giovedì 17 settembre 2020

La Rai oltre la Tv


Sulla stampa di oggi, tanto per cambiare, pressoché nulla di significativo e allora tanto vale fare un passo avanti su alcuni temi che stiamo seguendo con attenzione.

Ieri abbiamo omesso di citare una dichiarazione di Dario Franceschini, ministro della cultura PD e influente e papabile a tanti incarichi, rilasciata a Il Foglio “A volte si ha l'impressione che emittenti private come La7 facciano più "servizio pubblico" della Rai che incassa il canone. "Io sono da sempre per una Rai pubblica e mi rallegro che sia stata accantonata ogni idea di privatizzazione. Certi settori vanno sottratti alla dittatura dello share. Mi aspetto che la Rai investa di più e meglio in cultura. Altre tv possono scegliere la cultura come ragione commerciale o vocazionale ma restano aziende private. Per la Rai è la ragione sociale".

Ecco, appunto quale è e quale dovrebbe essere la “ragione sociale”, ovvero la sua missione, in un contesto ormai sostanzialmente mutato da quello già di alcuni anni passati? Credo ci siano pochi dubbi sul fatto che la tipologia dei contenuti, i generi televisivi, siano sostanzialmente mutati e mutanti rispetto al mercato di riferimento e ai diversi atteggiamenti di consumo di chi li fruisce. Nonché, è bene ribadirlo, rispetto alle diverse piattaforme tecnologiche. Questo argomento ci porta ad aggiustare il tiro su alcune riflessioni che abbiamo proposto nei giorni scorsi a proposito di rete unica, DVB-T2, 5G e quant’altro. Argomenti sui quali, peraltro, alcuni lettori hanno sollevato obiezioni di vario genere.

Allora in ordine: insistiamo sul DVB-T2 perché senza mezzi termini la consideriamo una minaccia  grave, incombente, oggi, subito, immediata, per il futuro della Rai e perché comunque con la mancata comunicazione al pubblico viene disatteso un preciso obbligo del Contratto di servizio al quale nessuno ha diritto di opporsi. Continuiamo a seguire la partita sulla rete unica perché rappresenta una grande opportunità per la Rai di entrare in un mondo nel quale finora è stata marginale e che invece rappresenta una grande opportunità. 

Detto questo, proponiamo un piccolo passo avanti: le tecnologie di diffusione non sono neutre rispetto ai prodotti editoriali. Linguaggi, modalità espressive, e quindi contenuti viaggiano di pari passo con il contesto di riferimento al quale sono destinati. Tanto per intenderci: il genere intrattenimento leggero, quello del sabato sera destinato al grande pubblico di prima serata, non è indifferente se viene trasmesso in digitale terrestre o sulla rete in streaming come pure non è indifferente se il pubblico lo fruisce su un tablet o smartphone o sul classico schermo tv di casa. Alcune settimane addietro un nostro lettore ci ha scritto sostenendo fortemente che “la televisione è ciò che manda in onda … tutto il resto è accessorio”. Poniamo l’interrogativo se invece possa essere vero il contrario: “la televisione è il modo tecnologico con il quale viene fruita e il contenuto è  subordinato (non irrilevante)”. In altre parole: si produce in funzione di come, dove e quando verrà consumato il prodotto televisivo.

bloggorai@gmail.com

Nessun commento:

Posta un commento