mercoledì 31 dicembre 2025

RAI e Servizio Pubblico 2025: pagine nere e pagina bianca

By Bloggorai ©

Pagina bianca. Chi conosce questo “mestiere” sa bene di cosa parliamo: la sindrome della pagina bianca, ovvero non sapere da che parte iniziare con il timore di scrivere cose già scritte o, peggio ancora, che possano interessare solo pochi intimi, i soliti quattro gatti al bar.  

Sapevamo bene invece da che parte iniziare per raccontare i mesi trascorsi. Avevamo pronte diverse pagine piene ovvero “nere” per raccontare questo 2025 della Rai e del Servizio Pubblico che si appresta a lasciarci. Eravamo pronti a proseguire i racconti ovvero la “narrazione” di un anno horribilis appena trascorso a partire dall’aspetto tecnologico: vedi il post dei giorni scorsi https://bloggorai.blogspot.com/2025/12/rai-2025-un-anno-tecnologico-da.html . Eravamo pronti a proporre una lettura diversa della “nota di Viale Mazzini” dei giorni scorsi sugli ascolti dell’anno (la “nota di Viale Mazzini”: forse a Via Severo non sanno che Viale Mazzini ora è solo un simulacro, una scatola vuota, un segno tangibile, un’icona visibile e concreta della china progressivamente marginale dell’Azienda Rai).

Avevamo pronte pagine di dati sugli ascolti dove si legge che vanno male a prova di Auditel, di AgCom, del Sole 24 Ore e dello Studio Frasi e del roboante giovane Berlusconi (vedi il discorso di fine anno: “Per la terza volta nella storia della televisione italiana, gli ascolti Mediaset sono più alti del competitor che fa servizio pubblico” … con le iniziali minuscole) nonostante le innumerevoli repliche e la carenza totale di idee, di progetti e di proposte editoriali magari “fatte in casa” e non in acquisto. Avevamo pronte pagine sul crescente potere delle case di produzione esterne, sugli agenti artistici, sulle trasmissioni “flip e flop”, sui compensi delle varie Maggioni che un giorno sono dipendenti e il giorno dopo sono “consulenti” con lauti contratti. Avevamo pronto un aggiornamento, una specie di verifica del famigerato documento “Linee Guida Palinsesti 2025-2027 - Integrazioni editoriali” dello scorso febbraio dove si certificava, nero su bianco, la fine del modello per “generi” ovvero il primo vulnus strutturale da sanare mentre il secondo è quello della forte crisi identitaria dei canali. Sempre sull’offerta editoriale avevamo pronte pagine sullo streaming che cresce e i “giovani” che emigrano verso altre piattaforme, altri prodotti, altra Tv mentre la Rai annaspa con le repliche di Montalbano e di Don Matteo. Avevamo pronto un aggiornamento sui “delitti in Tv, l’orrore fa audience” come ha titolato il Corriere nei giorni scorsi.  

Avevamo pronte pagine sui diversi piani: industriale fantasmico, immobiliare sballato e informativo inesistente. Piani inesistenti o bene che vada fragili come piume al vento, visioni inesistenti, fantasie e deliri onirici sui KPI e la Digital Media Company.  Avevamo pronte pagine sulla inverosimile e scandalosa vicenda istituzionale con un presidente facentefunzioni/anziano/provvisorio/a sua insaputa  che però è stato nominato presidente di Confindustria RadioTv  senza che nessuno ponesse obiezioni di legittimità mentre la presidente designata dal Governo aspetta e spera in una Vigilanza che i partiti di maggioranza impediscono di riunirsi e però, nel frattempo, la Agnes viene nominata nel Board dell’EBU senza che nessuno ponesse obiezioni di legittimità (il posto è riservato ad un esponete con incarico istituzionale formalizzato).

Avevamo pronta una pagina di aggiornamento sulla riforma della governance Rai, quella che sarebbe dovuta avvenire prima delle nomine: campa cavallo (sic!) e se tutto va bene se ne parla nei prossimi mesi per il riavvio del dibattito in Commissione VIII del Senato. Con buona pace dei “teorici” liberi pensatori, professori senza concorso ed “esperti europei” in libera uscita ispiratori del nuovo ordine fondato prima sul Contratto Obiettivi e Mezzi (COM) poi sul Contratto Attività e Risorse (CAR): idee poche ma confuse. Tranquilli, sereni: non se ne farà nulla.

Avevamo pronta una pagina sui consiglieri Rai di “opposizione” (lasciamo perdere quelli di fonte governativa). Sono abilissimi a porre domande ma in grandi difficoltà a trovare risposte: ne hanno chiesto le dimissioni, prima l’Usigrai e poi il M5S dopo la vicenda Ranucci mentre dal PD trapela “un filo di irritazione”. Hic manebimus optime: chi li schioda più … il 2027 è dietro l’angolo.

Avevamo pronta una pagina sulle risorse economiche: scarse, incerte nonostante l’EMFA, usate male nonostante le raccomandazioni della Corte dei Conti, tagliate dal Governo con Legge di Bilancio e non incassate dalla ormai leggendaria vendita/fusione di Rai Way dopo dieci anni dalla sua quotazione in Borsa.

Avevamo pronta, infine, una pagina sulla “rapina” avvenuta anzitutto ai danni dei dipendenti Rai e poi a tutta la comunità di coloro che seguono le vicende Rai e Servizio pubblico: con la chiusura della Rassegna Stampa e il blocco alla circolarità delle notizie è stata messa la mordacchia, silenziato tutto. Non ci resta che Dagospia, qualche “social” e messaggini di WatsApp. Non ci resta che piangere!

Ci terremo in archivio queste pagine nere del 2025, non le pubblicheremo. Forse, non serviranno più a nulla.

Già, il 2027 è dietro l’angolo. Avevamo pronte pagine su quanto sta per avvenire per quell’anno: scade la Convenzione, scade il Contratto di Servizio e scade il Cda. Scade tutto e nessuno ha in mente cosa mai potrà succedere dopo.

Ecco allora che ci troviamo ora davanti alle pagine vuote del prossimo anno. Di cosa scriveremo? Su cosa altro potremo riflettere oltre a quanto già fatto tante volte? Come diceva il mio direttore quanto, ormai oltre 45 anni addietro: “Se non sai cosa scrivere entro le prime dieci righe, vuol dire che non hai niente da dire. La notizia è tutta in quel piccolo spazio”. Quante volte è successo che dopo le prime inutili e vaghe battute sui tasti e capito che non sarebbe uscito niente di decente, il foglio bianco è stato poi accartocciato e gettato con tiro da pallacanestro nel cestino: non sempre facevo centro.

Come si dice a Roma: care lettrici e cari lettori, Buona fine e Buon Principio.

bloggorai@gmail.com

Ps. Questa fine d'anno lo passeremo nel seminterrato del Pronto Soccorso di un Ospedale al centro di Roma, la capitale del Paese, dove purtroppo siamo “accampati” da tre giorni. Per capire e vedere cosa significa concretamente “tagli alla sanità” operati da questo Governo occorre essere fisicamente laddove si manifestano gli effetti concreti: al reparto Radiologia sono sotto organico di 5 medici non rimpiazzati e quindi non si possono fare radiografie se non quelle di per gravissime e urgenti circostanze. In queste ore, in questi giorni, non ci sono medici, non ci sono infermieri, non ci sono posti letto, non ci sono barelle, non ci sono sale operatorie sufficienti. Una signora di oltre 80 anni con frattura al braccio è stata quasi 10 ore prima di essere visitata da un medico. Auguri !!!!


 

sabato 27 dicembre 2025

RAI: 2025, un anno tecnologico da dimenticare

By Bloggorai ©

Quando un’Azienda che usa l’IA incontra un’Azienda che NON usa l’IA, l’Azienda che NON usa l’IA è un’Azienda morta. 

Ovvero: se tutto il mondo dell’audiovisivo va avanti e tu rimani fermo, tu rimani indietro e gli altri vanno avanti … elementare Watson!

È passato Natale e cominciamo a tirare le somme di un anno che, verosimile, non passerà con l’alloro sotto l’arco di trionfo della storia Rai.

Sotto questo arco passerà invece senz’altro l’immagine, una figura iconica del Servizio Pubblico: il Cavallo in bronzo di Francesco Messina sotto il palazzo ormai abbandonato di Viale Mazzini. Da tempo si discute se la sua posa sta ad indicare “… il cavallo morente, simbolo delle antiche comunicazioni umane che soccombono di fronte alle nuove tecnologie …” oppure un cavallo rampante o “insorgente” (era destinato in origine ad un monumento all’eroe sudamericano Simòn Bolìvar). È stato scritto “lo scultore non ha mai pensato di creare un cavallo morente: il suo è un cavallo ferito, che cerca di rialzarsi e riprendere a lottare con vigore”.  

Intorno a questa figura è stata scritta molta letteratura e ricordiamo solo due volumi: “Il cavallo morente” di Franco Chiarenza del 2012 e “Chi vuole uccidere il cavallo” di autori vari del 2024. Il dilemma rimane invariato: il Servizio Pubblico radiotelevisivo è destinato ad una lenta e inesorabile marginalizzazione oppure ha ancora qualche possibilità di riprendere il suo ruolo centrale nel sistema audiovisivo nazionale?

Per cercare una possibile risposta, rivediamo sommariamente l’anno trascorso per brevi capitoli ed iniziamo proprio da quello, a nostro giudizio, più rilevante: l’innovazione tecnologica. Ci siamo posti ed abbiamo girato una domanda: cosa è o non è stato fatto nel 2025 su questo fronte?

Iniziamo a riprendere due capisaldi: il Contratto di Servizio 2023-28 e il conseguente Piano Industriale. Come abbiamo scritto tante volte questo Piano è stato nefasto e poggiato su fondamenta di argilla. Ciononostante, gli articoli 1-4 contengono numerose e notevoli indicazioni interessanti e impegnative. Riprendiamo i passaggi che ci interessano su questo tema: in premessa si legge che la Rai deve “… ridefinire la missione del servizio pubblico, in una prospettiva pluriennale … riguardo alle sfide della transizione digitale…” e poi si introduce il concetto dei famigerati KPI “assicurare una massima cogenza degli obblighi assunti nel Contratto di servizio, in particolare attraverso l'introduzione di obiettivi misurabili…”. Successivamente, all’art. 3, si entra nel vivo della sfida tecnologica: “Nell'espletamento del servizio pubblico, la Rai si impegna ad accelerare la trasformazione da broadcaster a digital media company 3.  La Rai deve dotarsi, pertanto, di   una   strategia   di digitalizzazione al fine di migliorare i modelli produttivi, le strategie distributive … 5.  Rai valorizza l'applicazione e l'utilizzo di tecnologie emergenti (esemplificativamente     intelligenza     artificiale), avvalendosi anche del supporto del Centro Ricerche innovazione tecnologica e sperimentazione di Torino …”. Giova ricordare che proprio quest’anno è stato presentato il volume dell’Ufficio Studi Rai “Trasformazione digitale e intelligenza artificiale” dove si parla di tutto ma poco o quasi nulla di Rai e di Servizio Pubblico e il Centro Ricerche Rai di Torino è pressoché ignorato.

Vediamo ora il Piano Industriale: nella Nota informativa del febbraio 2024, punto 1, si legge “…Trasformazione tecnologica e dei modelli operativi. L’urgenza delle sfide che Rai deve fronteggiare rende necessario l’avvio di un percorso di trasformazione in Digital Media Company. Tale trasformazione, che è il punto centrale del Piano industriale, richiederà investimenti per circa 113 milioni di euro in nuove tecnologie per il rinnovo dei modelli produttivi - anche grazie all’adozione di soluzioni basate sull’intelligenza artificiale - e per l‘adozione di un approccio data-driven a sostegno dei processi decisionali”.

Allora, fissati questi paletti, proponiamo noi una specie di KPI (Key performance Indicator) per misurare come e quanto la Rai si è impegnata su questo tema proponendo alcune domande.

È stato definito, promosso e sostenuto un Piano complementare di attuazione e adozione dell’IA nell’Azienda? È stato conferito uno specifico incarico? È mai stato scritto, approvato, divulgato un progetto di “messa a terra” di indicazioni progettuali, produttive e organizzative dell’Azienda dove l’IA può trovare puntuali applicazioni? Si tratta di individuare ed agire in aree specifiche come le redazioni giornalistiche, negli studi virtuali, nella metadazione delle Teche, nella produzione radio e tv, negli strumenti logistici, organizzativi e ammnistrativi etc.

Ancora, ne abbiamo scritto spesso e volentieri: il 2025 è stato l’anno del passaggio integrale al DVB-T2, dove Rai è stata “costretta” dal Governo a convertire un Multiplex senza il corrispondente vincolo per gli altri broadcasters, Mediaset e Cairo in testa. Il danno per la Rai è evidente: per tutti gli utenti che non sono dotati di un apparto Tv di nuova generazione la qualità è peggiorata. Come fronteggiare il problema che indubbiamente penalizza il Servizio Pubblico?

Infine il capitolo dolente di Rai Way: anche nel 2025 abbiamo letto titoli roboanti sulla fusione/cessione di quote con Ei Towers e la creazione del futuro “polo delle torri”. Invece, dopo quasi 10 anni dalla quotazione,   non è successo nulla ed invece è successo solo che è stato sottoscritto un “Memorandum of Understaning” scaduto a settembre e poi rinviato di 6 mesi e che è stata data mota enfasi sulla creazione di “data center” dagli esiti incerti e dalla copertura finanziaria indebita: senza il lauto Contratto di Servizio con Rai (valore oltre 210 mln) Rai Way non va da nessuna parte.

Da ricordare sempre che senza i soldi dell’operazione quote di Rai Way il Piano Industriale Rai non va da nessuna parte e la Digital Media Company rimane una chimera. Attenzione, nessuno ha mai scritto “Public” davanti alla Digital Media Company. Una banale dimenticanza?

Un anno tecnologico Rai da dimenticare. Parafrasando la Meloni: "Quest'anno è stato tosto, ma il prossimo sarà peggio".

bloggorai@gmail.com

mercoledì 24 dicembre 2025

Care lettrici e cari lettori di Bloggorai ...

By Bloggorai ©

Care lettrici, cari lettori, care amiche e cari amici e, visto che in questo periodo sarebbe giusto essere buoni, aggiungiamo pure chi proprio non ci è amico e però comunque ci legge, 

Bloggorai vi augura Buone Feste con grande affetto.

Sono trascorsi ormai sette lunghi anni da quando è iniziato Bloggorai, da quando abbiamo iniziato a raccontare fatti e misfatti della Rai e del Servizio Pubblico. Il Blog è iniziato a giugno 2018 rivolgendosi a poche persone, a quattro gatti, interessati a dibattere e riflettere sul futuro di questi temi. Da allora siamo cresciuti sia per numero di lettori sia per gli argomenti che abbiamo affrontato ininterrottamente ogni giorno. A mettere insieme tutti i post ne verrebbe fuori un volume di oltre 2500 pagine!!!

Ora ci troviamo di fronte ad un punto molto delicato: come vi abbiamo già scritto, la voglia di chiudere bottega è forte. Anche perché è la “bottega” Rai che sta per chiudere, lentamente e inesorabilmente. Le “botteghe” politiche intorno alla Rai o sono proprio chiuse o temporaneamente “fuori servizio”. La chiusura della Rassegna stampa è stato il colpo di grazia che hanno ricevuto anzitutto i dipendenti e poi tutti coloro che partecipavano alla diffusione e alla circolarità delle notizie.

Dunque, che fare? Resistere, resistere come ci chiedono in molti oppure accettare serenamente il nuovo tempo che si sta svolgendo ed occuparci di altro? Negli ultimi giorni ci abbiamo provato a smettere epperò quando poi vediamo con Google Analytics che tante, tante persone comunque cercano Bloggorai siamo indotti a riprendere. Segno evidente che copriamo uno spazio di dibattito e riflessione che non è occupato dalla carta stampata, da Dagospia o da qualche chat più o meno attenta ai temi Rai e Servizio Pubblico. Anzi, proprio in almeno due grandi chat, dove partecipano centinaia di autorevoli aderenti, questi stessi temi sono spesso sottaciuti o accantonati.

Proviamo a resistere, proviamo …  e intanto cerchiamo di passare Buone Feste.

bloggorai@gmail.com

martedì 23 dicembre 2025

Piccolo FLASH ... non solo RAI

By Bloggorai ©

Merita un filo di attenzione l’intervista di Pier Silvio Berlusconi che stasera andrà in onda su Canale5. Merita un filo di attenzione un passaggio interessante: “… per il terzo anno nella storia della televisione italiana gli ascolti di Mediaset sono in assoluto più alti di quelli del competitor che fa servizio pubblico”. Vedi https://www.panorama.it/tempo-libero/televisione/pier-silvio-berlusconi-il-2025-e-stato-un-anno-straordinario-per-mediaset

Da tempo avevamo una netta “sensazione” osservando i dati Auditel sia per l’intera giornata sia per specifici programmi: la Rai è costantemente sotto Mediaset. 

Per avere conferma e certezza, abbiamo consultato i numeri elaborati dallo Studio Frasi su dati Auditel e questa la situazione per i primi 98 giorni della stagione ufficiale rilevata (Total Audience al 20/12/2025):

total tv                               8.608.347

Mediaset                            3.334.874

Rai                                     3.090.844

Per quanto riguarda invece i Tg questa situazione per lo stesso periodo e sempre confrontato con lo stesso dell’anno precedente si evidenzia che i tre Tg Rai e la TGR (insieme a La 7) perdono circa mezzo milione di telespettatori mentre i tre tg Mediaset crescono di circa 100 mila telespettatori.

Per la valutazione e un commento su di questi numeri faremo un bilancio di fine anno nei prossimi giorni. Rimanete sintonizzati

bloggorai@gmail.com 
 

lunedì 22 dicembre 2025

RAI: la scuola del crimine in TV

By Bloggorai ©

Riassunto delle puntate precedenti. Il “caso” di Garlasco è divenuto un fenomeno mediatico senza precedenti: secondo una recente indagine, le ore di trasmissione in Tv da quando è avvenuto il delitto di Chiara Poggi nel 2007 sono oltre 9.000, pari a oltre un anno di immagini ininterrotte,  ponendo questo delitto tra i più “raccontati” in televisione suscitando grande dibattito e ponendo riflessioni importanti. Vedi le recenti dichiarazioni di Barbara Floridia, presidente della Vigilanza Tv “TeleMeloni diventa TeleGarlasco”.

Questa vicenda riassume un tema antico: il racconto e la rappresentazione del male, del crimine, del dolore e del dolore, risale nella nostra storia, ha radici profonde, è “il frutto malato di un albero avvelenato”. Nella cosiddetta “narrazione” di questo genere, la Rai, il Servizio Pubblico radiotelevisivo ha avuto da sempre un ruolo fondamentale nel sostenere, diffondere, alimentare e radicare l’orientamento e l’appagamento del pubblico in questo ambito. Non ci sbagliamo di molto se proviamo ad ipotizzare che è avvenuta una sorta di “mala educazione” televisiva.

Infine, il “racconto” del male, del crimine più o meno violento o organizzato, è uno “strumento” politico in grado di riscuotere un vasto consenso elettorale. Abbiamo ricordato il Rapporto Censis del 2008 con “La fabbrica della paura” e il tema della “sicurezza” come argomento di grande sensibilità sociale e quindi politica: la paura della guerra, dei migranti, dei diversi. Nasce il “paurismo” come dimensione e paradigma di racconto sociale, politico e culturale e la cronaca nera è il grimaldello televisivo con il quale si sostiene.

Bene, ci siamo occupati sommariamente dei “teleromanzi” poi diventati “fiction” e ora ci rivolgiamo al genere “infotainment” ovvero quando la cronaca nera diventa “giornalismo d’inchiesta” e assume la forma di spettacolo da prima serata.

La data di inizio ufficiale della Tv del dolore e dell'orrore sugli schermi Rai l'abbiamo ricordata: 10 giugno 1981 con Alfredino Rampi a Vermicino e oltre 15 milioni di telespettatori ad assistere al dramma in diretta. 

Poco tempo dopo, metabolizzato il fatto, il "genere cronaca" più o meno nera ha avuto inizio nel 1985 con quella che, tutt’oggi, è tra le trasmissioni più longeve della storia Rai: “Un giorno in Pretura” condotto da Roberta Petrelluzzi. Il programma, a sua volta, era ispirato ad uno precedente “In Pretura” e si occupava di “cronaca minore” ovvero piccoli reati, liti, maltrattamenti familiari. Poi, visto il crescente successo, venne allargato il perimetro di attenzione verso i “grandi crimini” come ad esempio il delitto del Circeo o i grandi processi di mafia e di Tangentopoli.

Successivamente, era il 29 settembre 1987, andava in onda “Telefono Giallo” condotto da Corrado Augias che, poco tempo dopo, dichiarò: “Rappresentò l'ingresso ufficiale della cronaca nera nella televisione italiana era la prima volta che un programma settimanale rifletteva sulla cronaca nera aprendo un capitolo che poi si sarebbe dimostrato fecondissimo”. Una visione profetica: la trasmissione si è occupata non solo di grandi fatti cronaca nera, omicidi irrisolti (Orlandi, Via Poma etc) ma anche le stragi di mafia e Ustica.

Mentre Telefono Giallo si appresta a declinare, inizia nel 1989 “Chi l’ha visto” condotto da Donatella Raffai e Paolo Guzzanti. La trasmissione trova spunto da una felice rubrica di Portobello condotto da Enzo Tortora e si occupa inizialmente di persone scomparse per poi indagare su grandi casi di cronaca nera, come in questa stagione Federica Sciareli con Garlasco.

In quegli anni il “genere” crime si era affermato e nel 1994 inizia la fortunata stagione di “Storie maledette” condotto da Franca Leosini. La trasmissione, attraverso una sorta di interrogatorio (condotto in carcere) con il/la protagonista della storia, indagava sul versante intimo e profondo della mente criminale (grande successo l’incontro con Pino Pelosi e Gigliola Guerinoni). La trasmissione è andata in onda per 17 edizioni (fino al 2020) e 6 edizioni speciali oltre a numerose repliche. In epoca recente, un approccio simile è stato ripreso da “Nella mente di Narciso” condotto dalla nota criminologa Roberta Bruzzone.

Nel 2010 inizia la serie di “Blu notte” condotta da Carlo Lucarelli che si occupa di “casi irrisolti” non solo di cronaca nera: dalla P2 alla banda della Magliana, dalle vicende di Cosa nostra ai fatti di Genova al G8.

Arriviamo al palinsesto Rai contemporaneo dove la cronaca nera e il racconto del crimine trova grande spazio: si spazia da “Linea di confine” condotto da Antonino Monteleone al “Belve crime” condotto da Francesca Fagiani; da “Cronache criminali”, condotta da Giancarlo De Cataldo a “Ore 14 -Sera” condotto da Milo Infante e “Storie Italiane” condotta da Eleonora Daniele per finire con “Far West” condotto da Salvo Sottile e “lo stato delle cose” condotto da Massimo Giletti.

Il “tema” è presidiato in tutte le fasce orarie: dalle prime ore del mattino fino a tarda sera e si estende oltre il broadcast su Rai Play con una sezione “crime” appositamente dedicata. È difficile tirare una somma complessiva delle ore di trasmissione di fiction, di informazione dei Tg e di programmi di intrattenimento e approfondimento di questo genere che la Rai manda in onda. Sappiamo però che, secondo quanto riportato da recenti studi dell’Osservatorio di Pavia e dal Rapporto Demos-Unipolis, l’Italia è il Paese europeo con il più elevato numero di ore di trasmissione dedicate alla cronaca nera.   

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ps. Ci sarebbe qualche notazione da fare su vicende Rai, come il taglio di 10 milioni previsto dalla Legge di Bilancio. Ne parleremo … forse. 

venerdì 19 dicembre 2025

La RAI familiare del prossimo anno

By Bloggorai ©

Care compagne, cari compagni … care amiche e cari amici … cari parenti vicini e lontani … state sereni e passate Buone feste. Non vi fate pensiero sulla Rai e sul Servizio Pubblico, rassegnatevi e pensate ad altro. Non c’è fretta, abbiate pazienza, almeno fino a gennaio, forse. Poi, con calma, si vedrà. Ma, mi raccomando, non seguite le “voci”, i “sentito dire” o, peggio ancora, le buone intenzioni di chi vorrebbe, spera, in un gesto “forte” dell’opposizione su questo tema.

Non vi fate pensiero sul canone, sulla riforma, sull’EMFA, sul Presidente pro tempore, su RaiWay, sugli ascolti, sull’offerta editoriale, sul Piano industriale o su qualche altro Piano … non ne vale la pena.

Vi avevamo anticipato che ieri ci sarebbe dovuto essere un incontro tra i capigruppo dei partiti di opposizione in Vigilanza Rai per valutare una iniziativa parlamentare addirittura “clamorosa”. Tranquilli, sereni, sobri e pacati: se tutto va bene, forse, se ne parlerà a gennaio, con calma. E poi Bloggorai se la prende con questo Cda, se la prende con i consiglieri di “opposizione” di Majo e Natale? E cosa gli vuoi dire se poi i loro partiti di riferimento, M5S e AVS, spariscono dai radar? Il PD fa quello che può, quasi nulla e tanto basta.

Ciò detto andiamo avanti, ovvero indietro. Abbiamo letto di tanto clamore per la vicenda che vede coinvolto il presidente pro tempore Marano. Tanto rumore per nulla. La cosiddetta “parentopoli” in Rai ha radici lontane ed illustri, anzi illustrissime: a leggere il lungo elenco si trovano nomi antichi e autorevoli: da Leone a Augias, da Bernabei a Agnes, da Milano a Valmarana, da Angela a … vedi questo vecchio post del 2008 https://camarille.blogspot.com/2016/02/parentopoli-della-rai.html .

Per oggi sulla Rai e dintorni basta e avanza.

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giovedì 18 dicembre 2025

RAI: le piccole storie ignobili (o inattendibili)

By Bloggorai ©

Vale la pena raccontare “piccole storie ignobili”? forse che si ... forse che no. Andiamo avanti con il forse che si: è la somma delle piccole storie con la quale si compongono e leggono le grandi vicende. 

Allora, ieri Repubblica fa uno scoooppino … ino ... ino e pubblica un pezzo, a firma della solita bene informata Giovanna Vitale, con il titolo “Assunto a Rai Pubblicità il “genero” di Marano”. Per chi non lo sapesse, Antonio Marano è l’attuale presidente Rai pro tempore o anziano che dir si voglia, ovvero ricopre quell’incarico perché la Vigilanza non riesce a riunirsi per ratificare la nomina che la maggioranza vorrebbe in capo a Simona Agnes. Tutto molto torbido, ai confini della legittimità: lui, seppure pro tempore, è stato nominato presidente di Confindustria RadioTv e lei, seppure consigliera semplice, è stata nominata nel Board dell’EBU. Tutti hanno taciuto. La vicenda della presidenza va avanti da oltre un anno e il problema non sembra scuotere più di tanto.

Fatto sta che in questo articolo si legge che “ … Quello che però non si sapeva almeno affinché l'indiscrezione non ha cominciato a circolare mandando in fibrillazioni piani alti di Viale Mazzini è che il prode ex direttore di Rai 2 non si è limitato a esaudire le richieste della sua vorace famiglia politica ma ha pensato molto, e anche bene, alla sua famiglia naturale attento in particolare alle sorti del fidanzato della figlia assunto in una delle società controllate dall'emittente di Stato” … “Subito informato l’AD della capogruppo Giampaolo Rossi è andato su tutte le furie per motori per motivi di opportunità innanzitutto Marano e il presidente facente funzione non funzionare qualsiasi”. Se non che, ieri mattina, a margine del Cda, è stata diffusa una nota dove si legge che “quanto riportato dall'articolo in oggetto, è da ritenere non attendibile nella ricostruzione e quantomeno diffamatorio nella titolistica del pezzo giornalistico. Per questo sono a richiedere un audit extra piano volto a verificare e asseverare il rispetto delle procedure aziendali e la correttezza delle relative condotte”. Fenomenale!!! Pagheremmo volentieri il caffè a chi ha scritto questo testo. È stata inventata una categoria di articoli che ci era ignota: l’attendibilità. In genere un articolo o contiene una notizia o non la contiene. Può succedere che la notizia sia falsa oppure inventata di sana pianta ma difficile definirla “non attendibile”. Il diretto interessato invece se ne guarda bene da scrivere chiaro e tondo che la notizia è falsa o inventata e magari minaccia una querela. Salvo poi aggiungere, con un raro avvitamento linguistico, che ci sia un problema di “titolistica” che lo stesso correttore automatico del Pc fatica a riconoscere come termine. La perla di saggezza finale si raggiunge quando Marano invoca un audit, ovvero una indagine interna: guarda caso che la Direzione Internal Audit è affidata proprio alla sua responsabilità cioè come dire che Marano indaga su Marano quando invece il Codice Etico Rai prevede che queste “segnalazioni” siano di competenza del Collegio Sindacale.  Ci possiamo consolare: tra poco di questa storiella nessuno saprà più nulla: “faranno sapere”.

Andiamo avanti e chiudiamo la giornata di ieri del Cda con un gioiello di famiglia ripescato dal vecchio como’: è stato approvato “People 25, un progetto strategico che mette insieme formazione, innovazione e sperimentazione editoriale per valorizzare le risorse interne e a tutela dei format autoprodotti". Accipicchia, che felicità: un clamoroso ritorno al passato di “Serra creativa” dell’ormai lontano 1999 grazie a quel genio paladino del Servizio Pubblico di Celli, il padrino della “esternalizzazioni”. Dopo di che ci sono stati altri esperimenti “creativi” compresa una magnificente apposita “Direzione Nuovi Format” insediata nel 2020. Se qualcuno ha notizie di cosa ha prodotto può scrivere alla nostra mail. Ne terremo conto.

Morale della favola, che gli vuoi dire a questo Cda? Che gli vuoi dire a questi consiglieri?

Forse, forse, qualcosa lo potranno dire i partiti di opposizione che, come vi abbiamo anticipato ieri, oggi si incontreranno per mettere in piedi una “forte” iniziativa parlamentare. Ci riusciranno? Bloggorai è pessimista a priori. Da quello che abbiamo intuito, c’è malumore in giro interno ed esterno. Interno tra i partiti ed esterno verso i consiglieri di Majo e Natale. I fantasmi del passato, a volte, ritornano. “Vedremo… vedremo …” disse il cieco mentre osservava l’orizzonte.

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mercoledì 17 dicembre 2025

FLASH RAI

Domani possibile incontro capigruppo partiti di opposizione in Vigilanza Rai.

L'obiettivo potrebbe essere prendere una iniziativa parlamentare "forte" nei primi giorni del prossimo gennaio.

Tanti i dossier aperti: crisi istituzionale per la mancata nomina del Presidente; incertezza sulle risorse; riforma e EMFA; stato di attuazione dei piani industriale, editoriale e immobiliare: ascolti; informazione con Report, Petrolio e Il fattore Umano.  

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La "Mala Education": lo spettacolo del crimine in Tv (paga e bene)

By Bloggorai ©

L’overdose mediatica di “Garlasco” è solo il frutto avvelenato di un albero malato da molto tempo. Le sue radici, profonde e antiche, sono impregnate di tossine. Lo stupore e il fragore che si avverte appaiono del tutto ingiustificati. Sono decenni che la “narrazione” sociale si alimenta e si sostiene con il racconto del crimine, della paura e del “male” in ogni sua forma e, nella civiltà delle immagini, prende sostanza e forza nella televisione. 

La Rai, come abbiamo accennato, sin dal suo inizio negli anni '50 è stata levatrice ed educatrice di questo genere di racconto infinito. Prima ancora, sono millenni che il “dolore e l’orrore” vengono rappresentati e spettacolarizzati: ci sono solo poche decine di generazioni (circa 80) che ci separano dal Colosseo dove gli abitanti di Roma antica pagavano o venivano pagati per assistere allo spettacolo della morte in diretta. A questo proposito, abbiamo già ricordato il “record” primo e assoluto della diretta tv avvenuto con la tragedia di Vermicino dove sono stati raggiunte punte di telespettatori mai più eguagliati: circa 25 milioni.

11 marzo 1984: va in onda su Rai Uno la prima puntata de “La Piovra”. La trama racconta di omicidi solo apparentemente di mafia mentre sullo sfondo si intravvede il torbido intreccio tra banchieri, logge massoniche e trafficanti di droga.

Negli anni e nelle stagioni successive, fino al 1991 con un enorme successo di pubblico (è tra i prodotti Rai più esportati nel mondo), i racconti televisivi de "La Piovra" saranno sempre concentrati sullo stesso filone “narrativo”: legami profondi e solidamente connessi tra politica, finanza, massoneria, corruzione e criminalità organizzata. Le vicende narrate seppure liberamente ispirate dalla fantasia, prendono spunto da quanto succedeva realmente in quel periodo in Sicilia e non solo. Erano proprio gli anni della P2, erano gli anni dei servizi deviati, erano gli anni delle “coperture” politiche ai grandi affari della criminalità organizzata.  Merita rileggere quanto scritto sul sito di Art. 21 con il titolo “Berlusconi, la Piovra e la P2” (vedi https://archivio.articolo21.org/986/notizia/berlusconi-la-piovra-e-la-p2.html ). Sarà lo stesso Berlusconi a dichiarare prima nel 2009 “Se trovo chi ha fatto le serie de La Piovra e chi scrive libri sulla mafia facendoci fare brutta figura nel mondo, giuro che lo strozzo” per ribadire successivamente il concetto l’anno successivo “La mafia, la camorra e le altre organizzazioni criminali sono una patologia terribile per il nostro Paese. Ne paghiamo l’esistenza anche per l’immagine all’estero dell’Italia. Abbiamo avuto la brutta abitudine di produrre fiction sulla mafia che hanno portato questa negativa immagine dell’Italia in giro per il mondo. Spero che questa moda sia ormai finita”.

Nel decennio successivo alla Piovra si vedono arrivare sullo schermo i grandi classici che segneranno profondamente la storia del “moderno” crimine televisivo. L’inizio di questa nuova stagione è “moderato” con l’approccio familiare e tranquillizzante del “Maresciallo Rocca” in onda dal 1996 al 2005 (a Rai Uno, direzione Delai, venne creato un gruppo di lavoro apposito per definire le caratteristiche “sociali” del personaggio). A Gigi Proietti nei panni del carabiniere detective si sovrappone un’altra serie di grande successo (che proprio recentemente ha avuto un aggiornamento): "Don Matteo", una sorte di remake del noto “Padre Brown” all’italiana. Dal 7 gennaio del 2000 al 24 dicembre 2024 sono andate in onda 14 stagioni con circa 265 episodi. In ogni puntata il tema era un omicidio avvenuto tra le cittadine umbre di Gubbio e Spoleto: un tasso così elevato di crimini efferati in due piccole comunità di provincia non si riscontra nemmeno nei peggiori quartieri delle grandi metropoli più malfamate.

Il racconto del male in chiave “regionale” televisiva rende bene, forse benissimo: nel 1999 inizia la serie de “Il Commissario Montalbano” che pure dopo oltre 15 anni viene ancora riproposto in replica sempre con grande successo di telespettatori (le ultime puntate propri nelle scorse settimane). Vanno in onda 14 stagioni per un totale di 37 episodi: in alcuni i “morti ammazzati” sono più di uno (La Gita a Tindari) e raccontano circa 70 omicidi.

Arriviamo presto alle stagioni del crimine organizzato raccontato in tv. Tutto inizia con la Banda della Magliana e le sue gesta svelate in “Romanzo Criminale”, in onda dal 2008 al 2010. Seguirà “Squadra antimafia” nel 2009 (una specie de La Piovra aggiornato) e poi la tanto discussa serie di “Gomorra” a cui farà seguito il “genere” crime che si afferma definitivamente e sbarca sulle piattaforme: nel 2017 inizia su Netflix la serie “Suburra”. Da non dimenticare che, nel frattempo, vanno in onda sempre con un certo successo televisivo, le serie di “Rocco Schiavone” (dal 2016), “I bastardi di Pizzofalcone” dal 2017 e “Il Commissario Ricciardi” dal 2021.

A proposito di Gomorra, proprio nei giorni scorsi il suo autore Roberto Saviano ha scritto una pagina interessante sul Corriere, riportando il “racconto del male” alla stretta attualità politica con il titolo “La Legge Omertà sulle serie Tv”. Si tratta di una iniziativa politica della deputata Varchi di Fratelli d’Italia che vorrebbe introdurre il reato di “apologia e istigazione” del comportamento mafioso. Si tratta, come scrive Saviano, di una proposta di legge che punta a colpire lo svelamento della macchina criminale in ogni sua forma, compresa ovviamente quella parte di stretta collusione con i vari servizi deviati, logge più o meno occulte e poteri forti di vario genere.

Eccoci tornati al punto di partenza di queste sommarie riflessioni con l’interrogativo che abbiamo già posto: il racconto del male, del crimine in Tv, è un “fatto” ovvero uno “strumento” politico?

Andiamo avanti ed entriamo nell’intrattenimento, nello spettacolo “live” della narrazione criminale in televisione.

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ATTENZIONE: è in arrivo una notizia FLASH

lunedì 15 dicembre 2025

Ogni giorno ... nella nostra Savana ...

By Bloggorai ©

Ogni giorno nella nostra Savana qualcuno si sveglia e si pone problemi. Ogni giorno nella nostra Savana qualcuno si sveglia e si chiede quale potrebbe essere il “ruolo” ovvero il futuro della Rai o del Servizio Pubblico Radiotelevisivo. Magari non trovando facile ed immediata risposta, si pone il dubbio se chiedere conforto e progetto all’IA, visto che l’Intelligenza Naturale non è in grado di rispondere: vedi riforma Rai prossima ventura, vedi la figura del “presidente” protempore, vedi la mancata applicazione dell’EMFA e così via trotterellando.

Viceversa, ogni giorno nella nostra Savana qualcuno si sveglia e non si pone problemi sul “ruolo” (un consigliere a caso) della Rai e del Servizio Pubblico Radiotelevisivo. 

Qualcuno si sveglia e non si pone problemi sull’informazione: che fine ha fatto l’indignazione sull’attentato a Ranucci? Cosa sappiamo sulle quattro puntate di Report soppresse e il ripristino al lunedì della trasmissione? Perché “Petrolio” non va più in onda? È vero o non è vero che “Il fattore Umano” corre il rischio di non andare più in onda perché la Rai non ha la “copertura finanziaria” (35 mila euro a puntata? È vero o non è vero che “Far West” in onda su Rai Tre fa ascolti da prefisso telefonico al costo modico di 400 mila Euro? È vero o non è vero che una certa Monica Setta va in onda contemporaneamente su Rai Uno e Rai Due? Per non dire del suo prezioso contributo su Radio Rai? E così via trotterellando nella nostra Savana. Nota a margine: Mediaset sta pensando all’informazione regionale.

Ancora, ogni giorno nella nostra Savana qualcuno si sveglia e non si pone problemi sul “ruolo” (un consigliere a caso) della Rai e del Servizio Pubblico Radiotelevisivo. 

Qualcuno si sveglia e non si pone problemi sul futuro economico dell’Azienda. Ci sarà o meno il minacciato taglio di 30 milioni (10 per anno) dalle risorse previste dal canone? Come si prospetta il bilancio di fine anno e in che termini, con quali certezze di risorse si può progettare il futuro? Quali sono le “ottimizzazioni” e le razionalizzazioni della spesa che da anni richiede la Corte dei Conti? A che punto è il Piano Immobiliare? E, in particolare, a che punto è la “faccenda” della vendita scellerata di Corso Sempione per passare a Mecenate e poi da Mecenate a Portello? Vendere per andare in affitto in altra sede? Già che parliamo di immobili: ci sono le risorse (120 milioni) per avviare la ristrutturazione di Viale Mazzini? E, già che ci siamo sui “piani”: il famigerato Piano Industriale, i fantascientifici “KPI”, la stratosferica Digital Media Company (mi raccomando: non di Servizio Pubblico, non si sa mai che qualcuno poi ci crede) che fine hanno fatto? Nota margine: la vendita/cessione di quote Rai Way sono svanite nella nebbia e il MoU è stato rinvito a tempi migliori. Sono quasi 10 anni che se ne parla.

Ancora, ogni giorno nella nostra Savana qualcuno si sveglia e non si pone problemi sul “ruolo” (un consigliere a caso) della Rai e del Servizio Pubblico Radiotelevisivo. 

Qualcuno si sveglia e non si pone problemi sul futuro editoriale dell’Azienda. Ogni giorno, nella nostra Savana, intorno alle 10.15 Auditel ci conferma che gli ascolti Rai vanno maluccio. Ogni tre mesi il Report AgCom ci conferma che la Rai perde telespettatori come se non ci fosse un domani. Il “domani” editoriale” della Rai è sempre rivolto al passato remoto o lontano: fa festa con Sandokan, brinda con Montalbano e si esalta con Ballando con le Stelle e quando pure cercano di guardare avanti con "Sarà Sanremo" inonda ieri sera su Rai Uno sono costretti a piombare nel baratro di ascolti da dimenticare (12,3% di share e 1,7 mln). 

Ad un certo punto, nella nostra Savana, si fa buio. Qualcuno dorme.

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ps. segue "il racconto del male".

Il crimine in Tv è un "fatto" politico???

 

giovedì 11 dicembre 2025

piano piano... un mattoncino alla volta ... prima o poi crolla

By Bloggorai ©

54 blocchetti di legno impilati, a strati di tre, per costruire una torre. Il gioco consiste nel togliere un mattoncino alla volta a turno per ogni giocatore. Vince quello che ha sottratto il pezzo prima che la torre crolli. È un gioco che non richiede particolari abilità: è sufficiente fare attenzione e delicatezza con le mani.

Sembra la metafora perfetta per descrivere lo stato comatoso e traballante del Servizio Pubblico in questi tempi. Non ne va più bene una. Ripropongono Sandokan dopo 50 anni, strombazzano un grande successo e nel giro di una settimana si perdono oltre un milione di telespettatori. Ripropongono, come da molti anni, la prima della Scala e se ne vanno mezzo milione rispetto all’anno precedente e un milione rispetto a dieci anni addietro.  Ripropongono Benigni ieri sera su RaiUno con Pietro e si perde altro mezzo milione rispetto alla trasmissione precedente, il Sogno, e ben 5 milioni rispetto ai 10 Comandamenti del 2014 o al Canto dei Cantici del 2020. 

Ripropongono ... ripropongono. Che faranno quando non sapranno più cosa riproporre o quando il pubblico ormai esaurito almeno dal punto di vista generazionale andrà da altre parti, come già avviene?   

Per abbassare il tono, il volume, l’impegno e il ruolo del Servizio Pubblico non è necessario un colpo di mano, un Telemeloni di turno che dir si voglia. È sufficiente un colpetto alla volta, un mattoncino dietro l’altro.

Non è più la Rai di una volta … e ci si crede bene che hanno tolto la Rassegna Stampa ai dipendenti e nessuno batte ciglio.

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mercoledì 10 dicembre 2025

La Tv e il suo doppio ... tra il bene e il male

By Bloggorai ©

Così addio speranza, e con la speranza, 

paura addio,

Addio rimorso: ogni bene a me è perduto:

Male, sii tu il mio bene

John Milton, Il Paradiso perduto, Libro IV

Proseguiamo sul racconto del male in Tv. “La cronaca nera imperversa, nei podcast e nelle trasmissioni pomeridiane della tv. Perché? «Il crime funziona sempre, perché è una sorta di matrice narrativa, implicita nella meccanica stessa degli eventi. Ogni caso giudiziario, e ogni sua narrazione, si apre con un omicidio: e che cos’è l’omicidio se non quella “rottura dell’equilibrio” che per lo strutturalismo e la critica formalista dà il via all’azione, costituendo la prima di una serie di tappe obbligate che rendono il racconto efficace?»”. Questo testo lo abbiamo ripreso da una lunga intervista a Carlo Freccero comparsa su Vanity Fair e ripresa integralmente ieri da Dagospia e, ovviamente, non pubblicata nella ristretta e rassegnata Rassegna Stampa Rai relegata ai pochi ma buoni 250 lettori.

Vedi il testo integrale:  https://www.dagospia.com/media-tv/carlo-freccero-in-cattedra-telemeloni-esiste-come-esistite-telerenzi-456718 suggeriamo di leggerlo integralmente.

Si può condividere o meno ma certamente Freccero è tra i pochi “sopravvissuti” ad un’epoca Rai, un’epoca del Servizio Pubblico, ormai passato alla storia e in via di estinzione. Quasi più nessuno oggi è in grado di intervenire, di proporre riflessioni rilevanti e significative e meritevoli di attenzione. Bene che vada, succede che si svolge qualche incontro tra quattro gatti e due “esperti” che durano lo spazio di un breve mattino. Dopo di che, il deserto cosparso di sale grosso.

A proposito di insegnamenti,  può essere utile un piccolo ma rilevante passo indietro, al 1996, quando Karl Popper scrive “Cattiva maestra televisione” dove leggiamo “... la televisione, potenzialmente certo, così come è una tremenda forza per il male potrebbe essere una tremenda forza per il bene. Potrebbe, ma è assai improbabile che questo accada. La ragione è che il compito di diventare una forza culturale per il bene è terribilmente difficile”.

La riflessione sul racconto del male in Tv e, segnatamente dal ruolo svolto dalla Rai, riprende dagli anni ’80 caratterizzati fortemente dall’avvento e successivo consolidamento della serialità di genere “crime”. Prima però proponiamo di utilizzare una chiave di interpretazione con un testo di Mario Morcellini del 2013: “Le storie tese. Una critica al racconto dei media dell’Italia di oggi”. Nell’introduzione al tema della narrazione del crimine mediatico leggiamo: “L’insostenibile leggerezza della modernità. Di fronte alla crisi, e concretamente all’apparire dei singoli e continui strappi percettivi all’ordine normale della vita, che mascherano altrettanto profondi strappi della realtà, può sembrare che il sociologo abbia sempre la stessa spiegazione: l’anomia. Altre volte, e in particolare quando il discorso non si pone al livello degli studi e dell’opinione pubblica colta, l’adagio ricorrente diventa: è colpa della crisi dei valori”... “La comunicazione contemporanea lucra sulla crisi, che funziona quasi come un eccitante, un doping per i generi e i linguaggi della comunicazione al potere. Lo è ancor più perché, come vedremo, tutta la comunicazione sembra intessersi e quasi drogarsi della parola e dei sinonimi della crisi, al punto che possiamo serenamente dire che il cantico della crisi è il tessuto moderno dei media”… e più avanti “Nella rappresentazione mediale è diventato plausibile – e a volte persino utile – trovare giustificazioni al male, soprattutto se queste ultime chiamano in causa spiegazioni individuali e di tipo psicologico, quasi a dire che è comunque possibile individuare le più svariate motivazioni soggettive come cause “quasi ammissibili” di un crimine. La follia, l’invidia, l’ira, l’interesse economico o familistico vengono talvolta evocati dai media se non in termini di una piena assoluzione morale quantomeno come motivi “umanamente” comprensibili dell’azione criminale”… “La cronaca nera trionfa nei momenti di crisi sociale: su questo l’abbondanza di prove storiche non lascia margini al dubbio. Non è un prodotto dello sviluppo ma è un indicatore del sottosviluppo culturale, forse anche della crisi delle relazioni interpersonali. Spesso, la ferocia dei media è più terrificante nelle aree di deprivazione culturale” per concludere, infine con “Questo progressivo spostamento del registro comunicativo sulla spettacolarizzazione e sulla personalizzazione del crimine mette in luce un problema che è mediale ma soprattutto sociale. Perché una narrazione del cambiamento che avvenga soltanto attraverso la cornice della cronaca nera e dell’alterità come rischio ci espone alla possibilità di contribuire al declino della società ed all’incattivimento delle persone.  Definire i media come una “fabbrica della paura” può apparire come un approccio troppo positivistico, perché in una società complessa come la nostra è difficile credere che possa esserci un solo soggetto responsabile di una rappresentazione.  Ma è una formula che nel suo schematismo ha una sua plausibilità: nella percezione dell’opinione pubblica appare infatti chiaro come i media sembrino particolarmente responsabili di un innalzamento dei decibel sul crimine”.

Rientriamo nella storia. Lasciato alle spalle quello considerato forse il mito fondativo della fine degli anni ‘70, Il tenente Colombo, andato in onda prima su Rai Due e successivamente su Mediaset, inizia nel 1979 l’era dell’Ispettore Derrick, una produzione tedesca di enorme successo. Contestualmente, nel 1984 inizia la serie iconica del genere italiano: La Piovra che raccoglie subito un vastissimo consenso di pubblico con punte di oltre dieci milioni di telespettatori a puntata. La serie si interrompe nel 2003 quando Silvio Berlusconi dichiarò che “Se trovo chi ha fatto le serie de La Piovra e chi scrive libri sulla mafia facendoci fare brutta figura nel mondo, giuro che lo strozzo". La “politica” prende forma e si intromette nella “narrazione” televisiva e il tema “crimine” assume le sembianze che, come abbiamo accennato, diventa la “Fabbrica della paura” come venne definita dal Censis nel 2008.

Segue …

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martedì 9 dicembre 2025

Muti !!! la Rai non fa più notizia

By Bloggorai ©

Se mai qualcuno aveva in mente di silenziare, di anestetizzare, di chiudere il traffico e la circolazione di informazioni e notizie sulla Rai e sul Servizio Pubblico con l’abolizione della Rassegna stampa ai dipendenti, sembra che l’obiettivo sia stato colto in pieno. 

Nessuno, o quasi, sa più nulla se non attraverso qualche piccola chat oppure i lanci di Dagospia che non a caso riporta spesso e volentieri solo le note e i messaggi promozionali di Belve e di Giletti. E, inoltre, ci riferiscono che da quando la rassegna stampa è limitata ai soli 250 utenti (+ 20 dell’Ufficio Stampa, al modico prezzo di poco più di 450 mila euro l’anno) di notizie rilevanti interessanti e meritevoli di nota sulla Rai e il Servizio Pubblico non ce ne sono più. Abbiamo chiesto in giro e la risposta è pressoché unanime: “Non c’è più nulla da scrivere, non ci sono notizie se non di cronachette spicciole, di piccole cose, di affarucci correnti”.

Se mai qualcuno aveva in mente di mettere la Rai in sordina, nel dimenticatoio, in subordine e confinata nella categoria “irrilevante”, si può dire che la missione è compiuta per molti punti di vista. E, dobbiamo aggiungere, con la complicità di quinte colonne, di collusi e complici di vario tipo, con il silenzio e il “Si … va beh … però …” 

Andiamo avanti, giriamo pagina e mettiamoci l’anima in pace.

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lunedì 8 dicembre 2025

RAI, e non solo: dacci oggi il nostro Male quotidiano

By Bloggorai ©

Riprendiamo il filo del post dello scorso 8 dicembre https://bloggorai.blogspot.com/2025/12/politica-e-tv-dacci-oggi-il-nostro-male_2.html .

 

C’è una Garlasco antica profonda dentro e intorno a noi. C’è una Garlasco insaziabile, irrisolta e in eterno movimento nella nostra “morale” oggi alimentata e sostenuta nella "società delle immagini" con il dilagare inarrestabile del genere "crime" su tutti gli schermi, piccoli o grandi che siano. 

Il "racconto del male" universale attraverso le immagini propone una  “morale” esterna ed apparentemente estranea alla nostra sfera cognitiva e relazionale, spesso riferita "al di fuori di noi" spettacolare e "narrata"  come uno “sguardo degli altri” nei termini che ci ha proposto con altre parole il fondamentale testo di Susan Sontag “Davanti al dolore degli altri” scritto nel 2003 per affrontare il tema del male che diventa spettacolo. La Sontag si interroga: le immagini influenzano la nostra percezione della realtà? In che termini, quanto, influenzano il nostro giudizio “morale” che poi si traduce in voto politico? Quanto le immagini di guerra ovvero il suo racconto televisivo, ormai costante nei nostri teleschermi, inducono ad appoggiare o contrastare la natura “guerresca” che sembra diffondersi nel mondo? È utile riprendere la parte del 42° rapporto Censis del 2008 laddove si poneva il tema dei media come “fabbrica della paura”, ne parleremo più avanti per la sua deriva politica. Per estensione: quanto e come il racconto criminale mediatico e specificamente televisivo alimenta, nutre, consola o esorcizza la natura primordiale dell’istinto omicida?

C’è poi una “Garlasco” iconica del prima e del dopo. C’è un momento specifico che pone l’avvio dell’avvento dell’era televisiva, ora mediatica: il primo grande evento di dolore raccontato dalle immagini in diretta sulla morte di Alfredino Rampi nel 1981 che ha visto incollati di fronte allo schermo oltre 20 milioni di persone. E poi c’è un dopo con il susseguirsi di tanti di fatti di cronaca di vario genere, da quelli assoluti e totali della guerra o del terrorismo, a quelli di “ordinaria” tragedia individuale.

Da allora i grandi racconti di crimine, dolore e orrore, sono stati e sono tutt’ora il pane e il companatico dei palinsesti televisivi.

Poi c’è un come e un dove il racconto del male si è svolto e si svolge nell’era moderna e contemporanea. Il come è mutato nei secoli in stretta relazione al mutare la natura dei media: senza scomodare i classici dell’antichità (Omero con l’Iliade) e riprendere il tema preferito da Shakespeare, il delitto o più in generale la rappresentazione “letteraria” del crimine è stato da sempre raccontato prima con la scrittura, poi con la parola (la radio) ed ora con le immagini televisive. Il dove sembra invece essere una specificità del mezzo moderno: sempre più spesso i grandi fatti di cronaca si devono giocoforza identificare con il luogo dove si sono svolti e per come le immagini televisive ce li hanno proposti. Per il dramma di Alfredino si ricorda bene il pozzo di Vermicino e poi, negli anni successivi, i tanti altri casi importanti: il mostro di Firenze, la villetta di Cogne, il delitto di Novi Ligure, il giallo di Via Poma o la strage di Erba.

Necessario pure ricordare altri grandi eventi di cronaca di dimensioni globali che pure hanno interessato, coinvolto e raccontato e raccontano tutt’ora il dolore e il male che ci pervade: dalle immagini dell’assassinio Kennedy al Vietnam, dai grandi funerali di personaggi iconici (Lady Diana) all’11 settembre di New York, dal grande Tsunami del 2004 per arrivare all’orrore contemporaneo di Gaza.

Semplificando e sintetizzando: la cosiddetta “narrazione” del male, del dolore, del terrore, dell’orrore e della paura non è un fenomeno recente. Riprendiamo alcuni tra i tanti titoli del nostro archivio: “Tv, cronaca nera e quel senso diffuso di allarme sociale”, il “successo mostruoso” del Mostro diffuso da Netflix  visto da decine di milioni di telespettatori nel mondo(a cui seguirà  il caso Yara Gambirasio), “Le nuove serie televisive vedono nero”, “Cronaca nera e processi in Tv, l’ennesima Authority inutile” su AgCom e spettacolarizzazione del male in tv, “Il fascino inafferrabile della cronaca nera”, “Lo spin off di Belve e quella  passione del pubblico per il crime” dove si legge una relativa caratterizzazione del suo pubblico giovane e femminile, “La gratuità del male”, “De Cataldo: Maso e gli altri, la normalità del crimine”, “Passione nera: un terribile amore per il delitto diventato show”, “Tra cronaca e fiction, il Mostro in prima serata”, “Cronaca, così diventa un caso Tv. La ricetta: avvocati, parenti e amici a cui piace stare in video” e, infine “Il caso Garlasco capitalizza l’attenzione dell’opinione pubblica”.

Ecco la centralità di Garlasco, il suo senso e il suo significato mediatico. Nell’epoca contemporanea, è stato osservato che da solo questo caso ha occupato gli spazi del teleschermo, dal 2007 ad oggi, di oltre 9.000 ore di trasmissioni Tv, pari a circa un anno ininterrotto di flusso video (ricerca Omnicom Media Group). Nella graduatoria degli eventi televisivi più seguiti seguono il caso Cogne (con il famigerato modello della villetta mostrato da Bruno Vespa), poi la strage di Erba, poi l’omicidio di Perugia e il delitto di Avetrana.

Ma il delitto di Chiara Poggi con la sua immediata attualità, appunto, è solo un punto intermedio dell’abitudine al racconto televisivo del male.

Tutto ha origini lontane e in questa storia il Servizio Pubblico radiotelevisivo nazionale, la Rai, ha avuto un ruolo “pedagogico” centrale che troppo spesso viene dimenticato o sottaciuto. Ha iniziato a formare, educare, “vedere” ed introiettare il male come parte essenziale delle relazioni umane sin dai suoi esordi. 

Tutto inizia con “Giallo Club” nel 1959 dove in ogni puntata si presentava un caso di omicidio e in studio gli “esperti” dovevano indovinare il colpevole. La trasmissione ebbe un grande successo con milioni di telespettatori. In quegli stessi anni inizia la fortunata serie (a quel tempo si definiva “sceneggiato” e oggi “fiction”) del Tenente Sheridan con Ubaldo Lay. Il personaggio era “americano” ma le riprese erano tutte fatte negli studi Rai di Roma e Torino. Negli anni successivi si afferma il “genere” fiction crimine e compare la serie “Donne … di Fiori, di Quadri, Cuori e Picche” insieme alla Inchieste del Commissario Maigret (1969) con Gino Cervi nel 1964 e Nero Wolfe con Tino Buazzelli del 1969. Negli anni ’70 si comincia a formare, a delineare meglio la fisionomia del racconto criminale (anche detto “polizziottesco”) e compaiono titoli come “I racconti di Padre Brown” (1970-1971) con Renato Rascel nel ruolo di il prete investigatore (poi vedremo come verrà ripreso con Don Matteo), poi “Il segno del comando” (1971) ritenuto uno degli sceneggiati più apprezzati della televisione italiana, “Il sospetto” (1972), poi ancora “Giallo di sera” (1971), “Il giudice e il suo boia (1972), “Qui squadra mobile” (1973-1974) dove inizia la serie sulle indagini di una squadra di poliziotti con Giancarlo Sbragia.

Segue…

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giovedì 4 dicembre 2025

Altri mondi possibili

By Bloggorai ©

Alcuni lettori e alcune lettrici ci scrivono. Ci scrivono tra il costernato e il rassegnato. Alcuni capiscono la situazione ovvero l’aria che tira (brutta) e lasciano perdere, altri meno ed avrebbero pure voglia di mantenere l’attenzione sulla Rai e sul Servizio Pubblico.

Ma di cosa ci dovremmo occupare? Della mancanza di notizie? Oppure di notizie del genere “successo di Sandokan” ovverosia il fumo negli occhi della Rai che deve guardare al passato (vedi Post di ieri https://bloggorai.blogspot.com/2025/12/rai-un-grande-e-glorioso-futuro-dietro.html ) cioè ravanare in cantina per sperare nel futuro? Oppure del compenso della Maggioni (ad agosto tutti erano in vacanza) perchè, non sia mai detto, magari la concorrenza se la porta via dalla Rai? Oppure delTg3 che manda in onda uno spot (gratis?) di Netflix ? Oppure del Piano Immobiliare Rai che, ci dicono, essere come un colabrodo (vedi Milano e comunicato CGIL)? Oppure del Piano Industriale che non sa dove andare perché non ha risorse con le quali essere sostenuto? Oppure, ancora una volta, di un piano sull’informazione che non esiste e nessuno vuole che esista? Oppure, ancora di più e peggio, di qualche gossippetto interno o delle beghe Rossi/Sergio/Marano e dei loro fidati e sodali collaboratori ovvero i vari Coletta, Di Gregorio (si proprio lui) o Corsini e compagnia trotterellando?

No… francamente no… non è più aria.

Ci sono tanti altri mondi possibili e interessanti da scoprire oltre la Rai, oltre questo Servizio Pubblico, proprio come ieri sera su La7 ci ha ricordato Giordano Bruno (ottima trasmissione). Sono mondi che girano intorno alla civiltà delle immagini, all’era del racconto audiovisivo, nell'epoca di nuovi linguaggi e comportamenti individuali e collettivi che meritano grande attenzione. La Rai invece guarda se stessa in uno specchio deformato e alle sue spalle e non sa più come guardare avanti (anche perché non gli è concesso, vedi canone incerto).

No. Condividiamo l’aria che tira: della Rai e del Servizio Pubblico si avverte sempre meno interesse.

Piuttosto, stiamo studiando, raccogliendo documenti e informazioni su un tema che ci sembra meritevole di attenzione: perché il “genere” crimine, il racconto del “male” in tutte le sue forme, dalla guerra alla cronaca nera, viene costantemente proposto e riscuote crescente attenzione gradimento da parte del pubblico?

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mercoledì 3 dicembre 2025

RAI: un grande e glorioso futuro dietro le spalle

By Bloggorai ©

C’è una prateria tutta da esplorare per garantire il futuro televisivo della Rai e del Servizio Pubblico. È sufficiente andare negli archivi polverosi e ripescare grandi titoli del passato glorioso (per questa idea rivendichiamo il Copy o una specie di diritto d’autore, come hanno fatto quei “geni” della Lux/Bernabei che hanno ripescato Sandokan con grande successo di pubblico e scarso di critica).

In ordine, proponiamo una decina di titoli:

1. La Cittadella (1964)

2. I Miserabili (1964)

3. Davide Copperfield (1965)

4. I promessi sposi (1967)

5. La freccia nera (1968)

6. L’Odissea (1968)

7. Nero Wolfe (1969)

8. Pinocchio (1972)

9. Il segno del comando (1971)

A A come Andromeda (1972)

A Anna Karenina (1974)

Dopo di che si appresta a terminare l’era degli “sceneggiati” mentre inizia l’era della “fiction” di cui “La Piovra” del 1984 sarà capostipite. Se pure la Rai ripescasse un titolo ogni sei mesi, ovviamente rivisto, corretto e anzitutto “riprodotto” nel senso di una nuova produzione buona pure per i “giovani” e con il valido supporto economico di una “Regione Film Commission) come avvenuto per la novella Tigre di Mompracen potrebbe garantirsi un roseo futuro basato sulle sue solide spalle.

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Attenzione: prosegue nei prossimi post il tema del “male” quotidiano in TV