lunedì 10 ottobre 2022

Rai: tanto tuonò che ...oggi...iniziò a piovere



È lunedì, prendetevi tempo e mettetevi comodi. Molto, molto complesso commentare la grande notizia del giorno: l’intervista di Giampaolo Rossi su Libero con il titolo “Basta ideologia, la Rai respirerà”. Però, prima, vi dobbiamo dar conto di una suggestione, un ragionamento che da tempo ascoltiamo sottotraccia, sottovoce, con un filo di imbarazzo e timidezza, tra molti lettori di Bloggorai. Più o meno, in sintesi, si dice: “Per quanto riguarda la difesa del Servizio Pubblico, della Rai, possiamo solo sperare nella Meloni” arrivando ad una battuta che racchiude bene questo pensiero “aridatece Gasparri”.  La speranza, ovviamente, è che la Meloni possa essere anche in grado di fronteggiare pure i suoi alleati Salvini e Berlusconi che, da sponde opposte e parallele, puntano tutte e sempre allo steso bersaglio cioè indebolire la Rai. Traslato modo, abbiamo raccolto un altro pensiero, più globale ma non meno importante:  la guerra in corso in Ucraina è fortemente sostenuta dagli USA di Biden ed ora si corre il rischio di una escalation nucleare e dunque speriamo che i Democratici possano cadere alle prossime elezioni di MidTerm  e possano vincere i “trumpiani” che magari potranno fare un accordo con Putin e scongiurare i missili atomici: Primum viveredeinde philosophari.

Bene, da tempo abbiamo letto tutte le possibili interpretazioni sui possibili cambi di direzioni in Rai dopo la vittoria della destra. Si è scatenato tutto il totonomine possibile ed immaginabile. Acqua fresca ripassata in padella. Ora, oggi,per la prima volta, esce allo scoperto il “progetto Rai” della Meloni attraverso il suo più autorevole esponente esperto di Servizio Pubblico: Giampalo Rossi che, a quanto ci risulta, negli ultimi giorni sembra, ci dicono, sia stato particolarmente attivo nell’incontrare autorevoli esponenti Rai, in quota e fuori quota “destra”. Questa intervista riflette, a nostro modesto avviso, la stessa dinamica e logica della Meloni: la ricerca e il posizionamento di persone “competenti” nei vari settori e Rossi sulla Rai, a modo suo, certamente lo è.

Intanto, a prima battuta, la cosa che più ci colpisce è il segno generale del suo intervento che è certamente progettuale, ha una visione, un programma che potrà pure non essere condivisibile ma lo ha. A differenza di chi, nel recente e nel lontano passato, non lo ha avuto: non lo ha avuto sul piano editoriale, dei contenuti, non lo ha avuto sul piano tecnologico (la rete e le torri, do you remember RaiWay/Crownn Castle del 2001, Dg Rai Cappon?) e sul piano economico (canone e pubblicità) e quando pure lo avuto sul piano istituzionale (vedi le due, 2, due, proposte di legge sulla riforma della Governance) non ha avuto la forza per portarla avanti ed ora giacciono ammuffite nei cassetti della Commissione Lavoro del Senato. 

Qualcuno ricorda in epoca recente una intervista di questa caratura? Abbiamo rapidamente chiesto in giro: ricordate qualche esponente di centro, dei vari centro sinistra o di sinistra che ha esposto una visione del genere? Chi ha governato e diretto la Rai si è limitato a tenere il punto, semplicemente a non fare. In alcuni casi si è andati anche oltre: vedi l’idea di vendere una parte di Rai Way che è stata espressione del Governo ma del quale ne facevano pure parte. Chi ha gestito e gestisce la Rai oggi sono colpevoli non per quello che hanno fatto, poco, ma per quello che non hanno fatto cioè molto. L’Azienda non è stata mai messa “in sicurezza” al riparo da tutte le intemperie possibili e immaginabili, vedi pure quella energetica dove ora bisogna svitare le lampadine per fronteggiare il costo delle bollette. Sono tutti colpevoli di negligenza o insipienza o, peggio ancora, ignoranza. Vale per tutti i casi il famoso duetto Fedeli-Fuortes in Vigilanza su problema canone: da conservare ai posteri: che ne pensa de problema canone? bohhh .. ditecelo voi!

Veniamo a Rossi: questo l’incipit “L'idea che chi vince debba occupare la Rai è stupida ed arrogante”. Un pensiero tanto basic quanto rilevante. Si potrebbe interpretare con “fuori il Governo dalla Rai” perché oggi la Legge 220 del 2015 consente e dispone esattamente questo: il Governo “occupa” la Rai e ne impone la sua governance. La Meloni ha intenzione di modificare questa Legge? Ben venga: da tempo sosteniamo che questa Legge si possa e si debba modificare per scardinare il tallone di ferro esercitato dal Governo su Viale Mazzini. Il PD e i suoi alleati pur avendone tempo e modo  non lo hanno fatto. Punto.

Leggiamo ora un passaggio cruciale: “E necessaria una riorganizzazione industriale conseguente al nuovo modello editoriale delle Direzioni di Genere varato ai tempi di Fabrizio Salini (uno degli ultimi ad Rai con visione strategica). Per esempio, la Rai ha un'organizzazione del prodotto vecchia: RaiCinema è una società esterna, RaiFiction una direzione interna. Perché non creare un unico polo dell'audiovisivo nazionale accorpando in un unico soggetto cinema, fiction, documentari e i nuovi linguaggi web-native per rafforzare il ruolo della Rai (e quindi dei nostri produttori)?”. Prima osservazione: è certamente vero che se c’è un punto fermo nella storia “programmatica e progettuale” della Rai questo è nel Piano industriale varato (e poco applicato) da Salini a tal punto che  lo stesso Fuortes non ha fatto altro che prenderne uno stralcio e farlo suo, spacciandolo come “la Rivoluzione Rai” (13 agosto 2021). Che poi la gestione Salini sia da annoverare tra quelle più virtuose è tutt’altro discorso. Ne consegue un secondo punto fermo: oggi ancora non c’è un Contratto di Servizio e il suo combinato disposto successivo del nuovo Piano Industriale. Interpretiamo Rossi: ci penseremo noi. In questo passaggio, colpisce una notazione su Rai Cinema e Rai Fiction: potrebbe avere un senso accorparle, parliamone, discutiamone. Interpretiamo Rossi n.2: ci pensiamo noi.

C’è molto altro ancora da commentare su questa intervista. Tenetela da parte a futura memoria.  

Ultima notazione sulla promessa che vi abbiamo fatto ieri sul futuro di Fuortes e la notiziola  sui cacciatori di teste per conto Rai: ci è stato osservare, con la solita malizia “Ma non è che il cacciato sia proprio lui e i cacciatori stanno cacciando il suo sostituto?”

Il tema vero però è altro e di ben maggiore rilievo. Si tratta di una notizia, riportata nei giorni scorsi da MF a firma Simone Baldelli, sul nodo delle Commissioni parlamentari e, in particolare della bicamerale sulla Vigilanza. In particolare si riferisce ad un nodo che nella precedente legislatura non si è voluto affrontare per modo e per tempo (veto del PD) : la riduzione del numero di componenti le diverse commissioni in relazione ed in proporzione alla riduzione del numero dei parlamentari nonché ai rispettivi regolamenti di funzionamento. Ora ci si potrebbe trovare di fronte al caso che si dovranno nominare prima le Commissioni per poi ridurle (la Vigilanza da 40 a 30) con le conseguenze immaginabili. Fermo restando poi il problema politico: a chi assegnare la Presidenza? Chi è l’opposizione? Tempi lunghi e complessi: anche per questo quasi certamente Fuortes potrà ordinare il panettone per Natale e forse pure la colomba per Pasqua.

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