venerdì 11 settembre 2020

Strettamente Riservato


Tutto previsto, tutto scritto. Questo blog non ha la palla di vetro e non legge i fondi di caffè ma le carte si, quelle cerca di studiarle e segue sempre quanto scrivono autorevoli colleghi. Inoltre, questo blog cerca costantemente di mettere insieme frammenti di verità che tutta insieme, come al solito, difficilmente si presta ad essere veduta. Non ci aspettiamo ringraziamenti o riconoscimenti, ma qualcuno del VII piano almeno un caffè al baretto della signora napoletana potrebbe anche pagarcelo: siamo stati tra i primi e soli a sollevare il problema della partecipazione alla rete quando tutti erano accecati dalla tensione TIM vs Cdp, quando si stava ponendo al centro del dibattito il ruolo del soggetto pubblico rispetto a quello privato e quando abbiamo scritto con scandalo che agli incontri dove pure partecipava SKY la Rai non fosse nemmeno  invitata.

Bene. Ieri si è svolto il Cda di Viale Mazzini e, come previsto, il CTO Stefano Ciccotti ha svolto una relazione presentando lo stato dell’arte sul tema rete unica e prospettive per la Rai. Come pure abbiamo scritto, non è stato presentato un progetto ma solo esposte “linee di interesse” tanto vaghe quanto poco impegnative per la partecipazione alla costituenda AccessCo. Scrive il solito bene informato Andrea Biondi sul Sole di oggi: “La Rai bussa ufficialmente alla porta della Rete unica TLC. Viale Mazzini vuole entrare nella partita che ha come protagonisti Tim e Open Fiber… Mandato unanime del Cda all'AD Salini «a partecipare a iniziative e tavoli». L'accelerazione dopo la decisione di Mediaset di entrare nella… E vuole farlo accelerando al massimo i tempi“. Questa accelerazione, come abbiamo scritto, non è caduta dall’albero delle pere ma da quello delle mele, allorquando a Viale Mazzini hanno capito (speriamo una volta per tutte) che non potevano continuare a rimanere arroccati dietro il paravento dell’Azienda solo di produzione di contenuti e chissenefrega delle piattaforme di distribuzione (come abbiamo sentito dire da un autorevole ex collega). Ora il Cda di ieri ha dato mandato a Salini di scrivere una lettera più o meno esattamente come l’abbiamo anticipata noi: “Gentile Ministro, qualora nei prossimi giorni intendesse avviare un tavolo di confronto, di iniziative di dibattito, di approfondimento o di solo scambio di idee, Le saremo grati di tenerci in considerazione. Ci siamo anche noi e verremo molto volentieri, magari portiamo i dolcetti!!! Un cordiale saluto, Fabrizio Salini”. Ca va sans dire: nel merito, nella proposizione siamo ancora in alto mare per due buoni motivi: il primo riguarda lo stato della trattativa  che è ora tutta impantanata sulle “regole di ingaggio”, cioè anzitutto su chi comanda. Rai ha ribadito un concetto importante sulla neutralità della rete. Scrive Biondi :” … il considerare la rete come l'autostrada del futuro per il transito dei contenuti porta Rai come Mediaset a insistere sulla richiesta di un'infrastruttura neutrale che non abbia Tim in maggioranza”. Su questo punto la mediazione sarà assai ardua. Gubi non ne vorrebbe sentire parlare,  l’idea  che  lui e i fondi americani che rappresenta debba stare sotto bastone di qualcun altro gli potrebbe far venire l’orticaria e se poi se questo qualcun altro si chiama “soggetto pubblico” che potrebbe non avere gli stessi interessi finanziari che guidano il suo operato, allora la partita sarebbe assai più complicata. 
Il secondo buon motivo, anche questo lo abbiamo scritto chiaro e tondo, è che Rai non ha  un progetto industriale sulla rete. O meglio, poniamo pure che si possa trarre qualche spunto (attenzione, ma solo di spunto si tratta) da qualche idea del CTO, ci si deve fermare lì per due motivi subordinati: il  primo è il Piano industriale congelato fino al prossimo 31 dicembre, il secondo è che non ci sono soldi per entrare nella partita. Nel senso che un conto è partecipare ad un tavolo di confronto, di idee, di dibattito, altro conto è mettere una fiche sul tavolo e andare a vedere le carte. La fiche, in questo momento non c’è e non ci sono nemmeno tante possibilità  che ci potrà essere. Ieri abbiamo scritto: che fine ha fatto il ricorso sugli 80 mln di extragettito del canone? Silenzio. E chissà per quale curioso motivo ogni tanto (anche oggi su MF si legge un titolo come “proposta di Legge  per una Rai  senza pubblicità”) qualcuno torna sul tema risorse scarse da ripartire in tutto il  mercato. Infine, c'è un terzo e forse più importante motivo, ma questo, al momento ce lo teniamo strettamente riservato.

Tornando sul Cda di ieri, è stato fatto un passaggio sul ruolo di Rai Way che proprio in questi giorni  rende  particolarmente euforici gli azionisti. La quotata di Viale Mazzini ha in carico oltre 2300 torri, molte delle quali con un destino segnato nell’attuale processo di evoluzione tecnologica: fra poco saranno poco più di ferro vecchio buone per la rottamazione. Rai Way ha in corso una intesa con Open Fiber siglata ad aprile 2019 per “una partnership tecnologica per lo sviluppo di servizi video Ultra HD su reti Ultrabroadband”. Nel MoU  si legge che “In Italia si stima che nel 2022 l’80% del traffico internet sarà video. In questo contesto, nuove piattaforme basate sulle reti a banda ultra larga, come quella che sta realizzando Open Fiber, rappresentano una realtà complementare rispetto alle reti di distribuzione tradizionali (digitale terrestre o satellite)”. Attenzione: nel 2022 si dovrebbe completare lo switch of al DVB-T2 sul quale, pare, sembra, dicono, forse, probabile che Rai sia alquanto indietro. Qualcosa non torna.

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