venerdì 30 dicembre 2022

I soliti furbetti del quartierino Rai



C’è sempre qualche furbacchione del quartierino, qualche astuto volpino che tenta di aggirare la fila, di non rispettare le banali regole del gioco, quando si tratta di giocherellare con i dati di ascolto. Allora, ieri è successo che quasi contemporaneamente venissero pubblicati i dati dell’Osservatorio Agcom (quarto trimestre) e quelli diffusi dall’Ufficio Stampa Rai. Due mondi diversi: i primi raccontano una storia di lento e inesorabile declino della platea televisiva che vale per tutti ma in modo più in particolare per la Rai. I secondi vogliono raccontare una Azienda di successo sul “mercato” dove il focus è concentrato sul diretto concorrente Mediaset. Oggi leggiamo che molti giornali hanno ripreso nei titoli la versione Rai e mettono in secondo piano i dati Agcom. Vediamoli: “Rai da record” … “leader” … “la Rai batte il Biscione” per arrivare a “Fuortes: ascolti straordinari” e così via trotterellando. Nessuno nei titoli scrive che tra il 2021 e il 2022 Rai ha perso per strada oltre 500 mila telespettatori, e in dettaglio (pag. 13):

Prime Time, spett. gen/set (var% ’21 – ’22)    Rai -14,9%   Mediaset -3,6%

Giorno medio,  Rai -13,6%   Mediaset -2,5%

Share medio,    Rai  -2,1%    Mediaset +2,6%

Ancora più in dettaglio, i numeri specifici per le reti e per i Tg Rai vs Mediaset sono ancora più impietosi.

Leggere per credere: https://www.agcom.it/documents/10179/28977374/Documento+generico+22-12-2022/32493656-a4be-4b32-9c3d-02abfb7ade5c?version=1.0

Siamo noi ancora in preda ad un feroce raffreddore e non intendiamo bene i numeri e le tabelle oppure qualcuno se la canta e se la suona come meglio crede? Leggendo questi dati cosa c’è da stare allegri e giustificare i torni trionfalistici usati da Viale Mazzini? Boh!

Commento: qualcuno al VII piano e dintorni continua ostinatamente a confondere pubblico e privato, mercato e interesse collettivo. Si vuole alimentare la credenza, la convinzione che la Rai debba competere solo contro il suo diretto concorrente Mediaset. La Rai non cresce, non aumenta il numero dei suoi telespettatori e, ben che vada, li sposta da una rete all’altra (vedi i vari Fiorello). Laddove non si cresce si è condannati inesorabilmente ad un lento declino. La Rai non è competitiva non tanto sul “mercato” ma non lo è verso il suo pubblico che non viene più attratto dai sui prodotti. Questo stesso pubblico, se proprio deve scegliere, magari preferisce Ballando con le Stelle o l’ennesima replica di Montalbano rispetto ad un prodotto della concorrenza ma rimane sempre lo stesso: in primo luogo prevalentemente “anziano”.

ATTENZIONE: la notizia della scomparsa di Carlo Fuscagni ha sollevato una riflessione sulla storia recente della Rai e sulle responsabilità di chi ha avuto ruoli istituzionali, dentro e fuori l’Azienda, che la stanno conducendo verso un destino che non appare per niente roseo, anzi! Su questo specifico aspetto stiamo preparando un numero speciale di approfondimento. Se non siamo in grado di leggere il passato sarà ben difficile intravvedere il futuro, almeno per l’anno che verrà.

bloggorai@gmail.com

 

 

 

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