venerdì 2 dicembre 2022

Hic sunt Leones: la mappa polidimensionale del Potere Rai


Il successo dei Post sulla geografia del potere dentro e intorno alla Rai ha suscitato attenzione e un vivace dibattito tra i lettori di Bloggorai che induce ad approfondire e cesellare meglio. Alcuni hanno suggerito di aggiungere nomi (Vespa) altri hanno  proposto di escludere categoricamente altri nomi perché “… tanto non conta nulla … non gli fanno vedere nemmeno le fotocopie” (a lui. lei o loro ... scegliete voi chi). Ora però, per navigare meglio in questa palude,  è necessario precisare bene che la mappa si deve intendere in termini polidimensionali.

Nell’immagine che accompagnava il post di mercoledì c’era una carta geografica del mondo “antico” ad una sola dimensione. Quando invece si parla di Rai occorre immaginarla invece a tre dimensioni: una tutta orizzontale dove compaiono i soggetti interni, solitamente quelli che hanno un budget a disposizione o che influiscono pesantemente nei budget altrui. La seconda dimensione è tutta verticale ed è quella molto più complessa da individuare e si riferisce alla “terra di mezzo”, cioè il territorio al quale appartengono coloro che fanno da raccordo tra le altre due dimensioni, quelli che conoscono gli interlocutori giusti e sanno fare le opportune telefonate. La terza dimensione, infine, e quella dove  vi compaiono i soggetti tutti esterni in grado di influenzare o anche determinare pesantemente le scelte aziendali che sono, come abbiamo appena accennato, i partiti, le lobby di varia natura e cultura, singole persone con fortissimi legami con il mondo della finanza, dell'economia e, last but not least,  delle produzioni più o meno artistiche.

Noi ci siamo addentati a malapena nella prima mappa, forse incompleta e approssimativa ma sufficiente a definire un perimetro interessante su chi propone cosa a chi. È all’interno di quella mappa, ad esempio, che va ricercato il soggetto o i soggetti che hanno proposto a Fuortes di adottare il vecchio piano industriale di Salini appena pochi giorni dopo il suo insediamento: è inverosimile pensare che l’AD possa averlo studiato attentamente e metabolizzato a tal punto da farlo ritenere e proporre come la “sua rivoluzione” (Ajello sul Messaggero ai primi di agosto 2021). Come pure è ancora misterioso ricostruire la  bagarre sullo spostamento di Fiorello da Rai Uno a Rai Due: chi ha proposto a chi di collocare il comico su quella rete e a quella fascia salvo poi spostarlo rapidamente al primo stormir di fronde? Chi ha proposto (o non ha proposto) di fare una edizione del Tg1 nell'intervallo della partita in prima serata per cercare di arginare la catastrofe degli ascolti della prima testata giornalistica Rai? Chi decide se sia lecito e quanto che ci siano trasmissioni dove si fa esplicita pubblicità a Netflix senza che intervenga? Tanto poi per uscire fuori dal Palazzo di Viale Mazzini: chi è il regista interno dell’operazione Rai Way che ha condotto alle “dimissioni” di Ciccotti e Pasciucco dal board della quotata di Via Teulada in vista della sua parziale cessione? O meglio chi potrebbe essere stato (e forse è tutt’ora) il “facilitatore” di raccordo interno/esterno con il Governo Draghi a quel tempo tanto sensibile all’operazione tutt’ora in corso? Vedi articolo di Repubblica del marzo scorso con il titolo “Rai Way, i fondi azionisti scrivono al governo. Favorevoli a un'alleanza con EI Towers: "Autorizzate il consolidamento delle torri" con la firma di Sara Bennewitz?

La seconda mappa invece è certamente quella dove si consumano gli incontri e gli scontri più rilevanti, di maggiore peso strategico. Chi decide (e orienta) le grandi scelte sulla ripartizione della torta della pubblicità sempre più magra tra Rai e Mediaset? Tra i nomi interni Rai, ovviamente, ci  è stato suggerito quello di Gian Paolo Tagliavia, AD di Rai Pubblicità. È del tutto evidente però che questo processo, questa dinamica può essere “letta” solo con occhiali multifocali dove un soggetto è a fuoco in relazione a quelli che gli gravitano intorno. Lo stesso ragionamento vale per Rai Cinema con l’eterno Paolo Del Brocco che con il suo ricco portafoglio influisce non poco sul budget Rai e su tutta la filiera del cinema italiano. Idem con Rai Fiction, zona molto sensibile non solo per l’elevato consumo (economico) del prodotto nella messa in onda più o meno quotidiana ma anche perché si tratta di un genere in grado di “leggere e orientare” buona parte del racconto, della narrazione degli usi e costumi nazionali. Il passaggio dalla fiction alla realtà e viceversa è breve e il ponte che li collega è la politica. 

Ancora: come noto, da tempo in Italia si dibatte della “rete unica” come asset  strategico dello sviluppo industriale del Paese. Nell’ottobre 2020 abbiamo letto su Repubblica “La Rai guarda con discreta preoccupazione al progetto del governo per una rete Internet ultraveloce. Rete che dovrebbe essere una e una sola. La nostra televisione di Stato è determinata a entrare in questa operazione che oggi coinvolge Tim, Open Fiber e Cassa Depositi e Prestiti. Ma l'interesse della Rai è particolare. Vuole che i suoi canali tv, se veicolati attraverso la rete Internet unica, siano visibili e gratuiti per tutte le famiglie. Non è una scelta, un orientamento strategico da poco conto: sostenerlo, condividerlo e rafforzare questo pensiero può essere anche “fastidioso” in certi ambienti e dove sono ora i leoni in grado di farlo?  Passa poco più di un anno e si viene a sapere che La Rai scalda i motori per la rete unica (e ha un piano pronto).I contenuti Tv passano sempre di più attraverso Ip. Allo studio di Viale Mazzini c’è adesso una rete di server (CDN) che potrebbe essere «conferito»”. Di tutto questo, da tempo a queta parte, non si avvertono più segnali di fumo (e di arrosto). Vuoi perché il progetto di rete unica è sempre in alto mare e vuoi, forse, pure perché in Rai ci potrebbe essere qualcuno che magari “suggerisce” di lasciar correre “ … rimaniamo concentrati sul broadcast… quello è un business che non ci appartiene …” ci hanno riferito.

L’argomento sembra essere promettente ma lo spazio a disposizione si esaurisce presto. Torneremo sulla terza mappa.

C’è un tema poi che ci interessa molto: il “racconto” sociale e televisivo del mondiali di calcio. Abbiamo letto che in Germania (ben prima dell’esclusione della loro nazionale avvenuta proprio ieri sera) il prevalente “sentiment” televisivo è  “… il rifiuto e il boicottaggio del Mondiale in Qatar, definito «della vergogna» per aver messo in panchina i diritti civili”. Da ricordare che la BBC si è rifiutata di mandare in onda la cerimonia inaugurale e che da noi solo la direttrice di Rai Sport, Alessandra De Stefano, ha osato affermare che “Questo Mondiale non si sarebbe dovuto giocare, o meglio non si sarebbe dovuto assegnare al Qatar, al quale si è dato lo sport più bello del mondo calpestando i diritti umani, corrompendo, imbrogliando, grazie alla complicità dei signori del football, che glielo hanno venduto nel 2010”. Da allora in poi, una cappa di silenzio è calata inesorabile e si avverte solo il rumore (fastidioso) dei Comunicati Stampa Rai che esaltano gli ascolti.

bloggorai@gmail.com

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