sabato 7 gennaio 2023

Radio e Tv e il "sentimento" degli italiani


Passata la festa, gabbato lo santo. Torniamo alla nostra banale normalità. Oggi proponiamo tre notarelle a margine, forse quelle giuste da sabato mattina.

La prima ce la suggerisce Giovanni Valentini oggi sul Fatto Quotidiano a proposito di Radio. I titolo è “Questa radiovisione tradisce il fascino discreto della radio” e si riferisce a quella specie di ubriacatura in corso sulla televisione che diffonde la radio. Leggiamo “Rai Radio ha imboccato una deriva che minaccia di omologarla alle emittenti private, alterandone la natura e le caratteristiche. Diventa sempre più difficile riconoscere le differenze anche tra una rete e l'altra del servizio pubblico, benché siano coordinate da un'unica direzione, con scambi di trasmissioni, i conduttori o conduttrici… è la tendenza a quella mutazione genetica che va sotto il nome di "radiovisione": un ibrido, una commistione non sempre felice fra i contenuti e il linguaggio radiofonici e quelli televisivi. Su questa strada, la radio pubblica rischia di smarrire le sue peculiarità distintive e di mutuare i difetti della tv”. Già, da tempo avevamo questa storia sotto tiro, da quando abbiamo cominciato a riflettere che il metro sul quale si misura l’attenzione verso un prodotto, verso una piattaforma, è il tempo speso sullo specifico device. “Vedere” la radio toglie tempo e spazio alla televisione senza aggiungere valore. Cosa mette di più "osservare" i personaggi/conduttori con la cuffia in testa, perché solo di questo si tratta e di altro non si può trattare? Altrimenti sarebbe sola e semplice tv. E, come osserva giustamente Valentini, in cosa si differenzia Radio Rai da una radio commerciale qualsiasi nel momento in cui ne scimmiotta linguaggi e comportamenti? Proseguire su questo terreno porterebbe ineluttabilmente a riprendere il discorso sui contenuti offerti da Rai Tv rispetto a quella della concorrenza. Pochi ne parlano.

La seconda nota ce l’ha proposta nei giorni scorsi Nando Pagnoncelli sul Corriere con il suo consueto sondaggio sugli “umori degli italiani”. Titolo: “Il sondaggio, inflazione e guerra spaventano 8 italiani su 10. Così il clima sociale è peggiorato in un anno”. Contenuto: le opinioni degli italiani sembrano distinte e distanti da quelle di chi governa oggi e da quelle di chi ha governato ieri. Le preoccupazioni principali sono su lavoro ed economia, welfare e assistenza e solo in fondo compaiono guerra e tensioni internazionali. Il problema più urgente da affrontare è il lavoro e l’economia e non si sono tracce invece degli interventi e delle spese militari. “Il 2022 ha fatto registrare un netto peggioramento del clima sociale, soprattutto se confrontato con il 2021, ossia con l’anno della ripresa della normalità dopo la massiccia campagna vaccinale, l’anno del significativo aumento del Prodotto interno lordo, l’anno del governo di (quasi) unità nazionale…”.

A proposito della guerra in corso, le opinioni sembrano molto chiare e sono perfettamente in linea da quelle che già erano note a giugno dello scorso anno: “Il protrarsi della guerra ha fatto registrare un progressivo cambiamento delle opinioni degli italiani, la maggior parte dei quali (55%) inizialmente si dichiarava a favore delle sanzioni contro la Russia nonostante l’aumento dei prezzi di alcuni prodotti alimentari e del costo dell’energia, a fronte del 31% di contrari. Oggi si è ridotto il consenso per le sanzioni (46%) ed è aumentata la contrarietà (37%). E anche la posizione rispetto ai Paesi in guerra è cambiata: se a marzo il 57% dichiarava di stare dalla parte dell’Ucraina, il 38% non prendeva posizione e il 5% parteggiava per i russi, oggi la maggioranza relativa (47%, in aumento del 9%) dichiara di non appoggiare nessuno dei due Paesi, il 45% (in diminuzione di 12%) è più vicino all’Ucraina e l’8% alla Russia”.

La domanda che poniamo, ancora una volta, è molto semplice: quanto, in che misura, l’informazione pubblica è in grado di riflettere questo “sentimento” collettivo nazionale che non sembra molto convergere con il Governo di turno (compreso quello precedente ala Meloni)?

Altra nota: lo spazio dedicato alla morte e ai funerali del Papa Emerito e quello dedicato alla scomparsa di Gianluca Vialli. Abbiamo osservato qualcosa di anomalo che ancora ci sfugge nella sua esatta dimensione religiosa per un verso e sportiva per l’altro ma anche politica e umana. Merita una riflessione.

Ultima nota. Ieri abbiamo riportato una frase di Tim Davie, attuale DG della BBC, dove ha sostenuto che il broadcast radio e tv si appresta a terminare ed è necessario prepararsi in questa nuova dimensione. Ovviamente una frase del genere non poteva sfuggire ai nostri lettori digitali terrestri più “oltranzisti” che argomentano come invece il DTT sia ancora, e lo sarà per molti anni a venire, la piattaforma di distribuzione più efficiente. In un certo senso è vero, ma non sempre l’efficienza si coniuga con la convenienza e l’opportunità: la grande guerra dell’audiovisivo prossimo venturo sarà ancora e forse per sempre su un solo terreno: i contenuti e vincerà chi sarà in grado di produrne sempre nuovi e appetibili su uno scenario quanto più amplio possibile, ovvero il "mercato". I “contenuti” costano e i servizi pubblici, la Rai, non hanno risorse, tutto molto semplice. O ci si "sgancia" dal mercato o si diventa periferici, puro supporto occasionale. A meno che un Governo qualsiasi, di destra o di centro, possa o voglia decidere il contrario.

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venerdì 6 gennaio 2023

Rai: provate ad immaginare se ...

Foto di Gerd Altmann da Pixabay

Provate ad immaginare se … il Governo volesse applicare lo spoil system anche alla Rai e cercasse di dare il benservito anche a Fuortes&C (nonché a alle società partecipate o controllate da Viale Mazzini). Difficile ma non impossibile.

Provate ad immaginare se … il pareggio di bilancio non venisse raggiunto.

Provate ad immaginare se … la raccolta pubblicitaria continua ad andare maluccio.

Provate ad immaginare se … il canone 2022 non venisse riscosso per intero (evasione, morosità bollette, canone speciale etc).

Provate ad immaginare se … gli ascolti continuano ad andare così così e si dovesse mai ripetere quanto successo a ottobre con Mediaset che sorpassa la Rai o, comunque, con la Rai che perde più telespettatori della concorrenza.

Provate ad immaginare se … i telespettatori Rai “invecchiano” sempre più e si dovrà presto correre ai ripari perché pure su quel fronte stanno per crollare gli argini sotto i colpi di Mediaset.  

Provate ad immaginare se … tutti gli altri competitors vanno avanti in contenuti e tecnologie e Rai si deve aggrappare alla canna di RaiPlay per poter dire “cerchiamo di sopravvivere” in un mondo digitale che non conosciamo e che, forse, non ci appartiene.

Provate ad immaginare se … come ha fatto la BBC, qualcuno a Viale Mazzini avesse la voglia, la forza e il coraggio e dicesse chiaro e tondo che “Imagine a world that is internet-only, where broadcast TV and radio are being switched off and choice is infinite,” he said. “A switch-off of broadcast will and should happen over time, and we should be active in planning for it.” Davie said the BBC was committed to live broadcasting but Britons should prepare for the closure of many standalone channels and radio stations by the 2030s: “Over time this will mean fewer linear broadcast services and a more tailored joined-up online offer.”. Tanto per essere chiari: la tv e la radio per come l'abbiamo conosciuta noi sta per finire e ci dobbiamo attrezzare presto per gestire il cambiamento.

Provate ad immaginare se … il prossimo Contratto di Servizio fosse “insostenibile” nel rapporto tra prestazioni richieste e risorse disponibili.

Provate ad immaginare se … si dovessero mai valutare scenari conflittuali: o si taglia qualcosa e si sopravvive o rimane tutto com’è e si affonda. Agenti artistici e società di produzione esterna tremano e tramano mentre affilano le armi. 

Provate ad immaginare se… AgCom volesse regolamentare “...  le condizioni e i parametri di regolarità del servizio e qualità delle immagini … che devono essere assicurati da tutti i fornitori di servizi media audiovisivi che trasmettono, in streaming, gli “eventi di interesse sociale o di grande interesse pubblico” come definiti dal decreto del Mise del 27 maggio 2022”- Ovvero, mettendo sullo stesso piano, tanto per intenderci, DAZN e Rai Play. Non è proprio una cosetta da poco conto. La lobby pro Rai (???) avrà il suo da fare.

Infine, provate ad immaginare se … Sanremo potrebbe non essere più un assegno al portatore che la pubblicità paga alle casse di Viale Mazzini (vedi articolo di Italia Oggi con il titolo “Sanremo: la Rai va all’incasso” e si legge che “I vertici della concessionaria Rai pubblicità sono al lavoro per provare a recuperare nel più breve tempo possibile il buco che i Mondiali di calcio in Qatar hanno lasciato nelle casse Rai”).

Insomma: provate ad immaginare se … la Rai fosse diversa da quella che è e che invece, semplicemente, non è. Però, provare ad immaginare se … è gratis. Se poi magai vi viene in mente qualcosa di bello, please, fateci sapere

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giovedì 5 gennaio 2023

L'allarmante silenzio sul Servizio Pubblico


Un solo argomento merita commentare: ieri è comparso sul Sole a firma Andrea Biondi un articolo con il titolo “Ascolti Tv, il campanello d'allarme per la Rai: Mediaset mai così vicina” dove si leggono i dati di ascolto, a cura dello Studio Frasi, sui dati Auditel 2022.

Leggiamo: “ E stato l'anno dell'entrata in scena della "total audience": un dato unico per misurare il consumo di Tv attraverso tutti i device disponibili. E stato anche l'anno dell'avvio del "'ascolto non riconosciuto" - che vale il 12,94% degli ascolti a fine 2022 - con cui misurare tutto quello che pur passando attraverso il televisore non riguarda la Tv tradizionale: streaming, gaming, internet … inedito testa a testa frutto di «una diversa strategia, una diversa capacità e diversi obiettivi. Mediaset - spiega Francesco Siliato, media analyst dello Studio Frasi - ha sperimentato più della Rai, ha implementato nuovi canali tematici gratuiti». E vecchio di dodici anni l'ultimo canale nativo digitale della Rai: Rai 5”.

Ecco il cuore della riflessione: il Servizio Pubblico comincia a non reggere la concorrenza, non solo in termini di ascolto ma in tutta la sua impalcatura di normativa, risorse economiche e tecnologia. Sul terreno degli ascolti il problema comincia ad essere strutturale, sia sul fronte dell’offerta (nuovi prodotti) sia sul fronte della composizione del suo pubblico progressivamente sempre più anziano. Il sorpasso di Mediaset avvenuto lo scorso ottobre è stato un chiaro segnale. L’agenda Rai 2023 non promette nulla di buono (vedi www.tvmediaweb.it) o, bene che vada poco, di incoraggiante.

Il mondo intorno a Viale Mazzini gira più velocemente e con maggiore determinazione  di quanto gli attuali amministratori possano immaginare. Sembra quasi di vederli assistere attoniti al cambiamento in corso. La loro sola unica preoccupazione è fondata sul sottile equilibrio di consenso politico con il Governo per un verso e di tenuta dei conti sul verso opposto dove però la “teoria del pareggio di bilancio” appare sempre più come un trappola micidiale sul futuro dell’Azienda. Se tutti i soggetti in campo corrono e galoppano in avanti e tu sei costretto a stare fermo è come se, di fatto, rimani indietro mentre si accumula un gap difficile da riprendere. A meno che… a meno che: o sei un genio e sei capace di inventarti qualcosa di straordinario (e non è certo un Fiorello della situazione che, curiosamente, si mette in pausa per quasi un mese dopo pochi giorni dal suo lancio) oppure succede che ti possa cascare in testa una montagna di soldi da investire in prodotti e tecnologie. Non tira aria per una parte o per l’altra: nel migliore dei casi ci si aggrappa a Sanremo come una scialuppa in mezzo al mare. Nel peggiore dei casi si assiste a minacce sui conti (pubblicità in calo e canone sotto sfratto) dalle quali non si vede come sfuggire.

Il Governo, ma anche i partiti dell’opposizione, tacciono tutti inermi e inetti: nessuno finora ha aperto bocca sul Servizio Pubblico prossimo venturo. Semplicemente non sanno cosa dire, non hanno idee o proposte, non hanno una visione di cosa potrebbe e dovrebbe essere la Rai nel prossimo futuro. Qualcuno ha sentito dire una battuta, ha ascoltato un filo di voce dal PD, dal M5S? noi no… se qualche lettrice o lettore ha sentito o letto qualcosa, per favore, faccia sapere … non si sa mai.

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mercoledì 4 gennaio 2023

silenzio

 Anche oggi, per motivi strettamente privati, Bloggorai non verrà pubblicato.

grazie comunque a tutte, a tutti!

martedì 3 gennaio 2023

lunedì 2 gennaio 2023

Quirinale e Rai: la grande fuga dei cittadini/telespettatori


Fenomeni politico mediatici del primo tipo sono stati avvistati nella notte del 31 dicembre e non sono stati avvistati dai radar. Il mondo accademico scientifico si divide tra chi sostiene che non esistono e chi sostiene che si, forse, qualcosa è avvenuto ma è poco significativo. Di cosa si tratta? Il primo “avvistamento straordinario” è avvenuto alle 20.30 del 31 dicembre di ogni anno quando il Presidente delle Repubblica si è rivolto al Paese per il discorso istituzionale. È successo che questa volta sono “svaniti” da tutti teleschermi, a reti unificate, poco meno di 3 milioni di telespettatori (per la precisione 2.874.492 pari a -21.29% rispetto all’anno precedente). Negli anni passati le cifre erano di ben altro livello e oscillano tra gli oltre 15 mln del 2020 (record, in piena pandemia) e gli oltre 14 mln di Scalfaro nel 1992. 3 milioni di cittadini a spasso nell'etere.

Dopo il discorso di Mattarella, a seguire, su Rai Uno, è andato in onda il consueto spettacolo in diretta da Perugia dove invece gli spettatori evaporati rispetto allo scorso anno sono “solo” 730 mila pari a -4,1%. Da ricordare sempre che è tutta la platea televisiva ormai sulla china discendente progressiva e inarrestabile. Sono invece in crescita costante i “telespettatori” tradizionali, per lo più giovani che prendono armi e bagagli (Tablet e smartphone) e si dirigono verso mete più attraenti ai quali Rai Uno risponde con I Ricchi e poveri (1967) e Iva Zanicchi (82 anni). 

Domande: ma che fine fanno questi telespettatori, dove vanno? si riversano tuti su Tik Tok e Netflix? Come vengono “contabilizzati”? è sufficiente la Total Audience di Auditel? 

E poi, in particolare per quanto riguarda la sparizione dei telespettatori dal messaggio di Mattarella, perché disattendono un appuntamento televisivo/politico di tanta importanza? come si può comprendere/giustificare la fuga di 3 mln di telespettatori? Cominciamo a capire anzitutto perché il fenomeno appare oggi pressoché ignorato sulla stampa nazionale dove fioccano solo commenti di elogio. Ieri tra i primi a rilevare la notizia sono stati Vigilanza.tv, il sito de Il Fatto Quotidiano e l’ADN. Oggi, a malapena si legge uno spunto su Repubblica che liquida il problema sono con un bizzarro attorcigliamento narrativo “E anche gli italiani sembrano avere apprezzato: erano in 11 milioni davanti allo schermo, 67 per cento di share, due milioni e mezzo in meno dell'anno prima, ma era difficile competere con l'intervento del 2021, l'ultimo del primo settennato”. Se lo avessero “apprezzato” sarebbero cresciuti … o no?

In particolare, la fuga dei telespettatori dal sermone quirinalizio (sia detto con tutto il rispetto) ha riguardato Rai Uno con -1,4 mln (-21.29%) e Canale5 con -500 mila (-18,90%) e RaiNews24 con  -65 mila pari a -64,40%. Quest’ultimo dato da tenere sempre a buon conto. L’anomalia strutturale è che la Rai perde  più dei privati.

Questi i fatti e questa ora la nostra opinione in particolare sul messaggio di Mattarella. Anzitutto evidenziamo il fatto che, per quanto possiamo valutare, questa fuga pone qualche problema e nemmeno di poco conto che sarebbe un errore sottovalutare e riguarda sia la sfera della politica quanto quella mediatica. A differenza dello scorso anno, non c’era la forte tensione che ancora si avvertiva sulla pandemia e poi, in primo luogo, non c’era la tensione sul rinnovo della carica al Colle (era ancora in pista “l’autocandidatura” di Draghi). Due elementi che in qualche modo rendevano più “interessante” il discorso del Capo dello Stato. Oggi siamo rientrati in una pseudo normalità che rende tutto meno “attraente” e fors’anche ripetitivo ai liniti del “noioso” (con tutto il rispetto). Pathos politico/istituzionale pari a poco più di 0. I telespettatori, il pubblico, i cittadini, gli elettori, talvolta sembrano avere più fiuto e sensibilità di chi li governa. Il tono rassicurante, ecumenico, equidistante “pacato, sereno ed equilibrato” non sempre è comprensibile, specie quando le crisi sono particolarmente gravi e minacciose, in particolare quella economica. Qualche volta, da ogni buon padre di famiglia è lecito attendersi qualcosa di più, di forte e autorevole che invece, a nostro modesto avviso, stavolta è mancato.

Altra considerazione. Siamo in presenza di un Governo a forte traino destra destra che, per sua stessa ammissione e convincimento, vuole fare della “repubblica presidenziale” un suo terreno di battaglia privilegiato, con annesso decretazione sui Rave Party e i 5000 euro in contanti. È un tema che forse agli italiani ora interessa poco, hanno ben altro a cui pensare. Ma, appunto, segna un distacco in parallelo dalla “comunicazione politica” significativo. Da un lato il “messaggio” e dall’altro chi ascolta, o meglio chi non vuole nemmeno più ascoltare discorsi più o meno sempre uguali a se stessi. 

Ultima nota: se nei discorsi precedenti Mattarella è apparso più “equilibrato” rispetto alle forze politiche, tutte nel loro complesso, questa volta ha dato la sensazione di essere più “schierato”, più aderente allo “spirito del tempo”, quasi rassegnato ad un sistema di equilibri stabilizzato dove il Governo governerà sereno per i prossimi anni e dove l’opposizione ancora non ha peso e sostanza, anzi, con la prospettiva di un PD a rischio di estinzione.

Vogliamo aggiungere che l’altra sera faceva “caldo”? Vogliamo aggiungere che ci può essere qualche osservazione da fare sulla “tecnica” di comunicazione (postura del corpo, tono della voce, sguardo etc?)? Si certo, ci sarebbe molto da dire e non sarebbe affatto irriguardoso sostenere che anche il Capo dello Stato potrebbe e dovrebbe tenerne conto, specie se vuole rivolgersi a tutti e non solo a chi già fa parte del “suo pubblico” più o meno consolidato. Come la Rai: il problema non è solo mantenerlo ed evitare di disperderlo ma, se possibile, farlo crescere, in numero e in attenzione.

Se pure il messaggio del Presidente della Repubblica perde “ascolto” che potrebbe essere non solo televisivo c’è solo che da essere preoccupati e grave non accorgersene o far finta di ignorarlo.

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domenica 1 gennaio 2023

Rai: per il prossimo anno un grande futuro dietro le spalle

 

 

Auguri di Buon Anno? Si certo… auguri a tutte e tutti voi !!! Gli Auguri fanno sempre bene. Siamo però tutti convinti che il Nuovo Anno non inizia oggi. Inizia ogni giorno, ogni ora, ogni momento e se sarà buono meno lo potremo valutare solo strada facendo. L’augurio migliore che mi viene in mente è “cerchiamo di andare avanti e bene”. Poi, si vedrà.

Forse pochi sanno che in Germania (ma anche in Svezia, Danimarca e Australia) succede che la sera della fine d’anno va in onda una bizzarra trasmissione che vorrebbe essere comica ma comica non è affatto, anzi, alquanto noiosa almeno per il nostro palato fine. Si tratta di “Dinner for One” una commediola in bianco e nero che dura una manciata di minuti e viene trasmessa ogni anno dal 1963. La cosa poi ancora più curiosa che con la cultura televisiva tedesca, apparentemente, ha poco a che vedere: infatti è un prodotto Made in England con tutto il suo tipico sense of humor. Eppure, se cercate di saperne di più, troverete poca letteratura per quanto successo invece riscuote tra i telespettatori tedeschi, di ogni fascia di età e ceto sociale e culturale. Analoga curiosità può suscitare sapere che, sempre la notte di San Silvestro, una immagine televisiva composta di una sola inquadratura fissa su un caminetto acceso accompagnata da una dolce musica di sottofondo, è diventata una trasmissione cult che vede incollati di fronte ai teleschermi milioni di persone. La prima volta è stata la NRK, la televisione pubblica, e da allora il fenomeno si è esteso a macchia d’olio. Quando comparve per la prima volta venne definita come “la televisione lenta e nobile, di qualità”. Evviva!!! C’è sempre da imparare. La televisione è un mistero e magia.

Bene, ci siamo lasciati alle spalle un anno di Rai, di Servizio pubblico e forse due righe, ma solo due, meritano di essere scritte. Cominciamo dalla fine, da ieri sera, diretta RaiUno da Perugia. La scaletta del programma è tutto un programma e si può ritagliare come sintesi perfetta, iconica, di un anno di “questa Rai”. Iniziano i Ricchi e Poveri, ovvero quel poco che resta di loro: anno di nascita artistica 1967, ovvero oltre 50 addietro. Importante rilettura storica, imprescindibile. Segue a ruota una giovane signorina di 82 anni, gagliarda e tonica e ora famosa pure le barzellette sporcaccione che, infatti, non ha fatto mancare pure ieri sera: si tratta nientepopodimeoche di Iva Zanicchi. A Villa Arzilla sembra che quando l’hanno vista comparire sul teleschermo hanno iniziato a fare il trenino, felici e beati ricordando le allegre baldorie di gioventù. Basta, c’è materiale a sufficienza per l’icona di Rai Uno 2022. Ci ha spiegato un “tecnico” degli ascolti Rai: “Dopo aver letto il Comunicato Mediaset sui telespettatori anziani, abbiamo cercato disperatamente di correre ai ripari: se ci fottono pure quelli siamo finiti”. Gli esegeti degli ascolti hanno brindato: Amadeus ha vinto la serata contro Mediaset.

Allora, terminata la baldoria, abbiamo cercato di ravanare nel nostro piccolo archivio alla disperata ricerca di qualche segno da conservare in memoria di questo anno televisivo pubblico, qualcosa di serio e imprtante. Mumble … mumble … rovistiamo tra tante carabattole e ci rimane ben poco nelle mani. La cosiddetta “riforma per generi”? ovvero il buio oltre la siepe e con tanti auguri per la siepe. Il Piano industriale, ovvero quel che resta della notte? Povero Salini, ha fatto tanto per renderlo applicabile, e quel poco del peggio che conteneva se lo è visto pure scippare da Fuortes già pochi giorni dopo il suo insediamento. Poveri noi, o meglio, poveri loro. Poi, ad un certo punto, compare sulla scena il “piano Immobiliare” come il fantasma del palcoscenico. Tutti lo temono e nessuno lo ha mai incontrato. Fa sempre brodo. Per molti mesi aleggiava su Viale Mazzini un ben altro fantasma minaccioso: la riscossione del canone in bolletta. Last minute ci pensa Giorgetti: per ora rimandiamo all’anno prossimo, cioè a questo. Salvini rosica ma non demorde: abbiamo preso l’impegno di abolire il canone e lo manterremo. Salvini, si sa è uomo d’onore e di parola. Aspettiamo notizie dal capo del Governo Meloni. Infine, ci rimane impigliata una notiziola: a ottobre si verifica uno storico sorpasso: Mediaset supera Rai per la prima volta. Scompare presto dal radar: arrivano i Mondiali ma ricompare qualcosa di simile proprio nei giorni scorsi: vedi Direzione Marketing - Dati di ascolto di venerdì 30/12/2022.

Dimentichiamo qualcosa? Chiediamo aiuto ai solerti lettori.

Se invece volete un riassunto più ragionato e dettagliato sul 2022 a Viale Mazzini, proponiamo di leggere la nota di Riccardo Laganà: https://m.facebook.com/photo.php?fbid=659361902651291&id=100057324614720&set=a.572492224671593&eav=AfZ0UvDjdgFBCjSM-I_XhDIiFuAK2SeyhiDQ7Cq5XLoxNfPkPvdh9gnOJNbKQCKQ9Zs&paipv=0&source=48 .

Per quanto riguarda invece l’anno che verrà … ci aggiorniamo presto.

AUGURI !!!

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