritto nel libro del destino. Cap. 1: mancano i soldi. Cap. 2: mancano i telespettatori. Cap. 3: manca una legge che la possa rendere indipendente dal Governo e, Cap. 4 (epilogo) mancano le nuove tecnologie (vedi Cap.1). Questo libro si sta sfogliando pagina per pagina ogni giorno del calendario.

Vedi stamattina: La Stampa con “La Rai ricorre ai superpoteri degli adolescenti” (dopo di che non rimane che lo Spirito Santo); Domani con “Il flop del palinsesto sovranista. L'uomo che sta demolendo la Rai. Errori e ansie di Giampaolo Rossi. In difficoltà l'uomo che demolisce la Rai. Ansie e solitudini di mr Rossi. II direttore generale della Rai doveva lanciare l'arrembaggio della nuova egemonia culturale della destra ma dopo sei mesi di servizio di rivoluzione non c'è traccia e il palinsesto sovranista non fa audience” (si capisce, non solo dipende da lui); Il Fatto Quotidiano con “Rai, di niente ... di meno Coppa Italia addio: il servizio pubblico nel calcio è scomparso”; il Cento con “Disastro Rai, perso il primato degli ascolti” e, infine, ancora La Stampa con “Taglio del canone e calo della pubblicità I timori del Pd: la Rai sarà la nuova Alitalia” (sarà ??? magari già lo è !). ATTENZIONE: l’articolo di Domani sembra che stamattina abbia gettato nel panico più d’uno: come dice il proverbio “un conto è parlare (scrivere) di morte … altro è morire” ovvero, un conto è leggere/scrivere di crisi degli ascolti altro conto è leggere/scrivere i nomi e cognomi dei responsabili. Come ci è stato riferito, e confermato, il nervosismo è assai diffuso in tutta l’Azienda ma, più in particolare, tra i due condomini del VII piano che vedono avvicinarsi sempre più l’ora del destino quando i loro percorsi, inevitabilmente andranno in rotta di collisione.  

Possiamo ben capire come in diversi uffici di Viale Mazzini ci possa essere un fastidioso prurito di natura imprecisata. E siccome, in fondo in fondo, vogliamo bene a tanti ex colleghi, ci piacerebbe dare una mano, anche se non richiesta, nei limiti del possibile . Una prima mano la merita chi si occupa di comunicazione: fare certi errori sempliciotti di gestione delle notizie e di relazioni con alcuni giornalisti amici non porta grandi risultati e produce più danni di quanti ne vorrebbe rimediare. La questione degli ascolti RAI che calano è ormai passata del lessico comune e non ci sarà comunicato, precisazione o articolo di giornale “amico” (vedi Corriere di ieri) a far cambiare direzione a questo racconto. Una volta che il treno è partito non lo fermi bucandogli le ruote ma solo con una nuova locomotiva e indicando una diversa destinazione dove andare. Evidente però che questo tema non è nello loro corde e responsabilità. Un errore come quello di titolare un comunicato stampa con “Mai in discussione leadership del servizio pubblico” e in fondo al testo leggere “Stupisce poi che tali giudizi, in particolare il riferimento agli “amici” vengano rilasciati da esperti dello Studio Frasi che, dallo scorso mese di giugno, non ha più un contratto attivo con la Rai” non lo commette nemmeno un giovane praticante di redazione alle prese con “un bambino ha morso un cane”. Perché scrivere “mai” ovvero un avverbio assoluto temporale che non ammette deroghe quando è certamente noto che “spesso” succede il contrario? Poi, cosa dovremmo pensare allora sull’articolo di ieri (“In questi giorni si è molto parlato del «tracollo» degli ascolti, in particolare di quelli Rai, ma questo dato non corrisponde al vero”)  che è stato scritto solo perché l’autore ha un contratto attivo con la RAI? No, Bloggorai non pensa male e ritiene che banalmente e semplicemente che i dati Auditel sono disponibili a (quasi ) tutti e basta saperli leggere e comunicarli correttamente.

A questo proposito: da leggere con attenzione quanto pubblicato oggi su https://www.huffingtonpost.it/life/2023/10/31/news/spettatori_streaming_televisione_tradizionale-14006376/  con il titolo "La tv è roba vecchia per vecchi. I giovani non sanno neanche che tasto del telecomando premere per trovare Rai 3"

Infine: segnaliamo un tema che sarà ricorrente nel dibattito sulla nuova governance della Rai che, si spera, prima o poi verrà modificata. Si tratta dell’organo che dovrà presiedere la sua indipendenza dal Governo e si parla spesso di Fondazione indipendente (vedi intervento di Luigi Zanda su Huff.post). Per conto nostro abbiamo forti e ragionevoli dubbi su questa proposta che ci sembra avviare un percorso di privatizzazione del Servizio Pubblico sottotraccia. Ne parleremo ancora.  

bloggorai@gmail.com

 

 

 

domenica 5 novembre 2023

Riforma Istituzionale e riforma RAI: la madre e il padre (o viceversa)

Foto di congerdesign da Pixabay

Pre-mie-ra-to --- Ser-vi-zio-pub-bli-co. 
La prima parola a ripeterla spesso sembra quasi un insulto alla lingua italiana (oltre, ovviamente, al senso generale della democrazia per il nostro Paese). Ma è la declinazione congiunta dei due termini che merita qualche riflessione sulla quale, dobbiamo constatare, ben pochi “amici” si sono cimentati.

La domanda è semplice: cosa potrà succedere nel futuro del Servizio Pubblico una volta che, ammesso e non concesso, la riforma istituzionale sul “pre-mie-ra-to” tanto voluta dalla Meloni venisse approvata? Per onore di cronaca, per quanto ci risulta, il solo che ha affrontato l’argomento è stato Giandomenico Crapis lo scorso 8 settembre sulle colonne del Fatto Quotidiano. Leggiamo prima il titolo e poi alcuni passaggi: “Il conflitto di interessi della Tv rende il premierato una follia” e poi “… C'è o no il problema di un oligopolio dove la metà delle tv generaliste e mano al leader storico della destra e ora, dopo la sua scomparsa a un gruppo fortemente legato alla sua eredità politica? Mediaset subirà solo restyling che la renda più presentabile del resto resterebbe sempre il imprevista del fondatore di Forza Italia e le radici non si recidono”… “infine, c’è un ultimo scenario. Mediaset passa di mano e il nuovo proprietario, a questo punto, potrebbe essere tentato anch’egli di scendere in campo o magari di scegliersi un candidato da sponsorizzare per l'elezione diretta o nella migliore delle ipotesi potrebbe disporre di uno strumento micidiale (una ventina di canali tra generalisti, digitali e pay) per condizionare gravemente la politica”.

Il tema è semplicemente la figura, il ruolo e il peso di “una persona forte al comando” che già a scriverlo questo concetto manda di traverso ogni tentativo di ragionamento politico.  Cominciamo a dire che da alcuni giorni si sente ripetere che si cerca di spacciare questa proposta come  “madre di tutte le riforme istituzionali” ma diciamo pure che il padre sembra ignoto e non si sa bene a chi imputare questa “gravidanza”. Invece, sotto sotto, scava e rifletti, qualcosa si trova e, per fatal combinazione, questo argomento si incrocia con la storia recente del Servizio Pubblico. Mettiamo per un attimo da parte le considerazioni di carattere storico e il fascino (fasci … o) che questo argomento sollecita alla destra di lotta e di governo e limitiamoci a rivedere quanto successo il 28 dicembre 2015, quando venne approvata la Legge n. 220 con titolo "Riforma della RAI e del servizio pubblico radiotelevisivo".

Ne abbiamo scritto molto, spesso e malvolentieri: quella si che è stata la “madre” di una riforma nefasta per il Servizio Pubblico, tanto nefasta da rimanere tutt’ora in odore di illegittimità costituzionale. A farla breve, ha messo sotto il tallone di ferro del Governo il controllo sul servizio Pubblico ed ha assegnato ad un “uomo solo al comando”, la nuova figura dell’Amministratore Delegato, la responsabilità della guida dell’Azienda. Sarà un caso che proprio il “padre” di questa riforma, Matteo Renzi, è lo stesso che si è dichiarato favorevole alla riforma proposta dalla Meloni? No, forse no. Sembra sottintesa la stessa riflessione, la stessa “cultura” e lo stesso intendimento di intervento sule riforme istituzionali che, in soldoni, mirano a restringere gli spazi di democrazia a favore di una sola persona con maggioro poteri di quanti ne ha un organismo collettivo. Questa Legge affida al Governo i poteri di nomina degli amministratori della Rai in modo talmente scellerato che, in uno scenario ancora più stressato da un “premier” forte, renderebbe la figura dell’AD ancora più “onnipotente” e dipendente dall’Esecutivo.

Basta rivedere quanto successo (e forse ancora in corso di svolgimento) sul tema riduzione del canone RAI: è stato sufficiente un battito d’ali a Cologno Monzese per farlo diventare un terremoto a Palazzo Chigi che ancora non ha deciso se si tratterà di 420, 430 o 440 mln più un eventuale “cadeau” di 100 mln per il Nuovo Piano industriale, da spalmare una tantum o su re anni per poi non sapere bene come utilizzarli (la “qualità”) ???  Nel mentre e nel quando, da Viale Mazzini, su questo fronte si ascoltava solo un imbarazzante silenzio o, ben peggio, un farfugliare sul recupero dei famigerati 110 mln dell’extragettito. Provate ad immaginare, seppure con un calendario molto diluito, cosa potrebbe accadere quando nel 2027 (dietro l’angolo) si dovrà andare al rinnovo della Concessione tra lo Stato e la RAI?

Ma, come abbiamo appena accennato ieri: mai una gioia. Quando mai capita di leggere o ascoltare dibattiti o riflessioni su questi temi? Boh !!!  

bloggorai@gmail.com

sabato 4 novembre 2023

???

 Mai 'na gioia!!!

Ne per chi governa e tantomeno per chi è all'opposizione.

C'è materiale sul quale riflettere. 

Bloggorai@gmail.com 

venerdì 3 novembre 2023

RAI: boccaccia mia .. statte zitta!

Ma che piccola storia ignobile mi tocca raccontare
Così solita e banale come tante
Che non merita nemmeno due colonne su un giornale
O una musica o parole un po' rimate
Che non merita nemmeno l'attenzione della gente
Quante cose più importanti hanno da fare
Se tu te la sei voluta, a loro non importa niente
Te l'avevan detto che finivi male…

I politici han ben altro a cui pensare …

Chiunque si occupa di comunicazione, di relazioni con la stampa, di rapporti con i giornalisti dovrebbe conoscere bene alcune regole fondamentali di questo mestiere. Tra queste, una regna sovrana: una smentita è una notizia rilanciata due, tre, quattro…cento volte. E, saggiamente, si dice che è meglio un dignitoso silenzio che un imbarazzante vociare. Spesso poi succede che la smentita non smentisce nulla e, anzi, facilita e migliora la bontà della notizia.

Allora ieri è successo quello che da tempo, ben che vada da un anno, si legge spesso e volentieri: gli ascolti RAI vanno male e Mediaset la supera. Ora, premesso che gli ascolti delle televisioni generaliste vanno male per tutti perché la platea si restringe (i telespettatori emigrano sempre più massicciamente verso “altre televisioni”) quello che emerge con chiarezza indubitabile è che RAI tendenzialmente perde più di Mediaset. E non lo afferma solo lo Studio Frasi ma, semplicemente, la serie dei dati Auditel. Poi, come ha detto la nuova dirigente del Marketing RAI, Roberta Lucca, si pone un grave problema: “… l'obiettivo del servizio pubblico è vincere sugli ascolti o assolvere al suo compito e cioè dare una risposta ai bisogni di visione del pubblico attraverso tutte le sue piattaforme?”. Bella domanda, astuta, perspicace e profonda.  Vuoi vedere che la “nuova” Rai non è più interessata agli ascolti ma al contenuto di quanto manda in onda? Se mai fosse, siamo in presenza a di un fatto epocale del quale non ci eravamo accorti. Poi, magari, forse, qualcuno potrà spiegare come compensare i buchi di bilancio che si apriranno pure con il calo della pubblicità (oltre che con la riduzione del canone) che, guarda caso, si lega agli ascolti.

Bene, come abbiamo riportato ieri, è stato pubblicato un articolo su La Repubblica con il titolo “Tg e programmi flop. La RAI affonda. Mediaset la sorpassa”. Ne avevamo già avuto sentore: il nostro Autorevole Dirigente Anonimo ce lo ha riconfermato: c’è grande nervosismo al VII piano e l’ennesimo articolo contromano ha fatto venire un velenoso attacco di orticaria a più d’uno. A tal punto che, ieri alle 9.20 l’Ufficio Stampa RAI è stato indotto a rilasciare un comunicato stampa dove si leggono perle di rara e antica saggezza che iniziano già con il titolo “Mai in discussione leadership del servizio pubblico” e poi “… riportato da alcuni organi di stampa in maniera platealmente distorta, in relazione ai dati di ascolto…Fin qui i dati che sarebbe stato sufficiente leggere con onestà intellettuale. Quanto invece alle valutazioni e ai giudizi, assolutamente infondati …” per poi chiudere con la summa apocalittica “Stupisce poi che tali giudizi, in particolare il riferimento agli “amici” vengano rilasciati da esperti dello Studio Frasi che, dallo scorso mese di giugno, non ha più un contratto attivo con la Rai”. Quest’ultimo passaggio poi meriterebbe un consulto specialistico a parte per quando subdolo e malevolo: “honi soit qui mal y pense” (sia svergognato colui che pensa male).

Al che, poco dopo risponde l’interessato, Francesco Siliato dello Studio Frasi, che puntualmente respinge punto per punto le osservazioni nel merito dei numeri forniti. Per quanto ci riguarda, senza alcuna esitazione, nella forma e nel merito di quanto abbiamo letto e conosciamo affidiamo credito a Siliato per mille validi e puntuali motivi. Punto. La RAI va male e non tanto perché perde telespettatori, ma semplicemente perché ogni giorno che scende sulla terra, non perde occasione per danneggiarsi da sola, da dentro. Da fuori, non resta altro da fare che dare una spintarella.

bloggorai@gmail.com

giovedì 2 novembre 2023

La RAI sulla guerra e gli amici/parenti farlocchi

Foto di hosny salah da Pixabay

 

RAI News: 00:56 02 Novembre - Appello di oltre 500 giornalisti per documentare la guerra a Gaza

Un appello per stabilire il principio che la stampa internazionale dovrebbe poter entrare in zone di guerra come Gaza per poter "fare il proprio lavoro" e documentare tutto ciò che accade. È stato firmato in soli 3 giorni da 520 giornalisti europei, molti dei quali italiani. E hanno aderito non solo gli inviati di guerra che si trovano a dover coprire la Cisgiordania e Israele e non possono entrare a Gaza, dove sono in corso massicci bombardamenti, ma anche cronisti e giornalisti di radio, tv, quotidiani e agenzie di stampa di tutta Europa.

Quella in corso in Medio Oriente, si spiega nell'appello, "è una guerra che ha ripercussioni in tutti i nostri paesi e sarà fondamentale per il nostro futuro", ma per ora "possiamo raccontare quello che vi accade solo dall'esterno". Da qui l'appello che è stato firmato anche da giornalisti italiani come Giovanna Botteri della Rai, Alberto Negri del Manifesto, Sigfrido Ranucci di Report, Giampaolo Cadalanu di Repubblica.

Bloggorai si associa!!! E’ un dovere informare, è un diritto essere informati e a Viale Mazzini/Saxa Rubra dovrebbero saperlo bene: possibile che solo due nomi tra i 2 mila giornalisti RAI si sono associati a questa iniziativa?

Gli argomenti del giorno sono: la telefonata farlocca alla Meloni, l’intervista del Tg1 al Papa e un articolo di Repubblica che rilancia a palle incatenate il ritornello che da tempo si sente cantare sulla RAI ovvero “Tg e programmi flop. La RAI affonda. Mediaset la sorpassa”.

Sulla telefonata farlocca c’è poco da aggiungere oltre a quanto noto. Non ci sembra rilevante osservare il “buco” sulla sicurezza interna a Palazzo Chigi dove magari ora forse pagherà pegno un consigliere o peggio ancora un centralinista innocente. Tantomeno ci sembra rilevante, per quanto costituisce la vera notizia centrale, il tema del cambio di rotta sulla guerra in Ucraina dove si recede la necessità di fare i conti anche con la Russia. Il tema che emerge con forza è la capacità complessiva di assumere una postura adeguata da Capo di Governo e di chi ne fa parte (amici, parenti e conoscenti). Tra le esternazioni di Giambruno e le telefonate farlocche, nel mezzo c’è la palude di una politica di governo confusa e ottusa che, giocoforza, con le debite proporzioni, si riverbera pure sulla RAI.  

Ecco che veniamo all’intervista al Papa andata in onda ieri sera dopo che negli anni scorsi era stata negata alle telecamere RAI. Perché ora è stata concessa al “nuovo” Tg1 targato Chiocci (l'amico imposto fortemente dal Governo). Come al solito, nulla avviene mai per caso e figuriamoci se al Santo Padre sfugge questa regola umana e terrena. Il tema è la forma (Tg1, Chiocci, RAI etc) o il contenuto dell’intervista? Abbiamo forte la sensazione che sia prevalente il contenitore rispetto al contenuto: Papa Francesco ripete da tempo, inascoltato, le stesse sante parole di saggezza e ragionevolezza sulla pace, sul rispetto dei diritti umani e, in particolare, rispetto a quanto succede a Gaza, la proposta decennale di “due popoli, due stati”. Qualcuno ieri ha parlato di “scoop” ma non si capisce dove e perché se non solo perché l’intervista l’ha fatta il Tg1, ovvero il direttore amico del Governo Meloni. Sarebbe interessante sapere quanti minuti è stato inquadrato il Papa e quanti Chiocci: a momenti sembrava che l'intervistato fosse lui. Un po’ poco per un vero scoop.

Infine, l’articolo di Repubblica firmato Giovanna Vitale, dove si legge: “È il capolavoro dei vertici sovranisti di Viale Mazzini: dei loro nuovi palinsesti, dei conduttori e dei direttori di provata fede che rischiano di affondare la Tv di Stato…  Francesco Siliato: L'editore Rai fa meno audience di Mediaset perché perde di più sia in prima serata che nella media dell'intera giornata. Un risultato che prescinde dalla circostanza che uno ha tredici canali e l'altro sedici (tre, kids, in comproprietà). Semmai, tale divario dimostra che Mediaset ha puntato sullo sviluppo e ha investito, attivando un nuovo canale ogni due anni, mentre il servizio pubblico è rimasto fermo, ha rinunciato a crescere: il suo più recente, RaiS, è nato nel 2010… Ma perché non funziona? «Stanno facendo una tv più vecchia di quella che c'era prima», conclude l'esperto. «Hanno indebolito la presenza di bravi conduttori per premiare gli amici. E il risultato, purtroppo, si vede”. 

Già, appunto, gli amici e i parenti. Ma sembra che hanno esaurito i ricambi: fra poco arriveranno i “conoscenti”.

bloggorai@gmail.com

 

mercoledì 1 novembre 2023

Un colpo al giorno toglie la RAI di torno


Raggiunta un “certa” età succede che si usa ripetere frasi e pensieri che ci hanno colpito negli anni precedenti. Così, succede, che per la prima volta abbiamo scritto nel 2001 una frase tratta da Fiesta di Hemingway che merita essere ripetuta. E così, succede, che ripetendola ne rivediamo tutta la sua plastica e sostanziale verità:

“Come hai fatto a fare bancarotta? – Chiese Bill. In due modi – Mike disse – Gradualmente prima e lentamente poi. – Chi ti ci ha portato? – Amici- disse Mike, Io avevo un sacco di amici. Falsi amici”.

Eccole, in sintesi il concretizzarsi delle realtà inesorabili, inequivocabili e indiscutibili alle quali stiamo assistendo: la RAI affonda sotto le sue difficoltà economiche, le sua incapacità a reagire, la sua ottusità a non comprendere che il suo mondo di riferimento normativo, sociale, economi e tecnologico insieme  al suo pubblico, è cambiato, cambierà ancora velocemente e difficilmente sarà mai più quello di prima.

Ogni giorno che il Buon Dio manda in terra non ci risparmia nulla. Oggi leggiamo alcuni passaggi rilevanti. Ieri, nel pieno corso del dibattito sulla prossima legge di Bilancio, abbiamo letto in una nota di agenzia (AGI) che il Governo potrebbe raschiare il barile e trovare ulteriori 100 mln a sostengo del Piano Industriale RAI (che ancora non esiste se non in bozze fumose e segretate ... fino ad un certo punto) in aggiunta ai 430 mln già previsti per il solo 2024. Ancora una volta, idee poche e ricche di confusione. Già il provvedimento di taglio del canone potrebbe essere a fortissimo rischio sia di incostituzionalità sia per l’intervento di Bruxelles come aiuti di Stato non consentiti dalla normativa europea. Questa ulteriore ipotesi (si legge che “… potrebbe rientrare anche il sostegno dell’esecutivo alla RAI per il Piano industriale (c’è chi ipotizza circa 100 mln) in modo da compensare il taglio del canone”. Non sanno più a che Santo votarsi: hanno pestato qualcosa di brutto e non sanno come uscirne. Avere accontentato Giorgetti (e solo indirettamente Salvini) ha innescato una reazione a catena che gli è sfuggita dal controllo perché forse non era stata ponderata attentamente la risposta di Mediaset: “La RAI sta bene così … non abbiamo alcun interesse a rompere questo delicato equilibrio a noi del tutto favorevole”. Punto. Amen. Così è stato da decenni e così deve restare per i prossimi anni. È probabile che Bloggorai dovrà cambiare missione e nome: BloggoSet. Parlare di RAI (non di Servizio Pubblico che ormai sono termini in corso di divaricazione costante) sembra non essere più tanto interessante.

Bene, il secondo elemento interessante della giornata che si lega perfettamente a quanto scritto sopra lo leggiamo su La Stampa, a firma di Paolo Festuccia con il titolo: “ll saccheggio della RAI”. Si tratta di una colata di cemento misto a petrolio e in aggiunta una spolverata di cicuta: “L’ora più buia della RAI si consuma tra i numeri” e chiude l’articolo con “ … senza soldi, dunque, pochi programmi e niente eventi sportivi (n.n: vedi la rinuncia alla Coppa Italia e non solo perchè come ci è stato detto “La RAI non se li può  permettere”) con il rischio di creare una voragine tra una società "elitaria", che può accedere ad offerte alte a pagamento e una società più debole con redditi mediobassi”. Un articolo ricco di spunti molto interessanti ma pecca di alcuni aspetti che non si possono porre in secondo piano: il primo è la contestualizzazione storica perché questo declino è iniziato da tempo e pochi sono intervenuti a cercare di porre un argine. La seconda considerazione riguarda il valore dei soldi: a Viale Mazzini i soldi ci sarebbero pure, ma sono semplicemente gestiti e spesi male. Tra i pochi a ricordarlo ci fu Gualtieri quando era Ministro al MEF, completamente inascoltato e presto dimenticato. Quando si pensa alle inefficienze e agli sprechi, denunciate anche dalla Core dei Conti, non si può non pensare a quanto pesano le produzioni esterne, le inutili e costose coproduzioni e la voragine degli appalti esterni, per non dire delle ricche provvigioni agli agenti artistici. Infine, solitamente quando non ci sono i soldi si possono utilizzare le idee, che invece latitano in tutti i fronti RAI: ieri ne abbiamo solo accennato quando abbiamo scritto dei giovani vincitori del premio Giornalistico Morrione. Costano poco e hanno un enorme valore simbolico: perché non utilizzarli in una finestra in una delle tre reti generaliste?

Chiudiamo in bellezza: come dice il proverbio: “Puoi prendere in giro qualcuno qualche volta ma non tutti sempre”. Ieri sera una trasmissione tanto voluta e tanto pagata (of course … realizzata in coproduzione con la nota società Fremanle) dal nuovo vertice di Viale Mazzini ha preso l’ennesima sberla di ascolti e ha dato un ennesimo colpo al bollettino di tragedia RAI:

Arrivederci!

bloggorai@gmail.com